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INTERNATIONAL CONFERENCE,
200 FOREIGN PARTICIPANTS
Belgrade, March 23
A two-day international conference titled “Objectives and consequences
of NATO aggression on Yugoslavia (Serbia and Montenegro) – ten years
after” opened today in the Belgrade Sava international conference
center.
Besides Serbian scientists and other public figures it is attended by
about 200 foreign guests from over 40 countries from all the
continents.
Today more than 20 speakers have presented their papers, all
emphasizing that the aggression ten years ago was an act against peace
and stability aimed at promoting the expansion of NATO, spreading
militarization and interventionism on a global scale and the
decomposing of sovereign states.
The Conference continues on 24rth of March. It was preceded by the
opening of an exhibition of photographs, books and documentary films on
the aggression.
The organizers are the Belgrade Forum for a World of Equals and the
Association of Generals and Admirals of Serbia founded by high-ranking
officers who lost their jobs after the “democratic” changes in that
country in October 2000.
Zivadin Jovanovic
Belgrade Forum for a World of Equals
BELGRADE FORUM FOR THE WORLD OF EQUALS
BELGRADE CONFERENCE SUCCESS
NATO TO BE DESOLVED, HAAG
TRIBUNAL CLOSED
Belgrade, March 27. Two days International conference in Belgrade
marking 10 years of the start of the NATO aggression on Yugoslavia
(Serbia and Crna Gora) ended up with the calls to dissolve NATO as the
aggressive global alliance aiming at replacing the United Nations and
to close up the Hag tribunal (ICTY) as prolonged NATO anti-Serbian arm.
The Conference initiated establishment of the International Tribunal of
the Human Consciences (Tribunal International de la Consciance Humaine).
The participants reiterated that the 1999 NATO war on Yugoslavia was
the war to weaken Europe, dislocate American troops in the Balcan,
control Caspian, Middle East and Central Asia regions and to encircle
Russia. the precedent to be followed later by aggression on Iraq. They
stated that NATO violated the UN Charter, the OSCE Helsinki Final
document and basic principles of the International relation in order to
create precedent and concluded that it was a crime against peace and
humanity.
The Conference considered that the first War in Europe after the Second
World War was waged to justify existence of NATO, rise of military
expenditure and to impose the Alliance as global police force.
The Conference supported the view that 1999 USA/NATO aggression has
been continuing through the past 10 years by economic, political and
propaganda means culminating by imposed illegal self proclamation of
independence of Serbia’s province of Kosovo and Metohija in February
2008.
Referring to over 3.500 killed and over 10.000 wounded, two thirds of
which are civilians, to the economic damage of over 100 billion of USD,
the Conference reiterated the right of Serbia to the war compensation.
It also called that the consequences of the massive use of nuclear
weapons (ammunition with depleted uranium) during the aggression be
carefully studied and findings made public.
The Conference hosted by Belgrade Forum for the World of Equals, an
independent, non-party, non-profit association of Serbian intellectuals
was attended by over 600 scientists, writers, diplomats, military
specialists and other public figures from over 40 countries, was also
attended by high Serbian State representatives in spite of the fact
that the Government refused to assist its organizers.
Among the speakers were the former US Attorney General Ramsey Clark,
renown Swiss ecologist Franz Weber, Canadian scientist Michel
Chossudovsky, Russian general Leonid Ivashov, Former French minister of
defense General Pierre Marie Galois, Greek politician Aleka Papariga,
British politician Alice Mahon, Bulgarian scientist Velko Valkanov and
about 60 other speakers. Ten of them were presented by special Belgrade
Forum Friendship Charter for their outstanding contribution in
spreading the truth and upholding the principles of Law and Justice.
BELGRADE FORUM FOR THE WORLD OF EQUALS
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http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose9d21-004892.htm
www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 21-04-09 - n. 270
Forum di Belgrado per un
Mondo di Eguali
MAI DIMENTICARE
Risoluzione finale della
Conferenza Internazionale
Belgrado, 22/23 Marzo 2009
Il Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, in collaborazione con
altre associazioni indipendenti della Serbia e in coordinamento con il
Consiglio Mondiale per la Pace (WPC), ha tenuto a Belgrado il 23-24
marzo 2009, una Conferenza Internazionale intitolata “Obiettivi e
conseguenze dell’aggressione della NATO contro la Repubblica Federale
di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) - 10 anni dopo”.
La Conferenza ha riunito circa 700 scienziati ed esperti di relazioni
internazionali della Serbia e di 45 paesi di tutti i continenti,
eccetto l'Australia. Circa 60 partecipanti hanno presentato i loro
documenti sui vari aspetti dell'aggressione e delle sue conseguenze.
La cerimonia di apertura è stata tenuta dalla prof. Slavica
Dukic Dejanovic, portavoce dell’Assemblea Nazionale della Serbia, dal
sig. Petar Skundric, Ministro dell'Energia, così come da
rappresentanti della chiesa ortodossa serba, della gioventù, dei
veterani e di altre organizzazioni.
Il sig. Ivica Dacic, Vice-Primo Ministro e Ministro degli Interni ha
rivolto un benvenuto alla Conferenza ed ha salutato gli ospiti
stranieri a nome del Governo.
I partecipanti speciali del congresso erano la signora Socorro Gomes,
Presidente, ed il sig. Thanasis Pafilis, Segretario Generale, del
Consiglio Mondiale per la Pace.
Alla Conferenza hanno inoltre partecipato alcuni ambasciatori e
rappresentanti diplomatici accreditati in Serbia.
I partecipanti hanno tributato il loro rispetto alle vittime dei 78
giorni di bombardamenti ed hanno portato corone di fiori ai monumenti
dedicati alle vittime dell'aggressione. Il dibattito è stato
organizzato in uno spirito di amicizia, apertura e solidarietà
di tutte le organizzazioni e gli individui che lottano per la pace, lo
sviluppo e il progresso.
I partecipanti del
congresso di Belgrado hanno deciso quanto segue:
L'aggressione della NATO contro la Jugoslavia (Serbia e Montenegro) fu
un’invasione preparata molto tempo prima con i seguenti obiettivi
globali: istituire un precedente per interventi militari in tutto il
mondo; portare le truppe americane nei Balcani ed ampliare ad est la
NATO; circondare la Russia; cambiare l'ordine del Diritto
Internazionale, stabilito dopo la seconda guerra mondiale imponendo la
regola che la forza è il diritto; l'imposizione del sistema
capitalistico neoliberale; l’indebolimento dell’Europa e il
deterioramento del ruolo delle Nazioni Unite.
Lo scopo finale è stato di rinforzare il concetto statunitense
di un ordine mondiale unipolare, allo scopo di stabilire il controllo
su tutte le risorse umane, economiche e naturali del pianeta.
L'estensione della NATO in Europa ed in altri continenti rivela la
volontà di essere il gendarme del capitale multinazionale
globale.
L'aggressione è stata preceduta dalla diffusione di menzogne e
falsità, utilizzando tre tesi di fondo: “evitare una catastrofe
umanitaria”; “le false trattative a Rambouillet”; “il massacro di
civili a Racak”.
L'aggressione, assieme alla sua attuazione e alle conseguenze, è
prova di una morale e di una civiltà delle elite occidentali in
profonda crisi, mentre i suoi effetti riemergono, dieci anni dopo, a
perseguitarli sotto forma di una grave crisi economica globale, la cui
fine rimane oltre l'orizzonte.
I capi dei paesi NATO sono responsabili dell’uso della forza armata
senza l'approvazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, stracciando
la Carta delle Nazioni Unite, l’Atto finale di Helsinki dell’OSCE, la
Carta di Parigi e le convenzioni internazionali, unendo i crimini
contro la pace e l'umanità.
Sono responsabili di più di 3.500 morti e più di 10.000
feriti, due terzi civili, per l'uso di armi non autorizzate e disumane
quali le munizioni e le testate di missili all'uranio impoverito,
così come l’uso delle bombe a grappolo. Sono inoltre
responsabili delle perdite umane e delle sofferenze all’indomani
dell'aggressione, dell'inquinamento del suolo e delle acque, in
conseguenza dell'uso assai diffuso di proiettili all'uranio impoverito
e del bombardamento intenzionale degli stabilimenti chimici
determinando una guerra chimica. E sono responsabili dei costi
economici dei danni, valutati a più di 100 miliardi di dollari.
La Serbia è autorizzata alla richiesta di compensazione per i
danni di guerra.
L'aggressione del 1999 di USA/NATO/EU è stata inoltre, la prima
guerra in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Era non solo una
guerra contro un vecchio Stato sovrano europeo, ma soprattutto una
guerra contro l’Europa. Paradossalmente, anche se vi partecipava la
stessa Europa, è stata condotta in alleanza fra
un'organizzazione internazionale di stati (NATO) e una nota
organizzazione terrorista (l’UCK).
L'aggressione è stato un errore storico dell'occidente che,
prima o poi, sarà riconosciuto. Le conseguenze dell'aggressione
si estenderanno per tutto il ventunesimo secolo. L'occidente deve
chiedere scusa alla Serbia per tutte le vittime e il dolore provocato,
per non dover affrontare una crisi morale e generale ancora più
profonda.
I partecipanti alla Conferenza hanno espresso la loro più alta
stima all'esercito jugoslavo e serbo per il suo patriottismo, la
professionalità e il valore nella difesa della libertà
del loro paese contro l'assalto degli aggressori.
L'aggressione è continuata in questi ultimi dieci anni,
impiegando altri mezzi quali il ricatto politico, economico e
propagandistico, smantellando l'esercito della Jugoslavia (serbo) e,
infine eliminando la Federazione Jugoslava.
Il culmine della politica imperialista anti-Serba è stato
raggiunto con la dichiarazione d’indipendenza, illegale ed unilaterale,
del Kosovo e Metohija, il 17 febbraio 2008. Ciò è stato
seguito dal riconoscimento di quella creatura criminale da parte degli
stati membri della NATO e dell’EU, con l'eccezione della Grecia, della
Romania, della Spagna, della Slovacchia e di Cipro.
La secessione del Kosovo e Metohija ed il suo successivo riconoscimento
da parte della maggioranza degli Stati membri della NATO/EU,
rappresenta una violazione dei principi base nei rapporti
internazionali e della risoluzione 1244 (del 1999) del Consiglio di
Sicurezza dell’ONU. Come decisione vincolante, questa risoluzione
rimane in vigore, con il diritto della Serbia ad insistere sulla sua
esecuzione rigorosa e completa. Ciò si riferisce specialmente
alle disposizioni riguardo alla sicurezza e la libertà di
movimento della popolazione serba rimasta, che ancora vive in ghetti
recintati, riacquistando le proprietà pubbliche e private
illegalmente occupate, il diritto ad un libero e sicuro ritorno di
220.000 profughi serbi e non-Albanesi, e il diritto al ritorno dei
contingenti serbi della polizia e dell'esercito.
La Serbia non riconoscerà mai tale evidente violazione della sua
sovranità, integrità nazionale e dignità
nazionale. La Serbia ha il diritto di difendere univocamente la sua
sovranità ed integrità attraverso tutti i mezzi
legittimi, come qualunque altro paese sovrano.
Dieci anni dopo, è diventato evidente che l'obiettivo reale
dell'aggressione era destituire il Presidente legittimo della
Repubblica Federale di Jugoslavia, Slobodan Milosevic, allo scopo di
privare la Serbia del 15% del territorio dello Stato, per ostacolare il
ruolo della Serbia come bastione politico dei Balcani e per metterlo
sotto il controllo dell'occidente.
Gli stessi centri di potere che hanno avuto un ruolo decisivo nel
distruggere la Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, nel 1992 -
1995, hanno continuato a compiere le aggressioni militari nel 1999 e in
seguito, per smembrare infine, nel 2006, la Federazione di Jugoslavia.
Dopo l’illegale secessione del Kosovo e Metohija, continuano ad
incoraggiare e a sostenere tacitamente le forze separatiste in altre
zone della Serbia.
Dall'altro lato, l'occidente è stato coinvolto, modificando
l'accordo di pace di Dayton-Parigi con l’obiettivo di dissolvere la
Repubblica Serba di Bosnia e portandola, passo dopo passo, alla
Bosnia-Erzegovina unica, contrariamente a quanto sancito negli accordi,
garantiti dalla Serbia.
Smantellando la Jugoslavia, esistita come stato multinazionale e
relativamente prospero per oltre 70 anni, la politica dell'occidente ha
condotto alla creazione di 7 nuovi stati-fantoccio. La sua
frammentazione ha causato decine di migliaia di vittime umane, di
rapporti spezzati, di economia disastrata ed ancora il problema
insoluto di oltre 500.000 rifugiati e profughi serbi. La nazione serba
è stata spezzettata ed anziché nazione costitutiva, quale
era, si è trasformata in minoranza non garantita.
La politica generale dell'occidente, in questi ultimi 20 anni, si
è rivelata come una rappresaglia verso la nazione serba. Una
tale politica solleva molte domande sul futuro della stessa Europa,
specialmente riguardo alla Serbia che ha sempre svolto un ruolo
costruttivo nella moderna storia europea. Alla conclusione del XX del
secolo, la Serbia ha resistito giustamente alla politica della resa e
dell'occupazione introdotte dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, come
qualsiasi paese sovrano farebbe.
L'isolamento, le sanzioni, l'aggressione militare ed infine il supporto
evidente alla secessione, sono stati volti a far intendere al mondo
musulmano, che l'occidente protegge gli interessi dei musulmani nei
Balcani, cosa chiaramente falsa.
I partecipanti alla Conferenza hanno sostenuto che “il Tribunale Penale
Internazionale per l'ex Jugoslavia” dell'Aja, l’ICTY, rappresenta un
braccio della NATO, lo strumento della vendetta. Il suo obiettivo
è proteggere gli aggressori e giustificare i loro crimini
trasformando la vittima, vale a dire l'intera nazione serba, in
colpevole. Il Tribunale non ha mostrato interesse né
volontà di esaminare le prove innegabili sui crimini dei capi
dei veri criminali, i terroristi albanesi e la NATO. I partecipanti
hanno richiesto la dissoluzione del Tribunale dell'Aja come organismo
non giudiziario, ma politico, che esiste al di fuori della legge,
contrario alla Carta delle Nazioni Unite.
Non ci sono motivi per accusare la nazione serba, la Serbia e la loro
leadership per le passate guerre civili nell’ex-Jugoslavia, né
per le conseguenze del separatismo e del terrorismo albanesi.
La Conferenza ha chiesto l'inizio di un'inchiesta indipendente sulle
cause e sulle circostanze della morte dell’ex presidente della Serbia e
della Federazione di Jugoslavia, Slobodan Milosevic, ed anche delle
morti di tutti gli altri serbi che sono avvenute in circostanze poco
chiare mentre erano prigionieri del tribunale dell'Aja. Hanno espresso
indignazione verso le recenti sentenze del Tribunale dell'Aja contro
gli alti dirigenti politici, militari e della polizia, serbi e
jugoslavi, ritenendole una rappresaglia, e sottolineando che il
Tribunale non è riuscito a dimostrare le responsabilità
personali dei condannati.
Il cosiddetto “Kosovo indipendente” è una estensione di “Camp
Bondsteel” ed una molla per l'espansione militare degli Stati Uniti
verso l'est.
L'aggressione contro la Federazione di Jugoslavia (Serbia e Montenegro)
ha dimostrato che la NATO non è né un'alleanza difensiva,
né regionale. Ha il ruolo di organizzazione militare che deve
imporre il dominio globale dei paesi più ricchi, guidati dagli
USA, sulla vasta maggioranza dei paesi meno sviluppati che possiedono
risorse energetiche, materie prime strategiche, o una posizione
geostrategica o nel mercato, particolarmente rilevanti.
La politica aggressiva della NATO rappresenta un pericolo per la pace e
la sicurezza nel mondo.
L'espansione delle basi militari estere nei Balcani, in Europa e nel
mondo, l'aumento costante delle spese militari della NATO e degli stati
membri dell’UE, la spirale della corsa agli armamenti, devono
arrestarsi.
La militarizzazione del processo di decisione politico, sta
considerevolmente mettendo in pericolo la democrazia, inibendo lo
sviluppo sociale, violando in modo massiccio i diritti umani, aprendo
così la strada al totalitarismo e al crepuscolo della
civiltà.
I partecipanti alla Conferenza di Belgrado hanno fatto appello a tutte
le forze della pace, della legalità e della giustizia, per
unirsi nell'impegno per l’abolizione della NATO, per smantellare le
basi militari straniere e per fare diminuire le spese militari a favore
dei poveri e degli oppressi. Hanno espresso il loro apprezzamento e
solidarietà a tutti i movimenti ed associazioni della pace che
partecipano alle varie attività in memoria delle vittime
dell’aggressione della NATO alla Jugoslavia nel 1999.
L'aumento costante nelle spese militari conduce ad una ulteriore
esasperazione dell’attuale crisi mondiale. La riduzione delle spese
militari di USA/NATO/UE e di altri paesi è la condizione chiave
per superare la crisi nel mondo.
I crimini della NATO non devono essere dimenticati. Di conseguenza
è un obbligo morale iniziare la procedura per la determinazione
delle responsabilità dell’allora vertice della NATO davanti alle
Corti internazionali e nazionali competenti, puntando a stabilire le
responsabilità specifiche e concrete.
Oltre a questo, la Conferenza ha indicato le iniziative per attivare i
tribunali internazionali esistenti, per giudicare i responsabili
dell’aggressione della NATO, così come per attivare un Tribunale
Internazionale della Coscienza Umana (le Tribunal Internationaux de la
Conscience Humaine) che dia soddisfazione morale alle vittime
dell'aggressione ed all'intera nazione serba.
È stato notato che la Serbia non è mai appartenuta ad
alcuna alleanza militare, in 60 anni non si è mai allineata ed
è l'unico paese europeo vittima dell'aggressione della NATO.
Di conseguenza i partecipanti hanno espresso la loro convinzione
profonda che la Serbia non dovrebbe cercare né accettare
l'adesione alla NATO, che è un'alleanza offensiva con ruoli e
obiettivi al di fuori dell’ONU e contrari all'attuale ordine del
Diritto Internazionale. Si ritiene che la Serbia dovrebbe sviluppare
una politica estera aperta ed equilibrata, con buoni rapporti e una
cooperazione con tutti gli stati nei rapporti internazionali, inclusi i
paesi non allineati, rimasti militarmente neutrali.
La Serbia dovrebbe ospitare il Summit dei Non Allineati nel 2011, nel
cinquantesimo anniversario del primo Summit dei Paesi Non Allineati
(NAM) tenutosi nel 1961 a Belgrado, e ritornare a cercare di avere lo
status di membro a pieno diritto del NAM.
Ricordando il prossimo settantesimo anniversario dell'inizio della
Seconda Guerra Mondiale, i partecipanti hanno espresso preoccupazione
per i tentativi sistematici di modificare la storia, sia della prima
sia della seconda guerra mondiale e, all'unanimità, hanno
condannato la rinascita del fascismo e del nazismo in determinati paesi
europei.
Un ammonimento è stata avanzato, e cioè che tali
avvenimenti non sono qualche cosa di accidentale, ma cercano di
provocare conflitti, e di conseguenza tutti i paesi hanno il dovere di
fermarli.
La Conferenza ha condannato l'abuso della lotta contro il terrorismo
internazionale al fine di espandere gli interessi esclusivi di una
superpotenza o di un gruppo di paesi ricchi. I doppi standard non sono
accettabili nella lotta al terrorismo.
Il cosiddetto Kosovo indipendente, il terrorismo albanese ed il crimine
organizzato rappresentano la fonte più pericolosa di
destabilizzazione dei Balcani e dell'Europa. La stabilità nei
Balcani dipende dal rispetto dei principi universali dei rapporti
internazionali, in primo luogo il principio della sovranità e
integrità nazionale, senza eccezioni.
Il rinnovamento delle trattative sullo status del Kosovo e Metohija che
rispettino la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU
è l'unico modo per arrivare alla pace, alla stabilità ed
al progresso. La Conferenza ha espresso la sua solidarietà al
popolo palestinese che ha il diritto alla libertà,
all’indipendenza e al controllo del paese, come qualunque altra nazione
nel Medio Oriente.
L’occupazione militare illegale dell'Afghanistan e dell'Irak non hanno
giustificazione alcuna e quindi dovrebbero concludersi al più
presto.
La Conferenza ha invitato i relativi governi stranieri a ritirare le
loro truppe e a porre termine alle operazioni. La pace, la sicurezza e
lo sviluppo sono inscindibili. L'aggressione e le cosiddette guerre a
bassa-intensità, in qualsiasi parte del mondo, compromettono gli
altri paesi, nazioni e popoli. Di conseguenza, la pace, la sicurezza e
lo sviluppo possono essere realizzati soltanto con la più vasta
cooperazione possibile delle forze intellettuali e scientifiche dei
movimenti per la pace.
La Conferenza Internazionale del Forum di Belgrado, in occasione del
decimo anniversario dell'inizio dell'aggressione della NATO, è
un punto importante in tale prospettiva.
L'era dell’ordine mondiale unipolare sta affondando. I processi dello
sviluppo dell'ordine mondiale multipolare stanno progredendo.
Le condizioni tendono alla democratizzazione dei rapporti
internazionali in base all'uguaglianza sovrana di tutti gli stati e al
ristabilimento del rispetto dei principi fondamentali dei rapporti
internazionali.
L'appello è stato indirizzato ai capi dei paesi del Movimento
dei Non Allineati per rafforzarne l’azione e l'unità,
perché sostengono il ruolo delle Nazioni Unite e dei principi
basilari dei rapporti internazionali.
Il processo di approfondimento della crisi economica globale obbliga il
Movimento dei Non Allineati a rafforzare l'unità per impedire ai
paesi ricchi, ancora una volta, di scaricare le difficoltà sui
paesi sottosviluppati.
I tempi sono maturi per l’unità, la responsabilità e
l'azione di tutte le forze della e per la pace, lo sviluppo e
l'uguaglianza. La Conferenza è stata preceduta da mostre
fotografiche e di libri, così come dalla visione di documentari,
organizzati dall'Associazione degli ex Generali ed Ammiragli
dell'esercito (Jugoslavo) serbo.
I partecipanti hanno espresso il loro apprezzamento e ringraziamento al
Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, per aver intrapreso
l'iniziativa della convocazione di questa Conferenza, per l'alto
livello dell'organizzazione e dell’ospitalità che ha garantito
ai presenti.
I Partecipanti alla
Conferenza Internazionale di Belgrado. Marzo 2009
Traduzione a cura del
Forum Belgrado per un Mondo di Eguali Italia
---
http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose9c31-004784.htm
www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 31-03-09 - n. 267
Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali
Dichiarazione finale della
Conferenza Internazionale di Belgrado del 23-24 Marzo 2009:
- "La NATO deve essere
sciolta",
- " Il Tribunale dell'Aja
per l'ex Yugoslavia ( ICTY) deve essere chiuso".
La Conferenza Internazionale di due giorni in Belgrado che ricordava i
10 anni dell'inizio dell'aggressione della Nato sulla Repubblica
Federale Jugoslava (Serbia e Montenegro) si è chiusa con le
parole d'ordine dello scioglimento della Nato come alleanza globale ed
aggressiva che mira a sostituire le Nazioni Unite e della chiusura del
Tribunale dell'Aja (ICTY) come braccio anti-serbo della Nato. La
Conferenza si è aperta con l'intento di costituire un Tribunale
Internazionale delle Coscienze Umane.
I partecipanti hanno ribadito che la guerra della Nato del 1999 contro
la Jugoslavia è stata una guerra per indebolire Europa, per la
dislocazione di truppe americane nei Balcani, controllare l'area
Caspica, il Medio Oriente e regioni dell'Asia Centrali e circondare la
Russia.
Un precedente che poi è seguito con l'aggressione sull'Iraq.
Gli interventi hanno evidenziato che la NATO violò la Carta
dell'ONU, il documento finale di Helsinki dell'OSCE e i principi di
base delle relazioni internazionali per creare un precedente, e hanno
ribadito che è stato un crimine contro la pace e l'
umanità.
La Conferenza ha sottolineato come questa è stata la prima
Guerra in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale, ed è stata
intrapresa per giustificare l'esistenza della Nato, l'aumento della
spesa militare ed imporre l'Alleanza come forza di polizia globale.
La Conferenza ha sostenuto il punto vista che l'aggressione di USA/NATO
del 1999 è continuata attraverso questi 10 anni passati
attraverso strumenti economici, politici e di propaganda, culminati con
l’auto proclamazione illegale e imposta, di indipendenza della
provincia serba del Kosovo Metohija nel febbraio 2008.
In merito agli oltre 3.500 uccisi e gli oltre 10.000 feriti, due terzi
dei quali civili, al danno economico di oltre 100 bilioni di dollari,
la Conferenza ha ribadito il diritto della Serbia ad ottenere il
risarcimento dei danni di guerra.
Inoltre è stato ricordato che le conseguenze dell’uso massiccio
di armi nucleari ( munizioni con uranio impoverito), durante
l’aggressione sono state attentamente studiate e i loro esiti sono
stati denunciati e resi pubblici.
La Conferenza organizzata dal Forum Belgrado per un Mondo di Eguali,
una associazione indipendente, apartitica, senza scopi di lucro,
costituita da personalità serbe, è stata seguita da oltre
600 accademici, scrittori, diplomatici, militari, studiosi e altre
figure pubbliche provenienti da oltre 40 paesi.
Alla Conferenza hanno portato un saluto anche alti esponenti dello
Stato serbo nonostante che il Governo avesse rifiutato di sostenere la
sua organizzazione.
Tra i relatori vi erano l’ex ministro della Giustizia USA Ramsey Clark,
il noto ecologista svizzero F. Weber, lo studioso canadese M.
Chossudovsky, il Generale russo L. Ivashov, l’ex ministro della Difesa
francese il Generale P. M. Galois, la deputata greca A. Papariga, la
deputata inglese A. Mahon, l’accademico bulgaro V. Valkanov e circa
altri 60 oratori.
Dieci di loro hanno ricevuto la speciale Carta di Amicizia del Forum
Belgrado per il loro contributo straordinario nella difesa della
verità e dei principi della Legalità e della Giustizia.
Traduzione a cura del Forum Belgrado Italia
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http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose9d01-004799.htm
www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 01-04-09 - n. 267
Belgrado 22-23-24 Marzo
2009
A cura di Enrico Vigna,
portavoce del Forum Belgrado Italia
La dichiarazione finale del Forum Belgrado sintetizza in modo chiaro lo
svolgimento e l'esito della riuscita Conferenza Internazionale
intitolata: “ 1999-2009: Per non dimenticare. L'aggressione della NATO
10 anni dopo”.
L'apertura è avvenuta la sera di domenica 22 marzo, con
l'inaugurazione della mostra fotografica sugli effetti dei
bombardamenti, con il saluto alle delegazioni straniere ed una lettura
di poemi contro la guerra, recitati dall’attrice attivamente impegnata
per il suo popolo, Ivana Zigon.
Lunedì, la Presidenza, oltre al Presidente del Forum Belgrado Z.
Jovanovic, era composta dal segretario dello stesso Forum, dal
segretario generale del World Peace Council e dal segretario del WPC
Europa.
Dopo aver osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime dei
bombardamenti ed una emozionante recita degli “ambasciatori” del Kosovo
serbo: i bambini serbo kosovari del gruppo teatrale “Peonie del
Kosovo”, diretti da I. Zigon, sono poi iniziati gli interventi.
Come già riportato il livello è stato altissimo, con
deputati russi, greci, ambasciatori di vari paesi, accademici, un
esponente della Chiesa Ortodossa serba, economisti, generali e militari
serbi, greci, portoghesi, russi, brasiliani, tedeschi, francesi,
storici, giornalisti, esponenti di movimenti internazionali per la
Pace. Per l'Italia sono intervenuti F. Grimaldi, J. Toschi Marazzani
Visconti ed E. Vigna per il Forum Belgrado Italia.
Nella mattinata del 24, una delegazione della Conferenza si è
recata al Monumento dei bambini vittime dei bombardamenti della NATO ed
ha deposto una corona di fiori, a nome di tutti.
La Conferenza si è chiusa alle 18 di martedì, anche per
permettere ai partecipanti di andare alla manifestazione nella Piazza
della Repubblica, dove hanno parlato oltre a numerosi relatori della
Conferenza, esponenti delle forze patriottiche e nazionali serbe.
Nonostante un clima di forte tensione emotiva, la realtà
è stata una manifestazione assolutamente al di sotto delle
aspettative, anche per la situazione in Serbia che vede una forte
divisione delle forze politiche della sinistra e patriottiche, oltre a
quelle nazionaliste. Tutto questo, frutto di un profondo lavoro di
disgregazione diretto dall'esterno, e dalla mancanza di una forza reale
capace di orientare ed indirizzare anche organizzativamente il popolo
serbo verso una ripresa politica e sociale. Questa è una
tremenda realtà, con cui tutte le forze sane ed oneste di quel
paese dovranno fare i conti, sicuramente per molti anni a venire.
Questo preoccupa fortemente se si pensa al possibile destino della
resistenza popolare serba nel Kosovo occupato, ma questa è la
realtà su cui i compagni ed amici di là convengono
pienamente.
E solo da là possono venire risposte, progettualità di
ripresa sociale e politica e…futuri vivibili.
Intervento/relazione alla
Conferenza, 24 marzo 1999
Con questo intervento, intendo portare una sintetica riflessione su
quale è la realtà del Kosovo Metohija oggi…a dieci anni
dall'inizio dei bombardamenti e dell'aggressione alla Repubblica
Federale di Jugoslavia…motivata dalla necessità di fermare una
“pulizia etnica”, un “genocidio” e ripristinare i “diritti umani” nella
provincia. Queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta
Comunità Internazionale: cioè gli otto paesi più
ricchi della Terra, cioè il loro braccio armato, la NATO (in
quanto i governi dei 2/3 dell'umanità tra voti contrari e
astensioni, erano contrari alla guerra) hanno decretato l'aggressione
alla Jugoslavia il 24 Marzo 1999.
“…Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in
Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d'aria (ndt:
bombardamenti aerei…) sulla Repubblica federale di Jugoslavia…Tutti gli
sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del
Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all'intraprendere
l'azione militare…”.
Così, il 23 marzo 1999, l'allora Segretario generale della NATO
J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l'inizio della
fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare…
Molti autorevoli interventi in questa Conferenza hanno spiegato
dettagliatamente quali erano e sono, le strategie geopolitiche e
geostrategiche, che c'erano dietro la “crisi del Kosovo” e Rambouillet;
io intendo soffermarmi sinteticamente sulle menzogne e sulla
“disinformazione strategica” pianificate, che oggi dopo 10 anni sono di
dominio pubblico, pianificate per cancellare la RFJ e annichilire il
popolo serbo. Userò il mio tempo per parlare della situazione
oggi nel Kosovo Metohija e della Resistenza del popolo serbo kosovaro
per non essere annullato fisicamente, socialmente, culturalmente e
moralmente.
Prima di tutto porto a questa prestigiosa Conferenza i fraterni saluti
del Forum Belgrado Italia di cui sono onorato di esserne il portavoce
per l’Italia e dell’Associazione di Solidarietà SOS Yugoslavia-
SOS Kosovo Metohija.
Il nostro lavoro in Italia si fonda su due aspetti che da sempre
abbiamo ritenuto indispensabili e legati tra loro: un lavoro di
Informazione e uno di Solidarietà Concreta con la popolazione.
L’Informazione è un arma per lottare per la verità contro
la disinformazione strategica, per costruire coscienza. La
Solidarietà Concreta come passaggio conseguente concreto,
è un arma per costruire legami, relazioni conoscenza e amicizia
tra i popoli, ed anche questo pensiamo sia uno strumento per la lotta
contro le guerre e per la pace.
Qual è oggi la realtà del Kosovo dopo 78 giorni di
bombardamenti e dopo 10 anni di “ristabilita” democrazia, di
“ristabiliti” diritti umani, “ristabilita” multietnicità,,, di
“ritrovata” libertà?
Sono da cinque anni coordinatore per i Progetti di Solidarietà
con il Kosovo Metohija, quindi parlo di una realtà che conosco
direttamente sul campo, vissuta in prima persona con il popolo serbo
oppresso di là (ma anche con famiglie rom, di altre minoranze e
anche kosovari albanesi lealisti alla Jugoslavia ed alla convivenza
multietnica), oltre che documentata e non basata su racconti o Internet.
I nostri Progetti sono costruiti con profughi, con lavoratori
disoccupati delle enclavi, con vedove di guerra, con i figli dei rapiti
del Kosovo e con l’Associazione Sclerosi Multipla del Kosovo Metohija.
La realtà sul campo è esattamente il contrario delle
verità ufficiali raccontate dalla NATO, dall’UNMIK, dall’OSCE o
dalla cosiddetta Comunità Internazionale.
Dopo 10 anni dove sono la cosiddetta “pulizia etnica”, il “genocidio”,
“le fosse comuni” conle decine di migliaia di albanesi kosovari dentro?
Quando, secondo i documenti CIA, FBI, OSCE, Unmik, NATO….a tutt’oggi:
sono stati ritrovati 2108 corpidi tutte le etnie; secondo l’UNCHR i
primi profughi sono stati registrati il 27 marzo 1999, cioè 3
giorni dopo l’inizio dei bombardamenti; sono stati uccisi dal giugno
’99 ad oggi 3.000 serbi, rom, albanesi jugoslavisti, e di altre
minoranze; sono stati rapiti 1300 serbi; oggi si sa (tramite le memorie
della ex procuratrice del tribunale dell’Aja per la Yugoslavia, Carla
Del Ponte) che loro sapevano di 300 serbi rapiti dalle forze terroriste
dell’UCK portati in Albania per estirpargli gli organi ad uno ad uno.
– Cos’è la democrazia quando per motivi etnici, le persone
(serbi e le altre minoranze) non possono lavorare, studiare, avere
l’assistenza sanitaria, camminare fuori dalle enclavi (campi di
concentramento a cielo aperto) con il rischio di essere assassinati?
- Che significato ha il termine “diritti umani”, quando per motivi
etnici un uomo, un giovane, un bambino in ogni momento può
essere ucciso? Quando oggi nel 2009, tutti i “diritti umani”
fondamentali sanciti nella Carta Universale dei Diritti Umani fondante
l’ONU…sono ogni giorno negati per tutti i non albanesi ed anche per
migliaia di kosovari albanesi?
- Cosa significa la parola multietnicità, quando oggi il Kosovo
è una provincia etnicamente pulita, mentre fino al 1999 vivevano
lì 14 minoranze diverse, con gli stessi diritti sanciti nella
Costituzione jugoslava? Quando 148 monasteri e luoghi sacri ortodossi
sono stati distrutti dalle forze terroriste dell’UCK?
- Che significato ha la parola “libertà”, quando ad un popolo
per motivi etnici è negata la possibilità di lavorare,
studiare, essere curato, privato dei diritti politici, civili o
religiosi? Quando in uno stato fantoccio creato dalla forza militare
della NATO, la sua leadership è formata da criminali,
terroristi, da trafficanti di droga, di armi, di donne, di organi
umani, come indicato e documentato da svariati organismi giuridici
internazionali e dalla stessa DEA (Agenzia antidroga statunitense), che
ha definito il Kosovo un narcostato nel cuore dell’Europa? Un
lavoratore e le persone oneste di qualsiasi etnia, sono libere in una
realtà simile?
Come può essere libero un popolo o una regione quando sulla sua
terra costruiscono una base militare straniera, come Camp Bondsteel, la
più grande base militare americana dai tempi del Vietnam? Per
cosa un tale investimento di denaro e forze? Per controllare alcune
decine di migliaia di serbo kosovari chiusi dentro alcune enclavi? O
forse (!) per i loro disegni ed obiettivi geostrategici?
Menzogne! Menzogne! Menzogne!
Per questo dobbiamo lavorare per una informazione di verità e
per una solidarietà concreta per il popolo serbo del Kosovo
occupato, che resiste nelle enclavi assediate dalla violenza e
dall’odio.
La battaglia per la verità è battaglia per la giustizia.
Senza verità non può esserci giustizia. Senza giustizia
non ci può essere pace per nessun popolo.
Indipendenza nazionali, sovranità nazionali, integrità
nazionali, sono gli obbiettivi concreti e realistici, oggi da difendere
e su cui costruire politiche di pace e reale sviluppo, in Serbia
comeper ogni paese e popolo.
Cari partecipanti a questo importante e prestigioso Meeting, come
modesta voce delle enclavi resistenti del Kosovo Metohija usurpato, vi
chiedo col cuore e con la coscienza che possedete di uomini e donne
liberi e consapevoli, di certamente non dimenticare l’aggressione
criminale al popolo jugoslavo del 1999, ma altrettanto fortemente di
non dimenticare la resistenza del popolo serbo del Kosovo Metohija
occupato, OGGI.
Grazie per avermi dato la possibilità di esporre queste
schematiche parole, a nome di tutti coloro che lavorano e si impegnano
in Italia con il Forum Belgrado Italia e con l’Associazione SOS
Yugoslavia- SOS Kosovo Metohija; ma soprattutto GRAZIE a nome dei
nostri fratelli e sorelle delle enclavi, un popolo senza più
voce, senza più televisioni, senza più giornali, ma
ancora là in piedi, tenace e fiero a difendere la loro esistenza
ma anche il diritto di qualsiasi popolo ad esistere.
Nel mezzo della piana, la
più ampia ampiezza.
Nel mezzo del mare, il
fondo più profondo.
Nel mezzo del cielo,
l’altezza più alta.
Nel Kosovo, il campo di
battaglia più alto.
(Poema epico popolare serbo)
Grazie.
Enrico Vigna
=== 4 ===
http://www.workers.org/2009/world/yugoslavia_0402/
Anti-NATO forces in Serbia
mark 10th year since bombing of Yugoslavia
By Heather Cottin
Belgrade, Serbia
Published Mar 29, 2009 8:53 PM
March 23—Hundreds of representatives are meeting in Belgrade on March
23-24 to commemorate the 10th anniversary of the U.S.-led 78-day
bombing of Yugoslavia and the heroic resistance of its people and
military during NATO’s aggressive and illegal war. Participants came
from many European countries, including Bulgaria, Belgium, Russia,
Germany, Greece, Italy, Ireland, Britain, Spain, Portugal and Serbia,
as well as Palestine, Angola, Brazil, Venezuela and the United States.
In 1999, thousands of courageous students rallied at huge rock concerts
on bridges the U.S. and its NATO allies were bombing in Belgrade.
Wearing shirts emblazoned with bull’s-eyes, they protested the criminal
NATO violation of Yugoslavia’s sovereignty, proclaiming themselves
“NATO targets.”
The Belgrade Forum met to “remember the defense of the county” that
coincided with NATO’s first step of Western military expansion into the
former socialist countries. The U.S.-led NATO assault killed over 2,000
civilians and bombed chemical and water treatment plants, resulting in
permanent destruction of the country’s ecology. The Pentagon used bombs
and shells with depleted uranium in Kosovo and the rest of Serbia 10
years ago. Now cancer rates there have skyrocketed to over 300 percent
above prior rates.
Speakers at the two-day conference said the U.S.-NATO war—allegedly to
“liberate” Kosovo—was designed to build Camp Bondsteel, now the largest
U.S. military base in southeastern Europe. The U.S.-NATO plan was to
transform the Balkans into a launching pad for further military
expansion into Eastern Europe and Southwest Asia, which has happened.
Ivan Dimitrov from Bulgaria, one of the speakers at the Belgrade Forum,
apologized to Serbs for his nation’s role as the military base from
which the U.S. launched many of the aerial attacks during the 78-day
war on Yugoslavia. Belgrade, he said, is unique, a city that was bombed
by both the Nazis and by NATO. He continued, “The capitalist system is
the focus of all the evil in the world.”
In the Yugoslavia of 1989, some 20 million people of many nationalities
lived in six republics. Some 70 percent of the country’s productive
capacity was publicly owned.
Since Yugoslavia’s breakup, everything has been privatized. The
factories are closing. The fancy Benetton, Gap, Ann Taylor and computer
stores have few customers. Unemployment is in double digits. In Kosovo,
a former province of Serbia that NATO has turned into an abject colony,
unemployment is 70 percent.
Protests of NATO ‘celebration’ planned
Most speakers at the Belgrade Forum condemned the world capitalist
press for suppressing the truth about what NATO began in Yugoslavia,
but noted that this spring marked a new beginning for a worldwide
fightback against NATO militarism and the putrefying capitalist system
it protects.
The most pro-capitalist, rightist and subservient politicians in
Georgia, Ukraine, Azerbaijan, Poland, Bulgaria and other “new” NATO
member-states came into office after establishing their loyalty to the
West and to neoliberal policies supporting “globalization.” That is,
they backed U.S. and European Union imperialist investment and control,
turning their countries into Western colonies to defend their own
narrow interests.
The workers in Eastern Europe, robbed of free health care, education,
the guarantee of jobs and culture, face double-digit unemployment.
Now the U.S. and NATO look to the working-class and farmer youth of
Eastern Europe’s “new” NATO members for cannon fodder for its colonial
adventures. These youths’ job is to kill and die for NATO in
Afghanistan, while NATO military expenditures strain the budgets of
these poorer member nations.
The 60th anniversary of NATO in early April has become the focus of
protest all over Europe and also in Canada, beginning now. In Montreal,
Rome, Brussels and Belgrade people are gathering to say no to NATO
expansion, with major protests planned for April 2-4 in and around
Strasbourg, France.
Articles copyright 1995-2009 Workers World. Verbatim
copying and distribution of this entire article is permitted in any
medium without royalty provided this notice is preserved.
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=== 5 ===
http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose9c25-004742.htm
www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 25-03-09 - n. 266
da Partito Comunista della
Grecia (KKE) - inter.kke.gr - in www.solidnet.org
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di
Cultura e Documentazione Popolare
La delegazione guidata dal
Segretario generale è a Belgrado
24/03/2009
Una delegazione del Partito Comunista della Grecia, guidata dal
Segretario generale del partito, la compagna Aleka Papariga, è a
Belgrado per partecipare alla conferenza internazionale organizzata dal
Forum di Belgrado e dal Consiglio Mondiale della Pace [WPC] in
occasione del 10° anniversario dei bombardamenti della NATO.
La conferenza vede la presenza dei rappresentanti delle organizzazioni
e movimenti antimperialisti di 45 paesi.
La compagna Papariga, che ha incontrato il Presidente del Parlamento
serbo Slavica Djukic-Dejanovic, ha affermato che “Siamo a Belgrado per
ricordare e mostrare il nostro rispetto al popolo serbo per i barbari
attacchi da parte di 19 stati appartenenti alla NATO, e più
specificamente dagli Stati Uniti, Unione Europea e NATO, e per
rinnovare i rapporti di amicizia tra i due popoli. Noi siamo uniti da
problemi comuni per via della crisi economica, come per il fatto che la
guerra non ha abbandonato la nostra regione. Col presidente del
Parlamento abbiamo discusso del nostro contributo allo sviluppo delle
relazioni tra i due Parlamenti. Ciò che è fondamentale e
concreto è che i popoli esercitino pressioni sul Parlamento
affinché sia promosso l’aiuto disinteressato di un popolo
all’altro nelle attuali pesanti circostanze”.
Nel primo pomeriggio di lunedì 23 marzo, la compagna Papariga ed
i membri della delegazione del KKE hanno visitato la città
natale dell’ultimo presidente Slobodan Milosevic, Pozarevac, ed hanno
deposto una corona di fiori sulla sua tomba.
“Siamo venuti qua per ricordare che sono trascorsi 10 anni dall'inizio
della guerra imperialista contro la Yugoslavia e che i crimini non
hanno un inizio e una fine. In questo momento ricordiamo il sostanziale
rapimento di Milosevic, il quale ha demistificato il mito e svelato del
tutto la natura della cosiddetta democrazia europea. Proprio su questa
terra di Europa, che apparentemente possiede grande cultura e
umanesimo, ha avuto luogo il sequestro di una persona per processarla
sulla base di menzogne e morire poco prima della conclusione,
ricordando che la lotta di un popolo non ha mai fine.
La morte di Milosevic arrivò prima della sentenza finale, il
popolo della Serbia ed i popoli dell'Europa devono condurre la lotta
per la definitiva condanna dell’imperialismo. Al di là del
castigo divino, in cui credono alcuni, esiste anche il giudizio
popolare.
Il Segretario generale del CC del KKE, la compagna Aleka Papariga,
lunedì 23 marzo ha incontrato le delegazioni del Nuovo Partito
Comunista di Yugoslavia e del Partito dei Comunisti Serbi, mentre
martedì 24 marzo ha pronunciato un discorso alla conferenza
organizzata dal Forum di Belgrado in occasione del 10° anniversario
dei bombardamenti NATO.
=== 6 ===
Dačić: Priznavanje
jednostrane secesije Kosova - nastavak agresije
23. mart 2009. 12:33 (Izvor: Međunarodni radio
Srbija)
Potpredsednik Vlade Srbije Ivica Dačić, ocenio je da jednostrano
proglašenje secesije Kosova i njeno priznanje od nekih država
predstavlja nastavak pritisaka i agresije, koju je NATO izvršio
1999. godine na SRJ. Dačić je, obraćajući se u ime Vlade Srbije
učesnicima dvodnevne međunarodne konferencije "Agresija NATO na SRJ -
deset godina posle", podsetio da je bombardovanje SRJ sprovedeno bez
odluke SB UN i da su njime prekršeni Povelja UN i osnovni principi
međunarodng prava. Dačić je ukazao da je do jednostranog priznavanja
nezavisnosti Kosova došlo takođe bez odluke SB UN. Dvodnevnu
konferenciju koja se odžava u Centru "Sava" organizovali su beogradski
Forum za svet pravednih i Klub generala i admirala Vojske Srbije.
Otvaranju su, između ostalih, prisustvovali predsednica Skupštine
Srbije Slavica Đukić-Dejanović, predsednica Svetskog mirovnog pokreta
Sokoro Gomeš i predstavnici više ambasada u Beogradu, među kojima i
ruski ambasador Aleksandar Konuzin.
---
http://www.b92.net/eng/news/politics-article.php?
yyyy=2009&mm=03&dd=23&nav_id=58033
Tanjug News Agency - March 23, 2009
Dacic: UDI is "continued
NATO aggression"
BELGRADE - First Deputy PM and Interior Minister Ivica Dacic on Monday
in Belgrade addressed a
conference dubbed, "NATO Aggression against Serbia: Ten Years After".
Dacic said that the process of the unilateral proclamation of the
secession of Kosovo and its recognition
by certain states presents "a continuation of the bombing, pressure and
aggression" which NATO
carried out against Serbia and then Federal Republic of Yugoslavia
(SRJ) for 78 days in 1999.
Tanjug news agency reports that he addressed the gathering on behalf of
the government, to point out
that the air strikes on Serbia were carried out without a decision of
the United Nations Security Council,
that they present a violation of the UN Charter, the Paris Charter, the
closing acts of the Organization
for Security and Cooperation in Europe (OSCE), as well as the
elementary principles of international
law.
"The bombing of Serbia was a consequence of a false accusation of
genocide and ethnic cleansing,
because of a stage-managed massacre, and the alleged guilt of the
Serbian forces in Racak," Dacic said.
The attacks against Serbia presented the closing stage of all the
pressures put on the country since the
beginning of the 1990s, according to the minister, who is also the
leader of the ruling Socialists (SPS).
"It is similar today. Just as then, it also happened now that the
unilateral recognition of the
independence of Kosovo and Metohija took place without a decision of
the UN Security Council," Dacic
said, pointing out that "the unilateral proclamation of secession and
its recognition by certain states
present a continuation of the bombing, pressure and aggression that
were in force at that time".
"On the grounds of the illegal manner of the air strikes, the lack of a
UN Security Council decision, and
the consequences of the bombing for the Serbian people, the NATO
aggression constituted a crime,"
stated the minister.
It was announced last week that the Serbian government will on Tuesday
hold a special session
dedicated to Remembrance Day for the victims of the NATO air strikes.
For the first time since 2000, throughout the country citizens will
suspend their activities and observe a
minute of silence for the innocent victims as sirens are sounded at
noon on March 24 -the 10th
anniversary of the beginning of the attacks.
The government session will be open to the public and it will be
addressed by Prime Minister Mirko
Cvetkovic.
BELGRADE FORUM
FOR A WORLD OF EQUALS
11.000 Belgrade, Murska 14, Serbia
Tel. +381 11 24 52 071, 381 11 24 55
822
Belgrade, August 2008
e-mail- beoforum@gmail.com
A P P E A L
NOT TO FORGET
NATO AGRESSION AGAINST SERBIA, TEN YEARS AFTER
Belgrade Forum for a World of Equals, an independent, non-party, and
non-profit association of citizens, has initiated a program of
activities to mark the 10th anniversary of the NATO aggression against
Serbia (the Federal Republic of Yugoslavia) in 1999.
The primary objectives are to pay due respect to
human victims, to shed more light on the real goals and consequences of
that aggression, and to spread messages of peace, mutual respect and
equal rights of all nations and all human beings on the Planet. The
framework is: NOT TO FORGET. Remembrance of victims and consequences of
the aggression will contribute to upgrading the overall responsibility
for the observance of the universal principles of International Law and
the role of the international institutions, headed by the United
Nations.
The activities will continue throughout 2009,
culminating in March (the beginning) and June, 2009 (the end) of the
aggression.
The Belgrade Forum invites all the state,
scientific, cultural and religious institutions of Serbia, the Serbian
Academy of Science and Art (SANU), the Serbian Orthodox Church (SPC),
associations of citizens, mass-media, and the Serbian Diaspora (with
its associations and mass-media) to take part in various activities
aiming not to forget victims
and consequences of the 1999 NATO aggression. Consequences are not felt
in Serbia and the Balkans only but also in Europe, Caucasus, Middle
East, Asia, Africa, Latin America.
The Belgrade Forum believes that marking this
anniversary will promote international solidarity with Serbia and
Serbian people as victims of the aggression which transformed NATO from
a defensive into an offensive alliance. The day of the beginning of
NATO aggression, March 24th, 1999 set a most dangerous precedent of
using military force of an regional organization against a sovereign
state without authorization of UN Security Council. It was a clear
violation of the universal principles of International Law, the UN
Charter, the OSCE Final Helsinki Act and the Paris Charter. It
represents also violation of the NATO 1949 founding act as well as the
constitutions of the member countries. Uniqueness is reflected also
insofar that the aggression was conducted in an alliance of NATO and
the terrorist UCK organization.
The aggression left over 3.500 dead and about 10.000 wounded, out of
which more than two thirds are civilians, including children and
disabled. In addition, many people died later as a consequence of
deceases caused by use of depleted uranium and other armament banned by
the International Law. The material losses – destroyed bridges,
railways, highways, factories, transformers and electricity
transmission lines, apartment buildings, schools, hospitals, even 30 TV
stations and transmitters – amounted about 100 billion US dollars.
The goals of the 1999 military NATO aggression
have been incessantly pursued during the past ten years. Their
continuity was reflected through sustained support to the Albanian
terrorism and secessionism - that resulted in thousands of killed and
abducted, ethnic cleansing of 270.000 Serbs and other non-Albanians,
destruction of 150 Serbian medieval monasteries and churches, massive
pogrom of Serbs in March 2004 - all the way to open support to the
recently proclaimed illegal independence of Kosovo (17th of February
2008). Notably, the US/NATO/UCK aggression against Serbia and their
open support to the Albanian terrorism and separatism in Kosovo and
Metohija (Serbia) led to the overall rise of terrorism, separatism and
organized international crime in Europe and the world, to the
occupation of Afghanistan (2001) and Iraq (2003), to the threats of
military interventions in many other countries all over the
world.
Following the 1999 aggression USA and NATO have established a network
of new military bases in Eastern Europe and the Balkan countries
(Bulgaria, Albania, Rumania, Hungary, Bosnia). This actually started by
establishment of Camp Bondstill, an American military base in Kosovo
and Metohija (Serbia) in 1999 as the biggest American base outside the
USA and the largest built since the Vietnam War.
To conclude, NATO aggression against Serbia (FRY)
was not a local war, the least “humanitarian intervention” but the
testing of a USA strategy with global objectives threatening the whole
humanity.
Belgrade Forum is addressing an
A p p e a l
to peace movements, intellectuals, youth organizations, leaders
of friendly countries and organizations, to co-fighters for peace,
equal sovereign rights, and cooperation, to friends – in Europe, Asia,
North and South America, Africa:
to mark the 10th anniversary of the USA/NATO/UCK aggression against
Serbia (FRY), demand abolishment of NATO and foreign military basis,
condemn illegal secession and recognition of Kosovo and Metohija (by
NATO and some EU countries), to support sovereignty and territorial
integrity of Serbia, denounce USA double standards on separatism and
terrorism.
The Belgrade Forum is engaged in preparation
of the following -
Activities:
- International Round
table on 23 of March, 2009, in Belgrade.
- Publication of the of
the interventions
- Photo, books,
audio/video exhibition on the aggression
- Review of documentary
films of domestic and foreign production in Belgrade and other cities
in Serbia
- Reconstruction of the monuments to the
victims
- Laying wreaths in
honor to the victims in Belgrade and other places
- Opening of the Library
for Study, Investigation and Documentation on the aggression
- Peace meetings and marches
- Preparation of the
book “Friends of Serbia in the World”
- Cooperation with associations of
Serbian Diaspora
- Placing a bronze plaque of gratitude to
Greek People in Thessaloniki
How you can help?
- Spreading information on the coming
anniversary
- Initiating activities in your country,
town, and/or association condemning
aggression and expressing solidarity with Serbia’s rights to
sovereignty, territorial integrity and compensation for the losses
caused by the criminal aggression
- Denouncing NATO as an aggressive alliance aiming to
be above the UN and asking its abolishment
Writing and publishing your own analyses, experiences, and views on the
NATO aggression and its consequences
Asking the government institutions in your countries to publicly mark
this anniversary and condemn arms race, disregard of the International
Law and interventionism initiated by the 1999 NATO aggression
Asking civic and youth association, political parties,
parliamentarians, independent intellectuals, scientists, mass-medias to
mark this anniversary, condemn policy manipulations, double standards
on separatism, terrorism and selective justice
Taking part in public discussions, meetings, or marches against the
aggressive policy of NATO
Collecting books, photos, CDs, DVDs, films, or any other documents for
the future Library on the aggression
Nominating personalities for the “Book of Friends of Serbia in the
World” with the basic biographic data
Donating Belgrade Forum, thus helping the implementation of the
proposed activities.
P R E S I D E N T
Zivadin Jovanovic
http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose8i08-003633.htm
www.resistenze.org - popoli resistenti - serbia - 08-09-08 - n. 240
da Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali
Traduzione a cura del Forum Belgrado Italia
Per non dimenticare
Dieci anni dopo
l’aggressione
della NATO alla Serbia
Il Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, come associazione di
cittadini indipendente, apartitica e no profit, ha stabilito un
programma di attività in ricordo del 10°
anniversario dell’aggressione della NATO contro la Serbia (Repubblica
Federale Jugoslava) nel 1999.
Gli obiettivi primari sono: pagare un debito di rispetto alle migliaia
di vittime umane; mettere in nuova luce i veri obiettivi e le
conseguenze dell’aggressione; inviare un segnale di pace, di reciproco
rispetto e uguali diritti, per tutte le nazioni e tutti gli esseri
umani del pianeta. Il tema centrale è: non dimenticare. Il ricordo delle
vittime e le conseguenze dell’aggressione dovrebbero contribuire a
definire soprattutto le responsabilità della violazione del
Diritto
Internazionale ed il ruolo delle istituzioni internazionali universali,
prima di tutto, le Nazioni Unite.
Le varie attività dureranno l’intero anno 2009, ma naturalmente
saranno
focalizzate nel Marzo 2009, negli stessi giorni in cui cominciò
l’aggressione il 24 Marzo 1999.
Il Forum di Belgrado fa appello a tutte le istituzioni statali,
scientifiche, culturali e spirituali della Serbia, all’Accademia Serba
delle Scienze e delle Arti (SANU), alla Chiesa Ortodossa Serba (SPC),
alle associazioni civili, ai mass media, alla Diaspora Serba (con le
sue Associazioni e riviste), di partecipare alle varie iniziative con
lo spirito di non dimenticare le vittime e le conseguenze
dell’aggressione della NATO del 1999.
Il Forum di Belgrado crede che il dare rilievo a questo anniversario
possa incoraggiare l’unità delle forze della pace nel mondo e la
solidarietà internazionale con la Serbia ed il popolo serbo,
denunciare
essi come vittime dell’aggressione e la trasformazione della NATO da
alleanza difensiva ad alleanza offensiva. Il 24 Marzo 1999 ha segnato
il più pericoloso precedente di rottura dei principi universali
delle
relazioni internazionali, della Carta dell’ONU, dei documenti OSCE
dell’Atto Finale di Helsinki del 1975 e della Carta di Parigi del 1990.
L’obiettivo dell’aggressione militare della NATO nel 1999 era stato
pianificato nei dieci anni precedenti. La continuità si è
espressa
attraverso il sistematico supporto al terrorismo e secessionismo
albanese nel Kosovo Metohija, il quale ha prodotto migliaia di
assassinati e di rapimenti, una pulizia etnica per 270.000 serbi e
delle altre minoranze non albanesi, la distruzione di 150 monasteri
medievali serbi e chiese ortodosse, un terrorismo di massa pianificato
contro i serbi nel Marzo 2004, tutto indirizzato all’aperto sostegno
alla recente proclamazione dell’illegale indipendenza del Kosovo (il 17
Febbraio 2008). L’aggressione USA /NATO contro la Serbia ed il loro
aperto supporto al terrorismo secessionista albanese in Kosovo Metohija
(Serbia), ha generato una prospettiva globale di terrorismo,
separatismo e crimine organizzato internazionale in Europa e nel Mondo;
dalla guerra in Afghanistan, all’occupazione dell’Iraq, alle minacce di
interventi militari in molti altri paesi nel mondo. USA e NATO hanno
consolidato un intera rete di basi militari nei paesi balcanici
(Bulgaria, Albania, Romania, Ungheria, Bosnia). Questo processo,
che è avanzato parallelamente con l’espansione della NATO
verso
Est, qui ha preso avvio nel 1999 con la costruzione di Camp
Bondsteel, la base militare americana in Kosovo Metohija (Serbia),
considerata la più grande base statunitense fuori dagli USA.
Il Consiglio Mondiale della Pace in Atene, ha appoggiato l’iniziativa
del Forum di Belgrado. I delegati del Consiglio Mondiale della Pace
alla Conferenza di Caracas nell’Aprile 2008, hanno anch’essi approvato
l’iniziativa. Così pure il Forum per la Pace di Berlino ha
già aderito
all’iniziativa durante la Conferenza di Pace Europea il 21 e il 22
Marzo 2008. Alcuni partiti parlamentari in Germania, Grecia, Cipro,
Spagna, Portogallo, Italia, Russia, Ucraina, Bielorussia, India, Cuba,
Venezuela e molti altri paesi hanno stabilito alcune iniziative in
funzione di questo anniversario.
L’aggressione della NATO non è stata una guerra locale ma una
prova per
testare una strategia con obiettivi intimidatori verso l’intera
umanità
e i principi di civiltà. Questo è il motivo per cui
questo appello è
indirizzato ai movimenti della pace, ai paesi amici, alle
organizzazioni di amicizia con la Serbia in tutto il mondo: Europa,
Asia, Nord e Sud America, Africa.
Il Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali propone:
Iniziative:
- Tavola rotonda sul 24
Marzo 1999
- Pubblicazione degli
Atti degli interventi della Tavola Rotonda in Serbo, Inglese e,
eventualmente in altre lingue
- Mostra fotografica ed
esposizione di libri nelle varie lingue sull’aggressione
- Rassegna di
documentari e film, di autori serbi e stranieri relativi
all’aggressione
- Visita a monumenti,
edifici bombardati e posa di corone in memoria delle vittime
dell’aggressione
- Creazione di un
Centro studi, di inchiesta e documentazione relativi all’aggressione
- Pubblicazione di un
libro intitolato: "Amici della Serbia
nel mondo"
- Cooperazione con le
Associazioni della Diaspora Serba e le loro pubblicazioni
- Conferenza e Marcia
per la Pace
In funzione di questo programma il Forum Belgrado ha già
stabilito una
cooperazione con Associazioni dai comuni orientamenti, con cui saranno
affrontati ulteriori dettagli e l’organizzazione dei lavori.
Agosto 2008
Il Presidente del Forum
Belgrado
per un Mondo di Eguali, Zivadin Jovanovic
beoforum@gmail.com
Per l’Italia chiunque
intendesse collaborare a questo evento, di cui è evidente
l’importanza,
che va molto oltre gli avvenimenti dell’anniversario in sé, il
Forum
Belgrado Italia è il punto di riferimento organizzativo, di
raccordo e
di comunicazione con il gruppo di lavoro a Belgrado.
Chiunque intendesse
partecipare
non solo all’evento ma anche cooperare alle eventuali iniziative
locali, con idee, suggerimenti, proposte, scriva a:
posta@resistenze.org con l’indicazione per Forum Belgrado Italia, e
sarete subito ricontattati.
BEOGRADSKI FORUM ZA SVET RAVNOPRAVNIH
11.000 Beograd
Murska 14, tel. +381 11 24 55 822
+381 11 24 52 071, e-mail: beoforum@gmail.com
A P E L
DA SE NE ZABORAVI
AGRESIJA NATO NA SRBIJU (SRJ) 10 GODINA POSLE
Beogradski forum za svet ravnopravnih, nezavisna, nestranačka i
neprofitna asocijacija građana inicirao je program za obeležavanje
desete godišnjice NATO agresije na Srbiju (Saveznu republiku
Jugoslaviju), 1999. godine.
Primarni ciljevi su odavanje pošte žrtvama, rasvetljavanje stvarnih
ciljeva i posledica agresije i slanje poruke mira, međusobnog
poštovanja i jednakih prava za sve nacije i ljude. Obeležavanje
godišnjice odvijaće se pod motom DA SE NE ZABORAVI. Sećanje na žrtve i
posledice agresije će doprineti jačanju atmosfere odgovornosti za
poštovanje iniverzalnih prncipa međunarodnog prava i uloge međunarodnih
institucija koje predvode Ujedinjene nacije.
Aktivnosti će se odvijati tokom cele 2009. godine s tim što će se
koncentrisati oko 24. marta kada je agresija počela i oko 10. juna kada
je agresija okončana. Obeležavanje ove godišnjice treba da ima najširi
društveni, državni i nacionalni karakter.
Beogradski forum stoga upućuje apel svim državnim, naučnim, kulturnim i
verskim institucijama Srbije, Srpskoj akademiji nauka, Matici srpskoj,
Srpskoj pravoslavnoj crkvi i drugim verskim zajednicama, udruženjima
građana, medijima, udruženjima Srba i njihovim medijima u rasejanju, da
uzmu učešća u aktivnostima na obeležavanju ove godišnjice sa ciljem da
se ne zaborave žrtve i posledice agresije NATO-a 1999 godine. Posledice
se ne ne tiču samo Srbije i Balkana, već i Evrope, Kavkaza,
Bliskog istoka, Azije, Afrike, Latinske Amerike.
Beogradski forum smatra da će obeležavanje ove godišnjice promovisati
solidarnost i saradnju sa Srbijom i srpskim narodom, kao žrtvama
agresije koja je NATO transformisala od odbrambene u napadačku
alijansu. Dan početka agresije, 24 mart 1999. godine je označio
uspostavljanje najopasnijeg presedana: regionalna organizacija
upotrebila je oružanu silu protiv suverene države, bez odobrenja saveta
bezbednosti UN. To je očigledno kršenje univerzalnih principa
međunarodnih zakona, povelje UN, Finalnog akta OEBS-a i Pariske
povelje. Agresija je preduzeta kršenjem osnivačkog akta NATO iz 1949
godine kao i ustava zemalja članica. Jedinstvenost se agresije ogleda
se i u tome što je izvedena u savezu NATO i jedne terorističke
organizacije (OVK).
U agresiji je poginulo preko 3500 ljudi a oko 10 000 je ranjeno, od
kojih je više od dve trećine civila, uključujući decu, žene i stare
ljude. Osim toga, mnogi su kasnije umrli od posledica bolesti izazvanih
osiromašenim uranijumom i drugim oružjima koja su zabranjena
međunarodnim zakonima (kasetne bombe). Materijalni gubici - srušeni
mostovi, željezničke pruge, autoputevi, fabrike, transformatori i
dalekovodi stambene zgrade, škole, bolnice, ček i 30 TV stnica i
releja, iznose oko 100 milijardi US$.
Ciljevi započeti agresijom NATO 1999 sprovode se tokom poslednjih 10
godina ekonomskim, političkim, propagandnim sredstvima, javnim i
prikrivenim metodayma. Kontinuitet politike iznurivanja i
drobljenja SRJ, zatim Srbije, se odražava stalnom podrškom
albanskom terorizmu i secesionizmu, čije su posedice hiljade ubijenih i
otetih, etničko čišćenje 270.000 Srba i drugih ne-Albanaca, uništenje
150 srpskih srednjevekovnih manastira i crkava, masovni pogrom
Srba u martu 2004. godine - sve do otvorene podrške ilegalnoj
nezavisnosti Kosova, proglašenoj 17.februara 2008. Uočljivo je da su
agresija NATO protiv Srbije (SRJ), otvorena podrška SAD, VB, Nemačke i
NATO-a albanskom terorizmu i separatizmu na Kosovu i Metohiji doveli do
opšteg porasta terorizma, separatizma i organizovanog kriminala u
Evropi i svetu, do širenja NATO na Istok, do faktičke revizije
osnivačkog akta NATO od 1949, do okupacije Avganistana (2001) i Iraka
(2003), kao i do otvorenih pretnji vojnim intervencijama drugim
zemljama po celom svetu.
Posle agresije 1999 godine USA i NATO su uspostavili mrežu novih vojnih
baza od Baltika, preko Crnog Mora do Anadolije i Istočnog Mediterana.
Samo u Bugarskoj i Rumuniji tokom protekle dve godine otvoreno je 8
američkih vojnih baza, po četiri u svakoj zemlji. Ne treba izgubiti iz
vida da je taj proces otpočelo osnivanjem baze „Bondstill“ na Kosovu i
Metohiji (Srbija) 1999. godine, kao najveće američke baze van SAD i
najveće uopšte izgrađene posle vijetnamskog rata.
Da zaključimo: NATO agresija protiv Srbije (SRJ) nije bila lokalni rat
a najmanje "humanitarna intervencija" već testiranje strategije SAD sa
globalnim ciljevima. SAD su same sebi pripisale pravo da bilo koji deo
na planeti proglase svojim nacionalnim interesom i da tamo upotrebe
vojnu silu bez bez mandata SB UN.
Stoga Beogradski forum upućuje
A P
E L
mirovnim pokretima, intelektualcima, omladinskim organizacijama,
parlamentarcima, veteranima oslobodilačkih ratova, medijima u Srbiji u
svuda u svetu da ujedine i ojačaju zajedničku borbu za mir, jednaka
suverena prava svih država i naroda i ravnopravnu saradnju bez pretnji
silom i ratovima, bez selektivne pravde i arbitrarnih sankcija.
Forum apeluje da se u Srbiji, Crnoj Gori, u svim zemljama Balkana i u
svetu dostojanstveno obeleži deseta godišnjica agresije NATO/OVK na
Srbiju (SRJ), da se zahteva raspuštanje NATO i stranih vojnih baza,
osudi ilegalno oduzimanje Kosova i Metohije od Srbije i priznanje od
strane nekih članica NATO i EU zemalja, da se pruži podrška
suverenitetu i teritorijalnom integritetu Srbije i osude dvojni
standardi prema separatizmu i terorizmu.
Beogradski forum se angažuje u pripremi sledećih
AKTIVNOSTI
Međunarodni okrugli sto 23.03.2009.
u Beogradu o ciljevima i posledicama agresije NATO
Izdavanje zbornika saopštenja
Izložba
fotografija,
knjiga, audi/vido zapisa o agresiji.
Smotra dokumentarnih filmova
domaće i strane proizvodnje u Beogradu i drugim srpskim gradovima o
agresiji
Rekonstrukcija spomenika žrtvama
agresije
Otvaranje biblioteke za
izučavanje, istraživanje i dokumentaciju o agresiji
Mirovni mitinzi i marševi
Priprema knjige "Prijatelji Srbije u
svetu"
Saradnja sa organizacijama srpske
dijaspore
Postavljanje bronzane ploče zahvalnosti
Grčkom narodu u Solunu
Kako možete pomoći?
Širenjem informacija
o
predstojećoj godišnjici
Iniciranjem aktivnosti u vašoj zemlji, gradu i/ili udruženju, osuđujući
politiku sile i hegemonizma i izražavajući solidarnost sa naporima Srbije da
štiti svoj suverenitet, teritorijalni integritet i pravo na naknadu za
štetu izazvanu kriminalnom agresijom.
Ukauzivanjem da je NATO-a od odbrambene agresijom 1999. transformisan u
agresorsku organizaciju
koja silu stavlja iznad prava i sebe iznad Saveta bezbednosti UN
Zahtevima za raspustanje vojnih
blokova, ukidanje stranih vojnih baza, zaustavljanje trke u
naoružavanju i preusmeravanje vojnih izdataka u razvoj, ukidanje bede,
proizvodnju hrane i bolje zdravstvo
Pišući i publikujući sopstvene
analize, iskustva i poglede na NATO agresiju i njene posledice.
Zahtevom valdinim institucijama da javno obeleže godišnjicu i žigošu
intervencionizam, politiku dvojnih standarda i kršenje međunarodnih
zakona započeto NATO agresijom 1999.
Apelima građanskim i omladinskim organizacijama, političkim partijama,
poslanicima, nezavisnim intelektualcima, naučnicima i medijima da
obeleže godišnjicu, osude političke manipulacije, dvostruke standarde
prema separatizmu, terorizmu, kao i selektivnu pravdu.
Pokretanjem i učestvovanjem u javnim diskusijama, mitinzima ili
marševima mira Sakupljanjem knjiga,
fotografija, CD/DVD, filmova i druge dokumentacije za buduću
biblioteku za izučavanje aagresiji i promovisanje mira.
Nominacijama za "Knjigu preijatelja
Srbije u svetu", sa osnovnim biografskim podacima
Donacijama
Beogradskom
forumu radi implementacije navedenih aktivnosti.
P R E D S E D N I K
Zivadin
Jovanovic
THE BELGRADE FORUM FOR THE WORLD OF EQUALS
14 Murska, Belgrade, 11000 SERBIA
Tel&Fax: +381-11-2455822, +381-11-2452071
e-mail: beoforum@gmail.com
(excerpt from the letter
to invited speakers)
10th Anniversary
Conference: NATO's War on Serbia
March 24, 2009 will mark ten years since NATO’s military aggression
against Serbia (FRY). The US-led military pact’s 78 days of bombing and
destruction was the first war of aggression on European soil since
World War Two. The war undercut international law and human rights,
violating the United Nations Charter, the Helsinki Accords and basic
principles of international relations. The unlawful use of force
exposed NATO as nothing but a vehicle for depriving the UN Security
Council of its authority for international peace. The war spawned the
current era of unilateralism, interventionism and militarization.
Disguised as “humanitarian intervention,” the war on Serbia set a
precedent for invasion since replicated in Afghanistan and Iraq. The
consequent 2008 attempt to steal Kosovo and Metohija from Serbia in
order to hand it over to NATO's KLA terrorist Albanian allies from 1999
has dragged civilization back to Munich 1938.
NATO demolished the civil infrastructure of Serbia -- a UN and OSCE
founding state -- causing economic devastation that will take
generations to repair. The ‘humanitarian’ bombing killed between 3,500
and 4,000 people, most of them civilians. More than 10,000 were
wounded. Men, women and children of all ethnicities are still dying
today from the effects of NATO’s use of depleted uranium munitions and
cluster bombs. The material damage has exceeded 100 billion dollars.
The psychological damage to the innocent civilian population cannot be
estimated.
We are inviting analysts, academics, diplomats, military and other
experts worldwide to gather in Belgrade in March 2009 to critically
examine the objectives and the unfolding results of NATO’s 'Drive to
the East' that began with its bombing of Serbia. We issue this call as
the United States is moving from building its biggest new military base
in the world at Camp Bondsteel in Kosovo, to setting up three bases
further east in Bulgaria, another three in Romania, and missile bases
in Poland and the Czech Republic. Was Serbia the end target of the
aggression of 1999, or was the war aimed just at starting the erection
of a NATO Baltic-to-the-Mediterranean military curtain dividing
Europe?
Does might really make right? Is the doctrine of ‘humanitarian
interventionism’ a morally acceptable formula for endless armed
crusades, or is it a perversion of the entire framework of individual,
community and collective national rights? Is the complete
militarization of international affairs inevitable, or can we still
revive the concept of the inviolability of peace? Are externally
conceived and funded terrorists and fundamentalists destined to remain
a universal passkey for the division and conquest of independent states
around the globe? The answers will define our future…
The Belgrade Forum for a World of Equals most respectfully invites you
to join us in a historic conference from March 23-24, 2009 in memory of
the victims of NATO’s War on Serbia (FRY) 1999.
We are soliciting papers on the following themes:
1. NATO’s War on Serbia as aggression in legal and political terms
2. The military-strategic implications of NATO's new aims and character
3. Geopolitical, legal, economic and other repercussions of NATO’s War
on Serbia
4. NATO aggression on Serbia as an advance against Russia
5. Serbia’s defense against NATO, KLA terrorists, and collaborating
neighbor countries
6. Kosovo: a precedent or a “unique case”?
7. Serbia’s future: East, West, or Neutral?
Presenters will generally have about 10 minutes to deliver their
speeches prior to a discussion.
Sincerely,
(Mr.) Zivadin Jovanovic, President, ex Minister of Foreign Affairs of
FR of
Yugoslavia
БЕОГРАДСКИ
ФОРУМ ЅА СВЕТ РАВНОПРАВНИХ
Мурска 14,
11000 Б е о г р а д
10 ГОДИНА ОД ПОЧЕТКА
АГРЕСИЈЕ НАТО НА ЈУГОСЛАВИЈУ (СРБИЈУ)
КО СУ ГОСТИ НА
МЕЂУНАРОДНОЈ КОНФЕРЕНЦИЈИ БЕОГРАДСКОГ ФОРУМА ЗА СВЕТ РАВНОПРАВНИХ
У недељу, 22. марта
о.г. у 18 часова, у Сава центру, Милентија Поповића 9, свечани улаз,
отвара се изложба фотографија и кнјига о агресији НАТО на СР
Југославију (Србију и Црну Гору).
У понедељак и уторак,
23. и 24. марта у сали 1/А Сава центра одрѕава се Међународна
конференција „Циљеви и последице агресије НАТО – 10 година после“, са
почетком у 10 часова (регистрација у 09 ч.).
Очекује се да ће овим
догађајима, поред остлих личности, присуствовати високи представници
Владе и Народне скупштине Србије, верских заједница, културних и
научних институција, друштвених и других организација и институција.
Такође ће
присуствовати и око 200 страних гостију из око 50 земаљаља Европе и
света – познатих и утицајних личности из јавног, политичког, културног
и научног живота.
Присуствоваће угледне
и утицајне личности из српског расејања из Немачке, Русије,
Јужно-афричке Републике, Велике Британије, Француске, САД, Канаде,
Италије.
Међу страним гостима
очекују се, поред осталих, руски генерал Леонид Грегори Ивашов, грчки
политичари Алека Паприга и Вера Николаидоу (потпредседница Грчког
Парламента), бугарски академик, писац и политичар Велко Валканов, ,
амерчки борац за правду и људска права Ремзи Кларк, канадски фиолозоф
Мишел Чосудовски, француско-аустријски књижевник Петер Хандке, светски
борац за заштиту природне околине Швајцарац Франц Вебер, председница
Светског савета ѕа мир, Бразилка Сокоро Гомес, Француски писац Патрик
Барио, британска политичарка Алис Маан, немачки писац Јирген
Елзесер и адмирал Елмар Шмелинг и многе друге личности.
SOLIDARITY IN BELGRADE
10 YEARS NATO AGGRESSION AGAINST SERBIA
PROGRAM
23 th and 24 th of
March
2009
International Round Table:
NOT TO FORGET: NATO
AGGRESSION AGAINST SERBIA, TEN YEARS AFTER
Host:
BELGRADE FORUM FOR A WORLD OF EQUALS,
Zivadin Jovanovic, President of the Belgrade Forum
and Former Foreign Minister of the Federal Republic of Yugoslavia
Murska 14 - Belgrade, Tel & Fax: +381 11 2455822
, +381 11 2452071 e-mail: beoforum @gmail.com
Location
(has changed!):
The Round Table will take
place on 23th
March (all day) and 24th March (in the morning).
| Sunday, March 22nd |
Arrival of foreign guests to Belgrade
Accommodation
18.00
Opening of the Exhibition of photos
and books on NATO aggression,
“Sava” conference center, Milentija Popovica No. 9, New Belgrade.
Welcome Cocktail.
|
|
| Monday, March 23rd |
08.30
Departure from the hotel
09.00
Registration of
the participants of the
Conference,
"Sava" Center in front of 1/A conference room.
10.00
Opening of the International
Conference
"NATO aggression on Yugoslavia (Serbia)
- objectives and consequences - ten years after".
Invited foreign and
Serbian personalities from the Yugoslavia
Solidarity speak.
14.00 – 15.00 Lunch in the “Sava” center restaurant
15.00 - 19.00 Continuation of the Conference
Departure to the hotels by bus/car
20.00 Review of documentary
films on NATO aggression at the "Sava" Conference Center.
(Foreign guests are welcome but not obliged to attend)
|
|
| Tuesday, March 24rth, 2009 |
08.30
Departure from hotels to the “Sava” Conference
Center
09.00
Continuation of the work of the International Conference at the "Sava"
Conference Center
09.00
Delegation of the International Conference lays flowers at the
Monument to the children - victims
of the NATO aggression,
at the Tashmajdan Park.
14.00
Lunch in the “Sava” Center restaurant
15.00
Continuation of the work of the Conference
17.00
Adoption of the Belgrade International Conference Declaration
Free time
20.00
Review of the documentary films,
the “Sava” Center
(Foreign guests are welcome but not obliged to attend)
|
Events organized by
others:
demonstration,
rally and concert
Music
starting
at 15:00 in Trg Republike
(Republic Square)
- Beograd
Demonstration
starting
at 19:00 in Trg
Republike (Republic Square)
- Beograd
NATO-TARGET-concert,
downtown Belgrade.
In memory of the
Anti-NATO-concerts
that expressed the
peoples
resistance to the 78-day bombing. |
| Wednesday, March 25th |
Departure, or private program.
|
Events organized by
others |
PROCEEDINGS FROM THE
CONFERENCE
23.3. ujutro / morning:
Prevod Živadina
Jovanovića (Beogradski Forum) : video
(kratka selekcija) MP4 40'
Pozdrav Ivica Dačića
(SPS) : Priznavanje
jednostrane secesije Kosova - nastavak agresije / UDI is "continued NATO aggression"
Govor Mihajla Markovića (profesor) : audio
MP3 17' (nepotpun - fali početak: "Treba da se ne zaboravi...")
23.3. popodne
/ afternoon:
Govor ?
Govor Momira Bulatovića (bivši predsenik SRJ-e): audio
MP3 15'
Govor Leonida Ivašova
(general ruske armije)
Govor Smilje Avramova (profesorica) : audio MP3 15'
Govor Veljka Valkanova (profesor iz
Bugarske) : audio MP3 14'
Govor Vladislava Jovanovića (bivši MUP)
Govor Franca Webera
Govor ?
Govor Koste Čavoski
Govor Srđe Trifkovića
Govor Vere Nikolaidou
Speech by Ramsey Clark (IAC) : audio
MP3 7'30'' (not
complete)
Govor Mišela Colona
24.3. ujutro
/ morning:
Govor Spasoja Smiljanića (general)
Govor ?
Govor Borislava Miloševića
(ambasador) : audio MP3 20'
Speech by Michel Chossudovsky (professor) : audio MP3 27'
Govor
Aleke Paparige (KKE - sa prevodom) : audio
MP3 8'
Govor
E. Šmihlinga (EPF)
Govor Luiza Dalmasa (BI)
Govor Jelene Guškove
(nagrade: A. Mahon, P.
Handke, R. Clark, V. Valkanov, ...)
Govor Mile Alečkoviće
(za P.-H. Bunel)
Speech by Diana Johnstone : audio
MP3 11'
24.3. popodne
/ afternoon:
Speech by Jürgen
Elsässer : audio
MP3 16'
Speech by Jean Toschi
Marazzani Visconti : text/testo
& audio MP3 8'
Speech by Thanasis Pafilis (WPF)
Speech
by Dar (India)
Govor Milanovića (supruga bivšeg direktora RTS)
Speech by R.M. Rosa (Portugal)
Govor
Ljubiše Svojinimirovića (VJ)
Govor
Petkovića
(general u penziji - o zabranjenih oružija) : audio
MP3 13'
Govor
Ranjišića ?
Govor
Jovanovića
Govor ?
Speech by Jesus Mora (Cuba)
Speech
by Kosta Mihail (Cyprus)
Govor Vladimira
Kapuralina (SRP) : text/testo & video MP4 9'
(nepotpun) & audio
MP3 15'
Govor Stanislava Stojanovića
Speech by Enrico Vigna : audio
MP3 5' (not
complete) / video
MP4 3'10'' (selection) / testo
in italiano
Speech by Piotr Bein
...
Speech
by Mezayev
...
Speech
by Fulvio Grimaldi : text and video Flash 5'30''
The Media Bombing Originated the Bombs
By
Jean Toschi
Marazzani Visconti
The
NATO bombing started on the 24th
of March 1999. I arrived in Belgrade some time later, on Catholic
Easter day. After a complicated journey trough Romania, I finally
landed at a friend´s house in Maike Jevrosima, fifty metres from
the
State Television Station which would be hit a few days later. It was
a beautiful, warm day. The city appeared extraordinarily clean and
tidy. In an absolutely normal climate, we chatted until dinner. At 8
o’clock there an unusual silence outside a few cars were rushing
down the street.I was tasting some Serbian specialties, when at
20.21, a shrill noise from the TV Station penetrated the dining-room.
It was the air strike alarm. Our appetites vanished, but we went on
eating impassively, as though defying our unknown attackers even
though our ears were tensed for the noise of the fighter-bomber that
would drop its bombs.
Where?
How many
victims? Who would pass from his dining table to his death? That very
evening it was the Pancevo refinery`s turn. It was one of the first
of repeated bombings that produced a chemical toxic cloud over the
industrial area and the civilian houses, a deadly cloud similar to a
chemical weapon.
In
that precise
moment, my memory went back to the past: I had not heard that sound
since my early years during the Second World War, and felt again the
fear, the perception of having no escape, of being at the mercy of
fate.
How could
it be happening again? After the tragedy and horror everywhere a cry
had been raised, Never Again War in Europe! But here I was, in a
European capital being
attacked by the United States and European countries.
It had
been a declared war since 1990, a systematically programmed operation
carried out in consecutive phases.
We must
go back to the end of the ´80, and to the meetings that some high
American, European and Arab politicians had with the rising leaders
of Slovenia, Croatia, and the Bosnian Muslim and Kosovo opposition
representatives.
In 1998
the German Chancellor, Helmut Kohl, and some of his most important
ministers - among them the Minister of Foreign Affairs, Hans
Friederich Gensher - met with the future president of Croatia, Franjo
Tudjman, and the president of the new course Slovenia, Milan Kucan,
to establish a common strategy for the break-up of Yugoslavia and the
creation of two new, independent States. Financial and Media support
followed this meeting in order to justify the events that were to
take place.
The German Chancellor strongly pressed the French
president, François Mitterand, and the other European
governments,
to accept the dissolution of Yugoslavia.
On 1
December 1918 by the Treaty of Versailles, Yugoslavia was declared a
recognized State within its borders, and on 29 November 1945, a
Federation of six Republics (Slovenia, Croatia, Bosnia- Herzegovina,
Serbia, Macedonia and Montenegro).
Germany
was about to reach an historical unification. During the past forty
years Germany had overcome destruction and transformed itself into
the major economic power in Europe. At that time Germany seemed to be
wanting to change the outcome of the Second World War, by
appropriating again the regions that had been under German influence
and settling the accounts - Serbia was an active opponent during the
conflict.
Germany´s intention was to be a leader in the European
Union. Actually, in the UE Amplification Project, the German theory
of splitting certain State members as well as future ones into
European regions supporting the nationalist minorities, was taking
form. Yugoslavia was one of them.i
The United
States gave the green light to the German project. The George Bush
(father) Republican Administration wished to reward Germany for
being, during the Cold War, a valuable barrier against the Soviet
Union, on the edge of dissolution, and was favourably considering the
disintegration of a communist
State. To underline the US support, on the 5th
of November 1990 the US Congress passed the 1991 Foreign Operations
Appropriations law 101-513. Suddenly and without previous warning, a
section of this law cut off all aid, trade, credits and loans from
the US to Yugoslavia within the next six months. Not only that, the
legislation further required US personnel in international financial
institutions such as the World Bank to control the law application.
For a country in debt, this meant catastrophe. The law also ordered
separate multi party elections in each of the six Republics. The
State Department was to approve the results before aid to the
separate republics would be resumed. Only forces that the US State
Department defined as democratic forces
would receive financial support. This meant an influx of funds to
small, right-wing nationalist parties, causing a deep crisis and
upset in the following year. A CIA report, published on the 27th of
November 1990 in the New York Times, predicted it would lead to a
bloody civil war.ii
Beside the
US decision, we must also consider three other elements:
- The
Vatican was favourable to Catholic Slovenia and Croatia independence
and sought the elimination of all forms of communism
and the consequent two regions recovery to the church without
forgetting the ecclesiastic properties nationalised after the war.
- NATO was
going through a difficult period, with the fall of the Berlin Wall
there was no longer a need for an Atlantic Defence. NATO had to find
a new setting.
- The United Nations Organisation, after the
dissolution of the Soviet Union, was facing a sole great power, the
USA, without opponents that seemed to ignore the UNO.
In
this interlacement of demands, more than promoting a dialogue among
the parties in order to reach an eventual peaceful break-up, they
preferred to let the rapports among the Republics deteriorate to a
confrontation.
During numerous meetings among the presidents of
the six Federated Republics, any attempt to transform Yugoslavia into
a Balkan Union failed for a lack of real will on the sides of
Slovenia, Croatian and Bosnian Muslims. These latter were pursuing a
precise target concentrated on redefining their areas - in
Bosnia-Herzegovina especially - and a break away from Yugoslavia.
If two
regions in a sovereign nation tend to disappear, the central
government evidently sends the army to make them respect the national
integrity. In this specific case the Yugoslav Federal Army
intervention in Slovenia and Croatia was communicated to the public
opinion as a Government absolute and unjust action, similar to that
of the Soviet Union when they invaded Czechoslovakia and Hungary
claiming their independence.
This was
the prologue to what Serbia was living with by March 1999.
In order
to annul the Treaty of Versailles without critics and with the full
public opinion approval to the contrary, it was essential to invent
the necessary conditions to justify the international law violation.
They turned to a misinformation producer mechanism for this purpose
with the help of well known communication agencies, powerful lobbies
and political support, especially in the Republican party. A lot of
money at their disposal and international assenting politicians made
the game. In the course of the years we would witness the
extraordinary careers of many of those politicians.
The Serbs
underestimated the power of misinformation. At the beginning of the
fierce campaign against the Serbs they could have reacted; in reality
the government at that time was considering this new impalpable
weapon with despise. When they realised what was happening and the
damage it would produce, it was too late.
News
was created enlarging some ordinary incidents and transforming them
into disproportioned events. To move the Media war machine, a huge
money investment was necessary, but success was assured. Although
everybody knew there were lies being bandied about, nobody would
contradict them. The Media publishers were rewarded with important
advertisement budgets and those journalists who tried to tell a
different reality were immediately sent away or penalized. While
misinformation was developing, journalists without any professional
ethics were racing to find the bloodiest scoop, the most shocking
story: they knew that any fake or unconfirmed story would grant them
money and success.
On the
basis of my personal experience I would like to recall the different
phases through which the Media machine transformed reality step by
step, with the greatest success. Actually the media work succeeded so
well that nowadays in the US motion pictures, the bad
guys are no longer the Germans, but the
Serbs.
In
August, 1991, the Republic of Croatia hired the Ruder&Finn Global
Affairs Agency. During that period the Croatian government approved
the Constitution, by which six hundred thousand Serbs and other
ethnics would become foreigners in their own country. The Serbian
exodus in 1992 included about forty thousand people. It was a real
ethnic cleansing, but only stories about how the Serbs were planning
to apply an unstrained ethnic cleansing were reported to the public.
Because
of the new Croatian Constitution in 1991, the Serbian Krajina
separated from Croatia forming the Republika Srpska Krajina. What had
been right for Slovenia and Croatia could not apply anymore to the
Serbs of Croatia. The Media called them srebels.
The
well organised communication had already succeeded in instilling in
public opinion, a simplistic image of one side the victims, on the
other side were the communist
persecutors: the Serbs.
I was
personally able to verify how the news was often upside down. In
August, 1992, to my dismay, I met the new Ustasha in Zagreb. They
were dressed in black, a big U was printed on the front of their T
shirts, they were wearing military boots and Rayban glasses. Their
garments were evidently produced in Germany. These young men were
going in and out of a building in the station square where Dobroslav
Paraga´s extreme right party seat was located - he held 6% at the
Croatian parliament. I could not believe my eyes when they saluted me
with the roman salute, hymning to Hitler, Mussolini and Ante Pavelić.
That was evidence of a fascist rebirth which should have been wiped
off for good in 1945. Media were silent about it and the Croats
resulted as the victims of the communist
Belgrade government.
In May, 1992, the Muslim Republic of
Bosnia-Herzegovina requested the services of the same agency. Aljia
Izetbegović, president of the Muslim Democratic party, although not
elected during the first multi party elections, had taken power,
supported by Saudi Arabia, Iran and Turkey. His aim was to transform
Bosnia in to an Islamic State.
With
the civil war outbreak in Bosnia the misinformation actions against
the Serbs multiplied. As soon as one story was on the way to being
extinguished, another was launched. In the summer of 1992 news about
the Serbian extermination camps blossomed, the story about the Muslim
women rape followed right afterwards.
These
new stories always flourished before an international meeting, such
as is the case of the London Convention on Former Yugoslavia in
September 1992.
Right
after the negative propaganda accelerated, starting in the summer of
1992, there was a marked escalation of objectives in the provocations
performed by the Muslim forces in order to instigate a major military
intervention by the West against the Serbs and, and to a lesser
extent, the Croats. Initially these provocations were mainly
senseless attacks on their own Muslim population, but they soon
expanded to include attacks on Western and UN objectives.
A UN
investigation concluded that several key events which galvanized
public opinion and encouraged governments in the West to take bolder
action in Bosnia-Herzegovina, were in fact staged
for the Western Media by the Bosnian Muslims themselves in order to
dramatize Sarajevo´s plight. Investigations by the UN and other
military experts count among these self-inflicted actions: the bombing of the brad line
(27th May 1992),
the shelling of Douglas
Hurd´s visit
(17th July
1992),
the explosion in the cemetery (4th
August 1992), the killing of US broadcaster
ABC´s producer David Kaplan (13th
August 1992), and the shooting of an Italian
Air Force G.222 transport
aircraft on approach to Sarajevo (3rd
September 1992). In all these cases Serbian forces were out of range,
and none of the weapons actually used against the victims were those
claimed by the Bosnian Muslim authorities and the parroting western
media.
Ironically
despite evidence of the Izetbegović
Administration´s responsibility for the killing of one of its
senior
staff, the American ABC network continued supporting the Sarajevo
leadership and to demonise the Serbs. iii
The bombing of the bread line
was worth the 757 Resolution of the UN Security Council which imposed
hard sanctions on Yugoslavia - formed by this time only by Serbia and
Montenegro - accused of supporting the rebellion of Serbs in Croatia
and Bosnia.
In
January 1993 a month before the Conference on former Yugoslavia
organised in Geneva by the American, Cyrus Vance, and the British,
Lord David Owen, in Paris huge posters were showing Slobodan
Milosević with Adolf
Hitler,
in the background a watch tower of a concentration camp. This
campaign articulated with TV interventions of famous show –
business people, was organised by Médecins
du
Monde, the medical institution founded by
Bernard Kouchner. The message they wanted to transmit to the public
was that Serbs had to be penalized in any case without either the
right of defending themselves or the right to reply. Why? Because
they were the new nazis.iv
Misinformation
operated also through omission, this was the case of the massacre in
the Medak Pocket and in other Serbian villages in September 1993, the
ethnic cleansing and the killing in the Western Krajina on the 1st
may 1995 during the Croatian Flash Operation and in the Kninska
Krajina on the 4th
August 1995 during the Storm Operation. This latter provoked the
flight of 250.000 Serbs who will never be able to return to Krajina.
A deep silence covered the killing of over three thousand civilians
by the 28th
Muslim
Legion located in Srebrenica, these people were living in the
surroundings as far as the city of Bratunac.
President
Clinton seemed to have promised the Muslim Leader a military support
against the Serbs if casualties rose over five thousand. With great
ability Aljia Izetbegović
was expressly exaggerating the loss numbers, as he admitted to
Bernard Koucher who was visiting him before his death.v
Then there was Srebrenica.
I
personally do not understand how it can be defined as genocide,
the conquest of a town to whose inhabitants it has been offered to
stay or to leave. And those who chose to go, were loaded on buses and
transferred to the Muslim zone. What happened to the Muslim soldiers
trying to reach the Muslim area through the woods is unfortunately
obscure. The relatives rage of the Serbian civilians killed in the
region between 1992 and 1995 by the troop of Naser Orić
probably caused a mechanism of revenge. To what extent?
In May
1996 I happened to travel through Milići.
The US IFOR had arrested ten armed Muslims who were suspected of
slaughtering three Serbs. The ten men were entrusted to the Serbian
police of Pale. As there was no evidence of guilt, their names were
consequently put down on files and released. The ten men resulted
members of Laste, an extremist Muslim group, and the names of eight
of them were reported on the International Red Cross missing soldier
list of Srebrenica deposited at the Zvornik Tribunal.
The story
has been anchored in our collective unconscious, it has become a
legend. The invented history has been ratified as real. So real that
sometimes even the Serbs believe it.
The USA
interest in the Balkans had been initially tepid, then, after a
certain period, in spite of their closest allies alarm, under the
pressure of the oil lobbies working for the petrol Arab countries,
the Clinton Administration actually committed to forcing a Muslim
victory on the entire Bosnia-Herzegovina. The essence of this victory
was empowering the Islamist Sarajevo leadership which, at the very
best, enjoyed around the 20% support and recognition in a country
where some 30 to 35% are Muslims and at least one third of them
supported the moderate Islamic group around the leadership of Fikret
Abdić. More than two thirds
of the population was Christian and opposed to living in a Muslim
State.5
The
Clinton Administration also saw the opportunity of creating a belt of
military bases surrounding Russia. In this specific case the US
acquired the huge underground airport of Tuzla, in the Muslim area.
This airfield was built by Tito after the break up from the Kominform
in 1948, fearing a Sovietvi
Union invasion.
The
Sarajevo Administration organized two macabre settings in order to
obtain a definite American and NATO intervention.
At the
market of Markale Street a shell exploded on the 6th
of February 1994 accounting for 68 corpses and 200 wounded. It did
not obtain the military intervention.
Only on
the 28th of
August
1995 after staging the same set (37 dead bodies and 86 wounded) at
the presence of the Muslim TV cameras, the US bombed not only the
heights around Sarajevo to ease the pressure, but the entire
Republika Srpska.
On the
14th December
1995
Slobodan Milosević, - the
Muslim Leader had refused dialogue with the President of the Bosnian
Serbs Radovan Karadzic - Aljia Izetbegović
and the Croatian Franjo Tudjman signed the Peace of Dayton. From that
moment the Bosnian Serbs were officially treated as losers and
guilty.
Everybody
was hoping that peace and tranquillity would finally be established
in former Yugoslavia and the propaganda accesses would stop,
recuperating normality - although with suffering and difficulty.
In
October 1992 the Kosovo Albanian Opposition had signed a contract
with Ruder&Finn Global Affairs Agency to develop its image.
In
1998 the Media started talking of organised Kosovo Albanian groups
that attacked the Serbian police. At the beginning they defined UCK terrorists. The same
year, in June, Richard Halbrooke visited their camps located above
Decani. After that visit Media described UCK as guerrillas
and finally as Kosova freedom fighters.
This
UCK promotion gave a more acceptable image to the international
public opinion. After this new definition the Serbian police was
accused of killing civilians in the Albanian villages chasing UCK.
Media never explained that UCK was hiding behind the villagers who
were running for their lives in the woods. They did not tell the
public that more Albanians than Serbs were kidnapped because they
sought a mutual dialogue and none of them was ever seen alive. Media
started suggesting an army intervention for humanitarian reasons.
In
June 1998 I was in Kosovo where the tension was almost touchable.
Media were continuously invoking a dialogue between the parties, in
reality it was a pretext claim waiting for the events to mature until
the war, always pretending to respect legality.
Slobodan
Milosević had accepted all
the points imposed by Richard Halbrooke. Kosovo
Verification Mission meant a Serbian Forces
reduction, NATO air control, NATO Forces deployment in Macedonia for
the OSCE checkers protection, but the Clinton Administration already
had the war on its agenda, they had to accelerate the process.
On
Friday the 15th
of
January 1999 the international public opinion was suddenly confronted
with the horror of the Raćak
pit. It coincided with the previous years misinformation, the Serbian
Government had to be guilty before the medical checks on the tortured
corpses. The autopsies confirmed that amputations had been inflicted
after the death during a conflict. The OSCE checkers did not publish
the report and let the case explode.
This macabre setting had to
be used as a Media lever to organise the Peace Conference at the
Rambouillet Castle, where the direction of Madeleine Albright, the US
Secretary of State, prevented the Albanian and Serbian delegations
confrontation on specific issues. The Secretary of State drove the
UCK leading group, ignoring the Kosovo elected leader Ibrahim Rugova,
to accept an agreement and imposing the Serbian delegation an
unacceptable comma by which Serbia would have been transformed in a
NATO protectorate.
On the
24th of March
1999
the bombing started on Yugoslavia: Serbia and Montenegro were
restlessly hammered for seventy eight days. From the 24th
of March to the 8th
of June, thirty four thousand air attacks were performed by one
thousand airplanes.
When
Media could not withhold the bombing on the open air markets at noon,
on the fleeing refugees in Kosovo, on the humanitarian aid train from
Greece, on the hospitals, the excellent job of communication agencies
such as Ruder&Finn Global Public Affairs,
Hill&Knowlton, Saachi&Saachi, McCann&Erickson et Walter
Thompson formulated slogans as humanitarian
war, international police action, collateral damages to
minimize the impact on the public opinion.
At
Kumanovo on the 10th
of June the Kosovo war came to an end. The UNO Security Council
approved the 1244 Resolution reaffirming the commitment of the member
States to respect the sovereignty and the territorial integrity of
Yugoslavia, at that time formed by Serbia and Montenegro. This
Resolution has never been abrogated and remains the basis of the
legal status of Kosovo described as substantial autonomy, significant
auto-administration, but not independence.
In
that month the USA obtained from the Albanian Kosovars one thousand
acres of land close to the borders between Macedonia and Kosovo,
where they built the largest American base in Europe. The other bases
surrounding Russia will be chosen in the former Soviet satellite
States (Poland, Tzchek Republic, Hungary, Romania, Bulgaria) that the
USA will force into a United Europe that was not yet established, nor
had a common Constitution or an effective centralised government.
As in
previous cases misinformation is also silence. Therefore the least
possible has been told on the bloody ethnic cleansing of all the non
Albanian ethnies operated by the Kosovars in the region. Very little
information was diffused on the hard life of the last few Serbs that
remained in Kosovo, living in ghetto villages, threatened and often
killed. On two million inhabitants in Kosovo, the 20% of Serbs ran
away, as well as the 5% of other ethnics.
On the
16th of May 2006
I
took part in a ONG and OSCE International Conference in Brussels, my
work-shop was on Kosovo and the other lecturers were an OSCE officer,
Franklin Devrieze, who had just come back after four years in that
region, and the president of Kosovo Romas, Nedzo Neziri. In the
previous months some deadly incidents had involved Serbs. Devrieze
declared that the situation was calm and under control, it was only
necessary not to use a car with a Serbian plate. Neziri replied
showing the photos of the Kosovska Mitrovica district where about ten
thousand Romas once lived in their owned houses. The 1999 photos were
showing some damages due to the bombing, the recent ones proved the
total destruction of their district.
On the 4th
of February 2003 the Serbia and Montenegro Union was born. It was the
definite annulment of the Versailles Treaty.
In May
2006 the referendum organised in Montenegro, approved by a narrow
margin the separation from Serbia. Jack Abramof, the well known
lobbist who made Washington tremble for the money he paid some
Congress members, had actively worked for Milo Djukanović
to help obtain all the necessary political and financial supports for
the separation of Montenegro from Serbia.
On the 1st
of May 2007 the Bush Administration Secretary of State, Condoleezza
Rice, announced in Washington the signature of a military treaty
which allowed the United States to dislocate military forces in
Montenegro, a friend and a partner.
The
combined work of misinformation and lobbying had also dissolved the
Yugoslavia formed by Serbia and Montenegro.
Montenegro
is now an independent State free to constitute a base for all kind of
illicit traffic that depend on some important political personages of
the country, as it is signaled by the Italian police and Interpol.
Any news about it curiously had no follow up.
As the
independence declaration of Kosovo was approaching, a 124 pages
research (Security Reform Operability in the Western Balkans)
commissioned by the German Bundeswher - the research was presented on
the 1st of
January
2007 and kept secret - reports that ten years after the end of the
war the region economy is based on smuggling and crime. Justice does
not function. The police is dominated by fear, corruption and
incompetence. The USA favoured the criminals preventing the European
investigators to operate. This behaviour has obviously rendered
Americans vulnerable to blackmailing. It is practically a mafia
society, infiltrated at the highest State levels. The multi
millionaire organised crime has ties and experience to terrorism and
espionage. Money coming from Saudi Arabia, Iran and other Muslim
countries is used to finance the arrival of weapons and to build
mosques, not to ameliorate the population condition.
The
United States did not respect NU Resolution 1244 and violating the
international law on the territorial integrity of a sovereign nation
recognised within its borders, they consented for Kosovo Albanians to
proclaim the independence of the Serbian region on the 17th
February 2008. It was the legalisation of an illegal act, which could
set a dangerous precedent in other nations with freedom seeking
regions. In fact some EU members did not recognise the new State.
Russia took advantage of the situation some time afterwards,
adjusting what Joseph Stalin had done in Georgia in 1934. In the
meantime, the father of the Kosovo independence plan, Martti
Athtissari, received the Nobel Price for Peace.
The
Serbian governments at that time had certainly made some evaluation
errors concerning the international political situation. But it was
hard to operate without a powerful supporter. Russia was not in any
condition to be their supporter. Who knows now?
The
just complaints of Serbia could obtain a result before the Haig
International Tribunal, the real one, but I am convinced that heavy
pressures are systematically operated on the Serbian government to
accept the fait accompli. Maybe with subtle threats of encouraging Vojvodina and
Sandjak
independents or promising a future EU membership. It is not easy
requesting the respect of the national rights after ten years of
demonisation.
The
situation in Bosnia- Herzegovina becomes more and more complicated .
The famous democracy, USA wanted to develop in the area, has failed
with the three ethnies, taking a radical defence position of their
national rights. The Muslim government´s intention to transform
the
country in to an Islamic nation from Croatia to the Drina river,
although keeping now a low profile, worries.6vii
The financial support from Saudi Arabia, the two hundred thousand
Arab mujahedin presence - they arrived during the war to help
Izetbegovic who rewarded them with citizenship and residence for war
merit - are alarming. Many of them are sleeping terrorists coming
from the training camps organised in Bosnia by Osama ben Laden.
AIO
(Aktivna Islamska Omladina- Activ Islamic Youth) are operating as a
paramilitary group and their chiefs are chosen among the mujahedin.
Their aim is to create an Islamic State based exclusively on the Charia, whose main
pattern is Saudi Arabia. Also important politicians such as Haris
Silajdzić and Hasan
Muratović have publicly
confirmed this tendency.
Two third of the population is Christian,
Orthodox and Catholic, I wonder what would happen if the Croats and
Serbs claimed their independence, or their will ask to become EU
regions?
Anyway
the actual global crisis might change everything, because it is not
certain that United Europe will not dissolve like Yugoslavia.
i
European Institute for Minorities Issues, 1996
ii
Bosnia Tragedy, Sara Flounders, New York 1995
iii
Offensive in the Balkans, Yossef Bodansky
London 1995 page 54
iv Il Corridoio, Jean Toschi Marazzani Visconti, La Città del
Sole, 2006
v Les guerriers de la Paix, Bernard Kouchner, Parigi 2003 – page. 372 – 374
vi
Offensive in the Balkans, Yossef Bodansky
London 1995 page 13
6
Spiegel on line The prophets fifth column – Islamist gain
ground in Sarajevo – Walter Mayr in Sarajevo
|
|
Il
bombardamento
mediatico all’origine delle bombe
Jean Toschi Marazzani Visconti
I
bombardamenti NATO
iniziarono il 24 marzo 1999. Ero giunta a Belgrado poco dopo nel
giorno della Pasqua cattolica. Dopo un viaggio complicato attraverso
la Romania ero approdata finalmente a casa di un’ amica in Maike
Jevrosima a cinquanta metri dalla televisione di Stato, che alcuni
giorni dopo sarebbe stata colpita. Era un bella giornata, calda. La
città mi era apparsa straordinariamente pulita e ordinata. Avevo
chiacchierato in un’atmosfera di assoluta normalità fino all’ora
di cena. In quel momento, fuori, c’era un inconsueto silenzio,
poche auto passavano per la strada. Stavo gustando a tavola alcune
specialità, quando alle 20 e 21 un suono lacerante proveniente
dalla
Stazione Televisiva penetrò nella stanza. Era l’allarme
incursioni. Continuavamo a mangiare impassibili, senza più
appetito,
quasi a sfidare i nostri sconosciuti attaccanti, ma le nostre
orecchie erano tese a percepire il rumore del cacciabombardiere che
avrebbe sganciato le sue bombe. Dove? Quante vittime? Chi sarebbe
passato dalla tavola da pranzo alla morte? Quella sera fu la volta
della raffineria di Pancevo.Uno dei primi ripetitivi bombardamenti
che avrebbero creato una nuvola chimica e tossica sul quartiere
industriale e sulle abitazioni civili, una nuvola mortale simile ad
un’arma chimica.
In quel
preciso momento sono tornata indietro nel tempo: non sentivo
quell’allarme dalla mia prima infanzia durante la Seconda Guerra
Mondiale e ho ricordato la paura, la percezione di essere senza
scampo, in balia del caso. Come poteva succedere ancora? Dopo gli
strazi e l’orrore si era ovunque gridato mai più la guerra in
Europa! In quel momento,però, mi trovavo in una capitale europea
attaccata dagli Stati Uniti e dai Paesi europei.
Era stata
una guerra annunciata fin dal 1990. Un’operazione programmata e
messa in atto sistematicamente in fasi successive.
Bisogna
ritornare alla
fine degli anni 80’ e agli incontri che alcuni alti personaggi
americani, europei e arabi hanno avuto con i leader sorgenti della
Slovenia, della Croazia, dei Musulmani di Bosnia e dell’opposizione
del Kosovo.
Nel
1988 il Cancelliere
tedesco Helmut Kohl e alcuni dei suoi ministri più importanti,
fra
cui il ministro degli Esteri Hans Frederich Gensher, incontrarono il
futuro presidente della Croazia, Franjo Tudjman e il presidente del
nuovo corso della Slovenia, Milan Kucan, per stabilire una politica
comune allo smembramento della Jugoslavia e alla creazione di due
nuovi Stati indipendenti. A questo incontro sarebbero seguiti
finanziamenti e appoggio mediatico per giustificare quanto sarebbe
avvenuto in seguito.
Il
Cancelliere tedesco esercitò una forte pressione sul Presidente
francese François Mitterand e sugli altri paesi europei
perché
accettassero la dissoluzione della Jugoslavia.
La
Jugoslavia era uno Stato riconosciuto entro i suoi confini, dal
Trattato di Versailles come Regno il 1 dicembre 1918, e come
Federazione di sei Repubbliche ( Slovenia, Croazia, Bosnia
Erzegovina, Serbia, Macedonia e Montenegro) il 29 novembre 1945.
La
Germania era sul punto di una storica riunificazione. Nel corso di
quarant’anni aveva risalito il pendio della distruzione ed era
diventata una potenza economica in Europa. In quel momento sembrava
voler ritoccare l’esito della Seconda Guerra Mondiale,
riappropriandosi delle regioni che erano state sotto la sua influenza
e rimettere a posto i conti - la Serbia era stata un’ avversaria
attiva durante il conflitto.
La
Germania intendeva occupare la posizione leader nell’Unione
Europea. Nel progetto di ampliamento della UE stava prendendo forma
la teoria tedesca della suddivisione di molti Stati membri in regioni
europee assecondando le minoranze irredentiste. i
Gli
Stati Uniti diedero luce verde al progetto tedesco. L’amministrazione
repubblicana di George Bush (padre) desiderava premiare la Germania
per essere stata,durante la guerra fredda, una valida barriera
all’Unione Sovietica che si stava sfaldando e vedeva favorevolmente
la disgregazione di uno Stato comunista. Per sottolineare il suo appoggio il
5 novembre 1990 il
Congresso approvava la legge 101-513 sugli stanziamenti per le
Operazioni estere. Una sezione della legge prevedeva il taglio, senza
preavviso, di qualsiasi aiuto, credito, prestito dagli USA alla
Jugoslavia in sei mesi. Non solo, elementi americani presso la Banca
Mondiale dovevano controllare l’applicazione della legge. Per un
paese indebitato questo significa la catastrofe. Il documento
prevedeva inoltre elezioni multipartitiche nelle sei repubbliche. Il
Dipartimento di Stato USA avrebbe controllato l’esito delle
votazioni e riattivato i canali finanziari in conseguenza dei
risultati. Intanto prestiti erano concessi ai piccoli partiti
nazionalisti creando le basi per il profondo disagio e lo
sconvolgimento che si sarebbero prodotti l’anno seguente in
Jugoslavia.
Un rapporto della CIA in proposito, citato dal New York Times il 27
novembre 1990, annunciava una sanguinosa guerra civile.ii
A questa
decisione americana si aggiungevano anche:
-
Il Vaticano, favorevole all’indipendenza delle cattoliche Slovenia
e Croazia, auspicava l’eliminazione di ogni forma di comunismo
e il conseguente recupero alla Chiesa delle due regioni senza
dimenticare i beni ecclesiastici nazionalizzati dopo la guerra.
- La NATO,
in difficoltà, perché con la caduta del Muro di Berlino
cessava la
necessità di una difesa atlantica, doveva trovare una
ricollocazione.
- Le
Nazioni Unite con lo scioglimento dell’Unione Sovietica si
ritrovavano di fronte ad un’unica grande potenza senza oppositori,
gli Stati Uniti, che sembravano voler fare a meno dell’ONU.
In questo
intreccio di esigenze piuttosto che cercare il dialogo fra le parti
per arrivare ad un eventuale scioglimento pacifico, si preferì
lasciare deteriorare i rapporti fra le repubbliche fino al confronto.
Nel corso
di numerose riunioni fra i Presidenti delle sei Repubbliche federate,
i diversi tentativi di trasformare la Jugoslavia in un’ Unione
Balcanica fallirono per mancanza di una reale volontà da parte
di
Slovenia, Croazia e Musulmani di Bosnia. Queste ultime due
entità
seguivano un progetto preciso teso a ridefinire le loro aeree –
specialmente in Bosnia-Erzegovina - e a staccarsi dalla Jugoslavia.
E’
evidente che se due regioni di una nazione tentano di distaccarsi, il
governo centrale interviene con l’esercito per fare rispettare
l’integrità nazionale. Nel caso specifico l’intervento in
Slovenia e in Croazia dell’Esercito Federale Jugoslavo venne
comunicato all’opinione pubblica come un atto assoluto ed ingiusto
da parte del Governo, simile a quello dell’Unione Sovietica quando
invase Cecoslovacchia ed Ungheria che chiedevano l’indipendenza.
Questo era il prologo
di quanto stava
vivendo la Serbia in quel marzo 1999.
Per annullare il
Trattato di Versailles senza sollevare critiche, al contrario con la
piena approvazione
dell’opinione pubblica, era necessario inventare i presupposti per
giustificare la violazione della legge internazionale. A questo scopo
ricorsero ad un meccanismo per produrre disinformazione con l’aiuto
di note agenzie di comunicazioni, potenti lobby e appoggi politici,
soprattutto nel partito repubblicano americano. Molto denaro a
disposizione e politici internazionali consenzienti hanno fatto il
gioco. Nel corso degli anni si sarebbe assistito alle straordinarie
carriere di molti di loro.
I Serbi sottovalutarono
il potere
della disinformazione.
All’inizio della feroce campagna anti serba, avrebbero potuto
reagire, in realtà il governo dell’epoca guardava a questa nuova
arma impalpabile con un certo disprezzo. Quando hanno realizzato
quanto stava capitando e il danno causato era ormai troppo tardi.
Le notizie venivano
create gonfiando
alcuni banali
incidenti e trasformandoli in eventi dalle proporzioni enormi. Per
far muovere la macchina da guerra mediatica era necessario un enorme
investimento in denaro, ma il successo era assicurato. Sebbene tutti
sapessero che si trattava di un’invenzione, nessuno la
contraddiceva. Gli editori dei giornali venivano premiati con
importanti budget pubblicitari e i giornalisti che tentavano di
raccontare una realtà diversa, erano subito rimossi o
penalizzati.
Con l’incremento della disinformazione si era creata una vera gara,
senza etica professionale, per cercare lo scoop sanguinoso, la
notizia scioccante anche falsa o non confermata perché comunque
pagava.
Sulla
base della
mia esperienza
personale vorrei ricordare le diverse fasi con le quali passo dopo
passo la macchina dei Media ha trasformato la realtà. Oggi in
molti
film americani i cattivi
non sono più i tedeschi, ma i Serbi.
Nell’agosto
1991, la
Repubblica di
Croazia assunse l’agenzia Ruder
&Finn Global Public Affaire.
Durante quel periodo il governo della Croazia approvò la nuova
Costituzione, secondo la quale più di 600.000 Serbi e altre
etnie si
ritrovarono stranieri in patria. L’esodo serbo si aggirò sulle
40.000 unità nel 1992. Si trattava di una vera pulizia etnica,
ma
all’opinione pubblica si raccontava solo la pulizia etnica che i
Serbi avrebbero avuto intenzione di fare.
Quando
nel 1991 a
causa della nuova
Costituzione croata la Kraijna a maggioranza serba si staccò
dalla
Croazia formando la Republika Srpska di Kraijna, quanto era valso per
Slovenia e Croazia non era applicabile ai Serbi di Croazia. I Media
li definirono srebels.
La
comunicazione
ben pilotata era già
riuscita ad istillare nell’opinione pubblica un’immagine
semplicistica: le vittime da una parte e i crudeli persecutori comunisti
dall’altra: i Serbi.
Ho avuto occasione di
verificare come
le notizie erano
comunicate all’inverso.
Nell’agosto
1992
con sgomento
incontrai a Zagabria i nuovi ustascia. Vestiti di nero con una grande
U stampata sul davanti delle loro magliette, stivaletti e occhiali
rayban, uniformi evidentemente provenienti dalla Germania, entravano
ed uscivano da un palazzo in Piazza della Stazione dove si trovava la
sede del partito di estrema destra di Dobroslav Paraga – aveva il
6% al Parlamento croato. Non potevo credere ai miei occhi quando mi
fecero il saluto romano inneggiando a Hitler, Mussolini e Ante
Pavelić.
Era la prova della rinascita di un fascismo che avrebbe dovuto
sparire per sempre nel 1945. I Media, però non ne facevano
parola e
i Croati risultavano vittime del governo integralista di Belgrado.
Nel
maggio 1992, la
Repubblica
musulmana di Bosnia aveva richiesto i servizi della stessa agenzia. Alija
Izetbegović,
presidente del Partito Democratico Musulmano, pur non essendo stato
eletto nelle prime elezioni pluri partitiche, prese il potere, forte
del sostegno dei Paesi Arabi, dell’Iran e della Turchia. Il suo
scopo era di fare della Bosnia uno Stato islamico.
Con lo
scoppio della guerra civile in Bosnia si moltiplicarono le azioni di
disinformazione contro i Serbi. Non appena si spegneva l’eco di una
notizia, veniva rilanciata un’altra storia, Nell’estate 1992
uscirono le notizie dei campi di sterminio serbi e degli stupri in
massa di donne musulmane. Queste trovate fiorivano sempre prima di un
incontro internazionale, in questo caso in preparazione della
Conferenza di Londra del settembre 1992.
In
seguito la propaganda negativa subì un’accelerazione. Fin
dall’estate 1992, c’erano state delle marcate provocazioni messe
in atto dalle forze musulmane per sollecitare un maggiore intervento
militare occidentale contro i serbi e, in misura minore contro i
croati. Inizialmente queste provocazioni erano costituite
principalmente da attacchi senza senso alla stessa popolazione
musulmana, ma ben presto inclusero attacchi ad obiettivi occidentali
e delle Nazioni Unite.
Investigazioni da parte delle Nazioni
Unite e di altri
esperti militari inclusero fra queste azioni auto-inflitte la bomba
della fila del pane (27 maggio 1992), la sparatoria alla visita di
Douglas Hurd (17 luglio 1992), il tiro dei cecchini nel cimitero (4
agosto 1992), l’uccisione del presentatore e produttore televisivo
americano della ABC, David Kaplan ( 13 agosto 1992) e l’abbattimento
di un velivolo da trasporto dell’Aviazione Italiana G.222 in
avvicinamento a Sarajevo (3 settembre 1992). In tutti questi casi le
forze serbe erano fuori portata, e le armi usate contro le vittime
non erano quelle lamentate dalle autorità musulmano-bosniache e
dai
ripetitivi media occidentali.iii
Ironicamente malgrado le prove della responsabilità
dell’Amministrazione di Izetbegović nell’uccisione di un loro
dirigente, l’americana ABC TV ha continuato a sostenere la
dirigenza di Sarajevo e a demonizzare i Serbi.
La
bomba della fila del Pane valse la risoluzione 757 del Consiglio di
Sicurezza dell’ONU che imponeva dure sanzioni alla Jugoslavia,
formata ormai da Serbia e Montenegro, accusata di sostenere la
ribellione dei Serbi di Croazia e di Bosnia.
Nel
gennaio 1993 un mese prima della Conferenza sulla ex Jugoslavia
organizzata a Ginevra da Lord David Owen e dallo statunitense Cyrus
Vance, a Parigi comparvero grandi cartelloni che mostravano Slobodan
Milosević accanto a Hitler, sullo sfondo la torre di controllo di un
campo di concentramento. La campagna, articolata con interventi
televisivi, era stata organizzata da Médecins du Monde
l’istituzione
fondata da Bernard Kouchner.
Il
messaggio che si voleva far assorbire al pubblico era che i Serbi
dovevano essere penalizzati comunque senza diritto di difesa o di
replica, perché erano i nuovi nazisti.iv
La
disinformazione si sviluppava anche attraverso l’omissione come
nel caso
del
massacro della Sacca di Medak e di altri villaggi nel settembre 1993,
la pulizia etnica e i massacri della Kraijna occidentale il 1 maggio
1995, durante l’Operazione Flash e quelli della Kninska Kraijna il
4 agosto 1995 durante l’operazione Storm, che provocò l’esodo
di circa 250.000 Serbi che non hanno mai più potuto far ritorno
in
Kraijna. Un grande silenzio copriva anche l’uccisione da parte
della 28° legione musulmana di stanza a Srebrenica di oltre tre
mila
civili nella regione circostante fino alla città di Bratunac.
Il Presidente Clinton
sembrava avesse
promesso al Leader
Musulmano di intervenire militarmente contro i Serbi qualora le
vittime avessero superato il numero di 5000. Molto
abilmente Alija Izetbegović gonfiava le cifre delle perdite
espressamente, lo ha ammesso a Bernard Kouchner, durante una visita
di questo al suo capezzale di morte.v
Poi ci fu Srebrenica.
Personalmente
non
comprendo come si
possa definire genocidio la conquista di una città ai cui
abitanti
era stato offerto di rimanere o partire. Coloro che avevano scelto la
partenza erano stati imbarcati su autobus che li avevano trasportati
fino alla zona musulmana.
Quanto accadde ai soldati musulmani nei boschi intorno alla
città,
mentre tentavano di raggiungere la zona musulmana, rimane purtroppo
oscuro. Senza dubbio la rabbia dei parenti dei civili uccisi nella
regione fra il 1992 e il 1995 dalle truppe di Naser Orić
ha fatto scattare un meccanismo di vendetta. In che misura?
Nel maggio
del 1996 ero transitata vicino a Milići, gli americani della IFOR
avevano arrestato dieci Musulmani armati, sospettati di aver
trucidato tre Serbi. I dieci uomini erano stati consegnati alla
polizia serba di Pale. Non c’erano prove evidenti della loro
colpevolezza, conseguentemente furono schedati e rilasciati. I dieci
uomini risultarono appartenere a Laste, un gruppo estremista, e i
nomi di otto di loro figuravano nella lista degli scomparsi di
Srebrenica depositata dalla Croce Rossa Internazionale al Tribunale
di Zvornik.
La vicenda si è ancorata
all’inconscio collettivo, è
diventata leggenda. La storia inventata é stata sancita come
reale.
Così reale che a volte anche i Serbi stessi ci credono.
L’interesse
degli
Stati Uniti nei
Balcani era stato inizialmente tiepido, in seguito malgrado i dubbi
degli alleati più stretti, sotto la pressione delle lobby del
petrolio in favore dei Paesi Arabi, l’Amministrazione Clinton volle
assumere la leadership del conflitto e forzare una vittoria musulmana
in tutta la Bosnia Erzegovina. Il nocciolo di questa vittoria era di
dare potere alla dirigenza islamica di Sarajevo, sebbene questa
godesse soltanto del 20% di favore fra i Musulmani dei quali un terzo
appoggiava il gruppo moderato dell’ex presidente Fikret Abdić,
e senza considerare che due terzi della popolazione del paese è
cristiana. vi
L’Amministrazione
Clinton vedeva l’opportunità di creare una cintura di basi
militari intorno alla Russia. Nel caso particolare acquisì il
grande
aeroporto sotterraneo di Tuzla in zona musulmana – voluto da Tito
dopo il distacco dal Cominform nel 1948 nel timore di un’invasione
russa
Il
governo di Sarajevo per ottenere l’intervento definitivo americano
e della NATO organizzò due macabre messe in scena al mercato di
Markale, il 6 febbraio 1994 con il lancio di una granata. Vi furono
68 morti e 200 feriti ma non ottenne l’intervento. Solo il 28
agosto 1995 con la ripetizione dello stesso scenario (37 morti e 86
feriti), sempre alla presenza delle Telecamere, gli americani
bombardarono la Republika Srpska, non soltanto le alture intorno a
Sarajevo per alleggerire la pressione.
Il
14 dicembre 1995 a Parigi firmano la Pace di Dayton Slobodan
Milosević, Aljia Izetbegović
e il croato Franjo Tudjman. Da quel momento i Serbi di Bosnia sono
ufficialmente i vinti ed i colpevoli.
Si
poteva sperare che la tranquillità si ristabilisse nell’ex
Jugoslavia, che gli eccessi propagandistici rientrassero per poter
recuperare la normalità anche se sofferta e difficile, ma
così non
era stato programmato.
Nell’
Ottobre 1992,
l’opposizione
albanese del Kosovo, aveva firmato un contratto con l’agenzia
Ruder&Finn Global Public Affairs per
sviluppare la propria immagine.
Nel
1998 si
iniziò a parlare di
gruppi organizzati di albanesi kosovari che attaccavano la polizia
serba. I Media internazionali definirono l’UCK « terroristi »,
nel giugno dello stesso anno Richard Hallbrooke visitò i loro
accampamenti situati sopra Dećani.
Dopo di che i Media parlarono di « guerriglieri »
infine di combattenti
per la libertà di
Kosova.
Questa
promozione dell’UCK ha dato un’immagine più accettabile al
pubblico internazionale. Dopo la nuova definizione la milizia serba
fu accusata di uccidere la gente nei villaggi albanesi nella caccia
all’UCK. I Media non spiegarono che l’UCK si nascondeva dietro ai
civili albanesi che cercavano salvezza nei boschi e non raccontarono
che venivano rapiti più Albanesi che Serbi e che questi Albanesi
e
questi Serbi venivano rapiti perché favorevoli al dialogo e che
non
si sarebbero più rivisti vivi. I Media iniziarono a suggerire un
intervento armato per ragioni umanitarie.
Nel
giugno 1998 mi trovavo in Kosovo, il clima era molto teso. I Media
continuavano ad invocare un dialogo tra le parti, in realtà una
richiesta pretestuosa in attesa di far maturare gli avvenimenti fino
alla guerra, sempre mantenendo un’apparente rispetto della
legalità.
Slobodan
Milosević
aveva accettato tutti i punti imposti da Richard Halbrooke (Kosovo
Verification Mission: diminuzione
delle forze serbe, controllo aereo della NATO, spiegamento di forze
della NATO in Macedonia per proteggere i verificatori dell’OSCE),
ma l’Amministrazione Clinton aveva già la guerra in agenda,
bisognava accelerare il processo.
Il
venerdì
15 gennaio 1999
improvvisamente l’opinione pubblica internazionale si confrontò
con l’orrore della fossa di Raćak.
Era conseguente alla disinformazione degli ultimi anni che colpevole
fosse la dirigenza serba, ancora prima d’accertamenti medici sui
corpi martoriati. Le
autopsie confermarono che le amputazioni erano state inferte dopo la
morte in battaglia. I verificatori dell’OSCE non pubblicarono il
rapporto dei medici e lasciarono esplodere il caso.
Questa
macabra
scenografia doveva
servire da leva mediatica per arrivare alla
Conferenza di Pace al Castello di Rambouillet, dove la regia del
Segretario di Stato US, Margaret Albright, avrebbe impedito alla
delegazione albanese e serba di confrontarsi su degli argomenti
specifici. Il Segretario di Stato avrebbe pilotato, ignorando il
leader Ibrahim Rugova eletto dai Kosovari, il gruppo dirigente
dell’UCK verso l’accettazione di un accordo e imponendo alla
delegazione serba una postilla inaccettabile che avrebbe consegnato
la Serbia alla NATO come paese occupato.
Il 24
marzo 1999, iniziarono i bombardamenti sulla Jugoslavia: la Serbia e
il Montenegro furono martellati senza tregua per 78 giorni. Dal 24
marzo all’ 8 giugno, trenta-quattromila attacchi aerei furono
eseguiti da mille aerei.
Quando
i Media non
poterono tacere i bombardamenti sui mercati in pieno giorno, sui
profughi in fuga o sui treni con aiuti umanitari, l’ottimo lavoro
di agenzie di comunicazione come Ruder&Finn
Global Public Affairs, Hill&Knowlton, Saachi&Saachi,
McCann&Erickson et Walter Thompson
per minimizzare l’impatto sul pubblico formularono slogan come
“guerra
umanitaria”,
“azione di polizia
internazionale”, “danni collaterali”.
Finalmente
a Kumanovo il
10 giugno 1999 si conclude la
guerra per il Kosovo. Il Consiglio di Sicurezza dell’ ONU approva
la Risoluzione 1244 riaffermando l’impegno degli Stati membri a
rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della
Jugoslavia che all’epoca, era formata da Serbia e Montenegro. La
Risoluzione non è mai stata abrogata e rimase la base dello
stato
legale del Kosovo, regione serba, descritto come autonomia
sostanziale e significativa auto gestione, non indipendenza.
In quello stesso mese
gli USA
ottengono dagli Albanesi
mille acri al confine fra Kosovo e Macedonia, dove sorgerà la
maggiore base americana in Europa: Campo Bondsteel. Le altre basi a
contorno della Russia verranno scelte nelle ex nazioni satelliti
russe (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria Romania, Bulgaria) che gli
USA forzeranno a far entrare nell’Unione Europea, quando questa non
era ancora stabilizzata, non possedeva una Costituzione comune ed un
governo centrale efficace.
Come in altri casi precedenti la
disinformazione è silenzio, per cui si è raccontato il
meno
possibile sulla cruenta pulizia etnica che i Kosovari albanesi hanno
operato verso tutte le etnie non albanesi della regione. Poco si
è
raccontato sulla vita grama degli ultimi Serbi rimasti in Kosovo
inghettati in villaggi, minacciati e spesso uccisi. Su due milioni d’abitanti,
il 20% dei Serbi
è fuggito, il
5% di altre etnie anche.
Il 16 maggio 2006
partecipavo a
Bruxelles ad una Conferenza Internazionale ONG dell’OSCE, il mio
laboratorio era sul Kosovo. Partecipavano con me un funzionario
dell’OSCE, Franklin Devrieze, appena rientrato dalla regione dove
era stato per quattro anni, e il presidente dei Rom del Kosovo, Nedzo
Neziri. Nei mesi precedenti si erano verificati diversi mortali
incidenti con la popolazione serba. Devrieze dichiarò che la
situazione era ormai tranquilla, bastava semplicemente non usare auto
con la targa serba. Neziri gli mostrò allora le foto del
quartiere di Kosovska Mitrovica dove avevano vissuto circa diecimila
Rom. Le foto del 1999 mostravano qualche danno alle case dovuto ai
bombardamenti, quelle recenti provavano la distruzione totale del
quartiere.
Il
4 febbraio 2003 nasceva l’Unione di Serbia e Montenegro. Era la
definitiva cancellazione del Trattato di Versailles.
Nel
maggio 2006 il referendum organizzato in Montenegro sanciva di
stretta misura la separazione dalla Serbia. Jack Abramof, il noto
lobbista che aveva fatto tremare Washington per lo scandalo delle
mazzette ai membri del Congresso, aveva lavorato attivamente per Milo
Djukanović
ad ottenere gli appoggi politici e finanziari necessari alla
separazione del Montenegro dalla Serbia.
Il
primo maggio 2007 il Segretario di Stato del governo Bush,
Condoleezza Rice, annunciava a Washington, la firma del
trattato militare che permetteva agli Stati Uniti di dislocare
forze militari in Montenegro, amico e partner».
Grazie al
lavoro combinato di disinformazione e lobbying era stata smantellata
anche la Jugoslavia formata da Serbia e Montenegro.
Il
Montenegro è indipendente e libero di costituire la base per
traffici illeciti di ogni genere che fanno capo ad importanti
personaggi politici del paese, secondo le segnalazioni della polizia
italiana e dell’Interpol. Curiosamente le notizie in proposito non
hanno seguito.
Con
l’approssimarsi della dichiarazione d’indipendenza del Kosovo una ricerca di 124 pagine
(Operatività
della riforma del
settore sicurezza nei Balcani occidentali), commissionata dal
Bundeswher tedesco, presentata il 1 gennaio 2007 e tenuta
accuratamente segreta, riporta che a quasi 10 anni dalla fine della
guerra l’economia della regione si basa su contrabbando e crimine.
La giustizia non funziona. La polizia è dominata da paura,
corruzione e incompetenza. Gli USA hanno favorito i criminali
impedendo agli investigatori europei di operare. Questo comportamento
ha ovviamente reso gli americani vulnerabili al ricatto. In pratica
è
una società mafiosa infiltrata ai più alti livelli dello
Stato. Il
crimine organizzato, multimiliardario, ha legami ed esperienza di
terrorismo e spionaggio. Denaro proveniente da Arabia Saudita, Iran
ed altri paesi musulmani serve a finanziare l’arrivo d’armi e la
costruzione di moschee, non per migliorare le condizioni della
popolazione.
Gli
Stati Uniti non rispettano la Risoluzione delle NU 12 44 e violando
la legge internazionale sull’integrità di una nazione sovrana e
riconosciuta nei suoi confini, danno il consenso agli Albanesi del
Kosovo di proclamare l’indipendenza della regione serba il 17
febbraio 2008.
E’ la
legalizzazione di un atto illegale che può creare un precedente
pericoloso per altre nazioni con regioni irredentiste.
Infatti
molti membri della EU non riconoscono il nuovo Stato.
La Russia
ne approfitta poco dopo per sistemare i cambiamenti che Joseph Stalin
aveva apportato alla Giorgia negli anni ‘30.
Intanto il
padre del piano per l’indipendenza del Kosovo, Martti Ahtisaari riceve
il Premio Nobel per la Pace.
Il governo
serbo dell’epoca aveva indubbiamente commesso degli errori di
valutazione. Ma era difficile operare senza un potente supporter. La
Russia non era in condizione di farlo. Oggi?
Le giuste
rimostranze della Serbia potrebbero ottenere un risultato davanti
alla Corte Internazionale dell’Aja, quella vera, sono convinta
però
che grosse pressioni sono sistematicamente operate sul governo
perché
accetti il fatto compiuto. Magari con sottili minacce di favorire gli
indipendentisti della Vojvodina o del Sandjiak e la promessa di
entrare presto in EU.
Non è
facile chiedere il rispetto dei propri diritti nazionali dopo dieci
anni di demonizzazione.
La
situazione in Bosnia Erzegovina diventa sempre più complicata.
La
famosa democrazia, che gli USA intendevano insegnare, ha fallito con
tutte le tre etnie, arroccate in difesa dei propri diritti nazionali.
La volontà del governo musulmano di trasformare il paese in una
nazione islamica dalla Croazia alla Drina, seppure mantenendo un
basso profilo, preoccupa.vii
I
finanziamenti dall’ Arabia Saudita, la presenza
di circa duecentomila mujahedin arabi - giunti durante la guerra per
aiutare Izetbegović, a cui
il leader musulmano aveva conferito cittadinanza e residenza per
meriti di guerra - sono inquietanti. Molti sono terroristi,
dormienti, provenienti dai campi di addestramento organizzati in
Bosnia da Osama Ben Laden.
E’
nata anche AIO (Aktivna Islamska Omladina – Gioventù Islamica
Attiva) un gruppo paramilitare i cui dirigenti sono scelti fra i
mujaheddin. Il loro scopo, è la formazione di uno Stato islamico
in
Bosnia basato esclusivamente sulla charia,
ispirandosi all’Arabia Saudita. Personaggi politici importanti come
Haris Silajdžić e Hasan Muratović, hanno dichiarato pubblicamente
e insistentemente il loro proposito di trasformare la
Bosnia-Erzegovina in uno Stato islamico. Due terzi della popolazione
è cristiana, ortodossa e cattolica, mi chiedo cosa succederebbe
se i
Croati e i Serbi chiedessero ciascuno l’indipendenza o di diventare
regioni europee?
Forse
l’attuale crisi globale cambierà le cose, dato che non è
nemmeno
sicuro che l’Europa non si sfaldi come la Jugoslavia.
i
European Institution for Minority Issues, 1996
ii Bosnia
Tragedy, Sara Flounders, New York 1995
iii
Offensive in the Balkans, Yossef Bodansky
London 1995 page 54
iv Il Corridoio, Jean
Toschi Marazzani Visconti, La Città del Sole, 2006
v Les guerriers de la Paix,
Bernard Kouchner, Parigi 2003 – pag.. 372 – 374
vi Offensive
in the Balkans, Yossef Bodansky London 1995 pag. 13
vii
Spiegel on line The prophets fifth column – Islamist gain
ground in Sarajevo – Walter Mayr in Sarajevo
|
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Tema: Manifestacija povodom 10-e godišnjice NATO napada na SRJ
Dragi prijatelji
Prije svega dozvolite mi da vas sve skupa pozdravim ispred SRP-a
hrvatske i u svoje lično ime. Također želim se zahvaliti organizatorima
ove manifestacije, na ovoj hvale vrijednoj inicijativi, koja traje još
od samih brutalnih događaja, započetih pred deset godina.
Agresija, koju je tzv. međunarodna zajednica, a ustvari grupa
najbogatijih zemalja svijeta na čelu sa NATO i SAD, izvršila u proljeće
1999. godine na SRJ je u svojoj biti, klasičan primjer rata za prostor,
koji razvijeni centar vodi protiv nerazvijene periferije. Nakon podjele
koju je još 70-ih godina prošlog stoljeća zacrtala doktrina Brzezinski.
Taj rat je bio samo nastavak tektonskih društveno političkih procesa iz
90-ih godina prošlog stoljeća, kojih je cilj bio prodor krupnog
kapitala na istok i osvajanje novih teritorija.
Tim prodorom je kapitalizam, koji se našao u dubokoj krizi 80-ih godina
prošlog stoljeća ostvario svoja tri cilja i odgodio svoj silazak sa
društvene scene i odlazak u povjest, za jedan nedefinirani vremenski
period.
Ciljevi koje je kapitalizam postigao su:
-Ekonomski
-Politički
-Vojni
EKONOMSKI cilj sastojao se od:
Osvajanja novih tržišta.
Preuzimanja sirovinske, infrastrukturne i financijske baze,
novoosvojenih pdručja.
Dobivanja jeftine radne snage, bilo postojeće u zmljama u koje su
transferirali kapital ili one imigrantske u vlastitim zemljama.
POLITIČKI cilj se sastojao od eliminacije socijalizma u Evropi i
samoupravljanja u Jugoslaviji.
VOJNI cilj se sastojao od prodora na istok sa krajnjim ciljem
približavanja i opkoljavanja Rusije i Kine. I taj proces još traje.
Agresija na SRJ 1999. godine, osim što je bila dio opće strategije
osvajanja prostora, na način kako je izvedena po svojoj brutalnosti
imala je i zadatak kažnjavanja neposlušnog protivnika. Naime moćnici
najbogatijih zemalaja, vješto i lako su pronašli suradnike među
političkim elitama u zemljama bivšeg socijalističkog bloka, za rušenje
dotadašnjeg društveno-političkog uređenja koji su time vlastiti narod i
materijalne resurse predali globalnom krupnom kapitalu. Problem je
nastao na Jugoslavenskom prostoru. Posebno nepoželjan imperijalističkim
krugovima bio je njen model samoupravnog socijalizma, kao primjer
prirodne pozicije rada u društvu i dostojanstva radnika, koji bi bili u
stanju upravljat vlastitim sudbimama, uz pun državni suverenitet.
U procesu koji je dirigiran izvana, a realiziran iznutra, predani smo
na milost i nemilost svijetskim moćnjcima, pri čemu su vodeću ulogu
odigrale secesionističke republike Slovenija i Hrvatska, a po domino
efektu slijedile Bosna i Hercegovina i Makedonija, bez iole racionalne
potrebe, koja bi imala pokriće u ekonomskoj ili nekoj drugoj logici.
Jedinu prepreku osvajanju prostora, predstavljala je tadašni ostatak
nekadašnje države, SRJ. Koja je iako sa tada već promjenjenim
društveno-političkim uređenjem, percipirana kao zadnji bastion na putu
imperijalističkim moćnicima i zbog toga ju je trebalo kazniti. Da se
radi o kažnjavanju razvidno je već iz činjenice, da je međunarodna
zajednica primjenjivala različite kriterije, za pojedine republike i
narode bivše Jugoslavije. Uslijedila je brutalna agresija NATO snaga,
koje nisu nanjele SRJ velike vojne gubitke, usprkos činjenici, da je
odnos u ljudstvu i vojnoj opremljenosti između agresora i napadnutih,
bio do tada nezabilježen u vojnoj praksi. Iako su vojni gubici SRJ bili
relativno mali, zato su oni civilni i materijalni bili vrlo visoki.
Uništavana je infrastruktura i ekonomska supstanca zemlje, primjenom
najbrutalnijih sredstava, koja nemaju nikakvo vojno opravdanje, nego su
namjenjena materijalnim razaranjem civilnih objekata, često sa
katastrofalnim učincima. Vrhunac brutalnosti postignut je upotrebom
municije sa osiromašenim uranom, koja trajno kontaminira ambijent u
kojem žive ljudi, a o apsurdu upotrebe tih sredstava svijedoći
činjenica o velikom broju stradalih pripadnika agresorskih jedinica,
koje su manipulirale tom municijom.
Presedan par exelans učinjen je sada već prema državi Srbiji otimanjem
dijela njenog teritorija, mimo svih međunarodnih pravnih normi i
instaliranjem imperijalističkog protektorata na Kosovu i Metohiji sa
najvećom NATO vojnom bazom. Tim činom stvorena je jedna umjetna kvazi
državna tvorevina, bez vlastite privrede, od koje bi njeni građani
živili i koju nije priznalo oko tri červrtine zemalja u svijetu.
A čija je osnovna namjena biti odskočna daska SAD i NATO na putu prema
Kaspijskom bazenu. Ta je teza potvrđena lanjske godine u augustu, kad
su SAD i NATO stojeći jednom nogom na Kosovu i Metohiji pokušali drugom
nogom zakoračiti na Kavkaz , što im na sreću nije uspijelo.
Primjeri poput agresije na SRJ, rat u Afganistanu, penetracija u
područje bivšeg SSSR-a, namjera instaliranja raketnog štita u istočnoj
Evropi, generiranje kriza u svijetu, permanentnim sprovođenjem
institucionalnoga terora, koji potiče onaj očajnički
vaninstitucionalni, toleriranje Izraela u njegovoj genocidnosti i
supstitucija UN. Govore suprotno od onoga u što nas propaganda želi
uvjeriti, da NATO savez nije vojska mira u koji bi se prema vlastitoj
savjesti trebali svrstati svi koji žele mir, već vojska koja štiti spoj
načela i institucija kao što je kapitalističko vlasništvo i tzv.
Slobodno tržište, koje osigurava apsolutnu moć odabranih uskih
vlasničkih slojeva, nad najširim eksploatiranim radnim masama unutar
razvijenih kapitalističkih društava, te povlaštenih moćnih država nad
ogromnom većinom manje razvijenih država trećeg svijeta. NATO dakle
nije izolirana nepolitička vojna struktura, već sam kapitalistički
društveni sistem, odnosno njegov vojni izraz. NATO stoga nije vojska
naroda u što nas uvjeravaju, već vojska bogate manjine koja vlada
razvijenim društvima i svijetom i koja se mora braniti od siromašne
većine. Zato i nije nestao nakon ukidanja Varšavskog ugovora, kao što
su naivni očekivali, jer nestankom tog saveza nije nestao i glavni
neprijatelj bogatih, a to je siromaštvo i neravnomjerni razvoj svijeta,
kao neposredna posljedica svjetskog kapitalističkog poretka.
Pošto štiti manjinu od većine NATO ima nedvojbeno imperijalistički
karakter. Imperijalistički karakter NATO saveza osobito proizlazi iz
činjenice, da SAD imaju dominantnu ulogu u organizaciji svjetskog
kapitalističkog poretka, koju su zadobile nakon II sv. rata, istisnuvši
svoje evropske konkurente. SAD podaruje članstvo u NATO savezu i
određuju njegovu moć i strategiju. To najbolje pokazuje najnovija
strategija nacionalne sigurnosti SAD-a, u kojoj su javno iznesene
namjere najmoćnije države da svoju prevlast ostvaruje putem
prijetnje i korištenjem vojne sile, dakle oblicima moći u kojima
nema konkurencije. Osnovni cilj te strategije je spriječiti sve oblike
i izraze prijetnje moći, položaju i ugledu SAD u globalnom upravljanju
svijetom, radi održavanja nadzora nad svjetskim izvorima, danas
energije, a sutra pitke vode i sprečavanja socijalno-političkih gibanja
koje mogu ugroziti svjetski poredak vladavine kapitala i vodeću ulogu
SAD u njemu. Tom strategijom SAD uzimaju pravo, da po vlastitom
nahođenju vode «preventivni rat». Takvim pristupom odredbe
o samoobrani država, zajamčene poveljom UN, kao i cijelo međunarodno
pravo, postaju besmislene, a SAD imperator, svjetski policajac i
najveća prijetnja za svjetski mir.
Mir kojeg NATO želi osigurati je neka vrsta ograničenog mira za dio
Evrope i Sjeverne Amerike, kako bi se očuvala stabilnost
kapitalističkog poretka, ali na ostali svijet taj se mir ne odnosi. SAD
i ostale zapadne sile mogu pribjegavati nasilju protiv nepodobnih,
neposlušnih i slabijih širom većine svijeta.
NATO nije niti može biti zaštitnik većine polurazvijenih i razvijenih
država i naroda, jer on brani poredak, a ne zemlju. On brani
neravnopravnost i nikada ne bi branio socijalizam. NATO može samo
štititi vlast onih manjina u tim državama koje u svom interesu i
interesu svjetskog kapitala, a na štetu najširih narodnih i nacionalnih
interesa održavaju i produbljuju nejednakost.
Sve to naravno vrijedi i za zemlje nastale na prostoru bivše
Jugoslavije. NATO može biti zaštita samo onih snaga koje su uz
asistenciju svjetskog poretka opljačkale sva materijalna i društvena
dobra, koja su radni ljudi stvorili do secesije 90-ih i time stekle
ekonomsku i političku moć i tu moć sistematski dalje reproduciraju i
jačaju.
Ni po svojoj prošlosti, ni po svojim interesima, u budućnosti zemlje
nastale na prostoru bivše Jugoslavije ne pripadaju krugu
imperijalističkih sila, niti mogu očekivati da će ih razviti
multinacionalne korporacije i strane banke, pa ne treba ni tražiti
zaštitu od tih krugova, a još manje ratovati za njihove interese.
Naprotiv, kao male i polurazvijene zemlje ako žele svoj opstanak i
razvoj moraju se svrstati na stranu one većine koje svoj prioritet vide
u pravednijim ekonomskim i političkim odnosima i autentičnom razvoju
izvan imperijalnog saveza moćnih koga brani NATO. U NATO savezu svi mi
gubimo i posljednji atom svoje suverenosti, ali i dostojanstvo naroda
koji se nekada borio za bolji i humaniji svijet protiv svakog
imperijalizma.
Recentni događaji, koje eufemistički nazivaju ekonomskom ili monetarnom
krizom, iako se radi o krizi sistema. Upućuju na to, da je kapitalizam
odigrao svoju povjesnu misiju i nije više u stanju odgovoriti na
potrebe čovječanstva, te je nužno potrebno da siđe sa društvene scene,
jer je budućnost svijeta determinirana alternativom, socijalizam ili
barbarstvo
Vicenza/Beograd, 22-24. III 2009.
Kapuralin Vladimir
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Tema: Manifestazione in occasione del X anniversario della aggressione
della NATO contro la Repubblica Federale Jugoslava (RFJ)
Cari amici,
Prima di tutto vorrei salutare tutti voi a nome del Partito Socialista
degli Operai della Croazia ed a nome mio personale. Inoltre, vorrei
ringraziare gli organizzatori per questa manifestazione e per le loro
lodevoli iniziative che sono iniziate e durano sin dal periodo di
questi brutali eventi, accaduti dieci anni fa.
L'aggressione, che la cosiddetta comunità internazionale, ma in
realtà, un gruppo dei paesi più ricchi del mondo
capeggiati da NATO e Stati Uniti, ha realizzato nella primavera del
1999 contro la Repubblica Federale di Jugoslavia, rappresenta un
classico esempio di guerra per il territorio, che un centro ricco
conduce contro la sottosviluppata periferia. Dopo le divisioni
tracciate già negli anni '70 con la dottrina Brzezinski, quella
guerra era solo una continuazione dei cataclismi sociopolitici degli
anni '90 del secolo scorso, che hanno avuto per scopo l'avanzata del
grande capitale verso Est, assieme con la conquista di nuovi territori.
Con questa sua avanzata, il capitalismo con la sua crisi degli anni '80
del Novecento, ha realizzato i suoi tre obiettivi, posticipando, per un
certo lasso di tempo, la propria uscita di scena ed il proprio
inabissarsi nella storia.
Gli obiettivi che il capitalismo ha conseguito, sono:
-economici
-politici
-militari
L'OBIETTIVO ECONOMICO è consistito nella:
conquista di nuovi mercati.
Nell'impossessarsi di risorse, materie prime, infrastrutture e basi
finanziarie nelle regioni appena conquistate.
Nel reperimento di manodopera a basso costo, sia quella nei paesi dove
il capitalismo ha trasferito i capitali, sia quella arrivata con
l'immigrazione nei loro paesi.
L'OBIETTIVO POLITICO è consistito nella eliminazione del
socialismo in Europa, cosi come dell'autogestione in Jugoslavia.
L'OBIETTIVO MILITARE è stata la penetrazione all'Est allo scopo
del ravvicinamento alla Russia e alla Cina, e del loro accerchiamento.
Questo processo è ancora in corso.
L'aggressione del 1999 contro la Repubblica Federale Jugoslava, oltre
ad aver fatto parte di una strategia globale di conquiste territoriali,
per il modo brutale in cui si è svolta, ha avuto il compito di
punire un avversario disubbidiente. I governanti dei paesi più
ricchi del mondo hanno avuto gioco facile a reperire collaboratori tra
le élite degli Stati del blocco ex-socialista, al fine di
smantellare l'attuale sistema sociopolitico. Questi ultimi hanno
consegnato i propri popoli e le risorse materiali nelle mani del grande
capitale globalizzato. L'osso più duro era rappresentato
dall'area jugoslava. Il modello jugoslavo di socialismo autogestito era
particolarmente sgradito, dato che era caratterizzato dal ruolo
naturale e dignitoso del lavoro e dell'uomo lavoratore nella
società, capaci di autodeterminare il proprio cammino in una
piena sovranità statale.
In questo processo, diretto dall'esterno e realizzato all'interno del
paese, noi siamo stati consegnati alla mercé dei potenti del
mondo. Il ruolo centrale in tutto ciò, lo hanno svolto le
repubbliche secessioniste, Slovenia e Croazia, seguite con effetto
domino e senza alcuna vera ragione razionale, che avesse un fondamento
economico o di altro tipo, dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Macedonia.
La parte che allora rimaneva, la Repubblica Federale di Jugoslavia, era
l'unico ostacolo residuo di fronte alla conquista dei territori. La
Jugoslavia, che tra l'altro, in quell'epoca aveva un sistema
sociopolitico ormai diverso, era percepita come l'ultimo baluardo sul
cammino dei poteri imperialistici, e per questo motivo era necessario
punirla. L'esistenza di un elemento punitivo si evince dal fatto che la
comunità internazionale ha applicato criteri diversi per le
diverse repubbliche e popoli della ex-Jugoslavia. In seguito si
è scatenata la aggressione della NATO, che, tuttavia, non ha
inflitto grosse perdite militari alla Repubblica Federale di
Jugoslavia, nonostante una sproporzione mai registrata prima nella
tradizione bellica, tra le forze umane e militari dell'aggressore e
quelle del difensore. Sebbene le perdite militari della Repubblica
Federale Jugoslava siano state relativamente piccole, le perdite umane
e materiali sono state molto alte. Con l'impiego dei mezzi più
brutali esistenti e senza alcuna fondatezza dal punto di vista
militare, venivano in continuazione distrutte l'infrastruttura e la
base economica del paese. Si distruggevano edifici civili con effetti,
spesso, catastrofici. Il colmo delle brutalità fu raggiunto con
l'impiego delle munizioni ad uranio impoverito, che contaminano
l'ambiente dove vive la popolazione. All'assurdità di questi
mezzi si aggiunge l'enorme numero dei morti e degli ammalati tra i
militari delle unità dell'aggressore che hanno maneggiato questo
tipo di munizione.
Un precedente d'eccellenza è stato stabilito a scapito dello
Stato di Serbia, con il sequestro di una parte del suo territorio,
contro tutte le leggi internazionali, e tramite l'insediamento di un
protettorato imperialista, con la più grande base NATO in Kosovo
e Metohija. Con tale atto si è realizzata una creatura
artificiale para-statale, priva di base economica per i propri
cittadini, e che non è stata riconosciuta da circa due terzi
degli Stati del pianeta. Lo scopo principale di questo Stato è
quello di fare da trampolino agli Stati Uniti e alla NATO nella loro
avanzata verso il bacino del Caspio. Questa tesi ha avuto la sua
conferma ad agosto scorso, quando gli Stati Uniti e la NATO, tenendo un
piede in Kosovo e Metohija, hanno tentato di allargare l'altra gamba
verso il Caucaso, fortunatamente senza successo.
L'aggressione contro la RFJ, la guerra in Afghanistan, la penetrazione
nell'area ex-sovietica, l'intenzione di installare lo scudo
missilistico nell'Europa orientale, la generazione di crisi ovunque nel
mondo, l'applicazione permanente del terrore istituzionale che provoca
l'insurrezione del terrorismo extra-istituzionale, la tolleranza nei
confronti di Israele riguardo ai suoi comportamenti genocidari, la
sostituzione del'ONU - da tutti questi esempi traspare l'opposto di
quello di cui la propaganda ci vorrebbe convincere, e cioè che
la NATO sarebbe l'esercito della pace in cui, seguendo la propria
coscienza, si dovrebbero arruolare tutti coloro che desiderano la pace,
viceversa si tratta di una soldataglia che difende principi e
istituzioni quali la proprietà capitalistica e il cosiddetto
libero mercato, che garantisce il potere assoluto ad una ristretta
classe di possidenti sulle masse dei lavoratori sfruttati nelle
società del capitalismo avanzato, ed assicura il controllo sulla
stragrande maggioranza dei paesi del terzo mondo, meno sviluppati. La
NATO, dunque, non è una struttura militare apolitica ed isolata,
ma rappresenta il sistema sociale capitalistico, ovvero la sua
espressione militare. Per la stessa ragione, la NATO non è
un'armata popolare come ci vorrebbero persuadere, ma è
un'esercito della minoranza ricca che governa nel mondo dei ricchi, e
che dunque si deve difendere dalla maggioranza povera. Questo spiega
perché la NATO non si è estinta dopo la fine del Patto di
Varsavia, come molti hanno ingenuamente creduto. Con la dissoluzione
del Patto di Varsavia non è scomparso il principale avversario
dei ricchi: il mondo dei poveri, lo sviluppo sproporzionato di varie
zone del mondo come conseguenza diretta dell'ordine mondiale
capitalista.
Difendendo la minoranza dalla maggioranza, la NATO ha, indubbiamente,
un profilo imperialista. Il carattere imperialista della NATO deriva in
modo particolare dal fatto che gli Stati Uniti mantengono il proprio
ruolo dominante nell'organigramma dell'ordine mondiale capitalista,
conquistato dopo la II guerra mondiale, declassando i loro concorrenti
europei. Gli Stati Uniti con il proprio ruolo forniscono un elemento di
forza alla NATO e determinano la sua potenza e la sua strategia. Queste
caratteristiche si rivelano nel modo migliore nella nuova strategia
della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, per cui lo Stato
più potente del mondo dichiara pubblicamente i propri intenti
per realizzare la propria supremazia con le minacce e l'uso della
forza militare; forme di potere su cui non ha concorrenti. L'obiettivo
principale di questa strategia è prevenire tutte le minacce
contro la potenza, il ruolo e la reputazione degli Stati Uniti nella
gestione globale del mondo, allo scopo di sorvegliare le risorse
mondiali quali l'energia, o l'acqua potabile, e prevenire i movimenti
sociopolitici capaci di mettere in pericolo l'ordine mondiale in cui
governano i capitali assieme con gli Stati Uniti come Stato leader. Con
questa strategia, secondo la propria volontà, gli Stati Uniti si
assumono il diritto di condurre una "guerra preventiva". Con un tale
approccio, gli argomenti sull'autodifesa degli Stati, garantita dalla
Carta dell'ONU, dal sistema del diritto internazionale, perdono senso,
mentre gli Stati Uniti diventano l'imperatore, il poliziotto del mondo
intero e la più grande minaccia per la pace nel mondo.
La pace che la NATO vorrebbe procurare è una specie di pace
limitata all'Europa e all'America Settentrionale, affinché si
mantenga la stabilità dell'ordine capitalista, e questa pace non
riguarda il resto del mondo. Gli Stati Uniti ed altre potenze
occidentali hanno la facoltà di usare violenza contro gli
scomodi, i disubbidienti e i deboli nella stragrande maggioranza del
mondo.
La NATO non è, non può essere il difensore della
maggioranza dei paesi in via di sviluppo e di quelli sviluppati,
perché difende un ordine e non gli Stati. Essa difende la
disuguaglianza e non avrebbe mai difeso il socialismo. La NATO è
in grado di difendere soltanto il potere di quelle
minoranze che in tali Stati preservano ed approfondiscono la
disuguaglianza allo scopo della conservazione dei propri interessi e
degli interessi del capitale mondiale.
Tutto ciò, naturalmente, vale anche per gli Stati creati sul
territorio dell'ex-Jugoslavia. La NATO è soltanto in grado di
fungere da difesa per quelle forze che, grazie all'ordine mondiale,
hanno rapinato tutte le risorse materiali e sociali, create dai
lavoratori prima della recessione negli anni '90. In questo modo,
queste forze hanno ottenuto il potere politico e lo stanno
sistematicamente moltiplicando e rafforzando.
Gli Stati creati sul suolo dell'ex-Jugoslavia, per quanto concerne il
loro passato e i loro interessi futuri, non appartengono veramente alla
cerchia delle potenze imperialiste. Loro non possono neanche sperare di
ricevere dalle multinazionali o dalle banche straniere gli input per lo
sviluppo. Per questo motivo, non devono cercare protezione da questi
ambienti e nemmeno devono partecipare alle loro guerre. Tutt'altro;
siccome si tratta di Stati piccoli e appena sviluppati, qualora
cercassero sopravvivenza e sviluppo, dovrebbero schierarsi alla parte
di quella maggioranza che intravede le proprie priorità in
rapporti economico-politici più corretti, nello sviluppo
autentico, al di fuori delle alleanze imperialiste dei potenti, difesi
dalla NATO. Nell'alleanza con la NATO, tutti noi stiamo per perdere
l'ultimo atomo della nostra sovranità e dignità come
popolo che un tempo ha combattuto per un mondo migliore e più
umano, contro tutti gli imperialismi di questo mondo.
I recenti eventi, denominati eufemisticamente come crisi economica o
finanziaria, sebbene si tratti di vera e propria crisi del sistema,
indicano che il capitalismo ha ormai concluso la propria missione
storica e non è più in grado a rispondere alle
necessità dell'umanesimo. Per questa ragione è necessario
che esca dalla scena della società, perchè il futuro del
mondo sta davanti ad un'alternativa: socialismo o barbarie.
Vicenza/Beograd, 22-24. 03.2009.
Kapuralin Vladimir
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Speech by Fulvio Grimaldi
Mr. Chairman, Ladies, Gentlemen,
Let me express my thankfulness for having been invited to this
historical event, together with the joy to find myself among people who
have never relinquished their commitment to Serbia’s freedom and
sovereignty and their struggle against the powers of imperialism in the
name of human kind.
And let me remember my first encounter with the conflict between truth
and fraud regarding the events in the Balkans from 1991 onwards. On
24th March 1999, as a special correspondent in Italy’s State
Television, Rai Channel 3, our editors explained to us the Nato
aggression on Serbia and the bombing of Belgrade as a “humanitarian
intervention” that we journalists were called to support. This
incredible, unethical order was to be the last word I heard from my
editor-in-chief. On that very day I left RAI TV for ever, got myself a
camera and travelled by bus to Belgrade so see for myself. It became
one of my professional experiences that emphasized to what degree the
world’s media had tuned in with the fraudulent weapon of Nato, US and
imperialist propaganda. Everything that was published in the West
turned out to be defamation, distortion, lie, from the alleged
“ethnical cleansing” in Kosovo, which was suffered by the Serb and
other minorities rather than by the Albanians, to Milosevic’s
“dictatorship”, or Serbian “Nationalism”.
From that moment, on I committed my professional and political efforts
to rectify what had been told to an intoxicated public opinion,
realising a series of video documentaries on events between 1999 and
2001, on Nato atrocities, the formidable reconstruction in 2000, the
coup d’etat by Nato ant its quislings in 2001. At the same time I
worked as a special correspondent in Yugoslavia for “Liberazione”, the
Refounded Communist Party’s daily.
And in this capacity I was able to assess to what degree even the
allegedly antimperialist Left in Italy and in Europe had been
subjugated by the aggressor’s deceitful propaganda, Though deploring
the “excesses” of the war, the bombing of houses, hospitals, schools,
trains, industrial establishments, carried out with the obvious
intention of polluting Serbia’s soil, air and water and poisoning its
people, It accepted the false reasons of the socalled “humanitarian
intervention”, thus depriving large masses of the instruments and
arguments for solidarising with Serbia and its leadership. A sign of
the more general political, cultural and ideological decadence and
weakening of the Left in Europe. With a few other well-informed
colleagues and friends, I tried to oppose this wave of deception by
writing articles and books, showing my videos around Italy and Europe,
holding conferences.
When the Cia-instructed gang of Otpor worked to destabilize the Serbian
government and open it up to imperialist domination, I witnessed in
Belgrade the entire operation and reported it back to my newspaper. My
articles, though, were not published and upon my return to Rome I was
informed that they had been thrown in the dustbin for being “too
pro-Serbian and pro-Milosevic”. The editor of “Liberazione” went as far
as calling the Otpor provocateurs and saboteurs a “Serbian expression
of the no-global movement” and inviting it to the gatherings of this
movement. I witnessed President Milosevic’s arrest and subsequent
delivery to the enemies of his people and to the cangaroo-court in The
Hague. I cherish the moving memory and the privilege of having been the
last journalist to interview the president before the traitors threw
him into prison. I had seen how the Otpor mob had burned the ballots
that had given victory to the Serbian left-wing parties. I honestly
reported this back to my newspaper, but, again, I wasn’t believed and
my work was thrown away. To that extent had so-called anticapitalist
and anti-Nato leaderships submitted their independence of thought and
their honesty to the enemy. On the day of the coup d’etat,
“Liberazione” titled its first page “Belgrade laughs” and the other,
more authoritative daily, “il manifesto”, wrote over its entire first
page “Belgrade’s spring”.
As a journalist who had witnessed all the relevant events and was aware
of the enormous distortions and lies that were inflicted on the general
public, I committed myself to oppose with all my professional forces
the indecency of those who should have known and acted better. This
activity, together with my position as vice-chairman of the Committee
for the Defence of Slobodan Milosevic and as member of the Belgrade
Forum, produced considerable changes in large sectors of public
opinion, but also the final breaking of my relationship with Italy’s
organised Left and its media. Our job, mine and that of few other
honest fighters for truth and justice, also through the constant
denounciation of the ransacking of Serbia by foreign economic forces
and their local collaborators, as well as of the criminal treatment of
president Milosevic on the part of the Hague cangaroo court (headed by
Carla del Ponte, a shameless traitor to all principles of legality and
justice), was not an easy job. It was used by pro-imperialists and the
pseudo-left to demonize our efforts, together with their objects. Some
groups, especially in Turin, Trieste and Bari, were very active in
resisting those aggressions and provided material solidarity to the
needy in Serbia, as well as a valid contribution to the clarification
of events, a fundamental commitment. Italy could have done better, had
it not been for the opportunism of the official Left, the passivity of
the majority of the large Serbian diaspora in this country and the
ineffectiveness of certain pro-Yugoslavia groups, whose opportunistic
leadership preferred to abstain from controversial issues, such as the
defence of president Milosevic and other items relating to major media
distortions, and insisted rather on continuous historical exacavations
concerning the distant past of the fascist occupation in the Balkans.
This may have provided useful insights into precedents of Nato’s and
Italy’s aggression, but did non affect the much more urgent struggle
for rectification of present-day disinformation on Serbia and for
solidarity with all those that the West has successfully criminalised
in Serbia and in the Srbska republic.
The crimes successively committed by the US and its allies in Nato,
unleashed by the extremely dubious excuse of the 9/11 terror attacks,
in Afghanistan, Iraq, Pakistan, the atrocities continuously inflicted
by the Zionist expansionist regime on its Palestinian victims, the
general fascistisation process in the Western countries through
impoverishment and repression of the weak and poor at the hands of the
rich and powerful, have been an eye-opener for many. The “infinite war
against terrorism”, the invention of the “clash of civilisations” by
the extreme-right USraeli warmongers in order to submit the world to
their oppression, devastation and exploitation, has provided definite
proof of what the attack on Yugoslavia, starting with the secessions of
the early nineties,
was to introduce. After the experience of socialism, i.e. an
alternative and much better way of organising societies under the
principles of just distribution of wealth and of solidarity and peace,
and after the victorious liberation struggle by many nations that had
been colonised, the imperialist powers were trying, starting with the
first Gulf war and than with Somalia and the Balkans, to regain what
socialism and those struggles had taken from them.
But times have changed. The unbreakable resistance of peoples like the
Palestinian, Afghan and Iraqi, the beginning of social revolts in the
crisis-ridden capitalist countries, the resurgence of an independent
and dignified Russia, aware of its role in the world and a close ally
of the Serbian people, and particularly the great, revolutionary
changes in Latin America, from Cuba to Venezuela, from Bolivia to
Ecuador and other countries, seem to usher in a new epoch in history,
marked by the decline of imperialism. Under the cloak of the “clash of
civilisations” and the “war on terror”, which tried to pit the
“superior” West against Islamic peoples and the rest of the world’s
South, just as happened in past centuries with the claim of civilising
so-called “savages” and “primitives”, appears the reality of the
eternal aggression of the privileged élite against those that
are to subjugated and robbed or, simply, those that are in the way,
refuse to obey and defend their rights. Exactly like Serbia did
providing a shining example to all.
On the occasion of the Belgrade Forum on the tenth anniversary of
Nato’aggression, we in Italy who have experienced the truth, as
citizens of a country that was decisive in the destruction of
Yugoslavia and Serbia, consider it our fundamental duty to for ever
support the Serbian people’s struggle to recuperate its genuine
sovereignty, its social justice, its freedom, the territories it was
deprived of, its historical role among the world’s peoples that reject
war, unless it be for liberation. This means a common struggle against
Nato, as the expression of an international community whose character
is criminal and life-denying. We owe this to ourselves, to the truth,
but above all, in my personal feeling, to those that, defying
demonization and lies, committed themselves to the defence of the
Serbs, in Kosovo, Croatia, Bosnia and Serbia proper. Primarily to
Slobodan Milosevic who to the last moments of a life of honour, dignity
and courage, stood up against his killers.
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