|
|
Indice:
Scienziate/i contro la guerra: IMBROGLI
DI GUERRA
Lucio Triolo, Vincenzo
Caffarelli, Pietro Cagnetti, Giovanni
Grandoni, Antonella Signorini, Willy Bocola e Valerio Gennaro, Gli
effetti dell'inquinamento chimico, causato dai bombardamenti,
sull'ambiente e sulla salute umana in Serbia e nel Kosovo
=> Dr
Mirjana Andelković Lukić: Ekološke posledice
NATO bombardovanja naše zemlje
=> Dr Mirjana
Andelković Lukić:
Šest godina posle...
=>
NATO AGGRESSION OVER FR YUGOSLAVIA
League of
Yugoslav Communist Youth (SKOJ), 2006

Niš: una vittima delle
bombe a grappolo
lanciate dalla NATO sulla piazza del mercato
|
DOVE TROVARE LA DOCUMENTAZIONE
ESSENZIALE
SUI CRIMINI DELLA NATO?
|
La documentazione essenziale sulle conseguenze della aggressione del
1999 dei paesi della NATO contro la RF di Jugoslavia si trova - a cura
della Sezione Italiana del Tribunale Internazionale Indipendente sui
crimini NATO contro la Jugoslavia proposto da Ramsey Clark - al sito:
(anche in copia sul
nostro sito), vedi in particolare:
LE
DISTRUZIONI DELLA NATO SUL TERRITORIO DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI
JUGOSLAVIA
(anche
in copia sul nostro sito).
Vedi inoltre: MAGNUM
CRIMEN. Cronologia dei 78 giorni dei bombardamenti NATO sulla
Repubblica Federale di Jugoslavia (
Da "Ratni dnevnik" (Diario bellico), 24 marzo - 10 giugno. Edizione
straordinaria del quotidiano Borba,
Belgrado 1999)
* * *
Tutti i dati e la documentazione
fotografica sui
crimini di guerra commessi dalla NATO con i bombardamenti contro la RF
di Jugoslavia si trovano ad esempio ai siti:
Si veda in particolare la versione integrale del
"Libro Bianco" del governo jugoslavo:
(also here:
PART 1 (March 24- April 24)
PART
2 (April 25 - June
10)
http://www.balkan-archive.org.yu/kosovo_crisis/destruction/white_book2/ )
EN FRANCAIS:
les deux volumes du livre blanc des crimes de l’OTAN en
Yougoslavie 1999
http://otan99.chiffonrouge.org
Si vedano anche i
seguenti audiovisivi:
Presentazione
PowerPoint sul bombardamento nel
Kosovo (40 Mb)
realizzata dall' Associazione Non Bombe ma Solo Caramelle,
Trieste 2005
PANČEVO CITTÀ MORTA
PANČEVO MRTAV GRAD
Un film di Antonio Martino (2007)
sui bombardamenti NATO
contro il petrolchimico di Pančevo
SEDÌCI PERSONE
Le
parole negate del bombardamento della TV di Belgrado
di Corrado Veneziano
edito in DVD con il libro:
“Se dici guerra umanitaria", a cura di Corrado Veneziano e Domenico
Gallo,
Besa ed., 2005
Info: Ufficio stampa:
Daniela Binello - tel/fax 06
3208348
email blusole.db @flashnet. it http://www.sedicipersone.it
Oppure: Most za Beograd –
Un ponte per Belgrado in terra di Bari
via Abbrescia 97, 70121
BARI. most.za.beograd
@libero. it
BOMBE SULLE INDUSTRIE
CHIMICHE
di Sascha Adamek
La versione italiana del film
è stata curata dal Prof. A.Tarozzi
insieme al Laboratorio di Sociologia Visuale dell'Università di
Bologna.
Per averne una copia o per organizzare una
presentazione: tarozzi(a)spbo.unibo.it
... questa pagina
è in costruzione ...
Il treno passeggeri che
percorreva la linea Belgrado-Salonicco fu bombardato intenzionalmente
|
172 missioni in Kosovo dell'Aeronautica militare
italiana
|
Dal "Giornale di Brescia", Sabato 10 Luglio 1999
A guerra conclusa, svelati dal colonnello Francesco Latorre i numeri
dell'operazione "Alled Force"
Sesto Stormo, 172 missioni per il Kossovo
Da Ghedi sono stati schierati in Puglia 85 uomini e 12 velivoli, per
418 ore di volo.
Missioni di ricognizione e di attacco a terra.
"(...) L'altra sera il colonnello Latorre ha svelato tutti i numeri
della cosiddetta operazione Aled Force conclusasi il 10 Giugno con la
resa di Milosevic (sic). Lo ha fatto davanti ai militari del VI Stormo
e alle loro famiglie (cui e' andato il sincero ringraziamento del
comandante...) ma anche davanti al Generale Gargini, al prefetto, al
vicequestore e al comandante provinciale dei Carabinieri. Il colonnello
ha cominciato spiegando che, a causa della posizione centrale in una
zona perennemente in crisi (....), "l'Italia e' considerata una sorta
di portaerei nel Mediterraneo. Non a caso, nel corso dell'Allied Force,
l'85% delle missioni ha decollato dalle nostre basi". (...)
Naturalmente, gli uomini e i mezzi del VI stormo hanno fatto la loro
parte. Anzi hanno fatto molto. "L'impegno operativo del VI Stormo
- ha detto Latorre - s'e' concretizzato in missioni di ricognizione (2
sortite per due giorni la settimana) e in missioni d'attacco effettuate
in un primo periodo da Ghedi, poi da una cellula schierata a Gioia del
Colle (6/8 sortite giornaliere per 6 giorni la settimana)".
(...) da Ghedi in Puglia sono arrivati 85 uomini, 12 velivoli e 12
laser pod. ll rischieramento ha consentito di effettuare 418 ore di
volo, che si traducono in 172 sortite: 6 di ricognizione e 166 di
attacchi veri e propri, sferrati contro obiettivi selezionati di tipo
prettamente militare: depositi di munizioni, caseme, aeroporti. V'e'
inoltre da specificare che, per gli attacchi, sono state utilizzate
bombe a puntamento laser e a caduta libera.
Il colonnello Latorre ha anche spiegato come tecnicamente avvenivano le
missioni. Dopo la preparazione alla base, "i nostri aerei decollavano
da Gioia del colle, quindi, fatto rifornimento in volo sull'Adriatico,
si mettevano in "zona d'attesa" su cieli non ostili, tipo la Macedonia
e l'Albania: l'attesa dipendeva dal fatto che si viaggiava in pacchetti
di aerei e che ogni pacchetto aveva tempi precisi per entrare in azione.
Poi, quand'era il nostro turno, si andava sull'obiettivo, quindi,
seguendo rotte prestabilite, si tornava. Anche grazie alla preparazione
dei nostri equipaggi, tutto ha funzionato a meraviglia, tant'e' vero
che, nel 100% delle operazioni, uomini e mezzi sono rientrati alla
base" (...)
---
http://www.stripes. com/article. asp?section=
104&article= 61524
STARS AND STRIPES (USA)
Kosovo revisited: Aviano a
launching pad for NATO air strikes
Stars and Stripes, Mideast edition, Monday, March 23, 2009
AVIANO AIR BASE, Italy - The number of Air Force personnel stationed at
Aviano has shrunk in recent years due to the service's push to trim its
ranks. But 10 years ago, the numbers were going in the opposite
direction as Aviano became the service's main hub for Operation Allied
Force, with American and NATO personnel crammed into every available
space.
"Aviano was an incredibly busy place," said retired Lt. Gen. Daniel
Leaf, the base commander at the time. Leaf said the number of planes
flying from the base more than tripled during that span, topping 200.
And the number of personnel more than quadrupled.
Not only were more Air Force aircraft brought in, but the U.S. Marines
also came with their EA-6B Prowlers. NATO allies such as Canada, Spain,
Portugal and the United Kingdom brought in forces and aircraft.
Senior Master Sgt. David VanVlack was a staff sergeant on base at the
time. He said he remembers jets parked nose to tail along most of the
runway. "The parking was very intense," he said.
As were the level of operations.
Jets took off the first night of the attack and operations continued
around the clock for the next two months.
Roberto Restivo, a civilian liaison officer with the local Office of
Special Investigations detachment, was a technical sergeant at the
time. He was born and reared in Aviano, and said he remembers some
complaints from the locals
about the noise level. Some Americans had their car tires slashed
during the campaign. But most Italians appeared to support the
operation.
"Because it was so short, it didn't really impact the community all
that much," he said.
In fact, the campaign was entertainment for many Italians. Italian TV
crews set up their cameras on the other side of the fence from where
the jets took off and aired reports the opening night. Crowds of
onlookers followed, especially at night. Restivo, one of those
designated to coordinate with Italian law enforcement agencies, said
their crowd estimates topped 10,000 on some nights. That's until
authorities decided it was a good idea to close down the street and
limit access.
VanVlack said he recalls sitting in a parking lot after work with his
wife one night and watching the continual launch of planes. He realized
after his wife's awed reaction that it was the first time that most
family members had been so close to such an operation. "It was
awesome," VanVlack admitted.
Leaf said he will always be proud of the efforts of the pilots and
crews that managed to maintain such a pace for 78 days. But he said the
cooperation of Italian communities was essential. As was the work done
by hundreds of servicemembers and civilians who weren't part of the
crews.
For instance, a contingent from Ramstein Air Base in Germany set up a
tent city - designed to house 2,000 people - in less than 72 hours. "I
can talk hours and hours about the people at Aviano who didn't fly
combat, who made all it possible," Leaf said.
|
La NATO ha volutamente causato
una catastrofe ambientale in Jugoslavia
|
Con questa
sua relazione,
pubblicata per la prima volta nel 2000,
Michael Chossudovsky ha
fornito un documento definitivo e la prova
fotografica che,
contrariamente a quanto dichiarato da vari osservatori
internazionali, la
catastrofe ambientale del petrolchimico di Pancevo
non fu un "danno
collaterale" (ovvero un incidente di guerra),
tantomeno un caso
di negligenza criminale (intesa come il risultato di
un’indifferenza criminale
per le conseguenze).
La prova è
schiacciante. La NATO fece saltare in aria, intenzionalmente
e meticolosamente,
container di sostanze chimiche tossiche con
l’obiettivo di creare un
inferno ecologico.
All’inizio della guerra, la NATO aveva dato rassicurazioni all’opinione
pubblica mondiale riguardo alla “precisione nel colpire gli obiettivi”
e all’uso di armi sofisticate, allo scopo di evitare “danni
collaterali”, rischi ambientali inclusi:
“Facciamo tutto il possibile per evitare inutili danni collaterali.
Abbiamo preso la cosa molto sul serio, lavorato sodo, investito molto
tempo per pianificare le missioni.” (1)
Nel complesso petrolchimico di Pancevo, alla periferia di Belgrado,
invece, è successo proprio il contrario. La sorveglianza aerea e
l’utilizzo di immagini termiche satellitari non sono state utilizzate
soltanto per bloccare l’industria petrolchimica jugoslava, ma anche,
appositamente, per generare un disastro ambientale.
I raid aerei sul complesso di Pancevo iniziarono il 4 aprile 1999 e
continuarono inesorabilmente fino al 7 giugno. Del complesso di Pancevo
faveva parte anche una raffineria petrolifera (costruita con supporto
tecnico della Texaco) e un impianto per produrre un fertilizzante
agricolo chimico. L’impianto petrolchimico venne completamente
bombardato (41 bombe e 7 attacchi missilistici). Le aree bombardate si
trovavano a meno di 200 metri da abitazioni civili.
All’inizio del conflitto, gli operai dell’impianto furono coinvolti
nella rimozione dei materiali tossici, svuotando molti grandi serbatoi
e container di sostanze chimiche, soprattutto proprio al fine di
evitare i rischi di “danni collaterali”. Poco a poco capirono che la
Nato li stava osservando attraverso i sistemi di sorveglianza aerea e
da satellite. Le immagini termiche permisero agli strateghi militari
della NATO di sapere quali container erano stati svuotati e quali
rimasti pieni.
Tutti i manufatti nell’impianto di Pancevo, compresi i container pieni
di sostanze chimiche, emettono raggi infrarossi. I misuratori termici
possono captare, da una spia satellitare o da un aereo, i raggi
infrarossi emessi da qualsiasi oggetto collocato situato all’interno
dell’impianto petrolchimico e trasformare le letture in un video ad
alta risoluzione o in una foto.
I misuratori termici possono captare differenze di temperatura di 0,1
gradi, consentendo agli strateghi della NATO di “classificare” e
distinguere facilmente i container pieni da quelli vuoti. Gli aerei da
guerra NATO possedevano diversi sistemi avanzati come sensori
infrarossi e elettro–ottici. Le immagini satellitari termiche furono
trasmesse dal Centro aereo di operazioni combinate (CAOC) di Vicenza,
Italia, dove furono decisi gli attacchi dei bombardieri. Vennero anche
utilizzati altri sistemi di sorveglianza avanzata compresi i piccoli
aerei senza pilota (UAV), e aerei spia d’alta quota U2.
Secondo quanto riferito da un portavoce del Pentagono, l’U2 “scatta la
foto da un’ altitudine molto elevata, la rinvia in America dove viene
analizzata”. Da là “le coordinate esatte dell’obiettivo” vengono
passate al CAOC di Vicenza che poi le “trasmette ai piloti". (2)
Gli strateghi NATO possedevano inoltre informazioni dettagliate sulla
disposizione dell’impianto, pensato e realizzato da una multinazionale
edile americana, la Foster Wheeler (un’impresa specializzata nella
costruzione di impianti petrolchimici). La NATO sapeva benissimo dove
stavano le cose. Con crudele ironia, un investimento statunitense in
Jugoslavia (finanziato con denaro prestato dalla World Bank) è
stato
bombardato dallo zio Sam. I piloti in cabina sapevano di distruggere un
impianto “made in America”?
Molti container erano stati svuotati. Usando i rilevatori termici la
NATO era in grado di identificare quali serbatoi erano ancora pieni di
sostanze chimiche tossiche. Tra questi liquidi nocivi c’erano serbatoi
di etilene-dicloride (EDC), etilene, cloro, cloro-idrogeno, propilene,
e cloruro di vinile monomero (VCM). Come ben dimostrato dagli
ambientalisti, il cloruro di vinile monomero (CVM) usato per produrre
materie plastiche (es. resina PVC) è una pericolosa sostanza
inquinante
e cancerogena. Può anche provocare danni al cervello e al
fegato, oltre
che ai feti con gravi deficienze alla nascita.
Se l’unico intento della NATO fosse stato quello di chiudere
l’impianto, senza rischi ambientali “collaterali”, essa avrebbe potuto
farlo bombardando le attrezzature e i macchinari. Perché colpire
con
tanta precisione anche i serbatoi con i liquidi tossici?
Le "bombe intelligenti” non erano stupide: andavano dove gli era stato
comandato. La NATO ha selezionato scrupolosamente i container, le
cisterne e i serbatoi cha contenevano ancora sostanze tossiche. Secondo
il direttore dell’impianto petrolchimico, la NATO non ha colpito
nemmeno un solo container vuoto: “Non è stato un caso, ha scelto
di
colpire quelli pieni e le sostanze chimiche si sono riversate nel
canale che sfocia nel Danubio”. Inoltre, secondo il direttore
dell’impianto, le fuoriuscite di etilene–dicloride (EDC) hanno
contaminato 10 ettari di terreno nelle vicinanze dell’impianto (3)
Quando le bombe intelligenti colpirono i loro venefici obiettivi a
Pancevo, liquidi e vapori tossici si diffusero nell’aria, nell’acqua e
nel terreno. I container furono fatti esplodere o perforati
intenzionalmente. Nel complesso petrolchimico il terreno è ancora
imbevuto di etilene-dicloride tossico.
Secondo una relazione del Centro Ambientale Regionale per l’Europa
Centrale e Orientale (REC):
“Nel Danubio sono state riversate più di mille tonnellate di
etilene-dicloride provenienti dal complesso petrolchimico di Pancevo
(attraverso il canale che collega l’impianto al fiume). Più di
mille
tonnellate di natrium idrossido fuoriuscirono dal complesso
petrolchimico di Pancevo . Circa 1.000 tonnellate di idrogeno-cloro
confluirono nel Danubio”. (4)
Otto tonnellate di mercurio si riversarono nel terreno. Anche
l’impianto per il trattamento delle acque venne bombardato,
contribuendo così ad aggravare l’impatto ecologico. (5)
Gli strateghi militari NATO sapevano con precisione cosa stavano
facendo e quali ne sarebbero state le conseguenze. Il 4 aprile, nella
raffineria vicina, due missili NATO colpirono le stanze di controllo
uccidendo tre membri dello staff. L’impianto si incendiò
riducendosi a
un ammasso di macerie tossiche. Lo scopo era provocare un disastro
ambientale. La NATO si aspettava che, bombardando senza pietà
Pancevo e
atre zone abitate da civili, il risultato sarebbe stato di intimidire
Belgrado forzandola ad accettare l’Accordo di Rambouillet, compresa la
famigerata Military Appendix [l'"Allegato B" del testo proposto dalla
delegazione statunitense] che, essenzialmente, garantiva alla NATO il
diritto di occupare tutta la Jugoslavia.
A seguito dei bombardamenti, i Verdi tedeschi e gli esperti del
Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), oltre ad altri gruppi,
visitarono l’impianto di Pancevo. La relazione dell'UNEP tralascia gli
effetti ambientali causati dai bombardamenti, mentre sottolinea, nelle
sue conclusioni principali, che Pancevo e altri impianti petrolchimici
del paese erano già a rischio ecologico, ancor prima dei
bombardamenti,
a causa del basso livello degli standard ambientali. (6)
La relazione UNEP usa attentamente le parole per fungere da copertura.
Copre la NATO, minimizza la serietà della catastrofe ambientale,
mentre
biasima (senza fornire prove) le autorità jugoslave. Il sostegno
tacito
dell'UNEP alla legittimità dell’alleanza militare occidentale
arriva a
fargli formulare risultati che contraddicono quelli di altri studi
scientifici, compresi quelli del Regional Environment Center per
l’Europa Centro-orientale (REC), realizzati per la Commissione Europea.
(4).
La complicità dell'UNEP, un’agenzia specializzata dell’ONU che
ancora
si ritiene mantenga un minimo di integrità, è un ennesimo
sintomo del
deterioramento del sistema delle Nazioni Unite che sta svolgendo un
fondamentale ruolo nel fornire copertura ai crimini di guerra della
NATO.
[ FOTO: 1. Una "bomba intelligente" ha colpito questo container con
precisione assoluta 2. Il container sulla destra e' stato bersagliato
dalla NATO perche' era pieno di VCM, altamente cancerogeno. (Vedi alla
URL: http://globalresearch.ca/articles/CHO404B.html
) ]
Note
(1) Dichiarazione del Generale Chrles Wald del Pentagono, Dipartimento
Difesa, Conferenza Stampa, Washington, 12 Aprile 1999.
(2) Dipartimento Difesa, Conferenza Stampa, Washington, 14 maggio 1999.
(3) Intervista realizzata dall’autore a Pancevo, Marzo 2000
(4) Si veda la relazione del REC intitolata “Valutazione dell’impatto
ambientale delle attività militari durante il conflitto in
Jugoslavia”:
http://www.rec.org/REC/Announcements/yugo/background.html
(5) Intervista realizzata dall’autore a Pancevo, Marzo 2000
(6) Relazione UNEP dal titolo “Conflitto in Kosovo: Conseguenze per
l’ambiente e la popolazione”, realizzata per la Commissione Europea:
http://www.grid.unep.ch/btf/final/index.htmlhttp://www.grid.unep.ch/btf/final/index.htm
© Copyright M CHOSSUDOVSKY 2004
|
PANCEVO:
AGGIORNAMENTI 2004
|
da Alberto Tarozzi:
<< pancevo è una cittadina alla periferia di belgrado,
sede del
complesso petrolchimico piu grande della ex jugoslavia. balzo' agli
onore delle cronache quando la nato lo bombardo', nel 1999, causando le
premesse per una catastrofe ambientale e sanitaria a lungo periodo ben
piu grave dell'uranio impoverito.
il petrolchimico gia inquinava prima della guerra. ai tempi del
bombardamento divento l'origine di una catastrofe di proporzioni
imprevedibili. ma anche dopo ha ripreso a funzionare in condizioni di
insicurezza allucinanti attraendo
lavoratori che per sopravvivere oggi, nella miseria del dopoguerra,
è
disposta a rischiare il cancro nel breve periodo con un elevatissimo
grado di probabilita. dall'esterno pochi aiuti (tra quei pochi la
Provincia di Ravenna che ha fornito le apparecchiature per il
monitoraggio dell'aria). a livello locale qualche denuncia coraggiosa e
tante omissioni, col terrore che la conoscenza dei rischi portasse alla
chiusura di una delle poche occasioni di lavoro praticabili o al
boycottaggio di un'agricoltura contaminata. da questo cocktail
micidiale, sul finire dell'estate, è emersa una situazione
insostenibile.
il cancro e le intossicazioni sono li' e ora a ricordarci azioni
efferate di cui (per usare le parole di tom benetollo, testimone di
quei bombardamenti) ''dobbiamo, come italiani, vergognarci e chiedere
scusa''... >>
dall'archivio documentaristico di Zivkica Nedanovska due documenti, uno
sull'aria e uno sui casi di cancro:
Come si vive in una città in cui i
cittadini possono solo sognare l’aria pulita
FONTE: giornale 'Glas Javnosti' di Belgrado/ autore Milos Obradovic
SITO INTERNET: www.ekoforum.org.yu/
DATA:29.08.2004.
Negli ultimi giorni il cielo di Pancevo era coperto così
tanto di
nebbia e di fumo che i cittadini di Pancevo erano lasciati alla
mercè
del vento senza di che, dicono loro, non avrebbero potuto respirare.
Dai fumaioli di tre grandi fabbriche della zona industriale, uscivano i
gas dai colori e odori più diversi e nell’aria di Pancevo vi era
una
quantità enorme di sostanze tossiche, soprattutto benzene e
toluene che
non si dovrebbero trovare affatto nell’aria. Alla presenza
dell’ammoniaca i cittadini sono già “abituati”, è una
cosa già
diventata consueta, dicono loro. Tutte le cifre e i termini tecnici
degli elementi chimici presenti nell’aria di Pancevo hanno poca
importanza per le persone che sono costrette a respirare l’aria
inquinata ogni giorno. Loro sanno solo che quando non c’è il
vento,
devono scappare in casa e chiudere le finestre. Non si può dire
che non
diano retta all’ex ministra dell’ambiente A. Mihajlova che in un’
intervista, alla domanda del giornalista su cosa avrebbe consigliato ai
cittadini delle città molto inquinate, ha risposto: ”Loro vivono
in
quel modo da molti decenni, devono seguire gli indicatori
dell’inquinamento di quel giorno e proteggersi chiudendo le finestre”.
I cittadini dicono che fuori si può stare solo con le maschere
antigas.
Quando comincia a soffiare il vento, i cittadini di Vojlovica (il
quartiere accerchiato da tre fabbriche chimiche) possono tirare il
respiro. Allora i
gas velenosi vanno nelle altre parti di Pancevo o oltrepassano il
Danubio ed arrivano fino al quartiere belgradese Karaburma. Il peggio
è
che lì, a Vojlovica, abitano molti contadini che si occupano
dell’agricoltura e vivono della terra. Con tutti i veleni che cadono
sulla lora terra, si pone la questione di chi mangerà i loro
prodotti
quando li vorranno vendere.
“E’una catastrofe, quando comincia a sentirsi il gas giallo, subito
chiudiamo le finestre perchè non entri il puzzo in casa. Qui non
si
deve vivere, guardate come muore la gente, non solo i vecchi ma tanti
giovani e bambini. Solo che qui la gente non ha i soldi per trasferisi
in un altro posto” dice Janko Futo, abitante di questo quartiere
avvelenato.
“Non si sa cosa sia peggio, quando il fumo giallo comincia a
pizzicare
agli occhi o quando comincia si comincia a percepire quel bianco che sa
di uova guaste. O quando cade la rugiada e fa scendere l’ammoniaca sui
campi che brucia tutto. Qui vivono quasi tutte le popolazioni locali e
i giovani che
lavorano in una delle fabbriche chimiche. Non hanno dove andare” dice
Andrija Berecka di Vojlovica.
“Qualche volta voglio morire da quanto puzza. Il peggio lo viviamo
durante la notte. Forse la pressione atmosferica è più
bassa e l’aria
inquinata scende e soffoca tutti qui a Vojlovica. Vi dico sinceramente,
era meglio quando ci bombardavano, allora le fabbriche non lavoravano e
non puzzava niente, ecco fino a quale punto siamo arrivati. Scherzi a
parte, quando comincia a soffiare la nostra buona “kosava” ci sentiamo
sollevati perchè il puzzo va altrove” dice Paja Beracka,
pensionato di
Vojlovica.”Questo non è da ieri o da dieci giorni.
Noi viviamo in questo modo già da oltre vent’anni. Siamo
già abituati
alle esplosioni e così, quando qualcosa esplode nelle fabbriche
vicine,
non non ce ne accorgiamo più. Qualche volta lì vediamo il
fuoco. Gli
operai lo spengono e così via, non cambia niente. Mi state
dicendo che
siete giornalisti. Lo scrivere e i giornali non ci sono di grande
aiuto. E’ difficile che qualcuno ci aiuti. Questa situazione dura da
quando sono state costruite le fabbriche fino a oggi. Non credo che
adesso cambi qualcosa” dice rassegnato questo vecchio abitante di
Vojlovica.
Non è bene vivere a Pancevo, come dicono gli stessi abitanti di
Pancevo. Però non possono o non vogliono fuggire tutti.
Perciò è
importante che le autorità locali in collaborazione con i
responsabili
delle tre fabbriche chimiche riducano l’inquinamento al livello
più
basso. Per la gente che vive a Pancevo, soprattutto nei quartieri
più
vicini alle fabbriche, non ha nessuna importanza se si tratti del
fattore umano o della tecnologia arretrata. Non ha importanza neanche
come il problema si risolverà. Per loro è importante solo
che possano
respirare normalmente senza la paura per cosa possano respirare.
Dieci diagnosi di cancro solo in un giorno
a Pancevo
FONTE: giornale”Blic' di Belgrado/ autori M.Gligoric, M.Ivanovic.
SITO INTERNET: www.ekoforum.org.yu/
DATA: 28.08.2004.
La dottoressa Sonja Vjetrov, capo del Reparto oncologico nella Casa
della salute a Pancevo, ha effettuato recentemente dieci nuove diagnosi
di cancro in dieci nuovi pazienti solo in un giorno. Secondo le sue
parole, “non è affatto strano perchè il numero degli
ammalati di cancro
a Pancevo sta crescendo
sempre di più, di anno in anno. Al primo posto si trova il
carcinoma
alla mammella, dopodichè viene subito il carcinoma degli organi
respiratori. La situazione è allarmante e non c’è tempo
da perdere. In
questi giorni sento i responsabili
della zona industriale che dicono che filtri e impianti per la
ripulitura dell’aria sono molto costosi e che non ci sono soldi per la
loro installazione. Però, sono del parere che ci sia qualcosa
molto più
costoso e cioè la vita umana” aggiunge la dottoressa
Vjetrov. I dati
che raccoglie e evidenzia l’Istituto comunale per la protezione della
salute confermano la gravità e la complessità della
situazione
sanitaria a Pancevo. Seconde le parole della dottoressa, capo del
reparto di medicina sociale, si sta notando l’aumento degli
ammalati
per malattie respiratorie. In particolare sono colpiti i bambini in
età
prescolastica fino a sette anni. I piccoli abitanti di Pancevo
sono
più esposti a queste malattie che i loro coetanei in altre parti
della
Serbia. Inoltre, si sta notando un aumento notevole delle gravidanze
problematiche e di bambini che nascono con deformazioni. Per adesso
ciò
è inspiegabile e non se ne
può individuare con la certezza la causa.
“Se gli abitanti di Pancevo rimarranno ancora esposti alle
concentrazioni elevate di benzene cancerogeno, ci si potrebbero
aspettare, a livello annuale, cento casi di una forma rara di
leucemia
dei bambini” - questa la prognosi
terribile annunciata al giornale “Blic” dal dottor Martin Judzin di
Chicago che studia già da vent’anni l’influsso del benzene sulla
salute
umana. Il giornale”Blic” si è rivolto a questo esperto americano
dopo
il tentativo non riuscito di avere la risposta dai tossicologi serbi.
Infatti, questi ultimi avevano rifiutato di commentare i dati secondo
quali, nella zona
industriale di Pancevo, si emetteva benzene con una
concentrazione che
arrivava a 150 microgrammi al metro cubo. Tutti gli esperti stranieri
contattati hanno chiesto ai giornalisti di”Blic” di verificare se
davvero si trattava di 150 microgrammi
o di uno sbaglio. Se il dato è vero, dicono loro, e nessuno non
intraprende niente, allora si tratta di un crimine orribile. L’esperto
americano spiega che è stato dimostrato scientificamente che se
c’è la
concentrazione di uno solo microgramma al metro cubo nell’aria, su
centomila abitanti uno si ammalerà di leucemia. Se la
concentrazione è
di 10 microgrammi al metro cubo, su diecimila di persone, si
ammalerà
una persona e quando si avesse una concentrazione di 100 microgrammi al
metro cubo, su mille abitanti, uno sicuramente si ammalerà
di leucemia
- dice il dottor Judzin. Però, la concentrazione del benzene a
Pancevo
era 150 microgrammi al metro cubo.
|
PANCEVO: AGGIORNAMENTI 2005
|
AMBIENTE: SERBIA, PANCEVO MAGLIA NERA EUROPEA
(ANSA) -
BELGRADO, 9 MAG - Saranno necessari almeno 500 milioni di euro per
bonificare l'area di Pancevo, il centro industriale a ridosso di
Belgrado che dopo i bombardamenti della Nato della primavera 1999 si e'
conquistato il poco invidiabile primato di citta' piu' inquinata
d'Europa. Lo indicano i primi risultati di un programma di monitoraggio
e riqualificazione organizzato dal ministero dell'ambiente italiano,
presentati oggi nella sede dell'ambasciata d'Italia dal direttore
generale del dicastero Corrado Climi, dal ministro serbo per l'ambiente
Aleksandar Popovic, dal sindaco di Pancevo Srdjan Mikovic e
dall'ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi. 'Pancevo action
program' - questo il nome dell'iniziativa, che l'Italia finanzia con
circa 5 milioni di euro - si prefigge di precisare entro i prossimi due
anni non solo i settori di intervento, ma anche i singoli progetti - al
momento ve ne sono 27 allo studio - e le modalita' con cui potranno
essere finanziati, utilizzando sia risorse internazionali, che statali,
che private. Un piano integrato che dovra' proporre per Pancevo, polo
essenziale per l'economia serba, un modello di sviluppo sostenibile in
linea con le convenzioni e i protocolli internazionali, incluso il
protocollo di Kyoto, e che potra' essere esportato anche in altre zone
della Serbia. Nella fase uno del progetto, un team di esperti italiani
- ora affiancati anche da colleghi serbi - ha individuato gli
interventi prioritari in settori quali la qualita' dell'aria e
dell'acqua, la gestione dei rifuti e delle scorie, la bonifica del
suolo e delle falde acquifere, il monitoraggio e la formazione
professionale, nonche' il miglioramento dell'efficienza energetica.
Pancevo ospita un complesso di industrie ad alto rischio di
inquinamento, quali fabbriche di prodotti chimici e raffinerie, che nel
corso degli anni hanno contaminato il suolo e le falde acquifere. Ma la
vera e propria catastrofe ambientale e' venuta con i raid della Nato,
che per giorni hanno ininterrottamente colpito la zona industriale.
''Subito dopo i bombardamenti - ha sottolineato il sindaco Mikovic - la
quantita' di sostanze tossiche nell'amosfera superava di 10.000 volte i
piu' elastici fra i limiti fissati dalle convenzioni internazionali. E
oggi non va molto meglio''. A rischio non sono solo i 7.000 addetti
delle fabbriche o i 130.000 abitanti della citta', ma anche zone della
vicina Belgrado, che dista solo 10 chilometri. Statistiche ufficiali
sull'incidenza delle malattie legate all'inquinamento non esistono, ma
gli ospedali della zona e della capitale denunciano un drammatico
aumento di casi di tumori alle vie respiratorie - un particolare tipo
di cancro al polmone e' stato ribattezzato 'Pancevo' dai medici
dell'istituto oncologico di Belgrado - e di malattie dell'apparato
respiratorio. (ANSA). OT
09/05/2005 21:50
|
"Deca
optužuju" / I bambini accusano
|
... I media raccontano
che, per il delitto commesso negli Stati Uniti contro un suo compagno
di squadra sportiva, lo studente serbo Miladin Kovačević ha dovuto
pagare un risarcimento di 900.000 dollari alla parte offesa. L'intera
opinione pubblica, che si era tanto turbata, ha così potuto
finalmente tranquillizzarsi. Sono state anche prese in considerazione
sanzioni contro la Serbia... E per i serbi, invece, che cosa è
lecito dire? Quale sarà il modo con cui si metterà in
pace la loro opinione pubblica, dopo la morte degli 81 bambini
trucidati dalle bombe della NATO? Queste le domande poste da Živojin
Aleksić, criminalista e professore nella Facoltà di
Giurisprudenza di Belgrado.
Aleksić ha recensito il libro-documento „Deca
optužuju (Bambini accusano)”, pubblicato nel 2000 da parte del Comitato
Jugoslavo per la collaborazione con l'Unicef, che racconta dei bambini
uccisi durante bombardamento da parte della NATO.
I pogibije dece su bile
„kolateralna šteta”
Tokom bombardovanja
NATO-a, u svojim domovima, dvorištima ili izbegličkim kolonama
nastradalo je 81 dete
... Pa tada smo mi htele da pravimo kolače, moja sestra Juca, to smo
htele da bude za tatu... Onda smo mi krenuli da kupimo nešto za te
kolače... Moja sestra i ja smo bile pozadi, a sestra Juca i Olja i
Mirko bili napred, krenuli su da pređu most u Murinu. I onda je
doletela ta bomba i oni su poginuli... Sahranili su ih tamo na
groblju...
Ovako je pre deset godina, tada sedmogodišnja, Teodora ispričala
sudskom veštaku kako su za vreme NATO agresije poginuli njena rođena
sestra, sestra od tetke i drug na mostu u Murinu 30. aprila 1999.
godine. Od 24. marta, kada je počelo NATO bombardovanje, pa narednih 78
dana, ukupno je ubijeno 81 dete. Tačno pre jedne decenije u Srbiji deca
su stradala u svojim domovima, u dvorištima, autobusima, vozovima, na
pašnjacima dok su čuvala stoku... Za njihovu smrt niko nije
odgovarao, civilne žrtve tada je NATO opravdavao zloglasnim terminom
„kolateralna šteta”.
– Čitamo u medijima da je, zbog delikta studenta Miladina Kovačevića, u
Americi isplaćena naknada oštećenoj žrtvi u iznosu od 900.000 dolara.
Celokupno javno mnjenje SAD jedva se smirilo, pošto je to obeštećenje
plaćeno. Pretilo se i sankcijama... A šta ćemo mi da kažemo? Kako naša
javnost da se smiri zbog 81 ubijenog deteta? – pita se Živojin Aleksić,
kriminalista i profesor na Pravnom fakultetu u Beogradu.
Aleksić je i recenzent knjige
dokumenata „Deca optužuju”,
koju je izdala Jugoslovenska komisija za saradnju sa Unicefom 2000.
godine, a govori o deci ubijenoj tokom bombardovanja. Istu knjigu
jugoslovenski Komitet za zločine predao je Haškom tribunalu.
– Imao sam tu čast i tugu da budem recenzent ove knjige, koju je
priredio sada pokojni Ilija Simić. Ovo je najtužnija recenziju u mojoj
naučnoj karijeri, zato što ova knjiga, o kojoj je reč, predstavlja krik
i vapaj za pravdom i obeštećenjem – ističe Aleksić.
U knjizi nalazimo spisak ubijene dece, njihove podatke, fotografije iz
porodičnog albuma, ali i fotografije leševa... Sve su to potresne priče
i slike koje se teško zaboravljaju. Recimo, najmlađe ubijeno dete imalo
je između tri i četiri meseca. Stradalo je na putu Prizren – Suva Reka
prilikom bombardovanja kolone albanskih civila. U toj koloni poginulo
je ukupno 23 deteta.
– Po svim pravilima krivičnog postupka, obavljeni su uviđaji
i obdukcije. Pogibije dece su tokom bombardovanja 1999. godine
dokumentovane, a prikupljeni dokazi pravno validni – kaže Aleksić.
V. Dugalić
[objavljeno: 02/06/2009]
---
I BAMBINI
UCCISI DALLE
BOMBE
NATO
DECA POGINULA OD NATO BOMBI
CHILDREN KILLED BY NATO BOMBS
Da: "Vladimir Krsljanin"
- Data: Mer 25 Giu 2003 16:45:29
Iz knjige «Deca optuzuju» - From the book «Children
Accuse»
1.AHMETAJ ARBRNOR -
AVDO, 4, Korisa
2. AHMETAJ AGRON, 10, Korisa
3. BERISA ELVIS, 17, Prizren
4. BERISA ESAD, 12, Prizren
5. BESIM VALJETA, 6, Djakovica
6. BRUDAR JULIJANA, 10, Plav
7. GASI DEA, 9, Pristina
8. GASI DENISA, 4, Pristina
9. GASI REA, 6, Pristina
10. DACIC SENAD, 18, Besnik
11. DIMIC DRAGANA, 12, Staro Gradsko
12. ZIVANCEVIC MIODRAG, 8, Djakovica
13. ZECIRI NERCIVANE, 17, Djakovica
14. ZULJFERI BECIR - BECA, 14, Prizren
15. ZULJFERI KASANDRA, 3, Prizren
16. ZULJFERI MAKSUM, 2, Prizren
17. KASTRATI KUJTIM, 1, Orahovac
18. KNEZEVIC MIROSLAV, 14, Plav
19. KOPOLA ARIJETA, 13, Podujevo
20. KOPOLA MERLJINDA, ?, Podujevo
21. KOPOLA MERUSA, ?,
Podujevo
22. KOPOLA CAVIT, 15, Podujevo
23. KOPOLA FLJORINDA, 18, Podujevo
24. KODZA BURIM, 14, Kacanik
25. KODZA VALJDET, 15, Kacanik
26. KODZA EDON, 4, Kacanik
27. KODZA OSMAN, 14, Kacanik
28. KODZA FISTIK, 5, Kacanik
29. KRASNICI ERNEST, 3, Orahovac
30. KREPNIK HAJDARAJ, 16, Djakovica
31. KUKAJ ALJBON, 14, Korisa
32. KUKAJ FLJORINDA, 5, Korisa
33. LUGICI ARTA, 13, Lipljan
34. MAKSIMOVIC OLIVERA, 13, Plav
35. MILENKOVIC SANJA, 16, Varvarin
36. MILIC VLADIMIR, 12, Surdulica
37. MILIC MILJANA, 15, Surdulica
38. MILOVANOVIC MILOMIR, 17, Surdulica
39. MITIC IRENA, 16, Nis
40. NIKOLIC GORDANA, 18,
Vladicin Han
41. OSMANI EDON, 14, Djakovica
42. PAVLOVIC DAJANA, 5, Ralja
43. PAVLOVIC STEFAN, 8, Ralja
44. PAJAZITI VIOLETA, 16, Djakovica
45. PAJAZITI VJOLCA, 18, Djakovica
46. PALJUSI DIJANA, 5, Korisa
47. PETROVIC MARIJA, 15, Podujevo
48. PETROVIC NIKOLA, 17, Podujevo
49. PECOLI BESMILJE, 17, Prizren
50. RADULOVIC ADAM, 18, Nis
51. RAKIC MILICA, 3, Batajnica

|
L'ANGELO UCCISO DALLA NATO
All'epoca i giornali serbi scrissero che i bombardamenti della NATO
avevano ucciso un angelo. Il 17 aprile 1999 alle ore 21:45, Milica
Rakic, 3 anni, è diventata la prima vittima della operazione
militare «Merciful angel» (angelo misericordioso), a
Batajnica, un villaggio presso Belgrado. La Chiesa ortodossa serba oggi
va verso la sua canonizzazione. Sull'affresco disegnato dal diacono
Nikola Lubardic figura la scritta: «la bambina Milica, santa
martire, uccisa dalla NATO».
La bimba era nel bagno quando una bomba a frammentazione l'ha colpita,
quella sera. Al bambino nato un anno più tardi dalla famiglia
Rakic è stato dato simbolicamente il nome Angela. La piccola
Milica sarebbe la 78esima santa della Chiesa serba.
(Fonte: Réseau Voltaire
via Alerte
OTAN, 18/2/2005)
|
52. ROGLIC MARKO, 16, Novi Pazar
53. SIMIC MARKO, 2, Novi Pazar
54. SMAJLJI BERSADA, 7, Djakovica
55. STANIJANOVIC BRANIMIR, 6, Aleksinac
56. STOJANOVIC MILICA, 13, Pavlovac
57. TASIC DALIBOR, 18, Vranje
58. TOSOVIC BOJANA, 1, Kursumlija
59. DZAFERI REZARTA, 6, Korisa
60. DZAFERI SERANDA, 2, Korisa
61-81. 20 nepoznate dece uzrasta 3 meseca do 18 godina, Korisa
/20 unknown children aged 3 months to 18 years, Korisa
|
URANIO "IMPOVERITO" / DEPLETED URANIUM
|
DOCUMENTI:
=> «L'Italia chiamò»:
Un'inchiesta racconta la quotidianità di tre ex militari malati
di tumore dopo missioni in Bosnia, Kosovo e Iraq ( CdS
29/6/2009)
=> 2006: Commissione parlamentare
d’inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito
il personale militare italiano impiegato nelle missioni internazionali
di pace, sulle condizioni della conservazione e sull’eventuale utilizzo
di uranio impoverito nelle esercitazioni militari sul territorio
nazionale. Report (Marzo 2006), formato PDF
Relation of Italian
parliamentary committee on DU related diseases among military personnel
Report of the Italian parliamentary committee of inquiry on the deaths
and serious illnesses that have struck the Italian military personnel
employed in international peacekeeping missions on the conditions on
the conservation and use of depleted uranium in military exercises on
national territory. Published on 1 March 2006.
1st report on Sardinia Mission (October 2005): comm_parl_1sardegna.pdf
2nd report on Sardinia Mission (October 2005): comm_parl_2sardegna.pdf
=> 2002: Terza "Relazione
Mandelli" sugli effetti dell'U238, formato Word
=> 2001: ALCUNE TESI E FATTI SULL'URANIO
IMPOVERITO (DU), SUL SUO USO NEI BALCANI, SULLE CONSEGUENZE SULLA
SALUTE DI MILITARI E POPOLAZIONE
M. Cristaldi, A. Di Fazio, C. Pona, A. Tarozzi, M. Zucchetti del
Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra (mirror
dal sito della Fond. Pasti)
=> 1999: Scienziate/i contro la guerra: IMBROGLI
DI GUERRA
Nicola Pacilio e Carlo
Pona, Uranio impoverito
ARTICOLI E
AGGIORNAMENTI:
=> 2010: Eleven
Years After The Bombing: Depleted Uranium in NATO Bombs Remains Deadly
=>
2010: Nuova Commissione Parlamentare
Sulla GU n. 65 del 19-3-2010 è pubblicata la Delib. (Senato) 16
marzo 2010: "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta
sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale
italiano impiegato nelle missioni militari all'estero, nei poligoni di
tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, in relazione
all'esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici
dal possibile effetto patogeno, con particolare attenzione agli effetti
dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione
nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle
esplosioni di materiale bellico e a eventuali interazioni".
=> Armi
ad uranio, radioattività di “basso livello” e bimbi deformi
di Paul Zimmerman (Global Research , 1 gennaio 2010)
In english: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16726
=> URANIO
IMPOVERITO: EMANATO
REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE LEGGE SUI RISARCIMENTI / Condannato il ministero: 1,4 milioni ai
familiari di un militare (2009)
=> Fallout of
Serbia Bombing 'Continues to Kill'
by Vesna Peric
Zimonjic (March 27, 2009)
=> Aggiornamenti DU 2008-2009 Updates
=>
Aggiornamenti DU 2005-2006 Updates
=> Rosamilia et al.
(2004): Uranium Isotopes, Metals and Other
Elements in Lichens and Tree Barks Collected in Bosnia-Herzegovina
.
Journal of Atmospheric Chemistry 49, 447
=> Uranio
Depleto, DU: una calamità assassina?
di Dr. Doug Rokke (28 dicembre 2002)
=> Depleted uranium 'threatens Balkan cancer epidemic'
By Environment
Correspondent Alex Kirby (1999)
=> DU weapons
usage during other wars / L'uso di
armi al DU in altri conflitti:
--> UN priorities for investigating
uranium and other suspected illegal weapons in the Israel/Lebanon
conflict. August 2006 Dai Williams, independent researcher Eos,
Surrey, UK
LINKS:
ricerca testuale
nell'archivio di JUGOINFO, ad es. "uran" oppure "U238"
http://www.allvoices.com/s/event-5464864/aHR0cDovL25ld3MuYmJjLmNvLnVrLzIvaGkvc2NpZW5jZS9uYXR1cmUvNDA4MTIyLnN0bQ==
Friday, July 30, 1999 Published at 18:50 GMT 19:50 UK
Sci/Tech
Depleted uranium
'threatens Balkan cancer epidemic'
By Environment
Correspondent Alex Kirby
A British scientist says the Americans' use of depleted uranium weapons
in the war with Serbia is likely to cause 10,000 extra deaths from
cancer.
A British biologist, Roger Coghill, says he expects the depleted
uranium (DU) weapons used by US aircraft over Kosovo will cause more
than 10,000 fatal cancer cases.
Mr Coghill, who runs his own research laboratory in south Wales, was
speaking at a London conference called to discuss the use by American
and British forces of DU in Iraq in the 1991 Gulf war.
High radiation levels
He said there had been evidence in other parts of the Balkans of
elevated radiation levels during and soon after the war with Serbia.
In mid-June scientists at Kozani in northern Greece were reporting that
radiation levels were 25% above normal whenever the wind blew from the
direction of Kosovo.
And Bulgarian researchers reported finding levels eight times higher
than usual within Bulgaria itself, and up to 30 times higher in
Yugoslavia.
DU is a by-product of the enrichment of uranium for making nuclear
weapons and reactor fuel. It is 1.7 times heavier than lead, and is
used for making armour-piercing rounds.
Safety controversy
Both the Pentagon and the Ministry of Defence insist that it poses no
significant danger. But Mr Coghill says that, while DU in its inert
form is safe enough, when it strikes a target it does become a real
danger.
"In an impact DU catches fire, and much of the round is turned into
burning dust. The particles are extremely small, they can travel up to
300 kilometres. They are also beta-emitters, which are dangerous if
inhaled."
The particles can then lodge in the lungs, resisting the body's
attempts to flush them out, and can wreak havoc with the immune system.
They can migrate to any tissue, though they often make for the kidneys.
Using calculations based on the Pentagon's statement that one in five
of the rounds fired by its A-10 aircraft over Kosovo were DU munitions,
Mr Coghill estimates that more than 500,000 DU rounds were fired, of
which half detonated.
He says that would have resulted in the release of about one
thirty-thousandth of the amount of radiation released at Chernobyl in
1986. "But that was in the form of caesium on the ground. This is
free-floating particulate matter."
Delayed effect
Mr Coghill says the maximum effect will be reached about six months
after the war, and he thinks the first cancers - probably leukaemias -
will start to show up about a year after that.
"Throughout the Balkan region, I calculate that there will be an extra
10,150 deaths from cancer because of the use of DU. That will include
local people, K-FOR personnel, aid workers, everyone."
He accepts that doubts remain over the effects of DU, and says it is
vital to listen to critics who suggest that the higher cancer rates
seen in parts of Iraq may have been caused by chemical weapons instead.
However, Mr Coghill notes that Bosnia, where DU weapons were used in
1995, was not attacked with chemical munitions, unlike Iraq.
"No epidemiological study can ever prove causality - all it can do is
show an association. For proof, you need human, animal and cellular
studies. All of those have been carried out on DU, and they support the
association," says Mr Coghill.
"The total evidence is strong that DU is behind Gulf War Syndrome, and
the increased rates of disease in Iraq - and in Bosnia.
"The birth deformities seen in the Gulf are identical to those seen in
Bosnia, and in the children of some US service personnel who were
exposed to DU."
He says there is telling confirmation of his distrust of DU. It comes
in the form of evidence submitted by radiation physicists at the
University of Maryland to the US Department of Energy in April on the
long-term use of DU.
"They concluded that DU should never be used in a battlefield scenario,
because of its hazards to health."
|
AGGIORNAMENTI 2005-2009
UPDATES:
|
http://www.serbianna.com/news/2005/02239.html
Associated Press -
December 13, 2005
Serbia Cleans Up Depleted
Uranium From 1999 NATO Bombing
BELGRADE - Serbian authorities are completing the clean-up of depleted
uranium left by the North Atlantic Treaty Organization's 1999 bombing
campaign, the Environment Ministry said Monday.
More than six years after the alliance used depleted uranium shells in
air strikes against government troops fighting Kosovo Albanian
separatists, the clean-up of the radioactive pollutants has been
finished at a major site in southern Serbia, the ministry said.
Nuclear experts and clean-up teams removed 3,468 cubic meters of
contaminated soil from the Borovac site, 280 kilometers south of
Belgrade, where 44 depleted uranium shells exploded.
Depleted uranium, a byproduct of radioactive enriched uranium, is used
by U.S. and U.K. air forces in armor-piercing weapons. It was heavily
used in the Persian Gulf and, to a smaller extent, in the Balkans.
Although less radioactive than enriched uranium, depleted uranium is a
heavy metal suspected of causing birth defects and cancer if inhaled or
ingested, particularly if it enters the food chain or contaminates
water.
Serbia's authorities have previously cleaned up two similar locations
in southern Serbia following recommendations by United Nations experts,
who analyzed samples of water and soil from the targeted areas.
The ministry said one more site remains to be cleaned up next year.
www.glassrbije - 29. settembre 2008.
La Kfor è stata
avvertita della presenza dell’uranio impoverito in Kosovo
Dopo l’arrivo in Kosovo nell’anno 1999 i membri della brigata Occidente
della Kfor hanno ricevuto il manuale nucleare-biologico-chimico, sulla
copertina del quale è disegnato un teschio, come il segno
ammonitore del pericolo radiologico, scrive il giornale tedesco
Nachrichten. L’ammiraglio italiano Falco Accame ha recapitato una copia
del manuale alla redazione del giornale. Dopo la carriera militare
l’ammiraglio Acame è diventato deputato e attivista
dell’Associazione per la protezione dei militari che si sono ammalati
dopo il contatto con l’uranio impoverito durante le missioni di pace.
Nel manuale c’è scritto che i veicoli e il materiale
dell’esercito serbo possono rappresentare un pericolo per le persone
che verranno in contatto con essi. Gli esperti affermano che questo
manuale è il primo riconoscimento ufficiale che la NATO durante
i bombardamenti contro la Serbia nell’anno 1999 metteva l’uranio
impoverito non soltanto nei proiettili ma anche nei missili.
---
Javno.com (Croatia) - November 17,
2008
DEPLETED URANIUM
NATO Still Killing People
in Kosovo
Over the 78 days of NATO bombing, a total of 31,000 shells with
depleted uranium, weapons banned by international treaties, were
dropped in Kosovo. Back in 1999 NATO carried out a 78- day shelling of
Serbia and Kosovo. They allegedly used depleted uranium which continues
to kill people. Nine years after NATO’s bombing of Serbia, the North
Atlantic Treaty Organisation is still taking lives in Kosovo, Serbia’s
Pressonline reported. The NATO allegedly used shells with depleted
uranium which are still today causing an increase in the number of
cancer patients. Prior to 1999, the number of Serbs who suffered from
malignant tumours was three times lesser, according to the statistics
of Serb hospitals. In Kosovo’s Kosovska Mitrovica in 2005 there were 38
percent more cancer patients than in 2004. In those two years, a total
of 3,500 cancer cases in Kosovo Albanians were diagnosed. Globally, six
people out of a thousand suffer from malignant tumours on average. In
the Kosovska Mitrovica hospital, there are 200 cancer patients to 1,000
people. NATO used weapons banned by international conventions? After
2000, groups of experts in atomic energy tested water, food, air,
plants and animals to establish the damage caused by radiation from
NATO shells. Beta and Gamma radiation was higher than the permissible
level and radiation was discovered in the soil, water, plants and
animals. After it gets into the soil, it takes some 250 years for
depleted uranium to degrade. The conclusions of the studies were that
the environment on 100 locations in Kosovo was not safe for animals or
people, but no bans or moving of the population was carried out.
European peace troops stationed in Kosovo knew there was great danger
of radiation in these areas. Italian military experts concluded in 2005
that 34 soldiers had died from leukaemia and various malignant tumours.
Since then 150 soldiers from Kosovo were sent home. In mid-2000 NATO
published a map with 112 marked locations that had been shelled with
depleted uranium. Over the 78 days of NATO bombing, a total of 31,000
shells with depleted uranium, weapons banned by international treaties,
were dropped in Kosovo.
---
http://www.allvoices.com/s/event-5464864/aHR0cDovL3d3dy5qYXZuby5jb20vZW4td29ybGQvbmF0by1zdGlsbC1raWxsaW5nLXBlb3BsZS1pbi1rb3Nvdm8vMjA0NTAw
NOVEMBER 17 2008 12:04h
DEPLETED URANIUM
NATO Still
Killing People in Kosovo
Back in 1999 NATO carried out a 78-day shelling of Serbia and Kosovo.
They allegedly used depleted uranium which continues to kill people.
Nine years after NATO’s bombing of Serbia, the North Atlantic Treaty
Organisation is still taking lives in Kosovo, Serbia’s Pressonline
reported. The NATO allegedly used shells with depleted uranium which
are still today causing an increase in the number of cancer patients.
Prior to 1999, the number of Serbs who suffered from malignant tumours
was three times lesser, according to the statistics of Serb hospitals.
In Kosovo’s Kosovska Mitrovica in 2005 there were 38 percent more
cancer patients than in 2004.
In those two years, a total of 3,500 cancer cases in Kosovo Albanians
were diagnosed.
Globally, six people out of a thousand suffer from malignant tumours on
average. In the Kosovska Mitrovica hospital, there are 200 cancer
patients to 1,000 people.
NATO used weapons banned by international conventions?
After 2000, groups of experts in atomic energy tested water, food, air,
plants and animals to establish the damage caused by radiation from
NATO shells. Beta and Gamma radiation was higher than the permissible
level and radiation was discovered in the soil, water, plants and
animals. After it gets into the soil, it takes some 250 years for
depleted uranium to degrade.
The conclusions of the studies were that the environment on 100
locations in Kosovo was not safe for animals or people, but no bans or
moving of the population was carried out.
European peace troops stationed in Kosovo knew there was great danger
of radiation in these areas. Italian military experts concluded in 2005
that 34 soldiers had died from leukaemia and various malignant tumours.
Since then 150 soldiers from Kosovo were sent home.
In mid-2000 NATO published a map with 112 marked locations that had
been shelled with depleted uranium. Over the 78 days of NATO bombing, a
total of 31,000 shells with depleted uranium, weapons banned by
international treaties, were dropped in Kosovo.
---
http://www.russiatoday.ru/Top_News/2009-03-24/Cancer__NATO_s_time_bomb_in_the_Balkans.html
Cancer: NATO´s time
bomb in the Balkans
24 March, 2009,
22:23
Tuesday marks the 10th anniversary of the beginning of the
three-month NATO bombing campaign of the former
Yugoslavia - and a decade later, the wounds of the war are still
felt.
Throughout the areas which have been affected by NATO
bombings, hundreds of people are dying of cancer. Experts
say that this may be a result of uranium shells being used.
A little cemetery in Bratunac, Eastern Bosnia became the final
resting place for a number of cancer victims. A local resident,
who preferred to remain anonymous, gave RT the names of
some who are buried there. He says they all died of cancer.
Read more
Djoko Zelenovic, who worked in the local military repair factory,
died from the disease at the age of 65. The 35 year-old mother
of two small children also rests here.
There used to be no more than one or two funerals a year in
this small Serbian village in Eastern Bosnia. Since NATO
dropped bombs on Sarajevo in the summer of 1995, the
number has climbed to as many as one or two deaths a month.
Nikola Zelenovic´s parents are buried here. He says they were
healthy until the NATO bombings and is now spearheading an
investigation.
Nikola says that "my family lived throughout the war years in
the town of Hadjici. My father was working in one of the
factories there when NATO bombed it. His health problems
started soon afterwards. He died from lung cancer. My mother
died a year and a half after him from Leukemia. My parents
were never sick before."
Starting on March 24th, 1999, for three months NATO bombed
Serb targets in the Former Republic of Yugoslavia. Four years
earlier its forces had bombed Bosnia-Herzegovina.
Their aim was to end the fighting between Serbs and
Albanians who lived in the areas.
But they left a time bomb behind them. In the years that
followed, hundreds of people living in the areas that were hit
have died of cancer
In Kosovo, the number of cancer patients has grown three
times over the last ten years, while in Bosnia-Herzegovina,
already more than a thousand people have died from cancer.
Doctor Slavko Zdrale has treated several cancer patients over
the past years and boldly advances theories on the subject:
He told RT that "a few years ago we started noticing that there
was as many as five times the number of people dying of
different kinds of cancer as compared to the number of people
who had been sick before the war."
"We worked out that 90% of them came from areas NATO had
bombed and from areas where ammunition with uranium was
used. Nobody in the international community took much notice
until Italian soldiers who were stationed in those areas started
dying from cancer-related illnesses."
In Pale, Bosnia-Herzegovina, the war crimes court is recording
evidence of an increased number of cancer patients. The court
says that the pieces of ammunition found in the bombed areas
had a much higher level of radiation than is internationally
allowed. Investigators are convinced that this radiation is the
underlying cause of cancer.
Simo Tusevljak, the coordinator of the Research and
documentation of war crimes, stated that "we believe that this
was a deliberate attempt by NATO forces to kill as many
people as possible. It was also a chance for the West to test
new weapons." .
"But there is nothing we can do," he added. "We cannot file
any complaint against NATO because all those involved have
diplomatic immunity. A NATO soldier can kill and never be
prosecuted. But perhaps one day some senior officials from
NATO who ordered the bombings will be prosecuted. I believe
the order came from high up."
NATO hasn't commented on the claims and has dismissed
Serbian and Italian investigations.
There has been no other independent research conducted on
the subject.
The little cemetery in Bratunac is already full. But locals fear
the number of cancer victims will continue to grow for at least
the next fifty years, or for as long as it takes for the air to clean.
Ten years after the NATO bombings, the alliance still has a lot
to answer for. But no matter when those answers come (or
whether they will come at all) they will be too late for the
cancer victims.
---
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12883
Fallout of Serbia
Bombing 'Continues to Kill'
By Vesna Peric Zimonjic
Global Research, March 27, 2009
Antiwar.com - 2009-03-24
Ten years after the NATO bombing of Serbia, concern is rising over a
rise in the number of reported cases of cancer.
Some 15 tons of ammunition fortified with depleted uranium was dropped
by way of more than 50,000 bombs and missiles in the 11 weeks of
bombing of Serbia in 1999. The targets of the North Atlantic Treaty
Organization (NATO) bombing were 116 locations, mostly in southern part
of Serbia and the Kosovo region.
...
Depleted uranium (DU) is placed at the tip of bombs for piercing the
armor of tanks and heavy military vehicles. Although weakened in the
production process, the uranium remains highly toxic.
Experts disagree on the impact of depleted uranium on health. Some say
that the aerosol produced on impact and combustion of DU ammunition can
cause cancer and affect the kidneys, brain, liver, and heart. But some
studies have found no significant impact on health or the environment.
The United Nations Environment Program (UNEP) sent a mission only in
2000, which focused on 11 spots in Kosovo and concluded that there was
"no detectable widespread contamination of the ground surface by DU. A
number of contamination points were identified by the mission but most
of these were found to be only slightly contaminated."
A report by the World Health Organization (WHO) in 2001 came to a
similar conclusion. However, British expert Keith Bavestock who was a
part of the WHO team told Belgrade daily Politika that "not all data
available to the WHO was included in the report." This, he said, "does
not mean that the report is false; it is incomplete."
Local doctors have their own reports.
Nebojsa Srbljak, a physician from the Kosovan town Mitrovica, which
still has a large Serb population, has spoken of a tenfold rise in
leukemia cases. "Leukemia among children in Kosovo was at the rate of
one per thousand before 1999," he told media representatives. "Since
1999, it rose to 1 percent."
Dr. Srbljak who is cooperating with an oncology clinic in the Kosovan
capital Pristina, said that Albanian doctors too had told him there was
"a significant rise" in the number of cancer patients since 1999. In
the whole of Kosovo the cancer rate before 1999 was 10 among 300,000
people, and "today it stands at 20 among 60,000," he said.
"It's one tumor each day we're discovering now," radiologist Vlastimir
Cvetkovic told IPS. "Prior to 1999 it was one in three months. And this
is not just due to better diagnostics, as our working conditions were
and remain modest. Besides, it's now younger and younger people, and
children we're having as patients."
An alarming rise in cancer cases has been recorded also in neighboring
Bosnia-Herzegovina, where DU was used by NATO against Bosnian Serb
forces earlier in 1995. According to official figures, more than 300
people from the Sarajevo neighborhoods Hadzici and Han Pijesak in
eastern Bosnia died of cancer from 1996 until 2000. Hadzici was
inhabited and held by Bosnian Serbs during the war. It later came under
the jurisdiction of the central Muslim-Croat government in Sarajevo.
"It's a pretty high number," local doctor Slavica Jovanovic told IPS.
"But this seems to be a subject no one is willing to tackle. People
from Hadzici have resettled elsewhere, and at the level of
Bosnia-Herzegovina there's no will to go into it."
DU-related health problems have been reported among Italian soldiers
who served as peacekeepers in Bosnia and in Kosovo. Several have died
of cancer, and their families are now in a battle to prove that working
and living next to DU-contaminated areas had proved fatal.
For Serbian authorities, DU problems seem as far away as Kosovo now,
despite the fact that some 100,000 Serbs still live there, most of them
near the divided town Mitrovica.
"Some 4,000 veterans have been under constant scrutiny as they were up
to 50 meters from the point of impact of DU ammunition," Milan Misovic,
head of the Working Medicine Department of the Military Medical
Academy, told Serbian media. "So far, there is no increase in cancer
among them. However, some changes can be expected in the next 10 to 15
years."
© Copyright 2005-2007 GlobalResearch.ca
Web site engine by Polygraphx Multimedia © Copyright 2005-2007
http://www.russiatoday.com/Top_News/2009-07-02/NATO_bombings__aftermath_takes_toll_on_Serbia.html/print
Russia Today - July
2, 2009
NATO bombings’
aftermath takes toll on Serbia
There's a ticking time bomb in Serbia, where doctors have reported a
sharp increase in cancer deaths among locals and claim this could be
linked to NATO's use of depleted uranium shells during the 1999
bombings.
Serbia is a beautiful country, but it appears to be dangerous to live
in. After NATO used depleted uranium munitions there during the 1999
bombing campaign, military experts from Belgrade have registered an
increased radiation level and claim the area is highly contaminated.
The Radojkovic family believe they are the victims of the Alliance’s
military operation called ‘Merciful Angel’.
The family’s youngest son Nikola was just five years old when an air
strike hit his family village.
“I remember nine bombs dropped on that day – they targeted a TV tower
just a kilometer away. I was playing in the backyard at that time. The
first strike made me fall over. After the second strike I held on to a
tractor. A shock wave raised both me and the vehicle,” recalls Nikola
Radojkovic, a victim of fallout from depleted uranium missiles.
The family thought that was the end, but the real battle was yet to
come – the battle to save the boy's life.
Eight years after the bombing, Nikola felt he had something like a fish
bone stuck in his throat. Surgeons extracted two tiny pieces of
shrapnel. Later, a tumor appeared there which continues to grow.
Doctors believe the two things are related.
”We had three operations here in Serbia, three more in Germany – it
cost 40,000 euros. Almost every family here helped us. Now the doctors
say we have to do two more operations to stop the tumor’s growth, and
we need 20,000 euros more,” says Dragon Radojkovic, Nikola’s father.
In 2000, NATO disclosed that depleted uranium weapons were used during
its mission to bring peace to Kosovo. The Pentagon couldn’t hide cancer
deaths among NATO soldiers who were serving in the region.
Doctor Nebojsha Srbljak was among the first to raise the alarm. In 2001
he registered an unprecedented increase in cancer patients.
”There is no other place in the modern world where so many people and
so many young people – aged between 30 and 40 – die from cancer. Blood
and lung cancer are most widespread,” says Dr. Srbljak, Head of the
Merciful Angel NGO.
In an animal hospital in the south of Serbia, one of the most-bombed
regions, there is evidence of something going wrong.
“Over the last 10 years, I have seen many two-headed calves, six or
eight-legged lambs and other anomalies among animals. Mutation is a
normal thing, but when there are so many cases – it’s a symptom. Our
nature is sick. And certainly – it has to do with depleted uranium
usage,” says Miodrag Milkovic, a veterinarian.
Ten years after NATO bombed the former Yugoslavia, the consequences are
felt almost everywhere in Serbia. And as it takes billions of years for
uranium to decay, the shadow of the ghost of the merciful angel will
hang over the region virtually forever.
|
www.resistenze.org
- popoli resistenti - serbia - 08-07-09 - n. 281
da stopnato@yahoogroups.com - fonte
www.russiatoday.com/Top_News/2009-07-02/NATO_bombings__aftermath_takes_toll_on_Serbia.html/print
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di
Cultura e Documentazione Popolare
La Serbia paga un
grande
tributo dopo i bombardamenti NATO
02/07/2009
Si avverte il ticchettio di una bomba ad orologeria in Serbia, dove i
medici hanno segnalato un forte aumento delle morti per cancro tra i
residenti e sostengono che questo potrebbe essere collegato all'uso di
proiettili all'uranio impoverito durante i bombardamenti NATO del 1999.
La Serbia è un paese bello, ma sembra essere pericoloso per
viverci. Dopo l’utilizzo da parte della NATO di munizioni all'uranio
impoverito durante la campagna di bombardamenti del 1999, gli esperti
militari di Belgrado hanno registrato un aumento del livello di
radiazioni e dichiarato la zona altamente contaminata.
La famiglia Radojkovic ritiene di essere vittima dell’operazione
militare dell’Alleanza chiamata “Angelo Misericordioso”. Il figlio
più giovane della famiglia, Nikola, aveva solo cinque anni
quando un attacco aereo ha colpito il suo villaggio.
"Mi ricordo di nove bombe sganciate in quel giorno, erano indirizzate
ad un’antenna TV solo ad un chilometro di distanza. Stavo giocando nel
cortile in quel momento. Il primo colpo mi ha fatto cadere. Dopo il
secondo mi sono aggrappato ad un trattore. Un onda d'urto ci ha
sollevati entrambi", ricorda Nikola Radojkovic, vittima del fallout dei
missili all’uranio impoverito.
La famiglia pensava che fosse finita, ma la vera battaglia doveva
ancora arrivare: la battaglia per salvare la vita del ragazzo.
Otto anni dopo i bombardamenti, Nikola aveva sentito qualcosa come una
lisca di pesce bloccato nella sua gola. I chirurghi estrassero due
piccoli frammenti di schegge. Più tardi, in quella zona apparve
un tumore che continua a crescere. I medici ritengono che le due cose
siano collegate.
"Abbiamo affrontato tre operazioni qui in Serbia, altre tre in
Germania, per un costo di 40.000 euro. Quasi ogni famiglia di qui ci ha
aiutati. Ora i medici dicono che dobbiamo fare altre due operazioni per
fermare la crescita del tumore, e abbiamo bisogno di 20.000 euro in
più ", spiega Dragon Radojkovic, il padre di Nikola.
Nel 2000, la NATO ha rivelato che armi contenenti uranio impoverito
erano state utilizzate durante la sua missione per portare la pace in
Kosovo. Il Pentagono non ha potuto nascondere le morti per cancro tra i
soldati della NATO che prestavano servizio nella regione.
Il dottor Nebojsha Srbljak è stato tra i primi a dare l'allarme.
Nel 2001 ha registrato un aumento senza precedenti di pazienti affetti
da cancro.
"Non c'è nessun altro posto nel mondo moderno in cui così
tante persone e tanti giovani , di età compresa tra i 30 e 40
anni, muoiono a causa del cancro. Al sangue e ai polmoni sono le forme
tumorali più diffuse", spiega il Dr. Srbljak, capo della Ong
Angelo Misericordioso.
In un ospedale per animali nel sud della Serbia, una delle regioni
più bombardate, vi è la prova che qualcosa non va.
"Negli ultimi 10 anni, ho visto molti vitelli a due teste, agnelli a
sei oppure otto zampe e altre anomalie tra gli animali. La mutazione
è una cosa normale, ma quando ci sono così tanti casi
è un sintomo. La nostra natura è malata. E certamente ha
a che fare con l'uso di uranio impoverito", afferma Miodrag Milkovic,
un veterinario.
Dieci anni dopo che la NATO ha bombardato la Jugoslavia, le conseguenze
si fanno sentire quasi ovunque in Serbia. E siccome l’uranio
impiegherà miliardi di anni per decadere, l'ombra del fantasma
dell’angelo misericordioso incomberà sulla regione praticamente
per sempre. |
Perchè un tale
risarcimento non dovrebbe valere anche per la popolazione della ex
Repubblica jugoslava di Bosnia - Erzegovina (la parte serba, bombardata
nel 1994 e 1995), e la mini Jugoslavia (Serbia e Montenegro, bombardate
nel 1999)? ... (Ivan)
URANIO IMPOVERITO: EMANATO
REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE LEGGE SUI RISARCIMENTI
mercoledì 03 giugno
2009
LA CGIL METTE A
DISPOSIZIONE LE PROPRIE STRUTTURE. Roma, 3 giu - Pubblichiamo
una lettera inviataci da Marcello Tocco, responsabile
dell'Ufficio Sicurezza Legalità della CGIL,
con la quale comunica che le strutture del sindacato sono a
disposizione degli aventi diritto al risarcimento.
La pubblicazione sulla
G.U. del 22 aprile 2009 del DPR .37 del 3 marzo 2009 che va
in vigore dal 6 maggio 2009, ha emanato il regolamento di attuazione
della L. n. 244 del 24 dicembre 2007 che definisce i termini e le
procedure per la presentazione delle domande e il riconoscimento
del danno per esposizione ad uranio impoverito.
La legge prevede che
possono godere del risarcimento militari in servizio o in pensione, che
a partire dal 1 gennaio 1961, abbiano usato o custodito munizionamento
con uranio impoverito, sia in zone di missione o di operazione
all’estero, che in poligoni di tiro o depositi in Italia,e civili he
abbiano volontariamente prestato la loro opera all’estero in zone di
missione militare e cittadini italiani che siano venuti a
contatto con munizionamenti o risiedono e abitano vicino a poligoni di
tiro o depositi.
Naturalmente hanno
diritto anche i superstiti,coniuge e figli,ma stranamente non i
genitori.
La platea di aventi
diritto è quindi amplissima, e la CGIL nazionale e l'’INCA
nazionale (il patronato confederale di assistenza per tutte le pratiche
previdenziali e delle assicurazioni obbligatorie) hanno predisposto un
ampio e articolato servizio di assistenza per gli aventi diritto presso
tutte le proprie strutture territoriali.
Le
domande per gli eventi gia avvenuti, devono essere inoltrate entro sei
mesi dalla pubblicazione del DPR 37/2009 ai sensi dell'art. 3 comma 2;
ossia entro il 06.11.2009.
Per
gli episodi invece verificatesi successivamente all'entrata in vigore
del suddetto DPR, le domande devono essere presentate entro sei mesi
dall'episodio invalidante, e comunque non oltre il 31.12.2010. (n.d.r.)
Marcello Tocco
Resp. Ufficio
Sicurezza Legalità CGIL nazionale
(Fonte:
http://www.grnet.it/index.php?option=com_akocomment&task=quote&id=2953&Itemid=46
)
---
OK A REGOLAMENTO PER 30
MILIONI DI RISARCIMENTI A VITTIME
GIOVEDÌ 4 GIUGNO 2009
Dopo anni di censure e silenzi è giunta l'ora della giustizia e
quindi dei risarcimenti economici per i tanti militari rimasti vittime
dell'esposizione all'uranio impoverito.
In Italia sono 250 i militari morti e 1991 quelli malati, secondo i
dati forniti dal Goi (Gruppo Operativo Interforze della Sanità
Militare).
A queste vittime saranno destinati i 30 milioni di euro stanziati in
precedenza. Lo scorso 6 maggio è infatti entrato in vigore il
Decreto del Presidente della Repubblica n. 37 del 3 Marzo 2009,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 Aprile 2009. Con questo
decreto è stato emanato il regolamento di attuazione della legge
numero 244 del 24 dicembre 2007 che definisce i termini e le procedure
per la presentazione delle domande e il riconoscimento del danno per
esposizione ad uranio impoverito.
La legge prevede che possono godere del risarcimento i militari in
servizio o in pensione che, a partire dal 1 gennaio 1961, abbiano usato
o custodito munizionamento con uranio impoverito, sia in zone di
missione o di operazione all’estero, che in poligoni di tiro o depositi
in Italia, e civili che abbiano volontariamente prestato la loro opera
all’estero in zone di missione militare e cittadini italiani che siano
venuti a contatto con munizionamenti o risiedono e abitano vicino a
poligoni di tiro o depositi. Naturalmente hanno diritto anche i
familiari di militari scomparsi, coniuge e figli, ma stranamente non i
genitori.
Positivo il commento dell'avvocato Bruno Ciarmoli, del Foro di Bari,
che assiste diversi familiari, secondo il quale "dopo la sentenza dello
scorso dicembre che ha condannato il Ministero della Difesa al
risarcimento di oltre 500mila euro nei confronti di un militare
toscano, si fa un ulteriore passo avanti verso la verità e il
riconoscimento di diritti sacrosanti."
ASSISTENZA LEGALE VITTIME
E FAMILIARI
STUDIO LEGALE Bruno
Ciarmoli
Per informazioni:
080/52.47.542
(Fonte:
http://inchiestauranio.blogspot.com/2009/06/ok-regolamento-per-30-milioni-di.html
)
---
La Difesa dovrà risarcire i familiari di un
soldato sardo. Il decesso alcuni anni fa
In Italia sarebbero 250 i morti e 1991 i malati per possibile
contaminazione
Uranio impoverito,
condannato il ministero
1,4 milioni ai familiari
di un militare
CAGLIARI - Il tribunale di Roma ha condannato il ministero della Difesa
ad un risarcimento di 1,4 milioni ai familiari di un militare sardo
morto alcuni anni fa per presunta contaminazione da uranio impoverito.
La notizia è stata resa nota dal sito www.vittimeuranio.com,
secondo cui - stando ad un bilancio del gruppo operativo interforze
della Sanità Militare - in Italia sarebbero 250 i morti e 1991 i
malati per possibile contaminazione da uranio.
La sentenza di Roma giunge a meno di un anno di distanza da un'altra
condanna simile inflitta alla Difesa dal tribunale civile di Firenze:
il caso riguardava un paracadutista reduce dalla missione Ibis in
Somalia, risarcito con 545 mila euro e deceduto un mese dopo.
Secondo il sito, inoltre, proprio in questi giorni sarebbe morto un
altro militare, sempre per la contaminazione da uranio. Si tratterebbe
di un sottufficiale dell'Esercito della provincia di Cagliari, che ha
prestato servizio nel poligono di Teulada. "Mio padre - racconta la
figlia - ha sofferto per una mielodisplasia linfatica degenerata in
seguito, nonostante lunghe cure, in leucemia mieloide acuta, causa tre
mesi fa del suo decesso".
(6 dicembre 2009)
(Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/uranio-impoverito/uranio-impoverito/uranio-impoverito.html?ref=search
)
---
Da:
Alessandro Di Meo
Data: 24 marzo 2010
15:23:53 GMT+01:00
Oggetto: Eleven
Years After The Bombing: Depleted Uranium in NATO Bombs Remains Deadly
in occasione dell'undicesimo anniversario dei bombardamenti
in Serbia, ricevo da Ljubica Vujadinovic che è stata con noi a
Vranje a dicembre scorso.
ha prodotto questo
lavoro che anticipa il nostro, che sarà pronto per metà
di aprile e toccherà altri importanti aspetti.
buona visione
alessandro
---
A leading Serbian expert in the field says the NATO's use of depleted
uranium ammunition in it's aggression on Serbia has caused enormous
increase in cancer rates and number of newborns with genetic
malformations.
Silent killer
“Depleted uranium is not only radioactive, it is very toxic as well,”
says doctor Radomir Kovacevic, an expert of the Institute for radiology
protection “Dr. Dragomir Karajovic” in Belgrade. In an interview for VJ
Movement, he explains “Primary it is nephrotoxic, so it affects
kidneys, then liver and spleen. Actually, the whole organism is
affected from the aspect of toxicity, it is poisoned.”.
Four studies conducted so far, on both civilians and those who worked
on the spots'decontamination, have shown that the DU exposure causes
typical and specific changes on genetic material.
”DNA molecule is very sensitive on aggression - in this case it is
radioactivity. Experimental oncology has shown 18 years ago that in the
etiopathogenesis of malignity precedes one genotoxic stadium and that
is exactly what is visible on those chromosomes,” tells doctor
Kovacevic, stating that the information obtained so far is enough to
link the DU contamination to increase in cancer rates.
Threat to newborn lives
In Vranje area, which is surrounded by four known DU contaminated
locations, there has been an enormous increase in cancer rates and
number of newborns with genetic malformations. “In 1998, 21 children
have been born with deformities. In 2008 there were 73,” says Nela
Cvetkovic, a Member of the Vranje City Council, in a statement for VJM.
The number of newborn didn't change, it is about 800-1000 babies per
year.
At the same time, in a six year period after the NATO bombing a number
of newly registered cancer cases has more than doubled – from 185 in
the year 2000 to 398 new diagnosis in 2006.
Permanent consequences
“The half-life of uranium 238 is very long - 4,5 billion years,”
reminds nuclear physicist Miroslav Simic, stating that “this way of
throwing away the nuclear waste on civil, but also military targets, is
not human as the consequences are permanent.”
Traces of uranium 236 and some plutonium isotopes found on bombed
locations suggest that at least a part of the material in the
projectiles had originated from reprocessing nuclear fuel.
“Plutonium is one million times more toxic than uranium,” says Mr Simic
in an interview for VJM, and explains that “one particle of plutonium
which would enter a human body is enough to cause fatal consequences”.
At the same time in Kosovo, doctor Nebojsa Srbljak, who researches the
health consequences of the bombing on civil population, accuses NATO of
using so-called dirty bombs. “We first started researching when we
found traces of Iodine 131 in the tissue extracted from one patient,”
he says, adding that Iodine 131, also known as radio iodine, is well
known as a major factor in health consequences of nuclear disaster in
Chernobyl.
Price for Kosovo independence
In Kosovo, none of more than a hundred known DU contaminated locations
has been cleaned. Foreign personnel has been warned to stay clear of
those areas unless with full radiological protective clothing. But no
one warned civilians.
“We, the doctors know what it is, politicians are silent to please
their mentors. But the people are in the worst position as there are
new cancer cases among young persons every day,” says doctor Srbljak,
adding that the data on health statistics of Albanian population is
completely unavailable. Albanian people, or at least their leaders,
seem to be willing to pay the DU price for Kosovo independence.
|
|
BOMBING CHINA EMBASSY / IL BOMBARDAMENTO
DELL'AMBASCIATA CINESE
|
http://www.resistenze.org/sito/te/po/ci/poci9e19-005062.htm
www.resistenze.org - popoli resistenti - cina - 19-05-09 - n. 274
da People's Daily Online -
http://english.people.com.cn/90001/90776/6654193.html
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di
Cultura e Documentazione Popolare
10°
anniversario del bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado
09/05/2009
Nella notte del 7 maggio 1999, ora di Belgrado (la mattina dell’8
maggio a Pechino) la NATO, sotto la guida degli Stati Uniti,
sfacciatamente attaccava con i missili l'ambasciata cinese a Belgrado,
provocando la morte di tre giornalisti cinesi e gravi danni agli
edifici dell’ambasciata. Questo è stata una barbara scena nella
storia umana.
Dieci anni più tardi, i media statunitensi si sono scientemente
scordati di questo evento e rare sono le riconsiderazioni da parte
delle autorità statunitensi. Il "bombardamento errato” resta la
spiegazione ultima e la posizione degli Stati Uniti.
Un membro della presidenza del gruppo consultivo statunitense per gli
affari cinesi ha affermato che la Cina, 10 anni dopo l'evento, è
cresciuta e le relazioni con gli Stati Uniti sono rimaste stabili e si
sono sviluppate a buon ritmo. Il "bombardamento errato" è
diventato un evento insignificante della storia. Esperti cinesi in
questioni militari tuttavia ritengono che se nel corso degli ultimi 10
anni le relazioni tra i due paesi si sono ampliate piuttosto che
entrare in una fase di stagnazione, è solo perché la Cina
ha compiuto enormi e sinceri sforzi in questo senso. Tenendo conto del
fatto che questo evento riguarda una pagina di storia passata, la
sorveglianza e la latente ostilità che gli Stati Uniti
dimostrano nei confronti della Cina non sembra essere scomparsa. Il
migliore esempio per dimostrare tale posizione si ha con i risultati
del monitoraggio delle navi statunitensi per il trasporto di truppe nei
mari cinesi nel corso degli ultimi due mesi.
Prima e dopo il 7 maggio di ogni anno, le corone e ghirlande adagiate
da tutto il personale dell’ambasciata cinese in Serbia, dalle locali
organizzazioni cinesi, dalle Ong siberiane e da singoli individui
possono essere viste di fronte all'ambasciata cinese oggetto del
bombardamento. Davanti all’ambasciata è stato eretto un
monumento dove, a mezzogiorno del 7 maggio 2009, le persone convenute
hanno assistito all’inaugurazione e alla posa dei fiori da parte di
Jinghua Wei, ambasciatore cinese della Repubblica di Serbia, e Dragan
Ailas, sindaco di Belgrado. Sul monumento è incisa in cinese e
in serbo questa frase: "Con ciò si ringrazia per il sostegno e
l'amicizia che la Repubblica Popolare della Cina ha fornito al popolo
della Repubblica di Serbia durante uno dei suoi momenti più
difficili. Questo monumento è istituito in segno di lutto per le
vittime". Un funzionario locale che ha partecipato all’iniziativa ha
riferito che la comunità internazionale manipolata dagli Stati
Uniti non ha risposto adeguatamente, né ha condotto in modo
approfondito le indagini sui bombardamenti all'ambasciata.
I reporter del Global Times hanno appreso che già nel febbraio
di quest'anno, i sostenitori della Cina in Serbia, compresi il rettore
dell'Università di Belgrado, il presidente dell'Associazione di
amicizia Serbia-Cina ed il decano dell’Istituto Confucio avevano
scritto congiuntamente una lettera al governo della città di
Belgrado. Proponevano di erigere lapidi per i tre martiri:
Shao-Yunhuan, Xu Xinghu e Zhu Ying. Alle ore 24 del 24 marzo, l'intera
nazione della Serbia ha suonato l'allarme a lutto per le vittime dei
bombardamenti NATO di 10 anni fa ed ha inoltre ricordato al popolo
serbo che il paese non dimenticherà questa parte della storia.
La NATO, dopo il selvaggio bombardamento dell’ambasciata cinese,
rilasciò una dichiarazione affermando di provare rammarico per
le lesioni causate all’ambasciata e ai suoi diplomatici. Gli Stati
Uniti e la NATO si scusarono dicendo che i funzionari dell’intelligence
avevano utilizzato mappe non aggiornate, sebbene l’edificio
dell'ambasciata cinese a Belgrado si distinguesse dagli altri. Questo
bombardamento potrebbe ulteriormente complicare gli sforzi occidentali
per garantire una risoluzione delle controversie per il Kosovo
attraverso mezzi diplomatici, e provocare tensioni tra la Cina e gli
Stati Uniti. Il New York Times del 9 maggio 1999 riferiva: "La gente
dice che a Belgrado è difficile confondere l'ambasciata cinese
con un obiettivo. L'ambasciata cinese è una struttura in marmo
con vetri a specchio blu con sopra issata la bandiera cinese, mentre
[il presunto obiettivo] è situato in un edificio bianco" ed
è più vecchio.
Anche gli Stati Uniti meditarono sui propri errori dopo il
bombardamento dell’ambasciata cinese. Cohen, l'allora segretario alla
Difesa, annunciò che le mappe del ministero, così come
segnalazioni dell’intelligence, sarebbe state aggiornate in modo da
riportare accuratamente le precise coordinate di ambasciate e di altri
luoghi di interesse. Il Boston Globe riferì, il 12 aprile 2000,
che la CIA aveva preso provvedimenti contro sette dipendenti
responsabili dei bombardamenti dell’ambasciata cinese a Belgrado. Il
Washington Post riportava l’11 aprile dello stesso anno che la CIA
aveva effettuato indagini e imposto le relative sanzioni in relazione
al bombardamento all'ambasciata cinese dell’anno precedente. Funzionari
della Casa Bianca hanno sempre insistito sul fatto che il bombardamento
fu un incidente causato da una serie di errori a seguito del ricorso a
mappe obsolete. Avevano pianificato di bombardare un dipartimento per
l’approvvigionamento di armi della Repubblica Federale di Jugoslavia,
ma le bombe in realtà colpirono l'ambasciata cinese a diverse
centinaia di metri di distanza. Dopo l'incidente verificatosi nel Mar
Cinese Meridionale a marzo di quest'anno, in cui navi cinesi e
statunitensi sono state impegnate in un confronto, una relazione del
Los Angeles Times menzionava il bombardamento dell’ambasciata e la
relativa uccisione dei tre giornalisti cinesi per dare conto degli
attriti militari e diplomatici tra Cina e Stati Uniti, citando notizie
Reuters. La relazione affermava che il presidente statunitense Clinton
e altri funzionari espressero le loro scuse per questo tragico errore e
una irritata Cina aveva ritardato di tre mesi i colloqui per l'adesione
all’organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).
Gli alleati della NATO si allinearono con gli Stati Uniti sul caso del
bombardamento. Un dirigente del Thales Group, importante produttore
francese di strumentazione per la difesa, una volta affermò che
nessun paese al mondo avrebbe fatto intenzionalmente queste cose alla
Cina, e che persino gli Stati Uniti hanno dovuto pensare a quali
conseguenze potrebbero affrontare facendo ricorso alla forza contro un
paese in possesso di armi nucleari e con il potere di veto al Consiglio
di sicurezza dell'ONU.
Kenneth Lieberthal, ex consulente per la Cina della campagna elettorale
di Obama, ha riferito che molti eventi storici vengono spesso citati
nei seminari organizzati dalle scuole di pensiero di Washington, tra
cui il ventesimo anniversario dell'inizio dei rapporti diplomatici tra
Cina e Stati Uniti, il decimo anniversario del bombardamento
dell’ambasciata cinese nella Repubblica Federale di Jugoslavia ed
altri. Ad esempio, il decimo anniversario del bombardamento
all’ambasciata cinese è stato menzionato in un seminario rivolto
ai giovani cinesi tenuto dalla statunitense Brookings Institution alla
fine aprile. Lieberthal pensa che negli Stati Uniti l’idea del
“bombardamento errato” abbia preso piede, che le persone responsabili
siano già state sostituite, e che il bombardamento
all’ambasciata sia stato progressivamente dimenticato. Dieci anni
più tardi, la Cina è cresciuta e le relazioni bilaterali
Cina-USA si sono stabilizzate, la situazione generale sta cambiando in
meglio ed il "bombardamento errato" è già diventato un
evento della storia.
L’esperto militare cinese, Dai Xu, ha dichiarato che gli Stati Uniti
non direbbero certamente di aver bombardato l’ambasciata “di
proposito”, ma chiunque negli Stati Uniti e in Cina comprende
ciò che è accaduto. Dieci anni dopo questo evento
storico, la pagina del “bombardamento all’ambasciata” è stata
voltata, ma gli Stati Uniti devono affrontare in modo chiaro la natura
del problema. Sono ancora impegnati nella provocazione della
sovranità della Cina, come dimostra la recente attività
di sorveglianza sulle navi statunitensi nel Mar Cinese Meridionale e
nel Mar Giallo. Si potrebbe dire che gli Stati Uniti producano un nesso
causale tra gli incidente del bombardamento all'ambasciata e quello
della collisione aerea di anni fa, il che dimostra il modo di pensare
preventivo e potenzialmente ostile di questo paese. Dai Xu ha
dichiarato che tale mentalità e ostilità non scompare
voltando questa pagina di storia. Gli Stati Uniti e la Cina negli
ultimi dieci anni sono stati impegnati in una cooperazione su vasta
scala, che si basa su una grande sincerità come dimostrato dalla
Cina. Lo sviluppo delle relazioni si basa fortemente sullo sforzo di
entrambe le parti. Gli Stati Uniti dovrebbero imparare da queste
lezioni ed astenersi dal provocare la sovranità di altre nazioni.
L’analisi di Dai Xu può essere avvalorata da quanto emerge
all’interno di certi settori dell’opinione pubblica americana. La
Jamestown Foundation ha pubblicato un articolo il 30 aprile, dicendo
che "Le recriminazioni scoppiate tra la Repubblica Popolare di Cina e
gli Stati Uniti nel corso degli ultimi confronti navali sino-americani
rendono evidente quanti pochi progressi siano stati compiuti nel
dialogo sulla difesa tra i due paesi nel corso degli ultimi due decenni
". Sulla Cina ha detto: “I cinesi hanno prontamente sospeso diversi
colloqui militari, scambi e altri contatti in materia di difesa dopo il
bombardamento dell’ambasciata di Belgrado nel 1999, la collisione del
cacciabombardiere PE-3, in ritorsione all'annuncio degli Stati Uniti di
importanti vendite di armi a Taiwan". Ha aggiunto inoltre che "mentre i
funzionari statunitensi ricercano effettivamente il dialogo, i loro
omologhi cinesi perseguono più il simbolismo che un alto livello
di interazione". The National Interest online, in un articolo del 1
maggio, sostiene l’idea della minaccia militare cinese dicendo che "gli
incidenti del passato, come il bombardamento dell’ambasciata cinese a
Belgrado e l’episodio dell’aereo spia del 2001, si verificano
inevitabilmente".
Durante le interviste, alcuni esperti cinesi ritengono che il
bombardamento dell’ambasciata abbia oggettivamente offerto alla Cina
l'opportunità di riflettere e di cambiare. Da un lato, si
è generalmente capito che la costruzione economica è la
base sulla quale poggia il consolidamento della forza nazionale.
Dall’altro, si è venuta a creare in modo diffuso la convinzione
che solo una forte potenza militare ed un avanzato sistema di difesa
nazionale può realmente proteggere e salvaguardare i risultati
delle realizzazioni economiche.
|
http://english.people.com.cn/90001/90776/6654193.html
By People's Daily Online
10th
anniversary of the bombing of the Chinese Embassy in Belgrade
09:15, May 09, 2009
On the night of May 7, 1999, local time for Belgrade, (the early
morning of May 8 in Beijing), the North Atlantic Treaty Organization
(NATO), headed by the US, brazenly used missiles to attack China's
embassy in Belgrade, leading to the death of three Chinese reporters
and severe damage of embassy houses. This was a barbaric scene in human
history.
Ten years later, US media has selectively forgotten this event, and
re-examinations by US authorities are rare. "Mistaken Bombing" is the
final explanation and attitude of the US.
A member of the US president China-focused advisory group said that
China has already risen 10 years after the event, and the relations
between China and the US have been stable and developed a good
momentum. The "Mistaken Bombing" has become a blip in history. Experts
on China's military issues believe however, that over the past 10
years, it is just because China has made such tremendous and sincere
efforts that the cooperation between China and the US has expanded
rather than stagnated. Taking into account that this event is a page
already turned in history, the alertness and latent hostility that the
US holds towards China seems not to have vanished. The best example to
prove this issue is with the results from the monitoring of US troop
ships in Chinese seas over the past two months.
Before and after May 7 every year, wreaths and garlands that were laid
by the entire staff of the Chinese Embassy in Serbia, local Chinese
organizations, Siberian non-governmental organizations and individuals
can be seen in front of the Chinese embassy that was bombed. On noon of
May 7 2009, people set up a monument in front of the bombed embassy.
Wei Jinghua, the Chinese ambassador to the Republic of Serbia and
Dragan Ailas, Mayor of Belgrade, unveiled and laid flowers by the
monument. It is engraved with words in both Chinese and Serbian:
"Hereby, thanks for the support and friendship that the People's
Republic of China has given to the People of the Republic of Serbia
during one of their toughest moments. This monument is established to
mourn after the victims". A local municipal official who attended this
activity said that the international community manipulated by the US
did not make the appropriate response nor conduct in-depth
investigations to the embassy bombing.
Global Times reporters learned that as early as February this year,
supporters of China in Serbia including the rector of the University of
Belgrade, the president of the Serbia-China Friendship Association and
the dean of the Confucius Institute had jointly wrote a letter to the
city government of Belgrade. They proposed to put up memorial tablets
for three martyrs—Shao Yunhuan, Xu Xinghu and Zhu Ying. At 12 pm sharp
on March 24, the entire nation of Serbia sounded the alarm to mourn for
the victims of the NATO bombing 10 years ago. It also reminded people
that Serbia will not forget this part of history.
NATO issued a statement after its barbarous bombing of the Chinese
Embassy, stating that it feels regret for any injuries caused to the
Chinese Embassy and China's diplomats. The US and NATO apologized by
saying that intelligence officials used out-of-date maps although the
Chinese Embassy's building stands out in Belgrade. This bombing might
further complicate the West's efforts to ensure a resolution through
diplomatic means of disputes over Kosovo, and cause tension in China-US
relations. The New York Times reported on May 9, 1999 that, "People in
Belgrade said that it was difficult to confuse the Chinese Embassy with
the intended target. The Chinese Embassy is a marble structure with
blue mirrored glass and flies the Chinese flag, while [the intended
target] is housed in a white office building" and has a longer history.
The US also meditated on its own errors after the bombing of the
Chinese Embassy. Cohen, the then Defense Secretary, announced that
existing maps of American defense works, as well as intelligence
records, would be upgraded so as to accurately reflect the precise
coordinates of foreign embassies and other locations of interest. The
Boston Globe reported on April 12, 2000, that the Central Intelligence
Agency (CIA) punished seven employees responsible for the bombing of
the Chinese embassy in Belgrade. The Washington Post reported on April
11 the same year that the CIA had made investigations and imposed
related punishment's in connection with the previous year's bombing of
the Chinese embassy. White House officials had consistently insisted
that the bombing was an accident which had resulted from a series of
errors incurred as a result of the use of outdated maps. They had
planned to bomb a Federal Republic of Yugoslavia weapons procurement
department, but the bombs actually hit the Chinese Embassy several
hundred yards away. After the South China Sea incident in March this
year in which Chinese and US vessels engaged in a confrontation, a
report by the Los Angeles Times mentioned the embassy bombing and
related killing of three Chinese reporters when listing the military
and diplomatic frictions between China and the US by quoting Reuters
news. The report stated that US President Clinton and other US
officials had expressed apologies for this tragic mistake and an angry
China had delayed the talks for its accession into the WTO by three
months.
The NATO allies stood in line with the US on the embassy bombing event.
An executive of Thales Group, a major French defensive product
manufacturer, once told reporters that there would not be any country
in the world that would have done such things to China intentionally,
and even the US had to think out what consequences it might face if it
resorted to forces against a country with a whole series of nuclear
arms and veto power in the UN Security Council.
Kenneth Lieberthal, former China advisor to the Obama campaign, said
that many historical events were often mentioned at recent seminars
organized by Washington think tanks, including the twentieth
anniversary of the establishment of diplomatic ties between China and
the US, the tenth anniversary of the bombing of the Chinese Embassy in
the Federal Republic of Yugoslavia and others. For instance, the tenth
anniversary of the Chinese Embassy bombing was mentioned in a seminar
made to Chinese youth held by the US Brookings Institution at the end
of April. He thinks that the views on the "mistaken bombing" have
already taken root in the US, the persons responsible for the "mistaken
bombing" have already passed away, and the embassy bombing has been
gradually forgotten in the US. Ten years later, China has risen up,
China-US bilateral ties have stabilized, the general situation is
changing for the better, and the "mistaken bombing" has already become
a moment in history.
China's military expert Dai Xu said the US would certainly not say it
bombed the embassy "on purpose," but everyone in the US and China
understands what happened. 10 years after this historic event, the
"embassy bombing" page has been turned over, but the US clearly needs
to address the nature of the problem. It is still engaged in provoking
China's sovereignty, as shown by the recent activities of the US
surveillance ship in the South China Sea and Yellow Sea. It could be
said that the US has a causal association with the embassy bombing and
plane collision incidents years ago, which demonstrates the country's
precautionary mentality and potential hostility. Dai said such
mentality and hostility will not disappear with the turning of this
page. The US and China have engaged in extensive cooperation over the
past decade, which is based on the great sincerity China has shown. The
development of relations relies heavily on both sides making an effort.
The US should learn from its lessons and refrain from provoking other
nations' sovereignty.
Dai's analyses can be supported by some of the US' public opinions. The
Jamestown Foundation of the US issued an article on April 30, saying
that, "The recriminations that flared between the People's Republic of
China (PRC) and the United States over the latest Sino-American
maritime confrontation makes evident how little progress has been made
in Sino-US defense dialogue during the past two decades." It passed the
buck to China, saying "The Chinese have readily suspended various
military visits, exchanges, and other defense contacts after the 1999
Belgrade Embassy bombing, the EP-3 collision, and in retaliation for
the announcement of major US arms sales to Taiwan." It also said,
"While the US officials involved seek substantive dialogues and
briefings, their Chinese counterparts pursue more the symbolism of
high-level interactions." The National Interest online of the US
advocates China's military threats in an article on May 1, saying "Past
incidents, such as the bombing of the Chinese Embassy in Belgrade and
the 2001 spy-plane episode, will inevitably occur."
During interviews, some Chinese experts believe that objectively, the
bombing of the Chinese embassy offered China an opportunity to reflect
and transform. On the one hand, the general public has realized that
economic construction is the basis on which the enhancement of the
overall national strength rests. On the other hand, a strong belief has
formed among the general public that only strong military power and an
advanced national defense system can fundamentally protect and
safeguard the results of economic construction.
|
|
|
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/11102/1/51/
Cosa rimane
26.03.2009
scrive Nicole
Corritore
Dieci anni dopo la campagna aerea della Nato,
Serbia e Kosovo devono ancora fare i conti con la pesante
eredità di 78
giorni di bombe. Inquinamento ambientale, cluster bombs, proiettili
all'uranio. Un nostro articolo sulla situazione attuale
Il 24 marzo 1999 alle 18 e 15
minuti
decollano dalla base militare di Aviano due F 116. L'operazione
"Determined Force" della Nato prendeva avvio e l'Ansa da lì a
pochi
minuti avrebbe lanciato in prima mondiale la notizia. Ancora non si
sapeva che si sarebbero usati proiettili all'uranio impoverito, bombe a
grappolo (cluster bomb) o che sarebbero state colpite fabbriche che
trattavano composti chimici altamente tossici.
Il caso della Fiat serba e della "città morta"
Non sono pochi i complessi industriali colpiti nei 78 giorni della
campagna aerea della Nato, ma vale la pena parlare di almeno due casi
emblematici. Gli stabilimenti della Zastava, grande colosso
dell'industria automobilistica della ex Jugoslavia, sono situati a 130
km da Belgrado, nella città di Kragujevac. Furono colpiti
pesantemente:
il primo attacco missilistico che li distrusse in gran parte avvenne
all'alba del 9 aprile mentre tre giorni dopo caddero gli ultimi 14
missili che diedero il colpo di grazia. 176 operai risultarono feriti
ma il conto più salato venne pagato anni dopo da chi era
impegnato
nell'operazione di pulizia della fabbrica dalle macerie.
Il 15 aprile del 2004 Radio B92 intervistò Dragan Stojanović,
responsabile di una delle équipe che realizzarono il risanamento
strutturale dell'azienda. Stojanović raccontò in quell'occasione
che a
suo avviso la fabbrica era stata colpita da proiettili all'uranio
impoverito. “Altrimenti non ci si spiega l'alto numero di colleghi
deceduti. Le foto di malati di carcinoma e gli annunci funerari nella
bacheca posta all'ingresso dell'azienda, sono divenuti cosa di tutti i
giorni". Raccontò inoltre che all'inizio del risanamento era
stato
promesso uno screening sanitario costante per i 1260 operai coinvolti
nella bonifica. Promessa non mantenuta.
Fulvio Perini, della CGIL Torino, è da anni
coinvolto in un progetto a sostegno degli operai della fabbrica serba.
"Venuti a conoscenza di storie di operai che si ammalavano di cancro o
che erano deceduti, segnalammo il caso all'ultima Commissione
d'indagine del Senato sull'uranio impoverito e la presidente, Lidia
Brisca Menapace, accolse con favore la proposta di realizzare una
ricerca", afferma. “Utilizzando un metodo specifico in uso all'Istituto
Superiore di Sanità italiano, prendendo però in
considerazione anche il
rischio da esposizione alle nano-particelle rilasciate nell'aria con lo
scoppio dei proiettili all'uranio impoverito, si sarebbe potuto
realizzare uno studio importante. Perché si avevano precisi dati
per
ciascun operaio: identificazione del soggetto, ricostruzione della
storia lavorativa durante la bonifica, dati epidemilogici della
malattia e numero dei decessi. Tutti dati recepibili presso il
poliambulatorio della fabbrica stessa". Ma la Commissione d'indagine
italiana chiuse i battenti nel marzo del 2008 a causa della crisi di
Governo, e il progetto epidemiologico rimase nel cassetto.
Le bombe piovute sulla città di Kragujevac colpirono anche tre
centrali di trasformazione elettrica che utilizzavano Piralen
(Policroruro di fenile - PCB) un olio altamente cancerogeno usato per
il sistema di raffreddamento. Secondo Branko Jovanović, della
Protezione civile di Kragujevac, dai dati ufficiali dell'Ufficio
Ispettivo Nazionale per la tutela dell'ambiente del 2001 risultava che
se ne erano riversati sul territorio della città più di 2
tonnellate.
Forse la "responsabilità" internazionale di questa conseguenza
ha
inciso nell'avvio del progetto di bonifica dai numerosi depositi di
piralen ancora esistenti, iniziato a seguito della firma da parte della
Serbia della Convenzione di Stoccolma nel 2002. L'allora ministra per
l'Ambiente, Andjelka Mihajlov, dichiarò che non si possedevano
dati
precisi sulla quantità nel paese di questo olio tossico: le
stime del
ministero parlavano di circa 500 tonnellate. Non avendo la Serbia siti
dove poterlo distruggere, nel 2002 si avviò il suo trasferimento
all'estero: da una raffineria di Novi Sad partirono 31 tonnellate per
la Germania, mentre 250 tonnellate di piralen della Zastava di
Kragujevac vennero incenerite in Svizzera. Il piralen però si
utilizza
ancora. Lo scorso febbraio nella città di Zrenjanin in
Vojvodina, un
grande incendio della fabbrica "Radijator" provocò rilascio di
piralen
nell'ambiente.
Altro caso emblematico quello della città di Pančevo,
oggi chiamata “mrtav grad”, città morta. Quest'ultima possiede
nelle
immediate vicinanze dell'abitato, una zona industriale composta da tre
fabbriche chimiche: una raffineria petrolifera, un'industria di concimi
chimici azotati e un complesso petrolchimico. Tutte e tre erano dei
grandi inquinatori di per sé. E tutte e tre nel ’99 vennero
colpite
ripetutamente. Nel 2000 l'UNEP, agenzia delle Nazioni Unite per la
tutela ambientale approvò un programma di risanamento delle aree
bombardate. L'organizzazione non disponeva però di propri mezzi
finanziari e raccolse solo 11,5 milioni dei 20 milioni di dollari
necessari per portare a termine i 27 progetti messi in cantiere e
così
si dovette chiudere il programma a metà del lavoro.
Da allora nella cittadina di Pančevo si è mossa, se non altro,
la
cittadinanza. In questo ha inciso l'installazione in città di 4
centraline di rilevamento, su iniziativa della Provincia di Ravenna,
per misurare il livello di inquinamento dell'aria provocato dalle
fabbriche obsolete e rappezzate alla meglio dopo il bombardamento.
“Grazie alle centraline Ravenna ci ha offerto dati e argomentazioni
concrete per sostenere le proteste... E l'atteggiamento del ministero
verso Pančevo ha cominciato a cambiare", racconta il sindaco della
città, Vesna Martinović.
Un interesse che nei prossimi giorni porterà il neo-ministro
serbo per
l'Ambiente - Oliver Dulić - a partecipare ad un tavolo di concertazione
con le autorità locali della città.
Bombe a grappolo
"Si stima che delle migliaia di cluster bomb sganciate dalla Nato
sulla Serbia, ad oggi siano 2.500 quelle inesplose, per la maggior
parte concentrate nel sud del paese, su di una estensione di 15
chilometri quadrati in un territorio in cui vivono circa 160.000
persone". Lo si afferma in un servizio giornalistico andato in onda
recentemente su RadioTV B92 a seguito della conferenza stampa tenuta a
Belgrado il 10 marzo scorso dalla CMC (Cluster Munition Coalition)
organismo che riunisce oltre 200 associazioni e organizzazioni non
governative - di cui nove serbe - che si battono per il bando di questi
ordigni.
Quella delle bombe a grappolo è una questione che la Serbia
cominciò ad
affrontare solo un anno e mezzo fa, dopo aver ottenuto dai vertici Nato
le coordinate dei territori bombardati, grazie alla pressione politica
di molti paesi. L'allora ambasciatore serbo presso la Nato, Branko
Milinković, ritirò a Bruxelles le mappe dei 219 siti colpiti con
questo
tipo di ordigni, otto anni dopo i bombardamenti.
"Se si continua a sminare i siti colpiti con il sistema attuale, si
stima che ci vorranno 20 anni e 30 milioni di euro per completare il
lavoro", ricorda Thomas Nash del CMC. Le cluster bomb sono ordigni di
grandi dimensioni in grado di rilasciare nell'aria bombe più
piccole,
chiamate bomblet, che si disperdono su un'area ampia quanto 2-3 campi
di calcio. Inoltre, possono rimanere attive per anni contaminando il
terreno al pari delle mine anti-uomo, bandite in tutto il mondo
dell'entrata in vigore della Convenzione di Ottawa nel 1999. La
pericolosità delle cluster bomb ha portato nel dicembre 2008 a
Oslo
alla firma della Convenzione per la loro totale messa al bando da parte
di molti paesi. Ad oggi i firmatari sono 94 e i processi di ratifica
necessari alla sua applicazione sono tuttora in corso, ma la Serbia -
assieme al Kosovo - rimane al momento l'unico paese del sud est Europa
che non l'ha ancora siglato. Un comportamento definito da Thomas Nash
controproducente, oltre che politicamente grave, perché se
venisse
firmato sarebbe più facile accedere a finanziamenti
internazionali per
lo sminamento dando un taglio alle conseguenze socio-economiche
provocate nel paese fino ad oggi.
E poi c'è il Kosovo. Nell'ultimo rapporto del Landmine Monitor,
datato 2008, si scrive che nello stato da poco indipendente non sono
certi né l'estensione dell'area contaminata né il numero
di vittime
provocate nei primi otto anni dai bombardamenti. Secondo alcune
istituzioni intrnazionali di stanza in Kosovo, quali il Mine Action
Coordination Center (MACC) dell'UNMIK, tra giugno '99 e fine 2007
risultano essere rimaste vittime di materiali inseplosi 436 persone di
cui 111 in maniera mortale. Landmine Monitor sottolinea che, secondo
gli ultimi dati forniti dall'OKPCC (Office of the Kosovo Protection
Corps Coordinator) responsabile per le azioni di sminamento e bonifica
da ordigni inesplosi, all'agosto del 2008 la maggior parte dei siti -
conosciuti - di mine anti-uomo e cluster bomb inesplose risultavano
bonificati, mentre si prevedevano anni per liberare il paese da quelle
che definisce "ERW - explosive remnants of war", perché non
sarebbe
ancora precisa la conoscenza dell'estensione del territorio
contaminato.
Uranio impoverito
Si parla di contaminazione anche nel caso delle bombe all'uranio
impoverito, usate dalla Nato su Serbia e Kosovo nel 1999 ma per altro
già lanciate in numero di 10.800 - a totale insaputa
dell'opinione
pubblica - sul territorio della Bosnia Erzegovina nel 1995. L'uranio
impoverito (Depleted Uranium) deriva da materiale di scarto delle
centrali nucleari e viene usato per fini bellici per il suo alto peso
specifico e la sua capacità di perforazione. Quando un
proiettile al DU
colpisce un bunker o un carro armato, vi entra senza incontrare alcuna
resistenza e allla sua esplosione ad altissima temperatura rilascia
nell'ambiente nano-particelle di metalli pesanti. Ad oggi, viene
confermato dalla ricerca scientifica che questi proiettili sono
pericolosi sia per la loro radioattività emanata sia per la
polvere
tossica che rilasciano nell'ambiente.
Secondo un rapporto redatto nel novembre 2000
dall'UNEP (United Nations Enviroment Programme) a seguito della prima
missione post-conflitto realizzata in Kosovo, tra il 16 aprile e il 28
maggio 1999 risultano 113 i siti colpiti, per un totale di circa 31.000
proiettili con punte di 1.000 proiettili in un giorno su di un unico
sito. L'area più colpita risulta quella occidentale, al confine
con
l'Albania, dove tra l'altro venne subito stanziato gran parte del
contingente italiano KFOR.
In merito al territorio della Serbia, i dati forniti dalla Nato
riferiscono che sono state circa 2.500 le bombe al DU lanciate nel
1999, tutte nel sud del Paese e concentrate su quattro siti:
Pljackovica presso Vranje, Borovac vicino a Medvedje, Bratoselce vicino
alla città di Bujanovac e Reljan, situato a pochi chilometri da
Preševo.
Purtroppo la guerra dei numeri si fa ancor'oggi sui presunti civili e
militari ammalatisi e deceduti a causa del DU, sia in Serbia e Kosovo
sia nei paesi da cui provengono i militari delle missioni
internazionali. Per parte italiana, dopo nove anni di proteste
pubbliche, ricorsi in tribunali penali e civili e due Commissioni
d'indagine parlamentare, si è raggiunto un primo risultato:
"Abbiamo
approvato un provvedimento che prevede in tre anni lo stanziamento di
30 milioni di euro per risarcire le vittime dell’uranio impoverito e
delle nano-particelle". Sono le dichiarazioni fatte dal ministro La
Russa lo scorso 19 dicembre. Si è arrivati al provvedimento
anche
grazie al fatto che l'ultima Commissione d'indagine, non potendo
confermare per ora - ma neanche escludere - un legame certo tra le
malattie oggetto dell'indagine e l'esposizione al DU, ha sostituito al
"nesso di causalità", il "criterio di probabilità". In
pratica, il
fatto stesso che la malattia si sia verificata costituisce di per
sé, a
prescindere dalla dimostrazione del nesso diretto, motivo sufficiente
per riconoscere i risarcimenti.
Domenico Leggero, fondatore dell'Osservatorio Militare che in
questi anni ha sostenuto i militari nelle loro battaglie, lo considera
un risultato significativo ma definisce lo stanziamento già
insufficiente: "A noi risulta che i casi di militari che hanno
contratto una malattia siano adesso (ndr: al 24 marzo 2009) 2.558,
mentre il numero di deceduti sia salito a quota 171".
E in Serbia e Kosovo? E' proprio il caso italiano, che viene
seguito dalla stampa locale fin dal 2001, a far pensare che l'aumento
dell'incidenza delle malattie tumorali riscontrato negli ultimi anni in
Serbia e Kosovo sia legato alla "Sindrome dei Balcani". Legame che
però
non può ancora essere considerato al pari del "criterio di
probabilità"
in base al quale si è deciso il provvedimento italiano. In
Serbia e in
Kosovo non sono stati mai avviati studi epidemiologici ad hoc. Eppure
lo scorso 2 febbraio in un suo dossier, il rinomato quotidiano
belgradese Politika titolava: "Kosmet je mala Hiroshima" (Il Kosovo
è
una piccola Hiroshima). Si cita il libro di Mirjana Andjelković-Lukić,
esperta in armi ed esplosivi al Centro tecnico-scientifico
dell’esercito serbo. Da esso risulta che alti ufficiali dell'esercito
serbo sono morti di cancro dopo aver effettuato nel 2000 delle ricerche
sul terreno e che, secondo i dati raccolti, il livello di radiazioni
gamma e beta risultarono due volte superiori alla norma.
Secondo un'altra ricerca, avviata sette anni fa in Kosovo e realizzata
dal team dell'internista-cardiologo Nebojša Srbljak
- fondatore dell'organizzazione non governativa "Milosrdni andjeo"
(Angelo misericordioso) di Mitrovica, si tratterebbe di una vera e
propria epidemia: "Nel territorio di Kosovska Mitrovica rispetto a
prima dei bombardamenti l'aumento delle affezioni di natura maligna tra
i civili raggiunge punte del 200%". Srbljak confronta dati del 2007 con
quelli raccolti nel periodo tra il 1998 e il 2002 e si lamenta del
fatto che le autorità serbe e kosovare non si stanno in alcun
modo
muovendo per sondare il caso e tutelare e assistere i propri cittadini.
La partita relativa ai civili rimane tutta da giocare anche in
Italia. Nella relazione finale dell'ultima Commissione di indagine
presso il Senato, precocemente chiusa nel febbraio 2008, oltre a
raccomandare il completamento della raccolta e dell'analisi
epidemiologica dei dati sanitari dei militari, si sottolinea: "Una
nuova attenzione si è concentrata sul personale civile delle
organizzazioni non governative che nel corso degli anni hanno prestato
la loro attività volontaristica nei teatri di guerra e nel cui
ambito
sono pure segnalati casi anomali di malattie (...). In proposito, la
Commissione ha avviato a gennaio 2008 uno specifico progetto di
ricerca, che la scadenza del mandato ha impedito di proseguire".
C'è da sperare che le ultime interrogazioni presentate al
Parlamento
italiano da due gruppi di senatori, per l'istituzione di una nuova
Commissione d'indagine, vadano in porto e che tale Commissione possa
ottenere da subito gli strumenti per operare. C'è da sperare che
l'Unione Europea si muova per finanziare e sostenere politicamente
un'approfondita e definitiva indagine nei territori dei Balcani,
ascoltando gli appelli fatti finora da alcuni - pochi - deputati
europei. C'è da sperare che venga raccolto l'appello del
Parlamento
europeo lanciato nel maggio 2008 affinché si arrivi al bando
delle armi
all'uranio impoverito, usato nei Balcani ma anche in Somalia, Iraq,
Afghanistan... ed in ultimo nella Striscia di Gaza. C'è da
sperare.
|
UNEXPLODED NATO BOMBS STILL
ENDANGERING SERBIA!
|
BELGRADE - There are 60 unexploded bombs at 43 locations in Serbia,
left over from the 1999 war, most in the Danube and Sava river-beds.
Odbrana (Defense) magazine cited records from the Center for Mines
Clearance that most of the bombs in question, left unexploded after
NATO air campaign, weighing between 250 and 930 kilograms, lay deep in
the rivers, which has made it difficult to locate them with precision.
Center’s Director Petar Mihajloviæ said that, according to some
studies, bombs located deeper than six meters into the ground do not
pose any immediate danger to people and the surroundings, which is why
foreign donors show little interest in their removal.
It costs between EUR 100,000 and 250,000 to remove such a bomb,
depending on its location.
“It also happens that after digging out hundreds of cubic meters of
land, a bomb is not found anywhere beneath since its trajectory through
multiple layers of ground is unpredictable."
"When we were looking for a stray bomb under the Chinese Embassy, hit
in 1999, the device burrowed ten meters deep and then spun out towards
the surface,” he explained.
|
http://en.rian.ru/russia/20080723/114690486.html
Russian Information Agency Novosti - July
23, 2008
Russian mine
clearers to disable NATO bombs in Serbia
MOSCOW - Russian mine clearing specialists will fly to
Serbia on Wednesday to clear unexploded bombs dropped
by NATO warplanes in 1999, the Russian Emergencies
Ministry said on Wednesday.
During the Western military alliance's bombing of the
former Yugoslavia, which forced Serbia to withdraw its
troops from Kosovo, cluster bombs were frequently used
on the south Serbian city of Nis. Unexploded bombs
from the war have yet to be disabled in several areas
of Serbia.
"In line with the government's instruction, the
Russian Emergencies Ministry is sending 60 specialists
to Serbia to provide assistance in demining. Russian
specialists will be engaged in work to clear the
territory of an airfield near the city of Nis and the
adjacent area," the ministry said in a statement.
The work will begin on August 1, after a camp is set
up and reconnaissance is carried out, the ministry
said.
"This is the first part of a humanitarian project to
render Serbia assistance in demining its territory.
This work is expected to be continued in other areas
next year," the ministry said.
---
http://en.rian.ru/russia/20080723/114698450.html
Russian Information Agency Novosti - July
23, 2008
Russia sends aid,
sappers to Serbia
BELGRADE - Russia will deliver some $1 million worth
of medical equipment and a team of sappers to Belgrade
on Wednesday, a spokesperson for the Russian Embassy
in Serbia said.
The delivery by an emergencies ministry aircraft will
be the fifth shipment of humanitarian aid to
Serb-dominated enclaves of Kosovo, since the province
declared its independence from Serbia on February 17.
Russian mine clearing specialists will also fly to
Serbia on Wednesday to clear unexploded bombs dropped
by NATO warplanes in 1999.
During the Western military alliance's bombing of the
former Yugoslavia, which forced Serbia to withdraw its
troops from Kosovo, cluster bombs were frequently used
on the south Serbian city of Nis. Unexploded bombs
from the war have yet to be disabled in several areas
of Serbia. The work will begin on August 1.
The Russian aid, worth around 40 million rubles ($1.7
million), was flown to Belgrade in four deliveries in
early April. The supplies consisted of 140 metric tons
of food, including canned meat and fish, baby food,
rice, and sugar, along with 20 metric tons of medical
equipment, medicines, disinfectants, and other
healthcare products.
Kosovo, with a 90% ethnic-Albanian majority, has been
formally recognized as a sovereign state by 43
countries including the United States and most
European Union members. Russia and China continue to
back Belgrade's position that Kosovo will always
remain a part of Serbia.
---
http://www.russiatoday.com/news/news/27918
Russia Today - July 23, 2008
Russia cleans up
after NATO’s ’99 bomb fest
Russia has sent 60 bomb disposal experts to Serbia to
help remove explosives dropped by NATO in 1999.
The sappers will work in the mine-infested area around
the airport at Nis. It was heavily bombed during
NATO’s campaign against Serbia....
The Russian Emergencies ministry plane set off for
Serbia on Thursday.
Serbian soil is littered with explosive devices left
after the many Yugoslav wars between 1991 and 2001,
making the countryside particularly dangerous.
The mine sweeping will begin in August and continue
until the snow falls in Serbia later in the year.
The next phase of the job is planned for spring 2009.
Emergencies Ministry representative Yury Brazhnikov
said the aim of the mission was to allow the area
around Nis “to function economically”.
“We will continue working over the next year. This
mission is a gift from Russia to Serbia,” Brazhnikov
said.
Another aim of the mission is to remove the remaining
obstacles to the construction of the Serbian section
of South Stream – a pipeline which is due to transport
Russian gas to Europe.
---
http://www.ruvr.ru/main.php?lng=eng&q=30476&cid=47&p=04.08.2008
Voice of Russia - August 4, 2008
Russian specialists
clear Serbian airport from mines
A team of 60 officers of the Emergency Situations
Ministry have started the works to clear the territory
of the Serbian Nis airport from mines.
In line with the government's instruction, the Russian
specialists are engaged in work to clear the areas
suffered from the 1999 NATO bombings.
The same procedures are planned in other Serbian
regions next year.
---
http://www.ruvr.ru/main.php?lng=eng&q=30536&cid=47&p=05.08.2008
Voice of Russia - August 5, 2008
Russian mine
clearing specialists defuse explosive device at airfield in Serbia
Russian mine clearing specialists who have recently
arrived in Serbia to clear unexploded bombs dropped by
NATO warplanes in 1999, have defused an explosive
device at an airfield near the city of Nis.
Russia sent in a 60-strong team of demining experts to
restore the affected territories to normal life.
The Russians will resume their demining effort next
year in other parts of Serbia.
---
http://www.b92.net/eng/news/society-article.php?yyyy=2008&mm=08&dd=06&nav_id=52512
B92 - August 6, 2008
Cluster bombs
removed in Nis
NIS - A clean-up operation of cluster bombs left over
from the 1999 NATO attack is under way at the Nis
airport.
Russia's state demining agency Emerkom experts are
engaged to complete the removal of the deadly
ordnance.
They will continue with the clean-up in the areas of
Kraljevo, Sjenica, Mt. Kopaonik and Kursumlija,
financed by the funds set aside by the Russian
Federation government.
Although several years ago Konstantin Veliki airport
immediate perimeter was cleaned of 80 cluster and 16
large bombs, nine years after the NATO attack on
Serbia, not all the cluster bombs dropped by the
alliance's planes have been safely removed.
Now, with plans to expand the airport, the removal of
the deadly bombs from the wider area has become a
priority.
The last cluster bomb victim in Nis was killed in
2000, when a man died of his wounds sustained after
accidentally activating one in the Duvanište
neighborhood.
In the past couple of years, cluster bombs had been
found by accident among other locations on the roof of
a clinic in Nis, in an elementary school yard, and
several months ago in the yard of a mosque in the city
center.
This area of Nis was attacked with a large number of
cluster bombs. The effects are still visible on the
houses and fences.
The clean-up operation is set to last for four months,
but none of the locations has a visible warning about
the danger of unexploded cluster bombs.
|
http://www.b92.net/eng/news/society-article.php?yyyy=2008&mm=09&dd=08&nav_id=53311
Vecernje Novosti - September 8, 2008
NATO bombs still
scattered in Serbia
BELGRADE - Nine years after NATO attacks on Serbia,
many bombs have not been cleaned up, Vecernje Novosti
writes.
The Belgrade daily specifies today that some 2,300
hectares are still suspected of being contaminated
with cluster bombs, while mine fields stretch on 150
hectares.
In addition, 60 aircraft bombs dropped by NATO planes
have not been defused and "could go off at any
moment".
Serbia needs to spend some USD 35mn to clean the
countryside of unexploded ordnance, and should
donations – which make the job possible – arrive at
the current pace, the operations will not be finished
in the next ten years.
Currently, Russian experts are working to demine the
Niš airport.
Director of the Mine Action Center Petar Mihajlovic
told the newspaper he plans to travel to Moscow and
propose to the Russian authorities to undertake the
bomb clearance operation in all of Nis, and Sjenica in
western Serbia, where estimates say NATO dropped bombs
on some four million square meters of space.
Experts believe that unexploded aircraft bombs are
still in 43 locations in the country, some of them
weighing as much as 930 kilograms, capable of
burrowing their way 20 meters into the ground.
---
http://www.b92.net/eng/news/politics-article.php?yyyy=2008&mm=09&dd=15&nav_id=53490
Beta News Agency - September 15, 2008
Konuzin, Dacic visit
Russian deminers
NIS - Russian experts are working on mine clearance in
Nis, where 13 cluster bombs and five air bombs have
been found so far.
Today, Interior Minister Ivica Dacic and Russia's
Ambassador to Serbian Aleksandr Konuzin visited the
EMERKOM team, where leader Andrei Vinohodov told them
that a number of other explosives were also discovered
at the location.
The Russian specialists have since July manually
searched 123,000 square meters of the Nis airport
grounds.
A mechanical device designed to search for bombs has
combed 263,000 square meters of the civilian part of
the airport.
Vinohodov said that some 30 Russian specialists from
EMERKOM, the Russian state agency, have found eight
cluster and air bombs, three grenades, 20
anti-aircraft 20 millimeter caliber bullets and one
detonator.
Dacic said that the Serbian people value Russia’s help
highly, which is seen not only in this instance, but
in Moscow's principled stance regarding Kosovo and the
Serbian position in international relations.
He explained that many of the bombs found were dropped
by NATO airplanes during the attack on Serbia in 1999,
including cluster bombs, which have been outlawed.
Dacic also addressed the issue of the strategic
Russo-Serbian energy agreement: “We hope that after
the ratification, we will accelerate the signing of
all the acts that stem from the agreement.”
Konuzin said that the Russian experts engaged in the
mine clearing operation in Serbia's south are "very
positively influenced by the ratification of the
energy agreement between Serbia and Russia".
The ambassador added that he hopes that the Russian
Emergency Situations Ministry will successfully
cooperate with a similar service which Serbia has in
the pipeline.
---
http://www.ruvr.ru/main.php?lng=eng&q=32943&cid=47&p=25.09.2008
Voice of Russia - September 25, 2008
Russian sappers
clear mines in Serbia
Russian bomb disposal experts have removed more than
40 explosives dropped by NATO in 1999, a spokesman for
the Russian Emergency Situations Ministry reported
Thursday.
A team of 60 sappers from Russia have been working in
Serbia since late July.
The Nis airport and the nearby territories must be
carefully examined by the sappers so that Serbia could
use those lands for economic purposes.
The operation was launched as part of the humanitarian
project initiated by the Russian government.
Next year it will be continued in other Serbian
regions.
---
http://en.rian.ru/russia/20081128/118597390.html
Russian Information Agency Novosti - November
28, 2008
Russia to continue
mine clearing in Serbia until 2012
MOSCOW - Russia will continue mine clearing operations
in Serbia until 2012 as part of humanitarian aid to
the country, which was heavily bombed by NATO
warplanes in 1999, the Russian Emergencies Ministry
said on Friday.
During the Western military alliance's bombing of the
former Yugoslavia, which forced Serbia to withdraw its
troops from Kosovo, cluster bombs were frequently used
on the south Serbian city of Nis. Unexploded bombs
from the war have yet to be disabled in several areas
of Serbia.
Russia sent 60 explosives experts in July to Serbia to
provide assistance in demining its territory.
The work around the city of Nis began on August 1, and
the Russian sappers have so far disabled at least 260
explosive devices in the area.
"We will finish the first part of the humanitarian
operation - work to clear the territory of an airfield
near the city of Nis and the adjacent area - in two
weeks," said Yury Brazhnikov, head of the
international operations department at the ministry.
"We will then begin the second part of the operation,
which will extend to other areas and facilities,
primarily in the oil and gas industry, and will last
until 2012," he added.
---
http://www.b92. net/eng/news/ politics- article.php? yyyy=2009&
mm=04&dd= 03&nav_id= 58275
Tanjug News Agency - April 3, 2009
Russia’s Shoigu
visiting Belgrade
BELGRADE - Russian Emergency Situations and Civil
Defense Minister
Sergei Shoigu has begun his visit to Serbia
by meeting with Prime
Minister Mirko Cvetkovic.
During his visit to Belgrade, Shoigu will also be meeting
with
President Boris Tadic, Foreign Minister Vuk Jeremic
and Interior
Minister Ivica Dacic, who, along with the Russian
minister, is chairing
the Inter-Governmental Mixed Commission.
Shoigu is also expected to meet with senior officials from
the Serbian Oil Industry (NIS).
According to a statement from the Russian ministry,
Shoigu will also
focus on the work of the expert Russian
de-mining team in the region of
Paracin, through which the
South Stream gas pipeline is due to pass.
The removal of unexploded ordnance left over from the
1999 NATO bombing
is set to begin in this region on April 6,
before the team moves on to
Niš in mid-April.
Shoigu and Dacic will sign a protocol on exceptions to the
free trade agreement between the two countries.
....
--- UPDATE June 2009 ---
http://www.reuters.com/article/latestCrisis/idUSLB791974
Reuters - June 11,
2009
Serbia to remove
NATO bombs from rivers
BELGRADE - Serbia will invest 3.8 million euros in clearing unexploded
bombs and ammunition dating from the 1999 NATO bombing from rivers in
Belgrade, a government official said on Thursday.
The project to remove unexploded ordnance from the Sava and the Danube
will be jointly funded by the European Commission and Serbian
government, said Aleksandar Cvetanovic, a state secretary with the
Infrastructure Ministry.
Under the terms of the project announced in Belgrade, the European
Commission will allocate 1.8 million euros, while Serbian government
will secure the remainder.
"The aim will be to locate unexploded ordnance from the 1999 NATO
bombing, but also ammunitions that remained since WWII and WWI" he
said. This would make the rivers safer for navigation, Cvetanovic said.
NATO conducted a 78-day bombing campaign in 1999 to oust Serb troops
from the then province of Kosovo, targeting bridges on the Sava and
Danube as well as industrial facilities along the two rivers.
Dozens of aviation bombs and artillery shells are still strewn along
the banks and in the river beds of Sava and Danube. Apart from the NATO
ordnance, some bombs go as far back as the 1914 fighting between
Serbian and the then Austro-Hungarian armies.
In the coming months the government will invite bids from companies to
carry out the cleanup operations, Cvetanovic said.
(Reporting by Aleksandar Vasovic; Editing by Richard Balmforth)
|
--- UPDATES October 2009 - March 2010
---
http://www.itar-tass.com/eng/level2.html?NewsID=14450754&PageNum=0
Itar-Tass - October 20, 2009
Russia, Serbia to set up joint mine clearing squad
MOSCOW: Russia and Serbia will set up a joint mine-clearing team to
clear Serb territories of ammunition which remained after the NATO
bombings in 1999.
"In cooperation with Serbia, I'd like to note the setting up of a
Russian-Serb mine-clearing squad which may begin to work from March
2010," director of the international department under the Russian
Emergency Situations Ministry Yuri Brazhnikov told Itar-Tass on
Tuesday.
The main task of the squad is to "decrease the danger of mines and
lower the risks for the companies that were bombed."
"This will provide for the reclamation of many Serb lands and economic
facilities," Brazhnikov added.
He reminded that the Russian squad has been conducting a large
operation to clear Serb territories of mines since 2008, including in
the area through which the Serb stretch of the South Stream pipeline
will run.
Last year, Russian experts were working in the area of the Nis
airfield, having rendered harmless hundreds of explosion-dangerous
objects.
This year, engineers have examined 819,000 square kilometers of
territory, and found and destroyed over 730 mines.
Brazhnikov underlined that "Serbia appreciates the work of the team of
sappers from the Russian Emergency Situations Ministry, providing to it
comprehensive support."
On Tuesday, Russia and Serbia signed an agreement on cooperation in the
field of emergency humanitarian response, prevention of disasters and
man-made accidents and elimination of their consequences. The signing
ceremony took place after the talks in Belgrade between the Presidents
of the two countries - Dmitry Medvedev and Boris Tadic.
|
|
|
A letter addressed by Mr. Dietmar Hartwig,
Head of European Community Mission to Kosovo-Metohija (European
Community Monitoring Mission -
ECMM),
to Dr. Angela Merkel, German Chancelor,
on October 26, 2007
I would like to quote here the letter of Mr. Dietmar Hartwig, Head of
European Community (Union) Mission to Kosovo and Metohija (European
Community Monitoring Mission - ECMM), addressed to Dr. Angela Merkel,
German Chancelor, on October 26, 2007. Mr. Dietmar Hartwig wrote:
"Not in a single
report between the end of November 1998 and evacuation (of international personel, z.j.) immediately preceding
outburst of the war was there a mention of a bigger or systematic crime
of Serbs against Albanians, nor even a mention of a single case of
genocide or similar crime. During that period of high tensions there
undoubtely was violence - violence encouraged from abroad, from outside
of Kosovo, as well as a violence among grouppes and individuals who
were trying to exploit the situation in order to achieve their personal
objectives or to solve their personal problems by force. Just opposite
to this, in my reports I had been repeatedly stressing that having
regard growing attacs of UCK (KLA) against Serbian executive autorities
their security and public order enforcment forces have shown distinct
restraint and discipline. Such a stand has reflected clear and
reaffirmed objective of serbian administration - to comply precisely
with provisions of the Milosevic - Holbrook Agreement (of October 12th, l998, z.j.) thus not giving excuse
to the international community for intervention." ..."Accordingly, until
March 20th (1999, z.j.) there has been no any
justification for a military intervention therefore all the mesures of
the international community which had followed were iligitimate."
|
[Excerpts]
You're in a tough negotiation.
The guy across the table is unconcerned, backed up by his cronies,
prepared to wait you out.
There is no legal recourse.
You need power, real power. Like this: "Mr. President, may I see you
outside, alone, for just a moment." "Certainly," Serb President
Slobodan Milosevic replies...
"Mr. President," I begin, looking at him eye to eye that day in 1998
and speaking in an even voice, "perhaps you don't understand, but the
United Nations has directed that you pull out your excess forces from
Kosovo now. And if you don't, NATO is going to tell me to bomb you, and
I will bomb you good."
That was raw power, the
power to destroy, the power to, I hoped, compel - backed by the
knowledge that the greatest air force in the world could deliver
thousands of tons of bombs and rockets with pinpoint accuracy.
Not many people will ever have that kind of power, or have to use it.
Power is essentially about achieving influence over others. Individuals
strive for it, as do nations. Power serves to promote interests,
compassionate or selfless interests. Employers exert it over employees,
charitable donors over beneficiaries, regulators over businesses.
....
As a career Army officer, a commander in Vietnam, NATO commander during
the Kosovo campaign, one-time presidential candidate, and now chairman
of an investment bank, I have seen many kinds of power: the power of
threats and of praise, of shock and surprise, and of a shared vision.
....
What makes history happen?
As for Milosevic, well, he heard the threat, but he didn't like it. He
pulled back his troops, but only temporarily.
[F]ollowing through on our threat, we did bomb Yugoslavia.
After 78 days of attacks, coupled with diplomacy, we broke his will and
eventually his grip on power. He died in prison in 2006....
Wesley K. Clark is the
former supreme commander of NATO. He is currently a fellow at UCLA's
Burkle Center for International Relations, the chairman of Rodman &
Renshaw, a full-service investment bank, and the author of "A Time to
Lead: For Duty, Honor, and Country."
|
|
|