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ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU |
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Siete nella sezione
dedicata alla aggressione della NATO contro la RF di Jugoslavia (1999)
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ALTRA
DOCUMENTAZIONE DISPONIBILE
Alberto
Tarozzi
Impatto tra civiltà e progetti autosostenibili. Dalla guerra ecologica alla cooperazione tra Italia e Serbia Editore: L'Harmattan Italia (collana Métissage e lavoro sociale) Data di Pubblicazione: 2008 ISBN: 9788878921078 Dettagli: p. 156 - Prezzo: € 18.00 ---
Brunella
Anastasi
Novi Sad una città sotto le bombe Tesi di Laurea specialistica Università di Torino, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, 2008 relatore Dott. Ljiljana Banjanin (correlatore prof. Marco Buttino) si ringrazia il prof. Massimo Zucchetti per il materiale offerto e la consulenza --- Dalle Scienziate/i contro la guerra - http://www.scienzaepace.it/ : IMBROGLI DI GUERRAContributi al Seminario sulla guerra nei BalcaniIstituto per le Applicazioni del Calcolo - Consiglio Nazionale delle RicercheRoma, 21 giugno 1999A cura di Franco Marenco© 1999 Odradek Edizioni SRLVia delle Canapiglie 112 - 00169 Roma Tel. (06) 68.33.451 ISBN 88-86973-21-7 Il testo è esaurito, ma tutti i contributi si possono scaricare al sito: ---
CONTRO LE NUOVE GUERREAtti del convegno "Cultura, Scienza e Informazione di fronte alle nuove guerre"Politecnico di Torino22-23 giugno 2000A cura di Massimo Zucchetti© 2000 ODRADEK edizioni s.r.l.via delle Canapiglie 112 - 00169 Roma Tel.: 06.6833451 Fax: 06.6861967 ISBN 88-86973-25-X Lire 24.000 |
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Bibliography on NATO aggression (Source: Serbian Government web site)
Since
the beginning of NATO aggression on Yugoslavia, numerous books
were published, which analyze, from different points of view, the
economic, social, political and psychological consequences of the
brutal, illegitimate and illegal destruction of a sovereign country.
Compiled in early December on the basis of the Serbian National Library
data, the bibliography is incomplete because numerous books are being
published and new ones regarding this topic announced daily.
TRACE OF
INHUMANITY (I and II) ESTIMATION
OF WAR DAMAGE INFLICTED DIRECTLY OR INDIRECTLY BY THE NATO AGGRESSION
ON THE REPUBLIC OF SERBIA REFERENCE BOOK APPEAL TO
WORLD'S CONSCIENCE DUE TO NATO USING OF ARMS INCLUDING DEPLETED URANIUM
ON THE YUGOSLAV TERRITORY NATO
COUNTRIES WEAPONRY NATO
WEAPONRY IN THE AGGRESSION ON FR YUGOSLAVIA compiled by Aleksandar
Ardeljan
Belgrade, NATO
AGGRESSION AGAINST YUGOSLAVIA FORCE AND
RIGHT: NATO aggression on Yugoslavia and interpretations F-117 OR
THE FALL OF NATO STRATEGICS Clinton's
dog suffers heart attack RED ENDING
OF YUGOSLAVIA ROCKET
BATERY WAR JOURNAL TO BE
REMEMBERED WAR, LAW
AND ENVIRONMENT: the attack on Yugoslavia
NATO CRIMES
IN YUGOSLAVIA NATO CRIMES
IN YUGOSLAVIA CRUISING
DEMOCRACY: NATO aggression on Yugoslavia, March 24 - June 11 1999 MAJOR GAMES
IN THE BALKANS PREDICTION
In Serbian and English Belgrade, Serbian Ministry of Education, Research and Development Dept., 1999 Compiled by Stanoje Ivanovic EXPERTS'
ASSEMBLY "The effects of Depleted Uranium on people and environment
caused by NATO bombing" NATO AIR
STRIKES ON NIS AND THE SURROUNDING AREA WHAT DID
YOU DO DURING THE WAR: voices from a black hole IF PLATO
WERE ALIVE (fragment from "Sredjivanje dnevnika II") NEW WORLD
ORDER AND THE BALKANS
THE
AGGRESSION ON YUGOSLAVIA: "Nobel anvil" of the New World Order KOSOVO AND
THE WORLD WAR: CHRONICLE OF AN UNDECLARED WAR AN OPEN
BOOK: against Aggression NATO AND
THE HAGUE DEFENCE OF
THE COUNTRY: Yugoslav athletes against the NATO aggression NIS IN WAR
FLAMES: the bombing in 1999 (war results, chronology of war events,
economic and other consequences of war) ENVIRONMENT
AND HEALTH - consequences of the NATO aggression on Yugoslavia THE EFFECTS
OF NATO AGGRESSION ON VALJEVO THE
DOCTRINE OF VIOLENCE FEDERAL
REPUBLIC OF YUGOSLAVIA'S SECURITY (public and state) in the war caused
by NATO aggression RASINA
COUNTY IN THE NATO AGGRESSION: March 23 - June 9 1999
compiled by Novo Tomic, translated to English by Linda Louise Krstajic, Ivana Trbojevic-Milosevic, Roman Petrovski Belgrade, Vecernje novosti, 1999 DOCUMENTS
of the
Serbian P.E.N. Center on Civil Rights, the University and Media Laws,
Kosovo Crisis and NATO's Destruction of Serbia, September 1998 -
September 1999 BELGRADE
UNDER BOMBS NEW WORLD
ERA IS BEGINING NATO WAR
AND THE CONFLICT IN KOSOVO KLA AGAINST
YUGOSLAVIA: Hoe we lost Kosovo-Metohija SERBIA IN
KOSOVO: contribution to the struggle against media lies INTELLECTUAL
CAPITAL: apologies of the human spirit TRIUMPHAL
DEFEAT OF SERBIA THE BALKANS
- POSIBILITIES OF THE REGIONAL SECURITY SYSTEM KOSOVO AND
METOHIJA - political-geographic and geopolitical perspectives
WAR JOURNAL
WITH SCISSORS ( and II) I WAS IN
KOSOVO (literary prose journal) DEFINITION
OF THE AGGRESSION NATO
AGGRESSION ON YUGOSLAVIA: seven questions and seven answers to
psychological, socio-economic and legal-political dilemmas |
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Il
seguente commento è a cura della Redazione del supplemento
"Jugoslavia" de La Voce del G.A.MA.DI. (*)
11 ANNI DOPO LA AGGRESSIONE DELL'ITALIA E DELLA N.A.T.O. CONTRO LA JUGOSLAVIA "Il tempo corre e non si arresta un'ora" diceva qualche poeta: e così, senza quasi essercene accorti, un altro anno è passato dagli infami bombardamenti del 1999. Il 24 marzo 2010 cade infatti l'undicesimo anniversario di quell'attacco che infrangeva le leggi fondamentali dell'Italia - a partire dalla Costituzione della Repubblica, umiliata nel suo centro nevralgico, e cioè il ripudio della guerra - e le regole della Comunità internazionale - per la prima volta una coalizione di paesi ne aggrediva un altro, senza nemmeno la foglia di fico di un mandato dell'ONU. Si rompeva così da una parte uno dei principali vincoli morali che ci legano insieme in quanto cittadini italiani, e dall'altra si calpestava il patto fondamentale che era stato stipulato tra le nazioni dopo la tragedia della II Guerra Mondiale. D'altronde, le stesse motivazioni per cui si scatenò quella guerra - al di là della propaganda -, e cioè la volontà di espandere la zona di influenza della NATO imponendo con la violenza militare che un'altra regione della Jugoslavia (il Kosovo) si staccasse sulla base di un principio "etnico" (cioè razzista), e ricostituendo lo "zoo" balcanico dei "piccoli popoli" che già esisteva sotto il nazifascismo, erano esse stesse eversive dei valori fondamentali di pace e fratellanza fra i popoli. Questa rottura del 1999 ha avuto delle implicazioni devastanti. Sul piano globale, la guerra è diventata pane quotidiano delle relazioni internazionali; ed alla guerra si accompagnano oramai costantemente operazioni di disinformazione strategica effettuate in grande stile, veri e propri raggiri dell'opinione pubblica atti a presentare le aggressioni militari come cose buone e giuste. Sul piano interno, dopo il ripudio della guerra altri valori costituenti fondamentali sono stati via via calpestati: se l'Italia è oggi un paese razzista, governato da una classe dirigente fascista e secessionista (somigliante quindi in tutto e per tutto alle nuove classi dirigenti che abbiamo imposto ai paesi balcanici!), se i diritti collettivi sono progressivamente aboliti, se una fetta sempre crescente del denaro pubblico viene impiegata per missioni di guerra e assoggettamento imperialista di paesi lontani... beh, la aggressione del 1999 contro la Repubblica Federale di Jugoslavia è stata un momento topico di questo imbarbarimento e di questa involuzione reazionaria. Ancora nel 1999, la stragrande maggioranza dei nostri cittadini istintivamente si opponeva all'uso delle armi, storceva il naso e scuoteva la testa davanti alle telecamere che chiedevano la loro opinione; ma adesso è stata fatta "scivolare" sulle nostre teste tanta di quella melma guerrafondaia, nazionalista e razzista, che quel genuino spirito pacifista che ancora ereditavamo dalla Resistenza è stato ridotto al silenzio, se non spazzato via. A fare da vero e proprio "spazzaneve" contro gli ideali di pace e rispetto tra i popoli su cui si fondava anche il patto costituente tra gli italiani è stato, in primo luogo, Massimo D'Alema; e dietro a lui tutti i ministri, i vice ministri, i funzionari ed i politicanti di questa classe dirigente della "Seconda Repubblica": gente priva di valori, priva di memoria, carica di opportunismo, saccente, con atteggiamenti di superiorità verso gli altri popoli e verso le altre culture. Questa classe dirigente che sta traghettando l'Italia dalla Repubblica democratica e fondata sul lavoro verso altre forme-Stato, di carattere autoritario e imperialista. Non è fuori tema, infatti, ricordare qui che proprio Massimo D'Alema è l'uomo degli "inciuci", quello che ha impedito la legge contro il conflitto di interessi e promuove le controriforme istituzionali a forza di "bicamerali". Per frenare questo profondo degrado bisognerebbe innanzitutto processare quei colpevoli della aggressione del '99, perchè sia ristabilito un punto fermo - legale e morale - rispetto ai valori ed ai criteri in base ai quali va informata l'attività politica e istituzionale del nostro paese. E' un segnale positivo che, ad esempio, Tony Blair sia sotto processo in questi giorni in Inghilterra per le grossolane menzogne con cui promosse la guerra in Iraq. Purtroppo, invece, simili processi in Italia non sono ancora stati celebrati: viceversa, le numerose denunce presentate all'epoca furono tutte, via via, regolarmente insabbiate da una magistratura imbelle. Infranti i "paletti" istituzionali e politici, rimanevano allora i soli anticorpi dati dalla coscienza popolare e dall'associazionismo, di cui noi siamo parte. Viene però da chiedersi se anche su questo versante non siamo colpevoli anche noi, per il crescente disastro di questi ultimi anni. Dobbiamo proprio ritenere di si: abbiamo delle colpe anche noi, che pure ci siamo battuti e ci siamo opposti contro la deriva guerrafondaia. Le nostre colpe consistono in un modo di mobilitarsi e di fare controinformazione che è troppo individualistico, troppo autoreferenziale. Tendiamo a fare un uso "privato" delle cose che sappiamo, dei rapporti che instauriamo, delle iniziative che organizziamo. Ed in questo modo necessariamente ci sfuggono i nessi tra vicende che pure sono tutte indissolubilmente legate fra loro, e non riusciamo a potenziare reciprocamente le attività svolte da ciascuno di noi. In questo contesto di generale ignoranza e isolamento, capita che pure alla trasmissione AnnoZero di Michele Santoro, andata in onda il 28 gennaio 2010, passino messaggi sbagliati rispetto alla situazione in Serbia. Alessandro Di Meo e Samantha Mengarelli di "Un ponte per..." fanno infatti notare come << è passato il messaggio che la Fiat, investendo in Serbia, ha permesso che i serbi, entrando in Europa, "rubino" il lavoro agli italiani. Sappiamo tutti che non è così, sappiamo tutti che la Fiat non ha ancora investito un centesimo, sappiamo tutti che la prima conseguenza del suo interesse a Kragujevac è stato il licenziamento di migliaia di lavoratori. Ora, passa il messaggio che la Fiat, bontà sua, ha creato 2500 posti alla Zastava. >> In realtà << la Fiat non ha speso un centesimo di investimento in Serbia ma ha solo costituito un fondo a suo nome che non è ancora stato toccato. I fondi, finora, sono venuti dal solo governo serbo, mentre gli unici effetti di questo solo in apparenza filantropico interesse, è stato quello di veder licenziati in modo definitivo migliaia di lavoratori che della Zastava sono stati, per anni, i veri finanziatori, con il loro lavoro, soprattutto durante e dopo i bombardamenti del 1999 quando, in modo commovente, fra macerie e fuoriuscite di materiale tossico cercarono comunque di non abbandonare e di rimettere in sesto quello che era il loro luogo naturale di lavoro e di sostentamento per le proprie famiglie. Vedere come nella trasmissione di ieri alcune interviste abbiano fatto passare il messaggio che questi lavoratori serbi (che molti colleghi italiani hanno conosciuto e anche aiutato in questi terribili anni di dopoguerra), stanno di fatto togliendo il lavoro agli operai italiani, è per noi inaccettabile. Non è alimentando guerre fra poveri che si battono le politiche liberiste e selvagge del nostro tempo. >> Infatti, la situazione in cui ci troviamo è proprio il brodo di coltura ideale per le cosiddette "guerre fra poveri": anzichè scagliarci contro i guerrafondai, contro i padroni che ci conducono alla povertà e al disastro, ci azzanniamo tra di noi - italiani contro serbi, settentrionali contro meridionali, europei contro immigrati, serbi-kosovari contro albanesi-kosovari... E i "soliti noti" continuano a fare, indisturbati, i loro porci comodi. Nel nostro piccolo, un anno fa abbiamo provato a smuovere questa situazione così bloccata, organizzando a Vicenza una iniziativa di carattere internazionale nel decimo anniversario dei bombardamenti. Abbiamo coinvolto nell'iniziativa un ampio spettro di forze, aprendola il più possibile a tutti i soggetti ancora attivi sulle questioni jugoslave e nel movimento contro la guerra; abbiamo inoltre fatto il possibile per collegare l'iniziativa di Vicenza alle altre analoghe iniziative svolte all'estero sullo stesso tema, soprattutto la grande conferenza di Belgrado, organizzata dal Forum per un mondo di eguali. Ci sembra di non avere sbagliato, come dimostra la grande partecipazione e l'ottimo livello dei contenuti che abbiamo espresso in quella occasione (**). Sicuramente, è stato uno degli ormai rari momenti di confronto diretto tra tutti i soggetti - associazioni, sindacati, intellettuali, gruppi e partiti - attivi su questo stesso versante tematico. Tuttavia, dopo l'iniziativa siamo ritornati tutti a casa, a fare cose utili ma anche a coltivare i vizi di sempre. Dal nostro canto, porteremo fino in fondo lo sforzo che abbiamo intrapreso per raccogliere e rendere disponibili al più vasto pubblico tutti i contributi presentati in quel meeting a Vicenza, così come quotidianamente lavoriamo - e non smetteremo mai - per rendere collettiva e popolare la coscienza dei crimini commessi contro la Jugoslavia. Pensiamo sia infatti impossibile ottenere risultati di rilievo e duraturi se non andiamo oltre la separatezza degli "esperti" e dei piccoli gruppi tematici, la cui attività è pure preziosa, e se non socializziamo il più possibile i frutti del nostro lavoro militante. Crediamo che non lo richieda solamente la causa jugoslava, ma proprio la necessità di frenare la deriva reazionaria, autoritaria e violenta, che è ora in atto in Europa. (*) Il G.A.MA.DI. in collaborazione con CNJ-onlus pubblica un inserto mensile dedicato alla Jugoslavia all'interno del proprio periodico "La Voce". E' ora in internet La Voce di MARZO 2010. All'interno si trova come al solito l'inserto Jugoslavia: http://www.gamadilavoce.it/lavoce/2010/marzo/Jugoslavia/21.html I numeri precedenti sono linkati anche alla nostra pagina http://www.cnj.it/informazione.htm (**) Molti materiali, stralci di video e audio di quelle iniziative sono a disposizione alla pagina: http://www.cnj.it/24MARZO99/2009/index.htm . Sul meeting di Vicenza, pur tra mille difficoltà, contiamo di pubblicare tutti i materiali disponibili, ed altri che aiutano a contestualizzare quelle vicende, in un DVD che è attualmente in preparazione. |
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Siete nella sezione
dedicata alla aggressione della NATO contro la RF di Jugoslavia (1999)
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Coordinamento
Nazionale per la Jugoslavia - onlus
sito internet: http://www.cnj.it/ posta elettronica: j u g o c o o r d @ t i s c a l i . i t notiziario telematico JUGOINFO: http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/messages |
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