LA BALCANIZZAZIONE DELLA RUSSIA

di Gennadij Zjuganov

Le prime bombe americane esplose sul territorio jugoslavo nel marzo 1999 non hanno fatto saltare solo la fragile tregua nel Kossovo, non hanno distrutto soltanto case e aeroporti, né ucciso soltanto soldati serbi e pacifici cittadini a Belgrado.

L'inizio della guerra balcanica ha fatto saltare l'intero ordine mondiale instauratosi dopo il secondo conflitto mondiale. Ha definitivamente dissolto il mito propagandistico degli eltsiniani e dei russofobi stranieri sull' "Occidente democratico", che giorno e notte si preoccuperebbe della "prosperità dei popoli" e del "rispetto dei diritti umani". Ha posto la Russia di fronte alla minaccia di una dittatura liberal-fascista globale: il nuovo ordine mondiale capeggiato dagli USA e dalla NATO.

Gli apologeti dell'odierno neoimperialismo americano lasciano intendere con chiarezza a noi tutti che la prossima volta i loro missili e le loro bombe pioveranno ormai sulle fabbriche, le fattorie, le scuole e gli ospedali russi, sulle teste delle nostre donne e dei nostri bambini, sulle basi delle nostre forze armate. La minaccia che la Russia perda la propria sovranità nazionale e indipendenza è diventata ora reale come non mai!

Come è potuto succedere? Dov'è la vera causa della tragedia jugoslava? Quali conclusioni deve trarre la Russia? Esiste una via d'uscita dignitosa da questa situazione? Se non si risponde a questi interrogativi è impossibile progredire sulla via del superamento dell'attuale crisi, sulla via della rinascita russa. Il dovere supremo di tutti i politici responsabili è ora quello di elaborare insieme un efficace programma politico-militare e geostrategico per garantire la sicurezza nazionale della Russia nella nuova situazione internazionale caratterizzata in primo luogo dalla brusca intensificazione dell'espansionismo americano finalizzato al dominio mondiale con l'uso della forza.

IL "NUOVO ORDINE"

La prima cosa che va assolutamente chiarita è la seguente: in quanto sta avvenendo non c'è nulla di casuale. L'aggressione della NATO contro il piccolo paese slavo geloso della propria libertà costituisce un atto intimidatorio premeditato. La Serbia in ginocchio deve simboleggiare il trionfo della "pax americana", ossia del mondo unipolare in versione USA. Per capire meglio le leggi intrinseche e le molle di questo processo occorre fare una rapida escursione nel recente passato.

Il termine di "nuovo ordine mondiale" (NOM) venne introdotto per la prima volta nel linguaggio politico nel 1990 dall'ex presidente USA George Bush. Durante la guerra del Golfo Gorbacev lo appoggiò, dichiarando che l'Unione Sovietica era pronta, insieme agli Stati Uniti, "a costruire un nuovo ordine mondiale sul nostro pianeta". La guerra contro l'Iraq, in sostanza fu il punto di partenza di tale costruzione, la prova della risolutezza con cui gli architetti occulti del NOM erano pronti a ricorrere ad ogni mezzo e metodo per raggiungere il loro scopo.

L'uso diretto della forza militare ha fatto quindi da levatrice della nuova strategia geopolitica americana. All'inizio gli ideologi del mondialismo presupponevano che. dopo aver trasformato la Russia gorbaceviana in un partner minore dell'America responsabile dell'instaurazione del NOM sull'Eurasia, sarebbero riusciti rapidamente a realizzare il loro vecchio sogno di far trionfare dappertutto il liberalismo, "cancellare gli stati tradizionali" ed istituire un governo mondiale sovranazionale. Questo progetto si avvaleva del sostegno attivo dell'oligarchia finanziaria internazionale e presupponeva una "perestrojka mondiale" secondo la formula "One World - One Market" ("Un Mondo - Un Mercato").

Tuttavia i grossolani tentativi di "smontare" il socialismo nell'URSS e sostituirne gli ideali con i "valori" della "società dei consumi" occidentale, valori assolutamente estranei al nostro popolo, sfociarono in una catastrofe. L'esplosione del separatismo nelle repubbliche e il collasso economico dell'URSS già alla fine del 1990 avevano fortemente indebolito le posizioni politiche interne degli "occidentalisti" e creato i presupposti reali per il passaggio del potere nelle mani dei patrioti, fautori dello sviluppo indipendente e originale della potenza sovietica.

Allora i centri analitici occidentali decisero di adottare uno scenario alternativo di instaurazione del NOM, che implicava il crollo dell'URSS, lo smembramento della Russia e la revisione decisiva di tutte le norme e le regole di politica internazionale vigenti dopo la seconda guerra mondiale.

Un gruppo di analisti dell'ISPI, istituto di studi storici di Milano diretto dal professor Santoro, fin dall'inizio degli anni `90 riassunse così il percorso della comunità internazionale verso il Nuovo Sistema (New System):

Lo scenario è concreto ed esplicito. Il lettore può constatare da sè come corrispondano a questo quadro tutti gli eventi verificatisi negli ultimi anni nel mondo e in Russia. La Russia, tra l'altro, viene qui indicata come "un paese destinato ad esplodere" ("Torn country"). Questo significa che esso sarà il luogo dei conflitti e dei confronti più aspri, i quali porteranno alla frantumazione dello spazio geopolitico russo in "zone d'influenza" delle potenze occidentali e dei loro alleati con susseguente inserimento dei suoi brandelli in nuovi blocchi politici.

GLI SCHIAVI DEL XXI SECOLO

Da quanto detto risulta del tutto evidente che l'allargamento della NATO, l'ondata della crisi finanziaria mondiale, che ha sconvolto l'economia dei paesi in via di sviluppo, candidati a diventare un fattore di seria concorrenza nei confronti dell'Occidente, e infine la guerra nei Balcani, scatenata dai guerrafondai della NATO nel più totale disprezzo di tutte le norme del diritto internazionale e dello Statuto dell'ONU, sono gli anelli di un'unica catena.

Il continuo lamento dell'agitprop USA su scala mondiale circa 1' "impotenza delle organizzazioni internazionali e la sterilità delle missioni di pace", il modo ostentato con cui gli Stati Uniti hanno ignorato il parere di due paesi membri del Consiglio di Sicurezza, la Russia e la Cina, la manifesta preferenza dell'Occidente per l'ingerenza e l'uso della forza negli affari interni di Stati sovrani, sono una validissima illustrazione delle tesi degli studiosi milanesi sulla "ricomposizione degli spazi strategici e degli stati in nuovi blocchi" e la creazione di "nuove strutture internazionali". L'escalation delle operazioni militari implica inequivocabilmente "il passaggio da guerre locali e regionali di bassa intensità a guerre di media intensità", e questo in sostanza minaccia di trascinare l'intera comunità internazionale sull'orlo della terza guerra mondiale.

In queste condizioni per tutti noi è estremamente importante capire con chiarezza quali prospettive si aprono alla Russia nella nuova situazione. Cosa significa per il nostro paese l'instaurazione del "nuovo ordine mondiale" all'americana?

L'intero corso degli avvenimenti negli ultimi anni dimostra senza ambiguità che l'obiettivo finale della strategia americana è oggi l'imposizione della dittatura planetaria: economica, ideologica, politica e militare.

Il principale strumento della dittatura economica del NOM è costituito dai vari organismi finanziari internazionali con alla testa l'FMI. Da sette anni essi spadroneggiano nell'economia russa, dove i governi "riformatori" hanno eseguito servilmente tutte le raccomandazioni e disposizioni degli istruttori d'oltreoceano.

Oggi i risultati catastrofici di questo modo di governare sono sotto gli occhi di tutti. Ricordiamo che prima di Gorbacev il debito estero dell'URSS ammontava appena al 6% del PIL. Ora ammonta invece al 213%! In altri termini ciascun abitante della Russia è indebitato con l'estero per 1.429 dollari. Tenuto conto dell'attuale livello del salario medio nel paese, ciascun russo deve lavorare gratuitamente per lo "zio d'America" 65,5 mesi ovvero quasi sei anni! Come possiamo meravigliarci se l'America non prende più in considerazione il parere di Mosca?

In seguito al criminale latrocinio delle ricchezze della nazione perpetrato dagli eltsiniani su mandato dei consiglieri stranieri e nel quadro della privatizzazione-rapina, l'efficienza dell'enorme sistema economico-produttivo della Russia si è ridotta quasi a zero. Dopo aver fermato a beneficio dei concorrenti stranieri l'intera industria nazionale, i nostri bravi riformatori hanno letteralmente svuotato le casse dello Stato.

Si può fondatamente affermare che lo sviluppo e la modernizzazione dell'economia nazionale vengono tuttora ostacolate deliberatamente. Giudicate voi stessi: in Russia vive solo il 3% della popolazione terrestre, mentre essa occupa il 15% del territorio mondiale e dispone del 35% di tutte le risorse energetiche, biologiche e naturali del pianeta! Se misuriamo queste riserve in unità convenzionali, vedremo che in media le ricchezze naturali per ciascun russo superano di 6 volte quelle degli americani e di 17.5 volte quelle degli europei!

La nostra povertà apparirebbe inspiegabile in queste condizloni. Ma è sin troppo facile chiarire il mistero: conformemente agli scenari economici del "nuovo ordine mondiale", le ricchezze naturali della Russia non sono destinate a noi bensì, al "miliardo d'oro" ovvero a quei fortunati che vivono nei "paesi sviluppati" dell'Occidente. A noi è stato assegnato il ruolo di appendice per le materie prime, di discarica dei rifiuti tossici, di serbatoio di manodopera a basso costo

Ma gli speculatori fmanziari internazionali temono che il cappio finanziario da essi stretto intorno al collo della Russia e degli altri paesi-debitori possa essere troppo lento. Perciò stanno pensando di inasprire decisamente il loro controllo sugli indisciplinati. Il celebre miliardario George Soros, ad esempio, ha proposto recentemente di isituire un nuovo organo finanziario internazionale, il "Nuovo potere", come egli si è espresso, con carattenstiche prettamcnte dittatoriali. Traducendo questi eufemismi politico-finanziari nella lingua comune, le parole di Soros significano l'invito a costruire uno strumento di feroce genocidio economico su scala planetaria, una sorta di Commissione straordinaria investita del diritto di far morire di fame interi popoli, dcterminando a propria discrezione il "tetto massimo della somma" destinabile al soddisfacimento delle loro esigenze vitali.

IL POLIGONO DEI BALCANI

Occorre spiegare quale prospettiva minaccia la Russia nel quadro di un simile modello economico di "nuovo ordine mondiale"? Occorre meravigliarsi se su questa base economica crescerà una dittatura politica spietata che presuppone la capacità dell'Occidente, Stati Uniti in testa, di ingerirsi con decisione ed efficacia negli affari interni di qualsiasi stato sovrano? E non soltanto di ingerirsi, ma anche di influire in modo determinante sul suo assetto statuale e sul suo orientamento politico?

L'esempio della Jugoslavia illustra benissimo questa ipotesi Gli obiettivi dell'ingerenza occidentale nell'odierna crisi balcanica erano stati formulati esaurientemente già alcuni anni orsono, quando questa crisi si stava appena manifestando e nessuno dei non "addetti" poteva persino supporne i drammatici sviluppi. Questi obiettivi sono ora evidenti:

Quest'ultimo obiettivo è il più importante perchè il suo conseguimento assicurerebbe l'ingresso supino della Jugoslavia nel NOM come minimo per interi decenni Ma per ora non è stato raggiunto! E non potrà essere raggiunto fino a quando gli Stati Uniti e i loro alleati non avranno la possibilità di controllare totalmente la situazione politica nei Balcani

In Serbia, quindi, si sta collaudando in concreto per la prima volta l'insieme dei metodi e degli strumenti di imposizione del "nuovo ordine mondiale". Ecco la vera ragione dell'aggressione della NATO. Ecco perchè il successo dell'operazione militare nei Balcani è assolutamente necessario a Washington. Ecco perchè gli americani hanno deciso di frantumare l'intero sistema di diritto internazionale che ha garantito dalla fine della seconda guerra mondiale la stabilità complessiva nel mondo.

La Jugoslavia oggi non è altro che il poligono, dove i teorici del mondialismo affinano la tecnologia della repressione, che in caso di successo adotteranno molto presto anche in Russia. Negli ultimi anni essi sono stati talmente sicuri del successo delle loro imprese, che non hanno neppure mascherato i loro piani. E questi piani prevedono, com'è stato per la Jugoslavia, lo smembramento dclla Russia, la repressione del movimento di liberazione nazionale del popolo russo, l'instaurazione di un regime filo-occidentale di "dittatura liberale" e il ribaltamento della civiltà russa.

"La Russia è una potenza sconfitta", sentenziò Z. Brzezinski un anno dopo il bombardamento dei Soviet a Mosca. E poi per non lasciare dubbi di sorta aggiunse: "Il nuovo ordine mondiale sotto l'egemonia USA viene istituito contro la Russia, a spese della Russia e sulle ceneri della Russia", che rappresenta "la principale moneta di scambio della geopolitica americana". L'obiettivo principale di tale strategia, aggiunge, è "una Russia liberamente confederata, formata dalla Russia europea, la Repubblica Siberiana e la Repubblica dell'Estremo Oriente." Anche altri autorevoli esponenti della politologia americana ripetono le stesse tesi di Brzezinski.

Nel corso degli ultimi anni tutte queste formule cannibalesche di insigni teorici del mondialismo sono diventate pratica quotidiana della politica estera USA. Strobe Talbon, primo sottosegretano di stato amencano, ad esempio, ha dichiarato nell'agosto 1997 in un seminario svoltosi all'universilà di Stanford sulle relazioni russo-arnencane: "Noi non siamo osservatori esterni. Noi sappiano esattamente cosa risponde ai nostri interessi nazionali: per dirla semplicemente noi vogliamo la vittoria dei riformatori russi". Il suo diretto superiore, segretario di stato Albright è stata ancora più esplicita: "La priorità principale nei rapporti con la Russia sta nella garanzia della sicurezza del popolo americano". Vale a dire, non lo nasconde, che "il nostro compito è quello di gestire nei nostri interessi le conseguenze del crollo dell'impero sovietico".

DOPO LA SERBIA LA RUSSIA

Gli architetti del "nuovo ordine mondiale" considerano una sfida alla loro creatura qualsiasi manifestazione di indipendenza politica e identità nazionale. Nel contempo essi capiscono di non poter contare facilmente sulla possibilità che i popoli e gli stati del pianeta accettino passivamente la rinuncia alla propria indipendenza e sovranità. Non c'è da sorprendersi, perciò, se in queste condizioni la dittatura militare diretta diventa una delle armi più efficaci di imposizione del NOM.

L'lraq e la Somalia, la Bosnia e la Serbia sono prove eloquenti che dopo il crollo dell'URSS l'Occidente ha stabilito di puntare soprattutto sulla forza nello "scontro di civiltà" che si andava profilando. La "punizione" esemplare dell'Iraq avrebbe dovuto servire, secondo gli strateghi della mondializzazione, da minaccioso avvertimento all'intero mondo islamico, mentre la sconfitta militare della Serbia costituirebbe il preludio dello "smantellamento" forzato della civiltà slava ortodossa, di cui la Russia rappresenta il cuore da secoli.

Cosa può opporre oggi il nostro paese a questa minaccia? Quasi niente! Otto anni di governo dei traditori "democratici" hanno fortemente minato la nostra possibilità di resistere alla macchina militare degli USA e della NATO. Ciò riguarda innanzi tutto le nostre forze nucleari strategiche (FNS).

Le cifre sono semplicemente spaventose: il bilancio militare dei paesi della NATO ammonta a circa 470 miliardi di dollari, mentre la Federazione Russa, dissanguata da "riforme" criminali, non può spendere per la propria difesa più di 4 miliardi di dollari. I sommergibili nucleari strategici della Russia necessitano di importanti riparazioni per oltre il 70%. Solo il 50% dell'aviazione strategica è in buono stato. Contemporaneamente la dotazione delle FNS di nuovi sistemi di arma ad esempio, del promettente sistema missilistico "Topol-M", è a rischio per la scarsità di finanziamenti!

Non è meno allarmante il grave degrado in cui versano le nostre truppe di terra. Negli ultimi anni il numero degli effettivi si è ridotto di dieci volte e ora sfiora appena le 300 mila unità. Eppure la lunghezza delle nostre frontiere è di ben 22 mila chilometri e le guardie di confine per la loro stessa natura non sono destinate a svolgere i compiti propri del tempo di guerra.

Il generale di corpo d'armata Jurij Burkeev, comandante della direzione centrale delle truppe di terra, ha osservato recentemente con rammarico che oggi le sue forze possono assicurare, nel teatro delle operazioni militari, una sola linea di difesa. E' un fatto che le nostre forze terrestri hanno ormai soltanto 24 unità di combattimento (erano 212), di cui appena 7 sono pronte, cioè sufficientemente dotate di effettivi e armamenti. La qualità di questi armamenti inoltre lascia molto a desiderare. Le armi moderne in dotazione alle forze terrestri raggiungono infatti solo il 22%; per i missili operativi tattici si arriva al 17%, per i mezzi di ricognizione al 7% e per 1'aviazione al 2%!

La marina militare non versa in condizioni migliori, così come la contraerea e le armi spaziali. Tutto questo sullo sfondo del persistente incremento della potenza militare americana, del tentativo di far passare in tutti i modi alla Duma la ratifica dell'iniquo Trattato Salt-2 e della decisione USA di uscire dal Trattato ABM del 1972.

CORREGGERE GLI ERRORI

In questa situazione la guerra nei Balcani deve far capire definitivamente alla dirigenza russa che non si può più continuare così! Dobbiamo apprendere la dura lezione che ci viene dalla penosa esperienza delle "riforme democratiche", dagli avvenimenti drammatici sulla scena internazionale, dall'insieme dei problemi abbattutisi sulla Russia negli ultimi decenni.

Quali sono queste lezioni? Ecco le principali:

In campo economico. La nostra disastrosa realtà odierna ci dice che le condizioni assolutamente necessarie per il risanamento del paese sono le dimissioni di Eltsin, il mutamento strategico della linea politica, la creazione di meccanismi capaci di garantire la libera espressione della volontà popolare e favorire al più presto possibile l'unificazione di tutte le forze sane della società.

In campo strategico-militare. L'impudente aggressione della NATO alla Jugoslavia conferma pienamente quanto sia deleterio il sottile e mendace pacifismo dei "democratici", che finisce per essere la cortina fumogena dietro la quale si compie il disarmo unilaterale del paese. Essa mostra alla Russia la necessità impellente di trovare nuovi alleati affidabili per contrastare le mire aggressive degli Stati Uniti e della NATO. Le circostanze esigono una decisa mobilitazione di tutte le nostre forze, in modo da garantire il livello necessario di capacità difensiva e realizzare una valida riforma militare.

In campo geopolitico. La vita stessa dimostra che gli interessi della sicurezza nazionale della Russia richiedono con forza il ripristino della sua naturale forma geopolitica. La sovranità e l'indipendenza del paese potranno essere garantite con certezza solo quando la Russia si riprenderà il controllo sul "cuore" geopolitico della Terra che da secoli batte nelle distese continentali dell'Eurasia.

In campo ideologico. Il caos attuale imperante nelle menti dei russi dopo il massiccio intervento ideologico dei "valori occidentali" costituisce forse il maggior pericolo per lo Stato russo. Il massacro degli americani in Jugoslavia conferma ancora una volta la necessità di ristabilire la continuità della concezione statuale della nuova Russia rispetto all'era sovietica. L'evolversi della situazione internazionale dimostra che molte formule ideologiche dell URSS erano corrette e non hanno ancora perso la loro validità.

Sullo sfondo dell'odierna guerra balcanica nessuno potrebbe contestare il fatto evidente che gli "stereotipi ideologici" sovietici, sovente derisi dalla "opinione pubblica democratica", vedono oggi confermata la loro assoluta aderenza alla situazione internazionale. Penso a slogan come "militarismo aggressivo dell'Occidente", "imperialismo americano", "appoggio ai movimenti di liberazione nazionale", "lotta per la pace"`, "NATO avamposto dell'aggressione" e molti altri.

IL NEOFASCISMO DELLA NATO

Ma dobbiamo ammettere che nelle condizioni contemporanee l'esperienza sovietica è insufficiente. Alle soglie del terzo millennio la Russia si è imbattuta in un fenomeno del tutto inedito e mortalmente pericoloso, quello dell'aggressione dell'imperialismo mondiale nei settori economico, dell'informazione e politico -militare.

Questa aggressione globale ha assunto la sofisticata forma ideologica del neofascismo che maschera la sua essenza ostile all'umanità con parole d'ordine e idee liberali. Il particolare cinismo e la mostruosa ipocrisia di questa forma moderna di fascismo derivano dal suo tentativo di camuffarsi dietro la demagogia sulla libertà e la democrazia, dietro la falsa morale dei "diritti umani" e della "prosperità universale".

Cos'è che ci spinge a una siffatta conclusione? In primo luogo la incontestabile conformità delle azioni pratiche degli USA e della NATO alla definizione teorica del fascismo in quanto fenomeno politico-ideologico. Le enciclopedie definiscono il fascismo "quell'indirizzo politico che esprime gli interessi dei circoli più reazionari e aggressivi della borghesia imperialistica. Il fascismo al potere eqruvale alla dittatura esplicita delle forze più reazionarie del capitale monopolistico. I tratti fondamentali del fascismo sono l'adozione della violenza nelle sue forme estreme, l'anticomunismo bellicoso, l'uso ampio della demagogia politica...".

Non corrisponde a questa definizione quanto abbiamo visto accadere sull'arena internazionale nell'ultimo decennio e tutto quanto ci impedisce di condurre una vita normale nel nostro paese? Ecco un'altra definizione: "L'essenza di classe del fascismo è dappertutto la stessa. Esso esprime gli interessi degli strati più reazionari della società capitalistica..., che mirano... a soddisfare le proprie ambizioni imperiali in campo mondiale.... Per la realizzazione dei loro piani imperialistici essi si avvalgono di un potente esercito in grado di assicurare la distruzione totale dell'avversario.... Le azioni dei gruppi e dei movimenti neofascisti sono ripetutamente serviti e servono a generare crisi e tensioni politiche".

In altri termini le parole d'ordine levatesi nelle manifestazioni a sostegno della Jugoslavia, "Clinton come Hitler" e "NATO = fascismo", non sono una semplice esagerazione emotiva, ma corrispondono pienamente alla realtà dei fatti, poiché gli atti degli USA e della NATO, di Clinton e Solana nei Balcani somigliano come due gocce d'acqua agli atti della Germania nazista e dell'ltalia fascista di Hitler e Mussolini.

Tuttavia l'odierno fascismo americano e della NATO si differenzia per certi versi dal loro predecessore nazista. Quali sono i suoi tratti distintivi? Innanzi tutto il piglio sciovinistico, cioè la proclamazione della civiltà occidentale, cosiddetta "atlantica", come la fase di sviluppo suprema e definitiva dell'umanità. Questo sciovinismo comporta inevitabilmente una chiara inclinazione xenofoba ovvero una manifesta ostilità e intolleranza verso ogni valore tradizionale delle altre civiltà, sia essa il mondo islamico o la cultura slava ortodossa.

Un altro elemento proprio del fascismo "liberale" è il mondialismo, ossia la volontà ostinata di distruggere la sovranità e l'indipendenza degli stati nazionali, che ha come obiettivo finale la costruzione di un'unica struttura politica globale sovranazionale con alla testa un supergoverno mondiale.

Infine la dottrina ideologica del fascismo della NATO annovera tra le proprie componenti strutturali il cosmopolitismo, l'individualismo, la russofobia, l'anticomunismo, il culto del consumismo esasperato, il doppio criterio di giudizio nell'approccio agli affari internazionali ed altri analoghi "valori" del liberalismo contemporaneo

I miti del fascismo "liberale", studiati in ogni suo aspetto e inculcati abilmente nella coscienza di massa, sono lo strumento ideologico principale utilizzato dalle forze occulte mondiali per il lavaggio del cervello dei popoli. I cittadini della Russia conoscono bene i più pericolosi di questi miti.

Innanzi tutto quello cinico e astuto della difesa dei "diritti umani", che in realtà si traduce in una umiliante mancanza di diritti della stragrande maggioranza della popolazione, priva di difese sociali, di assistenza medica, di un sistema di istruzione valido, dell'assistenza pensionistica, sullo sfondo di abusi criminali e del lusso smodato di speculaton e ladri.

Poi quello della "libera democrazia", che nella vita quotidiana appare alla gente comune come "libertà" di morire lentamente in uno stato di vergognosa miseria, di consumare l'oppio televisivo, di ignorare la coscienza e l'onore, di degradare moralmente e socialmente...

Infine quello dei "valori universali", terzo mito del neofascismo, al riparo del quale i cosmopoliti e mondialisti compiono in modo permanente e finalizzato la distruzione dcll'identità nazionale dei popoli, delle loro usanze secolari e tradizioni religiose, delle loro antiche abitudini e principi morali. In altri termini di tutto quanto costituisce l'irripetibile individualità storica di ciascun popolo e distingue i suoi esponenti dall'anonimato di un' "umanità globale" .

La mitologia liberal-fascista è assai ampia, ma quanto detto è sufficiente a capire che i principali vettori delle moderne forme di fascismo nell'arena internazionale sono oggi gli Stati Uniti e la NATO, mentre in Russia sono gli eltsiniani e gli occidentalisti radicali di ogni risma. La loro principale forza d'urto è costituita da una moltitudine di "indipendenti" dalla coscienza e dall'onore, dai mass-media traboccanti di russofobia e anticomunismo.

CHE FARE?

Cosa possiamo contrapporre al nuovo fascismo, ai suoi pseudovalori, ai suoi miti ideologici? La società russa può e deve contrapporre al cosmopolitismo l'amore per la patria, all'anonimato dell' "uomo globale" l'identità nazionale russa, all'individualismo egoista il collettivismo e lo spirito comunitario, alla russofobia l'amicizia tra i popoli, all'anticomunismo un'effettiva giustizia sociale, al culto del consumismo una elevata spiritualità. Tutti questi ideali sono contenuti in una sintesi equilibrata nella concezione del socialismo russo, che unisce i nostri millenari valori nazionali alle più elevate conquiste dell'era sovietica.

Noi dobbiamo oggi comprendere innanzi tutto che le origini e le radici dell'attuale crisi balcanica non affondano in qualcosa di casuale, ma risalgono direttamente a Mosca e al Cremlino. E si potrà arrivare ad una soluzione efficace della stessa solo allorquando saranno estromessi dal potere i politici che si sono resi responsabili in prima persona del crollo dell'Unione Sovietica, dell'indebolimento della capacità difensiva del paese, della privatizzazione -rapina. Solo successivamente la nuova direzione della Russia, capace di agire negli interessi della patria e della nazione, potrà realizzare l'inversione strategica della linea di governo e raggruppare intorno a sè tutte le forze sociali e politiche sane del paese.

L'allontanamento dal potere con metodi legali della "quinta colonna", di questi nemici della Russia che si sono insediati al Cremlino, è la condizione necessaria della rinascita russa. Già Cicerone aveva avvertito che "la nazione può anche sopportare i propri imbecilli e presuntuosi, ma non può sopportare il tradimento. Il nemico alla porta è terribile, ma egli è noto ed agisce apertamente sotto le proprie bandiere. Il traditore invece si aggira libero fra gli assediati e il suo insinuante bisbiglio sibila per le vie della città e contagia i cinadini così che non possono più resistere. L'assassino è meno terribile di lui" .

Dopo esserci sbarazzati dei traditori ed averli puniti come meritano possiamo essere certi di avere ancora, malgrado le spaventose perdite inferte alla Russia, sufficienti risorse per la rinascita, sufficienti leve per influire sulla situazione internazionale. La cosa principale è l'unità della nazione e la ferma volontà politica della dirigenza del paese sostenuta dalla nostra comune volontà di lottare e vincere. Non dobbiamo tuttavia credere che la caduta del regime eltsiniano risolverà da sola tutti i problemi. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e valutare lucidamente le nostre attuali possibilità.

Questo significa che bisogna determinare al più presto e con la massima chiarezza le priorità assolute della nostra sicurezza nazionale e conseguentemente gli indirizzi di fondo della nostra politica intema ed internazionale, dei programmi economici e della dottrina militare. Nel campo della politica interna le misure urgenti debbono comprendere:

Nel campo della politica estera gli obiettivi immediati sono:

1 ) La messa a punto di una chiara posizione unitaria della Duma, del Consiglio della Federazione e del Governo rispetto alla guerra nei Balcani ed ai suoi responsabili. L'approvazione di un programma globale di misure coerenti ed efficaci di appoggio al fraterno popolo serbo, fino a prestare alla Serbia un'ampia assistenza tecnico-militare con armamenti, specialisti e consiglieri.

Nel campo delle misure economiche immediate occorre preparare al più presto i programmi di:

Se sapremo impegnarci rapidamente nella realizzazione di tutte le misure necessarie a portare il paese fuori dalla crisi, sono sicuro che assai presto ciascun russo avvertirà i tanto agognati miglioramenti. Se invece perderemo tempo in oziose discussioni tra di noi, affonderemo il paese e noi stessi.

Trad di Stefano Trocini.
Fonte: "Sovetskaja Rossija", 6 aprile 1999





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