Serbia
- Italia, aprile 2009: Operai Fiat
Zastava offrono sangue per i terremotati
dell'Abruzzo / Comunicato del sindacato
Zastava sull'accordo FIAT-Governo
Srbija -
Italija, april 2009: Radnici Fiat
Zastava nude se kao dobrovoljni davaoci
krvi za postradale od zemljotresa u
Regionu Abruzzo / Izveštaj sindikata
Zastava o sporazumu FIATa i Vlade Srbije
Accuse di «censura» e di
«arroganza». Non è
stata presa bene dal Consiglio
anticorruzione serbo la
decisione del governo nazionale di
consegnare al locale “watchdog” una
versione edulcorata del contratto
siglato nel 2008 tra Fiat e Belgrado.
Quello, per intendersi, che ha portato
il Lingotto (67 per cento) ad acquisire
in joint venture con la Serbia (33 per
cento) l’ex “Zastava” di Kragujevac, la
Mirafiori serba.
Il principale organo di lotta alla
corruzione in Serbia voleva esaminare il
contratto Fiat e tutti i documenti
collegati «per verificare se
l’accordo fosse favorevole ai cittadini
serbi», ha illustrato Danilo
Sukovic, membro del Consiglio, dalle
colonne del quotidiano belgradese
“Blic”. Come risposta, l’esecutivo
ha fornito «venti chilogrammi di
documenti» in gran parte
censurati, ha spiegato Verica
Barac, capo del Consiglio. I contorni di
quello che era stato definito
«l’affare del secolo»
rimangono dunque ancora opachi. La
censura è
«inaccettabile», ha aggiunto
Barac, prima di rafforzare il giudizio
parlando di un picco di «arroganza
o perfino di cinismo» delle
istituzioni nazionali. «È
stupido marcare come segreto di Stato
tutti i dati sui capitali investiti,
sugli investitori e sulle concessioni
date dalla Serbia. Non penso che
ciò sia avvenuto su richiesta di
Fiat, ma che l’intesa sia servita per
fini di marketing politico», ha
rincarato Sukovic. Fiat, con una nota,
ha invece precisato venerdì che
alcuni dei dati occultati comprendevano
«segreti industriali e commerciali
cruciali per il successo della joint
venture» e che esistono clausole
di riservatezza ideate per
«proteggere il successo
dell’investimento congiunto».
«Non penso che il governo sia il
maggior ispiratore delle cancellazioni.
Ma l’esecutivo non ha comunque cercato
di rendere trasparente il contratto ai
cittadini e alle organizzazioni
interessate, e con esso le decisioni
politiche e i processi economici»,
chiarisce Zoran Stojiljkovic, acuto
analista politico serbo. «È
un diritto ed è necessario che la
gente sia informata, con l’eccezione dei
dettagli puramente tecnici o dei segreti
industriali», aggiunge l’analista.
Ma come mai così scarsa
trasparenza? Assieme all’Accordo di
stabilizzazione e associazione con l’Ue,
l’intesa Belgrado-Fiat con annessi sogni
di boom economico «fu uno degli
eventi determinanti che resero
possibile, poco prima del voto, la
vittoria dell’attuale maggioranza. Al
tempo l’intesa ebbe un forte valore
politico, che sarebbe stato minore se
già allora fosse stato chiaro
quanto era importante l’investimento del
governo e che le risorse che Fiat
avrebbe investito sarebbero state
limitate. La gran parte del denaro
arriva da Belgrado e da fondi
europei», quelli della Banca
europea per gli investimenti (Bei),
suggerisce Stojiljkovic.
L’affare Fiat in Serbia prevede un
investimento totale di circa un miliardo
di euro: oltre 200 i milioni già
erogati da Belgrado, 900 quelli
assicurati dal Lingotto. Ma di questi,
500 milioni arrivano da un prestito
deciso dalla Bei, in parte garantito
dalla Serbia. Torino invece ha sborsato
per ora solo 100 milioni a fine 2010 e
ha mantenuto sempre un gran riserbo su
quanto sta spendendo per la
ristrutturazione degli stabilimenti di
Kragujevac. Alla fine, l’azienda
dovrebbe fabbricare 200mila veicoli
l’anno, almeno secondo le stime Fiat,
mentre la produzione dei nuovi modelli
dovrebbe partire a inizio 2012. A
Belgrado però si sussurra che,
nel più roseo dei casi, la
previsione potrebbe addirittura essere
dimezzata.
---
Dichiarazione
Fiat
Automobili Serbia
Belgrado, 4 novembre 2011
Riguardo i commenti nei media serbi
ultimamente pubblicati, Fiat Group
Automobiles S.p.A. di Torino Italia
dichiara:
Il contratto di investimenti comuni tra
la Repubblica Serba e la società
Fiat Group Automobile S. p. A. contiene
delle clausole segrete come richiesto da
parte della società FGA spa e con
l’intenzione di proteggere
l’investimento comune della RS e della
società FGA spa di Kragujevac,
Serbia, perché alcuni dati sui
progetti e sull’ordine di presentazione
sono i cruciali segreti commerciali e
industriali necessari per il successo
del progetto comune. Riteniamo che
queste clausole sono a favore sia della
società fondata insieme alla RS
sia dei suoi soci.
La società FGA spa era d’accordo
con la pubblicazione del contratto,
escludendo solo le clausole segreti le
quali rappresentano i segreti
commerciali e industriali di chiave, per
sodisfare le aspettative dei cittadini
di essere informati sull’investimento
industriale maggiore nella Serbia negli
ultimi anni.
In questo modo vogliamo sottolineare
l’importanza del segreto delle clausole
del contratto riferenti ai segreti
commerciali ed industriali necessari per
il successo dell’investimento comune.
Cordialmente.
FAS
Serbia,
ottobre 2011: La situazione generale
nel paese e a Kragujevac
segretario
del Sindacato Samostalni di Fiat Auto
Serbia a Kragujevac
raccolte
il 13 ottobre 2011 da parte di
Associzione Zastava Brescia ONLUS e
il 22 ottobre 2011 da parte di Non
Bombe ma solo caramelle ONLUS
Quanti
sono i dipendenti attuali nella FAS
(Fiat Auto Serbia)? La
sindacalizzazione?
I dipendenti Fiat attuali sono 1201
(1001 operai e 200 impiegati)
956 erano stati in passato dipendenti
della Zastava auto; poco piu’ di 200
sono stati assunti utilizzando l’agenzia
nazionale per l’impiego.
A luglio scorso i lavoratori erano 1296;
i 95 posti di lavoro in meno sono dovuti
ad altrettanti auto-licenziamenti, a
fronte di una liquidazione di 550 euro
per anno lavorato. Ci saranno altri
auto-licenziati entro la fine del 2011.
La liquidazione ha avuto un aumento
molto rilevante rispetto ai dati delle
liquidazioni degli anni precedenti, che
erano di 300 euro per anno lavorato; si
dice, senza averne certezza, che queste
liquidazioni sono state pagate dalla
Fiat (che come vedremo ha interesse ad
assumere nuovo personale), mentre
precedentemente le liquidazioni erano a
carico del Governo. Gli operai piu’
anziani possono giungere fino a 11.000
euro di liquidazione, (somma abbastanza
alta per la Serbia). Quelli
autolicenziati sono per lo piu’ di
operai anziani, probabilmente incapaci
di reggere il sistema di produzione WCM,
con livelli di professionalita’ e di
istruzione piuttosto bassi.
A marzo 2012 dovrebbero cominciare altre
assunzioni fino ad un totale circa di
1000 nuovi lavoratori entro settembre
2012, esclusivamente dall’agenzia
nazionale per l’impiego; svaniscono
cosi’ le residue speranze dei lavoratori
Zastava licenziati a gennaio 2011 di
tornare il lavoro.
Il totale finale dovrebbe essere di 2200
lavoratori, diminuito di quelli che si
licenzieranno in questo periodo.
Secondo le dichiarazioni ufficiali della
FAS i lavoratori a pieno regime
dovrebbero essere 2433.
Attualmente gli iscritti al Samostalni
sono 743; 86 sono iscritti ad altri
Sindacati.
Quali
sono i salari medi? Quanti
lavoratori sono in cassa
integrazione? Quanto
percepiscono mediamente di cassa
integrazione rispetto al salario?
Il salario medio di un lavoratore che
lavora a tempo pieno è di 30-35
mila dinari al mese.
Il salario medio è di 250
euro/mese, tenuto conto anche della
cassa integrazione.
Tutti gli operai sono in cassa
integrazione, e ricevono l’80% del
salario.
Dove
è stata collocata la linea di
montaggio della Punto? Ci
sono idee sul suo utilizzo futuro?
La linea Punto era stata smontata per
fare spazio alle nuove linee; la
previsione era di non riutilizzarla.
Attualmente la linea è in via di
re-installazione nel reparto Meccanica
da parte di tecnici Comau, insieme a
ditte esterne d’appalto; solo un piccolo
numero del tutto trascurabile di
lavoratori viene dalla FAS.
La FAS prevede di montare circa 10
unita’ al giorno, fino a che ci saranno
fondi di magazzino in Italia. Questo
pero’ solo in base alla richiesta del
mercato.
Attualmente ci sono 4000 Punto invendute
sui piazzali; se ne vendono meno di 100
al mese; le esportazioni sono
pessochè inesistenti (meno di 10
pezzi al mese).
A che
punto è il montaggio di nuove
linee di produzione? Quali
modelli verranno prodotti? Quali
sono i tempi previsti per l‘inizio
delle produzioni? Quale
sara’ a regime il numero di auto
prodotte?
Per quanto riguarda le nuove linee di
produzione, da circa un anno si parlava
di una produzione di Musa e di Idea,
senza pero’ che ci fossero conferme.
Ora si torna a parlare di un nuovo
modello denominato LZero, che dovrebbe
essere prodotto in due diverse versioni
a cinque e sette posti. La Fiat
considera questa vettura un segreto
industriale; la scocca è gia’
pronta, ma è proibito diffondere
informazioni e tanto meno fotografie.
Secondo la Fiat la nuova vettura sara’
presentata al salone dell’auto di
Ginevra, a marzo 2012.
Il reparto carrozzeria è pronto.
Il reparto verniciatura deve avere venti
unita’ di verniciatura automatica.
Al momento sono pronte due cabine, con
le quali saranno verniciate le prime 40
vetture entro febbraio 2012; queste
saranno le vetture di test e se saranno
raggiunte le specifiche definite per gli
standard dei Paesi in cui ci si aspetta
di venderle (Europa, Stati Uniti e
Russia), saranno installate le
successive 18 cabine; per questa fase si
prevedono sei mesi di lavoro; il reparto
verniciatura dovrebbe quindi essere
completato entro la fine dell’estate
2012.
Il reparto montaggio è pronto.
I motori e il cambio saranno importati
dall’Italia. Non si conoscono ancora le
cilindrate.
Ma chi ha pagato le spese fino ad ora
sostenute?
Si dice che tutte le spese fin qui
realizzate sono state sostenute dal
Governo serbo (con la sua tranche di 300
milioni nella joint venture con la Fiat)
e da un prestito della Banca Europea
degli Investimenti di 500 milioni di
euro, garantito da un credito ipotecario
aperto dal Governo sui capannoni.
INDOTTO
Ricordiamo che inizialmente l’indotto
Fiat doveva essere collocato a Korman
Polje, su 70 ettari, a meta’ strada tra
l’autostrada Belgrado-Nis e Kragujevac.
Le prime informazioni (ottobre 2009) su
quell'area erano trionfali: secondo
l'allora ministro dell'economia Mladan
Dinkic in quell'area avrebbero dovuto
installarsi 14 imprese diverse (Magneti
Marelli, Sigit, Delphi, Proma, Sbe,
Adler, Toscana Gomma, Faurecia, Lear,
Johnson Controls e Axcent) con circa
10.000 addetti.
A gennaio scorso lo stesso ministro (che
poi si dimise di li a poco) annuncio’
che il progetto di Korman Polje era
finito in quanto non si era riusciti ad
espropriare i terreni (i contadini
avevano rifiutato la cifra offerta di 3
centesimi di euro a metro quadro) e che
l’indotto Fiat sarebbe stato collocato
in un’area di circa 20 ettari a
Grosnica, usata in passato come deposito
di mezzi dell’esercito serbo.
Grosnica si trova a poche centinaia di
metri dallo stabilimento FAS.
A fianco passa una linea ferroviaria a
doppio binario.
Si continua a parlare della costruzione
della circonvallazione sud e del tunnel
sotto la citta’, che si prevedono per il
2014.
A Grosnica lavorano molte imprese di
movimento terra e costruzioni edili; il
supervisore dei lavori è una
impresa privata, la MIS, che ha firmato
un contratto sia con il Governo che con
la Fiat, ed è di proprieta’ di
una delle persone piu’ ricche della
Serbia, Miroslav Miskovic, proprietario
della piu’ grande holdig serba, la Delta
Holding: banche, assicurazioni,
supermercati, costruzioni, e molto
altro.
Al momento sono in via di realizzazione
le strutture in cemento armato di alcuni
grandi capannoni, oltre che molti lavori
di sbancamento.
I costi della realizzazione di Grosnica
non sono conosciuti; non si sa
ufficialmente chi paga i lavori, ma il
Sindacato sostiene che sia sempre il
Governo serbo.
Si confermano i benefits che dovrebbero
ricevere le aziende dell’indotto:
- almeno 5000 euro per ogni nuovo
assunto
- esenzioni delle tasse di qualunque
tipo per 10 anni
- zona franca doganale
Nella migliore delle ipotesi verso la
fine del 2012 potranno essere al lavoro
nell’indotto circa 1000 operai,
suddivisi in sei aziende diverse, tra
cui Magneti Marelli e General Control,
le quali si sono registrate in Serbia.
Secondo GlasSrbije, nell’articolo citato
precedentemente, le aziende dell’indotto
saranno quattro; secondo altre fonti
potrebbero essere cinque o sei.
Come si vede siamo lontanissimi dai
numeri assolutamente irrealistici di 14
imprese e 10.000 operai di cui si
parlava all’inizio di tutta questa
vicenda.
Le due imprese sopracitate hanno
cominciato a chiamare i lavoratori della
ex-Zastava, iscritti all’Agenzia
pubblica per l’impiego, per iniziare la
selezione del personale futuro.
Le selezione la fa l’Ufficio Risorse
Umane della Fiat, che si occupa sia
delle assunzioni per FAS che per
l’indotto.
Si sta costituendo un ulteriore ufficio
che si chiamera’ Fiat Service che si
occupera’ dei contratti dei lavoratori
sia per i lavoratori FAS che per i
lavoratori dell’indotto.
Si tratta dunque sempre della Fiat, che
agisce sotto altri nomi!
Riportiamo
infine le parole con cui Zoran
Mihajlovic (allora segretario del
Sindacato Samostalni di Fiat Auto
Serbia) concludeva l’intervista che
Non bombe ma solo caramelle gli fece
nel marzo 2011, sette mesi fa:
Se
non arriva l’indotto della Fiat tutto
quello che è stato fatto finora
si risolvera’ in un disastro.
La
fabbrica da sola non dara’ lavoro ad
un grande numero di persone, sono
previsti in totale 2433 lavoratori con
una produzione massima di 200.000
automobili a pieno regime.
Ma
questa non è una grande
produzione, e non si risolverebbe
neppure il problema della
disoccupazione a Kragujevac. Saremmo
solo un piccolo granello di sabbia
nell’impero Fiat.
Senza
l’arrivo dell’indotto il pericolo
è che qui a Kragujevac si
assembleranno pezzi di provenienza
dall’Italia; si faranno lavorare 2500
lavoratori avendo perduto 7500 posti
di lavoro. In questo modo avremo
regalato anche 300 milioni di euro
(l’investimento del governo serbo) e
creato 5000 posti di lavoro in Italia.
Qui
non c’è produzione, non ci sono
investimenti, siamo ad un passo dal
baratro.
Trieste, 7 novembre 2011
(a cura di Non Bombe ma solo caramelle
ONLUS)
28 aprile -
1 maggio 2011 Udine - Trieste - S.
Giorgio di Nogaro
incontri e
iniziative con i delegati Zastava da
Kragujevac
Da: Gilberto Vlaic
<gilberto.vlaic @
elettra.trieste.it>
Oggetto: [CNJ]
Delegati di Kragujevac in Friuli VG
Data: 20 aprile 2011
19.59.02 GMT+02.00
ONLUS Non bombe
ma solo caramelle - Trieste
Care amiche, cari amici
e’ con grande piacere che vi informiamo
che una folta delegazione di delegati
sindacali dei lavoratori della Zastava
di Kragujevac sara’ in Friuli Venezia
Giulia la settimana prossima, per
informarci sulla situazione REALE della
fabbrica, della citta’ di Kragujevac e
piu’ in generale sulle REALI condizioni
della Serbia. In questo modo intendiamo
anche rafforzare ed estendere la nostra
piu’ che decennale campagna di
solidarieta’ con questi lavoratori, le
loro famiglie e con tutta la citta’.
Di seguito gli appuntamenti che abbiamo
definito e ai quali siete caldamente
invitati:
Giovedi’
28 aprile, ore 18.00 a Udine, in sala
Ajace
Incontro con la CGIL e la FIOM friulana;
sara’ presente anche Giorgio Airaudo
della FIOM di Torino.
Titolo dell’iniziativa:
Dalla fabbrica alla scuola, il modello
Fiat, le alternative per uno sviluppo
globale sostenibile.
Maggiori dettagli nel documento
in
attachment.
Venerdi’
29 aprile, ore 11 e 30 nella sede
della Regione in Piazza Oberdan
[Trieste]
Conferenza Stampa in modo da illustrare
LA REALE SITUAZIONE della citta’ e della
fabbrica, dopo le menzogne sparse a
piene mani dalla stampa italiana
sull’intervento della Fiat in Serbia
Venerdi’
29 aprile, vari incontri a San Giorgio
di Nogaro (UD),
comunita’ che da molti anni e’
fortemente coinvolta nella nostra
campagna di affidi a distanza e nello
sviluppo di molti progetti nella citta’
di Kragujevac
Ore 17 Incontro con l’amministrazione
comunale in sala consiliare
Ore 17.30 incontro con Daniela Corso
Presidente della casa di riposo
"Chiabà"
Ore 19.00 incontro con il Presidente
Lorenzo Mattiussi e con i volontari
della Misericordia della Bassa Friulana
nella loro sede.
Domenica
PRIMO MAGGIO mattina prenderanno parte
con le loro bandiere al corteo
sindacale a Trieste
Domenica
Primo Maggio pomeriggio alle ore 17 saranno
presenti al tradizionale concerto del
Coro Partigiano Triestino Pinko
Tomazic a Opicina.
Vi ricordiamo ancora di sottoscrivere il
5 per mille per la nostra ONLUS
Il codice fiscale e’ 90019350488
Sperando di incontrarvi numerosi vi
inviamo i piu’ cordiali saluti
Continuate a sostenerci!
Gilberto Vlaic
Non bombe ma solo caramelle ONLUS
Trieste, 20 aprile 2011
Il video della
Organizzazione Sindacale Unitaria (JSO)
della Zastava di Kragujevac
sulle attività che numerose
associazioni italiane hanno realizzato dal
1999 in poi
a sostegno delle famiglie dei lavoratori
bombardati dalla NATO:
10 godina rad Jedinstvene
Sindikalne Organizacije - Kragujevac
JEDINSTVENA
SINDIKALNA ORGANIZACIJA ZASTAVA SAVEZ SINDIKATA SRBIJE - SINDIKAT
METALACA SRBIJE
Con la decisione del governo serbo marchio
ZASTAVA non esiste più dal 5.
gennaio 2011. Fabbrica ZASTAVA è
andata nella storia.
Rimangono altri reparti dell’ex Gruppo
ZASTAVA (in totale 15 fabbriche ZASTAVA)
che rimangono unite nelle attività
sindacali con riferimento al Sindacato
ZASTAVA (la struttura con la quale avete
rapporti diretti). Questa struttura
continuerà a svolgere tutte le
attività precedenti pur essendo
ridotto lo staff sindacale per le persone
che erano lavoratori della Fabbrica Auto
(Radoslav Delic – segretario generale,
Dragan Corbic – informatico dell’ Ufficio
adozioni e relazioni estere e Rajka
Veljovic).
Per quanto riguarda segretario generale,
le elezioni sindacali saranno il 18.marzo
ed è gia concordato all’ Assemblea
sindacale che segretario generale
sarà Rajko Blagojevic (ex
vicesegretario). Per quanto riguarda
l’Ufficio relazioni estere e adozioni a
distanza tutte le attività finora
svolte saranno continuate fino a quando le
associazioni italiane ci saranno vicine.
Nella Fabbrica Auto Serbia e nelle
fabbriche ZASTAVA dell’ex Gruppo 85% sono
le iscrizioni al nostro sindacato ma
ciononostante il sindacato si trova nella
situazione economica molto difficile come
pure tutti i lavoratori, innanzitutto
quelli licenziati.
Per tutto ciò vi invitiamo di non
far cessare la vostra solidarietà
tra i lavoratori e di contribuire alla
lotta comune nella difesa dei diritti
acquisiti nel passato.
Ed infine, vi ringraziamo per la
solidarietà finora espressa e della
quale purtroppo abbiamo bisogno ancora.
Vicesegretario
Rajko Blagojevic
(I
dati riportati di seguito contengono
diverse precisazioni rispetto a quanto
da noi reso noto in data 31/12/2010-4/1/2011
"BRUTTE SORPRESE DI CAPODANNO". NdCNJ)
ZASTAVA
ULTIMO ATTO
Riccardo
Pilato Brescia Gilberto
Vlaic Trieste
Care
amiche, cari amici, le
notizie che ci sono giunte in questi
giorni da Kragujevac sono pessime.
Ricorderete
che la fabbrica di automobili Zastava
era stata divisa a febbraio 2010 in
due parti: -la
FIAT Auto Serbia (FAS), proprietaria
degli stabilimenti di produzione delle
auto, che aveva assunto con un nuovo
contratto individuale circa 1000
operai -la
Zastava Auto, che risultava in pratica
una scatola vuota, rimasta di
proprietà pubblica a cui
venivano affidati i restanti 1600
lavoratori non assunti dalla Fiat.
E’ il
nuovo modello Marchionne: la creazione
di una new company a cui conferire le
produzioni e gli stabilimenti e una
bad company su cui scaricare debiti e
lavoratori in eccesso.
Il
Governo serbo, a ridosso della fine
dell’anno, attraverso il suo Ministro
dell’economia, il tristemente noto
Mladan Dinkic, ha improvvisamente
dichiarato la chiusura totale della
Zastava Auto e la conseguente messa in
mobilità di tutti i lavoratori
a partire dal 5 gennaio.
Nel
documento intitolato Zastava
ultimo atto che vi
alleghiamo a questa mail sono
contenuti i dettagli di questa
operazione; qualche numero
potrà cambiare di qui alla fine
di gennaio, ma la sostanza è
quella indicata.
La
situazione è pessima per tutti
questi lavoratori, che si vanno ad
aggiungere agli oltre 23.000
disoccupati censiti a Kragujevac. E’
evidente che per loro ci sono
pochissime speranze di trovare
una occupazione regolare e sono
condannati ad una lunghissima
situazione di precarietà.
Quando
si sono sparse le prime voci i
lavoratori hanno reagito
immediatamente entrando in sciopero e
effettuando un tentativo di
occupazione del Comune di Kragujevac,
ma non è servito a nulla.
La
Fiat se ne è ovviamente lavata
le mani, ha detto che era una
questione che riguardava il Governo.
In realtà ha ottenuto quello
che le occorreva, la cancellazione del
marchio Zastava, la proprietà
degli impianti e un ampio serbatoio di
lavoratori pagati pochissimo a cui
attingere, a seconda del bisogno.
Tutti
comprenderete che in queste condizioni
la solidarietà concreta fino ad
oggi espressa dalle nostre
associazioni acquisisce un ancor
più alto valore, sia sotto
l’aspetto materiale che psicologico.
Ci
appelliamo pertanto alla
sensibilità di tutti voi per
continuare l nostra campagna di affidi
a distanza ed estendere il nostro
aiuto a questi lavoratori e alle loro
famiglie.
Riccardo
Pilato Associazione
Zastava Brescia per la
Solidarietà Internazionale
ONLUS
Gilberto
Vlaic Non
Bombe ma Solo Caramelle ONLUS
Brescia
e Trieste, 7 gennaio 2011
---
Dati
raccolti nell'intervista telefonica
a Delic Radoslav,
segretario generale del sindacato dei
lavoratori del gruppo Zastava JEDINSTVENA
SINDIKALNA ORGANIZACIJA:
Queste sono le informazioni che siamo
riusciti ad ottenere sulla situazione a
Kragujevac al momento attuale
Fiat
Auto Serbia al 31-12-2010: 1120
lavoratori
Zastava
Auto (di proprietà pubblica) al
31-12-2010: 1592 lavoratori
Il Governo serbo ha deciso di chiudere
Zastava Auto il 5 gennaio 2011 ed ecco
come si presenta il destino di questi
lavoratori, dopo un serrato confronto
con il sindacato; la somma dei numeri
successivi porta ad un totale di 1537
lavoratori; significa che per 55 non
è ancora definito il gruppo di
appartenenza.
Alcuni numeri presenti in questo
documento potranno cambiare, ma la
sostanza resta questa che descriviamo.
53
lavoratori passano a Fiat Auto Serbia
60
lavoratori (direttori vari e impiegati
di alto livello) passano a ZASTAVA AD,
che è la Direzione Generale che
controlla le attività industriali
ancora esistenti del gruppo Zastava, non
ancora privatizzate, che gestisce il
patrimonio immobiliare eccetera.
10
lavoratori vanno subito in pensione.
A
due anni dalla pensione: sono
65 lavoratori; entreranno nelle liste
dell’Agenzia Nazionale per l’Impiego e
riceveranno il seguente trattamento
economico:
9 mensilità del loro salario
netto attuale come indennità di
licenziamento
60% del salario medio netto serbo (circa
20.000 dinari/mese – 1 € uguale 106,5
dinari) fino alla pensione;
i loro contributi sanitari e
pensionistici fino alla pensione saranno
a carico del Governo
Fino a
5 anni dalla pensione: sono 249
lavoratori
Trattamento economico:
6 salari lordi come indennità di
licenziamento (pagheranno loro le tasse)
per circa 2500 euro a lavoratore.
Entreranno nelle liste dell’Agenzia
Nazionale per l’Impiego
riceveranno un sussidio di circa 250
euro/mese netti ma dovranno pagarsi da
soli i contributi (circa 60 euro/mese)
Ci sono
inoltre 97 lavoratori con al massimo
sei anni dalla pensione:
per questi il sindacato ha ottenuto che
gli venga pagato il proprio salario
lordo (su cui pagheranno i contributi)
fino al raggiungimento del quinto anno
dalla pensione, dopo di che rientreranno
nel trattamento economico relativo ai
lavoratori del gruppo precedente.
Lavoratori
invalidi del lavoro: sono 65,
passano all’azienda Zastava INPRO, che
produce piccoli rimorchi per auto.
938
lavoratori non rientrano in nessuna
delle categorie sopra elencate;
riceveranno 300 euro di liquidazione per
anno lavorato come indennità di
licenziamento; entreranno nelle liste
dell’Agenzia Nazionale per l’Impiego.
Riceveranno un sussidio di 22000
dinari/mese per un anno e 19.000
dinari/mese per un successivo secondo
anno indipendentemente da
anzianità e qualifica.
In questi due anni i contributi sanitari
e pensionistici saranno pagati dal
Governo.
Fiat Auto Serbia dovrebbe arrivare ad
avere circa 2500 dipendenti alla fine
del 2012; non ha pero’ nessun obbligo
contattuale rispetto alla riassunzione
di lavoratori Zastava in
mobilità.
C’è stato un grande inganno sui
test di ingresso che la Fiat aveva
svolto su tutti i lavoratori del gruppo
auto; sembrava che il passaggio a Fiat
Auto Serbia fosse condizionato al
superamento questo test di ingresso; si
sa invece di lavoratori che non hanno
passato il test e che sono già
stati assunti così come di
lavoratori espulsi che avevano passato
il test. Per moltissimi lavoratori non
sono mai stati comunicati i risultati
dei test e non c’è mai stato su
questi argomenti un confronto con il
Sindacato.
Ed è su questo grande equivoco
che il Ministro dell’economia Mladjan
Dinkic ha giocato le sue carte per
giustificare l’espulsione di questi
lavoratori, come è riportato
nelle sue dichiarazioni del 24 dicembre
a Radio B92. (*)
Il
regalo del governo serbo in cambio
di... niente
Zastava
Auto chiude: a casa 1.600 operai.
Il Lingotto ringrazia
La Zastava Auto chiude i battenti. Il
governo della Serbia, che doveva
aprire una trattativa con il sindacato
sul destino di circa 1.600 lavoratori,
ha improvvisamente comunicato la
chiusura della società e il
conseguente licenziamento di tutto
l'organico. La notizia arriva
direttamente da membri del sindacato
Samostanli di Kragujevac, cittadina a
poche decine di chilometri da Belgrado
dove ha sede la Zastava. La Zastava fu
bombardata dagli aerei della Nato
durante la guerra del Kosovo con la
scusa che nell'impianto si producevano
armi.
Il licenziamento è in qualche
modo legato alla vicenda della Fiat in
Serbia. La Zastava Auto, infatti,
è quel che rimane della vecchia
società che Sergio Marchionne
ha deciso di prendersi nel tentativo
di aprire un polo produttivo all'Est.
Attualmente, quindi, le aziende sono
due: Fiat Auto Serbia (Fas),
cioè la parte acquisita dalla
Fiat (tutti gli stabilimenti e 1000
lavoratori) e Zastava Auto (la "bad
company", cioè quella parte dei
lavoratori rimasti a carico del
governo). I lavoratori Fas sono circa
1000, come prima, mentre in Zastava
Auto sono circa 1600. La fabbrica al
momento è un grande cantiere
dove entrano sia lavoratori Fas che
Zastava Auto. I lavoratori Fas
assemblano la Punto nella unica linea
rimasta, mentre gli altri lavorano
sulla ricostruzione dei reparti. Il
salario attuale medio per un
lavoratore Fas è di 320 euro
per un mese completo di lavoro, cosa
che non accade mai (ottobre 2010). In
Zastava Auto i salari medi sono di
250-260 euro al mese. La situazione
anche in Fas è molto tesa.
A ottobre il Sindacato ha chiesto un
aumento dei salari in Fas e proclamato
uno sciopero per il 19 ottobre. La
Fiat ha risposto dichiarando il 19
ottobre giorno non lavorativo. Per il
2010 la Fas aveva previsto il
montaggio di 30.000 Punto, ma la Fiat
è ancora molto lontana dagli
obiettivi per i quali ha preso molti
soldi dal governo serbo. Per il 2010
c'è stato il bonus governativo
di 1000 euro per vettura nuova; nulla
si sa per il 2011. Comunque in
relazione alla crisi economica sempre
più forte sono calate anche le
vendite e il governo ha abbassato le
tasse sulla importazione di macchine
usate, perchè la popolazione ha
sempre meno risorse disponibili.
Secondo il sindacato fino ad ora
l'investimento reale della Fiat
è stato pari a zero. Hanno
versato 100 milioni, che sono in
qualche conto di qualche banca, ma non
sono stati usati per lo stabilimento;
tutti gli investimenti attuati finora
sono avvenuti con fondi del governo,
il resto sono chiacchiere.
Rajka
Veljovic, sindacato della Zastava
auto Samostalni in Serbia:
«Lanciamo
un appello dalla Serbia a tutti i
lavoratori italiani»
Fabio
Sebastiani
«Lanciamo un appello a tutti i
lavoratori italiani e alle loro
organizzazioni sindacali perché
ci siano vicini in questo drammatico
momento». Rajka Veljovic
è una lavoratrice e
sindacalista della Zastava auto di
Kragujevac. Il governo della Serbia ha
messo la parola fine sull’azienda di
automobili lasciando a casa centinaia
di tute blu.
A febbraio scorso la Fiat era entrata
in possesso degli stabilimenti della
fabbrica Zastava per farne un polo
produttivo per l’Est creando una nuova
società la Fiat Auto Serbia
(FAS) ed aveva assunto 1000 lavoratori
(facendo firmare un contratto
individuale) sul totale di 2600 che
erano ancora in carico all’azienda. Il
salario medio in FAS è di circa
320 euro.
Così si erano create due
aziende, la FAS proprietaria degli
stabilimenti e con 1000 dipendenti ed
una azienda (chiamata Zastava
Automobili), che risultava in pratica
una scatola vuota, rimasta di
proprietà pubblica a cui
venivano affidati i restanti 1600
lavoratori. Stipendio medio 250 euro.
E’ il nuovo modello Marchionne: la
creazione di una new company a cui
conferire le produzioni e gli
stabilimenti e una bad company su cui
scaricare debiti e lavoratori in
eccesso. La scelta improvvisa è
arrivata proprio nei giorni di ferie.
In Serbia il Natale ortodosso si
festeggia proprio in questi giorni. In
poche parole, il Governo serbo ha
fatto il classico “lavoro sporco”
chiudendo la parte pubblica del gruppo
Zastava. Per i 1600 lavoratori della
Zastava Auto si sono spalancate le
porte della disoccupazione. Circa 600
di loro, i più anziani, saranno
”accompagnati’’ verso la pensione con
ammortizzatori economici molto deboli,
ma circa 1000 riceveranno 300 euro di
liquidazione per ogni anno lavorato e
un sussidio di meno di 200 euro al
mese per un anno e di meno di 150 per
un secondo anno. Visto che in Serbia
la disoccupazione viaggia sopra il 20%
significa condannarli ad una
condizione di precarietà che
durerà per tutta la loro vita.
Che cosa è accaduto
precisamente?
«E’ comparso un articolo sui
giornali che parlava di circa 800
lavoratori della Zastava auto, che
dovevano essere considerati in
eccedenza. In realtà i
dipendenti sono il doppio, quindi
è come se gli altri 800 fossero
stati cancellati.»
Come erano gli accordi con Fiat?
«Gli accordi erano che solo per
far ripartire le produzioni avrebbe
assorbito subito circa 1.000
lavoratori la cui selezione è
avvenuta tramite un test di cui
però non conosciamo i
risultati. Quel programma ha avuto
molti ritardi.»
Quando la Fiat avrà bisogno di
altri lavoratori dove li
prenderà?
«Me lo chiedo anche io. Mi sono
fatta una idea precisa, perché
è già accaduto anche in
altre parti della Serbia, che li
prenderà attraverso l’Ufficio
di collocamento pubblico e questo gli
frutterà, da quello che abbiamo
sentito, intorno ai 5000-7000 euro di
contributo governativo per agni
assunto. E’ chiaro il giochino? Adesso
il governo della Serbia toglie alla
Fiat la patata bollente e poi la
premierà dando ulteriori
contributi. Contributi che vanno ad
aggiungersi a quelli già
incassati.»
«Il vostro sindacato, il
Samostalni, cosa ha detto?»
Per quello che ne so è stato
preso alla sprovvista. Quando si sono
sparse le prime voci abbiamo reagito
prontamente entrando in sciopero e con
un tentativo di occupazione del Comune
di Kragujevac.
«La Fiat come ha reagito?
La Fiat se ne è lavata le mani,
ha detto che era una questione che
riguardava il Governo. In
realtà ha ottenuto quello che
le occorreva, la cancellazione del
marchio Zastava, la proprietà
degli impianti e un ampio serbatoio di
lavoratori a cui attingere pagati
pochissimo.»
Quel
che la Fiat ha in serbo. Intervista
a Rajka Veljovic, responsabile
affari internazionali e adozioni a
distanza del Sindacato serbo
Samostalni
La svolta era arrivata nel settembre
del 2008 con la firma tra Marchionne e
il ministro dell'economia Mladjan
Dinkic dell'accordo tra Zastava e Fiat
per uno dei più importanti
investimenti in Serbia, con la
creazione di una società mista,
la Fiat Automobili Srbja (Fas) al 67%
Fiat e al 33% dello stato serbo, con
l'obiettivo di produrre una nuova
monovolume. Con la promessa di
investire 700milioni di euro - quasi
l'equivalente di quello promesso a
Pomigliano - la Fiat portava a casa un
grosso premio: 50 milioni di capitale
dal governo di Belgrado, più
150 milioni in incentivi, e dalle
autorità locali l'esenzione dai
dazi e dalle tasse locali per dieci
anni; e gratis dal Comune di
Kragujevac i terreni per i nuovi
stabilimenti. Intanto si costituiva
una «new corporation»,
Zastava automobili, che incorporava la
vecchia fabbrica, per andare alla
liquidazione della società e
mettere in mobilità tutti i
suoi lavoratori, ma con l'impegno
della Fiat e del governo serbo ad una
loro riassunzione nella nuova
società, pur azzerando mansioni
e anzianità. Gli operai e i
sindacati, gli stessi che avevano
difeso le linee della Zastava dai
bombardamenti «umanitari»
della Nato nel 1999, ricostruendone
larga parte, sono stati insieme
scettici - migliaia di lavoratori del
settore auto nel frattempo sono stati
licenziati - e pieni di speranza per
questo «ritorno» della
Fiat che già dal 1953 aveva
contribuito ad impiantare la
produzione della mitica
«Yugo». Così hanno
cominciato a lavorare per attivare la
nuova produzione. Poi la doccia
fredda, a fine anno. La Zastava
automobili - ufficialmente non la Fiat
ma il governo serbo, vale a dire il
premier Mirko Cvetkovic e il ministro
dell'economia Mladjan Dinkic - ha
licenziato tutti i 1.600 dipendenti.
In Italia - tranne Liberazione - non
se n'è accorto nessuno. Ne
parliamo con Rajka Veljovic,
responsabile affari internazionali e
adozioni a distanza del Sindacato
serbo Samostalni, che ci risponde da
Kragujevac.
Che sta accadendo e come avete passato
la fine dell'anno e l'inizio del
nuovo?
Sì, è stato proprio il
governo che ci ha licenziati e quando
i giornalisti hanno chiesto al
portavoce della Fiat in Serbia,
Giuseppe Zaccaria - (ex inviato de La
Stampa nei Balcani ndr) - ha risposto
«giustamente» che Fiat non
c'entrava per nulla perché sono
affari tra la Zastava e il governo
serbo. Sono state le uniche parole che
si sono sentite dalla Fiat. Fiat non
c'entra però noi abbiamo capito
molto bene che si tratta di una
truffa. Perché nel contratto
firmato nel 2008 tra il governo serbo
e la Fiat si diceva che non saremmo
stati assunti nella prima ondata dalla
Fiat, ma successivamente sì. O
dalla Fiat o dai fornitori che
sarebbero dovuti arrivare a
Kragujevac. Invece, cinque giorni
prima di capodanno, è apparso
un articolo su Politika, il giornale
più diffuso in Serbia, che
annunciava il nostro licenziamento.
Parlando, fra l'altro di
«programma sociale» per
800 lavoratori, e che comunque Zastava
automobili sarebbe stata chiusa,
ufficialmente dal 5 gennaio 2011.
Quanti erano i dipendenti della
Zastava automobili e che lavoro
svolgevate?
Quelli rimasti ancora non assunti
dalla Fas, la Fiat serba, erano 1.600.
Si è spesso parlato di soli 800
lavoratori, perché 800 sono
quelli più giovani, ai quali
mancano più di 5 anni per la
pensione. Altri 800 - allora
già invisibili - sono quelli a
cui mancano meno di 5 anni alla
pensione. Dopo l'accordo del 2008, il
governo serbo e la Fiat hanno
incaricato imprese d'appalto per la
ricostruzione e solo una piccola parte
dei lavoratori della Zastava. Su
questo il nostro sindacato ha
combattuto molto, perché una
delle nostre richieste era che la
ricostruzione degli impianti per la
nuova produzione della Fiat, venisse
avviata dai lavoratori qualificati
della Zastava.
Peraltro voi avete ricostruito le
linee produttive della fabbrica dopo
la distruzione dell'azienda da parte
dei bombardamenti della Nato...
Certo, siamo stati noi a presidiare la
fabbrica anche sotto i bombardamenti,
e a rimetterla in piedi. E ora non
chiediamo di ricostruire quel che
c'era ma di essere impegnati anche
sulle nuove produzioni previste dalla
Fiat serba.
Come avete reagito alle notizie di
«Politika» e che cosa
chiedete al governo serbo?
Abbiamo subito iniziato a scioperare,
abbiamo scioperato 5 giorni in piazza,
a temperatura sotto zero, abbiamo
presidiato il Comune e alla fine siamo
stati piegati. Dovevamo firmare
perché il governo, per bocca
del ministro dell'economia Mladjan
Dinkic, ci ha promesso una
indennità e ha detto: «Se
continuate con gli scioperi non avrete
nemmeno l'indennità».
Sono ventimila dinari, 200 euro al
mese. Per capire le condizioni di vita
in Serbia, qui il paniere mensile
è di 450 euro al mese solo per
comprare farina, zucchero, le cose
elementari per vivere insomma. Al
governo serbo chiedevamo il
prolungamento delle sovvenzioni e il
mantenimento dell'occupazione per i
lavoratori della Zastava automobili
ancora in carica, di non fare
licenziamenti. Abbiamo perduto. Siamo
stati costretti alla resa dal nostro
ministro dell'economia, quello che ha
firmato l'accordo con la Fiat nel
2008. C'è un'altra cosa che
vogliamo denunciare: la Fiat serba ha
già cominciato ad assumere
dall'ufficio di collocamento qualche
lavoratore perché loro
prenderanno - se davvero si realizza
la previsione di 200mila vetture
all'anno dal 2012 - una sovvenzione
statale per ogni nuovo assunto.
Insomma, i nuovi assunti Fiat saranno
praticamente pagati dal governo serbo,
lo stesso che scarica i lavoratori
Zastava.
Che messaggio inviate ai lavoratori
italiani della Fiat impegnati in
questo momento in uno scontro
decisivo?
Che almeno i lavoratori Fiat nel mondo
devono essere uniti e coordinare le
iniziative di lotta. Come uno sciopero
internazionale. Solo così si
può vincere questa battaglia.
Lo ripetiamo dal '99. Insistiamo
perché si realizzi al
più presto un nuovo
coordinamento sindacale in Italia.
Anche perché ora si prevede che
la Fiat serba, Fas, monterà la
Punto entro il mese di maggio, per
avviare la produzione di 9mila vetture
di scorta, ma poi anche la Fas
sarà chiusa per sei mesi, per
finire tutte le ricostruzioni e le
preparazioni per la nuova produzione
prevista.
31/12/2010: Zastava Vozila, brutte
sorprese di Capodanno
L'anno
2011 comincia con brutte notizie
da Kragujevac
Il Governo serbo ha deciso di chiudere
Zastava Auto il 5 gennaio 2011 (*). Il
destino di questi lavoratori è
dettagliatamente descritto nel report di
Riccardo Pilato e Gilberto Vlaic, Zastava
Auto: Ultimo Atto.
Lo scorso 29 dicembre la manifestazione
del migliaio di lavoratori minacciati di
licenziamento è sfociata nel
tentativo di occupazione del Municipio di
Kragujevac. A seguito di questi fatti il
dirigente sindacale del sindacato
Samostalni dei metalmeccanici, Zoran
Mihajlovic, è stato ricoverato
(come già era successo in passato)
nel reparto di cardiologia dell'Ospedale
di Kragujevac per nuovi problemi al cuore,
chiaramente causati dallo stress di questa
vicenda drammatica, che in pochi anni ha
visto circa30mila lavoratori sbattuti
fuori dalla "Zastava", e solo un migliaio
re-impiegati dalla FIAT a condizioni
infami.
Le bombe della NATO del 1999 sono
servite a smantellare il regime di
difesa sociale della RFJ e a svendere il
paese alle multinazionali. E servono
oggi a ricattare gli operai FIAT di
Torino, di Termini Imerese, di
Pomigliano…
La politica delle multinazionali che
contrappone i lavoratori su base
nazionale va combattuta con
l’internazionalismo, costruendo
unità e lotta comune a livello
europeo e mondiale
L’annuncio di Marchionne
Kragujevac, 23 luglio 2010. Siamo
nell’ufficio del sindacato “Samostalni”,
che organizza la grande maggioranza dei
lavoratori serbi, con Rajka Veljovic,
responsabile delle relazioni
internazionali, Zoran Mihajlovic
vicesegretario nazionale e Radoslav
Delic, segretario dei metalmeccanici
della Zastava. Come ogni anno, siamo qui
per la consegna delle donazioni delle
adozioni a distanza dell’associazione
“Most za Beograd – un ponte per Belgrado
in terra di Bari”, costituitasi nel 1999
contro la “guerra umanitaria” della NATO
alla RFJ. Ma non c’è quasi la
possibilità di parlare. Il
telefono del sindacato è
bollente, da ogni parte d’Italia, e non
solo, vogliono notizie
sull’annuncio-bomba di Marchionne: la
FIAT può spostare la produzione
da Torino, dove i lavoratori scioperano,
a Kragujevac, dove dall’inizio dell’anno
la FIAT ha preso effettivo possesso
della Zastava automobili. I principali
quotidiani hanno titoli a molte colonne.
E con una certa precisione elencano
tutti i buoni motivi per spostare la
produzione in Serbia, le condizioni
davvero vantaggiose concesse dal governo
serbo: esentasse, capannoni e terreno
gratuiti, altri milioni di
finanziamenti. Salari da 300 euro.
Finalmente i serbi, dopo essere stati
bombardati, sono domati e pronti a
fornire forza lavoro qualificata a buon
mercato.
Così, a 11 anni di distanza, le
bombe lanciate su Belgrado sono servite
non solo a colpire la popolazione, ad
ucciderla, ferirla, affamarla,
stremarla, distruggendo la base
produttiva del paese, sottoposto a
pesanti ricatti, per piegarlo ai voleri
imperialisti, con il bastone della
sottrazione del Kosovo (che la
risoluzione del consiglio di sicurezza
dell’ONU del 1999 prevedeva parte
integrante della Serbia) e la carota di
una possibile ammissione nel club della
UE. Quelle bombe ora servono anche alla
feroce guerra che il padronato, la punta
di lancia del padronato italiano, la
FIAT, conduce contro gli operai in
Italia. Le bombe della NATO del 1999
sono servite a smantellare il regime di
difesa sociale della RFJ guidata da
Slobodan Milosevic e a svendere il paese
alle multinazionali, costringendo i
lavoratori serbi alle condizioni che
essE impongono. E servono ora a
ricattare gli operai FIAT di Torino, di
Termini Imerese, di Pomigliano: o
accettate il diktat della FIAT o
delocalizzo in Serbia. Il caso
Zastava-FIAT è un esempio da
manuale di globalizzazione
imperialistica. Ci illustra il legame
tra guerra guerreggiata e lotta
economica e ci dice anche che l’impegno
contro la guerra imperialista per la
classe operaia non si basa soltanto su
un’alta coscienza morale, ma anche su un
diretto interesse di classe. La guerra
imperialista, in una fase di grave crisi
economica e di sfrenata competizione
mondiale, non colpisce soltanto i popoli
di altri paesi – serbi, iracheni,
afghani: l’elenco delle aggressioni USA
e NATO del nuovo secolo potrebbe
continuare – ma anche il proletariato
del paese imperialista. Marchionne punta
sulla concorrenza tra lavoratori, sulla
lotta per la sopravvivenza tra chi
è impoverito e chi sta ancora
peggio.
Con uno scatto d’orgoglio i segretari
del sindacato stilano un comunicato in
cui rifiutano il gioco al massacro dei
lavoratori contro lavoratori, invitando
all’unità di tutti i lavoratori
del gruppo FIAT. L’internazionalismo tra
lavoratori è rimasto nel dna di
alcuni di loro, nonostante i
bombardamenti mediatici, l’assedio, la
fame, i ricatti, o anche grazie a
questo. Hanno provato a praticarlo
seriamente i compagni della Zastava. Non
a caso hanno promosso incontri
internazionali e stabilito un rapporto
con la CGIL, con la FIOM di alcune
città e regioni italiane, col
coordinamento delle RSU.
Anni ’50-60: nasce l’industria
automobilistica jugoslava
Con la formazione della RFSJ la fabbrica
sorta nel 1851a Kragujevac (capitale
serba fino al 1839 sotto il regno di
Milos Obrenovic) come fonderia di
cannoni col nome di Vojno-Tehnicki
Zavod, e che aveva cominciato negli anni
1930 a produrre per l’esercito jugoslavo
camion su licenza Ford e poi, dopo la
Liberazione dal nazifascismo, jeep su
licenza di Willys-Overland, prende il
nome (1° gennaio 1946) di Crvena
Zastava (Bandiera rossa). Alla fine
degli anni 1940, la RFSJ dopo la rottura
col Cominform e con l’URSS (1948)
dibatte al suo interno il modello di
sviluppo. Con il referendum del 26
agosto 1953 le maestranze della fabbrica
autogestita di Kragujevac, rimaste senza
lavoro per il trasferimento di gran
parte della produzione di armi nelle
altre repubbliche jugoslave, si
pronunciano a larghissima maggioranza
(96%) per la scelta - inizialmente
avversata da una parte dei comunisti
jugoslavi - di costruire autovetture ad
uso privato. Un anno dopo, nell’agosto
1954, viene siglato l’accordo con la
FIAT. Si inizia con la FIAT Campagnola,
poi nel '55 arriva la Zastava 600 B,
detta Fica, nel 1971 la Zastava 101 e
poi l'utilitaria Yugo 45, che monta il
motore della FIAT 127; a fine anni '80
la Florida, la cui linea è stata
impostata dal designer italiano Giorgio
Giugiaro.
Anni ’70: la massima espansione
Gli anni 1970-80 vedono un crescente
sviluppo della fabbrica, che nel 1975
festeggia la produzione della
milionesima vettura. Circa 30.000
addetti producono nel 1977 200.000
vetture all’anno, soddisfacendo gran
parte della domanda interna jugoslava
(300.000 vetture). Dal 1971 la fabbrica
comincia ad esportare sul mercato dei
paesi occidentali, in Europa (Grecia,
Francia, Italia: la Koral col marchio
Innocenti) e negli USA, che importano la
Yugo 45. Alla fine degli anni ’70
l’organico a Kragujevac raggiunge le
40.000 unità, la produzione
255.000 vetture, con un fatturato di
circa 2,2 milioni di dollari. La Zastava
collabora con circa 200 imprese
jugoslave; 500.000 persone in tutto il
paese lavorano direttamente o
indirettamente con essa.
Negli anni ’80, nonostante il
rallentamento dei ritmi di sviluppo che
colpisce le economie socialiste europee
(sia quelle più centralmente
pianificate di tipo sovietico che quelle
decentralizzate, come la Jugoslavia) la
Zastava di Kragujevac si mantiene
intorno a questi standard produttivi.
Nel 1989, alla vigilia del sanguinoso
disfacimento della federazione
jugoslava, la Zastava produce 223.000
veicoli, esportati in 70 paesi. Il
gruppo Zastava si compone di 47 imprese
presenti nelle diverse repubbliche
jugoslave e occupa 56.000 addetti.
Anni ’90: anche la Zastava va a pezzi
Con la dissoluzione della Jugoslavia va
a pezzi anche la Zastava. A Spalato, in
Croazia, la Jugoplastika produceva gli
interni e poi vi erano altri
stabilimenti in Kosovo, Slovenia e
Bosnia. Quelle che erano relazioni del
tutto interne alla fabbrica divengono
relazioni internazionali, per di
più tra paesi in guerra. Si
aggiunga l’embargo e si comprende come
debba essere riorganizzata e reinventata
tutta la produzione, che nel 1991 crolla
a meno di 10.000 vetture. I salari
reali, che negli anni ’80, a
parità di potere d’acquisto, non
erano inferiori a quelli di un operaio
italiano e consentivano un discreto
tenore di vita, con le guerre e le
sanzioni contro la RFJ precipitano a
livelli infimi.
Nel frattempo, la campagna iconoclasta
anticomunista che ha investito l’URSS e
l’Europa centro orientale e non
risparmia i Balcani, porta a cambiare la
toponomastica delle città, che
riprendono i vecchi nomi di principi e
zar in luogo dei combattenti partigiani
e comunisti. Anche il nome della
fabbrica di Kragujevac viene “ripulito”
dal rosso e rimane soltanto Zastava,
bandiera.
1999. I bombardamenti della NATO
Nella primavera del ‘99 la NATO scatena
l’aggressione contro la RFJ, con
bombardamenti terroristici e
distruttivi. Il generale clintoniano
Wesley Clark dichiara di voler riportate
la Serbia 50 anni indietro. La fabbrica
di automobili diviene uno dei principali
obiettivi militari. Due massicci
bombardamenti, il 9 e 12 aprile, la
distruggono, nonostante i lavoratori si
pongano sul piazzale come “scudi umani”:
140 sono feriti durante il primo raid,
30 pesantemente, mentre altri 36 sono
feriti nel secondo. Colpiti in pieno il
reparto automatizzato di verniciatura e
il centro di informatica costato 10
milioni dollari, che gestiva i dati per
tutti gli stabilimenti Zastava in
Serbia. Colpita anche la centrale
teromoelettrica che serviva tutta la
città. 37.500 persone restano
senza lavoro:
… Tutte le foto, i film ecc. visti in
precedenza non hanno reso giustizia
nemmeno approssimativamente alla misura
della distruzione, dell'annientamento,
della violenza criminale di bombe e
missili. … Strano anche come proprio la
disintegrazione degli utensili, dei
banchi da lavoro, dei martelli, delle
tenaglie, delle morse, delle barre, dei
chiodi e delle viti (spianati e spezzati
persino gli elementi più piccoli)
mi abbia colpito più di quella
dei grandi macchinari. Era come se con
questi utensili — una volta "utensile"
non significava "segno di
umanizzazione"? — le criminali potenze
celesti avessero annientato in tutto il
circondario il lavoro, vale a dire ogni
cooperare ed esistere (l'esserci), per
un tempo indeterminato. E strano anche
come la vista delle centinaia di
macchine semifinite o quasi finite
schiantate e bruciate sulle loro
sospensioni e catene di montaggio mi
abbia addolorato — io che dalle
automobili di solito distolgo gli occhi
-, mi abbia addolorato come se si
trattasse di esseri viventi ai quali una
potentissima entità del Male
avesse in un colpo solo (in
realtà i colpi sono stati ben
più d'uno) disintegrato la
più intima essenza. E al centro
della superba (sì) opera
dell'uomo (sì) l’altrettanto
superba, nobile centrale termoelettrica
(toplana) che riforniva l'intera
Kragujevac (circa 200.000 abitanti) e
adesso, invece che di caldaie e tubi
scintillanti, consiste solo di brandelli
e sfilacciature... da un pezzo questa
non è più un'azione
militare, ma un paralizzare, peggio
ancora, un colpire-al-cuore, peggio
ancora, un mandare alla malora e
spazzare via dall'area di conquista un
intero paese, un intera Parte della
Terra![1].
Resistenza operaia e internazionalismo
Tuttavia, un mese dopo la cessazione dei
bombardamenti, si avvia la ricostruzione
della fabbrica. Uno straordinario lavoro
volontario di migliaia di operai spazza
via le macerie, recupera tutto il
recuperabile. Già nell’estate del
2000 la fabbrica riprende a funzionare.
Ma la volontà di resistenza
è espressa chiaramente anche dal
sindacato Samostalni, che il 28 luglio
1999 promuove tra le macerie della
fabbrica bombardata un’assemblea
sindacale cui partecipano rappresentanti
sindacali italiani, belgi, della
Macedonia, della Repubblica Serba di
Bosnia, e delegati delle più
importanti aziende della Jugoslavia.
L’assemblea invita all’unità tra
i sindacati delle repubbliche jugoslave,
indipendentemente dall’appartenenza
etnica, religiosa e politica, e si
appella ai sindacati europei per azioni
di solidarietà e di lotta.
Ottobre 2000. Colpo di stato
neoliberista
Nella RFJ, pur sottoposta a un
pesantissimo regime di sanzioni, si
mantiene un sistema di difesa sociale e
garanzie per i lavoratori. Per quanto
riguarda prezzi, affitti, sanità,
il governo tratta con il Sindacato e
stabilisce programmi sociali a costi
calmierati, contrattati tra le parti
sociali[2].
La struttura economica della RFJ sotto
la guida di Slobodan Milosevic è
indicata nei rapporti delle banche e
degli istituti di ricerca occidentali
come ancora troppo “socialista”.
Così ad esempio il potente
International Crisis Group, finanziato
dall’Open Society Institut di George
Soros e composto dai più
importanti uomini dell’economia, della
finanza, della politica occidentali,
scrive nel suo rapporto dell’agosto
2000: “Fondamentalmente il carattere
dell’economia rimane socialista e
controllato dal centro. La
privatizzazione dei primi anni ’90 […]
ebbe come risultati il permanere di una
forte partecipazione statale – il 42% –
nelle imprese “privatizzate” e una
successiva ‘statalizzazione’
dell’economia. Una nuova legge fu messa
in cantiere nel 1997 non per ravvivare
il processo di privatizzazione ma per
mantenere il controllo statale sulle
imprese privatizzate. […] Alla fine del
1998 lo stato possedeva un terzo delle
industrie privatizzate, il 40% del quale
sotto forma di proprietà sociale,
mentre solo il rimanente 27% era in mano
privata. In base alle informazioni
disponibili, da allora non è
cambiato molto, e la nuova legge che sta
ora venendo redatta non fa altro che
confermare la situazione precedente,
dato che il 60% della proprietà
resterebbe comunque nelle mani dei
lavoratori, impedendo agli investitori
di acquisire il controllo della
gestione” [3]. Anche gli industriali
italiani lamentano “pregiudizi di natura
ideologica” e norme “in contrasto con la
normativa caratteristica di un’economia
di mercato. Tra queste va annoverata la
ripresa dell’istituto della
‘partecipazione dei dipendenti alle
decisioni per mezzo del consiglio dei
dipendenti’, la disposizione per cui il
governo federale, nel caso di un
pericolo di destabilizzazione del
mercato, potrà assumere la
gestione delle imprese in
difficoltà e, molto importante,
il mantenimento della figura
dell'impresa di ‘proprietà
sociale’”[4]. Anche per la European
Investment Bank “a differenza dei suoi
vicini l’economia serba conserva molto
dell’eredità socialista. […] le
spese pubbliche sono 2/3 del PIL.
L’economia resta fortemente regolata,
dominata dalle imprese di stato o a
proprietà sociale. L’86% di tutto
l’impiego è nello stato o nei
settori a proprietà sociale[5].
È fondamentalmente per questo che
il 5 ottobre 2000 Slobodan Milosevic
viene rovesciato da un colpo di stato,
sul modello delle “rivoluzioni colorate”
promosse da Soros e dalla CIA nei paesi
ex socialisti, dalla Georgia
all’Ucraina. A Kragujevac la reazione
colpisce con azioni squadristiche i
sindacalisti legati al partito
socialista.
Il cambiamento di regime è
l’inizio di una lenta agonia della
fabbrica. La storia della Serbia degli
ultimi 11 anni è quella di un
continuo pressante ricatto delle
“democrazie occidentali” per
assoggettare definitivamente il paese e
accaparrarsi le sue risorse. Dopo
l’arresto di Milosevic si avvia la
politica di privatizzazioni e svendita
delle grandi imprese pubbliche.
2001-2010. Massacro sociale e ricatti
imperialisti
Nell’aprile 2001 comincia il massacro
sociale dei lavoratori della Zastava. La
vendita della compagnia è una
condizione essenziale posta dal FMI nel
pacchetto di ristrutturazione economica
della Serbia. La privatizzazione della
ZASTAVA prevede la scomposizione del
gruppo in unità produttive
indipendenti l'una dall’altra, con una
fortissima riduzione degli occupati:
oltre 14.000 su 30.000. La situazione
peggiore è alla Zastava
Automobili, dove, su 13.500 lavoratori,
risultano 10.000 “esuberi”, ai quali
vengono offerte tre opzioni: 1.
Abbandonare definitivamente la fabbrica
con un bonus di 100 € circa per ogni
anno di anzianità di fabbrica. 2.
Iscriversi all'Ufficio di
mobilità e collocamento
(occupazione e formazione) del Gruppo
Zastava (Zastava Zaposljavanja i
Obrazovanja – ZZO) con il compito di
tentare un pressoché impossibile
ricollocamento, con un sussidio, pari al
45% del salario, per un massimo di 4
anni. 3. I lavoratori cui mancano 6 o
meno anni al pensionamento potranno solo
iscriversi all'ufficio di collocamento
pubblico o a quello del Gruppo Zastava,
ricevendo un’indennità non
superiore al 60% del reddito medio sino
ad un massimo di 24 mesi.
Nonostante forti e massicce
manifestazioni di operai, che in 4000
“assediano” il municipio di Kragujevac,
dove tre ministri serbi (finanze,
economia, lavoro) presentano il
programma del governo per il Gruppo
Zastava il piano di ristrutturazione
passa. A luglio 2001 il referendum
proposto dal governo (Marchionne a
Pomigliano non ha inventato nulla)
è di fatto senza alternative.
Sulla scheda si chiede agli operai se
sono "a favore del programma del
governo", oppure "a favore del
fallimento della fabbrica”. Sul 74% di
partecipanti al voto, il 73% accetta il
piano. Si avvia il primo licenziamento
collettivo in Serbia dal 1945.
Corvi e avvoltoi
Sulla fabbrica agonizzante volteggiano i
corvi. L’11 ottobre 2002 il governo
Djindjic firma un preaccordo di cessione
della Zastava Automobili con
l’imprenditore americano Malcom
Bricklin, che negli anni ’80 aveva
importato negli USA la Yugo. Ma la cosa
non va in porto. Il successivo
pretendente, Stevan Pokrajac, un serbo
di mezza età emigrato in Canada,
millanta disponibilità
finanziarie che non possiede.
A fine luglio 2005 si annuncia un
accordo con la FIAT – siglato poi a
dicembre - per l’assemblaggio a
Kragujevac della “Punto”, che si prevede
di esportare in tutto l’est Europa, con
un occhio particolare alla Russia, con
cui la Serbia ha notevoli facilitazioni
doganali. La FIAT cancella parte del
debito della Zastava, che però
dovrà versare i restanti 11
milioni e mezzo di euro entro un anno
(li procura con l'alienazione della rete
delle concessionarie in Croazia e in
Macedonia e delle case vacanza al mare
dei lavoratori in Croazia). Con un
finanziamento di 15 milioni di euro
dello stato serbo si acquisteranno le
attrezzature necessarie per produrre la
Zastava10 (il nome serbo della Punto), e
per rinnovare il reparto verniciatura,
distrutto dai bombardamenti della NATO
nel 1999.
A giugno 2007 esce dallo stabilimento la
prima Zastava10. Ma si tratta solo di
assemblaggio, con l’impiego di appena
300 operai: tutti i pezzi vengono
portati dall’Italia.
Tra l’estate 2006 e 2007 scioperi e
manifestazioni promossi dal Samostalni
scuotono Kragujevac e Belgrado. I
lavoratori chiedono chiarezza sulla
politica industriale del governo serbo e
la prosecuzione di quel minimo di difese
sociali per gli “esuberi” all’Ufficio di
mobilità-collocamento, che
avrebbe già dovuto chiudere nel
2005 e ha invece continuato ad erogare i
sussidi grazie alla mobilitazione dei
lavoratori. Ma nell’estate del 2007,
nonostante presidi, cortei, blocchi
stradali e uno sciopero della fame di
alcuni lavoratori, il governo serbo ne
sancisce la chiusura[6].
La joint venture FIAT Auto Serbia (FAS)
L’accordo per la Punto apre la strada
alla successiva costituzione della
società tra Fiat e stato serbo,
con il passaggio della Zastava alla FAS
(FIAT Auto Serbia). Nel dicembre 2007 la
Zastava è pronta per la vendita
sul mercato internazionale, sono
interessati FIAT, GM, Ford,
nonché indiani e cinesi. Il 29
aprile 2008, due settimane prima delle
elezioni politiche (dopo la
dichiarazione unilaterale di
indipendenza del Kosovo le forze
politiche neoliberiste e filo
imperialiste serbe sono in
difficoltà), il presidente della
Repubblica serba Boris Tadic ed il
vicepresidente della Fiat Altavilla,
alla presenza del ministro dell'economia
Dinkic, firmano un preaccordo. Si
annuncia con molta demagogia la
produzione di 300.000 vetture l'anno
entro il 2010, con l’assunzione di 5000
operai. Il Memorandum del 6 maggio 2008
prevede che la Fiat sia affrancata per
10 anni da tutte le tasse locali,
mentre, nel caso in cui l'azienda mista
serbo-italiana desideri aumentare la
propria capacità produttiva a
Kragujevac - che nel frattempo ottiene
lo status di zona franca doganale -
potrà disporre gratuitamente del
terreno edificabile.
A fine settembre 2008 – mentre esplode
la crisi finanziaria mondiale col
fallimento clamoroso di banche USA ed
europee – il Sole24ore annuncia che con
l’intesa siglata il 29 9 2008 si
realizza il più grande accordo
economico da quando Marchionne è
arrivato al Lingotto nel 2004, il
più grande investimento estero in
Serbia dopo Milosevic: 940 milioni di
euro, per produrre 200.000 vetture
l’anno. Nasce la joint venture tra FIAT
(67%) e governo serbo proprietario della
Zastava (33%). Dopo la Polonia, scrive
il quotidiano di Confindustria, l’avvio
della produzione di auto in Serbia
è un tassello fondamentale per la
FIAT. L’intesa si estende anche a IVECO
e Magneti Marelli, si prevede la
produzione di 2200 autobus l’anno.
Naturalmente, occorrerà attenersi
agli standard FIAT: “zero scarti, zero
difetti, zero rotture, zero
inventari”[7].
Da marzo 2009 la Zastava smette di
produrre i suoi vecchi modelli,
mantenendo solo l'assemblaggio della
Punto Classic. Tonnellate di macchinari
sono ceduti come rottami all’acciaieria
di Smederevo, svenduta nel 2003, con i
suoi 8000 dipendenti, alla
multinazionale USA U.S. Steel Serbia.
Un anno dopo la firma dell’intesa con la
FIAT, un articolo del quotidiano
belgradese Politika denuncia una
situazione pesantemente svantaggiosa per
la Serbia. A settembre 2009 nessuno
degli impegni assunti dalla FIAT
è stato mantenuto, e le radiose
prospettive di una produzione di 200.000
unità all’anno con incremento di
migliaia di posti di lavoro appaiono
molto fumose. La Fiat non ha versato
entro il 31 marzo 2009 i 200 milioni del
capitale iniziale, non fa partire per il
2010 la produzione del nuovo modello, ma
continua con l’assemblaggio della Punto
sugli impianti che la Zastava aveva
pagato nel 2006 14 milioni di euro:
tutto a spese dei serbi che pagano spese
generali, salari e contributi. La Fiat
invece, senza investire nemmeno un euro,
incassa il 10% per ogni vettura venduta.
La sua unica spesa è per le
retribuzioni dei 35 manager Fiat
residenti a Kragujevac[8].
Dov’è il contratto collettivo?
Il 23 dicembre 2009 si firmano gli
annessi al contratto della joint venture
per la creazione di FAS. Con il
passaggio effettivo della Zastava alla
FIAT agli inizi del 2010, il sindacato
non ha più alcuna
agibilità in fabbrica. Il
passaggio delle maestranze dalla Zastava
alla FAS avviene attraverso una
selezione inoppugnabile della FIAT,
senza alcun intervento possibile del
sindacato. Dei circa 2500 lavoratori
rimasti, Fiat ne assume 1000, con un
contratto individuale, le cui clausole
sono ignote al sindacato: ogni nuovo
assunto ha dovuto firmare l’obbligo di
non fare dichiarazioni di alcun tipo
sull’azienda. I rimanenti, con
un’età media di 46 anni, hanno
ben poche speranze di essere assunti.
Ma le prospettive di sviluppo del
mercato dell’auto sono piuttosto oscure.
Senza incentivi statali le Punto si
vendono meno. A fine luglio 2010 ve ne
erano 4500 sul piazzale della fabbrica,
con i lavoratori in cassa integrazione.
L’internazionalismo necessario
Intanto, si procede con la politica
degli annunci ottimistici. Il 10 ottobre
il ministro serbo Dinkic parla di 1400
nuove assunzioni e aumento della
capacità produttiva con due nuovi
modelli da esportare nella UE e negli
Stati Uniti. Ma bisogna ricordare che la
FIAT ha annunciato spesso piani
industriali che ha più volte
cambiato di sana pianta.
I lavoratori serbi, dal canto loro,
continuano a resistere e a lottare,
rivendicando un contratto collettivo
che, sulla base del contratto nazionale,
non calpesti la dignità del
lavoratore. E sono consapevoli che la
strategia delle multinazionali che
contrappone i lavoratori su base
regionale e nazionale, italiani a serbi,
serbi a polacchi, va combattuta con
l’internazionalismo, costruendo
unità e lotta comune dei
lavoratori a livello europeo, meglio,
mondiale: “se sciopera il nostro
compagno in Italia o in Spagna, bisogna
trovare la forza di scioperare in tutte
le fabbriche Fiat del pianeta,
perché solo così è
possibile opporsi validamente al
padrone, che altrimenti ha gioco facile
ad isolarci, a contrapporci e a batterci
gli uni dopo gli altri”[9].
---
[1] Peter
Handke, Un
disinvolto mondo di criminali,
Einaudi, Torino, 2002, pp. 63-65.
[3] Cfr. il rapporto dell’ICG sulla
Serbia, in ICG Balkans Report, n. 99,
Belgrade/Washington/Brussels, 17.8.
2000. (corsivo mio, AC).
[4] Proposte dell’industria italiana
per la ricostruzione dei Balcani,
Quadro generale: Serbia (sito
Bernabè, dopo le sue
indicazioni del 29 luglio '99) redatto
da DGR Consulting S.r.l., Trieste.
[5] Balkan Task Force, European
Investment Bank, Problemi di uno
sviluppo a lungo termine per il Sud
Est europeo, Luxemburg, 28 luglio
1999.
[6] Cfr. Enrico Vigna, “Serbia:
ennesimo durissimo attacco alle
condizioni di vita dei lavoratori
Zastava”, l'ernesto, 21/09/2007.
[7] Carlo Marroni, “Maxi-joint della
Fiat in Serbia”, Il Sole24ore,
30.9.2008, p. 23.
Segnaliamo che un
interessantissimo articolo sul
calvario della Zastava Auto di
Kragujevac, oggi requisita dalla FIAT
con un colpo di mano imperialista di
quelli da manuale, appare sul numero
3-4/2010 de L'ERNESTO:
E'
disponibile inoltre una nuova
intervista in serbocroato a Zoran
Mihajlovic, segretario
generale del sindacato Samostalni
della Fiat Auto Serbia e della Zastava
Automobili di Kragujevac e
Vicesegretario dei metalmeccanici
serbi del Samostalni:
Questa
intervista dovrebbe essere presto
disponibile anche in lingua italiana.
---
Lettera
dei sindacalisti Zastava agli
adottanti italiani
La lettera che segue è
stata inviata, in forma adattata per
ciascun referente specifico, alle
associazioni di solidarietà che
da anni mantengono progetti di sostegno
alle famiglie dei lavoratori della
Zastava bombardata.
---
JEDINSTVENA
SINDIKALNA
ORGANIZACIJA ZASTAVA
Adresa : Trg Topolivaca 4, 34000
Kragujevac
Telefon/Faks : 034/335 367 & 335
762 - lokal : 22 69 - Elektronska
pošta : jsozastava @ nadlanu.com
Care
amiche, cari amici
Siamo
a distanza di 20 anni da quando
è iniziato il disastro nei
Balcani, lo sfascio di un grande paese
che fu l’esempio di convivenza
multietnica; poi arrivarono l’embargo
e missili del 1999 che rasero al suolo
la piccola Yugoslavia già
distrutta e impoverita dalle sanzioni.
Cosa
è cambiato in un decennio?
Il
nostro paese ora si chiama Serbia (dal
1882 fino ad oggi 9 volte ha cambiato
nome), la maggioranza della
popolazione si dichiara ancora come
yugoslavi, siamo in 7 milioni e
secondo le statistiche uno su 10 vive
sotto la soglia della povertà.
La piú colpita è la
fascia dei bambini, particolarmente i
malati e figli dei profughi.
Cos’è
la soglia della poverta in Serbia?
Sono 8.800 dinari cioè chi
spende meno di 80 euro al mese, piu
precisamente 2,5 euro al giorno per
cibo, bollette, vestiario, istruzione,
sanità ecc.
Con
cambio dinaro/euro la povertà
aumenta ogni giorno e cresce il numero
di mense popolari dove alle famiglie
viene consegnato un pasto al giorno
(per queste famiglie l’unico pasto
nella giornata).
Il
salario medio in Serbia è 321
euro al mese, la pensione media 193
euro al mese (Istat – 25.11.2010.).
Secondo
l’ISTAT serbo il paniere mensile a
settembre del 2010 (di una famiglia
media di 4 membri) e stato 85.479,63
dinari cioé 810 euro.
Per
quanto riguarda “l’affare del secolo“
secondo il governo serbo riferito al
contratto con la Fiat, fino ad oggi
alla FAS (Fiat Auto Serbia) si fa solo
l’assemblaggio della vettura Punto con
i pezzi che arrivano dall’Italia; per
parecchi mesi la maggioranza dei
lavoratori è stata in cassa
d’integrazione 2 settimane al mese con
salario medio di 270 euro al mese. Ora
tutti lavorano (1050 lavoratori della
FAS) per assemblare le scorte di auto
entro Pasqua perchè dalla
Pasqua fino a novembre del 2011
saranno tutti in cassa d’integrazione.
Ora percepiscono un salario di 300
euro al mese.
Nel
frattempo 1.600 lavoratori della
fabbrica Auto che non sono stati
assunti dalla FIAT aspettano una
soluzione per il futuro.
Cari
amici e compagni, speriamo che i dati
di cui sopra possano aiutarvi a
immaginare la vita in Serbia ed
innanzitutto a capire quanto sia
ancora prezioso il vostro contributo
di solidarietà. Noi sappiamo
che una grave crisi economica ha
colpito pure il vostro paese ma vi
invitiamo a non far cessare il vostro
contributo di solidarietà per
aiutare questi ragazzi sfortunati a
finire gli studi e costruire assieme
ai vostri figli un mondo migliore
senza guerre, odio etnico e con lavoro
per una vita dignitosa.
Rajka
Veljovic
Ufficio relazioni estere e
adozioni a distanza
Radoslav Delic
Segretario generale Sindacato
ZASTAVA
Intervista
a Zoran Mihajlovic,
segretario generale del sindacato
Samostalni della Fiat Auto Serbia e
della Zastava Automobili di Kragujevac
e Vicesegretario dei metalmeccanici
serbi del Samostalni
(a
cura di Gilberto Vlaic)
Domanda: c’è stata la
riunione dei Sindacati Metalmeccanici a
Bruxelles a settembre; come è
andata?
Risposta: l’incontro di
Bruxelles era stato pensato come l’inizio
di una rete dei sindacati presenti nelle
fabbriche FIAT in tutta Europa; erano
presenti 32 rappresentanti sindacali di 12
Paesi di tutta Europa e Peter Scherrer
della Confederazione Europea dei Sindacati
(segretario della Fédération
Européenne des
Métallurgistes).
Zoran
è stato invitato insieme ad un
altro rappresentante sindacale serbo del
sindacato Nezavisnost; la traduzione era
piuttosto carente e non è
riuscito a capire esattamente tutto
anche se i documenti preliminari erano
stati tradotti preventivamente in Serbo.
L’argomento principale era la
ristrutturazione della FIAT in due
strutture separate: industria auto da una
parte e camion e macchine agricole e
trasporti in genere dall’altra.
Ristrutturazione che dovrebbe essere
completata entro l’anno 2010.
C’è la preoccupazione che questo
comporterà la scomparsa di un
interlocutore unico e che dovranno essere
organizzati due luoghi diversi di
contrattazione, cosa che porterà ad
un indebolimento del Sindacato.
Altra preoccupazione: a chi saranno dati
in carico i debiti della Fiat?
La delegazione italiana voleva una
conclusione concreta della riunione ma non
c’è una visione comune tra tutti i
sindacati, questa volta a frenare erano
gli Spagnoli e come sempre i Polacchi;
l’incontro è stato interrotto a
metà senza alcun accordo.
Zoran è rimasto molto deluso
perchè è la seconda volta
che si sono incontrati (il precedente
incontro era di settembre 2009) senza
avere alla fine conclusioni concrete
perchè hanno sempre parlato di
quello che farà la Fiat e mai di
una strategia sindacale.
Non si è neppure parlato
dell’accordo di Pomigliano.
Domanda: l’accordo del Governo
serbo con il FMI (prestito di 2.9 miliardi
di euro) del febbraio scorso prevedeva il
blocco delle pensioni e licenziamenti
massicci nel pubblico impiego.
Risposta: non è successo
niente e non sono noti i meccanismi di
impiego di quei soldi.
Domanda: durante la vostra
permanenza in Friuli V.G. ad agosto scorso
si era detto di uno sciopero generale al
29 settembre.
Risposta: abbiamo organizzato
recentemente vari scioperi, fino ad ora
tre in tre città differenti,
l’ultimo ieri (il 22 ottobre) a Novi Sad,
c’erano circa 10.000 persone.
Purtroppo noi abbiamo un boicottaggio
mediatico totale e nulla esce sulle
televisioni.
Sui nostri telegiornali si parla degli
scioperi in Francia, in Grecia, in Italia,
ma non se de dicono i motivi; in questo
modo è stata anche la
manifestazione della FIOM del 16 ottobre a
Roma: non si sapeva chi l’aveva
organizzata e perchè.
La segreteria nazionale del Samostalni ha
deciso di lanciare un referendum contro la
legge proposta dal governo sulle pensioni.
Il Governo ha ritirato immediatamente la
legge, che prevedeva un aumento
dell’età pensionabile, la
cancellazione dei diritti per lavoratori
sottoposti a lavori usuranti ed una
modifica al ribasso per i parametri per il
calcolo della pensione, che potrebbero
arrivare addirittura al 30% del salario
medio.
Questo perchè questo referendum
potrebbe significare la caduta del
governo.
Sulla Zastava (per accorciare la parte
scritta ometto di riportare le domande
che noi abbiamo posto, ma riporto solo
le risposte):
Zastava Kamioni
La Iveco non è interessata
ad entrare nella fabbrica, e la situazione
è totalmente incerta.
I lavoratori sono circa 700, la produzione
è bassissima, poche decine di
camion all’anno.
La paga media è di 320 euro.
Fiat Auto Serbia (FAS) e Zastava Auto
(cioè quella parte dei lavoratori
rimasti a carico del Governo)
I lavoratori FAS sono 1000, come
prima, e Zastava Auto 1600.
La fabbrica al momento è un grande
cantiere dove entrano sia lavoratori FAS
che Zastava Auto.
I lavoratori FAS assemblano la Punto nella
unica linea rimasta, mentre gli altri
lavorano sulla ricostruzione dei reparti.
Il Sindacato ha chiesto un aumento dei
salari in FAS e proclamato uno sciopero
per il 19 ottobre.
La Fiat ha risposto dichiarando il 19
ottobre giorno non lavorativo.
La risposta finale di Zoran è stata
che la Fiat non potrà dichiarare
sempre giorni non lavorativi e che
comunque il primo giorno lavorativo
sarebbe stato un giorno di sciopero.
A questo punto il nostro governo ha
reagito ed abbiamo avuto un incontro al
Ministero dell’Economia, dove è
stato deciso di continuare le trattative e
Giovanni De Filippis direttore dela FAS
è stato letteralmente portato per
forza alla fabbrica a trattare con noi e
ci siamo messi d’accordo per gli aumenti;
questo mese e a dicembre avranno due bonus
pari al 50% di una mensilità e da
novembre un aumento del 10%.
Il salario attuale medio è di 320
euro per un mese completo di lavoro, cosa
che non accade mai.
Questi aumenti sono solo per il lavoratori
FAS, non per quelli che sono in Zastava
Auto, dove i salari medi sono di 250-260
euro al mese.
L’orario di lavoro attuale è di 5
giorni per otto ore giornaliere, mentre la
Fiat propone ora 4 giorni lavorativi con
orario di 10 ore; noi abbiamo rifiutato.
La proposta è tesa a risparmiare un
giorno di riscaldamento, luce, acqua e
indennità di trasporto che è
una voce della busta paga.
I nostri lavoratori non riescono
già a lavorare le otto ore,
perchè i ritmi sono alti e
l’età media è molto alta, e
dopo venti anni di una vita anormale non
sono più in grado di lavorare
così.
Se e quando inizieremo la produzione di
200.000 vetture anno i ritmi teoricamente
dovrebbero aumentare di 4 volte! Meglio
uccidere tutti i lavoratori subito.
A settembre e ottobre hanno lavorato
metà mese, la situazione è
un po' migliorata e la Fiat si è
impegnata a fare orario intero fino ad
aprile, perchè poi da aprile a
ottobre sarà fermato l’assemblaggio
perchè dovrebbero arrivare gli
impianti nuovi che dovrebbero essere
installati nei capannoni.
Per questi sei mesi di fermo il salario
dei lavoratori FAS sarà dell’80%.
Per i lavoratori Zastava auto ci
sarà una trattativa con il governo
a novembre prossimo.
Quello che non va bene in questo momento
è che i subfornitori della Fiat non
sono ancora arrivati e noi abbiamo seri
dubbi che questi arriveranno; questo vuol
dire che l’assunzione di altri mille
lavoratori per la futura produzione del
nuovo modello potrà essere
possibile, ma si tratterà solo di
montaggi di pezzi prodotti altrove.
La vettura quindi non sarà un
prodotto serbo ma un prodotto italiano
montato in Serbia.
Per il 2010 la FAS aveva previsto il
montaggio di 30.000 Punto.
Ieri [cioè
il 22 ottobre, nota di Gilberto]
le televisioni serbe erano piene di
trasmissioni che celebravano il montaggio
della trentamillesima Punto, spacciandola
come produzione del 2010.
In realtà queste 30.000 Punto sono
quelle uscite dalla fabbrica a partire dal
30 marzo del 2009.
Nel 2009 sono state 18.000, e nel 2010
fino ad ora 12.000.
Totale 30.000!!!
Quest’anno esiste ancora il bonus
governativo di 1000 euro per vettura
nuova.
Comunque in relazione alla crisi economica
sempre più forte è calata
anche la vendita e il Governo ha anche
abbassato le tasse sulla importazione di
macchine usate, perchè la
popolazione ha sempre meno risorse
possibili.
Quindi adesso potrete comprare una vettura
della stessa fascia della Punto ad un
prezzo molto più basso, però
usata.
Paradossalmente è cresciuto il
mercato della Yugo usata, che non è
più prodotta dalla nostra fabbrica.
Fino ad ora l’investimento della Fiat
è stato zero. Hanno versato 100
milioni, che sono su qualche conto in
qualche Banca.
Tutti gli investimenti che si vedono sono
del Governo, il resto sono chiacchiere del
Sindaco di Kragujevac e della Fiat, ma con
le chiacchiere non si vive.
La nuova linea di produzione non esiste
ancora, non è arrivato nulla. Si
dice che la fabbrica sarà fermata
da aprile fino ad ottobre del 2011 per
l’installazione dei nuovi impianti.
Per quanto riguarda i mercati in cui le
Punto assemblate sono vendute: oltre alla
Serbia, le ex repubbliche jugoslave,
l’Africa del Nord, la Siria.
Tra Kragujevac e Batocina c’è
l’area di circa 70 ettari di Korman Polje,
che dovrebbe essere attrezzata (con spese
a carico pubblico) per ospitare i
subfornitori della Fiat [vedi nostra
relazione di
viaggio di ottobre 2009].
La previsione iniziale era che poteva
entrare in funzione intorno al 2017;
attualmente è tutto fermo, in
quanto non sono iniziati neanche gli
espropri, se non in minima parte. Se il
problema non si risolve entro novembre ci
saranno penali da pagare alla Fiat. I
terreni al momento sono stati seminati dai
contadini proprietari.
Per mettere in funzione Korman è
anche necessario finire la bretella
autostradale, che necessita di almeno un
altro anno e mezzo per essere finita.
Dovrebbe essere inoltre costruita una
circonvallazione della città e un
tunnel di alcuni chilometri che si dice
sia stato appaltato ad una azienda cinese,
che dovrebbe inviare 500 minatori.
In conclusione al momento non è
arrivato nulla dell’indotto Fiat.
---
Nota di Gilberto Vlaic
Su questo problema
esiste anche un interessante documento
del
25-5-2010 di Giovanni De Filippis,
Amministratore delegato della FAS, nel
quale si possono vedere gli schemi
dell’autostrada, del tunnel e di Kozman
e capire meglio ciò che dice
Zoran in questa intervista.
Secondo Zoran i 30.000 posti di cui
parla Garau sono probabilmente quelli
che il Governo dice che ci saranno per
tutta la Serbia nel prossimo anno
(Novosti, del 22 ottobre 2010).
Sempre nell’articolo di Garau si parla
della compagnia
koreana Yura che ha comperato
fabbrica di cablaggi per auto Zastava
Elektro a Raca, cittadina della Sumadija
a 30 kilometri da Kragujevac; questo
acquisto è paradigmatico di come
funzionano le privatizzazioni e conviene
descriverlo con un certo dettaglio.
La fabbrica era già stata
privatizzata nel 2006 ed acquistata da
un consorzio di imprenditori privati con
a capo Ranko Dejanovic, marito della
attuale Presidente della Camera dei
Deputati Slavica Djukic-Dejanovic;
questa privatizzazione era poi stata
dichiarata nulla alla fine del 2008 per
il mancato rispetto degli obblighi
contrattuali, tra i quali acquisto di
macchinari vecchi come nuovi, mancato
pagamento dei salari per molte
mensilità. I lavoratori avevano
manifestato in tutti i modi per sei mesi
consecutivi.
Yura ha deciso di acquistare la fabbrica
ed ha pagato per questo acquisto 3
milioni di euro al Governo serbo.
L’impegno di Yura è di investire
8 milioni di euro a Raca.
Successivamente Yura ha assunto circa
mille lavoratori, ricevendo per ciascuno
di essi un contributo di 4.500 euro dal
Governo, e cioè 4.5 milioni!!!
sufficienti per pagare i salari per
circa due anni.
Il Governo serbo si è fatto anche
carico di tutte le spese legate al
processo di acquisto e di ulteriori
700.000 euro per i costi di training.
Secondo il contratto di privatizzazione
la Yura non aveva obbligo di riassumere
i lavoratori precedenti e dunque tutti i
285 (meno che otto) si sono licenziati
per aderire al programma sociale di
tutela che prevede 300 euro di
liquidazione per anno lavorato
pregresso.
Il processo di privatizzazione è
iniziato alla fine di gennaio 2010 ed
è terminato due mesi dopo; a
giugno la fabbrica è entrata in
funzione; l’occupazione è
cresciuta da circa 300 lavoratori ad
aprile a 800 a settembre con la
previsione di 1000 dipendenti a fine
dicembre 2010.
I lavoratori sono assunti in prova con
un contratto di 195 euro/mese e
indennità mensa di 30 euro/mese.
Se superano il periodo di prova e
vengono assunti a tempo indeterminato
hanno un aumento di circa 30-50
euro/mese.
La Yura ha proposto di costruire una
nuova fabbrica a Nis, durante il 2011,
con la prospettiva di impiegare 1500
lavoratori; il Ministro dell’economia
Mladjan Dinkic ha dichiarato che il
bonus governativo sarà portato a
7000 euro per posto di lavoro
perchè (testualmente dichiarato
alla televisione B92) ‘’Yura è un
investitore serio’’. Ecco uno più
realista del re...
Segnalo il sito in italiano della
agenzia governativa SIEPA che
sovvenziona le aziende che investono
in Serbia: http://www.siepa.gov.rs/site/it/home/
Si scoprono delle cose allucinanti!
Le ditte che investono in Serbia
ricevono a fondo perduto cifre
dell’ordine di 3-10 mila euro per posto
di lavoro creato, a seconda del numero
totale di lavoratori, della sede
geografica in Serbia e del settore
merceologico.
E’ impossibile riassumere qui tutti i
benefici fiscali previsti per queste
aziende; si consiglia a chi è
interessato di consultare il sito della
SIEPA.
«Non ci lasceremo usare contro
gli operai italiani»
di Lo. C.
Sono un migliaio, assemblano 15 mila
vecchie Punto l'anno con i pezzi
provenienti da Torino e guadagnano, in
teoria, 320 euro al mese. In pratica in
busta paga se ne ritrovano 270
perché da mesi il mercato
è saturo, la crisi picchia duro e
una settimana al mese sono in cassa
integrazione. Eccoli gli operai della
Fiat Auto Serbia, figli della già
gloriosa Zastava con cui pure la Fiat,
fino agli anni Novanta, aveva avuto
molto a che fare. Altri operai sono
ancora parcheggiati in una sorta di bad
company che continua a chiamarsi Zastava
con lavoratori inattivi, in attesa di
entrare in Fiat quando (e se) si
materializzerà il nuovo progetto
del Lingotto: 300 mila vetture - una low
cost di fascia B e una city car per
complessive 200 mila unità annue
e un modello di fascia C per altre 100
mila - alla fine del 2012, un organico
di 2.540 dipendenti. Se i progetti di
Marchionne incontreranno la domanda,
naturalmente. E allora molte cose
cambieranno, dai ritmi agli orari (oggi
40 ore settimanali su 5 giorni), ai
salari.
Mihajlovic Zoran è il segretario
generale del sindacato Samostalni alla
Fiat Auto Serbia, a cui aderisce il 75%
dei dipendenti, e ricopre numerose altre
cariche sindacali. Lo intervistiamo con
l'aiuto di Rajka Veljovic, più
che traduttrice cuore della Zastava che
collabora con il manifesto dal '99 per
le traduzioni e le adozioni a distanza
dei figli degli operai
«licenziati» dalle bombe
«umanitarie». «Siamo
rimasti molto sorpresi dalle decisione
Fiat di spostare da noi la produzione
destinata a Mirafiori e ci teniamo a
sottrarci dal gioco sporco che vorrebbe
schierare operai contro operai.
Naturalmente abbiamo bisogno di lavoro
come il pane, ma non togliendolo a degli
altri lavoratori. Siamo fiduciosi, ma
non comprendiamo fino in fondo la logica
della Fiat né si possono dare per
scontati i numeri di vetture e di operai
previsti nal mercato. L'allestimento
delle nuove linee è già in
ritardo. Preciso che i motori delle
future vetture arriveranno dall'Italia,
così come le piattaforme comuni
ad altri modelli».
Mihajlovic è in Italia dove ha
incontrato, tra gli altri interlocutori,
il gruppo dirigente Fiom, proprio per
stabilire un legame e condividere alcune
scelte. «In Serbia abbiamo poche
informazioni, è importante per
capire con chi abbiamo a che fare sapere
come la Fiat si muove, a Melfi o a
Pomigliano. Abbiamo molte cose in comune
con voi: in Serbia stanno passando tre
leggi pesanti che colpiscono le
pensioni, il lavoro e il diritto di
sciopero». Quel che si è
scritto sull'interesse della Fiat per la
Serbia - l'assenza di tasse doganali con
la Russia faciliterebbe l'esportazione
in quel mercato - non risponde al vero:
«Tasse doganali non esistono
(c'è un 1% simbolico) per
prodotti le cui componenti siano
costruite in Serbia al 70%. Per le auto
Fiat non è così, noi
assembliamo pezzi italiani». Mille
operai per 15 mila auto l'anno, 2.540
per farne 300 mila: non pensi che dietro
questa sproporzione si celi una radicale
modifica delle condizioni, turni e
straordinari? «Certo, ma il
problema d'oggi è la cassa
integrazione, non gli
straordinari».
Trieste e Fiumicello (UD), 27-29 agosto
2010: incontri con i delegati della
Zastava di Kragujevac
Per
iniziativa della onlus Non bombe
ma solo caramelle Rajka
Veljovic coordinatrice dell’ufficio adozioni
internazionali del Sindacato Samostalni,
e Zoran
Mihajlovic segretario del Sindacato Samostalni
Zastava Auto e Fiat Auto Serbia e
vicesegretario dei metalmeccanici di
Serbia
saranno per alcuni giorni in
Friuli-Venezia Giulia, allo scopo di
illustrare in dibattiti pubblici la
situazione dei lavoratori di Kragujevac.
PRIMO
DIBATTITO: la sera di venerdi 27 agosto
alle 18 e 30, durante
la Festa della Sinistra, alla Casa del
Popolo di Borgo San Sergio (Trieste) FIAT:
IN ITALIA E IN SERBIA, LAVORATORI
ASSIEME CON UN UNICO OBIETTIVO, LA
DIGNITA' DEL LAVORO
coordinerà
il
dibattito
Francesca Scarpato.
CONFERENZA
STAMPA sabato
28 agosto alle 11 presso la sede della
Regione Friuli VG in Piazza
Oberdan a Trieste.
SECONDO DIBATTITO: la sera di
domenica 29 agosto alle 18, durante
la Festa Liberamente a Sinistra nella
Sala Consiliare del Comune di
Fiumicello (Udine) LAVORO
E DIRITTI NEGATI
interverranno
rappresentanti
dell'USB, della FIOM CGIL e della onlus
Non Bombe ma Solo Caramelle.
<<
Inutile sottolineare l’estrema
attualità di questi dibattiti,
anche in relazione alle ripercussioni
che potranno avere sul lavoro e sui
diritti dei lavoratori in Italia le
dichiarazioni dello scorso 21 luglio da
parte di Sergio Marchionne,
amministratore delegato della Fiat,
relative ad un ventilato spostamento
delle produzioni di auto da Mirafiori
agli ex stabilimenti della Zastava di
Kragujevac, ora diventati Fiat Auto
Serbia.
Speriamo
di potervi vedere numerosi!!!
Un
cordiale saluto Gilberto
Vlaic (Non Bombe ma Solo Caramelle
ONLUS) Trieste,
22 agosto 2010 >>
Italia/Serbia, 22-23 luglio
2010: provocazioni di Marchionne
Jedinstvena Sindikalna Organizacija
Zastava Samostalni Sindikat Srbije - Savez
Metalaca Srbije
jsozastava @ nadlanu.com
Kragujevac, 23 luglio 2010
Per quanto riguarda gli articoli
pubblicati in questi giorni in Italia e
tradotti e pubblicati anche in Serbia,
comunichiamo che - sulla base delle
informazioni in nostro possesso - non
esiste nessun Accordo ufficiale ne'
informazione ufficiale del governo serbo
(che è proprietario del 30% della
Fiat Auto Serbia) relativa alle
dichiarazioni (intenzioni) di Marchionne.
I fatti sulla situazione attuale nella
fabbrica di Kragujevac:
* La fabbrica è ferma a causa delle
vetture non vendute ferme nel piazzale
(circa 450 unità).
* Tutti i 1060 lavoratori della Fiat Auto
Serbia sono in cassa integrazione
(percepiscono il 65% del salario).
* La ricostruzione dei reparti viene
eseguita da imprese appaltatrici,
nonostante che migliaia di lavoratori
della Zastava [*] stiano a casa senza
lavoro. Proprio 2 giorni fa un lavoratore
di un'impresa appaltatrice è morto
sul lavoro.
* Circa il 70% dei lavoratori della Fiat
Auto Serbia sono sovvenzionati dal governo
serbo per arrivare al minimo garantito in
Serbia che è pari a 160 euro.
* Noi al Sindacato abbiamo seri dubbi per
quanto riguarda la decisione di
Marchionne, perchè in un anno ha
cambiato il piano 3 volte.
* Il sindacato della Zastava vede in
questo girotondo di annunci il tentativo
di dividere i lavoratori dei nostri due
paesi e invita all'unità di tutti i
lavoratori del gruppo Fiat.
Il segretario
Radoslav Delic
[*] Quelli
cassaintegrati più quelli
licenziati e forzati al prepensionamento
in totale ammontano a decine di
migliaia: il "kombinat" di Kragujevac
era infatti il più grande
complesso metalmeccanico dei Balcani
prima della aggressione della NATO e
dell'inizio delle selvagge politiche
liberiste alla fine del 2000
(ndCNJ).
Kragujevac 2010: la storica
Zastava
Auto è diventata free zone
dello sfruttamento coloniale
Da:
"Gilberto Vlaic" Data:
01 febbraio 2010 22:45:04 GMT+01:00 Oggetto:
Notizie (parecchio brutte) da
Kragujevac
Care
amiche, cari amici, oggi 1 febbraio
2010 la FIAT si
è ufficialmente impossessata
della fabbrica auto Zastava a
Kragujevac, che d’ora in avanti
dovrebbe chiamarsi Fiat Auto Serbia [FAS]. Ho
appena parlato al telefono con Rajka
Veljovic, dell’ufficio adozioni a
distanza del Sindacato Samostalni e mi
ha descritto una situazione
drammatica. La
FIAT ha mantenuto in produzione con
contratto a tempo determinato di due
mesi 500 operai e con contratto di tre
mesi cento impiegati; sul contratto
non è indicato il valore del
salario. I giornali Novosti e Politika
ipotizzano oggi che il salario medio
sarà di 250 euro.
Gli
altri lavoratori, oltre 2000, sono
fuori dalla fabbrica e per loro si
è genericamente parlato di
cassa integrazione, ma al momento
senza alcuna precisazione. Il
Sindacato non ha da oggi alcuna
agibilità in fabbrica. La
situazione che si va delineando
è la più drammatica
vissuta da questi lavoratori dai
bombardamenti della NATO sulla loro
fabbrica nel 1999. Sostenere
poi (come fanno alcune trasmissioni
televisive italiane ed alcuni
giornalisti) che in questo momento i
lavoratori serbi stanno di fatto
togliendo il lavoro agli operai
italiani è inaccettabile. Non
è alimentando guerre fra poveri
che si battono le politiche liberiste
e selvagge del nostro tempo. Da
parte nostra cercheremo di portare a
questi lavoratori tutta la nostra
solidarietà materiale, come
abbiamo fatto sempre in questi dieci
anni. Vi
terremo informati delle evoluzioni
della situazione.
Un
cordiale saluto Gilberto
Vlaic Trieste,
1 febbraio 2010
Italia/Serbia,
autunno 2009: delegazione dei
lavoratori Zastava a Brescia e a
Trieste
Nei
giorni scorsi è arrivata in
Italia una delegazione di
sindacalisti della Zastava, ospiti
dell’ass. “Non bombe ma solo
caramelle”. Ha portato la sua
testimonianza e ha voluto
approfondire le reali intenzioni
della Fiat
Il
gioco è chiaro: sembra la
fotocopia di quanto già
accaduto in Italia: profitti privati
e oneri pubblici. Con azzeramento
delle relazioni sindacali,
condizioni di lavoro da anni ’50, e
clima di tensione
Un grande striscione con su scritto
"Bentornata Fiat". Un anno e mezzo fa
Kragujevac, cittadina industriale di
200mila abitanti a meno di cento
chilometri da Belgrado, aveva almeno
la speranza.
Dieci anni dopo i drammatici
bombardamenti sulla Serbia. Dieci anni
di povertà, malattie e
disperazione. Dieci anni a tenere in
piedi quella fabbrica, la Zastava,
contro la quale la Nato aveva
riversato tonnellate di bombe
all'uranio impoverito perchè -
così sosteneva - in quel sito,
che dava da mangiare alle famiglie di
quasi quarantamila tute blu, in
realtà si producevano armi. In
realtà vennero quasi azzerati
gli impianti di produzione auto e la
centrale termica.
L'accordo per l'arrivo della Fiat
è servito, almeno per il
momento, a far vincere le elezioni ai
"neofurbi" liberisti che in Serbia
abbondano. Il 29 aprile del 2008
c'è stata la firma tra il
presidente della Repubblica Boris
Tadic ed il vicepresidente Fiat
Altavilla, alla presenza del ministro
dell'economia Dinkic, e l'11 maggio si
sono svolte le elezioni.
Un tempismo straordinario quello di
Tadic e Dinkic. Sul resto è
ancora buio pesto. Lo striscione, per
decenza è stato tolto. E il
sogno di diventare la piattaforma per
un mercato potenziale di 800 milioni
di persone, così continuano a
scrivere i giornali italiani, per il
momento è meno di una mera
ipotesi.
Nei giorni scorsi è arrivata in
Italia una delegazione di sindacalisti
della Zastava, ospiti
dell'associazione "Non bombe ma solo
caramelle". Ha portato la sua
testimonianza a Brescia e a Trieste.
Ed ha voluto approfondire le reali
intenzioni della Fiat.
Finora le auto prodotte sono state
quindicimila. Prodotte è una
parola grossa. Il modello è
quello della vecchia Punto, che i
mille operai serbi non fanno altro che
assemblare con componenti che arrivano
dalle più svariate province
dell'Impero Fiat. Alla Zastava,
insomma, non viene prodotta nemmeno
una vite.
"La Fiat entro il 31 marzo del 2009 -
scrive Nenad Popovic, presidente del
Consiglio economico del Partito
democratico serbo - doveva versare 200
milioni del capitale iniziale. L'anno
prossimo sarebbe dovuta partire la
produzione di un modello nuovo, per la
quale dovevano essere assunti circa
2.500 lavoratori. Cosa c'è da
festeggiare?"
Ma la beffa non è finita qui. I
lavoratori vengono retribuiti con le
sovvenzioni del Governo della Serbia,
che in questo accordo dovrà
metterci 300 milioni. La Fiat ci mette
solo i componenti ed ha il 10% di
contributo statale garantito su ogni
vettura. Se l'azienda è
ripartita è stato grazie ai
serbi, in realtà, che hanno
speso 14 milioni per gli impianti e
avevano comprato per 3 milioni la
licenza per riscattare il marchio e
chiamare la vettura "Zastava10". Ora
però, se l'accordo
diventerà operativo la
proprietà tornerà in
mano alla Fiat con il 66% delle
azioni. E quindi anche la licenza di
produzione di quel modello di auto.
Il gioco della Fiat è chiaro. E
sembra la fotocopia di quanto è
già accaduto in Italia:
profitti privati e oneri pubblici.
Senza metterci una lira di
investimento, Marchionne ha imposto lo
"stile Fiat": azzeramento delle
relazioni sindacali, condizioni di
lavoro da anni '50, soprattutto per
quel che riguarda la verniciatura, e
clima di tensione contro chi prova
anche soltanto a sollevare dubbi e
perplessità. La Polonia non
è così lontana. E i
manager lasciano capire che a
trasferire la misera quota di
produzione di circa ventimila vetture
all'anno, non ci vuole poi
granchè.
La Serbia, intanto, si sta
letteralmente svenando per convincere
la Fiat a restare: terreni risanati e
regalati, zona franca e
infrastrutture. L'assalto all'Est
Europa è pronto. "Quattroruote"
scrive che il prossimo anno
partirà la produzione del nuovo
modello, ma gli impianti, fanno sapere
i delegati del sindacato serbo dei
metalmeccanici, non ci sono ancora.
"Per montarli - dicono - non ci si
può mettere meno di due anni".
Le previsioni economiche dell'Istituto
centrale di statistica parlano chiaro:
si passerà secondo le
previsioni da una crescita del Pil del
+5,4% del 2008 al -3% del 2009, sono
calati drasticamente gli investimenti
esteri, la disoccupazione è
cresciuta di 2 punti percentuali (dal
14,4 al 16,4%) ed in genere la Serbia
spende più di quel che produce.
La Fiat non è certo una dama di
San Vincenzo.
Comunicazione di Non bombe ma solo
caramelle-onlus e Zastava Brescia - 20
novembre 2009:
Una
delegazione dei lavoratori Zastava
sarà a Brescia e a Trieste per
informarci sulla situazione REALE della
fabbrica, della città di
Kragujevac e più in generale
sulle REALI condizioni della Serbia.
I giorni 8 e 9 dicembre saranno a
Brescia, mentre il 10 e 11 dicembre
saranno a Trieste.
Saranno presenti:
Delic Radoslav
Presidente della Jedinstvena Sindikalna
Organizacija ZASTAVA (Sindacato ZASTAVA)
Blagojevic Rajko
Vice presidente della Jedinstvena
Sindikalna Organizacija ZASTAVA (Sindacato
ZASTAVA)
Mihajlovic Zoran
Segretario sindacale Zastava Auto
Miletic Goran
Segretario sindacale Zastava Camion
Veljovic Rajka
Interprete e coordinatrice
dell'ufficio internazionale adozioni
A BRESCIA
Come molti sapranno, da
sabato 5 a domenica 13 dicembre si
svolgerà l'annuale
appuntamento con la
Tenda della
Solidarietà, a Brescia in
via San Faustino.
Intorno a questo
avvenimento farà
perno il programma degli
impegni che li vedranno partecipi in
iniziative di informazione
e sensibilizzazione sul
tema della solidarietà
con le famiglie dei
lavoratori ed ex
lavoratori della Zastava
e sugli sbocchi
che si stanno
prospettando per questa
azienda, essenziale per il futuro
lavorativo di tanta gente.
Martedì
8 dicembre si prevede la
loro partecipazione al pranzo
etnico organizzato
dalla Tenda, con Rajka nelle vesti
di praparatrice di un piatto tipico di
Kragujevac, che farà parte
del menù etnico
del giorno insieme con le portate di
altri paesi del mondo.
Successivamente, nel
pomeriggio dell' 8 dicembre, alle
ore 16.30, presso la
Sala Pia Marta
(che si trova alle spalle
della Tenda), si svolgerà
una iniziativa pubblica
nel corso della quale
i rappresentanti dei lavoratori
della Zastava informeranno
sulla situazione oggi esistente,
soprattutto dopo l'ingresso
della Fiat come
proprietaria di maggioranza
dell'azienda Zastava-Auto.
La sera è
prevista una cena
solidale presso
il ristorante « Le Ali
», della Coop Lavoratori Uniti
di Urago d' Oglio. Mercoledì
9 dicembre, nella mattinata,
avverrà un incontro tra la
delegazione sindacale serba e la
segreteria della Cgil di Brescia.
Seguirà l'inaugurazione della mostra
fotografica
realizzata da Bruno Maran, «
Zastava
– Anno Zero »
presso la sede della Camera del Lavoro
di Brescia, via F.lli Folonari, 20.
ZastavA annoZERO
foto di bruno
maran
camera
del lavoro brescia
via folonari venti dal nove al
ventitre dicembre
inaugurazione
mercoledì nove
dicembre ore undici
collaborazione:
associazione zastava
brescia - cgil camera
del lavoro -
samostalni sindikat
kragujevac
La Zastava
è stata fondata nel
1862, già
produttrice di cannoni per
l’impero ottomano e
austro-ungarico, divenne
nel secondo dopoguerra la
più importante
realtà industriale
dei Balcani. Produsse per anni
auto derivate da modelli
Fiat, da ricordare
l’equivalente della 600,
prodotta in quasi un
milione di esemplari.
Produsse poi modelli
elaborati direttamente
dagli uffici tecnici
interni, la più
famosa fu la Yugo,
esportata anche negli
Stati Uniti. Durante la guerra
“umanitaria “ del 1999 fu
pesantemente bombardata
con 36 missili Cruise.
Colpiti tra l’altro il
centro elaborazione dati e
la centrale termica, che
produceva energia per la
città, provocando
una preoccupante
situazione ambientale con
pericolosi effetti, ancora
presenti, nella
popolazione oltre che
negli operai. I pochi operai
oggi impiegati montano il
modello Punto con motori e
materiali provenienti da
Italia e Polonia. La
situazione economica
è ulteriormente
complicata dai problemi di
capitalizzazione della
nuova Fiat Auto Srbija, in
cui Torino sta giocando un
pericoloso braccio di
ferro complice la crisi
mondiale dell’auto. Questa inchiesta
fotografica porta la
testimonianza sulla
fabbrica dopo i
bombardamenti, sullo
smantellamento degli
impianti delle ”vecchie”
linee, ancora formalmente
di proprietà degli
operai per gli effetti
dell’auto-gestione
jugoslava e la situazione
del lavoro nei reparti di
montaggio. Stimolare il
dibattito sulle condizioni
operaie, sui rapporti
sindacali, affinché
certe manovre aziendali
vengano alla luce,
sollevando il velo di
oblio che è calato
sulla realtà serba.
Infine nel pomeriggio la delegazione
ripartirà alla volta di Trieste,
dove l'attendono altre iniziative
riguardanti la sensibilizzazione sulla
condizione economica e sociale dei ceti
popolari della Serbia e lo stato delle
attività di solidarietà nei
confronti di una popolazione della quale
la maggior parte dei media sembrano
essersi dimenticati.
A TRIESTE
Giovedi
10 dicembre ore 11conferenza
stampa presso la sede della
Regione in Piazza Oberdan, in modo da
illustrare LA REALE SITUAZIONE della
città e della fabbrica, dopo le
menzogne sparse a piene mani dalla stampa
italiana poco più di un mese fa.
Giovedì
10 alle 18 e 30assemblea
pubblica a San Giorgio di Nogaro
a Villa Dora (volantino)
Venerdi
11 alle 16 e 30 presso la Sala
Tessitori, in piazza Oberdan 5 incontro
pubblico con i delegati e le
strutture sindacali della FIOM CGIL del
Friuli Venezia Giulia (volantino):
FIAT
OGGI
= ZASTAVA DOMANI?
AVRA’ FINALMENTE FINE
LA LUNGA SOFFERENZA
DI QUESTA GRANDE
FABBRICA DEI BALCANI,
BOMBARDATA DALLA NATO? L’INGRESSO DELLA FIAT
COME PROPRIETARIA DI
MAGGIORANZA NON HA FINORA
PORTATO A
RISULTATI CONCRETI E
RISCHIA DI PROVOCARE UNA
NUOVA ‘GUERRA TRA POVERI’ TRA LAVORATORI
ITALIANI E DI ALTRI PAESI
NE
PARLIAMO CON
I RAPPRESENTANTI
DEL SINDACATO
SAMOSTALNI
DI KRAGUJEVAC (SERBIA)
E LE RSU DELLA
AUTOMOTIVE LIGHTING DI
TOLMEZZO
Radoslav
Delic
Presidente d Jedinstvena
Sindikalna Organizacija
(Sindacato ZASTAVA) Rajko Blagojevic
Vice presidente Jedinstvena
Sindikalna Organizacija
(Sindacato ZASTAVA) Zoran Mihajlovic
Segretario sindacale
Fabbrica Zastava Auto Goran Miletic
Segretario sindacale
Fabbrica Zastava Camion Rajka Veljovic
Interprete e coordinatrice
dell ufficio
internazionale adozioni del
Sindacato ZASTAVA RSU
Automotive Lighting Tolmezzo Gianpaolo
Roccasalva
Segretario regionale FVG
FIOM CGIL
Sala Tessitori,
Piazza Oberdan 5, Trieste Venerdì, 11
dicembre 2009 ore 16.30
L’incontro pubblico è
stato promosso ed organizzato
da:
Non bombe ma solo caramelle
ONLUS
FIOM-CGIL del Friuli-Venezia
Giulia
Gruppo consiliare regionale La
Sinistra L’ Arcobaleno
a seguire CENA DI SOLIDARIETA’ venerdi
11 alle ore 20 presso la Casa del
popolo in Via Ponziana 14 a Trieste.
Il costo sarà di 15 euro (bevande
escluse)
SERVE RIGOROSAMENTE la prenotazione.
Potete telefonare a
Gilberto 3396587490
Claudia 3472337381
Serbia,
novembre
2009:
incendio per 1 milione di euro di
danni alla linea montaggio della Punto
alla Zastava Kragujevac
M.
ĐOŠOVIĆ - M. LUKOVIĆ, 15.11.2009
13:47:30 Poslednja
promena: 15.11.2009 19:21:49
U
POŽARU, koji je u subotu zahvatio
“Zastavinu” Fabriku automobila, prema
prvim grubim procenama pričinjena je
šteta od oko milion evra, a čelnici
Fabrike su odlučili da za nedelju ili
dve počne i ručno sklapanje “punta”,
saznaju “Novosti”. Ovo
je siže dvadesetčasovnog rada
rukovodstva “Zastave”, stručnih timova
fabrike i predstavnika lokalne
samouprave, koje je nadgledala i ekipa
Ministarstva ekonomije, predvođena
državnim sekretarom Nebojšom Ćirićem. “Novosti”
saznaju da su, čim se raščistio dim,
stručne ekipe konstatovale da šteta
nije velika koliko se činilo u prvi
mah. Oštećeno je oko 700 kvadrata
“Montaže”, što je tek deseti deo
površine tog pogona. Ima manjih
havarija i na nekim mašinama, kao i na
devet školjki od “punta”. Pored toga
stradale su instalacije. Ekipe su
procenile da krš i šut u tom delu hale
može da se raščisti za nedelju dana.
Odmah nakon toga u drugom delu pogona
može da se krene sa ručnom
proizvodnjom “punta”. To znači da
automobili neće ići montažnom linijom,
već da će se gurati ručno i tako
sklapati. Za saniranje kompletne štete
biće potrebno bar tri nedelje. Prema
rečima Zorana Radojevića, generalnog
direktora Grupe Zastava vozila,
potražnja za “puntom” na tržištu je
velika, te će proizvodnja morati da se
organizuje što pre - određenim
premošćavanjem u procesu proizvodnje. U
Fabrici automobila do požara se
proizvodilo 120 “punta” dnevno - u dve
smene. Procenjuje se da će već sledeće
nedelje moći da se organizuje
proizvodnja i do 50 vozila dnevno.
ĆIRIĆ:
PROIZVODNJA ZA DVE NEDELJE DrŽavni
sekretar u Ministarstvu ekonomije i
regionalnog razvoja Srbije Nebojša
Ćirić izjavio je u nedelju da će
proizvodnja vozila u kragujevačkoj
fabrici automobila “Zastava” početi za
dve nedelje, a da će u međuvremenu
isporuka “punta” teći nesmetano. On je
naveo da se u “Zastavi” trenutno
nalazi oko 1.300 novih vozila, što je
količina koja bi trebalo za 15 do 20
dana da bude isporučena kupcima. -
Građani koji sada naruče “punto”,
dobiće ga na vreme. I pored činjenice
da ćemo 15-ak dana imati privremenu
obustavu proizvodnje, isporuka “punta”
će se nastaviti nesmetano - kazao je
državni sekretar.
U
PONEDELJAK UZROK ZVANIČNICI
“Zastave” i policijske uprave u
Kragujevcu kažu da će u ponedeljak
moći da se saopšti uzrok i konačna
visina štete nastale u požaru. Istražni
sudija Okružnog suda u Kragujevcu
Suzana Grujović izdala je nalog
Protivpožarnoj jedinici MUP da se
odredi tačna lokacija i uzrok požara,
jer to prilikom uviđaja nije moglo da
se utvrdi.
COMUNICATO
del sindacato ZASTAVA sulla FIAT
Da: "JSO Zastava"
<jsozastava @ nadlanu.com> Data: 08 ottobre
2009 12:15:11 GMT+02:00
Con riferimento
agli articoli recentemente pubblicati
nei giornali italiani tra i quali l’articolo del 25
settembre 2009 (quotidiano La Stampa –
Fiat sbarca a Belgrado con la nuova low
cost) il Sindacato
Zastava comunica: •
Fino ad oggi la Fiat non ha versato
nemmeno 1 euro dell’ investimento
previsto dal Contratto. •
Azienda Fiat Auto Serbia (ufficialmente
costituita) non ha ancora assunto
lavoratori. •
La vettura Punto viene assemblata a
Kragujevac con i particolari di
produzione italiana, quindi non si
tratta di produzione ma di assemblaggio. •
Per ogni vettura Punto venduta, la
Zastava guadagna 722 euro che servono
per coprire parte delle spese di
produzione (energia, fluidi, vernici
ecc.) e la parte dei salari (salario
medio nella Fabbrica Zastava Auto 300
euro), il resto viene sovvenzionato dal
governo serbo.
Di seguito
riportiamo la traduzione dell’articolo Srecan
rodjendan, dragi "Fiate" pubblicato il 24.09.2009. nel
quotidiano Politika, il più
diffuso in Serbia:
BUON
COMPLEANNO CARA FIAT
Per la Zastava e la Serbia non ci sono
molti motivi per la festa. Per la Fiat
invece si
Nenad Popovic
Presidente del Consiglio economico,
Partito democratico serbo
La settimana prossima sarà un anno
dalla costituzione formale della Fiat
Automobili Serbia, uno dei progetti
più pubblicizzati del governo
attuale, progetto che doveva riavviare
l’industria automobilistica in Serbia.
Tale progetto è „il prediletto“ e
la speranza più grande degli
esperti economici del governo attuale.
La sua realizzazione viene rappresentata
come l'investimento straniero più
grosso nel settore industriale con un
versamento iniziale da parte della Fiat
pari a circa 700 milioni di euro. Hanno
annunciato la produzione di 200.000
unità all’anno e l'esportazione di
oltre 1 miliardo di euro entro il 2011. Si
prevedeva lavoro per almeno 10.000
disoccupati e Kragujevac è stata
denominata Detroit serba.
Il primo compleanno è la bella
occasione in cui in una atmosfera
piacevole si incontrano le persone e si
fanno auguri reciproci per il successo
comune. Temo che questa avrà
caratteristiche un po' diverse. Non
c’è motivo per festeggiare
perchè non possiamo dimenticare che
la Fiat entro il 31 marzo dell’anno
corrente doveva versare 200 milioni del
capitale iniziale, che l’anno prossimo
doveva partire la produzione del modello
nuovo, e che 2.433 lavoratori già
da sei mesi dovevano essere assunti
dall’azienda nuova.
Che cosa c’è da festeggiare?
Festeggiamo il fatto che abbiamo lo stesso
prodotto con un nome diverso, assemblato
con pezzi importati? Oppure il fatto che
tutta la produzione viene eseguita sugli
impianti che la Zastava aveva pagato 14
milioni di euro tre anni fa invece di
lavorare sulle attrezzature che la Fiat
aveva promesso di portare a Kragujevac?
Forse festeggiamo perchè abbiamo
rinunciato alla licenza per la produzione
della „Zastava 10“ la quale abbiamo pagato
tre milioni di euro tre anni fa, fino al
punto di rinunciare al 50 percento del
guadagno sul modello attuale a favore
della Fiat? Forse festeggiamo
perchè i salari ai lavoratori
ancora vengono pagati dal budget,
perchè rinunciando alla tradizione
che dura da un decennio forse potremmo
attirare una maledizione sul budget che
così potrebbe scivolare in deficit
o qualcosa di simile? Forse festeggiamo
perchè 20.000 fornitori della
Zastava sono rimasti senza lavoro mentre i
fornitori della Fiat lavorano a piena
capacità? Forse festeggiamo
perchè abbiamo un'altra zona franca
per cui, oltre a tutti i favori fatti per
la Fiat, la Serbia rinuncerà anche
alle tasse doganali e dazi relativi alle
attività della Fiat? Per la Zastava
e per la Serbia non ci sono troppi motivi
per la festa.
Per la Fiat invece si. In base al
contratto redatto dagli esperti
socioeconomici del governo attuale, il
produttore italiano, pur non avendo
investito nemmeno un euro della somma
promessa, ha un guadagno significativo. La
Fiat ha il profitto garantito del 10
percento per ogni vettura venduta, e
siccome sugli impianti esistenti a
Kragujevac vengono assemblate 2.000
vetture al mese possiamo facilmente
calcolare che la Fiat in un anno
incasserà circa 17 milioni di euro.
Tenendo presente che di tale entrata
vengono retribuiti solo i salari per i 35
managers della Fiat residenti a
Kragujevac, quasi l'intera entrata si
può ritenere profitto. Tutte le
spese di produzione sono sostenute dalla
Zastava e dallo Stato, la Zastava paga
mano d’opera e bolle alla città di
Kragujevac mentre lo Stato dal budget paga
i contributi per i lavoratori più
10 milioni di euro all’anno per le
sovvenzioni per l’acquisto per la vettura
Punto.
Nessuno in Serbia dovrebbe essere contento
per l’insuccesso del governo relativamente
a tale progetto. A me personalmente
dispiace perchè un'idea bella che
poteva trasformarsi in un progetto
efficace (se il Contratto si fosse
realizzato in modo professionale e
responsabile) si è consumata, e
perchè invece di essere utile per
lo Stato e per i cittadini serbi è
diventata il sinonimo l’imbroglio
più grosso di questo governo
dall’inizio del suo mandato.
---
La Stampa
venerdì 25 settembre 2009, pagina
33
Fiat sbarca a
Belgrado con la nuova low cost
Emanuele Novazio
inviato a Belgrado
IL PROGETTO AL VIA IN UN MESE, PRODUZIONE
IN DUE ANNI - Il 13 novembre
sarà presentato a Torino il
prototipo del nuovo modello
Fra cinque-sei settimane partirà il
progetto per la produzione di un nuovo
modello Fiat negli stabilimenti serbi di
Kragujevac - dove già si produce la
Punto Classic - probabilmente una city car
low cost, con un investimento dii 800
milioni di euro. Lo ha annunciato a
Belgrado il ministro dell'Economia e vice
primo ministro serbo Mladjan Dinkic,
intervenendo all'apertura del Forum sugli
investimenti in Serbia insieme col vice
ministro allo Sviluppo economico Adolfo
Urso. La produzione comincerà fra
un paio d'anni. Dinkic ha aggiunto che
sarà a Torino insieme al presidente
serbo Boris Tadic il 13 novembre «su
invito dell'ad Fiat Sergio Marchionne per
la presentazione del nuovo modello».
Lo stesso giorno si svolgerà a Roma
il primo vertice intergovernativo
italo-serbo.
Il progetto favorirà un forte
sviluppo dell'indotto. Urso e Dinkic hanno
firmato un accordo che prevede incentivi
per gli investimenti in Serbia da parte
dell'industria automobilistica italiana.
«L'intesa con la Fiat è di
straordinario interesse per l'Italia e
l'economia serba. Quella sull'indotto
consente un ulteriore salto di
qualità», ha commentato Urso.
In Italia fanno capo all'indotto auto
circa 300 aziende, con 350 mila occupati:
Undici le imprese interessate a
investimenti in Serbia: Magneti Marelli,
Sigit, Delphi, Proma, Sbe, Adler, Toscana
Gomma, Faurecia, Lear, Johnson Controls e
Axcent. Chi investe riceverà dal
governo serbo fra i 4 e i 5000 euro per
ogni nuovo posto di lavoro; se
l'investimento sarà superiore a 8
milioni e darà lavoro a più
di 100 persone, per un certo periodo non
si pagheranno tasse. Belgrado
garantirà inoltre il terreno gratis
per gli impianti. Intese simili
riguarderanno altri settori, dal tessile
al calzaturiero, dall'arredamento
all'agroalimentare.
La Serbia, riassume Urso, «ha tutte
le condizioni per diventare la piattaforma
produttiva dell'industria dell'auto
italiana al fine di penetrare nella
regione». La Serbia, fa eco Dinkic,
offre molti vantaggi: è l'unico
Paese dei Balcani ad avere un regime di
libero scambio con gli altri Stati dell'ex
Jugoslavia, la Turchia, la Russia e la
Bielorussia. Chi produce in Serbia
può esportare senza pagare dazi
verso questi Paesi, un mercato di 800
milioni di persone. Il regime esentasse
non è valido, nell'auto, per la
Russia: ma, ha precisato Dinkic, sono in
corso trattative con Mosca.
Operai
di "Zastava automobili Kragujevac"
propongono raccolta sangue per le
vittime del terremoto ad Aquila
KRAGUJEVAC, 6 april (Agenzia informativa
Serba - Tanjug) - Il Sindacato dello
stabilimento 'Zastava automobili' oggi ha
inviato una lettera al Governo d'Italia e
all'Ambasciata d'Italia in loro paese, con
le profonde condoglianze per la perdita di
vite umane causate dal terremoto , che
notte scorsa ha colpito alcune zone
d'Italia. "Tutti i lavoratori dello
stabilimento 'Zastava automobili'
esprimono loro estremo cordoglio per il
tragico evento che ha colpito vostro
paese, e inviano le più sincere
condoglianze ai familiari delle vittime.
Il Sindacato di 'Zastava automobili'
è in grado di organizzare una
campagna di raccolta di sangue dai
volontari, qualora questo tipo d'aiuto vi
fosse necessario", si cita nella lettera.
http://www.tanjug.rs/RssSlika.aspx?24808 KRAGUJEVAC,
6. aprila (Tanjug) - Sindikat
kragujevačke fabrike 'Zastava
automobili' uputio je danas pismo vladi
Italije i ambasadi te zemlje u Beogradu,
u kojem, u ime radnika 'Zastave',
izražava najdublje žaljenje zbog žrtava
zemljotresa koji je jutros pogodio
Italiju. 'Svi zaposleni u Fabrici
automobila izražavaju najdublje žaljenje
povodom tragičnog događaja koji je
pogodio vašu zemlju i upuću najiskrenije
saučešće porodicama nastradalih',
navedeno je u pismu.
Operai
Fiat Zastava in Serbia offrono sangue
per i terremotati
"Tante
volte i cittadini di Torino e di
tutt'Italia ci hanno aiutato quando
vivevamo situazioni difficili - ha
aggiunto un sindacalista - ora vogliamo
aiutare noi"
Il sindacato dello stabilimento del Gruppo
Fiat in Serbia, la Zastava Auto di
Kragujevac, ha inviato oggi una lettera
esprimendo le più profonde
condoglianze al governo italiano e all'
ambasciata d'Italia a Belgrado per il
terremoto in Abruzzo e offrendo donazioni
di sangue. Lo riferisce l'agenzia Tanjug.
"Tante volte l'Italia ci ha aiutato", ha
detto Lazar Popovic, un veterano della
cooperazione tra Fiat e la Zastava
limitandosi a ricordare le iniziative "di
adozione a distanza.
Tante volte i cittadini di Torino e di
quasi tutt'Italia ci hanno aiutato quando
vivevamo situazioni molto difficili - ha
aggiunto Popovic - In questo momento
possiamo offrire ai nostri amici italiani
il sangue per i feriti e mano d'opera per
la ricostruzione delle case distrutte".
(6 aprile 2009)
---
Comunicato del sindacato
Zastava sull'accordo FIAT-Governo
serbo
JEDINSTVENA SINDIKALNA ORGANIZACIJA
ZASTAVA
SUL CONTRATTO STIPULATO TRA LA FIAT E IL
GOVERNO DELLA REPUBBLICA DI SERBIA
(comunicato del 1/4/2009)
In conformità al Contratto firmato
a settembre del 2008 la Fiat Group ha
costituito con lo stato serbo l’impresa
FIAT AUTOMOBILI SERBIA con capitale
sociale di 100.000 euro, e piu
precisamente nel rapporto 67% - 33% a
favore della FIAT.
Secondo il Contratto, la FIAT si e
impegnata di versare i primi 200.000.000
euro entro il 31.03.2009. Finora non sono
stati versati. Con tale versamento noi
potremmo investire nella ricostruzione
della fabbrica e nella introduzione del
modello nuovo che sarebbe prodotto in
serie di 200.000 unita all’anno. In
compenso, il nostro Stato ha rinunciato
(senza rimborso) alla licenza per la Punto
(pagata da noi 3.000.000 euro) e
all’apparecchiatura completamente nuova
per la produzione di questo modello
(pagata da noi 14.000.000 euro).
Siccome il Contratto si è trovato a
rischio, 2 mesi fa è stato fatto un
Contratto nuovo che si riferisce al solo
montaggio del modello vecchio della
vettura Punto.
Ora, grazie al nostro governo abbiamo qui
la FIAT che lavora sulla nostra
attrezzatura, con la propria licenza e i
NOSTRI lavoratori senza 1 euro di
investimento. E per completare la
commedia, la FIAT si comporta già
come Grande Padrone e ci comanda di
portare via dalla fabbrica tutte le nostre
attrezzature il che noi come sindacato
assieme ai lavoratori abbiamo bloccato.
Facciamo presente che solo per la
Verniciatura rasa al suolo nei
bombardamenti del ’99 bisogna investire
200.000.000 euro. Ora tutte le operazioni
vengono fatte a mano eccetto padiglione
(verniciatura semiautomatica).
La situazione in fabbrica e nello stato di
allarme con possibili disordini perche i
lavoratori stanno perdendo la pazienza.
Kragujevac - il monumento al metalmeccanico,
sito di fronte allo storico edificio delle
officine Zastava:
"Ai
pionieri della nostra industria e del
movimento operaio - nel 125.mo
anniversario - il consiglio di fabbrica
della Crvena Zastava - 20 ottobre
1978"
---
Dall'autogestione allo sfruttamento
imperialista A
sinistra: all'interno dello
storico edificio della Crvena Zastava
("Bandiera rossa") una targa ricorda
l'istituzione della autogestione operaia, il
2 febbraio 1950. A destra:
Kragujevac 2010, all'entrata delle
officine della Zastava Auto il cartello
proclama che al di là del confine
è free
zone (zona franca) per i
capitalisti italiani.
---
L'ingresso della Zastava Camion, dove
campeggia anche il logo Iveco in base agli
accordi interaziendali risalenti agli anni
Settanta
---
Il monumento alle vittime dei
bombardamenti del 1999, sulla piazza
centrale dal lato opposto del Municipio di
Kragujevac.
Curiosamente sul monumento non è
apposta alcuna lapide esplicativa, a parte
le due che riproduciamo sotto,
con il secco elenco dei caduti e senza
nemmeno la menzione di una data; ricorre
invece la simbologia religiosa della croce.