COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA JUGOSLAVIA
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU


 
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Documento
Costitutivo
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Economia e questioni sindacali

Kragujevac -
                    monumento al metalmeccanico

Indice:
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Vranje (Serbia) 2016

La italiana GEOX sfrutta gli operai e licenzia i sindacalisti


La ditta GEOX, con sede a Montebelluna (Treviso), ha delocalizzato in Serbia – per la precisione a Vranje – come tante altre aziende italiane. Da alcuni mesi si sono accese le proteste dei lavoratori. A inizio settembre 2016, mille operai sono entrati in sciopero; hanno delegato una di loro, laureata in sociologia, a tentare una mediazione con i padroni: i quali invece l'hanno licenziata in tronco. Un altro lavoratore sindacalizzato è minacciato di licenziamento. (aggiornamento fine ottobre 2016)

Ottobre 2016: La Banda Bassotti esprime solidarietà ai lavoratori della GEOX di Vranje, Serbia, impegnati da alcuni mesi in scioperi e proteste

La mobilitazione alla GEOX continua. Nel video si vedono le bandiere del sindacato SLOGA, membro della Federazione Sindacale Mondiale WFTU (analogamente alla italiana USB), guidato da Zeljko Veselinović :

VIDEO: Govor Vladimira Davidovića ispred fabrike GEOX u Vranju (SKOJ, 22 ott 2016)
Protest Sloge, NKPJ i SKOJ ispred fabrike GEOX u Vranju na protestu zbog neljudskih uslova za rad, maltretiranja i otpuštanja radnika 20.10.2016.

Mille in sciopero: l'operaia (laureata in sociologia) che tenta una mediazione con i padroni viene licenziata in tronco:


ШТРАЈК У GEOX-у: Уручен први отказ!

06.09.2016 – Габријела Крстић је прва радница компаније „Geox“ у Врању која је, после краткотрајног штрајка у фабрици у понедељак, већ у уторак добила отказ.
Решење о отказу уговора о раду Габријели Крстић уручено је нешто после 15 часова, одмах по истеку радног дана, потврђено је порталу „Врањске“ од извора у фабрици.
Габријела Крстић  је дипломирани социолог, а у „Geox“-у се, пре годину дана, запослила као радница на линији за производњу обуће.
Извор портала Врањске из фабрике нема информације о томе шта ће се наредног радног дана, у среду, догађати у овој компанији и да ли ће још неко од радника сносити последице због изражавања протеста.
- Габријела је у понедељак, док је трајао штрајк, изашла испред радника и бираним речима, без иједне увреде, замолила представника компаније да се обуставе тортура, шиканирање и малтретирање радника – препричаао је за наш портал овај извор.
Њено обраћање дуготрајним аплаузом, додаје саговорник, поздравило је преко хиљаду радника који су обуставили производњу.
Како је портал Врањске раније јавио, радници су ступили у штрајк пошто је менаџмент фабрике истакао оглас о обавезном прековременом раду за све запослене од једног сата дневно који им неће бити плаћен.
Овакав почетак обрачуна са радницима запосленим у компанији у уторак поподне осудили су Ружица Тошић, председница Самосталног синдиката Пчињског округа и Жељко Веселиновић, председник Удружених синдиката „Слога“ из Београда.
Овај синдикат, поводом догађаја у Врању тражи хитну реакцију државних органа, а од ресорног министарства захтева хитно слање инспекције рада у компанију „Geox“.
- Отказ који је уручен радници Габријели Крстић је скандал који ми у синдикату „Слога“ оштро осуђујемо.
Сви синдикати у Србији, медији, а јавност посебно, морају предузети јединствену акцију да се оваквом вандалском поступку менаџмента „Geox“-а, али и неких других компанија, стане на пут - рекао је Веселиновић за портал Врањске.
Директор Марко Базилио ни у уторак није био у фабрици, а директорка за људске ресурсе Светлана Рајачићи и даље се није јављала на телефон познат редакцији.
"Geox" у Врању послује од ове године.
У фабрици наводно ради 1.200 радника.
Током лета, радница фабрике Гордана Крстић отворила је у штампаном издању Врањских аферу о наводној психичкој тортури и мобингу оптуживши за то пословодство "Geox"-а  у Врању.
Инспекција рада током потоње контроле није утврдила никакве пропусте на страни менаџмента у односу на раднике.

Р. Ирић





Slovenia 2016

“Insurrezione” a Koper-Capodistria contro la privatizzazione del porto /
Radnički otpor u Luci Koper / Vstala Primorska, vstani Slovenija


Slovenia: “insurrezione” a Koper-Capodistria contro la privatizzazione del porto

di Sandi Volk, da Contropiano del 9.7.2016

Nel corso degli anni in Slovenia si sono susseguiti una serie di episodi di lotte anche molto dure da parte di quella classe operaia che a detta di molti dovrebbe essere scomparsa. Da ultimi erano stati i minatori delle miniere di carbone di Trbovlje e Velenje, che nel 2014 si erano auto-organizzati e avevano occupato le miniere per ottenere il rispetto del contratto, il pagamento regolare dei salari (che venivano pagati con mesi di ritardo) e contro il taglio delle ferie. Ora però a muoversi sono i stati i lavoratori di un settore strategico per il capitale e di quella che è la maggiore azienda slovena, il porto di Koper-Capodistria. Con il sostegno di buona parte della popolazione della città.

Il porto di Koper-Capodistria ha prodotto nel 2015 quasi 16 milioni di € di profitti. E’ gestito da una SPA, Luka Koper (Porto di Capodistria), che dal 2008 ha una concessione 35-ennale per la gestione esclusiva del porto ed è al 70% di proprietà diretta o indiretta dello stato sloveno. Nato nel 1957, il porto, che gode dello status di zona franca, è cresciuto in maniera spettacolare arrivando nel 2015 a 19 milioni di tonnellate di merce movimentata.

All’epoca della Jugoslavia l’azienda portuale aveva finanziato con mezzi propri il collegamento dello scalo marittimo alla rete ferroviaria slovena con una tratta ferroviaria a binario unico di una 30 di km (Koper- Divača), divenuta da tempo inadeguata a garantire il traffico generato dal porto. Da anni viene chiesto allo stato il raddoppio del tratto ferroviario, ma i governi succedutisi non hanno fatto nulla, se non proporre di affidare il raddoppio a privati, che avrebbero goduto non solo dei profitti della successiva gestione dell’opera, ma pure di contributi statali.

Di fronte a un atteggiamento generale del governo di assoluto disinteresse rispetto allo sviluppo del porto, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la richiesta dello Slovenski državni holding (SDH, Holding statale sloveno), la società che gestisce le numerose partecipazioni statali in aziende ed enti, di modificare l’ordine del giorno dell’assemblea degli azionisti di Luka Koper del 1 luglio aggiungendo la sostituzione di tre dei componenti del massimo organismo della società, il Consiglio di Sorveglianza (di cui fanno parte rappresentanti degli investitori, del Comune di Koper-Capodistria e dei lavoratori) con tre nuovi membri. Tra i nuovi componenti proposti c’era anche il tedesco Jurgen Sorgenfrei, con una carriera tutta svoltasi quale dirigente del porto di Amburgo nonché coautore di una relazione dell’OECD che affermava che il raddoppio del binario ferroviario non fosse necessario. A ciò si è poi aggiunta la notizia che il Ministro delle Infrastrutture aveva proposto già parecchi tempo fa al governo di “spacchettare” la concessione a Luka Koper per dare in concessione le singole parti/attività a aziende private.

Di fronte a quello che appariva chiaramente come un tentativo di mettere alla guida dell’azienda chi doveva smontarla per poi cedere le parti migliori ai privati, i lavoratori si sono mobilitati contro la privatizzazione e la svendita del porto e a difesa del loro lavoro, ed il 1 luglio, nel giorno della assemblea dei soci di Luka Koper, hanno bloccato tutte le attività portuali. A sostegno dei lavoratori è sorta l’iniziativa civica ”Vstala Primorska – Vstani Slovenija” (Primorska (1) insorta – insorgi Slovenia) che ha organizzato un assemblea pubblica a Koper-Capodistria “contro la privatizzazione del porto, per il futuro nostro e dei nostri figli” con la partecipazione di circa 4.000 persone (in una città che conta si è no 30.000 abitanti). Niente di strano, visto che il porto da lavoro a buona parte degli abitanti della città e del circondario ed è una realtà economica che è ad esempio tra i massimi finanziatori dell’Università del Litorale di Koper-Capodistria.

La lotta dei lavoratori, che hanno bloccato il porto fino al 3 luglio (cosa che ha portato anche alla paralisi completa del traffico ferroviario in tutta la Slovenia), ha avuto come risultato immediato l’annullamento della proposta di sostituzione di tre componenti il Consiglio di Sorveglianza e le dimissioni del presidente di SDH. Ma i lavoratori, che hanno affermato di essersi mobilitati perché stufi “della distruzione delle nostre aziende e delle nostre vite ...” e contro “le decisioni di persone che servono esclusivamente interessi lobbistici...”, hanno a quel punto chiesto anche le dimissioni del Ministro delle Infrastrutture e del sottosegretario al Ministero delle Finanze Dragonja, che aveva fornito dati falsi circa la “non-profittabilità” di Luka Koper.

Interessante la risposta del capo del governo sloveno, Cerar, che ha affermato “non permetterò che i lavoratori guidino l’azienda, e tanto meno lo stato” rifiutando decisamente i loro inviti ad un incontro. Rifiuto che si è però ben presto rimangiato incontrando i lavoratori il 7 luglio a Lubiana. Un incontro durante il quale i rappresentanti dei lavoratori hanno presentato a Cerar un documento con il quale chiedono: il massimo appoggio del governo allo sviluppo del porto, al mantenimento e ampliamento delle concessioni a Luka Koper e per la realizzazione delle opere già in programma con la messa in atto entro settembre di tutte le misure a ciò necessarie; la rinuncia a qualsiasi modifica del regime di concessione e dello status della società Luka Koper; l’impegno a trovare in tempi brevi soluzioni adeguate per assicurare i collegamenti ferroviari del porto; una presa di distanza ufficiale e totale del governo dalle proposte del Ministro delle Infrastrutture. L’incontro è stato di carattere interlocutorio e la vicenda rimane aperta, tanto che il segretario del sindacato dei gruisti di Luka Koper ha affermato che per ora i lavoratori hanno ottenuto quanto volevano, ma che la lotta e tutt’altro che finita, concludendo con un “ora ci sono le ferie, ci rivediamo a settembre”.

Ma l’”insurrezione” di Koper-Capodistria rischia di espandersi: durante l’incontro infatti qualche centinaio di “insorti” di ogni parte della Slovenia hanno manifestato davanti al palazzo del governo contro la distruzione delle condizioni di vita dei lavoratori e a sostegno dei lavoratori del porto di Koper-Capodistria. Vedremo a settembre.

(1) La Primorska è la regione più occidentale della Slovenia lungo il confine con l’Italia e va dalle Alpi Giulie al mare. Il nome è traducibile come Litorale.


Linkovi:

Civilna fronta Vstala Primorska - Vstani Slovenija

Sindikat Žerjavistov Pomorskih dejavnosti

Radnički otpor u Luci Koper (Anej Korsika - 07.07.2016. – i na JUGOINFO-u od 13.7.2016.)
Plan slovenske političke elite da smjenama, postupnim komadanjem i infrastrukturnim zanemarivanjem postepeno likvidira poslovno uspješnu Luku Koper naišao je na odlučan radnički otpor. Ono što je u cijeloj priči posebno porazno jest činjenica da su te sluganske elite gotovo pa otvoreno radile u korist njemačkog i austrijskog kapitala...





Kragujevac, Srbija, 21.07.2016.

Otvoren stečaj u "Zastava automobili", protest radnika
Privredni sud u Kragujevcu danas je otvorio stečaj nad fabrikom “Zastava automobili a.d.” zbog prezaduženosti i blokade računa od 701 dan . Više od 300 bivših radnika kojima se duguje 120 miliona dinara protestovali su zbog stečaja ispred Skupštine Kragujevca.
VIDEO




Serbia 2016

Finiti i soldi dello Stato, Marchionne in Serbia taglia un turno e centinaia di operai
(di USB Lavoro Privato, 14.7.2016)

Frena la produzione delle 500L

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Il Piccolo, 16 giugno 2016 (segnalazione di Gilberto Vlaic)




Serbia 2016

Alla ricerca di partner stranieri per la Galenika

La questione del partenariato strategico per la storica e prestigiosa azienda farmaceutica statale “Galenika”, che ha sede a Zemun e dà lavoro a 1400 persone, dovrebbe essere definita entro il 31 maggio 2016. A fine gennaio l’amministratore delegato dell’azienda americana “Pari Biomedical” ha visitato la fabbrica... (fonte - anche su JUGOINFO)

Ma sulla GALENIKA si era concentrata l'attenzione internazionale già nei giorni immediatamente precedenti la aggressione della NATO alla RFJ (febbraio-marzo 1999). La fabbrica divenne infatti una specie di paradigma dello scontro in atto tra i governanti serbi e jugoslavi, da un lato, e il grande capitale transnazionale, dall'altro, come chiarisce la sintesi che facemmo all'epoca...




Montenegro 2015

Segreto di Stato sulla privatizzazione di 13 compagnie pubbliche

RASPRODAJA DRŽAVNE IMOVINE: KAD NEZNANJE I KORUPCIJA POSTANU SLUŽBENA TAJNA: Svi na pod - ovo je privatizacija
Zoran RADULOVIĆ – MONITORING br.1282, 15 MAJ 2015 (i na JUGOINFO-u) – Odluka donijeta krajem januara obuhvata sledećih 13 kompanija (ili djelove njihove imovine): Institut Dr Simo Milošević, AD Montecargo, Montenegroerlajnz, Budvansku rivijeru, HTP Ulcinjska rivijera, Institut crne metalurgije Nikšić, Poliex AD Berane, Pošte Crne Gore, Novi du-vanski kombinat, fabriku oružja Montenegro defence industry, hotel Park u Bijeloj, fabrički krug nekadašnjeg Gornjeg Ibra u centru Rožaja i, konačno, ,,sve aktivnosti na definisanju budućih odnosa između Vlade i kompanije A2A u vezi sa ugovorom o dokapitalizaciji i djelimičnoj privatizaciji EPCG"...

MONTÉNÉGRO : LA VENTE DES BIENS PUBLICS, SECRET D’ÉTAT
Monitor (Monténégro) 15 mai 2015 – Toutes les informations sur les procédures de privatisation des entreprises monténégrines seront inaccessibles au public et considérées comme secrets d’État pour les cinq prochaines années...





Serbia, 31 luglio 2015

Il Governo spegne la Radio Internazionale della Serbia / Radio Jugoslavia

Vlada izključuje Medjunarodni Radio Srbija / Radio Jugoslavija

Governo spegne la Radio Internazionale della Serbia!
Gentili ascoltatori, il Governo serbo ha deciso che il 31 luglio la Radio Internazionale di Serbia – la Radio Jugoslavia cesserà di esistere. In questo modo sarà interrotta la nostra lunga collaborazione con Voi. Sarà interrotta anche la tradizione delle nostre trasmissioni per la diaspora serba e tutto il mondo, nelle quali venivano riportate in dodici lingue le notizie politiche ed economiche e gli articoli sulle offerte turistiche della Serbia e l'ex Jugoslavia, le loro bellezze naturali e la cultura. Le trasmissioni della Radio Internazionale di Serbia – la Radio Jugoslavia venivano trasmesse su onde corte per più di settantanove anni.



Nema nade za Međunarodni radio Srbija (Radio Jugoslavija) (Glas Srbije, 29/06/2015 – i na JUGOINFO-u)

VIDEO: Izjava premijera Vučića o Radio Jugoslaviji (Glas Srbije, 19 giu 2015)

La UE impone la privatizzazione dei media in Serbia:
La privatizzazione dei media serbi (di Dragan Janjić /OBC, Belgrado 12 agosto 2014 – anche su JUGOINFO)
La Serbia ha recentemente adottato un set di leggi sui media, in particolare sul servizio pubblico, che prevedono l'uscita dello stato dalla proprietà dei media. Secondo le associazioni di categoria la nuova normativa è buona, ma [SIC] è stata introdotta grazie alle spinte di Bruxelles...









Croazia, 7/8/2014: in vigore la Legge sul Lavoro





Kragujevac (Serbia), estate 2014:
Aggiornamenti dalla FAS, dalla Zastava Kovacnica (fucina) e dalla Zastava Kamioni



Fiat. Si ribellano gli operai di Kragujevac (Serbia)
Redazione Contropiano, 4 Agosto 2014 - Nello stabilimento Fiat di Kragujevac in Serbia (qui viene prodotta la 500L) gli operai sono entrati in agitazione contro le condizioni di lavoro giudicate sfavorevoli dal contratto. “Inaccettabili”, secondo il Consiglio anticorruzione serbo, il quale fa sapere di aver ricevuto solo una parte del contratto stipulato nel 2008 tra Fiat e Belgrado. Una mancanza giustificata dall’azienda con una nota sui «segreti industriali e commerciali cruciali per il successo della joint venture» impossibili da divulgare, confermata poche ore fa anche dal nuovo premier serbo Aleksandar Vučić, il quale in campagna elettorale aveva promesso che avrebbe reso noti i termini dei cosiddetti accordi segreti tra cui quello tra il governo di Belgrado e la Fiat. Passate le elezioni si è rimangiato la parola data sullo svelamento dei segreti della Fiat in Serbia: “Per quanto riguarda la Fiat, il contratto non verrà purtroppo reso noto. E’ l’accordo in cui lo Stato serbo ha speso più soldi” si è limitato a dire Vucic. Fiat Automobili Srbjia (Fas) pesa nell’economia della Serbia con più di 1,2 miliardi di euro investiti e oltre 3000 lavorati occupati. In un paese dove la disoccupazione è al 30% e solo a Kragujevac interessa 20mila persone, molte in cassa integrazione a 60 euro al mese. Per contro la FIat riconosce ai suoi dipendenti stipendi impensabili in gran parte dell’Europa e negli Usa, tra i 350 e i 400 euro al mese, questo nonostante avesse ottenuto all’atto del suo insediamento agevolazioni statali per 10mila euro per ogni posto di lavoro creato e un investimento iniziale serbo da 200 milioni oltre ai 500 per la Banca Europea di investimenti. La situazione dei lavoratori della Fiat a Kragujevac è fatta di ritmi ossessivi e bassissimi salari (poco più di 300 euro nelle qualifiche più basse per dodici ore di lavoro). Nel maggio dello scorso anno, un operaio era "esploso" durante il turno di notte danneggiando 31 autoveicoli per un ammontare di 50.000 euro di danni alla Fiat. (Fonti: Grande Cocomero, East Journal)


IL DISPERATO SCIOPERO AD OLTRANZA DEI LAVORATORI DELLA ZASTAVA KAMIONI

di Gilberto Vlaic, Trieste 13 luglio 2014

Care amiche e cari amici solidali,
come vi abbiamo comunicato con il post del 4 luglio i lavoratori della Zastava Kamioni sono scesi in sciopero ad oltranza, perchè non ci sono in vista soluzioni positive per la crisi di questa storica fabbrica.
Ricordiamo che la fabbrica ha al momento attuale 392 lavoratori; in passato erano più di 3000. La fabbrica è ancora di proprietà pubblica e non trova acquirenti sul mercato delle privatizzazioni che hanno devastato le condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie serbe.
Come indicato nel loro comunicato del 4 luglio, lunedi scorso 7 luglio i lavoratori hanno iniziato un affollato presidio nella piazza antistante il Comune di Kragujevac che terminerà stasera. La presenza dei lavoratori è stata massiccia, così come la solidarietà di tutti i lavoratori e gli abitanti della città che non può permettersi una ulteriore perdita di posti di lavoro.
Malgrado questa settimana di mobilitazione non hanno ricevuto alcuna risposta dal Governo. Se domani lunedi 14 luglio non ci saranno novità nella vertenza lo sciopero ad oltranza sarà spostato a Belgrado nella grande piazza davanti al Parlamento, ma c’e’ poco da stare ottimisti; i lavoratori sono sconfortati e depressi da questi lunghi anni senza prospettive per il loro futuro ed è difficile avere speranze per un futuro migliore.
Esprimiamo a loro e alle loro famiglie tutta la solidarietà delle associazioni italiane che hanno ancora a cuore un rapporto di fratellanza ed amicizia con questo popolo e con questi lavoratori.

Da: Rajko Blagojevic (CCC)
Oggetto: ZASTAVA KOVACNICA (smithy)
Data: 30 giugno 2014 12:23:21 CEST
A: Gilberto Vlaic

We forced the Minister of Labour mr. Vulin to come in Kragujevac to help about the problem of Zastava Kovacnica. Owner is from Bulgaria, he overturned workers money for food and holiday. The average salary is reduced on 25,000 dinars (220 euros) and workers are on strike for two weeks. After the talks  and some promises from the Minister  the strike was broken.

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Il nuovo Ministro dell'Economia Vulin si è dovuto recare dai lavoratori della Zastava Kovacnica per tranquillizzarli dopo i gravi provvedimenti presi dal padrone bulgaro che tra l'altro ha ridotto il salario medio a 220 euro!
Da: Rajko Blagojevic (CCC)
Oggetto: ZASTAVA KAMIONI
Data: 4 luglio 2014 11:02:07 CEST
A: Gilberto Vlaic

Today we made syndicate Agreement in Zastava Kamion about the strike. For the last two months, all of us employed in the Z.Kamion, we only received for 17.000 dinars (total for both months). From Monday we begin a strike in front of the Municipality of Kragujevac - about five days.
If not results we will go to Belgrade on strike in front of the Serbian Parliament.

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I lavoratori della Zastava Kamioni, impresa ancora non privatizzata e sostanzialmente paralizzata da alcuni anni, dopo avere ricevuto un salario da fame di circa 200 euro per due mesi, si sono riuniti in Assemblea ed hanno indetto un presidio di 5 giorni dinanzi al Municipio nonché la partecipazione allo sciopero generale nazionale contro il progetto di Legge sul Lavoro.




Serbia 2014:
Mobilitazioni contro il progetto di LEGGE SUL LAVORO /
Protesti protiv projekta ZAKONA O RADU

--- in ordine cronologico inverso: ---



Aggiornamenti sulle privatizzazioni e la Legge sul Lavoro in Serbia
fine agosto / inizio settembre 2014

Fonte: Sindacato Samostalni Kragujevac e Non Bombe Ma Solo Caramelle ONLUS,
(traduzioni a cura di Samantha M., Fulvio P. e Gilberto V.)

Il 15 agosto l’Agenzia per la Privatizzazione ha annunciato una gara d'appalto pubblica per la privatizzazione di 502 imprese tra cui la più grande cooperativa Agricola, Combine BELGRADO, Kovin, Azotara Pancevo, FARMACO Galenika ... Alcune aziende hanno maggiori responsabilità per la dimensione delle proprietà.

Questo gruppo comprende 156 aziende in ristrutturazione che nel 2013 avevano in bilancio meno di 310.000.000 Euro ed un indebitamento complessivo ad oggi verso lo stato di 2,4 miliardi. Inoltre, ogni anno in termini di sovvenzioni, queste aziende hanno bisogno di circa 750 milioni di euro. Il primo ministro serbo Aleksandar Vucic, in una conversazione con il presidente dei sindacati indipendenti della Serbia Ljubisav ORBOVIĆ, ha detto che potrebbe esserci una soluzione per circa 40 aziende; tra queste la fabbrica IMT trattori e la fabbrica IMR motori che verrebbero acquistate da TAFE, produttore indiano di trattori; l’azienda di coltivazione di vigneti Vrsac dalla Bonolo Italia; l’azienda ŽUPA di Krusevac ha un cliente dall'Inghilterra; Zelezara di Smederevo è di interesse per il gigante russo OTTOBRE ROSSO ...
Il periodo necessario per la privatizzazione di queste imprese, che occupano 93.000 lavoratori, si concluderebbe alla fine del 2015. Riguardo il metodo adottato dal Ministero dell'Economia (per la privatizzazione) e per ogni società, sarà richiesta una soluzione specifica: un bando pubblico, o una vendita all’asta, o una partnership strategica oppure ancora la vendita parziale della proprietà. Per le aziende che non troveranno un’acquirente si procederà al loro fallimento o alla liquidazione delle società. I dipendenti saranno licenziati ed accederanno al programma sociale che prevede una indennità pari a 300 EUR per ogni anno di lavoro svolto.
Si prevede che circa 40.000 lavoratori perderanno il lavoro. La grande questione è se lo stato ha il denaro necessario, circa mezzo miliardo di euro per il numero di lavoratori licenziati che entreranno nel programma sociale, mentre sappiamo che il bilancio dello Stato Serbo presenta un deficit di 1,5 miliardi di euro all'anno.
Il bando pubblico per la privatizzazione non si dovrebbe applicare alle aziende che impiegano persone con disabilità e per le aziende del settore della difesa militare.

Ciò che certamente ricadrà su un numero enorme di famiglie saranno le misure del governo serbo, che comprendono la riduzione degli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione e delle pensioni di circa il 10%.
Inoltre, con una nuova legge sul lavoro, molte persone subiranno una riduzione di stipendio a partire da agosto a causa del nuovo calcolo del lavoro passato, che azzera tutte le anzianità di lavoro precedenti e si considera solo l’anzianità del rapporto di lavoro del dipendente con l’ultimo imprenditore proprietario. Ad esempio, a tutti i lavoratori della FIAT che si sono spostati da Zastava Auto e avevano più di 30 anni di anzianità aziendale derivante dal lavoro passato, verranno considerati solo i 2-3 anni di lavoro presso la nuova società!
Tutto questo mentre si annunciano nuovi aumenti dei prezzi dell'energia elettrica di almeno il 10-15%, che, come possiamo prevedere, comporteranno i conseguenti aumenti di tutti i prodotti il cui prezzo è influenzato dall’uso di energia!

Non ci sono ancora effetti sull'inflazione ed i primi risultati sono attesi in uno o due mesi, in particolare in settembre quando inizierà la scuola e saranno necessari i materiali scolastici per i bambini e quando si cominceranno ad acquistare i cibi per l'inverno.

Rajko Blagojevic (sindacato Samostalni di Kragujevac)
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Ecco i dati sulla Legge sul Lavoro entrata in vigore il 29 luglio u.s.
Le differenze più importanti tra la proposta precedente e la Legge attuale sono:

    • Il lavoro a tempo determinato al massimo può durare fino ai 24 mesi (se l’azienda esiste meno di un anno allora può durare fino ai 36 mesi). Finora al massimo erano 12 mesi.
    • Per il lavoro a turni (1.e 2. turno) nella Legge precedente il salario veniva aumentato di 26 %. Questa possibilità non è prevista dalla Legge attuale però ora questi 26 % vengono dati solo per il 3. turno (turno di notte) come era anche prima (quindi non c’è aumento per 1. e 2. turno). Il 3. turno si intende solo dalle ore 2200 alle 0600.
    • Liquidazione per la pensione – nella Legge precedente erano previsti 3 salari lordi, ora solo 2.
    • Aumento per gli scatti di anzianità (anni di lavoro compiuti) pari allo 0,4 % – rimane uguale come prima ma ora vale solo per gli anni compiuti dall’ultimo datore di lavoro (prima si contavano tutti gli anni compiuti dal primo impiego). Per es.: il lavoratore che ha lavorato 30 anni alla Zastava ed è passato alla Fiat ha perduto aumento per 30 anni di lavoro, per cui se ne è approfittata solo la Fiat.
    • Assenza pagata per matrimonio, nascita di bimbo, morte del familiare, trasloco: è diminuita dai 7 ai 5 giorni.
    • Se il lavoratore al lavoro diventa invalido di lavoro ed il datore di lavoro non riesce a trovargli il posto di lavoro adeguato alle sue capacità lavorative, il lavoratore può essere licenziato. Nella Legge precedente il datore di lavoro era assolutamente obbligato a trovargli un posto di lavoro.
    • Se il datore di lavoro licenzia il lavoratore ed il Tribunale decide che non è stata rispettata la Legge, il datore di lavoro deve versare al lavoratore 6 salari lordi come penalità ma non è obbligato a riassumerlo al lavoro. Nella legge precedente era anche obbligato a riassumerlo.
    • Quando cessa il rapporto di lavoro (al di là del motivo) il datore di lavoro ha il diritto di tenere il libretto di lavoro fino ai 15 giorni, nella Legge precedente era obbligato a consegnarlo al lavoratore all’ultimo giorno di lavoro.
    • Il rappresentante sindacale può essere licenziato subito dopo la scadenza della sua funzione sindacale. Nella Legge precedente il rappresentante sindacale era protetto dal licenziamento per un anno dopo la scadenza della funzione sindacale.

Ora aggiungiamo il punto 10 che è molto importante:
    • Nella Legge di lavoro precedente il datore di lavoro poteva tenere il lavoratore a casa al massimo per 45 giorni in un anno con 60 % del salario, nella Legge attuale può mandarlo a casa per il periodo senza limite sempre con approvazione del Ministro dell'Economia (la motivazione addotta è che ora ci saranno meno licenziamenti).


(a cura del Sindacato Samostalni, Kragujevac)


28 luglio 2014: nonostante le proteste, il governo vara la Legge sul Lavoro

Informativna služba SSSS: DA LI HITNOST U DONOŠENJU ZAKONA SVEDOČI O VANREDNOM STANJU U ZEMLЈI?
29. jul 2014 - Skupštini Srbije je danas, po hitnom postupku, upućeno pet novih zakona, među kojima su i zakoni o stečaju i privatizaciji, od kojih zavisi sudbina radništva Srbije.
Oni prethodno, i skoro po pravilu u poslednje vreme, nisu prošli ozbilјnu javnu raspravu, niti su u njihovom donošenju učestvovali socijalni partneri.
Poslati su vladajućoj većini u parlamentu da ih usvoji, automatskim dizanjem ruku i bez sagledavanje njihove suštine i posledica, kao što su to činili i sa prethodnim zakonima o radu i PIO.
Naravno, i opet po pravilu - po hitnom postupku.
Da li se to Srbija nalazi u vanrednom stanju, a da mi građani Srbije o tome ne znamo ništa ili se nekom strašno žuri da ispuni data obećanja.
Donošenje zakona koja se tiču budućnosti ove zemlјe, bez poštovanja zakonskih procedura i isklјučivanja stručne javnosti iz svih procesa – sigurno ne donosi kvalitet i izaziva strah među građanima.
Novi zakon o privatizaciji na jasan i transparentan način omogućuje rasprodaju svega, pa i prirodnih bogatstava Srbije.
Neka naredna vlada će sigurno kritikovati ovakve poteze aktuelne vlasti, ali građani neće imati satisfakciju zbog toga, već će decenijama plaćati cenu tih grešaka.
Bez strategije izlaska zemlјe iz krize, bez ulaganja u nove fabrike i podsticanje domaćih proizvođača i preduzetnika, kao i selјaka – nema budućnosti za Srbiju.
Umesto toga, vlast nudi samo stezanje kaiša i restriktivne mere, kao i robovlasnički položaj radnika.
To je samo još jedan korak kako bi se omogućilo tajknuima za još malo profita.
Hoće li nam to doneti izlazak iz krize i bolјi život naše dece?


U SEPTEMBRU NASTAVAK BORBE PROTIV TZV.REFORMSKIH ZAKONA
18. avgust 2014 - Kolegijum Saveza samostalnih sindikata Srbije i Izvršni odbor UGS Nezavisnost održali su danas sastanak na kojem je analizirana trenutna privredna i politička situacija u zemlji, posebno sa aspekta posledica primene u praksi tzv ’’reformskih zakona’’ i ostalih ’’antikriznih’’ mera Vlade Srbije.
Na sastanku su dogovorene zajedničke aktivnosti dve sindikalne centrale na saniranju tih posledica i na pokušaju da se, kroz zakonske metode i načine delovanja sindikata, ospore i stave van pravne snage doneti zakoni i druge mere ekonomske i socijalne politike koje sav teret krize i ’’reformi’’ svaljuju na leđa zaposlenih.
Planirane aktivnosti počeće početkom septembra, i trajaće sve dok se ne postignu željeni efekti.
Članovi oba reprezentativna sindikata, kao i šira javnost, biće na vreme obavešteni koje će konkretne aktivnosti i mere biti preduzete.


LINKOVI:
SSSS: ŠTRAJKOVI I PROTESTI U JULU 2014. (13.avgust 2014.)

SSSS: PREGLED IZMENA I DOPUNA ZAKONA O RADU (7. avgust 2014)
Savez samostalnih sindikata Srbije svojim članovima daje na uvid Pregled izmena i dopuna novog Zakona o radu, sa komentarima i pojašnjenjima naših stručnih službi. U Pregledu su boldiranim slovima naglašeni delovi Zakona koji su izmenjeni, kao i pravna tumačenja naših pravnika…

Serbian Parliament passes labour reforms (Paul Mitchell / WSWS, 28 July 2014 - also on JUGOINFO)


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17 luglio 2014: SCIOPERO GENERALE
Manifestazione a Belgrado

Anche i lavoratori della Zastava Kamioni, insieme ai loro compagni delle industrie metalmeccaniche serbe di proprietà pubblica che rischiano la chiusura secondo la Legge sulle Privatizzazioni, hanno organizzato una grande manifestazione davanti al Ministero dell'Economia e successivamente davanti al Parlamento, dove i lavoratori della Zastava hanno piantato le loro tende.


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LE FOTOGRAFIE DELLA GIORNATA DI LOTTA



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Aggiornamenti del 19 giugno 2014
a cura di Gilberto Vlaic
Ultima proposta (più aggiornata) dal Ministero sul lavoro a proposito della Legge sul lavoro non è concordata con i sindacati per cui non viene approvata dai sindacati.
Nelle trattative precedenti con il primo ministro Vucic è stata concordata la base per la legge però il Ministero ha modificato gli articoli, il problema sono 5 articoli:
1. Lavoro a tempo determinato – Ministero ha proposto 3 anni, il sindacato ha accettato 2 (nel passato era 1 anno al massimo)
2. Liquidazione - proposta di essere data al lavoratore solo per gli anni passati dall’ultimo datore di lavoro (precedentemente veniva data per tutti gli anni di lavoro al di la del datore).
Questa proposta colpirà molto lavoratori che lavoravano nella Zastava ed ora sono alla Fiat.
3. Minimo garantito – ora è 115 dinari/ora (1 €), il sindacato ha richiesto di adeguare la somma ai costi di vita e di continuare ad adeguarla ogni anno entro il 31 Ottobre.
4. Licenziamento – Nella proposta  vengono previsti licenziamenti a favore del datore di lavoro (nel passato il datore di lavoro poteva assumere lavoratore solo 6 mesi dopo il licenziamento del lavoratore precedente). Ora  hanno ridotto ai 3 mesi.
5. Applicazione allargata del Contratto collettivo cioè applicazione del contratto anche dai datori che non sono membri dell’Associazione imprenditori – nella  proposta si chiede di cancellare applicazione del Contratto sui datori di cui sopra.

Rajko Blagojevic (sindacato Samostalni)

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LINKOVI:
Massive budget cuts and labour reforms to follow Serbian election (Paul Mitchell / WSWS, 22 March 2014 - also on JUGOINFO)
NKPJ: BOJKOT NAJVEĆI POBEDNIK (17.3.2014. - i na JUGOINFO-u)

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Esempi di riduzione dei salari
, in base alle proposte di modifica della legislazione sul lavoro

Gli esempi sono calcolati su una paga netta di 43.615 dinari/mese per un operaio con 20 anni di contributi di cui 10 passati alle dipendenze dell’ultimo datore di lavoro. Fonte: Gilberto Vlaic, da un volantino congiunto dei sindacati Samostalni e Nezavisnost, gennaio 2014

Tipo di riduzione

Legge attuale

Modifica proposta

Diminuzione
in dinari

Diminuzione %

Paga mensile

43.615

41.810

1.745

4.0

Malattia (30 giorni)

28.350

16.323

12.027

42.4

Infortunio sul lavoro (15 giorni)

43.615

34.364

9.251

21.2

Ferie (30 giorni)

43.615

26.857

16.758

38.4

Feste nazionali (3 giorni a gennaio)

43.615

41.092

2.523

5.8

Liquidazione (licenziamento per esubero)

357.000

202.000

155.000

43.4

Liquidazione (per pensionamento)

180.600

3 mensilità medie lorde

120.400

2 mensilità medie lorde

60.200

33.3

Indennità di disoccupazione

26.169

15.068

11.101

42.4


Comunicato illustrativo di Rajko Blagojević del Samostalni

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24 gennaio 2014: manifestazione a Belgrado

Obiettivi raggiunti: temporaneo stop ai progetti di Legge sul Lavoro, sui Fallimenti, sulle Privatizzazioni. Dimissioni del ministro dell'Economia Radulović.

Manifestazione 23/1/2014
LE FOTOGRAFIE


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Aggiornamenti 22-23 gennaio 2014
a cura di Gilberto Vlaic

Il governo serbo ha sospeso la nuova legge sul lavoro poichè temeva uno sciopero generale indetto per il 23 gennaio.
Il Governo però non intende rinunciare alla legge sulle privatizzazioni, che tanti sconvolgimenti ha creato ai lavoratori serbi, tanta corruzione e povertà, con svendita di tutto l'apparato industriale del paese, soprattutto a imprenditori (ma meglio sarebbe dire pescecani) stranieri e con la creazione di almeno 300.000 nuovi disoccupati. Ormai rimane ben poco da privatizzare, e ciò che resta rischia di essere liquidato data la scarsa appetibilità. Questo è per esempio il caso della parte ancora in mano pubblica di ciò che resta del gruppo Zastava, che non ha speranze di trovare compratori nazionali o stranieri.
In tutto il Paese ci sono 153 aziende con 53000 dipendenti che rischiano la liquidazione entro la fine di giugno. Il ministro dell'Economia chiede che il termine ultimo venga anticipato al 10 di maggio. Il settore più a rischio è quello metalmeccanico. I metalmeccanici dei due principali sindacati serbi, Samostalni e Nezavisnost, hanno indetto uno sciopero generale e una manifestazione nazionale a Belgrado per il 24 gennaio CONTRO le privatizzazioni, contro la nuova legge sul lavoro nella attuale forma e per chiedere le dimissioni del ministro dell'economia.


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La Serbia pronta a “massacrare” gli operai
di Stefano Giantin – da "Il Piccolo" del 9 gennaio 2014, pagina 11

BELGRADO Serbia, “Eldorado” per le imprese straniere, che lì spostano la produzione o “internazionalizzano” per rimanere competitive. Serbia, Eldorado grazie al basso costo del lavoro, alla preparazione degli operai, agli incentivi statali per ogni nuovo assunto. Ma non basta. Per soddisfare le esigenze delle imprese locali e soprattutto per attrarre nuove aziende straniere, Belgrado sta infatti predisponendo una nuova legge sul lavoro. Una legge, hanno messo in guardia i sindacati serbi, che rischia di trasformare il Paese balcanico in una mecca per gli imprenditori, non certo per i loro dipendenti. Sindacati, in testa il Consiglio dei sindacati indipendenti serbi (Ssss), che hanno lanciato così l’allarme. Lavoratori, state attenti. Il governo trama alle vostre spalle. Trama, ha sintetizzato una tabella pubblicata sul quotidiano popolare a larghissima diffusione “Blic”, per eliminare il «contributo ferie» per gli occupati a tempo indeterminato, con un risparmio di 150 euro all'anno. Pensa di calcolare gli «scatti d'anzianità» non in base all'età, ma al numero di anni impiegati come prestatori d’opera esclusivamente presso l'ultimo datore di lavoro. Risparmio per gli imprenditori, un migliaio di euro a operaio. Non solo. Sarà ridotto a due stipendi medi dai tre attuali il misero “extra” che viene dato a ogni lavoratore che va in pensione per adattarsi alla nuova condizione. In questo caso, le casse delle aziende liquideranno almeno 500 euro in meno per ogni dipendente in uscita. C’è inoltre il rischio che vengano detratti circa 100 euro dal salario di chi resterà ammalato per più di un mese. Infine, gli “scivoli” per mandare in pensione lavoratori in sovrannumero o resi ridondanti da nuove tecnologie saranno ridimensionati, consentendo risparmi fino a 1.200 per ogni dipendente. Non è finita. Secondo Ljubisav Orbovi„, presidente dell’Ssss, la legge renderà più facile licenziare, aumenterà la flessibilità e contribuirà a trasformare in oggetti «in leasing» i lavoratori, trasferibili da un’impresa all’altra da parte delle agenzie di lavoro interinale, a tutto svantaggio del « lavoro fisso». Obiezioni sempre respinte dal governo e dal nuovo ministro dell’Economia, Sasa Radulovic, che a metà dicembre aveva specificato che «con la vecchia legge abbiamo perso 300mila posti di lavoro» e foraggiato «l’economia grigia», mentre la nuova darà una spinta all’economia. Secondo le più recenti statistiche, a ottobre 2013 il tasso dei senza lavoro in Serbia ha toccato il 20,1%, ma in diminuzione di addirittura quattro punti rispetto ad aprile. Non la pensano così il sindacato Ssss e i colleghi di UGS Nezavisnost, che prima di Capodanno hanno avvertito. «Sarà sciopero generale se la bozza di legge per la modifica alla disciplina sul lavoro», fortemente sostenuta da gran parte delle organizzazioni imprenditoriali straniere presenti in Serbia, «non sarà ritirata».

Vedi anche: SERBIA, UN COLPO ALLA CLASSE MEDIA (Dragan Janjić - Belgrado 15 ottobre 2013)
Il governo serbo vara un sostanzioso pacchetto di riforme economiche: serve infatti quasi un miliardo di euro per evitare il crollo finanziario. L'Fmi approva, ma è a rischio la stabilità della coalizione di governo…



Srbija, još linkova 2013.:

NOVI GOROD DALJE RUKE OD SRPSKIH GRAĐEVINARA (23.novembar 2013. god.)
NKPJ najoštrije protestuje zbog šikaniranja 27 srpskih građevinskih radnika od strane kapitalističkog poslodavca, firme Novi gorod, registrovane u Rusiji, a kojoj je na čelu državljanin Srbije Nenad Lukić...

SOLIDARNOST SA RADNICIMA AUTOSAOBRAĆAJA I FAP PRIBOJ (NKPJ 29. oktobar 2013. god.)
Nova komunistička partija Jugoslavije (NKPJ) u potpunosti podržava opravdani bunt radnika preduzeća Autosaobraćaj iz Kragujevca i FAP Priboj koji su revoltirani katastrofalnim socijalnim položajem i nebrigom buržoaske države o tim preduzećima blokirali dve železničke saobraćajnice u Srbiji...
[Gli autisti della Autosaobraćaj (compagnia di pullman) di Kragujevac bloccano le linee ferroviarie per protesta (impedendo tra l'altro il trasporto delle nuove FIAT verso il porto di Bar in Montenegro)]

BURŽOASKA REKONSTRUKCIJA BEZNAČAJNA ZA RADNI NAROD (NKPJ 11. avgust 2013. god.)
Rekonstrukcija Vlade Srbije, odnosno izbacivanje iz njenih redova ministara URS-a, neće doneti bilo kakvu dobrobit proletarijatu Srbije, zbog toga što će pro- imperijalistička koaliciona vlada SNS-SPS nastaviti da vodi anti-narodnu politiku istim onim intenzitetom kojim je to radila dok je u njenim redovima bila i stranka Mlađana Dinkića...





L’episodio di protesta è avvenuto nello stabilimento del Lingotto di Kragujevac, dove sono stati intensificati i turni di lavoro. Il danno arrecato alle vetture ammonta a circa 50mila euro. Il lavoratore disperato ha usato un oggetto metallico per scrivere sulle vetture: "Italiani andatevene via"

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 27 maggio 2013

Mentre le prime Fiat 500L destinate agli Stati Uniti sbarcano nel porto canadese di Halifax, dall’altra parte del mondo, in Serbia, un operaio scontento del salario e delle condizioni di lavoro ha danneggiato 31 vetture dello stesso modello. L’episodio di protesta è avvenuto durante il turno di notte fra venerdì e sabato scorso nello stabilimento del Lingotto di Kragujevac e il danno arrecato alle auto ammonta a circa 50mila euro.
La direzione di Fiat Serbia ha avviato un’inchiesta interna, interrogando tutti gli operai attivi in quel turno. L’operaio insoddisfatto avrebbe fatto uso di un oggetto metallico per graffiare pesantemente le parti di carrozzeria in catena di montaggio, scrivendo su alcune auto “mangiatori di rane (termine dispregiativo per indicare gli italiani, ndr) andate via dalla Serbia” e “Russo (un caporeparto, ndr), aumenta i salari”. I giornali locali non escludono che il lavoratore abbia avuto un litigio con il caporeparto a causa di una intensificazione dei ritmi di lavoro.
Zoran Mihajlovic, leader del sindacato interno allo stabilimento di Kragujevac, ha detto che la grafia dei messaggi ostili è identica e per questo si pensa che a danneggiare le auto sia stata la stessa persona. La paga media mensile a Fiat Serbia ammonta a 34mila dinari (306 euro circa), mentre il salario medio è stato calcolato per aprile a 46mila dinari (414 euro). Nelle ultime settimane, a causa di una forte domanda del nuovo modello di 500L, sono stati intensificati i turni di lavoro. All’impianto di Kragujevac lavorano attualmente 2.400 operai, che saliranno a 3mila entro l’anno.
“Condanniamo l’episodio, ma al tempo stesso va detto che la situazione in fabbrica non è affatto piacevole, con un gran numero di lavoratori sottoposti a forte pressione fisica e psicologica. Si lavora a ritmi infernali e sotto forte stress“, ha commentato Mihajlovic. Il sindacato ha condannato l’episodio e sollecitato un’inchiesta, ma ha tuttavia sottolineato al tempo stesso una situazione difficile in fabbrica e un’atmosfera di crescente insofferenza nei confronti del management. Per la nuova Fiat 500L c’è infatti una forte domanda, oltre all’Europa ha preso il via in questi giorni anche l’export negli Stati Uniti e in Canada, e i ritmi produttivi aumentano in continuazione.
“Occorre maggiore collaborazione e più attenzione alle condizioni psicologiche degli operai, alle relazioni interne”, ha osservato Mihajlovic secondo cui i ritmi di lavoro instaurati in fabbrica sono eccessivi. “Nel management della fabbrica ci sono circa 500 italiani, ma tra loro e i nostri operai ci sono incomprensioni che vengono spesso sottovalutate, e ciò causa insoddisfazione e litigi. Sarebbe meglio che nel management ci fosse anche qualche serbo, che conosce meglio la nostra mentalità”.


Komentari: NKPJ, ASI 1, ASI 2

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Belgrado, all’ambasciatore Varricchio il premio “Europeo dell’anno”

(www.viedellest.eu, 17 maggio 2013) L’ambasciatore d’Italia a Belgrado, Armando Varricchio, ha ricevuto a Belgrado il premio “Europeo dell’anno” per il 2012, sezione cittadini stranieri, per il contributo dato al processo di integrazione europea della Serbia e allo sviluppo della collaborazione bilaterale con il nostro paese. (...) E a dimostrazione dei grandi progressi registratisi nell’interscambio e negli investimenti italiani in Serbia, Varricchio si è riferito alla prima nave carica di Fiat 500L prodotte a Kragujevac salpata nei giorni scorsi dal porto montenegrino di Bar e diretta a Baltimora, negli Stati Uniti. “Non c’è un paese europeo che può affrontare i problemi da solo. Soltanto insieme potremo vincere la crisi”, ha concluso l’ambasciatore.





Serbia, febbraio 2013
Comunicato sulla situazione in Serbia e a Kragujevac
(JSO - Organizzazione Sindacale Unitaria, Kragujevac)

Report del Sindacato Unitario (JSO) della Zastava datato 19/02/2013 (file PDF)




Serbia/Italia, novembre 2012
Rassegna stampa sulle lotte sindacali alla FAS (Fiat Auto Serbia, Kragujevac)

Report del Sindacato Unitario (JSO) della Zastava datato 22/11/2012 (file PDF)
che accenna alle lotte contro i turni di lavoro di 11 ore al giorno (fonte: G. Vlaic di NBMSC)


da "il manifesto":

«Turni di lavoro insostenibili», gli operai serbi contro Marchionne.
10 ore per 4 giorni, che diventano spesso 12. L'azienda insiste, ma intanto cede su aumenti salariali del 13% (appena 300 euro al mese, la paga base).
Il lavoro resta al centro del mondo Fiat. Questa volta lo scontro non riguarda gli stabilimenti italiani ma è scoppiato in quello nuovo in Serbia, a Kragujevac, una joint venture tra il gruppo italiano e il governo di Belgrado dove viene prodotta la nuova 500L, una piccola monovolume destinata a essere esportata anche in Nordamerica.
Secondo quanto riportato dai media del paese, i sindacati serbi stanno protestando da giorni per due motivi: perché gli operai - circa 1.700 su 2.000 dipendenti - sono pagati poco, circa 300 euro al mese, e soprattutto perché subiscono condizioni di lavoro massacranti. «Turni insostenibili» accusano, ma l'azienda per ora ha risposto picche, perché questa è quella che considera la «chiave della produttività».
In discussione è l'orario di lavoro della cosiddetta fase «sperimentale» di sei mesi. Ne manca ancora uno prima di andare alla verifica prevista: secondo l'accordo, gli operai di Kragujevac devono lavorare su due turni di 10 ore al giorno per quattro giorni settimanali, anziché per 8 ore quotidiane su 5 giorni. Turni diventati sempre più «insostenibili» perché le 10 ore - lamentano i lavoratori - sono molto spesso diventate 12 a causa degli straordinari richiesti dal processo produttivo, mentre per le stesse ragioni - legate a esigenze di mercato - gli operai sono stati chiamati in fabbrica anche per il quinto giorno, seppure con orari ridotti.
Insomma, un inferno. Ed è chiaro perché la Fiat abbia accettato quasi subito di mettere mano al portafoglio, concedendo aumenti salariali per stipendi comunque molto bassi. Secondo quanto riferito dal leader sindacale Zoran Mihajlovic, l'accordo raggiunto prevede un aumento salariale del 13%. Con validità a partire da ottobre, più il pagamento di una tredicesima mensilità e di un bonus una tantum in due rate per un ammontare complessivo di circa 36 mila dinari (intorno a 320 euro). Tuto questo su buste paghe tra i 32 mila e i 34 mila dinari (285-300 euro) al mese, inferiori - la stima è del sindacato - di cinque volte rispetto a quelle dei colleghi italiani e di tre volte a confronto con quelle degli operai Fiat in Polonia. Ma la differenza capestro è che, fuori dalla fabbrica serba, di lavoro ce ne è ancora meno che in Italia e in Polonia.
Fin qui il conflitto sul lavoro, che potrebbe farsi più aspro. Ma la joint venture serba ha già dato problemi all'amministratore delegato di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne. Dopo voci di ritardi nell'avvio del processo produttivo a causa di problemi legati alla qualità, nel settembre scorso il governo di Belgrado - che guida un paese assai malmesso - ha fatto sapere di non essere in grado di pagare subito i 90 milioni promessi nell'accordo. Marchionne ha dovuto accettare un compromesso, 50 milioni adesso e il resto nel 2013. Ma certo è più difficile tirare dritto sul conflitto sul lavoro: se la fabbrica si fermasse, la 500L non arriverebbe nelle concessionarie secondo i piani produttivi. Legati, per altro, a un andamento piuttosto negativo dei mercati europei e italiano.
Lunedì, invece, nel lontano Delaware, Marchionne affronterà in tribunale il fondo Veba del sindacato dei metalmeccanici americani. Perché Uaw ha rimesso in discussione la cifra che Marchionne deve pagare per acquisire un altro 3,3% della Chrysler ancora in mano operaia.

da "La Stampa":

La direzione di Fiat Serbia e il sindacato hanno raggiunto un accordo per un aumento salariale del 13% a favore dei 2.500 operai impiegati nello stabilimento di Kragujevac, dove si produce la nuova 500L. 
Livelli salariali e orario di lavoro sono i due punti sui quali i 2.500 lavoratori hanno espresso insoddisfazione alla dirigenza del gruppo. Sulle paghe - che oscillano fra i 32 mila e i 34 mila dinari (pari a 280-300 euro al mese), un livello che per il sindacato serbo è di cinque volte inferiore a quello degli operai Fiat in Italia, e di tre volte più basso rispetto ai loro colleghi polacchi - è stato rapidamente raggiunta un’intesa per un aumento del 13%. 
L’accordo, valido a partire da ottobre, prevede anche il pagamento di una 13/ma mensilità e di un bonus una tantum in due rate per complessivi 36 mila dinari (circa 320 euro). Nessun accordo ancora, invece, sull’orario di lavoro introdotto nei mesi scorsi e che prevede quattro giorni di attività con turni di dieci ore, che spesso diventano 12 e più con straordinari al venerdì. La direzione lo scorso luglio aveva motivato tale orario di lavoro con la necessità di garantire una maggiore produttività e una migliore flessibilità nell’organizzazione del lavoro, oltre a garantire il massimo utilizzo e fruttamento dei nuovi maccinati installati. Ma il presidente del sindacato Zoran Mihajlovic ha detto che i lavoratori sono del tutto insoddisfatti di tale sistema di orario e turnazione, definito “insopportabile”, e chiedono di tornare al regine di cinque giorni di lavoro con turni di otto ore. Su questo punto la trattativa con la direzione prosegue.

(fonte: Contropiano online, 11/11/2012)

VIDEO: Serbia, turni 10 ore in Fiat: operai scontenti, azienda non cede
ARTICOLO:
Serbia, Fiat cede sui salari, ma non sui turni. I sindacati: "Si lavora 12 ore al giorno, basta"
10 NOVEMBRE 2012 - Si infiamma la vertenza allo stabilimento di Kraguievac che produce la nuova 500L. Accordo sulla parte economica: i 2500 operai, con le retribuzioni più basse del gruppo, ottengono un aumento, tredicesima e incentivi. Ma dicono: "Ritmi insostenibili" - da "Repubblica online"

Ritmi accelerati Fiat bocciati in Serbia
giovedì 8 novembre 2012 - Prima minaccia di sciopero nella storia dell'azienda a Kragujevac, rientrata dopo un aumento degli straordinari: per gli operai i ritmi di lavoro sono troppo duri - da italintermedia.globalist.it (anche su JUGOINFO)




2012: La FIAT lamenta di non percepire abbastanza soldi dal governo serbo!

FIAT hoće još pare od vlade Srbije!


Melfi, Termini e la Serbia ossessionano la Fiat
28/08/2012 - Autore: R. Eco. - su "Il Manifesto"

Fiat e Serbia, a velocità moderata
di Jacopo Corsini - su Osservatorio Balcani e Caucaso, 12 settembre 2012

L'articolo (anche leggibile su JUGOINFO), pur contenendo elementi interpretativi criticabili (il nuovo governo serbo definito di centrodestra come se il precedente fosse stato di centrosinistra, mentre vale casomai il contrario; l'uso acritico delle patenti di affidabilità per i governi, secondo una tipica concezione colonialista; e così via), è di notevole interesse in giorni in cui la stessa FIAT è al centro di polemiche in Italia per i suoi comportamenti  altrettanto sprezzanti. (a cura di IS)





18 april 2012

Masovni generalni štrajk u Sloveniji
(Sciopero generale di massa in Slovenia)
100,000 radnika i poruka: "moramo se oduprijeti mjerama
koje nam uvode MMF i Europska banka putem naših političara !"
D. Marjanović (advance.hr) - 19. Travanj 2012 - i na JUGOINFO-u




Aprile 2012

FAS, Marchionne riscuote i dividendi dei bombardamenti del '99


FIAT/ INAUGURATA PER LA TERZA VOLTA LA FABBRICA DI KRAGUJEVAC, L'EX ZASTAVA, IN SERBIA
Marchionne fa il balcanico contro la Fiom - di Loris Campetti, da Il Manifesto del 17/4/2012
vai all'articolo su JUGOINFO

Inaugurata "solennemente" la fabbrica FAS di Kragujevac

propaganda entusiastica e omertosa sul sito ufficiale "Voce della Serbia" (16. 04. 2012)
Varicchio: investimenti della FIAT sono importanti
Kragujevac si trova nel mappamondo della FIAT

LA FIAT AUTO SERBIA (FAS) A KRAGUJEVAC IN SERBIA
a cura di Non Bombe ma Solo Caramelle ONLUS - Trieste, 15 aprile 2012
scarica il testo in formato PDF




Marzo 2012: "La Repubblica" con un ampio dossier multimediale ci descrive per filo e per segno lo sfruttamento neo-coloniale praticato dalle imprese italiane in Serbia - dalla FIAT a GOLDEN LADY passando per BENETTON e tutte le grandi banche. "Bassi salari, sovvenzioni e partecipazioni... Sindacato spalle al muro". A pagare a caro prezzo questa "Eldorado delle aziende" non sono solo i lavoratori serbi, ma anche quelli italiani vittime delle delocalizzazioni...

INDUSTRIA, FUGA NEI BALCANI

vai anche all'indice su JUGOINFO



6 marzo 2012: Presentata a Ginevra la nuova FIAT 500 "Large"
da produrre a Kragujevac nella fabbrica Zastava requisita dalla FIAT nel 2010

RASSEGNA STAMPA:
http://ujedinjeniregionisrbije.rs/2012/01/fijat-sumadinac-bice-fijat-500-l/
http://www.blic.rs/Auto/Noviteti/304987/Srpski-fijat-500L-Prve-zvanicne-fotografije
http://motori.corriere.it/motori/saloni/12_febbraio_02/nuova-fiat-500-l_2640c9b6-4d7f-11e1-bd39-8bec83f04289.shtml
http://www.repubblica.it/motori/attualita/2012/02/02/news/e_la_fiat_500_diventa_large_al_debutto_l_attesa_l-29196145/?ref=HRLV-5
http://voiceofserbia.org/it/content/tadic-presentati-la-fiat-e-la-serbia
http://www.glassrbije.org/članak/tadić-u-ženevi-novi-početak-za-fiat-i-za-srbiju

anche su JUGOINFO



Kragujevac (Serbia) , febbraio-marzo 2012
Lavoratori deprivati dell'assicurazione sanitaria

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Ci rivolgiamo a voi a nome delle nostre aziende e dei nostri 2165 lavoratori, di cui 250 invalidi, e 4500 membri delle loro famiglie a causa dell’irrisolto problema dell’assicurazione sanitaria di quest’anno.
Le nostre fabbriche sono in ristrutturazione già da molto tempo e il lavoro si svolge in condizioni eccezionalmente difficili (per esempio senza riscaldamento e adeguate protezioni individuali); noi abbiamo sempre rispettato gli impegni lavorativi e tutti gli accordi presi con ministeri competenti e abbiamo cosi’ contribuito alla stabilità sia delle nostre fabbriche che più in generale del Paese.
Nonostante i frequenti contatti con i rappresentanti della Repubblica e con i ministeri di competenza la soluzione del problema dell’assicurazione sanitaria è solo all’inizio.
Chiediamo che sia risolto al più tardi entro il 27 di febbraio prossimo.
In caso contrario saremo costretti a radicalizzare la lotta sindacale che comprende il blocco degli istituti della città e dei punti nevralgici del traffico e infine la marcia degli operai a Belgrado.
Aspettiamo che entro la fine di questa settimana che ci convochiate per risolvere in maniera collegiale questo problema scottante.
Kragujevac, 22 febbraio 2012.

[seguono le firme dei rappresentanti sindacali di varie aziende di Kragujevac]

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A seguito delle mobilitazioni, a inizio marzo i lavoratori della Zastava hanno ottenuto il pagamento dell'assicurazione sanitaria fino a giugno prossimo: si legga l'articolo RADNICIMA "ZASTAVE" OVERENE ZDRAVSTVENE KNJIŽICE DO JUNA (Ai lavoratori della Zastava garantiti i libretti sanitari fino a giugno).

Si vedano anche le fotografie delle mobilitazioni: FOTO1 FOTO2 FOTO3 FOTO4

Nel frattempo, un messaggio unitario di solidarietà era stato inviato dalle associazioni italiane che da anni operano a Kragujevac:

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Comunicato

Al Presidente della Repubblica di Serbia Tadic, al presidente del Consiglio dei MInistri Cvetkovic e al Ministro dell’Economia Ciric
Ai Sindacati dei lavoratori del gruppo Zastava di Kragujevac

Le nostre associazioni agiscono da piu’ di dieci anni in Serbia, cercando di portare solidarieta’ materiale ai lavoratori e agli ex lavoratori del gruppo Zastava di Kragujevac e alle loro famiglie attraverso la forma degli affidi a distanza dei loro figli e piu’ generalmente sviluppando progetti che vadano incontro a reali bisogni sociali della popolazione nel campo della scuola, della salute e del disagio fisico e mentale, in modo da sostenere gli ultimi, quelli che non hanno voce.

Esprimiamo la nostra piu’ convinta solidarieta’ ai lavoratori del gruppo Zastava che sono in lotta per chiedere che a loro e alle loro loro famiglie venga garantito il diritto primario alla salute, attraverso il pagamento dei contributi sanitari.

Non riusciamo a capire come un Governo, cosi’ generoso nel sostenere gli investimenti esteri nel proprio Paese, attraverso la creazione di zone franche, l’esenzione dalle tasse, altissimi contributi economici per la creazione di posti di lavoro che non si sa quanto dureranno, non sia in grado (o non voglia) garantire ai propri cittadini i diritti fondamentali, tra cui quello alla salute.

Da diverse citta’ d’Italia, 1 marzo 2012

A,B,C Solidarieta’ e Pace, ONLUS di Roma
ALJ Aiutiamo la Jugoslavia ONLUS di Bologna
Associazione Adottanti di Torino
Associazione Mir Sada - Progetto per la Pace di Lecco
Associazione Most za Beograd - Un ponte per Belgrado in terra di Bari
Associazione SOS Yugoslavia di Torino
Associazione Zastava Brescia per la Solidarieta’ Internazionale ONLUS
Non bombe ma solo caramelle ONLUS di Trieste
Un ponte per... ONLUS di Roma



Serbia: Devastante de-industrializzazione. Il caso OMSA / Srbija: Užasna de-industrijalizacija. Slučaj "OMSA"


Da Gilberto Vlaic della onlus Non Bombe Ma Solo Caramelle riceviamo e diffondiamo:



Al telefono con Rajko il 22 febbraio 2012

Ho parlato a lungo con Rajko ieri per discutere problemi connessi alla campagna affidi e nuovi progetti in una scuola primaria.
Mi ha fornito informazioni importanti sulla situazione economica generale e dalla Zastava in particolare, pregandomi di inviarle a tutti. Eccovi un riassunto.

Ci si aspetta un grosso calo (dell’ordine di 40-50 mila addetti) dell’occupazione industriale e dell’indotto in Serbia durante il 2012.
I punti di crisi più grandi sono dati da:

* fabbrica metalmeccanica Krusik (produce armi) di Valjevo; ha circa 3500 dipendenti diretti e versa in profonda crisi; il suo ruolo nell’economia della città di Valjevo, che ha circa 60.000 abitanti, è paragonabile a quello della Zastava a Kragujevac.
Ricordo che a Valjevo è stata delocalizzata la produzione di calze della Golden Lady che ha chiuso i propri stabilimenti in Emilia.
A questo riguardo Riccardo Iacona ha appena prodotto una puntata del suo programma Presa Diretta che è andato in onda su Rai 3 domenica scorsa 19 febbraio 2012. Ve ne consiglio vivamente la visione dal minuto 57 e 40 per circa mezz’ora; molto interessanti le interviste al Ministro dell’economia Nebojsa Ciric e a un giornalista serbo dal minuto 1:21:40 fino al minuto 1:25:50.

* acciaieria di Smederevo, della quale avevo parlato nella relazione sulla situazione economica della Serbia che avevo spedito a tutti il 29 gennaio scorso. La US Steel che aveva comprato lo stabilimento nel 2003 ha appena abbandonato la Serbia; i lavoratori diretti che perderanno il posto sono circa 5.500, mentre le ripercussioni sull’indotto interesseranno almeno 10.000 lavoratori.


Per quanto riguarda Kragujevac, c’è un grave problema nel gruppo Zastava, dove per più di 2000 lavoratori (circa 6000 persone con i loro familiari) non vengono più pagati i contributi sanitari, per cui non hanno più alcun diritto (già ce ne erano pochi...) sul fronte della salute; è il sindacato che cerca di sostenere le spese per i medicinali dei lavoratori.
I lavoratori di Zastava Armi hanno occupato il 21 gli uffici del servizio di assicurazione sanitaria e ci resteranno fino a che il problema non sarà risolto.

Il Sindacato ha mandato al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri il comunicato che vi allego, sia in serbo che tradotto in Italiano.

Un cordiale saluto a tutte/i
Gilberto Vlaic
Trieste, 23 febbraio 2012


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JEDINSTVENA SINDIKALNA ORGANIZACIJA ZASTAVA
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data: 24/2/2012

La situazione in Serbia è estremamente drammatica. La crisi economica mondiale ha contribuito al peggioramento della situazione economica e sociale. Si prevedono 50.000 licenziamenti nell’anno corrente e secondo alcune analisi se ne prevedono perfino 100.000. La situazione nell’istruzione rappresenterà un problema particolare perchè secondo i dati dell’Unesco la Serbia è tra i paesi europei che investono meno per l’istruzione.
Ufficialmente, due terzi delle scuole non sono in funzione, 40 % delle scuole non hanno acqua. Per i salari dei dipendenti viene speso il 95 % dal budget destinato per l’istruzione mentre dal resto per ogni allievo delle elementari e medie giornalmente vengono impiegati 13 dinari (0,1 euro).

Per quanto riguarda la situazione economica, sono colpite di più le città dove nel passato c’erano le aziende grandi – giganti che erano portatrici dello sviluppo delle città intere. Ecco alcuni esempi :

Kragujevac : All’ epoca nella Zastava di Kragujevac c’erano 36 000 lavoratori e con l’indotto in Serbia e tutta l’ex Jugoslavia il numero arrivava fino ai 200.000 lavoratori.
Dell’ex Zastava oggi sono rimaste 20 imprese con 7000 lavoratori mentre l’ex Zastava Automobili che prima dei bombardamenti aveva 13.500 lavoratori oggi esiste come FIAT AUTO Serbia con 1150 addetti.

Valjevo : Questa città con circa 95.000 abitanti dipendeva dall’azienda ˝Krusik˝ dove lavoravano circa 11.000 lavoratori. Producevano batterie, componenti in plastica, in metallo (fucinati) ed anche il programma per l’industria militare. Prima della privatizzazione questo complesso era composto da 12 fabbriche di cui parecchie privatizzate, la maggiorparte senza successo. Il numero totale degli impiegati in queste 12 fabbriche è ora di 2100 lavoratori. A Valjevo c’è una fabbrica di calze, ˝VALI˝, il proprietario italiano ha assunto circa 1800 lavoratori con salario medio di 25.000 dinari (pari ai 220 euro). Ha inziato la produzione 6 anni fa. Facciamo presente che in questa fabbrica non esiste il Sindacato.

Trstenik : In questa città con 30000 abitanti c’era all’epoca un gigante ˝PRVA PETOLETKA˝ con reparti anche fuori città con oltre 14 000 lavoratori. Molti lavoratori dai paesi nei dintorni viaggiavano a Trstenik a lavorare. Questa fabbrica, oltre il programma per l’industria militare, più precisamente le componenti per gli aerei, produceva anche componenti idrauliche e freni, servosterzi come pure il materiale idraulico completo. Oggi a ˝PRVA PETOLETKA˝ lavorano 3.500 lavoratori.

Smederevo : Nella città, con 95.000 abitanti, c’era la grande acciaieria ˝SARTID˝ (produzione acciai e lamiere) che dopo la privatizzazione e vendita alla compagnia americana ha cambiato nome in ˝U.S. STEEL˝. Si riteneva che questa era stata una delle migliori privatizzazioni in Serbia. Verso fine dell’anno passato dopo che era pubblicata la notizia sulla perdita giornaliera di circa mezzo milione di euro, gli americani hanno semplicemente abbandonato l’acciaieria. Ora è a carico del governo serbo con circa 5000 lavoratori ai quali nel periodo prossimo saranno dati i salari dal bilancio della Repubblica della Serbia, tutto con preoccupazione di una catastrofe sociale che potrebbe colpire questa città.

Segretario
Rajko Blagojevic




Novembre 2011:
Il governo serbo mente spudoratamente sull'accordo con la FIAT
/ Srpska vlada bahato laže o ugovoru s "Fijatom"

Vedi anche / isto procitaj / also to be read:
Fiat contract move "height of arrogance" (Beta-B92, 3.11.2011 - also on JUGOINFO)
Vlada nas bahato laže o ugovoru s "Fijatom" (Tamara Spaić, BLIC 4.11.2011. - i na JUGOINFO)

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A BELGRADO CENSURA DELL'ACCORDO FIAT-SERBIA

Stefano Giantin su Il Piccolo del 6/11/2011

Accuse di «censura» e di «arroganza». Non è stata presa bene dal Consiglio anticorruzione serbo la decisione del governo nazionale di consegnare al locale “watchdog” una versione edulcorata del contratto siglato nel 2008 tra Fiat e Belgrado. Quello, per intendersi, che ha portato il Lingotto (67 per cento) ad acquisire in joint venture con la Serbia (33 per cento) l’ex “Zastava” di Kragujevac, la Mirafiori serba.

Il principale organo di lotta alla corruzione in Serbia voleva esaminare il contratto Fiat e tutti i documenti collegati «per verificare se l’accordo fosse favorevole ai cittadini serbi», ha illustrato Danilo Sukovic, membro del Consiglio, dalle colonne del quotidiano belgradese “Blic”. Come risposta, l’esecutivo ha fornito «venti chilogrammi di documenti» in gran parte censurati, ha spiegato Verica Barac, capo del Consiglio. I contorni di quello che era stato definito «l’affare del secolo» rimangono dunque ancora opachi. La censura è «inaccettabile», ha aggiunto Barac, prima di rafforzare il giudizio parlando di un picco di «arroganza o perfino di cinismo» delle istituzioni nazionali. «È stupido marcare come segreto di Stato tutti i dati sui capitali investiti, sugli investitori e sulle concessioni date dalla Serbia. Non penso che ciò sia avvenuto su richiesta di Fiat, ma che l’intesa sia servita per fini di marketing politico», ha rincarato Sukovic. Fiat, con una nota, ha invece precisato venerdì che alcuni dei dati occultati comprendevano «segreti industriali e commerciali cruciali per il successo della joint venture» e che esistono clausole di riservatezza ideate per «proteggere il successo dell’investimento congiunto».

«Non penso che il governo sia il maggior ispiratore delle cancellazioni. Ma l’esecutivo non ha comunque cercato di rendere trasparente il contratto ai cittadini e alle organizzazioni interessate, e con esso le decisioni politiche e i processi economici», chiarisce Zoran Stojiljkovic, acuto analista politico serbo. «È un diritto ed è necessario che la gente sia informata, con l’eccezione dei dettagli puramente tecnici o dei segreti industriali», aggiunge l’analista. Ma come mai così scarsa trasparenza? Assieme all’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue, l’intesa Belgrado-Fiat con annessi sogni di boom economico «fu uno degli eventi determinanti che resero possibile, poco prima del voto, la vittoria dell’attuale maggioranza. Al tempo l’intesa ebbe un forte valore politico, che sarebbe stato minore se già allora fosse stato chiaro quanto era importante l’investimento del governo e che le risorse che Fiat avrebbe investito sarebbero state limitate. La gran parte del denaro arriva da Belgrado e da fondi europei», quelli della Banca europea per gli investimenti (Bei), suggerisce Stojiljkovic.

L’affare Fiat in Serbia prevede un investimento totale di circa un miliardo di euro: oltre 200 i milioni già erogati da Belgrado, 900 quelli assicurati dal Lingotto. Ma di questi, 500 milioni arrivano da un prestito deciso dalla Bei, in parte garantito dalla Serbia. Torino invece ha sborsato per ora solo 100 milioni a fine 2010 e ha mantenuto sempre un gran riserbo su quanto sta spendendo per la ristrutturazione degli stabilimenti di Kragujevac. Alla fine, l’azienda dovrebbe fabbricare 200mila veicoli l’anno, almeno secondo le stime Fiat, mentre la produzione dei nuovi modelli dovrebbe partire a inizio 2012. A Belgrado però si sussurra che, nel più roseo dei casi, la previsione potrebbe addirittura essere dimezzata.

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Dichiarazione

Fiat Automobili Serbia
Belgrado, 4 novembre 2011

Riguardo i commenti nei media serbi ultimamente pubblicati, Fiat Group Automobiles S.p.A. di Torino Italia dichiara:
Il contratto di investimenti comuni tra la Repubblica Serba e la società Fiat Group Automobile S. p. A. contiene delle clausole segrete come richiesto da parte della società FGA spa e con l’intenzione di proteggere l’investimento comune della RS e della società FGA spa di Kragujevac, Serbia, perché alcuni dati sui progetti e sull’ordine di presentazione sono i cruciali segreti commerciali e industriali necessari per il successo del progetto comune. Riteniamo che queste clausole sono a favore sia della società fondata insieme alla RS sia dei suoi soci.
La società FGA spa era d’accordo con la pubblicazione del contratto, escludendo solo le clausole segreti le quali rappresentano i segreti commerciali e industriali di chiave, per sodisfare le aspettative dei cittadini di essere informati sull’investimento industriale maggiore nella Serbia negli ultimi anni.
In questo modo vogliamo sottolineare l’importanza del segreto delle clausole del contratto riferenti ai segreti commerciali ed industriali necessari per il successo dell’investimento comune.
Cordialmente.

FAS



Serbia, ottobre 2011: La situazione generale nel paese e a Kragujevac

files JPG:
I + II : Relazione di Rajko Blagojević della JSO-Zastava
Tasso di inflazione mensile degli ultimi due anni (rispetto allo stesso mese dell'anno precedente - diagramma - fonte: nbs.rs)
Capacità di acquisto di una paga media per differenti città rispetto ad alcune merci di prima necessità (tabella)

FIGLI DELLA FIAT (RaiNews24 - 27 ottobre 2011 - 18')
video-reportage di Danilo Licciardello, Simone Ciani e Bruno Federico. Traduzioni a cura di Carlotta Caldonazzo
Nel 2011 inizia il piano di allargamento all'Est Europa della FIAT, guidata da Sergio Marchionne: dopo anni di trattative, i vertici aziendali italiani decidono di "azzerare" il comparto auto della storica Zastava di Kragujevac in Serbia, la "Torino dei Balcani", duramente provata dai bombardamenti NATO del 1999, assumere solo alcuni operai in una "nuova azienda", una NewCo sul modello di Pomigliano, sostenuti da soldi pubblici dello stato serbo, molti altri invece vanno a cassa integrazione.
Vedi anche al sito degli autori o su YouTube






Sintesi delle interviste a Zoran Markovic

segretario del Sindacato Samostalni di Fiat Auto Serbia a Kragujevac

raccolte il 13 ottobre 2011 da parte di Associzione Zastava Brescia ONLUS e il 22 ottobre 2011 da parte di Non Bombe ma solo caramelle ONLUS


Quanti sono i dipendenti attuali nella FAS (Fiat Auto Serbia)?
La sindacalizzazione?

I dipendenti Fiat attuali sono 1201 (1001 operai e 200 impiegati)
956 erano stati in passato dipendenti della Zastava auto; poco piu’ di 200 sono stati assunti utilizzando l’agenzia nazionale per l’impiego.
A luglio scorso i lavoratori erano 1296; i 95 posti di lavoro in meno sono dovuti ad altrettanti auto-licenziamenti, a fronte di una liquidazione di 550 euro per anno lavorato. Ci saranno altri auto-licenziati entro la fine del 2011.
La liquidazione ha avuto un aumento molto rilevante rispetto ai dati delle liquidazioni degli anni precedenti, che erano di 300 euro per anno lavorato; si dice, senza averne certezza, che queste liquidazioni sono state pagate dalla Fiat (che come vedremo ha interesse ad assumere nuovo personale), mentre precedentemente le liquidazioni erano a carico del Governo. Gli operai piu’ anziani possono giungere fino a 11.000 euro di liquidazione, (somma abbastanza alta per la Serbia). Quelli autolicenziati sono per lo piu’ di operai anziani, probabilmente incapaci di reggere il sistema di produzione WCM, con livelli di professionalita’ e di istruzione piuttosto bassi.

A marzo 2012 dovrebbero cominciare altre assunzioni fino ad un totale circa di 1000 nuovi lavoratori entro settembre 2012, esclusivamente dall’agenzia nazionale per l’impiego; svaniscono cosi’ le residue speranze dei lavoratori Zastava licenziati a gennaio 2011 di tornare il lavoro.
Il totale finale dovrebbe essere di 2200 lavoratori, diminuito di quelli che si licenzieranno in questo periodo.
Secondo le dichiarazioni ufficiali della FAS i lavoratori a pieno regime dovrebbero essere 2433.

Attualmente gli iscritti al Samostalni sono 743; 86 sono iscritti ad altri Sindacati.

Quali sono i salari medi?
Quanti lavoratori sono in cassa integrazione?
Quanto percepiscono mediamente di cassa integrazione rispetto al salario?

Il salario medio di un lavoratore che lavora a tempo pieno è di 30-35 mila dinari al mese.
Il salario medio è di 250 euro/mese, tenuto conto anche della cassa integrazione.
Tutti gli operai sono in cassa integrazione, e ricevono l’80% del salario.

Dove è stata collocata la linea di montaggio della Punto?
Ci sono idee sul suo utilizzo futuro?

La linea Punto era stata smontata per fare spazio alle nuove linee; la previsione era di non riutilizzarla.
Attualmente la linea è in via di re-installazione nel reparto Meccanica da parte di tecnici Comau, insieme a ditte esterne d’appalto; solo un piccolo numero del tutto trascurabile di lavoratori viene dalla FAS.
La FAS prevede di montare circa 10 unita’ al giorno, fino a che ci saranno fondi di magazzino in Italia. Questo pero’ solo in base alla richiesta del mercato.
Attualmente ci sono 4000 Punto invendute sui piazzali; se ne vendono meno di 100 al mese; le esportazioni sono pessochè inesistenti (meno di 10 pezzi al mese).

A che punto è il montaggio di nuove linee di produzione?
Quali modelli verranno prodotti?
Quali sono i tempi previsti per l‘inizio delle produzioni?
Quale sara’ a regime il numero di auto prodotte?
Prima di proseguire con l’intervista a Zoran riportiamo il link a un recente articolo in Italiano (1 ottobre 2011) comparso su GlasSrbije, che è il sito multilingue della Radio nazionale, in cui si parla sia della Punto che del nuovo modello; questo articolo omette pero’ di dire che ci sono 4.000 unita’ invendute... e di chi paga i lavori...

Per quanto riguarda le nuove linee di produzione, da circa un anno si parlava di una produzione di Musa e di Idea, senza pero’ che ci fossero conferme.
Ora si torna a parlare di un nuovo modello denominato LZero, che dovrebbe essere prodotto in due diverse versioni a cinque e sette posti. La Fiat considera questa vettura un segreto industriale; la scocca è gia’ pronta, ma è proibito diffondere informazioni e tanto meno fotografie.
Secondo la Fiat la nuova vettura sara’ presentata al salone dell’auto di Ginevra, a marzo 2012.

Il reparto carrozzeria è pronto.

Il reparto verniciatura deve avere venti unita’ di verniciatura automatica.
Al momento sono pronte due cabine, con le quali saranno verniciate le prime 40 vetture entro febbraio 2012; queste saranno le vetture di test e se saranno raggiunte le specifiche definite per gli standard dei Paesi in cui ci si aspetta di venderle (Europa, Stati Uniti e Russia), saranno installate le successive 18 cabine; per questa fase si prevedono sei mesi di lavoro; il reparto verniciatura dovrebbe quindi essere completato entro la fine dell’estate 2012.

Il reparto montaggio è pronto.
I motori e il cambio saranno importati dall’Italia. Non si conoscono ancora le cilindrate.

Ma chi ha pagato le spese fino ad ora sostenute?
Si dice che tutte le spese fin qui realizzate sono state sostenute dal Governo serbo (con la sua tranche di 300 milioni nella joint venture con la Fiat) e da un prestito della Banca Europea degli Investimenti di 500 milioni di euro, garantito da un credito ipotecario aperto dal Governo sui capannoni.

INDOTTO

Ricordiamo che inizialmente l’indotto Fiat doveva essere collocato a Korman Polje, su 70 ettari, a meta’ strada tra l’autostrada Belgrado-Nis e Kragujevac.
Le prime informazioni (ottobre 2009) su quell'area erano trionfali: secondo l'allora ministro dell'economia Mladan Dinkic in quell'area avrebbero dovuto installarsi 14 imprese diverse (Magneti Marelli, Sigit, Delphi, Proma, Sbe, Adler, Toscana Gomma, Faurecia, Lear, Johnson Controls e Axcent) con circa 10.000 addetti.

A gennaio scorso lo stesso ministro (che poi si dimise di li a poco) annuncio’ che il progetto di Korman Polje era finito in quanto non si era riusciti ad espropriare i terreni (i contadini avevano rifiutato la cifra offerta di 3 centesimi di euro a metro quadro) e che l’indotto Fiat sarebbe stato collocato in un’area di circa 20 ettari a Grosnica, usata in passato come deposito di mezzi dell’esercito serbo.
Grosnica si trova a poche centinaia di metri dallo stabilimento FAS.
A fianco passa una linea ferroviaria a doppio binario.
Si continua a parlare della costruzione della circonvallazione sud e del tunnel sotto la citta’, che si prevedono per il 2014.

A Grosnica lavorano molte imprese di movimento terra e costruzioni edili; il supervisore dei lavori è una impresa privata, la MIS, che ha firmato un contratto sia con il Governo che con la Fiat, ed è di proprieta’ di una delle persone piu’ ricche della Serbia, Miroslav Miskovic, proprietario della piu’ grande holdig serba, la Delta Holding: banche, assicurazioni, supermercati, costruzioni, e molto altro.
Al momento sono in via di realizzazione le strutture in cemento armato di alcuni grandi capannoni, oltre che molti lavori di sbancamento.
I costi della realizzazione di Grosnica non sono conosciuti; non si sa ufficialmente chi paga i lavori, ma il Sindacato sostiene che sia sempre il Governo serbo.

Si confermano i benefits che dovrebbero ricevere le aziende dell’indotto:
- almeno 5000 euro per ogni nuovo assunto
- esenzioni delle tasse di qualunque tipo per 10 anni
- zona franca doganale

Nella migliore delle ipotesi verso la fine del 2012 potranno essere al lavoro nell’indotto circa 1000 operai, suddivisi in sei aziende diverse, tra cui Magneti Marelli e General Control, le quali si sono registrate in Serbia.
Secondo GlasSrbije, nell’articolo citato precedentemente, le aziende dell’indotto saranno quattro; secondo altre fonti potrebbero essere cinque o sei.
Come si vede siamo lontanissimi dai numeri assolutamente irrealistici di 14 imprese e 10.000 operai di cui si parlava all’inizio di tutta questa vicenda.

Le due imprese sopracitate hanno cominciato a chiamare i lavoratori della ex-Zastava, iscritti all’Agenzia pubblica per l’impiego, per iniziare la selezione del personale futuro.
Le selezione la fa l’Ufficio Risorse Umane della Fiat, che si occupa sia delle assunzioni per FAS che per l’indotto.

Si sta costituendo un ulteriore ufficio che si chiamera’ Fiat Service che si occupera’ dei contratti dei lavoratori sia per i lavoratori FAS che per i lavoratori dell’indotto.
Si tratta dunque sempre della Fiat, che agisce sotto altri nomi!

Riportiamo infine le parole con cui Zoran Mihajlovic (allora segretario del Sindacato Samostalni di Fiat Auto Serbia) concludeva l’intervista che Non bombe ma solo caramelle gli fece nel marzo 2011, sette mesi fa:

Se non arriva l’indotto della Fiat tutto quello che è stato fatto finora si risolvera’ in un disastro.
La fabbrica da sola non dara’ lavoro ad un grande numero di persone, sono previsti in totale 2433 lavoratori con una produzione massima di 200.000 automobili a pieno regime.
Ma questa non è una grande produzione, e non si risolverebbe neppure il problema della disoccupazione a Kragujevac. Saremmo solo un piccolo granello di sabbia nell’impero Fiat.
Senza l’arrivo dell’indotto il pericolo è che qui a Kragujevac si assembleranno pezzi di provenienza dall’Italia; si faranno lavorare 2500 lavoratori avendo perduto 7500 posti di lavoro. In questo modo avremo regalato anche 300 milioni di euro (l’investimento del governo serbo) e creato 5000 posti di lavoro in Italia.
Qui non c’è produzione, non ci sono investimenti, siamo ad un passo dal baratro.


Trieste, 7 novembre 2011
(a cura di Non Bombe ma solo caramelle ONLUS)




28 aprile - 1 maggio 2011
Udine - Trieste - S. Giorgio di Nogaro

incontri e iniziative con i delegati Zastava da Kragujevac

    Da:     Gilberto Vlaic <gilberto.vlaic @ elettra.trieste.it>
    Oggetto: [CNJ] Delegati di Kragujevac in Friuli VG
    Data: 20 aprile 2011 19.59.02 GMT+02.00

ONLUS Non bombe ma solo caramelle - Trieste

Care amiche, cari amici
e’ con grande piacere che vi informiamo che una folta delegazione di delegati sindacali dei lavoratori della Zastava di Kragujevac sara’ in Friuli Venezia Giulia la settimana prossima, per informarci sulla situazione REALE della fabbrica, della citta’ di Kragujevac e piu’ in generale sulle REALI condizioni della Serbia. In questo modo intendiamo anche rafforzare ed estendere la nostra piu’ che decennale campagna di solidarieta’ con questi lavoratori, le loro famiglie e con tutta la citta’.

Di seguito gli appuntamenti che abbiamo definito e ai quali siete caldamente invitati:

Giovedi’ 28 aprile, ore 18.00 a Udine, in sala Ajace
Incontro con la CGIL e la FIOM friulana; sara’ presente anche Giorgio Airaudo della FIOM di Torino.
Titolo dell’iniziativa:
Dalla fabbrica alla scuola, il modello Fiat, le alternative per uno sviluppo globale sostenibile.
Maggiori dettagli nel documento in attachment.

Venerdi’ 29 aprile, ore 11 e 30 nella sede della Regione in Piazza Oberdan [Trieste]
Conferenza Stampa in modo da illustrare LA REALE SITUAZIONE della citta’ e della fabbrica, dopo le menzogne sparse a piene mani dalla stampa italiana sull’intervento della Fiat in Serbia


Venerdi’ 29 aprile, vari incontri a San Giorgio di Nogaro (UD),
comunita’ che da molti anni e’  fortemente coinvolta nella nostra campagna di affidi a distanza e nello sviluppo di molti progetti nella citta’ di Kragujevac
Ore 17 Incontro con l’amministrazione comunale in sala consiliare
Ore 17.30 incontro con Daniela Corso Presidente della casa di riposo "Chiabà"
Ore 19.00 incontro con il Presidente Lorenzo Mattiussi e con i volontari della Misericordia della Bassa Friulana nella loro sede.

Domenica PRIMO MAGGIO mattina prenderanno parte con le loro bandiere al corteo sindacale a Trieste

Domenica Primo Maggio pomeriggio alle ore 17
saranno presenti al tradizionale concerto del Coro Partigiano Triestino Pinko Tomazic a Opicina.

Vi ricordiamo ancora di sottoscrivere il 5 per mille per la nostra ONLUS
Il codice fiscale e’ 90019350488

Sperando di incontrarvi numerosi vi inviamo i piu’ cordiali saluti
Continuate a sostenerci!
Gilberto Vlaic
Non bombe ma solo caramelle ONLUS

Trieste, 20 aprile 2011






Il video della Organizzazione Sindacale Unitaria (JSO) della Zastava di Kragujevac
sulle attività che numerose associazioni italiane hanno realizzato dal 1999 in poi
a sostegno delle famiglie dei lavoratori bombardati dalla NATO:

10 godina rad Jedinstvene Sindikalne Organizacije - Kragujevac




JEDINSTVENA SINDIKALNA ORGANIZACIJA ZASTAVA
SAVEZ SINDIKATA SRBIJE - SINDIKAT METALACA SRBIJE

Adresa : Trg Topolivaca 4, 34000 Kragujevac
Telefon/Faks : 034/335 367 & 335 762 - lokal : 22 69
Elektronska pošta : jsozastava @ open.telekom.rs

SINDACATO ZASTAVA RESISTE

Cari amici,

Stimate associazioni,

Con la decisione del governo serbo marchio ZASTAVA non esiste più dal 5. gennaio 2011. Fabbrica ZASTAVA è andata nella storia.

Rimangono altri reparti dell’ex Gruppo ZASTAVA (in totale 15 fabbriche ZASTAVA) che rimangono unite nelle attività sindacali con riferimento al Sindacato ZASTAVA (la struttura con la quale avete rapporti diretti). Questa struttura continuerà a svolgere tutte le attività precedenti pur essendo ridotto lo staff sindacale per le persone che erano lavoratori della Fabbrica Auto (Radoslav Delic – segretario generale, Dragan Corbic – informatico dell’ Ufficio adozioni e relazioni estere e Rajka Veljovic).

Per quanto riguarda segretario generale, le elezioni sindacali saranno il 18.marzo ed è gia concordato all’ Assemblea sindacale che segretario generale sarà Rajko Blagojevic (ex vicesegretario). Per quanto riguarda l’Ufficio relazioni estere e adozioni a distanza tutte le attività finora svolte saranno continuate fino a quando le associazioni italiane ci saranno vicine.

Nella Fabbrica Auto Serbia e nelle fabbriche ZASTAVA dell’ex Gruppo 85% sono le iscrizioni al nostro sindacato ma ciononostante il sindacato si trova nella situazione economica molto difficile come pure tutti i lavoratori, innanzitutto quelli licenziati.

Per tutto ciò vi invitiamo di non far cessare la vostra solidarietà tra i lavoratori e di contribuire alla lotta comune nella difesa dei diritti acquisiti nel passato.

Ed infine, vi ringraziamo per la solidarietà finora espressa e della quale purtroppo abbiamo bisogno ancora.

Vicesegretario
Rajko Blagojevic




(I dati riportati di seguito contengono diverse precisazioni rispetto a quanto da noi reso noto in data
31/12/2010-4/1/2011 "BRUTTE SORPRESE DI CAPODANNO". NdCNJ)

ZASTAVA ULTIMO ATTO


Riccardo Pilato Brescia
Gilberto Vlaic Trieste

Care amiche, cari amici,
le notizie che ci sono giunte in questi giorni da Kragujevac sono pessime.

Ricorderete che la fabbrica di automobili Zastava era stata divisa a febbraio 2010 in due parti:
-la FIAT Auto Serbia (FAS), proprietaria degli stabilimenti di produzione delle auto, che aveva assunto con un nuovo contratto individuale circa 1000 operai
-la Zastava Auto, che risultava in pratica una scatola vuota, rimasta di proprietà pubblica a cui venivano affidati i restanti 1600 lavoratori non assunti dalla Fiat.

E’ il nuovo modello Marchionne: la creazione di una new company a cui conferire le produzioni e gli stabilimenti e una bad company su cui scaricare debiti e lavoratori in eccesso.

Il Governo serbo, a ridosso della fine dell’anno, attraverso il suo Ministro dell’economia, il tristemente noto Mladan Dinkic, ha improvvisamente dichiarato la chiusura totale della Zastava Auto e la conseguente messa in mobilità di tutti i lavoratori a partire dal 5 gennaio.

Nel documento intitolato
Zastava ultimo atto
che vi alleghiamo a questa mail
sono contenuti i dettagli di questa operazione; qualche numero potrà cambiare di qui alla fine di gennaio, ma la sostanza è quella indicata.

La situazione è pessima per tutti questi lavoratori, che si vanno ad aggiungere agli oltre 23.000 disoccupati censiti a Kragujevac.
E’ evidente che per loro ci sono pochissime speranze  di trovare una occupazione regolare e sono condannati ad una lunghissima situazione di precarietà.

Quando si sono sparse le prime voci i lavoratori hanno reagito immediatamente entrando in sciopero e effettuando un tentativo di occupazione del Comune di Kragujevac, ma non è servito a nulla.

La Fiat se ne è ovviamente lavata le mani, ha detto che era una questione che riguardava il Governo. In realtà ha ottenuto quello che le occorreva, la cancellazione del marchio Zastava, la proprietà degli impianti e un ampio serbatoio di lavoratori pagati pochissimo a cui attingere, a seconda del bisogno.

Tutti comprenderete che in queste condizioni la solidarietà concreta fino ad oggi espressa dalle nostre associazioni acquisisce un ancor più alto valore, sia sotto l’aspetto materiale che psicologico.

Ci appelliamo pertanto alla sensibilità di tutti voi per continuare l nostra campagna di affidi a distanza ed estendere il nostro aiuto a questi lavoratori e alle loro famiglie.

Riccardo Pilato
Associazione Zastava Brescia per la Solidarietà Internazionale ONLUS

Gilberto Vlaic
Non Bombe ma Solo Caramelle ONLUS

Brescia e Trieste, 7 gennaio 2011

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Dati raccolti nell'intervista telefonica a Delic Radoslav,
segretario generale del sindacato dei lavoratori del gruppo Zastava JEDINSTVENA SINDIKALNA ORGANIZACIJA:


Queste sono le informazioni che siamo riusciti ad ottenere sulla situazione a Kragujevac al momento attuale

Fiat Auto Serbia al 31-12-2010: 1120 lavoratori

Zastava Auto (di proprietà pubblica) al 31-12-2010: 1592 lavoratori

Il Governo serbo ha deciso di chiudere Zastava Auto il 5 gennaio 2011 ed ecco come si presenta il destino di questi lavoratori, dopo un serrato confronto con il sindacato; la somma dei numeri successivi porta ad un totale di 1537 lavoratori; significa che per 55 non è ancora definito il gruppo di appartenenza.
Alcuni numeri presenti in questo documento potranno cambiare, ma la sostanza resta questa che descriviamo.

53 lavoratori passano a Fiat Auto Serbia

60 lavoratori (direttori vari e impiegati di alto livello) passano a ZASTAVA AD, che è la Direzione Generale che controlla le attività industriali ancora esistenti del gruppo Zastava, non ancora privatizzate, che gestisce il patrimonio immobiliare eccetera.

10 lavoratori vanno subito in pensione.

A due anni dalla pensione: sono 65 lavoratori; entreranno nelle liste dell’Agenzia Nazionale per l’Impiego e riceveranno il seguente trattamento economico:
9 mensilità del loro salario netto attuale come indennità di licenziamento
60% del salario medio netto serbo (circa 20.000 dinari/mese – 1 € uguale 106,5 dinari) fino alla pensione;
i loro contributi sanitari e pensionistici fino alla pensione saranno a carico del Governo

Fino a 5 anni dalla pensione: sono 249 lavoratori
Trattamento economico:
6 salari lordi come indennità di licenziamento (pagheranno loro le tasse) per circa 2500 euro a lavoratore.
Entreranno nelle liste dell’Agenzia Nazionale per l’Impiego
riceveranno un sussidio di circa 250 euro/mese netti ma dovranno pagarsi da soli i contributi (circa 60 euro/mese)

Ci sono inoltre 97 lavoratori con al massimo sei anni dalla pensione:
per questi il sindacato ha ottenuto che gli venga pagato il proprio salario lordo (su cui pagheranno i contributi) fino al raggiungimento del quinto anno dalla pensione, dopo di che rientreranno nel trattamento economico relativo ai lavoratori del gruppo precedente.

Lavoratori invalidi del lavoro: sono 65, passano all’azienda Zastava INPRO, che produce piccoli rimorchi per auto.

938 lavoratori non rientrano in nessuna delle categorie sopra elencate; riceveranno 300 euro di liquidazione per anno lavorato come indennità di licenziamento; entreranno nelle liste dell’Agenzia Nazionale per l’Impiego.
Riceveranno un sussidio di 22000 dinari/mese per un anno e 19.000 dinari/mese per un successivo secondo anno indipendentemente da anzianità e qualifica.
In questi due anni i contributi sanitari e pensionistici saranno pagati dal Governo.

Fiat Auto Serbia dovrebbe arrivare ad avere circa 2500 dipendenti alla fine del 2012; non ha pero’ nessun obbligo contattuale rispetto alla riassunzione di lavoratori Zastava in mobilità.

C’è stato un grande inganno sui test di ingresso che la Fiat aveva svolto su tutti i lavoratori del gruppo auto; sembrava che il passaggio a Fiat Auto Serbia fosse condizionato al superamento questo test di ingresso; si sa invece di lavoratori che non hanno passato il test e che sono già stati assunti così come di lavoratori espulsi che avevano passato il test. Per moltissimi lavoratori non sono mai stati comunicati i risultati dei test e non c’è mai stato su questi argomenti un confronto con il Sindacato.

Ed è su questo grande equivoco che il Ministro dell’economia Mladjan Dinkic ha giocato le sue carte per giustificare l’espulsione di questi lavoratori, come è riportato nelle sue dichiarazioni del 24 dicembre a Radio B92. (*)

Brescia e Trieste, 7 gennaio 2011


(*) Si veda: http://www.b92.net/eng/news/business-article.php?yyyy=2010&mm=12&dd=24&nav_id=71719 . Nello stesso articolo c’è una dura presa di posizione di Zoran Mihajlovic che smaschera queste dichiarazioni.

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Liberazione, venerdi 7 gennaio 2011

Il regalo del governo serbo in cambio di... niente

Zastava Auto chiude: a casa 1.600 operai. Il Lingotto ringrazia

La Zastava Auto chiude i battenti. Il governo della Serbia, che doveva aprire una trattativa con il sindacato sul destino di circa 1.600 lavoratori, ha improvvisamente comunicato la chiusura della società e il conseguente licenziamento di tutto l'organico. La notizia arriva direttamente da membri del sindacato Samostanli di Kragujevac, cittadina a poche decine di chilometri da Belgrado dove ha sede la Zastava. La Zastava fu bombardata dagli aerei della Nato durante la guerra del Kosovo con la scusa che nell'impianto si producevano armi.
Il licenziamento è in qualche modo legato alla vicenda della Fiat in Serbia. La Zastava Auto, infatti, è quel che rimane della vecchia società che Sergio Marchionne ha deciso di prendersi nel tentativo di aprire un polo produttivo all'Est. Attualmente, quindi, le aziende sono due: Fiat Auto Serbia (Fas), cioè la parte acquisita dalla Fiat (tutti gli stabilimenti e 1000 lavoratori) e Zastava Auto (la "bad company", cioè quella parte dei lavoratori rimasti a carico del governo). I lavoratori Fas sono circa 1000, come prima, mentre in Zastava Auto sono circa 1600. La fabbrica al momento è un grande cantiere dove entrano sia lavoratori Fas che Zastava Auto. I lavoratori Fas assemblano la Punto nella unica linea rimasta, mentre gli altri lavorano sulla ricostruzione dei reparti. Il salario attuale medio per un lavoratore Fas è di 320 euro per un mese completo di lavoro, cosa che non accade mai (ottobre 2010). In Zastava Auto i salari medi sono di 250-260 euro al mese. La situazione anche in Fas è molto tesa.
A ottobre il Sindacato ha chiesto un aumento dei salari in Fas e proclamato uno sciopero per il 19 ottobre. La Fiat ha risposto dichiarando il 19 ottobre giorno non lavorativo. Per il 2010 la Fas aveva previsto il montaggio di 30.000 Punto, ma la Fiat è ancora molto lontana dagli obiettivi per i quali ha preso molti soldi dal governo serbo. Per il 2010 c'è stato il bonus governativo di 1000 euro per vettura nuova; nulla si sa per il 2011. Comunque in relazione alla crisi economica sempre più forte sono calate anche le vendite e il governo ha abbassato le tasse sulla importazione di macchine usate, perchè la popolazione ha sempre meno risorse disponibili.
Secondo il sindacato fino ad ora l'investimento reale della Fiat è stato pari a zero. Hanno versato 100 milioni, che sono in qualche conto di qualche banca, ma non sono stati usati per lo stabilimento; tutti gli investimenti attuati finora sono avvenuti con fondi del governo, il resto sono chiacchiere.

Fa.Se.

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Liberazione, sabato 8 gennaio 2011

Rajka Veljovic, sindacato della Zastava auto Samostalni in Serbia:

«Lanciamo un appello dalla Serbia a tutti i lavoratori italiani»

Fabio Sebastiani

«Lanciamo un appello a tutti i lavoratori italiani e alle loro organizzazioni sindacali perché ci siano vicini in questo drammatico momento». Rajka Veljovic è una lavoratrice e sindacalista della Zastava auto di Kragujevac. Il governo della Serbia ha messo la parola fine sull’azienda di automobili lasciando a casa centinaia di tute blu.
A febbraio scorso la Fiat era entrata in possesso degli stabilimenti della fabbrica Zastava per farne un polo produttivo per l’Est creando una nuova società la Fiat Auto Serbia (FAS) ed aveva assunto 1000 lavoratori (facendo firmare un contratto individuale) sul totale di 2600 che erano ancora in carico all’azienda. Il salario medio in FAS è di circa 320 euro.
Così si erano create due aziende, la FAS proprietaria degli stabilimenti e con 1000 dipendenti ed una azienda (chiamata Zastava Automobili), che risultava in pratica una scatola vuota, rimasta di proprietà pubblica a cui venivano affidati i restanti 1600 lavoratori. Stipendio medio 250 euro. E’ il nuovo modello Marchionne: la creazione di una new company a cui conferire le produzioni e gli stabilimenti e una bad company su cui scaricare debiti e lavoratori in eccesso. La scelta improvvisa è arrivata proprio nei giorni di ferie. In Serbia il Natale ortodosso si festeggia proprio in questi giorni. In poche parole, il Governo serbo ha fatto il classico “lavoro sporco” chiudendo la parte pubblica del gruppo Zastava. Per i 1600 lavoratori della Zastava Auto si sono spalancate le porte della disoccupazione. Circa 600 di loro, i più anziani, saranno ”accompagnati’’ verso la pensione con ammortizzatori economici molto deboli, ma circa 1000 riceveranno 300 euro di liquidazione per ogni anno lavorato e un sussidio di meno di 200 euro al mese per un anno e di meno di 150 per un secondo anno. Visto che in Serbia la disoccupazione viaggia sopra il 20% significa condannarli ad una condizione di precarietà che durerà per tutta la loro vita.

Che cosa è accaduto precisamente?

«E’ comparso un articolo sui giornali che parlava di circa 800 lavoratori della Zastava auto, che dovevano essere considerati in eccedenza. In realtà i dipendenti sono il doppio, quindi è come se gli altri 800 fossero stati cancellati.»

Come erano gli accordi con Fiat?

«Gli accordi erano che solo per far ripartire le produzioni avrebbe assorbito subito circa 1.000 lavoratori la cui selezione è avvenuta tramite un test di cui però non conosciamo i risultati. Quel programma ha avuto molti ritardi.»

Quando la Fiat avrà bisogno di altri lavoratori dove li prenderà?

«Me lo chiedo anche io. Mi sono fatta una idea precisa, perché è già accaduto anche in altre parti della Serbia, che li prenderà attraverso l’Ufficio di collocamento pubblico e questo gli frutterà, da quello che abbiamo sentito, intorno ai 5000-7000 euro di contributo governativo per agni assunto. E’ chiaro il giochino? Adesso il governo della Serbia toglie alla Fiat la patata bollente e poi la premierà dando ulteriori contributi. Contributi che vanno ad aggiungersi a quelli già incassati.»

«Il vostro sindacato, il Samostalni, cosa ha detto?»

Per quello che ne so è stato preso alla sprovvista. Quando si sono sparse le prime voci abbiamo reagito prontamente entrando in sciopero e con un tentativo di occupazione del Comune di Kragujevac.

«La Fiat come ha reagito?

La Fiat se ne è lavata le mani, ha detto che era una questione che riguardava il Governo. In realtà ha ottenuto quello che le occorreva, la cancellazione del marchio Zastava, la proprietà degli impianti e un ampio serbatoio di lavoratori a cui attingere pagati pochissimo.»

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il manifesto, 13/01/2011

«Hanno licenziato i lavoratori Zastava»

di Tommaso Di Francesco

Quel che la Fiat ha in serbo. Intervista a Rajka Veljovic, responsabile affari internazionali e adozioni a distanza del Sindacato serbo Samostalni


La svolta era arrivata nel settembre del 2008 con la firma tra Marchionne e il ministro dell'economia Mladjan Dinkic dell'accordo tra Zastava e Fiat per uno dei più importanti investimenti in Serbia, con la creazione di una società mista, la Fiat Automobili Srbja (Fas) al 67% Fiat e al 33% dello stato serbo, con l'obiettivo di produrre una nuova monovolume. Con la promessa di investire 700milioni di euro - quasi l'equivalente di quello promesso a Pomigliano - la Fiat portava a casa un grosso premio: 50 milioni di capitale dal governo di Belgrado, più 150 milioni in incentivi, e dalle autorità locali l'esenzione dai dazi e dalle tasse locali per dieci anni; e gratis dal Comune di Kragujevac i terreni per i nuovi stabilimenti. Intanto si costituiva una «new corporation», Zastava automobili, che incorporava la vecchia fabbrica, per andare alla liquidazione della società e mettere in mobilità tutti i suoi lavoratori, ma con l'impegno della Fiat e del governo serbo ad una loro riassunzione nella nuova società, pur azzerando mansioni e anzianità. Gli operai e i sindacati, gli stessi che avevano difeso le linee della Zastava dai bombardamenti «umanitari» della Nato nel 1999, ricostruendone larga parte, sono stati insieme scettici - migliaia di lavoratori del settore auto nel frattempo sono stati licenziati - e pieni di speranza per questo «ritorno» della Fiat che già dal 1953 aveva contribuito ad impiantare la produzione della mitica «Yugo». Così hanno cominciato a lavorare per attivare la nuova produzione. Poi la doccia fredda, a fine anno. La Zastava automobili - ufficialmente non la Fiat ma il governo serbo, vale a dire il premier Mirko Cvetkovic e il ministro dell'economia Mladjan Dinkic - ha licenziato tutti i 1.600 dipendenti. In Italia - tranne Liberazione - non se n'è accorto nessuno. Ne parliamo con Rajka Veljovic, responsabile affari internazionali e adozioni a distanza del Sindacato serbo Samostalni, che ci risponde da Kragujevac.


Che sta accadendo e come avete passato la fine dell'anno e l'inizio del nuovo?

Sì, è stato proprio il governo che ci ha licenziati e quando i giornalisti hanno chiesto al portavoce della Fiat in Serbia, Giuseppe Zaccaria - (ex inviato de La Stampa nei Balcani ndr) - ha risposto «giustamente» che Fiat non c'entrava per nulla perché sono affari tra la Zastava e il governo serbo. Sono state le uniche parole che si sono sentite dalla Fiat. Fiat non c'entra però noi abbiamo capito molto bene che si tratta di una truffa. Perché nel contratto firmato nel 2008 tra il governo serbo e la Fiat si diceva che non saremmo stati assunti nella prima ondata dalla Fiat, ma successivamente sì. O dalla Fiat o dai fornitori che sarebbero dovuti arrivare a Kragujevac. Invece, cinque giorni prima di capodanno, è apparso un articolo su Politika, il giornale più diffuso in Serbia, che annunciava il nostro licenziamento. Parlando, fra l'altro di «programma sociale» per 800 lavoratori, e che comunque Zastava automobili sarebbe stata chiusa, ufficialmente dal 5 gennaio 2011.

Quanti erano i dipendenti della Zastava automobili e che lavoro svolgevate?

Quelli rimasti ancora non assunti dalla Fas, la Fiat serba, erano 1.600. Si è spesso parlato di soli 800 lavoratori, perché 800 sono quelli più giovani, ai quali mancano più di 5 anni per la pensione. Altri 800 - allora già invisibili - sono quelli a cui mancano meno di 5 anni alla pensione. Dopo l'accordo del 2008, il governo serbo e la Fiat hanno incaricato imprese d'appalto per la ricostruzione e solo una piccola parte dei lavoratori della Zastava. Su questo il nostro sindacato ha combattuto molto, perché una delle nostre richieste era che la ricostruzione degli impianti per la nuova produzione della Fiat, venisse avviata dai lavoratori qualificati della Zastava.

Peraltro voi avete ricostruito le linee produttive della fabbrica dopo la distruzione dell'azienda da parte dei bombardamenti della Nato...

Certo, siamo stati noi a presidiare la fabbrica anche sotto i bombardamenti, e a rimetterla in piedi. E ora non chiediamo di ricostruire quel che c'era ma di essere impegnati anche sulle nuove produzioni previste dalla Fiat serba.

Come avete reagito alle notizie di «Politika» e che cosa chiedete al governo serbo?

Abbiamo subito iniziato a scioperare, abbiamo scioperato 5 giorni in piazza, a temperatura sotto zero, abbiamo presidiato il Comune e alla fine siamo stati piegati. Dovevamo firmare perché il governo, per bocca del ministro dell'economia Mladjan Dinkic, ci ha promesso una indennità e ha detto: «Se continuate con gli scioperi non avrete nemmeno l'indennità». Sono ventimila dinari, 200 euro al mese. Per capire le condizioni di vita in Serbia, qui il paniere mensile è di 450 euro al mese solo per comprare farina, zucchero, le cose elementari per vivere insomma. Al governo serbo chiedevamo il prolungamento delle sovvenzioni e il mantenimento dell'occupazione per i lavoratori della Zastava automobili ancora in carica, di non fare licenziamenti. Abbiamo perduto. Siamo stati costretti alla resa dal nostro ministro dell'economia, quello che ha firmato l'accordo con la Fiat nel 2008. C'è un'altra cosa che vogliamo denunciare: la Fiat serba ha già cominciato ad assumere dall'ufficio di collocamento qualche lavoratore perché loro prenderanno - se davvero si realizza la previsione di 200mila vetture all'anno dal 2012 - una sovvenzione statale per ogni nuovo assunto. Insomma, i nuovi assunti Fiat saranno praticamente pagati dal governo serbo, lo stesso che scarica i lavoratori Zastava.

Che messaggio inviate ai lavoratori italiani della Fiat impegnati in questo momento in uno scontro decisivo?

Che almeno i lavoratori Fiat nel mondo devono essere uniti e coordinare le iniziative di lotta. Come uno sciopero internazionale. Solo così si può vincere questa battaglia. Lo ripetiamo dal '99. Insistiamo perché si realizzi al più presto un nuovo coordinamento sindacale in Italia. Anche perché ora si prevede che la Fiat serba, Fas, monterà la Punto entro il mese di maggio, per avviare la produzione di 9mila vetture di scorta, ma poi anche la Fas sarà chiusa per sei mesi, per finire tutte le ricostruzioni e le preparazioni per la nuova produzione prevista.





31/12/2010: Zastava Vozila, brutte sorprese di Capodanno

L'anno 2011 comincia con brutte notizie da Kragujevac

Il Governo serbo ha deciso di chiudere Zastava Auto il 5 gennaio 2011 (*). Il destino di questi lavoratori è dettagliatamente descritto nel report di Riccardo Pilato e Gilberto Vlaic, Zastava Auto: Ultimo Atto.

Lo scorso 29 dicembre la manifestazione del migliaio di lavoratori minacciati di licenziamento è sfociata nel tentativo di occupazione del Municipio di Kragujevac. A seguito di questi fatti il dirigente sindacale del sindacato Samostalni dei metalmeccanici, Zoran Mihajlovic, è stato ricoverato (come già era successo in passato) nel reparto di cardiologia dell'Ospedale di Kragujevac per nuovi problemi al cuore, chiaramente causati dallo stress di questa vicenda drammatica, che in pochi anni ha visto circa30mila lavoratori sbattuti fuori dalla "Zastava", e solo un migliaio re-impiegati dalla FIAT a condizioni infami.




http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=20054


FIAT Serbia. Un caso classico di imperialismo

di Andrea Catone

su L'ERNESTO 3/2010


Le bombe della NATO del 1999 sono servite a smantellare il regime di difesa sociale della RFJ e a svendere il paese alle multinazionali. E servono oggi a ricattare gli operai FIAT di Torino, di Termini Imerese, di Pomigliano…

La politica delle multinazionali che contrappone i lavoratori su base nazionale va combattuta con l’internazionalismo, costruendo unità e lotta comune a livello europeo e mondiale

L’annuncio di Marchionne

Kragujevac, 23 luglio 2010. Siamo nell’ufficio del sindacato “Samostalni”, che organizza la grande maggioranza dei lavoratori serbi, con Rajka Veljovic, responsabile delle relazioni internazionali, Zoran Mihajlovic vicesegretario nazionale e Radoslav Delic, segretario dei metalmeccanici della Zastava. Come ogni anno, siamo qui per la consegna delle donazioni delle adozioni a distanza dell’associazione “Most za Beograd – un ponte per Belgrado in terra di Bari”, costituitasi nel 1999 contro la “guerra umanitaria” della NATO alla RFJ. Ma non c’è quasi la possibilità di parlare. Il telefono del sindacato è bollente, da ogni parte d’Italia, e non solo, vogliono notizie sull’annuncio-bomba di Marchionne: la FIAT può spostare la produzione da Torino, dove i lavoratori scioperano, a Kragujevac, dove dall’inizio dell’anno la FIAT ha preso effettivo possesso della Zastava automobili. I principali quotidiani hanno titoli a molte colonne. E con una certa precisione elencano tutti i buoni motivi per spostare la produzione in Serbia, le condizioni davvero vantaggiose concesse dal governo serbo: esentasse, capannoni e terreno gratuiti, altri milioni di finanziamenti. Salari da 300 euro. Finalmente i serbi, dopo essere stati bombardati, sono domati e pronti a fornire forza lavoro qualificata a buon mercato.

Così, a 11 anni di distanza, le bombe lanciate su Belgrado sono servite non solo a colpire la popolazione, ad ucciderla, ferirla, affamarla, stremarla, distruggendo la base produttiva del paese, sottoposto a pesanti ricatti, per piegarlo ai voleri imperialisti, con il bastone della sottrazione del Kosovo (che la risoluzione del consiglio di sicurezza dell’ONU del 1999 prevedeva parte integrante della Serbia) e la carota di una possibile ammissione nel club della UE. Quelle bombe ora servono anche alla feroce guerra che il padronato, la punta di lancia del padronato italiano, la FIAT, conduce contro gli operai in Italia. Le bombe della NATO del 1999 sono servite a smantellare il regime di difesa sociale della RFJ guidata da Slobodan Milosevic e a svendere il paese alle multinazionali, costringendo i lavoratori serbi alle condizioni che essE impongono. E servono ora a ricattare gli operai FIAT di Torino, di Termini Imerese, di Pomigliano: o accettate il diktat della FIAT o delocalizzo in Serbia. Il caso Zastava-FIAT è un esempio da manuale di globalizzazione imperialistica. Ci illustra il legame tra guerra guerreggiata e lotta economica e ci dice anche che l’impegno contro la guerra imperialista per la classe operaia non si basa soltanto su un’alta coscienza morale, ma anche su un diretto interesse di classe. La guerra imperialista, in una fase di grave crisi economica e di sfrenata competizione mondiale, non colpisce soltanto i popoli di altri paesi – serbi, iracheni, afghani: l’elenco delle aggressioni USA e NATO del nuovo secolo potrebbe continuare – ma anche il proletariato del paese imperialista. Marchionne punta sulla concorrenza tra lavoratori, sulla lotta per la sopravvivenza tra chi è impoverito e chi sta ancora peggio.

Con uno scatto d’orgoglio i segretari del sindacato stilano un comunicato in cui rifiutano il gioco al massacro dei lavoratori contro lavoratori, invitando all’unità di tutti i lavoratori del gruppo FIAT. L’internazionalismo tra lavoratori è rimasto nel dna di alcuni di loro, nonostante i bombardamenti mediatici, l’assedio, la fame, i ricatti, o anche grazie a questo. Hanno provato a praticarlo seriamente i compagni della Zastava. Non a caso hanno promosso incontri internazionali e stabilito un rapporto con la CGIL, con la FIOM di alcune città e regioni italiane, col coordinamento delle RSU.

Anni ’50-60: nasce l’industria automobilistica jugoslava

Con la formazione della RFSJ la fabbrica sorta nel 1851a Kragujevac (capitale serba fino al 1839 sotto il regno di Milos Obrenovic) come fonderia di cannoni col nome di Vojno-Tehnicki Zavod, e che aveva cominciato negli anni 1930 a produrre per l’esercito jugoslavo camion su licenza Ford e poi, dopo la Liberazione dal nazifascismo, jeep su licenza di Willys-Overland, prende il nome (1° gennaio 1946) di Crvena Zastava (Bandiera rossa). Alla fine degli anni 1940, la RFSJ dopo la rottura col Cominform e con l’URSS (1948) dibatte al suo interno il modello di sviluppo. Con il referendum del 26 agosto 1953 le maestranze della fabbrica autogestita di Kragujevac, rimaste senza lavoro per il trasferimento di gran parte della produzione di armi nelle altre repubbliche jugoslave, si pronunciano a larghissima maggioranza (96%) per la scelta - inizialmente avversata da una parte dei comunisti jugoslavi - di costruire autovetture ad uso privato. Un anno dopo, nell’agosto 1954, viene siglato l’accordo con la FIAT. Si inizia con la FIAT Campagnola, poi nel '55 arriva la Zastava 600 B, detta Fica, nel 1971 la Zastava 101 e poi l'utilitaria Yugo 45, che monta il motore della FIAT 127; a fine anni '80 la Florida, la cui linea è stata impostata dal designer italiano Giorgio Giugiaro.

Anni ’70: la massima espansione

Gli anni 1970-80 vedono un crescente sviluppo della fabbrica, che nel 1975 festeggia la produzione della milionesima vettura. Circa 30.000 addetti producono nel 1977 200.000 vetture all’anno, soddisfacendo gran parte della domanda interna jugoslava (300.000 vetture). Dal 1971 la fabbrica comincia ad esportare sul mercato dei paesi occidentali, in Europa (Grecia, Francia, Italia: la Koral col marchio Innocenti) e negli USA, che importano la Yugo 45. Alla fine degli anni ’70 l’organico a Kragujevac raggiunge le 40.000 unità, la produzione 255.000 vetture, con un fatturato di circa 2,2 milioni di dollari. La Zastava collabora con circa 200 imprese jugoslave; 500.000 persone in tutto il paese lavorano direttamente o indirettamente con essa.

Negli anni ’80, nonostante il rallentamento dei ritmi di sviluppo che colpisce le economie socialiste europee (sia quelle più centralmente pianificate di tipo sovietico che quelle decentralizzate, come la Jugoslavia) la Zastava di Kragujevac si mantiene intorno a questi standard produttivi. Nel 1989, alla vigilia del sanguinoso disfacimento della federazione jugoslava, la Zastava produce 223.000 veicoli, esportati in 70 paesi. Il gruppo Zastava si compone di 47 imprese presenti nelle diverse repubbliche jugoslave e occupa 56.000 addetti.

Anni ’90: anche la Zastava va a pezzi

Con la dissoluzione della Jugoslavia va a pezzi anche la Zastava. A Spalato, in Croazia, la Jugoplastika produceva gli interni e poi vi erano altri stabilimenti in Kosovo, Slovenia e Bosnia. Quelle che erano relazioni del tutto interne alla fabbrica divengono relazioni internazionali, per di più tra paesi in guerra. Si aggiunga l’embargo e si comprende come debba essere riorganizzata e reinventata tutta la produzione, che nel 1991 crolla a meno di 10.000 vetture. I salari reali, che negli anni ’80, a parità di potere d’acquisto, non erano inferiori a quelli di un operaio italiano e consentivano un discreto tenore di vita, con le guerre e le sanzioni contro la RFJ precipitano a livelli infimi.

Nel frattempo, la campagna iconoclasta anticomunista che ha investito l’URSS e l’Europa centro orientale e non risparmia i Balcani, porta a cambiare la toponomastica delle città, che riprendono i vecchi nomi di principi e zar in luogo dei combattenti partigiani e comunisti. Anche il nome della fabbrica di Kragujevac viene “ripulito” dal rosso e rimane soltanto Zastava, bandiera.

1999. I bombardamenti della NATO

Nella primavera del ‘99 la NATO scatena l’aggressione contro la RFJ, con bombardamenti terroristici e distruttivi. Il generale clintoniano Wesley Clark dichiara di voler riportate la Serbia 50 anni indietro. La fabbrica di automobili diviene uno dei principali obiettivi militari. Due massicci bombardamenti, il 9 e 12 aprile, la distruggono, nonostante i lavoratori si pongano sul piazzale come “scudi umani”: 140 sono feriti durante il primo raid, 30 pesantemente, mentre altri 36 sono feriti nel secondo. Colpiti in pieno il reparto automatizzato di verniciatura e il centro di informatica costato 10 milioni dollari, che gestiva i dati per tutti gli stabilimenti Zastava in Serbia. Colpita anche la centrale teromoelettrica che serviva tutta la città. 37.500 persone restano senza lavoro:

… Tutte le foto, i film ecc. visti in precedenza non hanno reso giustizia nemmeno approssimativamente alla misura della distruzione, dell'annientamento, della violenza criminale di bombe e missili. … Strano anche come proprio la disintegrazione degli utensili, dei banchi da lavoro, dei martelli, delle tenaglie, delle morse, delle barre, dei chiodi e delle viti (spianati e spezzati persino gli elementi più piccoli) mi abbia colpito più di quella dei grandi macchinari. Era come se con questi utensili — una volta "utensile" non significava "segno di umanizzazione"? — le criminali potenze celesti avessero annientato in tutto il circondario il lavoro, vale a dire ogni cooperare ed esistere (l'esserci), per un tempo indeterminato. E strano anche come la vista delle centinaia di macchine semifinite o quasi finite schiantate e bruciate sulle loro sospensioni e catene di montaggio mi abbia addolorato — io che dalle automobili di solito distolgo gli occhi -, mi abbia addolorato come se si trattasse di esseri viventi ai quali una potentissima entità del Male avesse in un colpo solo (in realtà i colpi sono stati ben più d'uno) disintegrato la più intima essenza. E al centro della superba (sì) opera dell'uomo (sì) l’altrettanto superba, nobile centrale termoelettrica (toplana) che riforniva l'intera Kragujevac (circa 200.000 abitanti) e adesso, invece che di caldaie e tubi scintillanti, consiste solo di brandelli e sfilacciature... da un pezzo questa non è più un'azione militare, ma un paralizzare, peggio ancora, un colpire-al-cuore, peggio ancora, un mandare alla malora e spazzare via dall'area di conquista un intero paese, un intera Parte della Terra![1].

Zastava 1999
Stato degli stabilimenti Zastava di Kragujevac dopo l'attacco NATO

Resistenza operaia e internazionalismo

Tuttavia, un mese dopo la cessazione dei bombardamenti, si avvia la ricostruzione della fabbrica. Uno straordinario lavoro volontario di migliaia di operai spazza via le macerie, recupera tutto il recuperabile. Già nell’estate del 2000 la fabbrica riprende a funzionare.

Ma la volontà di resistenza è espressa chiaramente anche dal sindacato Samostalni, che il 28 luglio 1999 promuove tra le macerie della fabbrica bombardata un’assemblea sindacale cui partecipano rappresentanti sindacali italiani, belgi, della Macedonia, della Repubblica Serba di Bosnia, e delegati delle più importanti aziende della Jugoslavia. L’assemblea invita all’unità tra i sindacati delle repubbliche jugoslave, indipendentemente dall’appartenenza etnica, religiosa e politica, e si appella ai sindacati europei per azioni di solidarietà e di lotta.

Ottobre 2000. Colpo di stato neoliberista

Nella RFJ, pur sottoposta a un pesantissimo regime di sanzioni, si mantiene un sistema di difesa sociale e garanzie per i lavoratori. Per quanto riguarda prezzi, affitti, sanità, il governo tratta con il Sindacato e stabilisce programmi sociali a costi calmierati, contrattati tra le parti sociali[2].

La struttura economica della RFJ sotto la guida di Slobodan Milosevic è indicata nei rapporti delle banche e degli istituti di ricerca occidentali come ancora troppo “socialista”. Così ad esempio il potente International Crisis Group, finanziato dall’Open Society Institut di George Soros e composto dai più importanti uomini dell’economia, della finanza, della politica occidentali, scrive nel suo rapporto dell’agosto 2000: “Fondamentalmente il carattere dell’economia rimane socialista e controllato dal centro. La privatizzazione dei primi anni ’90 […] ebbe come risultati il permanere di una forte partecipazione statale – il 42% – nelle imprese “privatizzate” e una successiva ‘statalizzazione’ dell’economia. Una nuova legge fu messa in cantiere nel 1997 non per ravvivare il processo di privatizzazione ma per mantenere il controllo statale sulle imprese privatizzate. […] Alla fine del 1998 lo stato possedeva un terzo delle industrie privatizzate, il 40% del quale sotto forma di proprietà sociale, mentre solo il rimanente 27% era in mano privata. In base alle informazioni disponibili, da allora non è cambiato molto, e la nuova legge che sta ora venendo redatta non fa altro che confermare la situazione precedente, dato che il 60% della proprietà resterebbe comunque nelle mani dei lavoratori, impedendo agli investitori di acquisire il controllo della gestione” [3]. Anche gli industriali italiani lamentano “pregiudizi di natura ideologica” e norme “in contrasto con la normativa caratteristica di un’economia di mercato. Tra queste va annoverata la ripresa dell’istituto della ‘partecipazione dei dipendenti alle decisioni per mezzo del consiglio dei dipendenti’, la disposizione per cui il governo federale, nel caso di un pericolo di destabilizzazione del mercato, potrà assumere la gestione delle imprese in difficoltà e, molto importante, il mantenimento della figura dell'impresa di ‘proprietà sociale’”[4]. Anche per la European Investment Bank “a differenza dei suoi vicini l’economia serba conserva molto dell’eredità socialista. […] le spese pubbliche sono 2/3 del PIL. L’economia resta fortemente regolata, dominata dalle imprese di stato o a proprietà sociale. L’86% di tutto l’impiego è nello stato o nei settori a proprietà sociale[5].

È fondamentalmente per questo che il 5 ottobre 2000 Slobodan Milosevic viene rovesciato da un colpo di stato, sul modello delle “rivoluzioni colorate” promosse da Soros e dalla CIA nei paesi ex socialisti, dalla Georgia all’Ucraina. A Kragujevac la reazione colpisce con azioni squadristiche i sindacalisti legati al partito socialista.

Il cambiamento di regime è l’inizio di una lenta agonia della fabbrica. La storia della Serbia degli ultimi 11 anni è quella di un continuo pressante ricatto delle “democrazie occidentali” per assoggettare definitivamente il paese e accaparrarsi le sue risorse. Dopo l’arresto di Milosevic si avvia la politica di privatizzazioni e svendita delle grandi imprese pubbliche.

2001-2010. Massacro sociale e ricatti imperialisti

Nell’aprile 2001 comincia il massacro sociale dei lavoratori della Zastava. La vendita della compagnia è una condizione essenziale posta dal FMI nel pacchetto di ristrutturazione economica della Serbia. La privatizzazione della ZASTAVA prevede la scomposizione del gruppo in unità produttive indipendenti l'una dall’altra, con una fortissima riduzione degli occupati: oltre 14.000 su 30.000. La situazione peggiore è alla Zastava Automobili, dove, su 13.500 lavoratori, risultano 10.000 “esuberi”, ai quali vengono offerte tre opzioni: 1. Abbandonare definitivamente la fabbrica con un bonus di 100 € circa per ogni anno di anzianità di fabbrica. 2. Iscriversi all'Ufficio di mobilità e collocamento (occupazione e formazione) del Gruppo Zastava (Zastava Zaposljavanja i Obrazovanja – ZZO) con il compito di tentare un pressoché impossibile ricollocamento, con un sussidio, pari al 45% del salario, per un massimo di 4 anni. 3. I lavoratori cui mancano 6 o meno anni al pensionamento potranno solo iscriversi all'ufficio di collocamento pubblico o a quello del Gruppo Zastava, ricevendo un’indennità non superiore al 60% del reddito medio sino ad un massimo di 24 mesi.

Nonostante forti e massicce manifestazioni di operai, che in 4000 “assediano” il municipio di Kragujevac, dove tre ministri serbi (finanze, economia, lavoro) presentano il programma del governo per il Gruppo Zastava il piano di ristrutturazione passa. A luglio 2001 il referendum proposto dal governo (Marchionne a Pomigliano non ha inventato nulla) è di fatto senza alternative. Sulla scheda si chiede agli operai se sono "a favore del programma del governo", oppure "a favore del fallimento della fabbrica”. Sul 74% di partecipanti al voto, il 73% accetta il piano. Si avvia il primo licenziamento collettivo in Serbia dal 1945.

Corvi e avvoltoi

Sulla fabbrica agonizzante volteggiano i corvi. L’11 ottobre 2002 il governo Djindjic firma un preaccordo di cessione della Zastava Automobili con l’imprenditore americano Malcom Bricklin, che negli anni ’80 aveva importato negli USA la Yugo. Ma la cosa non va in porto. Il successivo pretendente, Stevan Pokrajac, un serbo di mezza età emigrato in Canada, millanta disponibilità finanziarie che non possiede.

A fine luglio 2005 si annuncia un accordo con la FIAT – siglato poi a dicembre - per l’assemblaggio a Kragujevac della “Punto”, che si prevede di esportare in tutto l’est Europa, con un occhio particolare alla Russia, con cui la Serbia ha notevoli facilitazioni doganali. La FIAT cancella parte del debito della Zastava, che però dovrà versare i restanti 11 milioni e mezzo di euro entro un anno (li procura con l'alienazione della rete delle concessionarie in Croazia e in Macedonia e delle case vacanza al mare dei lavoratori in Croazia). Con un finanziamento di 15 milioni di euro dello stato serbo si acquisteranno le attrezzature necessarie per produrre la Zastava10 (il nome serbo della Punto), e per rinnovare il reparto verniciatura, distrutto dai bombardamenti della NATO nel 1999.

A giugno 2007 esce dallo stabilimento la prima Zastava10. Ma si tratta solo di assemblaggio, con l’impiego di appena 300 operai: tutti i pezzi vengono portati dall’Italia.

Tra l’estate 2006 e 2007 scioperi e manifestazioni promossi dal Samostalni scuotono Kragujevac e Belgrado. I lavoratori chiedono chiarezza sulla politica industriale del governo serbo e la prosecuzione di quel minimo di difese sociali per gli “esuberi” all’Ufficio di mobilità-collocamento, che avrebbe già dovuto chiudere nel 2005 e ha invece continuato ad erogare i sussidi grazie alla mobilitazione dei lavoratori. Ma nell’estate del 2007, nonostante presidi, cortei, blocchi stradali e uno sciopero della fame di alcuni lavoratori, il governo serbo ne sancisce la chiusura[6].

La joint venture FIAT Auto Serbia (FAS)

L’accordo per la Punto apre la strada alla successiva costituzione della società tra Fiat e stato serbo, con il passaggio della Zastava alla FAS (FIAT Auto Serbia). Nel dicembre 2007 la Zastava è pronta per la vendita sul mercato internazionale, sono interessati FIAT, GM, Ford, nonché indiani e cinesi. Il 29 aprile 2008, due settimane prima delle elezioni politiche (dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo le forze politiche neoliberiste e filo imperialiste serbe sono in difficoltà), il presidente della Repubblica serba Boris Tadic ed il vicepresidente della Fiat Altavilla, alla presenza del ministro dell'economia Dinkic, firmano un preaccordo. Si annuncia con molta demagogia la produzione di 300.000 vetture l'anno entro il 2010, con l’assunzione di 5000 operai. Il Memorandum del 6 maggio 2008 prevede che la Fiat sia affrancata per 10 anni da tutte le tasse locali, mentre, nel caso in cui l'azienda mista serbo-italiana desideri aumentare la propria capacità produttiva a Kragujevac - che nel frattempo ottiene lo status di zona franca doganale - potrà disporre gratuitamente del terreno edificabile.

A fine settembre 2008 – mentre esplode la crisi finanziaria mondiale col fallimento clamoroso di banche USA ed europee – il Sole24ore annuncia che con l’intesa siglata il 29 9 2008 si realizza il più grande accordo economico da quando Marchionne è arrivato al Lingotto nel 2004, il più grande investimento estero in Serbia dopo Milosevic: 940 milioni di euro, per produrre 200.000 vetture l’anno. Nasce la joint venture tra FIAT (67%) e governo serbo proprietario della Zastava (33%). Dopo la Polonia, scrive il quotidiano di Confindustria, l’avvio della produzione di auto in Serbia è un tassello fondamentale per la FIAT. L’intesa si estende anche a IVECO e Magneti Marelli, si prevede la produzione di 2200 autobus l’anno. Naturalmente, occorrerà attenersi agli standard FIAT: “zero scarti, zero difetti, zero rotture, zero inventari”[7].

Da marzo 2009 la Zastava smette di produrre i suoi vecchi modelli, mantenendo solo l'assemblaggio della Punto Classic. Tonnellate di macchinari sono ceduti come rottami all’acciaieria di Smederevo, svenduta nel 2003, con i suoi 8000 dipendenti, alla multinazionale USA U.S. Steel Serbia.

Un anno dopo la firma dell’intesa con la FIAT, un articolo del quotidiano belgradese Politika denuncia una situazione pesantemente svantaggiosa per la Serbia. A settembre 2009 nessuno degli impegni assunti dalla FIAT è stato mantenuto, e le radiose prospettive di una produzione di 200.000 unità all’anno con incremento di migliaia di posti di lavoro appaiono molto fumose. La Fiat non ha versato entro il 31 marzo 2009 i 200 milioni del capitale iniziale, non fa partire per il 2010 la produzione del nuovo modello, ma continua con l’assemblaggio della Punto sugli impianti che la Zastava aveva pagato nel 2006 14 milioni di euro: tutto a spese dei serbi che pagano spese generali, salari e contributi. La Fiat invece, senza investire nemmeno un euro, incassa il 10% per ogni vettura venduta. La sua unica spesa è per le retribuzioni dei 35 manager Fiat residenti a Kragujevac[8].

Dov’è il contratto collettivo?

Il 23 dicembre 2009 si firmano gli annessi al contratto della joint venture per la creazione di FAS. Con il passaggio effettivo della Zastava alla FIAT agli inizi del 2010, il sindacato non ha più alcuna agibilità in fabbrica. Il passaggio delle maestranze dalla Zastava alla FAS avviene attraverso una selezione inoppugnabile della FIAT, senza alcun intervento possibile del sindacato. Dei circa 2500 lavoratori rimasti, Fiat ne assume 1000, con un contratto individuale, le cui clausole sono ignote al sindacato: ogni nuovo assunto ha dovuto firmare l’obbligo di non fare dichiarazioni di alcun tipo sull’azienda. I rimanenti, con un’età media di 46 anni, hanno ben poche speranze di essere assunti.

Ma le prospettive di sviluppo del mercato dell’auto sono piuttosto oscure. Senza incentivi statali le Punto si vendono meno. A fine luglio 2010 ve ne erano 4500 sul piazzale della fabbrica, con i lavoratori in cassa integrazione.

L’internazionalismo necessario

Intanto, si procede con la politica degli annunci ottimistici. Il 10 ottobre il ministro serbo Dinkic parla di 1400 nuove assunzioni e aumento della capacità produttiva con due nuovi modelli da esportare nella UE e negli Stati Uniti. Ma bisogna ricordare che la FIAT ha annunciato spesso piani industriali che ha più volte cambiato di sana pianta.

I lavoratori serbi, dal canto loro, continuano a resistere e a lottare, rivendicando un contratto collettivo che, sulla base del contratto nazionale, non calpesti la dignità del lavoratore. E sono consapevoli che la strategia delle multinazionali che contrappone i lavoratori su base regionale e nazionale, italiani a serbi, serbi a polacchi, va combattuta con l’internazionalismo, costruendo unità e lotta comune dei lavoratori a livello europeo, meglio, mondiale: “se sciopera il nostro compagno in Italia o in Spagna, bisogna trovare la forza di scioperare in tutte le fabbriche Fiat del pianeta, perché solo così è possibile opporsi validamente al padrone, che altrimenti ha gioco facile ad isolarci, a contrapporci e a batterci gli uni dopo gli altri”[9].

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[1] Peter Handke, Un disinvolto mondo di criminali, Einaudi, Torino, 2002, pp. 63-65.

[2] Cfr. Enrico Vigna, “La condizione dei lavoratori in Serbia a 5 anni dalla guerra umanitaria”, in L’Ernesto n. 2/2004. [anche su Resistenze.org]

[3] Cfr. il rapporto dell’ICG sulla Serbia, in ICG Balkans Report, n. 99, Belgrade/Washington/Brussels, 17.8. 2000. (corsivo mio, AC).

[4] Proposte dell’industria italiana per la ricostruzione dei Balcani, Quadro generale: Serbia (sito Bernabè, dopo le sue indicazioni del 29 luglio '99) redatto da DGR Consulting S.r.l., Trieste.

[5] Balkan Task Force, European Investment Bank, Problemi di uno sviluppo a lungo termine per il Sud Est europeo, Luxemburg, 28 luglio 1999.

[6] Cfr. Enrico Vigna, “Serbia: ennesimo durissimo attacco alle condizioni di vita dei lavoratori Zastava”, l'ernesto, 21/09/2007.

[7] Carlo Marroni, “Maxi-joint della Fiat in Serbia”, Il Sole24ore, 30.9.2008, p. 23.

[8] Nenad Popovic, “Buon compleanno cara Fiat”, Politika, 24 settembre 2009. Sulle condizioni di favore concesse alla FIAT, cfr. anche il sito dell’agenzia per gli investimenti esteri del governo serbo, http://www.siepa.gov.rs/site/en/home.

[9] Radoslav Delic, “Ci hanno affamato, ora ci ricattano. Per questo dobbiamo lottare insieme”, in Liberazione 25.7.2010.




Segnaliamo che un interessantissimo articolo sul calvario della Zastava Auto di Kragujevac, oggi requisita dalla FIAT con un colpo di mano imperialista di quelli da manuale, appare sul numero 3-4/2010 de L'ERNESTO:

FIAT SERBIA: UN CLASSICO CASO DI IMPERIALISMO
di Andrea Catone


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E' disponibile inoltre una nuova intervista in serbocroato a Zoran Mihajlovic,
segretario generale del sindacato Samostalni della Fiat Auto Serbia e della Zastava Automobili di Kragujevac
e Vicesegretario dei metalmeccanici serbi del Samostalni:

Zastava, FAS i Fijat: Intervju sa Zoranom Mihajlovićem (Crvena Kritika)
http://www.crvenakritika.org/ekonomija/173-zastava-fas-i-fijat-intervju-sa-zoranom-mihajlovicem
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6926

Questa intervista dovrebbe essere presto disponibile anche in lingua italiana.

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Lettera dei sindacalisti Zastava agli adottanti italiani

La lettera che segue è stata inviata, in forma adattata per ciascun referente specifico, alle associazioni di solidarietà che da anni mantengono progetti di sostegno alle famiglie dei lavoratori della Zastava bombardata.
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JEDINSTVENA SINDIKALNA ORGANIZACIJA ZASTAVA
Adresa : Trg Topolivaca 4, 34000 Kragujevac
Telefon/Faks : 034/335 367 & 335 762 - lokal : 22 69 - Elektronska pošta : jsozastava @ nadlanu.com

Care amiche, cari amici

Siamo a distanza di 20 anni da quando è iniziato il disastro nei Balcani, lo sfascio di un grande paese che fu l’esempio di convivenza multietnica; poi arrivarono l’embargo e missili del 1999 che rasero al suolo la piccola Yugoslavia già distrutta e impoverita dalle sanzioni.

Cosa è cambiato in un decennio?

Il nostro paese ora si chiama Serbia (dal 1882 fino ad oggi 9 volte ha cambiato nome), la maggioranza della popolazione si dichiara ancora come yugoslavi, siamo in 7 milioni e secondo le statistiche uno su 10 vive sotto la soglia della povertà. La piú colpita è la fascia dei bambini, particolarmente i malati e figli dei profughi.

Cos’è la soglia della poverta in Serbia? Sono 8.800 dinari cioè chi spende meno di 80 euro al mese, piu precisamente 2,5 euro al giorno per cibo, bollette, vestiario, istruzione, sanità ecc.

Con cambio dinaro/euro la povertà aumenta ogni giorno e cresce il numero di mense popolari dove alle famiglie viene consegnato un pasto al giorno (per queste famiglie l’unico pasto nella giornata).

Il salario medio in Serbia è 321 euro al mese, la pensione media 193 euro al mese (Istat – 25.11.2010.).

Secondo l’ISTAT serbo il paniere mensile a settembre del 2010 (di una famiglia media di 4 membri) e stato 85.479,63 dinari cioé 810 euro.

Per quanto riguarda “l’affare del secolo“ secondo il governo serbo riferito al contratto con la Fiat, fino ad oggi alla FAS (Fiat Auto Serbia) si fa solo l’assemblaggio della vettura Punto con i pezzi che arrivano dall’Italia; per parecchi mesi la maggioranza dei lavoratori è stata in cassa d’integrazione 2 settimane al mese con salario medio di 270 euro al mese. Ora tutti lavorano (1050 lavoratori della FAS) per assemblare le scorte di auto entro Pasqua perchè dalla Pasqua fino a novembre del 2011 saranno tutti in cassa d’integrazione. Ora percepiscono un salario di 300 euro al mese.

Nel frattempo 1.600 lavoratori della fabbrica Auto che non sono stati assunti dalla FIAT aspettano una soluzione per il futuro.

Cari amici e compagni, speriamo che i dati di cui sopra possano aiutarvi a immaginare la vita in Serbia ed innanzitutto a capire quanto sia ancora prezioso il vostro contributo di solidarietà. Noi sappiamo che una grave crisi economica ha colpito pure il vostro paese ma vi invitiamo a non far cessare il vostro contributo di solidarietà per aiutare questi ragazzi sfortunati a finire gli studi e costruire assieme ai vostri figli un mondo migliore senza guerre, odio etnico e con lavoro per una vita dignitosa.

Rajka Veljovic
Ufficio relazioni estere e adozioni a distanza

Radoslav Delic
Segretario generale Sindacato ZASTAVA

Kragujevac, 30 novembre 2010





Non bombe ma solo caramelle - onlus
Viaggio a Kragujevac 20-24 ottobre 2010

Intervista a Zoran Mihajlovic,
segretario generale del sindacato Samostalni della Fiat Auto Serbia e della Zastava Automobili di Kragujevac
e Vicesegretario dei metalmeccanici serbi del Samostalni

(a cura di Gilberto Vlaic)


Domanda:
c’è stata la riunione dei Sindacati Metalmeccanici a Bruxelles a settembre; come è andata?

Risposta:
l’incontro di Bruxelles era stato pensato come l’inizio di una rete dei sindacati presenti nelle fabbriche FIAT in tutta Europa; erano presenti 32 rappresentanti sindacali di 12 Paesi di tutta Europa e Peter Scherrer della Confederazione Europea dei Sindacati (segretario della Fédération Européenne des Métallurgistes).

Zoran è stato invitato insieme ad un altro rappresentante sindacale serbo del sindacato Nezavisnost; la traduzione era piuttosto carente e non è riuscito a capire esattamente tutto anche se i documenti preliminari erano stati tradotti preventivamente in Serbo.

L’argomento principale era la ristrutturazione della FIAT in due strutture separate: industria auto da una parte e camion e macchine agricole e trasporti in genere dall’altra. Ristrutturazione che dovrebbe essere completata entro l’anno 2010.
C’è la preoccupazione che questo comporterà la scomparsa di un interlocutore unico e che dovranno essere organizzati due luoghi diversi di contrattazione, cosa che porterà ad un indebolimento del Sindacato.
Altra preoccupazione: a chi saranno dati in carico i debiti della Fiat?
La delegazione italiana voleva una conclusione concreta della riunione ma non c’è una visione comune tra tutti i sindacati, questa volta a frenare erano gli Spagnoli e come sempre i Polacchi; l’incontro è stato interrotto a metà senza alcun accordo.

Zoran è rimasto molto deluso perchè è la seconda volta che si sono incontrati (il precedente incontro era di settembre 2009) senza avere alla fine conclusioni concrete perchè hanno sempre parlato di quello che farà la Fiat e mai di una strategia sindacale.
Non si è neppure parlato dell’accordo di Pomigliano.

Domanda:
l’accordo del Governo serbo con il FMI (prestito di 2.9 miliardi di euro) del febbraio scorso prevedeva il blocco delle pensioni e licenziamenti massicci nel pubblico impiego.

Risposta:
non è successo niente e non sono noti i meccanismi di impiego di quei soldi.

Domanda:
durante la vostra permanenza in Friuli V.G. ad agosto scorso si era detto di uno sciopero generale al 29 settembre.

Risposta:
abbiamo organizzato recentemente vari scioperi, fino ad ora tre in tre città differenti, l’ultimo ieri (il 22 ottobre) a Novi Sad, c’erano circa 10.000 persone.
Purtroppo noi abbiamo un boicottaggio mediatico totale e nulla esce sulle televisioni.
Sui nostri telegiornali si parla degli scioperi in Francia, in Grecia, in Italia, ma non se de dicono i motivi; in questo modo è stata anche la manifestazione della FIOM del 16 ottobre a Roma: non si sapeva chi l’aveva organizzata e perchè.

La segreteria nazionale del Samostalni ha deciso di lanciare un referendum contro la legge proposta dal governo sulle pensioni. Il Governo ha ritirato immediatamente la legge, che prevedeva un aumento dell’età pensionabile, la cancellazione dei diritti per lavoratori sottoposti a lavori usuranti ed una modifica al ribasso per i parametri per il calcolo della pensione, che potrebbero arrivare addirittura al 30% del salario medio.
Questo perchè questo referendum potrebbe significare la caduta del governo.

Sulla Zastava (per accorciare la parte scritta ometto di riportare le domande che noi abbiamo posto, ma riporto solo le risposte):

Zastava Kamioni

La Iveco non è interessata ad entrare nella fabbrica, e la situazione è totalmente incerta.
I lavoratori sono circa 700, la produzione è bassissima, poche decine di camion all’anno.
La paga media è di 320 euro.

Fiat Auto Serbia (FAS) e Zastava Auto (cioè quella parte dei lavoratori rimasti a carico del Governo)

I lavoratori FAS sono 1000, come prima, e Zastava Auto 1600.
La fabbrica al momento è un grande cantiere dove entrano sia lavoratori FAS che Zastava Auto.

I lavoratori FAS assemblano la Punto nella unica linea rimasta, mentre gli altri lavorano sulla ricostruzione dei reparti.

Il Sindacato ha chiesto un aumento dei salari in FAS e proclamato uno sciopero per il 19 ottobre.
La Fiat ha risposto dichiarando il 19 ottobre giorno non lavorativo.
La risposta finale di Zoran è stata che la Fiat non potrà dichiarare sempre giorni non lavorativi e che comunque il primo giorno lavorativo sarebbe stato un giorno di sciopero.
A questo punto il nostro governo ha reagito ed abbiamo avuto un incontro al Ministero dell’Economia, dove è stato deciso di continuare le trattative e Giovanni De Filippis direttore dela FAS è stato letteralmente portato per forza alla fabbrica a trattare con noi e ci siamo messi d’accordo per gli aumenti; questo mese e a dicembre avranno due bonus pari al 50% di una mensilità e da novembre un aumento del 10%.
Il salario attuale medio è di 320 euro per un mese completo di lavoro, cosa che non accade mai.
Questi aumenti sono solo per il lavoratori FAS, non per quelli che sono in Zastava Auto, dove i salari medi sono di 250-260 euro al mese.

L’orario di lavoro attuale è di 5 giorni per otto ore giornaliere, mentre la Fiat propone ora 4 giorni lavorativi con orario di 10 ore; noi abbiamo rifiutato.
La proposta è tesa a risparmiare un giorno di riscaldamento, luce, acqua e indennità di trasporto che è una voce della busta paga.
I nostri lavoratori non riescono già a lavorare le otto ore, perchè i ritmi sono alti e l’età media è molto alta, e dopo venti anni di una vita anormale non sono più in grado di lavorare così.
Se e quando inizieremo la produzione di 200.000 vetture anno i ritmi teoricamente dovrebbero aumentare di 4 volte! Meglio uccidere tutti i lavoratori subito.

A settembre e ottobre hanno lavorato metà mese, la situazione è un po' migliorata e la Fiat si è impegnata a fare orario intero fino ad aprile, perchè poi da aprile a ottobre sarà fermato l’assemblaggio perchè dovrebbero arrivare gli impianti nuovi che dovrebbero essere installati nei capannoni.
Per questi sei mesi di fermo il salario dei lavoratori FAS sarà dell’80%.
Per i lavoratori Zastava auto ci sarà una trattativa con il governo a novembre prossimo.
Quello che non va bene in questo momento è che i subfornitori della Fiat non sono ancora arrivati e noi abbiamo seri dubbi che questi arriveranno; questo vuol dire che l’assunzione di altri mille lavoratori per la futura produzione del nuovo modello potrà essere possibile, ma si tratterà solo di montaggi di pezzi prodotti altrove.
La vettura quindi non sarà un prodotto serbo ma un prodotto italiano montato in Serbia.

Per il 2010 la FAS aveva previsto il montaggio di 30.000 Punto.
Ieri [cioè il 22 ottobre, nota di Gilberto] le televisioni serbe erano piene di trasmissioni che celebravano il montaggio della trentamillesima Punto, spacciandola come produzione del 2010.
In realtà queste 30.000 Punto sono quelle uscite dalla fabbrica a partire dal 30 marzo del 2009.
Nel 2009 sono state 18.000, e nel 2010 fino ad ora 12.000.
Totale 30.000!!!

Quest’anno esiste ancora il bonus governativo di 1000 euro per vettura nuova.
Comunque in relazione alla crisi economica sempre più forte è calata anche la vendita e il Governo ha anche abbassato le tasse sulla importazione di macchine usate, perchè la popolazione ha sempre meno risorse possibili.
Quindi adesso potrete comprare una vettura della stessa fascia della Punto ad un prezzo molto più basso, però usata.
Paradossalmente è cresciuto il mercato della Yugo usata, che non è più prodotta dalla nostra fabbrica.

Fino ad ora l’investimento della Fiat è stato zero. Hanno versato 100 milioni, che sono su qualche conto in qualche Banca.

Tutti gli investimenti che si vedono sono del Governo, il resto sono chiacchiere del Sindaco di Kragujevac e della Fiat, ma con le chiacchiere non si vive.

La nuova linea di produzione non esiste ancora, non è arrivato nulla. Si dice che la fabbrica sarà fermata da aprile fino ad ottobre del 2011 per l’installazione dei nuovi impianti.

Per quanto riguarda i mercati in cui le Punto assemblate sono vendute: oltre alla Serbia, le ex repubbliche jugoslave, l’Africa del Nord, la Siria.

Tra Kragujevac e Batocina c’è l’area di circa 70 ettari di Korman Polje, che dovrebbe essere attrezzata (con spese a carico pubblico) per ospitare i subfornitori della Fiat [vedi nostra relazione di viaggio di ottobre 2009]. La previsione iniziale era che poteva entrare in funzione intorno al 2017; attualmente è tutto fermo, in quanto non sono iniziati neanche gli espropri, se non in minima parte. Se il problema non si risolve entro novembre ci saranno penali da pagare alla Fiat. I terreni al momento sono stati seminati dai contadini proprietari.
Per mettere in funzione Korman è anche necessario finire la bretella autostradale, che necessita di almeno un altro anno e mezzo per essere finita.

Dovrebbe essere inoltre costruita una circonvallazione della città e un tunnel di alcuni chilometri che si dice sia stato appaltato ad una azienda cinese, che dovrebbe inviare 500 minatori.

In conclusione al momento non è arrivato nulla dell’indotto Fiat.

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Nota di Gilberto Vlaic

Su questa vicenda di Korman Polje sono molto recentemente usciti due articoli sul Piccolo di Trieste esattamente opposti tra di loro:
http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2010/09/28/NZ_09_SPAL.html
di AZRA NUHEFENDIC 28-9-2010 dove si dice che tutto a Korman va a rilento

ed il seguente
http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2010/10/14/NZ_09_APRE.html
di Giulio Garau dove si dice che Korman non ci sono problemi e che inoltre parla di 30.000 posti di lavoro in Serbia targati Fiat.


Su questo problema esiste anche un interessante documento del 25-5-2010 di Giovanni De Filippis, Amministratore delegato della FAS, nel quale si possono vedere gli schemi dell’autostrada, del tunnel e di Kozman e capire meglio ciò che dice Zoran in questa intervista.

Secondo Zoran i 30.000 posti di cui parla Garau sono probabilmente quelli che il Governo dice che ci saranno per tutta la Serbia nel prossimo anno (Novosti, del 22 ottobre 2010).

Sempre nell’articolo di Garau si parla della compagnia koreana Yura che ha comperato fabbrica di cablaggi per auto Zastava Elektro a Raca, cittadina della Sumadija a 30 kilometri da Kragujevac; questo acquisto è paradigmatico di come funzionano le privatizzazioni e conviene descriverlo con un certo dettaglio.

La fabbrica era già stata privatizzata nel 2006 ed acquistata da un consorzio di imprenditori privati con a capo Ranko Dejanovic, marito della attuale Presidente della Camera dei Deputati Slavica Djukic-Dejanovic; questa privatizzazione era poi stata dichiarata nulla alla fine del 2008 per il mancato rispetto degli obblighi contrattuali, tra i quali acquisto di macchinari vecchi come nuovi, mancato pagamento dei salari per molte mensilità. I lavoratori avevano manifestato in tutti i modi per sei mesi consecutivi.

Yura ha deciso di acquistare la fabbrica ed ha pagato per questo acquisto 3 milioni di euro al Governo serbo.
L’impegno di Yura è di investire 8 milioni di euro a Raca.
Successivamente Yura ha assunto circa mille lavoratori, ricevendo per ciascuno di essi un contributo di 4.500 euro dal Governo, e cioè 4.5 milioni!!! sufficienti per pagare i salari per circa due anni.
Il Governo serbo si è fatto anche carico di tutte le spese legate al processo di acquisto e di ulteriori 700.000 euro per i costi di training.

Secondo il contratto di privatizzazione la Yura non aveva obbligo di riassumere i lavoratori precedenti e dunque tutti i 285 (meno che otto) si sono licenziati per aderire al programma sociale di tutela che prevede 300 euro di liquidazione per anno lavorato pregresso.

Il processo di privatizzazione è iniziato alla fine di gennaio 2010 ed è terminato due mesi dopo; a giugno la fabbrica è entrata in funzione; l’occupazione è cresciuta da circa 300 lavoratori ad aprile a 800 a settembre con la previsione di 1000 dipendenti a fine dicembre 2010.

I lavoratori sono assunti in prova con un contratto di 195 euro/mese e indennità mensa di 30 euro/mese.
Se superano il periodo di prova e vengono assunti a tempo indeterminato hanno un aumento di circa 30-50 euro/mese.


La Yura ha proposto di costruire una nuova fabbrica a Nis, durante il 2011, con la prospettiva di impiegare 1500 lavoratori; il Ministro dell’economia Mladjan Dinkic ha dichiarato che il bonus governativo sarà portato a 7000 euro per posto di lavoro perchè (testualmente dichiarato alla televisione B92) ‘’Yura è un investitore serio’’. Ecco uno più realista del re...


Segnalo il sito in italiano della agenzia governativa SIEPA che sovvenziona le aziende che investono in Serbia: http://www.siepa.gov.rs/site/it/home/

Si scoprono delle cose allucinanti!
Le ditte che investono in Serbia ricevono a fondo perduto cifre dell’ordine di 3-10 mila euro per posto di lavoro creato, a seconda del numero totale di lavoratori, della sede geografica in Serbia e del settore merceologico.

E’ impossibile riassumere qui tutti i benefici fiscali previsti per queste aziende; si consiglia a chi è interessato di consultare il sito della SIEPA.





Il Manifesto, 2.9.2010

IL SINDACATO SERBO


«Non ci lasceremo usare contro gli operai italiani»

di Lo. C.

Sono un migliaio, assemblano 15 mila vecchie Punto l'anno con i pezzi provenienti da Torino e guadagnano, in teoria, 320 euro al mese. In pratica in busta paga se ne ritrovano 270 perché da mesi il mercato è saturo, la crisi picchia duro e una settimana al mese sono in cassa integrazione. Eccoli gli operai della Fiat Auto Serbia, figli della già gloriosa Zastava con cui pure la Fiat, fino agli anni Novanta, aveva avuto molto a che fare. Altri operai sono ancora parcheggiati in una sorta di bad company che continua a chiamarsi Zastava con lavoratori inattivi, in attesa di entrare in Fiat quando (e se) si materializzerà il nuovo progetto del Lingotto: 300 mila vetture - una low cost di fascia B e una city car per complessive 200 mila unità annue e un modello di fascia C per altre 100 mila - alla fine del 2012, un organico di 2.540 dipendenti. Se i progetti di Marchionne incontreranno la domanda, naturalmente. E allora molte cose cambieranno, dai ritmi agli orari (oggi 40 ore settimanali su 5 giorni), ai salari.
Mihajlovic Zoran è il segretario generale del sindacato Samostalni alla Fiat Auto Serbia, a cui aderisce il 75% dei dipendenti, e ricopre numerose altre cariche sindacali. Lo intervistiamo con l'aiuto di Rajka Veljovic, più che traduttrice cuore della Zastava che collabora con il manifesto dal '99 per le traduzioni e le adozioni a distanza dei figli degli operai «licenziati» dalle bombe «umanitarie». «Siamo rimasti molto sorpresi dalle decisione Fiat di spostare da noi la produzione destinata a Mirafiori e ci teniamo a sottrarci dal gioco sporco che vorrebbe schierare operai contro operai. Naturalmente abbiamo bisogno di lavoro come il pane, ma non togliendolo a degli altri lavoratori. Siamo fiduciosi, ma non comprendiamo fino in fondo la logica della Fiat né si possono dare per scontati i numeri di vetture e di operai previsti nal mercato. L'allestimento delle nuove linee è già in ritardo. Preciso che i motori delle future vetture arriveranno dall'Italia, così come le piattaforme comuni ad altri modelli».
Mihajlovic è in Italia dove ha incontrato, tra gli altri interlocutori, il gruppo dirigente Fiom, proprio per stabilire un legame e condividere alcune scelte. «In Serbia abbiamo poche informazioni, è importante per capire con chi abbiamo a che fare sapere come la Fiat si muove, a Melfi o a Pomigliano. Abbiamo molte cose in comune con voi: in Serbia stanno passando tre leggi pesanti che colpiscono le pensioni, il lavoro e il diritto di sciopero». Quel che si è scritto sull'interesse della Fiat per la Serbia - l'assenza di tasse doganali con la Russia faciliterebbe l'esportazione in quel mercato - non risponde al vero: «Tasse doganali non esistono (c'è un 1% simbolico) per prodotti le cui componenti siano costruite in Serbia al 70%. Per le auto Fiat non è così, noi assembliamo pezzi italiani». Mille operai per 15 mila auto l'anno, 2.540 per farne 300 mila: non pensi che dietro questa sproporzione si celi una radicale modifica delle condizioni, turni e straordinari? «Certo, ma il problema d'oggi è la cassa integrazione, non gli straordinari».





Trieste e Fiumicello (UD), 27-29 agosto 2010: incontri con i delegati della Zastava di Kragujevac






Per iniziativa della onlus Non bombe ma solo caramelle

Rajka Veljovic
coordinatrice dell’ufficio adozioni internazionali del Sindacato Samostalni,
e Zoran Mihajlovic
segretario del Sindacato Samostalni Zastava Auto e Fiat Auto Serbia e vicesegretario dei metalmeccanici di Serbia

saranno per alcuni giorni in Friuli-Venezia Giulia, allo scopo di illustrare in dibattiti pubblici la situazione dei lavoratori di Kragujevac.

PRIMO DIBATTITO: la sera di venerdi 27 agosto alle 18 e 30,
durante la Festa della Sinistra, alla Casa del Popolo di Borgo San Sergio (Trieste)
FIAT: IN ITALIA E IN SERBIA, LAVORATORI ASSIEME CON UN UNICO OBIETTIVO, LA DIGNITA' DEL LAVORO
coordinerà il dibattito Francesca Scarpato.

CONFERENZA STAMPA
sabato 28 agosto alle 11 presso la sede della Regione Friuli VG  in Piazza Oberdan a Trieste.

SECONDO DIBATTITO: la sera di domenica 29 agosto alle 18,
durante la Festa Liberamente a Sinistra nella Sala Consiliare del Comune di Fiumicello (Udine)
LAVORO E DIRITTI NEGATI
interverranno rappresentanti dell'USB, della FIOM CGIL e della onlus Non Bombe ma Solo Caramelle.

<< Inutile sottolineare l’estrema attualità di questi dibattiti, anche in relazione alle ripercussioni che potranno avere sul lavoro e sui diritti dei lavoratori in Italia le dichiarazioni dello scorso 21 luglio da parte di Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, relative ad un ventilato spostamento delle produzioni di auto da Mirafiori agli ex stabilimenti della Zastava di Kragujevac, ora diventati Fiat Auto Serbia.

Speriamo di potervi vedere numerosi!!!

Un cordiale saluto
Gilberto Vlaic (Non Bombe ma Solo Caramelle ONLUS)
Trieste, 22 agosto 2010 >>





Italia/Serbia, 22-23 luglio 2010: provocazioni di Marchionne


  • RASSEGNA STAMPA
Da Osservatorio Balcani del 28/7/2010:

Le parole di Marchionne (C. Ferrara)
anche su JUGOINFO del 31 luglio 2010

Dal Sole24Ore del 27/7/2010:

Fiat in Serbia: 30mila posti (C. Casadei)
anche su JUGOINFO del 31 luglio 2010

Da Repubblica del 27/7/2010:

L' operaio low cost di Zastava: Con quei 400 euro sono rinato (E. Livini)
anche su JUGOINFO del 28 luglio 2010

Da Liberazione del 25/7/2010:

Quando l'Italia bombardava le fabbriche serbe (G. Vlaic, R. Pilato)
anche su JUGOINFO del 27 luglio 2010

«Ci hanno affamato, ora ci ricattano» (intervista a Radoslav Delić)
anche su JUGOINFO del 27 luglio 2010

Dal Sole24Ore del 22/7/2010:

«Troppe incertezze». Fiat sposta in Serbia la monovolume L Zero (A. Malan)

Da Repubblica del 22/7/2010:

"Produrremo in Serbia la monovolume - con sindacati più seri si faceva a Mirafiori" (intervista a Marchionne)
Alla stessa pagina sono pubblicate molte centinaia di commenti, di cui una parte forniscono informazioni circostanziate sulla truffa degli "investimenti FIAT a Kragujevac"

  • COMUNICATO DEL SINDACATO UNITARIO DELLA ZASTAVA

Jedinstvena Sindikalna Organizacija Zastava
Samostalni Sindikat Srbije - Savez Metalaca Srbije
jsozastava @ nadlanu.com

Kragujevac, 23 luglio 2010

Per quanto riguarda gli articoli pubblicati in questi giorni in Italia e tradotti e pubblicati anche in Serbia, comunichiamo che - sulla base delle informazioni in nostro possesso - non esiste nessun Accordo ufficiale ne' informazione ufficiale del governo serbo (che è proprietario del 30% della Fiat Auto Serbia) relativa alle dichiarazioni (intenzioni) di Marchionne.
I fatti sulla situazione attuale nella fabbrica di Kragujevac:
* La fabbrica è ferma a causa delle vetture non vendute ferme nel piazzale (circa 450 unità).
* Tutti i 1060 lavoratori della Fiat Auto Serbia sono in cassa integrazione (percepiscono il 65% del salario).
* La ricostruzione dei reparti viene eseguita da imprese appaltatrici, nonostante che migliaia di lavoratori della Zastava [*] stiano a casa senza lavoro. Proprio 2 giorni fa un lavoratore di un'impresa appaltatrice è morto sul lavoro.
* Circa il 70% dei lavoratori della Fiat Auto Serbia sono sovvenzionati dal governo serbo per arrivare al minimo garantito in Serbia che è pari a 160 euro.
* Noi al Sindacato abbiamo seri dubbi per quanto riguarda la decisione di Marchionne, perchè in un anno ha cambiato il piano 3 volte.
* Il sindacato della Zastava vede in questo girotondo di annunci il tentativo di dividere i lavoratori dei nostri due paesi e invita all'unità di tutti i lavoratori del gruppo Fiat.

Il segretario
Radoslav Delic

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[*] Quelli cassaintegrati più quelli licenziati e forzati al prepensionamento in totale ammontano a decine di migliaia: il "kombinat" di Kragujevac era infatti il più grande complesso metalmeccanico dei Balcani prima della aggressione della NATO e dell'inizio delle selvagge politiche liberiste alla fine del 2000 (ndCNJ).




Serbia - Kragujevac, 3/7/2010


registrazione audio del colloquio con Zoran Mihajlović del Samostalni Sindikat della Zastava di Kragujevac e intervento di Gilberto Vlaic alla assemblea per la consegna delle quote di affido ai figli dei lavoratori (3 luglio 2010 - MP3 - 24m)




Serbia/Italia, 1 febbraio 2010: "FIAT Auto Serbia" ha espropriato la Zastava di Kragujevac


Kragujevac - FAS
Kragujevac 2010: la storica Zastava Auto è diventata free zone dello sfruttamento coloniale

Da: "Gilberto  Vlaic"
Data: 01 febbraio 2010 22:45:04 GMT+01:00
Oggetto: Notizie (parecchio brutte) da Kragujevac

Care amiche, cari amici, oggi 1 febbraio 2010 la FIAT si è ufficialmente impossessata della fabbrica auto Zastava a Kragujevac, che d’ora in avanti dovrebbe chiamarsi Fiat Auto Serbia [FAS].
Ho appena parlato al telefono con Rajka Veljovic, dell’ufficio adozioni a distanza del Sindacato Samostalni e mi ha descritto una situazione drammatica.
La FIAT ha mantenuto in produzione con contratto a tempo determinato di due mesi 500 operai e con contratto di tre mesi cento impiegati; sul contratto non è indicato il valore del salario. I giornali Novosti e Politika ipotizzano oggi che il salario medio sarà di 250 euro.

Gli altri lavoratori, oltre 2000, sono fuori dalla fabbrica e per loro si è genericamente parlato di cassa integrazione, ma al momento senza alcuna precisazione.
Il Sindacato non ha da oggi alcuna agibilità in fabbrica.
La situazione che si va delineando è la più drammatica vissuta da questi lavoratori dai bombardamenti della NATO sulla loro fabbrica nel 1999.
Sostenere poi (come fanno alcune trasmissioni televisive italiane ed alcuni giornalisti) che in questo momento i lavoratori serbi stanno di fatto togliendo il lavoro agli operai italiani è inaccettabile.
Non è alimentando guerre fra poveri che si battono le politiche liberiste e selvagge del nostro tempo.
Da parte nostra cercheremo di portare a questi lavoratori tutta la nostra solidarietà materiale, come abbiamo fatto sempre in questi dieci anni.
Vi terremo informati delle evoluzioni della situazione.

Un cordiale saluto
Gilberto Vlaic
Trieste, 1 febbraio 2010





Italia/Serbia, autunno 2009: delegazione dei lavoratori Zastava a Brescia e a Trieste
Lo stile Fiat sbarca a Kragujevac

Fabrizio Salvatori

Nei giorni scorsi è arrivata in Italia una delegazione di sindacalisti della Zastava, ospiti dell’ass. “Non bombe ma solo caramelle”. Ha portato la sua testimonianza e ha voluto approfondire le reali intenzioni della Fiat

Il gioco è chiaro: sembra la fotocopia di quanto già accaduto in Italia: profitti privati e oneri pubblici. Con azzeramento delle relazioni sindacali, condizioni di lavoro da anni ’50, e clima di tensione


Un grande striscione con su scritto "Bentornata Fiat". Un anno e mezzo fa Kragujevac, cittadina industriale di 200mila abitanti a meno di cento chilometri da Belgrado, aveva almeno la speranza.
Dieci anni dopo i drammatici bombardamenti sulla Serbia. Dieci anni di povertà, malattie e disperazione. Dieci anni a tenere in piedi quella fabbrica, la Zastava, contro la quale la Nato aveva riversato tonnellate di bombe all'uranio impoverito perchè - così sosteneva - in quel sito, che dava da mangiare alle famiglie di quasi quarantamila tute blu, in realtà si producevano armi. In realtà vennero quasi azzerati gli impianti di produzione auto e la centrale termica.
L'accordo per l'arrivo della Fiat è servito, almeno per il momento, a far vincere le elezioni ai "neofurbi" liberisti che in Serbia abbondano. Il 29 aprile del 2008 c'è stata la firma tra il presidente della Repubblica Boris Tadic ed il vicepresidente Fiat Altavilla, alla presenza del ministro dell'economia Dinkic, e l'11 maggio si sono svolte le elezioni.
Un tempismo straordinario quello di Tadic e Dinkic. Sul resto è ancora buio pesto. Lo striscione, per decenza è stato tolto. E il sogno di diventare la piattaforma per un mercato potenziale di 800 milioni di persone, così continuano a scrivere i giornali italiani, per il momento è meno di una mera ipotesi.
Nei giorni scorsi è arrivata in Italia una delegazione di sindacalisti della Zastava, ospiti dell'associazione "Non bombe ma solo caramelle". Ha portato la sua testimonianza a Brescia e a Trieste. Ed ha voluto approfondire le reali intenzioni della Fiat.
Finora le auto prodotte sono state quindicimila. Prodotte è una parola grossa. Il modello è quello della vecchia Punto, che i mille operai serbi non fanno altro che assemblare con componenti che arrivano dalle più svariate province dell'Impero Fiat. Alla Zastava, insomma, non viene prodotta nemmeno una vite.
"La Fiat entro il 31 marzo del 2009 - scrive Nenad Popovic, presidente del Consiglio economico del Partito democratico serbo - doveva versare 200 milioni del capitale iniziale. L'anno prossimo sarebbe dovuta partire la produzione di un modello nuovo, per la quale dovevano essere assunti circa 2.500 lavoratori. Cosa c'è da festeggiare?"
Ma la beffa non è finita qui. I lavoratori vengono retribuiti con le sovvenzioni del Governo della Serbia, che in questo accordo dovrà metterci 300 milioni. La Fiat ci mette solo i componenti ed ha il 10% di contributo statale garantito su ogni vettura. Se l'azienda è ripartita è stato grazie ai serbi, in realtà, che hanno speso 14 milioni per gli impianti e avevano comprato per 3 milioni la licenza per riscattare il marchio e chiamare la vettura "Zastava10". Ora però, se l'accordo diventerà operativo la proprietà tornerà in mano alla Fiat con il 66% delle azioni. E quindi anche la licenza di produzione di quel modello di auto.
Il gioco della Fiat è chiaro. E sembra la fotocopia di quanto è già accaduto in Italia: profitti privati e oneri pubblici.
Senza metterci una lira di investimento, Marchionne ha imposto lo "stile Fiat": azzeramento delle relazioni sindacali, condizioni di lavoro da anni '50, soprattutto per quel che riguarda la verniciatura, e clima di tensione contro chi prova anche soltanto a sollevare dubbi e perplessità. La Polonia non è così lontana. E i manager lasciano capire che a trasferire la misera quota di produzione di circa ventimila vetture all'anno, non ci vuole poi granchè.
La Serbia, intanto, si sta letteralmente svenando per convincere la Fiat a restare: terreni risanati e regalati, zona franca e infrastrutture. L'assalto all'Est Europa è pronto. "Quattroruote" scrive che il prossimo anno partirà la produzione del nuovo modello, ma gli impianti, fanno sapere i delegati del sindacato serbo dei metalmeccanici, non ci sono ancora. "Per montarli - dicono - non ci si può mettere meno di due anni". Le previsioni economiche dell'Istituto centrale di statistica parlano chiaro: si passerà secondo le previsioni da una crescita del Pil del +5,4% del 2008 al -3% del 2009, sono calati drasticamente gli investimenti esteri, la disoccupazione è cresciuta di 2 punti percentuali (dal 14,4 al 16,4%) ed in genere la Serbia spende più di quel che produce.
La Fiat non è certo una dama di San Vincenzo.



Comunicazione di Non bombe ma solo caramelle-onlus e Zastava Brescia - 20 novembre 2009:



Una delegazione dei lavoratori Zastava sarà a Brescia e a Trieste per informarci sulla situazione REALE della fabbrica, della città di Kragujevac e più in generale sulle REALI condizioni della Serbia.
I giorni 8 e 9 dicembre saranno a Brescia, mentre il 10 e 11 dicembre saranno a Trieste.

Saranno presenti:

Delic Radoslav
Presidente della Jedinstvena Sindikalna Organizacija ZASTAVA (Sindacato ZASTAVA)

Blagojevic Rajko
Vice presidente della Jedinstvena Sindikalna Organizacija ZASTAVA (Sindacato ZASTAVA)

Mihajlovic Zoran
Segretario sindacale Zastava Auto

Miletic Goran
Segretario sindacale Zastava Camion

Veljovic Rajka
Interprete e coordinatrice dell'ufficio  internazionale adozioni


A BRESCIA

Come  molti  sapranno, da sabato 5 a domenica 13 dicembre si svolgerà l'annuale  appuntamento  con  la  Tenda  della  Solidarietà, a  Brescia in via  San  Faustino. 
Intorno  a  questo  avvenimento  farà  perno  il  programma degli impegni che li vedranno partecipi in iniziative di  informazione  e  sensibilizzazione sul  tema  della  solidarietà con  le  famiglie  dei lavoratori  ed ex  lavoratori  della  Zastava e  sugli  sbocchi  che  si  stanno prospettando  per  questa  azienda, essenziale per il futuro lavorativo di tanta gente.

Martedì 8 dicembre si prevede  la loro partecipazione al  pranzo  etnico  organizzato  dalla Tenda, con Rajka  nelle vesti di praparatrice di un piatto tipico di Kragujevac, che farà parte  del  menù  etnico  del giorno  insieme con le portate di altri  paesi  del mondo.

Successivamente,  nel pomeriggio dell' 8 dicembre, alle ore  16.30, presso  la  Sala Pia Marta (che si trova alle  spalle  della Tenda), si  svolgerà una  iniziativa pubblica  nel  corso  della quale  i  rappresentanti dei lavoratori della Zastava  informeranno  sulla situazione oggi esistente, soprattutto  dopo l'ingresso  della Fiat  come  proprietaria  di  maggioranza dell'azienda  Zastava-Auto.

La  sera  è  prevista  una  cena  solidale  presso  il  ristorante « Le  Ali », della  Coop Lavoratori Uniti di Urago d' Oglio.

Mercoledì 9 dicembre, nella mattinata, avverrà un incontro tra la delegazione sindacale serba e la segreteria della Cgil di Brescia. Seguirà l'inaugurazione della mostra fotografica realizzata da Bruno Maran, « Zastava – Anno Zero » presso la sede della Camera del Lavoro di Brescia, via F.lli Folonari, 20.


ZastavA annoZERO

foto di bruno maran

camera del lavoro brescia
via folonari venti
dal nove al ventitre dicembre
inaugurazione
mercoledì nove dicembre ore undici

collaborazione:
associazione zastava brescia - cgil camera del lavoro - samostalni sindikat kragujevac


La Zastava è stata fondata nel 1862, già produttrice di cannoni per l’impero ottomano e austro-ungarico, divenne nel secondo dopoguerra la più importante realtà industriale dei Balcani. Produsse per anni auto derivate da modelli Fiat, da ricordare l’equivalente della 600, prodotta in quasi un milione di esemplari. Produsse poi modelli elaborati direttamente dagli uffici tecnici interni, la più famosa fu la Yugo, esportata anche negli Stati Uniti.
Durante la guerra “umanitaria “ del 1999 fu pesantemente bombardata con 36 missili Cruise. Colpiti tra l’altro il centro elaborazione dati e la centrale termica, che produceva energia per la città, provocando una preoccupante situazione ambientale con pericolosi effetti, ancora presenti, nella popolazione oltre che negli operai.
I pochi operai oggi impiegati montano il modello Punto con motori e materiali provenienti da Italia e Polonia. La situazione economica è ulteriormente complicata dai problemi di capitalizzazione della nuova Fiat Auto Srbija, in cui Torino sta giocando un pericoloso braccio di ferro complice la crisi mondiale dell’auto.
Questa inchiesta fotografica porta la testimonianza sulla fabbrica dopo i bombardamenti, sullo smantellamento degli impianti delle ”vecchie” linee, ancora formalmente di proprietà degli operai per gli effetti dell’auto-gestione jugoslava e la situazione del lavoro nei reparti di montaggio. Stimolare il dibattito sulle condizioni operaie, sui rapporti sindacali, affinché certe manovre aziendali vengano alla luce, sollevando il velo di oblio che è calato sulla realtà serba.


Infine nel pomeriggio la delegazione ripartirà alla volta di Trieste, dove l'attendono altre iniziative riguardanti la sensibilizzazione sulla condizione economica e sociale dei ceti popolari della Serbia e lo stato delle attività di solidarietà nei confronti di una popolazione della quale la maggior parte dei media sembrano essersi dimenticati.


A TRIESTE

Giovedi 10 dicembre ore 11 conferenza stampa presso la sede della Regione in Piazza Oberdan, in modo da illustrare LA REALE SITUAZIONE della città e della fabbrica, dopo le menzogne sparse a piene mani dalla stampa italiana poco più di un mese fa.

Giovedì 10 alle 18 e 30 assemblea pubblica a San Giorgio di Nogaro a Villa Dora (volantino)

Venerdi 11 alle 16 e 30 presso la Sala Tessitori, in piazza Oberdan 5
incontro pubblico con i delegati e le strutture sindacali della FIOM CGIL del Friuli Venezia Giulia (volantino):


FIAT OGGI = ZASTAVA DOMANI?

AVRA’ FINALMENTE FINE LA LUNGA  SOFFERENZA DI  QUESTA  GRANDE FABBRICA DEI BALCANI, BOMBARDATA DALLA  NATO?
L’INGRESSO DELLA FIAT COME PROPRIETARIA DI MAGGIORANZA NON HA FINORA PORTATO A  RISULTATI  CONCRETI E RISCHIA DI PROVOCARE UNA NUOVA
‘GUERRA TRA POVERI’
TRA LAVORATORI ITALIANI E DI ALTRI PAESI

NE  PARLIAMO  CON  I  RAPPRESENTANTI  DEL
 SINDACATO  SAMOSTALNI  DI  KRAGUJEVAC (SERBIA)
E LE RSU DELLA AUTOMOTIVE LIGHTING DI TOLMEZZO

Radoslav Delic
Presidente d Jedinstvena Sindikalna Organizacija (Sindacato ZASTAVA)
Rajko Blagojevic
Vice presidente Jedinstvena Sindikalna Organizacija (Sindacato ZASTAVA)
Zoran Mihajlovic
Segretario sindacale Fabbrica Zastava Auto
Goran Miletic
Segretario sindacale Fabbrica Zastava Camion
Rajka Veljovic
Interprete e coordinatrice dell ufficio  internazionale adozioni del Sindacato ZASTAVA
RSU Automotive Lighting Tolmezzo
Gianpaolo Roccasalva
Segretario regionale FVG FIOM CGIL

Sala Tessitori, Piazza Oberdan 5, Trieste
Venerdì, 11 dicembre 2009 ore 16.30

L’incontro pubblico è stato promosso ed organizzato da:
Non bombe ma solo caramelle ONLUS
FIOM-CGIL del Friuli-Venezia Giulia
Gruppo consiliare regionale La Sinistra L’ Arcobaleno


a seguire CENA DI SOLIDARIETA’
venerdi 11 alle ore 20 presso la Casa del popolo in Via Ponziana 14 a Trieste.
Il costo sarà di 15 euro (bevande escluse)
SERVE RIGOROSAMENTE la prenotazione. Potete telefonare a
Gilberto 3396587490
Claudia 3472337381




Serbia, novembre 2009: incendio per 1 milione di euro di danni alla linea montaggio della Punto alla Zastava Kragujevac

http://www.novosti.rs/code/navigate.php?Id=5&status=jedna&vest=162736&title_add=%22Punto%22%20na%20o-ruk&kword_add=pozar%2C%20zastava%20-%20kragujevac

"Punto" na o-ruk

M. ĐOŠOVIĆ - M. LUKOVIĆ, 15.11.2009 13:47:30
Poslednja promena: 15.11.2009 19:21:49

U POŽARU, koji je u subotu zahvatio “Zastavinu” Fabriku automobila, prema prvim grubim procenama pričinjena je šteta od oko milion evra, a čelnici Fabrike su odlučili da za nedelju ili dve počne i ručno sklapanje “punta”, saznaju “Novosti”.
Ovo je siže dvadesetčasovnog rada rukovodstva “Zastave”, stručnih timova fabrike i predstavnika lokalne samouprave, koje je nadgledala i ekipa Ministarstva ekonomije, predvođena državnim sekretarom Nebojšom Ćirićem.
“Novosti” saznaju da su, čim se raščistio dim, stručne ekipe konstatovale da šteta nije velika koliko se činilo u prvi mah. Oštećeno je oko 700 kvadrata “Montaže”, što je tek deseti deo površine tog pogona. Ima manjih havarija i na nekim mašinama, kao i na devet školjki od “punta”. Pored toga stradale su instalacije. Ekipe su procenile da krš i šut u tom delu hale može da se raščisti za nedelju dana. Odmah nakon toga u drugom delu pogona može da se krene sa ručnom proizvodnjom “punta”. To znači da automobili neće ići montažnom linijom, već da će se gurati ručno i tako sklapati. Za saniranje kompletne štete biće potrebno bar tri nedelje.
Prema rečima Zorana Radojevića, generalnog direktora Grupe Zastava vozila, potražnja za “puntom” na tržištu je velika, te će proizvodnja morati da se organizuje što pre - određenim premošćavanjem u procesu proizvodnje.
U Fabrici automobila do požara se proizvodilo 120 “punta” dnevno - u dve smene. Procenjuje se da će već sledeće nedelje moći da se organizuje proizvodnja i do 50 vozila dnevno.

ĆIRIĆ: PROIZVODNJA ZA DVE NEDELJE
DrŽavni sekretar u Ministarstvu ekonomije i regionalnog razvoja Srbije Nebojša Ćirić izjavio je u nedelju da će proizvodnja vozila u kragujevačkoj fabrici automobila “Zastava” početi za dve nedelje, a da će u međuvremenu isporuka “punta” teći nesmetano. On je naveo da se u “Zastavi” trenutno nalazi oko 1.300 novih vozila, što je količina koja bi trebalo za 15 do 20 dana da bude isporučena kupcima.
- Građani koji sada naruče “punto”, dobiće ga na vreme. I pored činjenice da ćemo 15-ak dana imati privremenu obustavu proizvodnje, isporuka “punta” će se nastaviti nesmetano - kazao je državni sekretar.

U PONEDELJAK UZROK
ZVANIČNICI “Zastave” i policijske uprave u Kragujevcu kažu da će u ponedeljak moći da se saopšti uzrok i konačna visina štete nastale u požaru.
Istražni sudija Okružnog suda u Kragujevcu Suzana Grujović izdala je nalog Protivpožarnoj jedinici MUP da se odredi tačna lokacija i uzrok požara, jer to prilikom uviđaja nije moglo da se utvrdi.




COMUNICATO del sindacato ZASTAVA sulla FIAT


Da: "JSO Zastava" <jsozastava @ nadlanu.com>
Data: 08 ottobre 2009 12:15:11 GMT+02:00


Con riferimento agli articoli recentemente pubblicati nei giornali italiani tra i quali l’articolo del 25 settembre 2009 (quotidiano La Stampa – Fiat sbarca a Belgrado con la nuova low cost) il Sindacato Zastava comunica:
•    Fino ad oggi la Fiat non ha versato nemmeno 1 euro dell’ investimento previsto dal Contratto.
•    Azienda Fiat Auto Serbia (ufficialmente costituita) non ha ancora assunto lavoratori.
•    La vettura Punto viene assemblata a Kragujevac con i particolari di produzione italiana, quindi non si tratta di produzione ma di assemblaggio.
•    Per ogni vettura Punto venduta, la Zastava guadagna 722 euro che servono per coprire parte delle spese di produzione (energia, fluidi, vernici ecc.) e la parte dei salari (salario medio nella Fabbrica Zastava Auto 300 euro), il resto viene sovvenzionato dal governo serbo.

Di seguito riportiamo la traduzione dell’articolo Srecan rodjendan, dragi "Fiate" pubblicato il 24.09.2009. nel quotidiano Politika, il più diffuso in Serbia:


BUON COMPLEANNO CARA FIAT

Per la Zastava e la Serbia non ci sono molti motivi per la festa. Per la Fiat invece si

Nenad Popovic
Presidente del Consiglio economico, Partito democratico serbo

La settimana prossima sarà un anno dalla costituzione formale della Fiat Automobili Serbia, uno dei progetti più pubblicizzati del governo attuale, progetto che doveva riavviare l’industria automobilistica in Serbia. Tale progetto è „il prediletto“ e la speranza più grande degli esperti economici del governo attuale.
La sua realizzazione viene rappresentata come l'investimento straniero più grosso nel settore industriale con un versamento iniziale da parte della Fiat pari a circa 700 milioni di euro. Hanno annunciato la produzione di 200.000 unità all’anno e l'esportazione di oltre 1 miliardo di euro entro il 2011. Si prevedeva lavoro per almeno 10.000 disoccupati e Kragujevac è stata denominata Detroit serba.
Il primo compleanno è la bella occasione in cui in una atmosfera piacevole si incontrano le persone e si fanno auguri reciproci per il successo comune. Temo che questa avrà caratteristiche un po' diverse. Non c’è motivo per festeggiare perchè non possiamo dimenticare che la Fiat entro il 31 marzo dell’anno corrente doveva versare 200 milioni del capitale iniziale, che l’anno prossimo doveva partire la produzione del modello nuovo, e che 2.433 lavoratori già da sei mesi dovevano essere assunti dall’azienda nuova.
Che cosa c’è da festeggiare? Festeggiamo il fatto che abbiamo lo stesso prodotto con un nome diverso, assemblato con pezzi importati? Oppure il fatto che tutta la produzione viene eseguita sugli impianti che la Zastava aveva pagato 14 milioni di euro tre anni fa invece di lavorare sulle attrezzature che la Fiat aveva promesso di portare a Kragujevac? Forse festeggiamo perchè abbiamo rinunciato alla licenza per la produzione della „Zastava 10“ la quale abbiamo pagato tre milioni di euro tre anni fa, fino al punto di rinunciare al 50 percento del guadagno sul modello attuale a favore della Fiat? Forse festeggiamo perchè i salari ai lavoratori ancora vengono pagati dal budget, perchè rinunciando alla tradizione che dura da un decennio forse potremmo attirare una maledizione sul budget che così potrebbe scivolare in deficit o qualcosa di simile? Forse festeggiamo perchè 20.000 fornitori della Zastava sono rimasti senza lavoro mentre i fornitori della Fiat lavorano a piena capacità? Forse festeggiamo perchè abbiamo un'altra zona franca per cui, oltre a tutti i favori fatti per la Fiat, la Serbia rinuncerà anche alle tasse doganali e dazi relativi alle attività della Fiat? Per la Zastava e per la Serbia non ci sono troppi motivi per la festa.
Per la Fiat invece si. In base al contratto redatto dagli esperti socioeconomici del governo attuale, il produttore italiano, pur non avendo investito nemmeno un euro della somma promessa, ha un guadagno significativo. La Fiat ha il profitto garantito del 10 percento per ogni vettura venduta, e siccome sugli impianti esistenti a Kragujevac vengono assemblate 2.000 vetture al mese possiamo facilmente calcolare che la Fiat in un anno incasserà circa 17 milioni di euro. Tenendo presente che di tale entrata vengono retribuiti solo i salari per i 35 managers della Fiat residenti a Kragujevac, quasi l'intera entrata si può ritenere profitto. Tutte le spese di produzione sono sostenute dalla Zastava e dallo Stato, la Zastava paga mano d’opera e bolle alla città di Kragujevac mentre lo Stato dal budget paga i contributi per i lavoratori più 10 milioni di euro all’anno per le sovvenzioni per l’acquisto per la vettura Punto.
Nessuno in Serbia dovrebbe essere contento per l’insuccesso del governo relativamente a tale progetto. A me personalmente dispiace perchè un'idea bella che poteva trasformarsi in un progetto efficace (se il Contratto si fosse realizzato in modo professionale e responsabile) si è consumata, e perchè invece di essere utile per lo Stato e per i cittadini serbi è diventata il sinonimo l’imbroglio più grosso di questo governo dall’inizio del suo mandato.


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La Stampa
venerdì 25 settembre 2009, pagina 33

Fiat sbarca a Belgrado con la nuova low cost

Emanuele Novazio
inviato a Belgrado

IL PROGETTO AL VIA IN UN MESE, PRODUZIONE IN DUE ANNI  - Il 13 novembre sarà presentato a Torino il prototipo del nuovo modello

Fra cinque-sei settimane partirà il progetto per la produzione di un nuovo modello Fiat negli stabilimenti serbi di Kragujevac - dove già si produce la Punto Classic - probabilmente una city car low cost, con un investimento dii 800 milioni di euro. Lo ha annunciato a Belgrado il ministro dell'Economia e vice primo ministro serbo Mladjan Dinkic, intervenendo all'apertura del Forum sugli investimenti in Serbia insieme col vice ministro allo Sviluppo economico Adolfo Urso. La produzione comincerà fra un paio d'anni. Dinkic ha aggiunto che sarà a Torino insieme al presidente serbo Boris Tadic il 13 novembre «su invito dell'ad Fiat Sergio Marchionne per la presentazione del nuovo modello». Lo stesso giorno si svolgerà a Roma il primo vertice intergovernativo italo-serbo.

Il progetto favorirà un forte sviluppo dell'indotto. Urso e Dinkic hanno firmato un accordo che prevede incentivi per gli investimenti in Serbia da parte dell'industria automobilistica italiana. «L'intesa con la Fiat è di straordinario interesse per l'Italia e l'economia serba. Quella sull'indotto consente un ulteriore salto di qualità», ha commentato Urso. In Italia fanno capo all'indotto auto circa 300 aziende, con 350 mila occupati:

Undici le imprese interessate a investimenti in Serbia: Magneti Marelli, Sigit, Delphi, Proma, Sbe, Adler, Toscana Gomma, Faurecia, Lear, Johnson Controls e Axcent. Chi investe riceverà dal governo serbo fra i 4 e i 5000 euro per ogni nuovo posto di lavoro; se l'investimento sarà superiore a 8 milioni e darà lavoro a più di 100 persone, per un certo periodo non si pagheranno tasse. Belgrado garantirà inoltre il terreno gratis per gli impianti. Intese simili riguarderanno altri settori, dal tessile al calzaturiero, dall'arredamento all'agroalimentare.

La Serbia, riassume Urso, «ha tutte le condizioni per diventare la piattaforma produttiva dell'industria dell'auto italiana al fine di penetrare nella regione». La Serbia, fa eco Dinkic, offre molti vantaggi: è l'unico Paese dei Balcani ad avere un regime di libero scambio con gli altri Stati dell'ex Jugoslavia, la Turchia, la Russia e la Bielorussia. Chi produce in Serbia può esportare senza pagare dazi verso questi Paesi, un mercato di 800 milioni di persone. Il regime esentasse non è valido, nell'auto, per la Russia: ma, ha precisato Dinkic, sono in corso trattative con Mosca.

http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/NHL/NHLTX.pdf




16 giugno 2009: Il prestito BEI alla FIAT (link)
anche su JUGOINFO del 31 luglio 2010




Operai di "Zastava automobili Kragujevac" propongono raccolta sangue per le vittime del terremoto ad Aquila

KRAGUJEVAC, 6 april (Agenzia informativa Serba - Tanjug) - Il Sindacato dello stabilimento 'Zastava automobili' oggi ha inviato una lettera al Governo d'Italia e all'Ambasciata d'Italia in loro paese, con le profonde condoglianze per la perdita di vite umane causate dal terremoto , che notte scorsa ha colpito alcune zone d'Italia. "Tutti i lavoratori dello stabilimento 'Zastava automobili' esprimono loro estremo cordoglio per il tragico evento che ha colpito vostro paese, e inviano le più sincere condoglianze ai familiari delle vittime. Il Sindacato di 'Zastava automobili' è in grado di organizzare una campagna di raccolta di sangue dai volontari, qualora questo tipo d'aiuto vi fosse necessario", si cita nella lettera.

http://www.tanjug.rs/RssSlika.aspx?24808
KRAGUJEVAC, 6. aprila (Tanjug) - Sindikat kragujevačke fabrike 'Zastava automobili' uputio je danas pismo vladi Italije i ambasadi te zemlje u Beogradu, u kojem, u ime radnika 'Zastave', izražava najdublje žaljenje zbog žrtava zemljotresa koji je jutros pogodio Italiju. 'Svi zaposleni u Fabrici automobila izražavaju najdublje žaljenje povodom tragičnog događaja koji je pogodio vašu zemlju i upuću najiskrenije saučešće porodicama nastradalih', navedeno je u pismu.

http://www.b92.net/info/vesti/index.php?yyyy=2009&mm=04&dd=06&nav_category=78&nav_id=354040
Sindikalna organizacija "Zastava automobili", navodi se u pismu, "u mogućnosti je da vam kao pomoć ponudi i organizuje akciju davanja krvi, ukoliko vam je ta pomoć potrebna".

(trad. a cura di Dk)

http://www.repubblica.it/2009/04/motori/auto-aprile/sangue-operai-fiat/sangue-operai-fiat.html?ref=search

Operai Fiat Zastava in Serbia offrono sangue per i terremotati

"Tante volte i cittadini di Torino e di tutt'Italia ci hanno aiutato quando vivevamo situazioni difficili - ha aggiunto un sindacalista - ora vogliamo aiutare noi"

Il sindacato dello stabilimento del Gruppo Fiat in Serbia, la Zastava Auto di Kragujevac, ha inviato oggi una lettera esprimendo le più profonde condoglianze al governo italiano e all' ambasciata d'Italia a Belgrado per il terremoto in Abruzzo e offrendo donazioni di sangue. Lo riferisce l'agenzia Tanjug.

"Tante volte l'Italia ci ha aiutato", ha detto Lazar Popovic, un veterano della cooperazione tra Fiat e la Zastava limitandosi a ricordare le iniziative "di adozione a distanza.

Tante volte i cittadini di Torino e di quasi tutt'Italia ci hanno aiutato quando vivevamo situazioni molto difficili - ha aggiunto Popovic - In questo momento possiamo offrire ai nostri amici italiani il sangue per i feriti e mano d'opera per la ricostruzione delle case distrutte".

(6 aprile 2009)

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Comunicato del sindacato Zastava sull'accordo FIAT-Governo serbo

JEDINSTVENA SINDIKALNA ORGANIZACIJA
ZASTAVA

SUL CONTRATTO STIPULATO TRA LA FIAT E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA DI SERBIA

(comunicato del 1/4/2009)

In conformità al Contratto firmato a settembre del 2008 la Fiat Group ha costituito con lo stato serbo l’impresa FIAT AUTOMOBILI SERBIA con capitale sociale di 100.000 euro, e piu precisamente nel rapporto 67% - 33% a favore della FIAT.
Secondo il Contratto, la FIAT si e impegnata di versare i primi 200.000.000 euro entro il 31.03.2009. Finora non sono stati versati. Con tale versamento noi potremmo investire nella ricostruzione della fabbrica e nella introduzione del modello nuovo che sarebbe prodotto in serie di 200.000 unita all’anno. In compenso, il nostro Stato ha rinunciato (senza rimborso) alla licenza per la Punto (pagata da noi 3.000.000 euro) e all’apparecchiatura completamente nuova per la produzione di questo modello (pagata da noi 14.000.000 euro).
Siccome il Contratto si è trovato a rischio, 2 mesi fa è stato fatto un Contratto nuovo che si riferisce al solo montaggio del modello vecchio della vettura Punto.
Ora, grazie al nostro governo abbiamo qui la FIAT che lavora sulla nostra attrezzatura, con la propria licenza e i NOSTRI lavoratori senza 1 euro di investimento. E per completare la commedia, la FIAT si comporta già come Grande Padrone e ci comanda di portare via dalla fabbrica tutte le nostre attrezzature il che noi come sindacato assieme ai lavoratori abbiamo bloccato.
Facciamo presente che solo per la Verniciatura rasa al suolo nei bombardamenti del ’99 bisogna investire 200.000.000 euro. Ora tutte le operazioni vengono fatte a mano eccetto padiglione (verniciatura semiautomatica).
La situazione in fabbrica e nello stato di allarme con possibili disordini perche i lavoratori stanno perdendo la pazienza.

SINDACATO SAMOSTALNI

FABBRICA ZASTAVA




LJUBLJANA 17 NOVEMBAR 2007.
70000 LAVORATORI IN CORTEO





Serbia - Kragujevac, 2006: scioperi


Sciopero a Kragujevac, giugno 2006:

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sotto: in fondo alla piazza si nota il monumento alle vittime dei bombardamenti del 1999, in costruzione

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Sciopero a Kragujevac, marzo 2006:

Sciopero a Kragujevac, marzo
                                  2006




ZEMUN (SERBIA), FEB-MAR 1999: IL SEQUESTRO DELLA ICN GALENIKA


All'inizio di febbraio 1999 la polizia serba ha fatto irruzione negli stabilimenti della ICN GALENIKA, la maggiore fabbrica chimica-farmaceutica del paese, siti a Zemun, alla periferia di Belgrado. Oltre al sequestro degli stabilimenti, a fare le funzioni del direttore, dopo la rimozione dall'incarico di Dusan Mitetic, e' da quel giorno subentrato il viceministro della Sanita' Marija Krstaijc.
L'azione, che ha causato disorientamento tra gli operai - circa 3000 - e' stata motivata dalle autorita' statali con il mancato adempimento da parte del "partner straniero" dei suoi obblighi relativi all'investimento promesso per l'azienda: in questi anni sono giunti infatti 50 milioni di dollari in contanti, ma nessuno ha ancora visto gli altri 220 milioni di dollari che il  "partner" avrebbe dovuto fornire sotto forma di preparati chimici secondo il contratto stipulato nel novembre 1990. Inoltre, la ICN non ha presentato il bilancio con la indicazione del capitale totale, come sarebbe stata tenuta a fare entro il 4/7/1998. Secondo le autorita' l'Istituto per la Previdenza Sociale della Serbia e' dunque a tutt'oggi proprietario di 90 milioni di dollari (64.3%) mentre il "partner" possiede 50 milioni di dollari (35.7%). Lo Stato accusa anche la passata gestione della ICN di avere ridotto la produzione, mettendo in cassa integrazione a zero ore parte dei dipendenti.

Ma chi e' "il partner straniero" con il quale e' in atto questo contenzioso?
"Il partner" e' la multinazionale ICN Pharmaceutical Inc. del miliardario americano di origine serba Milan Panic, noto alle cronache anche per essersi piu' volte affacciato alla scena politica serba da una decina d'anni a questa parte, diventando persino premier federale nel 1992-'93. Panic e' un personaggio di spicco della lobby serbo-americana che muove le fila della "opposizione democratica" (liberista, filooccidentale, nazionalista e monarchica): il Serbian Unity Congress, alcuni leader della ex-coalizione Zajedno ("Insieme"), certi media "indipendenti", nonche' esponenti dei settori clericali (cfr. http://www.suc.org).


Secondo Panic non e' la sua multinazionale ad essere in debito, bensi' la amministrazione belgradese che dovrebbe 175 milioni di dollari alla ICN. Cosicche', mentre un portavoce della ICN annunciava che il caso sarebbe stato sottoposto all'arbitrato di una corte internazionale parigina, la ICN Pharmaceuticals Inc. sporgeva denuncia penale contro il Primo Ministro della Serbia Mirko Marjanovic.
Il governo USA immediatamente il giorno dopo il sequestro  degli stabilimenti dell'azienda ha inviato l'incaricato d'affari a Belgrado Richard Miles a chiedere spiegazioni ai rappresentanti del governo della Serbia, i quali gli hanno risposto semplicemente che solo le autorita' giudiziarie serbe sono competenti in materia. Gli USA hanno protestato ufficialmente anche tramite il portavoce del Dipartimento di Stato James Rubin.

(Fonti: Coordinamento Romano per la Jugoslavia 19.3.1999 /  B92 Open Yugoslavia, February 7-9 and March 8, 1999; "Il Manifesto" 11/2/99)





GALLERIA FOTOGRAFICA / GALERIJA SLIKA

Kragujevac - monumento al
                                metalmeccanico

Kragujevac - il monumento al metalmeccanico, sito di fronte allo storico edificio delle officine Zastava:
"Ai pionieri della nostra industria e del movimento operaio - nel 125.mo anniversario - il consiglio di fabbrica della Crvena Zastava - 20 ottobre 1978"

foto_krag/sma_mon_metalac_1.jpg   foto_krag/sma_mon_metalac.jpg

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foto_krag/sma_samoupravaljanje.jpg   Kragujevac - FAS
Dall'autogestione allo sfruttamento imperialista

A sinistra: all'interno dello storico edificio della Crvena Zastava ("Bandiera rossa") una targa ricorda l'istituzione della autogestione operaia, il 2 febbraio 1950.
A destra: Kragujevac 2010, all'entrata delle officine della Zastava Auto il cartello proclama che al di là del confine è free zone (zona franca) per i capitalisti italiani.

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L'ingresso della Zastava Camion, dove campeggia anche il logo Iveco in base agli accordi interaziendali risalenti agli anni Settanta

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foto_krag/sma_mon1999_1.jpg   foto_krag/sma_mon1999_2.jpg

   Il monumento alle vittime dei bombardamenti del 1999, sulla piazza centrale dal lato opposto del Municipio di Kragujevac.
Curiosamente sul monumento non è apposta alcuna lapide esplicativa, a parte le due che riproduciamo sotto,
con il secco elenco dei caduti e senza nemmeno la menzione di una data; ricorre invece la simbologia religiosa della croce.

foto_krag/sma_mon1999_4.jpg   foto_krag/sma_mon1999_3.jpg





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