Coordinamento
Nazionale per la Jugoslavia


Aggiornamenti dalla RETE
DISARMIAMOLI
e dal movimento internazionale contro la guerra

Cartelli alla manifestazione contro la
                            nuova base militare, Vicenza 17/02/2007
Vicenza, 17 febbraio 2007,
manifestazione contro la nuova base militare statunitense
Firenze 26 gennaio 2008:
Processo politico contro chi si oppose
alla aggressione militare della primavera 1999

Firenze260108

(LE SEGNALAZIONI CHE CI SONO PERVENUTE SONO
QUI RIPORTATE IN ORDINE CRONOLOGICO INVERSO)


ultimo aggiornamento: 9 dicembre 2014


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APPELLO
Perché dobbiamo uscire dalla NATO


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Pisa 25/10, 30/10 e 4/11/2014

MOBILITAZIONE ANTIMILITARISTA
:
LE GUERRE D’AGGRESSIONE CONTRO I POPOLI DELL’EST E DEL MEDIO ORIENTE PARTONO DA PISA. FERMIAMOLE!


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Roma 11 ottobre 2014

E' N.A.T.O. PER LA GUERRA
Come uscire dal Patto Atlantico

Convegno organizzato dalla Rete NoWar-Roma

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8 GIUGNO 2013: GIU' LE MANI DALLA SIRIA! PRESIDIO - MANIFESTAZIONE AL CONSOLATO AMERICANO DI MILANO


2013

VICENZA: CONTRO LA BASE "DAL MOLIN - DAL NIN"



2012: CONTRO LA AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALLA SIRIA





2011: CONTRO LA AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALLA LIBIA

  • 4 novembre 2009: tutti in piazza per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan e il taglio delle spese militari
Via
                    dall'Afghanistan
Via le truppe





2014

Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia Onlus aderisce al seguente

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE ANTIMILITARISTA A PISA

ed invita a partecipare alle iniziative promosse in questo ambito:
volantini/PisaNOWAR2014.jpg

LE GUERRE D’AGGRESSIONE CONTRO I POPOLI DELL’EST E DEL MEDIO ORIENTE PARTONO DA PISA. FERMIAMOLE!

Appello

A 100 anni dalla prima guerra mondiale l’Unione Europea si è circondata da una serie di conflitti che, per contemporaneità e gravità, non ha precedenti nella Storia recente.
Dalla Libia (distrutta dall’intervento delle forze aeree francesi, britanniche, statunitensi e italiane) all’Ucraina (sconvolta da una pressione esterna della NATO, dell’Unione Europea e degli USA che dura da un oltre un decennio) siamo di fronte ad un vero e proprio “arco di guerra” che si stringe sempre più intorno ai paesi europei e all’Italia.
I responsabili di questo bagno di sangue, che prosegue dal 1991 (anno della prima aggressione all’Iraq) disgregando interi Stati sovrani – Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria – e lasciando sul terreno milioni di morti sono gli stessi: Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la loro alleanza militare, la NATO.
Di nuovo, in forme originali rispetto a 100 anni fa, le potenze colonialiste e imperialiste rispondono alla crisi cercando di strappare ai paesi emergenti e concorrenti dell'imperialismo euratlantico, potenzialmente antagonisti (Russia, Cina e paesi a loro alleati) territori, risorse naturali e mano d’opera a basso costo con la forza bruta, riportando l’intera umanità sull’orlo del baratro di un conflitto generalizzato.
In questa corsa alla guerra, la nuova classe dominante renziana non intende perdere un millimetro di spazio rispetto agli alleati/competitori europei, utilizzando al meglio il ruolo della neo ministra degli Esteri UE Federica Mogherini e della Ministra della Difesa Roberta Pinotti, impegnate attivamente a sostenere la presenza europea e italiana in ogni fronte
di guerra, dall’Ucraina alla Libia.
In questo quadro s’inserisce il rafforzamento del ruolo delle basi militari di stanza nel nostro paese. Nella nostra città, grazie al supporto attivo delle amministrazioni locali, in questi anni alcune sgradite presenze (la base USA di Camp Darby, il nuovo Hub aeroportuale dentro l’aeroporto militare Dell’Oro, la caserma dei paracadutisti Gamerra) si sono progressivamente potenziate.
È di queste settimane la notizia di un’ulteriore rafforzamento di questa presenza bellica sui nostri territori, con la costituzione alla caserma Gamerra di Pisa del Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose), che unifica il 9° Reggimento d’assalto Col Moschin, il 185° Reggimento Folgore di Livorno, il 28° Reggimento comunicazioni operative Pavia di stanza a Pesaro e il 4° Reggimento alpini paracadutisti Ranger con sede a Verona. A questi si aggiungerà il 26° Reparto elicotteri per operazioni speciali, destinato a trasformarsi in 3° Reggimento elicotteri per operazioni speciali.
Il Comfose sarà un centro di addestramento di "truppe combattenti", operative e pronte ad intervenire negli scenari di guerra aperti, che si rifornirà alla base statunitense e si proietterà nei vari scenari bellici attraverso l’Hub aeroportuale, trasformando il nostro territorio in una vera e propria base di lancio per ogni aggressione
contro Stati e popoli situati nel quadrante geografico d’interesse per la NATO, in sostanza metà del globo terracqueo.
Un impegno militare di enormi dimensioni per il quale si prevedono grandi investimenti economici, a favore dei quali Il governo Renzi si è messo al lavoro.
L’attuale Presidente del Consiglio, durante il Summit Nato dello scorso 3 – 4 settembre si è impegnato ad aumentare la spesa militare italiana dall’attuale 1,2% al 2% del PIL
In euro la spesa italiana per la «difesa» è oggi di circa 70 milioni di euro al giorno.
Con l’impegno di Renzi di fronte agli alleati atlantici (scavalcando l’oramai inutile Parlamento italiano) farà salire la spesa militare del nostro paese a oltre 100 milioni di euro al giorno.
In un momento nel quale la disoccupazione tocca percentuali senza precedenti, l’intero sistema di welfare, insieme a salari e diritti, sono sottoposti a un attacco mortale, i lavoratori italiani dovranno pagare questa incredibile somma a sostegno di uno spaventoso meccanismo di morte, contro il quale chiamiamo alla mobilitazione tutti i militanti contro la guerra, i sinceri pacifisti e le realtà che continuano a battersi contro le aggressioni occidentali in Est Europa, in Medio ed estremo Oriente.
I promotori del presente appello propongono per le prossime settimane una serie d’iniziative sul territorio di Pisa e provincia, al fine di ricomporre un fronte di forze coerentemente schierate contro la militarizzazione dei nostri territori.

Per:
lo scioglimento del Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose),
la trasformazione dell’aeroporto militare Dall’Oro in Hub esclusivamente civile
la chiusura della base USA di Camp Darby,
l’uscita dell’Italia dalla NATO,
lo storno delle immense risorse pubbliche usate per le spese militari a favore del rilancio dell’occupazione e del potenziamento dei servizi sociali (ospedali, trasporti, scuole, Università)

invitiamo tutte le realtà interessate a comunicarci tempestivamente la loro adesione all’appello e alla serie di iniziative che di seguito elenchiamo:

presidio / conferenza stampa di fronte alla caserma Gamerra di Pisa, sabato 25 ottobre ore 12

assemblea – dibattito giovedì 30 ottobre ore 21 sui temi toccati dall’appello, alla quale saranno invitati esponenti locali e nazionali impegnati nelle mobilitazioni antimilitariste

mobilitazione antimilitarista martedì 4 novembre ore 17 (festa delle forze armate e ricorrenza della fine della 1° guerra mondiale) in centro città.

Promotori: Rete dei Comunisti, Coordinamento No Hub, Ross@ Pisa, Partito della Rifondazione Comunista Pisa, La Rossa Lari, Comitato No Camp Darby, Rete Disarmiamoli!, circolo agorà Pisa, Casa della Pace – Roma, Rete No War Roma, Sezione Gramsci-Berlinguer, www.iskrae.eu, "Buongiorno Livorno", Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia onlus, Municipio dei Beni Comuni, Ass. Italia-Nicaragua circolo Fonseca Livorno, nodo di ALBA Livorno, Una città in comune Pisa, Circolo Che Guevara Ponsacco.
Manlio Dinucci, saggista e giornalista – Angelo Baracca, docente Università di Firenze – Nella Ginatempo, ativista no war, Patrick Boylan, Peacelink / Statunitensi per la Pace e la Giustizia - Giuseppe Aragno, storico, Franco Dinelli, ricercatore CNR...

Per adesioni: contropiano.pisa @ virgilio.it cell. 338 4014989

evento FB




Roma, sabato 11 ottobre 2014
(relazioni 10.00–13.30, dibattito 14.30–18.00)
Casa delle Donne in via della Lungara 19, Roma.  Pranzo sul posto


E' N.A.T.O. PER LA GUERRA.
Come uscire dal Patto Atlantico


Convegno organizzato dalla Rete NoWar-Roma (nowar @ gmx.com)

Con la partecipazione di:
Associazione di Amicizia Italia-Iraq, Associazione Ialana, Associazione
Ross@, Comitato No Muos, Confederazione COBAS, il Manifesto, Peacelink, PdCI,
Rete dei Comunisti, Statunitensi per la pace e la giustizia

Ore 10.00.

Relazione di:
Manlio Dinucci, giornalista del Manifesto, saggista ed esperto di geopolitica:
“La strategia della nuova Nato”

Claudio Giangiacomo, giurista, membro della IALANA (giuristi per il disarmo
nucleare) e redattore della Legge di Iniziativa Popolare su
Trattati Internazionali, Basi e Servitù militari:
“L'illegittimità costituzionale della Nato”

Antonio Mazzeo, peace-researcher e Premio Bassani 2010 per il giornalismo:
“Il sistema delle basi militari in Italia”

Messaggio del Premio Nobel per la Pace, l'irlandese Mairead Maguire

Coordina Nella Ginatempo, Rete NoWar-Roma


Ore 14.30

Dibattito con gli interventi delle Associazioni e del pubblico


Coordina Enzo Brandi, Rete NoWar-Roma


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CNJ-onlus ADERISCE CONVINTAMENTE AL PRESIDIO DI SABATO 8 GIUGNO 2013 A MILANO
A sottolineare ulteriormente il legame tra  la questione siriana e quella jugoslava viene la notizia che criminali bosgnacchi combattono nelle fila dei terroristi in Siria per fare anche a quel paese quello che hanno fatto alla Jugoslavia. L'Esercito Siriano ne ha ucciso uno e ferito un altro:

Vehabije iz BiH ratuju u Siriji, jedan od njih poginuo (17.05.2013.)

Bosnia: Bajro Ikanović dal narcotraffico alla Siria (21/05/2013)

Armi da Croazia, Bosnia e Kosovo per i terroristi anti-siriani:
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/7606
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/7618


----Messaggio originale----
Da: comitatocontrolaguerramilano @ gmail.com
Data: 18/05/2013 0.02
Ogg: SABATO 8 GIUGNO ORE 17 PRESIDIO MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA ALLA SIRIA

Stiamo raccogliendo le adesioni!!!!

GIU' LE MANI DALLA SIRIA!

SABATO 8 GIUGNO - ORE 17
LARGO DONEGANI - MILANO


PRESIDIO - MANIFESTAZIONE
AL CONSOLATO AMERICANO

JUGOSLAVIA, IRAQ, AFGHANISTAN, LIBIA CI HANNO INSEGNATO CHE LE “GUERRE UMANITARIE” ALTRO NON SONO CHE MASSACRI PER INTERESSI ECONOMICI E GEOPOLITICI.
LE POTENZE IMPERIALISTE DELLA NATO (ITALIA COMPRESA), ALLEATE CON L’ARABIA SAUDITA, IL QATAR, LA TURCHIA, HANNO ARMATO E STANNO SOSTENENDO, COME IN LIBIA, UNA GUERRA DI AGGRESSIONE, SEMINANDO MORTE E TERRORE IN SIRIA.

“L’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”

QUESTO RECITA L’ART. 11 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA
AL GOVERNO LETTA, CHE PROSEGUE CON LA POLITICA CONTRO I LAVORATORI, AUMENTANDO LE SPESE MILITARI,
AI PARTITI CHE LO SOSTENGONO, DICIAMO:

NON UN SOLDO PER LA GUERRA !

CHIAMIAMO ALLA MOBILITAZIONE CONTRO LA MINACCIA DI GUERRA APERTA ALLA SIRIA E ANCHE ALL’ IRAN, CON GRAVI PERICOLI DI ESTENSIONE DEL CONFLITTO, POICHE' LA GUERRA E' CONTRO I LAVORATORI TOCCA A LORO FERMARLA.


Comitato contro la guerra – Milano
Per info: comitatocontrolaguerramilano @ gmail.com -
comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com - cell. 3383899559

Evento Facebook


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Vicenza 4 maggio 2013: giornata di lotta contro la base USA "Dal Molin - Del Din"


evento Facebook


VICENZA SABATO 4 MAGGIO

MANIFESTAZIONE popolare contro USARMY


ore 10.00  presso la stazione ferroviaria (lato viale Dalmazia), dietro lo striscione che avrà la scritta:

LA CRISI E’ DEL CAPITALE. LA GUERRA ANCHE.

NO ai LICENZIAMENTI. NO alle BASI

Il 25 aprile a Vicenza si è svolta una assemblea pubblica regionale col titolo “DALLA CRISI ALLA GUERRA?”.   Hanno partecipato attivamente più di trenta rappresentanti e/o aderenti a molte realtà organizzate e no delle province di Vicenza Padova e Venezia; molti altri  hanno aderito all’appello di convocazione pur non potendo essere presenti.

Il dibattito ha verificato una  sostanziale convergenza di vedute in tutta l’area della “sinistra di classe”, pur con diverse sottolineature: sia rispetto alle cause generali dell’attuale crisi sistemica e alle relazioni fra gli aspetti economici, politici e militari della lotta epocale in corso (nonostante le “alleanze” di facciata) fra i gruppi dirigenti del capitale imperialista - in particolare quelli con base negli USA e nella UE (Italia compresa) -, sia rispetto alle tragiche conseguenze di tutto ciò per le classi lavoratrici e popolari, specie nei paesi meno “competitivi”, in termini non solo di perdita dei diritti conquistati nel passato, ma di aumento di povertà, emarginazione e imbarbarimento della vita sociale e civile - “guerre fra poveri” indotte dai ricatti padronali e dalla complicità dei partiti e sindacati “di regime” -.

Su queste basi si sono valutate le difficoltà, ma anche la necessità e le possibilità di superare schematismi e atteggiamenti autoreferenziali per uscire dall’isolamento e costituire un fronte unico resistenziale che possa contribuire nel concreto - non solo nell’immaginario di pochi - a (ri)connettere le lotte del lavoro e sociali, indirizzandole verso la Liberazione dalla barbarie in cui ci sta portando questo modo di produzione in decadenza, il capitalismo.
Questo a partire da SABATO 4 MAGGIO, partecipando in modo organizzato alla manifestazione di VICENZA per “visitare” la nuova base di guerra USARMY AFRICOM, il mostro che occupa 700.000 mq dell’ex aeroporto Dal Molin con 800.000 mc di cemento, appena finito di costruire e pronto per ospitare altri duemila parà “pronti all’uso”, completando l’imposizione di fatto sull’intero territorio cittadino (e sugli stessi abitanti) della servitù militare - per di più verso una potenza straniera, per evidenti scopi di guerra e con danni ambientali irreversibili -. Costruita sì, ma non accettata.  Questo sarà solo l’inizio di una campagna di mobilitazione e di lotta che i vicentini non “schiavizzati” stanno preparando per i prossimi mesi.

Siete tutte/i invitati a diffondere in modo più allargato possibile questo comunicato/appello
 e ovviamente a partecipare più numerosi possibile insieme e dietro lo striscione comune


per contatti: vicenza @ usb.it

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Vicenza giovedì 25 Aprile 2013
alle 17 presso la sala della circoscrizione Laghetto, via lago di Fogliano, Vicenza

DALLA CRISI ALLA GUERRA?

ASSEMBLEA PUBBLICA REGIONALE

 
Il 25 APRILE in tutta Italia si celebra la “festa della Liberazione”.  È giusto e doveroso infatti ricordare la fine di quella immane tragedia che fu la II guerra mondiale, con la sconfitta del criminale Asse nazi-fascista ad opera delle potenze “liberatrici” alleate.
Ma un contributo fondamentale  alla liberazione dal nazismo e dal fascismo lo diedero le lotte partigiane nei vari paesi. Donne e uomini, operai, contadini, insegnanti, piccola borghesia  si ribellarono agli occupatori e ai loro servi collaborazionisti, a costo di enormi sacrifici.
La Resistenza partigiana fu la vera lotta di Liberazione.  Quanto poi  da quella importante lotta  sia stato  conquistato, è sotto gli occhi di tutti. Da quasi settanta anni  gli USA hanno consolidato il loro potere militare, ancora oggi indiscutibile,  spedendo truppe e armamenti in giro per il pianeta. Ufficialmente per “difendere la democrazia” nei paesi “liberati”; in pratica per difendere la supremazia della loro economia  e della finanza basata sul dollaro.
 
Ma da cinque anni il sistema capitalistico, in  Nordamerica come in Europa,  è di nuovo in crisi. 
Una crisi altrettanto distruttiva di quella del 1929, che finì solo con la seconda guerra mondiale, grazie agli investimenti per il riarmo prima e per la ricostruzione poi.
Oggi come allora la crisi mette in discussione l'ordine globale, esaspera la concorrenza tra le potenze imperialiste, scatena le guerre economiche per la conquista dei mercati, incentiva le avventure militari per il controllo delle aree di influenza.
 
In questo scontro l'Italia è allo stesso tempo parte del polo imperialista europeo e paese sottoposto alla servitù militare nei confronti della superpotenza Usa di cui ospita oltre cento tra basi e installazioni militari.
Vicenza, con le sue  tre basi americane da un lato (Del Din/Dal Molin, Ederle e Pluto), da dove partono i parà armati fino ai denti per “difendere la pace e la libertà”  in Irak, Afganistan ecc., e  la caserma della Gendarmeria Europea  dall'altra, che addestra i comandanti delle polizie nazionali per compiti di “ordine interno”, esemplifica con chiarezza questa duplice occupazione da parte di due sistemi politici (gli USA e la UE) entrambi dominati da ristrette oligarchie che li governano in nome e per conto delle grandi banche e delle imprese multinazionali.
 
E le vittime predestinate sono i lavoratori e le classi popolari. Oggi basta guardarsi attorno per vedere le macerie anche nel nostro paese: milioni di disoccupati, milioni in cassa integrazione, milioni a stipendi  e pensioni da fame, oltre mezzo milione che da luglio non ricevono  soldi dalla cassa integrazione in deroga.
Ma in varie parti del mondo,  anche  in paesi nostri vicini, stanno scoppiando nuove lotte di liberazione.
E’ necessario costruire una prospettiva diversa dalla barbarie in cui ci vogliono far precipitare i padroni del mondo.
 
Di tutto questo discuteremo non a caso il 25 aprile, 68° anniversario della vittoria della Resistenza.
Discuteremo  della manifestazione del 4 maggio, data in cui il comando USARMY  vuole invitare i cittadini a visitare la nuova base appena finita di costruire,  come  momento di pacificazione, di “accoglienza”,  di accettazione della loro vittoria.
Costruita si  ma non accettata. Intitolata dal  fascista La Russa ad  un “partigiano” collaborazionista.
Con gli occupanti nessuna collaborazione, ma nuova liberazione.
Oggi come allora la liberazione dalla crisi, dalla guerra, dalla barbarie è possibile solo  con la costruzione di un mondo diverso liberato dallo sfruttamento e dall'oppressione.
 

USARMY GO HOME! Liberiamoci dalla Nato e dai “diktat” dell'Unione Europea

 

USB Vicenza - Rete Disarmiamoli VI – Sinistra Critica Veneto – Rete dei Comunisti Padova

evento facebook


2012: CONTRO LA AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALLA SIRIA


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Milano 20 settembre 2012
CONTRO LA GUERRA SEMPRE! GIU' LE MANI DALLA SIRIA!
Presidio-Manifestazione

per contatti e informazioni: Comitato contro la guerra Milano
Comitatocontrolaguerramilano @ gmail.com  cell. 3383899559 http://comitatocontrolaguerramilano.blogspot.it/

SKOJ: IMPERIJALISTI DALJE RUKE OD SIRIJE! (2. jun 2012.god.)

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Giù le mani dalla Siria!
Un documento collettivo NoWar

Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus convintamente aderisce ed invita tutti ad aderire al seguente appello, contro la disinformazione strategica e la mobilitazione guerrafondaia in atto nel nostro paese, per praticare politiche di pace ed amicizia fra i popoli, per una sola grande indispensabile spending review: TAGLIARE SUBITO E DRASTICAMENTE LE SPESE MILITARI, RITIRARE I MILITARI ITALIANI ATTUALMENTE IMPEGNATI NELLE OPERAZIONI NEO-COLONIALI ALL'ESTERO, RISPETTARE LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA. CNJ-onlus
per le adesioni: controleguerre @ gmail.com

Giù le mani dalla Siria!

Il movimento contro la guerra e la situazione in Siria. Un documento collettivo mette i piedi nel piatto sulla funzione di una coerente opposizione alla guerra, anche quella “umanitaria”.

La grave situazione in Siria, pone i movimenti che in questi anni si sono battuti contro la guerra di fronte a nuovi e vecchi problemi che producono lacerazioni, immobilismo e un vuoto di iniziativa.

Siamo attivi in reti, realtà politiche e movimenti che in questi anni – ed anche in questi mesi – non hanno esitato a schierarsi contro l’escalation della guerra umanitaria con cui l’alleanza tra potenze della Nato e petromonarchie del Golfo, sta cercando di ridisegnare la mappa del Medio Oriente.

a) Interessi convergenti e prospettive divergenti al momento convivono dentro questa alleanza tra le maggiori potenze della Nato e le potenze che governano “l’islam politico”. E’ difficile non vedere il nesso tra l’invasione/disgregazione della Libia, l’escalation in Siria, la repressione saudita in Barhein e Yemen e i tentativi di normalizzazione delle rivolte arabe lì dove sono state più impetuose (Tunisia, Egitto). La dottrina del Dipartimento di Stato Usa “Evolution but not Revolution” aveva decretato quello che abbiamo sotto gli occhi come l'unico sbocco consentito della Primavera Araba. Da queste gravi responsabilità è impossibile tenere fuori le potenze dell'Unione Europea, in particolare Francia, Gran Bretagna e Italia, che hanno prima condiviso l’aggressione alla Libia, hanno mantenuto intatto il loro sostegno politico e militare ad Israele ed oggi condividono la stessa politica di destabilizzazione per la Siria.

b) I movimenti che si oppongono alla guerra, in questi ultimi anni hanno dovuto fare i conti con diverse difficoltà. La prima è stata la rimozione della guerra dall’agenda politica dei movimenti e delle forze della sinistra o, peggio ancora, una complice inerzia verso le aggressioni militari come quella in Libia. Dalla “operazione di polizia internazionale in Iraq” del 1991 alla “guerra umanitaria in Jugoslavia” nel 1999 per finire con le “guerre per la democrazia” del XXI Secolo, le guerre asimmetriche scatenate dai primi anni Novanta in poi dalle coalizioni di grandi potenze contro paesi più deboli (Iraq, Somalia, Afghanistan, Jugoslavia, Costa d'Avorio, Libia), hanno sempre cercato una legittimazione morale che poco a poco sembra essere penetrata anche nella elaborazione e nel posizionamento di settori dei movimenti pacifisti e contro la guerra. I sostenitori della “guerra umanitaria” statunitensi ma non solo, stanno cercando di definire una cornice legale agli interventi militari attraverso la dottrina del “Rights to Protect” (R2P). Gli obiettivi di queste guerre sono stati sempre presentati come la inevitabile rimozione di capi di stato o di governi relativamente isolati o addirittura resi invisi alla cosiddetta “comunità internazionale” sia per loro responsabilità che per le martellanti campagne di demonizzazione mediatiche e diplomatiche.

c) Saddam Hussein, Aydid, Milosevic, il mullah Omar, Gbagbo, Gheddafi e adesso Assad, sono stati al centro di una vasta operazione di cambiamento di regime che è passata attraverso gli embarghi, i bombardamenti e le invasioni militari da parte delle maggiori potenze della Nato e i loro alleati regionali, operazioni su vasta scala che hanno disgregato paesi immensamente più deboli perseguendo la “stabilità” degli interessi occidentali attraverso la destabilizzazione violenta di governi o regimi dissonanti. A prescindere dalle maggiori o minori responsabilità di questi leader verso il benessere e la democrazia dei loro popoli, le maggiori potenze hanno agito sistematicamente per la loro rimozione violenta attraverso aggressioni militari e imposizione al potere di nuovi gruppi dirigenti subordinati agli interessi occidentali.

d) Seppure negli anni precedenti la consapevolezza che la divisione tra “buoni e cattivi” non sia mai stata una categoria limpida e definita – anzi è servita a occultare le vere motivazioni delle guerre - nel nostro paese ci sono stati movimenti di protesta che si sono opposti alla guerra prescindendo dai soggetti in campo e che si sono posizionati sulla base di una priorità: quel no alla guerra senza se e senza ma che in alcuni momenti ha saputo essere elemento di identità e mobilitazione straordinario. Sembra però che la coerenza con questa impostazione si stia sempre più affievolendo e in alcuni casi ribaltando. La macchina del consenso alle guerre ha visto infatti crescere gli elementi di trasversalità. Prima erano solo personalità della destra a sostenere gli interventi militari, adesso vi si arruolano anche uomini e donne della sinistra. Questa difficoltà era già emersa nel caso dell'aggressione militare alla Libia ed oggi si rivela ancora più lacerante rispetto alla possibile escalation in Siria.

e) Le iniziative contro la guerra che ci sono state in questi mesi, seppur minoritarie, sono riuscite a ostacolare l’arruolamento attivo di alcuni settori pacifisti nella logica della guerra umanitaria, hanno creato una polarizzazione che in qualche modo ha esercitato un punto di tenuta di fronte alla capito lazione politica, culturale del pacifismo e dell'internazionalismo. Ma la realtà sta incalzando tutte e tutti, ragione per cui è necessario affrontare una discussione nel merito dei problemi che la crisi in Siria ci porrà davanti nei prossimi mesi.

Nel merito della situazione in Siria

1. In tutte le guerre asimmetriche – che di fatto sono aggressioni unilaterali - le potenze occidentali hanno sempre lavorato per acutizzare le contraddizioni e i contrasti esistenti nei paesi aggrediti. La questione semmai è che l'ingerenza esterna da parte delle potenze della Nato e dei loro alleati ha agito sistematicamente per una deflagrazione violenta dei contrasti interni che consentisse poi l'intervento militare e servisse a legittimare la “guerra umanitaria”. La guerra mediatica ha bisogno sempre di sangue, orrori, cadaveri, stragi da gettare nella mischia e negli occhi dell'opinione pubblica. Di solito le notizie su questo vengono martellate nei primi venti giorni. Smentirle o dimostrarne la falsità o la maggiore o minore manipolazione, diventa poi difficile se non impossibile. Ciò significa che tutto viene inventato o manipolato? No. Ma un conflitto interno senza ingerenze esterne può trovare una soluzione negoziata, se le ingerenze esterne lavorano sistematicamente per impedirla si arriva sempre ai massacri e poi all'intervento militare “stabilizzatore”. Chiediamoci perchè tutti i piani e gli accordi di pace in questi venti anni sono stati fallire (ultimo in ordine di tempo quello di Kofi Annan sulla Siria). Il loro fallimento è funzionale al fatto che l'unico negoziato accettabile per le potenze occidentali è solo quello che prevede la resa o l'uscita di scena – anche violenta – della componente dissonante. Questo è quanto accaduto ed è facilmente verificabile da tutti.

2. Le soluzioni avanzate dalle sedi della concertazione internazionale (Consiglio di Sicurezza dell’Onu, organizzazioni regionali come Unione Africana, Lega Araba e Alba), non state capaci di opporsi alle politiche di “cambiamento di regimi” decise dagli Usa o dalla Ue. I leader dei regimi o dei governi rimossi, hanno cercato in più occasioni di arrivare a compromessi con gli Usa o la Nato. Per un verso è stata la loro perdizione, per un altro era una strada sbarrata già dall'inizio. Più cercavano un compromesso e maggiori diventavano le sanzioni adottate negli embarghi. Più si concretizzavano le condizioni per una ricomposizione dei contrasti interni e più esplodevano autobombe o omicidi mirati che riaprivano il conflitto. Se l'unica soluzione proposta diventa il suicidio politico o materiale di un leader o lo sgretolamento degli Stati, qualsiasi negoziato diventa irrilevante.

3. Dalla storia della Siria non sono rimovibili le modalità autoritarie con cui in varie tappe è stata affrontata la domanda di cambiamento di una parte della popolazione siriana. Non è possibile ritenere che la leadership siriana sia l’unica a aver gestito in modo autoritario le contraddizioni e le aspettative nel mondo arabo. Questa caratteristica è comune a tutti i paesi del Medio Oriente ed è una conseguenza dell'imposizione dello Stato di Israele nella regione e un retaggio del colonialismo. Ciò non giustifica la leadership siriana ma ci indica anche chiaramente come la sua sostituzione non corrisponderebbe affatto ad un avanzamento democratico o rivoluzionario per il popolo siriano. E’ sufficiente guardare quale tipo di leadership si è impossessata del potere una volta cacciati Mubarak in Egitto, Ben Alì in Tunisia, Gheddafi in Libia o chi sta imponendo il tallone di ferro su Barhein, Yemen, Oman. Sono paesi in cui c’è gente che ha lottato seriamente per maggiore democrazia e diritti sociali più avanzati, ma chi ne sta gestendo le aspettative sono le potenze della Nato, le petromonarchie del Golfo e le componenti più reazionarie dell’islam politico. Le componenti progressiste della Primavera Araba sono state – al momento – isolate e sconfitte da questa alleanza tra potenze occidentali e le varie correnti dell’islam politico.

4. Dentro la crisi in corso in Siria, la leadership di Bashar El Assad ha conosciuto due fasi: una prima in cui ha prevalso la consuetudine autoritaria, una seconda in cui è cresciuto il peso politico delle forze che spingono verso la democratizzazione. I risultati delle ultime elezioni legislative non sono irrilevanti: ha votato il 59% della popolazione nonostante la guerra civile in corso in diverse parti del paese (in Francia, in condizioni completamente diverse, alle ultime elezioni ha votato il 53%, in Grecia nelle elezioni più importanti degli ultimi decenni ha votato il 62%); per la prima volta si è rotto il monopolio politico del partito di governo, il Baath, e nuove forze sono entrate in Parlamento indicando questa rottura come obiettivo pubblico e dichiarato, si è creato cioè l'embrione di uno spazio politico reale per un processo di democratizzazione del paese; le forze che si oppongono alla leadership di Assad vedono prevalere le componenti armate e settarie, un dato che si evidenzia nei massacri e attentati che vengono acriticamente e sistematicamente addossati alle truppe siriane mentre più fonti rivelano che così non è. Le forze di opposizione con una visione progressista sono ridotte a ben poca cosa e non potranno che essere stritolate dall’escalation in corso; infine, ma non per importanza, l’ingerenza esterna è quella che sta facendo la differenza. Non è più un mistero per nessuno che le forze principali dell’opposizione ad Assad siano sostenute, armate e finanziate dall’alleanza tra le potenze della Nato (Turchia inclusa) e i petromonarchi di Arabia Saudita e Qatar. E’ un’alleanza già sperimentata in passato sia in Afghanistan che nei Balcani e nel Caucaso, un’alleanza che si è rotta alla fine degli anni Novanta e poi ricomposta dopo il discorso di Obama al Cairo che annunciava e auspicava gli sconvolgimenti nel mondo arabo. Queste forze e l’alleanza internazionale che li sostiene puntano apertamente ad una guerra civile permanente e diffusa per destabilizzare la Siria. I corridoi umanitari a ridosso del confine con Turchia e Libano e la No fly zone, saranno il primo passo per dotare di retrovie sicure i miliziani dell’Esercito Libero Siriano, spezzare i collegamenti tra la Siria e i suoi alleati in Libano (Hezbollah soprattutto), destabilizzare nuovamente il Libano e rompere il Fronte della Resistenza anti-israeliana. Se il logoramento e la destabilizzazione tramite la guerra civile permanente non dovesse dare i risultati desiderati, è prevedibile un aumento delle pressioni sulla Russia per arrivare ad un intervento militare diretto delle potenze riunite nella coalizione ad hoc dei “Friends of Syria” guidata dagli Usa ma con molti volonterosi partecipanti come la Francia di Hollande o l’Italia di Monti e del ministro Terzi.

5. In questi anni, nelle mobilitazioni in Italia contro la guerra o per la Palestina, abbiamo registrato ripetuti tentativi di gruppi e personaggi della vecchia e nuova destra di aderire e partecipare alle nostre manifestazioni. Un tentativo agevolato dall’abbassamento di molte difese immunitarie nella sinistra e nei movimenti sul piano dell’antifascismo ma anche dalla voragine politica lasciata aperta dall’arruolamento di molta parte della sinistra dentro la logica eurocentrista, dalla subalternità all’atlantismo e dalla complicità – o al massimo dall’equidistanza – tra diritti dei palestinesi e la politica di Israele. Se la sinistra e una parte dei movimenti hanno liberato le piazze dalla mobilitazione contro la guerra, dal sostegno alla resistenza palestinese e araba ed hanno smarrito per strada la loro identità, è diventato molto più facile l’affermazione di alcuni gruppi marginali della destra e della loro chiave di lettura esclusivamente geopolitica ed eurasiatica della crisi, dei conflitti e delle relazioni sociali intesi come lotta tra potenze. I gruppi della destra veicolano un antiamericanismo erede della sconfitta subita dal nazifascismo nella seconda guerra mondiale e completamente avulso da ogni capacità di lettura dell’egemonia imperialista sia nel suo versante statunitense che in quello europeo. Una chiave di lettura sciovinista e reazionaria che nulla a che vedere con una identità coerentemente anticapitalista ed internazionalista. Non solo. La paura di gran parte della sinistra di declinare la solidarietà con i palestinesi come antisionista e anticolonialista, ha regalato a questa destra e alla sua declinazione razzista e antiebraica uno spazio di iniziativa, cultura e solidarietà che storicamente ha sempre appartenuto alle forze progressiste. Se si cede su un punto decisivo si rischia di capitolare poi su tutto lo scenario mediorientale. Se questo è già visibile anche negli altri ambiti dell’agenda politica e sociale nel nostro paese, è difficile immaginare che non avvenga anche sul piano della mobilitazione contro la guerra e sui problemi internazionali. Sulla Palestina e nella mobilitazione contro la guerra abbiamo sempre respinto ogni tentativo di connivenza con i gruppi della destra. Intendiamo continuare a farlo ma vogliamo anche segnalare che – come sul piano sociale o giovanile – è l’assenza di iniziative e la debole identità della sinistra a facilitare il compito ai fascisti, non viceversa. E’ necessario dunque che alla coerenza con le posizioni e il ruolo svolto dalle nostre reti, associazioni, organizzazioni in questi venti anni e che ha visto schierarci sempre contro la guerra senza se e senza ma, si affianchi un recupero di identità e di contenuti.

f) La seconda difficoltà che abbiamo dovuto registrare è stata quella di una lettura superficiale del nesso tra la crisi che attanaglia le maggiori economie capitaliste del mondo (Stati Uniti ed Unione Europea soprattutto) e il ricorso alla guerra come strumento naturale della concertazione e della competizione tra le varie potenze e i loro interessi strategici. Una concertazione evidente quando si tratta di attaccare e disgregare gli stati deboli (Libia, Jugoslavia, Afghanistan) , una competizione quando si tratta di capitalizzare a proprio favore i risultati delle aggressioni militari (Georgia, Iraq. Libia). Se il colonialismo classico è andato all’assalto del Sud del mondo per accaparrarsi le risorse, il neocolonialismo è andato a caccia di forza lavoro a basso costo. Ma dentro la crisi di sistema che attanaglia le maggiori economie capitaliste del mondo, queste due dimensioni oggi si sono ricomposte nella loro sintesi più alta e aggressiva. Alcuni di noi la definiscono come imperialismo, altri come mondializzazione, comunque la si chiami oggi si è riaperta una competizione a tutto campo per accaparrarsi il controllo di risorse, forza lavoro, mercati e flussi finanziari. Questa conquista ha come obiettivo soprattutto l'economia dei paesi emergenti e quelli in via di sviluppo che molti ritengono poter essere l’unica via d’uscita e valvola di sfogo per la crisi di civilizzazione capitalistica che sta indebolendo Stati Uniti ed Unione Europea. In tale contesto, la guerra come strumento della politica e dell’economia è all’ordine del giorno. Se pensiamo di aver visto il massimo degli orrori in questi anni, rischiamo di doverci abituare a spettacoli ben peggiori. L’alleanza – non certo inedita – tra potenze occidentali, petromonarchie e movimenti islamici ha rimesso in discussione molti schemi, a conferma che il processo storico è in continua mutazione e che limitarsi a fotografare la realtà senza coglierne le tendenze è un errore che rischia di paralizzare l’analisi e l’azione politica.

I firmatari di questo documento declinano in modo diverso categorie come imperialismo, mondializzazione, militarismo, disarmo, antisionismo, anticapitalismo, pacifismo, solidarietà internazionale e internazionalismo, ma convergono su un denominatore comune sufficientemente chiaro nella lotta contro la guerra e le aggressioni militari.

Per queste ragioni condividiamo l'idea di promuovere:

•   Il percorso comune di riflessione che ha portato a questo documento

•   La costituzione di un patto di emergenza per essere pronti a scendere in piazza se e quando ci sarà una escalation della Nato e dei suoi alleati contro la Siria al quale chiediamo a tutti di partecipare

•   l’impegno ad un lavoro di informazione e controinformazione coordinato che contrasti colpo su colpo e con ogni mezzo a disposizione la manipolazione mediatica che spiana la strada a nuove “guerre umanitarie”, anche in Siria


Sottoscrivono per ora questo documento:


Rete Romana No War

Rete Disarmiamoli

Militant

Rete dei Comunisti

Partito dei Comunisti Italiani

Forum contro le guerre

Comitato Palestina, Bologna

Comitato Palestina nel Cuore, Roma

Gruppo d'Azione per la Palestina, Parma

Collettivo Autorganizzato Universitario, Napoli

Csa Vittoria, Milano

Alternativa

Federazione Giovani Comunisti

Forum Palestina

Associazione Oltre Confine

Associazione amici dei prigionieri palestinesi, Italia


(3 luglio 2012) Adesioni successive:


Comitato per la smilitarizzazione di Sigonella

Brigate per la Solidarietà e la Pace -Brisop- Toscana

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia – onlus

Collettivo G. Tanas

Tifiamo Rivolta

Gruppo Facebok Siria

Federazione Napoletana del Partito della Rifondazione Comunista

Redazione ALBAinFormazione

SLAI COBAS per il sindacato di classe coordinamento nazionale

Federazione  Giovani Comunisti Italiani  Torino

Sinistra Critica Sarda

Circolo culturale " Il minatore rosso "

Brindisi per Gaza

Coordinamento II Policlinico Napoli

Associazione Ita-Nica circolo C.Fonseca, Livorno

Rete Antifascista di Brescia


per le adesioni: controleguerre @ gmail.com




L’arte della guerra

Dopo la strage degli innocenti

di Manlio Dinucci - da Il Manifesto , 15 maggio 2012
 
Una delle capacità dell’Arte della guerra del XXI secolo è quella di cancellare dalla memoria la guerra stessa, dopo che è stata effettuata, occultando le sue conseguenze. I responsabili di aggressioni, invasioni e stragi possono così indossare la veste dei buoni samaritani, che tendono la mano caritatevole soprattutto ai bambini e ai giovani, prime  vittime della guerra.
L’Italia – dopo aver messo a disposizione della Nato sette basi aeree per le 10mila missioni di attacco alla Libia, e avervi partecipato sganciando un migliaio di bombe e missili – ha varato un «progetto a favore dei minori colpiti da traumi psicologici derivanti dal recente conflitto». Il progetto, del costo di 1,5 milioni di euro, prevede l’invio di una task force di esperti che opererà a Bengasi, Tripoli e Misurata, collaborando con le «autorità libiche». Le stesse che perfino il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiama in causa per «le continue detenzioni illegali, torture ed esecuzioni extragiudiziarie».

In Afghanistan, dove ogni anno muoiono migliaia di bambini per gli effetti diretti e indiretti della guerra, gli aerei italiani non lanciano solo bombe e missili, ma viveri, indumenti, quaderni e  penne per i bambini, così da «integrare l’azione operativa con l’attività di supporto umanitario». Un centinaio di fortunati bambini ha ricevuto, in una base militare italiana, un pacco dono, frutto di «una raccolta spontanea durante le celebrazioni delle Sante Messe». «Con l’occasione», alcuni sono stati perfino visitati da un ufficiale medico pediatra. E quando la piccola Fatima ha avuto un braccio maciullato da un ingranaggio, c’è stata la «corsa generosa e disperata» verso l’ospedale, effettuata con un Lince, il blindato usato dagli italiani nella guerra in Afghanistan.
In Iraq, l’Italia è impegnata in un «progetto comune contro la tratta di esseri umani», di cui sono vittime soprattutto ragazze e ragazzi, costretti alla prostituzione e al lavoro forzato nelle monarchie del Golfo. Nascondendo il fatto che tale fenomeno è uno degli effetti della guerra, cui ha partecipato anche l’Italia. Le vittime dirette sono state, nel 2003-11, almeno un milione e mezzo, di cui circa il 40% bambini, documenta il Tribunale di Kuala Lumpur sui crimini di guerra. Molti altri bambini sono morti per le armi a uranio impovertito,  che hanno contaminato il terreno e le acque. A Fallujah, le malfomazioni cardiache dei neonati risultano 13 volte superiori alla media europea, e quelle del sistema nervoso superiori di 33 volte.
A mietere un maggior numero di vittime è il collasso della società irachena, provocato dalla guerra. Circa 5 milioni di bambini sono orfani e circa 500mila vivono abbandonati nelle strade,  3,5 milioni sono in povertà assoluta, 1,5 milioni di età inferiore ai cinque anni sono denutriti e in media ne muoiono 100 al giorno. Sono queste le prime vittime della tratta di esseri umani: bambine di 11-12 anni sono vendute per 30mila dollari ai trafficanti. A provocare questo immenso dramma contribuisce l’Italia, partecipando alle guerre camuffate da missioni internazionali di pace. Anche se il presidente Napolitano, rivolgendosi ai militari in missione, assicura: «Voi oggi, e altri prima di voi, avete dato un grandissimo contributo a un rinnovato prestigio e alla credibilità dell’Italia».




2011: CONTRO LA AGGRESSIONE IMPERIALISTA ALLA LIBIA


16-17 aprile 2011, NAPOLI - PISA: DUE IMPORTANTI INIZIATIVE NOWAR



http://www.disarmiamoli.org/index.php?option=com_content&task=view&id=681&Itemid=27

Report dell'assemblea nazionale contro la guerra - Napoli 17 aprile 2011

Scritto da Assemblea napoletana contro la guerra

Si è svolta a Napoli, nella mattinata di domenica 17 aprile, all’Università Orientale occupata, l’assemblea nazionale contro la guerra in Libia, primo momento di confronto all’interno del movimento. Più di 130 persone hanno partecipato all’iniziativa, decine e decine sono stati gli interventi di singoli e strutture, presenti compagni da circa 10 città, da Milano a Palermo.

L’assemblea si è aperta ricordando il compagno ed attivista dell’ISM, Vittorio Arrigoni, rapito ed ucciso a Gaza nelle prime ore di venerdì. Fuori al Palazzo dell’Università è stato esposto uno striscione commemorativo, e sono state ammainate le bandiere dell’Unione Europea e dell’Italia e messe al loro posto quelle della Palestina. L’impegno di Vittorio, la sua umanità, la sua ironia anche nelle situazioni più tragiche, il calore e la gioia che ha saputo comunicare a chi lo aveva conosciuto rimarranno per sempre nei nostri cuori, e ci spingeranno ad un rinnovato impegno perché non vi siano più nel mondo oppressi ed oppressori. 

Gli organizzatori sono poi passati a fare un rapido bilancio della manifestazione nazionale del giorno prima. Una manifestazione che ha visto sfilare verso il comando NATO di Bagnoli oltre 3.000 persone, provenienti da diverse parti d’Italia, per contestare l’aggressione militare che da un mese sta insanguinando la Libia. La manifestazione, chiamata dall’Assemblea napoletana contro la guerra – un coordinamento di realtà autorganizzate, di collettivi studenteschi e territoriali – è stata giudicata pienamente riuscita. Nonostante il boicottaggio dei media ufficiali e l’indifferenza (se non il sabotaggio) di pezzi consistenti della sinistra “istituzionale” o di “movimento”, migliaia di persone, per lo più giovani, studenti medi e universitari, sono scesi in piazza per contestare la retorica delle “guerre umanitarie” e quella degli “interessi nazionali”. Nonostante tutte le difficoltà che i movimenti incontrano in questa fase, nonostante la confusione che questo intervento ha provocato nella sinistra, nonostante lo sbandamento di gran parte del movimento pacifista che nel 2003 era riuscito a esprimersi con forza, si è riusciti in sole due settimane a creare un appuntamento che superasse le piccole espressioni locali e individuali di contrarietà alla guerra.
Senza indugiare in trionfalismi assolutamente fuori luogo – perché è innegabile che una contrarietà di massa alla guerra non si ancora espressa e che anzi le modalità di intervento bellico sono state in buona parte metabolizzate dal Paese – la lezione da trarre da questa manifestazione è evidente: se in poco tempo e con pochi mezzi alcuni collettivi di base sono riusciti a portare in piazza migliaia di persone, che cosa sarebbe successo se tutti i compagni, le realtà pacifiste etc avessero deciso di costruire anche loro questa mobilitazione?
Il valore del corteo di sabato non è stato insomma solo nell’essere l’unica alternativa al silenzio ed alla complicità, o nell’essere coerente con le passate prese di posizione, ma nell’essere dimostrazione concreta che “si poteva fare”, che c’è un sentimento diffuso di contrarietà alla guerra e che se non lo si riesce a interpretare politicamente è anche per malafede, per un senso di sconfitta complessivo, per incapacità soggettive dei movimenti.

Sono quindi iniziati gli interventi delle diverse realtà politiche presenti, che sono entrati nel merito delle differenti analisi e valutazioni su quello che è successo nell’ultimo mese sia in Libia che in Italia. Rispetto alla specificità della situazione libica, si è ricordata l’importanza del petrolio e delle royalties delle multinazionali, così come il ruolo e gli interessi di lungo corso della Francia nell’espansione dell’UE verso Sud, mentre altri hanno sottolineato come l’intervento sia legato anche ad un’esigenza di controllo delle rivolte della primavera araba. Sul “fronte interno”, si è discusso della questione dei migranti e del loro “uso strumentale”, nonché del restringimento delle libertà democratiche anche in Parlamento, con interventi militari che ormai non sono oggetto né di un dibattito pubblico né di uno istituzionale, e delle ricadute delle spese militari sulle classi popolari.
Ci si è quindi interrogati sul perché non si sia creato un sentimento di sdegno forte contro questa guerra, e questo è stato imputato innanzitutto alla persistenza dell’idea di un’Unione Europea “buona”, anche quando si lancia in avventure militari, di un antimperialismo che più spesso è rivolto solo contro gli Stati Uniti e – non ultimo – ad una sinistra di base che si è comportata come se stesse al “governo”. Molti interventi hanno insistito sulla necessità in questa fase storica di ragionare su scala internazionale, mettendosi quantomeno allo stesso livello politico in cui vengono prese la maggior parte delle decisioni, quello europeo.

Vista la ricchezza del dibattito, tutti hanno convenuto che bisogna continuare il confronto e l’analisi delle varie situazioni arabe e nord africane, che hanno profonde peculiarità e differenze. Anche perché l’assemblea deve segnare un punto di partenza ed una forma pur embrionale di scambio e di coordinamento, soprattutto dopo l’incoraggiante manifestazione di sabato. Secondo gli intervenuti, bisogna continuare il lavoro di controinformazione e demistificazione nei posti di lavoro, nelle scuole, in ogni ambito sociale. Si è infine letto l’appello scritto dai compagni di Pisa in lotta contro l’Hub militare, scaturito dalla loro assemblea antimilitarista del 16 aprile, e si è presa conoscenza con favore della loro lotta, che è parte integrante del movimento contro la guerra.

L’assemblea ha quindi deciso:

- di creare di una mailing list su cui possano viaggiare informazioni, iniziative, segnalazioni, comunicazioni.
- di convertire il sito usato per la manifestazione napoletana www.stopwar.altervista.org in sito contro la guerra in Libia, per propagandare analisi, iniziative etc. I compagni che se ne occuperanno sono quelli del CAU, a cui però vanno segnalate eventuali iniziative, rassegna stampa, articoli di approfondimento…
- di rivedersi il 15 maggio a Roma, per un nuovo incontro sulla guerra in Libia, per fare il punto della situazione ed immaginare qualche nuova iniziativa coordinata.

Nel frattempo, ogni realtà deciderà se e come partecipare alle seguenti date:

- Manifestazione nazionale di sostegno alla Freedom Flottilla, 14 maggio a Roma
- Giornata nazionale di lotta presso il campo di Manduria, intorno al 18-19 giugno

Per il momento l’invito a tutte e tutti è a far girare questo report, coinvolgere altre realtà, organizzare iniziative e tenere aggiornato il sito, per rivedersi ancora più numerosi il 15 a Roma.


per iscriversi alla mailing list dell'assemblea nazionale contro la guerra spedire una mail a assembleanowar.na@gmail.com


http://www.disarmiamoli.org/index.php?option=com_content&task=view&id=679&Itemid=1

PISA, 16 aprile 2011: Convegno nazionale NO ALL’HUB MILITARE  - NO ALLA GUERRA

APPELLO FINALE ASSEMBLEA DEL 16 APRILE

A conclusione del Convegno Nazionale “NO all’Hub militare NO alla guerra” svoltosi a Pisa il 16 aprile 2011 i partecipanti concordano sulla necessità e sull’urgenza di rilanciare in Italia il Movimento Contro la Guerra. Ciò anche a seguito del drammatico attacco militare alla Libia (risoluzione ONU n.1973 che istituisce la No fly zone) da parte dell’alleanza USA-NATO che rischia di infuocare il Mediterraneo e in cui l’Italia è già pesantemente coinvolta sia con l’uso delle basi militari che col comando ad essa assegnato per il pattugliamento navale.

A questo proposito richiamano alla memoria la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e in particolare i seguenti articoli:
Art 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali; ……….”
Art. 78 “ Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”.
Art.80 “Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei Trattati Internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio o oneri alle finanze o modificazioni di leggi”.
Questi articoli della Costituzione insieme a quello del diritto di asilo politico sono stati violati più volte dal dopoguerra in poi e oggi continuano palesemente a essere violati. L’Italia si è trovata molte volte a essere in stato di guerra senza che il parlamento avesse né discusso né votato alcuna risoluzione in tal senso e spesso le stesse missioni militari sono state approvate a posteriori.
Attraverso le violazioni dell’art. 80 non sono mai stati resi pubblici, perché coperti da segreto di Stato, gli accordi dei nostri governanti con il governo USA, in riferimento alla concessione di parti del territorio italiano per l’installazione di basi militari.

E’ evidente la difformità con altri paesi europei come per esempio la Germania che nonostante abbia perso la guerra ha già ricontrattato la presenza delle basi militari USA e NATO, anche a proposito dello stoccaggio di armi nucleari.
Tutto ciò è dimostrabile prendendo come modello – riproponibile per tutte le basi USA / NATO sparse per l’Italia – la storia di Camp Darby, la base logistica USA più grande d’Europa che ha svolto e svolge un ruolo strategico a livello planetario e in cui sono stoccate armi proibite come le cluster bomb, proiettili all’uranio impoverito e da dove con alta probabilità sono transitate anche armi nucleari.
Da questa base sono partiti mezzi e munizioni per tutti i teatri delle ultime guerre: Iraq, Afghanistan, ex-Jugoslavia ed oggi anche verso il nuovo teatro di guerra nel cuore del Mediterraneo: la Libia.

In questo quadro diventa ancora più preoccupante la decisione di realizzare nell’aeroporto militare di Pisa l’Hub Nazionale dell’aeronautica da dove partiranno le truppe e i mezzi per le cosiddette “missioni umanitarie”, cioè le guerre, in sinergia con la base militare USA di Camp Darby. La situazione del territorio tra Pisa e Livorno, già critica sul piano ambientale, sanitario, logistico ed economico si aggraverà, poiché l’inizio della guerra contro la Libia a seguito della Risoluzione ONU n. 1973 ci vede direttamente coinvolti come paese.

Non meno grave però sarà la situazione nelle aree in cui si trovano le altre basi o strutture militari di comando degli alleati, pensiamo a Napoli sede del Centro di Comando strategico della Nato, da cui si stanno coordinando le operazioni militari contro la Libia; alla Sicilia Trapani Birgi e Sigonella e il suo centro di ascolto radar e integrazione della rete di comunicazione Nato; alle basi di Aviano e Ghedi con la presenza di bombe nucleari; la base di Vicenza con il Dal Molin, a base di Solbiate Olona con il comando europeo di pronto intervento NATO a Cameri-Novara con gli F35; a Il salto di Quirra in Sardegna per l’addestramento e la formazione militare.
Tutto ciò, insieme a Camp Darby e ora all’Hub nazionale militare dell’aeronautica a Pisa, rappresenta il complesso strategico-operativo per la guerra globale, infinita e permanente a guida Usa-Nato. Anche l’U.E. e altri paesi utilizzano le basi militari presenti in Italia Se a ciò aggiungiamo l’incremento progressivo delle spese militari, l’ulteriore militarizzazione diffusa dei territori e le missioni militari all’estero, ci rendiamo conto di come l’Italia sia l’avamposto della guerra permanente.

Nel nostro paese il Movimento contro la guerra ha avuto in questi ultimi anni una battuta d’arresto, anche a causa delle nefaste scelte di rifinanziamento delle missioni all’estero e dell’aumento astronomico delle spese militari durante il precedente governo Prodi, che ha contribuito alla crescente delusione, con una progressiva smobilitazione delle coscienze dei cittadini e del “popolo della pace”, a una lacerazione nelle forze politiche anche di opposizione, tanto che oggi il PD si fa paladino dell’aggressione contro la Libia, votando in Parlamento con il PDL la guerra e la cosiddetta sinistra “radicale” appare confusa ed incapace di indicare una chiara strategia di contrasto al militarismo e alle guerre coloniali.

Il drammatico paradosso è che assistiamo a un a nuova guerra in pieno Mediterraneo, alle porte di casa, senza che vi sia ancora un movimento di opposizione forte, coordinato e permanente .
In nome dei diritti umani violati in Libia, si scatena una nuova guerra di aggressione da parte del neocolonialismo imperialistico, non perché si hanno a cuore le sorti del popolo libico, ma piuttosto in nome di una “santa alleanza” per l’accaparramento delle riserve di petrolio e gas di cui è ricco quel paese.
Le compagnie transnazionali, soprattutto francesi, ma anche inglesi e americane, non si stanno facendo quindi scrupoli nel sostenere e finanziarie con ogni mezzo i cosiddetti “ribelli” per sbarazzarsi la prima possibile di Gheddafi e avere così mano libera per privatizzare nuovamente i pozzi di petrolio e gas. E magari ripristinare le basi militari straniere che la precedente esperienza della Jamaijria (la repubblica popolare libica nata nel 1969 dopo la cacciata del Re Idris, fantoccio dell’imperialismo inglese) era riuscita a cacciare.

Il disegno del nuovo espansionismo neocoloniale – prevalentemente a guida europea con supervisione statunitense (i comandi NATO sono saldamente in mano al Pentagono) – è così evidente che non dobbiamo esitare nel contrastarlo con ogni mezzo informativo, ma anche di grande mobilitazione nazionale.
Ciò richiede l’urgente rilancio in Italia di un diffuso Movimento Contro la Guerra.

Ripartiamo da Pisa e da Napoli per lanciare il presente Appello per un Coordinamento Nazionale Contro la Guerra che, nel rispetto delle varie sensibilità, riunisca tutte le forze autenticamente pacifiste e contro la guerra, i movimenti contro le basi e le servitù militari, le Associazioni umanitarie e di solidarietà tra i popoli.
In Toscana, come Coordinamento nazionale contro la guerra ci impegniamo a promuovere a Pisa una mobilitazione costante contro l’Hub e la base militare Usa di Camp Darby, ormai evidenti strumenti funzionali alle strategie belliche della Santa Alleanza USA-Nato nell’area Mediterranea- Mediorientale.

Ancora una volta siamo davanti a un bivio storico in cui ciascuno di noi come singolo o movimento si trova di fronte alle proprie responsabilità nel difendere i valori fondanti della nostra Costituzione antifascista nata dalla Resistenza e dire un NO alla GUERRA chiaro e netto o accettare passivamente che si compia in Libia la tragedia già vista in Iraq, Jugoslavia, Afghanistan.
L’Italia rischia di pagare un prezzo altissimo con la partecipazione a questa guerra. Le conseguenze non saranno solo nell’immediato con l’ondata di profughi, ma anche in termini di economia, di approvvigionamento energetico, ambientali e morali. Si è scatenata una guerra contro i migranti, utilizzando mezzi e infrastrutture per impedire sbarchi, realizzare respingimenti o deportare uomini, donne, bambini nei centri – ghetto (spesso ex basi o caserme). Ciò favorisce ulteriori processi di militarizzazione, come le stazioni radar in Su d Italia acquistati dalla GdF con fondi UE.
Non esiste una guerra giusta anche se approvata con una risoluzione dell’ONU.
NO, in nostro nome la guerra non si farà! Non siamo disposti a mantenere in piedi un sistema mondiale consumistico, divoratore di materie prime e risorse energetiche che condanna a morte la maggioranza degli abitanti del pianeta.
Educhiamo alla pace e non educhiamo alla guerra. Chiediamo l’uscita dell’Italia dalla NATO e il ritiro di tutte le truppe italiane dai vari fronti di guerra.
L’unica medicina contro la guerra è: meno caserme, meno armi, più giustizia sociale, più scuole, più cultura, un nuovo modello sociale, basato sulla divisione equa delle ricchezze e non sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura.

FIRMATARI

Coordinamento NO HUB Pisa-Livorno
Comitato NO Camp Darby
Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella
Rete nazionale Disarmiamoli
Comitato pace, disarmo e smilitarizzazione dei territori, Napoli
Assemblea No F35 Novara
Salento No War
Brigate di Solidarietà Popolare con l’America Latina
Comitato Internazionale di Educazione per la Pace
Gruppo No Hub No Guerra di Lucca


MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA GUERRA.
SABATO 16 APRILE NAPOLI
PARTENZA ORE 10.30 PIAZZALE TECCHIO (STAZIONE CAMPI FLEGREI)
ARRIVO BASE N.A.T.O. BAGNOLI



STOP THE WAR
stopwar.altervista.org
 
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
NAPOLI, 16 APRILE
CONTRO L’IMPERIALISMO, AL FIANCO DEL POPOLO LIBICO
E DI TUTTI I POPOLI IN RIVOLTA

Appello

L’Italia che a parole ripudia la guerra si è lanciata in una nuova aggressione militare a senso unico, come le precedenti, questa volta contro la Libia che rappresenta la “nostra” quarta sponda. La quinta in vent’anni, la terza nel giro di un decennio in cui si è persa ogni remora nei confronti dell’intervento bellico.

Ma a differenza delle altre occasioni pochi sembrano indignarsi, pochi alzano la voce per gridare che questa, come già altre guerre, ha dei motivi ben precisi: le immense ricchezze del sottosuolo libico, il gas, il petrolio, gli affari delle grandi aziende e della grande finanza. Motivi che stanno causando già centinaia di morti fra i libici, e che ne causeranno ancora di più, appena l’uranio impoverito, sganciato in quantità, comincerà a fare effetto. Motivi che potrebbero portare, come già successo nei Balcani, in Afghanistan o in Iraq, alla devastazione della Libia, alla fine della sua sovranità, all’occupazione militare di un territorio-chiave per controllare e addomesticare tutte le rivolte che stanno agitando il Nord Africa e il mondo arabo.

Come al solito, la prima vittima della guerra è stata la verità: per giustificare l’uso della forza abbiamo visto squadernarsi tutte le retoriche guerrafondaie, nelle varianti di destra e di “sinistra”. Da un ritrovato e sfacciato spirito colonialista (“dobbiamo intervenire perché la Libia è casa nostra”) al ritornello della guerra umanitaria (“dobbiamo proteggere la popolazione contro il tiranno”), passando ovviamente per i cliché razzisti (“dobbiamo intervenire per portare la democrazia ai popoli sottosviluppati”). Soprattutto si è cercato di neutralizzare l’impatto emotivo di una nuova guerra, di farla sparire dalla nostra percezione, di inserirla nel tessuto della quotidianità, parlando di “no-fly zone”, “pattugliamento umanitario”, “sostegno ai ribelli”.

Dovremmo sapere bene cosa si nasconde dietro questi eufemismi: il profitto delle multinazionali dell’energia, il desiderio delle potenze occidentali di accaparrarsi, anche dopo il disastro nucleare giapponese, risorse preziose in tempo di crisi, la voglia di controllare un pezzo di mondo che si è risvegliato e cerca da sé la sua libertà. Si interviene in Libia proprio come si sono sostenuti fino alla fine i regimi di Ben Alì o Mubarack, o come si appoggia la repressione dei movimenti popolari in Bahrein o nello Yemen… Ancora una volta il “diritto internazionale” si rivela nei fatti solo la legge del più forte.

Giusto otto anni fa, contro analoghe menzogne, eravamo in milioni a scendere in piazza. Oggi il silenzio dei pacifisti e dei movimenti è assordante, mentre la sinistra istituzionale si nasconde dietro ad una risoluzione ONU scritta, come già altre volte, ad uso e consumo di USA, Gran Bretagna e Francia, mentre a spingere per l’intervento ci sono in prima fila il PD ed il Presidente Napolitano… Ad “opporsi” alla guerra c’è solo la destra estrema della Lega, che parla di “invasione dei clandestini”, lascia marcire i profughi a Lampedusa, crea strumentalmente un’emergenza umanitaria, esaspera l’odio contro i più deboli e i “dannati della terra” per rastrellare voti sotto elezioni.
Forse è giunto il momento di riscattare questa vergognosa Italia, che dal baciamano a Gheddafi, il “nostro miglior alleato”, è passata alle bombe, per paura di perdere i propri affari in Libia.

È giunto il momento di dire la nostra, mentre riscrivono la storia del Mediterraneo attraverso le bombe, la violazione dei diritti dei migranti e la continua militarizzazione del nostro e del loro territorio.

È giunto il momento di affermare che non esistono interessi “nazionali”, ma solo gli interessi degli sfruttati e dei dominati di tutto il mondo contro quelli dei dominanti e dei regimi di tutto il mondo.


È giunto il momento di proclamare che i popoli, e lo hanno scritto in questi giorni proprio i tunisini e gli egiziani in rivolta, o si liberano da soli o non si liberano affatto.

Tutto questo lo vogliamo dire chiaro e forte proprio a Napoli, dove è appena passato il comando dell’operazione ora a guida NATO. Ed è per questo che facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai comitati, alle forze politiche e sindacali, a tutti i pacifisti coerenti ed a tutti i cittadini a far crescere in tutta Italia la mobilitazione contro la guerra e costruire insieme una grande manifestazione nazionale proprio a Napoli, sabato 16 aprile.

Una manifestazione che, schierandosi a fianco del popolo libico e di tutte le popolazioni in rivolta dell'area, chieda:

• La fine immediata dei bombardamenti e dell'aggressione militare;
• La fine di ogni ingerenza straniera, compresa l’ipotesi di embargo e di sequestro dei beni libici non meno criminale dell’aggressione militare;
• Il diritto d'asilo per tutti i profughi e i migranti in fuga;
• Il taglio delle spese militari e l’utilizzo di fondi e mezzi per le vere priorità sociali di un’Italia in crisi: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente;

Chiediamo a tutte e tutti di diffondere e sottoscrivere quest’appello, per cercare nelle due settimane che abbiamo davanti di costruire insieme una grande e determinata manifestazione contro la guerra!


Nel caso questo appello dovesse incontrare come speriamo, il sostegno delle più significative realtà impegnate nella lotta contro la guerra proponiamo di tenere il giorno successivo alla manifestazione, domenica 17 aprile, una Assemblea nazionale del movimento contro la guerra per discutere insieme come proseguire la lotta contro questa infame politica che va a seminare in nome dell’umanità e della democrazia morte e distruzione presso altri popoli, con la vigliacca consapevolezza che questi paesi non hanno nemmeno le armi per potersi difendere adeguatamente di fronte alle micidiali armi di distruzione di massa utilizzate.

ASSEMBLEA NAPOLETANA CONTRO LA GUERRA

per info, adesioni e contatti: assembleanowar.na @ gmail.com



Appello per una manifestazione nazionale il 16 aprile a NAPOLI

http://www.stopwar.altervista.org/

Alla favola che con le bombe si va a portare la democrazia, la difesa dei diritti, la difesa dei rivoltosi oppure per ragioni umanitarie oramai non ci crede più nessuno. Tutti sanno, anche perché non si fanno nemmeno tanti sforzi per nasconderlo, che in Libia stiamo mandando i nostri aerei per mettere le mani sulle immense ricchezze del sottosuolo di quel paese, per difendere gli affari delle grandi aziende e della grande finanza, che sono anche in feroce concorrenza fra di loro. Eppure non riusciamo ad indignarci sufficientemente, a gridare la nostra rabbia per questi crimini commessi dai governi e dagli eserciti dei nostri paesi, che continuano a definirsi civili e che in nome di tale presunta superiorità si arrogano il diritto di invadere altri paesi, con le scuse più puerili.

Anche chi aveva pensato che le aggressioni alla ex-Jugoslavia, all'Iraq e all'Afghanistan, fossero delle eccezioni dovute alla particolarità di quelle situazioni, deve riconoscere, con la nuova missione militare contro la Libia, che oramai la guerra è entrata nella nostra quotidianità è diventata normale amministrazione.

Ma ciò è possibile solo a condizione che queste guerre siano sempre a senso unico, ovvero delle aggressioni portate dagli eserciti più potenti del mondo e dotati delle più micidiali armi di distruzioni di massa, contro paesi che non hanno la possibilità di difendersi e di ricambiare con la stessa moneta gli invasori. Solo in questo modo la guerra può diventare una fiction, come tanti programmi televisivi che guardiamo distratti mentre comodamente consumiamo i nostri pasti. Perché siamo sicuri che nessun missile intelligente, nessuna bomba "umanitaria" piena di uranio impoverito, che seminerà morte anche per molti anni dopo la sua esplosione, potrà piombarci sulla tavola mentre guardiamo quegli eventi lontani.

Al massimo siamo indotti dalla propaganda razzista di stato ad essere infastiditi e preoccupati dal pensiero del flusso dei tanti migranti che queste invasioni militari e le politiche di rapina che le hanno precedute, provocano verso le nostre coste, come se i due fenomeni non fossero strettamente legati da una relazione di causa ed effetto.

Ma se la campagna mediatica in atto punta a farci vedere questa nuova missione come una difesa dei nostri interessi nazionali, per evitare gli aumenti dei prezzi delle materie prime in primis la benzina, essa ci riguarda per ben altri motivi: alla politica di aggressione verso l'esterno corrisponde puntualmente una ulteriore restrizione dei nostri diritti, della possibilità di difendere le nostre condizioni di vita e di lavoro, in pratica un ulteriore svolta verso l'autoritarismo e la militarizzazione dei territori in nome della competitività italiana e delle missioni militari in corso. Inoltre non si può essere complici di tali crimini, commessi anche in nostro nome, ed essere percepiti da questi popoli come un'unica massa indistinta coalizzata per portare avanti la rapina delle loro risorse, ed imporre un supersfruttamento meritandone il sacrosanto odio contro chi va a seminare morte e distruzione nei loro paesi.

Per tale motivo la denuncia e la lotta contro queste guerre di stampo neocoloniale, deve procedere di pari passo con la mobilitazione per la difesa dei nostri diritti e contro i tentativi di scaricarci addosso i costi di questa interminabile crisi provocata dalla sete di profitti di quegli stessi soggetti che oggi ci invitano a plaudire a questa nuova guerra. Una guerra per cui spendono miliardi di euro che tolgono alla scuola, alla sanità, agli altri servizi sociali, al reddito di tutti noi.

La città di Napoli svolge un ruolo decisivo in questa nuova missione militare, poiché qui si concentrano il comando Nato di Bagnoli che coordina questa aggressione, ed altri importanti insediamenti militari da cui partono le azioni militari, come a Capodichino.

La risposta in questa città deve essere perciò ancora più incisiva, insieme a tutto il movimento contro la guerra, per di affermare che non esistono interessi "nazionali", ma solo gli interessi degli sfruttati e dei dominati di tutto il mondo contro quelli dei dominanti e dei regimi di tutto il mondo.

È giunto il momento di ribadire che i popoli, e lo hanno scritto in questi giorni proprio i tunisini e gli egiziani in rivolta, o si liberano da soli o non si liberano affatto. La nuova missione militare è infatti rivolta anche a bloccare il processo di mobilitazioni che sta attraversando tutto il vicino e medio oriente.

Invitiamo pertanto chi intende opporsi a questa ennesima guerra umanitaria ad unirsi a noi per preparare una grande manifestazione nazionale contro la guerra da tenersi a Napoli il 16 Aprile.

ASSEMBLEA NAPOLETANA CONTRO LA GUERRA
Per info, adesioni e contatti:  assembleanowar.na @ gmail.com




Ci risiamo. L’Italia - che a parole ripudia la guerra - si è lanciata in una nuova aggressione militare, al fianco di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti; la quinta in vent’anni, la terza nel giro di un decennio.
I motivi? Per questa, come per altre guerre, sono chiari e precisi: la rapina di risorse energetiche e materie prime - di gas e petrolio - e gli affari delle grandi aziende e della grande finanza. L’attacco alla Libia di Gheddafi, fino a ieri “nostro miglior alleato”, rappresenta anche la possibilità di gestire un territorio-chiave, di addomesticare tutte le rivolte che stanno agitando il Nord Africa e il mondo arabo, di controllare un pezzo di mondo che si è risvegliato e cerca da sé la sua libertà.
Questo attacco ha già causato già centinaia di morti fra i libici, e tanti ancora ce ne saranno non appena l’uranio impoverito, utilizzato in questa come in tutte le altra guerre degli ultimi anni, comincerà a mostrare i suoi terribili effetti. [continua]

ASSEMBLEA CONTRO LA GUERRA
per info e contatti: stopwar.altervista.org
appello per la mobilitazione
lista adesioni (in continuo aggiornamento)
il manifesto


PISA
, 16 aprile:
NO ALL’HUB MILITARE  - NO ALLA GUERRA
 
PER LA RICOSTRUZIONE DI UN FRONTE UNITO DELLE LOTTE CONTRO LA GUERRA,
LE BASI USA/NATO, LA MILITARIZZAZIONE DEI TERRITORI E DELLA CULTURA.

Invito a tutte le realtà che in Italia si battono contro la militarizzazione dei territori e le guerre
al Convegno nazionale di riflessione e mobilitazione del 16 aprile 2011,
che si terrà presso l’ Auditorium della Provincia di  Pisa, Via Silvio Pellico, 63

http://nohub.noblogs.org/

I territori di Pisa e Livorno sono oggetto di una progressiva militarizzazione. Un’immensa area geografica, che si estende nelle nostre provincie, sta per essere integrata all’interno di un progetto funzionale alle proiezioni belliche della NATO, di cui gli Stati Uniti sono da sempre leader indiscussi.
La base USA di camp Darby è lo snodo, il “cuore pulsante” di questo progetto, che progressivamente intende integrare - senza soluzione di continuità – attività civili e militari.
Aeroporto civile e militare, nautica da diporto, porto di Livorno, centri di studio militari, distretti industriali e artigianali, vie di trasporto su rotaia e su gomma. Un intero sistema produttivo e di servizi messi in “rete” con una base militare fondamentale per il rifornimento di tutte le guerre svoltesi nell’area euro – asiatica dal dopo guerra a oggi.
Il progetto dell’Hub militare all’aeroporto Dall’Oro di Pisa chiuderà il cerchio di questa militarizzazione, ottimizzando al massimo le “proiezioni di forza” degli eserciti della NATO.
Il coordinamento NO HUB, che raccoglie differenti forze culturali, sociali e civili attive sui temi della Pace, si è costituito per contrastare la creazione di questa mega struttura, al servizio delle future guerre ed aggressioni militari della NATO, ipocritamente chiamate “missioni di pace”.
Tutte le informazioni sull’Hub e sulle attività del nostro Coordinamento le potrete trovare sul nostro blog: http://nohub.noblogs.org/
La peculiarità e l’importanza dell’opera che si intende costruire sui nostri territori (il più grande aeroporto militare italiano) ci spinge oggi a chiedere l’attenzione di tutte le realtà che si sono battute in questi anni contro le guerre e la militarizzazione dei territori.
Tutti noi sappiamo che l’Hub è un tassello, pur importantissimo, di un piano molto più vasto, che vede l’intera penisola (solo per rimanere all’interno dello spazio geografico nazionale), investita da un poderoso processo di militarizzazione.
Assistiamo da anni a un incremento di tutti gli insediamenti e servitù militari. L’elenco è lunghissimo e non necessario ai fini del presente appello rivolto a coloro i quali tutti i giorni si battono contro di essi, da Trieste a Sigonella, da Vicenza a Brindisi, da Cagliari a Novara, Quirra, Napoli, Milano, Aviano e in tante altre città e paesi interessati da progetti di sviluppo militare, basi, industrie militari, poligoni di tiro, centri di comando.
Le poderose lotte degli ultimi anni, contro le aggressioni militari verso l’Iraq, la ex-Jugoslavia, l’Afghanistan e la costruzione della base al Dal Molin di Vicenza, sono progressivamente rifluite per vari motivi, tra i quali annoveriamo il mancato coordinamento tra di esse che avrebbe permesso di dare al movimento contro la guerra una prospettiva ben più ampia delle singole battaglie.
La militarizzazione dei territori e della società, fin anche degli istituti preposti alla trasmissione del sapere, i costanti focolai di conflitto creati ad arte per rapinare territori e risorse, sono oramai una costante del funzionamento degli Stati e delle relazioni tra grandi poli economici internazionali.
La guerra è tornata a essere uno strumento centrale delle politiche “estere”, nel costante tentativo di risolvere le contraddizioni di un modello economico in preda ad una crisi senza precedenti attraverso l’aggressione e la rapina neo–colonialista, come emerge con chiarezza dalla guerra in atto contro la Libia.
Il progressivo spostamento a Sud delle basi militari USA /NATO, al quale abbiamo assistito in questi anni, aveva l’obiettivo, ora in piena fase di realizzazione, di facilitare le manovre militari funzionali a questi scopi.
Di fronte a questo scenario la lotta contro la guerra, le sue basi e i suoi strumenti di propaganda, non può essere esercizio episodico di singoli comitati i quali, meritoriamente, si battono contro specifici epifenomeni locali.
Il confronto e il coordinamento tra le nostre lotte è indispensabile. Per questo vi chiediamo di partecipare attivamente al Convegno di sabato 16 aprile 2011 a Pisa con vostri interventi, relazioni, proposte e quant’altro riterrete necessario ed utile al rilancio della lotta contro la militarizzazione dei nostri territori e la guerra.

COORDINAMENTO NO HUB MILITARE
 
http://nohub.noblogs.org/
per contatti:  nohub2013 @ virgilio.it  3384014989 - 3498494727 3381337573

volantino NO HUB



2010

APPELLO DELLA RETE NAZIONALE DISARMIAMOLI! PER UN 4 NOVEMBRE ANTIMILITARISTA


LA GUERRA È FINITA?

Il nostro paese ha espresso per decenni alti livelli di coscienza, capacità di reazione e mobilitazione intorno ai temi del no alla guerra e all’intervento militare in Iraq e Afghanistan, al militarismo ed al riarmo unici in tutto il mondo occidentale.
Sino a pochi anni fa le piazze si riempivano per dire  NO alle guerre di aggressione ed ai suoi sponsor, inchiodando alle proprie responsabilità governi di diverso posizionamento nell’emiciclo parlamentare.
 
A vedere l’Italia di oggi sembra siano passati anni luce da quelle grandi mobilitazioni.
Il tema della guerra viene costantemente distorto o espulso dal dibattito politico nazionale.
Quasi tutte le nuove espressioni del dissenso antiberlusconiano non annoverano tra le proprie parole d’ordine il no alla guerra ed alle missioni all’estero.  Le vertenze a difesa dei posti di lavoro e dei servizi sociali non evidenziano la stridente contraddizione tra i tagli al salario diretto ed indiretto e aumento esponenziale della spesa militare.
Una rimozione collettiva di tale portata troverebbe giustificazione in una effettiva diminuzione dei pericoli di conflitto nel mondo, quantomeno nell’area geografica prossima al nostro paese. Potrebbe essere giustificata da una diminuzione dei processi di militarizzazione dei territori e della vita sociale e culturale interna.

La realtà che ci circonda, le scelte politiche interne ed internazionali ci raccontano una realtà ben diversa. Ci dicono che
 
LA GUERRA È TRA NOI.
 
I dati macroscopici evidenziati dalle grandi agenzie internazionali di calcolo economico ci parlano delle industrie armiere come uniche capaci di chiudere con attivi di bilancio annuali astronomici. Finmeccanica, holding italiana al 37% pubblica è tra i colossi mondiali di questo commercio di morte.
Le missioni militari all’estero continuano a produrre debito pubblico (3 milioni di euro al giorno per l’erario italiano) e guadagni privati per i soliti noti, morte e distruzione per i paesi aggrediti.
La società nel suo complesso sta subendo un processo di militarizzazione che arriva, con il protocollo La Russa – Gelmini per i corsi paramilitari nelle scuole, ad investire direttamente la formazione delle future generazioni.
 
La rimozione di questa realtà dipende quindi dal venir meno di una critica politica, sociale e culturale al meccanismo bellico come ingranaggio centrale dell’attuale sistema di produzione, specie in una fase di crisi sistemica come l’attuale.
In forme diverse si stanno velocemente ricreando le condizioni dell’allucinante meccanismo - ben rodato durante il secolo scorso – del “distruggere per ricostruire, per ricreare le ragioni della produzione di merci e di profitto”.
 
LA GUERRA TRASFORMA I NOSTRI TERRITORI.
 
Le basi della guerra sono essenziali per proiettare queste politiche sui territori circostanti, vicini e lontani. Così procedono i lavori al Dal Molin di Vicenza, crescono le basi di camp Darby e si ipotizza di costruire il più grande Hub militare d’Italia nel limitrofo aeroporto di Pisa, continuano i lavori di potenziamento di Sigonella e delle basi radar a Niscemi, si potenzia la produzione degli F35 a Cameri (Novara).
Territori che cambiano di segno, divenendo nei fatti grandi aree a stretta sorveglianza militare. Una immensa seconda linea organizzata per distruggere e depredare i paesi limitrofi.
 
SENZA UN NO ALLE POLITICHE DI GUERRA NON ESISTONO ALTERNATIVE POSSIBILI ALLO STATO DI COSE PRESENTI
 
Il nostro paese sarà progressivamente investito da una crisi economica sempre più pesante, che già ha ridotto milioni di lavoratori, giovani e pensionati in condizioni economiche molto critiche. Uomini e donne che cercheranno di rispondere ad una realtà senza futuro con lotte, rivendicazioni, istanze di legittima affermazione esistenziale.
L’assenza attuale della tematica antimilitarista, del no alla guerra ed alle sue proiezioni rischia di contribuire al sorgere di pulsioni nazionaliste e reazionarie all’interno dei futuri movimenti di massa.

È urgente che tutte le realtà sociali, culturali, sindacali e politiche che si muovono sul terreno di una alternativa radicale al modello sociale dominante rimettano al centro delle proprie piattaforme i temi del
NO ALLA GUERRA, ALLE SPESE MILITARI, ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETA’ E DELLA CULTURA.
PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E DA TUTTI I CONFLITTI BELLICI.
 
Su questi grandi temi proponiamo a tutte le realtà pacifiste e antiguerra presenti sul territorio nazionale di impegnarsi in una scadenza comune di mobilitazione, attraverso cortei, presidi, manifestazioni, iniziative. Indichiamo la settimana del 4 novembre prossimo, per ribaltare i contenuti di una giornata che invece galvanizza le forze armate.
 
DA VICENZA A SIGONELLA, DA NOVARA A PISA E LIVORNO, DA ROMA A MILANO, DA CAGLIARI A TRIESTE, DA COLLEFERRO A GHEDI,  SI ALZI DI NUOVO FORTE E CHIARA LA VOCE DI CHI SI OPPONE ALLE PRODUZIONI DI ARMI, ALLE POLITICHE DI MORTE ED ALLE SUE BASI.

Chiediamo a tutte le realtà che decideranno di promuovere una iniziativa nella prima settimana di novembre di darcene notizia, in modo da poter rafforzare e socializzare la mobilitazione.

La Rete nazionale Disarmiamoli!
www.disarmiamoli.org info@disarmiamoli.org

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Iniziative a Bologna, Milano, Novara, Trieste, Pisa, Spoleto, Catania, Novara, Cameri... Per le info da tutte le città vedi sul sito Disarmiamoli!






Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus aderisce convintamente ed invita tutti a partecipare alla manifestazione antimilitarista che si terrà a Roma nell'ottavo anniversario della barbara aggressione contro l'Iraq ed a pochi giorni dall'undicesimo anniversario dei vigliacchi bombardamenti contro Serbia e Montenegro:

CONTRO TUTTE LE GUERRE – PER LA PACE PREVENTIVA
19 marzo 2003 - 19 marzo 2010

Non in nostro nome
 
CHIEDIAMO
 
Il ritiro immediato di tutte le truppe occupanti dall’Afghanistan e dall’Iraq (inclusi i contractors)
La fine della pulizia etnica israeliana a Gerusalemme Est  e nelle altre città della Cisgiordania, dell’assedio di Gaza, della repressione in Kurdistan
Lo stop ai preparativi di guerra contro l’Iran
 
Nell’anniversario dei bombardamenti sull’Iraq nel 2003 scendiamo in piazza in Italia come negli Stati Uniti per dire basta alla complicità dei nostri paesi con la guerra, le occupazioni e l’oppressione coloniale contro altri popoli.
Venerdi 19 marzo scendiamo in piazza in Italia insieme a chi il 20 marzo manifesterà nelle città degli Stati Uniti (Washington, San Francisco, Los Angeles, Chicago) per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e dall’Iraq; insieme a chi in Gran Bretagna sostiene la battaglia di Joe Glenton e degli altri soldati che si rifiutano di continuare a uccidere ed essere uccisi in Afghanistan, insieme ai palestinesi che si stanno opponendo alla pulizia etnica israeliana a Gerusalemme e nelle altre città della Cisgiordania e all’assedio di Gaza, insieme al popolo curdo che resiste alla repressione turca.
 
CHIEDIAMO
 
La riduzione delle astronomiche spese militari – sempre in aumento – in favore di maggiori investimenti sociali e la sostituzione della cultura di guerra al terrorismo (che ha prodotto Guantanamo, prigioni segrete e soppressione di molti diritti civili) con una cultura fondata sulla pace, il diritto e l’equa condivisione delle risorse attraverso veri negoziati
 
Che il governo italiano ritiri le truppe nel mattatoio afghano, smantelli le armi nucleari stoccate nelle basi militari di Aviano e Ghedi, cessi di sperperare miliardi di euro per armamenti e di fornire ufficialmente armi, investimenti economici, collaborazioni scientifiche al governo israeliano condannato dalle istituzioni internazionali per la costruzione del Muro di segregazione, per i crimini di guerra a Gaza e l’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi. Chiediamo la revoca degli accordi militari, commerciali, scientifici, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane;
 
Noi, in quanto cittadini italiani, statunitensi, europei, palestinesi, israeliani, curdi non accettiamo di essere considerati complici di questa politica di oppressione e di guerre preventive, chiediamo il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e dall’Iraq, la cessazione di ogni complicità con gli apparati di guerra (basi militari, nuovi armamenti, spese militari), la revoca della partecipazione statunitense, italiana ed europea al vergognoso embargo contro la popolazione palestinese di Gaza ormai da quattro anni sotto assedio
 
Venerdi 19 marzo, ore 17.00  Manifestazione a piazza Montecitorio
 
Circolo Arci Arcobaleno, Statunitensi per la pace e la giustizia, Rete Disarmiamoli, Rete Sempreocontrolaguerra, Forum Palestina, Un Ponte per..., Campagna Stop Agrexco, Coordinamento Kurdistan, Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus ... (altre adesioni si stanno raccogliendo)




COMUNICATO STAMPA
del Patto Permanente contro la Guerra
 
 
MERCOLEDI 4 NOVEMBRE GIORNATA DI  MOBILITAZIONE NAZIONALE CONTRO LA GUERRA, PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E IL TAGLIO DELLE SPESE MILITARI.
 Manifestazioni si svolgeranno a Vicenza, Novara, Bologna, Genova, Firenze, Pisa, Livorno, Colleferro, Catania, Napoli.
 
A ROMA, ALLE ORE 15.00 MANIFESTAZIONE A PIAZZA NAVONA
 
Il consiglio dei ministri ha appena votato il rifinanziamento delle missioni militari all’estero compresa quella dell’Afghanistan, e il ministro della guerra La Russa prevede che le truppe italiane resteranno in Afghanistan per altri 5 anni.
A otto anni dall’inizio dei bombardamenti su Kabul, la resistenza all’occupazione si è notevolmente rafforzata mettendo in crisi gli obiettivi politici e militari della Nato e delle potenze occidentali alleate degli Usa. Le recenti elezioni presidenziali si sono rivelate una farsa con un milione di schede annullate su 5 milioni di votanti,  e la commedia del voto continuerà con il ballottaggio tra Karzai e Abdullah fissato per il 7 novembre prossimo.
Intanto sono circa 40.000 i morti civili che nessuno commemora, e dal 2001 ad oggi c’è stata una progressiva crescita, anno dopo anno, dei soldati stranieri morti.
Nell’opinione pubblica internazionale è cresciuta la convinzione che la cosa giusta da fare è porre fine alla guerra.
 
SMENTIAMO LA PREVISIONE DEL MINISTRO DELLA GUERRA LA RUSSA!
 
Il 4 Novembre – festa delle forze armate e della retorica militarista – giornata di mobilitazione nazionale per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, il taglio delle spese militari, per rendere omaggio alle centinaia di migliaia di civili ignoti morti in Afghanistan, Iraq, Palestina.
 
Patto Permanente contro la Guerra
info: Roberto Luchetti (3381028120); Nella Ginatempo (3772110687)


--- TRIESTE ---

In occasione del 4 novembre, festa delle forze armate, il Coordinamento contro la guerra annuncia un presidio in Via delle Torri dalle 16 alle 20 per informare i cittadini sulla guerra in Afghanistan e sulla necessità di ritirare le nostre truppe da quell'area.
In tale occasione verranno distribuiti i volantini con l'appello del Patto nazionale contro la guerra-Rete Disarmiamoli.

Edvino Ugolini
per il Coordinamento contro la guerra



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Da:     info@disarmiamoli.org
    Oggetto:     APPELLO "SE VUOI LA PACE LOTTA CONTRO LA GUERRA"
    Data:     24 ottobre 2009 9:49:56 GMT+02:00
Via
                    dall'Afghanistan

APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE “SE VUOI LA PACE LOTTA CONTRO LA GUERRA”

Il 4 novembre tutti in piazza per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan e il taglio delle spese militari.

A te che hai partecipato alle marce per la Pace,
a te che avevi appeso la bandiera arcobaleno al tuo balcone,
che hai firmato petizioni contro la guerra e per il ritiro delle truppe,
che sei scesa/o in piazza per chiedere la fine della guerra permanente, travestita da missioni di pace,
che hai chiesto di tagliare le spese militari per riconvertirle in spese sociali,
che vorresti chiudere le fabbriche di armi per produrre beni per la vita, e non più strumenti di morte,
che vorresti chiudere le basi militari perché minacciano la vita di altri popoli e la salute del tuo paese,
che hai protestato contro le bombe atomiche ed hai chiesto il disarmo come unica sicurezza,
che hai contestato la retorica patriottica che giustifica la morte e la distruzione,
che ami la vita e odi la guerra perché non capisci la parola nemico,
che vuoi un’Italia di pace, solidale con gli altri popoli e non più complice della guerra globale,
che ripudi la guerra “ come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”,
che guardi alla Palestina, al Kurdistan, all’Africa, all’Iraq, all’Afghanistan, all’Iran, a tutto il Medio oriente e lotti per una politica di pace, perché l’Italia esca dalle alleanze di guerra

RIVOLGIAMO QUEST’APPELLO PER TORNARE A PARTECIPARE ALLE INIZIATIVE CONTRO LA GUERRA, PER SOSTENERE ANCORA IL MOVIMENTO CHE LOTTA PER LA PACE, NELLE PIAZZE, NELLE SCUOLE, NELLE UNIVERSITA’, NEI LUOGHI DI LAVORO

IL 4 NOVEMBRE GIORNATA DELLE FORZE ARMATE SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO IL MILITARISMO, CONTRO LE MISSIONI DI GUERRA, PER IL RITIRO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN !!

LANCIAMO IN TUTTE LE CITTA’ INIZIATIVE DI PROTESTA, CONTROINFORMAZIONE, PRESIDI, AZIONI DIMOSTRATIVE.

A ROMA SIT-IN A PIAZZA NAVONA- DALLE 15 ALLE 19


PATTO PERMANENTE CONTRO LA GUERRA - ROMA OTTOBRE 2009


LA GUERRA E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’
E’ ANCHE UN MISFATTO ECONOMICO PERCHE’ STORNA RISORSE DAI BISOGNI SOCIALI AGLI STRUMENTI DI MORTE:

ALCUNI ESEMPI

La Guerra in Afghanistan costa in euro 3 milioni al giorno per mantenere in stato di occupazione militare circa 3000 uomini con gli strumenti di morte e distruzione tecnologicamente avanzati. In moneta afghana ciò che l’Italia ha speso dal 2001 per la guerra avrebbe potuto produrre 600 ospedali e 10.000 scuole - secondo i dati forniti da Gino Strada.

In Italia con 3 milioni di euro al giorno si potevano risolvere in tutte le regioni i problemi dei rischi idrogeologici e del riassetto territoriale.

Il piano di acquisto e assemblaggio - a Novara - dei cacciabombardieri atomici F35 prevede la spesa di 13 miliardi di euro a rate fino al 2026 per la coproduzione e l’acquisto di 131 aerei da guerra ribattezzati “dalle ali d’oro”. Un delirio di potenza militare che serve a devastare altri popoli ed a togliere risorse alla cura della vita e della terra nei nostri territori.

Lo specchietto qui sotto riportato ci mostra la gigantesca distruzione di risorse operata dalle spese militari (fonte Manlio Dinucci)

spesa militare mondiale nel 2007

= 1.340 miliardi $ = + 45% rispetto al 1998 = 2.5 milioni di dollari al
minuto. Nel 2009 prevista a 1.500 miliardi di dollari. (SIPRI)

spesa militare NATO
= 3/4 della mondiale = 985 mld di $ (febbraio 2009 - SIPRI)

spesa militare USA
= 666 mld di $ (2008)

spesa militare ITALIA
= 30 mld di $ (2008)

spesa militare mondiale di 7 giorni = 30 mld $ = soluzione crisi alimentare
mondiale per 1 anno (FAO)

NO ALLE SPESE MILITARI

NO ALLE MISSIONI MILITARI – RITIRIAMO LE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN

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Missioni di guerra e produzioni di morte. Investimenti bipartisan.

Il 28 ottobre il governo Berlusconi vara, con provvedimento d’urgenza, il rifinanziamento delle operazioni di guerra all’estero, chiamate eufemisticamente “interventi di cooperazione allo sviluppo dei processi di pace”

Il 29 ottobre La FIOM di Torino lancia un allarme tutt’altro che antimilitarista e pacifista.

Nel silenzio più assoluto delle opposizioni presenti in Parlamento, il Governo ha dato il via libera al rifinanziamento delle missioni militari togliendo altri 225 milioni di euro dalle disastrate casse dello Stato, mentre – per fare solo due esempi - in due anni il taglio del Fondo Nazionale Politiche Sociali è stato del 50%: dai 953 milioni di euro del 2007 ai 517 di oggi.
Il Fondo nazionale per la non Autosufficienza è stato abolito: 400 milioni risparmiati sulla pelle di portatori di handicap gravi, malati terminali, diversamente abili.

In questa situazione dalle pagine economiche de “La Repubblica” di venerdì 30/10 leggiamo le preoccupazioni di Giorgio Airaudo, segretario della FIOM di Torino, a causa delle mancate commesse all’ALENIA di Caselle (To) per la costruzione di componenti del famigerato F-35 Jsf.
L’operazione politico/imprenditoriale sarebbe quella di costruire il “quarto polo” dell’aeronautica nel varesotto, attorno all’Aermacchi. Cameri (provincia di Novara) diverrebbe il centro produttivo di questo polo, per volontà della cordata PdL /Lega lombarda. A discapito della zona industriale torinese.
“Nessuno mette in discussione Cameri – sostiene Airaudo nell’intervista – ma ai sindacati si era promessa una cosa diversa: costruzione e riempimento ala (dell’F-35 Jsf n.d.r ) nello stabilimento di Caselle, allestimento a Cameri (Novara). Ora quest’impegno sembra venir meno per pressioni politiche”.

Così, mentre le truppe professionali sono lautamente stipendiate dal contribuente italiano per occupare e devastare paesi come l’Afghanistan, per i lavoratori italiani la FIOM difende posti di lavoro nelle aziende che producono armi di distruzione di massa.
Gettate alle ortiche ogni ipotesi di critica e superamento dell’attuale sistema di sviluppo, il più grande sindacato dei metalmeccanici difende l’occupazione a prescindere da ciò che si produce, anche bombardieri nucleari di ultima generazione, come in questo caso.

Il cerchio si chiude, facendo emergere il contesto entro il quale si concretizza quotidianamente le famigerate politiche bipartisan, funzionali sino ad oggi solo ad aprire la strada ad una destra tra le più reazionarie del mondo.

Mercoledì 4 novembre il movimento contro la guerra scenderà in piazza in tutta Italia contro le vergognose parate militari che osanneranno le forze armate, trasformatesi in truppe di mercenari al servizio degli interessi delle grandi aziende italiane e delle politiche aggressive e guerrafondaie della NATO e degli USA.

Nessun finanziamento, nessuna arma per questo esercito.
 
Occorre ritirare immediatamente le truppe da tutti i paesi occupati, stornare i milioni di euro verso le fasce sociali colpite dalla crisi, riconvertire le fabbriche di morte in luoghi di produzione di benessere sociale, ricchezza collettiva, per una società emancipata dalle guerre di rapina.

La Rete nazionale Disarmiamoli!
www.disarmiamoli.org  3381028120 - 3384014989

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Ministro La Russa si vergogni!

Il 4 novembre in piazza ma per il ritiro dei militari italiani dall'Afghanistan
 
comunicato stampa
 
Riteniamo vergognosa e ingannevole la proposta avanzata dal Ministro della Difesa La Russa di introdurre per la seconda domenica di novembre una Giornata dedicata ai "Caduti nelle missioni di pace".
La riteniamo vergognosa perchè in un paese come l'Italia muoiono ogni anno centinaia di lavoratori e operai sul lavoro e nessuno ha mai proposto nè misure concrete per impedire questa strage nè di dedicargli una giornata di celebrazione;
la riteniamo vergonosa perchè la guerra sul lavoro miete molte più vittime della guerra guerreggiata in cui i governi spediscono i militari italiani;
la riteniamo vergognosa perchè il Ministero della Difesa ha sistematicamente misconosciuto la causa di servizio per i militari italiani impegnati in missioni all'estero e deceduti a causa dell'uranio impoverito.
La riteniamo infine ingannevole perchè ormai sia l'opinione pubblica che gli Stati Maggiori, sanno benissimo che missioni come quella in Afghanistan non possono essere mascherate da missioni di pace ma sono a tutti gli effetti operazioni di guerra.
Continuare a nascondere questa realtà alla gente e continuare a mistificare sui termini è un inganno che non può essere più tollerato.
La maggioranza della popolazione italiana, così come quella statunitense e britannica, vuole il ritiro dei militari dall'Afghanistan e la destinazione delle risorse per le spese militari a interventi assai più urgenti sul piano sociale, del sostegno al reddito, al lavoro, ai servizi pubblici. Anche per questo il 4 novembre, giornata delle Forze Armate, il Patto contro la Guerra, sarà in piazza in diverse città italiane per protestare contro la prosecuzione della guerra in Afghanistan, per il ritiro delle truppe italiane, per il taglio delle spese militari e la loro destinazione alle spese sociali.
 
Il Patto contro la Guerra
(vi aderiscono la Rete Disarmiamoli, Rete Semprecontrolaguerra, Cobas, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Partito Comunista dei Lavoratori ed altre associazioni)



Strasbourg 030409

in english:
http://www.no-to-nato.org
April 2009: International demonstrations against NATO

auf deutsch:
Demo gegen Nato-Sicherheitskonferenz - Weitere Proteste Anfang April
Bericht: www.attac.de/news/2684
Attac Nato-Sonderseite: www.attac.de/nato

en francais:


Appello concordato a Stoccarda il 5 ottobre 2008

No alla guerra No alla NATO

In occasione del 60° anniversario dell'organizzazione militare NATO,
lanciamo un appello ad essere presenti a Strasburgo e a Kehl ad aprile
2009, per protestare contro le politiche nucleari e le aggressive
politiche militari della NATO, chiediamo anche di sostenere la nostra
visione di un mondo giusto e libero dalle guerre.

La NATO è un ostacolo crescente per il raggiungimento della pace
mondiale. Dalla fine della Guerra Fredda, la NATO si è reinventata come
strumento di azione militare della "comunità internazionale", compresa
la cosiddetta "guerra al terrorismo". In realtà, è un veicolo per 
l'uso di forze, a direzione statunitense, con basi militari in tutti i
continenti, scavalcando così le Nazioni Unite ed il diritto
internazionale, e accelerando la militarizzazione e l'escalation delle
spese militari – i paesi della NATO rappresentano il 75% della spesa
militare globale. Perseguendo questa linea espansionista fin dal 1991,
ideata per favorire interessi strategici, la NATO ha sostenuto la guerra
nei Balcani, mascherata da "guerra umanitaria", ed ha sostenuto sette
anni di brutale guerra in Afghanistan, dove si è verificata una tragica
escalation della situazione e la guerra ha raggiunto il Pakistan.

In Europa la NATO sta aggravando le tensioni, sostenendo la corsa al
riarmo con la cosiddetta "difesa missilistica", un massiccio arsenale
nucleare e una politica del colpire per primi. La politica dell'Unione
Europea è sempre più strettamente legata alla NATO. E' in atto una
potenziale espansione della NATO verso l'Europa dell'est ed oltre, e 
le sue operazioni "fuori area" stanno rendendo il mondo sempre più
pericoloso. Il conflitto nel Caucaso indica chiaramente questi pericoli.
Ogni ampliamento dei confini della NATO aumenta la possibilità di
guerre, compreso l'uso di armi nucleari.

Per raggiungere la nostra visione di un mondo in pace, rifiutiamo ogni
risposta militare alle crisi regionali e globali – queste risposte fanno
parte del problema e non della soluzione. Rifiutiamo di vivere sotto 
la minaccia delle armi nucleari e rifiutiamo una nuova corsa agli
armamenti. Dobbiamo ridurre le spese militari – indirizzando piuttosto
le risorse verso i bisogni dei cittadini. Dobbiamo chiudere tutte le
basi militari straniere. Ci opponiamo a tutte le strutture militari
usate per interventi militari. Dobbiamo democratizzare e demilitarizzare
le relazioni tra i popoli e stabilire nuove forme di cooperazione
pacifica per costruire un mondo più sicuro e più giusto.

Lanciamo un appello per la divulgazione di questo messaggio nelle
comunità e nei movimenti, affinché si estenda la presenza a Strasburgo
e a Kehl per far diventare una realtà questa nostra visione. Crediamo 
che un mondo di pace sia possibile.

No alla guerra
No alla NATO


Le attività durante la mobilitazione anti NATO comprenderanno una manifestazione sabato
4 aprile, una conferenza internazionale da giovedì 2 a domenica 5 aprile, azioni dirette di
disobbedienza civile ed un campo internazionale di resistenza che si terrà da mercoledì 1
a domenica 5 aprile.




Testo uscito dall'assemblea antiNato di Strasburgo

Traduzione a cura della Rete nazionale Disarmiamoli! - www.disarmiamoli.org

No alla guerra - No alla NATO

Cinquecento persone provenienti da 19 paesi hanno partecipato all'incontro
del 14 e 15 febbraio 2009 presso la Marc Bloch University di Strasburgo,
organizzato dal Comitato di Coordinamento Internazionale "No alla guerra-no
alla NATO" e ospitati dal "Collettivo anti Nato di Strasburgo", il tutto in
preparazione delle attività dell'anti vertice per il 60° anniversario della
NATO che si terrà a Strasburgo 1-5 aprile
.

60 anni sono troppi - questo il punto unificante tra i partecipanti
appartenenti ai movimenti pacifisti e no global, ai partiti e alle
organizzazioni di sinistra, ai sindacati e ai gruppi studenteschi. Sono
tutti contrari alla politica di guerra della NATO, sono contro le guerre in
corso, in Afghanistan e in Medio Oriente, contro la strategia di intervento
e ripetono con forza il loro "No alla NATO". Rifiutano di accettare i legami
dell'EU con la NATO e chiedono una drastica riduzione delle spese militari:
"non vogliamo pagare la vostra crisi, non per le vostre guerre".

Nel contesto delle celebrazioni ufficiali per il 50° anniversario della
NATO, che si terranno a Strasburgo e Baden-Baden il 3 e 4 aprile, i
partecipanti all'incontro hanno stilato un elenco di azioni e mobilitazioni:

  1.. campo internazionale di resistenza 1-5 aprile a Strasburgo, con punti
di informazione a Kehl e Baden-Baden;
  2.. manifestazione e azioni di disobbedienza civile il 3 aprile a
Baden-Baden in occasione dell'incontro dei Ministri degli Esteri e del
pranzo di gala dei Capi di Stato;
  3.. convegno internazionale a Strasburgo il 3 e 5 aprile con plenarie,
gruppi di lavoro ed una "Peace Assembly" conclusiva;
  4.. punto culminante sarà la manifestazione internazionale "No alla
guerra! No alla NATO" che si terrà nel centro di Strasburgo il 4 aprile;
  5.. per il 4 aprile, sempre a Strasburgo, diverse organizzazioni stanno
preparando azioni di disubbidienza civile.

Nonostante le autorità di Strasburgo abbiano annunciato che non
autorizzeranno le azioni non violente nel centro della città, i partecipanti
hanno riaffermato il fondamentale diritto democratico di assemblea,
manifestazione e libertà di espressione. Hanno sottolineato che esprimeranno
la loro protesta e la loro richiesta di libertà, nel centro della città.
Hanno approvato una campagna internazionale di protesta per una Strasburgo
libera, città di pace e democrazia. Per il sostegno alla delegazione per i
negoziati, il Comitato di Coordinamento Internazionale ha costituito un
gruppo di supporto internazionale e un gruppo di appoggio.

I diritti democratici fondamentali potranno essere difesi grazie alla forza
dei movimenti extraparlamentari internazionali ed ai parlamentari dell'Unione
Europea.

Il seguente appello è stato approvato dai partecipanti alla conferenza.

Appello per sostenere il diritto democratico a manifestare contro la NATO
nel centro storico di Strasburgo il 4 aprile

La NATO celebrerà il suo 60° anniversario a Strasburgo alla presenza dei
Capi di Stato, compreso il nuovo Presidente degli Stati Uniti.

I firmatari rifiutano le politiche della NATO che significano guerre,
interventi militari, uso di basi militari e nuove installazioni
missilistiche, ampliamento di un armamento permanente. Lavoriamo sulla base
dell'appello "No alla NATO, No alla guerra".

Rifiutiamo:

-         l'intervento militare della NATO in Afghanistan;

-         la logica di guerra e iper-armamento, in particolare l'armamento
nucleare praticato dalla NATO;

-         la reintegrazione della Francia nel comando militare NATO.

Vogliamo esprimere il nostro rifiuto nei confronti di queste politiche,
vogliamo dare, sia ai cittadini di Strasburgo sia ai movimenti sociali, la
possibilità di rendere pubblico il loro rifiuto.

Sono queste le richieste fatte alla prefettura che ha rifiutato la proposta
del Comitato di manifestare contro la NATO nel centro storico di Strasburgo
il 4 aprile.

Lo svolgimento del summit della NATO farà di Strasburgo una fortezza; questo
non è giusto né per i suoi cittadini né per le migliaia di manifestanti
pacifisti provenienti da tutto il mondo.

Saranno messe in atto misure straordinarie di sicurezza: sarà definita una
zona rossa, sarà stilato un elenco dei cittadini, sarà organizzato un nuovo
sistema di video sorveglianza.

Questa passerella di Capi di Stato nel centro storico di Strasburgo, e nelle
sue vicinanze, significherà per i suoi abitanti l'impossibilità di mantenere
la propria vita quotidiana, non avere libertà di movimento; tutto questo per
noi è intollerabile e ci impedisce di far conoscere il vero volto della
NATO. Mentre i cittadini pagheranno il summit e la glorificazione della
NATO, chi dissente sarà marginalizzato.

La mobilitazione contro il summit della NATO è partita a livello mondiale
con grande successo. Il 4 aprile i cittadini del mondo verranno a Strasburgo
ad esprimere, con spirito nonviolento, il loro "desiderio di Pace" e il loro
"No alla NATO".

La nostra mobilitazione chiede la redistribuzione dei mezzi finanziari,
spostandoli dalla guerra ad una politica che si occupi delle sfide che
devono affrontare i popoli del pianeta in campo sociale, economico,
democratico e ambientale.

Viene spontanea la domanda, quale sarà a livello globale l'immagine di
Strasburgo?

Una città trasformata in fortezza al servizio della NATO o una città che
celebra i valori di democrazia e pace?

Vogliamo il diritto di manifestare nel centro storico. La richiesta che
rivolgiamo al governo francese ed alle autorità locali è di garantire il
diritto democratico di una libera, indipendente e pacifica manifestazione.

International Activity Conference, composta da più di 500 partecipanti,
Strasburgo 14-15 febbraio.

La Conferenza ha significato un passo importante nella costruzione della
mobilitazione internazionale contro la NATO e il summit per il 60°
anniversario, mobilitazione iniziata 6 mesi fa con l'appello internazionale
di Stoccarda. Molte forze, da tutto il mondo, stanno convergendo per
esprimere il loro desiderio di un pianeta più giusto e pacifico. Dal 1 al 5
aprile facciamo di Strasburgo una capitale di pace!




febbraio 2009:
L'agenda del movimento No War nei prossimi mesi


Raccogliendo l' APPELLO CONTRO LA GUERRA DELL'ASSEMBLEA FSM DI BELEM ,
il Patto permanente contro la guerra in Italia chiama alla mobilitazione.

Si legge nell'appello: "Noi, movimenti per la pace e contro la guerra,
riuniti durante il FSM di Belem, dichiariamo: che la NATO è un
organismo militare il cui obiettivo è la dominazione militare,
politica ed economica degli Usa nel mondo; in tal senso respingiamo la
celebrazione del 60°anniversario della NATO che si terrà il 4 Aprile
2009 nella sede del Parlamento europeo nella città di Strasburgo in
Francia. Per questo motivo lanciamo un appello alla mobilitazione
mondiale per l'abolizione della NATO con manifestazioni in tutto il
mondo in quella giornata, e in particolare per l'Europa a Strasburgo.
Esigiamo lo smantellamento di tutte le basi militari straniere nel
mondo...

Per ciò che riguarda l'Italia "Ci opponiamo alla costruzione di nuove
basi come quella di Vicenza in Italia e di altre basi NATO in
Europa. .E condanniamo anche la creazione di Africom, come strumento
di controllo militare del continente africano,-il cui comando centrale
e le cui basi logistiche sono previste in italia ( Vicenza, Napoli e
Sigonella)...
Condanniamo lo stato di Israele per le politiche di aggressione ed
occupazione nei territori palestinesi. Condanniamo i massacri
commessi a Gaza e chiamiamo ad una giornata d'azione in solidarietà
col popolo palestinese e per il boicottaggio, il disinvestimento e le
sanzioni (BDS) contro Israele programmato per il 30 marzo 2009,
giornata della Terra palestinese. Facciamo appello affinché in tutto
il mondo vengano realizzate azioni di BDS. Per fare di questa giornata
una giornata storica per il movimento antiapartheid vogliamo
concentrare l'attenzione su:

1) azioni contro le multinazionali israeliane e internazionali che
appoggiano l' occupazione e l'apartheid portati avanti da Israele;
contro il libero commercio e gli accordi preferenziali con Israele e
contro il commercio di armi con Israele;

2) azioni legali per mettere fine all'impunità di Israele e perseguire
i suoi crimini di guerra attraverso Tribunali Internazionali e
Nazionali."

In sintonia con queste istanze e questa volontà di lotta, il Patto
contro la guerra definisce la propria agenda di iniziative secondo il
seguente calendario:

- 18 febbraio 2009 a Roma, sit-in apiazza SS. Apostoli contro lo scudo
spaziale presso la sede del Parlamento europeo-con presidi anche a
Milano, Torino, Firenze, Trieste, Palermo, in collaborazione con la
campagna Europe for peace;

- 19 febbraio 2009 a Caltagirone-Niscemi in Sicilia, Assemblea-
seminario: I pericoli della militarizzazione -Dal potenziamento di
Sigonella alla costruzione del MUOS a Niscemi, in collaborazione con
la campagna per la smilitarizzazione di Sigonella;

- 14 marzo a NAPOLI- ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA E CONTRO LA
NATO, in preparazione della mobilitazione a Strasburgo, per opporci al
vecchio Patto Atlantico con le sue nuove strategie di guerra, tra cui
l'installazione del nuovo comando per le guerre d'Africa in Italia a
Napoli ( e a Vicenza e Sigonella). Mobilitazione il pomeriggio presso
il porto nucleare di Napoli davanti al Comnando Centrale della NATO
in collaborazione col Comitato pace disarmo e smilitarizzaizone di
Napoli.

- 17 marzo, a Terni, nell'anniversario del primo morto per la protesta
contro il Patto Atlantico ( 1949) un operaio di Terni, iniziativa di
mobilitazione in corso di preparazione;

- 21 e 22 marzo a VICENZA - MEETING INTERNAZIONALE NEL X ANNIVERSARIO
dei bombardamenti della NATO sulla Repubblica Federale di Jugoslavia
"TARGET"
, promosso dal Coordinamento nazionale per la Jugoslavia e
dalle reti Disarmiamoli, Semprecontrolaguerra, RdbCUB e Forum di
Belgrado Italia.

- 30 marzo iniziativa per la PALESTINA in occasione della giornata
della Terra, meeting in corso di preparazione.

- 4 APRILE VERTICE DELLA NATO A STRASBURGO PER IL 60° ANNIVERSARIO DEL
PATTO ATLANTICO- MOBILITAZIONE EUROPEA "60 ANNI SONO GIA' TROPPI" per
lo scioglimento della NATO ed il disarmo in Europa e nel Mediterraneo.

Per la manifestazione europea di Strasburgo verranno organizzati
pullman in partenza da Milano e da Torino. Per ulteriori informazioni
vedi il sito DISARMIAMOLI.ORG.


PATTO PERMANENTE CONTRO LA GUERRA





L'appello contro la guerra uscito dall'assemblea del FSM a Belèm

"Noi, movimenti per la pace e contro la guerra, riuniti durante il FSM
di Belem, dichiariamo:

che il capitalismo vive una crisi globale, economica, ambientale,
energetica ed alimentare; ma la crisi più grande è quella vincolata
alla guerra permanente portata avanti in tutto il mondo e sostenuta
dagli Stati Uniti;

che una delle cause della crisi economica mondiale è stata la guerra
permanente e la sua preparazione;

che respingiamo qualsiasi intenzione di scatenare nuove guerre come
via d'uscita dall'attuale crisi;

che la NATO è un organismo militare il cui obiettivo è la dominazione
militare, politica ed economica degli Usa nel mondo; in tal senso
respingiamo la celebrazione del 60°anniversario della NATO che si
terrà il 4 Aprile 2009 nella sede del Parlamento europeo nella città
di Strasburgo in Francia. Per questo motivo lanciamo un appello alla
mobilitazione mondiale per l'abolizione della NATO con manifestazioni
in tutto il mondo in quella giornata, e in particolare per l'Europa a
Strasburgo.

Esigiamo lo smantellamento di tutte le basi militari straniere nel
mondo. Appoggiamo la lotta del paese ecuadoriano per la chiusura della
base di Manta ed esigiamo che non venga trasferita in nessun altro
paese dell'America Latina. Allo stesso modo esigiamo la chiusura della
base di Guantanamo e la sua restituzione al governo di Cuba, così come
ci opponiamo alla costruzione di nuove basi come quella di Vicenza in
Italia e di altre basi NATO in Europa. Condanniamo la riattivazione
della Quarta Flotta della marina di guerra degli Usa nei mari e fiumi
dell'America latina. Le sue attività hanno come obiettivo intimidire
i governi ed ostacolare le trasformazioni politiche e sociali degli
attuali processi latinoamericani. Condanniamo anche la creazione di
Africom come strumento di controllo militare del continente africano.

Esigiamo lo smantellamento unilaterale di tutti gli armamenti nucleari
nel mondo e lanciamo un appello a mobilitarsi in occasione della
conferenza sulle armi nucleari. Condanniamo inoltre tutte le azioni
che mirano alla costruzione di nuove armi nucleari in qualsiasi
continente.

Chiamiamo alla mobilitazione contro il vertice del G8 che si
realizzerà in Italia dall' 8 al
10 di Luglio 2009 nell'isola della Maddalena in Sardegna.

Chiediamo l'abbattimento di tutti i muri che ostacolano la libera
circolazione delle persone, specialmente del muro che divide la
Cisgiordania, di quello che separa il Messico dagli Stati Uniti, di
tutte le barriere militari e di polizia nel Mediterraneo.

Solidarizziamo con la lotta del popolo vietnamita per la pace e
giustizia nella campagna internazionale di appoggio alle vittime del
Napalm.

Condanniamo lo stato di Israele per le politiche di aggressione ed
occupazione nei territori palestinesi. Condanniamo i massacri
commessi a Gaza e chiamiamo ad una giornata d'azione in solidarietà
col popolo palestinese e per il boicottaggio, il disinvestimento e le
sanzioni (BDS) contro Israele programmato per il 30 marzo 2009,
giornata della Terra palestinese. Facciamo appello affinché in tutto
il mondo vengano realizzate azioni di BDS. Per fare di questa giornata
una giornata storica per il movimento antiapartheid vogliamo
concentrare l'attenzione su:
1) azioni contro le multinazionali israeliane e internazionali che
appoggiano l' occupazione e l'apartheid portati avanti da Israele;
contro il libero commercio e gli accordi preferenziali con Israele e
contro il commercio di armi con Israele;
2) azioni legali per mettere fine all'impunità di Israele e perseguire
i suoi crimini di guerra attraverso Tribunali Internazionali e
Nazionali."

(fonte: cpiano @tiscali.it)




IL PATTO PERMANENTE CONTRO LA GUERRA PROMUOVE

UNA ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO LA GUERRA

sabato 17 gennaio dalle ore 10 alle ore 14
a Roma presso il Nuovo Cinema Aquila,
Via Aquila n.68- quartiere Pigneto ( tram da Termini nn. 5 e 14)

I punti all'odg sono due:
-La mobilitazione per la Palestina. Fermare il massacro a Gaza e
sostenere una campagna di iniziative per i diritti del popolo 
palestinese.
-La campagna europea per il disarmo e lo scioglimento della NATO.
Mobilitazione a Strasburgo il 4 aprile secondo l'appello di Stoccarda
del social forum europeo ( in allegato).

L'assemblea si chiuderà in tempo per facilitare la partecipazione alla
manifestazione per la Palestina che avrà inizio alle 15,30 da piazza Vittorio.

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Report della  assemblea nazionale del 17 gennaio a Roma

Il movimento No War prepara la sua agenda per il 2009

Sabato mattina, prima della manifestazione per la Palestina, si è
tenuta a Roma la prevista assemblea  nazionale del Patto Permanente
contro la Guerra. La concomitanza con la manifestazione ha ridotto la
presenza numerica ma non la rappresentatività delle realtà presenti che
hanno contribuito al dibattito dell'assemblea.

Rispetto all'ordine  del giorno originario - preparazione della
mobilitazione europea di aprile contro il vertice della NATO a
Strasburgo - si è imposta nella nostra agenda la questione palestinese
sia per gli effetti dell'aggressione israeliana a Gaza sia per la
manifestazione pomeridiana che ha rivelato, ancora una volta, le
potenzialità di mobilitazione e partecipazione esistenti nel paese
indipendentemente dagli apparati politici, sindacali, associativi
ufficiali e bipartizan.

La discussione ha visto quindi alternarsi spunti sulla Palestina e
sulla NATO, sulle campagne di boicottaggio verso Israele e per la
chiusura delle basi militari. (...) E' emersa da tutti la volontà di
continuare a organizzarsi e lottare a rete sui territori contro il
sistema di guerra permanente.

Le proposte emerse possono essere così riassunte:

1) unificare il percorso Palestina e NATO e proporre di fare la
manifestazione a Strasburgo anche sul tema Palestina;

2) La creazione di un apposito gruppo di lavoro per preparare la
partecipazione italiana di massa alla manifestazione di Strasburgo del
4 aprile;

3) organizzare la prossima assemblea del Patto contro la guerra a
metà marzo a Napoli dove rilanciare la campagna contro le basi militari
con annessa iniziativa di mobilitazione presso il porto di Napoli
davanti al comando centrale della NATO. Serve come preparazione di
Strasburgo ma anche come rilancio della iniziativa nostra sui
territori. Su questo arriverà una mail del gruppo di Napoli e della
rete semprecontrolaguerra;

4) proposta di seminario a Niscemi-Sigonella entro febbraio sul
sistema MUOS, Africom e le funzione di Sigonella nel Mediterraneo tra
cui il pattugliamento militare anti-immigrati. A tale proposito è
necessario unificare la lotta contro la guerra esterna a quella contro
la guerra interna ai migranti;

5) Convegno a Vicenza il 24 marzo nel decimo anniversario dei
bombardamenti della NATO contro  la Jugoslavia;

6) E' stato proposto anche di fare una iniziativa pubblica in piazza
a Terni a marzo per ricordare il primo morto italiano della protesta
antiNATO nel 1949, un operaio delle acciaierie di Terni ( la proposta è
da articolare e da preparare con le varie realtà dell'Umbria);

7) La partecipazione attiva alla campagna di Boicottaggio-
Disinvestimento-Sanzioni contro Israele

(...)






9 giugno 2007

No Bush No War Day


Contro la guerra globale permanente di Bush
Contro l'interventismo militare del governo Prodi


Il presidente Usa, George Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell'Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l'appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell'industria delle armi. Bush è l'estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli USA, indipendentemente dall'alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati.

Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dall'Africa all'Asia, dall'America latina alla stessa Europa, produce sudditanza politica e culturale.

In Italia la destra considera Bush il proprio punto di riferimento ma anche il governo Prodi, eletto grazie ai voti del movimento no-war "senza se e senza ma", è orgoglioso dell'alleanza con tale amministrazione e si prepara a ricevere in pompa magna il presidente Usa a Roma.

Questa subordinazione caratterizza anche l'organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione "multilaterale", cioè "concertata" con le altre potenze. Un'internità alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato vistosamente le spese militari (+13% nella Finanziaria), che vuole imporre a popolazioni unite nell'opposizione, nuove basi militari come a Vicenza (ma anche a Cameri e in altri luoghi in via di ampliamento), che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l'aereo da guerra F35 o lo Scudo missilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano.

E' questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi.

Ma la guerra è guerra indipendentemente dalle bandiere usate per condurla e va ripudiata, come il militarismo governativo, che ha riconfermato o promosso le missioni belliche.

Per questo, come tanti e tante in tutto il pianeta e in mille forme, ci prepariamo ad accogliere Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio.

Lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo. Ma lo facciamo anche per dire che esiste un'altra Italia.

Un'Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto. E' quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell'acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale.

Il 9 giugno quindi è un giorno importante per la ripresa del cammino del movimento no war nel nostro paese.

Vogliamo il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, Afghanistan in primis, la chiusura delle basi militari USA e NATO, la restituzione di quei luoghi alle popolazioni per usi civili, per giungere all'uscita dell'Italia dalle  alleanze militari.

Esigiamo la rimozione dal territorio nazionale degli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa.

Diciamo basta alle spese militari, rifiutando lo Scudo missilistico e i nuovi aerei da guerra, affinché le decine di miliardi di euro vengano usati per la scuola e la sanità pubblica, per i servizi sociali, per il miglioramento ambientale.

Pretendiamo che il governo Prodi ottenga l'immediata liberazione di Hanefi e restituisca ad Emergency il suo ruolo meritorio in Afghanistan.

Proponiamo che la mobilitazione del movimento no-war - che ha già tre tappe importanti: la manifestazione contro la progettata base militare per i nuovi cacciabombardieri a Cameri (Novara) il 19 maggio oltre alle iniziative previste ad Aviano e Sigonella; le Carovane contro la guerra, che arriveranno a Roma il 2 giugno per protestare contro la parata militare sui Fori Imperiali; la mobilitazione europea contro il G8 di Rostock-Heiligendamm - culmini il 9 giugno in una grande mobilitazione popolare a Roma che faccia sentire a Bush e Prodi l'avversione nei confronti delle guerre e delle corse agli armamenti, che DICHIARI IL PRESIDENTE USA OSPITE NON GRADITO e faccia sentire a Prodi il ripudio della guerra e del militarismo. Così come recita l'articolo 11 della Costituzione.

Ci uniamo alla popolazione di Vicenza per ribadire a Bush la più chiara determinazione e la più netta opposizione possibile alla costruzione della base Dal Molin.

Inoltre lanciamo fin da subito la campagna perché sia garantita la possibilità a tutti coloro che vorranno manifestare di raggiungere Roma in treno. Invitiamo tutti a Roma, il 18 maggio alle ore 17 presso l'Università di Roma Fac. di Lettere-La Sapienza per discutere di questo appello e preparare insieme la più grande mobilitazione possibile per una giornata NO BUSH-NO WAR


Associazioni, reti
 
Action-diritti in movimento, Associazione Sinistra Critica, Bastaguerra-Roma, Circolo Arci Agorà-Pisa, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Confederazione Cobas, Confederazione Unitaria di Base, Coordinamento Collettivi universitari La Sapienza, Collettivi universitari, Roma 3, Collettivo studentesco T. Muntzer-To, Disarmiamoli, Donne in Nero-Tuscia, Forum Palestina, Global Meeting Network (cso pedro - padova, cso rivolta - marghera, cso morion - venezia, capannone sociale - vicenza, s.o.a. arcadia - schio, cantieri di montecioRock - vicenza, ubik lab - treviso, cso bruno - trento, rete studenti - trento, cso crocevia, alessandria, csoa gabrio - torino, cso terra di nessuno - genova, cso cantiere - milano, casa loca - milano, cs tpo - bologna, lab.occ. paz - rimini, cs fuoricontrollo - monselice, s.p.a.m. - parma, lab. aq16 - reggio emilia, rete degli spazi sociali - venezia giulia, esc atelier occupato - roma, astra19 - roma, lab. insurgencia - napoli, lab. diana - salerno, Movimento antagonista toscano, Ass. difesa lavoratori, tutte le sedi di YaBasta ) I Corvi, Laboratorio di resistenza alla guerra, Laboratorio studentesco di Salerno, Mondo senza guerre, Officina comunista, Partito comunista dei lavoratori, Partito Umanista, Rivista Erre, Rete dei Comunisti, UniRiot (Roma, Napoli, Bologna, Torino)
 
Firme individuali:
 
Cinzia Bottene, Olol Jackson (Presidio permanente No Dal Molin), Sandro Bianchi, Giorgio Cremaschi, Mimmo Rizzuti (Rete28Aprile), Mauro Bulgarelli, Franco Turigliatto, Fernando Rossi (senatori), Vauro, Tommaso Di Francesco, Luigia Pasi, Margherita Recaldini (Sdl Intercategoriale), Piero Maestri, (Guerre&Pace), Norma Bertullacelli (Centro ligure documentazione pace), Nella Ginatempo, Melo Franchina, Doretta Cocchi (Bastaguerra Firenze)

adesioni: 9giugnonobush @ libero.it


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SUL SITO www.disarmiamoli.org puoi trovare:

Mappa: IL TRAGITTO DELLE TRE CAROVANE CONTRO LA GUERRA, PER IL DISARMO E LA PACE  -  IL TRACCIATO VERRA' AGGIORNATO DI GIORNO IN GIORNO CON LE INDICAZIONI DELLE VARIE REALTA' INTERESSATE AD OSPITARE UNA TAPPA: info@disarmiamoli.org  338/4014989


CONTO CORRENTE CAROVANA 

L'INDIPENDENZA HA UN COSTO.

Il CONTO CORRENTE è intestato a
Patrizia Creati - Carovana contro la guerra
BANCA POPOLARE ETICA - FILIALE DI FIRENZE
VIA DELL'AGNOLO 73R

conto n. 00000121080

N(CIN)
05018(ABI)
02800(CAB)

INVIATE IL VOSTRO CONTRIBUTO PER FAR VIAGGIARE LA CAROVANA CONTRO LA GUERRA!


LE TRE CAROVANE

REPORT RIUNIONE OPERATIVA E TAPPE DA NORD EST - NORD OVEST E SUD

 

INIZIATIVE IN ITALIA DI SOSTEGNO ALLA CAROVANA


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sempre sul sito www.disarmiamoli.org :

DICHIARAZIONE FINALE DELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELL'EUROPA

DOSSIER INFORMATIVO SULL'ACCORDO ITALIA / USA PER INSTALLARE LO "SCUDO" SUI NOSTRI TERRITORI

TESTO PETIZIONE POPOLARE - Fermare la nuova "frontiera bellica" sottoscritta dal governo Prodi contro i nostri territori  

LA CAROVANA CONTRO LA GUERRA / VERSANTE NORD-OVEST PARTECIPERA' ALLA MANIFESTAZIONE DI NOVARA

TAPPA EMILIANA DELLA CAROVANA CONTRO LA GUERRA, PER IL DISARMO E LA PACE


=== 8/5 ===


From:   disarmiamoli.bologna  @tin.it

Subject: carovana contro laguerra tappa emiliano romagnola

Date: May 8, 2007 1:37:00 PM GMT+02:00


La carovana contro la guerra, per la pace e il disarmo attraverserà dal 

19 maggio al 2 giugno diverse regioni italiane, promuovendo 

manifestazioni, presidi, assemblee, azioni di resistenza, in favore 

della pace e contro la presenza delle basi militari USA e Nato.

La carovana si concluderà a Roma il 2 giugno, in preparazione del 

benvenuto” a Bush.


Carovana contro la guerra per la pace e il disarmo


Farà tappa in Emilia Romagna


FORLI 26 MAGGIO 2007


MANIFESTAZIONE 

CORTEO


Concentramento alle ore 15.00 P.zza Saffi, Forlì


Con arrivo 

davanti alla caserma militare De Gennaro, via Emilia


La caserma italiana De Gennaro è sede del 66° reggimento 

Trieste, forza di intervento rapido della Nato e impegnato 

in tutte le missioni di guerra dal 1983 a oggi.


- PER IL RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE DA TUTTI I 

FRONTI DI GUERRA 

- PER LA RIMOZIONE DAL TERRITORIO ITALIANO DI TUTTI 

GLI ORDIGNI NUCLEARI E DELLE ARMI DI DISTRUZIONE 

DI MASSA

- PER LA CHIUSURA, LO SMANTELLAMENTO, LA BONIFICA 

E LA RICONVERSIONE AD USO ESCLUSIVAMENTE CIVILE 

DELLE BASI MILITARI USA E NATO

- PER LA PETIZIONE POPOLARE CONTRO L’ACCORDO 

ITALIA USA PER LO SCUDO MISSILISTICO


Coordinamento Emilia Romagna per la

CAROVANA CONTRO LA GUERRA PER LA 

PACE E IL DISARMO


Info:disarmiamoli.bologna  @tin.it


=== 15/4 ===


CAROVANA CONTRO LA GUERRA


PER IL DISARMO E LA PACE


Nella riunione convocata a Bologna, il 15 aprile 2007 è stato deciso di promuovere una iniziativa, la  "Carovana contro la guerra, per la pace e il disarmo", che prenderà l'avvio il giorno 19 maggio 2007; e si articolerà da tre direttrici (dal Nord ovest, dal Nord Est, dal Sud).


Lo scopo della "Carovana" è quello di sensibilizzare la popolazione e di mettere insieme i soggetti che intendono ampliare le lotte territoriali di questi anni su punti determinanti di un impegno pacifista coerente:


1- rimozione dal territorio italiano di tutti gli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa; dissociazione e disobbedienza da ogni compromissione con l'apparato dello sterminio atomico;


2. Opposizione ad ogni forma di coinvolgimento dell'Italia nella guerra globale e ritiro delle truppe da tutti i fronti bellici;


3. Per la chiusura, lo smantellamento, la bonifica e la riconversione a scopo esclusivamente civile delle basi militari USA e NATO


4. Obiezione alle spese militari finalizzata ad un modello di difesa alternativo e alla costituzione di Corpi Civili di Pace


5. Per affermare i valori di pace dell'art. 11 della Costituzione italiana che ripudia la guerra. Per organizzare la resistenza sociale alle scelte politiche di riarmo e di interventismo militare del governo ed affermare il principio della sovranità popolare.


La Carovana giungerà a Roma entro il 2 giugno, giornata in cui, al posto delle parate militariste, occorre fare memoria della Costituzione e del suo ripudio della guerra (art.11). Il 2 giugno deve essere restituito alla società civile, per valorizzare l'intervento civile per la costruzione della Pace: nei luoghi teatro di conflitto vogliamo Ambasciate di Pace riconosciute dalla popolazione, non "democrazia" e "sviluppo" a suon di bombe contro la popolazione.


La Carovana, raccordando reti e realtà politico-culturali differenti, rilancia questi temi unitari attraverso una iniziativa diffusa di informazione e di mobilitazione, dalle comunità e dai territori dove le basi militari e di guerra sono presenti. Essa diffonde strumenti, iniziative e pratiche di lotta che esprimano l'opinione e la volontà dei cittadini i quali nella stragrande maggioranza credono nei valori della pace.


Essa deve servire a rilanciare la mobilitazione contro la guerra e la militarizzazione in tutti i settori sociali, sui posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri e nei luoghi di culto.


La Carovana ASSUME la Petizione Popolare contro l'accordo Italia -USA, che prevede un nuovo "scudo antimissilistico" sui nostri territori, come strumento della propria attività durante le sue tappe, stimolando le realtà locali a costituire comitati promotori per la raccolta delle firme.


Promuovono le reti che hanno convocato la riunione di Bologna:


Coordinamento "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico" - email  locosm@tin.it cell. 349-5211837


Rete nazionale Disarmiamoli – email  info@disarmiamoli.org cell. 338-1028120


Assemblea di "Semprecontrolaguerra" - email semprecontrolaguerra@tiscali.it  cell.328-0339384


PER ADESIONI, PARTECIPAZIONI E COLLABORAZIONI ALLA CAROVANA CONTATTARE UNO DEI RECAPITI SU SCRITTI



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Una nostra delegazione e' presente in questo momento alla International Conference on Demilitarisation: 'No to the US missile defence shield/ No to US and NATO Military bases in Europe" a Praga.

Di seguito l'intervento della delegazione della Rete nazionale Disarmiamoli! al congresso internazionale contro la militarizzazione - Praga 5 maggio 2007

 


Cari compagni e care compagne, parlo a nome della Rete nazionale Disarmiamoli!

 

Il movimento contro la guerra nel nostro paese sta attraversando un processo di profonda trasformazione, a causa dei mutamenti politici avvenuti recentemente  in Italia.

 

Oggi, dopo la sconfitta del governo Berlusconi, siamo di fronte ad un esecutivo di centro sinistra che ha portato nel Parlamento italiano molti tra coloro che rappresentavano quel movimento pacifista ma, purtroppo, tutte le decisioni prese in questi mesi contraddicono in maniera clamorosa le istanze e gli obiettivi del pacifismo.

 

Le scelte fatte dall'esecutivo Prodi sono sotto gli occhi di tutto il mondo:

la Legge Finanziaria 2007 ha aumentato del 13% le spese militari mettendo al centro dello sviluppo economico le industrie belliche. L'aumento di spesa militare sacrifica pesantemente il Welfare State, a partire dalla sanità, la scuola, l'Università, la ricerca e i diritti dei lavoratori.

 

La decisione di mantenere le truppe in Afghanistan, l'invio di oltre 2.000 soldati in Sud Libano a protezione di Israele, la permanenza delle truppe in Kosovo ed in altri 24 paesi vede una presenza militare italiana all'estero senza precedenti per quantità di uomini e mezzi.

 

La decisione di accettare l'insediamento di una nuova base USA a Vicenza, nonostante le grandi mobilitazioni popolari, che continuano tutt'oggi.

 

L'impegno del governo nella costruzione del jet da combattimento europeo Eurofighter.


La ratifica di un ulteriore accordo per l'ingresso dell'Italia nel business per la costruzione del bombardiere nucleare statunitense F35. Contro questo progetto si svolgerà il prossimo 19 maggio una manifestazione nazionale a Novara.

 

Il Presidente del Consiglio Prodi nei suoi incontri diplomatici all'estero ha assunto il ruolo di ambasciatore delle industrie di armi nazionali, come avvenuto recentemente in Giappone.

 

Ultima gravissima decisione l'accordo per l'ingresso dell'Italia nel cosiddetto "scudo antimissilistico" USA, di cui l'opinione pubblica italiana è ancora poco informata, a causa della segretezza con la quale nel febbraio scorso un anonimo rappresentante del governo Prodi ha firmato al Pentagono questo vergognoso accordo.

 

Negli ultimi mesi, contro queste scelte profondamente sbagliate, abbiamo gettato le basi per la costruzione di un nuovo movimento contro la guerra, indipendente e libero da ogni ambiguità nel rapporto con un governo guerrafondaio in politica estera e bellicista in politica interna.

La prima grande manifestazione del nuovo movimento è stata quella del 17 marzo a Roma, con oltre 30.000 persone presenti contro le tutte occupazioni militari, al fianco delle Resistenze dei popoli, contro le basi militari USA NATO.

 

La Rete nazionale Disarmiamoli! è  parte integrante del nuovo movimento contro la guerra. Il nostro obiettivo è quello di unire tutte le forze che nel nostro paese si battono contro le basi militari USA e NATO,  la militarizzazione dei territori e la logica da guerra interna che sta progressivamente condizionando la vita politica nazionale.

 

Con il congresso di oggi l'ipotesi di Rete può assumere le necessarie dimensioni europee, di fronte alla sfida del cosiddetto "scudo antimissilistico" voluto dagli USA e accettato da governi sottomessi.


Ci avevano raccontato che con il crollo del muro di Berlino la storia si sarebbe fermata, donandoci un'era di pace e prosperità. Niente di più falso!

 

Oggi tutti i popoli europei sono di fronte alle politiche reali di un unico sistema economico, politico e militare, che ripropone modelli apertamente antipopolari:  concorrenza sfrenata, privatizzazioni, precarietà nella vita e nel lavoro, super sfruttamento, furto delle materie prime,  guerre di rapina.


Le mobilitazioni di questi giorni nel vostro paese, in Polonia, in Italia ed in altri paesi europei ci dicono che è possibile costruire un nuovo fronte comune in grado di dire NO a queste politiche, verso un modello sociale che sarà in grado di emanciparsi dalle guerre se sarà capace di emanciparsi dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura.

 

La prossima campagna nella quale saremo impegnati è la Carovana nazionale contro la guerra, per il disarmo e la pace e la Petizione popolare contro lo scudo antimissilistico. La campagna è promossa dalla Rete Disarmiamoli e da altre organizzazioni come "Fermiamo chi scherza con  il fuoco atomico" e da "Semprecontrolaguerra".

 

In questi giorni decine di realtà, comitati ed associazioni stanno aderendo a questa nostra iniziativa.


La Carovana partirà il prossimo 19 maggio da tre basi presenti agli estremi del nostro paese per convergere su Roma, in attesa del Presidente degli Stati Uniti il 9 giugno, per il quale preparando un rumoroso comitato d'accoglienza.

 

Colgo l'occasione per invitare tutte le organizzazioni presenti a questo congresso, tutti i delegati a partecipare alla Carovana italiana contro la Guerra ed alla manifestazione del 9 giugno a Roma, contro il cow boy dell'apocalisse George Bush.

 

Vi ringrazio a nome della Rete nazionale Disarmiamoli! per l'invito a questo congresso e vi porto i saluti antimilitaristi ed internazionalisti del movimento contro la guerra italiano.

 

Cinzia della Porta, della Rete nazionale Disarmiamoli! - Italia



=== 27/4 ===


Abbiamo aggiornato in queste ore il sito  www.disarmiamoli.org con le informazioni inviateci dagli antimilitaristi cechi e polacchi. Nei prossimi giorni tradurremo le parti in inglese dei messaggi e degli appelli.

Da quelle realta' ci giungono sollecitazioni all'unita' di azione, a partire dalla prossima conferenza internazionale per la smilitarizzazione che si terra' a Praga.

Attraverso questi contatti abbiamo saputo che anche in Polonia l'idea della petizione popolare contro lo scudo antimissilistico sta marciando, come vedrete dalle foto sul nostro sito 

Si stanno creando le condizioni per il rilancio di un movimento europeo contro le nuove scelte belliciste dei governi.

Saluti antimilitaristi

La Rete nazionale Disarmiamoli!


 

=== 22/4 ===

In allegato vi inviamo la PETIZIONE POPOLARE


CONTRO L'ACCORDO USA/ITALIA CHE PREVEDE

UN NUOVO "SCUDO MISSILISTICO" SUI NOSTRI TERRITORI

PER UN USO SOCIALE E DI PACE DELLE RISORSE PUBBLICHE


La Petizione e' stata proposta dalla Rete nazionale Disarmiamoli all'incontro dello scorso 15 aprile a Bologna, durante il quale e' stata emendata e recepita come strumento della CAROVANA CONTRO LA GUERRA, PER LA PACE E IL DISARMO che partira' da Aviano, Novara e Sigonella/Comiso nelle prossime settimane.


Il testo della Petizione e' uscito sabato 21 aprile a pag. 2 de "Il Manifesto",contribuendo cosi' a diffondere nel paese l'informazione sulla campagna.

Vi chiediamo di costituire in ogni realta' COMITATI PROMOTORI a sostegno della Petizione popolare, in modo che la campagna contro questa ennesima, gravissima decisione assunta dall'attuale governo possa vivere prima, durante e dopo la CAROVANA.


saluti antimilitaristi e buon lavoro


La Rete nazionale Disarmiamoli

www.disarmiamoli.org 

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IL MODULO PER LA RACCOLTA DELLE FIRME SI PUÒ SCARICARE ANCHE DA QUI:

http://www.cnj.it/INIZIATIVE/PetizioneMissili07.doc

Un DOSSIER sullo Scudo Missilistico a cura di Manlio Dinucci è qui:

http://www.cnj.it/INIZIATIVE/DinucciDossierScudo07.pdf

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PETIZIONE POPOLARE

ai sensi dell’art. 109 del regolamento della Camera dei Deputati


CONTRO L’ACCORDO USA/ITALIA CHE PREVEDE 

UN NUOVO “SCUDO MISSILISTICO” SUI NOSTRI TERRITORI


PER UN USO SOCIALE E DI PACE DELLE RISORSE PUBBLICHE


AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA  GIORGIO NAPOLITANO


AL PRESIDENTE DEL SENATO FRANCO MARINI


AL PRESIDENTE DELLA CAMERA FAUSTO BERTINOTTI


AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ROMANO PRODI


Noi sottoscritti, cittadine e cittadini italiani:


Ritenendo che l’Accordo quadro tra il Governo degli Stati Uniti e il Governo italiano inerente la creazione di uno “scudo antimissilistico”, firmato lo scorso febbraio 2007 al Pentagono, ponga l'Italia in prima linea in un sistema le cui reali finalità non sono difensive ma offensive.


Valutando che questa decisione si inserisce in un già inquietante contesto di militarizzazione dei nostri territori, come si evince dalla volontà di costruire una nuova base militare USA a Vicenza, dal memorandum d'intesa con cui l'Italia si assume ulteriori impegni nel programma del caccia statunitense F-35 Lightning (Joint Strike Fighter), dall’aumento delle spese militari previsto nella Legge Finanziaria del 2007.


Ritenendo che questo processo inserisca ancora di più il nostro paese in una dinamica che ci vede coinvolti direttamente su vari fronti di guerra con le cosiddette “missioni di pace”,  e alimenti nella stessa Europa nuove tensioni, esponendo così i nostri territori a possibili ritorsioni.


Chiediamo:


La REVOCA IMMEDIATA dell’Accordo quadro che stabilisce la partecipazione dell’Italia al progetto statunitense di “scudo” antimissilistico.  


Lo STORNO dei fondi previsti per missioni militari all’estero, industrie belliche o finalizzati alla produzione di aerei da guerra e altri programmi militari, VERSO FINI SOCIALI, come lo sviluppo della sanità pubblica, del sistema educativo nazionale, il rafforzamento del sistema previdenziale pubblico, la regolarizzazione del lavoro precario, una cooperazione allo sviluppo sulla base di modelli alternativi alle attuali politiche di “peacekeeping”.   




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19 MAGGIO A NOVARA CONTRO GLI F 35



Gli F 35 sono cacciabombardieri  stealth (cioè invisibili) di quinta generazione. Sono uno dei gioielli  più brillanti della moderna tecnologia militare. Sono perfette macchine d'attacco al suolo, che, se necessario, possono pure trasportare armi 

nucleari.

Tra qualche anno entreranno in produzione ad opera della statunitense Lockheed Martin. Saranno prodotti in migliaia di esemplari per le forze armate statunitensi (aviazione, marina e marines) e di altri paesi alleati. Si tratterà, a detta di politici ed esperti, della più grande impresa di costruzioni aeronautiche di tutti i tempi.

Anche l'Italia ha aderito al progetto. Lo ha fatto fin dal 1996 (primo governo Prodi). Lo ha poi confermato nel 1998 (governo D'Alema) e nel 2002 (governo Berlusconi).

Il 7 febbraio di quest'anno (governo Prodi) è stato firmato il testo dell'accordo definitivo, che prevede l'assemblaggio in Italia di centinaia di F 35 destinati al mercato europeo (e quindi anche all'Italia).

L'azienda capofila in questa alleanza con la Lockheed Martin è, nel nostro paese, l'Alenia Aeronautica, che guida nell'impresa decine di aziende italiane che si sono gettate a capofitto nell'affare 

Il sito per l'assemblaggio è  stato individuato nell'aeroporto militare di Cameri, che si trova a pochissimi chilometri da Novara.

Il sito è stato scelto con oculatezza:  si tratta di un territorio da sempre avvezzo alla frequentazione di militari d'ogni risma.

L'aeroporto militare di Cameri ha ospitato F 104 e Tornado. Da quando non è più un sito strettamente operativo ha comunque continuato a contribuire a diverse imprese militaresche dando, per esempio, ospitalità alle linee di manutenzione dei Tornado. Accade inoltre che dal medesimo aeroporto partano alcuni reparti di eroici militi utilizzati per le imprese estere, per esempio in Afghanistan.

Vicinissima all'aeroporto di Cameri, a Bellinzago Novarese, c'è la base guidata dalla Caserma Babini. Si tratta della seconda base terrestre italiana, per estensione di superficie, nella quale si effettuano esercitazioni di diversi tipi. Inoltre la medesima Caserma Babini offre i suoi militi per la logistica in diverse operazioni militari all'estero e in appoggio alle truppe di pronto intervento NATO di stanza a Solbiate Olona. Si preparano, in definitiva, mezzi di trasporto e munizionamenti destinati ad alcuni dei teatri di guerra che vedono protagonisti, qua e là nel mondo, i soldati italiani.

È in questo contesto consolidato che si inserisce la decisione dei vertici militari, industriali e politici italiani di collocare le linee di montaggio degli F 35.

L'Italia spenderà quasi due miliardi di euro per lo sviluppo di questo progetto. Poi, a partire dal 2013, quando si tratterà di acquistare un centinaio di cacciabombardieri freschi di fabbrica, si dovranno spendere almeno altri 15 miliardi di euro: tutti soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti e sottratti ad altri impieghi di maggior rilevanza sociale.

Non è stato inoltre ancora valutato con precisione l'impatto ambientale di questa produzione: gli aerei, una volta assemblati, devono essere fatti volare a lungo per i collaudi necessari. E al limite dell'aeroporto militare di Cameri c'è il parco del Ticino: un sito naturale che ha già subito tanti attacchi negli ultimi decenni.

Eppure i politici di destra o di sinistra che siano, si trovano quasi tutti concordi nel sostenere un'impresa, che essi definiscono come imprescindibile per gli interessi industriali e nazionali italiani.

Si prepara dunque l'ennesima devastazione ambientale. Ci si prepara inoltre a  sperperare miliardi di euro per costruire una perfetta macchina di morte. La scusa è la solita: creare migliaia di posti di lavoro. Si vogliono trascinare i lavoratori ad  essere complici di futuri stermini resi possibili dall'utilizzo degli F 35. Bombardare da quote elevate e pressoché irraggiungibili da forze contraeree è, evidentemente, il sogno di ogni stratega e la degna fine di ogni concetto d'onore militaresco.

Ma a noi interessa ben poco dei posti di lavoro che si verrebbero a creare a spese della vita di migliaia e migliaia di persone, che, qua e là sulla superficie del nostro pianeta, avrebbero, prima o poi, l'onore di saggiare l'efficacia sterminatrice di questa nuova arma di distruzione di massa.

Insomma: gli F 35 bombardano, magari pure servendosi di testate nucleari, gli Eurofighter, di completa produzione europea, forniscono la copertura dei cieli ed il contrasto per intercettazione.

In definitiva: gli USA e l'Europa a collaborare fervidamente nella conduzione della solita politica imperiale utile ad asservire le regioni più deboli del nostro pianeta per spogliarle delle loro risorse.

Opporsi alla costruzione di questi strumenti di sterminio di massa è dunque un dovere assoluto. Non si tratta di un sogno vissuto da anime belle. Si tratta dell'unica reazione razionale possibile. Si tratta di aver chiara la natura dei rapporti di forza esistenti e di agire di conseguenza in direzione di una lotta  efficace che abbia come scopo una vera trasformazione sociale.

Non vogliamo che il nostro territorio, non vogliamo che il nostro pianeta siano per sempre asserviti alle logiche del profitto e del dominio.

La lotta contro gli F 35 (e pure contro i loro gemellini, gli Eurofighter) è l'espressione compiuta del nostro antimilitarismo.

Scendere in piazza vuol dire farsi visibili e rendersi udibili anche a coloro che non vogliono vedere e che non vogliono ascoltare.


L'appuntamento è per le ore 15 di sabato 19 maggio a Novara.


Una manifestazione di piazza ed un corteo serviranno a far sentire ai potenti grandi e piccoli tutto il nostro dissenso nei confronti di ogni  pratica militarista.


Contro gli F 35. Contro le fabbriche di morte. 

Contro tutte le guerre. Contro tutti gli eserciti.


APPELLO PER LA 

MANIFESTAZIONE CONTRO L'ASSEMBLAGGIO DEGLI F35 A CAMERI - Si raccolgono 

le adesioni su info@zetapoint.org 



=== 1/4 ===


da www.disarmiamoli.org

 

Un patto di mutuo soccorso contro la guerra


Facciamo sì che la lotta di Vicenza non si concluda come la Comune di Parigi


di Sergio Cararo *


La realtà, qualche volta ci complica le cose ma altre volte dobbiamo ammettere che ce le semplifica. La discussione che c’è stata finora, con il tentativo di definire una nuova forma di rappresentanza della politica e dei movimenti e di replicare alla accuse di antipolitica che alcuni dirigenti della sinistra di governo hanno rovesciato contro il movimento, trova una sintesi molto semplice nella realtà che stiamo vivendo ed in cui siamo immersi.

Già qualcuno prima di me ha rammentato la nota definizione di Von Clausewitz sulla guerra come prosecuzione della politica. Oggi – anche alla luce dei discorsi e delle analisi che abbiamo sentito in questi mesi in Parlamento e nei luoghi della “politica” sulle missioni militari - possiamo affermare che nella fase che stiamo vivendo è “la politica che è diventata la prosecuzione della guerra con altri mezzi”, confessando apertamente di avere gli stessi obiettivi che altri (gli USA ad esempio) pensano di raggiungere con la guerra. L’essenza del multilateralismo dalemiano potrebbe essere tutta qua.

In questo senso la divaricazione tra la politica (quella che fanno i governi e i partiti di governo) e quella che con dispregio viene definita “l’anti-politica” di chi si oppone alla guerra, è già definita nei contenuti e nelle forme dalla realtà stessa.

A tale scopo penso che un po’ tutti debbano ringraziare gli studenti universitari che hanno contestato il Presidente della Camera all’ateneo di Roma, perché hanno fatto crollare un totem che ipotecava ormai arbitrariamente i movimenti e ne hanno riaffermato l’autonomia senza fare sconti per nessuno. In sostanza adesso possiamo e dobbiamo chiedere a tutti: “Dimmi come resisti contro la guerra e ti dirò chi sei e se possiamo essere compagni di strada”. Più o meno la stessa cosa che aveva detto Gino Strada all’assemblea nazionale del 15 luglio dello scorso anno (quella a sostegno dei senatori dissidenti sulla guerra) quando affermò che la discriminante ormai non era più la pace ma la guerra e la posizione contro la guerra.

Vorrei sottolineare un altro aspetto di questo rapporto tra il movimento contro la guerra, la politica e la realtà. Dopo la manifestazione riuscita del 17 marzo scorso contro la guerra a Roma, abbiamo tenuto un SIT IN sotto il Senato molto meno entusiasmante in occasione del dibattito sulla missione in Afghanistan. Ma se noi là fuori non eravamo euforici, il clima dentro al Senato ci è sembrato ancora più plumbeo ed inquietante. I senatori (e prima di loro i deputati) della sinistra che avevano deciso di votare a favore del decreto sulla missione in Afghanistan, davano l’impressione di vivere dentro una commedia di De Filippo e di aspettare che passasse a’nuttata, sperando che una volta passata la tensione del voto tutto potesse tornare come prima. In realtà questa nottata pare destinata a durare molto a lungo e a popolarsi di incubi. Già oggi la realtà ci presenta scenari pesanti e da incubo: non possiamo ancora domandarci a lungo se gli USA e Israele attaccheranno l’Iran ma quando lo attaccheranno e che cosa dobbiamo mettere in campo noi come movimento contro la guerra, anche alla luce della materializzazione di un incubo a lungo rimosso e cioè la possibilità che vengano utilizzate bombe nucleari “tattiche” nei bombardamenti. Parlare di armi nucleari tattiche è un orrendo e inquietante ossimoro esattamente come guerra umanitaria.

Il secondo punto che vorrei affrontare è quello relativo alle mobilitazioni contro la guerra e la militarizzazione. Volevo segnalare l’importanza del fatto che a Sigonella, in Sicilia, ci sia stata una manifestazione di 1.000 persone contro l’allargamento delle infrastrutture civili della base per poter ospitare altri militari USA e le loro famiglie. Mille persone ad una manifestazione contro le basi militari in Sicilia sono importanti come 100.000 a Vicenza e cioè in un contesto assai diverso. Lo sanno bene alcuni compagni che vedo qui e con i quali abbiamo condiviso l’esperienza dei blocchi contro la base di Comiso negli anni Ottanta.

La Rete Disarmiamoli a tale scopo intende mettere in campo nei prossimi mesi la proposta di una Carovana nazionale contro le basi militari e la militarizzazione coinvolgendo tutti i comitati locali nell’organizzazione, gestione e passaggio della Carovana che dovrebbe partire proprio dalla Sicilia per giungere al Nord (con una spedizione dei Mille alla rovescia) passando via via per i siti militarizzati in Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia etc. Sabato 15 aprile a Bologna, ci sarà una riunione nazionale su questa proposta (alla saletta dei ferrovieri) alla quale sono invitati tutti i comitati presenti oggi, a cominciare da Vicenza e Novara dove tra l’altro saremo presenti alla manifestazione nazionale del 19 maggio contro l’impianto degli F 35 a Cameri.

L’ultimo punto che voglio toccare e proprio quello di Vicenza. Tra noi dobbiamo essere leali e segnalarci anche i problemi esistenti. L’esperienza di Vicenza e della mobilitazione popolare contro il Dal Molin è oggi l’esperienza più avanzata e di massa di lotta contro le basi militari. Rappresenta la possibilità concreta di interdire l’operatività della macchina bellica e della militarizzazione del territorio. Nel mondo le uniche esperienze che in qualche modo ci sono riuscite totalmente o parzialmente sono quelle del poligono di Vieques a Puerto Rico, in parte a Okinawa in Giappone e a Larzàc in Francia.

Consentitemi di fare un esempio dell’Ottocento. Vicenza oggi è l’esperienza più avanzata ma corre il rischio di diventare come la Comune di Parigi che era l’esperienza di autorganizzazione popolare e rivoluzionaria più avanzata di tutta l’Europa ma rimase isolata e fu stroncata sanguinosamente.

Gli prussiani fornirono al governo francese contro cui avevano combattuto fino a qualche settimana prima i cannoni e i soldati prigionieri per poter stroncare la Comune che minacciava l’ordine costituito in tutta l’Europa.

Nei prossimi mesi a Vicenza, il movimento non si troverà di fronte solo il governo Prodi ma si troverà di fronte un sistema militarista bipartizan che magari fino al giorno prima è sembrato scannarsi sull’agenda politica e parlamentare. In sostanza il movimento contro la base di Vicenza si troverà contro lo Stato con tutti i suoi apparati, ideologici, economici, mediatici e coercitivi.

L’unico alleato su cui potrà contare è il radicamento popolare e la soggettività politica potenziale rappresentata dal Patto di Mutuo Soccorso con il resto delle realtà dei movimenti sociali.

Questo significa che dovremo lavorare seriamente al rafforzamento del Patto di Mutuo Soccorso contro la guerra e a difesa del territorio ma sulla base di una reciprocità effettiva e con una vera capacità di fare rete a livello nazionale. Non possiamo consentire che Vicenza o la Val di Susa vengano isolate e distrutte come la Comune di Parigi. Grazie.

*Rete nazionale Disarmiamoli, Intervento tenuto al Global Meeting di Venezia, 1 aprile




=== 28/3 ===


27 marzo 2007: Il movimento NoWar si e' espresso nelle
 piazze d'Italia contro il rifinanziamento delle missioni
 italiane all'estero


Presidi a Vicenza, Bologna, Pisa, Roma. 

Iniziative di dibattito, volantinaggi, contestazioni, assemblee in tante altre citta'.

Il  movimento contro la guerra, rilanciato dalla grande
 manifestazione del 17 marzo a Roma, anche in questi giorni 
si e' fatto sentire , rappresentando nelle piazze e nelle 
strade del paese un sentimento diffuso e trasversale nella
societa' italiana, che era e resta contrario alla presenza
delle truppe nei vari scenari di conflitto. 

  Ieri centinaia di pacifisti si sono concentrati sotto i
palazzi del potere per chiedere un voto coerente con le
promesse elettorali di tanti deputati e senatori    "radicali".
I risultati parlano chiaro: la maggioranza di
centrosinistra, allargatasi a pezzi importanti del centro
destra, riconferma le missioni con un aumento esponenziale
della presenza bellica in Afghanistan, attrezzando ancora di
piu' i mercenari dell'esercito professionale italiano per le
prossime battaglie della incipiente "campagna di primavera".
Mai il paese ufficiale e' stato piu' lontano da quello
reale. 
Raramente nella storia politica italiana abbiamo assistito a
piroette trasformistiche di tale portata, ad un tale abuso
della mistificazione ideologica e concettuale, giustamente
stigmatizzati dagli studenti della Sapienza di Roma lo
scorso 26 marzo.

I segnali che giungono dal paese reale, attraverso le tante
mobilitazioni contro guerra, militarizzazione dei territori
e della societa' ci dicono che la strada intrapresa e'quella
giusta. 
Nei prossimi mesi le reti di resistenza contro queste politiche  dovranno far vivere una autonoma

piattaforma di obiettivi, campagne e mobilitazioni in grado
di contrastare efficacemente il meccanismo bellicista messo
in moto dal governo prodi.

Le scadenze che ci aspettano sono molte, da Vicenza a Lecce,
da Bologna a Comiso, sino a Ravenna e Novara.
Nei prossimi giorni proporremo un elenco di iniziative,
incontri e riunioni intorno alle quali chiameremo tutte le
realta' alla partecipazione ed alla condivisione 

La Rete nazionale Disarmiamoli!

www.disarmiamoli.org  info@disarmiamoli.org

340-7106022 338-1028120  338-4014989



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IL 17 MARZO TUTTI A ROMA!

 


MANIFESTAZIONE NAZIONALE

Per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e da tutti i fronti di guerra Piazza della Repubblica ore 15

 

Il testo dell’appello nazionale:

Per il 17 marzo è stata lanciata dal Forum Sociale Mondiale a Nairobi la Giornata mondiale contro la guerra, nell’anniversario dell’invasione USA dell’Iraq. In tutto il mondo, milioni di persone chiederanno la fine delle guerre, a partire da Iraq e Afghanistan, la chiusura delle basi, il disarmo atomico. In quei giorni, il Parlamento italiano voterà sul rifinanziamento delle missioni, Afghanistan in primis. Per questo invitiamo tutte/i coloro che condividono il sogno della pace e della giustizia ad essere in piazza a Roma, nella Giornata mondiale contro la guerra, per dire NO al rifinanziamento delle missioni di guerra, NO alle basi e alle spese militari.

Il movimento contro la nuova base USA di Vicenza ha segnato con la straordinaria manifestazione del 17 febbraio una svolta contro le politiche belliche del governo, per una nuova stagione di lotte che rompa la complicità dell’Italia con la guerra permanente. Ma il governo Prodi-bis, rimesso in piedi con ulteriori contributi da destra, sfida il movimento no-war, affermando piena fedeltà a Usa e Nato, confermando le missioni belliche e la base a Vicenza. Viene meno l’illusione del “governo amico” e nasce per chi ama la pace la responsabilità di costruire una nuova opposizione sociale alle politiche di guerra, dando continuità al movimento dopo il 17 febbraio e contestando la politica estera del Prodi-bis. E il primo obiettivo, oltre a vincere la lotta contro il Dal Molin, è il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, annullando la complicità con la guerra Nato. La lotta di Vicenza è diventata di tutti/e: così deve essere per quella contro l’intera politica di guerra, partendo da chi sul territorio contesta la militarizzazione crescente.

La manifestazione del 17 vuole congiungere il NO ALLE BASI al NO ALLE MISSIONI MILITARI, le lotte sui territori all’opposizione nazionale e internazionale alla guerra, accompagnandola con la forte richiesta ai parlamentari di votare contro il decreto e il rifinanziamento della missione in Afghanistan.

PER IL RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE DALL'AFGHANISTAN E DAGLI ALTRI FRONTI DI GUERRA.

PER LA CHIUSURA DELLE BASI MILITARI USA-NATO,

PER VINCERE LA LOTTA CONTRO LA BASE DAL MOLIN.

NO ALLE SPESE MILITARI.

SOSTEGNO ALLA RESISTENZA DELLE POPOLAZIONI IN LOTTA, DA VICENZA AI PAESI INVASI E OCCUPATI.


Comitato 17 marzo


adesioni : Nowar17marzo@libero.it


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Lettera aperta per il 17 marzo

 

Tutti/e a Roma P.della Repubblica ore 15

Ritirare subito le truppe dall’Afghanistan e dagli altri fronti di guerra, chiudere le basi, tagliare le spese militari

 

Se la momentanea risoluzione della crisi fa cadere i veli sulle intenzioni del governo Prodi, i sanguinosi e atroci eventi di questi giorni confermano le peggiori previsioni, ridicolizzando i tentativi di presentare la guerra in Afghanistan come missione di pace. La manifestazione del 17 marzo assume dunque un’importanza cruciale, ed è essenziale che sia fatta propria dal maggior numero di persone impegnate contro la guerra.

I “12 punti” del governo Prodi non sono una novità ma il nocciolo duro del programma pre-elettorale, in continuità con le politiche neoliberiste e belliciste dei governi precedenti. Sono però, nel contempo, una chiara sfida ai movimenti in lotta e alle opposizioni di sinistra. Viene preso di petto il movimento contro la guerra con la riconferma delle missioni e della base di Vicenza; e con esso i No-TAV, i No-VAT, gli ambientalisti; e analoga funzione ha l’espulsione dal Prc di Turigliatto e il linciaggio dei pochissimi parlamentari che non appoggiano il bellicismo governativo.

Tale sfida non è puramente politica. Essa si accompagna ad un tentativo di criminalizzazione del dissenso ad ampio raggio. La gran parte dei massmedia è attivissima in tal senso. Lo abbiamo visto in maniera eclatante alla manifestazione per la Palestina del 18 novembre quando l’incendio di alcuni pupazzi che rappresentavano militari (da parte di uno sparuto e marginale gruppo di manifestanti) è stato usato per denigrare l’intera manifestazione, per nasconderne i contenuti e  criminalizzare i partecipanti. Persino a Vicenza, dopo settimane di “terrorismo” preventivo da parte di ministri e mass-media, uno striscione sugli arresti dei presunti BR è stato usato, senza altrettanto successo, per  attaccare l’enorme mobilitazione.

E’ il caso, dunque, di sottolineare, per tutti/e coloro che parteciperanno alla manifestazione del 17 marzo, che tali tentativi di oscuramento degli obiettivi dell’iniziativa si potrebbero ripetere. La grande maggioranza del mondo politico istituzionale e del sistema massmediatico cerca appigli ovunque, con l’insopportabile ipocrisia di chi si scandalizza per uno slogan sbagliato o per l’incendio di simulacri cartacei di militari mentre accetta il massacro di centinaia di migliaia di persone reali.

Dunque, invitiamo tutte le forze e i singoli partecipanti alla massima responsabilità, ad interpretare nella maniera più coerente ed efficace, con slogan, striscioni o cartelli, la piattaforma di convocazione dell’iniziativa, affinché risaltino i comuni obiettivi e non si diano opportunità a chi intendesse usarla per speculare sulle strumentalizzazioni dei massmedia e oscurarne i contenuti.

La manifestazione del 17 sarà pacifica e popolare, un corteo di donne e uomini a viso aperto, al quale invitiamo tutte le forze e i singoli/e che ne condividono i contenuti, i caratteri e lo spirito, per costruire insieme un corteo di massa, colorato, pacifico ma determinato e intransigente contro la guerra e chi la fa, la copre, la vota. Come a Vicenza vogliamo ritrovare il popolo della pace, le sue parole e le sue pratiche.



Comitato 17 marzo

PER ADESIONI ALLA MANIFESTAZIONE: nowar17marzo@libero.it

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IL 17 MARZO TUTTI A ROMA !

 

GLI APPUNTAMENTI DELLA

RETE NAZIONALE “DISARMIAMOLI! “

 

 

Fervono i preparativi per la manifestazione internazionale di sabato 17 marzo, che vedrà sfilale i nowar italiani  a Roma (ore 15, Piazza della Repubblica) per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e da tutti i fronti di guerra.

 

La Rete nazionale Disarmiamoli aderisce e parteciperà a questa importante manifestazione, inseritasi in una delicata fase della vita politica nazionale, nella quale la “crisi pilotata” del Prodi 1 ha tolto ogni alibi alle varie “sinistre radicali” di governo rispetto a scelte e decisioni, in politica estera come in quella nazionale.

 

L’assenso al dodecalogo prodiano e Il voto alla Camera di questi giorni lo confermano, così come quello previsto per il 27 marzo al Senato, per il quale i vari leader di sinistra chiamano alla disciplina di governo i propri senatori, ordinando così un definitivo voltafaccia verso quei movimenti che hanno contribuito in maniera determinante alla loro elezione.

 

La manifestazione italiana di sabato prossimo acquista così un “valore aggiunto” di autonomia ed indipendenza dal quadro politico determinatosi con l’avvento del governo di centro sinistra.

 

Data l’importanza dell’appuntamento facciamo un pressante appello perchè  in questi pochi giorni che ci separano dal 17 marzo sui vari territori  ci si mobiliti per far conoscere le ragioni della manifestazione e, soprattutto, per convincere il maggior numero di persone a partecipare al corteo di Roma  

 

Infine, come indicato nell’incontro della Rete Disarmiamoli svoltosi lo scorso 4 marzo a Firenze, ricordiamo a tutti gli interessati che:

 

1)     Il gruppo di lavoro sulla legge di iniziativa popolare per il disarmo si incontrerà sabato 17 marzo ore 10-13, Casa dei diritti sociali, via dei Mille, 6 - 2° piano (nei pressi di piazza Indipendenza, vicino alla stazione Termini, uscendo sulla destra)

 

2)     L’appuntamento per tutti coloro che sfileranno insieme a noi è il seguente: lo striscione “DISARMIAMOLI! “ si posizionerà in Piazza Esedra, davanti al portone di S. Maria degli Angeli, dalle ore 14

 

Rete nazionale Disarmiamoli!

 

www.disarmiamoli.org     info@disarmiamoli.org     3389255514    3381028120   



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DISARMIAMOLI! “

 

DALL’INCONTRO NAZIONALE DEL 4 MARZO 2007

LA RETE NAZIONALE CONTRO LE BASI DELLA GUERRA

E LA MILITARIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ ESCE RAFFORZATA

 

Il primo incontro per la costruzione di una rete nazionale contro le basi e la militarizzazione di territori ha avuto un esito più che soddisfacente.

Tra presenze fisiche e adesioni di realtà che per vari motivi non potevano essere presenti, abbiamo riscontrato una disponibilità ed un interesse che ci fa ben spesare per il futuro.

In sala, tra le oltre 70 persone, presenti vari comitati, realtà organizzate e singole soggettività provenienti da Vicenza , Milano, Bologna, Firenze, Roma, Asti, Pisa, Parma, Isola d’Elba, San Miniato , Pistoia, Ponsacco.

 

Altre realtà che in questi due mesi si sono dialettizzate con il progetto “Disarmiamoli!”, attraverso specifiche forme decise dalle varie realtà territoriali, sono quelle di Lecce e del Salento (Coordinamento salentino contro la guerra e le basi militari), Napoli (Comitato per la pace il disarmo e la smilitarizzazione del territorio della Campania), il Comitato per il ritiro delle truppe di Bergamo, Torino (partigiani per la pace ), Ravenna e Romagna.

Nell’occasione abbiamo recepito e socializzato inviti e contributi da Sigonella (CT), Aviano (PN), Novara, di cui riferiamo più avanti.

 

Da evidenziare la presenza all’incontro di una folta delegazione di “Semprecontrolaguerra”, realtà pacifista indipendente riunitasi il giorno prima, sempre a Firenze, alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Da questa delegazione ci sono venuti stimoli e suggerimenti preziosi oltre che una disponibilità, condivisa, a socializzare obiettivi e campagne nel prossimo futuro.

 

Nell’introduzione all’incontro i rappresentanti di “Disarmiamoli! “, Roberto Luchetti e Valter Lorenzi, hanno evidenziato il contesto nuovo nel quale si trovano ad agire  i movimenti contro la guerra e la militarizzazione dei territori.

Dopo una fase carsica e di apparente letargo, il movimento è ricomparso per le strade di Vicenza con una forza inaspettata, riconfermando la sua caratteristica “molecolare” e nomade, fatta cioè di migliaia di soggettività oggi ancora meno incasellabili nelle realtà organizzate che “sovrintendevano” il precedente movimento pacifista, realtà trasformatesi in  dirette propaggini delle politiche governative.

La grande manifestazione del 17 febbraio a Vicenza, anche per questo suo valore di oggettiva autonomia, ha fatto da detonatore ad una crisi di governo evidentemente “pilotata” al fine di rafforzare l’esecutivo intorno al dodecalogo prodiano.

L’indipendenza dei movimenti diviene quindi passaggio ineludibile per avere voce in capitolo sulle grandi tematiche intorno alle quali ci dovremo misurare nelle prossime settimane, a partire dall’apertura dei cantieri per la base al Dal Molin e dal rifinanziamento delle missioni militari in Afghanistan, Libano ed altri paesi.

L’assunto dal quale parte la proposta “Disarmiamoli! “ è semplice: su queste grandi tematiche, inscindibilmente legate nelle strategie di guerra, non si vince SOLO a Vicenza, a camp Darby, a Sigonella o in qualsiasi altro territorio dove ci si batte contro le basi e la militarizzazione, ma invece SI PUÒ VINCERE a Vicenza, a camp Darby, a Sigonella…..SOLO SE riusciremo a trasformare le vertenze locali – comunque imprescindibili - in una grande vertenza nazionale, creando le condizioni per mettere in campo una “massa critica” in grado di incidere profondamente nella vicenda politica italiana, rispondendo finalmente alle aspettative di milioni di persone da anni mobilitate contro quei meccanismi bellicisti che permeano in maniera “bipartizan” i vari governi.

 

Sappiamo che la sfida è di grande portata.

Per converso, l’attestarsi intorno ai nostri insediamenti rischia di ridurre la portata politica delle battaglie in corso e, in tempi brevi, depotenziare le grandi energie sprigionatesi nelle strade e nelle piazze del paese.

Su questo terreno chiamiamo al confronto ed alla mobilitazione tutte quelle aree pacifiste, militanti ed antimperialiste indisponibili al diktat della governabilità, della “riduzione del danno”, di una realpolitik fatta sulla pelle dei popoli.

 

Le proposte messe in discussione nell’incontro di Firenze sono state le seguenti:

 

Le proposte messe in discussione sono state le seguenti:

 

Richiesta di incontro a breve tra una delegazione delle realtà della rete riunitesi a Firenze e il presidio permanente No Dal Molin in previsione dell'inizio dei lavori per la base, in modo da verificare i passaggi concreti di realizzazione del "mutuo soccorso".

 

Costruzione di gruppi di lavoro su:

 

Campagna di Boicottaggio delle imprese e delle banche che sono direttamente interessate ai lavori di ampliamento e costruzione delle basi

Proposte di legge di iniziativa popolare contro guerra e accordi militari (tra questi l’accordo Italia/Israele) come strumento per lanciare una grande campagna di massa tra le popolazioni

Elaborazione di progetti e campagne per la riconversione preventiva delle basi militari

Costruzione condivisa con le varie realtà territoriali di una Carovana antimilitarista che leghi, da Sigonella ad Aviano, i vari comitati in una campagna nazionale di mobilitazione ed informazione.

Per rendere concreto questo percorso e la costruzione della rete nazionale “Disarmiamoli! “ si sollecitano iniziative in tutte le realtà interessate, con dibattiti, presidi, convegni e altre iniziative decise in loco.  

Tre gli appuntamenti già in cantiere per i quali siamo stati contattati ed invitati:

l’11 marzo a Novara, presso il Circolo Zabriskie Point, in corso Milano 44/A,  incontro indetto dal comitato novarese contro l'assemblaggio degli F 35 a Cameri,

il 24 marzo a Lentini (CT) alla manifestazione “contro lo scempio di Scirumi e per la smilitarizzazione di Sigonella”.

Terzo appuntamento in Romagna, in data ancora da stabilire, per un incontro seminariale sul tema del boicottaggio (presenza in zona della sede centrale della Coop CMC) e di presentazione del progetto di rete nazionale “Disarmiamoli! “  

Altro obiettivo indicato a breve termine - sul quale si è chiesta una presa di posizione ed una attivizzazione comune -  è quello del CORTEO NAZIONALE DEL 17 MARZO A ROMA contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan e delle altre missioni all’estero.

La riunione si è conclusa con le seguenti decisioni:

 

1)      Richiesta di incontro tra le realtà riunitesi il 4 marzo a Firenze e il “presidio permanente No Dal Molin”

2)      “Disarmiamoli! “ aderisce e parteciperà alla manifestazione nazionale del 17 marzo a Roma, nel contempo tutte le realtà impossibilitate ad essere presenti a Roma promuoveranno nello stesso giorno iniziative territoriali contro il rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero, a partire da quella afgana

3)      La mattina del 17 marzo alle ore 10 si riunirà a Roma (luogo da stabilire) il gruppo di lavoro sulle leggi contro la guerra . L’incontro continuerà il giorno dopo, 18 marzo, con tutte le  realtà interessate al lavoro degli altri gruppi di lavoro ed alla Carovana nazionale antimilitarista

4)      Il gruppo di lavoro sul boicottaggio vede al momento interessati le realtà vicentine, astigiane, emiliane e toscane

5)      Il gruppo di lavoro sulla riconversione vede al momento interessate le realtà venete e toscane

6)      Verrà costruita una mailing list che raccorderà tute le realtà collettive e le soggettività interessate

7)      Verrà potenziato il sito www.disarmiamoli.org come strumento di informazione e collegamento

 

Si sollecitano tutte le realtà interessate a contattarci per organizzare

incontri, dibattiti iniziative sui propri territori per promuovere

la rete nazionale e pianificare il passaggio della Carovana nazionale antimilitarista

 

 

LA SINTESI DEI VARI INTERVENTI ALL’INCONTRO DEL 4 MARZO A FIRENZE PUÒ ESSERE LETTA SUL SITO WWW.DISARMIAMOLI.ORG

 

  

Rete nazionale Disarmiamoli

 

www.disarmiamoli.org     info@disarmiamoli.org     3389255514    3381028120    3304014989



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From:   info  @disarmiamoli.org

Subject: 4 marzo 2007 - PRIMO INCONTRO NAZIONALE PER LA RETE "DISARMIAMOLI! "

Date: February 26, 2007 8:43:55 AM GMT+01:00


Gentile jugocoord ,


Domenica  4 marzo ore 9,30 a Firenze, Santa Maria Novella (presso il dopolavoro ferroviario - uscita stazione a destra, scendere la scalinata e proseguire sul  marciapiede 500 metri )

 

PRIMO INCONTRO NAZIONALE delle realtà interessate al percorso della rete nazionale “Disarmiamoli”

 

Comitato promotore per  la Rete nazionale Disarmiamoli

 

www.disarmiamoli.org     info@disarmiamoli.org     3389255514    3381028120    3304014989


Volantino per 4
                    marzo 2007








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