Coordinamento
Nazionale per la Jugoslavia



Segnalazioni sul caso Avni-Zeynep

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Per altre notizie su Avni e Nazan: www.avni-zeynep.net
Aperto su Facebook di un gruppo in sostegno di Avni:
http://www.facebook.com/group.php?v=info&ref=nf&gid=109568972397339


In ordine cronologico inverso:




FINALMENTE!

7.11.2010
Riconosciuto lo status di rifugiato politico ad Avni Er
 
Finalmente la notizia che aspettavamo da molti mesi. Il giudice del Tribunale civile di Bari Achille Bianchi ha sentenziato il diritto di Avni Er allo status di rifugiato politico, contrariamente al parere espresso, con motivazioni scandalose, il 31.03.2010 dalla Commissione territoriale competente per il riconoscimento della protezione internazionale.
Ricordiamo che  in sostegno di Avni Er era partita una vasta mobilitazione che aveva riunito attorno all’obiettivo di fermare l’espulsione in Turchia, un fronte molto ampio e variegato di forze, costituito da organizzazioni di fama internazionale per la tutela dei diritti umani come Amnesty International e Statewacht, all’ASGI, all’ARCI, ai partiti come SEL, PRC, IDV, a tante associazioni minori, a organismi comunisti, collettivi studenteschi, antirazzisti e antifascisti, radio ecc. che nel corso del tempo hanno dato voce e fatto vivere la drammatica vicenda di Avni e di quanti come lui  lavorano per ridare dignità e diritti al popolo turco e alle minoranze perseguitate e oppresse dal regime fascista di Ankara. Il risultato oggi ottenuto rappresenta una vittoria, una grande vittoria per tutti coloro che credendo nella forza della solidarietà, superando i propri settarismi e differenze, sono scesi in campo per opporsi più generalmente alla pericolosa deriva reazionaria e liberticida impressa alla nostra società dal Governo Berlusconi. E’ un piccolo esempio della grande forza racchiusa nella volontà di combattere uniti per riappropriarci del nostro futuro, un futuro che garantisca finalmente a tutte le masse popolari, italiane e non, il diritto a vivere una vita dignitosa e sana.
Vi invitiamo a visitare un’ultima volta il sito www.avni-zeynep.net per comprendere attraverso i suoi contenuti quanto grande, importante e bella sia stata questa campagna iniziata anni addietro e quanto significativo sia stato l’apporto di tutti coloro che, con forze e contenuti diversi, nel corso del tempo hanno contribuito a questo epilogo.
 
Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
CP 380, 80133 Napoli – Italia
E-mail: info@solidarietaproletaria.org
Sito web: www.solidarietaproletaria.org


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Resta in Italia come rifugiato il turco condannato per terrorismo
Repubblica — 06 novembre 2010   pagina 1   sezione: BARI
 
QUALORA tornasse in Turchia, verrebbe arrestato. E il regime carcerario in quel paese, ai detenuti politici, non garantisce il rispetto dei «diritti umani primari». Sulla base di queste motivazioni, il giudice del Tribunale Civile di Bari Achille Bianchi ha annullato la decisione della commissione che non aveva concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari a Avni Er, il giornalista turco di 39 anni condannato in Italia a sette anni con l'accusa di aver partecipato ad un'associazione terroristica. Per lui si erano mobilitati associazioni umanitarie. Esponenti politici, medici e docenti universitari avevano firmato un appello contro la possibilità di una sua espulsione. «Avni Er - avevano scritto - è colpevole solo di aver svolto nel corso degli anni una puntuale denuncia delle violazioni dei diritti umani e della libertà d' informazione in Turchia». Il giornalista, per la quale la Turchia ha chiesto l' estradizione, dopo la condanna da parte del Tribunale di Perugia, è stato accompagnato al Cie di Bari.
La Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato politico ha respinto la richiesta di Avni Er, rassicurando sulla salvaguardia dei diritti in quel paese. Di parere contrario per il giudice del Tribunale Civile Bianchi che, citando il rapporto di due organizzazioni internazionali, ha ordinato al questore di concedere al giornalista turco il permesso di soggiorno per motivi umanitari. - (g.d.m.)






Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
CP 380, 80133 Napoli - Italia
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20. 02.2010

 
Avni Er è stato scarcerato ed è a rischio di espulsione in Turchia
 
Diffondiamo un breve comunicato, cui seguiranno degli aggiornamenti per comunicare l’avvenuta scarcerazione di Avni Er
 
A seguire un breve riepilogo per spiegare a quanti non hanno seguito la sua vicenda chi è Avni Er
 
Il 1 aprile 2004 un'operazione repressiva di dimensioni internazionali organizzata dalle Autorità turche in collaborazione con le Autorità di vari Stati europei, provoca l'arresto di 82 persone in Turchia e 59 persone tra Germania, Olanda, Belgio e Italia.
Sono giornalisti della stampa di opposizione, membri di organizzazioni democratiche di massa, avvocati, architetti, artisti, ex prigionieri politici, tutti impegnati nel campo dei diritti umani e dell'informazione.
Tra di essi, i militanti comunisti Avni Er (turco) e Zeynep Kiliç, (curda, il cui vero nome è Nazan Ercan), che in Italia, a Perugia, svolgono uno strenuo lavoro di contro-informazione sulla politica fascista e criminale dello Stato turco.
La Corte di Assise di Perugia, il 20 dicembre 2006, a seguito di un processo scandaloso, in cui sono ammessi a testimoniare a volto coperto i torturatori turchi, condanna Avni Er e Nazan Ercan (alias Zeynep Kiliç), oppositori politici del regime di Ankara, a 7 e 5 anni di detenzione per “appartenenza” al DHKP-C, un partito comunista della sinistra rivoluzionaria turca inserito nelle famigerate liste nere stilate dall'Unione Europea dopo l'11 settembre.
Il 23 gennaio 2007, la Corte d’Appello di Perugia conferma le condanne di primo grado, con l'espulsione dal territorio italiano a fine pena.
Una vasta campagna di mobilitazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica, riesce a scongiurare nell’aprile del 2008 il primo tentativo di estradizione in Turchia di Avni, mentre, riguardo a Nazan, scarcerata nel giugno 2008 e costretta fino all’agosto successivo nel CPT di Ponte Galeria a Roma, le Autorità Italiane sono costrette a ripiegare sulla estradizione verso la Germania, anziché verso Ankara.
 
La situazione attuale di Avni
 
Avni attualmente si trova non sappiamo ancora bene se nel CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione)  di Bari o in un altro centro per immigrati in attesa di asilo politico
 
Avni in questo momento rischia l'espulsione in Turchia per due ordini di fattori tecnico-giuridici.
 
Potrebbero infatti essere applicate:
 
a) l'espulsione amministrativa, non avendo più il permesso di soggiorno ed essendo stato condannato per terrorismo internazionale;
 
b) l’espulsione giudiziaria, prevista dall'art. 312 codice penale in caso di condanna per reati di terrorismo.
 
Avni ha richiesto lo status di rifugiato. Ciò potrebbe rappresentare un ostacolo alla sua immediata espulsione. Teoricamente, prima di qualsiasi decisione sull'espulsione amministrativa, dovrebbe ottenere dalla commissione territoriale sullo status di rifugiato politico una audizione per verificare la sussistenza dei requisiti per il rifugio politico o umanitario.
Inoltre essendo Avni coniugato con una cittadina italiana dovrebbe non essere consentita la sua espulsione in relazione all'articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo.
 
 
Da quanto comunicatoci dall’avvocato Flavio Rossi Albertini lunedì mattina ad Avellino il giudice del tribunale di sorveglianza competente, deciderà se revocare o meno la qualifica giudiziale di “pericolosità sociale” di Avni.
 
In questa sede l’avv. Albertini farà valere la sentenza con cui la Corte di Strasburgo ha accolto la richiesta di sospensione dell'espulsione giudiziaria presentata per motivi umanitari.
 
Avni in quanto oppositore politico rischia, se espulso in Turchia, di essere nuovamente arrestato in opposizione al principio del “ne bis in idem” riconosciuto dall’art. 8 della Convenzione Europea di Estradizione secondo cui un individuo non può essere processato  e condannato due volte per il medesimo reato.
La Turchia infatti, nonostante sia informata, tramite la sentenza della Corte di Appello di Sassari, che Avni Er è già stato condannato per gli stessi fatti in Italia, ha dimostrato con l’inoltro di una seconda richiesta di assistenza giudiziaria in rogatoria la volontà di voler proseguire nell’istruzione dei procedimenti contro questo oppositore politico.
 
In caso di espulsione Avni rischierebbe una ulteriore sentenza all’ergastolo (art. 146 codice penale turco) o ad una pena comunque non inferiore ad anni 15 (art. 168 codice penale turco). Verrebbe immediatamente arrestato e tradotto nei famigerati Istituti penitenziari di tipo F, realizzati a partire dall’anno 2000 e sottoposto a tortura e/o trattamenti degradanti e inumani non solo perché tale violazione è  in Turchia costantemente praticata nei confronti degli oppositori politici (turchi o kurdi che siano) ma anche in considerazione del ruolo attribuitogli dalla sentenza emessa dalla Corte di Assise di Perugia nella quale viene indicato come un soggetto a conoscenza di informazioni vitali dell’associazione DHKP-C, informazioni che l’antiterrorismo turco cercherà in ogni modo di acquisire, con qualsiasi mezzo fosse utile o necessario.
 
 
Chiediamo quindi a tutti i sinceri democratici, intellettuali e esponenti della sinistra che già si sono mobilitati in passato per Avni e a quanti ancora non l’hanno fatto, di opporsi energicamente a questo ennesimo atto di criminale complicità  delle Autorità italiane con lo Stato fascista turco.
 
Chiediamo a quanti possono di inviare delegazioni per accertarsi personalmente della situazione attuale di Avni.
 
Chiediamo ai compagni della Puglia, della Campania e di tutta l’Italia di mettere in campo iniziative contro l’espulsione di Avni Er.




AVNI ER E ZEYNEP KILIC
Dossier
a cura dell’Associazione Solidarietà Proletaria (2009) - PDF (2 MB)




Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
CP 380, 80133 Napoli – Italia
E-mail: info @ solidarietaproletaria.org
Sito web: www.solidarietaproletaria.org
 
 
 
In allegato l'appello  che undici rappresentanti del Consiglio Regione Campania hanno presentato al Presidente della Repubblica Napolitano e al ministro della giustizia Angelino Alfano a sostegno di Avni Er.
Mobilitiamoci affinchè altri prendano pubblicamente posizione contro l'espulsione di Avni in Turchia, a sostegno del diritto all'asilo politico
 
 
Comunicato del 31-07-‘09
 
Questa mattina, dietro la sollecitazione dell’ASP e del SLL, una delegazione di solidarietà guidata dal Consigliere regionale campano del PRC Vito Nocera, ha fatto visita alla Casa Circondariale di Benevento per verificare in generale le condizioni dei detenuti e in particolare per appurare lo stato di detenzione del prigioniero politico turco Avni Er. Per questo prigioniero politico infatti, è in corso una campagna di solidarietà al fine di evitargli l’espulsione dall’Italia prevista a fine pena e fare in modo che gli venga riconosciuto lo status di rifugiato politico.
 
Nel corso della visita, la delegazione ha avuto modo di costatare il grado di sovraffollamento del carcere che ospita attualmente almeno 400 detenuti, mentre in realtà ne potrebbe contenere, per spazi e servizi, solo la metà dell’attuale popolazione.
In particolare nel visitare le sezioni di alta sicurezza (AS), la delegazione ha raccolto le segnalazioni di protesta di alcuni detenuti politici islamici e dello stesso prigioniero turco Avni Er. Tutti questi hanno lamentato l’applicazione alle finestre delle celle, già protette da robuste grate di ferro, di spessi pannelli di vetro opaco che non lasciano passare aria nelle celle e non fanno vedere il ben che minimo sprazzo di cielo. Tali pannelli chiamati “gelosine”, sono state disposte dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziari (DAP) sotto la direzione del ministro Angelino Alfano, come misura di ulteriore sicurezza e controllo.
I prigionieri hanno fatto notare che in realtà la sezione di AS in cui sono reclusi, è di per se totalmente isolata dalle altre sezioni e che le gelosine applicate alle finestre sono solo una misura di inasprimento ingiustificato del regime di isolamento carcerario. Per questa situazione, diversi prigionieri rinchiusi nella sezione AS, soffrono di disturbi dovuti all’aria poco ossigenata, che in particolare con le elevate temperature estive, tali disturbi fisici si aggravano ancora di più.
 
Il prigioniero Er Avni, ha colto l’occasione per segnalare alla delegazione il caso della prigioniera politica turca Guler Zere ammalata di cancro nelle carceri turche in cui è reclusa da diversi anni. Per questa prigioniera, per la quale è in corso una campagna di solidarietà internazionale, Avni a chiesto di fare qualcosa anche in Italia.  Di fare in particolare pressioni sulle autorità turche affinché Guler Zere venga messa in libertà in modo che possa curarsi in strutture sanitarie idonee.
 
La delegazione si è impegnata a fare tutto il possibile affinché il DAP faccia rimuovere le gelosine dalle celle. E in particolare intervenire presso le autorità italiane affinché il prigioniero Avni Er non venga estradato in Turchia ove correrebbe il grave rischio di un’ennesima ingiusta carcerazione e per giunta in un contesto politico istituzionale dove la tortura contro gli oppositori politici fatti prigionieri, è una prassi del regime turco abbastanza consolidata.
 
L’ASP coglie l’occasione per ricordare a tutti i compagni, ai lavoratori avanzati, agli studenti e ai sinceri democratici, l’appuntamento per il presidio di solidarietà che si terrà a Roma il 18 agosto prossimo presso la Corte di Cassazione, dove verrà celebrato il processo di terzo grado contro Avni Er. Il presidio sarà anche l’occasione per vedersi e concordare un piano unitario di iniziative contro l’espulsione del compagno turco dall’Italia al momento della sua scarcerazione che è prevista per novembre prossimo.
 
Uniamoci nella solidarietà di classe internazionale!
Facciamo fronte comune contro la repressione, il razzismo e il fascismo!
La solidarietà è un arma, usiamola!






Nuoro, 08-12-2008
 

PER L’ANNIVERSARIO DEL MASSACRO
DEL 19 DICEMBRE DEL 2000 NELLE PRIGIONI IN TURCHIA

 

"Agli occhi cerchiati di nero delle madri dei giovani torturati ed uccisi nelle carceri turche a quelli che lottano perché la loro patria  esca da un medioevo tenebroso" ( Dal libro Tulipani Rossi)

 

19   dicembre ..

04,30 ...

Fuoco...

Fosforo Bianco...

Wernicke-korsakoff..

600...

122...

 

Forse questi termini e le parole non vi dicono niente. Ancora una volta i calendari ci fanno vedere la data del 19 dicembre.

Ancora una volta si riprende la nostra rabbia e il nostro dolore. La data che nessun essere umano può dimenticare , è la data della carneficina  nelle carceri turche, che è iniziata il 19 dicembre  2000, alle ore 04,30 di mattina...

Lo stato fascista turco con migliaia di soldati con armi pesanti, con più di 20.000 bombe lacrimogene e con gas chimico (napalm, fosforo bianco...) ha fatto l’assalto alle diverse carceri turche, 28 prigionieri politici sono stati massacrati. Sono stati bruciati vivi, carbonizzati nelle loro celle ...

Non era la prima volta che lo stato turco attaccava i carceri, dove sono rinchiusi i prigionieri politici, ci sono stati anche altri assalti nel 1995, 1996, 1999. Però quello del 19 dicembre 2000 è stato il più sanguinoso.

Ascoltiamo il racconto di un testimone come ha appreso la notizia  della carneficina nelle carceri:

 

(...) il 19 dicembre verso le 04,30 di mattina squilla il telefono, non ho voglia di svegliarmi, perché sono stanchissimo: ho lavorato troppo. Ma il telefono non si ferma. Con gli occhi chiusi afferro la cornetta. Una voce impaurita mi dice: “Accendi subito la televisione, succedono cose terribili in Turchia.” Così prendo il telecomando e comincio a cercare i canali. Quando trovo il canale che mi interessa, rimango allibito fisso sullo schermo. Non credo ai miei occhi. Vedo elicotteri sopra le carceri, vedo fumo dappertutto. Lo speaker  annuncia con un tono arrogante:”Le forze dell’ordine hanno preso il controllo delle varie carceri..” Non seguo più quello che dice lo speacker. Cerco altrove notizie più certe. Però vengono ripetute le stesse, con voce metallica ripete di nuovo: “Finora sono stati uccisi 28 detenuti, non si sono arresi alle forze dell’ordine!!!”

Che assurdo! Uno che è rinchiuso, uno che è detenuto, quindi già arrestato! Come può arrendersi? Comunque le notizie arrivano sempre più agghiaccianti! Sento un dolore al mio cuore, non riesco a respirare più. Conoscevo tanti di loro. Avevano cominciato uno sciopero della fame nell’ottobre del 2000 in segno di protesta contro l’isolamento nelle carceri, contro il maltrattamento subito, contro le disumane condizioni, finora era stata una protesta pacifica. Rivendicavano solo i loro diritti. Ma dopo quasi due mesi di sciopero della fame, lo stato turco ha deciso di attaccare le carceri.

Nonostante ci fosse una trattativa in corso in cui erano coinvolti molti intellettuali, giornalisti, sindacalisti che si erano mobilitati per raggiungere una soluzione pacifica. Però lo stato non poteva aspettare!Infatti finchè durava lo sciopero veniva indebolita la sua autorità. Così è prevalsa la linea dura autoritaria repressiva. L’esito è stato l’uccisione di 28 detenuti e centinaia di feriti. Il giorno successivo continuo a seguire i telegiornali. Fanno vedere i corpi dei detenuti, ci sono anche alcune donne. Non credo a quello che vedo sullo schermo. Vedo i corpi bruciati!!! Infatti mentre trasferiscono i detenuti una donna grida: “Hanno bruciato vive sei donne , sei donne sono state bruciate vive!” Che orrore. Un altro detenuto urla: “Hanno usato una specie di gas, non bruciavano i nostri abiti ma direttamente la nostra pelle!!!”

Intanto scorrono immagini visibili di corpi carbonizzati. Neanche le loro famiglie potevano  identificarli. Vedo un mio amico sullo schermo. Appena 5 giorni prima avevo ricevuto una sua lettera che diceva : “Non ti preoccupare anche questa volta i vincitori saremo noi!”

Infatti la resistenza nelle carceri malgrado la forza utilizzata per soffocarla, non si è fermata. Questo è il bilancio di 7 anni: 122 detenuti hanno perso la vita, (tanti hanno portato avanti la death fast, cioè lo sciopero della fame fino alla morte)! e più di 600 sono rimasti feriti. Ma alla fine hanno vinto! Lo stato turco ha accettato le loro richieste(...)”

 

Così racconta il testimone la resistenza dei prigionieri politici contro l’isolamento che è durata 7 anni, 122 prigionieri hanno perso la vita e più di 600 sono rimasti feriti, decine di persone, a causa dell’alimentazione forzata, si sono ammalati di wernika-korsakoff.

Il 22 gennaio 2007 il ministro della giustizia turco ha ammesso l’esistenza dell’isolamento nelle carceri ed ha accettato le richieste dei prigionieri ed è stata pubblicata la circolare 45/1 dove si trova scritto che 10 detenuti possono incontrarsi 10 ore a settimana. Però sono passati quasi due anni, ma la circolare non viene applicata. I familiari dei prigionieri, la TAYAD e varie associazioni hanno cercato di informare l’opinione pubblica.

Però non hanno trovato un interlocutore da parte del governo.

Ultimamente 115 membri della TAYAD hanno iniziato lo sciopero della fame e chiedono l’applicazione della circolare 45/1, che permette a 10 prigionieri di incontrarsi per 10 ore a settimana.

Per solidarietà con i prigionieri politici e con i loro familiari e per non dimenticare e non far dimenticare il massacro del 19 dicembre 2000 inizierò uno sciopero della fame dal 19 al 21 dicembre.

No all’isolamento.

                                 Avni

 

Per scrivere ad Er Avni:

Badu ‘e Carros, 1
08100 - Nuoro




Roma 6 agosto 2008

Sit In dalle ore 11,00 alle ore 15,00
davanti al ministero di Grazia e Giustizia, Largo Arenula
ROMA



COORDINAMENTO SALENTINO
CONTRO L’ESPULSIONE IN TURCHIA
Di NAZAN ERCAN -ZEYNEP KILIÇ

Appello

A COMPAGNE/I, ISTITUZIONI, PARTITI, PARLAMENTARI E CONSIGLIERI,
ORGANIZZAZIONI POLITICHE E SOCIALI che si sono impegnate in tale battaglia
per la difesa dei diritti umani e civili di AVNI e ZEYNEP.

La mobilitazione condotta da vari mesi, per evitare l’ingiusta estradizione
di AVNI e ZEYNEP, è stata finora vincente, perché è stata respinta la
richiesta di consegnarli allo stato turco, dove i diritti umani di
minoranze e dissidenti politici sono duramente calpestati.

Ora però c’è il rischio che Nazan Ercan (Zeynep), possa essere espulsa dall’Italia
in Turchia, dove, molto probabilmente, potrebbe essere condannata a morte.
Infatti l’Italia non le ha concesso, senza alcuna motivazione, lo status di
rifugiata per motivi umanitari previsto dalla Costituzione. Il prossimo 10
agosto scadrà il termine della sua permanenza nel cpt di Ponte Galeria: qui
era stata reclusa, dopo i cinque anni di galera in Italia, per aver diffuso
notizie sui massacri perpetrati nelle carceri turche. Dopo la permanenza
nel cpt, per non aver ottenuto il diritto d’asilo, potrebbe essere espulsa
in Turchia.

Per evitare questa terribile prospettiva, che sarebbe anche una beffa dopo
la sua assoluzione e scarcerazione, riteniamo necessario MOBILITARCI ANCORA
IMMEDIATAMENTE, PER FAR RISPETTARE I DIRITTI DI ZEYNEP, che le sono
garantiti dalla Costituzione e dalle varie Dichiarazioni internazionali, a
favore dei perseguitati politici. Ciò in una fase in cui la Costituzione e
i Diritti umani sono sempre più minacciati e calpestati!

Ricordiamo che su tale battaglia sono state presentate interrogazioni
parlamentari (Russo Spena, Bulgarelli,Giuliani, Giannini, Caruso, etc.),
approvati odg contro l’estradizione, da parte di Consigli comunali,
provinciali, regionali, sono state raccolte migliaia di firme contro l’estradizione.

A tutt* (cittadine/i, politici, organizzazioni, istituzioni), già
impegnatisi o che intendano farlo, chiediamo di assicurare la loro presenza
all’iniziativa del 6 agosto a Roma, davanti al Ministero di
Grazia e Giustizia, a propagandarla e a sostenerla in ogni modo. Essa è
una delle tante battaglie contro l’imbarimento e la fascistizzazione del
nostro Paese, in questo caso a partire dalla difesa dei diritti di Zeynep.

Per contatti e adesione tel.:

328 7357704, 347 6581098 (Rosario), 339 8277593 (Pati).




APPELLO PER LA CONCESSIONE DELL'ASILO POLITICO A ZEYNEP KILIC

Nel 219.mo anniversario della “Presa della Bastiglia”, oggi festa nazionale della Repubblica francese, vogliamo esprimere la nostra solidarietà e il nostro sostegno a tutti coloro che sono oggetto di persecuzione politica e/o sindacale o che in ogni modo sono oggetto di tentativi repressivi e antidemocratici.
L’Italia nel 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione democratica e antifascista, nata dalla Resistenza Antifascista, vive un momento politico particolarmente contraddittorio e pericoloso. E’ perciò ancora più importante esprimere il nostro convinto, sincero sostegno ai democratici, ai progressisti di tutto il mondo e nel caso specifico ai  popoli della turchia che rimangono tuttora privati di elementari libertà democratiche. Auguriamo perciò una giusta soluzione della vicenda giuridica che impedisca l’illegittima, anticostituzionale espulsione dei perseguitati politici e in particolare chiediamo che sia accolta la richiesta d’asilo di Nazan Ercan (Zeynep Kilic) di origine kurda, che si trova attualmente ristretta nel C.P.T. (C.R.I.) di Ponte Galeria (Roma).
Abbiamo fiducia che anche in Turchia si affermino le libertà democratiche attraverso l’impegno delle forze progressiste e siano rispettati i  diritti e la dignità di tutti i suoi cittadini indipendentemente dalla fede religiosa, delle opzioni politiche e dell’appartenenza etnica.

Firenze, 14 luglio 2008

Dott. Alessandro Leoni  (Segreteria regionale toscana PRC )
Dott.  Aldo Manetti  (Presidente Commissione agricoltura del CRT )
Mauro Lenzi  (Segr. Reg. Toscana PRC, consigliere comune Colle Val d’Elsa / Siena )
Dott. Paola Cecchi pedagogista
Dott. Wilma Occhipinti
Dott. Stefano Barbieri  ( Gruppo “Verdi”  C.R.T. )
Dott. Sandro Targetti  ( Capogruppo PRC Cons. Prov. Firenze )
Dott. Mauro Bulgarelli saggista
Prof. Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo
Dott. Andrea Martocchia  astrofisico



È ancora rinchiusa nel CPT di Ponte Galeria a Roma Zeynep Kiliç
, la cittadina turca liberata pochi giorni fa dal carcere di Rebibbia dopo aver scontato una condanna per reati di opinione legati alla sua attività di controinformazione sulla repressione operata dal regime di Ankara contro i movimenti politici e sociali di opposizione. Appena scarcerata, Zeynep Kiliç non essendo in possesso di un permesso di soggiorno, è stata immediatamente condotta nel CPT in attesa che il magistrato decida la convalida o no del provvedimento restrittivo. Se venisse espulsa in Turchia, la giovane cittadina turca non solo rischierebbe una pesantissima condanna penale, ma la sua stessa incolumità fisica sarebbe messa a rischio in un paese che, secondo organismi internazionali e istituzionali di vario tipo, pratica la tortura nei confronti degli oppositori politici.
In queste ore numerosi comitati per la difesa dei diritti umani, associazioni di solidarietà con le organizzazioni della sinistra turca, giuristi e giornalisti si stanno mobilitando per impedire questo ennesimo atto di persecuzione nei confronti di una cittadina già pesantemente colpita a causa di attività di tipo esclusivamente politico e di opinione.
La colpa di Zeynep e del compagno Avni Er (condannato a 7 anni e ancora in carcere ) e delle decine di militanti dell’opposizione turca arrestati in Europa il 1.4.2004: essere membri del DHKP-C Devrimci Halk Kurtuluş Partisi/Cephesi: Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo), organizzazione comunista inclusa dagli USA nella lista delle organizzazioni da mettere al bando. (Lista che, approvata dal Consiglio d'Europa sulla scia dell'attentato alle Torri Gemelle, è stata recentemente messa in discussione dalla stessa Assemblea Parlamentare Europea, la quale, il 23/01/2008, ha definito come "lesive dei diritti umani fondamentali e completamente arbitrarie" le procedure impiegate per l'iscrizione in esse dei presunti terroristi).
La colpa di Zeynep: aver denunciato i crimini commessi dallo Stato Turco: dalla repressione del popolo kurdo al massacro delle Prigioni del 18 Dicembre 2000, (in cui vennero uccisi 28 prigionieri politici); dal divieto di esprimersi in kurmanji, la lingua parlata da 20 milioni di Kurdi, all’aver eliminato illegalmente (scomparsi, desaparecidos) centinaia di attivisti politici; dall’assalto alle Case della Resistenza del quartiere Kuçuk Armutlu di Istanbul per stroncare l'eroico sciopero della fame contro le famigerate celle di Tipo F delle carceri turche ai souvenir dei corpi mutilati di partigiani kurdi che i soldati turchi sono soliti mostrare come trofei di guerra!
 
Chiediamo alle forze democratiche e progressiste di mobilitarsi.

Facciamo appello a tutte le Istituzioni ed Enti democratici di seguire l'esempio del Consiglio Provinciale di Lecce ed a sottoscrivere SUBITO documenti di protesta e di condanna
Chiediamo inoltre al Consiglio regionale della Puglia di prender subito posizione, anche perchè in qualche cassetto deve ancora trovarsi un ordine del giorno  contro I' estradizione di Avni e Zeynep, presentato da 9 consiglieri della maggioranza, il 26 Febbraio del 2008.
 
Coordinamento contro l'Estradizione di Avni Er e Zeynep KILIC.

24 giugno 2008




Al Presidente del Consiglio Regionale

REGIONE PUGLIA

SEDE

MOZIONE

Oggetto: estradizione attivisti per i diritti umani.


Il Consiglio regionale

Premesso che


  • Dal 1 aprile 2004, a seguito di una operazione repressiva organizzata dalle Autorità turche in collaborazione con quelle di vari Stati europei, giacciono nelle italiche galere due militanti ed intellettuali comunisti, Avni Er e Zeynep Kilic, rei solamente di aver svolto una massiccia opera di contro-informazione sulle politiche repressive dello Stato turco.

  • La Corte di Assise di Perugia, il 20 dicembre 2006, li ha condannati rispettivamente a 7 e 5 anni di reclusione per “appartenenza” al DHKP-C, un partito comunista della sinistra rivoluzionaria turca inserito arbitrariamente (come riconosciuto il 23/1/08 dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa) nelle famigerate liste nere stilate istericamente dall’Unione Europea dopo l’11 settembre.

  • Il 23 gennaio 2007 la Corte d’Appello di Perugia ha confermato le condanne di primo grado, con l’espulsione dal territorio italiano a fine pena.

  • Il 10 aprile 2008 la Corte di Appello di Sassari si è pronunciata avverso la richiesta di estradizione di Avni Er avanzata dalle Autorità turche.


Considerato che

  • Il 7 febbraio 2008 la Corte d’Appello di Anversa, impegnata a giudicare altri 11 militanti del DHKP-C, si è rifiutata di riconoscere tale organizzazione quale “gruppo terroristico”, prosciogliendo tutti gli imputati.

  • L’articolo 10 della Costituzione italiana recita: “Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.” e “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.”

  • Le Autorità italiane procedendo all'espulsione di Avni Er e Zeynep Kiliç consegneranno due oppositori politici nelle mani dei loro aguzzini, contravvenendo alle stesse norme di diritto internazionale.


Impegna il Governo Regionale


  • A farsi promotore nelle forme e nelle modalità di competenza, presso il Presidente della Repubblica italiana ed il Ministro della Giustizia, affinché lo Stato italiano non conceda l’espulsione di Avni Er né della attivista Zeynep Kilic attualmente rinchiusa nel CPT di Ponte Galeria a Roma con il rischio di una prossima espulsione.

  • Si impegna a farsi promotore perché venga accolta l’istanza di asilo politico presentata da Zeynep Kilic.


Bari 24 giugno 2008 (approvato 24 giugno 2008 con astensione di AN)




Zeynep Kilic rinchiusa nel CPT di Ponte Galeria.
Comitati e associazioni si mobilitano contro l’estradizione in Turchia

 
Radio Città Aperta News
 
Roma, 13 giugno 2008 - E’ ancora rinchiusa nel CPT di Ponte Galeria a Roma Zeynep Kilic, la cittadina turca liberata pochi giorni fa dal carcere di Rebibbia dopo aver scontato una condanna per reati di opinione legati alla sua attività di controinformazione sulla repressione operata dal regime di Ankara contro i movimenti politici e sociali di opposizione. Appena scarcerata, Zeynep Kilic non essendo in possesso di un permesso di soggiorno, è stata immediatamente condotta nel CPT in attesa che il magistrato decida la convalida o no del provvedimento restrittivo. Se venisse espulsa in Turchia la giovane cittadina turca non solo rischierebbe una pesantissima condanna penale, ma la sua stessa incolumità fisica sarebbe messa a rischio in un paese che secondo organismi internazionali e istituzionali di vario tipo pratica la tortura nei confronti degli oppositori politici. In queste ore numerosi comitati per la difesa dei diritti umani, associazioni di solidarietà con le organizzazioni della sinistra turca, giuristi e giornalisti si stanno mobilitando per impedire questo ennesimo atto di persecuzione nei confronti di una cittadina già pesantemente colpita a causa di attività di tipo esclusivamente politico e di opinione.



-------- Messaggio Originale --------

Oggetto: rigettata l'istanza di estradizione nei confronti di Avni Er
Data: Fri, 11 Apr 2008 17:57:57 +0200
Da: No all'estradizione di AVNI E ZEYNEP <hastasiemprepk   @alice.it>

Ieri 10 aprile 2008, il procuratore generale del Tribunale di Sassari,
ha rigettato la richiesta di estradizione nei confronti di Avni Er, e
quindi la corte si è riservata 5 giorni per il pronunciamento finale.
Come "Comitato Privinciale di Lecce contro l'estradizione di Avni Er e
Zeynep Kilic", ringraziamo tutti i compagni e le compagne che hanno
lottato in solidarietà dei prigionieri politici Avni e Zeynep, e tutte
quelle associazioni o enti, che si sono espressi in favore dei diritti
umani e contro la repressione.
A tal proposito ringraziamo anche il Comune di Martano che, il giorno 3
aprile 2008, ha preso posizione anch'esso contro la richiesta di
estradizione dei 2 compagni. In allegato il documento della delibera.
Aspettiamo fiduciosi il pronunciamento della Corte del Tribunale di Sassari.

LIBERTA' E GIUSTIZIA PER AVNI E ZEYNEP

Comitato Provinciale di Lecce CONTRO L'ESTRADIZIONE DI AVNI E ZEYNEP



Inviato da: "Fabio De Leonardis"
Lun 25 Feb 2008 11:24 am

NO ALL’ ESTRADIZIONE IN TURCHIA
DEI DETENUTI POLITICI IN ITALIA
AVNI ER E ZEYNEP KILIÇ


Il COORDINAMENTO SALENTINO CONTRO L’ESTRADIZIONE DI AVNI ER E ZEYNEP KILIÇ annuncia per domani, martedì 26 febbraio, alle ore 12 un sit-in/conferenza stampa a Bari, sotto la sede del Consiglio Regionale della Puglia (via Capruzzi 212).

Il 1° APRILE 2004 in Italia, Olanda, Belgio e Germania, è stata portata a termine una vasta operazione di polizia. Tale operazione è stata giustificata come “lotta al terrorismo internazionale”, ma il vero motivo era quello di bloccare il lavoro di denuncia, portato avanti dai PARTIGIANI dei DIRITTI UMANI, contro gli arresti arbitrari, torture, massacri, sparizioni di massa che, in Turchia, i democratici, gli attivisti dei diritti umani, i comunisti, i rivoluzionari, e tutti i 20 milioni di Kurdi, subiscono, ininterrottamente, purtroppo, da decenni.
In tutto Sono state arrestate circa 50 persone nell’Unione Europea e 100 in Turchia. Ma, mentre gli attivisti politici arrestati in Germania ed in Olanda sono stati prosciolti e liberati dopo poco tempo, in Turchia, invece, i prigionieri hanno scontato quasi un anno di galera e sono stati sottoposti ad un regime d’isolamento ed a trattamenti disumani come la tortura.
Pur tuttavia, di tutti i fermati del 2004, solo Avni ER e Zeynep KILIÇ, arrestati in Italia - che, finora, ha scelto la linea dura - sono tuttora in carcere, lui a Nuoro e lei a Roma.
Il 20 dicembre 2006 infatti, la Corte di Assise di Perugia li ha ritenuti responsabili di partecipazione all’organizzazione politica comunista turca DHKP-C, condannandoli, rispettivamente, alla pena di 7 e 5 anni di reclusione. Pena che è stata confermata in appello il 23 Gennaio del 2008. Su Avni e Zeynep pende oggi la minaccia di estradizione verso la Turchia in violazione del diritto internazionale che condanna non soltanto i Paesi che ricorrono a tortura e maltrattamenti, ma anche quei governi che rimpatriano persone ben conoscendo il rischio di tortura cui esse vengono così esposte - e il Governo italiano, se dovesse concedere l’ estradizione, consegnerebbe Avni e Zeynep direttamente nelle mani dei loro carnefici -. Ma...
* dopo la costituzione di un Coordinamento Nazionale contro l’estradizione verso la Turchia ;
* le decine e decine di sit-in e manifestazioni per la libertà di Avni e Zeynep;
* le decine di migliaia di firme apposte in calce all’appello contro l’estradizione – ( nel Salento
ne sono state già raccolte più di 1500);
* gli scioperi della fame di Avni, Zeynep e di altri detenuti politici;
finalmente, in data 7 febbraio 2008, in ITALIA, al processo d’appello di Sassari, il Pubblico Ministero, ha affermato di nutrire seri dubbi rispetto alla richiesta avanzata dalla Turchia in merito all’estradizione e pertanto ha ottenuto il rinvio dell’udienza al 10 aprile di quest’anno, mentre, in BELGIO, il Tribunale di Anversa, ha prosciolto e liberato tutti gli attivisti perseguitati dal regime criminale della Turchia, arrestati nell’operazione del 1° aprile del 2004, stabilendo altresì che il DHKP-C non è né un’organizzazione illegale né tanto meno terroristica.

Perciò è importante che ognuno faccia sentir la propria voce di SOLIDARIETA’ verso chi si batte per far sapere la verità e di PROTESTA contro chi vuol marciare, come la Turchia , verso la barbarie, la tortura, i massacri e le sparizioni di massa (come spesso stigmatizzato anche dalla stessa AMNESTY INTERNATIONAL) prima che sia troppo tardi.

Alcune cifre della repressione in Turchia:
4 i colpi di stato dalla fondazione della Repubblica Turca (l’ultimo nel 1980);
30 mila i kurdi uccisi, 8 mila i villaggi bruciati e centinaia di migliaia i profughi della guerra del Kurdistan turco del 1990;
21 le prigioni che il 19 dicembre del 2000, per 4 giorni vennero assaltate da 8 battaglioni della gendarmeria e 8.335 soldati utilizzati per stroncare la resistenza dei detenuti che si opponevano al trasferimento nelle celle di isolamento di tipo-F;
20.000 le bombe lanciate nei dormitori;
28 i prigionieri assassinati e circa un migliaio quelli feriti e/o violentati in questa operazione definita cinicamente “RITORNO ALLA VITA”;
122 i martiri dello sciopero della fame fino alla morte contro la violazione dei diritti umani e l’isolamento carcerario;
2.000 i prigionieri politici, decine gli intellettuali minacciati dall’estrema destra al potere e parecchie migliaia i mandati d’arresto internazionali contro gli oppositori in esilio.



Sent: Tuesday, November 20, 2007 1:28 PM
Subject: appello a sostegno di ER AVNI

APPELLO
 
Il Garante delle Persone Private della Libertà Personale del Comune di Nuoro, Carlo Murgia, esprime grave preoccupazione per la sorte del cittadino turco Er Avni, detenuto presso la Casa Circondariale di Badu e Carros da oltre due anni, per il quale, dalla Corte di Ankara, è arrivata la richiesta di estradizione.
Questo Ufficio del Garante, esaminata la situazione del cittadino turco;
considerati i rischi che deriverebbero all'imputato da un suo rimpatrio in patria;
chiede, con ferma convinzione, che il Governo Italiano rifiuti al Governo Turco l'estradizione di ER AVNI;
chiede inoltre che la Giustizia Italiana proceda con tempi celeri al suo svolgimento processuale.
 
Carlo Murgia    
 
Garante dei diritti delle Persona private della libertà personale    
Comune di Nuoro    



Per scrivere agli arrestati:

Er Avni
Carcere di Nuoro
Via Badu 'e Carros, 1
08100 Nuoro
 Avni Er        
Zeynep Kilic
Carcere di Rebibbia
via B. Longo, 92
00156 Roma
Zeynep           


Lettera 1
Lettera 2




Interrogazione a risposta orale

Al Presidente del Consiglio
Al Ministro della Giustizia

Premesso che:
 
in data 1o aprile 2004, sono stati tratti in arresto a Perugia due cittadini turchi e tre cittadini italiani accusati di aver costituito una cellula terroristica, quale articolazione in Europa dell’organizzazione turca DHKP-C.

tale operazione di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Perugia, ha assunto una dimensione transnazionale coinvolgendo, con rogatoria internazionale, l’Autorità Giudiziaria olandese, belga e tedesca e greca nonché la stessa magistratura turca la quale, autonomamente, disponeva l’arresto di oltre ottanta  attivisti impegnati nel campo dei diritti umani e della informazione.

in data 20 dicembre 2006, la Corte di Assise di Perugia ha ritenuto responsabili di partecipazione all’organizzazione DHKP-C i due cittadini turchi Er Avni e Kilic Zeynep condannandoli rispettivamente alla pena di anni 7 ed anni 5 di reclusione.

la medesima operazione giudiziaria compiuta in Turchia, la quale vedeva imputati i soggetti che in quel paese avrebbero mantenuto contatti telefonici proprio con Er Avni, si concludeva con il proscioglimento di tutti gli imputati.

è necessario evidenziare che tutte le persone fermate in Turchia, appena sono comparse innanzi alla Corte di quel paese, hanno dichiarato di aver subito maltrattamenti e torture da parte dell’antiterrorismo e che in tal modo erano state estorte dichiarazioni ad alcuni degli arrestati.

nonostante la richiesta di rogatoria e l’esecuzione di perquisizioni e sequestri all’estero, nessun provvedimento veniva assunto dalle autorità giudiziarie del Belgio, dell’Olanda e della Germania seppur, secondo l’ipotesi degli inquirenti italiani, in tali paesi avrebbe soggiornato l’intero gruppo dirigente del DHKP-C.

neppure le autorità olandesi assumevano alcun provvedimento nei confronti dei soggetti rinvenuti nelle sedi perquisite nonostante, secondo gli inquirenti italiani, fossero gli autori delle comunicazioni ricevute da Er Avni a Perugia e pertanto da identificarsi come il vertice dell’organizzazione.

Considerato che:
 
la Turchia è il paese che negli ultimi quarant’anni ha conosciuto il dramma e la violenza causata da ben tre colpi di stato perpetrati dall’esercito.
L’ultimo golpe è avvenuto nel 1980 e la legislazione e la costituzione di quel paese sono ancora il frutto di quanto legiferato e stabilito dai militari al potere.

nonostante i progressi formalmente compiuti dalla Turchia, come riconosciuto anche in sede di UE, in realtà sono moltissimi i lati oscuri che ancora caratterizzano e tipizzano il paese Turchia.

il Comitato Europeo contro la Tortura ha infatti evidenziato la permanenza di trattamenti inumani e degradanti a cui sono sottoposti gli arrestati ed i fermati soprattutto se accusati di terrorismo.

la Corte Europea per i diritti dell’uomo ha condannato la Turchia per la pratica della “falaka” ovvero per quella forma subdola di tortura consistente nel percuotere il prigioniero sulla pianta dei piedi.

la prestigiosa organizzazione Amnesty International ha diffuso un rapporto (in data 5/7/2007) con cui dichiara che lo stato turco mantiene l’impunità per i funzionari pubblici responsabili di torture ed uccisioni extra giudiziali.

in data 7 maggio 2007, il Ministro della Giustizia Clemente Mastella, su domanda dell’omologo turco, ha richiesto alla Corte di Appello di Sassari, competente per territorio, la custodia cautelare in carcere di Er Avni, nonostante lo stesso fosse già detenuto in forza del titolo privativo della libertà emesso dalla Corte di Assise di Perugia.
La scelta del Ministro della Giustizia è stata motivata dal pericolo di fuga e pertanto dal timore che Er Avni, detenuto presso la C.C. di Nuoro, potesse comunque sottrarsi all’estradizione.

le Autorità turche contestano al sig. Avni Er di essere un membro del DHKP-C in quanto avrebbe preso parte alla contestazione del ministro degli Esteri turco in visita al Parlamento europeo nel novembre 2000. Nel corso della dimostrazione vennero mostrate dai manifestanti le foto dell'assalto militare, avvenuto nel settembre del 1999 nel carcere di Ulucanlar (Ankara), nel corso del quale vennero uccisi 10 prigionieri e circa 80  furono  feriti. Immagini video della manifestazione, però, dimostrano che il sig. Er Avni non era presente alla manifestazione.

Si chiede:

se il Ministro della Giustizia non ritenga opportuno attenersi a quanto accertato in sede di istituzioni comunitarie sulle violazioni commesse in Turchia in materia di diritti umani e conseguentemente, secondo quanto previsto dall’art. 698 cpp., nonché dal diritto comunitario e internazionale, non concedere l'estradizione del sig. Er Avni.

se la domanda di estradizione del Sig. Er Avni non possa essere rifiutata e conseguentemente richiederne l’immediata liberazione ex art. 718 comma II cpp..


Sen. Fosco Giannini

Sen. Adelaide Gaggio Giuliani



Al comitato permanente contro la repressione-Nuoro

24/08/07

Cari compagni/e

sono Avni Er, sono un comunista Turco e mi trovo dal 1° Aprile 2004
nelle carceri italiane. Lo stato turco ha chiesto all'autorità
italiana la mia estradizione. Vi vorrei raccontare quali sono i
motivi per cui è stata richiesta la mia estradizione e se fosse
accolta ciò che mi aspetta.

Quali sono i miei crimini?
Io sono un comunista. Non posso far passare nel silenzio i massacri
che avvengono nel mio Paese. Cerco di informare tutti coloro che
difendono i diritti umani nel mondo delle disumane condizioni e dei
massacri in Turchia. Io sono accusato di aver "protestato"contro il
ministro estero della Turchia, nel Parlamento Europeo in Bruxelles.
Infatti il Ministro turco è stato contestato durante un suo discorso
in parlamento. Questa protesta era legittima e democratica. Mentre
lui faceva il suo discorso, sono stati mostrati alcuni cartelli
riportanti fotografie dei corpi bruciati dei prigionieri durante uno
dei tanti attacchi militari nelle carceri turche. Nella fattispecie
erano fotografie del massacro avvenuto nel 1999 in Ankara ordinato
dal governo che il Ministro rappresentava. Tale ferocia doveva essere
denunciata a tutto il mondo. Anche se durante la protesta io non
c'ero sono totalmente solidale. E' un dovere per tutti coloro che
difendono i diritti umani e la democrazia protestare contro i
massacri dello stato fascista turco.
Il 1° aprile del 2004 sono stato arrestato in Italia con la mia
compagna Nazan Ercan. Il nostro arresto fa parte di una strategia
pianificata dal regime fascista on Turchia con la collaborazione
dell'Italia e di altri Paesi europei, in quanto i rapporti economici
con il mio paese sono fondamentali al mercato della EU. Dopo il 1°
aprile, giorno del nostro arresto, sono state perquisite in effetti
esclusivamente sedi rappresentative di associazioni democratiche ed
uffici stampa, interessate a denunciare ciò che accadeva(ed accade
ancora) in Turchia. Questa operazione è servita, quindi, solo a
creare un clima di terrore nei nostri confronti. In Turchia la
maggior parte delle persone arrestate sono state torturate ed
isolate. Falsi indizi sono stati usati dalla polizia turca per
giustificare gli arresti.
Quello che abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, il 1°aprile non è una
novità per noi. Il regime fascista on Turchia usa questa strategia
del terrore da anni e anni contro i suoi oppositori. La storia della
repubblica Turca è piena di massacri e ferocità. Non voglio andare
troppo indietro, basta guardare gli ultimi 20-25 anni. in Turchia
abbiamo vissuto 3 golpe. L'ultimo golpe è stato quello del 12
settembre 1980 organizzato dagli USA ed eseguito dai militari. Il
mattino del 12 settembre la popolazione si è svegliata con il rumore
dei carri armati. Migliaia di rivoluzionari, democratici, comunisti e
curdi sono stati uccisi nelle strade, imprigionati, sequestrati e
torturati. L'intera Turchia è diventata una caserma militare. Da
tutte le parti del Paese arrivavano notizie di massacri e torture. Le
carceri sono diventate vere e proprie camere di tortura. Nel 1984 per
protestare contro questa feroce repressione i prigionieri politici
hanno cominciato uno sciopero della fame a seguito del quale morivano
4 prigionieri. Naturalmente man mano che la resistenza del popolo
cresceva la repressione si faceva più incalzante e feroce. A causa di
una violenta incursione militare dentro una prigione che costò la
vita di 2 detenuti, seguita dopo poco tempo da un'altra in cui altri
4 prigionieri morirono, nel 1996 i prigionieri politici cominciarono
uno sciopero della fame per il quale 12 di loro persero la vita. Nel
1999 i militari attaccarono con le armi di nuovo il carcere di
Ankara: 10 prigionieri morirono a causa di torture. Vorrei
sottolineare che le foto mostrate durante l'iniziativa al parlamento
Europeo rappresentavano i terribili fatti qui citati. Ed ancora: è
per questo motivo che lo Stato turco chiede la mia estradizione.

Gli attacchi dello stato fascista turco non si sono mai fermati, anzi
sono aumentati. In più sono state costruite nuove carceri
d'isolamento. Nell'ottobre del 2000, in segno di protesta contro
l'isolamento e la repressione, i prigionieri hanno cominciato un
nuovo sciopero della fame. Il 19 dicembre 2000 lo Stato ha inviato le
sue forze militari ad assaltare 21 carceri ed i massacri si sono
ripetuti: questa volta altri 28 prigionieri furono trucidati e
bruciati vivi e centinaia di altri furono gravemente feriti. Durante
questa carneficina i militari hanno usato gas chimico e diverse
bombe. Coloro che sono sopravissuti furono deportati nelle
carceri "tipo F". Nonostante le loro terribili condizioni fisiche e
psichiche hanno continuato lo sciopero della fame. In 7 anni di
resistenza sono morte 122 persone e più di 600 sono rimaste senza
memoria a causa della somministrazione dell'alimentazione forzata.
Quando parliamo dello Stato fascista turco sappiamo quello che
diciamo e non è un'esagerazione nè demagogia. Turchia è una terra in
cui lo "Stato" permette ai "cacciatori di teste" fascisti di
collezionare trofei consistenti in parti mutilate dei corpi dei
rivoluzionari che lottano per l'indipendenza e l'uguaglianza. Dozzine
di pubblicazioni ispirate da ideali di uguaglianza, giustizia ed
indipendenza vengono ritirate e censurate. Migliaia di rivoluzionari,
comunisti e democratici sono uccisi, imprigionati, torturati. 30.000
curdi sono stati massacrati e torturati solo per aver rivendicato le
proprie origini e la propria lingua. Questo è lo Stato che ha
richiesto la mia estradizione.
La democratizzazione della Turchia è solo bassa demagogia. La stessa
Corte Europea ha condannato varie volte la Turchia per le sue
politiche discriminanti e per le ripetute violazioni dei diritti
umani. I rivoluzionari, i democratici non hanno alcune sicurezza per
le loro vite; noi non abbiamo sicurezza di vita in Turchia.
Estradando me l'autorità italiana si assocerà al regime fascista
turco divenendo responsabile delle torture, dei trattamenti disumani
e degradanti ai quali verrò sottoposto.
Per cui sappia l'autorità italiana che se proverà a portarmi contro
la mia volontà, riuscirà solo ad inviare il mio corpo senza vita.

Avni Er
via Badu 'e carros 1, 08100 Nuoro



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