(pagina in costruzione)




TESTI DI E SU
MIRJANA MARKOVIĆ



I LIBRI, I LINK


di Mira Markovic. Libro-intervista a cura di Giuseppe Zaccaria
Zambon Editore, Frankfurt 2005 - ISBN 88-87826-30-7
IN VERSIONE INTEGRALE FORMATO PDF SU QUESTO SITO


ARCHIVIO DOCUMENTAZIONE ICDSM-ITALIA
contenente le cronache dal "Tribunale ad hoc" censurate dai media
e le prove che la morte di Milošević è stata perseguita lucidamente dalla "Corte" per anni
http://it.groups.yahoo.com/group/icdsm-italia/

 





Fonte: http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose6c17.htm
dal Giornale"Novosti", 14-03-2006

Intervista alla Dr. Mirjana Markovi´c Milosevic

VOGLIO CHE TORNI A CASA

- Non ho ancora deciso sul luogo della sepoltura di mio marito. Se fossi nella posizione di decidere, sarei per Požarevac. Purtroppo, sono ancora ostaggio del mandato di cattura dell’Interpol - ha detto la moglie di Slobodan Miloševi´c, dr Mirjana Markovi´c.
Lei ha ribadito una sua affermazione al nostro giornale: "Il Tribunale dell’Aja ha ucciso mio marito", ed ha aggiunto un suo chiarimento: - Questo perchè si sono trovati nei guai in quanto per il processo erano rimaste soltanto 37 ore di dibattimento, e loro non avevano prove per condannarlo legalmente, ma al contempo non potevano neanche liberarlo – in quanto è ormai chiaro che avevano creato questo tribunale apposta per lui!

Su che cosa basa le sue affermazioni?

- Slobodan ormai era malato da lungo tempo e lo diventava sempre di più. Lui richiamava l'attenzione della corte sul fatto che si sentiva male, però non gli permettevano di curarsi. Non gli hanno neanche dato la possibilità di avere una pausa per una convalescenza. In realtà, non sarebbe bastata una convalescenza, servivano delle cure appropriate. L'ultimo consulto internazionale di medici da Francia, Russia, Jugoslavia, ha constatato certi cambiamenti vascolari nella testa, per i quali un'urgente interruzione di tutte le attività sarebbe stata indispensabile, nonché delle cure ospedaliere. Loro, però, non gli hanno consentito neanche questo. La pausa che gli è stata concessa non prevedeva un ciclo di cure. Gli hanno vietato il viaggio per curarsi a Mosca. Sappiamo che stare sdraiati in una cella non cura nessuno.

Lui come reagiva a questo?

- Anche a voi è noto che dopo la pausa, lui ha continuato con l'enorme lavoro, di cui era ormai esausto, e le conseguenze ci sarebbero state anche per qualsiasi uomo più giovane e fisicamente sano; mentre lui, come sapete, non lo era più.
L'anno scorso passava tre giorni alla settimana nell'aula del tribunale. Negli anni precedenti, ci stava anche quattro, cinque giorni in aula. In queste situazioni succedeva molto spesso che il mezzo di trasporto che doveva portarlo al Tribunale tardava anche per due ore, e lui trascorreva questo tempo in una stanza fredda: esausto, affamato e malato. Tornando dal processo alla cella, stante la mole delle cose da fare per l’udienza successiva, non aveva neanche più  la lucidità di decidere che cosa doveva fare per primo: mangiare, oppure prepararsi per la giornata successiva. Aveva cinque milioni pagine da leggere! Mi diceva che non era mai riuscito ad avvicinarsi a questa mole di materiali con un qualche metodo e ad utilizzarla a dovere. Neanche per questo godeva delle condizioni minime necessarie!

Su che cosa si basano i vostri dubbi che sia stato ucciso?

- Devo dire anche che gli capitava di non uscire all’aria aperta per mesi interi. Le sue domande di mettersi in contatto con il medico trovavano risposta nella visita settimanale del medico del carcere - che era al servizio per tutto il carcere! Fosse per una infiammazione del fegato, per la rottura di una gamba o un controllo della vista... questo medico era "universale" per tutte le malattie; uno diverso non veniva preso neanche in considerazione. Questo era  il sistema del Tribunale. Nonostante tutte queste circostanze, Slobodan lavorava tantissimo, intellettualmente era molto preso, ma molto stanco. Queste situazioni senza riposo si susseguivano quasi ogni giorno, con una alimentazione pessima, privato dell'aria aperta... Semplicemente, lo si portava verso  un esaurimento profondo, verso quella fine sopraggiunta l'altro ieri. Non posso dire se questo che ho fin qui esposto si potrebbe descrivere con il termine di assassinio indiretto. Forse sono state aggiunte altre misure fisiologiche al livello del suo fisico che gli hanno accorciato la vita.

Quali sono le "misure" a cui allude, ha degli esempi concreti di cui suo marito si è lamentato?

- Mi diceva, per esempio, che nelle cuffie c'era qualcosa che creava danni alle vene capillari nella testa. Lui aveva richiamato l'attenzione su questo. Questo è stato un ammonimento che lui ha fatto al tribunale dell’Aja, voglio dire che non vi sto rivelando alcun segreto. In tutte le situazioni quando chiedeva la parola per i problemi di salute, il presidente della Corte gli toglieva la parola. Tutti lo potevano constatare. A partire da tutto questo, si  può parlare di eliminazione fisica, 37 ore (di dibattimento, ndt) prima della fine del processo.

Per quale motivo il Tribunale avrebbe voluto evitare di portarlo ad una condanna?

- Come potevano condannarlo, quando non avevano accertato alcuna prova di colpevolezza? Nelle 37 ore rimanenti non avrebbero potuto stabilire nulla che non gli era stato possibile provare in questi cinque anni. Il loro problema era che non riuscivano a condannarlo legalmente. Nello stesso tempo, come avrebbero potuto metterlo in libertà, quando avevano creato un Tribunale apposta per lui! Hanno impiegato tanta fatica, e portato lì a testimoniare così tanti farabutti, ladri e bugiardi... Si sono trovati in difficoltà ed hanno deciso che sarebbe stato meglio che lui fisicamente non ci fosse più. Secondo la loro opinione questa era una soluzione "elegante". L'hanno perciò ammazzato gli assassini dell'Aja. Assieme a loro sono responsabili coloro che hanno partecipato, ideato e finanziato quest’apparato mostruoso del mondo moderno. Non elenco chi sono loro di persona. Ma quelli che hanno compiuto questo atto si riconosceranno da soli in queste parole.

Quando ha visto suo marito per l'ultima volta?

- Ci siamo visti esattamente tre anni e due mesi fa. Le mie visite sono state rese impossibili per via dell'operazione "Sciabola" (ndt: una retata di migliaia di oppositori  in conseguenza dell’omicidio dell’allora primo ministro Z. Djindijc, poi quasi tutti rilasciati dopo qualche mese di carcere), quando emisero un mandato di cattura contro di me. Questo era del tipo "rosso", il più pesante che c’è, perché avevo messo in contatto - cito esattamente: una certa donna, segretaria del Governo, con la baby sitter di mio figlio, per cui questa aveva chiesto ad una segretaria del Governo se poteva fargli assegnare un appartamento monolocale per lei e per il suo figlio piccolo. Per questo crimine, per averle messe in contatto, perché la baby sitter potesse ottenere un appartamento poco più grande di una grossa scrivania, è stato emanato un mandato di cattura Interpol del tipo "rosso". Mio marito mi aveva detto che la metà dei paesi non avevano mai accettato questo mandato, poiché non è possibile che sia formulato per un tale "crimine". Per dire la verità: non ero affatto intervenuta per quell’appartamento! Non ho avuto alcun ruolo in tutto ciò. Naturalmente, è chiaro non solo a me che quest’appartamento non aveva proprio un bel niente a che fare con un qualche presunto gravissimo crimine, ma si trattava soltanto di un disegno in modo che Slobodan avesse ulteriori problemi laggiù e soffrisse di più.

Quando vi siete sentiti con lui per l'ultima volta?

-    Nella serata di venerdì scorso. Di solito ci sentivamo di sera verso le otto e mezza, prima della chiusura della cella. Di solito, mi chiamava verso le otto di sera. Mi ha detto: "Dormi bene, mia cara! Quando mi sveglio domattina, ti chiamerò".
Ed è successo quello che è successo.

Avete l'intenzione di ritirare la salma all'Aja? E, secondo lei, queste circostanze avranno un ruolo sulla determinazione del luogo di sepoltura?

- Non ho ancora deciso niente. Come posso andare all’Aja per ritirare la salma, con il mandato di cattura sulla mia testa?

Spera in un'abolizione del mandato di cattura? Nel caso Belgrado lo revocasse, l'accetterebbe?

- L'accetterei, naturalmente. Come potrei non accettarlo, visto che vivo come un ostaggio da tre anni, dall'apertura dell’operazione "Sciabola" fino ad oggi.

(...) E’ al corrente del fatto che il mandato di cattura su suo figlio Marko è stato ritirato...

- So che Marko può andare...

La gente di Požarevac chiede che venga sepolto là, l'SPS è dell'opinione che la cerimonia si dovrebbe svolgere nel Viale degli Eroi a Belgrado, subentra anche l’ipotesi  Montenegro: cosa ne pensa lei di tutto ciò? (...) Se fosse lei da sola a decidere, sceglierebbe Požarevac o Belgrado?

- Se decidessi io da sola? Požarevac, senz'altro. (...)
Per mesi nella cella di Slobodan tenevano accese le video-camere senza interruzione, le luci erano accese costantemente, tutto affinchè non potesse dormire. Questa è una delle note forme di tortura, il cui scopo consiste nel disintegrare nei nervi la persona, non permetterle di dormire, lavorare, ragionare, cosicchè diventi irritata, incapace di agire...
Nell'occasione di una mia visita in  Olanda dovetti firmare un documento, che non avrei mai rivelato queste informazioni, proprio queste di cui la sto informando ora. Dovevo tacere su tutto ciò. Che orrore! Naturalmente, è tremendo il fatto che nessuno abbia denunciato che lo sottomettevano a questo, mentre ne erano informati. E' tremendo che nessuno abbia mai protestato contro tutto questo.

In alcuni media si insinua un dubbio che il suo marito abbia fatto un gesto autolesionista contro di se'.

- Dovrebbero inventare qualcosa di più originale. Potete discutere su questo tema con Zdenko Tomanovi´c, penso (ndt.: consigliere legale di fiducia di Milosevic). E' stato lui a vederlo sempre, anche subito dopo il decesso. Queste insinuazioni sono talmente teatrali, come dire... sono il frutto di gente perversa.

Milena MARKOVI´C, Novosti
Da: www.novosti.co.yu (14/03/06)

Traduzione di D. Kovacevic, revisione ed adattamento del testo a cura di ICDSM-Italia.



Da Vecernje Novosti, agosto 2006: parla Mira Markovic

L'ex presidentessa della Direzione della JUL e vedova di Slobodan Milosevic dice di essere stata cacciata dalla Serbia oltrepassando ogni moralità e che ritornerà quando potrà. Sulla possibilità che alla sua famiglia vengano tolti i beni, cioè gli immobili tra le vie Uzicka e Tolstojeva a Belgrado, Mira Markovic valuta che sarebbe un atto al di fuori di ogni legge, ma ha aggiunto di non essere informata sul punto cui è arrivato il processo.
Parlando dei funerali di Slobodan Milosevic, Mira Markovic ha detto di non aver proibito a nessun funzionario del Partito Socialista della Serbia, neanche ad Ivica Dacic, di far parte del comitato per le celebrazioni, ma che i membri di questo comitato sono stati scelti in base alla lealtà e vicinanza a Milosevic. "Quando si parla di Dacic, lui non è entrato a farne parte perchè da tempo Milosevic non lo riteneva una persona onorabile, e politicamente ha abbandonato il programma ed i valori dell'SPS", ha detto Mira Markovic.
Alla domanda di che cosa viva, Mira Markovic ripete ironicamente che sta squagliando i lingotti d'oro. "Ho molti compagni ed amici che erano persone di spicco sia nella Seconda che nella Terza Jugoslavia e che, in quanto persone oneste, erano sempre frequentatori di casa nostra. Ecco, loro mi sostengono molto in queste mie difficoltà. D'altronde, così è giusto che sia: gli amici sono tali nel bello e nel cattivo tempo. Io tengo il loro aiuto in casa nello stesso posto dove si trovano anche i lingotti d'oro. Dunque, vivo dei lingotti d'oro rubati e della solidarietà dei miei amici di lunga data", dice.
Mira Markovic dichiara che non sono esatte le citazioni dei media belgradesi, secondo cui il figlio suo e di Slobodan Milosevic, Marko, avrebbe intentato causa contro l'Aia per l'uccisione di Slobodan Milosevic. Lei chiarisce che Marko Milosevic ha inviato, a nome proprio e della famiglia, una lettera al Presidente del Tribunale, alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite, al Consiglio di Sicurezza ONU ed al Segretario dell'ONU, in cui smentisce le risultanze del giudice Parker secondo cui Milosevic sarebbe morto di morte naturale. "Marko ha rigettato le risultanze di questa commissione. Ha ribadito la verità, che Slobodan si è ammalato per le difficili condizioni di vita e di lavoro nel carcere ed in tribunale, e che il tribunale gli ha impedito le cure anche quando il consiglio internazionale, con a capo il dottor Sumilin, ha avvertito che il suo stato era critico e che sarebbe potuto morire in ogni momento", dice.
Parlando dei suoi figli, Mira Markovic ha detto che Marija è malata e vive a Cetinje (Montenegro) e che è vittima di un insensato linciaggio politico così come lei stessa. "Marko è all'estero e non vuole tornare in Serbia. Io sono quella che vuole ritornare nel proprio paese", dice Mira Markovic.

Il giornale scrive che l'intervista è stata effettuata telefonicamente ma non scrive quando e nemmeno dove si trova ora Mira Markovic.




TORNA ALLE PAGINE SU SLOBODAN MILOSEVIC



pagine a cura di

ICDSM Italia

in collaborazione con

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia