(pagine in costruzione)

SLOBODAN MILOŠEVIĆ (1941-2006):
UN LEADER JUGOSLAVO

Milosevic


IL "PROCESSO" A MILOSEVIC
E LA VERA NATURA DEL
 "TRIBUNALE AD HOC" DELL'AIA


INDICE DELLE NOSTRE PAGINE SUL "PROCESSO" ED ALTRI LINK



LIBRI


DER MILOSEVIC-PROZESS
Bericht eines Beobachters (von Germinal Civikov)

Comment le Tribunal de La Haye a éliminé Slobodan Milosevic
Maître Jacques Vergès et Docteur Patrick Barriot

IN DIFESA DELLA JUGOSLAVIA
Il j'accuse di Slobodan Milosevic di fronte al "Tribunale ad hoc" dell'Aia"
http://www.pasti.org/autodif.html
http://it.groups.yahoo.com/group/icdsm-italia/message/204

THE DEFENSE SPEAKS

The Defense Speaks For History and the Future

DIE ZERSTÖRUNG JUGOSLAWIENS
Slobodan Milosevic antwortet seinen Anklägern

Slobodan Milosevic : Ma Vérité

IMPUTATO MILOSEVIC
Il processo ai vinti e l'etica della guerra (di Massimo Nava)


ALTRI LINK UTILI

ARCHIVIO DOCUMENTAZIONE ICDSM-ITALIA
contenente le cronache dal "Tribunale ad hoc" censurate dai media
e le prove che la morte di Milošević è stata perseguita lucidamente dalla "Corte" per anni
http://it.groups.yahoo.com/group/icdsm-italia/
 







da "Il Corriere della Sera", 28 maggio 2002,
sezione Cultura, pag. 35

CRIMINI DI GUERRA

In un saggio Massimo Nava denuncia che il processo all'ex
presidente serbo rischia di oscurare le colpe di altri personaggi

Milosevic, il «cattivo» dei Balcani pagherà per tutti


Come un sovrano prima dell'esilio, nei suoi ultimi giorni
alla Casa Bianca il presidente uscente svuota i cassetti,
si congeda dai collaboratori e concede la grazia a qualche
detenuto eccellente. Bill Clinton fece di più: firmò il
trattato che aveva istituito a Roma nel 1998 il tribunale
penale internazionale per i crimini di guerra. Fu un gesto
simbolico e provocatorio. Non aveva firmato l'accordo al
momento della sua conclusione e sapeva perfettamente che il
Congresso non lo avrebbe mai ratificato. Forse volle mettere
in imbarazzo il suo successore, forse volle aggiungere una
pennellata al proprio autoritratto e trasmettere ai posteri
un segno della politica che avrebbe fatto se fosse stato
libero di agire. George W. Bush, dal canto suo, lasciò passare
sedici mesi e revocò la firma. Esiste così, nel campo del
nuovo diritto umanitario internazionale, una singolare
contraddizione. L'America ha approvato i tribunali regionali
per i crimini di guerra in Ruanda e nella ex Jugoslavia,
ma non intende sottoscrivere l'accordo per il tribunale
penale internazionale. L'America ha duramente imposto al
governo di Belgrado, con una specie di ricatto finanziario,
l'estradizione di Slobodan Milosevic, ma non accetta
organismi internazionali che potrebbero processare un giorno
cittadini americani.
Questa è soltanto una delle contraddizioni che emergono
dal libro di Massimo Nava ( Imputato Milosevic ) sul processo
che si sta celebrando in Olanda contro l'ex presidente
jugoslavo. Ve ne sono altre, non meno interessanti. Per
ammissione degli stessi americani Milosevic ebbe un ruolo
decisivo nei negoziati con cui terminarono a Dayton, alla
fine del 1995, la guerra di Croazia e quella di Bosnia. Se
ebbe responsabilità in quelle vicende, le sue colpe furono
quindi largamente «amnistiate» dai riconoscimenti che gli
vennero tributati in quella occasione. È giusto
processarlo ora per i fatti croati di quegli anni?
Nel periodo che precedette l'intervento della Nato in Kosovo,
l'Uck (esercito di liberazione kosovaro) fu considerato
dagli americani una organizzazione terroristica. È giusto,
soprattutto dopo gli avvenimenti dell'11 settembre,
processare Milosevic per avere combattuto il terrorismo a
casa sua?
In questi ultimi mesi l'America ha ripetutamente approvato
le misure militari disposte dal premier israeliano Ariel
Sharon per demolire le «infrastrutture del terrorismo» nei
territori occupati. E' giusto processare Milosevic per
avere fatto, sia pure con maggiore durezza, la stessa
politica? Per avere la collaborazione della Russia nella
guerra afghana, l'America ha smesso da qualche mese di
criticare le dure repressioni dell'esercito russo in
Cecenia. È giusto processare Milosevic e associare Putin
ai lavori della Nato?
Ma Nava non si limita a segnalare queste contraddizioni.
Ha assistito, come inviato del Corriere, alle vicende
balcaniche degli anni Novanta, conosce l'imbroglio jugoslavo,
ricorda quanti governi e uomini politici abbiano contribuito
a creare le condizioni del dramma che si è consumato nella
penisola fra il 1991 e il 1999. Sa, ad esempio, che il
riconoscimento tedesco delle prime due repubbliche
secessioniste (Slovenia e Croazia) fu imprudente e
intempestivo. Sa che il premier bosniaco Alija Izetbegovic
faceva, sin dall'inizio degli anni Novanta, una aggressiva
politica islamica. Sa che gli americani favorirono il
rafforzamento dell'esercito croato e aiutarono Franjo
Tudjiman, uno dei maggiori responsabili della grande crisi
balcanica. Il processo dell'Aja (è questa una delle
conclusioni a cui giunge il libro di Nava) ha l'effetto di
oscurare queste vicende. Nel grande dramma jugoslavo
esiste ormai un solo «cattivo»: Slobodan Milosevic.
Non so se questa possa definirsi «giustizia» . So che da
questa vicenda giudiziaria la storia del dramma jugoslavo
rischia di uscire falsata e incomprensibile.

Sergio Romano

Il libro:
Massimo Nava,
«Imputato Milosevic. Il processo
ai vinti e l'eticadella guerra»,
Editore Fazi, pp. 237,
euro 14,00





http://www.interfax.com/3/163871/news.aspx
Interfax - June 8, 2006

Russia to insist on closing International Tribunal for Yugoslavia

MOSCOW - Russia will oppose extending the mandate of
the International Criminal Tribunal for the Former
Yugoslavia, Russian Permanent Representative to the
United Nations Vitaly Churkin said at the UN Security
Council.

The tribunal should terminate its mission on time, and
Russia will insist on that, the UN news service quoted
Churkin.

The tribunal made a serious mistake when it denied
Yugoslav ex-president Slobodan Milosevic the chance to
receive medical treatment in Moscow, he said.

The Russian public was shocked with "the tactless
statement" by Tribunal Chief Prosecutor Carla del
Ponte, who rejected Russia's guarantees concerning the
Milosevic's treatment in Moscow, Churkin said.




Kosovo, Dick Marty all'attacco di Carla del Ponte

di Maria Delfina Bonada
su Il Manifesto del 18/08/2006
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=11118

(...) Durante il recente festival cinematografico di Locarno Carla del Ponte ha tenuto banco. Prima con una conferenza stampa, poi con la proiezione dell'interessante documentario «La lista di Carla» (una reminescenza di Schindler's list?) e infine con un affollatissimo dibattito sul tema «lotta contro l'impunità. Le sfide nei Balcani». Oltre a Carla di Ponte c'erano tra gli altri un procuratore bosniaco, uno croato e il procuratore svizzero Dick Marty. E lì non sono mancate le critiche.
E' stato proprio l'intervento del liberale Dick Marty, lo stesso incaricato dalla Ue di indagare sui voli segreti della Cia nei cieli d'Europa a rimettere le cose in una giusta ottica.
Alle affermazioni della del Ponte che «è la convenienza politica a convincere i responsabili a consegnare i criminali di guerra, poiché non esiste il senso della giustizia», Marty ha replicato che è pericoloso mischiare giustizia e politica quando la giustizia è quella dei vincitori». «Non va dimenticato, pur avendo grande stima per l'operato del tribunale internazionale, che è stato concepito e voluto dalla comunità internazionale per lavarsi la coscienza per i bombardamenti illegali sulla Serbia», ha proseguito Marty riferendosi poi alla Nato, «che gestisce e proibisce le visite nelle carceri del Kosovo ai comitati contro la tortura, dove si ignora chi vi è detenuto. Una cosa inaccettabile in Europa». La requisitoria di Marty è stata implacabile, pur nel disagio degli altri conferenzieri: «Quando si vuole imporre la giustizia agli altri, bisogna essere disposti ad applicarla a se stessi. Invece ad esempio gli Stati uniti si sono ben guardati dal ratificare la creazione della Corte penale internazionale. Anzi, hanno fatto accordi bilaterali con altri paesi affinché non consegnassero alla giustizia internazionali cittadini Usa».
Quanto alla discussione sul futuro del Kosovo, Dick Marty non ha dubbi: «Per parlare di uno stato indipendente, ci vuole una società civile. Che non esiste in Kosovo. Quello è un centro di criminalità organizzata, dove la minoranza serba vive in condizioni spaventose. Sono questi i problemi da risolvere prima di parlare di indipendenza».
Inevitabile il riferimento al Libano: «Ormai si bombarda facilmente. La Jugoslavia, l'Iraq, il Libano, e non si pensa al dopo. In Iraq siamo alla guerra civile, nei Balcani non si sa che fare con il Kosovo, in Libano non si sa cosa accadrà domani. Una cosa è certa: ogni bomba sul Libano creerà 10 nuovi terroristi».






Germinal Civikov

DER MILOSEVIC-PROZESS
Bericht eines Beobachters

ISBN 3-85371-264-9, br., 216 Seiten, 13,90 Euro, 24,70 sFr.
 
 
Zum Buch:

Am 11. März 2006 wurde Slobodan Milosevic tot in seiner Zelle in Den Haag aufgefunden. Damit fand der so genannte "Prozess des Jahrhunderts" gegen den Präsidenten des dritten und letzten Jugoslawien ein jähes, unerwartetes Ende. Der 1995 vom UNO-Sicherheitsrat ins Leben gerufene Internationale Strafgerichtshof für das ehemalige Jugoslawien (ICTY) hatte am 27. Mai 1999, mitten im Bombenkrieg der NATO gegen Belgrad, Anklage gegen den damaligen jugoslawischen Präsidenten wegen Kriegsverbrechen in der Provinz Kosovo erhoben. Im Oktober und November 2001 erweiterte das Tribunal die Anklageschrift auf Kriegsverbrechen und Vertreibungen in Kroatien 1991-1992 sowie auf Völkermord in Bosnien 1992-1995. Im Februar 2002 wurden die drei Anklagen zu einem Gesamtprozess gebündelt.
Nach 300 Zeugen der Anklage lief seit September 2005 die Beweisführung der Verteidigung.
 
In der Essenz der Anklage warf der Strafgerichtshof Milosevic vor, eine kriminelle Vereinigung (Joint Criminal Enterprise) angeführt zu haben, die auf den Trümmern des zerfallenen Jugoslawien ein Groß-Serbien errichten wollte. Als Mittel zu diesem Zweck hätten Milosevic und seine Vereinigung die Kriege in Kroatien, Bosnien und im Kosovo entfacht, systematische ethnische Säuberungen durchgeführt und verschiedene Kriegsverbrechen verübt, darunter auch einen Völkermord in Bosnien. In seiner Verteidigung klagte Milosevic seinerseits die führenden westlichen Staaten an, politisch und militärisch die separatistischen Kräfte unterstützt und auf diese Weise den blutigen Zerfall Jugoslawiens vorangetrieben zu haben.
 
Germinal Civikov, während des Prozesses von Beginn an als Journalist anwesend, berichtet in diesem Buch vom Verlauf und Wesen des Verfahrens, wie er es beobachtet hat. Die Beweisführung der Anklage erfuhr ein komplettes Fiasko, das Verfahren erwies sich als politischer Schauprozess, in dem Richter und Ankläger in ihren Rollen oft nicht zu unterscheiden waren, während die so genannte "Wahrheitsfindung" zu einer Farce geriet, deren Drehbuch politischen Vorgaben folgte. Alles in allem war es ein der europäischen Rechtsstaatlichkeit und der strafrechtlichen Kultur wesensfremder Prozess, den schon aus diesem Grund die Öffentlichkeit nie hätte zulassen dürfen.
 
Zum Autor:

Germinal Civikov ist 1945 in der bulgarischen Donaustadt Russe geboren und lebt sein 1975 in den Niederlanden. Er hat in Sofia und Leiden Germanistik und Slavistik studiert und war bis 2004 Redakteur bei der Südosteuropa-Redaktion der "Deutschen Welle". Seine kritischen Beobachtungen zum Milosevic -Prozess veröffentlicht der Autor seit 2002 in zahlreichen Artikeln für niederländische, deutsche und bulgarische Zeitungen. 2004 war er am dreiteiligen Dokumentarfilm "Der Fall Milosevic" beteiligt, den der Regisseur Jos de Putter für das niederländische Fernsehen gedreht hat und der dort mehrmals zu sehen war.
 



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pagine a cura di

ICDSM Italia

in collaborazione con

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia