I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana

Dragutin–Drago Velišin Ivanović
(Doljani 21.3.1923, Ljubljana 12.12.2014)


Indice



Nota biografica

a cura di Andrea Martocchia

Drago
Drago Ivanović nella sua casa di Lubiana nel corso di una nostra intervista, 10 luglio 2009

Dragutin Ivanović, detto Drago, figlio di Veliša, nasce a Doljani, sobborgo di Podgorica (Montenegro, all'epoca parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) il 21 marzo 1923, nono e ultimo figlio di una umile famiglia contadina.
Dei fratelli, quattro maschi e quattro femmine, due bambine erano perite nel corso della I Guerra Mondiale, quando la famiglia era stata costretta ai lavori forzati dagli occupanti austriaci.

Attorno al 1924 gli Ivanović si trasferiscono per andare a cercare miglior fortuna nella vicina Metohija, la parte dell'attuale provincia serba del Kosovo che ha come capoluogo Peć, sede dell'antico Patriarcato della chiesa serbo-ortodossa. Drago ha solo due anni e mezzo quando la mamma, Milena, lo conduce a piedi con una marcia di 200 chilometri al di là dei monti a piedi, portandolo prevalentemente in braccio o a tracolla, verso la nuova casa sita nel villaggio di Ljumbarda.
A Peć Drago frequenta le scuole primarie e la prima classe delle secondarie (ginnasio), mentre altri fratelli trovano impiego – in particolare due come ferrovieri.
Per proseguire gli studi Drago ritorna a Podgorica. Interrompe il ginnasio al quarto anno a causa della povertà, per lavorare in una fabbrica di tabacco. Con il denaro guadagnato può comperare i libri e quant'altro necessario per continuare gli studi; ma l'esperienza lavorativa è anche scuola di vita e formazione politica:
Lavorando fra gli operai ho visto la loro vita e conosciuto il loro lavoro. Ho capito perché erano malcontenti e perché scioperavano. Nei giorni dell'attacco alla Jugoslavia [aprile 1941] finivo la settima classe del ginnasio; poi sono andato in battaglia contro l'occupatore, per la liberazione della patria. (...) Dal primo giorno sono stato un combattente partigiano. [Ivanović 2004a, p.21. Le memorie dell'infanzia e dell'adolescenza sono state pubblicate in Rani Dani – “Primi giorni” (Ivanović 2002) e Ljudi i vrijeme 1941-1942 – “Le persone e l’epoca 1941-1942” (Ivanović 1998).]
L'incontro determinante per la scelta politica è quello con membri dello SKOJ – Savez Komunističke Omladine Jugoslavije, Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia – cui Drago aderisce ad appena 15 anni di età diventando segretario per il suo paese, poi per il suo distretto (1940). Perciò nell'aprile 1941 Drago è già pronto per assolvere ai compiti necessari all'insurrezione antifascista, che divampa il 7 luglio con una partecipazione di massa.

I
              genitori di Drago Ivanović (da Ivanović 2002)
I genitori di Dragutin Ivanović (da Ivanović 2002)

Nell’aprile 1941 i nazionalisti schipetari, alleati dei nazifascisti, hanno iniziato la pulizia etnica del territorio kosovaro nella prospettiva della costruzione della "Grande Albania":
Tutte le nostre famiglie sono state cacciate via [...] Tutto quello che avevamo è stato rubato, le case bruciate. Da Metohija siamo scappati solo con i vestiti che avevamo indosso. Nella nostra povera casa in Montenegro sono arrivati gli sfollati. Sotto il nostro tetto c'erano diciannove persone, fra loro quattro madri nutrici!... [Ivanović 2004a, p.21]
Dopo avere perso la casa a Peć, incendiata dai nazionalisti pan-albanesi, nelle vicende della lotta antifascista Drago perde il padre – ucciso dagli italiani durante uno scontro l'8 novembre 1941, quando lui stesso è ferito e gli Alpini danno fuoco alla casa di famiglia a Podgorica – e due fratelli: Milan, ucciso dai collaborazionisti cetnizi il 21-22 marzo 1942, e un altro, ferroviere, perito da partigiano in Kosovo. Infine, Drago stesso è catturato insieme a tanti altri compagni il 28 aprile 1942 dai cetnizi.

Viene dapprima detenuto nel carcere di Jusovača (Podgorica), poi nel campo di Tepa presso Scutari in Albania dal 14 maggio al 18 settembre 1942, e ancora a Bar/Antivari fino al 13 aprile 1943. A Bar è contagiato dal tifo petecchiale; vede perire 25 compagni per quella epidemia, mentre sopravvivono solo in tre. L'esperienza della prigionia in quel campo è così scioccante che per tutta la vita Drago ripeterà:
A Bar solo l'aiuto dei compagni mi consentì di sopravvivere al tifo. Perciò giurai a me stesso che da allora in poi la mia vita non apparteneva più a me stesso, ma ai miei compagni.
La vicenda resistenziale di Drago sfiora quella ben più nota di Saša Božović, la dottoressa partigiana il cui celebre diario di guerra è stato un best seller in Jugoslavia, che fu anch'ella reclusa in un lager in Albania e di cui Drago nel corso della lotta conosce personalmente il marito (cfr. Ivanović 2004c pp.69ss. e nostra intervista, Ljubljana 9/7/2009).
Dopo Bar, Drago è fatto transitare per Cattaro e Tivat per essere poi trasferito in Italia. Giunge a Bari, dove la colonna dei prigionieri sbarcati è bersagliata dalle ingiurie e dagli sputi di una popolazione sobillata dal Fascismo, e a Foggia, dove nel campo di concentramento vengono allineati e minacciati di fucilazione per essersi rifiutati di andare a prestare lavoro forzato nelle campagne (Ivanović 2007). Successivamente sono destinati a Colfiorito, località al confine tra Umbria e Marche: la raggiungono in treno lungo la costa adriatica, attraverso Ancona e fino a Pontecentesimo (Foligno) da dove vengono fatti smontare per una lunga marcia a piedi verso le "Casermette" del campo, riservato agli antifascisti del Montenegro.

Sull'internamento a Colfiorito (28 maggio – 22 settembre 1943) Drago lascerà numerosi scritti e risultati di ricerche, contribuendo alla ricostruzione storiografica in modo determinante [cfr. spec. Ivanović 1989 di cui alcuni estratti sono stati pubblicati in lingua italiana nelle piccole ma preziose Memorie di un internato montenegrino (Ivanović 2004a), Ivanović 2004b, Ivanović 2007]. Dentro il campo convive con personaggi diversi e ritrova molte figure già note: dal suo professore di religione del ginnasio, a esponenti comunisti di spicco ma anche alcuni elementi politicamente indesiderati. Tra i fatti salienti si registrano l'uccisione del giovane Dušan Golubović, il 22 febbraio, da parte di una guardia carceraria, e l'arrivo a metà luglio di 150 nuovi prigionieri provenienti dallo stesso campo di Bar, che testimoniano della fucilazione di 180 compagni... una notizia che incupisce fortemente gli animi; dallo stesso gruppo giungono però anche aggiornamenti sulle vittorie partigiane, in particolare sull’epica battaglia della Sutjeska.
Soprattutto rilevanti all'interno del campo sono le attività di una cellula comunista, guidata da Savo Pejanović, e di una più ampia organizzazione antifascista, il Comitato del Fronte Popolare di Liberazione, che dopo l'8 Settembre pianificano la fuga. Del Comitato è giunta fino a noi (riportata ad es. in Ivanović 2007) la copia di una Risoluzione contenente le linee-guida politico-pratiche da seguire una volta che la prigionia fosse terminata, cioè sull'atteggiamento da tenere nei confronti degli Alleati e del movimento di Liberazione in Italia.

L'itinerario
              da Colfiorito a Farno e Fleno (Acquasanta Terme) (Ivanović
              1999, p.409)
L'itinerario da Colfiorito al comprensorio di Acquasanta Terme, ricostruito in dettaglio da Drago (Ivanović 1999, p.409)

Nella notte tra il 22 e il 23 settembre, nonostante forti incertezze e divergenze degli ultimi giorni, l'evasione viene messa in atto. Scappano più di mille su un totale di circa 1600 reclusi.
Il gruppo di Drago percorre in una settimana la dorsale appenninica tra Umbria e Marche verso sud – Monte Cavallo e il Monte di Feme, Piedivalle, Piè del Colle, la piana di Castelluccio... – finché non si sistemano al confine tra il comune di Acquasanta (Marche) e quello di Valle Castellana (Abruzzo), e si rendono conto che proseguire è impossibile: alcuni che ci hanno provato sono morti assiderati sul Gran Sasso; l'altro rischio è di finire in mano ai tedeschi, che stanno consolidando il nuovo fronte stabilito sulla Linea Gustav.
Drago trova riparo nel piccolo villaggio di Morrice, ospite della generosa famiglia di Felice De Benedictis.
Non abbiamo notato né paura né odio nella popolazione... La popolazione ci accoglieva, aiutava, avvertiva dei possibili pericoli, dimostrandosi antifascista sin dai primi contatti... Dividevano con noi il proprio pane. Per la ricchezza dell’animo, la generosità e il coraggio, la loro povertà nemmeno si avvertiva. Così erano gli anziani come i giovani. Mi hanno sorpreso le lacrime delle donne, sia di quelle che hanno perso un loro caro che di quelle che non sapevano se fosse ancora vivo o se fosse finito in qualche lager tedesco. Vedendoci così, senzatetto, pensavano che anche i loro si trovavano nella stessa situazione, a vagabondare tra le intemperie in un paese straniero. Avvertivano che anche le nostre famiglie, le nostre madri e sorelle, aiutano i loro nella stessa maniera. [...] È stato quel cuore e quell’animo che ci hanno dato il coraggio di resistere, di sopportare... E questo non è stato soltanto per un giorno, in un luogo: è stato per nove mesi in tutti i luoghi d’Italia dove siamo passati... [I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana, p.237]
I mesi trascorsi nelle strette valli ai piedi dei Monti della Laga tra i paesani rappresentano per Dragutin Ivanović una nuova esperienza di straordinaria intensità umana, che sarà raccontata nel volume Apeninske nemirne zore – "Le albe inquiete dell'Appennino" (Ivanović 1999) – ben 55 anni dopo. Il libro viene completato da Drago non prima di avere minuziosamente raccolto, verificato e riordinato tutti gli elementi disponibili, anche a seguito di alcuni viaggi in Italia effettuati, con un grande carico di emozioni, dopo il pensionamento, negli anni Settanta e Ottanta (si vedano anche Ivanović 2000a e Ivanović 2000b). L'Italia che ricorda e descrive Drago in queste opere è stata nel frattempo, in effetti, spazzata via dalle trasformazioni sociali. Quei borghi sono rimasti a lungo pressoché disabitati a seguito dell'emigrazione ma, paradossalmente, la memoria e l'affetto a distanza di Drago hanno preservato come in una sfera di cristallo un piccolo universo di nomi, di luoghi e di abitudini che al di quà dell'Adriatico è andato in frantumi e nessuno sarebbe più in grado di ricomporre.
Ad un certo punto a Morrice, nella famiglia che generosamente nascondeva lui ed altri compagni jugoslavi, rientrò il figlio della signora Assunta e del signor Felice De Benedictis: Camillo.
Camillo era stato lontano per molti mesi, arruolato proprio in Jugoslavia nelle truppe di occupazione italiane. Per l’esattezza era stato nei pressi di Zara, da dove aveva scritto per lettera ai familiari esprimendo il suo turbamento per la crudezza di quella guerra. Un bel giorno in paese circolò la notizia che era ritornato. L’incontro con Drago fu inizialmente prudente: Camillo era in divisa, come uno dei militari italiani che avevano messo a ferro e fuoco la sua patria montenegrina; e viceversa Drago era proprio uno di quei “ribelli” che avevano reso la vita tanto amara a decine di migliaia di giovani italiani, sbattuti in terra straniera a portare il “nuovo ordine europeo”. Annunzia De Benedictis li prese sotto braccio entrambi e dinanzi ai paesani esclamò: “
E che non sono una mamma fortunata? Adesso ho due figli – Camillo e Drago!”. [I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana, p.122]
Annunzia De Benedictis, la "mamma
                      italiana"
Annunzia De Benedictis, la "mamma italiana" di Drago durante la sua permanenza a Morrice (da Ivanović 1999 p.395)

Le esperienze di quelle lunghe settimane in mezzo alla neve alta – che abbiamo sintetizzato nel libro I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana, cap.4 – sono costellate anche di scelte gravose e di eventi tragici. Gli antifascisti montenegrini evasi da Colfiorito nascosti in quella zona sono un'ottantina. Alcune armi, necessarie per l'autodifesa ma anche per riavviare, non appena ce ne fossero le condizioni, la lotta antifascista nel nuovo contesto, vengono fornite dal gruppo del capitano Ettore Bianco, reduce della battaglia di Bosco Martese. Però non si riesce a stabilire un vero coordinamento delle forze e delle operazioni, ed alcune iniziative prese dal gruppo di Bianco provocano una accelerazione incontrollata e gravi conseguenze.
Il massacro di Pozza, Umito, Pito e dintorni coinvolse numerose persone di nazionalità diversa, di diversa età e compiti o coscienza antifascista, uomini e donne, addirittura una bimba di un anno. [...] La battaglia ebbe termine verso mezzogiorno, quando si contavano più di 30 morti, tra cui alcuni tedeschi che furono cremati sul posto. Altri militari saccheggiarono i viveri dalle case per poi appiccare il fuoco. [...]
Drago fu testimone indiretto di quegli avvenimenti. Quell’11 marzo si dirigeva nella direzione opposta, verso Pietralta, in base al piano di autodifesa che avevano elaborato con il suo gruppo.
Passai vicino al ruscello di Morrice, correndo per arrivare quanto prima a Pietralta. Siccome stavo correndo fui individuato dalla direzione di San Giovanni e Ferone, e cominciarono a spararmi con i fucili. Sentivo i proiettili accanto, perciò saltellavo sull’altipiano muovendomi come fossi sul campo di battaglia. [...] Arrivai dove inizia il cimitero di Morrice, il contadino con la famiglia era dall’altra parte. Si fermò un momento e gridò verso di me: Scappa, torna indietro, ci sono i tedeschi davanti a noi! [...] Non potevo andare né avanti né indietro! Si doveva decidere cosa fare. La neve era alta e soffice, perciò fuori dal sentiero non si poteva andare [...] Ad un certo momento si sono sentiti due spari dall’altra parte del torrente Castellano, che sono proseguiti cupamente con il rumore della lotta in corso, dalla direzione di Pozza e Umito. Era chiaro che si stava svolgendo lì lo scontro, e l’ho avvertito fino alle 11 quando il rumore si è interrotto bruscamente. [...] Calava la sera quando lasciai quel luogo, in cui avevo trascorso tutta la giornata. Camminavo sulle impronte del mattino, attraverso l’acqua, verso il cimitero... [I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana, pp.126ss.]
Dopo la strage di Pozza è forte il terrore e il disorientamento. Passano alcune settimane prima che gli jugoslavi presenti in zona ed altri antifascisti riescano a coordinare le loro attività, costituendo una formazione in località Rocca di Monte Calvo. In quel periodo a Drago sono assegnati soprattutto compiti di collegamento, prima con Carmine Pompetti, carabiniere disertore, poi con elementi del Partito Comunista come Pietro Perini del comitato provinciale di Ascoli Piceno.
Dieci giorni dopo la Liberazione di Ascoli, il 30 giugno, con Veliša Leković si recano dal comandante di piazza statunitense per raccogliere indicazioni sulla loro destinazione:
Il nostro desiderio e il nostro bisogno era tornare in patria: abbiamo chiesto aiuto per arrivare a Bari. Il comandante non ce lo ha dato: era brutale ed insensato. Noi abbiamo protestato [...] ma lui ha detto: «Voi siete un popolo diviso e ritornerete quando finirà la guerra. Ora siete qui e potete muovervi soltanto all'interno della città e in un raggio di 10 chilometri intorno». A causa della nostra opposizione siamo stati arrestati. A sera ci hanno liberati, dopo l'intervento dei compagni del comitato provinciale del PCI. L'indomani mattina, prima dell'alba, ci siamo messi in cammino da Ascoli per Bari, a piedi... [Ivanović 2004a, p.23.]
Giungono nel campo di addestramento di Gravina, gestito dall'Esercito Popolare di Liberazione (EPLJ) come innumerevoli altri campi, basi, porti e aereoporti, ospedali e sedi di rappresentanza, allestiti in terra di Puglia a seguito della nuova politica di Churchill, che aveva deciso di "scaricare" i traditori cetnizi (monarchici serbi) per appoggiarsi piuttosto, nei Balcani, alla efficace lotta dei partigiani di Tito.
Drago riparte da Bari il 16 luglio 1944 e approda a Vis/Lissa. Lì termina la sua formazione come artigliere e può riprendere a combattere per la liberazione del suo paese.
Assunto l'incarico di commissario politico della IV Divisione di Artiglieria da montagna motorizzata, è impegnato lungo la dorsale dalmata verso nord, fino a partecipare alla liberazione di Trieste (1 maggio 1945).
Al termine della guerra ha il grado di maggiore.

Negli anni seguenti, proseguita la carriera militare in Artiglieria, è promosso fino al grado di tenente colonnello (1960).
Assieme ai grandi successi, il dopoguerra per gli ex combattenti jugoslavi riserva anche alcune impreviste amarezze.
Noi che abbiamo partecipato al movimento italiano della Resistenza, siamo rimasti colpiti particolarmente dalla posizione del PCI e dalle parole di sfiducia e di condanna di Togliatti. Nel cuore ci si annodava qualcosa di pesante, di incomprimibile. “Ercoli” sapeva che gli jugoslavi avevano combattuto con dignità nel movimento della Resistenza italiana, sapeva che sentivamo il PCI come nostro partito, che avevamo eseguito tutti i compiti nell’ambito delle direttive imposte. Ritenevamo, però, che questa condanna non fosse anche la posizione di tutti i comunisti italiani. Essa non poteva essere la posizione dei nostri compagni ed amici [...] Nel mese di maggio del 1949 sono stato trasferito alla Direzione politica generale della JNA [Armata Popolare Jugoslava] a Belgrado. Ho potuto così seguire più estesamente lo scontro tra la Jugoslavia e l’Unione Sovietica. Vari bollettini e altro materiale mi hanno consentito di osservare meglio le dimensioni mondiali della nostra lotta [...] Con particolare attenzione seguivo il comportamento del PC in Italia e degli amici italiani. In quei giorni non era difficile comprendere la grandezza dei veri amici. Tutti ci sono stati vicini, in qualunque parte del mondo si trovassero. La loro voce in favore della nostra verità è stata di grande aiuto, e desideravamo che fossero ancora di più. Eravamo convinti che nella nostra lotta fosse presente anche il loro interesse.
Passò molto tempo finché, spontaneamente, senza consultarmi con i superiori, non decisi di scrivere agli amici in Italia, perché sapessero che ero sopravvissuto alla guerra, e chi dei nostri compagni – e loro amici – era rimasto vivo, e chi era morto. Volevo far sapere loro quale lotta conducevamo...
[I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana, p.240]
Dopo il pensionamento volontario (1973) Drago Ivanović intraprende ricerche storiche accurate sugli eventi di cui lui stesso è stato protagonista, e scrive numerosi libri anche su altri aspetti del suo percorso di vita e sulle vicende del paese per il quale ha lottato e lavorato: la Jugoslavia.
Si reca di nuovo in Italia, una prima volta nel 1976 alla ricerca dei vecchi amici e compagni, e poi a più riprese. Con la collaborazione dell’Istituto di Storia del Montenegro, dell’Istituto di Storia dell'Umbria Contemporanea e della Associazione Partigiani di Bar, attraverso l’analisi comparata della vasta documentazione raccolta anche intessendo fitte corrispondenze, Drago contribuisce a ricostruire molte circostanze in dettaglio.
Il suo contributo è stato fondamentale anche per le ricerche che sono sfociate nella pubblicazione del nostro lavoro "I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana" (2011).


Ancora il 29 gennaio 2014 Drago si è recato a Udine, nonostante l'età avanzata e la malattia, per intervenire di persona all'importante convegno organizzato dalla casa editrice KappaVu, "con un bellissimo e sentito contributo", come ricorda Alessandra Kersevan.

Lo stesso giorno Dragutin–Drago Velišin Ivanović diventa socio onorario della associazione Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS.

Udine 29/1/2014
Dragutin Ivanović a Udine il 29/1/2014
Noi che abbiamo costruito la nostra patria sappiamo cosa hanno significato la Fratellanza e l’Unità: questo non era solamente uno slogan ma una realtà che è durata in pace per 50 anni, una acquisizione che ci ha reso possibile la lotta unitaria per la liberazione. Anche se questa – Fratellanza e Unità – non fosse stata la parola d’ordine, non avremmo avuto nulla senza di ciò, perché è noto che “chi non vuole il fratello per fratello avrà lo straniero per padrone” – come dice il detto popolare, che è l’esperienza storica dei nostri popoli. Essa non perde il suo significato nemmeno per il futuro, e nella pratica ha un significato più ampio e si trasforma nella fratellanza e amicizia tra la gente, tra i popoli, particolarmente nei Balcani...
Voi mi domandate perché io i miei libri li regalo a chi ha interesse, non li vendo... perché io pago dalle mie tasche per stamparli... Ma questa è la mia battaglia oggi: io non combatto solo contro i quisling della Guerra mondiale, io combatto anche contro questa controrivoluzione che è presente negli ultimi venti anni nei Balcani. Perché questa è una controrivoluzione e non è altro... [
I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana, p.246]
Venerdì 12 dicembre 2014, quattro anni dopo la scomparsa della amata moglie Milka, Drago, malato da tempo, si è spento a Lubiana alla presenza dei tre figli Dragica, Milan e Seka.



FONDO ARCHIVISTICO / ARHIVSKI FOND

Alcuni mesi dopo la morte di Drago, a seguito di una scelta ponderata basata sulla verifica delle alternative possibili, i figli di Dragutin–Drago Ivanović hanno deciso di affidare il corpus degli appunti e delle corrispondenze di Drago a noi responsabili del progetto Partigiani jugoslavi in Appennino, vale a dire alle persone degli Autori del libro I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana ed alla associazione Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia (CNJ-onlus) cui lo stesso Drago aveva aderito all'inizio del 2014. Di seguito il testo del contratto tra le parti:

Ljubljana, 23 November 2015

Today the undersigned Andrea Martocchia, secretary of this Association (CNJ-onlus), receives from the relatives of Dragutin–Drago Ivanović and takes into custody the following items, which belonged to the deceased’s personal archive and library:
–    description of the documents: see the attached “Popis dokumentacije Draga Ivanovića (130 pages)
–    description of Drago’s books: [a selection of Drago's books from his bibliography] (16 books)

Hereby he feels engaged and promises that all materials will be preserved under the responsability of CNJ-onlus, and precisely:
-    in the first instance they will be kept by CNJ-onlus either in private locations or in the Association’s dedicated office as soon as the Association will dispose of a suitable one;
-    the Association’s responsibles will guarantee accessibility of the documents to interested individuals for research scopes after justified request and to Drago’s descendants after appointment in any case; the Association will also take care of sending available copies (remainders) of Drago’s books to interested Institutions only after justified request;
-    documents with a historical/archivistic value will be possibly transferred to some official Institution in the future, as soon as it will be choosen as eligible with the consent of all undersigned, to the aim of facilitating public access for mere research scopes;
-    the Association and Andrea Martocchia will do their best to inform the interested public about the existance of this archive. THis will be done primarily on the Association’s web site and in some publications if feasible.

Any future requests may be addressed personally to the following contact persons: Andrea Martocchia (secretary, CNJ-onlus); Ivan Pavičevac (president, CNJ-onlus) [contacts].
Andrea Martocchia
For approvation, Drago’s daughter Dragica Ivanovič Čibič

Il fondo archivistico così raccolto sarà ulteriormente catalogato ed ordinato nel medio termine. Al più presto verranno specificate le modalità per la richiesta di copie di documenti agli studiosi che presentino richiesta motivata [contatti] e sul più lungo termine si renderà possibile la consultazione. Nel frattempo si riporta di seguito il catalogo provvisorio, compilato dalla stessa famiglia Ivanović:

Indici provvisori / Privremeni popis dokumentacije (PDF):



Intervento al Convegno di Udine, 29 gennaio 2014



Ascolta l'intervento di Drago Ivanović al convegno di Udine sui campi di concentramento italiani (29 gennaio 2014)

Udine
              29/1/2014
Drago Ivanović (secondo da sinistra) interviene al convegno di Udine, 29/1/2014.
Vicino a lui, da sinistra: Andrea Martocchia, Sandi Volk, Alessandra Kersevan.




Bibliografia

Ivanović 1989
Dragutin Drago V. Ivanović
Poruke. Zapisi iz zice [Messaggi. Note dal filo spinato] Jusovaca, Kuća, Rogosica, Skadar-Tepa, Bari, Fodja, Kolfiorito di Folinjo
Titograd/Podgorica, Istorijski Institut S.R. Crne Gore, 1989
[traduzione parziale in lingua italiana in: Ivanović 2004a]

Ivanović 1998
Dragutin Drago V. Ivanović
Ljudi i vrijeme 1941-1942 [Le persone e l'epoca 1941-1942]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 1998

Ivanović 1999
Dragutin Drago V. Ivanović
Apeninske nemirne zore. Od logora Kolfiorita do Visa [Le albe inquiete dell'Appennino. Dal campo di Colfiorito all'isola di Vis]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 1999

Ivanović 2000a
Dragutin Drago V. Ivanović
Stazama ratnog prijateljstva [Momenti dell'amicizia del tempo di guerra]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2000

Ivanović 2000b
Dragutin Drago V. Ivanović
Pojedinci zaboravljaju - narodi pamte [Gli individui dimenticano - i popoli ricordano]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2000

Ivanović 2002
Dragutin Drago V. Ivanović
Rani Dani [I primi giorni]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2002

Ivanović 2003
Dragutin Drago V. Ivanović
Na krilima slobode [Sulle ali della libertà]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2003

Ivanović 2004a
Dragutin Drago V. Ivanović
Memorie di un internato montenegrino. Colfiorito 1943
ISUC [traduzione parziale di Ivanović 1989, con saggio introduttivo di Dino Renato Nardelli - traduzione di Olga Simčić]
Foligno, Editoriale Umbra, 2004
ISBN 88-88802-24-X

Ivanović 2004b
Dragutin Drago V. Ivanović
Civilni internirci crnogorci iz logora Kolfiorito. Izgubljeni u lavirintima fašističkog pakla [Gli internati civili montenegrini del campo di Colfiorito. Persi nei labirinti dell'inferno fascista]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2004

Ivanović 2004c
Dragutin Drago V. Ivanović
Razbijanje okova - svijetlost slobode [Rottura delle catene - luce della libertà]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2004

Ivanović 2004d
Dino Renato Nardelli
Ricordare perchè (Colfiorito 1943). A 60 anni dalla Liberazione
VHS (8 min) [intervista a Dragutin Drago V. Ivanović]
Perugia, Istituto per la storia dell'Umbria Contemporanea / Regione Umbria, 2004

Ivanović 2005
Dragutin Drago V. Ivanović
Osvrti - 1. Zapisi iz godina mira [Recensioni – 1. Scritti degli anni di pace]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2005

Ivanović 2006
Dragutin Drago V. Ivanović
Osvrti - 2. Zapisi iz godina mira [Recensioni – 2. Scritti degli anni di pace]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2006

Ivanović 2007
Dragutin Drago V. Ivanović
Muzej logora Kolfiorito di Folinjo. Spomenik prijateljstva naroda italije [Il museo del campo di Colfiorito di Foligno. Monumento dell'amicizia del popolo italiano]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2007
ISBN 978-86-7015-040-9

Ivanović 2007b
Dragutin Drago V. Ivanović
Osvrti - 3. Zapisi iz godina mira [Recensioni – 3. Scritti degli anni di pace]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2007

Ivanović 2008a
Dragutin Drago V. Ivanović
Komesarovi zapisi [Appunti del commissario politico]
Podgorica/Titograd, Istorijski Institut Crne Gore, 2008
ISBN 8670150476, 9788670150478

Ivanović 2008b
Dragutin Drago V. Ivanović
Po domovini 1 – Oda zavičaju [Attraverso la terra natìa 1 – Inno alla patria]
Podgorica, Istorijski institut Crne gore, 2008

Ivanović 2008c
Dragutin Drago V. Ivanović
Po domovini 2 – Oda zavičaju [Attraverso la terra natìa 2 – Inno alla patria]
Podgorica, Istorijski institut Crne gore, 2008

Ivanović 2009
Dragutin Drago V. Ivanović
JNA – specijalna škola za odrasle (iz belježnice artiljerca) [Armata Popolare di Jugoslavia – scuola speciale per adulti (dal taccuino dell'artigliere)]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2009

Ivanović 2010a
Dragutin Drago V. Ivanović
Junaci moje generacije [Gli eroi della mia generazione]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2010

Ivanović 2010b
Dragutin Drago V. Ivanović
O neslozi slovenskih naroda: Srbi(janci) i Crnogorci [Sulle discordie tra i popoli slavi: Serbi e Montenegrini]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2010

Ivanović 2011a
Dragutin Drago V. Ivanović
Zapisi sa putovanja po socijalističkim zemljama, knjiga 1 [Appunti sui viaggi nei paesi socialisti, libro 1]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2011

Ivanović 2011b
Dragutin Drago V. Ivanović
Po domovini 3 – Oda zavičaju [Sulla patria 3 – Inno alla terra natìa]
Podgorica, Istorijski institut Crne gore, 2011

Ivanović 2012
Dragutin Drago V. Ivanović
Putovanja van domovine, knjiga II, Grčka – Španija [Viaggi all'estero, libro II, Grecia – Spagna]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2012

Ivanović 2013a
Dragutin Drago V. Ivanović
Čuvamo istine prošlosti – Raport u devedesetoj [Custodiamo le verità del passato – Rapporto sugli anni Novanta]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2013

Ivanović 2013b
Dragutin Drago V. Ivanović
O lovstvu, lovu i lovcima – uspomene na lov, ljude i krajeve [Sulla caccia, l'andare a caccia e i cacciatori – ricordi di caccia, persone e territori]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2013

Ivanović 2013c
Dragutin Drago V. Ivanović
Putovanja van domovine, knjiga III, Tajland – Finska [Viaggi all'estero, libro III, Tailandia – Finlandia]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2013

Ivanović 2014
Dragutin Drago V. Ivanović
O neuništivosti partizanske borbe [Sulla indistruttibilità della lotta partigiana]
Podgorica, Štamparija Ostojić, 2014




Collegamenti

Testimonianza rilasciata al sito "Campifascisti.it"
Drago Ivanović e i partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana (Novi Matajur, 5 febbraio 2014)

Altre fotografie
Nella
                  sua casa di Lubiana, 2010


Ultimo aggiornamento di questa pagina: 8 dicembre 2015
Scriveteci all'indirizzo partigiani7maggio @ tiscali.it

I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana