I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana

Cap.6: Più a Nord

Questo capitolo è stato redatto insieme da Susanna Angeleri e Andrea Martocchia


NOTA PRELIMINARE


Come abbiamo spiegato nella Premessa [p.17], in questa sede trascuriamo fatti e problematiche relative alla Resistenza nel Nord-Est italiano. Nel seguito ci addentriamo invece brevemente nelle vicende relative ad altre regioni del Nord; per quanto riguarda la Toscana, riprendiamo qui il filo interrotto nel Cap.1. Sono tuttora in corso importanti ricerche (i cui primi risultati sono consultabili su questo sito) relativamente a questa regione ed in particolare sui fuggiaschi dalle carceri di Firenze, San Gimignano, Pisa, Volterra, che animarono formazioni come i “Lupi Neri”, la Brigata Garibaldi d'Assalto XXIII-bis "Guido Boscaglia", la IIIa Brigata "Camicia Rossa", la “Banda Armata Maremmana”.


LE VICENDE DEI "RENICCESI"



Floriano Sednech
Floriano Sednech (fonte)


Una testimonianza di un episodio accaduto presso Monte Mercole (Anghiari) ci è stata rilasciata da Emanuele Angeleri.



LA XXIII BRIGATA GARIBALDINA "PIO BORRI"



(...) Le informazioni che qui riportiamo sul "Pio Borri" sono tratte da un testo scritto nel dopoguerra da Antonio Curina. ((Curina 1957.)) Curina fu partigiano nella zona col nome di battaglia "Bruno": nella Resistenza ebbe responsabilità organizzative. Fu poi il primo sindaco di Arezzo dopo la Liberazione, dal 16 luglio 1944, per il Partito d’Azione. Nel suo resoconto, scritto come un diario dei fatti avvenuti ad Arezzo e Provincia nell’inverno, primavera ed estate del 1944, sono forniti due elenchi di “stranieri” nella Pio Borri.
Da questa fonte evinciamo che del I Battaglione facevano parte i seguenti ex prigionieri di guerra: ((L'elenco è stato da noi corretto spec. attraverso il confronto con gli elenchi del Sacrario di Sansepolcro.))

1) Raček  Stefano - sloveno (("Recek" in [29]. ))
2) ? Valentino - sloveno
3) Skuli (evidentemente Škulj) Jože - sloveno
4) Firman Anton - sloveno
5) ? Alois - sloveno ((Forse "Hag", cfr.
[29].))
6) ? Miro - sloveno
7) Kovačič Jože - sloveno
8) Rovačič  Slauk? - sloveno ((Kovačić Slavio (Slavko?) secondo
[29]. ))
9) Ianoshi? Lado - sloveno ((Lanovski secondo
[29]. ))
10) Bajda Hermen - sloveno ((Hermann secondo
[29]. ))
11) Brjk Viljem - sloveno ((Bzik William secondo
[29]. ))
12) Bunder Karel - sloveno
13) ? Milan - sloveno ((Forse Paterlin (o Peterlin), cfr.
[29]. ))
14) Bordon Rade - sloveno
15) Bordon Dušan ((Abbiamo qui un anacronismo, poichè Bordon, ucciso come abbiamo visto il 13/4, è elencato tra gli appartenenti al I Battaglione della "Pio Borri", che secondo
Curina 1957
fu costituito solo il 15/5... L'anacronismo è solo apparente in quanto la costituzione del Battaglione il 15 maggio è meramente formale: questi partigiani erano già attivi sotto altre denominazioni (spesso le "bande" erano indicate semplicemente con il nome del loro comandante). D'altronde la natura "amebica" delle formazioni partigiane, specialmente nelle fasi iniziali della Resistenza, è stata da noi discussa anche relativamente ad altre zone (...): tale natura era del connaturata al movimento, visto che questo aveva avuto una nascita spontanea e fu costituito sempre solamente da volontari.))
16) Bombač Jože - sloveno ((Già menzionato perchè ricordato da Bukovac tra i suoi compagni di reclusione.))
17) Skelj Jože ((Da non confondere con il (3), cfr.
[29]. ))
18) Mihelič Franc - sloveno, risulta tra i caduti elencati nel Sacrario di Sansepolcro
19) Gostes Jože - sloveno
20) Vauter Jože - sloveno
21) Jerman Franc - sloveno
22) Campa (o Kampa o Čampa) Franc - sloveno
23) Sega ? - sloveno ((Sega Viktor secondo
[29]. ))
24) Malanar Julij - sloveno ((Malmar secondo
[29]. ))
25) Hacevar Henrih - sloveno ((Hocedar secondo
[29]. ))
26) Pierz Aloiz - sloveno
27) Spitelic o Spitelič ? - sloveno
28) ? Andrej - sloveno
29) ? Marke - sloveno
30) Pelovič Luka - sloveno ((Morto come Bordon, vedi sopra.))
31) Vulović ? - montenegrino
32) Kofini (forse Kofinj) - serbo
33) Albin ? - polacco
34) Rudy Müller - tedesco ((Rudolph secondo
[29]. ))
35) Vasilj ? - russo
36) Kaprol Drago - "slavo" (probabilmente jugoslavo)
37) Peter ? - russo
38) Ivan ? - russo


Il II Battaglione della "Pio Borri", denominato "Favalto", nasce dalla fusione di vari nuclei partigiani sparsi nella zona montana compresa fra le rotabili Arezzo-Sansepolcro, Umbertide-Cortona e Castiglion Fiorentino - Arezzo. Il "Favalto" inizia operazioni di guerriglia nella zona compresa fra le strade che uniscono Arezzo, Palazzo del Pero,  Monterchi, Sansepolcro, Città di Castello, Trestina, Abbadia di Petroia, Morra, Cortona, Castiglion Fiorentino, Arezzo. Esso è così strutturato:

a) Compagnia comando “Palazzo del Pero” formata dal personale del comando di battaglione, dalla squadra volante, da squadre di ex prigionieri alleati, slavi e disertori nazifascisti, dal plotone guerriglieri nazionali, dalla centrale informazioni, dal campo prigionieri ed ospedaletto di Marzana;

b) Quattro compagnie di guerriglieri  e cioè:
1ª  compagnia “Favalto”
2ª  compagnia “Castiglion Fiorentino”
3ª  compagnia  “Morra”
4ª  compagnia   “Poggioni”

Del II Battaglione fanno parte i seguenti ex prigionieri di guerra:

1) Andolšek Andrea - "slavo" (probabilmente sloveno)
2) Corljak Marko - "slavo" ((Curljak secondo [29]. ))
3) Danfidew Nicola - russo
4) Doskiew Michele - russo
5) Polmikoff Nicola - russo
6) Kalincin Andrea - russo
7) Kasarin Nicola - russo
8) Klicević Leonardo - russo ((Klicović secondo [29]. ))
9) Konfino Nisim - "slavo" ((Nisin secondo [29]. ))
10) Pietucoff Timoff - russo
11) Stonko Francesco - "slavo" ((Stanko secondo [29]. ))
12) Stonko Maurinani - "slavo"
13) Peceli Pietro - ungherese
14) De Brandejus V. Ago - brasiliano
Sono elencati inoltre quattro inglesi.



CON LA VIII BRIGATA GARIBALDI IN ROMAGNA




EMILIA, LOMBARDIA, PIEMONTE, LIGURIA ...


EMILIA-ROMAGNA

[p.206:] Ettore Troilo ebbe modo di scrivere:
[...] Eravamo entrati in collegamento con Stanislavo Roc [Roč? Rok?], che svolgeva servizio di informazioni sul fronte dove operava. Nei pressi della Casa San Martino [sul fiume Senio], una intera compagnia tedesca fu impegnata contro il II plotone della IV compagnia della Brigata “Maiella”, il cui comandante rimase seriamente ferito. In quella circostanza (gennaio 1945) allo jugoslavo venne affidato il comando, che assunse con alto spirito di valore e, con l’esempio e con l’azione, fece avanzare l’intero reparto contro numerose forze nemiche, sconfiggendole e conquistando un’importante posizione. Il suo petto è fregiato di una medaglia di bronzo al valor militare...

[p.209:] La nostra fonte (Franzini 1977) riporta (a p.84) la foto di una lapide nel cimitero di Castell’Arquato, presso Piacenza, recante il nome di un “partigiano slavo caduto” il 25/1/1945: Zdravković Stefano. I dati sulle altre province della Emilia-Romagna sono contenuti nello schema (tratto dalla stessa fonte) che riportiamo al sito internet www.partigianijugoslavi.it [ERRATA: lo schema non è riprodotto nel libro].

Schema dei
                    partigiani stranieri in Emilia


Bologna 5 maggio 2017, conferenza sui partigiani sovietici e jugoslavi in Emilia-Romagna (programma / locandina / evento facebook)

LIGURIA

(...) << Con le sue Divisioni il compagno "Miro" prese parte alla liberazione di Genova e ne fu Comandante della Piazza al termine del conflitto. Le formazioni di "Miro" fecero prigioniera una intera divisione tedesca di circa 26mila uomini e giunsero in città 8 giorni prima delle truppe alleate [nostra sottolineatura]. L'attacco di queste Divisioni garibaldine, guidate dal Comandante jugoslavo, ebbe inizio il 21 aprile e si concluse il giorno 25.
Anton Ukmar, per il suo eroismo, è stato decorato dell'Alta Onoreficenza americana "Stella di bronzo" ed eletto cittadino onorario di Genova. >> Il testo appena citato, tratto da una pubblicazione jugoslava, ((Bressan 1964, Cap.XXXII: Partigiani jugoslavi in Italia.)) è accompagnato da una fotografia presa durante la sfilata delle unità partigiane a Genova appena liberata, nella quale si vede Ukmar. Un ritratto più chiaro di Ukmar appare invece nell'opera enciclopedica diretta da Pietro Secchia: ((L.Ma. 1976.)) lo riproduciamo
[FOTO SOTTO] in questa pagina.


Anton Ukmar
Anton "Miro" Ukmar (L.Ma. 1976).


Su Anton "Miro" Ukmar, Grga "Boro" Čupić e Krešimir Stojanović si veda l'articolo apparso su Panorama del 15 febbraio 1972, n.3, pp.10-11


Partigiani jugoslavi erano anche presenti nella Brigata Muccini, operante presso Sarzana, e furono coinvolti nella vicenda dell'eroe tedesco Rudolf Jacobs. ((fonte: M. De Luca, ricercatore storico per il soggetto del docufilm di A. Giannarelli "Tradimento", trasmesso su Rai3 nel 40° della Liberazione, che cita anche un libro ed un film in corso di realizzazione sulla figura di Jacobs))

LOMBARDIA


Relativamente alla zona del Bergamasco, segnaliamo la vicenda del partigiano di origine italo-slovena Paolo/Pavlo Poduje “Moicano” e la questione della strage di Rovetta, trattate in
Bendotti 2008 e nell'opuscolo Rovetta. Anche se stanotte durasse cent'anni.


Non distante da Lovere - dove sappiamo essere stato sepolto il partigiano Luka Nikić - e precisamente a Lumezzane, in provincia di Brescia, il 13/1/2013 è stato inaugurato un monumento al partigiano Giuseppe Verginella, che nonostante il nome italianizzato era di origine slovena, proveniente dalla località di Križ / Santa Croce di Trieste. Di seguito una immagine dell'inaugurazione del monumento da parte del pres. ANPI di Lumezzane (si veda anche la locandina dell'evento - PDF. Segnalazione di Gino Ferri, che ringraziamo):
Targa per
                      Verginella a Lumezzane (BS)


Davide Boni ci segnala che a Forno d'Ono (frazione di Pertica Bassa in provincia di Brescia / zona della Vallesabbia, immediatamente alle spalle di Salò) esiste un Museo della Resistenza completamente "decorato con opere pittoriche di un pittore ex partigiano jugoslavo che militò durante la Resistenza nelle Formazioni delle Fiamme Verdi: Dimitrije Paramendić". Si tratta di 120 quadri che richiamano l'esperienza della Resistenza.
Paramendić risulta essere stato effettivamente il fondatore del Museo, istituito tra il 1972 e il 1974, che contiene anche molti cimeli delle Brigate Perlasca e Matteotti e reperti di cultura locale.
Dimitrije Paramendić, insegnante, pittore e scultore, fuggì dalla detenzione presso la caserma di Vestone l’8 settembre del 1943 e si salvò grazie all’aiuto della popolazione di Pertica.
Per maggiori informazioni si vedano i link: 1, 2, 3, 4

PIEMONTE



Ricordiamo il sacrificio di Boris Bradac, sloveno di Trieste, fucilato a Rocca Canavese (Torino) il 26 marzo 1945. A lui è dedicata la sezione ANPI di Chivasso (Torino). Nelle foto che seguono, una medaglia commemorativa e una immagine dei funerali di Bradac ((
fonte)):

IMG/bradac_medaglia.jpg IMG_sma/bradac_funerali.jpg

Velizar – o piuttosto Veliša, se trattasi dello stesso partigiano ricordato al Sacrario di SansepolcroDabanović, inumato al Cimitero di Torino, garibaldino della 46.ma Brigata, II Divisione Garibaldi, "ufficiale jugoslavo", era nato il 7/4/1922 a Podgorica (Montenegro). Cadde eroicamente il 15/9/1944 sulle alture di Fé (Ceres, Valli di Lanzo) nel contrattacco contro i nazifascisti per la riconquista della località, come ricordato sul retro della fotografia che riportiamo di seguito ((fonte: Archivio fotografico del Centro di documentazione di Storia contemporanea e della Resistenza "Nicola Grosa" di Lanzo Torinese, faldone dedicato a Vottero Fin Tino. Segnalazione di Mimmo Antonietti, collaboratore dello stesso Centro, che ringraziamo.))

IMG_sma/dabanovic.jpg


Sulla brigata italo-slavo-francese ISLAFRAN – classificata poi come 212^ Brigata Garibaldi "Maruffi" – si veda l'omonimo libro di Ezio Zubbini. La foto seguente, tratta dalla pagina facebook curata dall'Autore, immortala il distaccamento slavo-russo "Katiuscia" della brigata:
IMG/islafran_slavorussi.jpg

Altre foto, una sintesi dei contenuti del libro, e l'annuncio di un documentario di Maurizio Bongioanni tratto dal libro, nel bell'articolo di Roberto di Caro "Islafran, l'incredibile storia della Resistenza censurata" (su L'Espresso online del 23 aprile 2018). Aggiornamento luglio 2018 – il documentario è adesso visibile online:




Torino 27 settembre 2016, presentazione del libro ISLAFRAN di Ezio Zubbini (locandina / evento facebook)


ALTRE VICENDE TOSCANE



SULLA FORMAZIONE "LUPI NERI" COMANDATA DA LANCIOTTO BALLERINI:

A Valibona, piccola borgata del comune di Calenzano, posta alle pendici del Monte Maggiore, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1944 ha luogo il primo esempio di Resistenza militare in Toscana: una battaglia combattuta tra la formazione partigiana d'assalto dei "Lupi neri", che aveva trovato rifugio nel fienile del Lastrucci, ed i fascisti repubblichini di Prato, dalla Legione Muti, le camicie nere ed i carabinieri dei comuni limitrofi.

Tra i 17 partigiani, comandati dalla futura Medaglia d'Oro Lanciotto Ballerini, erano presenti gli jugoslavi Tommaso (Toma?) Bertović, di Belgrado - ventenne, ex prigioniero jugoslavo scappato dal carcere dopo l'8 settembre 1943,
viene catturato e seviziato; evaso dal carcere delle Murate di Firenze si era riunito ai partigiani a Monte Morello; sarebbe poi caduto nel corso della liberazione di Firenze ((fonte: F. Conti, pres. sez. ANPI "Lanciotto Ballerini" di Campi Bisenzio)) - e Antonio (Ante? Antun?) "Toni" Petrović - di Ogulin (Croazia), classe 1925, riuscì a sfuggire all’accerchiamento e si aggregò ai partigiani pratesi della zona di Galciana.
Tra gli altri, Ballerini è ucciso; in 9 riescono a sfuggire ai nazifascisti. ((fonte1 fonte2 fonte3 Patria Indipendente, 23 febbraio 2003))


SULLA BRIGATA GARIBALDI "GUIDO BOSCAGLIA":

Sulla presenza di jugoslavi nella Brigata Garibaldi d'Assalto XXIII-bis "Guido Boscaglia" - operante tra Massa Marittima, Siena, Colle Val d'Elsa e Pisa - P. Fornaciari ci informa che sono reperibili informazioni dalle fonti Martufi 1980 e Merlo 2003. Riprendiamo in effetti la testimonianza di Alfredo Merlo "Biondo":

"Ricordo che incontrai subito quattro slavi, solo uno parlava italiano; egli si dimostrò di grandissimo livello politico e cuturale; con lui stabilii un legame di amicizia ferreo, che ho tenuto fino a che non è morto e successivamente con la moglie. Gli altri dopo la Liberazione non li ho più visti e non perchè non li abbia cercati. Ho avuto solo notizie epistolari da Matteo e dai familiari di uno dei tre slavi che, dopo essere ritornato in Jugoslavia, si era arruolato tra i partigiani di Tito e morì al fronte." ((Merlo 2003))

Merlo riporta quindi stralci dalle lettere inviategli "dai compagni slavi nel corso degli anni dopo la fine della lotta partigiana", in particolare dal "compagno Nate Alić ‘Matteo’" (Split 16.II.1959) e "dal compagno Frano Boroje ‘Dante’" (da Split, datata 16.X.1947, e da Dubrovnik, datata 17.III.1980). Quest'ultimo tra l'altro ricorda i suoi trasferimenti tra le carceri italiane durante la guerra:

"Kopar [Capodistria], Trieste, Venezia, Bologna [...] fino a carcere di Pisa dove sono stato secretario di comitato di Partito in carcere, mentre su l’organizzazione ero il commissario politico. Nostra organizzazione militare nel carcere (Pisa) era quattro departi (scuadre) e stata molto conspirativa perchè si preparava per fugire dal prigione. Abbiamo avuto e vincoli con Partito comunista italiano verso compagno FRATTINI (mi pare che era secretario di comitato provinciale di Toscana) anche carcerato in carcere a Pisa 8.9.1943 in vigiglia di capitulazione fascismo, abbiamo dissarmato le guardie di prigione, scapato con il compagno Frattini per le foreste fra Pisa e Lucca (dietro S. Giuliano Terme) e con tanti pertutbazioni [perturbazioni = peregrinazioni, traversie] per una decina di giorni sono arrivato in un campamento di partigiani nelle foreste di Massa Marittima dove era comandante ca. [il compagno] Chirici [Mario] e poi sono arrivato nel campamento della 23^ Brigata d’assalto Garibaldi dove era comandante compagno Bargagna. In questa brigata ero nominato capo di prima squadra nella prima compagnia dove era comandante dott. Giorgio Stoppa."

Proprio nel "gruppo Stoppa" Merlo aveva incontrato gli jugoslavi per la prima volta:

"C’erano inoltre quattro slavi ‘Dante’ (Frano Boroje), laureato; seppi il suo vero nome soltanto dopo la guerra, perchè ci scambiammo delle lettere; ‘Matteo’  (Nate Alić): non so cosa facesse nella vita civile, però seppi che dopo il passaggio del fronte, rientrò in Jugoslavia e divenne ufficiale dell’esercito slavo; era il più rude, il più convinto e determinato dal punto di vista politico. ‘Miro’ (Miroslav Pescara): un uomo piccolo molto taciturno, di professione marinaio, svolgeva servizio su un battello che navigava sul Danubio. C’era anche ‘Mile’ (Milenko Roman), un ragazzone molto alto e sempre allegro con una faccia molto giovanile. (Mile morì in seguito durante la Resistenza in Jugoslavia).
Dei quattro slavi soltanto ‘Dante’ parlava in italiano
[...] la mente politica più interessante, più preparata era ‘Dante’, che impartiva gli indirizzi di carattere politico sia a noi italiani sia agli slavi.”
((Merlo 2003 p.55))

Secondo lo stesso Alfredo Merlo (testimonianza orale raccolta da G. Angeli nel novembre 2011) dopo l'8 settembre anche un folto gruppo di slavi reclusi nel carcere di Volterra e da lì fuggiti si aggregarono ad alcuni distaccamenti della Brigata Boscaglia. Analogamente, "transitarono" nella formazione di Merlo (ma solo per pochissimo tempo e molti mesi dopo) alcuni jugoslavi che assieme ad altre decine di prigionieri politici erano stati liberati dal carcere di San Gimignano grazie all'azione partigiana compiuta il 10 giugno 1944. L'elenco di questi ultimi ((Fonte: Pasqualetti 1993 pp.191-192)) riporta 72 nominativi tra cui molti stranieri (greci o ciprioti, anglosassoni, eccetera) ed in particolare (da noi traslitterati e riordinati alfabeticamente):
Arsenyrvic Dranislvac (Arsenijević Branislavac?)
Babović Milipov
Bosković Branko
Bosković Sveltko (Svjetko?)
Droloniaka (sic) Radomir
Gubevinić Pavle
Knesevic Luibo (Knežević Ljubo)
Lazarenić Milija
Martović Milesov
Petrović Mirko
Popović Miloran (Milorad?)
Radascievic Radascia (Radašević Radaša o Radoš)
Strugar Vaso
Tomasfevic (Tomašević?) Laso
Trufunoric Nilo (Trifunović Milo?)
Vuesic (Vuješi
ć?) Rajko

Il Comando della "Boscaglia" si installò nelle macchie del comune di Radicondoli. In questa zona, il 26 giugno1944 operavano i tedeschi, che annotarono: ''Ricognizione sulle bande nella zona di Radicondoli. Nel corso di questa azione è stato catturato un prigioniero, un bandito serbo [sic] appartenente ad una sorta di comando di formazione per la lotta partigiana.'' ((Fonte tedesca:  3^ Divisione di Granatieri corazzati - 3^ Compagnia del 3° Battaglione del Genio - reperita da Aldo Montalti.))
Apparentemente in data 3.7.1944 la Brigata "continuava ad avere contatti con il comandante [statunitense] residente a Montieri [GR] e chiedeva istruzioni a proposito dei 19 jugoslavi che erano nella brigata e per i quali le autorità americane presero provvedimenti abbastanza rapidi facendoli partire con i prigionieri russi''. ((Fonte: Aldo Montalti, sulla base di appunti del ricercatore storico Carlo Groppi di Castelnuovo di Val di Cecina (già sindaco dello stesso Comune).))


SULLA III BRIGATA "CAMICIA ROSSA":

La presenza jugoslava negli organici della IIIa Brigata "Camicia Rossa" (comandante capitano Chirici Mario, operante nel triangolo Massa Marittima - Suvereto - Golfo di Follonica) appare confermata da una testimonianza scritta e autografata del partigiano Mauro Tanzini, oggi deceduto, che, in proposito, afferma testualmente: "il giorno del rastrellamento [del Frassine, comune di Monterotondo Marittimo (GR) dove furono trucidati 5 partigiani che, feriti e a munizioni finite, si erano arresi] del 16 febbraio 1944 [la formazione partigiana] aveva un organico di 65 elementi [seguono i nomi delle località toscane di provenienza ...] e 8 prigionieri fuggiti dai campi di prigionia tedeschi: 1 inglese, 3 slavi, 4 russi". Nello stesso senso va la testimonianza orale del partigiano Luigi Tartagli "Gigi" che ha recentemente (gennaio 2012) dichiarato che, nell'ultimissimo periodo di operatività della Brigata, anche degli slavi erano con lui nella formazione. Non molti, ma presenti: fuggivano alla spicciolata dalle squadre dei lavoranti militarizzati (probabilmente la "Todt") e si rifugiavano alla macchia, unendosi ai partigiani.
La Brigata si sciolse a fine giugno 1944, dopo la liberazione della zona. A posteriori - e all'insaputa di molti partigiani che la componevano! - essa fu indicata come parte del "VII Gruppo Bande" comandato dal colonnello Adalberto Croci, una formazione badogliana che dunque, in quanto tale, poco aveva a che spartire con l'orientamento maggioritario nella "Camicia Rossa". Dagli elenchi in nostro possesso si desume l'inquadramento nella "Camicia Rossa" di molti stranieri, soprattutto sovietici ed almeno sei polacchi; non c'è invece modo di riconoscere gli jugoslavi a partire dai nomi elencati. ((Fonte: Aldo Montalti, che ringraziamo))


SULLA "BANDA ARMATA MAREMMANA":

In un elenco della "Banda Armata Maremmana"
(B.A.M.), operante nel Sud-Est della provincia di Grosseto (fino a Manciano e Sorano) si trovano nomi trascritti i seguenti nomi ((Fonte: Aldo Montalti, che ringraziamo)):
KREBIC ANDREA  Banda Armata Maremmana
( B.A.M. ) - GR Partig. Combattente Iugoslavia  dal 06/03/1944 al 25/06/1944
MARECIK FRANCESCO  Banda Armata Maremmana ( B.A.M. ) - GR Partig. Combattente Iugoslavia  dal 06/03/1944 al 25/06/1944



Ultimo aggiornamento di questa pagina: 25 novembre 2018
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