Cap.6: Più a Nord
Questo capitolo è stato redatto insieme da
Susanna Angeleri e Andrea Martocchia
LE VICENDE
DEI "RENICCESI"
LA XXIII BRIGATA GARIBALDINA "PIO BORRI"
(...) Le
informazioni che qui riportiamo sul "Pio Borri" sono tratte da
un testo scritto nel dopoguerra da Antonio Curina. ((Curina 1957.)) Curina fu partigiano
nella zona col nome di battaglia "Bruno": nella Resistenza
ebbe responsabilità organizzative. Fu poi il primo
sindaco di Arezzo dopo la Liberazione, dal 16 luglio 1944, per
il Partito d’Azione. Nel suo resoconto, scritto come un diario
dei fatti avvenuti ad Arezzo e Provincia nell’inverno,
primavera ed estate del 1944, sono forniti due elenchi di
“stranieri” nella Pio Borri.
Da questa fonte evinciamo che del I Battaglione facevano parte
i seguenti ex prigionieri di guerra: ((L'elenco è stato
da noi corretto spec. attraverso il confronto con gli elenchi
del Sacrario di Sansepolcro.))
1)
Raček
Stefano - sloveno (("Recek" in [29]. ))
2) ? Valentino - sloveno
3) Skuli (evidentemente Škulj) Jože - sloveno
4) Firman Anton
- sloveno
5) ? Alois - sloveno ((Forse "Hag", cfr. [29].))
6) ? Miro - sloveno
7) Kovačič Jože - sloveno
8) Rovačič Slauk? - sloveno ((Kovačić Slavio (Slavko?)
secondo [29].
))
9) Ianoshi? Lado - sloveno ((Lanovski secondo [29].
))
10) Bajda Hermen - sloveno ((Hermann secondo [29].
))
11) Brjk Viljem - sloveno ((Bzik William secondo [29].
))
12) Bunder Karel - sloveno
13) ? Milan - sloveno ((Forse Paterlin (o Peterlin), cfr. [29].
))
14) Bordon Rade - sloveno
15) Bordon Dušan
((Abbiamo qui un anacronismo, poichè Bordon, ucciso
come abbiamo visto il 13/4, è elencato tra gli
appartenenti al I Battaglione della "Pio Borri", che secondo
Curina 1957 fu costituito solo il
15/5... L'anacronismo è solo apparente in quanto la
costituzione del Battaglione il 15 maggio è meramente
formale: questi partigiani erano già attivi sotto
altre denominazioni (spesso le "bande" erano indicate
semplicemente con il nome del loro comandante). D'altronde
la natura "amebica" delle formazioni partigiane,
specialmente nelle fasi iniziali della Resistenza, è
stata da noi discussa anche relativamente ad altre zone (...): tale natura
era del connaturata al movimento, visto che questo aveva
avuto una nascita spontanea e fu costituito sempre solamente
da volontari.))
16) Bombač Jože - sloveno ((Già menzionato
perchè ricordato da Bukovac tra i suoi compagni di
reclusione.))
17) Skelj Jože ((Da non confondere
con il (3), cfr. [29].
))
18) Mihelič Franc - sloveno, risulta tra i caduti elencati
nel Sacrario di Sansepolcro
19) Gostes Jože - sloveno
20) Vauter Jože - sloveno
21) Jerman Franc - sloveno
22) Campa (o Kampa o Čampa) Franc - sloveno
23) Sega ? - sloveno ((Sega Viktor secondo [29].
))
24) Malanar Julij - sloveno ((Malmar secondo [29].
))
25) Hacevar Henrih - sloveno ((Hocedar secondo [29].
))
26) Pierz Aloiz - sloveno
27) Spitelic o Spitelič ? - sloveno
28) ? Andrej - sloveno
29) ? Marke - sloveno
30) Pelovič Luka - sloveno ((Morto
come Bordon, vedi sopra.))
31) Vulović ? - montenegrino
32) Kofini (forse Kofinj) - serbo
33) Albin ? - polacco
34) Rudy Müller - tedesco ((Rudolph secondo [29].
))
35) Vasilj ? - russo
36) Kaprol Drago - "slavo" (probabilmente jugoslavo)
37) Peter ? - russo
38) Ivan ? - russo
Il II Battaglione della "Pio Borri", denominato "Favalto",
nasce dalla fusione di vari nuclei partigiani sparsi nella
zona montana compresa fra le rotabili Arezzo-Sansepolcro,
Umbertide-Cortona e Castiglion Fiorentino - Arezzo. Il
"Favalto" inizia operazioni di guerriglia nella zona compresa
fra le strade che uniscono Arezzo, Palazzo del Pero,
Monterchi, Sansepolcro, Città di Castello, Trestina,
Abbadia di Petroia, Morra, Cortona, Castiglion Fiorentino,
Arezzo. Esso è così strutturato:
a) Compagnia comando “Palazzo del
Pero” formata dal personale del comando di
battaglione, dalla squadra volante, da squadre di ex prigionieri
alleati, slavi e disertori nazifascisti, dal plotone
guerriglieri nazionali, dalla centrale informazioni, dal campo
prigionieri ed ospedaletto di Marzana;
b) Quattro compagnie di guerriglieri e cioè:
1ª compagnia
“Favalto”
2ª compagnia
“Castiglion Fiorentino”
3ª compagnia
“Morra”
4ª
compagnia “Poggioni”
Del II Battaglione fanno parte i seguenti ex prigionieri di
guerra:
1) Andolšek Andrea - "slavo" (probabilmente
sloveno)
2) Corljak Marko -
"slavo" ((Curljak secondo [29].
))
3) Danfidew Nicola -
russo
4) Doskiew Michele -
russo
5) Polmikoff Nicola -
russo
6) Kalincin Andrea -
russo
7) Kasarin Nicola -
russo
8) Klicević Leonardo -
russo ((Klicović secondo [29].
))
9) Konfino Nisim -
"slavo" ((Nisin secondo [29].
))
10) Pietucoff Timoff -
russo
11) Stonko Francesco -
"slavo" ((Stanko secondo [29].
))
12) Stonko Maurinani -
"slavo"
13) Peceli Pietro -
ungherese
14) De Brandejus V. Ago
- brasiliano
Sono elencati inoltre quattro inglesi.
CON LA VIII BRIGATA GARIBALDI IN
ROMAGNA
EMILIA,
LOMBARDIA, PIEMONTE, LIGURIA ...
[...
p.206:] Ettore Troilo ebbe
modo di scrivere:
[...] Eravamo
entrati in collegamento con Stanislavo Roc [Roč? Rok?], che
svolgeva servizio di informazioni sul
fronte dove operava. Nei pressi della Casa San Martino
[sul fiume Senio], una intera compagnia
tedesca fu impegnata contro il II
plotone della IV compagnia della Brigata “Maiella”,
il cui comandante rimase seriamente
ferito. In quella circostanza (gennaio 1945) allo
jugoslavo venne affidato il comando, che assunse
con alto spirito di valore e, con l’esempio e con
l’azione, fece avanzare l’intero reparto contro numerose
forze nemiche, sconfiggendole e conquistando
un’importante posizione. Il suo petto è fregiato
di una medaglia di bronzo al valor militare...
[... p.209:] La nostra
fonte (Franzini 1977)
riporta (a p.84) la foto di una lapide nel cimitero di
Castell’Arquato, presso Piacenza, recante il nome di
un “partigiano slavo caduto” il 25/1/1945: Zdravković
Stefano. I dati sulle altre province della
Emilia-Romagna sono contenuti nello schema che
riportiamo di
seguito [ERRATA: si intende su questo sito internet, non nel
libro], tratto dalla stessa fonte.
(...) << Con le sue
Divisioni il compagno "Miro" prese parte alla
liberazione di Genova e ne fu Comandante della Piazza al
termine del conflitto. Le formazioni di "Miro" fecero
prigioniera una intera divisione tedesca di circa 26mila
uomini e giunsero in città 8 giorni prima delle
truppe alleate [nostra sottolineatura].
L'attacco di queste Divisioni garibaldine, guidate dal
Comandante jugoslavo, ebbe inizio il 21 aprile e si
concluse il giorno 25.
Anton Ukmar, per il suo eroismo, è stato decorato
dell'Alta Onoreficenza americana "Stella di bronzo" ed
eletto cittadino onorario di Genova. >> Il testo appena
citato, tratto da una pubblicazione jugoslava, ((Bressan 1964, Cap.XXXII: Partigiani jugoslavi in
Italia.)) è
accompagnato da una
fotografia presa
durante la sfilata delle unità
partigiane a Genova appena liberata, nella quale si vede
Ukmar. Un ritratto più chiaro di Ukmar appare
invece nell'opera enciclopedica diretta da Pietro
Secchia: ((L.Ma. 1976.))
lo riproduciamo [FOTO SOTTO] in questa pagina.
Anton "Miro" Ukmar (L.Ma. 1976).
Partigiani Jugoslavi erano anche presenti nella Brigata Muccini,
operante presso Sarzana, e furono coinvolti nella
vicenda dell'eroe tedesco Rudolf Jacobs. ((fonte: M. De
Luca, ricercatore storico per il soggetto del docufilm
di A. Giannarelli "Tradimento", trasmesso su Rai3 nel
40° della Liberazione, che cita anche un
libro ed un film in corso di
realizzazione sulla figura di Jacobs))
Relativamente
alla zona del Bergamasco, segnaliamo la vicenda del
partigiano di origine italo-slovena Paolo/Pavlo Poduje
“Moicano” e la questione della strage di
Rovetta, trattate in Bendotti 2008.
Per
quanto invece riguarda la Resistenza in Piemonte si
veda il sacrificio di Boris Bradac, sloveno di Trieste,
fucilato a Rocca Canavese (TO) il 26 marzo 1945. A lui
è dedicata la sezione
ANPI di Chivasso (TO). Nelle foto che seguono,
una medaglia commemorativa e una immagine dei funerali
di Bradac ((fonte)):

ALTRE VICENDE
TOSCANE
SULLA FORMAZIONE
"LUPI NERI" COMANDATA DA LANCIOTTO BALLERINI:
A Valibona, piccola borgata del comune di
Calenzano, posta alle pendici del Monte Maggiore,
nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1944 ha luogo
il primo esempio di Resistenza militare in
Toscana: una battaglia combattuta tra la formazione
partigiana d'assalto dei "Lupi neri", che
aveva trovato rifugio nel fienile del Lastrucci,
ed i fascisti repubblichini di Prato, dalla
Legione Muti, le camicie nere ed i carabinieri dei
comuni limitrofi.
Tra i 17
partigiani, comandati dalla futura Medaglia d'Oro
Lanciotto Ballerini, erano presenti gli jugoslavi
Tommaso (Toma?)
Bertović, di Belgrado - ventenne, ex
prigioniero jugoslavo scappato dal carcere dopo
l'8 settembre 1943, viene catturato e
seviziato; evaso dal carcere delle Murate di Firenze
si era riunito ai partigiani a Monte
Morello; sarebbe poi caduto nel corso della
liberazione di Firenze ((fonte: F. Conti, pres.
sez. ANPI "Lanciotto Ballerini" di Campi
Bisenzio)) - e Antonio
(Ante? Antun?) "Toni" Petrović - di Ogulin
(Croazia), classe 1925, riuscì a sfuggire
all’accerchiamento e si aggregò ai partigiani
pratesi della zona di Galciana.
Tra gli altri, Ballerini è ucciso; in 9
riescono a sfuggire ai nazifascisti. ((fonte1
fonte2
fonte3
Patria Indipendente,
23 febbraio 2003))
SULLA BRIGATA
GARIBALDI "GUIDO BOSCAGLIA":
Sulla presenza di jugoslavi nella Brigata Garibaldi
d'Assalto XXIII-bis "Guido Boscaglia"
- operante tra Massa Marittima, Siena, Colle Val
d'Elsa e Pisa - P. Fornaciari ci informa che sono
reperibili informazioni dalle fonti Martufi 1980
e Merlo 2003. Riprendiamo in
effetti la testimonianza di Alfredo Merlo "Biondo":
"Ricordo che incontrai subito quattro slavi,
solo uno parlava italiano; egli si
dimostrò di grandissimo livello politico
e cuturale; con lui stabilii un legame di
amicizia ferreo, che ho tenuto fino a che non
è morto e successivamente con la moglie.
Gli altri dopo la Liberazione non li ho
più visti e non perchè non li
abbia cercati. Ho avuto solo notizie epistolari
da Matteo e dai familiari di uno
dei tre slavi che, dopo essere ritornato in
Jugoslavia, si era arruolato tra i partigiani di
Tito e morì al fronte." ((Merlo 2003))
Merlo riporta quindi stralci dalle
lettere inviategli "dai compagni slavi nel corso degli anni
dopo la fine della lotta partigiana", in
particolare dal "compagno Nate Alić ‘Matteo’"
(Split 16.II.1959) e
"dal compagno Frano Boroje
‘Dante’" (da Split, datata
16.X.1947, e da Dubrovnik, datata
17.III.1980). Quest'ultimo tra l'altro ricorda
i suoi trasferimenti tra le carceri italiane
durante la guerra:
"Kopar
[Capodistria], Trieste, Venezia, Bologna
[...] fino
a carcere
di Pisa dove sono stato
secretario di comitato di Partito in
carcere, mentre su l’organizzazione ero
il commissario politico. Nostra
organizzazione militare nel carcere
(Pisa) era quattro departi (scuadre) e
stata molto conspirativa perchè
si preparava per fugire dal prigione.
Abbiamo avuto e vincoli con Partito
comunista italiano verso compagno
FRATTINI (mi pare che era secretario di
comitato provinciale di Toscana) anche
carcerato in carcere a Pisa 8.9.1943 in
vigiglia di capitulazione fascismo,
abbiamo dissarmato le guardie di
prigione, scapato con il compagno
Frattini per le foreste fra Pisa e Lucca
(dietro S. Giuliano Terme) e con tanti
pertutbazioni [perturbazioni
= peregrinazioni, traversie] per una
decina di giorni sono arrivato in un
campamento di partigiani nelle foreste
di Massa Marittima dove era comandante
ca. [il compagno] Chirici [Mario] e poi sono
arrivato nel campamento della 23^
Brigata d’assalto Garibaldi dove era
comandante compagno Bargagna. In questa
brigata ero nominato capo di prima
squadra nella prima compagnia dove era
comandante dott. Giorgio Stoppa."
Proprio nel "gruppo Stoppa"
Merlo aveva incontrato gli jugoslavi
per la prima volta:
"C’erano
inoltre quattro slavi ‘Dante’ (Frano
Boroje), laureato; seppi il suo vero nome
soltanto dopo la guerra, perchè ci
scambiammo delle lettere; ‘Matteo’
(Nate Alić): non so cosa facesse nella
vita civile, però seppi che dopo il
passaggio del fronte, rientrò in
Jugoslavia e divenne ufficiale
dell’esercito slavo; era il più
rude, il più convinto e determinato
dal punto di vista politico. ‘Miro’
(Miroslav Pescara): un uomo
piccolo molto taciturno, di professione
marinaio, svolgeva servizio su un battello
che navigava sul Danubio. C’era anche ‘Mile’
(Milenko Roman), un ragazzone
molto alto e sempre allegro con una faccia
molto giovanile. (Mile morì in
seguito durante la Resistenza in
Jugoslavia).
Dei quattro slavi soltanto ‘Dante’ parlava
in italiano [...] la mente
politica più interessante,
più preparata era ‘Dante’, che
impartiva gli indirizzi di carattere
politico sia a noi italiani sia agli
slavi.” ((Merlo 2003 p.55))
Secondo lo
stesso Alfredo Merlo (testimonianza orale raccolta
da G. Angeli nel novembre 2011) dopo l'8 settembre
anche un folto gruppo di slavi reclusi nel carcere di Volterra
e da lì fuggiti si aggregarono ad alcuni
distaccamenti della Brigata Boscaglia. Analogamente,
"transitarono" nella formazione di Merlo (ma solo
per pochissimo tempo e molti mesi dopo) alcuni
jugoslavi che assieme ad altre decine di prigionieri
politici erano stati liberati dal carcere di San
Gimignano grazie all'azione partigiana
compiuta il 10 giugno 1944. L'elenco di questi
ultimi ((Fonte: Pasqualetti 1993
pp.191-192)) riporta 72 nominativi tra cui molti
stranieri (greci o ciprioti, anglosassoni, eccetera)
ed in particolare (da noi traslitterati e riordinati
alfabeticamente):
Arsenyrvic
Dranislvac (Arsenijević
Branislavac?)
Babović
Milipov
Bosković Branko
Bosković
Sveltko (Svjetko?)
Droloniaka (sic)
Radomir
Gubevinić
Pavle
Knesevic Luibo
(Knežević Ljubo)
Lazarenić
Milija
Martović
Milesov
Petrović
Mirko
Popović
Miloran (Milorad?)
Radascievic Radascia
(Radašević
Radaša o Radoš)
Strugar Vaso
Tomasfevic (Tomašević?)
Laso
Trufunoric Nilo
(Trifunović Milo?)
Vuesic (Vuješić?)
Rajko
Il
Comando della "Boscaglia" si installò nelle
macchie del comune di Radicondoli. In questa zona,
il 26 giugno1944 operavano i tedeschi, che
annotarono: ''Ricognizione
sulle bande nella zona di Radicondoli. Nel corso
di questa azione è stato catturato un
prigioniero, un bandito serbo [sic] appartenente
ad una sorta di comando di formazione per la
lotta partigiana.'' ((Fonte
tedesca: 3^ Divisione di Granatieri
corazzati - 3^ Compagnia del 3° Battaglione
del Genio - reperita da Aldo
Montalti.))
Apparentemente
in data 3.7.1944 la Brigata "continuava ad avere
contatti con il comandante [statunitense] residente a
Montieri [GR] e chiedeva istruzioni a proposito dei
19 jugoslavi
che erano nella brigata e per i quali le
autorità americane presero provvedimenti
abbastanza rapidi facendoli partire con i
prigionieri russi''. ((Fonte: Aldo
Montalti, sulla base di
appunti del ricercatore storico Carlo Groppi di
Castelnuovo di Val di Cecina (già sindaco
dello stesso Comune).))
SULLA III BRIGATA "CAMICIA ROSSA":
La presenza jugoslava negli organici della
IIIa Brigata
"Camicia Rossa" (comandante capitano
Chirici Mario, operante nel triangolo Massa
Marittima - Suvereto - Golfo di Follonica) appare
confermata da una testimonianza scritta e
autografata del partigiano Mauro Tanzini, oggi
deceduto, che, in proposito, afferma testualmente:
"il giorno del
rastrellamento [del Frassine, comune di
Monterotondo Marittimo (GR) dove furono trucidati
5 partigiani che, feriti e a munizioni finite, si
erano arresi] del
16 febbraio 1944 [la formazione
partigiana] aveva
un organico di 65 elementi [seguono i
nomi delle località toscane di provenienza
...] e 8
prigionieri fuggiti dai campi di prigionia
tedeschi: 1 inglese, 3 slavi, 4 russi". Nello stesso
senso va la testimonianza orale del partigiano
Luigi Tartagli "Gigi" che ha recentemente
(gennaio 2012) dichiarato che,
nell'ultimissimo periodo di operatività
della Brigata, anche degli slavi erano con lui
nella formazione. Non molti, ma presenti:
fuggivano alla spicciolata dalle squadre dei
lavoranti militarizzati (probabilmente la
"Todt") e si rifugiavano alla macchia,
unendosi ai partigiani.
La Brigata si
sciolse a fine giugno 1944, dopo la
liberazione della zona. A posteriori - e
all'insaputa di molti partigiani che la
componevano! - essa fu indicata come parte del
"VII Gruppo Bande" comandato dal colonnello
Adalberto Croci, una formazione badogliana che
dunque, in quanto tale, poco aveva a che
spartire con l'orientamento maggioritario
nella "Camicia Rossa". Dagli elenchi
in nostro possesso si desume l'inquadramento
nella "Camicia Rossa" di molti stranieri,
soprattutto sovietici ed almeno sei polacchi;
non c'è invece modo di riconoscere gli
jugoslavi a partire dai nomi elencati.
((Fonte: Aldo
Montalti, che ringraziamo))
SULLA "BANDA ARMATA MAREMMANA":
In un
elenco della "Banda
Armata Maremmana" (B.A.M.), operante
nel Sud-Est della provincia di Grosseto (fino
a Manciano e Sorano) si trovano nomi
trascritti i seguenti nomi ((Fonte: Aldo
Montalti, che ringraziamo)):
KREBIC
ANDREA Banda Armata Maremmana ( B.A.M. ) - GR Partig.
Combattente Iugoslavia dal 06/03/1944 al
25/06/1944
MARECIK
FRANCESCO Banda Armata Maremmana (
B.A.M. ) - GR Partig. Combattente
Iugoslavia dal 06/03/1944 al 25/06/1944
Ultimo aggiornamento di questa pagina: 3
marzo 2012
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