Ottobre 1944: i giovanissimi
        combattenti che, nelle file della Seconda Brigata Proletaria,
        hanno preso parte ai combattimenti per la liberazione di
        Belgrado, posano soddisfatti per la foto-ricordo (dal libro:
        Pokret!, di A. Clementi, ed. ANPI Roma, 1989)

P A R T I G I A N I !

Una iniziativa internazionale ed internazionalista
nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo




ITA  +  FRA  +  SLO  +  JUG


ALTRI DOCUMENTI E MATERIALI
SUL 60.MO ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
E SULLE PROBLEMATICHE CONNESSE


riceviamo e volentieri pubblichiamo



Indice:


15. ITA   Le pensioni di Salò: un importante intervento di Enzo Collotti

14. SLO + ITA   Trst/Trieste 14.-15./12: MEJE, ODPORNISTVO, SPOMINI

13. ITA   Iniziativa italo-tedesca per la memoria a Costermano

12. ITA   In 250 sui percorsi della Resistenza (ANPI Giovani, Sarzana)

11. ITA   La Liberazione comincia da Sud (Ediz. La Città del Sole)

10. ITA   CREMONA 30 APRILE 2005: CONTRO LA PRESENZA IN PUBBLICO DI ELEMENTI E ORGANIZZAZIONI NAZIFASCISTE, RIVENDICHIAMO IL DIRITTO A RESISTERE

9. FRA    Jour de la libération - 8 mai 2005 - jour de victoire (F.I.R.)

8. ITA    Il mercato chiede foibe, Repubblica risponde (R. Pignoni)

7. ITA    Una nuova PETIZIONE, promossa da un gruppo di studiosi di Storia, contro l'imminente approvazione di una legge sullo status di militari combattenti ai seguaci della Repubblica Sociale Italiana

6. ITA    IL CONTRIBUTO BULGARO ALLA LIBERAZIONE DELL'EUROPA  SUD-ORIENTALE DAL NAZIFASCISMO: Iniziativa a VERONA - SABATO 19 MARZO 2005, ORE 15.00
Associazione Bulgaria-Italia

5. ITA    La PETIZIONE dell'ANPPIA contro il disegno di legge che prevede il riconoscimento dei militari di Salò come esercito belligerante

4. ITA    Invito all'ascolto di "Le storie di Stanka e Maria"
Opera Nomadi / Radio Parole

3.
ITA    A PROPOSITO DEL FILMATO IL CUORE NEL POZZO IN PROGRAMMAZIONE RAI
Comitato contro le falsificazioni storiche (Trieste)

2. ITA + SLO Iniziativa dell'Associazione Promemoria su "Il cuore nel pozzo" / Promemoria - Društvo za zašcito vrednot protifašizma in protinacizma

1. ITA    Dall'Associazione di Amicizia Italia-Cuba


Collegamenti ulteriori:

ITA  da Torino: Convegno e materiali sulla figura di PIETRO SECCHIA
--> resistenzaaccusa.htm

ITA  Testi di Claudio Sommaruga e Gino Candreva:
14 lager e 75 no / Una storia "affossata" (sulla vicenda degli IMI - "Internati militati italiani") / Recensione al "Cuore nel Pozzo"
--> http://www.resistenza.org/Materiali.htm


ITA  60° anniversario della Resistenza: ricordare il passato vigilando contro i pericoli del presente e del futuro
Celebrazione tenuta da Sergio Ricaldone insieme a Giovanni Pesce e Nori Brambilla il 2 giugno 2005 a Cologno Monzese.
--> http://www.resistenze.org/sito/te/cu/an/cuan5l21.htm

I
TA 
Comunicato del KKE (Partito Comunista di Grecia) contro la falsificazione della storia

--> http://www.resistenze.org/sito/te/po/gr/pogr5e15.htm

ITA  Comunicato del PCP (Partito Comunista Portoghese) sul 60.mo della Liberazione
--> http://www.resistenze.org/sito/te/po/pt/popt5e13.htm

ITA  Polemiche nel Partito della Rifondazione Comunista sulle iniziative della maggioranza bertinottiana in merito alle "foibe":
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4327
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4308
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4271
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4196
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3179
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3095
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3088
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/2852
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/2838
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/2830

ITA  APPELLO CONTRO IL RICONOSCIMENTO AI REPUBBLICHINI DELLA QUALIFICA DI BELLIGERANTI
(
Alessandro Rizzo - FORUM ANPI - Rete Civica di Milano)
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4266
La loro legge: SS uguali ai partigiani (W. Settimelli, da L'Unità del 14/2/2005)
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4281

ITA  La mancata estradizione e l'impunità dei presunti criminali di guerra  italiani accusati per stragi in Africa e in Europa
--> http://www.criminidiguerra.it/EstradizBBC.htm
--> http://www.criminidiguerra.it/DocumentiE.htm

ITA 
La Resistenza e il fascismo di Salò nel dibattito sul revisionismo in Italia (di Guido Pisi)
--> http://www.partigiani.de/nachkrieg/pisiit.htm

I
TA
 
Due interventi di una esule istriana sul "
Giorno delle Smemoranze" (10 Febbraio) e sulle vere cause dei drammi con i quali si è conclusa la II Guerra Mondiale
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4255
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4239

I
TA
 
IN MERITO AL FILM “IL CUORE NEL POZZO” PRODOTTO DA ANGELO RIZZOLI PER RAI FICTION:
Foibomania nei media e libri italiani (
Armando Cernjul)
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4233
Dalla redazione de "La Nuova Alabarda" (Trieste - settembre 2004)
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3793
Que viva Novak! (La Plebe - settembre 2004)
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3798

I
TA 
Angelo Del Boca: Intervento nel 59° anniversario dell'Eccidio di Fondotoce (20 giugno 2003)
--> http://www.cnj.it/PARTIGIANI/delboca.htm

ITA  Porrajmos - il genocidio dimenticato (Opera Nomadi)
--> http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4199

ITA  Attorno al libro di Giampaolo Pansa "Il sangue dei vinti" (Tiziano Tussi)
--> http://www.resistenze.org/sito/te/cu/li/culi5a15.htm



I
TA 
ALTRI LINK UTILI SI TROVANO IN FONDO ALLA PAGINA DELLE ADESIONI


Documentazione in distribuzione:

(da richiedere a:   partigiani7maggio @ tiscali.it)





http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/04-Gennaio-2006/art4.html
il manifesto
04 Gennaio 2006
STORIA

Le pensioni di Salò

«Belligeranti» tutti uguali Torna il progetto di legge per riconoscere come militari i combattenti della Rsi. Obiettivo dell'iniziativa è far sancire al parlamento l'equiparazione tra repubblichini e partigiani

Enzo Collotti

Alla vigilia della cessazione dell'attività parlamentare della legislazione prossima a spirare i nostri postfascisti non vogliono perdere l'occasione per lanciare un ultimo velenoso messaggio destinato a infliggere una nuova lesione all'identità resistenziale della nostra repubblica. La riproposizione al Senato del progetto di un provvedimento legislativo tendente al riconoscimento della qualifica di militari belligeranti per coloro che nel periodo 1943-45 prestarono servizio sotto le bandiere della Repubblica sociale non deve passare sotto silenzio.

Non si tratta di un banale provvedimento di ordinaria amministrazione ma di una ennesima insidiosa manovra equiparabile ad un vero e proprio atto eversivo. Obiettivo dell'iniziativa è infatti arrivare a fare sancire dal parlamento della repubblica l'equiparazione tra i combattenti della Rsi e i combattenti per la libertà della Resistenza: un risultato che equivarrebbe ad una sorta di suicidio ideologico del parlamento repubblicano, indotto da una maggioranza priva di senso storico e di responsabilità civica a smentire le proprie origini. Soltanto l'insensibilità istituzionale e l'indifferenza ai valori su cui è stata costruita questa repubblica potrebbero consentire un esito positivo all'iniziativa in questione. Ci si potrebbe anche domandare se i n un paese più attento alla memoria delle proprie origini e meno incline a ipocrisie perdoniste il presidente del Senato non avrebbe dovuto dichiarare irricevibile una proposta di legge che mira a rinnegare i valori su cui è stata fondata la rinascita democratica dell'Italia dopo il fascismo. Si tratta fra l'altro di una iniziativa che nasce anche da premesse false e menzognere, come se la repubblica democratica non avesse dato mai prova di indulgenza nei confronti dei combattenti della Rsi. Sul numero 65 (maggio-giugno del 2005) della rivista Passato e Presente un attento studioso dei nostri ordinamenti militari, Agostino Bistarelli, ricorda le sanatorie e i benefici che non sono stati lesinati nei fatti ai militari della Rsi negli scorsi decenni, al punto che molti di essi furono riassunti in servizio nelle forze armate della repubblica: di quanti partigiani si potrebbe dire altrettanto?

E' evidente che con il provvedimento ora in agenda non si intendono tutelare posizioni individuali ma proporre un provvedimento generale destinato a capovolgere un paradigma interpretativo di fondamentale importanza per l'identità della repubblica antifascista. Il significato infatti del disegno di legge non è di risarcire nessuno: il centro del problema è quella di riabilitare i combattenti della Rsi e attraverso di essi l'intera esperienza della Repubblica sociale di Mussolini. E contemporaneamente, così facendo, si realizza la delegittimazione della Resistenza e della Repubblica che ne è stata l'esito. A questo punto giungerebbe a conclusione anche il processo di lento svuotamento dei contenuti antifascisti della Repubblica tenacemente perseguito dai cosiddetti postfascisti al governo con l'indifferenza ideologica e il consenso di una maggioranza insensibile ai valori e interessata soltanto alla conquista di posizioni di potere senza alcuna pregiudiziale etica né politica.

La posta in gioco non è di poco conto. Non si tratta di salvaguardare prerogative amministrative e piccoli benefici per pochi ma di una questione di principio, che non investe come surretiziamente vorrebbe dare a intendere l'intitolazione del progetto di legge soltanto l'esercito della Rsi, che già di per sé sarebbe grave, ma il complesso delle forze armate della Repubblica sociale, come risulta dalla relazione che accompagna il disegno di legge dalla quale traspare esplicita l'intenzione di ricevere un certificato di buona condotta per i comportamenti di quanti dopo l'8 settembre del 1943 si sono schierati dalla parte di Mussolini e del Terzo Reich. Non si tratta soltanto di ristabilire le coordinate storiche degli eventi di allora ma anche di capire quale memoria si vuole trasmettere con l'autorità di una sanzione parlamentare. Ancora una volta tornano a galla i problemi sollevati dall'ambiguità di chi ha continuato a perseguire ad ogni costo una memoria condivisa di fronte all'arroganza dei nostri postfascisti (ma poi, perché post?), che oltre a volersi presentare come vittime della repubblica democratica, che ha lasciato loro fin troppo spazio consentendo a fior di manigoldi della Rsi di sedere precocemente negli organismi rappresentativi della nostra repubblica, vogliono oggi prendersi la rivincita sulle forze che hanno restituito la libertà a questo paese. Per costoro nessun atto conciliatorio della repubblica sarebbe stato mai sufficiente a mettere a tacere le rivendicazioni di orgoglio patriottico di quanti dopo l'8 settembre hanno scelto di continuare la lotta dalla parte dei nazisti. Dall'amnistia Togliatti ai molti atti di clemenza scaturiti dalle sentenze di una magistratura anche troppo incline a minimizzare la drammaticità di comportamenti criminali a carico di seviziatori di partigiani, di delatori di ebrei e antifascisti, di responsabili di deportazioni risoltesi nella più parte dei casi in viaggi senza ritorno ai campi di sterminio: è su questo che bisognerebbe riflettere prima di considerare normale che gli eredi di questo torbido passato si possono arrogare il diritto di fare il processo alla Resistenza e di portare a conclusione la loro resa di conti con l'antifascismo e con le origini resistenziali del nostro stato.

Bisogna smetterla di indulgere ad atteggiamenti che volendo essere equanimi finiscono per essere equidistanti o peggio, come se si trattasse di giustapporre combattenti al di qua e al di là della linea di demarcazione rappresentata dal fronte alleato e dal fronte nazifascista. Non è un caso che gli studi che negli ultimi anni si vanno moltiplicando sulla Rsi (da Ganapini a Gagliani, da Germinario ai più recenti e più giovani) analizzano con particolare evidenza la specificità della violenza esercitata dai corpi armati (non solo esercito, ma Gnr, bande e polizia, SS) della repubblica di Salò, ben al di là di una rinnovata insorgenza neosquadristica. Non di violenza cieca o folle si deve parlare ma di premeditata violenza politica e ideologica, come è stato opportunamente sottolineato. Era questa la lezione appresa dal nazismo, con la guerra di sterminio all'est e lo sterminio degli ebrei, che le forze armate e il fascismo di Salò si studiarono di imporre anche in Italia dopo l'8 settembre: è di questo che si deve parlare quando si discute dell'equiparazione di combattenti di Salò e di partigiani e non della retorica di fedeltà all'alleanza con la Germania nazista o di cuore e orgoglio patriottico. E' anche per questo che la sfida lanciata ai parlamentari del centro-sinistra e almeno in parte della stessa maggioranza dagli irriducibili del neofascismo può essere battuta soltanto con una convinta battaglia di civiltà e di cultura ispirata alla consapevolezza dei valori che allora si contrapposero e che oggi ancora rappresentano i connotati distintivi di una cultura politica democratica.




Da: sandi volk
Data: Lun 5 dic 2005  09:29:40 Europe/Rome
Oggetto: vabilo na simpoziji/invio a conferenza

Spoštovani/e
Pripenjam vam program simpozija "Meje, odporništvo, spomini", ki bo v Trstu 14. in 15. decembra 2005
Lep pozdrav
za NŠK-OZ
Sandi Volk

Egregi/e
vi allego il programma della coferenza "Confini, resistenze, memorie" che si terrà a Trieste il 14 e 15 dicembre 2005
per la Sezione Storia della Biblioteca nazionale slovena e degli studi
di Trieste
Sandi Volk

---

Istituto regionale
per la storia del movimento di liberazione
nel Friuli Venezia Giulia – Trieste

Narodna in _tudijska knjiznica – Odsek za zgodovino
Biblioteca nazionale slovena di Trieste – Sezione storia

Convegno internazionale di studio
Mednarodni _tudijski posvet

CONFINI, RESISTENZE, MEMORIE
MEJE, ODPORNISTVO, SPOMINI

Trieste, 14 e 15 dicembre 2005                            
                                Trst, 14. – 15. december 2005

Aula magna della Facoltà di Economia (g.c.), p. le Europa 1
Sejna dvorana Ekonomske fakultete, Trg Europa 1


14 dicembre 2005  / 14. decembra 2005, 15 – 18.30

Confini e resistenza nell'Europa meridionale
Meje in odpornistvo v juzni Evropi

- Milan Ristovic (Univerzitet u Beogradu / Università di Belgrado / Univerza v Beogradu),
Tra aiuto ed  interferenza: la Jugoslavia  tra
la lotta di liberazione e la guerra civile in Grecia (1946-1949) -
Pomo_ in vme_avanje: Jugoslavija in civilna vojna v Gr_iji (1946 – 1949)

- Joze Pirjevec (Università di Trieste e Univerza na Primorskem / Università del Litorale – Koper/Capodistria),
Le resistenze slovene (TIGR, OF), le ideologie e i confini - Slovensko odporni_ko gibanje (TIGR, OF), ideologie in meje

- Gianni Perona (Università di Torino / Univerza v Turinu),
Resistenza e società alpine al confine occidentale italiano – Odporni_ko gibanje in dru_ba na italijanski zahodni meji

- Giuseppe Ferrandi (Museo storico in Trento / Zgodovinski muzej v Tridentu),
Ribelli di confine: la Resistenza  in Trentino – Uporniki na meji: Odpornistvo na Tridentinskem


15 dicembre 2005   / 15. decembra 2005, 9 – 12.30

La complessa liberazione nella Venezia Giulia - Primorska
Zapletena osvoboditev Julijske krajine  - Primorske

- Giancarlo Bertuzzi (Università di Trieste / Univerza v Trstu ),
La resistenza italiana a Trieste e la liberazione della città – Italijansko odporni_ko gibanje v Trstu in osvoboditev mesta

- Nevenka Troha (Institut za novej_o zgodovino v Ljubljani / Istituto per la storia contemporanea di Lubiana),
La liberazione di Trieste nella primavera del 1945 e la questione dei confini – Osvoboditev Trsta spomladi leta 1945 in vpra_anje meje

- Georg Meyr (Università di Trieste / Univerza v Trstu),
Gli alleati angloamericani e la liberazione di Trieste – Angloamericki zavezniki in osvoboditev Trsta

- Milan Pahor (Narodna in _tudijska Knjiznica - Odsek  za zgodovino / Biblioteca nazionale slovena di Trieste -   Sezione storia),
Sloveni e italiani  insieme nella liberazione della città di Trieste nella primavera del 1945 (L'azione militare del Comando della città di Trieste e dell'Unità operaia) – Slovenci in Italiijani skupaj v boju za osvoboditev Trsta. Delavska enotnost in Komanda mesta Trst.

- Damijan Gu_tin, (Univerza v Ljubljani / Università di Lubiana),
La lotta di liberazione slovena al confine austriaco e italiano – Slovenski narodnoosvobodilni boj na mejnih obmo_jih Avstrije in Italije. Osvoboditev Primorske.


15 dicembre 2005  /  15. decembra 2005 , 15 - 18.30

 Resistenza: i confini della memoria   
Odporni_ko gibanje: meje spomina

- Olga Manojlovi_ Pintar (Institut za noviju istoriju Srbije / Istituto per la storia contemporanea della Serbia / Institut za
novej_o zgodovino Srbije),
De-costruzioni del passato. I monumenti in Serbia dopo la Seconda guerra mondiale  – Raz – gradnja preteklosti. Spomeniki v Srbiji po drugi svetovni vojni

- Anna Di Gianantonio (Irsml Fvg),
La memoria della Resistenza tra ricordo privato e discorso pubblico – Spomin na odporni_tvo: zasebni spomini in javno pri_evanje

- Marta Verginella (Univerza v Ljubljani / Università di Lubiana),
La memoria degli sloveni del Litorale – Spomin Slovencev na Primorskem

- Christoph H. von Hartungen, (storico, Bolzano / zgodovinar, Bocen),
La memoria dei tedeschi del Sud Tirolo tra glorificazione e rimozione – Spomin ju_nih Tirolcev med poveli_evanjem in pozabo 


È previsto il servizio di traduzione simultanea.
Zagotovljeno je simultano prevajanje.





Iniziativa italo – tedesca "Per la memoria a Costermano"

Comunicato

Nel cimitero militare tedesco di Costermano in provincia di Verona, su una collina che si affaccia sul lago di Garda, sono sepolti 22000 soldati della Wehrmacht e militi delle SS. Non tutti condivisero progetti e pratiche criminali del nazismo. Molti si videro costretti a divenire strumenti di una guerra di aggressione contro le loro convinzioni. Condividiamo il lutto per tanti soldati di leva, spesso giovanissimi, mandati a morire per il Reich hitleriano. Ma a Costermano sono sepolti anche responsabili e esecutori del programma nazista di "eutanasia" e dei campi di sterminio di Treblinka, Belzec, Sobibor, Majdanek. Assieme a militari coinvolti nelle stragi di civili in Italia. Ciò nonostante tutti i caduti vengono presentati come "vittime della guerra". Fino all'estate scorsa venivano menzionati in "albi d'onore", che solo in seguito alle nostre proteste sono diventati "libri dei nomi".

La memoria, dunque, non c’è ancora a Costermano e ciò è un danno non solo per i disertori e i tanti soldati mandati nemmeno ventenni al massacro che la guerra porta con sé e onorati indistintamente con i carnefici, ma anche per quei “peccati di memoria” dati dai mancati processi per le innumerevoli stragi nazifasciste che hanno insanguinato l’Italia e per gli efferati crimini fascisti in Africa e in Jugoslavia, che distorcono la memoria e la coscienza dei nostri Paesi, tanto da indurre a credere al falso mito degli “italiani brava gente” o a mitizzare la Wehrmacht. Riteniamo pertanto che sia importante portare avanti il nostro lavoro, quello dell’iniziativa italo tedesca per la memoria a Costermano, affinché le richieste contenute nella lettera aperta vengano esaudite dalla lega per la cura dei cimiteri tedeschi  (VDK Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge).

Per questo organizziamo anche quest’anno un doppio appuntamento in concomitanza con il giorno di lutto del popolo tedesco (Volksvertrauertag) che viene celebrato ogni seconda domenica di novembre: sabato 12 novembre un convegno nel quale vorremmo riflettere sulle ragioni di questo silenzio. E ridare la parola alla memoria delle vittime e domenica 13 manifestazione a Costermano per ricordare le vittime.

Per info scrivere a Lia Arrigoni: roberto.lia @ tin.it


Sabato 12 novembre 2005

Sala Elisabetta Lodi  - Via San Giovanni in Valle, 13 B - Verona

Convegno

L'obbedienza non è una virtù


Ore 9.30
Presentazione a cura dell’Iniziativa italo tedesca “Per la memoria a Costermano”

Ore 10.00
Manfred Steinkühler, già console tedesco a Milano - Berlino
Bernd Schlünder, nipote di uno dei disertori sepolti a Costermano - Iserlohn

Ore 11.30 Pausa caffè

Ore 12.00
Peter Gingold, partigiano tedesco - Francoforte
Eva Schmidt - Watschkow, figlia di uno dei disertori sepolti a Costermano - Berlino

Ore 13.00 Pausa pranzo

Ore 15.00
Matthias Durchfeld, storico e membro dell’ISTORECO di Reggio Emilia - Reggio Emilia
Ludwig Baumann, disertore, presidente dell'Associazione delle vittime dei tribunali militari nazisti - Brema

Ore 16.30 Pausa caffè

Ore 17.00
Corrado Lampe, figlio di un disertore tedesco - Berlino


Domenica 13 novembre

Manifestazione a Costermano: per ricordare le vittime

In occasione della commemorazione ufficiale dei soldati caduti, saremo dalle 11 alle 13 davanti al cimitero militare tedesco per proporre una nuova iscrizione.

Un pullman per Costermano partirà da Verona, via Città di Nimes (davanti alla stazione Porta nuova) il 13 novembre alle 9.30


Iniziativa italo – tedesca "Per la memoria a Costermano"

Segreteria organizzativa e ufficio stampa

Per l’Italia:
Lia Arrigoni 3401769879 – roberto.lia @ tin.it
Paola Bonatelli 3333405377 – rebeldes @ interfree.it

Per la Germania:
Guido Ambrosino 00493061073101  g.ambrosino @ t-online.de
Matthias Brieger 0049913164676 – 0049911534646 –mbrieger @ resistenza.de
Heike Herzog 00499131202318 -heike-herzog @ gmx.net

maggiori informazioni su http://www.schiavidihitler.it/Pagine/Lettera_aperta.htm





IN 250 SUI PERCORSI DELLA RESISTENZA

E' stata una bellissima iniziativa quella di sabato 23 aprile a Sarzana (La Spezia), in occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione.

Per ricordare gli eventi del 1945, che videro la liberazione della citta' da parte dei partigiani della Brigata Garibaldina "Ugo Muccini" due giorni prima della liberazione di Milano, l'ANPI e l'ANPI -Giovani di Sarzana hanno organizzato una marcia di 20 km sulle colline sopra la Val di Magra denominata "Percorsi della Resistenza", seguendo un percorso che transita per alcuni luoghi dove si svolsero eventi importanti della Guerra di Liberazione Nazionale. Ritornare in quei luoghi e rivivere quei momenti nelle parole dei partigiani ha voluto significare riaffermare quegli ideali che animarono una popolazione ad opporsi al nazifascismo ed alla barbarie di una guerra imposta con la forza, ringraziare con la presenza, le popolazioni civili per i sacrifici che sopportarono aiutando i combattenti in quello scontro impari, riaffermare ancora una volta che in quei tempi ci fu chi diede la propria giovinezza o, cosa ancor piu' grave, la vita per la Liberta' mentre altri combatterono per negarla, contrastare lo strisciante, continuo, tentativo politico di confondere torti e ragioni, lanciare un messaggio di Pace a tutti perche' la guerra possa essere cancellata dal mondo in cui viviamo, tema molto caro a chi ha vissuto questa follia sessanta anni fa ed ancora ne porta i segni dentro di se.

Ma cominciamo dall'inizio, quando lo scorso autunno i ragazzi dell'ANPI-Giovani hanno concepito questa manifestazione, proponendola alle varie realta' dislocate sul territorio, raccogliendo immediatamente il consenso di tutti. In primo luogo quello dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani), i cui esponenti sono intervenuti nella manifestazione offrendo la propria testimonianza dei fatti vissuti all'epoca, ma anche quello del CAI (Club Alpino Italiano) che ha fornito il supporto organizzativo per la marcia, individuando il sentiero da seguire, quello della Protezione Civile e della Vigilanza Boschiva che hanno fornito i propri mezzi per il trasporto di chi non e' stato in grado di fare tutto il percorso, senza dimenticare il patrocinio delle province della Spezia e di Massa Carrara, entrambe Medaglia d'Oro al valor militare.

Alla manifestazione sono state invitate anche due bande musicali: gli Ottoni a Scoppio di Milano, che hanno accompagnato i camminatori durante la marcia, ed i Batebalengo della Spezia, che hanno ritmato la piazza di Sarzana all'arrivo della comitiva.

La manifestazione ha avuto un successo ben oltre le aspettative degli organizzatori: infatti, malgrado il tempo incerto, in 250 sono stati i partecipanti. Oltre ai sarzanesi ed agli spezzini, sono infatti arrivate persone di tutte le eta' da altre province della Liguria nonche' da Milano: bimbi e nonni, ma soprattutto giovani, tutti insieme a ricordare che sono sempre vivi i valori della Resistenza. Ben 30 partecipanti arrivavano da Montaretto (frazione di Bonassola), con la straordinaria partecipazione di Renato De Franchi "Tigre", partigiano combattente che nonostante l'eta' ha percorso tutto il tragitto. Alle 8:00 della mattina i neopartigiani si sono ritrovati in Piazza Terzi, dove si sono muniti del fazzoletto rosso, identificativo della Brigata Garibaldina "Ugo Muccini" che opero' nella zona 60 anni fa, e hanno preso la corriera per Ponzano al Monte, da dove e' iniziata la marcia. La prima sosta e' stata a Monte Grosso, dove i partigiani dell'A.N.P.I. di Santo Stefano di Magra hanno narrato i combattimenti che li' ebbero luogo, leggendo inoltre alcune poesie. I camminatori hanno poi proseguito per Canepari, che nel 1944 ospitava il comando della brigata Garibaldina "Ugo Muccini". Qui ha preso la parola Paolino Ranieri "Andrea" che fu commissario politico della brigata, raccontando del rastrellamento del 29 novembre 1944, quando 964 partigiani riuscirono, con una resistenza esemplare, a tenere la posizione fino a notte mettendosi in salvo rompendo l'accerchiamento dei nazifascisti, enormemente superiori a loro in numero.

La sosta successiva e' stata fatta in localita' Le Prade, dove i partecipanti hanno potuto visitare il Museo Audiovisivo della Resistenza
e hanno sottoscritto la petizione contro il riconoscimento della qualifica di militari belligeranti ai repubblichini di Salo'
(www.anppia.it/salo.htm); ma soprattutto hanno potuto rifocillarsi con i panini e le bevande offerti dall'ANPI. Dopo pranzo, la brigata partigiana si e' rimessa in cammino ed e' ritornata a Sarzana. Qui alle 18:00 ha fatto un ingresso trionfale in Piazza Matteotti, preceduta dal rullo dei tamburi dei Batebalengo, ed e' stata accolta davanti al Municipio dalla popolazione e dalle autorita' (Sindaco di Sarzana e Presidenti delle Province della Spezia e di Massa Carrara). A sorpresa i ragazzi dell'ANPI-Giovani hanno dispiegato un lungo striscione scritto con i colori della pace: "Le donne e gli uomini liberi ringraziano ancora una volta i partigiani".

Il buon esito della manifestazione ci spinge ad una riflessione sopra la necessita' di tenere sempre alta l'attenzione e la partecipazione civile rispetto ai principi fondamentali della convivenza fra gli uomini fondati sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei valori e dei principi che sono le colonne della nostra Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza.

                    ANPI Giovani Sarzana (segnalato da F. Marenco)




27 settembre 2004 – 9 maggio 2005
60° anniversario della Liberazione

La liberazione comincia da sud

Il 27 settembre 1943 la resistenza segna il primo passaggio significativo verso la liberazione del territorio nazionale dall’occupazione nazista e dalle squadre fasciste.
Con le quattro giornate di Napoli, l’insurrezione popolare costata 311 caduti, quasi tutti giovanissimi, i nazisti sono costretti  a lasciare la città. Il primo ottobre entreranno le truppe angloamericane.

Corrado Barbagallo, storico dell’epoca, a soli sei mesi di distanza da quell’evento ne  consegna alla cronaca e alla storia una registrazione attenta ed essenziale in Napoli contro il terrore nazista, una sorta di instant book dell’epoca.
Il testo,    pagine per i tipi de La Città del Sole è stato riproposto al grande pubblico il 25 aprile 2003 a Napoli, nel corso della manifestazione culturale L’altro libro per la Liberazione.
Si tratta di un’edizione curata dall’Archivio storico del movimento operaio a Napoli, attraverso il lavoro di Sergio Mazzupappa      e con una presentazione di Luigi Parenti, docente di Storia dei partiti politici all’Università Orientale di Napoli.

Una lezione di storia con il comandante visone

Si tratta dell’incontro che Giovanni Pesce, comandante nella guerra di Liberazione prima in Spagna e poi in Italia, tenne nel liceo scientifico Galileo Ferraris di Varese diversi anni fa, coadiuvato dal Prof. Fabio Minazzi che, insieme a Giovanni Pesce, ha poi ricavato un testo, Attualita’ dell’antifascismo.
Il libro, 200 pagine  con una prefazione di Tiziano Tussi, riporta attraverso le domande e le risposte, il confronto tra i giovani del Liceo e Giovanni Pesce, che conclude la prima parte del testo con un ricordo di Dante di Nanni, giovane gappista caduto a soli 19 anni.
Nella seconda parte Fabio Minazzi , con  Attualita’ dell’antifascismo, La nascita della repubblica tra continuita’ e discontinuita’, traccia un profilo esaustivo delle contraddizioni che la nascita della Repubblica lascia aperte fino ai nostri giorni, introducendo il contributo con una citazione di Ludovico Geymonat: “Gran parte dei giovani ha ormai compreso che questo Stato corrotto e scettico non rappresenta la vera Italia, come non la rappresentava la dittatura fascista. Essa ha compreso che questo Stato non è, se non a parole, l’erede della guerra di liberazione(…)”, citazione significativa, tenuto conto che la Resistenza  è oggi  nuovamente nell’occhio del ciclone del dibattito politico ed è oggetto di molteplici e virulenti attacchi civili, storici e culturali.

Il libro, anch’esso edito da La Città del Sole, è la produzione editoriale più recente a cura dell’Archivio storico del movimento operaio, Collana diretta da Alexander Hobel e Sergio Mazzupappa.
Per la stessa collana, sono disponibili:

P. TOGLIATTI
La politica di unità nazionale dei comunisti

G. ARAGNO
La camera del lavoro di Napoli

ABENANTE
Biagio Bonzano
Un comunista esemplare
 
Archivio storico del movimento operaio
La Città del Sole – Napoli
Via Giovanni Ninni, 34
00135 Napoli
Tel. 081 42 06 374

Per contatti e informazioni
Cell. 333 35 10 598





Con preghiera di pubblicazione e diffusione - per info 339 195 66 69

CONTRO LA PRESENZA IN PUBBLICO DI ELEMENTI E ORGANIZZAZIONI NAZIFASCISTE,
RIVENDICHIAMO IL DIRITTO A RESISTERE.

Il 25 aprile 1945 è la data che segna la sconfitta storica del dominio nazifascista in Italia ed in Europa. I paesi governati da sistemi fascionazisti come l'Italia, la Germania e il Giappone produssero guerra, terrore, violenza, persecuzione e repressione, provocando milioni di morti.

Oggi la retorica patriottarda e ipocrita tende a far dimenticare questi dati oggettivi. Si sceglie coscientemente di manipolare, di confondere, di stravolgere tutti i fatti storici, che proprio perché fatti storici sono documentati, codificati dalla storiografia contemporanea e raccolti in centinaia di libri e quindi inconfutabili. Tutto il resto è chiacchiericcio qualunquista, appartenente alla categoria della bassa politica ignorante(in senso latino di non conoscere) e non alla storia.

Gli oppressi, i morti, i torturati, i gasati sono messi sullo stesso piano degli assassini, dei criminali di guerra e dei torturatori. I traditori e gli assassini della Repubblica di Salò, asserviti ai criminali di guerra nazisti che costituivano la forza occupante, si tenta di porli sullo stesso piano dei partigiani( AN ha depositato in tal senso una proposta di legge in senato, coerentemente con le sue radici fasciste).

La menzogna, la falsità e la manipolazione della storia antifascista e della resistenza sono continuamente utilizzati dal governo di centro-destra per contrastare gli avversari politici ed impedire la costruzione di movimenti antagonisti a questa società. Di fronte a tutto questo non vi è ancora una sufficiente ed estesa ribellione culturale ed etica . Una notevole parte delle stesse componenti della sinistra sottovalutano e, in alcuni casi, avallano questi meccanismi, consentendo una lenta, ma inesorabile cancellazione o vanificazione degli obiettivi e degli ideali per cui combatterono gli antifascisti.

In questo contesto generale vanno ad inserirsi i gravi episodi di presenza nazifascista che si sono verificati negli ultimi 10 giorni a Crema e Cremona, proprio in concomitanza con le iniziative in programma per il 60° della Liberazione.

Iniziative pubbliche di rimasugli nazifascisti costituiscono di per sé un fatto gravissimo ed ILLEGALE, che vanno sempre e comunque contrastati e denunciati. Ma altrettanto grave è il fatto che le due amministrazioni di centro-sinistra abbiano concesso gli spazi pubblici, in nome di una presunta concezione democratica, secondo cui occorre garantire a tutti la libertà di riunione e di espressione. Questa è una giustificazione insostenibile, perché concedendo spazi pubblici ad organizzazioni che nei loro programmi, statuti e simboli si rifanno esplicitamente al fascismo, si viola la legge Scelba, la legge Mancino e soprattutto la COSTITUZIONE italiana che impedisce esplicitamente non solo la ricostituzione del partito fascista, ma anche l'apologia dello stesso e la propaganda SOTTO QUALSIASI FORMA di simboli che si richiamano al fascismo. Chi parla in queste circostanze di democrazia lo fa strumentalmente, o in mala fede, sapendo di utilizzare una MENZOGNA come giustificazione.

Vogliamo ricordare che per noi DEMOCRAZIA vera è, fra l'altro, non concedere nessun tipo di spazio ai nazifascisti. DEMOCRAZIA è impedire il risorgere di rigurgiti nazifascisti, che in questi mesi si sono manifestati con l'aggressione ai compagni, a singoli cittadini, a centri sociali e ad altre sedi democratiche. Ricordiamo a questi signori che i partigiani e tutti gli antifascisti hanno combattuto per la liberazione del nostro paese dai nazifascisti e non per vederli scorrazzare ancora impunemente dopo 60 anni dal 25 Aprile.

NOI RIVENDICHIAMO IL DIRITTO DI RESISTENZA contro questi rifiuti della storia, coperti ed utilizzati strumentalmente dal centro-destra per contrastare la crescita di un movimento antagonista a questo tipo di società capitalista.

Noi affermiamo che oggi la RESISTENZA continua contro il governo Berlusconi e le sue leggi antidemocratiche, contro l'organizzazione capitalistica del lavoro e della società e a fianco dei popoli in lotta contro l'aggressione dell'imperialismo USA in Iraq, Cuba, Palestina, Venezuela, Colombia, Ecuador ecc.…

PER TUTTI QUESTI MOTIVI INVITIAMO TUTTI GLI ANTIFASCISTI ALL'ASSEMBLEA ANTI-FASCISTA DI CREMONA DEL GIORNO 30 APRILE.

L’ INIZIO E' ALLE 13,30 DAVANTI AL CSA DORDONI DI VIA MANTOVA, IN CONCOMITANZA CON LA MESSA NERA IN RICORDO DEL CRIMINALE MUSSOLINI, CHE DOVREBBE TENERSI DAVANTI AL CIMITERO DI CREMONA CON IL BENEPLACITO DELL'AMMINISTRAZIONE DI CENTRO-SINISTRA, ALLA QUALE, PER L'ENNESIMA VOLTA, CHIEDIAMO DI COMPIERE UN ATTO DI IGIENE DEMOCRATICA REVOCANDO L'AUTORIZZAZIONE ALL'INIZIATIVA DI CHIARO STAMPO FASCISTA

(RIFONDAZIONE COMUNISTA, SE CI SEI ANCORA ( IN GIUNTA) BATTI UN COLPO!)

Cremona, 29 aprile 2005

CSA Dordoni Cremona
Associazione L’altra Lombardia – SU LA TESTA
CSA Kavarna Cremona
Federazione dei Comunisti Anarchici Cremonesi
S.O. Mulini Crema
Giovani Comunisti Cremona
Giovani Comunisti Crema
ANPI Cremasca sez. Guaiarini
Progetto Comunista
CAP (Comitato Antifascista Permanente) territorio cremonese
Collettivo studenti "SU LA TESTA" di Crema

Associazione L'Altra Lombardia - SU LA TESTA
Sede nazionale Milano
Telefoni: 339 195 66 69 - 338 987 58 98
e-mail: laltralombardia@ laltralombardia.it o laltralombardia@ tele2.it o laltralombardia@ libero.it
sito web: www.laltralombardia.it






Fédération Internationale des Résistants (FIR)

Jour de la libération - 8 mai 2005 - jour de victoire

Il y a 60 ans, au 8.Mai 1945 l'humanité a éprouvé casser militaire final du fascisme allemand. Cette date marque la victoire sur un régime inhumain du fascisme de Hitler

- qu'adversaires politiques dehors-encadrés, poursuivis et arrêtés

- cela a assassiné des millions seuls d'humains d'une origine raciale conçue comme juifs, comme gitans, comme slave

- qu'apporte le métier et la destruction de guerre à tous les états de voisin en Europe et même pays et à peuples dans d'autres régions du monde, une guerre qui coûte la vie de 50 millions de personnes.

Les plans fascistes de domination du monde ont été arrêtés par l'action commune de la coalition - contre - Hitler.

Elle a été faite par les membres des forces armées de les alliées, surtout les membres de l'armée soviétique, qui a supporté la charge principale de la guerre, qui a cassé cette menace également militairement.

Elle a été faite par les partisans et les combattants de résistance en tout de pays occupés par fascisme allemand, ceux qui ont donné leur vie pour la liberté de là possèdent le pays.

Une partie de ceci coalition - contre - Hitler étaient également des anti-fascistes allemands, qui illégalement en Allemagne, dans des structures des partisans ou ainsi que les forces armées alliées combattent pour la libération de leur pays.

Le 8.Mai 1945 est de ce fait le jour de la libération

- pour tout le fascisme allemand a menacé des peuples

- pour arrêtés des camps de concentration fascistes, qui avaient été toujours envoyés dans la agonie du régime nazi sur la marche de la mort

- pour les travailleurs obligatoires, ceux fonctionnent comme esclaves dans différentes formes pour l'industrie allemande, dans l'agriculture et pour la politique de guerre

- pour les adversaires du Nazi en Allemagne.

Nous rappelons à l'occasion de cet anniversaire également de lui : Le 8.Mai 1945 marque le commencement d'une nouvelle politique dans les relations internationales.

L'action commune de tous les adversaires du Nazi a créé la base pour établir les Nations Unies et pour ajuster les fondations du droit international, qui ont représenté la base pour la poursuite et la condamnation des criminels principaux de guerre dans le tribunal de Nuremberg. L'idée commune de tous les anti-fascistes à ce moment-là s'est appelée : « plus jamais !» C'est l’obligation pour aujourd'hui et demain.

En même temps que les membres des générations actuelles nous agissons

• contre le néo- fascisme et la droite extrême,

• contre la xénophobie, racisme et anti-sémitisme,

• contre la guerre et terrorisme aussi bien que leurs racines sociales.

Sur la base du combat commun contre le fascisme barbare les organismes de membre de la FIR tiennent aujourd'hui vers le haut

• pour la paix,

• pour les droits politiques et sociales de l'homme

pour la démocratie.

Ainsi nous créons un « monde nouveau de la paix et liberté! »





Da: Roberto Pignoni
Data: Mar 22 Mar 2005  17:02:14 Europe/Rome
Oggetto: Il mercato chiede foibe, Repubblica risponde

Il mercato chiede foibe, ''Repubblica'' risponde

L'ultimo numero del ''Venerdi' '', in edicola il 18 marzo, contiene un ampio servizio che trae spunto da un'iniziativa dal titolo ''Resistenze'', che si terra' in Friuli, alla Villa Manin di Passariano dal 16 aprile al 2 giugno. Essa avra' per fulcro un'esposizione di ritratti fotografici di partigiani di ieri e di oggi, allestita con la consueta professionalita' e dedizione da Danilo De Marco.

Nelle immagini pubblicate dal Venerdi' i lineamenti dei partigiani fotografati da Danilo De Marco sono tesi e sofferti. Chi conosce la loro odissea personale, la persecuzione sistematica di cui furono oggetto negli anni successivi alla guerra, quando per lavorare era indispensabile il benservito del prete e i comunisti erano condannati a emigrare mentre le posizioni di potere venivano rioccupate da chi le aveva tenute durante il ventennio, non puo' non provare un senso di rispetto per la purezza dei loro sguardi, per la geometria incavata e solenne delle loro fisionomie.
Un volto puo' dire quello che non si trova sui giornali, in televisione, sui manuali delle scuole.

Ora, come la vede Repubblica?
Il titolo dell'articolo ci introduce alle loro immagini in questi termini:

''Noi, partigiani al confine slavo (sic!) al tempo delle foibe''.

Come se non bastasse, il sommario insinua che l'espressione intensa e dolente di quei volti si deve al fatto

''... di aver saputo. E di avere taciuto.''

Segue, nel corpo dell'articolo, una serie di considerazioni piuttosto rozze, perfettamente in linea con le direttrici dell'offensiva di disinformazione che ha investito i media negli ultimi mesi.
I luoghi comuni ci sono tutti, senza indulgere in sfumature: il ''cinismo di Tito'', il suo ''tradimento'' della Resistenza, la sua determinazione ad annettersi buona parte del Friuli come ''bottino di guerra'', la scia di sangue che ne sarebbe seguita, a partire dall'eccidio di Porzûs ordinato, si sostiene, dal IX Corpus (l'organizzazione militare dei partigiani sloveni) allo scopo di togliere di mezzo i patrioti che si opponevano alle mire espansionistiche jugoslave.

Conosco abbastanza bene alcune delle persone che vengono raffigurate sul ''Venerdi' '' di Repubblica e so che la loro visione di quanto accadde in quegli anni e' sensibilmente diversa.
Uno di essi ha pagato di persona, con un lungo periodo di internamento nel carcere militare di Gaeta, il coraggio con cui smaschero' una provocazione contro la Jugoslavia imbastita lungo il confine da un gruppo di militari anticomunisti (erano le prime avvisaglie della Gladio), nei mesi successivi alla conclusione della guerra.

Dubito fortemente che, quando imbracciarono le armi, Attila, Cinccènt, Cino da Monte e il Cid si preoccupassero di trovarsi ''al confine slavo''. Quello di cui erano dolorosamente, fisicamente consapevoli era di abitare in una regione ceduta al Terzo Reich dai fascisti: l'Adriatisches Kustenland, istituita per decreto del Führer il 10 settembre del 1943, e comprendente le provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Fiume, Pola, oltre a una porzione consistente dell'attuale Slovenia.

Ci teneva, Hitler, a quei territori, e si affretto' a inviarvi uno dei suoi fedelissimi: l'Hoherer SS und Polizeifuhrer Odilo Globocknik con la sua squadra di specialisti, l'Einsatzkommando Reinhard, che si era gia' occupata con successo dello sterminio degli ebrei polacchi.
Le conseguenze di tanta attenzione, a partire dalla Risiera di S. Sabba, sono tristemente note.

Tale, il contesto.
Con queste premesse, lo scontro fu durissimo, e non ebbe nulla di ''locale'', dal punto di vista partigiano.
In quegli anni, nelle stesse formazioni di Attila, Cinccènt, Cino da Monte e del Cid combattevano italiani, sloveni, rom, spagnoli, e un buon numero di disertori austriaci, tedeschi e cosacchi.
Il loro sacrificio ci ha permesso di liberarci dal Terzo Reich e riconquistare una sovranita' che ci era stata tolta
da quei fascisti, collaboratori di Kesserling e Globocknik, che oggi si vorrebbe definitivamente riabilitare.

Non cercate lumi su questo, sulle pagine di Repubblica.
Non vi troverete la storia di Fulmine, partigiano friulano, liberato dalle carceri di Udine grazie a un'azione perfetta portata a termine da un distaccamento della G.A.P. (i ''Diavoli Rossi'' di Romano il Mancino) di cui facevano parte, fra gli altri, combattenti russi e ungheresi.

Esiste una foto terribile, ripescata negli archivi dell'A.N.P.I. da Danilo De Marco.
E' trascorso qualche mese dall'azione alle carceri. Il corpo di Fulmine e' quasi segato in due dalla raffica del plotone d'esecuzione. In primo piano, legata a un altro palo, la sagoma di un uomo piegato su se stesso. Non sappiamo se il partigiano senegalese trucidato insieme a Fulmine fosse consapevole di morire nelle vicinanze di quello che Repubblica chiama ''il confine slavo''.

Il suo corpo e' un nero, doloroso arco che segna un altro confine, che separa due umanita', due sentimenti della vita e del mondo. L'universo di rapporti, l'idea di convivenza per cui si sacrificarono Fulmine e il suo anonimo compagno sono ancora da realizzare.

La curvatura amara degli zigomi dei partigiani, sulle pagine di Repubblica, ci ricorda questo.
Nel loro sguardo, si riflette la stessa luce che illuminava le marce lungo i crinali ''del confine slavo''.
Frequentandoli, lavorando con loro, ho potuto prendere coscienza della ricchezza di un mondo, di una cultura,
di una dimensione etica da cui dovremmo ripartire, non solo per comprendere quello che e' successo sessant'anni fa, ma soprattutto per dotarci di strumenti adeguati ad affrontare le minacce cui e' esposto oggi quel fragile tessuto che chiamiamo ''democrazia''.

Roberto Pignoni





Di seguito l'appello sottoscritto da numerosi storici italiani contro l'imminente approvazione di una legge sullo status di militari combattenti ai seguaci della Repubblica Sociale Italiana:

"La maggioranza parlamentare di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi ha portato in parlamento e sta per approvare il disegno di legge n.224, presentato dai parlamentari di Alleanza Nazionale, che in soli due articoli rovescia il senso della Resistenza e della contrapposizione tra i giovani che scelsero di lottare contro i tedeschi occupanti, il terrore nazista e i fascisti della repubblica sociale e quelli che all'opposto decisero di arruolarsi nelle file dell'esercito di Salo' e combatterono per venti mesi contro i partigiani e gli alleati angloamericani.

Il disegno di legge stabilisce che ai soldati e agli ufficiali che militarono nell'esercito della repubblica sociale italiana deve essere riconosciuto lo status di militari combattenti equiparato a quanti combatterono nei diversi paesi in conflitto durante la seconda guerra mondiale.

Si mette cosi' sullo stesso piano la scelta di chi ha lottato e versato il proprio sangue per costruire in Italia la democrazia parlamentare e la giustizia sociale, e quella di chi non solo non ha rinnegato gli obiettivi politici e ideologici della dittatura fascista, ma ha ritenuto di poter condividere la visione hitleriana e razzista dell'Ordine nuovo nazista, simboleggiato dall'orrore di Auschwitz.

E' il primo passo per ottenere che ai fascisti di Salo' vengano concesse medaglie al valor militare e decorazioni per la battaglia sostenuta con i nazisti contro l'indipendenza nazionale dell'Italia, contro la democrazia e la liberta'.

Invitiamo l'opposizione parlamentare e l'opinione pubblica democratica del nostro paese a reagire con tutti i mezzi per impedire che questo rovesciamento di valori sia sancito dal Parlamento e diventi legge dello Stato. Qui non si tratta, come  giusto, di rispettare i caduti di ogni colore, ma di difendere i valori della Resistenza e della lotta di Liberazione e i principi fondanti della Repubblica e della Costituzione contro una maggioranza che vuole sradicare le basi stessi della nostra convivenza civile e della nostra identita' democratica."


Hanno gia' aderito all'appello:

Daniela Adorni, Aldo Agosti, Bruno Anatra, Massimo Baioni, Francesco Barbagallo, Ornella Bianchi, Bruno Bongiovanni, Camillo Brezzi, Franco Carboni, Sandro Carocci, Carlo Felice Casula, Enzo Cervelli, Enzo Collotti, Pietro Corrao, Claudio Della Valle, Giovanni De Luna, Giancarlo Jocteau, Maria Ferretti, Vincenzo Ferrone, Roberto Finzi, Massimo Firpo, Patrizia Gabrielli, Marco Galeazzi, Benedetta Garzarelli, Raffaele Licinio, Fiamma Lussana, Sergio Luzzatto, Luisa Mangoni, Aldo Mazzacane, Brunello Mantelli, Guido Melis, Giovanna Merola, Giovanni Miccoli, Giovanni Murgia, Claudio Natoli, Adolfo Pepe, Rossano Pisano, Giuliano Procacci, Leonardo Rapone, Giuseppe Ricuperati, Maurizio Ridolfi, Giuseppe Sergi, Simonetta Soldani, Gianfranco Tore, Francesco Tuccari, Rosario Villari, Giovanni Vitolo, Albertina Vittoria

Chi vuole aderire all'appello puo' scrivere a:

Nicola Tranfaglia
Dipartimento di Storia, Università di Torino, via S. Ottavio 20

email: nicola. tranfaglia@ unito. it





In occasione del 60° anniversario della Liberazione, l'Associazione  Bulgaria-Italia, in collaborazione con l'Istituto veronese per la storia  della Resistenza, organizza un incontro sul tema:

IL CONTRIBUTO BULGARO ALLA LIBERAZIONE DELL'EUROPA SUD-ORIENTALE DAL NAZIFASCISMO

VERONA - SABATO 19 MARZO 2005, ORE 15.00
Sala Conferenze "Erminio Lucchi", Piazzale Olimpia 3

Scarica la brochure formato PDF

Il programma prevede:

- Apertura dei lavori
- Saluto del Dott. Maurizio Zangarini, direttore Istituto veronese per la storia della Resistenza
- La resistenza in Bulgaria (1941-1944) e la partecipazione dell'esercito bulgaro alla  liberazione della Jugoslavia, Ungheria ed Austria (1944-1945) 
Dott. Nedjalko Dacev, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia
- La resistenza bulgara vista attraverso i diari di Georghi Dimitrov
Prof. Giuseppe Dell'Agata, Università degli Studi di Pisa
- Una donna partigiana: Vela Peeva. Lettura di brani dei poeti della Resistenza a cura dell'Associazione Bulgaria-Italia
- Dibattito e conclusioni (ore 18.00 circa)

Ulteriori informazioni:  http://www.bulgaria-italia.com/bg/events/20050319.asp
Per aderire all'iniziativa scrivere a: associazione @bulgaria-italia. com

RELATORI:

Nedjalko Dacev, nato a Sofia, si è laureato all'università di Trieste. Profondo conoscitore della storia e dei sistemi politici e sociali dei paesi balcanici, ha collaborato con le maggiori riviste specializzate del settore. Collabora con l'istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia.

Giuseppe Dell'Agata è professore ordinario di Filologia Slava presso l'Università di Pisa, dove tiene anche il corso di Lingua e Letteratura Bulgara. Profondo conoscitore della cultura bulgara ha curato la traduzione in italiano di alcuni dei più importanti autori bulgari del novecento.

ASSOCIAZIONE BULGARIA-ITALIA
email: associazione @bulgaria-italia. com
website: http://www.bulgaria-italia.com/bg/associazione/

Scarica la brochure formato PDF




PETIZIONE dell'Anppia
contro il disegno di legge che prevede il riconoscimento dei militari di Salò come esercito belligerante


Presto essa sarà presente anche sul sito dell'ANPPIA. Chiediamo a tutti voi di darci una mano nella raccolta delle firme, nella speranza che una forte opposizione delle cittadine e dei cittadini italiani possa fermare questa inqualificabile iniziativa del Governo. Vi preghiamo quindi di rinviarci le firme raccolte tramite posta, fax o e-mail.

Grazie a tutti
Serena Colonna

ANPPIA
Corsia Agonale 10, 00186 Roma
tel. 066869415    fax 0668803986
anppia @anppia.it, anppia @tiscali.it, anppia @libero.it
http://www.anppia.it


PETIZIONE CONTRO IL RICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA DI MILITARI BELLIGERANTI
AI REPUBBLICHINI DI SALÒ

I parlamentari di Alleanza Nazionale hanno presentato un disegno di legge che andrà presto in discussione al Senato, con il quale coloro che prestarono servizio militare nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana di Salò, vengono riconosciuti come militari belligeranti e equiparati a quanti prestarono servizio nei diversi eserciti in conflitto durante la Seconda guerra mondiale.
L’ANPPIA
(Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti)
esprime tutta la sua sdegnata contrarietà a questo disegno di legge che
* attribuisce di fatto la qualifica di Governo legittimo al governo fantoccio della Repubblica di Salò, creando quindi una sostanziale parificazione sul piano interno e internazionale tra il Governo legittimo del Regno d’Italia, presieduto dal maresciallo Badoglio, guidato dal Comitato di Liberazione Nazionale e sostenuto dagli angloamericani e quello illegittimo della Repubblica Sociale, privo di sovranità perché nato in territorio occupato dalle truppe naziste e ad esse subordinato;
* mette sullo stesso piano i partigiani e le forze militari italiane che combatterono a fianco delle truppe Alleate per costruire un’Italia unita, democratica, libera e indipendente, e coloro che non solo non rinnegarono gli obiettivi politici e ideologici della dittatura fascista ma ritennero di poter condividere la visione hitleriana e razzista dell'Ordine nuovo nazista e combatterono spesso agli ordini dei comandi tedeschi, partecipando a stragi efferate di partigiani e di civili inermi.
L’ANPPIA 
chiede a tutte le Italiane e gli Italiani di aderire alla nostra petizione e di sostenere la nostra battaglia contro questa legge pericolosa e sbagliata.
La Storia è fatta di vicende complesse e di dolorose storie individuali, ma la memoria di un Paese e di un Popolo non permette ambiguità e cedimenti.
L’unità e l’indipendenza dell’Italia, la Costituzione repubblicana e i valori che la animano sono il frutto dell’Antifascismo, della Resistenza umana, politica e culturale di coloro che soffrirono il carcere e il confino; del sacrificio di Gobetti, Matteotti, Amendola, Don Minzoni, dei fratelli Rosselli; di chi a Rodi e a Cefalonia combatté contro le truppe naziste, e non al loro fianco; di quanti nella guerra partigiana e di liberazione nazionale e nel rinato esercito italiano combatterono per 20 mesi contro l’occupante nazista e contro i suoi servi di Salò.
Di tutti coloro, in definitiva, che si schierarono contro e non con la Repubblica Sociale Italiana.
Se l’Italia dovesse smarrire questa memoria perderebbe il fondamento della sua coscienza civile e nazionale.

- Per queste ragioni la lotta contro questa legge non riguarda il passato, ma il presente e il futuro.
- Per queste ragioni i sottoscritti sono contrari a questa legge

Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti (ANPPIA)


Scarica qui i moduli per la raccolta delle firme.
Le firme raccolte possono essere inviate all’ANPPIA, Corsia Agonale 10, 00186 Roma

o al numero di fax 0668803986 o tramite e-mail anppia @ anppia.it




Invito all'ascolto di "Le storie di Stanka e Maria"
La deportazione dei Sinti e dei Rom in Friuli Venezia Giulia

 
Invito all'ascolto di: Le storie di Stanka e Maria
 
http://www.radioparole.it/stankaemaria/stankaemaria.html

un documentario radiofonico di Andrea Giuseppini
prodotto dall'Opera Nomadi
con il patrocinio e il contributo dell'Assessorato alla cultura della Regione Friuli Venezia Giulia
© Opera Nomadi e Radioparole 2005

Prima parte

In Friuli Venezia Giulia vive una comunità Rom di origine slovena. Le famiglie che la compongono si chiamano, per lo più, Braidich, Hudorovich e Levakovich. In pochi però conoscono la loro storia. Per esempio quella di Stanka.
Stanka ha 75 anni ed è nata in provincia di Lubiana. Nel 1942, dopo l'occupazione e l'annessione della Slovenia da parte dell'Italia fascista, Stanka e la sua famiglia, la madre e otto tra fratelli e sorelle, vengono deportate nel campo di concentramento di Gonars, in provincia di Udine.
In questo campo sono state recluse decine di migliaia di civili sloveni e croati e sono morte di stenti e malattie quasi 500 persone.
Nei ricordi di Stanka ci sono la terribile fame, il grande freddo e le morti, tra le quali anche quella di una piccola bambina Rom. A Gonars, infatti, furono deportate dal fascismo diverse altre famiglie Rom slovene e croate.
L'8 settembre del 1943 le guardie fasciste abbandonano il campo di Gonars, e Stanka e gli altri prigionieri sono liberi di andarsene.
Ma il racconto di Stanka non finisce qui. Con l'arrivo dei tedeschi e l'occupazione nazista si apre, infatti, un altro capito nella storia della deportazione e persecuzione dei Rom e dei Sinti in Friuli Venezia Giulia nel corso della seconda guerra mondiale.

Seconda parte

Maria è nata a Trieste nel 1929. Anche suo padre è nato e vissuto nella stessa città. La loro è una famiglia sinta italiana di musicisti e giostrai.
Quando, nel 1943, i tedeschi occupano il Friuli Venezia Giulia, Maria e la sua famiglia, per fuggire ai pericoli del conflitto si spostano nella campagna friulana.
Vivono di elemosina e, in cambio di qualche lavoro, trovano ospitalità in alcune famiglie di contadini. Più volte però vengono fermati dai soldati tedeschi.
Finché una notte le SS arrestano il giovane fratello di Maria.
Negli stessi giorni anche il fratello di Stanka e altri ragazzi Rom e Sinti vengono fermati. Saranno tutti deportati nei campi di concentramento nazisti.
Dopo qualche mese anche la madre di Stanka viene deportata dal carcere di Udine al lager di Ravensbruck.

Oltre alle testimonianze di Stanka e Maria, ascolterete, nella prima parte, la ricostruzione della storia del campo di concentramento fascista di Gonars proposta dalla voce di Alessandra Kersevan. Mentre, nella seconda parte, lo scrittore sloveno Boris Pahor, ricorderà un episodio della sua deportazione nel lager Natzweiler, lo stesso in cui passò anche il fratello di Maria.
Sempre nella seconda parte, la partigiana Rosina Cantoni, deportata a Ravensbruck, racconterà del suo incontro con la madre di Stanka

grazie a:
Stanka e Maria, Alessandra Kersevan, Rosa Cantoni, Boris Pahor, Eva Rizzin, Lavio Rainard, Renato Grego, Ida Braidic e Nada Braidic

Sostienici

Il progetto di Radioparole è possibile grazie al molto lavoro volontario e ai pochi contributi pubblici che riusciamo a ottenere.
Se vuoi aiutare la nostra iniziativa richiedi un compact disc di "Le storie di Stanka e Maria"scrivendo a info @ radioparole.it





A PROPOSITO DEL FILMATO IL CUORE NEL POZZO IN PROGRAMMAZIONE RAI NEL FEBBRAIO 2005.

In un’intervista al giornale La Stampa del 18 aprile 2002 l’attuale ministro alle telecomunicazioni Gasparri (di A.N.) alla domanda “Ora gli sceneggiati "vanno" molto: ha qualche altra idea?” rispose
«Credo sarebbe interessante realizzarne uno sulla tragedia delle foibe».

 E alla successiva: “E perché proprio uno sceneggiato e non un programma storico?”
«Se facciamo un documentario, magari con la riesumazione delle ossa, provochiamo soltanto ripulsa. Penso che sarebbe più efficace una fiction che raccontasse la storia di una di quelle povere famiglie. Sono grandi tragedie. Come quella dell’Olocausto o di Anna Frank.»

Da queste due domande, e dalle due risposte, si può capire quale fosse, da subito, l’interesse del ministro e della sua parte, e quanto disinteressati siano stati gli autori, registi e sceneggiatori che si sono impegnati a realizzare l’opera così “commissionata”. Nessun ordine, sia ben chiaro, solo una dichiarazione di interesse. E tutti pronti, come un sol uomo, a dire signorsì, dando prova di una solida ed autorevole indipendenza.

Vediamo come questa tragedia simile, per Gasparri, a quelle dell’Olocausto e di Anna Frank è stata realizzata.

Innanzitutto è stato scelto un regista, Alberto Negrin, che ha già girato sceneggiati su storie di persecuzioni naziste contro gli ebrei (lo sceneggiato “Perlasca”); poi uno degli attori principali (che si dichiara su posizioni di sinistra) è Leo Gullotta, che ha però accolto la vulgata fascista del 17-20 mila infoibati.

Questa in breve la trama della fiction in programmazione a febbraio: in Istria una giovane italiana viene violentata da un perfido sloveno, Novak, che poi diventerà partigiano (bisogna dire che in Istria gli sloveni sono una minoranza rispetto ai croati, e non abitano la zona nella quale è stata ambientata la vicenda). Nel 1944 Novak inizia a perseguitare la donna, alla quale ha infoibato i familiari, compreso il marito, e per riprendersi il figlio (che sembra sia frutto della violenza) arriva al punto di organizzare l’incendio dell’orfanotrofio dove il piccolo è ricoverato, per uccidere lui e altri bambini, massacrando altri buoni slavi che li difendono, uccidendo il parroco che lotta per la loro salvezza,dandosi ad ogni sorta di bassezza, vandalismo e saccheggio. Alla fine di tutto questo, ciò che rimane in mente è che i partigiani sloveni erano feroci e cattivi, mentre gli italiani erano solo vittime innocenti.

Ma cosa è accaduto veramente in Istria in quel periodo?

Per evitare di essere accusati di parzialità comunista o partigiana daremo la parola a Nerina Feresini, un’insegnante di Pisino che ha assistito nella sua città ai fatti dopo l’8 settembre del ’43, e nel 1947 è venuta, “esule”, in Italia. A Trieste è stata attiva nei circoli istriani di destra (lo si capirà dalle sue stesse parole).

In risposta alle nostre domande, pubblichiamo quindi alcun stralci tratti dalla pubblicazione di Nerina Feresini intitolata “Quel terribile settembre”, edita nel 1993 dalla Famiglia pisinota di Trieste.

PARTIGIANI NEMICI DEGLI ITALIANI SOL PERCHÉ ITALIANI?

« La sera del 12 (settembre 1943, ndr) caddero le prime vittime. Verso le 21 il lugubre silenzio che incombeva sulla cittadina fu rotto da una nutrita sparatoria, da scoppi di bombe a mano accompagnati da urla selvagge e dallo stridio di un treno costretto a fermarsi nei pressi del Calvario. Per telefono era giunta la notizia dell’arrivo del convoglio alla stazione di Pisino. Il capostazione Antonio Olmeda aveva dato via libera. Ma i “drusi” (così i nazionalisti italiani soprannominano i partigiani jugoslavi, ndr) non erano dello stesso parere. Dopo una breve sosta il convoglio riprese la corsa a gran velocità, ma alla stazione fu bloccato e assalito dai ribelli. Il capostazione, accusato di intesa col nemico, fu accoltellato nel suo ufficio. Seguirono la stessa sorte due ferrovieri, Giovanni Benassi e Benedetto Masini e un partigiano. Sul treno c’erano circa 400 marinai della scuola CREM: fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’occupazione di Pola, sotto la scorta di otto soldati venivano tradotti in Germania. Furono costretti a scendere. Si sparpagliarono nella cittadina, trovando conforto e ospitalità presso varie famiglie, finché, due giorni dopo, ebbero l’ordine di allontanarsi a piedi. I loro accompagnatori tedeschi si diedero alla fuga, che ebbe breve durata, perché furono raggiunti e trucidati »

Ciò che noi capiamo è che i partigiani (croati), rischiando la propria vita, liberarono 400 militari italiani che venivano deportati in Germania, facendoli accogliere dagli abitanti, per poi favorirne la fuga verso casa a piedi (le ferrovie erano controllate dai tedeschi). Gli uccisi erano gli “accompagnatori” tedeschi e i ferrovieri che, col loro operato, avrebbero invece favorito la deportazione degli italiani.

Di tutto ciò, ovviamente, non si parlerà nella fiction.

CHI DEVASTÒ LA CITTÀ DI PISINO?

« Il 27 (settembre ‘43, ndr) si verificò il primo bombardamento aereo tedesco e colse di sorpresa la popolazione sfollata che era appena rientrata dalla campagna (…) i tedeschi sganciarono 21 bombe che colpirono diversi edifici ».

« Il giorno 2 ottobre Pisino fu colpita da un secondo bombardamento, questa volta più massiccio. La formazione era composta da otto apparecchi, che sganciarono 60 bombe un po’ dappertutto »

« Quel giorno andarono distrutti il Teatro e colpito in più parti il Ginnasio – Liceo G. R. Carli, di cui crollarono le scale e l’ala rivolta verso piazza Garibaldi, dove esplosero sette bombe ».

« Gli edifici disastrati non si contavano e numerosi crateri erano stati aperti nelle strade ».

COME I TEDESCHI RIPORTANO L’ORDINE?

« Era la mattina del 4. La colonna (della divisione SS Prinz Eugen, ndr) ebbe l’ordine di fare piazza pulita. Come si avvicinavano alla periferia di Pisino, i soldati uccidevano quanti incontravano per la strada o nelle case. Nessuna abitazione fu rispettata. Tutte ebbero dei morti »

« Triste fu la sorte dei pisinoti rifugiati a villa Merzari. Era una trentina di persone (…) furono condotti (dai tedeschi, ndr) dietro al negozio dove una bomba aveva formato un cratere. E quella fu la loro tomba »

« Per due giorni la truppa ebbe licenza di razziare. In città continuarono le sparatorie. (…) La tiepida sera di ottobre fu illuminata dal falò di 37 case incendiate col lanciafiamme, tra le quali la scuola elementare di via D’Annunzio, di cui non rimase che lo scheletro. (…) Così furono saccheggiati tutti gli appartamenti, fu portata via la biancheria, i corredi delle spose, l’argenteria e il vasellame. I mobili furono aperti con le baionette, insudiciati i materassi, i generi alimentari, spaccati i grammofoni e le radio. Non c’era casa che non portasse il segno della spaventosa razzia »

E dopo questa descrizione, così cruda ed efficace, cosa succede?

« Alcuni pisinoti che erano riusciti a salvarsi (…) decisero di rimanere e scelsero coraggiosamente l’unica via allora praticabile in difesa della popolazione, affiancandosi ai tedeschi. Un gesto volontario di altruismo che alcuni pagarono con la vita, altri riparando in Patria, con le persecuzioni comuniste. L’ordine fu dunque ripristinato e i cittadini poterono ritornare nelle loro case, quelle ancora abitabili »

Infine, ancora una piccola citazione dal testo di Nerina Feresini.

Nel suo scritto, che in parte prosegue sino al ’45, troviamo gli orfani dell’ospizio Mosconi, probabilmente quelli cui si riferisce la fiction, perché nell’interno dell’Istria gli orfanotrofi non dovevano certo essere numerosi. Ma la professoressa non fa cenno ad alcuna persecuzione operata dai partigiani nei confronti dei bambini, né a maltrattamenti subiti dai religiosi: narra solo dello spavento provocato dall’arrivo dei tedeschi.

Speriamo ora che sia chiaro a tutti chi fu il devastatore dell’Istria, e chi collaborò con esso. Siamo certi che di tutto questo massacro, narrato da una testimone presente ai fatti, la fiction girata per la giornata della memoria dell’esodo non farà alcuna menzione, perché è così che oggi si vuole riscrivere la storia, criminalizzando una parte politica (ed etnica), attribuendole crimini che non ha commesso, ma sono stati invece commessi da altri… dei quali si vuole invece cancellare la colpa.

Comitato contro le falsificazioni storiche (Trieste)
per contatti: nuovaalabarda @ yahoo.it



ITA

Promemoria
Associazione per la difesa dei valori dell’antifascismo e dell’antinazismo
Društvo za zascito vrednot protifasizma in protinacizma
e-mail: promemoriats @ virgilio.it

Trieste, 8 dicembre 2004

A tutte le organizzazioni e le forze democratiche ed antifasciste,

il 10 Febbraio 2005 l’azienda pubblica delle telecomunicazioni del nostro paese, la Rai, manderà in onda la fiction “Il cuore nel pozzo”.
Quest’opera, come indicato dagli autori ma anche da rappresentati istituzionali (innanzitutto dal Ministro delle Telecomunicazioni, Maurizio Gasparri) vuole essere rappresentativa delle vicende del confine orientale durante e immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non a caso viene messa in onda il 10 Febbraio, data che, come stabilito da una recente legge, è denominata “giornata del ricordo dell’esodo degli italiani dell’Istria e della Dalmazia e delle foibe”.
Ebbene, “Il cuore nel pozzo” racconta una storia puramente fantasiosa, ma molto ben finalizzata dal punto di vista politico giacchè i partigiani, soprattutto quelli di nazionalità slovena e croata, sono presentati come stupratori e assassini di bambini. I presunti intenti di “ricostruire una memoria condivisa” si rivelano, ancora una volta, come tentativi di infangare coloro che sacrificarono la vita o pagarono sofferenze immani per sconfiggere il nazifascismo e,
contemporaneamente, di riabilitare la peggior cultura sciovinista e reazionaria.
L’Associazione Promemoria, che è nata e continua a battersi contro il monumento in costruzione in Piazza Goldoni a Trieste che equiparerà SS, camicie nere e altri simili a loro, agli antifascisti caduti e alle vittime dei deliri razziali del nazifascismo, ritiene che sia
necessario contrastare questa ennesima iniziativa di falsificazione della storia e di aizzamento all’odio nazionale. Lancia perciò un appello a tutti i sinceri antifascisti perché si trovino forme di mobilitazione comune contro questa gravissima operazione di
denigrazione dell’antifascismo e di fomentazione degli odi nazionali.
Saremo pertanto lieti di una vostra risposta, che per esigenze organizzative vi preghiamo di farci pervenire entro la metà di gennaio 2005, sulla disponibilità a collaborare in questa battaglia dal profondo valore ideale.

Cordiali saluti
Per l’Associazione Promemoria
Il presidente
Alessandro Volk

Potete indirizzare la vostra risposta all’indirizzo e-mail
promemoriats @ virgilio.it
o a Ass. Promemoria, c/o Volk, vicolo degli Scaglioni, 21, 34141, Trieste

SLO

Promemoria
Associazione per la difesa dei valori dell’antifascismo e dell’antinazismo
Društvo za zašcito vrednot protifašizma in protinacizma
e-mail: promemoriats @ virgilio.it



Vsem demokraticnim in antifašisticnim organizacijam in ustanovam


Italijanska javna televizijska hiša RAI namerava 10. in 11. februarja  2005 predvajati nadaljevanko »Il cuore nel pozzo«. Kot zatrjujejo  avtorji, a tudi predstvniki italijanskih vladnih ustanov (predvsem minister za telekomunikacie Maurizio Gasparri), naj bi nadaljevanka bila prikaz zgodovinskega dogajanja v Julijski krajini v zadnjem obdobju druge svetovne vojne in neposredno po njenem zakljucku. Ni nakljucje, da jo bodo predvajali 10. februarja, na dan, ki ga je italijanski parlament nedavno razglasil za »dan spomina na eksodus Italijanov iz Istre in Dalmacije in na fojbe«.
V resnici je »zgodovinska« pripoved nadaljevanke povsem izmišljena, vendar z zelo spretno zastavljenim politicnim ciljem, saj prikazuje partizane, predvsem tiste slovenske in hrvaške narodnosti, kot posiljevalce in ubijalce otrok. Domnevni namen ustvarjanja »skupnega spomin« italijanskega naroda se še enkrat kaže kot pretveza za poskus blatenja tistih, ki so darovali življenje ali pretrpeli necloveške muke za zmago nad nacifašizmom, ter za rehabilitiranje najbolj šovinisticne in nazadnjaške »kulture«.
Društvo Promemoria, ki je nastalo in deluja, da bi preprecilo, da bi posvetilo spomenika, ki ga bodo postavili na trgu Goldoni v Trstu, izenacevalo SS-ovce, crnosrajcnike in druge njim podobne, s padlimi
antifašisti in žrtvami nacifašisticnih rasisticnih blodenj, smatra, da je nujno nastopiti proti temu poskusu ponareditve zgodovine in šcuvanja k nacionalnemu sovraštvu. Apelira zato na vse resnicne demokrate in
antifašiste, da se najdejo skupne oblike nastopa proti tej nesramni pobudi, ki blati antifašizem in podpihuje sovraštvo do drugih narodov.
Veseli bi bili vašega odgovora glede priparvljenosti sodelovati pri organiziranju protestne pobude visoke moralni in idealne vrednosti in vas pozivamo, da nam odgovor posredujete do polovice januarja 2005, saj je 10. ferbuar 2005 že za vogalom.



Lep pozdrav

Za društvo Promemoria
Predsednik
Sandi Volk

Odgovor lahko pošljete na e-mail naslov društva ali na naslov Društvo Promemoria, druž. Volk, ul. Degli Scaglioni 21, 34141, Trst.




Il Circolo di Collegno dell'Associazione di Amicizia Italia-Cuba,

nell'augurarVi  buone feste di fine anno, ricorda che nel 2005 cade  il 60° Anniversario di Liberazione dell'Italia dall'occupazione nazifascista.
Per questa occasione, l'VIII Congresso Nazionale, tenutosi a Senigallia il 30-31 ottobre e il 1° novembre di quest'anno, ha proposto una manifestazione, con l'apporto dell'A.N.P.I., da svolgersi a Cuba per ricordare la guerriglia combattuta dai nostri partigiani contro i tedeschi, nella Seconda Guerra Mondiale. E' un'occasione, inoltre, per incontrare chi, a Cuba, ha lottato nelle file della Rivoluzione per liberare Cuba e il popolo cubano dalla dittatura opprimente di Fulgencio Batista.
In questa ottica, la tessera 2005 dell'Associazione è dedicata a Celia Sanchez Manduley (1920-1980), il fiore della Sierra Maestra, la prima donna salita sulla Sierra per combattere assieme ai Rivoluzionari, capeggiati da Fidel Castro, Ernesto "Che" Guevara e Camilo Cienfuegos. A lei e a tutte le Donne che credono nei suoi stessi ideali e lottano per un mondo più giusto.

A nome dei 5 patrioti cubani detenuti nelle carceri degli Usa, includiamo questo fraterno saluto. Sono versi scritti nella solitudine di una ingiusta e crudele reclusione.


IO VOGLIO

Io voglio di ogni giorno fare una canzone,
scoprire un fratello in ogni cuore,
distribuire ciò che ho ad ogni mano
senza timore di anelare ciò che avevo.

Io voglio che una pioggia di armonia
penetri alla radice dell'essere umano
e che la azione del vile e del profano
si trasformi in bontà e simpatia.

Ad ogni aurora che un sorriso
Abbia la grandezza di una montagna
e che un gesto di pace nasca nella brezza
arrivando a ciò che c'è di più profondo,
fino alle nostre viscere.

Perché, quando germina, mostriamo solo amore
uniti, come petali di uno stesso fiore.

(Source:    http://it.groups.yahoo.com/group/associazionediamiciziaitaliacuba/ )



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P A R T I G I A N I !
Una iniziativa internazionale ed internazionalista
nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

http://www.cnj.it/PARTIGIANI/index.htm

Per contatti: PARTIGIANI! c/o CNJ,
C.P. 13114 (Uff. Roma 4), 00100 ROMA - ITALIA

partigiani7maggio @ tiscali.it
 FAX +39- 36 333-6100425


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