Ottobre 1944: i giovanissimi
        combattenti che, nelle file della Seconda Brigata Proletaria,
        hanno preso parte ai combattimenti per la liberazione di
        Belgrado, posano soddisfatti per la foto-ricordo (dal libro:
        Pokret!, di A. Clementi, ed. ANPI Roma, 1989)

P A R T I G I A N I !

Roma, 7-8 maggio 2005



Leo Landini dalla Francia ci scrive...



Un caro saluto, a pugno chiuso, al compagno Leo Landini che ci scrive dalla Francia!

(su Leo Landini si veda anche:  http://www.cnj.it/PARTIGIANI/prcf.htm )


-- Messaggio Originale --

From: leon landini
To: "Iniziativa PARTIGIANI! Roma 7/5/2005"
Subject: Re: L'ANPI sulle dichiarazioni di Massimo D'Alema
Date: Mon, 14 Nov 2005 10:10:31 +0100


Cari compagni.
Non soltanto sono completamente d'accordo con la vostra risposta, ma sono
anche scandalizzato dalla dichiarazione di cosiddetto "onorevole" Massimo
D'Alema.
Come può un individuo, che ad un certo momento si è preteso "uomo di sinistra"
- fare proprie le stesse dichiarazioni dei fascistoidi di estrema destra?
Dove è il suo onore?
Il 24 luglio 1921, mio padre consigliere comunale del comune di Roccastrada,
(provincia di Grosseto) vede un autocarro scaricare dei fascisti.
Alcune ore più tardi, il villaggio contava i suoi morti, 9 persone uccise,
70 feriti, la borsa del lavoro e decine di case incendiate. Poiche' mio padre
è riuscito a sfuggire, i fascisti sono tornati a Roccastrada a tre riprese
per provare ad abbatterlo.
Benché gli abbiano sparato a più riprese, non sono riusciti a toccarlo.
Per salvare la sua vita ha dovuto fuggire in Francia dove sono nato io nel
1926.
È potuto tornare in Italia soltanto 24 anni più tardi: non ha potuto assistere
ai funerali della sua madre.
Vivevamo a Saint-Raphaël, nel dipartimento del Var. Nel maggio 1943, mio
padre ed il mio fratello Arnolfo sono stati fermati dagli uomini di Mussolini.
Sono stati torturati entrambi in maniera terribile. Mio padre di 52 anni
è stato picchiato a colpi di catene.
A mio fratello i fascisti gli hanno fatto bere un litro di petrolio e mangiare
un chilo di sale e siccome rifiutava di parlare, gli ha fatto subire il supplizio
del casco. È rimasto 6 ore in coma. In seguito egli ha simulato la pazzia
per oltre 4 mesi.
Deportati in Germania, sono evasi ed hanno raggiunto il maquis.
Il 25 luglio 1944, sono stato fermato io. Torturato, sono grande mutilato
di guerra. Ufficiale della legione d'onore. Medaglia della resistenza. Ufficiale
della resistenza. Decorato dall'Unione sovietica. Sono Presidente di diverse
associazioni di ex combattenti della resistenza.
Dopo avere terribilmente sofferto per Mussolini ed il suo fascismo, io e
la mia famiglia, sono nauseato nel sentire questi presunti democratici accorrere
in aiuto di criminali pretendendo di parlare in nome della giustizia.
Vi ringrazio dal fondo del cuore per la vostra azione.
Tengo con la presente a salutare ed a ringraziare i partigiani italiani che
hanno giustiziato un grande criminale.
Finché compagni come voi saranno là per fare intendere la nostra voce, non
tutto sarà perso.
GRAZIE! Leo Landini


Chers camarades.
Non seulement je suis totalement d'accord avec votre réponse, mais je suis
scandalisé par la déclaration du soit-disant "onorevole" Massimo D'Alema.
Comment, un individu, qui à un certain moment, s'est prétendu "homme de gauche"
peut-il reprendre à son compte les mêmes déclarations que les fascisants
d'extrême-droite ? Où est son honneur ?
Le 24 juillet 1921, mon père conseiller municipal de la commune de Roccastrada,
(Province de Grosseto) voit débarquer un camion de fascistes.
Quelques heures plus tard, le village comptait ses morts, 9 personnes tués,
70 blessés, la Bourse du Travail et une dizaines de maisons incendiés.
Mon père ayant réussi à s'échapper, les fascistes sont retournés   à Roccastrada
à 3 reprises pour essayer de l'abattre.
Bien que lui ayant tiré dessus à de multiples fois, ils n'ont pas pu le toucher.

Pour sauver sa vie il a dû fuir en France où je suis né en 1926.
Il n'a pu retourner en Italie que 24 ans plus tard et n'a pas pu assister
aux funérailles de sa mère.
Nous vivions à Saint-Raphaël dans le département du Var.
En mai 1943, mon père et mon frère Arnolfo ont été arrêtés par les hommes
de Mussolini. Ils ont été deux effoyablement torturés. Mon père âgé de 52
ans a été battu à coups de chaînes.
A mon frère les fascistes lui ont fait boire un litre de pétrole et manger
un kilo de sel et comme il refusait de parler, il lui ont fait subir le supplice
du casque. Il est resté 6 heures dans le coma. ensuite il a simulé la folie
pendant plus de 4 mois.
Déportés en Allemagne, ils se sont évadés et ont rejoint les maquis.
Le 25 juillet 1944, c'est moi qui me suis fait arrêté. Torturé, je suis Grand
Mutilé de Guerre. Officier de la Légion d'Honneur. Médaille de la Résistance.
Officier de la Résistance. Décoré par l'Union Soviétique. Je suis Président
de diverses associations d'Anciens Combattants de la Résistance.
Après avoir ma famille et moi, terriblement souffert de Mussolini et de son
fascisme, je suis révolté d'entendre de trétendus démocrates voler au secours
de criminels en prétendant parler au nom de la justice.
Je vous remercie du fond du coeur pour votre action.
Je tiens par la présente à saluer et à remlercier les partisans italiens
qui ont rendu justice en exécutant un grand criminel.
Tant que des camarades comme vous serons là pour faire entendre notre voix,
tout ne sera pas perdu.
MERCI !       Leo Landini

 


L'ANPI sulle dichiarazioni di Massimo D'Alema

 A.N.P.I. (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA)

 Con riferimento alle dichiarazioni dell'On. Massimo D'Alema rilasciate per un libro di Bruno Vespa e anticipate da Panorama, secondo le quali l'uccisione di Mussolini, avvenuta il 28 aprile 1945 a Giulino Mezzegra ad opera di un comandante partigiano inviato dal Corpo Volontari della Libertà, rappresenterebbe "uno di quegli episodi che possono accadere nella ferocia della guerra civile, ma che non possiamo considerare accettabili" e che sarebbe stato meglio sottoporlo a un giudizio come quello di Norimberga, ove furono processati alcuni dei massimi esponenti nazisti, la Presidenza nazionale e la Segreteria nazionale
dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (A.N.P.I.) esprimono un fermo e motivato dissenso.

 L'esecuzione di Mussolini fu un atto di giustizia deliberato ed eseguito nel corso, se pure alla fine, della guerra di Liberazione nazionale dagli organi che erano, anche formalmente e istituzionalmente, i legittimi rappresentanti del Governo italiano nell'Italia occupata, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (C.L.N.A.I.) e il Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà (C.V.L.), organi dotati di tutti i poteri inerenti allo stato di guerra.

 Quell'atto di giustizia era stato motivato per le gravissime responsabilità, dalla soppressione violenta di ogni libertà, agli eccidi e stragi di cittadini italiani che a Mussolini, più che a chiunque altro, erano riferibili come capo del primo fascismo e del secondo fascismo, quello particolarmente sanguinario di Salò.

 L'esecuzione del capo del fascismo era reclamata da tutti gli Italiani in espiazione delle enormi sofferenze che le sue decisioni e la sua politica avevano causato al nostro popolo.

 E anche di questo sentimento gli organismi responsabili della Resistenza si fecero interpreti.

 Diversa la situazione della Germania, nella quale non vi fu una Resistenza armata e i capi del nazismo furono catturati dagli Alleati che organizzarono il processo di Norimberga.

 L'osservazione dell'On. D'Alema in merito non tiene conto della realtà storica.

 Roma, 4 novembre 2005



P A R T I G I A N I !
Una iniziativa internazionale ed internazionalista
nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

http://www.cnj.it/PARTIGIANI/index.htm

Per contatti: PARTIGIANI! c/o CNJ,
C.P. 13114 (Uff. Roma 4), 00100 ROMA - ITALIA

partigiani7maggio @ tiscali.it
 FAX +39- 36 333-6100425


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