Da: comitatoantifasc_pr
@ alice.it
Oggetto: In Jugoslavia
con la Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi"
Data: 14 ottobre 2008
11:51:37 GMT+02:00
In allegato, in PDF, l'articolo di
Rossana Ciofo pubblicato sul numero di settembre '08 del
mensile dell'ANPI Patria
Indipendente che ricorda il padre Nazzareno,
scomparso pochi mesi fa, che fu militare italiano della
Divisione "Venezia" operante nei Balcani e che dall'8
settembre collaborò con la Resistenza jugoslava. Furono
due, precisamente, le divisioni italiane, la Divisione
"Venezia" e la Divisione "Taurinense", che l'8 settembre '43,
rifiutando la resa a tedeschi e fascisti, costituirono la
Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi" la quale
partecipò alla lotta di liberazione in Jugoslavia. Dei
22.000 uomini che costituivano le due divisioni la metà
di essi caddero o rimasero dispersi combattendo con la
"Garibaldi".
La Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi", per altro, non
fu l'unica divisione italiana a combattere in Jugoslavia con
la Resistenza. Ci furono anche la Divisione Partigiana
"Italia" e la Divisione "Garibaldi Natisone" e, oltre ad esse,
altre venticinque circa brigate, per un totale di 40.000
uomini.
La Divisione Partigiana Italiana "Garibaldi" combattè
in Jugoslavia dall'8 settembre '43 all'8 marzo '45, e nel '45
venne riconosciuto ai suoi reduci il diritto di far parte
dell'Associazione Nazionale Reduci Garibaldini - da allora
"Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini" - quali
autentici continuatori della tradizione garibaldina per avere
combattuto volontariamente all’estero per la libertà di
un altro popolo mantenedo una profonda fedeltà alla
patria italiana ed alle sue tradizioni democratiche e
risorgimentali.
Attuale presidente nazionale dell'Associazione Nazionale
Veterani e Reduci Garibaldini è Carlo Bortoletto,
anch'egli ex militare italiano in Jugoslavia passato con la
Divisione Part. It. "Garibaldi". Il Comitato antifascista ha
in corso contatti con lui per averlo a Parma alla quarta
edizione della contromanifestazione sulla questione delle
foibe, il 10 febbraio 2009.
Memoria, l'8 settembre e la brigata Garibaldi
Cara "Liberazione", volevo segnalare ai compagni la
lettura del libro "La
Divisione Partigiana Garibaldi. Montenegro 1943-1945"
editrice Mursia, Milano 1981. Una pagina di storia
unica e straordinaria che penso pochi conoscano. Qualche
giorno dopo l'otto settembre 1943 in Montenegro due
divisioni italiane, la Venezia e la Taurinense, mandate nel
1941 dal regime fascista a occupare quella regione, si
ribellano agli ordini del gen. Renzo Dalmazzo, comandante la
nona armata, e decidono di combattere accanto ai partigiani
iugoslavi. L'autore del volume fu capo ufficio
amministrativo della Divisione Venezia e partecipò a
tutto il periodo della guerra e poi della liberazione in
Montenegro. L'ordine del gen. Dalmazzo era di abbandonare
armi e fortificazioni nelle mani dell'esercito nazista e
trasferirsi verso nord-est affrontando una marcia di 100
chilometri in territorio di guerra dove operavano, oltre ai
nazifascisti, formazioni armate nazionaliste, cetnici e
ustascia. Un ordine che rappresentava un vero e proprio
tradimento e un suicidio che i soldati non potevano
accettare. L'ultimo dei tanti atti di assoluto disprezzo e
umiliazione che gli alti comandi militari italiani e
tedeschi avevano inflitto alla truppa. Tuttavia neanche la
minaccia di essere giudicati dal tribunale marziale tedesco
potè costringere i soldati a eseguire quell'ordine.
Sulla decisione di allearsi con i partigiani influirono
anche il disgusto per le stragi nazifasciste delle
popolazioni montenegrine e il fatto che numerosi fra soldati
e ufficiali di basso grado erano antifascisti. Molti altri
venivano da famiglie che si erano opposte all'intervento del
1915, altri ancora avevano fatto parte delle Leghe operaie e
contadine. Fu così, come racconta l'autore, che il 13
settembre alle «ore 22,15 lasciamo il comando
divisione per raggiungere il comando partigiano a Cevo;
uscendo da Danilovgrad in autocarretta superiamo un posto di
blocco tedesco sistemato con cavalli di frisia sfondandoli
ad alta velocità, i tedeschi non sparano. Ore 22,30
incontriamo un gruppo di partigiani; diciamo che stiamo
andando al loro comando; ci lasciano passare. Ore 23 fermati
da un gruppo di cetnici; dopo lungo tergiversare con il
tenente Sabalich ci lasciano passare. Ore 23.30 fermati da
una sentinella partigiana, "Stoj", e da un masso di roccia
per interruzione stradale; abbandonata l'autocarretta, la
sentinella ci accompagna. Ore 24 raggiungiamo a Cevo il
comando di Nikola Popovic». Per quasi due anni la
Divisione combattè fino alla liberazione di tutto il
Montenegro, avvenuta nel gennaio 1945. Nel marzo dello
stesso anno iniziò il rientro in Italia e il 27
aprile, a due giorni dalla liberazione italiana venne
sciolta dallo Stato Maggiore diventando Reggimento
Garibaldi. Il contributo dato dalla divisione partigiana
Garibaldi alla guerra di Liberazione fu anche di 2.190
morti, 7.931 feriti, 7.291 dispersi.
Michele Addonizio via e-mail - pubblicato su Liberazione, 8
settembre 2009
Gli italiani
caduti sul fronte dello Srem (Sremski Front)