P A R T I G I A N I !

Roma, 7-8 maggio 2005




PARTIGIANI ITALIANI IN JUGOSLAVIA


9 ottobre 1943 -2013: In Jugoslavia nasce l'Esercito dell'Italia democratica

Ritorno a Spalato dove nacque il Battaglione "Garibaldi"
, da Patria Indipendente, ottobre 1985 (PDF incompleto)

Profili:

Nazzareno Ciofo: un italiano in Jugoslavia con la Divisione Partigiana "Garibaldi" (R. Ciofo, Patria Indipendente)
Giovanni Cuccu
Ovidio Gardini

Giuseppe Maras comandante della Divisione Garibaldi. Il ricordo del figlio Armando
Vittorio Mondazzi
Altri profili di partigiani italiani in Jugoslavia si trovano alla nostra pagina dedicata
 
Annita Garibaldi Jallet (presidente ANVRG):
Intervento sulla Divisione Italiana Partigiana Garibaldi in Jugoslavia tenuto il 24 ottobre 2013 al Convegno dell'Associazione Nazionale Combattenti della guerra di Liberazione, a Roma presso il Comando della Guardia di Finanza (fonte)

Migliaia i soldati italiani morti per la libertà della Jugoslavia (G. Scotti, Patria indipendente, aprile 2013
)

Lando Mannucci: DIVIZIJA „GARIBALDI” U CRNOJ GORI

I battaglioni italiani nella Resistenza jugoslava in Istria e Litorale

Relazione di Carlo Bortoletto, presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini, alla manifestazione antifascista tenuta a Parma il 10 febbraio 2009

I Partigiani all'estero (G. Scotti, Il manifesto)

Memoria, l'8 settembre e la brigata Garibaldi (M. Addonizio, lettera a Liberazione)

I resistenti italiani a Spalato e Belgrado

Gli italiani caduti sul fronte dello Srem (Sremski Front)

Canti della Divisione Garibaldina d'Assalto "Italia"


Altre risorse:

*** ELENCO DEI CADUTI DELLA DIVISIONE GARIBALDI IN JUGOSLAVIA

***
Alcuni "garibaldini" di cui cerchiamo notizie nella PAGINA DELLE RICERCHE


Il documentario Partizani. La Resistenza italiana in Montenegro, di Eric Gobetti (2015 – 1h5m).
Prodotto da Istoreto grazie a un contributo del Comitato Resistenza e Costituzione.
Musiche originali: Massimo Zamboni
Riprese: Andrea Parena, Francesca Frigo, Domenico Scarpino, Eric Gobetti
Montaggio: Andrea Parena, Enrico Giovannone
Postproduzione: Babydocfilm

Trailer ufficiale   ../immagini/cover_partizani_gobetti2015.jpeg
Nikšić, Montenegro, 9 settembre 1943. Poco dopo l’alba l’artigliere Sante Pelosin, detto Tarcisio, fa partire il primo colpo di cannone contro una colonna tedesca che avanza verso le posizioni italiane. Nelle settimane successive circa ventimila soldati italiani decidono di non arrendersi e di aderire alla Resistenza jugoslava.
I partigiani della divisione Garibaldi raccontati in questo documentario sono eroi semplici, che hanno combattuto il freddo, la fame e una devastante epidemia di tifo, pagando con tremende sofferenze una scelta di campo consapevole e coraggiosa.
Presentazione a Roma il 25/5/2016 +
Presentazione a Roma il 26/5/2016 + Presentazioni a Rimini, San Marino, Monfalcone, Udine settembre 2016
 
Il servizio di RaiStoria sulla Divisione Italiana Partigiana Garibaldi, autori E. Gobetti e M. Sangermano (2013)
Il documentario Pokret! (Avanti!). Partigiani italiani nella Resistenza jugoslava (1943-45), di Giuliano Calisti (2009)
Il
cortometraggio "Teska breda", con la testimonianza di 'Vinko' Giuglar
La testimonianza di
Giorgio Salamanna, dapprima deportato militare nel campo di prigionia tedesco di Zemun, poi partigiano del battaglione "Matteotti" in Bosnia, attuale (2012) Presidente ANPI Bari

Il recital teatrale DRUG GOJKO, ispirato alla testimonianza di Nello Marignoli, partigiano viterbese combattente in Jugoslavia, ed il testo della piéce, di Pietro Benedetti (2014)
Il documentario  "Mio fratello Gojko", intervista allo stesso Nello Marignoli
Il libro di Nello Marignoli Diario di guerra (Com. prov. ANPI, Viterbo 2004)


Il libro di Giacomo Scotti Il battaglione degli straccioni (vedi qui alcuni documenti selezionati)
Il libro di Giacomo Scotti Montenegro amaro
Il libro di Giacomo Scotti Racconti garibaldini
Il libro di Giacomo Scotti "BONO TALIANO". Militari italiani in Jugoslavia dal 1941 al 1943: da occupatori a “disertori”
Il libro di Giacomo Scotti Il bosco dopo il mare

Il libro di Giacomo Scotti Tre storie partigiane
Il libro di Giacomo Scotti Il partigiano del cielo. Luigi Rugi pilota della resistenza jugoslava
I libri di Giovanni Cuccu, partigiano sardo in Jugoslavia
Il libro La tragedia della III Brigata della divisione italiana partigiana "Garibaldi"
Il libro di Avio Clementi Pokret
Il libro di Ovidio Gardini Canta canta burdel
Il libro di Aldo Mannucci Per l'onore d'Italia
Il libro FRATELLI NEL SANGUE - Contributi per una storia della partecipazione degli italiani alla guerra popolare di liberazione della Jugoslavia
Il libro di Stefano Gestro
La Divisione italiana partigiana Garibaldi. Montenegro 1943-1945
Il libro di Irnerio Forni Alpini garibaldini. Ricordi di un medico nel Montenegro dopo l'8 settembre
Il libro di Eros Sequi Eravamo in tanti...

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Fonte: http://nuke.garibaldini.com/ANVRG/Lanostrastoria/IlsecondoRisorgimento/Bibliografia/tabid/493/Default.aspx

AA.VV., La Resistenza europea e gli alleati. (La Gran Bretagna e la Resistenza europea al II Congresso Internazionale per la storia della Resistenza europea, tenutosi a Milano nel marzo del 1961 sotto gli auspici dell’Ist. Naz. per la storia del Movimento di Liberazione in Italia). Milano 1985, Lerici.
 
AA.VV., Lotta armata e Resistenza delle Forze Armate italiane all’estero, a cura di Biagio Dradi Maraldi e Romano Pieri, Milano, 1990, Franco Angeli. (Contiene le relazioni presentate ad un convegno tenuto a Cesena nel 1987)
 
BARTOLINI ALFONSO, Storia della Resistenza italiana all’estero, Padova, 1965, Rebellato.
 
BARTOLINI ALFONSO, Per la Patria e la libertà, Milano, 1986, Mursia.
 
BITTONI LUIGI, Dalle vicende delle divisioni “Venezia” e “Taurinense” all’epopea della “Garibaldi” in Jugoslavia. Il contributo dei reparti dell’Arma. Roma, 1966, Tip. Scuola di applicazione dei carabinieri.
 
BONFANTI GIOSUE, Se si sciolgono i gridi, Diario di guerra e di prigionia. Campanotto editore, Pasian di Prato (UD), 2002. (di notevole valore storico e letterario; particolarmente interessante per quanto riguarda la “Garibaldi” della quale fece parte quale ufficiale, proveniente dalla “Venezia”, catturato dai tedeschi in aprile 1944).
 
CRUCCU RINALDO, Relazione tenuta a Ravenna al Convegno di Studi sulla Resistenza italiana all’estero “Incontri 1977” in “La Provincia di Forlì”, periodico dell’Amministrazione provinciale di Forlì, Forlì, 1979.
 
FORNI IRNERIO, LODI GAETANO, Medici italiani della divisione “Garibaldi” in Jugoslavia. Relazione storico-sanitaria, Tip. Mareggiani, Bologna 1949.
 
FORNI IRNERIO, Alpini garibaldini, Ricordi di un medico nel Montenegro dopo l’8 settembre, Mursia, 1922, Milano.
 
GESTRO STEFANO, l’Armata stracciona. L’epopea della divisione “Garibaldi”in Montenegro (1943-1945), Tamari, Bologna, 1964.
[ristampa: L'armata stracciona : l'epopea della Divisione Garibaldi in Montenegro 1943-1945 / Stefano Gestro. - [S.l.] : [s.n.], stampa 1976. - IX, 438 p. : ill. ; 19 cm
In calce al front.: Comitato regionale toscano per il 30. della Resistenza e della Liberazione]

GESTRO STEFANO, La divisione italiana partigiana Garibaldi – Montenegro 1943-1945, Milano 1981, Mursia. (*)
 
LISERRE EUGENIO, Il verde Lim, memorie di guerra e d’altre cose. Ed. UCT, Trento, 1993.
 
LISERRE EUGENIO, La scolaretta di Sarajevo, Resistenza e persona, Quaderni di “Camicia Rossa”, 1995.
 
LODI ANGELO, L’Aeronautica italiana nella guerra di liberazione 1943-1945, (opera promossa dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica, Ufficio storico) 1950 e 1975, Roma, Bizzarri.
 
MANNUCCI LANDO, Morte al Fascismo, libertà al popolo. Breve storia della II Brigata della Div. Garibaldi in Jugoslavia. S.T.E., Firenze, 1945.
 
MANNUCCI LANDO, Per l’onore d’Italia, la div. Italiana partigiana ‘Garibaldi’ in Jugoslavia dall’8 sttembre 1943 all’8 marzo 1945, A.N.V.R.G., II ediz, 1994, Sesto Fiorentino.
 
MINISTERO DELLA DIFESA, STATO MAGGIORE ESERCITO, UFFICIO STORICO, Le operazioni delle Unità italiane nel settembre ottobre 1943, a cura di Mario Torsiello, Roma, 1975.
 
MINISTERO DELLA DIFESA, STATO MAGGIORE ESERCITO, UFFICIO SORICO, Le operazioni delle Unità italiane in Jugoslavia (1941-1943), Roma, 1978.
 
PERELLO FRANCESCO, Un anno con gli alpini della “Garibaldi”, Ferrero e C., Romano Canavese, 1971.
                                                                                                                                                         ./.
QUINTARELLI IVIO, Il Capitano Mario Riva, La Grafica, Quarto d’Altino (VE), 1973.
 
SCALA EDOARDO, La riscossa dell’Esercito, a cura dell’Ufficio storico Ministero Difesa, Roma, 1948.
 
SCOTTI GIACOMO, Ventimila caduti, Gli italiani in Jugoslavia dal 1943 al 1945, Mursia, Milano 1970.
(Molto interessante per la dovizia di notizie, spesso imprecise nei particolari; negli elenchi dei combattenti delle due divisioni “Garibaldi” e “Italia” li mescola fra gli appartenenti dell’una e dell’altra).
 
SCOTTI GIACOMO, Gli alpini dell’ “Intra” in Jugoslavia – Piero Zavattaro Ardizzi e i suoi uomini in quindici mesi di guerra partigina in Montenegro e in Bosnia. Arti Grafiche Spadacini, Verbania, 1984.
 
SOTGIU GINO, Da Berane a Berane, Diario di un garibaldino ferito, Quaderni di Camicia Rossa, Tibergraph, Città di Castello, 1990
 
STATO MAGGIORE DELL’AERONAUTICA, Contributo dei reparti dell’Aeronautica italiana alla guerra di Libarazione. Note storiche nel 30° anniversario. Roma, 1975.
 
TADDIA LEO, La II Brigata “Garibaldi” in Jugoslavia dopo l’armistizio. OdC, Ferrara, 1969.
 
TADDIA LEO, Uno che non si arrese. Dal Kosovo alla Bosnia 1943-1945. Minerva Edizioni, Bologna, 2001
 
UFFICIO STORICO E STATISTICO DELLA DIVISIONE “GARIBALDI”, Martiri ed eroi della Divisione “Garibaldi”, a cura del Col. Carlo Ravnich, Padova, 1950 (contiene l’elenco delle onorificenze e ricompense al Valor Militare e le rispettive motivazioni)
 
VIAZZI LUCIANO, La Resistenza dei militari italiani all’estero. Montenegro, Sangiaccato, Bocche di Cattaro. Rivista Militare, Roma, 1994.
 
VIAZZI LUCIANO - TADDIA LEO, La Resistenza dei militari italiani all’estero. La Divisione “Garibaldi” in Montenegro, Sangiaccato, Bosnia, Erzegovina. Rivista militare, Roma 1994.
 
ZACCONE UMBERTO, Guerra partigiana in Montenegro, dispense del periodico “La Resistenza continua”, Ed. Risorgimento, Torino, 1965.
 
ZAVATTARO ARDIZZI PIERO, Diario (8 settembre 1943 – 18 marzo 1945) Estratto da: “Studi storico militari 1986”. Roma, 1987, SME Uff. storico.
 
La bibliografia è senz’altro più vasta di questa ed anche straniera. Le fonti d’archivio molteplici. Di determinante importanza è: “BALCANEIDE”, Raccolta di 36 volumi redatti a cura del Gen. Carlo Ravnich (ultimo Comandante della “Garibaldi) che sono praticamente ‘l’archivio storico’ della Divisione “Garibaldi” con documentazione originale. Alla morte di Ravnich, è stata consegnata dalla famiglia, per volontà del defunto, ad una fondazione che, pare, si trovi ora in Svizzera e che ci auguriamo venga presto restituita alla pubblica consultazione nel nostro Paese.

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Lotte e ricordanze della guerra partigiana in Jugoslavia, 9 settembre 1943 - 2 luglio 1945 / Innocente Cozzolino.
Roma: La stampa moderna, 1957

Rossa una stella. Storia del battaglione italiano Pino Budicin e degli Italiani dell'Istria e di Fiume nell'esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia / Giacomo Scotti e Luciano Giuricin.
Unione degli italiani dell'Istria e di Fiume, 1975 (Centro di ricerche storiche, Rovigno ; 4)

Soli in Montenegro : ombre e luci della Resistenza italiana in Montenegro : Jugoslavia, 1943-1945
/ Gestro Stefano, Bedini Enrico. Bologna : Tamari, stampa 1972. - 351 p.

Il contributo delle Forze armate alla guerra di liberazione e al movimento di Resistenza in Italia e all'estero / [a cura di Italo Tibaldi]. Torino : Tipolitografia F.lli Scaravaglio & C., 1977

Le guerre di liberazione dei militari italiani all'estero
/ Ilio Muraca.
In: Guerra, guerra di liberazione, guerra civile (Franco Angeli 1990)

LA RESISTENZA DEI MILITARI ITALIANI ALL'ESTERO – Ministero della difesa, Commissione per lo studio della Resistenza dei militari italiani all'estero dopo l'8 settembre 1943 (nominata dal Ministro della Difesa con Decreto 32312 dei 5/3/1989): Rivista militare
* Iugoslavia, Montenegro, Sangiaccato, Bocche di Cattaro / Luciano Viazzi (1994)
* La Divisione Garibaldi in Montenegro, Sangiaccato, Bosnia, Erzegovina / Luciano Viazzi, Leo Taddia (1994)
* Isole dell'Egeo / Pasquale Iuso (1994)
* Francia e Corsica / Selene Barba (1995)
* Grecia continentale e isole dello Jonio / G. Giraudi (1995)
* Jugoslavia centro settentrionale / Agostino Bistarelli (1996)
* L'Albania / Massimo Coltrinari (1999)

SACRARI E CIMITERI MILITARI ITALIANI ALL’ESTERO – Ministero Difesa, COMMISSARIATO GENERALE ONORANZE CADUTI IN GUERRA,  ediz.1999
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Gli Atti del convegno di studi tenuto a Lucca il 21 giugno 1980, Il contributo italiano alla Resistenza in Jugoslavia
con una importante
presentazione di Sandro Pertini

Il testo "
Claudio Paggi: una storia ritrovata"
La vicenda di Claudio Paggi, ragazzo ebreo sfuggito alle persecuzioni e morto partigiano in Jugoslavia, ricostruita grazie alla caparbietà e la costanza di una nipote giornalista. Il "plotone ebraico" nell'esercito di Tito. (File PDF, 145 Kb).
Il testo "Dopo tanto sgobbare e patire dovemmo per forza di cose riarmarci e restare con i partigiani", di Gaetano Seccia (aprile 2002)
Diario - incompleto - di un radiotelegrafista italiano sorpreso dall'armistizio sul fronte jugoslavo. Come una necessità  diventa una scelta di vita. (file PDF, 101 Kb).

Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini

"Divisione Italiana Partigiana Garibaldi", pagina Facebook curata da Eric Gobetti


Monumenti e luoghi:

Museo Garibaldino di Porta S. Pancrazio (Roma): Sezione dedicata alla Divisione Garibaldi
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Museo della Divisione Italiana Partigiana Garibaldi di Asti
Palazzo Ottolenghi – Corso Alfieri, 350 (prevalentemente dedicato alle figure di Lando Mannucci e Carlo Bortoletto)


Monumento a Trespiano (Firenze) (dal sito Resistenza Toscana)
Trespiano (foto di A. Bargellini)     Firenze (2 - foto di A. Bargellini)

Lapide a Bologna (di fronte alla fontana del Nettuno)         
Lapide a
          Bologna, Piazza Maggiore

Cippo a Pistoia (quartiere delle Fornaci; scultore: Loriano Scartabelli, 1992)
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Scultura in memoria della M.O.V.M. Villy Pasquali a Pistoia


Bandiera della Divisione Italia
conservata dal suo Comandante Giuseppe Maras fino al 1999, è adesso custodita nel Museo Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate al Vittoriano (Roma)


Monumenti e sacrari eretti in Jugoslavia:



A Rabitlje presso Pljevlja, un monumento dedicato alla Divisione italiana "Garibaldi" fu inaugurato il 21 settembre 1983 alla presenza dei Presidenti delle repubbliche italiana, Sandro Pertini, e jugoslava, Mika Špiljak.
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(foto tratte dal volume
La tragedia della III Brigata della divisione italiana partigiana "Garibaldi" - ringraziamo Ivan Serra per la digitalizzazione)

Il servizio del Telegiornale dedicato a quella inaugurazione è visibile nella terza puntata del documentario curato da E. Gobetti nel 2013 "La divisione Garibaldi. Una memoria scomoda":
http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/r-a-m-9-puntata/23368/default.aspx
http://www.youtube.com/watch?v=0DFWtMEyXIc


Nel 70.mo anniversario degli eventi e nel 30.mo anniversario dalla costruzione del memoriale, la Associazione Partigiani locale ha deposto una corona di fiori.







RaiStoria / E. Gobetti, M. Sangermano: La Divisione Italiana Partigiana Garibaldi

Sono andati in onda nel novembre 2013, nell'ambito della trasmissione R.A.M. su RaiStoria, tre servizi a cura di Massimo Sangermano (regista) ed Eric Gobetti (storico), dedicati alla Divisione italiana partigiana Garibaldi in Jugoslavia:
04/11/2013 : La divisione Garibaldi. La scelta
http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/r-a-m-7-puntata/23128/default.aspx
http://www.youtube.com/watch?v=97c_3OY1sXQ

11/11/2013 : La divisione Garibaldi. Un’alleanza particolare
http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/r-a-m-8-puntata/23230/default.aspx
http://www.youtube.com/watch?v=0cjg_HKAVzo

18/11/2013 : La divisione Garibaldi. Una memoria scomoda, di Massimo Sangermano.
http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/r-a-m-9-puntata/23368/default.aspx
http://www.youtube.com/watch?v=0DFWtMEyXIc
La terza puntata della serie è la più importante delle tre: essa pone la grave questione storiografica della rimozione della memoria della Divisione Garibaldi in Jugoslavia. Rimozione per la quale - lo scopriamo grazie a Gobetti - esistono gravi e dirette responsabilità fin dentro Casa Savoia...

Per quanto ci riguarda, con il passaggio della Divisione di fanteria da montagna «Venezia» nel II Korpus dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, il 9 ottobre 1943, NASCEVA IL NUOVO ESERCITO dell'Italia DEMOCRATICA. A sostenerci nella nostra opinione è nientemeno che SANDRO PERTINI - vedi la citazione poco più sotto.
Grazie agli autori per averci fatto rivedere, in quella terza puntata, le immagini preziose del 21 settembre 1983 a Pljevlja, in Montenegro, quando fu inaugurato il monumento alla Divisione Italiana Partigiana Garibaldi, alla presenza di Sandro Pertini e di Giulio Andreotti.




9 ottobre 1943 -2013: In Jugoslavia nasce l'Esercito dell'Italia democratica

Nel 70.mo anniversario del passaggio della Divisione di fanteria da montagna «Venezia» nel II Korpus dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, cioè della unione dei soldati italiani ai partigiani di Tito, a Rabitlje presso Pljevlja (Montenegro) l'organizzazione locale della Associazione Partigiani ha deposto una corona di fiori al monumento che fu inaugurato esattamente il 21 settembre 1983 alla presenza del presidente Sandro Pertini.

Si veda l'articolo del quotidiano Pobjeda, 21/9/2013: Pljevlja: Obilježena godišnjica formiranja divizije „Garibaldi“ – Sjećanje na italijanske partizane
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L'accordo tra il generale Gian Battista Oxilia e l'eroe nazionale jugoslavo Peko Dapčević porta la data del 9 ottobre 1943. Presso Pljevlja nei mesi successivi sarà mantenuta la base operativa degli italiani; si unirà anche la Divisione alpina «Taurinense» al completo, dando vita così alla Divisione Partigiana Italiana «Garibaldi», che nel 1945 rientrerà in patria con poco più di cinquemila uomini, quasi tutti insigniti di Medaglie al Valore della Resistenza jugoslava.

Ha scritto Sandro Pertini (*):

<< Ha perfettamente ragione Giacomo Scotti quando sostiene nella sua relazione che la nascita del nuovo esercito italiano "inteso come esercito democratico antifascista e parte integrante della coalizione antihitleriana nella seconda guerra mondiale" deve essere anticipata, alcuni mesi prima della storica battaglia per la conquista di Monte Lungo a Cassino, al 9 ottobre 1943, quando il Generale Oxilia, Comandante della Divisione di Fanteria da montagna "Venezia", forte di dodicimila uomini, dette ordini alle sue truppe di attaccare i nazisti, coordinando le azioni militari con l'esercito popolare di liberazione della Jugoslavia. >>

(*) Introduzione a Il contributo italiano alla Resistenza in Jugoslavia, Atti del convegno di studi tenuto a Lucca il 21 giugno 1980. Istituto Storico Provinciale Lucchese della Resistenza. Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, 1981.
L'Introduzione di Pertini è disponibile anche in formato PDF.


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Objavljeno: sub, 21. sep, 2013.
Pljevlja: Obilježena godišnjica formiranja divizije „Garibaldi“ – Sjećanje na italijanske partizane
PLJEVLJA -  Polaganjem vijenaca Opštinska organizacija boraca NOR-a podsjetila je na formiranje italijanske partizanske divizije „Garibaldi“, u selu Rabitlje u blizini Pljevalja, i na otkrivanje spomenika italijanskim borcima, koje se desilo 21. septembra prije trideset godina.
- Na dan kapitulacije Italije u Crnoj Gori su se zatekle dvije italijanske divizije: „Venecija“ sa sjedištem komande u Beranama sa oko 12.000 vojnika i „Taurinense“ sa oko.14 000 vojnika sa sjedištem komande u Gornjem Polju, kod Nikšića. Od djelova ovih jedinica je formirana italijanska partizanska divizija „Garibaldi“ u jesen 1943. godine sa sjedištem komande u reonu Pljevalja, ovdje kod Rabitlja i stavljena pod komandu Vrhovnog štaba NOVJ – rekao je Vidoje Despotović, predsjednik Opštinske organizacije boraca NOR-a. (A.S.)






I BATTAGLIONI ITALIANI NELLA RESISTENZA JUGOSLAVA IN ISTRIA E LITORALE

Le principali forze e organizzazioni combattenti in Istria furono in campo jugoslavo il VII e IX Corpus sloveno e la IV Armata dell'Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo e in campo italiano: le Divisioni Garibaldi-Friuli e Garibaldi-Natisone, i Gruppi di Azione Partigiana (GAP) operanti in Friuli ed a Trieste, Monfalcone e Muggia. Nel corso del 1944 nacquero inoltre formazioni partigiane formate da combattenti cattolici, del Partito d'Azione e da reduci della divisione alpina Julia; nell'aprile del 1944 alcune centinaia di militari italiani formarono nell'area delle province di Gorizia e Trieste il battaglione triestino del Carso che dopo un accordo raggiunto con le Divisioni Garibaldi e il IX Corpus sloveno formerà la Brigata Garibaldi Trieste; in Slovenia dal dicembre 1944 è attiva alle dipendenze del VII Corpus la Brigata Fratelli Fontanot composta da circa 750 uomini in prevalenza operai dei cantieri navali, studenti e militari; mentre in Istria agiscono dall'aprile 1944 il Battaglione Alma Vivoda e il Battaglione Pino Budicin inquadrato nella brigata croata "Vladimir Gortan''.
Furono queste forze e questi combattenti che ottennero la vittoria nella lotta di Liberazione contro il nazifascismo, affrancando i territori occupati. Tra la fine di aprile ed il 1° Maggio 1945 i partigiani liberarono Udine e tutto il Friuli e il 1° Maggio entrarono vittoriosi in Trieste il IX Corpus sloveno e la IV Armata jugoslava.

Quella sera, l'8 settembre 1943, rimarrà memorabile per tutta la popolazione rovignese. Quando, verso le ore 18, la radio italiana trasmettè la folgorante notizia della capitolazione dell'Italia e dell'avvenuto armistizio, Pino Budicin si precipitò nella piazza dell'orologio già piena di gente (...) I soldati della guarnigione locale, assieme ai carabinieri e alle altre forze dell'ordine, stavano sul chi vive, vigilando con le armi in pugno. Vedemmo arrivare Pino Budicin, seguito dai compagni Segalla, Naddi, Privilegio, Malusà, e Poretti, che sventolavano una bandiera italiana presa poco prima al caffè "Risorgimento". Immediatamente venne attorniato da una massa di gente. Qualcuno gli offrì una sedia dall'alto della quale improvvisò un discorso (...) Arringò la folla che ormai aveva occupato tutta la piazza, e in breve tempo il comizio si trasformò in una grande manifestazione popolare.
L'oratore invitò la popolazione a liberare la città disarmando l'esercito italiano e i soldati a disertare, onde organizzare la resistenza armata ed affrontare preparati il nuovo grande pericolo che incombeva su tutti: l'invasione della nostra terra da parte dei nazisti (...) Era giunto il momento della riscossa, il momento nel quale era dovere di tutti prendere le armi per dar inizio alla lotta partigiana a fianco dei croati (...) In breve tempo tutta Rovigno antifascista si trovava in armi...
Tratto da: Storia del battaglione italiano "Pino Budicin" - Centro di ricerche storiche di Rovigno
(segnalato da FF su http://it.groups.yahoo.com/group/tera_de_confin/message/11802)


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2010: A Stanzia Bembo ricordata la fondazione del battaglione italiano «Pino Budicin»
Articolo apparso il 6 aprile 2010 su "La Voce del Popolo", quotidiano in lingua italiana edito a Fiume
http://www.edit.hr/lavoce/2010/100406/cistriana.htm oppure http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6726

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LA COMMEMORAZIONE DEL 2006:

Valle- Raduno dei combattenti antifascisti a Stanzia Bembo
Da quel lontano 4 aprile 1944 sempre fieri del "Pino Budicin"

STANZIA BEMBO (VALLE) – Raduno dei combattenti antifascisti domenica scorsa a Stanzia Bembo, per celebrare i sessantadue anni della costituzione del battaglione italiano "Pino Budicin". La manifestazione è iniziata con la deposizione di una ghirlanda davanti al monumento in ricordo della fondazione del battaglione avvenuta il 4 aprile del 1944. Mario Jadreicich, ex comandante del battaglione ha ricordato così i suoi compagni:" Non bisogna dimenticare gli italiani che assieme ai fratelli croati, e a quelli di altre nazioni hanno combattuto per la libertà del nostra paese. Le vittime istriane sono state 17 mila, di cui mille italiani. Importante, allora come adesso, continuare nel cammino intrapreso sempre uniti".
Intervenuto per l'occasione anche l'ammiraglio Martin Matoševic che ha ricordato la figura del maresciallo Tito, sottolineando che questo anno si celebrano i 35 anni del Movimento dei paesi non allineati. Il pubblico presente formato in maggior parte da ex combattenti ha acclamato il discorso fatto da Roberto Birsa dell' A.N.P.I. di Trieste, che ha ricordato uno stralcio del "Foglio di informazione partigiano" in cui Riccardo Daveggia lesse ai soldati del battaglione "Pino Budicin" prima dell'attacco alle terme di Santo Stefano.
Nello scritto veniva riferita la strage del paese di Lipa dove vennero trucidati 300 innocenti fra vecchi, donne e bambini. La parola è passata al sindaco di Rovigno Giovani Sponza e, infine, al presidente della Giunta regionale Ivan Jakovcic, che cominciato il suo discorso con un aneddoto: "Questa mattina un collega di Zagabria mi ha chiesto se è vero che ancora oggi noi celebriamo i partigiani in Istria. A questo domanda ho risposto dicendo che non solo lo facciamo, ma che continueremo a farlo". Lo zuopano ha continuato il suo discorso parlando dei punti chiave del suo programma politico: "Non accettiamo che con i soldi provenienti dall'Istria siano finanziate attività fuori dalla Croazia, come per esempio nella vicina Bosnia. Entro la fine del mio mandato prometto di concludere la costruzione del nuovo ospedale a Pola e di dare l'avvio al progetto per l'Università degli Studi istriana". Il discorso si concluso con l'augurio che Jovanka Broz , moglie del maresciallo Tito accetti l'invito di vistare l'Istria in cui il ricordo del maresciallo è ancora vivo.
Durante la manifestazione si sono esibite la Banda d'ottoni di Rovigno, il coro della "Marco Garbin" diretto da Tomislav Bišic Pauletic, la società artistico culturale Cere di Gimino, il gruppo "Batanola" dei giovani della CI di Rovigno diretti da Vlado Benussi, e il coro del gruppo midi junior e dei solisti della comunità, diretti da Biba Benussi.

Sandro Petruz (da "La Voce del Popolo", quotidiano in lingua italiana edito a Fiume)


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LA COMMEMORAZIONE DEL 2005:

Stanzia Bembo- discorso del sindaco

- Compagne e compagni del battaglione Pino Budicin, Signore e signori, egregi concittadini, cari amici! Saluto tutti voi cordialmente, amichevolmente e con rispetto a nome della Città di Rovigno e mio personale. E' con immenso piacere che mi rivolgo a voi, particolarmente qui, a Stanzia Bembo, dove si sono svolti gli eventi che hanno influito sul futuro di Rovigno e dei suoi dintorni. Anzi, non vi hanno solamente influito, ma lo hanno segnato. Gli antifascisti rovignesi scelsero Tito e il movimento alla cui guida c'era Tito. Quel movimento nel quale nessuno veniva sottovalutato, in cui non c'erano distinzioni né nazionali, né religiose. Per l'antifascismo, per una vita civile, per la democrazia, contro il fascismo, il nazismo, la loro dittatura e i loro crimini che calpestavano i principi fondamentali della libertà e della democrazia. Gli antifascisti rovignesi erano parte integrante del mondo antifascista. E' per questo motivo che oggi è terribile sentire che esistono ancora coloro che ritengono e dicono ad alta voce che i simboli dell'antifascismo e del fascismo andrebbero equiparati. Coloro che dichiarano con leggerezza che se si vieta di mostrare al pubblico i simboli ustascia va proibito pure di esporre la stella partigiana. E' terribile sapere che questa stella offende ancora qualcuno. I più concilianti sostengono che sono tutti simboli del passato e che ora si dovrebbe guardare solamente al futuro. Noi siamo moderati, perché gli Istriani sono fatti così, ma da questo luogo vogliamo comunque rivolgere a costoro la domanda su come sarebbe la Croazia se non ci fossero stati gli antifascisti e quali sarebbero i suoi confini? Colui che ignora il proprio passato, rinnega le proprie radici, la propria identità; non sa più chi sia, cosa sia e dove stia andando. Taj ne zna ki je, ni c(a je, ni kamo gre. Rovigno vive forse nel passato? No, è una città moderna, un centro urgano, un luogo che ha un'anima perché rispetta il suo passato. Nel passato i nostri luoghi, la nostra Istria, hanno sofferto la povertà, la fame, le malattie, la paura e la discriminazione. L'unità della sua popolazione che è insorta contro lo stato di indigenza e la povertà di spirito, ha creato le condizioni di prosperità del nostro territorio, tuttora presenti e stabili.
Jedinstvom svojih ljudi koji su ustali protiv siromaštva stanja i duha stvoreni su uvjeti za njen prosperitet kojim stabilno i zdravo kroc(i. E' per questo che rispettiamo queta gente e le sue vittime. Cari concittadini, La convivenza ancor ben tangibile nel Rovignese è sbocciata tra le file partigiane. E' nata nell'attimo in cui gli Italiani e i Croati, gli ateisti e i credenti, i cittadini e i contadini hanno scelto con determinazione l'uguaglianza, la giustizia e la libertà. Queste scelte hanno determinato la via comune, contrassegnata dal rispetto e dalla convivenza. Lo stesso Presidente Stjepan Mesic' ha detto che Rovigno è un esempio da seguire. Perché il rispetto verso gli altri non può venir dettato dalle leggi, ordinato o imposto. E' una cosa che si ha dentro, un'eredità che va protetta come si fa di solito con i beni materiali -- con l'attenzione del buon padre di famiglia. Gli interessi comuni in quest'area hanno vinto tutte le diversità nazionali e di altra natura, avendo come obiettivo la dignità dell'uomo, il diritto alla vita e alla libertà, la pace, l'uguaglianza, in poche parole un domani migliore. Da allora ai giorni nostri in questi luoghi, qualvolta in misura minore, a volte in misura maggiore, sono accaduti fatti importanti e sono state pronunciate parole di un certo qual peso, sempre ad un unico scopo: affinché si rispettino e apprezzino i fatti! Per un domani migliore. Gli uomini a capo della città e della regione hanno sostenuto la vostra lotta e l'antifascismo, grazie ai quali è stato creato un mondo migliore, più umano. Gli uomini che hanno governato la città hanno criticato le pessime, anzi distruttive riforme che hanno portato all'impoverimento sia dello spirito che delle casse dello stato, sia dei diritti umani che di quelli sociali. Hanno criticato ad alta voce le mosse che potremmo definire come un biglietto di unica andata che ha portato all'ingiustizia sociale e alla perdita di fiducia nelle strutture statali. C'è voluto del tempo per instaurare i meccanismi che garantiscono uno stato di diritto, uno stato che rivolge lo sguardo verso il domani. Qualcuno dirà che si tratta di questioni che appartengono al passato. Sarebbe bello se lo fossero, ma purtroppo le conseguenze si fanno ancora sentire in tutte le sfere della società - specie trai pensionati, tra quelli che dipendono dai servizi sociali, dagli ammalati e dai disoccupati. D'altro canto ci sono ancora spiriti cattivi e manipolatori che, a dire il vero, non tentano più di cambiare la storia, ma che riescono a mettere in sobbuglio// a riscaldare gli animi con bugie e provocazioni, con filmati che dichiarano essere storici. I partigiani croati, sloveni e italiani furono parte della coalizione antifascista. Fu una coalizione che nacque come risposta al terrore fascista, all'occupazione, alle persecuzioni, alle deportazioni e ai massacri. Non c'è guerra che non lasci delle ferite aperte, che non cambi il destino e i rapporti umani. La Seconda Guerra Mondiale fu una guerra generale e non c'è uomo in Europa che non sia rimasto ferito, in un modo o nell'altro. L'Europa non attaccò, anzi si difese. Dal fascismo.
Cari e distinti combattenti della lotta popolare di liberazione, antifascisti oggi ricordiamo un evento fissato a lettere dorate nella memoria degli abitanti di questo luogo. E' per questo motivo che qui l'antifascismo non ha alternativa. E' per questo motivo che celebriamo quel giorno in cui sotto la stella rossa, al nome dell'eroe e del martire Pino Budicin si sono intrecciate la volontà, la speranza e l'unità per difendere i valori positivi e civili dell'uomo e dei popoli. Per la Croazia che abbiamo oggi. Grazie a tutti coloro che vi hanno contribuito! Vi auguro ogni bene! ´elim Vam svako dobro!

Fonte:
http://it.groups.yahoo.com/group/resistenza_partigiana/message/390
http://www.rovinj.hr/rovinj/stranica.php?g=2&j=2&broj=03-2005&s=6_6_it






Il contributo più alto: 40.000 combattenti e 20.000 caduti. Questa fu la Resistenza all'estero, nella sola Jugoslavia, dei soldati italiani passati dopo l'8 settembre nelle file dei partigiani di Tito

I partigiani all'estero

Pagine dimenticate
Tra le tante migliaia di partigiani italiani molti operai, contadini, ufficiali, medici, e perfino aviatori. Ma nessuno li ricorda

GIACOMO SCOTTI

Giovedì scorso a Trieste duecento nazifascisti del gruppo Gud (gruppo unione difesa) di Trieste e del Fronte veneto degli skineads, hanno celebrato davanti al monumento alla foiba di Basovizza, la loro giornata contro il 25 aprile, con tanto di ripetuti saluti romani, nelle stesse ore in cui gli antifascisti e le autorità celebravano l'anniversario alla Risiera di di San Sabba, l'unico campo di sterminio nazista in italia con annesso forno crematorio. E in mattinata nell'Hotel Milano convegno sui «crimini dei vincitori». Il 25 aprile del 2007 sempre a Trieste apparve sui muri un manifesto che recitava: «25 aprile: l'Italia è l'unico Stato al mondo che celebra una sconfitta», mentre 300 naziskin in camicia nera e con saluto romano sfilavano gridando che il 25 aprile «è la festa degli infoibatori». Altrove e in Italia vengono ricordati gli episodi di resistenza di alcune unità dell'esercito italiano a Cefalonia, in Francia e in Albania.
Ma sempre si continua a tacere sul contributo più alto dato dagli italiani alla Resistenza all'estero, quello di oltre 40.000 soldati unitisi ai partigiani in Jugoslavia. Eppure, almeno la memoria di questa partecipazione potrebbe rispondere ai tanti, troppi revisionismi e all'odio antislavo che l'estremismo fascista continua ad alimentare. Un contributo documentato in una serie di libri scritti da Stefano Gestro, Alfonso Bartolini, Gabrio Lombardi e da alcuni altri protagonisti e storici. Ricordo anche un convegno, svoltosi a Lucca nel novembre del 1980 che fruttò un denso volume di rievocazioni e saggi su Il contributo italiano alla resistenza in Jugoslavia pubblicato nel 1981 con una prefazione dell'allora Presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini. Riferendosi a un mio intervento al convegno, Pertini scrisse: «Ha perfettamente ragione Giacomo Scotti quando sostiene nella sua relazione che la nascita del nuovo esercito italiano inteso come esercito democratico antifascista e parte integrante della coalizione antihitleriana nella seconda guerra mondiale deve essere anticipata alcuni mesi prima della storica battaglia per la conquista del Monte Lungo a Cassino».
Proposi allora e ripropongo oggi di anticipare la data al 9 ottobre 1943, giorno in cui la Divisione di fanteria da montagna «Venezia» passò al completo e con tutte le armi nel II Korpus dell'Eplj. Dopo essere stata decimata in sanguinosi scontri con i tedeschi nel fallito tentativo di raggiungere la costa adriatica, si unì ai partigiani di Tito con i suoi reparti superstiti anche la Divisione alpina «Taurinense». Insieme diedero vita alla Divisione Partigiana Italiana «Garibaldi», che rientrerà in patria con poco più di cinquemila uomini, quasi tutti insigniti di Medaglie al Valore della Resistenza jugoslava.

Sui fronti, dappertutto

Con 20.000 caduti gli italiani riscattarono l'onore del loro paese, infangato dal fascismo con l'aggressione dell'aprile 1941 e con la terribile occupazione protrattasi fino al settembre 1943. Sacrificarono ventimila vite, la metà circa dei combattenti per la liberazione dei popoli della Slavia meridionale. Infatti, la Divisione «Garibaldi», che operò in Montenegro e in Bosnia, non fu l'unica a combattere sotto la bandiera italiana con la stella rossa contro il nazifascismo in quel paese. Gli italiani partigiani formarono compagnie, battaglioni, brigate ed altre divisioni in Croazia, in Slovenia, in Dalmazia e in Istria: la Divisione partigiana «Italia» operò dalla Bosnia alla Serbia e poi in Croazia fino alla liberazione di Zagabria; la Divisione partigiana «Garibaldi-Natisone» operò in Slovenia dove combatterono pure le brigate autonome «Triestina d'Assalto» e «Fratelli Fontanot»; un battaglione «Mameli» operò nel retroterra di Zara, nella II Brigata della Krajina (Croazia) fu costituito il Quinto battaglione italiano al comando del tenente Domenico Flores, siciliano; nella III Brigata dalmata (poi nella IV Brigata di Spalato) operò il battaglione italiano «Ercole Ercoli»; varie compagnie italiane furono inserite nella V e nella IV Brigata della Krajina bosniaca; una compagnia «Garibaldi» divenne il secondo nucleo della Prima Brigata partigiana macedone-kosovara combattendo nel Kosovo e in Macedonia. Troviamo poi un gruppo di artiglieria composto da più di 300 italiani nella XIII Divisione croata del Litorale croato e Gorski Kotar; un altro battaglione italiano fa parte della XIII Brigata d'assalto della 29ma Divisione dell'Erzegovina; un battaglione «Garibaldi» forte di 800 uomini, formato da soldati dei disciolti reparti di Guardie alla Frontiera, combatte per alcuni mesi alle spalle di Fiume prima di venir sbaragliato dai tedeschi ed i superstiti vengono accolti in diverse formazioni slovene e croate.

D'oltremare e del cielo

E ancora: in Istria operano i battaglioni «Giovanni Zol» ed «Alma Vivoda» anch'essi poi decimati nei primi mesi successivi all'8 settembre 1943, ed il battaglione «Pino Budicin» che opera fino alla fine della guerra in Istria, nel Gorski Kotar e altrove. Nelle formazioni croate dell'Istria, Prima, Seconda e Terza brigata della 43ma divisione, militarono altri tremila italiani singolarmente, a gruppi e plotoni, gli italiani erano peraltro sparsi in quasi tutte le formazioni partigiane jugoslave, dalla sponda dell'Adriatico fino alla Vojvodina.
Un posto speciale occupa una formazione di combattenti che varcarono spontaneamente l'Adriatico per unirsi ai partigiani jugoslavi. Giunsero e combatterono nel periodo marzo 1944-aprile 1945 dalle regioni meridionali della Penisola, arruolandosi nelle Brigate d'Oltremare costituitesi in Puglia con l'adesione di ex detenuti politici e di ex deportati dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia. Insieme a circa 30.000 sloveni e croati cittadini italiani, si arruolarono alcune migliaia di italiani «regnicoli». Ci fu un battaglione, «Antonio Gramsci» forte di 800 uomini, composto esclusivamente da volontari affluiti da Sicilia, Puglia, Calabria e da altre regioni dell'Italia meridionale.
Nelle formazioni di Tito militarono antifascisti d'ogni regione d'Italia, umili contadini, operai e professori universitari, medici e cappellani, antifascisti di vecchia data e giovanissimi, donne perfino. Particolarmente folta fu la schiera degli ufficiali medici militari passati nelle file partigiane: una quarantina di tutte le regioni italiane, ad essi vanno aggiunti sette medici, sempre italiani, arrivati volontariamente della Svizzera, fra essi il chirurgo Ennio Canevascini, altri tre giunsero sempre volontariamente dall'Italia meridionale: il mantovano Mario Viosioli, il fiorentino Ferruccio Ciappi e il ferrarese Osvaldo Toni, aviolanciati a Berane in Montenegro. Vanno ancora ricordati alcuni medici che sacrificarono la vita combattendo in Jugoslavia come il colonnnello Antonio Leccese napoletano, il capitano Sergio Chiodi di Ferrara, il tenente Bruno Di Staso bolognese e i capitani Pasquale Scibelli, Puerari e Guidi. C'erano pure due fanfare militari, composte da musicisti italiani, una nella II Brigata d'assalto dalmata e un'altra nella 50ma Divisione serba. Quattro piloti italiani si arruolarono nell'Aviazione partigiana jugoslava che ebbe in tutto una ventina di piloti: Ciro Vrabich, Mario Semoli di Monfalcone, Leonida Braga di Milano e Luigi Rugi di Zara. Quest'ultimo fu l'ultimo caduto fra i «partigiani del cielo». Non dobbiamo dimenticarli. Le loro storie parlano all'oggi.

fonte: IL MANIFESTO - 27 APRILE 2008
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Aprile-2008/art60.html



28 ottobre 1944: Centinaia di giovani combattenti italiani parteciparono alla liberazione di Belgrado

Così il colonnello partigiano Jovan Vujosevic descrisse il ruolo degli italiani: «Gli infaticabili garibaldini giunsero a metà ottobre alle falde del monte Avala, alla periferia della capitale... Erano circa cinquecento i combattenti antifascisti italiani... Poco prima di giungere davanti a Belgrado osservavo la colonna in marcia: per le loro qualità morali e combattive, per armamento e ritmo nella marcia, per l'entusiasmo erano combattenti degni d'ammirazione. I battaglioni italiani si aprirono la strada combattendo dall'Avala all'Autocentro, dalla piazza Slavija alla via Kralj Milan, dalla via Cetinjeska alla Casa del soldato. Il battaglione Garibaldi operò sul centro e il Matteotti verso la vecchia centrale elettrica. Dopo due giorni di battaglie di strada i compagni italiani avevano già strappato importanti posizioni ai tedeschi... Via via che si occupavano le parti della città, altri volontari si univano ai due battaglioni: erano italiani che si liberavano dalla prigionia dei tedeschi e anche alcuni che, aiutati dai belgradesi, si erano per mesi nascosti in attesa di quel momento... I compagni italiani tennero testa per giorni al violento fuoco nemico. Lo fecero nell'edificio del Teatro Nazionale e in tante altre posizioni respingendo ogni controffensiva...»

fonte: IL MANIFESTO - 27 APRILE 2008
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Aprile-2008/art59.html
Battaglioni Garibaldi e Matteotti in
                  Jugoslavia




    Da:     comitatoantifasc_pr @ alice.it
    Oggetto:     In Jugoslavia con la Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi"
    Data:     14 ottobre 2008 11:51:37 GMT+02:00

In allegato, in PDF, l'articolo di Rossana Ciofo pubblicato sul numero di settembre '08 del mensile dell'ANPI Patria Indipendente che ricorda il padre Nazzareno, scomparso pochi mesi fa, che fu militare italiano della Divisione "Venezia" operante nei Balcani e che dall'8 settembre collaborò con la Resistenza jugoslava. Furono due, precisamente, le divisioni italiane, la Divisione "Venezia" e la Divisione "Taurinense", che l'8 settembre '43, rifiutando la resa a tedeschi e fascisti, costituirono la Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi" la quale partecipò alla lotta di liberazione in Jugoslavia. Dei 22.000 uomini che costituivano le due divisioni la metà di essi caddero o rimasero dispersi combattendo con la "Garibaldi".
La Divisione Italiana Partigiana "Garibaldi", per altro, non fu l'unica divisione italiana a combattere in Jugoslavia con la Resistenza. Ci furono anche la Divisione Partigiana "Italia" e la Divisione "Garibaldi Natisone" e, oltre ad esse, altre venticinque circa brigate, per un totale di 40.000 uomini.
La Divisione Partigiana Italiana "Garibaldi" combattè in Jugoslavia dall'8 settembre '43 all'8 marzo '45, e nel '45 venne riconosciuto ai suoi reduci il diritto di far parte dell'Associazione Nazionale Reduci Garibaldini - da allora "Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini" - quali autentici continuatori della tradizione garibaldina per avere combattuto volontariamente all’estero per la libertà di un altro popolo mantenedo una profonda fedeltà alla patria italiana ed alle sue tradizioni democratiche e risorgimentali.
Attuale presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini è Carlo Bortoletto, anch'egli ex militare italiano in Jugoslavia passato con la Divisione Part. It. "Garibaldi". Il Comitato antifascista ha in corso contatti con lui per averlo a Parma alla quarta edizione della contromanifestazione sulla questione delle foibe, il 10 febbraio 2009.




Memoria, l'8 settembre e la brigata Garibaldi

Cara "Liberazione",  volevo segnalare ai compagni la lettura del libro "La Divisione Partigiana Garibaldi. Montenegro 1943-1945" editrice Mursia, Milano 1981. Una pagina di storia unica e straordinaria che penso pochi conoscano. Qualche giorno dopo l'otto settembre 1943 in Montenegro due divisioni italiane, la Venezia e la Taurinense, mandate nel 1941 dal regime fascista a occupare quella regione, si ribellano agli ordini del gen. Renzo Dalmazzo, comandante la nona armata, e decidono di combattere accanto ai partigiani iugoslavi. L'autore del volume fu capo ufficio amministrativo della Divisione Venezia e partecipò a tutto il periodo della guerra e poi della liberazione in Montenegro. L'ordine del gen. Dalmazzo era di abbandonare armi e fortificazioni nelle mani dell'esercito nazista e trasferirsi verso nord-est affrontando una marcia di 100 chilometri in territorio di guerra dove operavano, oltre ai nazifascisti, formazioni armate nazionaliste, cetnici e ustascia. Un ordine che rappresentava un vero e proprio tradimento e un suicidio che i soldati non potevano accettare. L'ultimo dei tanti atti di assoluto disprezzo e umiliazione che gli alti comandi militari italiani e tedeschi avevano inflitto alla truppa. Tuttavia neanche la minaccia di essere giudicati dal tribunale marziale tedesco potè costringere i soldati a eseguire quell'ordine. Sulla decisione di allearsi con i partigiani influirono anche il disgusto per le stragi nazifasciste delle popolazioni montenegrine e il fatto che numerosi fra soldati e ufficiali di basso grado erano antifascisti. Molti altri venivano da famiglie che si erano opposte all'intervento del 1915, altri ancora avevano fatto parte delle Leghe operaie e contadine. Fu così, come racconta l'autore, che il 13 settembre alle «ore 22,15 lasciamo il comando divisione per raggiungere il comando partigiano a Cevo; uscendo da Danilovgrad in autocarretta superiamo un posto di blocco tedesco sistemato con cavalli di frisia sfondandoli ad alta velocità, i tedeschi non sparano. Ore 22,30 incontriamo un gruppo di partigiani; diciamo che stiamo andando al loro comando; ci lasciano passare. Ore 23 fermati da un gruppo di cetnici; dopo lungo tergiversare con il tenente Sabalich ci lasciano passare. Ore 23.30 fermati da una sentinella partigiana, "Stoj", e da un masso di roccia per interruzione stradale; abbandonata l'autocarretta, la sentinella ci accompagna. Ore 24 raggiungiamo a Cevo il comando di Nikola Popovic». Per quasi due anni la Divisione combattè fino alla liberazione di tutto il Montenegro, avvenuta nel gennaio 1945. Nel marzo dello stesso anno iniziò il rientro in Italia e il 27 aprile, a due giorni dalla liberazione italiana venne sciolta dallo Stato Maggiore diventando Reggimento Garibaldi. Il contributo dato dalla divisione partigiana Garibaldi alla guerra di Liberazione fu anche di 2.190 morti, 7.931 feriti, 7.291 dispersi.


Michele Addonizio via e-mail - pubblicato su Liberazione, 8 settembre 2009




Gli italiani caduti sul fronte dello Srem (Sremski Front)

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                  obelezje Sremski front Brigada Italija

Spomen obelezje Sremski front Brigada Italija
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Giacomo Scotti

Il partigiano del cielo
Luigi Rugi pilota della resistenza jugoslava

Verbania : Associazione Casa della Resistenza, 2004 
con una prefazione di Aldo Aniasi - ISBN 88-86593-52-X

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Segnalato da ANPI Crescenzago (via FB):

"Il partigiano del cielo

Luigi Rugi [morto oggi
30 marzo da eroe il giorno dei suoi 24 anni, nel 1945] pilota della Resistenza jugoslava:

Chi pensa alla guerriglia ovunque si sia svolta in Europa è indotto a pensare a impervie montagne, a fitte boscaglie o tutto al più ai partigiani della pianura o ai gappisti della città.
Pochissimi anche fra i cultori di storia militare o della Resistenza degli Stati Europei credo sapessero di questa vicenda dei "partigiani del cielo". Questa pubblicazione esce nel 60° anniversario della Resistenza Italiana. È l’incredibile eppur vero racconto di un partigiano del cielo che fece la Resistenza nell’aviazione Titina di stanza in Jugoslavia.
Giacomo Scotti, con questo studio appassionato e rigoroso, fa rivivere la tragedia delle forze armate italiane oltre confine e ricostruisce le loro imprese contro i nazifascisti accanto all’esercito popolare di liberazione.
Il partigiano del cielo è Luigi Rugi che diserta le file dei tedeschi e, con un aereo-scuola, decolla da Gorizia, in fuga verso est, spalancando le ali nel cielo partigiano jugoslavo. Rugi rimane nella storia dell’aviazione militare jugoslava come uno dei suoi pionieri e uno dei primi eroi caduti. Egli è però al tempo stesso un eroe dell’aviazione italiana. Con la sua vita nel cielo testimonia la labilità di un confine segnato dalle montagne e dal mare." (fonte)


30 marzo 1945 – Il giorno dei suoi 24 anni, l’eroico ufficiale pilota Partigiano Luigi Rugi muore colpito dalla contraerea.
Trasgredendo all'ordine di lanciarsi col paracadute dal velivolo in fiamme, il giovane riuscì a riportare l'aereo a Livno, ma l'apparecchio esplose appena toccata la pista. Era uno dei fondatori dell'aeronautica della Resistenza jugoslava.

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MUORE DA EROE IL GIORNO DEI SUOI 24 ANNI

Nato a Zara il 30 marzo 1921, caduto a Livno (Bosnia) il 30 marzo 1945, ufficiale pilota.
Di madre croata e padre toscano, dopo essersi diplomato a Zara aveva frequentato l'Accademia militare aeronautica di Caserta. Ne era uscito col grado di sottotenente pilota ed era stato trasferito alla base aerea di Gorizia.
Al momento dell'armistizio il giovane ufficiale, per non consegnarsi ai tedeschi, fuggì a bordo di un aereo-scuola, col quale riuscì ad atterrare in Croazia, in una zona controllata dai partigiani di Tito.
Rugi si trasferì poi a Livno, dove si stava allestendo la prima base aerea partigiana, e divenne uno dei fondatori dell'aeronautica della Resistenza jugoslava.
Con altri giovani, il sottotenente italiano riuscì, in circostanze drammatiche, a raggiungere la Puglia dove, a Carovigno, i piloti guidati da Rugi frequentarono corsi di addestramento che proseguirono poi in Libia, in una base aerea allestita dalla RAF a Benina.
All'inizio del 1944 Rugi, pilotando uno dei sedici velivoli della Prima squadriglia dell'esercito popolare di liberazione jugoslavo, dalla Libia raggiunse l'isola di Lissa, da dove, per oltre un anno, partì per compiere le missioni dell'aeronautica partigiana in Jugoslavia.
Per il suo coraggio, l'ufficiale italiano fu decorato personalmente da Tito.
Partito per la sessantaduesima operazione di guerra in Bosnia proprio il giorno del suo ventiquattresimo compleanno, Luigi Rugi fu colpito dalla contraerea. Trasgredendo all'ordine di lanciarsi col paracadute dal velivolo in fiamme, il giovane riuscì a riportare l'aereo a Livno, ma l'apparecchio esplose appena toccata la pista.
Sulla figura di Luigi Rugi, in occasione del sessantesimo della Liberazione, Giacomo Scotti ha pubblicato un libro dal titolo Il partigiano del cielo. Il volume reca una prefazione di Aldo Aniasi.

Un profilo di Luigi Rugi dal sito ANPI

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P A R T I G I A N I !
Una iniziativa internazionale ed internazionalista
nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

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Per contatti: PARTIGIANI! c/o CNJ,
C.P. 13114 (Uff. Roma 4), 00100 ROMA - ITALIA
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