Ottobre 1944: i giovanissimi
        combattenti che, nelle file della Seconda Brigata Proletaria,
        hanno preso parte ai combattimenti per la liberazione di
        Belgrado, posano soddisfatti per la foto-ricordo (dal libro:
        Pokret!, di A. Clementi, ed. ANPI Roma, 1989)

P A R T I G I A N I !

Roma, 7-8 maggio 2005



POESIE, CANTI, ED ALTRI TESTI
SULLA RESISTENZA PARTIGIANA

Cippo
          commemorativo
Il cippo del cimitero di Mirogoj a Zagabria, che accoglie le salme dei caduti della brigata "Italia"


Leggi anche:

La resa, la sconfitta e la vittoria (Quello che dico... dico pure poco!) (di Pietro Benedetti, ispirato a Nello Marignoli – PDF)




Partigia

Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?
Molti dormono in tombe decorose,
quelli che restano hanno i capelli bianchi
e raccontano ai figli dei figli
come, al tempo remoto delle certezze,
hanno rotto l’assedio dei tedeschi
là dove adesso sale la seggiovia.
Alcuni comprano e vendono terreni,
altri rosicchiano la pensione dell’Inps
o si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c’è congedo.
Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.
Ci guarderemo senza riconoscerci,
diffidenti l’uno dell’altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.
Quale nemico? Ognuno è nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non è mai finita.

Primo Levi




PER UN PARTIGIANO CADUTO

Era nel buio l’ombra
a darti un volto,
o indistinta paura del domani?
Ma all’alba si partì,
cuore d’acciaio e muscoli di bronzo
sui campi seminati incontro a loro.
Battito breve di un’ala sul fossato:
una canzone ricoprì lo strappo
della tua carne, o mio fratello,
un canto lungo come il tuo cammino
per i sentieri chiari del futuro.
A darci luce il tuo sorriso valse,
quando la fronte sollevasti al sole,
per dirgli la tua pena e il tuo tormento.
Poi ricadesti: i fiori
sugli esili gambi pensierosi
bastarono a donarti una corona.

Giovanni Capuzzo
Partigiano toscano, poeta della Resistenza - fonte: Scintilla Onlus 



Noi del fascismo conosciam le pene

Inno della divisione garibaldina A. Gramsci in Albania
da Canti della resistenza italiana all’estero
[Testo di Mario Dacci-Musica di Tish Daija]

Noi del fascismo conosciam le pene,

L’onte subite da noi lavorator.

Alfin spezzate le catene abbiam

Che sfruttavano ogni dì il nostro lavor.

Contro il nemico barbaro e crudele

Tutta l’Italia un dì si ribellò

E i partigiani stretti in forti schiere

Han mostrato a tutto il mondo il loro valor.

Partigiano va

Verso il tuo destin,

Il cammin della Patria sorgerà.

Dell’Italia la sorte abbiamo nelle man,

Siamo arditi partigiani.

Combatteremo fino alla vittoria,

La nostra terra libera sarà,

Noi dell’Italia storia si farà,

Degli eroi il sangue vendichiamo.

Siam Partigiani della nuova Italia

Che un dì qui sui colli ancora ritornerà,

L’Italia bella libera sarà,

Con la pace il lavor ritornerà.

Partigiano va

Verso il tuo destin.

Il cammin della Patria sorgerà.

Dell’Italia la sorte

Abbiamo nelle man,

Siamo arditi partigian.



Lapide ad ignominia

Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costituirà
a deciderlo tocca a noi
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi e straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità.
Non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire
ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro di ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato tra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
su questre strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ORA E SEMPRE RESISTENZA

P. Calamandrei



Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l' Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce......

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile....
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

Pier Paolo Pasolini



FESTA D'APRILE

I fascisti han capito,
se non son proprio tonti,
che siamo arrivati
alla resa dei conti!

Scendiamo giu' dai monti
a colpi di fucile!
Evviva i Partigiani!
E' festa d'Aprile!

(Canto Partigiano, inizi aprile 1945)



Dove vai, rasentando i muri della città
sembri assorto in pensieri lontani,
forse stai ricordando la tua gioventù,
i tuoi vent'anni,
anche allora rasentavi i muri imbracciando un fucile,
qualcuno vestito di nero voleva impedirti di realizzare i tuoi sogni.
Qualcuno voleva impedirti
che altri uomini, altre donne, altri bambini
vivessero in un mondo diverso
fatto di lavoro, di benessere, di felicità
non so se oggi si possa dire
che tutto si sia realizzato..
ma i sogni restano
e quelli nessuno potrà toglierteli
vecchio partigiano.
 
Pietro Tajetti "Mario"



ALLE FRONDE DEI SALICI
 
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
 
(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)



AI QUINDICI DI PIAZZALE LORETO
 
Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete ? Voi nomi, ombre ?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini ? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti ?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano :
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita
 
(Salvatore Quasimodo, “Il falso e vero verde” 1949-1955)



O ISTRIA CARA (ROSSA UNA STELLA)


O ISTRIA CARA
OPPRESSA E INSANGUINATA,
ANCHE LA VITA
TI ABBIAMO NOI DONATA.

PRENDI IL FUCILE
E VATTENE ALLA GUERRA,
SCACCIA IL NEMICO,
REDIMI LA TUA TERRA

AVANTI UNITI,
CROATI ED ITALIANI,
NELLA CERTEZZA
DI UN PIU' BEL DOMANI.

ALLA VITTORIA
IL POPOLO AVANZA UNITO,
PERCHE' LO GUIDA
IL MARESCIALLO TITO.

I NOSTRI OCCHI
SON FISSI ALLA VITTORIA:
NOI INIZIEREMO
LA NOSTRA NUOVA STORIA

LA' SUL QUARNERO C'E' FIUME
CHE IN ANSIA ATTENDE
IL PARTIGIANO
CHE IN ARMI LA DIFENDE.

VILE TEDESCO,
SCAPPA BEN LONTANO,
ARRIVA IL QUARTO
BATTAGLIONE ITALIANO.

*ROSSA UNA STELLA
SBOCCIATA E' COME UN FIORE
NEL CIELO BIANO
DEL NOSTRO TRICOLORE.*

CANE FASCISTA,
CHE SERVI GLI OPPRESSORI,
PER TE SARANNO
PRESTO GRAN DOLORI!




Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata :
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco
brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate
le vecchie favolette
approvate dal ministero.

Ma tu mio popolo, tu che la polvere
ti scuoti di dosso
per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento
e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore
i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agostino,
Ettore ?

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta
dalle vive parole,
con te crescerà
la loro leggenda
come cresce una vigna d'Emilia
aggrappata ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.


Gianni Rodari - Compagni fratelli Cervi - 1955





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P A R T I G I A N I !
Una iniziativa internazionale ed internazionalista
nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

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Per contatti: PARTIGIANI! c/o CNJ,
C.P. 13114 (Uff. Roma 4), 00100 ROMA - ITALIA

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