PROGETTO
"PARTIGIANI JUGOSLAVI IN APPENNINO 1943-1944"



Si comunica l'avvio del Progetto "Partigiani jugoslavi in Appennino",
promosso da una rete di storici ed appassionati esperti della Resistenza.
Chiunque fosse in possesso
o a conoscenza di documentazione e testimonianze
è calorosamente invitato a mettersi
tempestivamente in contatto con noi
attraverso questo indirizzo email :  p a r t i g i a n i 7 m a g g i o @ t i s c a l i . i t


oggetto:

lavoro di ricerca e divulgazione al grande pubblico del contributo
fornito alla Resistenza antifascista ed antinazista in Appennino da parte di quegli jugoslavi
che fino all'8 Settembre 1943 erano internati nei campi di detenzione su territorio italiano.
Essi animarono le primissime fasi della Lotta di Liberazione lungo  pressochè tutta la dorsale appenninica,
dalla Toscana alle Puglie, con episodi rilevanti in particolare in Umbria e Marche
obbiettivi:
- ricognizione completa delle fonti scritte, dei monumenti, delle fonti orali superstiti
- raccolta della documentazione audiovideo (interviste, foto delle lapidi e dei luoghi)
- presentazione sintetica dei risultati attraverso: pagine internet, libro e DVD
motivazione:
- per la conoscenza e l’approfondimento storiografico di vicende oggi note in maniera solo
frammentaria e solo in ambito specialistico;
- per la divulgazione e rivalutazione della comune lotta dei partigiani jugoslavi ed italiani
su entrambe le sponde dell’Adriatico, a fronte di tendenze revisionistiche che puntano
a presentare la Lotta di Liberazione in termini esclusivamente nazionali o addirittura nazionalistici;
- per la promozione dei valori della fratellanza tra i popoli e della pace
tempistica approssimativa:
entro estate 2009 per la raccolta della documentazione; entro il 25 aprile 2010 per l'uscita del lavoro


La
                  lapide



MARZO 2011 - ESCE IL LIBRO

I PARTIGIANI JUGOSLAVI
NELLA RESISTENZA ITALIANA

Partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana
Storie e memorie di una vicenda ignorata





L'articolo che segue uscirà sul prossimo numero - n. 1, gen-feb 2010 - de l'ernesto

PARTIGIANI JUGOSLAVI IN APPENNINO


Una storia ignorata


La vicenda degli jugoslavi rinchiusi nei campi di detenzione fascisti della Penisola fino all’ 8 Settembre del 1943, ed il contributo da questi offerto alla Resistenza antifascista e antinazista italiana, sono stati finora noti solo a pochi specialisti e in modo frammentario.

Eppure, questi partigiani animarono la lotta di Liberazione nelle sue prime fasi lungo quasi tutta la dorsale appenninica, da Genova fino alla Puglia con episodi rilevanti soprattutto in Umbria e nelle Marche dove gli “slavi” furono presenti quasi ovunque e presero parte a quasi tutte le azioni più importanti.

Gli jugoslavi erano in maggioranza già esperti nella guerriglia perché l’avevano condotta nel loro paese, contro gli eserciti di occupazione tedesco e italiano, nonché contro i collaborazionisti locali, fino alla cattura e alla deportazione in Italia. Inoltre, la gran parte di loro erano giovanissimi militanti della SKOJ (la struttura giovanile del Partito Comunista jugoslavo), con una formazione ideologica solida ed una piena coscienza del nemico da affrontare. Con la loro esperienza e con la loro determinazione antifascista, essi dettero, fin dall’inizio, un valido contributo alla formazione del movimento partigiano in Italia e al consolidamento della capacità combattiva delle giovani reclute.

Abbiamo cominciato ad interessarci a questa storia negli ultimi anni, per esserne venuti a conoscenza in maniera pressochè casuale, nell'ambito delle nostre attività di solidarietà internazionalista e controinformazione sulla Jugoslavia e nell'ambito delle battaglie contro il revisionismo storico e la diffamazione della Resistenza, divenute purtroppo sempre più necessarie e frequenti. Con rammarico, abbiamo dovuto constatare che vicende di così vaste dimensioni ed implicazioni hanno trovato uno spazio pressoché trascurabile nella scrittura della storia dell’Italia contemporanea e della stessa lotta antifascista: nell’Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza1 - che, tra la letteratura che abbiamo trovato, è l’unico caso in cui si sia perlomeno tentata una ricostruzione complessiva di questi fatti attraverso una specifica voce “Jugoslavi in Italia”, in chiusura della stessa è scritto: “la partecipazione jugoslava alla Resistenza Italiana non è stata ancora esaminata in modo organico”. Questo dopo tre decenni dalla conclusione di quella lotta.

Oggi sono passati ormai quasi 65 anni e la situazione non è cambiata, anzi il passare del tempo ha reso ovviamente più difficile ogni ricostruzione e indagine da fonte diretta: i testimoni ancora in vita sono rimasti in pochi e naturalmente anziani; le fonti documentarie, che già negli anni ’70 erano disperse e mal gestite, sono spesso diventate irreperibili; ed infine, l’approccio a quelle vicende è diventato “indigesto” a molti sia dal punto di vista politico che professionale.

Consapevoli di tutte queste difficoltà, abbiamo in ogni caso deciso di intraprendere un lavoro di ricerca e di divulgazione al grande pubblico che mettesse in risalto quel carattere internazionalista che fu anche della Resistenza italiana, oltrechè – ed è cosa nota, anche se abbastanza trascurata anch'essa - della omologa Lotta Popolare di Liberazione in Jugoslavia cui parteciparono centinaia di migliaia di italiani, soprattutto ex militari delle truppe di occupazione. Abbiamo inteso così tra l'altro contrastare le tendenze revisionistiche che vogliono presentare la Lotta di Liberazione in Europa in termini esclusivamente nazionali se non nazionalistici.2

E' nato dunque il progetto Partigiani Jugoslavi in Appennino, in virtù del quale si è via via costituita una rete molto ampia di contatti e di collaborazioni - con storici professionisti, sezioni ANPI ed Istituti di Storia, appassionati conoscitori delle vicende in questione e testimoni dei fatti residenti in molte province italiane. Infatti se in un primo momento abbiamo cominciato a seguire le tracce degli Jugoslavi, in gran parte sloveni e montenegrini, che erano fuggiti dopo l’8 Settembre dal campo d’internamento di Colfiorito, nei pressi di Foligno, e da quello di Renicci nei pressi di Anghiari in provincia di Arezzo, subito ci siamo resi conto che la questione abbracciava un'area geografica molto più ampia.

Gli jugoslavi che fuggirono dai campi d’internamento si dispersero nelle campagne circostanti accolti dalle popolazioni locali, molti di essi si unirono o contribuirono alla formazione delle brigate partigiane che si stavano componendo in quei giorni del settembre 1943.

A Bosco Martese, prima tappa della Resistenza Teramana, ma anche italiana, tra il 12 e il 25 settembre si concentrarono tutte le forze antifasciste della provincia di Teramo; si trattava di soldati italiani sbandati, ma anche di moltissimi ex prigionieri stranieri appena scappati dai campi di concentramento della zona: neozelandesi, inglesi, americani e numerosi prigionieri politici della Jugoslavia, in particolare montenegrini.

Nella mattinata del 25 settembre del ’43, l'avanguardia di una colonna tedesca motocorrazzata che transitava per Teramo, dietro informazione dei fascisti, si portava verso il bosco e catturava 7 partigiani. Ma nei pressi di Bosco Martese la colonna tedesca fu investita dal fuoco dei cannoni e delle mitragliatrici dei partigiani. Furono bloccati 30 camion e fu catturato il comandante della colonna, il maggiore austriaco Hartmann. I sette partigiani furono fucilati, e di conseguenza il comando partigiano teramano decise di giustiziare Hartmann.

Questo episodio divenne noto come “la prima battaglia campale in campo aperto della Resistenza Italiana” (così la definì Ferruccio Parri), meno noto è, però, il fatto che gli “slavi” giocarono un ruolo fondamentale in quella vicenda e nelle successive operazioni della Resistenza nell’Italia Centrale. Le formazioni di Bosco Martese erano state suddivise in tre compagnie, sotto la guida del capitano dei carabinieri Ettore Bianco e del medico condotto Mario Capuani. Di queste compagnie la seconda era comandata da Dušan Matijašević aiutato da Svetozar Čućković.

Lapide che ricorda la battaglia di Ceppo (TE)

Dopo il 25 settembre le compagnie si dispersero, ma gli stranieri si diressero in massa verso la zona di Acquasanta Terme in provincia di Ascoli. La “sacca” dell’acquasantano divenne presto il rifugio di un numero impressionante di fuggiaschi stranieri, in particolare antifascisti jugoslavi. Arrivarono infatti molti altri da nord, dai campi di reclusione delle Marche - Servigliano presso Fermo, Collegio Gentile presso Fabriano, eccetera - ma anche dall’Umbria e dalla Toscana. In Umbria, anche grazie al recente interesse degli storici dell'ISUC di Perugia, è particolarmente noto il campo di Colfiorito presso Foligno dove nelle “casermette” furono internati migliaia di Montenegrini.

Memorie commosse di quei giorni sono contenute nei libri di Dragutin “Drago” Ivanovic, classe 1923, che abbiamo intervistato nella sua casa dove vive ancora a Lubiana. Drago ha scritto moltissimo su quelle vicende sin dagli anni ’70. Subito dopo la pensione ha preso a ripercorrere i sentieri della sua detenzione e della sua resistenza antifascista sul suolo italiano. Le sue memorie sono note alla storiografia italiana solamente per quanto riguarda il campo di Colfiorito in cui anch’egli fu detenuto, ma altrettanto interessante per la nostra storia è il periodo successivo, fino al suo trasferimento in Puglia ed il rientro in Jugoslavia di nuovo inquadrato a combattere in una delle cosiddette Brigate d’Oltremare dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.

Dopo l’8 Settembre altri internati montenegrini di Colfiorito erano invece rimasti in Umbria unendosi alla Brigata Garibaldi nei dintorni di Foligno e di Spello;3 altri ancora si unirono alle formazioni partigiane delle Marche centro-settentrionali oppure andarono più a sud e si unirono al nucleo dei fuggiaschi dal carcere di Spoleto.

Il battaglione degli jugoslavi formatosi a partire da questo nucleo spoletino fu chiamato “ Tito”, il suo comandante militare era Svetozar Leković, detto Tozo, di Berane (Montenegro), che nel dopoguerra lavorerà come ingegnere presso l’Istituto Tecnico Militare di Belgrado; vice commissario politico era Bogdan “Boro” Pesić, il quale diventerà invece redattore del quotidiano belgradese Politika. Con alterne vicende, visto che talvolta gli “slavi” tennero un profilo politico – militare più autonomo, il battaglione Tito fu collegato all’importante Brigata Gramsci il cui commissario politico era Alfredo Filipponi. Gli “slavi” della Gramsci compirono una serie di azioni di disturbo tali da costituire una vera e propria spina nel fianco per lo schieramento tedesco impegnato a fronteggiare l’avanzata da sud delle truppe alleate. Nei primi mesi del ’44 il territorio di ben 12 comuni della Valnerina era sotto il controllo della Brigata Gramsci che era stata suddivisa in 5 battaglioni, tra cui appunto il battaglione Tito. Il territorio dei comuni di Scheggino, S. Anatolia di Narco, Vallo di Nera, Cerreto di Spoleto, Preci, Visso, Norcia, Cascia Poggiodomo, Monteleone e Leonessa venne praticamente abbandonato dalle forze nazifasciste costituendo il primo territorio libero dell’Italia Centrale. Per oltre quattro mesi in Umbria visse la Prima Repubblica Partigiana, esempio di una nuova era che le popolazioni sentivano avvicinarsi ineluttabilmente.

Nell’aprile del ’44 il comando tedesco di concerto con quello fascista, decise una massiccia “operazione di polizia” in Valnerina: una serie di battaglie contro forze preponderanti impegnarono i partigiani, che tuttavia riuscirono a sganciarsi con il minor danno possibile grazie anche alla capacità dei comandanti ed in special modo di Tozo. Dopo questa azione il battaglione Tito si diresse verso Visso ed il versante marchigiano.

Questo è proprio il periodo della sanguinosa controffensiva tedesca. La pressione degli Alleati sulla linea Gustav, in particolare i durissimi scontri presso Cassino, avevano creato tra i tedeschi una tensione crescente imponendo la elaborazione di piani e di manovre per il consolidamento del controllo del territorio, incluse azioni di “bonifica” nelle retrovie. Un obiettivo prioritario di tali azioni non poteva che essere la cancellazione della presenza delle “bande” partigiane del Centro Italia: con le loro azioni di disturbo, compiute con frequenza e decisione crescenti lungo le strade consolari quali la Salaria e la Flaminia tali “bande” diventavano inammissibili per il gigante tedesco. Protagonisti di tali importantissime azioni erano molto spesso proprio gli jugoslavi: quelli organizzati attorno al comandante Tozo tra le provincie di Terni e di Rieti, e quelli attivi nell’entroterra marchigiano.

Un’altra storia interessante è quella che riguarda i prigionieri del campo di Renicci, in provincia di Arezzo. In questo campo erano stati fatti confluire i deportati della cosiddetta “provincia di Lubiana”, dunque molte migliaia di sloveni la gran parte dei quali avevano già fatto tappa prima nell’inferno di Arbe/Rab, poi a Gonars (UD); oltre a costoro c’erano anche prigionieri politici albanesi, croati e antifascisti italiani soprattutto anarchici, molti tra questi ultimi erano stati trasferiti a Renicci dai lager del sud e delle isole che nei primi mesi del ’43 dovettero essere sgomberati per l’avanzare degli Alleati.

Nel campo di Renicci i reclusi avevano già espresso anche apertamente, quando era stato loro possibile, la loro opposizione e resistenza ai trattamenti più vessatori. Tra l’altro nel campo esisteva una cellula politica comunista clandestina che faceva capo a Lojze Bukovac.4

Bukovac dopo la sua fuga da Renicci si unirà all’VIII Brigata Garbaldi Romagnola. In seguito all’offensiva tedesca che si stava spingendo dal sud verso il nord delle Marche fino all’alta Marecchia e alla Romagna, Bukovac ripiegherà in Toscana e di nuovo nell’aretino. Bukovac ricorda : “... [dopo il 18 aprile 1944, provenienti dall’ Emilia Romagna] ci ritirammo in Toscana dove ci siamo riuniti alla brigata “Pio Borri” verso la metà del mese di maggio. Il commissario della brigata “Borri” Dušan Bordon, un giovane studente originario del capodistriano, divenuto poi nostro eroe nazionale (nel dopoguerra a Capodistria gli è stata intitolata una scuola) era caduto in un combattimento nei pressi di Caprese Michelangelo il 13 aprile 1944...”5

In effetti in quel durissimo scontro a fuoco avvenuto nel corso di un rastrellamento fascista, per proteggere la ritirata dei compagni erano caduti, oltre allo studente Dušan Bordon, comandante del reparto, il russo Piotr Fesipović, mentre un altro montenegrino, tale Pelović, era stato catturato e immediatamente fucilato. Il reparto della GNR comunque paga con 12 morti e 10 feriti.

Non mancano gli episodi che coinvolgono gli jugoslavi anche più a Nord, fino a Genova, dove il comandante della brigata partigiana che liberò la città era jugoslavo: Anton “Miro” Ukmar. Ukmar in effetti era sfuggito da un lager in Francia; unitosi alla Resistenza italiana, venne nominato comandante della VI zona operativa, che sugli Appennini, poco lontano da Genova, disponeva di un vasto territorio liberato. Con le sue divisioni il compagno “Miro” prese parte alla liberazione di Genova e ne fu comandante della piazza al termine del conflitto. Ukmar – che sarà poi decorato con l’Alta onorificenza americana “Stella di Bronzo” ed eletto cittadino onorario di Genova - contribuì alla formazione di ben otto divisioni partigiane in Liguria. Di queste divisioni facevano parte alcune brigate comandate da Jugoslavi, tanto che portavano il nome di battaglia degli stessi come “Istriano”, “Montenegrino” eccetera.6 Molti di questi partigiani jugoslavi caddero in combattimento e la maggioranza di loro , negli anni ’50, si trovava sepolta nel cimitero di Genova.

Partigiani jugoslavi risultano caduti e sepolti fin nella provincia di Piacenza, a Cairo Montenotte e a Torino (ben 10 nel cimitero della città piemontese).

Il comandante partigiano Giuseppe Mari “Carlo”, in alcuni testi del dopoguerra provò a ricostruire gli organigrammi di tutte le formazioni della Resistenza marchigiana in cui gli jugoslavi avevano svolto un ruolo di primo piano, elencando molte centinaia di nomi... Non è questa la sede per ricordare questi nomi, o quelli dei combattenti jugoslavi delle altre regioni, nemmeno i più importanti. Bisogna invece sapere che negli anni '70 la RFS di Jugoslavia promosse la costruzione di alcuni Sacrari in cui furono raccolte la stragrande maggioranza delle spoglie dei partigiani caduti nelle diverse regioni italiane dopo l'8 Settembre, assieme alle spoglie di chi era caduto di stenti e di malattie nei campi di internamento prima dell’8 Settembre. I più importanti tra tali Sacrari si trovano a Roma (Prima Porta), nel cimitero di Sansepolcro (Arezzo), e a Barletta. Al di là delle spoglie contenute nei Sacrari, molte sepolture sono rimaste in diverse piccole località dell’Italia Centrale, dal cimitero internazionale di Pozza e Umito (Acquasanta Terme, in provincia di Ascoli), a Cantiano (PU: tre i fucilati), alla tomba di Franko Tugomir a Penna San Giovanni (AP)... Tante sono poi le lapidi e i monumenti in cui tutti questi partigiani sono ricordati.

Per quelli che sopravvissero, l’epilogo della vicenda è nelle Puglie. La regione dalla fine del ’43 diventò base strategica e retrovia dei partigiani slavi: sia per quelli che combattevano lungo la dorsale appenninica e che, attraverso le Puglie, dovevano tornare in patria, sia per quelli che combattevano nei Balcani e che talvolta, feriti, proprio in Puglia potevano essere trasferiti e curati in appositi centri, in seguito agli accordi intercorsi tra Churchill e Tito.

Questi avvenimenti sono ben ricordati anche da “Drago” e da Bukovac. I combattenti jugoslavi erano ospitati in centri di raccolta, ricoverati in ospedali, addestrati militarmente in località sparse in tutta la regione da Bari fino al Salento passando per Gravina e Grumo Appula. A Gravina un’epigrafe tuttora collocata all’ospedale ricorda i medici partigiani jugoslavi che prestarono opera di generosa assistenza medica al popolo nel 1944 – 45. A Grumo Appula è rimasta traccia della presenza dei soldati jugoslavi presso l’attuale scuola elementare (allora ospedale militare), e traccia della sepoltura di molte decine di loro nel locale cimitero, dove esiste una stele con iscrizione in serbocroato “riscoperta” solo di recente. La principale testimonianza, però, è nel cimitero di Barletta che ospita l'altro impressionante Sacrario jugoslavo, in cui giacciono le spoglie di oltre 800 partigiani jugoslavi.

Molti ex combattenti jugoslavi sono tornati varie volte in Italia, in forma privata o ufficiale, a ritrovare i loro compagni di lotta, i vecchi amici, le persone che fraternamente li avevano protetti e nascosti. Sempre sono stati “accolti come fossero fratelli per tanto tempo rimasti lontano da casa”.7 Ciononostante, il complesso delle loro vicende è stato via via avvolto dall'oblio. Il mancato approfondimento sul contributo degli jugoslavi alla Resistenza Italiana ha causato, a nostro avviso, un danno imperdonabile e probabilmente irreparabile, per lo meno dal punto di vista strettamente storiografico, ma anche dal punto di vista sociale e politico, per il mancato consolidarsi dei legami di fratellanza e solidarietà. Crediamo di non allontanarci dal vero se affermiamo che la mancata comprensione da parte italiana della tragedia Jugoslavia alla fine del XX secolo, con la cancellazione sanguinosa dello Stato unitario degli “slavi del sud”, sia stata anche frutto di questo colpevole oblio. In ogni caso questo vuoto storiografico, sul quale noi interveniamo adesso apponendo il nostro enorme “punto interrogativo”, dovrà essere oggetto di una riflessione collettiva e di serie, anche se talora assai scomode, considerazioni storiche e politiche.

Il progetto Partigiani Jugoslavi in Appennino si sta concretizzando in queste settimane nella preparazione di un primo testo, di carattere sintetico-divulgativo corredato di materiali fotografici e tabelle, che contiamo di dare alle stampe entro il 65.mo della Liberazione. Si tratta di un testo scritto a più mani, con il coinvolgimento e l'aiuto di alcuni storici professionisti.8 Altra documentazione che stiamo raccogliendo – ad esempio, interviste e riprese video – potrebbe essere utilizzata successivamente per interventi multimediali. Saranno approntate anche alcune pagine internet con le informazioni essenziali. Si tratta comunque di un lavoro collettivo, per il quale potrebbero ancora rivelarsi preziosi i contributi di chiunque abbia informazioni o documentazione inedita da fornire.9


Andrea Martocchia

Susanna Angeleri

per il Progetto Partigiani Jugoslavi in Appennino


Note:

1) Curata da P. Secchia e E. Nizza, La Pietra, Milano 1976

2) “Il dramma del popolo giuliano-dalmata è stato creato da un moto d'odio e furia sanguinaria, e dal piano slavo annessionista che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica”: questa la posizione del presidente Napolitano sulla Resistenza jugoslava, espressa in forma pubblica nel febbraio 2007 creando tra l'altro un incidente diplomatico con la Croazia.

3) Si ricorda in particolare la figura di Milan Tomović, ucciso da una malattia respiratoria contratta durante la guerra e sepolto a Perugia.

4) In particolare la testimonianza di Bukovac è stata raccolta da Carlo Spartaco Capogreco nel suo “Renicci – Un campo di concentramento in riva al Tevere” (Fondazione Ferramonti, 1998) dove si analizzano sia le prime forme di resistenza dei reclusi, sia le successive vicende di quelli che, dopo l’8 Settembre, si unirono alla Resistenza Italiana.

5) Intervista a cura di C.S. Capogreco, vedi nota 4.

6) Una brigata era comandata da un certo “Battista”, di Lubiana. Una delle divisioni , la “Garibaldi – Mingo”, era comandata dallo jugoslavo Grga “Boro” Čupić, già detenuto nel campo di internamento di Fossano in provincia di Cuneo.

7) G. Mari: “La Resistenza in Provincia di Pesaro e la partecipazione degli jugoslavi”, Pesaro 1964.

8) In questa sede non possiamo elencare il grande numero di persone a cui siamo grati e che ci stanno aiutando, alcune delle quali appariranno come coautori del testo che sarà dato alle stampe.

9) Invitiamo a contattarci all'indirizzo: partigiani7maggio @ tiscali.it



INIZIATIVE
in ordine cronologico inverso



Milano, venerdi 14 ottobre 2011

ore 18:00 c/o Libreria Odradek, Via Principe Eugenio 28

Presentazione del volume

I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana
Storie e memorie di una vicenda ignorata


ne discutono:
Andrea Martocchia
autore, dottore di ricerca in Fisica, esperto di storia recente dei Balcani. E' segretario del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus
Alessandra Kersevan
storica ed editrice (Edizioni KappaVu), è esperta di questioni del confine orientale e studiosa dei lager "per slavi" sul territorio italiano
Tiziano Tussi
membro del Comitato provinciale ANPI e collaboratore della rivista Patria Indipendente, è autore di articoli, saggi e libri sulla Guerra di Liberazione

Info: Libreria Odradek Milano
tel. 02 314948 email: odradekmilano@teletu.it





Gravina (BA) 28 maggio 2011

ore 10.30 c/o Camera del Lavoro, Piazza della Repubblica

A.N.P.I.
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I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana
Storie e memorie di una vicenda ignorata

 
Incontro con l'autore
Andrea Martocchia
Interventi e testimonianze:
Andrea Ferrante, pres. ANPI
Sen. Onofrio Petrara
Luciana Gramegna, CGIL
Luigi Ljubimir Vjekoslav Maletic
Michele Loglisci, insegnante
Milena Fiore, ANPI


scarica la locandina

ASCOLTA LA REGISTRAZIONE AUDIO: (scarica MP3 - 24 Mb, 1h40m)
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Milena Fiore (presentazione)
Andrea Ferrante
lettura poesia Fiaba cruenta
Andrea Martocchia
varie Fiore-Gramegna
ex sindaco Onofrio Petrara
Ljubimir Vjekoslav Maletic
Michele Loglisci
domanda all'autore
Luciana Gramegna

Nelle settimane scorse l’ANPI di Gravina ha avuto modo di attuare una positiva collaborazione con alcune scuole della città ed associazioni, finalizzata alla costruzione di iniziative di formazione sul tema della lotta di Liberazione e della sua continuità rispetto al Risorgimento, nell’ambito del 150° dell’Unità d’Italia.
Nello specifico si è trattato di un ciclo di incontri nei quali la proiezioni di film a soggetto è stata seguita da alcuni interventi esplicativi e di contestualizzazione. In queste occasioni si è riscontrato un forte interesse degli studenti e la fattiva collaborazione di molti docenti.
In continuità con tale positiva esperienza l’ANPI invita a partecipare i cittadini alla presentazione del libro “I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana”, di Andrea Martocchia. Questo libro si aggiunge come importante contributo agli studi dell’Istituto pugliese per gli studi dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea (IPSAIC). Il libro è frutto di una lunga ricerca relativa alla partecipazione di partigiani jugoslavi alla Resistenza italiana; partecipazione che proprio nel nostro territorio ha avuto una delle basi di partenza principali.
Si tratta tuttavia di una pagina di storia quasi del tutto sconosciuta, che sarebbe invece di grande interesse e utilità per la costruzione della memoria collettiva locale portare a conoscenza dei giovani.
L’iniziativa si svolgerà sabato 28 maggio ore 10,30 presso la Camera del lavoro di Gravina, sita in piazza della Repubblica.

Distinti saluti

Il presidente dell’ANPI di Gravina in Puglia

*** LETTERA ALLE SCUOLE ***

L’Associazione Nazionale Partigiani Italiani

Viale Orsini, Gravina in Puglia

AL DIRIGENTE SCOLASTICO …

Della Scuola Secondaria di I grado …

OGGETTO: Iniziativa di presentazione del libro “I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana”

Egregio Sig. Preside,
nelle settimane scorse l’ANPI di Gravina ha avuto modo di attuare una positiva collaborazione con alcune scuole della città, finalizzata alla costruzione di iniziative di formazione sul tema della lotta di Liberazione e della sua continuità rispetto al Risorgimento, nell’ambito del 150° dell’Unità d’Italia.
Nello specifico si è trattato di un ciclo di incontri nei quali la proiezioni di film a soggetto è stata seguita da alcuni interventi esplicativi e di contestualizzazione. In queste occasioni si è riscontrato un forte interesse degli studenti e la fattiva collaborazione di molti docenti.
In continuità con tale positiva esperienza l’ANPI propone alle scuole di Gravina di invitare gli studenti a partecipare alla presentazione del libro “I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana”, che si aggiunge agli studi dell’Istituto per gli studi dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea (IPSAIC). Il libro è frutto di una lunga ricerca relativa alla partecipazione di partigiani jugoslavi alla Resistenza italiana; partecipazione che proprio nel nostro territorio ha avuto una delle basi di partenza principali.
Si tratta tuttavia di una pagina di storia quasi del tutto sconosciuta, che sarebbe invece di grande interesse e utilità per la costruzione della memoria collettiva locale portare a conoscenza dei giovani.
L’iniziativa per la quale chiediamo la Vostra cortese collaborazione si svolgerà sabato 28 maggio ore 11, presso la Camera del lavoro di Gravina, sita in piazza della Repubblica.

Distinti saluti

Il presidente dell’ANPI di Gravina in Puglia

Gravina in Puglia, 14 maggio 2011






Bari 27 maggio 2011

ore 18.30 c/o associazione Marx XXI - II str. priv. Borrelli 32
(di fronte al “Piccolo teatro”, a pochi minuti a piedi dalla stazione FS, lato estramurale Capruzzi e dal parcheggio dell’ex Rossani in C.so Sicilia)
 
Presentazione del libro
I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana
Storie e memorie di una vicenda ignorata

 
Intervengono
Andrea Martocchia, autore del libro, Coordinamento nazionale per la Jugoslavia
Gaetano Colantuono, coautore col capitolo dedicato alle Puglie
Antonio Leuzzi, ANPI-Bari, Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea
 
Coordina
Andrea Catone, Associazione Marx XXI;
associazione Most za Beograd – un ponte per Belgrado in terra di Bari

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scarica la locandina

vai all'evento su Facebook

annuncio dell'iniziativa e scheda del libro su Puglia Libre




Firenze 22 maggio 2011

ore 17.00, Casa del Popolo Il Progresso
Via Vittorio Emanuele II, 135 - Firenze (linea ATAF 4)

I partigiani jugoslavi nella Resistenza Italiana
presentazione del libro

Con gli autori
* Andrea Martocchia
* Susanna Angeleri

Intervengono
* Vania Bagni, ANPI Provinciale di Firenze
* Ilicia Di Ienno, Responsabile Antifascismo PRC Toscana

Per info rispetto all'iniziativa: www.gctoscana.eu
Per maggiori info rispetto al libro: www.partigianijugoslavi.it

Organizzano i Giovani Comunisti della Toscana


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Terni, 20-21 maggio 2011

presso il centro sociale autogestito Germinal Cimarelli, Via del Lanificio 19A

P A R T I G I A N I   J U G O S L A V I

venerdi 20 maggio ore 21:30

proiezione del documentario

RADE KONČAR - UNA STORIA DI OPERAI JUGOSLAVI

di Tamara Bellone, Gordana Pavlović, Piera Tacchino

sabato 21 maggio ore 17:00
presentazione dei libri:

A TE, MIA DOLORES (diario di Saša Božović)
a cura di Giacomo Scotti

I PARTIGIANI JUGOSLAVI NELLA RESISTENZA ITALIANA
a cura di Andrea Martocchia

intervengono gli autori e ne discutono:
Claudio Del Bello (editore),
Marco Venanzi, Angelo Bitti, Renato Covino (storici)
Tamara Bellone (autrice di Rade Končar)
Rajka Veljović (sindacalista Zastava Auto, Kragujevac, Serbia)

http://bgcterni.blogspot.com/

su facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=218173091544337

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Arezzo, venerdi 20 maggio 2011

presso il Circolo Aurora, Piazza S. Agostino

Festa popolare per il primo anniversario del CAAT Aretino
(Coordinamento Antirazzista Antifascista Toscano - Aretino)

ore 20.00: cena popolare

ore 21.30: presentazione del libro "Partigiani Jugoslavi nella Resistenza Italiana"
intervengono: Andrea Martocchia (autore), Rajka Veljović (sindacalista Zastava Auto - Kragujevac), Giacomo Scotti (saggista)

a seguire: concerto della Banda K100

organizza: CAAT Aretino, con l'adesione di: CNJ onlus, ANPI Arezzo

su facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=115092728576906

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Roma, mercoledi 18 maggio 2011
alle ore 18:00 presso la libreria Odradek, Via dei Banchi Vecchi 57

00186 Roma - 06-6833451 - odradek @ tiscali.it - http://www.odradek.it/html/librerie/libreriaroma.html


DUE LIBRI PARTIGIANI
Contro il revisionismo e la rimozione storiografica, per i valori internazionalisti della Resistenza.

Presentazione dei libri:


I PARTIGIANI JUGOSLAVI NELLA RESISTENZA ITALIANA. Storie e memorie di una vicenda ignorata
di Andrea Martocchia et al., Prefazione di Davide Conti, Introduzione di Giacomo Scotti

«Che ci facevano questi Jugoslavi in Italia? Da tale domanda, apparentemente ingenua e disarmante, prende le mosse una minuziosa ricostruzione delle attività militari accadute sull'Appennino e sul versante del basso-adriatico, grazie a testimonianze e documenti la cui dispersione ha accompagnato la rimozione dell'intera vicenda.
Non erano certo invasori. Questi jugoslavi erano i prigionieri rinchiusi nei quasi duecento campi di detenzione fascisti in Italia (Renicci, Colfiorito, Corropoli...) fino all'8 Settembre del 1943 e che, una volta liberatisi, dettero un contributo efficace e decisivo alla Resistenza antifascista e antinazista italiana, irradiandosi dalla Toscana, all'Umbria, alle Marche, all'Abruzzo fino alla Puglia...»



A TE MIA DOLORES. Nella tempesta della guerra col fucile e lo stetoscopio
di Saša Božović, Introduzione e traduzione di Giacomo Scotti

«La Resistenza jugoslava fu il più deciso e concentrato movimento di liberazione nazionale in Europa.
Dallo sfacelo della frantumazione della prima Jugoslavia il paese fu salvato da una lotta epica di uomini e donne, combattenti della Resistenza contro Fascismo e Nazismo, che ricostruirono il paese, lo riunificarono, intrapresero l’opera di affratellamento dei suoi popoli.
Questo libro, forse unico nella letteratura europea, scritto da una protagonista d’eccezione quale fu la dottoressa Sasa Bozovic testimonia tutto ciò attraverso il suo diario-racconto che va dall’aprile 1941 all’estate 1945 e che ci porta dalle piazze di Belgrado alle aspre montagne del Montenegro e della Bosnia.
Non si raccontano le battaglie, queste sono sullo sfondo, in primo piano la lotta quotidiana di chi si occupava dei feriti e della popolazione...»



Introduce e coordina:
Claudio Del Bello, Odradek edizioni

Intervengono:
Giacomo Scotti, scrittore e saggista

Andrea Martocchia, autore de I partigiani jugoslavi nella Resistenza Italiana

Bianca Bracci Torsi, responsabile Progetto memoria PRC

Davide Conti, storico, Fondazione Basso-sezione internazionale

promuovono:
Odradek edizioni
Coord. Naz. per la Jugoslavia onlus

su facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=172926946098624




Perugia, venerdi 13 maggio 2011

INTITOLAZIONE SEZIONE ANPI PERUGIA CITTÁ A
MARIO BONFIGLI E MILAN TOMOVIĆ

La notte del 22 settembre 1943 più di mille prigionieri, nella stragrande maggioranza montenegrini, fuggirono dal campo di concentramento PG n. 64 di Colfiorito. Tra di loro c'era uno studente poco più che ventenne, Milan Tomovic. Uno dei tanti che, invece di nascondersi o cercare di tornare  in Patria, decise di fermarsi in Umbria e proseguire qui la lotta contro il nazifascismo.
Inizialmente impegnato nella zona montana sopra Spello, Milan dimostrò subito coraggio e valore, tanto da meritare l'affidamento del comando di un distaccamento della IV brigata Garibaldi di Foligno, attivo ai confini fra Umbria e Marche, nella zona di monte Cavallo. Morì all'ospedale civile di Perugia, dove era stato segretamente portato e ricoverato, il 22 marzo 1944.
Mario Bonfigli, nome di battaglia "Mefisto", medaglia d'argento al Valor Militare della Resistenza, è stato primo comandante della brigata "S. Faustino Proletaria d'Urto", che operava nell'Alta valle del Tevere.
Tenente pilota della Regia Aeronautica, Mario era fuggito dall'aeroporto militare di Fano nei giorni successivi all'8 settembre 1943, con l'obiettivo di passare le linee e dare il suo contributo alla liberazione. L'Umbria fu per lui una scelta casuale e obbligata: il suo aereo, dopo un atterraggio di emergenza a Castiglion del Lago, fu scoperto dai tedeschi e reso inutilizzabile. È a Preggio che Bonfigli prende i primi contatti con la Resistenza, per trasferirsi poi verso Pietralunga. Non abbandonerà più l'Umbria, e resterà a Perugia anche dopo la Liberazione, diventando uno dei principali animatori dell'Anpi provinciale e regionale. Ci ha lasciato lo scorso 29 marzo.

Venerdì 13 maggio, alle ore 19, presso il circolo culturale Macadam, sito in Piazza Giordano Bruno 9, la sezione di Perugia dell'Anpi (Associazione nazionale Partigiani d'Italia) verrà ufficialmente intitolata a Mario Bonfigli e Milan Tomovic, figure diverse ma  ugualmente significative nella lotta per la libertà. Il primo per l'integrità morale, l'umanità, la  voglia mai sopita di combattere che ha saputo trasmettere anche e soprattutto a quei giovani, nipoti di quella generazione, che si sono avvicinati all'Anpi o con cui ha parlato nei suoi frequenti incontri con le scuole. Il secondo per ricordarci che la lotta e il sacrificio per la libertà non ha avuto confini, né esclusività di genere o nazionalità.
La serata sarà anche l'occasione di promuovere, in collaborazione con l'Isuc-Istituto per la storia dell'Umbria contemporanea e con il Cnj-Coordinamento nazionale per la Jugoslavia, una riflessione storica sulla presenza di combattenti jugoslavi (e stranieri in genere) nella Resistenza umbra.
A tale proposito interverranno Dino Renato Nardelli, responsabile della Sezione didattica dell'Isuc, curatore del volume "Montenegrini internati a Campello e Colfiorito 1942-1943. Note biografiche”, Tommaso Rossi, ricercatore dell'Isuc, curatore del volume "Toso. Memorie di un comandante partigiano montenegrino" e Andrea Martocchia, segretario del Cnj, curatore del volume "I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana. Storie e memorie di una vicenda ignorata".
L'incontro, coordinato da Mirella Alloisio, partigiana e presidente della sezione Anpi di Perugia, vedrà la partecipazione anche di Jacopo Mordenti, nipote di Mario Bonfigli.

per contatti: <anpiperugia @ canaglie.org>

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Piobbico di Sarnano (MC) 8 maggio 2011

PER NON DIMENTICARE

In un periodo storico in cui c'è gente che vuole rifondare il partito fascista;
in cui i revisionisti vogliono correggere i libri di storia;
in cui i mass media vengono utilizzati per far proganda al regime;
in cui la Costituzione viene messa a rischio ogni giorno;

NON POSSIAMO DIMENTICARE CHI HA COMBATTUTO PER LIBERARE IL NOSTRO PAESE DALL' OPPRESSORE

Ti aspettiamo Domenica 8 Maggio a Piobbico di Sarnano (MC)

Ore 09.00
Ritrovo all’Abbadia di Piobbico e partenza per la camminata lungo il sentiero partigiano
Ore 11.30
Arrivo dei camminanti e commemorazione presso l’ex scuola elementare di Piobbico
Ore 12.30
Rientro all’Abbadia e pasta offerta dall’organizzazione
Ore 14.30
Presentazione del libro
I PARTIGIANI JUGOSLAVI NELLA RESISTENZA ITALIANA
"Storie e memorie di una vicenda ignorata”

incontro con gli autori Andrea Martocchia e Susanna Angeleri
ore 16.00
Concerto
GANG IN DUO
- i fratelli Severini -
Marino e Sandro - due sedie e due chitarre

organizza: ANPI Sarnano

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Viterbo 2 aprile 2011

Nell'ambito delle iniziative su Confine orientale italiano, occupazione fascista dei Balcani e foibe
organizzate dal Partito della rifondazione comunista di Viterbo
in collaborazione con i comitati provinciali Anpi e Arci e associazione Fata Morgana


Sala Gatti, via Macel Gattesco, ore 17:00

Il carattere internazionalista della Resistenza nei Balcani e in Italia
Andrea Martocchia (Onlus Coordinamento nazionale per la Jugoslavia) presenta il libro I Partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana (Roma, Odradek, 2011)
Giuliano Calisti (Anpi Cp Viterbo), presenta il documentario Pokret (Avanti!), Partigiani italiani nella Resistenza jugoslava (1943-45) (35’_dvd_Italia_2009)

SCARICA LA LOCANDINA (PDF 5MB)




Sabato 23 maggio 2009
viene presentato a Fermo, nelle Marche, il progetto "Partigiani jugoslavi in Appennino"

Il progetto, promosso da una rete di storici ed appassionati esperti della Resistenza, consiste nella ricerca e divulgazione al grande pubblico del contributo fornito alla Resistenza antifascista ed antinazista in Appennino da parte di quegli jugoslavi che fino all'8 Settembre 1943 erano internati nei campi di detenzione su territorio italiano

Alla iniziativa pubblica saranno presenti S. Angeleri, D. Conti, A. Martocchia.

Organizza: Collettivo Antifascista Fermo

sabato 23 maggio 2009 alle ore 21.00

presso Sede ANPI, Via dell'Università 18, Fermo

E-mail: collettivoantifascistafermo @ gmail.com