Ottobre 1944: i giovanissimi
        combattenti che, nelle file della Seconda Brigata Proletaria,
        hanno preso parte ai combattimenti per la liberazione di
        Belgrado, posano soddisfatti per la foto-ricordo (dal libro:
        Pokret!, di A. Clementi, ed. ANPI Roma, 1989)

P A R T I G I A N I !

Una iniziativa internazionale ed internazionalista
nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo




RESOCONTO
del convegno di Roma, 7-8 maggio 2005



1. Motivazioni ed adesioni
2. Gli interventi
3. I documenti video
4. Un antifascismo inattuale??
5. Le iniziative successive




L'incontro internazionale PARTIGIANI! si è tenuto a Roma, nell'arco di una giornata e mezzo, presso la Casa delle Culture in Trastevere, con la partecipazione di ospiti provenienti da varie regioni d'Italia e dall'estero. In merito hanno riferito organi di stampa di vari paesi - ad esempio i croati "Novi List" e "La Voce del Popolo", di Rijeka/Fiume, e la Radiotelevisione della Repubblica di Albania. In qualità di promotori dell'iniziativa proviamo a raccontarla qui, abbozzando anche se possibile un provvisorio bilancio dal lato politico.


1. MOTIVAZIONI ED ADESIONI
 
Avevamo deciso di cogliere l'occasione del 60.mo anniversario della Liberazione per organizzare, con il contributo di tutti i soggetti interessati e sensibili, una iniziativa di testimonianza e di informazione incentrata sul carattere internazionale ed internazionalista della lotta partigiana in Europa (1941-1945). Una iniziativa senza precedenti nel panorama italiano e non solo italiano, dai contenuti non rituali, dunque piuttosto ambiziosa. Allo scopo ci siamo avvalsi di svariati contatti esistenti tra le nostre organizzazioni promotrici e realtà antifasciste di numerosi paesi.

Inizialmente promosso da Radio Città Aperta (RCA), Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia (CNJ), Gruppo Atei Materialisti Dialettici (GAMADI), e Rivista Contropiano, l'appello per PARTIGIANI! ha catalizzato via via numerose adesioni e contributi. Hanno aderito alcune sezioni dell'ANPI e comitati antifascisti, organizzazioni internazionaliste e contro la guerra, gruppi comunisti e realtà culturali, partiti politici come il greco KKE e lo jugoslavo NKPJ. E poi: storici di prestigio come Angelo Del Boca e Nicola Tranfaglia, molti ex combattenti e dirigenti partigiani - si pensi a Giovanni Pesce, a Leon Landini, a Ferdinando De Leoni o a Ettore Bonavolta -, ed ancora riviste e case editrici, artisti, e persino corali quali il Coro delle Mondine di Novi (Modena) ed il Coro Partigiano "Pinko Tomazic" (Trieste).
Tra i messaggi di adesione e di saluto ricordiamo alcuni tra i più significativi, pervenuti dal Pôle de Reinassance Communiste en France, dal Coro Partigiano Triestino, dal partigiano Nerino Gobbo "Gino", dal Comitato Antifascista di Oleggio (Novara), dall'Associazione Rom e Sinti "Aven Amentza", e dal Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia, al cui rappresentante è stato negato il visto dal Consolato italiano a Belgrado.

Nel corso della "due giorni" sono intervenuti anche rappresentanti del popolo palestinese, di quello cubano e di quello della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Hanno preso la parola in particolare Bassam Saleh per la comunità palestinese del Lazio e Maria Fierro per Italia-Cuba. Della vicenda coreana è stato ricordato il legame strettissimo con la lotta di liberazione dal nazifascismo in Europa: proprio 60 anni fa, infatti, la Corea si liberava dal giogo del Giappone pagando un prezzo terribile in termini di vite umane e di distruzioni. Ma dopo pochissimi anni, l'aggressione statunitense costringeva il popolo coreano ad impegnarsi in una nuova guerra di Liberazione, insieme drammatica ed eroica, che purtroppo non può dirsi ancora terminata.

Con l'iniziativa PARTIGIANI! abbiamo provato a superare l'angusta dimensione nazionale in cui per decenni è stata sostanzialmente confinata la memoria dell'epopea partigiana. Un "confinamento" dovuto a tante ragioni: un certo opportunismo "patriottardo", la strumentalizzazione della memoria per interessi nazionali e specifici, differenziazioni ideologiche (quali quelle tra i movimenti comunisti dei vari paesi, che oggi appaiono fortemente anacronistiche), o persino semplice ignoranza delle vicende storiche.

Nel nostro paese, ad esempio, l'enfatizzazione della funzione della Resistenza come liberatrice del territorio dall'occupante tedesco e "fondatrice" della Repubblica antifascista ha indotto in passato a trascurare le vicende drammatiche eppure allo stesso tempo gloriose dei partigiani italiani mobilitati all'estero, e quelle dei partigiani provenienti da altri paesi che hanno immolato le loro vite per liberare il suolo italiano. Analogamente in altri paesi: si pensi ad esempio alla Francia, dove la Liberazione è stata forse soprattutto il frutto del sacrificio di militanti di origine non-francese, tra cui moltissimi italiani, la cui vicenda è pressochè ignorata da entrambi i lati del confine.

Non si è trattato solo quindi una "analisi comparativa" delle varie Resistenze, ma anche una analisi del loro reciproco intrecciarsi, legarsi e potenziarsi a vicenda: una analisi del loro carattere internazionale ed internazionalista. Una analisi possibile solo liberando il dibattito politico e storiografico sulla Resistenza da censure, falsificazioni, rimozioni ed omissioni che sussistono ed anzi purtroppo si acuiscono, in questa triste fase segnata a livello internazionale dal revanscismo di quelli che la II Guerra Mondiale l'hanno persa sul campo, ma vorrebbero trasformare quella sconfitta militare e morale di allora in una vittoria politica dell'oggi, da conseguire "a tavolino", in maniera storiograficamente disonesta ed eticamente indegna.


2. GLI INTERVENTI

Dopo l'apertura formale della iniziativa da parte di Miriam Pellegrini Ferri, già partigiana di Giustizia e Libertà ed ora presidentessa del G.A.MA.DI. - che ha tra l'altro sottolineato il ruolo fondamentale svolto dalla Armata Rossa sovietica per la Liberazione dell'Europa dal nazifascismo - della Resistenza italiana hanno parlato Spartaco Ferri - che da partigiano della Garibaldi, iscritto al Partito Comunista clandestino fin dal 1943, dopo azioni di militanza clandestina in Roma,  combattè in Appennino e fu imprigionato -, e Rita Roda, con una riflessione sulla lotta partigiana vista dai giovani di oggi.
Franco Alunni, autore di una importante testimonianza scritta, ha ricordato i fatti di Porta San Paolo, avvenuti a Roma subito dopo l'8 settembre 1943. Con un toccante ricordo di Carla Capponi, nota combattente scomparsa da pochi anni, Miriam Pellegrini Ferri ha consentito un approfondimento ulteriore delle vicende della Resistenza romana e dei suoi grandi protagonisti.
In gran parte incentrato sulla Resistenza a Roma anche l'intervento di Ferdinando De Leoni - già presidente dell'ANPI regionale del Lazio -, che ha però allargato la riflessione, con vis polemica ed inevitabile amarezza, sulla scandalosa situazione italiana attuale.
Come ricordare il sacrificio dei partigiani, si è chiesto De Leoni, se oggi sono gli eredi del fascismo al governo?

La successiva sessione ha trattato delle vicende simmetriche dei partigiani sulle due sponde del mare Adriatico.

Di Giuseppe Maras, che fu comandante della Divisione Garibaldi che inquadrava molte migliaia di italiani combattenti contro il nazifascismo in Jugoslavia dopo l'8 settembre 1943, è ricorso il 12 maggio 2005 il terzo anniversario della scomparsa. Nel corso del convegno, attraverso il ricordo del figlio Armando ed avvalendosi anche di una efficace testimonianza audio/video, "Pino" è sembrato presente, quasi impegnato a discutere insieme a noi del senso delle sue battaglie. Di Maras, nelle parole del figlio, è emerso un ritratto inedito, intimo, dell'uomo e del padre oltrechè dell'eroe, un ritratto che ha commosso molti dei presenti alla iniziativa, che lo conobbero personalmente.

Un altro partigiano italiano della Divisione Garibaldi è stato ricordato da Ivan Pavicevac: si tratta di Ovidio Gardini, che fu attivo divulgatore della memoria e dei valori della pace e fratellanza fra i popoli fino agli ultimi momenti della sua vita, come attestato da alcune lettere e documenti audio presentati nel corso della iniziativa.

Nel cortometraggio "Teska breda", recentissima realizzazione a cura di Tamara e Boris Bellone e di Piera Tacchino, è contenuta invece la testimonianza di 'Vinko' Giuglar, oggi anziano contadino della Val di Susa, che nel 1943, ritrovatosi al seguito dell'esercito occupante italiano in Jugoslavia, fu fatto prigioniero dai tedeschi. Dopo essere riuscito a sfuggire ai campi di prigionia ed ai lavori forzati, si unì ai partigiani di Tito entrando direttamente nella Terza Brigata Dalmatinska e partecipando alla liberazione di Knin.

Una storia simmetrica è quella dei partigiani jugoslavi in Italia: generalmente ex internati nei lager per slavi sul territorio italiano, dopo la caduta del fascismo furono liberati e si unirono alla lotta sulla nostra penisola, svolgendo in numerose occasioni un ruolo-guida, di vera e propria direzione militare - ad esempio in Appennino, tra Lazio, Umbria e Marche.

Alessandra Kersevan, storica ed editrice friulana, autrice di significativi testi sulle vicende al confine orientale, ha parlato dei campi di concentramento per slavi sul territorio italiano, ed in particolare del campo di Gonars, sul quale ha pubblicato di recente un testo ben documentato, fornendo dettagli che hanno lasciato profondamente impressionata la platea.

Si è entrati a questo punto nel vivo della discussione sulla Resistenza jugoslava. Vitomir Grbac, giornalista e scrittore fiumano, autore di "Bijela Smrt" (La morte bianca) ha raccontato del sacrificio dei partigiani della marcia di Matic Poljana (nella Lika, catena montuosa nell'odierna Croazia). Grbac era allora, con i suoi 16 anni, tra i più giovani combattenti nella Divisione di Tito. Nel suo libro descrive la marcia nella Lika, durante la quale morirono assiderati una quindicina di partigiani. Alla marcia partecipava anche Antonija-Tonica Dovecar, una giovane incinta di 7 mesi, che fu portata in salvo e che dopo poche settimane diede alla luce il piccolo Ratimir (significativo il suo nome: "è nato in guerra, e che viva nella pace"). Il memoriale di "Matic Poljana" è stato recentemente cambiato di nome dalle autorità revisioniste ed anticomuniste della Croazia. Tonkica è ancora viva: più anziana di Grbac, ma ancora lucida. Il piccolo Ratimir, sorridente con la "titovka" bianca in testa all'età di 2-3 anni nella foto pubblicata nel libro, oggi professore alla Facoltà di navigazione a Portoroz in Slovenia, era anch'egli presente in sala!

Giacomo Scotti, nel corso di un intervento molto atteso, ha svelato particolari meno noti della Resistenza sul confine orientale; rivelando tra l'altro che i primi resistenti italiani in verità non furono quelli che dopo l'8 settembre 1943 presero le armi contro il nazifascismo: bensì quelli che, in Istria e Venezia Giulia, al fianco degli slavi ed inquadrati nelle loro formazioni, già  nel 1941 partecipavano ad azioni antifasciste.
Scotti, storico, giornalista e scrittore, autore di numerosissimi lavori dalla saggistica alla poesia, rappresenta oggi quasi la "memoria vivente" degli italiani di Jugoslavia: cioè di quella comunità che dopo il 1945 è rimasta lì per contribuire alla costruzione di una società diversa e più giusta, avendo come vessillo il tricolore bianco-rosso-e-verde con la stella rossa al centro - proprio il vessillo cioè dei partigiani della Garibaldi. Impegnato negli ultimi anni tra l'altro a chiarire le vicende delle "foibe" facendo luce sulle esagerazioni e sulla disinformazione in merito, Scotti ha recentemente subito pesanti intimidazioni dalla destra al governo in Italia. Le minacce dei fascisti non sono purtroppo una novità per lui: in passato fu pesantemente attaccato anche dall'estrema destra croata, quella di Franjo Tudjman, per averne denunciato i crimini (si veda anche il suo libro "Operazione Tempesta").

Ancora in merito al problema del revisionismo storico, e sulla crescente opera di diffamazione della Resistenza da parte di destre revansciste e sinistre opportuniste insieme, è seguito l'intervento di Claudia Cernigoi, redattrice del notiziario triestino La Nuova Alabarda ed autrice di testi di ricerca storica quali "Operazione foibe, tra storia e mito". Eloquente il titolo dell'intervento - "Attacco alla resistenza, riscrittura della storia" - pervenuto in forma scritta a causa di una indisposizione dell'ultimora dell'autrice.

Ne è seguito un dibattito, nel corso del quale è stato denunciato il falso mito degli "italiani brava gente", e l'impunità della quale ha goduto la classe dirigente italiana già implicata con il nazifascismo e responsabile di crimini di guerra. Si è rimarcata la necessità di operare una netta distinzione, all'interno di ogni popolo e comunità nazionale, tra collaborazionisti del nazifascismo e suoi oppositori - schieramenti spesso distinguibili semplicemente per la diversa condizione sociale. La guerra di Liberazione non fu tra le nazionalità in quanto tali, bensì piuttosto tra le classi: quelle agiate e possidenti da una parte, collaborazioniste o che comunque trassero profitto dal potere nazifascista, e quelle subalterne dall'altra, impegnate in una lotta unitaria, internazionale ed internazionalista appunto, contro l'oppressione, nazionale e sociale, che ha sempre caratterizzato tutte le forme di fascismo.

La giornata della domenica si è aperta con una sessione sulla Resistenza in Albania. Essa è stata condotta da Miriam Pellegrini Ferri, grande conoscitrice di quel paese, che ha letto alcuni documenti sul contributo in quella lotta degli italiani, in gran parte inquadrati nella Brigata Gramsci ma non solo.

Di grande spessore l'intervento di Xhemil Frasheri, veterano della LANÇ - Movimento Antifascista di Liberazione Nazionale albanese - e tuttora lucidissimo critico della deriva filo-imperialista e fascistoide della odierna Repubblica di Albania. Storico e saggista, già docente di storia contemporanea all'Università di Tirana e collaboratore dell'Accademia delle Scienze di Albania fino ai primi anni Novanta, Frasheri ha sottolineato in particolare il ruolo dei comunisti guidati da Enver Hoxha nella guerra vittoriosa prima, e nella ricostruzione e modernizzazione del paese poi. L'Albania usciva infatti dal conflitto in drammatiche condizioni di distruzione e di arretratezza sociale, a causa di secoli di regime feudale.
È intervenuto dopo di lui Hulusi Hako, anch'egli veterano della LANÇ, che ha tra l'altro stigmatizzato le difficoltà frapposte oggi alla libera circolazione in Europa, richiamando dunque la condizione drammatica dei lavoratori immigrati in Italia.

Di grandissimo interesse infine la sessione sulla Resistenza greca, animata da un prezioso intervento di Dora Moscu, responsabile del Dipartimento di Storia del KKE (partito comunista di Grecia). La vicenda dei partigiani greci fu diversa e più drammatica di quella dei partigiani di tanti altri paesi europei, ed è tuttora poco nota per il suo carattere politicamente "scomodo".
Dopo il tracollo dell'invasore italiano - che si era reso responsabile di gravi crimini, tra i quali centinaia di migliaia di morti per una carestia che si sarebbe potuta evitare -, la Grecia fu sotto il tallone tedesco; e dopo la cacciata dei tedeschi, i partigiani furono aggrediti, bombardati ed infine massacrati a decine di migliaia dalle truppe inglesi e dai settori reazionari monarchici, che usarono ogni mezzo (fino alle decapitazioni) per impedire che la Grecia entrasse nell'orbita sovietica. La guerra civile terminò nel 1947, e nei decenni successivi nel paese una democrazia di facciata si alternò ai regimi fascisti filo-NATO dei "colonnelli". Una storia amara e scandalosa, che in Occidente non viene narrata.


3. I DOCUMENTI VIDEO

La due-giorni di dibattito è stata accompagnata da alcune altre proiezioni significative, oltre a quelle già citate.
Innanzitutto il film "La Villeggiatura", di Marco Leto (con A. Celi, A.M. Merli, R. Herlitzka, Italia 1973), che racconta la vicenda del professor Franco Rossini - ispirato alla figura di Carlo Rosselli - al confino in un'isola del Sud. Resi già difficili dalla diversa estrazione sociale, i rapporti tra Rossini e gli altri confinati sembrano guastarsi ancora di più quando il professore, che dispone di soldi, può prendersi in affitto una villa e chiamare presso di sé i familiari. Ma quando un altro confinato, il comunista Scagnetti, muore assassinato in una finta rissa, egli si schiera decisamente con i proletari ed evade con alcuni di loro dall'isola... Un film che sviluppa dunque la tematica dei rapporti sociali e del conflitto di classe nel percorso resistenziale.
Se ne è parlato direttamente con Adalberto Maria Merli, attore protagonista del film, che ha ricordato anche, amaramente, la difficile vicenda di questa pellicola, la cui circolazione fu in tutti i modi boicottata in Italia subito dopo l'uscita e che a tutt'oggi è stata proiettata troppo poco, nonostante ad esempio abbia vinto all'epoca il più prestigioso premio della critica francese.

Altro film proiettato a latere del dibattito è stato "Ne okreci se sine" ("Non voltarti figlio"), di Branko Bauer (RFS di Jugoslavia, 1956), nella versione originale in serbocroato corredata da sottotitoli in italiano a cura della sezione piemontese del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia. A questi ultimi ci si può rivolgere anche per gli altri video, e per alcuni dei più famosi film della cinematografia jugoslava, dei quali si stanno curando le versioni sottotitolate in italiano per facilitarne la circolazione nel nostro paese. "Non voltarti figlio" è ambientato in Croazia nel 1941-1944: ambientato in una Zagabria resa agghiacciante dalla violenza razzista ustascia, narra di un padre che, sfuggito all'internamento nel campo di sterminio di Jasenovac, cerca di recuperare il giovanissimo figlio ai valori della fratellanza e della libertà, facendolo passare insieme a sé con i partigiani. Un film emozionante, in grado anche di chiarire, a noi oggi, gli aspetti "politicamente scomodi" e dunque rimossi della storia jugoslava contemporanea.

Sui crimini italiani in Grecia è stato proiettata parte di un lungo video inedito, a cura di Piera Tacchino, che raccoglie le testimonianze di anziani protagonisti e storici greci.

Sempre ai crimini italiani nelle zone di occupazione è dedicato il documentario "Fascist Legacy" ("L'eredità fascista") di Ken Kirby, del quale per ragioni di tempo sono stati proiettati solo alcuni estratti. Prodotto dalla BBC, il documentario racconta e documenta i crimini di guerra italiani nei Balcani ed in Africa, e il loro successivo insabbiamento. Se ne è discusso con Massimo Sani, curatore di una edizione italiana che la RAI non ha mai trasmesso: la RAI ha preferito infatti seppellire il nastro in qualche cassetto per non turbare le cattive coscienze nazionali. La seconda parte del video, che meriterà di essere proiettata a Roma in qualche prossima occasione, spiega d'altronde proprio le modalità e le ragioni di questa opera di insabbiamento, che ha consentito ai criminali di guerra italiani di uscire indenni e, talvolta, persino di riciclarsi e trovare nuovamente un ruolo ed un posto come classe dirigente nell'Italia del dopoguerra.

La presa del Reichstag   4. UN ANTIFASCISMO INATTUALE??

Appare paradossale dover spiegare quale sia l'opportunità di organizzare iniziative dedicate al 60.mo anniversario della Liberazione. Tuttavia, purtroppo, la condizione oggettiva, storica e politica, nella quale ci troviamo è davvero anomala, e ci impone dunque di ribadire cose che sarebbero scontate. Persino nel corso del processo di costruzione di PARTIGIANI! abbiamo rilevato atteggiamenti timorosi, quasi regnasse un malessere, addirittura una diffidenza verso la tematica resistenziale "in se". Come se, a tanti decenni dallo svolgimento dei fatti e mentre tanti temi urgentissimi e gravi premono sulle nostre coscienze civili, l'antifascismo "in senso stretto" non bastasse più a se stesso, ed avesse bisogno di essere completamente ridefinito.
Ci hanno obiettato infatti: celebrare la Resistenza va bene, ma essa "va attualizzata"; è inutile fare antifascismo "d'antan"; bisogna evitare l'"eurocentrismo", bisogna collocare quella Resistenza europea di 60 anni fa nell'ambito delle tante resistenze (al plurale) dei popoli, prima durante e dopo la II Guerra Mondiale, in ogni continente, a cominciare ovviamente da quei popoli che hanno combattuto e combattono adesso fondamentali lotte di liberazione dal colonialismo e dall'imperialismo.

Come è evidente dal resoconto degli interventi al convegno, anche queste problematiche sono state ben presenti; allo stesso tempo però abbiamo dovuto e voluto evitare ogni tentazione "tuttologica", che avrebbe distolto necessariamente la nostra attenzione dal 60.mo anniversario della Liberazione. Ci chiediamo da cosa nasca in effetti questo "desiderio di fuga", questa tendenza a volgere lo sguardo altrove, verso un antifascismo inteso solo "in senso lato", come se l'antifascismo storico, l'"antifascismo in senso stretto", quello vittorioso in Europa nel 1941-1945, quello su cui (almeno sulla carta) sono state fondate le istituzioni ed il vivere comune di paesi come il nostro, non avesse più molto da dire.

Certo, il ricordo di quelle vicende del 1941-1945 non può limitarsi al puro rito celebrativo o al freddo approfondimento storiografico: attitudini queste che, entrambe, rischiano davvero di relegare la Resistenza in un cassetto della memoria, in uno spazio anacronistico che non avrebbe più nulla a che fare con il presente. Ma sarebbe ben strano se quell'antifascismo "in senso stretto" non avesse più niente da dirci proprio oggi, mentre la Costituzione antifascista della nostra Repubblica viene umiliata e stravolta, a cominciare dal suo Articolo 11, e mentre soldati italiani sono impegnati nella occupazione militare di alcuni dei territori che furono occupati anche allora, sotto il nazifascismo - si pensi ai Balcani - e tentazioni neocolonialiste muovono tutto l'Occidente.

Come cartina di tornasole, guardiamo all'attitudine della controparte verso quel passato: guardiamo ad esempio all'andamento delle cerimonie ufficiali per il 60.mo, guardiamo a Mosca, alle polemiche di questi giorni, al fatto che nei paesi Baltici vengono autorizzate le cerimonie dei veterani delle SS, e la storia viene ovunque riscritta, ribaltandola. Di seguito alcuni titoli dal principale quotidiano tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, del 6 maggio 2005: "Bush rispetta il boicottaggio dei baltici" (con riferimento alla non partecipazione di questi alle celebrazioni di Mosca). "Il 9 maggio portò una nuova occupazione" (intendendo l'aggregazione all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche). Ed ancora titoli ambigui sulle "maggiori pulizie etniche del XX secolo", intendendo quelle presunte a danno dei tedeschi dopo il 1945... Il 9 maggio sarebbe infatti per la Germania "il giorno della sua più grande catastrofe... il giorno della sua morte": questa l'opinione dei portavoce del complesso militare-industriale germanico, anno 2005.

Ecco che cosa è diventata l'Europa negli ultimi anni, ecco chi è che la governa: innanzitutto in casa nostra, dove una classe politica compromessa con il fascismo è oggi al potere. E poi guardiamo appena fuori dalla finestra, ad esempio nei Balcani, dove hanno ripreso il potere quei settori (ustascia croati, cetnici serbi, islamisti bosniaci, balisti albanesi) che avendo perso la II Guerra Mondiale speravamo fossero finiti per sempre nell'immondezzaio della storia.
Infine, guardiamo al modo in cui vengono ridefiniti i confini interni ed esterni del nostro continente.
Proprio oggi, dunque, mentre settori revanscisti ed imperialisti invertono in Europa gli esiti della II Guerra Mondiale, ritroviamo pienamente il senso di quella lotta internazionale ed internazionalista che fu dei partigiani.

La paura di parlare della Resistenza - la Resistenza al singolare, quella europea di 60 anni fa - va invece a braccetto con certe smanie di rimozione del Novecento, con i tentativi di dimenticarne la storia per cancellarne le conquiste.

Qualche decennio fa nessuno si sarebbe mai sognato di dover spiegare, quasi fosse una eccezionale scoperta, che non furono certo i partigiani a macchiarsi di crimini contro l'umanità, bensì che l'odio nazionale e l'odio etnico erano coltivati regolarmente tra le fila dei nazifascisti, avvezzi per intima ispirazione ideologica a combattere guerre nazionalistiche e praticare pulizie etniche. Ad ispirare la lotta dei partigiani era al contrario un desiderio di giustizia, di fratellanza e di pace fra i popoli. Curioso doverlo ribadire. Ma non possiamo fare altrimenti: dobbiamo infatti constatare che gli attacchi di stampo revisionista, provenienti purtroppo non solo da destra, mirati ad infangare o comunque a gettare nell'oblio la lotta eroica dei partigiani contro il nazifascismo, sono incessanti.

Negli ultimi mesi, alcuni progetti di legge presentati dalla destra al governo, hanno inteso addirittura equiparare i partigiani a chi ha militato nelle formazioni collaborazioniste dei fascisti e dei nazisti - questi ultimi, dunque, al servizio dell'occupante straniero: altro che "patrioti"!

Ma particolarmente insistenti sono state ultimamente proprio le campagne di disinformazione con le quali si è cercato di negare il carattere multinazionale ed internazionalista della Resistenza, dipingendo i partigiani come bande di violenti impegnati in aggressioni contro questa o quella nazionalità o, addirittura, in "pulizie etniche". Assai discutibile e tendenziosa ci è apparsa ad esempio l'istituzione per l'Italia di una specifica "Giornata della Memoria delle vittime dell'Esodo e delle Foibe" (10 febbraio). Riteniamo poi ingiustificabile la trasmissione in TV, tra assurdi programmi dedicati a riabilitare figure irrimediabilmente compromesse col fascismo (a partire dai familiari del duce), di fiction con le quali vengono diffuse concezioni bugiarde e razziste sulla guerra di Liberazione sul confine orientale ("Il cuore nel pozzo"). Ed inopportune o insufficienti sono le prese di posizione in proposito di esponenti democratici e della sinistra, anche comunista: tutti ricordiamo viceversa, purtroppo, le parole di qualche leader opportunista, ex-comunista, sui "ragazzi di Salò", sull'"espansionismo slavo" ed i "territori perduti", o sulla "angelizzazione della Resistenza".

I fatti storici che abbiamo ricordato e documentato nel nostro convegno, ed in primo luogo l'impegno comune, fianco a fianco, di combattenti di diversa origine nazionale sui vari fronti della Guerra di Liberazione, sbugiardano le tesi revisioniste, ma ci impongono anche di interrogarci sulla drammatica degenerazione politica e culturale del presente.


5. LE INIZIATIVE SUCCESSIVE

Nell'intervento di chiusura della iniziativa, Sergio Cararo (per Radio Città Aperta) ha posto un quesito doloroso eppure inevitabile. A questi compagni che hanno combattuto, ed ai quali va la nostra ammirazione e persino invidia per avere partecipato a tante battaglie vittoriose, auguriamo di vivere altri cento anni. Ma non possiamo non porci oggi il problema di come tenere viva la sensibilità antifascista per il futuro, di come coinvolgere le nuove generazioni. Una legge biologica destina infatti queste donne e questi uomini che hanno combattuto a lasciarci, e resta il problema di quale eredità trasmettere, e come. La generosa domanda di impegno politico dei giovani trova, sul "mercato" politico reale, gli sbocchi ed i mezzi che trova, non altri: la risposta al quesito non può essere altro, dunque, che una risposta in termini politici ed organizzativi, tutti ovviamente da precisare.

Alessandro Hobel, intervenendo a nome dell'Archivio Storico del Movimento Operaio e del centro Culturale La Città del Sole di Napoli, ha invitato tutti quelli che hanno contribuito a costruire l'iniziativa PARTIGIANI! ad intenderla come un punto di partenza per un lavoro di testimonianza e di in/formazione da protrarre nel tempo, coinvolgendo le realtà attive a livello locale e gli studenti.

Le iniziative incentrate sul carattere internazionale ed internazionalista della Resistenza, nel 60.mo anniversario della Liberazione, non sono state molte. Si è trattato di solito evidentemente di omaggi resi a luoghi-simbolo, quali i monumenti ai caduti nelle zone di confine, o tributi resi da realtà istituzionali o para-istituzionali.
Nel nostro caso, a partire da una esigenza tutta spontanea e senza alcun sostegno di tipo istituzionale, siamo riusciti a mobilitare per un giorno e mezzo una sala-teatro nel centro di Roma, stimolando e raccogliendo numerose testimonianze che restano disponibili, e potranno innanzitutto motivare tante simili iniziative nel futuro. Iniziative per le quali non sarà certo necessario attendere qualche prossimo anniversario: anzi, è proprio l'attualità urgente di certi temi, interni ed internazionali, a richiedere che i valori della lotta partigiana siamo riproposti continuamente.

Una prima iniziativa "gemella" di PARTIGIANI! si è svolta subito dopo, il lunedi 9 maggio, a Bussoleno (Torino), con il patrocinio del Comune. Intitolata "La Resistenza: dentro e fuori i confini", essa ha visto intervenire Giacomo Scotti, Fulvio Perini (sindacalista) ed Ugo Berga (ANPI).

Noi rimaniamo a disposizione per ogni contatto, contributo ed idea che vogliate farci pervenire. E mettiamo ovviamente a disposizione tutte le testimonianze ed i materiali che abbiamo raccolto. Per entrare in contatto con noi:


P A R T I G I A N I !

http://www.cnj.it/PARTIGIANI

Una iniziativa internazionale ed internazionalista

nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

Per contatti: PARTIGIANI! c/o CNJ,
C.P. 13114 (Uff. Roma 4), 00100 ROMA - ITALIA

partigiani7maggio @ tiscali.it
 FAX +39- 36 333-6100425



(a cura di A. Martocchia per il Comitato organizzatore)