>> ovaj tekst na srpskohrvatskom... dole! <<

Trieste / Trst, 16 novembre 2002, Convegno:
"...PASSANDO SEMPRE PER LA JUGOSLAVIA..."


INTERVENTO DI VLADIMIR KAPURALIN

(Partito Socialista Operaio - SRP -, Pola)

La situazione socio-economica nella ex-Jugoslavia:
il caso della Croazia
 

La Jugoslavia, formatasi durante la lotta contro il nazismo negli anni successivi
alla fine della II Guerra Mondiale, ha saputo ricostruire l'intero Paese e la sua
economia, distrutta in guerra, grazie all'applicazione dell'intera popolazione.
Secondo le analisi degli esperti stranieri, per un lungo periodo essa era in testa ai
paesi con il piu' alto tasso di sviluppo.
I cantieri navali erano al terzo posto nella classifica mondiale e le imprese edili e
di ingegneria ottenevano appalti in tutto il mondo.
Il Paese prosperava anche nella scienza e nella cultura, e l'autogestione,
accompagnata dalla quasi assenza di disoccupazione, con allo stesso tempo una
grande sicurezza sul piano sociale, permetteva un'esistenza dignitosa alla
popolazione.
A tutto questo contribuiva la politica del non-allineamento e della sovranità ed
indipendenza, anche grazie ad un esercito forte e ben equipaggiato che garantiva
ai cittadini sicurezza, libertà ed indipendenza dai fattori esterni.
Tutto questo con un debito estero di 18 miliardi di dollari, ovvero poco più di
800 dollari pro-capite.

Anche se non esisteva il sistema pluripartitico, e solo il 10% della popolazione
faceva parte del partito al potere, la maggior parte della popolazione era leale al
paese. La parte dei cittadini che voleva ottenere di piu' era emigrata per ragioni
economiche, senza rompere i legami con la patria. C'e' da dire che era emigrata
anche quella parte di popolazione che faceva parte dei perdenti della seconda
Guerra Mondiale.
A loro si sono affiancati all'estero anche quelli che si consideravano nemici
del socialismo autogestito, e insieme avevano pianificato e svolto azioni
terroristiche contro la Jugoslavia, spesso ricevendo un aiuto logistico dai
Paesi che li ospitavano.

Alla fine degli anni 80 e 90 iniziano i processi che cambiano radicalmente la
situazione politica. Dopo il crollo del muro di Berlino, i centri del potere
capitalista rappresentati dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario
Internazionale e dall'Organizzazione Mondiale per il Commercio, guidati dai
sette Paesi piu' sviluppati del mondo, con l'aiuto logistico degli USA e della
NATO  iniziano a realizzare il progetto lungamente preparato: la distruzione
dei regimi socialisti dell'Europa Orientale.
Su questa loro strada si e' trovata anche la Jugoslavia.
Nel processo - diretto dall'estero ed effettuato dalle forze interne - si arriva alla
secessione della Slovenia e della Croazia, seguite per effetto domino dalla Bosnia
e dalla Macedonia. Bisogna sottolineare pero' che i centri di potere non avevano
come scopo principale la distruzione della Jugoslavia, bensi' quella del suo
regime socialista e autogestito - cosa che era impossibile realizzare senza
distruggere il Paese.
Questa battaglia era facilitata dal fatto che le destre nazionaliste riuscirono a
convincere la popolazione del fatto che con il capitalismo non avrebbero perso
nessuno dei diritti acquisiti, bensi' ne avrebbero guadagnati di nuovi.
In senso economico, la distruzione della Jugoslavia significava la fine
dell'esistenza del mercato comune che per decenni aveva stabilito e regolato
i percorsi delle merci, accompagnato dalla libera circolazione degli uomini e
delle idee.
Per la Croazia questo ha significato la perdita improvvisa di oltre il 50% dei
suoi beni, che prima della secessione venivano scambiati sul mercato
ex-jugoslavo, il quale non e' stato sostituito da alcun altro mercato.

Il conflitto armato, in seguito alla secessione, ha avuto come conseguenza
la distruzione materiale delle infrastrutture dell'economia e l'interruzione del
flusso turistico dall'interno e dall'estero, il che ha portato alla sparizione di
questo ramo vitale dell'economia.
Cosi' si e' creata la prima ondata di disoccupazione e l'abbassamento dello
standard di vita. La seguente ondata e' consistita nell'interruzione
dell'economia socialista e nell'introduzione del capitalismo nella sua forma
peggiore: l'accumulazione primordiale del capitale.
Le imprese esangui non potevano competere di pari passo con i soggetti
capitalistici nella corsa al mercato. I neo-proprietari, diventati tali per "meriti"
politici, non avevano ne' interesse ne' volonta' e nemmeno conoscenze
per sviluppare la produzione; si limitavano a sfruttare la materia prima.
Il passo successivo consisteva nella svendita anarchica, agli stranieri, di
tutto quanto aveva un valore, e questo come conseguenza ha avuto nuove
perdite di posti di lavoro e abbassamento dello standard medio; anche perche'
agli investitori stranieri interessava solamente il mercato ed i beni, non lo sviluppo.

Cosi' [in Croazia] il 94% del potenziale finanziario e' diventato proprieta' delle
banche estere. E' rimasta soltanto la Banca Nazionale che e' un istituto di
emissione  monetaria. Sono state vendute le telecomunicazioni, gran parte
delle case giornalistiche, gli  hotels e gli impianti turistici, molte fabbriche.
Da vendere ci sono rimaste ancora l'industria farmaceutica, quella energetica,
gli istitutti di assicurazione ed il latifondo agricolo.
Svendendo ogni giorno ogni potenziale di valore - i cosiddetti "gioielli di
famiglia" - lo Stato troppo costoso e spendaccione cerca di ottenere i
finanziamenti per mantenersi: pero' questo si e' mostrato insufficiente.
Parallelamente e' cresciuto anche il debito estero, che e' arrivato alla cifra
di 14 miliardi di dollari, vale a dire 3.000 dollari pro-capite, ossia il 60% del
PIL - e per pagare gli interessi serve un miliardo di dollari l'anno.
Vulnerabile com'e', la Croazia e' diventata la destinazione prediletta per
disfarsi degli equipaggiamenti industriali e bellici obsoleti e nocivi, e poi
anche il poligono per l'addestramento gratuito degli eserciti.
Negli ultimi 12 anni la Croazia e' retrocessa in tutti i campi; si stima che
abbia perduto 700.000 posti di lavoro; la disoccupazione e' di 400.000 unita'
(la piu' grande in Europa) [in effetti essa e' oggi superata perlomeno dalla
Serbia di Djindjic, che sfiora un milione di disoccupati; ndCRJ] ovvero
il 20% della popolazione attiva.
A titolo comparativo, la Germania un anno prima dell'ascesa di Hitler al
potere aveva il 20% di disoccupati. E' caratteristico per il paese che una
parte  degli operai non viene pagata per mesi o addirittura per un anno
intero. Questa categoria in un certo momento era arrivata alla cifra di
150.000 persone.

Si stima che durante il conflitto e dopo di quello sono state distrutte o
incendiate 50.000 case. Interi paesi sono scomparsi dalla faccia della
terra. Sono stati cacciati via 250.000 serbi. Intere province sono rimaste
deserte.
Si stima che circa 100.000 giovani altamente scolarizzati siano emigrati,
soprattutto per sfuggire a una guerra che non volevano e all'assenza di
una prospettiva di vita. E' irreale aspettarsi che questi giovani all'apice
della forza produttiva ritornino.
Secondo i dati del 1998, ogni cittadino croato disponeva di 25 kune al
giorno da usare per i consumi, il che corrispondeva a meno di 4 dollari.
E' cosa nota che si considera al di sotto della soglia di poverta' chi
disponga di meno di 5 dollari al giorno.

Le condizioni di vita in Istria e sul Litorale, dunque in regioni
relativamente vicine all'Italia, hanno determinato la nascita di una
specifica categoria sociale: le donne, di varia eta', di diverse professioni,
spesso anche molto istruite, molte con una salute precaria, che hanno
adottato una soluzione sui generis per la sopravvivenza propria e della
propria famiglia, ossia il cercare lavoro oltre frontiera [in Italia], assistendo
gente anziana e/o facendo i lavori piu' umili. Si ritiene che siano circa
10.000 le donne di tale categoria. Vogliamo ricordare il fatto che anche
le nostre madri si guadagnavano da vivere in questo modo tra le due
guerre mondiali, nelle regioni occupate dagli italiani; la differenza e'
che perlomeno rimanevano a lavorare a casa, mentre quelle odierne
devono separarsi dalle loro famiglie. Cio' ha lasciato segni inequivocabili
nella sfera emotiva e vitale di ogni individuo. In queste persone si
alternano sentimenti di delusione, apatia, rabbia, impotenza, riluttanza,
rassegnazione. Sono ovvie le conseguenze sullo stato di salute di queste
persone. Non ultima l'abbreviarsi della longevita' dei cittadini croati negli
ultimi dodici anni.

La Croazia e' oggi deindustrializzata. Mancano gli investimenti, eccetto
quelli per la ricostruzione delle strade e delle chiese.
La sanita' e' ridotta ai minimi termini ed e' accessibile solo a chi puo'
permettersela pagando. Anche l'istruzione e' scesa di livello. Uno dei
problemi principali consiste nel revisionismo storico: la storia viene
adattata alle esigenze nazionaliste, il che avra' conseguenze a lungo
termine nella formazione delle nuove generazioni. Un esempio e' dato
dall'accettazione di una netta iconografia ustascia. Quello che ci deve
preoccupare particolarmente e' l'aumentato uso di stupefacenti tra i
giovani in risposta alla mancanza di prospettive per il futuro. Ne consegue
anche una corruzione dilagante tra le istituzioni in vario modo coinvolte
nello spaccio di narcotici.
La Chiesa e' aggressivamente presente in ogni ambito della societa', a
cominciare dagli asili nido.
Il sistema giuridico e' paralizzato dall'onnipresenza di persone corrotte
e dai bisogni del nazionalismo imperante. In particolar modo cio' e'
evidente nel modo in cui vengono trattati i crimini compiuti dalla parte
croata durante e dopo gli scontri bellici.
Per la Croazia e' rischioso il gioco attuato dal suo governo nei confronti
della comunita' internazionale, in particolare con il Tribunale dell'Aia.
La Croazia cerca di sottrarsi arrogantemente alla collaborazione con la
Comunita' Internazionale, ai tentativi di questa di processare i crimini
commessi. In questo modo essa  si accosta alla destra piu' retrograda,
nazionalista, portando il Paese al limite delle sanzioni e dell'isolamento
internazionale.

La domanda che ci si pone e': quali sono le possibili soluzioni di questa
situazione quasi irrisolvibile?
Se partiamo da una constatazione reale, e cioe' dal fatto che l'economia
croata non dispone in questo momento di prodotti che possano competere
sul sofisticato mercato occidentale, mentre potrebbe offrirne a quello
dell'Est, se ne ricava che essa dovrebbe, senza sentirsene frustrata,
accettare questa possibilita'. Questo significa che dovrebbe stabilire
relazioni diverse d'integrazione, s'intende con le ex-repubbliche jugoslave ,
nonche' relazioni piu' ampie con quei paesi dove essa era un tempo
presente, il che, secondo le valutazione del dott. Branko Horvat,
comprenderebbe un territorio di 150 milioni di consumatori. In ambito
economico, tanto interno quanto esterno, questo territorio si denomina
"Balkanska unija" (Unione balcanica).
Per far cio' dobbiamo immediatamente fermare l'ulteriore svendita del
patrimonio nazionale che porta alla distruzione dell'economia del Paese.
Laddove e' possibile bisogna restituire all'autogestione da parte degli
operai cio' che e' stato loro sottratto e creare le condizioni per il
rinnovamento della proprieta' collettiva e dell'autogestione. Bisogna
lavorare sulla ricostruzione usando tutte le nostre risorse intellettive e
utilizzando appieno il potenziale umano di cui disponiamo.
Questo processo non e' facile ma ogni minuto perso lo rende solo piu'
difficile. In mancanza di capitali si potrebbe iniziare da un utilizzo migliore
delle risorse agricole di cui gia' disponiamo. I risultati si raccolgono gia'
dopo un solo anno, e lo stesso vale per il turismo, naturalmente nel limite
di quanto non e' stato ancora svenduto.

[fine]
  




Sastanak Italijanske Kordinacije za Jugoslaviju
Kontovel, kod Trsta, 16. novembra 2002.



Referat Kapularin Vladimira
(SRP - Socijalisticka Radnicka Partija Hrvatske -, Pula)

Socijalna i Ekonomska Situacija u Bivsim

Jugoslovenskim Republikama - slucaj HRVATSKE



Avnojska Jugoslavija je u desetljecima nakon zavrsetka
II svetskog rata nesebicnim zalaganjem cjelokupnog
stanovnistva uspijela obnovit porusenu zemlju i
izgraditi ratom opustosenu privredu.Prema analizama
inozemnih strucnjaka i institucija bila je dulje vreme u
samom svjetskom vrhu po intenzitetu razvoja.
Brodogradnja je bila na trecem mijestu u svijetu, a
gradjevinska i industrijska poduzeca na
medjunarodnim su natjecajima dobivala realizaciju
velikih investiciskih projekata. Zemlja je napredovala i
na podrucju znanosti i kulture, a samoupravni
socijalizam uz visoki stupanj zaposlenosti, socijalne
sigurnosti i ostalih civilizacijskih dostignuca,
omogucavao je zivot dostojan covjeka. Zaokruzenju
civilizacijskih vrijednosti doprinosila je nezavisna i
nesvrstana vanjska politika, koja je uz snaznu i tada
dobro opremljenu armiju omogucavala istinski
suverenitet tipa "svoj na svome" i garantirala
gradjanima sigurnost, slobodu i neovisnost od vanjskih
subjekata.
Sve je to bilo postignuto uz vanjski dug koji je bio
sveden na 18-ak milijardi $, ili nesto iznad 800$ po
stanovniku.
Iako nije bilo visestranacja, a pripadnika tadasnje
partije bilo je oko 10% stanovnistva, velika vecina
gradjana
bila je lojalna toj i takvoj zemlji i vidila u njoj
perspektivu za sebe i svoju porodicu.
Dio gradjana koji je hteo postici vise otisao je u
inozemstvo iz ekonomskih razloga, ne prekidajuci
veze sa domovinom, ali treba naglasiti, da je otisao i
dio ljudi cija je ideologija porazena u II svjetskom ratu.
Njima su se u inozemstvu pridruzivali i pripadnici
poslijeratne generacije protivnika samoupravnog
socijalistickog poretka, te su zajedno planirali i
provodili neprijateljsku teroristicku djelatnost protiv
Jugoslavije, cesto logisticki poduprti od zemalja u koje
su emigrirali.
Krajem 80-tih i pocetkom 90-tih u Evropi dolazi do
tektonskih politickih procesa koje iz temelja mijenjaju
politicku situaciju. Padom Berlinskog zida, centri
svjetske kapitalisticke moci uobliceni u Svjetskoj
banci, Medjunarodnom monetarnom fondu i Svjetskoj
trgovackoj organizaciji predvodjeni sedmoricom
najrazvijenijih zemalja svijeta uz logisticku potporu
SAD i NATO krecu nezadrzivo prema ostvarenju
davno zacrtanog cilja, rusenju socijalistickih
drustvenih uredjenja u srednjoj i istocnoj Eropi, radi
ostvarivanja globalne dominacije. Na tom putu nasla
se i Jugoslavija.
U procesu dirigiranom izvana, a sprovedenom iznutra
dolazi do flagrantne secesije Slovenije i Hrvatske, a
zatim po principu eho efekta, Bosne i Hercegovine i
Makedonije. Pri tome treba naglasiti da centrima
svijetske moci nije bio primarni cilj rusenje
Jugoslavije nego samoupravnog socijalistickog
poretka, sto nije bilo moguce bez rusenja drzave. Taj
postupak je bio olaksan time sto su nacionalisticki i
desni subjekti koji su se pojavili na javnoj sceni uspjeli
uvjeriti gradjane da u kapitalizmu nece izgubiti nista
od postojecih prava, te da ce k tome dodati nove
vrijednosti.
U ekonomskom smislu rusenje Jugoslavije znacilo je
prestanak postojanja zajednickog trzista sa
desetljecima utvrdjenim i prilagodjenim tokovima
proizvoda i ostalih dobara, uz slobodnu cirkulaciju
ljudi i ideja. Za Hrvatsku je to znacilo preko noci
gubitak trzista za preko 54% svojih proizvoda koje je
prije secesije razmijenjivala na tom domacem trzistu, a
da nije pronadjen substitut za to trziste.
Oruzani sukobi koji su uslijedili nakon secesije imali
su za posledicu i fizicko unistavanje privredne
infrastrukture, a logicna poslijedica bila je i prestanak
frekvencije domacih i stranih gostiju sto je dovelo do
gasenja vrlo zive turisticke djelatnosti.
To je izazvalo prvi veliki val nezaposlenosti i pad
zivotnog standarda. Slijedeci se sastojao u prestanku
socijalistickog nacina privredjivanja i raspodjele i
uvodjenje kapitalistickog u njegovom najgorem obliku
- prvobitnoj akumulaciji kapitala.
Oslabljena preduzeca nisu se mogla ravnopravno nositi
sa razvijenim kapitalistickim subjektima u trzisnoj
utakmici. Novopeceni vlasnici koji su do vlasnistva
dosli na osnovu podobnosti nisu imali interesa, znanja
ni volje za razvoj proizvodnje, vec su cesto koristili
supstancu koja im je poklonjena.
Slijedeci se korak sastojao u stihijskoj rasprodaji
strancima svega sto vrijedi, a to je za posljedicu imalo
nova otpustanja radnika i daljnji pad zivotnog
standarda jer je strane investitore zanimalo iskljucivo
nase trziste i imovina, a ne razvoj. Tako je 94%
financijskog potencitala preslo u vlasnistvo stranih
banaka. Ostala je samo Narodna Banka Hrvatske koja
je emisiona banka. Prodane su telekomunikacije, dio
novinskih kuca, vrijedni i atraktivni turisticki objekti,
mnogi industrijski pogoni. Za rasprodaju je jos ostala
farmaceutska industrija, energetika, osiguravajuca
kuca i poljoprivredno zemljiste.
Rasprodajuci svakim danom sve vrednije privredne
objekte, tzv.obiteljsko srebro, preskupa i rastrosna
drzava pokusava doci do novca za svoje alimentiranje,
ali pokazalo se da to nije dovoljno, pa je paralelno
rastao i vanjski dug, koji sada vec iznosi oko
14.000.000.000$, sto cini preko 3.000$ po stanovniku.
Iznosi preko 60% BDP, a za otplatu kamata potrebno
je godisnje 1.000.000.000$
Ranjiva kakva je, Hrvatska je postala mnogima
dostupna destinacija za rijesavanje dotrajale,
prevazidjene i za zdravlje stetne industrijske i vojne
opreme. Zatim poligon za besplatnu vojnu obuku na
kopnu, moru i zraku.
U proteklih 12 godina, Hrvatska je nazadovala u
svakom pogledu i na svim podrucjima ljudske
dijelatnosti. Racuna se da je izgubila oko 700 000
radnih mjesta a nezaposlenost se krece oko 400 000.
Najveca je u Evropi i iznosi preko 20% radno
sposobnog stanovnistva.
Usporedbe radi, godinu dana prije dolaska Hitlera na
vlast, nezaposlenost je u Njemackoj iznosila 1/5
radnosposobnog stanovnistva. Jedan od Hrvatskih
specifikuma je da veliki dio radnika za svoj rad ne
biva placen od nekoliko mjeseci pa i do preko godine
dana. Ta kategorija gradjana brojala je u jednom
trenutku 150.000 ljudi.
Procjena je da je prilikom oruzaniog sukoba i nakon
njega minirano, poruseno ili popaljeno oko 50.000
kuca i gospodarskih objekata. Cijela naselja zbrisana su
sa lica zemlje. Protjerano je oko 250.000 gradjana
srpske nacionalnosti. Kompletni prijedeli ostali su
pusti. Lika koja cini oko 10% povrsine Hrvatske
sudjeluje sa 1% u ukupnoj populaciji. Procjena je
takodjer da je 100.000 mladih napustilo Hrvatsku
pocetkom 90-tih prvenstveno da bi izbjegli biti
uvuceni u rat kojega nijesu zeljeli niti smatrali svojim,
istovremeno rjesavajuci i vlastitu egzistenciju, za koju
kod kuce nisu imali perspektive. Nerealno je ocekivati
da ce se ti mladi ljudi u naponu produktivne snage u
dogledno vrijeme vratiti kuci.
Prema podacima iz 1998. gradjani su u prosjeku mogli
potrositi 25kn/dan sto je bilo manje od 4$. Potrosnja
od 5$/dan u svjetu se smatra granicom siromastva.
Zivotne prilike ustanovile su u Istri i Primorju, dakle u
predjelima koji su relativno blizu Italije, specificnu
socijalnu kategoriju, a to su zene razlicite zivotne dobi,
razlicitih profesija, cesto i vrlo obrazovane, mnoge i
narusenog zdravlja, koje su formulu za svoje i
prezivljavanje svojih obitelji pokusale naci sluzeci
stariju gospodu preko granice, obavljajuci mahom
najponizavajuce poslove. Pretpostavlja se da je tih zena
oko 10-tak hiljada.
Potrebno je dodat da su na taj nacin zaradjivale i nase
majke izmedju dva sv. rata u krajevima okupiranim od
Italije stime da su one radile u mijestu stanovanja, a
ove o kojima je danas rijec moraju to ciniti odvojene
od svojih obitelji.
Sve te pojave ostavile su u vecoj ili manjoj mijeri
neizbjezne tragove u emotivnoj sferi zivota svakog
pojedinca. Tako se kod ljudi izmjenjuju osjecaji
razocarenja, apatije, bijesa, nemoci, gadjenja, srdjbe,
rezignacije, bespomoci, sto utice na opce stanje
zdravlja ljudi, a u krajnjoj konsekvenciji i zivotnog
vjeka gradjana koji je u Hrvatskoj u proteklih 12
godina smanjen.

Hrvatska je deindustrijalizirana, investicija skoro da i
nema, ako izuzmemo gradnju cesta i crkvi.
Zdravstvena zastita je reducirana i dostupna onima
koji je mogu platiti. Skolstvo je takodje osiromaseno,
poseban je problem falsificiranje povjesti i njeno
prilagodjavanje nacionalistickim potrebama, sto moze
imati dalekosjezne posljedice, na oblikovanje stavova
mlade generacije, sto se ocituje u primjetnom
prihvacanju ustaske ikonografije.
Ono sto narocito zabrinjava je porast sredstava
ovisnosti kod mladih kao odgovor na izostanak zivotne
perspektive, a cijem sirenju doprinosi korumpiranost
niza institucija. Crkva ofanzivno nastupa i prisutna je
u svim podrucjima drustva, pocevsi od decjih vrtica.
Pravosudni sistem je blokiran sveprisutnom
korupcijom i nacionalistickom pragmom, te je
potpuno zakazao u slucajevima koji tretiraju zlocine
pocinjene na hrvatskoj strani za vrijeme oruzanih
sukoba i poslije njih.
Posebno neozbiljnu i za Hrvatsku vrlo rizicnu igru
vodi aktuelna vlada sa medjunarodnim institucijama,
posebno sa medjunarodnim sudom u Den Haagu.
Drsko prkoseci pokusajima medjunarodne zajednice da
procesuira pocinjene zlocine, sto Hrvatska uporno
izbjegava uciniti, podilazeci pritom retrogradnoj
nacionalistickoj desnici, dovodeci zemlju na rub
sankcija i medjunarodne izolacije.
Postavlja se pitanje koja su moguca rjesenja u takvoj
naocigled bezizlaznoj situaciji.
Ako podjemo od realne konstatacije da hrvatska
privreda nema u ovom trenutku proizvoda koje moze
ponuditi visoko sofisticiranom zapadnom trzistu, ali
ima proizvoda koje moze ponuditi trzistu koje se
nalazi istocno od nje, onda treba bez frustracija tu
mogucnost prihvatiti. To znaci da treba uspostaviti
vise vrsta integracijskih
veza najpre na juznoslavenskom prostoru, a zatim i
sire gdje je nekad bila prisutna, sto po procjenama dr.
Branka Horvata cini prostor od 150 miljuna potrosaca.
Medju vanjskim i domacim ekonomskim krugovima
taj prostor se jos naziva i Balkanska Unija.
Da bi to bilo moguce ostvariti, potrebno je trenutno
obustaviti daljnju rasprodaju i time razaranje domace
ekonomije. Gdje je god moguce, potrebno je oteto
vlasnistvo vratiti radnicima na upravljanje i stvoriti
uvjete za obnovu drustvenog vlasnistva i
samoupravljanja. Potrebno je ponovno poraditi na
obnovi vlastitog razvoja koristeci vlastitu pamet i
raspolozivi ljudski potencijal.
Taj proces u svakom slucaju nije lagan, ali ga svaki
izgubljeni trenutak cini tezim. U nedostatku kapitala
moze se poceti sa boljim koristenjem poljoprivrednih
potencijala koje imamo jer se tu rezultati ubiru vec
nakon godine dana, a isto vrijedi i za turisticku
djelatnost, naravno onaj dio koji jos nije rasprodan.

[kraj]

Ritorna all'indice degli interventi
Ritorna al sito del CNJ