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DIVIDE ED IMPERA
LA DISTRUZIONE DELLA FEDERAZIONE BALCANICA
DA PARTE DEGLI STATI UNITI E DELLA NATO
di Ramsey
Clark,
ex Ministro della Giustizia degli USA,
avvocato che si batte per i diritti umani,
New York, N.Y., U.S.A, febbraio 2004.
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La versione originale / the original text, in
english:
http://www.iacenter.org/yugo/divide&conquer.htm
oppure:
http://www.icdsm.org/more/rclarkUN2.htm
Traduzione ed elaborazione di Curzio
Bettio di Soccorso Popolare
di Padova
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INDICE
Introduzione
PARTE PRIMA
Secoli di storia dei
Balcani rivelano la necessità di una Federazione per prevenire
la guerra.
I. La Geografia, la Storia e la straordinaria mescolanza di popoli,
culture e religioni concorrono a creare una speciale esigenza nei
Balcani di una forma di governo che sia in grado di assicurare la pace,
l’eguaglianza e la giustizia.
II. La Prima Federazione Balcanica: 1919-1941
III. Il Primo Smembramento della Jugoslavia: 1941-1945
IV. Nel mezzo secolo successivo la Jugoslavia, come Repubblica
Federale, è progredita sia internamente che internazionalmente:
1945-1992
V. L’ONU dovrebbe agire ora per appoggiare la pianificazione della
costruzione di una Federazione per i Balcani e gli Stati
confinanti.
PARTE SECONDA
Un breve excursus della
distruzione violenta della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia
da parte degli Stati Uniti e della NATO.
VI. Con il collasso economico dell’USSR e delle Nazioni del Blocco
Orientale, alcune Nazioni Europee Occidentali sono intervenute negli
affari interni della Jugoslavia e hanno favorito i movimenti
secessionisti delle sue diverse Repubbliche: 1990-1996
VII. Il Secondo Smembramento della Jugoslavia e la “Balcanizzazione”
dei Balcani: 1992-1998
VIII. Gli Stati Uniti, con la NATO, hanno intrapreso guerre di
aggressione contro i Serbi di Bosnia e contro la Serbia: 1993-1995
IX. Gli Stati Uniti e la NATO hanno commesso crimini contro la pace e
crimini di guerra nelle loro guerre di aggressione contro i Serbi di
Bosnia e contro la Serbia.
X. Gli Stati Uniti e la NATO devono essere considerati responsabili per
la loro guerra illegale di aggressione contro i Serbi di Bosnia e
quelli della Serbia, inclusi quelli del Kosovo.
PARTE TERZA
La Carta delle Nazioni
Unite non prevede la facoltà di istituire Tribunali Penali e
questi Tribunali creati ad hoc costituiscono una continua minaccia per
la pace.
XI. Gli Stati Uniti hanno impedito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU
di andare contro il loro potere, con il quale possono individuare come
obiettivi i loro avversari e cambiarne i sistemi di governo, con
l’istituzione del Primo Tribunale Penale Internazionale
XII. Gli Stati Uniti impongono la istituzione del Tribunale
Internazionale per i Crimini di Guerra nella ex Jugoslavia per cambiare
i sistemi di governo, indebolire gli Stati Balcanici e criminalizzare
la Dirigenza Serba.
XIII. L’Amministrazione Bush intende perseguire politiche unilaterali,
manifestate con le sue guerre di aggressione contro la Jugoslavia,
l’Afghanistan e l’Iraq, con la creazione di Tribunali Penali con
specifici obiettivi, e con i suoi rovinosi Acts contro le Istituzioni,
i Trattati e il Diritto Internazionale. Gli USA possono essere bloccati
solo dall’impegno unitario dei membri delle Nazioni Unite che li
costringa all’osservazione delle norme.
XIV. L’atto di accusa contro il Presidente della Repubblica Federale di
Jugoslavia, Slobodan Milosevic, ha costituito la base di un processo
discriminatorio determinato politicamente.
XV. Lo scopo e l’importanza del processo assolutamente non riescono, o
non sono opportuni, al proseguimento e alla risoluzione giudiziale del
processo a Slobodan Milosevic. Il processo minaccia la sua salute e il
suo diritto ad avere un giusto giudizio secondo la Legge.
XVI. L’ONU deve agire subito per abolire i Tribunali Internazionali
Penali creati con specifici obiettivi.
CONCLUSIONE
INTRODUZIONE
La distruzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia
è stata realizzata mediante pressioni ed interferenze esterne,
ed una guerra di aggressione da parte degli Stati Uniti e della NATO
contro la Jugoslavia, durante tutti gli anni Novanta. Questo è
stato possibile, proprio per la deficienza delle Nazioni Unite a far
fronte alle loro responsabilità nel prevenire tali atti di forza
e nel far terminare il flagello della guerra.
Il Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra nella ex Jugoslavia
(ICTY), istituito dal Consiglio di Sicurezza sotto la pressione degli
USA, faceva parte dei piani Statunitensi per lo smembramento della
Jugoslavia, e per intimidire ed eliminare i leaders che erano impegnati
a conservare la sovranità e l’indipendenza della Federazione.
Le aggressioni degli eserciti degli USA e della NATO contro la
Jugoslavia hanno violato la Carta dell’ONU, la Carta di Norimberga, lo
Statuto della NATO, le Convenzioni di Ginevra ed altre leggi
internazionali. La creazione del Tribunale ICTY ha violato la Carta
dell’ONU, che non autorizza il Consiglio di Sicurezza ad istituire
tribunali di questa natura. La limitata giurisdizione e lo statuto
istitutivo di questo Tribunale ICTY hanno violato numerose norme della
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione
Internazionale dei Diritti Civili e Politici. Sia le aggressioni che il
Tribunale miravano a distruggere la “pari sovranità” di un
Membro dell’ONU, il principio base sul quale “l’Organizzazione si
fonda”. Articolo II della Carta delle Nazioni Unite.
Lo smembramento della Jugoslavia, le guerre di aggressione,
l’insolvenza nel rifondere risarcimenti per le migliaia di vite perse,
le distruzioni per miliardi di dollari, e il Tribunale Penale ad hoc
fuorilegge costituiscono continue minacce per la pace.
Le Nazioni Unite devono agire ora ed immediatamente per favorire il
costituirsi di una nuova Federazione Balcanica, assicurandone la pari
sovranità con tutti i membri delle Nazioni Unite. Per la
credibilità e l’integrità delle Nazioni Unite, deve
essere preteso il riconoscimento della responsabilità degli USA
e della NATO per le morti e le distruzioni che loro hanno inflitto alla
Jugoslavia. Per la legittimità delle Nazioni Unite devono essere
aboliti tutti i Tribunali Speciali ed assicurare alla Corte
Internazionale di Giustizia ICC tutto l’appoggio necessario per
perseguire effettivamente con imparzialità i crimini
internazionali contro la pace, contro l’umanità e i crimini di
guerra, e solo una nuova applicazione del diritto potrà
assicurare in questo modo la pace internazionale e la
stabilità.
PARTE PRIMA
Secoli di storia dei
Balcani rivelano la necessità di una Federazione per prevenire
la guerra.
I. La Geografia, la Storia e la
straordinaria mescolanza di popoli, culture e religioni concorrono a
creare una speciale esigenza nei Balcani di una forma di governo che
sia in grado di assicurare la pace, l’eguaglianza e la giustizia.
La storia dei Balcani per secoli è stata dominata da violenti
contrasti fra le sue molte regioni e i popoli, le culture e le
religioni, per l’autodeterminazione e l’indipendenza da imperi
stranieri. I Turchi Ottomani, già nel 14.esimo secolo, avevano
occupato vaste aree della regione e introdotto nei Balcani una cultura
e una civiltà estranee. Nei successivi cinquecento anni veniva
imposta una cultura straniera, in conflitto sia con quella della Russia
Ortodossa sia con le culture dell’Europa Occidentale, con influenze
sull’intera regione. Inoltre, in questi cinquecento anni, l’Impero
Ottomano aveva cospirato con gli Imperi di Gran Bretagna, Austria,
Germania, Russia e Francia e in vari momenti aveva messo in azione
tutti i mezzi per dominare e sfruttare i Balcani e sottometterne i
popoli. I Balcani del sud ed occidentali, sotto il controllo Ottomano,
hanno sperimentato la violenza e hanno cercato quasi costantemente di
ribellarsi, durante quasi tutto il 19.esimo secolo.
I Serbi, i Greci e altri popoli hanno sempre lottato per
l’indipendenza, di solito separatamente, comunque rendendosi conto
costantemente delle difficoltà di tutti. Come spesso accade, la
rivolta Serba del 1804 ebbe inizio da un conflitto locale che
sfociò in una guerra di liberazione nazionale a dimensione
totale. Gli altri Imperi con interessi nella regione, Russia, Francia,
Gran Bretagna ed Austria, generalmente manifestavano la loro
opposizione ai movimenti di liberazione nazionali piuttosto che
all’Impero Ottomano, o ad altri Imperi, nello stesso modo in cui le
grandi potenze Europee e gli Stati Uniti con interessi nei Caraibi si
erano opposti alla ribellione degli schiavi ad Haiti nel 1791, in modo
molto più intenso di come si erano opposti contro altre potenze
che erano interessate alle ricchezze di quella regione. Il bottino per
le potenze è perso per sempre quando i popoli, fino ad un certo
momento della storia soggiogati, instaurano un loro governo libero ed
indipendente. Nel 1815, una seconda insurrezione Serba contro il regime
Ottomano fece conseguire una limitata autonomia per alcune zone della
Serbia.
Dal 1812 fino al 1850 i Musulmani di Bosnia, generalmente Slavi i cui
antenati si erano convertiti all’Islam, sporadicamente si erano
rivoltati contro l’Impero Ottomano cercando di conservare ed espandere
i loro poteri e i privilegi che avevano ottenuto sotto i Turchi.
I Balcani del nord venivano dominati dall’Impero Austriaco dal 17.esimo
Secolo fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1918. Nel 1848,
Serbi e Croati si univano agli Ungheresi e a qualche altra nazione in
insurrezioni politiche con lo scopo di conseguire un’autonomia
nazionale per i loro popoli contro gli Ottomani, sotto la protezione
dell’Impero Austriaco. I Russi invadevano la regione per ristabilire lo
status quo. Allo stesso tempo, la Francia invadeva l’Italia per
puntellare la metà occidentale dell’Impero Austriaco. In seguito
gli Austriaci tentarono di schiacciare con la forza le aspirazioni
Serbe e Croate all’autodeterminazione. Usando questi metodi, l’Austria
permetteva alla nobiltà Ungherese di sfruttare la regione della
Vojvodina. Più tardi l’Austria si servì della Russia e
del nuovo Impero Tedesco di Bismarck come alleati per conseguire una
espansione verso sud del proprio Impero nei Balcani, a spese dei
Turchi.
Nel 1875 la lotta nazionale della Serbia per l’indipendenza si
estendeva alla Bosnia e alla Erzegovina. Rivolte simili avvenivano fra
i Bulgari e i Rumeni. In parte per annettersi terre della Romania, in
accordo con l’Austria, nel 1877 la Russia scatenava una guerra contro
l’Impero Ottomano. Con la sconfitta dell’Impero Ottomano da parte della
Russia, nel Congresso di Berlino del 1878 le potenze Europee si
spartirono fra loro il dominio sui Balcani.
Dopo un accordo tra il Primo Ministro Britannico Benjamin Disraeli e il
Cancelliere Tedesco Otto von Bismarck, l’Austria occupava la Bosnia e
l’Erzegovina, dove i Serbi costituivano una maggioranza spogliata di un
proprio ruolo. Per dare un segnale di equilibrio dopo la sottomissione
della Bosnia, veniva concessa finalmente alla Serbia e al Montenegro la
piena indipendenza, che comunque da qualche anno vi veniva già
esercitata
largamente.
Per scoraggiare la Serbia da qualsiasi tentativo di unire i Serbi in
un’unica nazione, una preoccupazione continua delle grandi potenze,
Bismarck, Disraeli e le altre potenze al Congresso di Berlino
convennero che le truppe Austriache dovevano stazionare nella regione
del Sangiaccato, dividendo così la Serbia dal Montenegro,
assicurando in questo modo la loro costante separazione politica. Nel
1908, l’Austria si annetteva la Bosnia e l’Erzegovina.
Nel nord dei Balcani, per la Slovenia e la Croazia, l’esperienza sotto
l’Impero Austro-Ungarico durante i secoli di occupazione Ottomana era
stata solo leggermente migliore. Il popolo soffriva comunque della
dominazione e dello sfruttamento da parte dello straniero. La violenza
di molti secoli aveva costretto larghi strati della popolazione Serba a
migrazioni attraverso gli Stati Balcanici, con spostamenti verso la
Bosnia, la Croazia e la Slovenia. I Croati si erano spostati verso la
Bosnia e gli Ungheresi verso la Vojvodina, dove si erano insediati e
avevano vissuto, molte famiglie da secoli, conservando i loro costumi e
i loro modi di vita. Molti Croati, Macedoni ed Ungheresi si erano
trasferiti in Serbia, e migliaia di Albanesi dal Kosovo a Belgrado e in
altre città della Serbia, dove venivano tutelati i loro diritti.
Per proteggere se stessi da vicini potenti e da conflitti interni, i
piccoli Stati Balcanici cercarono nelle coalizioni l’indipendenza, la
sicurezza economica e territoriale. Nel 1911, una larga Coalizione
Balcanica fra Grecia, Serbia, Montenegro, e Bulgaria veniva a formarsi
per rafforzare i suoi membri contro il declinante Impero Ottomano.
L’anno seguente, scoppiava la Prima Guerra Balcanica tra la Turchia e i
membri della Coalizione Balcanica, che terminava nel luglio 1913 con la
vittoria della Federazione Balcanica. Alla conferenza di Londra che
stabiliva i termini della pace, la Gran Bretagna e l’Austria imposero
le loro decisioni sui nuovi confini. L’Albania acquistava
l’indipendenza dalla Turchia, che l’aveva da così lungo tempo
dominata, ma veniva posta sotto il controllo internazionale con la
supervisione della Gran Bretagna e dell’Austria. Alla fine del
1913 scoppiava una Seconda Guerra Balcanica come conseguenza
delle condizioni della conferenza di Londra. Nel conflitto entravano la
Bulgaria, la Serbia, la Grecia, la Romania e la Turchia. Mentre il
conflitto veniva rapidamente ricomposto, le tensioni che ne derivarono
venivano covate fino allo scoppio della I Guerra Mondiale.
Nel 1914 l’Arciduca Ferdinando d’Austria veniva assassinato a Sarajevo
da rivoluzionari Bosniaci che aspiravano alla separazione dall’Austria
e all’unione della Bosnia con la Serbia. L’Austria, in seguito
all’assassinio del suo Arciduca Ferdinando, Principe della Corona,
dichiarava guerra alla Serbia, e con la Germania progettava e metteva
in atto un terribile assalto alla Serbia. La I Guerra Mondiale fu
estremamente violenta per i Balcani, e i Serbi soffrirono la perdita di
più di 800.000 morti, resistendo all’Austria e alla Germania.
Il libro di Ivo Andric “Il Ponte sulla Drina” resta una
rappresentazione di immenso valore di questa storia, centrata in Bosnia
dall’arrivo dei Turchi nel 14.esimo secolo fino alla fine della I
Guerra Mondiale, secondo la prospettiva di tutti i popoli che avevano
vissuto in quella regione oppressa.
II. La Prima Federazione Balcanica:
1919-1941
Dopo la I Guerra Mondiale, risultava evidente che
nei Balcani una Federazione di popoli prevalentemente Slavi, per quanto
difficile da conseguire, era essenziale per un futuro di pace nella
regione. Nessuno poteva capire meglio questa situazione dei popoli che
vivevano in quella zona.
L’idea di una Federazione delle Nazioni degli Slavi del Sud era nata
fin dalla fine del 18.esimo secolo. Era vista come uno scudo necessario
contro la dominazione di potenze straniere in lotta sul territorio dei
Balcani e contro le divisioni interne prodotte da tali conflitti. Una
riflessione sulla storia della Federazione Jugoslava dal 1918
può far luce sul futuro corso essenziale per la pace, in modo
che la storia non ripeta se stessa ancora una volta in questa terra
meravigliosa e tragica.
Nel 1918, la creazione del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni diventava
il riconoscimento della necessità dell’unità, malgrado
culture, religioni, storie anche conflittuali, alleanze ed antagonismi
di società diverse nell’ambito della regione. La nuova unione
riceveva l’appoggio, anche se con scarsi effetti, della Società
delle Nazioni, che riconosceva l’importanza di una Federazione
Balcanica, ma che era in grado in modo solo modesto di contribuire al
suo faticoso instaurarsi.
Nove anni difficili di pressioni esterne, di conflitti e di condizioni
politiche dittatoriali interne, erano troppo simili alle esperienze di
insicurezza, di dolore e di lacerazioni provate sotto gli ex Imperi
dell’Europa e dell’Asia.
Nel 1927, pressioni da stati vicini più potenti, l’Italia ed
altri stati cercavano di smembrarlo, indussero il Regno dei Balcani a
sottoscrivere un trattato di amicizia con la Francia, nel tentativo di
proteggere la propria sovranità ed
unità.
Nel 1928, le crescenti tensioni culminarono nell’assassinio in
Parlamento del membro Croato Stjepan Radic. Radic era capo del Partito
Croato dei
Contadini.
Nel 1929, il Re Alessandro cambiava il nome della nazione precaria e in
lotta per la sua sopravvivenza in Jugoslavia (Nazione degli Slavi del
Sud) e sollecitava l’introduzione di riforme nella divisione dei
poteri, in modo da tenere insieme quei settori dello stato da tanto
tempo antagonisti.
Nel 1934, durante una visita di stato in Francia, il Re Alessandro e il
Ministro degli Esteri Francese venivano assassinati a Marsiglia da un
Macedone con stretti collegamenti con Ante Pavelic, un separatista
Croato associato ad un gruppo Croato paramilitare, gli Ustascia, e con
le autorità Italiane ed Ungheresi.
Dopo tutto questo, sotto il governo del Reggente Paolo, cugino del Re
Alessandro, la Jugoslavia veniva coinvolta nelle tensioni sempre
più pesanti tra le potenze Europee dell’Asse, Germania ed
Italia, e i principali Alleati, l’Inghilterra e la Francia. La
Jugoslavia, tentando di conservare inutilmente la propria
neutralità, entrava in un’alleanza con la Cecoslovacchia e la
Romania, chiamata la “Piccola Intesa”. Data la sua posizione geografica
e azioni sempre più coercitive, la Jugoslavia veniva costretta
ad allinearsi con le nazioni dell’Asse e nel marzo 1941 a firmare il
Triplice Patto dell’Asse. Il giorno dopo, una folla inferocita ed
armata instaurava un nuovo governo. Questo respingeva l’adesione della
Jugoslavia al trattato Tripartito.
Malgrado tutte queste difficoltà, si era costituita una
Federazione nei Balcani, e per ben ventidue anni, in questa regione,
non era apparso lo spettro della guerra!
III. Il Primo Smembramento della
Jugoslavia: 1941-1945
Nell’aprile del 1941, la Germania, l’Italia, la
Bulgaria e l’Ungheria invadevano, dividevano ed occupavano la
Jugoslavia. La Slovenia veniva spartita fra Italia e Germania. La
Germania occupava la Serbia. Ante Pavelic, capo degli Ustascia, veniva
messo a controllare lo stato indipendente di Croazia, che includeva
anche tutta la Bosnia. La Bulgaria occupava la Macedonia e parte della
Serbia. All’Ungheria spettava la Vojvodina. L’Albania, controllata
dall’Italia, condivideva il Kosovo con la Bulgaria.
Centinaia di migliaia di Serbi venivano ammazzati durante gli anni di
guerra, forse un milione. Molte delle peggiori atrocità della II
Guerra Mondiale sono state commesse contro la Jugoslavia e
primariamente direttamente sui Serbi.
I fascisti Croati Ustascia, agendo indipendentemente o per conto dei
Nazisti, conducevano aggressioni di eliminazione contro i Serbi, gli
Ebrei, i Rom e il popolo degli zingari. I loro campi di concentramento,
il più infame a Jasenovac, dove almeno seicentomila persone
hanno trovato la morte, sono stati fra i più terribili in
Europa.
Vladimir Dedijer, uno scrittore Serbo molto considerato
internazionalmente ed attivista per i diritti umani, ha stilato un
documento importante su queste atrocità e il ruolo che vi ha
giocato la Chiesa Cattolica.
I Partigiani Jugoslavi combattenti per la Resistenza, sotto la guida di
Tito, all’inizio accentrati nella Bosnia, conducevano attacchi efficaci
dalle zone montagnose della regione contro le forze Tedesche e i Croati
Ustascia. Dal 1944 i Partigiani controllavano la maggior parte
della Serbia e contavano su 250.000 uomini in armi. La Resistenza
Jugoslava era la più strutturata e la più operativa fra
quelle delle altre nazioni sotto il tallone dei
Nazisti.
Nell’estate del 1944, da oriente si aggiungevano le armate Sovietiche a
dare sostegno alla lotta di resistenza e nell’ottobre di quell’anno
veniva presa
Belgrado.
Nel 1945, al momento della resa tedesca, le forze partigiane
controllavano l’intero paese: fra tutte le nazioni europee, la
Jugoslavia era quella che in maggior misura doveva la propria
liberazione a se stessa e non all’aiuto esterno degli Alleati.
Nel febbraio 1945, alla Conferenza di Yalta fra l’Unione Sovietica, gli
Stati Uniti e la Gran Bretagna costantemente venivano messi in luce gli
interessi concorrenti per i Balcani e per i confini della Jugoslavia
con l’Italia e l’Austria, in particolar modo della Gran Bretagna.
Il Ministro degli Affari Esteri Britannico, Anthony Eden, manifestava
l’opposizione ad un patto di alleanza fra la Jugoslavia e la Bulgaria,
che avrebbe potuto rafforzare l’indipendenza dei
Balcani.
I “Tre Grandi” riconoscevano l’autorità del Maresciallo Tito e
lo chiamavano alla formazione di un nuovo governo, sulla base di un
accordo sottoscritto. La nuova Jugoslavia arrivava a fornire assistenza
alla Grecia e all’Albania, così come alla Bulgaria e alla
Romania, con la prospettiva di creare una Federazione propriamente
pan-Balcanica, ben più allargata di quella degli anni Quaranta.
I comunisti istituirono un sistema politico strettamente ispirato al
modello sovietico comprendente sei repubbliche Federali, e cercarono di
imitare anche la struttura e la politica sociale
dell’USSR.
IV. Nel mezzo Secolo
successivo la Jugoslavia, come Repubblica Federale, è progredita
sia internamente che internazionalmente: 1945-1992
Sollevandosi dalle rovine della II Guerra Mondiale, la Jugoslavia
dimostrava la sua abilità nel funzionare efficacemente, pur in
presenza delle sue diverse religioni, storie, tradizioni, ambizioni ed
interessi. Dopo il 1945 era emersa una Federazione di sei Repubbliche,
e nel gennaio del 1946 venne promulgata la sua prima Costituzione. La
Costituzione conteneva clausole affermative che proteggevano in modo
particolare le tre religioni più diffuse, assicurando la
tolleranza religiosa e i diritti per le minoranze. Venivano prese in
considerazione le differenti nature e tradizioni delle sei Repubbliche,
che risultavano protette anche da ogni interferenza Federale, e veniva
fatto ogni sforzo per un bilanciamento politico tale da soddisfare al
meglio le diverse necessità e gli interessi delle parti distinte
della Federazione e dei suoi
popoli.
Fin dal 1946 e il 1947, la Jugoslavia trattava per federarsi con la
Bulgaria, ma l’opposizione Sovietica ne preveniva l’azione. Nel 1953,
una nuova Costituzione realizzava un migliore bilanciamento e
incorporava clausole progressive che comprendevano, ad esempio,
limitazioni a due in termini di cariche pubbliche, e assicuravano la
fedeltà alla Costituzione dando pieni poteri alle Corti di
invalidare le norme in contrasto con la Costituzione.
All’inizio la Jugoslavia sembrava essere vicina all’Unione Sovietica,
ma nel 1948 la USSR tentava di rovesciare il suo governo e di espellere
la Jugoslavia dal Cominform, soprattutto a causa dell’aggressiva
modernizzazione della sua industria e della sua politica estera
indipendente.
La Jugoslavia non chiese mai di entrare a far parte dell’Organizzazione
del Patto di
Varsavia.
In seguito, la Jugoslavia, malgrado la sua storia e la sua collocazione
geopolitica fra le potenze contendenti, conseguiva un pieno successo
nel perseguire una linea indipendente, pur fra le tante pressioni che
giungevano da est e da ovest, cioè dagli Stati Uniti e
dall’Unione Sovietica. Il Presidente Tito era corteggiato e visitato da
entrambe le Nazioni. La Jugoslavia forniva un’importante
leadership nel Movimento dei Non-Allineati che tentava di conservare
qualche equilibrio durante la Guerra Fredda e di evitare conflitti
distruttivi per le nazioni, in Europa, Africa, Asia e in America. Il
Movimento era un simbolo significativo per le nazioni minori della
possibilità di indipendenza dal militarismo straniero,
dall’interferenza negli affari interni e dallo sfruttamento economico.
All’avvicinarsi del collasso economico dell’USSR e del suo blocco
Orientale Europeo negli ultimi anni Ottanta, la Jugoslavia si trovava
nella posizione economica e politica più robusta fra tutte le
altre nazioni Slave, con la prospettiva di un’ulteriore fioritura,
libera dalle pressioni della Guerra Fredda. Ma ora erano gli Stati
Uniti ed altri che avevano l’interesse a manovrare per un cambiamento
di regime e per lo smembramento della Jugoslavia. Gli USA cominciarono
ad esercitare la loro influenza e a fornire l’appoggio per la
separazione della Slovenia, della Croazia, della Bosnia e della
Macedonia. Altri governi Europei, specialmente la Germania, sostenevano
e aiutavano le azioni degli Stati Uniti. Le influenze esterne, che
miravano a vantaggi economici e di geopolitica, e non dovevano
più confrontarsi con le forze a loro contrarie dell’Unione
Sovietica, alimentarono vecchi pregiudizi e ambizioni, in modo da
mandare in frantumi la
Federazione.
Nel momento in cui la Jugoslavia era finalmente libera dalla pressione
della Guerra Fredda, i movimenti secessionisti promossi da Governi di
potenze straniere, in primis dagli USA, conseguirono il suo secondo
smembramento.
Per gli USA, era proprio il cambiamento di regime in Serbia la
motivazione ideologica più forte! Non si poteva far sopravvivere
un governo socialista, anche se la sua economia e le sue politiche
estere erano di flessibilità e di non aggressione.
V. L’ONU dovrebbe agire ora per
appoggiare la pianificazione della costruzione di una Federazione per i
Balcani e gli Stati confinanti.
Se si studiano le lezioni della storia, si potrà comprendere
come una Federazione che comprenda gli stati Balcanici sia essenziale
per la pace e la prosperità nella regione. L’Assemblea Generale
dell’ONU dovrebbe appoggiare lo sviluppo di progetti per costruire
Federazioni, in collaborazione con l’Unione Europea e le nazioni dei
Balcani e delle aree
contigue.
Attualmente l’Unione Europea ha considerato proposte per l’unione dei
Balcani Occidentali che includa le ex Repubbliche della Jugoslavia, con
esclusione della Slovenia, e che comprenda anche l’Albania. É
importante che tali proposte siano sviluppate con la partecipazione di
tutte le nazioni della regione. È importante anche la
supervisione dell’Assemblea Generale per aiutare a trovare la forma
ideale di Federazione e i membri che dovrebbero partecipare e fornire
le risorse per realizzare questo obiettivo.
Membri della NATO hanno partecipato al secondo smembramento della
Jugoslavia e mantengono i loro interessi economici ed altri interessi
nella regione. Una nuova Federazione che comprenda le nazioni dei
Balcani non deve essere ridotta ad un ghetto meridionale per i
più poveri d’Europa, ma una parte della comunità mondiale
libera, vitale e
prosperosa.
La ricerca delle responsabilità per la tragedia del violento
smembramento della Jugoslavia e la stabilità e la
prosperità nella regione richiedono la guida dell’ONU e
l’appoggio per una ideale Federazione fra tutti i popoli dei
Balcani.
PARTE SECONDA
Un breve excursus della
distruzione violenta della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia
da parte degli Stati Uniti e della NATO.
VI. Con il collasso economico
dell’USSR e delle Nazioni del Blocco Orientale, alcune Nazioni Europee
Occidentali sono intervenute negli affari interni della Jugoslavia e
hanno favorito i movimenti secessionisti delle sue diverse Repubbliche:
1990-1996
Nel novembre 1990, il Congresso USA aveva promulgato
una legislazione su istanza dell’Amministrazione Bush che richiedeva il
blocco di qualsiasi forma di crediti e di prestiti Statunitensi alla
Jugoslavia, se entro sei mesi ognuna delle sei Repubbliche della
Federazione non avesse tenuto elezioni separate. Lo scopo era di
smembrare la Jugoslavia, suscitando antiche pulsioni alla secessione da
parte della Slovenia, Croazia, Bosnia e Macedonia. Sotto
l’apparenza democratica, gli USA agivano direttamente negli
affari interni della Federazione. Tutto ciò faceva parte della
solita tecnica per i cambiamenti di regime impiegata dagli USA in tempi
precedenti e successivi, più di recente nel 2003 in Liberia e in
Venezuela, dove gli USA avevano fatto insistenza per nuove elezioni, in
violazione delle Costituzioni nazionali, malgrado l’attestazione
internazionale di regolarità delle elezioni dei Presidenti
in carica.
La storia dei tentativi e dei successi ottenuti dagli USA per i
mutamenti di regime è una storia di tragedie per le nazioni
coinvolte. Basta pensare all’Iran nel 1953; al Guatemala nel 1954; alla
Repubblica Democratica del Congo nel 1962; al Sud Vietnam nel 1963; al
Cile nel 1970 e nel 1973; ad Haiti e alle molte altre nazioni
dell’Emisfero Occidentale per decenni. Gli USA sono intervenuti in
Nicaragua ripetutamente negli anni Ottanta e Novanta, sottraendo in
modo efficace la regione ai Sandinisti con l’uso combinato di guerre
economiche e con il finanziamento per l’insurrezione militare dei
Contras e dei politicanti dell’opposizione. In Angola gli USA hanno
preteso nuove elezioni e una drastica riduzione di un terzo delle Forze
Armate Angolane, per prevenire possibili intimidazioni sui votanti.
Dopo che il Presidente Dos Santos, che si era opposto agli Stati Uniti,
aveva vinto la rielezione con una maggioranza schiacciante, forze
ostili dell’UNITA guidate da Jonas Savimbi invadevano e
sottoponevano l’Angola a scorrerie, prima di essere bloccate. Il costo
in vite e in beni materiali fu enorme. Nel 2003, gli USA sostennero in
Ruanda le elezioni, nelle quali si impedì ai partiti e ai
candidati dell’opposizione un’effettiva partecipazione, con il
risultato di un preteso voto del 95% a favore di Paul Kagame, creando
così un’apparente democrazia.
Nello stesso modo l’Amministrazione USA pretendeva elezioni separate in
ognuna delle sei Repubbliche di Jugoslavia, e si fornivano aiuti ed
assistenza alla Slovenia, alla Croazia, ai Musulmani e ai Croati in
Bosnia, e alla Macedonia, per mettere in piedi il supporto necessario
alla secessione, e per l’addestramento e l’acquisto di armi per
conseguirla. Inoltre le disposizioni normative USA indirizzate alla
Jugoslavia prevedevano che ogni Repubblica che teneva elezioni
indipendenti poteva ricevere aiuti economici dagli Stati Uniti,
nuovamente by-passando il Governo Federale di Belgrado, e assicurando
così un forte incentivo alla separazione. Nello specifico veniva
autorizzato l’appoggio economico per le organizzazioni “democratiche”
all’interno delle Repubbliche, fornendo a queste “aiuti umanitari di
emergenza e protezione per i diritti umani”.
Questo è un metodo usato dagli USA per creare un’opposizione
interna e destabilizzare i governi che contrastano gli Stati Uniti,
come fanno oggi contro Cuba e contro molte altre nazioni. È un
metodo prevalentemente usato contro le democrazie, piuttosto che verso
altre forme di governo. Si tratta di una strategia per un cambiamento
di regime, che appoggia coloro che vogliono prendere il potere, ma che
sostiene anche i governi esistenti contrastati da partiti, o dirigenti
politici, che si oppongono agli USA.
Un’agenzia del governo degli USA, la National Endowment for Democracy
(NED- Agenzia Nazionale per il Finanziamento in favore della
Democrazia) fornisce milioni di dollari per ostacolare i movimenti di
autodeterminazione nelle nazioni, dove gli USA hanno interessi
elettoralistici. Tali interventi unilaterali sono distruttivi della
sovranità, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione delle
nazioni e della pace.
Tutto questo dovrebbe essere soggetto a sanzioni per crimini
internazionali!
Gli Stati Uniti, prendendo di mira scopertamente la Repubblica
Socialista Federale di Jugoslavia, e con finanziamenti allo scopo, si
sono adoperati con costanza per appoggiare i movimenti secessionisti in
Slovenia, Croazia, Bosnia e Macedonia ed hanno agito in diretta
opposizione al Governo Federale della Jugoslavia.
La stessa legislazione era di indirizzo per i rappresentanti USA nelle
organizzazioni internazionali della finanza e del mercato, come la
Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, in modo che costoro
esercitassero la loro influenza su queste istituzioni, in modo da far
loro adottare le medesime politiche. Questo metteva l’enorme potere
economico della finanza internazionale al servizio delle politiche USA
di sovversione economica e politica e scoraggiava l’appoggio
unilaterale, i prestiti, il commercio e gli investimenti esteri nei
confronti di Belgrado.
Era stata promulgata questa direttiva legislativa per portare alla
disgregazione la
Jugoslavia.
La Germania, l’Italia, la Gran Bretagna, l’Olanda e altre nazioni
Europee, seguendo le direttive USA, si univano nella minaccia
dell’isolamento economico della Jugoslavia, dal febbraio 1991, a meno
che elezioni multipartitiche non si fossero tenute subito in ognuna
delle Repubbliche costituenti la Federazione.
Dalle nazioni Europee venivano inviate armi alla Slovenia, in Croazia e
in Bosnia. Negli Stati Uniti venivano raccolti capitali privati,
e finanziamenti pubblici venivano fatti pervenire alle nazioni del nord
della Jugoslavia, per armi, attrezzature e addestramento per rinforzare
la
secessione.
Il 5 marzo del 1991, veniva attaccata una formazione militare Federale
di stanza a Gospic, in Croazia.
Le Nazioni Unite e i loro membri, sempre alla ricerca della tutela
della pace, dell’indipendenza politica ed economica e della
parità di sovranità fra le nazioni, avrebbero dovuto
intervenire a salvaguardia della Repubblica Socialista Federale
di
Jugoslavia!
Negli anni Novanta,invece, ci si dimenticò che vi era già
stato uno smembramento della Jugoslavia nella II Guerra Mondiale, e si
dimenticarono anche i massacri dei suoi popoli e la sua eroica
Resistenza, ben superiore a quella messa in atto nelle altre nazioni
occupate dalle forze dell’Asse. La rinascita dalla devastazione della
II Guerra Mondiale di una Jugoslavia forte, indipendente, e
progressista, capace di evitare il dominio Orientale e Occidentale
durante la Guerra Fredda, una nazione guida nel Movimento dei
Non-Allineati, e per quarantacinque anni in pace, era la conferma della
validità della Federazione Balcanica, e della sua
necessità per la pace in Europa, nell’Asia Orientale, in Medio
Oriente e nel mondo intero. Era indispensabile estendere questo modello
riformatore della Federazione Jugoslava, gli sforzi delle Nazioni Unite
avrebbero dovuto orientarsi verso questo obiettivo. Al contrario venne
messo in evidenza il fallimento dell’ONU, dato che si consentiva agli
USA di proseguire nella loro strada in modo assolutamente sfrenato,
creando così un precedente dell’unilateralismo USA, e
l’incapacità delle Nazioni Unite veniva ribadita dalla loro
inerzia ad impedire agli USA di aggredire l’Iraq nel
2003.
Il Presidente Milosevic ha lottato con tutta la sua abilità per
preservare la Repubblica Federale. Era suo dovere Costituzionale fare
questo. I suoi compromessi, a Dayton per la Bosnia, con le forze della
secessione di Slovenia, Croazia, Macedonia, erano tutti intesi a
conservare la pace al prezzo di una giusta sovranità della
Repubblica Federale di Jugoslavia. L’approvazione della Costituzione
del 27 aprile 1992 per una terza Jugoslavia, ridotta alla Serbia e al
Montenegro, era il frutto dei suoi sforzi per preservare la
Federazione, in modo che potesse continuare a vivere e ingrandirsi fino
ai suoi limiti ideali, come era stato scelto dai popoli che vi
vivevano. Tutti questi sforzi di conservare l’unione non modificarono
la determinazione degli USA per indebolire l’area Balcanica e per un
cambio di regime in Serbia. Mantenere la Jugoslavia unita era quindi il
dovere di ogni nazione, di ogni organizzazione, e di ogni individuo che
ricercava la pace, la prosperità e l’autodeterminazione nei
Balcani e per gli altri popoli coinvolti nello stesso
destino.
VII. Il Secondo Smembramento della
Jugoslavia e la Balcanizzazione dei Balcani: 1992-1998
Il 25 giugno 1991 la Croazia e la Slovenia annunciavano la loro
indipendenza. Aveva inizio il secondo smembramento della Jugoslavia.
Gli Stati Uniti fornirono direttamente addestramento e appoggio
militare alle forze armate della Slovenia, della Croazia e Bosniache.
Nell’ottobre del 1991 avvenivano le proclamazioni formali di
indipendenza da parte di Croazia e Slovenia. Subito la Germania
riconobbe entrambe come nuove nazioni, e all’inizio del 1992 seguirono
gli Stati Uniti e altri paesi Europei.
Nel settembre del 1991 la Comunità Europea aveva fatto il
tentativo di negoziare un accomodamento politico per la Jugoslavia in
una conferenza all’Aia presieduta da Lord Carrington, ex Ministro degli
Esteri Britannico nel governo di Margaret Thatcher. Nel novembre l’ONU
prese il controllo del tentativo di pace, designando come suo
Incaricato Speciale Cyrus Vance, ex Segretario di Stato degli USA sotto
la Presidenza Carter.
La Comunità Europea rientrava nel negoziato con la creazione di
un meccanismo per il riconoscimento di qualsiasi Repubblica membro
della Jugoslavia nel passato, o attualmente, informandone ogni
Repubblica il 6 dicembre 1991, tramite una commissione presieduta
da Robert Badinter, ex Ministro della Giustizia della Francia sotto la
Presidenza Mitterand, alla quale era necessario indirizzarsi per il
riconoscimento internazionale. Entro una settimana la Croazia, la
Slovenia, la Bosnia e la Macedonia avevano fatto richiesta di
riconoscimento.
In aggiunta agli sforzi inadeguati, e qualche volta dannosi, dell’ONU,
della Comunità Europea e di una schiera di nazioni che agivano
indipendentemente, i dirigenti di ogni parte della Jugoslavia cercavano
di evitare la guerra. In un rilevante tentativo, i leaders della
Bosnia, Musulmani, Croati e Serbi, in un incontro a Lisbona del 19
marzo 1992, si accordarono per una Bosnia unificata, multi-etnica,
pacifica, come avrebbe potuto essere. Ma Alija Izetbegovic, capo
dell’ala destra del partito Musulmano di Azione Democratica per la
Bosnia, spalleggiato dagli USA, proclamava un governo Bosniaco sotto la
sua Presidenza, escludendo gli altri partiti politici e i dirigenti
Croato- e Serbo-Bosniaci. Esplose la violenza, che continuò in
Bosnia per tre anni e mezzo.
L’azione degli USA era coerente con il suo enorme appoggio ai Musulmani
nella loro lotta per cacciare l’Unione Sovietica fuori dell’Afghanistan
e ai separatisti Musulmani nelle Repubbliche Sovietiche a maggioranza
Musulmana. La violenza e i conflitti accesi dagli USA tra i popoli
Slavi e Musulmani avevano eroso la potenza dei due più grandi
ostacoli al dominio del mondo da parte degli USA, dalla II Guerra
Mondiale. La guerra in Bosnia, come quella in Afghanistan, portava i
Musulmani di ogni parte del mondo a combattere gli Slavi. Nel
processo veniva incoraggiata la convinzione che l’Islam fosse sotto
attacco e quindi si appoggiava la militanza
Musulmana.
La politica USA ha nutrito l’estremismo all’interno sia delle
popolazioni Slave che Musulmane, enorme e forte su entrambi i campi, e
ha contribuito alla instabilità e alla violenza nel mondo
intero.
Sotto le pressioni Statunitensi, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel
1992 imponeva sanzioni contro la Repubblica Federale di Jugoslavia, a
complemento delle sanzioni degli USA, dichiarando la
responsabilità della Jugoslavia per la guerra civile all’interno
del suo
territorio.
Il 27 aprile 1992 veniva promulgata una nuova Costituzione per i
rimanenti Stati, la Serbia e il Montenegro. Era nata una nuova
Jugoslavia, ridotta enormemente e assediata più che mai.
L’esercito della Repubblica Federale di Jugoslavia cessava le
operazioni e si ritirava all’interno della minuscola terza Federazione
degli Slavi del Sud.
Nel maggio del 1992, l’Assemblea Generale garantiva l’appartenenza alle
Nazioni Unite della Slovenia e della Croazia. Invece il 22 settembre
1992 era la Repubblica Federale di Jugoslavia ad essere sospesa dai
lavori dei componenti dell’ONU. Nell’aprile 1993, anche la Macedonia si
separava dalla Jugoslavia ed acquisiva il riconoscimento dell’ONU come
“Repubblica di Macedonia della ex Jugoslavia”.
Una conseguenza della secessione e dei conflitti che ne sono seguiti
è stata la “balcanizzazione” dei Balcani, come quella regione
non aveva mai conosciuto. La “pulizia etnica” era dilagante e i
rifugiati senza distinzione fra Musulmani, Cristiani Ortodossi,
Cattolici, Sloveni, Croati, Serbi, Macedoni, Montenegrini e Rom come
una fiumana scorrevano verso la sicurezza percepita dalla presenza di
popolazioni affini.
Alla fine del 1995 più di 500.000 Serbi erano dovuti fuggire
dalla Croazia, almeno il 12% dell’intera popolazione. I più
abbandonavano l’area di Croazia della Krajina, dove i loro antenati si
erano rifugiati secoli avanti, sfuggendo agli Ottomani.
I profughi da tutte le parti della ex Repubblica Federale, raggiunti
dalla violenza, cercando la salvezza o tentando di riunirsi con le loro
famiglie, avevano creato la regione nel mondo, la più
intensamente segregazionista. Complessivamente la Serbia, nel
1998, stava aiutando più di un milione di profughi, cosa
che contribuiva alle preoccupazioni enormi per la sua depressione
economica.
Il 30 maggio 1992 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sotto la
pressione degli USA, imponeva rigide sanzioni economiche alla Serbia,
bloccandone le esportazioni, le importazioni e la navigazione vitale
sul Danubio, danneggiando così anche tutte le altre nazioni
Balcaniche, compresa la Grecia e molti Stati
Europei.
L’effetto combinato delle sanzioni USA e ONU si fa ancora sentire e la
navigazione sul Danubio solo adesso sta lentamente
riprendendo.
Durante il 1992, l’economia di tutte le sei Repubbliche collassava. Il
prodotto industriale crollava del 25% rispetto al 1990, che aveva visto
un declino dell’11%, e una contrazione del prodotto interno lordo
dell’8.5%. Il reddito complessivo pro capite in Serbia si abbassava dai
3000$ del 1990 ai 700$ del 1991.
Prima del 1990, il 90% di tutto il commercio della Federazione avveniva
all’interno e fra le sei Repubbliche, e solo il 10% con le altre
nazioni. A causa dello smembramento, il commercio fra gli ex Stati
veniva radicalmente decurtato.
Un documento del Pentagono fatto trapelare al “New York Times”, e
pubblicato l’8 marzo 1992, raccomandava la
prudenza:
Ӄ di fondamentale
importanza preservare la NATO come strumento principe della difesa e
della sicurezza Occidentali e come canale di influenza e di
partecipazione degli USA negli affari concernenti la sicurezza
Europea…Noi dobbiamo cercare di prevenire l’emergere di organizzazioni
e di strutture in Europa specifiche per la sua sicurezza, che
potrebbero scalzare e sostituire la NATO.”
Il documento affermava anche il fondamento più importante della
politica Statunitense:
...negli ultimi tempi ci
si rende conto che l’ordine mondiale è sostenuto dagli Stati
Uniti…Gli Stati Uniti devono essere messi nella condizione di agire
indipendentemente, quando non è possibile orchestrare un’azione
collettiva.
Il presunto autore era Paul Wolfowitz, ora vice
Ministro della Difesa.
É istruttivo sapere che Dick Cheney, ora vice Presidente, in
quel periodo era Ministro della Difesa.
Un articolo del N.Y. Times del 29 novembre 1992 metteva ulteriormente
in evidenza le intenzioni degli Stati Uniti. Intitolato “Operazione
Tempesta sui Balcani”, vi si affermava che “Un successo nei Balcani imporrebbe la
leadership degli USA nel mondo post Guerra Fredda, in una maniera che
non è stata possibile nemmeno con l’Operazione Tempesta sul
Deserto.” L’autore, il Generale della Riserva USA Michael J.
Dugan, era il Capo di Stato Maggiore della Forza Aerea USA nel
settembre 1990, quando gli Stati Uniti stavano preparando l’Operazione
“Tempesta sul Deserto” e George Kinney era classificato in
forza al Dipartimento di Stato
USA.
Il Generale Dugan era stato rimosso dal suo incarico dopo un’intervista
del settembre 1990 nella quale giudicava come obiettivi principali in
Iraq gli obiettivi civili, dichiarando che “l’avanguardia, l’obiettivo
primario dovrebbe essere centrare
Baghdad.”
La sua costante e permanente influenza viene riscontrata per il fatto
che questo è proprio avvenuto a Baghdad nel 1991, e
occasionalmente ancora nel 2003, e su Belgrado nel 1999.
Con la secessione è dilagata la violenza. Vi sono stati brevi
scontri militari in Slovenia, la violenza e i combattimenti si sono
maggiormente protratti in Croazia, e scontri continui alla morte e
violenza etnica e “pulizia etnica” in Bosnia, per un periodo lungo
più di tre anni, specialmente fra Serbi, Croati e
Musulmani.
VIII. Gli Stati Uniti, con la NATO,
hanno intrapreso guerre di aggressione contro i Serbi di Bosnia e
contro la Serbia: 1993-1995
Gli Stati Uniti, tentando di costruire l’apparenza di un’azione
internazionale, arruolarono la NATO, da loro dominata, e senza
l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dettero inizio ad una guerra
di aggressione contro la Jugoslavia, con sporadici bombardamenti in
Bosnia, dal 1993 al 1995. Nell’agosto del 1995, con la protezione
di attacchi aerei USA con bombardamenti chiamati “Operazione Tempesta”,
con l’appoggio militare USA e con i consigli dell’Ambasciatore e le
indicazioni di alti dirigenti Statunitensi, l’Esercito Croato
purificava l’area della Krajina Croata dalla presenza di più
300.000 civili Serbi, uccidendone migliaia. Gli attacchi aerei NATO
durante questa operazione superarono le 4000 azioni di bombardamento.
Alla guida dell’aggressione Croata era il Generale Agim Cheku, che
più tardi avrebbe comandato l’Esercito di Liberazione del Kosovo
(KLA-UCK) durante i massicci attacchi aerei USA/NATO sulla Serbia,
compreso il Kosovo.
Nel 1995 gli USA presero parte ai negoziati di pace in Bosnia,
sostituendosi all’ONU e all’Unione Europea, procurando comunque
un’ulteriore frammentazione della regione. Gli incontri avvennero nella
base aerea dell’Air Force USA di Dayton, Ohio, con la presenza del
Presidente Milosevic, e gli Stati Uniti imponevano il riconoscimento di
una Costituzione per una Bosnia indipendente che prevedeva la divisione
della Bosnia, area già ristretta e quindi economicamente
impraticabile, in due parti caratterizzate da discriminazione razziale.
L’accordo firmato nel novembre 1995 prevedeva la presenza in Bosnia di
60.000 uomini della NATO, come truppa di occupazione.
La violenza si espandeva dalla Bosnia al Kosovo. L’UCK, con l’appoggio
degli USA, guidava una sommossa contro il governo Serbo e una
guerriglia terroristica sempre più intensa contro la popolazione
Serba e i cittadini di tutte le etnie leali con il governo di Belgrado.
La Serbia rinforzava le forze di polizia in Kosovo per provvedere alla
sicurezza e prevenire gli assalti
dell’UCK.
Con
l’escalation della violenza, l’Esercito Serbo attaccava l’UCK per
restaurare
l’ordine.
Il 24 marzo 1999, gli Stati Uniti e la NATO dettero inizio agli assalti
aerei sulla Serbia, che continuarono per 78 giorni, fino al 10 giugno,
infliggendo danni per miliardi di dollari, distruggendo le strutture
industriali e dei servizi essenziali della nazione, e causando la morte
di migliaia di civili.
IX. Gli Stati Uniti e la NATO hanno
commesso crimini contro la pace e crimini di guerra nelle loro guerre
di aggressione contro i Serbi di Bosnia e contro la Serbia.
Gli USA, sfidando la Carta delle Nazioni Unite, la Carta di Norimberga,
le Convenzioni di Ginevra e altre leggi internazionali, in stretto
collegamento con la NATO, iniziavano e dirigevano gli attacchi contro i
Serbi di Bosnia e contro la Repubblica di Serbia, ammazzando migliaia
di civili e distruggendo le vitali strutture produttive e sociali per
miliardi di
dollari.
La Carta dell’ONU, al fine di eliminare il flagello della guerra,
riconosce la “pari sovranità” di tutti i suoi Membri e proibisce
“la minaccia o l’uso della forza” da parte di un Membro contro un
altro. Articolo II(2) e (4). Mentre il Consiglio di Sicurezza
può chiamare i Membri a fornire forze militari per contrastare
le minacce alla pace o le rotture della pace, o gli atti di
aggressione, i Membri non possono impegnarsi in atti di guerra o di
minaccia, o di uso della forza, senza una esplicita autorizzazione del
Consiglio di Sicurezza, secondo il Capitolo VII della Carta, eccezion
fatta per i casi di “autodifesa se viene messo in atto un attacco
armato contro uno di essi” e fino a quando il Consiglio di Sicurezza
non prenda misure per ripristinare la pace e la sicurezza, o eserciti
la sua autorità, come previsto dall’Articolo 51.
Nessuno era attaccato, o minacciato, ne’ gli USA ne’ alcun altro membro
della NATO, e quindi gli USA e la NATO mai avevano ricevuto
l’autorizzazione dal Consiglio di Sicurezza di aggredire la Jugoslavia.
Non esistevano i fondamenti legali per una pretesa da parte degli USA
di attaccare in Bosnia e in Serbia per autodifesa, o per altro legale
motivo.
Il Generale Wesley K. Clark, Comandante Supremo dell’Alleanza della
NATO, e Generale dell’Esercito degli Stati Uniti ha scritto nel suo
libro: “Waging Modern War (Condurre un moderno conflitto)":
Ci si trovava in presenza
di una azione diplomatica (sic!) obbligata, vale a dire era
indispensabile l’uso delle forze armate per imporre la volontà
politica delle nazioni della NATO sulla Repubblica Federale di
Jugoslavia, o più specificamente sulla Serbia. Le nazioni NATO
hanno intrapreso questa guerra spontaneamente. Non erano costrette a
questa guerra, anche se non era difensiva in senso stretto…Era molto
più simile agli interventi di una fase storica precedente…
(pag.418)
Il Generale Clark attualmente era uno dei candidati alla carica di
Presidente degli Stati Uniti d’America!
Gli USA hanno violato i loro obblighi verso le Nazioni Unite, e sono
diventati una nazione fuorilegge nel momento in cui unilateralmente
hanno dato inizio all’aggressione militare contro i Serbi di Bosnia e
successivamente contro la Serbia stessa. Le violazioni sono state una
sfida ad agire portata al Consiglio di Sicurezza, e l’incapacità
di questo a farlo ha indebolito la sua autorevolezza agli occhi della
Comunità internazionale e ha demolito il suo compito grandioso
di mettere fine alle tragedie della guerra. L’incentivo USA alla NATO
di appoggiare i loro attacchi del tutto fuori legge ha portato anche la
NATO a violare la Carta delle Nazioni Unite e persino lo Statuto NATO.
La provocazione all’autorità delle Nazioni Unite è
diventata più rilevante con il coinvolgimento nell’accesso alle
tecnologie militari più sofisticate, alle industrie di armamenti
più importanti, e alle scorte di armi nucleari e di armi di
distruzione di massa, della rete delle regioni del Caucaso più
ricche, che sono andate a sommarsi alle solite potenze Coloniali dei
secoli
scorsi.
Si era creato un precedente con il coinvolgimento illegale della NATO
in Afghanistan, con l’impiego di giovani delle nazioni ricche, bianchi
e Cristiani, che hanno portato con sé armi mortalmente
sofisticate per attaccare una nazione Musulmana, di povera gente dalla
pelle
scura.
È stato estorto l’appoggio al Canada e alle Nazioni Europee, che
facevano parte di una organizzazione militare comunque dominata dagli
Stati Uniti, creata per contrastare l’Unione Sovietica, cioè
della NATO, che si era sempre occupata solo di problemi del Continente
Europeo, in primis della sua sicurezza. Con l’uscita dalla scena
politica della USSR, la necessità della NATO si era decisamente
esaurita. La NATO avrebbe potuto essere anche sciolta. Invece la sua
utilizzazione come forza di polizia e forza militare internazionale
nelle regioni del sottosviluppo è la scelta peggiore possibile
per un mondo che cerca la pace, per un pianeta pacificato.
Quindi la violazione ha creato un pericoloso precedente, che ha
permesso agli Stati Uniti, come avevano minacciato, di scatenare
la loro guerra unilaterale imponente “Colpisci e Terrorizza”, di
aggressione all’Iraq nel marzo e aprile 2003, e la sua occupazione
militare fuorilegge, che continua all’oggi. Almeno 30.000 Iracheni
hanno perso la vita, comprese le migliaia di civili. Le loro morti
raramente hanno fatto notizia, e non sono mai state prese in
considerazione dai mezzi di informazione internazionali. Nessuna
singola violazione della Carta delle Nazioni Unite ha mai creato un
più grave rischio di guerre senza fine. Quotidiane violenze in
Iraq, Afghanistan, Kosovo, e attentati terroristici a Casablanca, e
Giacarta, e contro la sede dell’ONU a Baghdad sono segnali di
avvertimento di quello che può ancora
avvenire.
La Carta di Norimberga definisce i “Crimini contro la Pace” come il
primo dei tre delitti da prendere in considerazione, seguito da
“Crimini di Guerra” e “Crimini contro l’Umanità”. Principio VI,
Carta del Tribunale di Norimberga. Il crimine principe contro la pace
è una guerra di aggressione. Principio VI(a)(i). Id. Questo
è il più preoccupante fra tutti i crimini internazionali,
dato che scatena i demoni della guerra con conseguenze incontrollabili
e imprevedibili.
I crimini di guerra degli USA e della NATO commessi nelle loro
aggressioni, che hanno avuto inizio il 5 febbraio 1994 con gli attacchi
contro strutture militari dei Serbi di Bosnia, e che sono continuate
per 78 giorni con bombardamenti aerei massicci sui civili e contro le
strutture civili della Serbia nel 1999, sono stati la celebrazione
della guerra contro un popolo
indifeso.
Bombardamenti diretti contro città come Belgrado, Pristina, Novi
Sad e Nis hanno preso come diretti obiettivi degli attacchi i civili e
le strutture civili, causando migliaia di vittime, in violazione della
Convenzione di Ginevra del 1977, Protocollo 1 Addizionale, Articolo 51.
Quartieri abitativi, residenze, ospedali, edifici pubblici e altre
strutture essenziali a fornire il supporto alla vita civile sono stati
danneggiati e distrutti. Sono stati distrutti i ponti attraverso il
Danubio a Novi Sad ed altrove in Serbia. L’edificio della
radio-televisione Serba, nel cuore di Belgrado, è stato centrato
con missili Cruise e ridotto in macerie, con l’assassinio di 16 persone
e il ferimento di altre. Sono state attaccate e distrutte molte
altre strutture radiotelevisive. Venivano attaccati anche rifugi in
Belgrado e in altre località.
In Kosovo, durante molti attacchi ai civili, veniva distrutto il centro
di Pristina, la sua Università e molte altre strutture venivano
quasi completamente
danneggiate.
Sempre in Kosovo, e questo viene ricordato dalle persone di tutto il
mondo che hanno visionato in TV i films degli attacchi aerei, il 12
aprile 1999 un treno che passava sul ponte del torrente Grdelica veniva
attaccato dalla forza aerea USA, che causava molti morti. Il 15 aprile,
una colonna di profughi nei pressi di Djakovica veniva aggredita da
aeroplani USA, che ammazzavano molte persone. Il 14 maggio, il
villaggio di Korisa veniva bombardato e si registravano 87
morti.
Altri attacchi mortali della NATO contro la Serbia venivano registrati
giornalmente dai media internazionali, che li diffondevano in tutto il
mondo.
Il 22 aprile 1999, veniva distrutta l’abitazione del Presidente
Milosevic, situata a centinaia di metri da ogni altra struttura in
un’area residenziale boscosa di Belgrado. Non veniva distrutta la sua
famiglia solo perché al momento dell’impatto missilistico non
c’era nessuno in casa.
Quantità enormi di Uranio Depleto, impoverito, venivano disperse
sulla Serbia con le bombe e i missili, assicurando la morte per cancro,
leucemia, tumori, e future malformazioni fetali alla popolazione ed
anche al personale NATO di occupazione in Kosovo. L’incidenza di
cancro, mai registrata in precedenza, sui militari Italiani che sono
stati dislocati in Kosovo ha suscitato allarmismo in Italia e in altre
nazioni che hanno contribuito con truppe di occupazione fin dai primi
giorni del 2000. Le conseguenze a lungo termine per la popolazione e
per i membri delle forze di occupazione, per le generazioni future e
l’ambiente sono
sconosciute.
Bombe a frammentazione sono entrate nelle case di quartieri
residenziali di Novi Sad, nel più grande complesso ospedaliero
di Nis, nelle periferie di Belgrado e copiosamente
dappertutto.
L’impianto centrale di riscaldamento di Nuova Belgrado veniva
bombardato con frammenti di metallo e grafite, lasciando centinaia di
migliaia di persone con la prospettiva di un inverno gelido. Il
27 maggio 1999, una settimana prima della fine dei bombardamenti,
veniva presa come obiettivo l’Ambasciata Cinese a Nuova Belgrado e
danneggiata in modo molto serio, uccidendo tre persone. A Nis, il
Consolato Greco, un importante edificio del 19.esimo secolo, veniva
danneggiato dalle bombe USA/NATO.
I bombardieri contro la Jugoslavia partivano da aeroporti
dell’Italia, dell’Ungheria e della Turchia, e questo richiamava il
ricordo di passate aggressioni agli Slavi del Sud provenienti da quelle
direzioni, rigenerando novelle ostilità fra nazioni che nel
passato si erano combattute fra di loro. Già altre nazioni
stavano utilizzando il precedente delle uccisioni da parte degli USA e
dei loro tentativi di assassinio in paesi stranieri e delle loro guerre
di aggressione per commettere gli stessi crimini. Sia il Pakistan
che l’India citavano la condotta Statunitense per giustificare i loro
interventi nel Kashmir. Israele portava ad esempio il
comportamento degli USA per giustificare i suoi quasi quotidiani
assassini di Palestinesi, e le sue incursioni aeree con bombardamenti
sulla Siria del 4 ottobre scorso. Questi crimini sono solo piccoli
esempi di quello che la guerra di aggressione degli USA e della NATO ha
inflitto al popolo indifeso della Jugoslavia.
X. Gli Stati Uniti e la NATO devono
essere considerati responsabili per la loro guerra illegale di
aggressione contro i Serbi di Bosnia e quelli della Serbia, inclusi
quelli del Kosovo.
Gli Stati Uniti e la NATO hanno procurato la morte
di migliaia di persone e inflitto miliardi di dollari di danni alle
proprietà, contro i Serbi di Bosnia, particolarmente contro la
Repubblica Srpska, e più tardi contro la stessa Serbia,
comprendendo anche gli attacchi concentrati sul Kosovo. Tutte le morti
e le distruzioni sono state causate dagli assalti
aerei.
Dato che le Nazioni Unite hanno mancato nel denunciare la loro
illegalità, questi assalti fuori legge hanno condotto a guerre
successive di aggressione degli USA in Afghanistan e contro l’Iraq, con
l’assistenza in secondo momento della NATO. Insieme hanno messo sotto
scacco l’utilità, la credibilità e le stessa esistenza
delle Nazioni Unite, nel momento in cui era più necessario il
loro intervento. Per rassicurare sull’integrità della loro
Carta, le Nazioni Unite dovrebbero chiedere conto di questi crimini ed
esigere riparazioni per i morti e le distruzioni che USA e NATO hanno
inflitto.
Lo spettacolo di una Superpotenza in grado di distruggere qualsiasi
regione della terra, attaccando unilateralmente una nazione che non ha
possibilità di minaccia e che si trova senza difesa contro i
suoi missili e le sue bombe, solleva il più grave pericolo alla
pace del mondo e costituisce l’atto terroristico mortalmente infame per
il pianeta. Le Nazioni Unite dovrebbero assumere la direzione e la
responsabilità nel costringere gli USA e la NATO a rendere conto
della distruzione delle strutture pubbliche e private e a risarcire la
famiglie dei morti ammazzati a causa dei loro atti
illegali.
Non vi devono essere più impunità per le guerre di
aggressione, non vi possono essere profitti per le nazioni che
aggrediscono con la spoliazione economica delle loro vittime,
attraverso i contratti per la ricostruzione o mediante le
privatizzazioni industriali e delle strutture di pubblica
utilità, di servizio pubblico.
PARTE TERZA
La Carta delle Nazioni
Unite non prevede la facoltà di istituire Tribunali Penali e
questi Tribunali creati ad hoc costituiscono una continua minaccia per
la pace.
XI. Gli Stati Uniti hanno impedito
al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di andare contro il loro potere, con
il quale possono individuare come obiettivi i loro avversari e
cambiarne i sistemi di governo, con l’istituzione del Primo Tribunale
Penale Internazionale
La Carta delle Nazioni Unite veniva “forgiata” a Dumbarton Oaks in
Washington, D.C. fra l’agosto e l’ottobre del 1944, e a San Francisco
dall’aprile al giugno 1945. Gli Stati Uniti e ognuno degli altri
quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Gran
Bretagna, Unione Sovietica, Francia), tutti vincitori della II Guerra
Mondiale, comunque già diventati alleati circospetti e
sospettosi, si erano assegnati il potere di veto nelle risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza, come un potere dovuto alle cinque nazioni
più forti, con il rischio però di paralizzare l’ONU.
Non un termine della Carta implicava il conferimento al Consiglio di
Sicurezza del potere di istituire qualche sorta di Tribunale. La
struttura della Carta, la natura dei suoi poteri delegati, e
l’implementazione nella Carta, e nelle sue disposizioni emendamentarie,
dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia, la sua
autorità strettamente definita e delimitata con certezza,
negavano qualsiasi delega a qualsiasi potenza di costituire una
qualsivoglia Corte
Penale.
Se il potere di insediare Tribunali Penali avesse potuto essere evinto
dai termini della Carta, allora non sarebbe esistita limitazione alcuna
al potere del Consiglio di Sicurezza di mettere in atto le sue scelte.
Soprattutto, le storie immediate delle Nazioni attivamente coinvolte
nella stesura e nella ratifica della Carta non lasciano dubbi che non
ci sarebbero state Nazioni Unite, se fosse stata istituita una Corte
Penale con la possibilità di incriminare coloro che agivano
contro la Carta. Le Nazioni che avevano combattuto nella II Guerra
Mondiale, e avevano giocato nei ruoli decisivi per la stesura della
Carta, e sicuramente gli Stati Uniti, avrebbe rigettato il loro stesso
operato.
La storia degli incontri preparatori, la preparazione e le istruzioni
alle delegazioni nazionali, in particolare delle cinque Nazioni che
avrebbero fatto parte del Consiglio di Sicurezza come Membri
permanenti, il ruolo centrale della nazione ospitante, gli Stati Uniti,
i documenti della prima stesura e le considerazioni sulla Carta da
parte dei delegati, se venissero rese di pubblico dominio, non
lascerebbero ombra di dubbio che non ci sarebbero mai state le Nazioni
Unite, se la Carta avesse previsto, o espressamente o implicitamente,
l’autorità di istituire una Corte Penale Internazionale di
Giustizia.
Dalla conferenza delle quattro potenze di Dumbarton Oaks nel 1944, alla
conferenza delle cinque nazioni a San Francisco nel 1945, che
ratificava la Carta, nella impostazione e nella imposizione di Cina,
Gran Bretagna, Unione Sovietica, Francia e Stati Uniti, non vi era mai
stata alcuna proposta di autorizzazione di una Corte Internazionale di
Giustizia in qualche articolo della Carta. Non sarebbe mai stata
accettata dalla gran parte delle potenze. Queste Nazioni non avrebbero
mai accettato il rischio di sottoporre i loro leaders, i loro membri
delle forze armate e i loro civili alla possibilità di essere
perseguiti da una Corte Internazionale di Giustizia, proprio in un
periodo immediatamente successivo alla II Guerra Mondiale.
Il modo con cui era stato istituito il Tribunale di Norimberga è
la prova ulteriore dell’intenzione di negare il potere all’ONU ad
insediare Tribunali. Gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e
l’Unione Sovietica, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza
dell’ONU, e preminenti nella stesura della Carta, immediatamente dopo
l’adozione della Carta a San Francisco, dettero avvio alla redazione e
alla promulgazione della Carta del Tribunale Militare Internazionale
(la Carta di Norimberga) a Londra, tra la fine del giugno 1945 e l’8
agosto 1945 quando fu
sottoscritta.
La Carta di Norimberga faceva riferimento alla dichiarazione dell’ONU
relativa ad un “intendimento che i Criminali di Guerra dovessero essere
portati davanti alla giustizia”, e così ci si esprimeva: “Ogni
Governo delle Nazioni Unite può aderire a questo accordo dandone
informazione al Governo del Regno Unito attraverso i normali canali
diplomatici.”
Ma la Carta di Norimberga non faceva alcun riferimento all’ONU e ad una
Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU. Inoltre l’ONU veniva
esclusa da qualsiasi funzione anche consultiva, dalla partecipazione
all’istituzione del Tribunale di Norimberga e da qualsiasi operazione
relativa.
Il Tribunale era istituito in modo completamente indipendente
dall’ONU. L’ONU veniva completamente ignorata, e comunque non
protestava per questo. I Membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e
altri membri dell’ONU facevano opposizione ad ogni possibilità
dell’ONU di creare un Tribunale Penale permanente, o all’istituzione di
un Tribunale di questo tipo, sotto il controllo dell’ONU, o altrimenti.
Gli Stati Uniti erano ben consci che non era possibile ricevere una
delega di potere in grado di controllare legalmente il Consiglio di
Sicurezza nell’ambito del sistema dell’ONU. Durante la stesura della
Carta, veniva quindi respinta ogni eventualità di istituire una
Corte Internazionale di Giustizia che giudicasse sulla legalità
di atti compiuti da organismi ONU, sulla base della Carta dell’ONU.
Alla conferenza di San Francisco veniva respinto “il progetto di
puntualizzare preliminarmente le determinate competenze di una Corte
Internazionale di Giustizia su ciascun organo dell’ONU. Veniva
preferito il punto di vista che ogni organo interpretasse e definisse
la sua specifica sfera di competenza.” A questo riguardo, vedere “ The
Development of International Law Through the Political Organs of the
United Nations (Lo sviluppo del diritto internazionale attraverso gli
organi politici delle Nazioni Unite) “, di Rosalyn Higgins, (1963). La
Signora Higgins più tardi avrebbe ricoperto la carica di Giudice
del Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex
Jugoslavia.
John Foster Dulles, Segretario di Stato durante l’Amministrazione
Eisenhower, in una sua memoria, Guerra o Pace, pubblicata nel 1950,
esprimeva il punto di vista degli USA rispetto alle limitazioni legali
al potere del Consiglio di Sicurezza. “Il
Consiglio di Sicurezza non è un organismo che semplicemente deve
rispettare una legge concordata. In se stesso contiene una legge…
Nessun principio di diritto è indicato a guidarlo, il Consiglio
deve decidere in conseguenza di ciò che ritiene più
opportuno.”
Il potere di veto forniva agli Stati Uniti la significativa protezione
dalle eventuali azioni dell’ONU in loro contrasto. La protezione
estrema degli USA restava sempre la minaccia di ritirarsi dall’ONU,
come avevano fatto con la Società delle
Nazioni.
Il Consiglio di Sicurezza sapeva che esistevano solo due strade per
introdurre una Corte Penale operante secondo il vigente diritto
internazionale, o con un Trattato, o emendando la Carta dell’ONU.
L’Assemblea Generale, che promuoveva la pace mondiale fornendo
inestimabili contributi, come la Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo, autorizzava gli studi per la creazione di una Corte
Internazionale di Giustizia che procedesse secondo l’Articolo 13 della
Carta. Veniva assegnato questo compito alla Commissione sul Diritto
Internazionale, che lavorava a questo progetto per anni. Comunque era
stato anche considerato che un Tribunale di questo tipo poteva essere
istituito con un trattato multinazionale, o attraverso una modifica
della Carta dell’ONU.
In un periodo successivo, l’Assemblea Generale autorizzava la
Commissione sul Diritto Internazionale alla progettazione e alla
stesura di un trattato per istituire un Tribunale permanente per
Crimini Internazionali. Vedi James Crawford, “The ILC Adopts A Draft
Statute for an International Criminal Court (La Commissione per il
Diritto Internazionale adotta un Preliminare di Statuto per un
Tribunale Penale Internazionale), 89 Am.J.Int'l.L. 404 (1995).
Dopo anni di tentativi, nel giugno del 1998, 120 Nazioni
sottoscrivevano un Trattato per istituire questo Tribunale. Rifiutavano
di firmare il Trattato gli Stati Uniti e sei altri Paesi.
XII. Gli Stati Uniti impongono la
istituzione del Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra nella
ex Jugoslavia per cambiare i sistemi di governo, indebolire gli Stati
Balcanici e criminalizzare la Dirigenza Serba.
Dopo le flagranti violazioni alla Carta dell’ONU con la pianificazione
unilaterale dello smembramento della Repubblica Socialista Federale di
Jugoslavia e l’imposizione sempre unilaterale di sanzioni economiche
contro la Jugoslavia, mentre veniva fornito l’appoggio ai movimenti
secessionisti all’interno della Jugoslavia, gli Stati Uniti
costringevano il Consiglio di Sicurezza a violare la Carta dell’ONU,
andando oltre i poteri conferiti al Consiglio dai Popoli delle Nazioni
Unite, istituendo il 12 febbraio 1993 il Tribunale Internazionale per i
Crimini nella ex Jugoslavia.
L’Ambasciatrice degli USA all’ONU, Madeleine Albright, era il
funzionario responsabile della realizzazione sia del Tribunale
Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia, nel 1993, sia
del Tribunale Internazionale per i Crimini nel Ruanda, alla fine del
1994 e all’inizio del
1995.
"Gli Stati Uniti si
trovavano in prima linea nella costituzione dei due Tribunali e
continuavano ad essere la loro fonte principale di appoggi politici,
finanziari, logistici, di amministrazione del personale e di
acquisizione di informazioni”, da Intervento Giuridico
Internazionale, di David Scheffer, Politica Estera, primavera del 1996.
Mr. Scheffer, che era un assistente della Ambasciatrice Albright, in
seguito diventava Consulente Legale per il Dipartimento di Stato sui
Tribunali Penali Internazionali.
Il Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia
(ICTY) veniva concepito dagli Stati Uniti come un’arma per distruggere
la dirigenza della Jugoslavia con la sua criminalizzazione, con
la sua emarginazione, con renderle impossibile il fornire idee per un
meccanismo di cambiamento di regime senza la comparsa dell’intervento
USA.
Il Tribunale serviva inoltre come una coercizione per la rimozione di
dirigenti, comunque liberamente eletti, creando le occasioni della
presa del potere per una nuova dirigenza che appoggiasse gli USA nella
loro azione di demonizzazione del vecchio regime, marchiandolo come
un’accozzaglia di criminali di guerra genocidi, sempre sotto le
apparenze di una condanna internazionale dopo un giudizio obiettivo.
Questo è il modo più efficace per un cambiamento di
regime, l’intervento politico di sicuro successo, un processo ad hoc,
la demonizzazione in nome della giustizia internazionale tramite le
Nazioni Unite.
Tre attori principali nella politica estera degli Stati Uniti con
riferimento alla Jugoslavia e alla funzione dell’ICTY, Richard
Holbrooke, Richard Goldstone e Madeleine Albright, in recenti memorie
hanno messo in chiaro il loro contributo alle pressioni militari, alla
guerra, ai bombardamenti e alle forme di coercizione rivolte a leaders
stranieri, attraverso la minaccia di metterli in stato di accusa
davanti all’ICTY, e questo per il cambiamento di regime.
Richard Holbrooke, un diplomatico di carriera che aveva prestato
servizio come Ambasciatore USA in Germania e come Assistente alla
Segreteria di Stato, aveva avuto la funzione di responsabile USA ai
negoziati durante il conflitto Bosniaco e durante gli Accordi di
Dayton.
Holbrooke era favorevole ad un ruolo militare più determinante
per la NATO e all’uso di bombardamenti per costringere la Jugoslavia ad
un accordo, secondo le richieste degli Stati
Uniti.
Brian Urquhart, in una critica al libro di Holbrooke “Per terminare una
guerra”, ha
scritto:
“Il Segretario Generale
dell’ONU Boutros-Ghali sopporta l’intero peso del disprezzo di
Holbrooke, specialmente per la sua antica opposizione ai bombardamenti
della
NATO.
Con più specifico riferimento al suo ambito, Holbrooke ha poca
pazienza con il comandante delle Forze dello Scacchiere Meridionale
della NATO, Ammiraglio Leighton Smith, che si è opposto ai
bombardamenti da lui decisi come indispensabili ad innescare un serio
processo negoziale. ” Time Magazine, 18 maggio 1998.
Quando il cessate il fuoco in Bosnia stava per avvicinarsi, prima dei
negoziati di Dayton, Holbrooke asseriva che “...è necessario insistere con
Tudjman che faccia tutto il possibile militarmente nella prossima
settimana per acquisire vantaggi all’ultimo momento e infliggere
così ferite ulteriori ai Serbi di Bosnia”; da “Per
terminare una guerra”,
p.191.
Holbrooke credeva nell’uso della violenza per forzare la trattativa.
Nel suo libro, Holbrooke scriveva: “Quando
venne stabilito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel
1993, il Tribunale veniva considerato largamente poco più di uno
strumento di relazioni pubbliche. Il suo avvio avvenne con una partenza
lenta, malgrado che alla sua guida fosse stato posto un giurista
energico ed eloquente, Richard Goldstone del Sud Africa. In quei primi
tempi, a spingere per dare importanza alle sue funzioni concorsero
Madeleine Albright e John Shattuck, che si batterono per il suo status
giuridico e per il suo radicamento. Anche altre nazioni, in particolar
modo la nazione ospitante, l’Olanda, e i Tedeschi contribuirono con il
loro sostanziale appoggio.” Id. pp.189-190.
Più avanti analizzava l’utilità politica di un Tribunale
di tal fatta.“Durante le nostre
trattative, il Tribunale risultava come uno strumento di grande valore
politico che ci consentiva, ad esempio, di escludere dal negoziato
pubblico Karadzic e tutti gli altri imputati di crimini di
guerra.” Id. p.90.
Holbrooke trovava vantaggioso che il Presidente Karadzic venisse
escluso dalle trattative di pace. Mentre i leaders Musulmani e Croati
avevano libero e immediato
accesso.
Invece il Presidente Milosevic conservava il suo incarico e le sue
funzioni nei negoziati per conto della Serbia, fino a quando la NATO
iniziò a bombardare nel 1999 e lui venne accusato dal Tribunale
ICTY.
Il Presidente Izetbegovic viene citato per aver detto a Holbrooke: “Se voi togliete il potere a
Karadzic... io posso lavorarmi Krajisnik”, il successore
legittimo di Karadzic. Id.
p.342.
Lui si rendeva conto, anche troppo bene, che l’ICTY costituiva un mezzo
per conquistare vantaggi politici e rimuovere i leaders
dell’opposizione.
Holbrooke sentiva che un vasto dispiegamento di forze militari USA
nella Base Aerea di Wright-Petterson avrebbe suscitato timori nei
partecipanti Bosniaci e rafforzato la mano USA nei negoziati. In
prospettiva di un cambio di regime, dopo 21 giorni di trattative per
raggiungere un accordo a Dayton, Holbrooke comunicava al Presidente
Clinton che “...l’arresto di
Karadzic
e di Mladic era la questione più critica che non veniva
risolta...”
Id. p 315.
Gli accordi di Dayton destituivano immediatamente dal suo incarico
Karadzic e, come richiesto da Holbrooke, Karadzic veniva escluso
da ogni “attività pubblica”:
“Io puntualizzavo un numero di esempi, che potevano costituire
violazioni, in particolare le sue comparse televisive e l’uso di
manifesti recanti la sua immagine.” Id. p.343.
Mentre apprezzava le posizioni di potere politico conquistate
attraverso le imputazioni e le minacce del Tribunale ICTY, Holbrooke si
irritava per le azioni dell’ICTY che interferivano con i suoi movimenti
o i suoi obiettivi
politici.
Holbrooke dovette “confrontarsi con
un inaspettato problema: la polizia locale aveva arrestato due
ufficiali superiori Serbo-Bosniaci, il Generale Djordje Djukic e il
Colonnello Aleksa Krsmanovic, che avevano scatenato a Sarajevo la
guerra civile. I Bosniaci dichiaravano che i due uomini erano criminali
di guerra…”
L’arresto aveva violato gli accordi di “libero movimento” presi a
Dayton. Il Presidente Milosevic esigeva il loro rilascio. I
Serbo-Bosniaci minacciavano il loro ritiro dalla trattativa. Holbrooke
nel libro afferma: “Era normale per
noi insistere che i Musulmani li rilasciassero immediatamente. Ma il
Giudice Goldstone complicava la questione in modo considerevole; dal
Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra, all’Aia, aveva emesso
un mandato per i due individui, anche se su costoro non esisteva alcuna
imputazione.” Id.
Holbrooke non intervenne per difendere l’Accordo di Dayton. I due
uomini sarebbero stati tenuti in arresto all’Aia per diversi mesi prima
che le accuse cadessero per insufficienza di prove.
Il reale obiettivo della politica USA si riflette nella descrizione di
Holbrooke della sosta fuori programma del Presidente Clinton alla base
militare USA in allestimento a Taszar, in Ungheria, costretto dal
cattivo tempo sulla strada verso la base militare USA di Tuzla, in
Bosnia, dopo Dayton. Il Presidente, il Primo Ministro e il Ministro
degli Esteri dell’Ungheria si affrettarono ad incontrare il Presidente
Clinton. Holbrooke scriveva:
"La presenza di seimila
uomini di truppe Americane sul suolo Ungherese solo quattro anni dopo
la fine della Guerra Fredda, e quarant’anni dopo l’invasione Sovietica
del 1956, in sé era un simbolo denso di significato delle
trasformazioni in Europa. Gli Ungheresi avevano un messaggio per il
Presidente Clinton: che loro erano pronti a diventare membri della NATO
e che la preparazione della base a Taszar era parte di questo
obiettivo. 'Rimanete a vostro piacimento' affermarono.'Trasformate
quest’area in un’istallazione permanente della NATO, e consentiteci di
entrare in Occidente .'" Id. p.326.
Da parte sua, Richard Goldstone, primo Procuratore Generale entrato in
carica nel Tribunale ICTY, nella sua memoria, “Per l’Umanità,
riflessioni di un investigatore di crimini di guerra”, metteva in luce
il ruolo centrale giocato dagli Stati Uniti nell’istituire il
Tribunale: "Madeleine Albright, ...
aveva giocato un ruolo guida perché il Tribunale venisse
costituito. Il suo continuo appoggio per la messa in funzione del
Tribunale per la Jugoslavia, e più tardi per quello del Ruanda,
fu determinante per il loro successo. Lei incaricò uno dei suoi
più vecchi consiglieri, David Scheffer, ad assumere la speciale
responsabilità di dare continuo impulso alla costituzione del
Tribunale." Id. p.78.
Nel suo primo giorno all’Aia, Goldstone aveva trovato "ventitré Americani che lavoravano
negli uffici. Fra questi vi erano avvocati, tecnici informatici, ed
investigatori di polizia, ognuno dei quali era stato assegnato al
Tribunale dal governo degli USA, a costo zero per le Nazioni Unite.
Egli asseriva che gli Stati Uniti avevano fornito assistenza solo con
lo scopo di dare avvio all’Ufficio del Pubblico Ministero e ovviare
così alle lentezze e alle inefficienze del quartier generale
dell’ONU a New York." Id.
p.82.
Lui si era lagnato delle ben documentate inefficienze dell’ONU e aveva
usato finanziamenti da fonti private per pagare le spese del suo
onorario come Accusatore Generale. Id. p. 80-81.
Il Giudice Goldstone riferiva che, durante i suoi ultimi mesi in carica
nel 1996, era stato speso molto tempo inutilmente per fare pressione
per gli arresti di Karadzic e
Mladic.
Nel 1998 egli partecipava con Theodor Meron, un cittadino Statunitense
che era stato suo consigliere all’Aia, ed ora è il nuovo
Presidente dell’ICTY, ad una organizzazione che conduceva una campagna
per gli stessi arresti.
Il Giudice Goldstone citava che fra i pochi leaders che invocavano
l’uso della forza per mettere in atto gli arresti c’erano Klaus Kinkil,
Ministro degli Esteri della Germania, Robin Cook quando era diventato
Ministro degli Esteri Britannico e Madeleine Albright. Id.
p.117.
Anche senza arresti, il Giudice Goldstone esigeva indagini e
imputazioni su persone, compresi Karadzic and Mladic, "con lo scopo, anche se non carcerati, di
emarginarli." Id.
p.126.
Costui lodava i bombardamenti USA e NATO sulla Jugoslavia, definendoli
uno storico spartiacque, anche se "in
apparente violazione della Carta delle Nazioni Unite." Id.
pp.136-137.
Il ruolo eccezionale degli USA, nonostante l’ONU, in appoggio alla
costituzione dei Tribunali Penali creati ad hoc, per lo smembramento
della Jugoslavia e a sostegno del governo del Fronte Popolare
Ruandese (RPF) in Ruanda, e gli arresti mirati di leaders delle nazioni
prese come obiettivo di accuse discriminatorie hanno dimostrato
l’uso politico che viene fatto di tali Tribunali. Non più tardi
del settembre 2003, Theodor Meron, Presidente dell’ICTY, invocava gli
arresti di Karadzic e di Mladic, un comportamento discutibile per una
persona che deve presumere la loro innocenza e garantire un giudizio
imparziale rispetto alle accuse contro di loro, un ruolo inusuale di
sola competenza dell’Accusa e delle Procure.
Nelle sue memorie, pubblicate nel settembre 2003, Madame la Segretaria,
Madeleine Albright scriveva con orgoglio che il Tribunale
Internazionale per i Crimini nella ex Jugoslavia, il primo tribunale
internazionale per i crimini di guerra "di questo tipo" dalla II Guerra
Mondiale, era stato creato durante il suo primo anno come Ambasciatrice
all’ONU per gli
USA.
Descrivendo le difficoltà che aveva dovuto affrontare per questo
tribunale, la Albright dichiarava che "...l’Amministrazione Clinton, il
principale contribuente finanziario, non aveva ripensamenti. Noi
mettevamo in condivisione la nostra esperienza, mentre i nostri
volontari aiutavano a raccogliere deposizioni di testimoni e di
rifugiati. Noi abbiamo fatto della cooperazione con il Tribunale una
questione massima in tutti i nostri rapporti bilaterali con i governi,
all’interno e all’esterno della regione. Io sono fiera del ruolo che ho
giocato durante il mio incarico."
Benché al 2003 fossero stati messi sotto
accusa non più di quattro dozzine di sospetti, la Albright
concludeva: "...infine il Tribunale
dovrebbe aver pescato il pesce più grosso." Lei faceva
riferimento a Slobodan Milosevic.
Descrivendo i suoi sforzi frenetici per assicurarsi il consenso per
un’aggressione NATO contro la Jugoslavia nel 1999, lei ricorda
una conversazione con Igor Ivanov, Primo Ministro della Federazione
Russa, durante un intervallo di una rappresentazione de La Traviata al
Teatro Bolshoi. La Albright, allora Segretario di Stato, così si
rivolgeva ad Ivanov: "Gli Europei
sono preoccupati di una vostra reazione, se la NATO provasse ad entrare
in azione senza passare per il Consiglio di Sicurezza…" Id. a
p.396. Ivanov rispondeva: "La Russia
non avrebbe mai dato il consenso a bombardamenti aerei contro i Serbi.
Sarebbe una cosa decisamente intollerabile. La NATO non ha il diritto
di attaccare uno stato sovrano." Id. a p.397.
Quando i bombardamenti della NATO continuarono fino ad aprile, il
Segretario Albright respingeva una tregua negli attacchi "come un segnale di debolezza". Lei
considerava "la dichiarazione della
rimozione di Milosevic dal potere l’esplicito obiettivo della guerra."
Riferendosi agli Inglesi, la Albright ribadiva: "Noi eravamo d’accordo che il Kosovo
sarebbe diventato dopo la guerra un protettorato internazionale, con la
sovranità della Jugoslavia considerata solo nominalmente."
Id. p.411.
Per assicurare l’appoggio ad un attacco NATO, il Dipartimento di Stato
"...nel contempo
proponeva un piano di ricostruzione a lungo termine per l’intera area
dei Balcani… Questa iniziativa avrebbe dovuto promuovere la
cooperazione fra gli stati della regione, e, con la promessa di aiuti a
Belgrado solo in presenza di un cambiamento di governo, creare un
incentivo addizionale per la caduta di Milosevic." Id. pp.
411-412.
Il piano di ricostruzione a lungo termine non ha mai visto l’inizio, ma
Slobodan Milosevic è in carcere all’Aia.
Trattando della Russia, la Albright scrive: "Avevo dato inizio ad un dialogo
pressoché continuo con Ivanov, informandolo che speravo che le
nostre differenze riguardo al Kosovo non avrebbero messo a rischio la
cooperazione su altre questioni. Egli affermava che non si poteva far
finta di nulla, e che la Russia non poteva starsene immobile e guardare
la NATO distruggere una nazione sovrana." Id. p.413.
Il 7 maggio 1999, bombardieri USA B-2 colpiscono l’Ambasciata Cinese,
ammazzando tre Cinesi addetti all’Ambasciata e ferendone venti. La
Albright scrive: "I nostri piloti
avevano considerato si trattasse di un’agenzia per l’acquisto di armi
per conto della Jugoslavia." Id. p.417.
Venti giorni più tardi,
"il Tribunale Penale per
i crimini di guerra aveva annunciato la messa in stato di accusa di
Milosevic, di Milutinovic, (Presidente della Serbia) e di altri tre
leaders Serbi per crimini contro l’umanità. Vi sono stati di
quelli che si sono agitati per l’imputazione di Milosevic, ipotizzando
che tutto questo volesse significare la nostra volontà di non
trattare con lui. Io non ero di questo avviso. Io mi rallegravo di
queste imputazioni..." Id. p. 419.
In un passo successivo, la Albright
affermava:
"Il 3 giugno1999 venivano
sottoscritti i termini della pace. La NATO avrebbe occupato il Kosovo.
Il 9 giugno, le forze armate della Jugoslavia si ritiravano dal Kosovo,
il giorno seguente la NATO sospendeva gli attacchi aerei. Il
Segretario Albright, che aveva sentito queste notizie in Europa, era
esultante. “Camminando per le strade di Colonia, ricevevo scrosci di
applausi.” Durante l’incontro del G8, il Ministro degli Esteri
Fischer così si era pronunciato:’Bene, se questa è stata
la guerra di Madeleine, ora questa è la vittoria di
Madeleine'... Dopo pranzo, il Presidente Clinton aveva chiamato e la
sua frase di esordio era stata: 'Così adesso siete una
fanciulla felice!' Lui sicuramente era un giovanotto felice! Mi diceva
di aver letto un articolo di John Keegan, che parlava di storia
Britannica, nel quale veniva scritto: 'Vi sono certe date nella storia
dei conflitti che segnano punti reali di svolta... Ora nel calendario
bisogna segnare questo nuovo punto: 3 giugno 1999, poiché la
capitolazione del Presidente Milosevic ha provato che una guerra
può essere vinta con la sola forza aerea.'" Id. p. 421.
La soddisfazione del Presidente Clinton per l’articolo di John Keegan,
che dichiarava che la "capitolazione"
del Presidente Milosevic "dimostrava
che una guerra poteva essere vinta dalla sola forza aerea",
rivela un interesse maggiore per la potenza militare più che
nella storia.
Gli Stati Uniti erano costretti a ritornare alle Nazioni Unite, la cui
autorità veniva sbandierata, per assicurarsi l’approvazione dei
termini per la fine della loro aggressione. La Risoluzione 1244 (del
1999), adottata dal Consiglio di Sicurezza il 10 giugno 1999, metteva
fine ai bombardamenti sulla Jugoslavia. Mentre si parlava di una
sostanziale autonomia per il popolo Kosovaro, primariamente era stato
precisato lo status della Jugoslavia: la Risoluzione chiariva che il
Kosovo doveva rimanere "all’interno della Repubblica Federale di
Jugoslavia" (Paragrafo 10). Inoltre imponeva che "KLA (UCK) e altri
gruppi armati Albanesi nel Kosovo terminassero immediatamente le loro
azioni offensive e si conformassero alle richieste di
demilitarizzazione stabilite dal comando della presenza internazionale
di sicurezza, la KFOR, in collegamento con il Rappresentante Speciale
del Segretario Generale." (Para. 15)
Le Forze Aeree avevano prodotto criminalmente danni enormi. Questo non
era vincere una guerra. Il fallimento della pace che ne era seguito era
un fallimento degli USA e della KFOR, che erano stati autorizzati dalla
Risoluzione 1244 a dare seguito al mandato
dell’ONU.
Il Segretario Albright ammette questo nella sua memoria:
"Ben prima della guerra in Kosovo, avevo guadagnato l’appoggio
dell’Amministrazione per una politica di tentativi per rimpiazzare
Milosevic. Per due anni abbiamo agito nel retroscena, ma anche
pubblicamente, per portare questo a buon fine. Con il collega tedesco
Joschka Fischer e con altri, io ho incoraggiato i leaders
dell’opposizione Serba a costruire una effettiva organizzazione
politica e ad individuare il loro obiettivo nella cacciata di
Milosevic... In pubbliche dichiarazioni ripetutamente ho affermato che
gli Stati Uniti esigevano Milosevic 'fuori dal potere, fuori dalla
Serbia, e in custodia di un Tribunale per crimini di guerra.'"
Id. p. 500.
Alla fine di luglio 1999, la Albright per la prima volta visitava il
Kosovo. A Pristina parlò ad "una
folla enorme stipata nella piazza centrale della città. La
gente, fra cui c’erano molti profughi ritornati, era vestita con
costumi nazionali Albanesi mescolati con maglioni dei Chicago Bulls....
Allora ho detto, 'Noi dobbiamo appoggiare il Tribunale per i crimini di
guerra, che metta sotto accusa per la pulizia etnica e gli assassini
devono pagare e Slobodan Milosevic deve rispondere dei suoi crimini.'
La folla urlava sempre più forte." Id. p. 425.
Dopo aver parlato a Pristina, il Segretario Albright si era diretta al "monastero Serbo Ortodosso di Gracanica,
il mio stato d’animo era di preoccupazione e di amarezza. Ero andata a
visitare il monastero per incontrare il Patriarca Artemije
Radosavljevic ed altri leaders religiosi Serbi. Il Patriarca si era
opposto radicalmente ai bombardamenti della NATO. Quando lo avevo
incontrato a Washington prima della guerra, egli mi aveva messo in
guardia che un confronto militare sarebbe stato un disastro. Ora mi
mostrava i dipinti delle chiese distrutte, raccontandomi degli attacchi
fatti sui Serbi, e mi esprimeva il suo timore che tutti i Serbi
potessero abbandonare il Kosovo. Io gli espressi che questa conseguenza
era l’opposto di quello che io desideravo; che i portatori di pace
della NATO e l’ONU avrebbero fatto il possibile per assicurare a questo
popolo una sicurezza certa. Il Patriarca rispose che se i Serbi fossero
stati cacciati via, questo avrebbe provato che Milosevic era nel
giusto. Mi dichiarai d’accordo." Id. p. 426.
Ora, quattro anni più tardi, la violenza è in aumento
costante e più di 250.000 Serbi sono stati costretti ad
andarsene dal Kosovo.
Secondo il testo del Segretario Albright, si ha la prova provata che
Milosevic era nel giusto!
Gli attacchi della NATO in Bosnia e contro la Jugoslavia sono
stati i primi nella storia della NATO. Le sue vittime erano senza
difesa contro la sua potenza aerea. La distruzione enorme inflitta
dalla NATO non è stata più ripagata da questa
Organizzazione o dai suoi membri a titolo individuale. In precedenza,
due futuri membri della NATO avevano bombardato Belgrado e altre
città della Jugoslavia: la Germania nel 1941 e gli USA nel 1945.
La facilità e la sicurezza con cui i principali attori coinvolti
nella guerra di aggressione contro la Jugoslavia e nelle incriminazioni
persecutorie del Tribunale ICTY, compresi la Albright, Holbrooke e
Goldstone, parlano nei termini più sprezzanti di Slobodan
Milosevic e di altri leaders Serbi, possono essere comprese solo alla
luce di anni di demonizzazioni della Jugoslavia, dei suoi leaders e con
particolare astio, negli ultimi quindici anni, nei confronti di
Milosevic e della Serbia, da parte dei mezzi di informazione
Occidentali.
Basta un ulteriore esempio a suffragare questo; Holbrooke descrive come
una cameriera del ristorante nella base aerea di Wright-Patterson,
durante i negoziati di Dayton del 1995, era affascinata dal Presidente
Milosevic, aggiungendo che lei non si rendeva conto di stare parlando
con "una delle persone più ingiuriate nel mondo." Le ingiurie
erano la produzione dei media Occidentali. Venivano attaccate le
vittime di una criminalizzazione politicamente vantaggiosa.
I media hanno sempre appoggiato in modo travolgente il militarismo USA,
l’espansionismo militare e gli interventi economici e militari degli
Stati Uniti. In guerra e in pace vengono glorificate le azioni militari
USA, condizionando l’opinione pubblica a considerare e ad accettare
l’uso della potenza militare per conseguire vantaggi per le politiche
economiche
Statunitensi.
I media e il Pentagono raccontano proprio la stessa storia, sia in
tempo di guerra che in tempo di pace. Loro servono lo stesso padrone,
la plutocrazia Americana. Loro raramente si interrogano sulla
legalità o sulla eticità delle azioni militari
Statunitensi; quasi sempre giustificano ed esaltano le operazioni
dell’esercito USA e umiliano le vittime, sia militari che civili,
così spesso senza difesa contro l’alta tecnologia bellica USA.
Durante i combattimenti le vittime degli eserciti nemici vengono
sovrastimate, le vittime civili sottaciute ed in seguito completamente
ignorate. I media USA non hanno fatto alcun tentativo di riferire in
modo esatto sulle vittime civili in Jugoslavia, in Afghanistan, o in
Iraq, tanto meno hanno pubblicato quale ne era stata la causa.
I media Occidentali sono di proprietà e finanziati dalle
concentrazioni del grande capitale. Le loro principali entrate
provengono dalle vendite alle più grosse corporations di spazi
pubblicitari per i loro prodotti.
I media Occidentali sono responsabili in maniera schiacciante di
lanciare il discredito sui singoli leaders, su organizzazioni, governi,
gruppi etnici, perfino religiosi, quanto richiede il coro della
propaganda del governo USA su scala
mondiale.
Il capitalismo sostiene in modo formidabile il militarismo, l’esproprio
delle risorse e del lavoro altrui, gli investimenti e i vantaggi
commerciali all’estero, e la protezione di queste sue ricchezze
esterne, poiché i suoi profitti derivano da tutto
questo.
I media informano, omettono, disinformano, creando un clima in
cui la guerra e i crimini di guerra commessi dagli USA avranno il
sostegno o saranno ignorati dalla pubblica opinione e verrà
assunta la demonizzazione dei loro nemici. Il pubblico fa propri i
messaggi che fanno appello ai sentimenti di paura, di odio, di orgoglio
nazionalista, di indifferenza o ad un senso di
impotenza.
Sarà difficile conquistare la pace finché i media non
cercheranno di fornire al pubblico tutta una serie di fatti, opinioni e
prospettive future opportuni per costruire giudizi
informati.
I recenti conflitti di aggressione contro la Jugoslavia, l’Afghanistan
e l’Iraq sarebbero stati contrastati con successo dalla gente,
all’interno degli stati aggressori e dall’opinione pubblica mondiale,
se i media avessero provveduto alla necessità dell’opinione
pubblica di conoscere la verità. Quello che abbiamo visto
passare sarà solo il prologo, se tutti coloro che vogliono
sapere la verità non avranno accesso alla giusta informazione
L’incapacità da parte del Tribunale ICTY di mettere sotto
inchiesta per crimini contro la pace, per crimini di guerra e per le
loro violazioni agli Statuti dell’ONU e della stessa NATO, anche gli
USA e la NATO che hanno sgretolato l’autorità delle Nazioni
Unite e hanno sfidato la loro capacità di mantenere la pace in
modo tanto pesante, smaschera l’uso unilaterale di questo Tribunale per
incriminare coloro che si sono opposti allo smembramento della
Jugoslavia e che sono stati criminalizzati anche per le generazioni
future. Le accuse del Tribunale, focalizzate sui Serbi, sono
psicologicamente più devastanti di tante bombe, che sono solo
forza bruta. La Corte può distruggere l’onore di un intero
popolo, con un’azione unilaterale, assicurando l’impunità per i
potenti con una giustizia corrotta e praticando l’ineguaglianza nella
messa in stato di accusa. L’eguaglianza è la madre della
giustizia. La sua assenza genera l’impulso rivoluzionario, l’odio e la
guerra.
Anche le altre Corti Penali create dal Consiglio di Sicurezza
confermano le motivazioni degli USA ad utilizzarle, vale a dire per
rinforzare le loro azioni politiche.
Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (ICTR) era stato
istituito per essere la foglia di fico per l’incapacità dell’ONU
e delle Nazioni potenti a prevenire la tragica violenza politica del
1994. Il Consiglio di Sicurezza, non autorizzato, aveva
stabilito di limitare la giurisdizione dell’ICTR agli eventi del solo
anno 1994, dopo trentaquattro anni di aggressioni contro il Ruanda da
parte di fuorusciti Ruandesi che appoggiavano il governo
coloniale del Belgio e negli ultimi anni da parte del Fronte
Patriottico Ruandese (RPF) che era stato fondato a Washington, D.C. con
il sostegno degli USA. Restringendo l’attività giurisdizionale
al solo 1994, gli USA prevenivano indagini sui crimini contro la pace e
sui crimini di guerra commessi dal RPF, che era stato alla testa delle
più importanti invasioni provenienti dall’Uganda avvenute nel
1990 e nel 1993. L’invasione del 1993 era stata bloccata dal governo
Francese, dopo le rilevanti incursioni che avevano procurato basi per
le forze del RPF all’interno del Ruanda, incluso uno spiegamento,
frutto di trattative, di una forza più grande di un battaglione
nella stessa Kigali.
Il Tribunale aveva ignorato il fattore chiave, prima causa della
violenza: chi aveva fatto crollare il piano proposto dai Presidenti del
Ruanda e del Burundi il 6 aprile 1994? È stato ignorato il
massacro dell’Arcivescovo Cattolico con altri dieci vescovi e altri
leaders Cattolici perpetrato dai soldati del RPF a Gitarama, alla fine
di aprile del 1994.
Veniva ristretta la giurisdizione dell’ICTR, anche nei limiti
geografici, al solo Ruanda, escludendo così le carneficine di
centinaia di migliaia di Ruandesi che erano fuggiti ed erano
perseguitati dalla violenza del RPF nello Zaire, stato confinante, ora
di nuovo Repubblica Democratica del Congo. La conseguenza era
stata la violenza attraverso il Congo fino a Kinshasa, con un
imprecisato numero di centinaia di migliaia di ammazzati e l’insediarsi
del RPF a Kinshasa, a controllare vaste parti del Congo, sfruttandone i
diamanti e le altre risorse, impunemente e con l’aiuto degli
USA. Ancor oggi le furie della guerra costituiscono una
bomba a tempo per il Burundi e il Ruanda stesso, pronta ad esplodere, e
la causa sono oltre 100.000 prigionieri, rinchiusi perlopiù
senza un’accusa precisa da nove anni in condizioni crudeli, inumane e
degradanti.
Durante gli anni Novanta, l’egemonia degli USA si è consolidata
con la leadership Tutsi, a partire dall’Uganda, attraverso il Ruanda e
il Burundi ed infine in quasi tutto il Congo. Se veniva concesso al
Tribunale ICTR di estendere la propria giurisdizione sulle persone
presenti nelle nazioni confinanti che hanno fornito basi, armi,
addestramento, rifugi e soldati per invadere il Ruanda, poteva venire
messa in stato di accusa tutta la dirigenza Tutsi dell’Uganda, compreso
il Presidente Museveni appoggiato dagli USA. Da sottolineare che il
Presidente Kagame del Ruanda aveva servito per anni nell’esercito di
Museveni, quando questo lottava per il dominio dell’Uganda, ed era
diventato il comandante del servizio di spionaggio.
Al contrario, il Tribunale Penale creato dal Consiglio di Sicurezza per
la Sierra Leone aveva ricevuto il potere giurisdizionale di perseguire
il Presidente Taylor della confinante Liberia, obiettivo da lungo tempo
nei piani USA per un cambiamento di regime. La corte metteva in stato
di accusa Taylor, che ora si trova in esilio in
Nigeria.
Tali sono i poteri discrezionali di questi Tribunali ad hoc, su misura!
Faustin Twagiramungn, scelto come Primo Ministro ad interim del Governo
Allargato di Transizione del Ruanda, secondo gli accordi di Arusha del
1993 sotto l’egida dell’ONU, e Primo Ministro del governo del RPF nel
periodo immediatamente successivo alla sua ascesa al potere dal luglio
1994 all’ottobre 1995, ha testimoniato davanti al Tribunale ICTR di
ritenere che fossero stati ammazzati più Hutus che Tutsis nello
"scontro politico" del 1994, e non in quello che il Tribunale ICTR
aveva etichettato come un genocidio etnico perpetrato dagli Hutus
assassini dei Tutsis. (Vedere la trascrizione del processo Pubblica
Accusa ICTR contro Ntakirutimana, 4 febbraio 2001, da p.143 a p.168.)
Il Rapporto Gersony voluto dall’UNHCR, descrive le aggressioni del RPF
e il massacro di decine di migliaia di Hutus, e solo in due Prefetture,
durante un breve periodo nell’estate del 1994. Per dare la misura del
fallimento del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda basta dire
che non un solo Tutsi è stato messo sotto accusa dopo
più di otto anni dalla istituzione del
Tribunale.
Nel settembre 2003 è avvenuta la rimozione del Pubblico
Accusatore Generale Carla del Ponte dal Tribunale ICTR per l’insistenza
del governo RPF del Ruanda. Carla del Ponte aveva manifestato le
sue intenzioni di mandare sotto processo alcuni Tutsis, per dimostrare
l’apparente imparzialità del Tribunale. Il fatto rivela come
anche una nazione, pur presa come obiettivo da un Tribunale
internazionale ad hoc, ma che gode dell’appoggio degli USA, ha potere
di influenzare un Tribunale di questo tipo. Inoltre è stato
messo ancora una volta in risalto il continuo dominio degli USA su
questi Tribunali Penali e come la loro potenza venga favorita
dall’impunità.
In definitiva i leaders degli Stati Uniti si prendono gioco di
questi Tribunali.
Il Tribunale Penale autorizzato per la Sierra Leone, con la sua
giurisdizione definita per permettere di processare il Presidente
Charles Taylor della Liberia senza un precedente avviso di reato, era
stato progettato dagli USA come mezzo per mettere ai margini e
distruggere una dirigenza ostile al dominio degli USA nella Sierra
Leone e per un cambiamento di regime in
Liberia.
Il Presidente Taylor era stato eletto a larga maggioranza in presenza
di osservatori internazionali, e gli USA avevano cercato per anni di
rimuoverlo con un terribile costo in vite
umane.
Tutto questo avveniva in violazione delle istituzioni della Liberia e
della legittimità della carica alla quale Taylor era stato
eletto. Arrogantemente veniva espresso in pubblico da parte del
Presidente Bush il dictat: "Taylor deve essere schiacciato", a fronte
della continua violenza dei rivoltosi appoggiati dalla inflessibile
resistenza degli USA alle riforme in Africa, sentite invece come
esigenza da tutto il mondo.
Gli Stati Uniti hanno avuto una relazione di predominio sulla Liberia
fin dal 1820. La capitale della Liberia prende il nome dal Presidente
USA Monroe, famoso per la sua Dottrina. La sua seconda
città e maggior porto, Buchanan, è chiamata così
dall’ultimo Presidente in carica prima che la Guerra Civile mettesse
fine alla
schiavitù.
Malgrado questa storia di contiguità e l’impegno che ne doveva
derivare, l’Amministrazione Bush non ha mai fornito la benché
minima protezione ai Liberiani ammassatisi nella Capitale da tutte le
regioni dello stato, perché aggrediti dai ribelli, generalmente
stranieri. Ora l’Amministrazione Bush parla di "Liberia da
ricostruire". Questo non avverrà mai. Solo per loro merito,
nell’ottobre 2003 diverse nazioni Africane hanno inviato forze per il
mantenimento della pace e l’ONU ha fornito un significativo contingente
di polizia a tutela
dell’ordine.
Il tentativo, messo in atto per tanto tempo, di istituire un Tribunale
Penale per la Cambogia appoggiato dall’ONU era stato alimentato dal
desiderio degli USA di sostituire il Primo Ministro e gli altri
funzionari che avevano fatto parte del governo della Cambogia, durante
e dopo la guerra del Vietnam.
I Tribunali Penali ad hoc istituiti dal Consiglio di Sicurezza hanno
corrotto il diritto internazionale, hanno generato odio e divisioni che
hanno portato alle guerre, e sono incapaci di esercitare la giustizia
giusta secondo il diritto, per la loro reale natura e i veri obiettivi
che vogliono conseguire. Essi agiscono a discrezione,
sono discriminatori e la loro istituzione nasce dall’intenzione di
assumere come obiettivi persone o gruppi da colpire per ragioni
politiche ed
economiche.
Il Tribunale di Norimberga, creato dai vincitori della II Guerra
Mondiale, escludendo l’ONU, era stato un monito alla comunità
internazionale, che cercava la pace sotto l’ala protettiva del diritto
internazionale, che nel futuro tutte le nazioni e i loro leaders, sullo
stesso piano di parità, tutti avrebbero dato conto per le loro
violazioni delle leggi
internazionali.
L’Accusatore Generale Statunitense a Norimberga, Giudice della Corte
Suprema USA, Robert H. Jackson, aveva proclamato con passione
indimenticabile l’importanza di questo principio e la volontà di
vederlo applicato alla sua stessa nazione. Parlando alla Società
Americana di Diritto Internazionale il 13 aprile 1945, il giorno dopo
che il Presidente Franklin Roosevelt era morto, quando ancora la II
Guerra Mondiale infuriava, il Giudice Jackson metteva in evidenza
che i vincitori avevano sempre agito a loro discrezione nei confronti
dei popoli vinti; se la scelta si era indirizzata per processare in un
Tribunale legale i presunti criminali "... tutte le esperienze insegnano che vi
sono certe cose che non si possono fare sotto la parvenza di un
Tribunale legale. I Tribunali verificano fatti, ma anche i fatti
verificano i Tribunali! Non si possono portare in giudizio uomini
davanti a qualsiasi cosa definita come Tribunale…secondo le norme dei
procedimenti giudiziari, se non si ha la volontà di vederli
liberi, quando non sono stati provati colpevoli…" Da “The
Anatomy of the Nuremberg Trials, (L’anatomia dei processi di
Norimberga),” Telford Tayor, Little, Brown and Co. 1992 a p. 45.
In seguito ai processi di Norimberga, l’ONU e la comunità
internazionale hanno approvato le Convenzioni di Ginevra e un altro
grande numero di trattati, di accordi e di principi per prevenire la
guerra e per tutelare i diritti. Queste Convenzioni si basano sul
principio che nessuna nazione, comunque potente, può porsi al
disopra della
legge.
Per restituire l’integrità alla sua stessa Carta e l’onore ai
suoi Membri, l’ONU e il Consiglio di Sicurezza dovrebbero abolire tutti
gli esistenti Tribunali internazionali che loro hanno istituito e
garantire di non crearne altri, mai
più.
Gli sforzi da parte degli USA, o altri, di creare nuovi Tribunali
penali ad hoc, o di catturare e processare persone per presunti atti
criminali commessi fuori dagli Stati Uniti, indebolirà
l’autorità e l’efficacia della Corte Internazionale di
Giustizia, e, poiché gli USA esercitano il potere in violazione
della legge internazionale, rendono il mondo ancora più
illegale, più incline e rassegnato alla guerra.
Il male fatto per continuare la loro attività non autorizzata
sopravanza di gran lunga ogni pericolo che la legge internazionale in
futuro possa essere indebolita o che "i criminali possano andare
liberi". L’imputato e il condannato sono sufficientemente
identificati!
Passi positivi possono essere fatti per proteggere e rafforzare la
Corte Internazionale di Giustizia, perciò riformare il suo
mandato, ed eliminare le carenze e i difetti, secondo la Carta
dell’ONU, che mettono a repentaglio le sue prestazioni.
XIII. L’Amministrazione Bush intende
perseguire politiche unilaterali manifestate con le sue guerre di
aggressione contro la Jugoslavia, l’Afghanistan e l’Iraq, con la
creazione di Tribunali Penali con specifici obiettivi, e con i suoi
rovinosi Acts contro le Istituzioni, i Trattati e il Diritto
Internazionale. Gli USA possono essere bloccati solo dall’impegno
unitario dei membri delle Nazioni Unite che li costringa
all’osservazione delle norme.
Le politiche unilaterali degli Stati Uniti
minacciano l’ONU e la pace nel mondo. I Tribunali Penali creati ad hoc
dall’ONU fanno parte della strategia unilaterale degli USA. Attraverso
la lunga lista di interventi militari unilaterali USA e di minacce e
dei vari Tribunali Penali ad hoc dell’ONU, gli USA stanno fiaccando
l’ONU e smantellando la rete di leggi internazionali e di trattati, dai
quali l’ONU dipende per prevenire la
guerra.
Mentre ancora una volta nel suo messaggio indirizzato all’Assemblea
Generale del 23 settembre 2003 il Presidente Bush ha provocato l’ONU a
mettere fuori legge la proliferazione delle armi di distruzione di
massa (WMD), egli ha dimenticato di far riferimento allo stretto
monopolio Statunitense sulla tecnologia, sullo sviluppo e sul possesso
delle WMD e sulla sofisticata industria missilistica e su altre
tecnologie da applicare dovunque nelle varie parti del
mondo.
Rendendosi conto che bombe nucleari a vari megatoni sono troppo
brutali, “non intelligenti” e pericolose perfino per coloro che le
sganciano, il Presidente Bush ora sta mettendo in atto forti pressioni
per lo sviluppo di armi nucleari tattiche, che possono distruggere un
ben individuato quartiere cittadino o all’occasione un
battaglione.
Il bilancio militare USA supera quello dei quindici più
consistenti bilanci militari nel mondo, presi tutti insieme, e
oltrepassa per più volte il prodotto nazionale lordo (PIL) di
molti dei membri delle Nazioni Unite. Gli USA vendono quasi la
metà di tutte le armi convenzionali commerciate nel traffico
internazionale, contribuendo così ogni anno alla morte di
centinaia di migliaia di persone e all’impoverimento di centinaia di
milioni di esseri
umani.
Molti membri delle Nazioni Unite che hanno assistito alle aggressioni
brutali degli Stati Uniti alla Jugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq, o
contro Grenada, la Libia, Panama, o il Sudan considerano che resta loro
solo una alternativa. Possono sviluppare armi di distruzione di massa
WMD tali da incutere timore agli USA, o prepararsi a cedere
l’indipendenza ad ogni istanza presentata loro dagli USA in termini
ultimativi. Quindi, le guerre USA di aggressione e le loro
minacce favoriscono la proliferazione delle WMD, oltre a scatenare odi
e nuovi bacini di violenza
terroristica.
Gli USA stanno unilateralmente minando la pur fragile ed inadeguata
struttura di accordi costruita per prevenire la guerra nucleare. Nel
Trattato di Non Proliferazione, le potenze nucleari, allora nel numero
di sei, avevano aderito al piano e si erano mosse per smantellare i
loro arsenali nucleari in cambio dell’accordo da parte di altre potenze
non nucleari di non sviluppare o ottenere armi atomiche. Al contrario,
da allora gli USA unilateralmente hanno agito per la loro
proliferazione, e non hanno rispettato gli accordi sulla non
proliferazione e sulla cessazione dei test atomici, mettendo in
pericolo il mondo intero.
Sono loro che cercano di conseguire il monopolio della potenza militare
derivata dalle armi di distruzione di massa!
Gli Stati Uniti hanno respinto le convenzioni che vietano le mine
terrestri e che disciplinano i piccoli armamenti che uccidono migliaia
di persone ogni anno, asserendo che… già il Secondo Emendamento
alla loro Costituzione proibisce
questo.
Inoltre si sono opposti alla proibizione dell’uso di bambini in guerra.
Le loro politiche unilaterali e il loro potere coercitivo sulla finanza
internazionale, sul commercio, sulla salute e la protezione
dell’ambiente minacciano
tutti.
Il più pervasivo unilateralismo dell’Amministrazione Bush
è il suo rifiuto a rispettare i diritti degli altri. Una targa
dono del Messico alle Nazioni Unite, che si trova all’ingresso
dell’aula dell’Assemblea Generale, reca le parole dell’Indiano Zapoteca
Presidente Benito Juarez che recitano: "La pace consiste nel rispetto
dei diritti degli altri."
Queste politiche unilaterali pongono gli USA su una dimensione
superiore al diritto internazionale, una posizione da gendarme come
quella discriminatoria dei Tribunali Penali ad hoc che individuano i
loro obiettivi in leaders e popoli, secondo l’indirizzo degli
USA.
Il Presidente Bush si è espresso chiaramente sulle sue
intenzioni di continuare la militarizzazione unilateralmente, di
continuare a minacciare Cuba, l’Iran, l’Iraq, la Libia, la Corea del
Nord, la Siria, e atti ostili e interferenze negli affari di molte
nazioni confermano la sua
politica.
Gli Stati Uniti esigono che altre nazioni concorrano a sostenerli nelle
loro azioni criminali contro l’Iraq con truppe e finanziamenti, in modo
da "stabilizzare" e "ricostruire" una nazione alla quale hanno causato
decine di migliaia di morti e decine di miliardi di dollari di
distruzioni con le bombe del 1991, una nazione che è stata
demolita da un decennio di sanzioni genocide approvate dal Consiglio di
Sicurezza che hanno prodotto più di un milione di morti, una
nazione che è stata aggredita malgrado l’opposizione dell’ONU
nel marzo 2003, con la perdita di almeno 30.000 persone.
Si vogliono forzare le privatizzazioni, trasformando le strutture
produttive vitali e di servizio dell’Iraq, secondo gli interessi
stranieri. Si vuole controllare il petrolio Iracheno. Si vogliono
ottenere ricchi contratti di favore per le multinazionali degli amici e
alleati.
Gli USA non pagheranno per la ricostruzione delle nazioni che hanno
distrutto o
danneggiato.
Basta interrogare qualcuna delle vittime degli ultimi cinquant’anni.
Malgrado tutte le loro ricchezze, gli aiuti USA non militari per i
paesi esteri risultano i più bassi pro capite di ogni nazione
sviluppata.
Per un periodo di venti anni gli Stati Uniti non hanno subito una
vittima da parte dell’Iraq; al contrario sono stati persino la causa di
qualche centinaio di morti per missili o assalti aerei scatenati a
casaccio. Morti che comprendono Leila al Attar, una famosa artista
internazionale, Direttrice del Museo di arte Moderna di Baghdad, nella
sua casa, e due impiegati dell’Al Rashid Hotel in un attentato per
assassinare Saddam Hussein nel 1993. Persino un elicottero dell’ONU e i
suoi diciassette passeggeri è caduto vittima dei caccia
supersonici USA nella “no fly zone”, zona dei cieli Iracheni proibita
ai voli come illegalmente imposto dagli
USA.
Se vi fosse pace e giustizia, gli USA sono in debito con il popolo
dell’Iraq per decine di miliardi di dollari e dovrebbero pagare per la
ricostruzione del paese. Pagare all’Iraq il 10% del bilancio militare
USA per il prossimo decennio sarebbe come prendere i soldi dalle tasche
dei criminali e fornire all’Iraq i mezzi per la ricostruzione. Nulla
potrà compensare per la perdita di vite umane! Bisogna impedire
alle imprese USA di raccogliere profitti dai crimini del loro governo.
Il modo di porsi degli USA contro la Corte Internazionale di Giustizia
dimostra la loro determinazione di non volere rendere conto delle
proprie azioni, e di voler distruggere questa Corte che loro temono.
Ecco perché gli USA fanno pressioni sul Consiglio di Sicurezza
per creare Tribunali ad hoc. Sono loro che forniscono i fondi e il
personale. Inoltre hanno minacciato nazioni con sanzioni e con altri
mali, ad esempio costringendole ad accordi per arrestare e consegnare
le persone dentro i loro confini, per farle processare poi dai
Tribunali ad hoc. Questi sono gli strumenti scelti: la messa in stato
di accusa selettiva.
Gli USA, mentre si opponevano apertamente ad una Corte Internazionale
di Giustizia che avrebbe potuto estendere la sua giurisdizione su di
loro, avevano assunto un ruolo predominante nella stesura dello Statuto
di questa Corte. Avevano tanto insistito su clausole ed emendamenti,
che indebolivano e danneggiavano l’efficacia della Corte, sotto il
ricatto della loro
partecipazione.
La Corte Internazionale di Giustizia ICC si trovava di fronte ad una
sfida di estrema difficoltà per ottenere un atto costitutivo
perfetto e un pieno
appoggio.
Il Presidente Clinton aveva firmato questo atto alla fine della sua
Amministrazione, ma aveva avvertito il Senato degli USA di non
ratificarlo, e aveva richiesto di vincolare il Presidente Bush a
ritirare l’approvazione Presidenziale ed aveva attaccato la ICC ad ogni
occasione.
Gli USA avevano cercato unilateralmente di impedire a molte nazioni di
aderire all’accordo per la ICC, cercando di ostacolarne la ratifica.
Avvenuta comunque la ratifica, gli USA hanno costretto Paesi, dalle
Filippine alla Colombia, come recentemente avvenuto il 18 settembre
2003, alla dichiarazione di non approvare che cittadini Statunitensi
possano essere inquisiti dalla ICC.
Questa è un’azione evidente di come si mettono i bastoni fra le
ruote della giustizia, un criminale oltraggio alle leggi interne delle
nazioni.
Con uno sfrontato atto di coercizione, il 30 giugno 2002 il
Rappresentante Permanente USA alle Nazioni Unite, l’Ambasciatore
John D. Negroponte dichiarava ufficialmente che, in assenza di una
Risoluzione del Consiglio di Sicurezza che stabiliva l’impunità
per il personale che aveva contribuito alle missioni di peacekeeping
(custodia della pace!) autorizzate dal Consiglio di Sicurezza,
gli Stati Uniti avrebbero posto il veto alla Risoluzione che rinnovava
la missione di peacekeeping dell’ONU in Bosnia-Erzegovina.
L’Ambasciatore Negroponte argomentava che "avendo accettato i rischi
dell’esposizione del proprio personale a situazioni pericolose e dense
di difficoltà al servizio della promozione della pace e della
stabilità, noi non chiederemo loro di accettare il rischio
addizionale di processi politicizzati davanti ad una Corte, la cui
giurisdizione sul nostro popolo il Governo degli Stati Uniti non
riconosce."
Il 12 luglio 2002, dopo intensi negoziati, il Consiglio di Sicurezza,
con voto unanime, adottava la Risoluzione 1422, che contemplava che per
un anno, a partire dal 1 luglio 2002, la Corte Internazionale di
Giustizia non avrebbe dato il via, o proceduto, ad investigazioni o a
processi per azioni commesse dentro l’anno da funzionari o personale
ONU addetto ad operazioni di peacekeeping, operazioni svolte con il
contributo di Stati non firmatari dello Statuto di Roma. La
Risoluzione 1422 stabiliva inoltre l’intento di rinnovare questi
termini per periodi addizionali di un anno, fino a quando risultava
necessario.
Il Re non poteva fare ingiustizie! Forse che gli Usa non si meritavano
questa impunità? E se vi fosse stato il rischio di un "processo
politicizzato", forse qualcuno poteva assoggettarsi alla giurisdizione
di una simile Corte?
Malgrado tutto, possiamo affermare che una Corte Internazionale di
Giustizia sicuramente indipendente, imparziale e competente con una
giurisdizione estesa a tutto il mondo è essenziale per la pace,
di questi tempi!
XIV. L’atto di accusa contro il
Presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia, Slobodan Milosevic,
ha costituito la base di un processo discriminatorio determinato
politicamente.
Non esiste un caso più estremo di processo politico
discriminatorio da parte del Tribunale Penale per i Crimini nella ex
Jugoslavia ICTY dell’atto di accusa contro Slobodan Milosevic. Egli
è stato il Presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia,
con l’incarico più importante nella Federazione Balcanica.
È un Serbo Cristiano Ortodosso.Il Musulmano Presidente della
Bosnia Aliya Izetbegovic, ora deceduto, e il Cattolico Romano
Presidente di Croazia Franjo Tudjman, non sono stati messi formalmente
in stato d’accusa dal Tribunale ICTY. Per buona misura costoro erano
politicamente ben più estremisti di Milosevic, ma egli solo
rappresentava la Repubblica Federale di Jugoslavia. Lo smembramento di
questa doveva venire giustificato. Egli era l’ex Presidente della
Repubblica Serba di Jugoslavia, e i Serbi erano la parte
più rilevante della popolazione Jugoslava, e aveva la
responsabilità più forte nella Federazione.
Nell’ambito della Bosnia, che secondo gli Accordi di Dayton era stata
divisa in tre parti, Musulmani, Croati e Serbi viventi nella Srpska,
fra tutti i dirigenti politici solo il Serbo Radovan Karadzic,
Presidente della Repubblica di Srpska, che si era strenuamente battuto
per la Repubblica Federale, e il suo successore, Biljana Plavsic, sono
stati formalmente
inquisiti.
Richard Goldstone, che il 15 agosto 1994 aveva preso servizio come
Accusatore Generale del Tribunale ICTY, entro due mesi aveva aperto
un’inchiesta a carico del Presidente Milosevic. Quando aveva lasciato
l’incarico alla fine del 1996 non aveva ottenuto nessuna prova che
giustificasse la messa in stato di accusa del Presidente
Milosevic.
Questo scriveva in una sua memoria pubblicata nel 2001, "...per processare Milosevic era
necessario stabilire davanti ad un Tribunale Penale che lui era
compartecipe dei crimini commessi dall’Esercito Serbo Bosniaco. Quindi
dovevano esserci tali e tante prove che egli non poteva altro che
essere processato e condannato. Spesso ho assicurato l’opinione
pubblica che nessuno mai mi aveva indotto a trattenermi dal mettere
sotto accusa Milosevic o qualcun altro."
Quando aveva scritto questo, Goldstone sapeva che
alla fine del 1999 il Presidente Milosevic era stato messo sotto
processo. Goldstone era stato sostituito da una giurista Canadese,
Louise Arbour, che aveva continuato l’inchiesta. E comunque per altri
due anni e mezzo non vi fu alcun atto ufficiale di accusa per il
Presidente Milosevic. Alla luce dei fatti, non poteva essere
imbastito alcun processo contro di lui. Benché fosse un
appassionato sostenitore della necessità e della
opportunità della Repubblica Federale di Jugoslavia,
perché vi fosse pace nei Balcani, il Presidente Milosevic
dichiarava che la pace era il fine ultimo che bisognava cercare, e che
la Federazione era un mezzo per raggiungere quel fine e non una ragione
per la guerra. Come ha dovuto ammettere anche Holbrooke, il Presidente
Milosevic aveva partecipato ai negoziati per una risoluzione
pacifica.
In conseguenza alle secessioni, il 28 aprile 1992 il Presidente
Milosevic aveva presieduto alla formazione della nuova Repubblica
Federale di Jugoslavia. La guerra civile non si era ancora scatenata.
Includendo solo la Serbia e il Montenegro, la nuova Costituzione
ammetteva la desistenza di quattro Repubbliche dalla Federazione. La
Costituzione affermava in modo chiaro che la nuova Repubblica non aveva
alcuna ambizione territoriale nei confronti delle ex Repubbliche
Slovenia, Croazia, Macedonia e Bosnia. La Serbia e il Montenegro
accettavano la secessione e rinunciavano alla forza che avrebbe
necessariamente diminuito la possibilità in un prossimo futuro
di una più larga Federazione dei Balcani. La nuova Costituzione
veniva immediatamente promulgata. L’Unione Europea, sotto la spinta
della Germania, il 6 aprile 1992 aveva riconosciuto la Bosnia e
l’Erzegovina. Era stato scelto il 51.esimo anniversario del primo
smembramento della Jugoslavia da parte della Germania, Italia,
Ungheria, e Bulgaria per distruggere la struttura costitutiva di una
Federazione fra gli Slavi del Sud, che venivano quindi vinti ancora dai
vincitori di allora nei Balcani, durante il primo periodo della II
Guerra Mondiale. Il Presidente Milosevic non aveva inteso rischiare una
ripetizione della tragedia nei Balcani dal 1941 fino al 1945.
Sebbene la Bosnia si fosse separata dalla Jugoslavia, il Presidente
Milosevic aveva usato della sua influenza con i Serbi di Bosnia per
persuaderli ad accettare la risoluzione Vance-Owen con la supervisione
dell’ONU, che veniva perciò firmata ad Atene, solo per vedere il
fallimento di tutto questo per l’opposizione USA. Tutte le altre
iniziative di pace internazionali incontravano il più largo
appoggio da parte del Presidente Milosevic.
Inoltre il Presidente Milosevic divenne a Dayton il negoziatore per
conto della dirigenza Serbo Bosniaca alla quale era stata negata la
partecipazione, con la giustificazione che il Presidente Karadzic era
sotto inchiesta formale da parte del Tribunale ICTY. Ancora una volta
il Presidente Milosevic era la persona chiave per assicurare un accordo
di pace, anche se questo rinforzava la disgregazione di quella
Repubblica Federale Socialista che aveva cercato di
tutelare.
La Serbia e il Montenegro, sotto la direzione del Presidente Milosevic,
non avevano mai espulso nessuno, o messo in atto "pulizie etniche" nei
confronti di Croati, Sloveni, Bosniaci, o Macedoni, durante i difficili
anni 1992-1999. Al contrario, la nuova Repubblica aveva accolto 70.000
profughi Musulmani dalla Bosnia che avevano cercato la salvezza in
Serbia. Anche prima dell’immigrazione di questi 70.000 Musulmani dalla
Bosnia, la Serbia aveva una popolazione di Musulmani più
consistente della Bosnia. I Musulmani in Serbia non erano mai stati
aggrediti, eccetto che dalle bombe della NATO, e venivano considerati
parte integrante dell’intera
popolazione.
Gli sforzi con buon esito da parte del Presidente Milosevic di
conservare la pace, pur facendo pagare dei costi alla Federazione, si
stagliano in netto contrasto con le azioni del Presidente Tudjman in
Croazia, e di Izetbegovic in Bosnia e dei Serbo-e Croato Bosniaci che
hanno fatto uso della forza militare per “pulire” etnicamente i
territori che volevano governare.
Forse più rivelatore della natura puramente politica del
procedimento di accusa da parte del Tribunale ICTY nei riguardi del
Presidente Milosevic resta il fatto che, quando alla fine del maggio
1999 veniva annunciato il procedimento, questo non riguardava azioni
avvenute in Croazia o in Bosnia durante i sette anni precedenti, su cui
si era abbondantemente investigato per
anni.
Il primo atto di accusa si riferiva a fatti successivi il 22 aprile
1999, quando la NATO aveva bombardato la sua abitazione in periferia di
Belgrado, nel tentativo di
assassinarlo.
Il processo faceva riferimento a presunte attività militari
Serbe in Kosovo all’inizio del 1999.
Il Kosovo era sotto pesanti bombardamenti che durarono
continuativamente fino al giugno del 1999. Solo dopo che i
bombardamenti erano cessati era stata possibile l’occupazione della
NATO e l’ingresso in Kosovo del Tribunale ICTY per svolgere
l’inchiesta.
Il Presidente Milosevic veniva messo in stato di accusa nel periodo
centrale degli attacchi missilistici e aerei sulla Serbia da parte
degli USA/NATO, che risultavano molto più intensi in Kosovo,
proprio per poter giustificare l’aggressione criminale degli USA e
della NATO contro la Serbia, e per oscurare le migliaia di morti
causati dai bombardamenti aerei. Fra gli assalti aerei tristemente
famosi per i tanti morti causati bisogna ricordare il bombardamento
dell’Ambasciata Cinese a Nuova Belgrado, che aveva prodotto prese di
posizione internazionali burrascose, proprio prima dell’atto di accusa
formale.
Si è trattato di un caso di criminalizzazione e di persecuzione
da parte di un Tribunale ONU, che si dovrebbe presumere neutro, che
come procedura ha messo in atto prima lo stato di accusa formale e
più tardi l’inchiesta formale su crimini presunti. Solo mesi
più tardi Slobodan Milosevic veniva imputato per presunti
crimini commessi anni prima in Croazia e in Bosnia.
Gli USA e la NATO hanno conservato il controllo sul Tribunale ICTY,
proprio come avevano fatto sui negoziati di pace, per poter bombardare
la Bosnia e la Serbia. L’Accusatore Generale, il Presidente del
Tribunale e il Presidente della Camera Penale che hanno messo sotto
processo il Presidente Milosevic provenivano tutti da
nazioni appartenenti alla NATO e dagli USA, che erano la potenza
dominante che aveva creato e dato gli indirizzi sia alla NATO sia al
Tribunale ICTY.
XV. Lo scopo e l’importanza del
processo assolutamente non riescono, o non sono opportuni, al
proseguimento e alla risoluzione giudiziale del processo a Slobodan
Milosevic. Il processo minaccia la sua salute e il suo diritto ad avere
un giusto giudizio secondo il Diritto.
Il Presidente Milosevic, con la Repubblica
Socialista Federale di Jugoslavia e tutto il suo popolo, sono vittime
dello smembramento della Jugoslavia e della violenza loro imposta,
della devastazione provocata dalle guerre di aggressione degli USA e
della NATO ed infine del cambiamento di regime dovuto a interventi
stranieri. Milosevic veniva abbandonato al Tribunale ICTY nel 2001 in
violazione della Costituzione e delle leggi della
Jugoslavia.
Il suo processo ha avuto inizio nel febbraio 2002. Il Presidente
Milosevic ha scelto di "difendersi da solo, personalmente", un
fondamentale diritto umano previsto dalla Convenzione Internazionale
sui Diritti Civili e Politici. Part III, Article
14(3)(d).
L’1 ottobre 2003 l’accusa ha iniziato a presentare i suoi argomenti,
con l’intenzione di continuare per più di venti
mesi. Non vi è mai stato un processo consimile nella
storia!
Il processo di Norimberga, con ventuno difensori individuali e addebiti
relativi a tutti gli orrori della II Guerra Mondiale, eccezion fatta
per il conflitto nel Pacifico, era terminato in undici mesi. Dopo aver
iniziato nel novembre 1945, l’accusa terminava la sua prolusione il 4
marzo 1946. Quindi la difesa aveva continuato il procedimento e il
giudizio finale veniva pronunciato l’1 ottobre
1946.
A differenza dei processi penali che si basano sulla
responsabilità dell’accusato per la sua condotta individuale, il
pubblico ministero del Tribunale ICTY, mancando di prove di azioni
criminali del Presidente Milosevic, ha presentato come prove la
storia del conflitto, prima in Kosovo, che cronologicamente è
stato l’ultimo, e quindi in Crozia e poi in
Bosnia.
La Pubblica Accusa poteva terminare la sua presentazione il 19 febbraio
2004, ma anche andare più oltre. L’atto di accusa è
costituito da 500.000 pagine di documenti e da 5.000 video cassette. Vi
sono stati quasi 250 giorni di udienze con la presentazione di circa
200 testimoni d’accusa. La trascrizione delle deposizioni testimoniali
occupano più di 30.000
pagine.
In modo schiacciante, le prove riguardano eventi nei quali il
Presidente Milosevic non era presente e non giocava alcun ruolo.
Ciò nondimeno egli con efficacia si è addentrato
nell’analisi delle testimonianze in difesa della verità e della
storia. Mentre risulta difficile, se non impossibile, e pericoloso per
una magistratura tentare di scrivere o scoprire i fatti della storia in
un procedimento processuale, il Presidente Milosevic, insediandosi da
solo alla difesa, ha combattuto per la verità degli accadimenti
e per mantenere la registrazione del processo in un solco di
verità, quella che il processo ha la pretesa di
determinare.
Gli storici tendono a ritenere che la storia, dal punto di vista
professionale, non può essere scritta se non un secolo dopo gli
eventi che vuole trattare, quando le passioni si sono raffreddate, la
polvere si è sedimentata e gli avvenimenti possono essere
esaminati da diverse prospettive. Molti convengono con Voltaire che la
storia è una rappresentazione concordata. Il Tribunale ICTY
cerca di scrivere una storia sotto dettatura degli USA e della NATO,
non attraverso i fatti. L’intera procedura è aliena alla
verità e alla giustizia.
Lo spettacolo di un uomo che da solo difende la storia e la
verità per escussione contro il potere di un Tribunale ONU
istituito per affossare la Jugoslavia dimostra l’ingiustizia e la
falsità.
L’impegno erculeo, combinato con le condizioni della prigione in cui
è confinato, che era stata usata già come prigione
Nazista durante l’occupazione dell’Olanda negli anni Quaranta, hanno
prosciugato le sue energie e la sua capacità di resistenza e
mettono in pericolo la sua salute. Il fatto oggettivo che l’accusato
sia confinato in una ex prigione Nazista è il simbolo di quanto
poco il potere ha imparato dal passato. Il Tribunale ha il dovere di
tutelare la salute del Presidente Milosevic. La pena di morte non
è una alternativa. Quindi c’è un dovere di rispettare il
suo diritto a rappresentarsi e a difendersi, e non a minare la sua
salute come viene fatto. Però viene mostrata poca propensione a
mettere in atto questi doveri di
obbligo.
A tutt’oggi, il Tribunale ha stabilito che verranno concessi al
Presidente Milosevic solo tre mesi per preparare la sua difesa, e il
resto del tempo fino a dicembre spetta alla Pubblica
Accusa.
La prima necessità per il Presidente Milosevic è di avere
il tempo, come stabilito da medici esperti, di ristabilirsi
fisicamente. Egli non può preparare la sua difesa senza
compromettere il suo stato fisico, e quindi non si possono procurargli
ulteriori danni alla salute. Di conseguenza il Tribunale deve
prevedere
questo.
Sarà utile, sia alla salute che ad una preparazione difensiva
più efficace, la liberazione del Presidente Milosevic per una
località più salubre con un clima migliore, con un
maggiore conforto fisico, con servizi medici realmente a disposizione,
più facile accesso alle tante deposizioni dei testimoni, circa
200 o più, e ai documenti; Milosevic può avere bisogno
dell’assistenza di ricercatori, di investigatori e di avvocati che
possono aiutarlo a preparare la sua difesa personalmente.
Il Giudice Goldstone aveva iniziato la sua inchiesta sul Presidente
Milosevic nel novembre del 1994. La prima messa in stato di accusa per
presunte azioni in Kosovo veniva annunciata in maggio del 1999. Quando
l’accusa ha presentato la relazione sulle prove nel febbraio 2002,
aveva investigato, cercato prove, trovato testimonianze, dato ordine
alle documentazioni e analizzato documenti, utilizzando tutto il tempo
che aveva ritenuto necessario, quasi otto anni. Due anni e nove mesi
sono passati da quando il Tribunale nel procedimento processuale ha
preso per la prima volta in considerazione le prove dell’accusa.
L’accusa ha enormi risorse e consistenti gruppi di ricercatori, di
investigatori e di avvocati a disposizione per prepararsi al processo;
ha accesso immediato ai documenti di tutti i governi coinvolti,
compresi quelli della Serbia e della Repubblica Srpska. L’accusa ha
avuto a disposizione anni per prepararsi, prima dell’inizio del
processo. Ha avuto accesso a testimonianze e a prove che avrebbero solo
portato vantaggi in futuro a coloro che erano stati portati al potere
da chi aveva istituito lo stesso Tribunale ICTY, e che erano pronti a
condannare il passato. Nemici politici della Federazione Jugoslavia e
del suo difensore, Slobodan Milosevic, che hanno operato con gli USA e
la NATO, ansiosi di vedere nella storia l’ultimo Presidente della
Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia portare l’intera
responsabilità di quello che loro avevano
commesso.
Alle presenti condizioni, non esiste la possibilità che vengano
rispettati i diritti legali e l’attuale necessità di cure per il
Presidente Milosevic e quindi di iniziare il procedimento di difesa nel
2004. Se tutto va bene, se l’ONU non riesce ad abolire il
Tribunale ICTY, il processo potrebbe riprendere solo nel 2005.
L’esame tenace ed efficace, da parte del Presidente Milosevic, delle
testimonianze dell’accusa, giorno dopo giorno, è la miglior
prova evidente della sua determinazione a battersi per la
verità, che dovrà necessariamente rivelarsi a conclusione
del processo.
Nell’ottobre del 2003, la Camera Penale ha deciso che l’accusa
potrà presentare le sue rimanenti prove attraverso deposizioni
scritte e giurate, attraverso quindi affidavit, in violazione dei
diritti dell’accusato che deve confrontarsi direttamente con i suoi
accusatori che forniscono la loro testimonianza. Questa è
un’altra violazione dei diritti protetti dalla Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo e degli Accordi Internazionali sui Diritti Civili
e Politici: l’intenzione da parte dell’accusa è quella di
presentare prove dirette in forma scritta e quindi distruggere il
valore significativo dell’esame incrociato delle
prove.
Nell’interesse della verità, dell’onestà nelle apparenze
e nei fatti, della giustizia e del rispetto per la legge e per le
organizzazioni internazionali, a Slobodan Milosevic devono essere
prestate cure mediche e servizi sanitari, gli si devono condizioni di
esistenza che lo tutelino, si deve esigere la presentazione delle prove
accusatorie attraverso testimonianze dirette, bisogna che gli venga
fornito il tempo e i mezzi necessari a preparare la sua difesa da
sviluppare in un giusto processo, visto che non si parla di abolire il
Tribunale ICTY.
Fino a che il Tribunale Internazionale per i Crimini nella ex
Jugoslavia non verrà eliminato, l’ONU ha il dovere, senza alcuna
inadempienza, di assicurare la giustizia nei procedimenti delle sue
Corti illegalmente istituite.
XVI. L’ONU deve agire subito per
abolire i Tribunali Internazionali Penali creati con specifici
obiettivi.
Una Corte Internazionale di Giustizia ICC aveva potuto essere istituita
con un emendamento allo Statuto delle Nazioni Unite, ma ci si doveva
scontrare con il veto degli Stati Uniti. Lo Statuto della ICC
individuava la questione “ex post facto”, che era sorta se la
giurisdizione dovesse essere applicata anche a crimini commessi prima
dell’istituzione della Corte, una questione non condivisa dagli Stati
Uniti, che però hanno insistito per l’istituzione di Tribunali
ad hoc che hanno giurisdizione su azioni che sono già avvenute
prima della loro
creazione.
Mentre sostanziali crimini sono stati affermati nel diritto
internazionale dalla Carta di Norimberga, dalla Convenzione sul
Genocidio, da altre convenzioni e dallo “jus cogens”, istituzioni
internazionali, procedure e in molti casi sanzioni penali si sono
dimostrate insufficienti nella loro applicazione. Avendo fallito per
cinquant’anni di rafforzare in modo permanente la ICC, l’ONU avrebbe
dovuto, e deve farlo ora, assicurare l’indipendenza,
l’imparzialità, la competenza, l’efficacia della ICC, in modo
che la Corte agisca in stretta conformità con principi condivisi
di giustizia giusta per tutti secondo il diritto.
L’incredibile violenza internazionale, guerre civili e lotte di
resistenza rivoluzionarie e di liberazione, dal 1945 al 1993, sono
avvenute per carenza di procedimenti giudiziari internazionali. Questo
ha provocato milioni di morti nelle guerre di Corea e nel Vietnam, un
milione o più in Cambogia e in Afghanistan, sicuramente milioni
in lotte intestine in Africa, in Asia, nelle Americhe, con dozzine di
mortali conflitti in divenire a tempi successivi, molti istigati,
fomentati, aiutati o incoraggiati da membri ricchi e potenti delle
Nazioni Unite, tutti con l’impunità internazionale.
In contrasto con questa storia, l’ONU ha creato per la prima volta un
Tribunale Penale illegale sotto l’insistenza dell’unica superpotenza,
gli USA, per assicurare la frantumazione della Federazione Balcanica e
per acquisirne il cambiamento di
regime.
La Federazione veniva ed è considerata come necessaria ad
impedire i conflitti nella regione e oltre. Il Tribunale ha messo in
stato di accusa gli avversari degli USA che tentavano con mille sforzi
di tenere insieme la Federazione e di evitare la Balcanizzazione con
nuove nazioni. Gli USA hanno dato impulso al separatismo, perpetrando
crimini di guerra ed ammazzando migliaia di civili. Questo
comportamento e questi Tribunali ad hoc non porteranno mai pace,
verità, giustizia, o rispetto per le istituzioni internazionali
e il diritto.
Le Nazioni Unite devono muoversi immediatamente per abolire tutti
questi Tribunali ad hoc che loro hanno istituito, il Tribunale per i
Crimini della ex Jugoslavia, quello per il Ruanda, la Corte in Sierra
Leone e il Tribunale con la partecipazione ONU in Cambogia. Tutti
questi rappresentano la corruzione dei più basilari principi sui
quali si fondano e dai quali dipendono la ricerca e l’operante
applicazione del
diritto.
L’eguaglianza è la madre della
giustizia.
I Tribunali ad hoc sono intrinsecamente selettivi e discriminatori e
sono stati istituiti per condannare e marchiare a fuoco i nemici
presenti in quelle Nazioni che devono essere controllate da parte di
un’autorità che si sta costituendo. Queste corti sono incapaci
di prestazioni efficienti, dato che ogni tribunale impiega personale
senza esperienza professionale e senza addestramento al compito ed
estraneo alla storia, alla tradizione, alle culture, agli idiomi delle
parti contendenti in zone a volte isolate di conflitto. Il vero motivo
della creazione dei Tribunali speciali è un impegno di
dichiarazioni di colpevolezza, e comunque lo scopo effettivo delle loro
istituzioni è
fallito.
A questo momento critico nella impegnativa battaglia della Corte
Internazionale di Giustizia per la costruzione di una Istituzione di
giustizia penale internazionale permanente, efficace, rispettata, i
Tribunali ad hoc incoraggiano i sotterfugi e la sovversione del mandato
della ICC, per favorire invece la criminalizzazione politica
discriminatoria dei nemici individuati dalla Superpotenza USA che
rifiuta la giurisdizione della ICC su di sé, ma che esige
processi per distruggere quei soggetti che le si
oppongono.
È imperativo per il futuro della giustizia penale
internazionale, così centrale per la stabilità della pace
nel mondo, che i Tribunali ad hoc creati sotto pressione degli Stati
Uniti vengano aboliti e stigmatizzati come minacce al perseguimento
della giustizia giusta secondo il diritto.
CONCLUSIONE
Perché vi sia pace nei Balcani e nelle aree contigue, le Nazioni
Unite devono appoggiare una nuova Federazione di Stati Balcanici,
assicurando ad ognuno pari sovranità e libertà dalla
dominazione straniera e dallo sfruttamento. Gli USA e la NATO devono
essere ritenuti responsabili e devono rendere conto delle loro
aggressioni militari contro la Jugoslavia, devono compensare i
famigliari delle persone uccise e pagare miliardi di dollari dovuti in
riparazione delle proprietà e delle strutture distrutte. I
Tribunali penali internazionali istituiti ad hoc dal Consiglio di
Sicurezza in violazione della Carta delle Nazioni Unite devono essere
aboliti. Le Nazioni Unite devono convenire che tali azioni illegali non
potranno più essere tollerate.
Ramsey
Clark
New York, NY., U.S.A.
febbraio 2004
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