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What's Left, 8 Novembre 2002

Guerra segreta:
l’intervento USA e UE in Jugoslavia


di Gregory Elich




Per una lunga decade, l’Occidente ha attuato una feroce campagna per soggiogare la Jugoslavia. Ogni mezzo e' stato usato: il sostegno ai secessionisti violenti, l’imposizione di severe sanzioni, un bombardamento per 78 giorni, seguito da una spietata occupazione del Kosovo. La Federazione Jugoslava ha resistito a tutto ciò, ma le manovre segrete dell’Occidente hanno portato, infine, al disastro.


Nel Novembre 1998 Clinton lanciò un piano per rovesciare il governo della Jugoslavia. La parte iniziale riguardava il sostegno alle forze secessioniste del Montenegro e alle forze di destra della opposizione in Serbia. (1) Molti mesi dopo, mentre la NATO bombardava la Jugoslavia, Clinton firmò un documento segreto che indicava alla CIA il rovesciamento del governo della Jugoslavia. Il piano prevedeva il finanziamento segreto, da parte della CIA, delle opposizioni  e il reclutamento di sabotatori nel governo e tra i militari jugoslavi. (2) Gli sforzi per tale reclutamento nell’esercito e nella polizia diedero i loro frutti due anni dopo, quando agenti rinnegati aiutarono l’assalto al Parlamento Federale.

Vi erano parecchie componenti nel piano, e gli assassinii erano elementi chiave dell’arsenale occidentale. L’8 luglio 1999, ufficiali USA e inglesi rivelarono  che un commando era addestrato in operazioni per la cattura di presunti criminali di guerra e del Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic. Come incoraggiamento ai mercenari, il Dipartimento  di Stato degli USA annunciò una taglia di 5 milioni di dollari sul Presidente Milosevic. (3) Molti esponenti del governo e figure di primo piano jugoslave, tra cui il Ministro della Difesa Pavle Bulatovic, vennero uccisi. Molti di tali crimini rimasero insoluti, poiché gli assassini riuscivano a sfuggire.
Goran Zugic, consigliere della sicurezza del governo secessionista Montenegrino del Presidente Milo Djukanovic, venne ucciso il 31 maggio 2000. L’assassino scappò, permettendo ai leaders occidentali di accusare il Presidente Milosevic. Proprio la settimana prima delle cruciali elezioni locali in Montenegro, le forze che si opponevano al Presidente Milosevic trassero vantaggio da questo assassinio, che effettivamente servì a spingere gli elettori indecisi a votare in favore dei partiti secessionisti. Pochi giorni dopo l’assassinio, il Ministro dell’Informazione jugoslava Goran Matic tenne una conferenza stampa in cui accusò la CIA di complicità negli omicidi. Matic fece ascoltare una registrazione di una telefonata tra il capo della missione USA a Dubrovnik, Sean Burns, l’agente del Dipartimento  di Stato USA James Swaggert, Gabriel Escobar del gruppo economico USA in Montenegro e Paul Davies della Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale. Estratti della registrazione di 20 minuti effettuata dopo l’omicidio e di un'altra di tre ore dopo, includono commenti del tipo: "è stato da professionisti" e "missione compiuta." (4)

Il primo piano noto dell'Occidente per uccidere il Presidente Milosevic venne approntato nel 1992. Richard Tomlinson, un ex agente dell’inglese MI6, svelò il piano. Il suo ruolo nell’MI6 era l’attuazione di operazioni nascoste in Europa orientale, sotto le spoglie di giornalista o di businessman. Tomlinson incontrava spesso l’ufficiale dell’MI6 Nick Fishwick. Durante un  incontro, Fishwick mostrò a Tomlinson un documento intitolato: "la necessità di assassinare il Presidente della Serbia Milosevic."
Tre metodi venivano proposti per uccidere Milosevic. Il primo, ricorda Tomlinson, "era di addestrare ed equipaggiare un paramilitare serbo di un gruppo di opposizione" che avrebbe avuto il vantaggio di nascondere l’origine dell’operazione, ma avrebbe reso imprevedibile il successo dell’esito. Il secondo metodo avrebbe impiegato una speciale unità delle inglesi SAS per uccidere il Presidente Milosevic "o con una bomba o con un cecchino." Fishwick considerava quest’ultimo più affidabile, ma assai poco “coperto”. Nel terzo metodo avrebbero ucciso Milosevic "in un incidente d'auto." (5) Sette anni dopo, il 3 Ottobre 1999, il terzo metodo venne usato contro il leader del Movimento di rinnovamento Serbo, Vuk Draskovic, quando un autocarro carico di sabbia piombò sulla sua auto, uccidendo tutti, tranne Draskovic. L'impulsivo Draskovic, responsabile della cronica frammentazione dell’opposizione di destra, frustrava gli sforzi di Washington di forgiare una opposizione unificata. (6)

Durante la guerra della NATO contro la Jugoslavia, un missile centrò la casa del  Presidente Milosevic, il 22 Aprile 1999. Fortunatamente, lui e la moglie erano altrove quella sera. Il portavoce del Pentagono Ken Bacon annunciò subito che “Non miravamo al Presidente Milosevic." Ma cos’altro significa un missile che centra la stanza da letto di Milosevic alle 3:10 del mattino? (7)

Nel Novembre 1999, membri di una squadra di assassini, nome in codice "Spider" (ragno), vennero arrestati in Jugoslavia. Secondo il Ministro Goran Matic, "l’intelligence francese stava dietro" al gruppo Spider, che mirava all’assassinio del Presidente Milosevic. Le operazioni pianificate prevedevano attacchi con cecchini, uso di ordigni esplosivi nel percorso che si riteneva avrebbe fatto Milosevic per viaggiare, l'inserimento di esplosivo nella sua auto, e l'organizzazione di dieci commandos per assaltare la residenza presidenziale. Il leader del gruppo, Jugoslav Petrusic, aveva la doppia nazionalità jugoslava e francese. Matic dichiarò che Petrusic lavorava per l’intelligence francese da 10 anni. Durante gli interrogatori, Petrusic disse che aveva ucciso 50 uomini per ordine dell’intelligence francese. Matic annunciò che uno dei membri di Spider era uno "specialista negli assassini con autocarri carichi di sabbia" – come nel caso di Draskovic nel mese prima. Dopo la guerra bosniaca, Petrusic aveva organizzato il trasporto di 180 mercenari serbo-bosniaci per combattere per Mobutu Sese Seku in Zaire, un affare che era gestito dall’intelligence francese. Secondo un businessman serbo-bosniaco, Petrusic "non nascondeva il fatto di lavorare per l’intelligence francese. Io ho visto una foto di lui vicino a Mitterrand, come sua guardia del corpo." In gioventù, Petrusic era stato membro della legione straniera francese.
Durante la guerra della NATO contro la Jugoslavia, il gruppo Spider s’infiltrò nell’esercito jugoslavo, fornendo informazioni ai francesi e guidando gli aerei della NATO verso i loro obiettivi.  Il servizio segreto jugoslavo rivelò che il gruppo Spider era stato addestrato in una base NATO in Bosnia dove "vennero costruiti alcuni edifici somiglianti a quelli in cui Milosevic viveva." Denaro venne fornito al gruppo Spider dall’intelligence francese, attraverso il confine tra Ungheria e Jugoslavia, da un uomo di nome Serge Lazarevic. (8)

Un mese dopo, i membri di un secondo gruppo, autodenominatosi Esercito di Liberazione Serbo, vennero arrestati. Loro scopo era l’assassinio del Presidente Milosevic e la restaurazione della monarchia. (9)
Alla fine del luglio 2000, una squadra di quattro commandos olandesi venne sorpresa mentre tentava di attraversare il confine tra Serbia e Montenegro. Durante le indagini, questi ammisero che intendevano uccidere o rapire il Presidente Milosevic. I quattro dissero che erano stati informati di una offerta di 30 milioni di dollari per la "testa di Milosevic", e che volevano "riscuotere il premio." Uno degli uomini disse che il gruppo voleva rapire Milosevic o l’ex-Presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic, e "portarli all’Aja." Il gruppo voleva rapirli con un'auto, sistemandoli “dentro una scatola da sci, e trasportarli fuori dal paese." Se il rapimento fosse fallito, uno del gruppo “ebbe l’idea di uccidere il presidente, e di decapitarlo", e di mettere la sua testa "in una scatola, e spedirla a casa" in Olanda. Uno degli arrestati, Gotfrides de Ri, era vicino al Partito di Centro, razzista e neo-nazista. Durante la guerra in Croazia e Bosnia, il Partito di Centro inviò mercenari olandesi a combattere con le unità paramilitari dell’estrema destra croata. Al momento del loro arresto, i quattro avevano molti coltelli, incluso uno con la svastica, e lacci con ganci per strangolare. Tutti e quattro ammisero che si erano addestrati sotto il comando dell’inglese SAS. In una conferenza stampa del 1 Agosto 2000, Goran Matic accusò gli USA di essere il maggior sponsor degli assassini e dei tentati assassini.
"E’ chiaro come essi reclutino vari gruppi terroristici poiché sono frustrati dal fatto che i loro obiettivi militari, politici e economici nell’Europa sudorientale non sono stati raggiunti. Tentano di inviarli nel paese per mutare la nostra situazione politico-sociale." (10)

Le flagranti interferenze occidentali distorsero la dinamica politica in Jugoslavia. USA e Europa Occidentale finanziarono i partiti di opposizione di destra e i media tramite organizzazioni come Il National Endowment for Democracy e la Open Society Institute di George Soros. Il National Democratic Institute (NDI) è un'altra delle miriadi di organizzazioni semi-private che si sono attaccate, come sanguisughe, all’Europa orientale. La NDI aprì un ufficio a Belgrado nel 1997, sperando di capitalizzare i tentativi dell’opposizione di abbattere il governo tramite le dimostrazioni di piazza. Dal 1999, la NDI aveva già addestrato 900 leaders e attivisti dei partiti di destra, nei settori "sviluppo del messaggio, comizi pubblici e strategie elettorali." La NDI dichiarò di fornire "addestramento organizzativo ed expertise nel creare coalizioni" all’opposizione. (11)
Il New Serbia Forum, fondato dall’inglese Foreign Office, portò professionisti e  accademici serbi in Ungheria per una regolare discussione con “esperti” inglesi e dell’Europa Centrale. Scopo del meeting era quello di "tracciare un progetto per una società post-Milosevic." Il Forum sviluppò dei rapporti intesi a servire come "piano di azione" per un futuro governo filoccidentale. I temi di discussione includevano la privatizzazione e la stabilizzazione economica. Il Forum chiedeva la "reintegrazione della Jugoslavia nella famiglia europea" una frase che si traduce nello smantellamento dell’economia socialista e nella sua consegna alle multinazionali occidentali. (12)

Le mire occidentali furono chiaramente espresse dal Patto di stabilità per l’Europa Sudorientale il 10 giugno 1999. Il documento chiede la "creazione solerte di economie di mercato" nei Balcani, e "mercati aperti al commercio internazionale, sempre in espansione, e al settore degli investimenti privati." Un anno dopo, la Casa Bianca tracciò un documento dettagliato sui “maggiori obiettivi” del Patto - tra cui, secondo la European Bank for Reconstruction and Development (EBRD / BERS) e secondo la International Finance Corporations, vi è la "mobilitazione degli investimenti privati." Intanto il Business Advisory Council del Patto "visita tutti i paesi dell’Europa del Sud-Est" per "offrire consigli" sugli investimenti.

Un'altra iniziativa coinvolgeva l’opposizione locale ungherese e i media di opposizione in Serbia, per influenzare le elezioni del 24 Settembre  2000 in Jugoslavia. Il 26 luglio 2000, la Overseas Private Investment Corporation (OPIC)  inaugurò un fondo investimento gestito dalla Soros Private Funds Management. La Southeast Europe Equity Fund "vuole investire in aziende della regione, di molti settori." Suo scopo, secondo l’ambasciata USA in Macedonia, è "fornire capitali per nuovi business di sviluppo, espansione e privatizzazione." Nel marzo 2000, il Montenegro firmò un accordo che permetteva le operazioni della OPIC sul suo territorio.
Il miliardario George Soros spiegò che cosa tutto ciò significasse. Il coinvolgimento degli USA nella regione, disse, "crea opportunità di investimenti," e "io sono contento di dare il mio denaro, mentre loro danno il proprio." Questo è il modo per fare denaro. George Munoz, Presidente e CEO della  OPIC, era stato, anche lui, chiaro. La "Southeast Europe Equity Fund," annunciò,  "è un  veicolo ideale  per collegare il capitale istituzionale americano alle imprese europee allo scopo di aiutare gli americani a gestire il loro crescente mercato. OPIC è felice che la Soros Private Funds Management abbia scelto e inviato un forte e positivo segnale che l’Europa del Sud est sia aperta al business." Il testo finale del Patto di stabilità per l’Europa del Sud-Est, suggerisce che una Jugoslavia che avesse rispettato i "principi e gli obiettivi" del Patto sarebbe stata “benvenuta” come nuova  aderente al Patto. "Allo scopo di portare la Repubblica Federale di Jugoslavia vicino agli obiettivi", il documento dichiara che “il Montenegro potrebbe essere il primo beneficiario." I leaders occidentali esprimono la speranza che la futura Jugoslavia filoccidentale, come il resto dell’Europa orientale, sia "capace di aiutare gli americani" a fare soldi. (13)

I leaders occidentali volevano installare un governo-fantoccio a Belgrado, e riposero le loro speranze nella frammentata opposizione di destra in Serbia. Nel 1999, ufficiali USA incoraggiarono questi partiti ad organizzare dimostrazioni di massa per rovesciare il governo, ma l’operazione fallì presto. Quando imminenti elezioni locali e federali in Jugoslavia vennero annunciate il 24 luglio 2000, gli ufficiali USA e occidentali incontrarono i leader dei partiti della opposizione serba, per chiedergli di unirsi per le presidenziali. Il candidato presidenziale delle opposizioni, Vojislav Kostunica, venne letteralmente prescelto dagli ufficiali USA quando sondaggi gestiti dagli americani dimostrarono che egli era il solo candidato capace di avere sufficiente appoggio per vincere le elezioni. (14)

All’inizio dell’agosto 2000, gli USA aprirono un ufficio a Budapest destinato specificatamente ad assistere i partiti dell’opposizione in Jugoslavia. Nello staff vi erano almeno 30 specialisti di guerra psicologica, alcuni di essi erano stati ingaggiati nelle operazioni di guerra psicologica durante la guerra contro la Jugoslavia e l’Iraq nella guerra del Golfo. (15) Membri del gruppo di opposizione studentesco Otpor vennero invitati a seguire un corso di 10 giorni, che iniziava il 28 agosto e poi ancora l’11 Settembre 2000, nelle ambasciate USA in Bulgaria e Romania. I corsi, condotti da personale ed esperti di propaganda della CIA, erano focalizzati sulle tecniche di immagine politica e pubblica. (16)
In Bulgaria, la Political Academy for Central and Southeastern Europe finanziata dall’Occidente, istitui' un programma di addestramento per l’opposizione serba. L’accademia era legata al Partito Democratico di Serbia di Vojislav Kostunica, ad Otpor e altri vari gruppi di opposizione. Un'altra organizzazione basata in Bulgaria e finanziata dall’Occidente, la Balkan Academy of Leading Reporters, diede "assistenza finanziaria, tecnica e di esperti" per i media dell’opposizione jugoslava prima delle elezioni. (17)

Dal 13 al 15 agosto, il Direttore della CIA George Tenet visitò la Bulgaria. In  una serie di meetings straordinari, Tenet vide il Presidente bulgaro Petur Stoyanov, il Primo Ministro, Il Ministro degli interni e quello della Difesa. Ufficialmente, lo scopo della visita di Tenet era di discutere il problema del crimine organizzato e dei narcotici. Tuttavia, Tenet passò in tutto solo 20 minuti al Quartier generale del Servizio di Sicurezza Nazionale e del Servizio Nazionale per la lotta contro il crimine organizzato. Fonti diplomatiche anonime rivelano che egli propose il transito di un oleodotto proveniente dal Mar Caspio, come altro elemento di discussione.
Il motivo principale della visita di Tenet, però, era la questione della Jugoslavia. Secondo fonti diplomatiche anonime, la secessione montenegrina dalla Jugoslavia sconvolse l’agenda.
In seguito al meeting tra Tenet e il General maggiore Dimo Gyaurov, Direttore del Servizio Nazionale di Intelligence, venne redatta una dichiarazione pubblica che sottolineava la loro "comunanza di interessi." Rapporti della stampa bulgara rivelano che varie opzioni erano state discusse con il presidente e il primo ministro della Bulgaria.
Alcune informazioni sul meeting indicano che l’opzione preferita da Tenet era la rimozione del governo jugoslavo, che fosse come risultato delle elezioni del  24 Settembre, oppure delle dimostrazioni di piazza, o con un golpe. Un'altra alternativa che Tenet discusse fu l'assalto militare della NATO allo scopo di installare un governo-fantoccio.
La terza opzione era la secessione del Montenegro dalla Jugoslavia.  Poiche' una guerra aperta avrebbe seguito la secessione del Montenegro dalla Jugoslavia, gli USA pianificarono una guerra totale.
Il Monitor di Sofia riporta che la “macchina golpista della CIA” era pronta. "Un attacco contro Belgrado è imminente" avvertiva, e "la Bulgaria servirà da base." (18) 
In preparazione di una possibile azione militare, l’esercito italiano firmo' un contratto di concessione per poter condurre esercitazioni da Ottobre nel campo di Koren, presso Kaskovo, nella Bulgaria sudorientale. L’esercito francese firmò un accordo simile, in cui i soldati e i carri armati francesi si sarebbero addestrati a Novo Selo, nella Bulgaria centrale, dall’11 Ottobre al 12 Dicembre.
Alcuni piani prevedevano che i militari USA facessero richiesta per avere in affitto la base di Shabla nella Bulgaria nordorientale. Tutte sarebbero servite da basi di attacco della NATO. (19) Esercitazioni anfibie vennero svolte, con l’esercito croato e le forze USA, presso Split in Croazia, subito dopo le elezioni jugoslave, e 15 navi da guerra inglesi vennero inviate  nella regione. (20)

La terza opzione di Tenet, la secessione del Montenegro dalla Jugoslavia, avrebbe seguito il ben collaudato modello dello squartamento della Jugoslavia, pezzo per pezzo. Le strade delle due repubbliche della Jugoslavia iniziavano a divergere nettamente.
Solo la Serbia si opponeva ai disegni occidentali di integrazione dei Balcani in un modello economico in cui le economie della regione sarebbero state subordinate agli interessi occidentali. L’economia della Serbia includeva una forte componente socialista, e aziende medio-grandi erano di proprietà collettiva. Al contrario, il Montenegro aveva adottato un programma per mettere la sua economia al servizio dell’Occidente. Nel novembre 1999 si vide l’introduzione in Montenegro del marco tedesco come divisa ufficiale e il passaggio della legislazione che eliminava le proprietà collettive. Un mese dopo, molte aziende vennero messe in vendita, inclusa la compagnia per l’energia elettrica, il Complesso Agricolo 13 Luglio, l’azienda Hotel-Turistica Boka, e molte altre. (21) Il programma di privatizzazione della repubblica per il 2000 prevedeva la privatizzazione di molte industrie statali, e includeva misure per "proteggere gli investitori domestici ed esteri." All’inizio del 2000, gli USA firmarono un accordo per fornire al Montenegro 62 milioni di dollari, inclusi 44 milioni della U.S. Agency for International Development (USAID). Secondo l’agenzia, essa avrebbe anche attivato "programmi di assistenza per il sostegno alle riforme economiche e alla ristrutturazione della economia... per portare il Montenegro verso l’economia del libero mercato." Il consigliere politico USA per i Balcani James Dobbins spiego' che gli USA vedevano "le riforme liberiste del regime di Djukanovic come modello e stimolo per altre riforme similari per l’ex-Jugoslavia."
Gli USA offrirono anche garanzie per gli investitori privati nella repubblica. Aiuti aggiuntivi vennero forniti dall’Unione Europea (EU), che approvo' 36 milioni di dollari per il Montenegro. "Sin dal primo giorno", ammise Djukanovic, "noi abbiamo consulenti inglesi ed europei." (22)
Il Center for International Private Enterprise, una affiliata della Camera di Commercio USA, fornisce supporto al Center for Entrepreneurship (CEP) in Montenegro. Secondo il direttore esecutivo del centro, Petar Ivanovic, l’organizzazione "si focalizza sulle scuole elementari e le superiori" stabilendo la imprenditorialità come nuova materia da insegnare a scuola. Come spiega  Ivanovic, "introdurre i giovani al concetto di imprenditorialità  li renderà meno resistenti al privato." Il CEP intende inoltre "educare il governo sulle potenzialità riguardo al privato" e aiutarli a "comprendere i vantaggi della riforme economiche e della privatizzazione." (23) Secondo Djukanovic, quando egli incontrò Clinton il 21 giugno 1999, il presidente USA diede il via al processo di privatizzazione dicendo a Djukanovic che gli USA volevano "stimolare l’economia"  "incoraggiando le corporations e le banche USA a investire capitali in Montenegro." (24)

Djukanovic si mosse costantemente verso la secessione dalla Jugoslavia, mostrando di voler spingere verso la separazione se il Presidente Milosevic fosse stato rieletto nelle elezioni del 24 Settembre. In una telefonata a Djukanovic nel luglio  2000, Madeleine Albright promise che gli USA gli avrebbero fornito altri 16.5 milioni di dollari.  La stessa settimana, Djukanovic affermava che il  Montenegro "non è più parte della Jugoslavia."  Inoltre affermò sorprendentemente che considerava una "priorità" per il Montenegro l’adesione alla NATO, organizzazione che aveva bombardato il suo paese solo l'anno prima. Il mese successivo, Albright annunciò che lei e Djukanovic "cercano di discutere e di incontrarsi  regolarmente" e che gli "USA sostengono l’approccio del Presidente Djukanovic in termini di sviluppo democratico e di riforme economiche." (25)

Il sostegno occidentale alla secessione andava ben oltre i meeting della Albright con Djukanovic. Più di metà della popolazione del Montenegro si opponeva alla secessione, ed una simile mossa avrebbe potuto causare esplosioni di violenza. In preparazione del distacco, Djukanovic si costrui' un esercito privato di più di 20.000 soldati, la Polizia Speciale, comprendente unità armate con armi anti-tank e mortai. Fonti del Montenegro rivelarono che forze speciali occidentali addestravano l’esercito privato di Djukanovic. Prima delle elezioni, Djukanovic richiese che la NATO stabilisse “uno scudo aereo sul Montenegro." Un membro della Polizia Speciale, di nome Velibor, confermo' che avevano ricevuto addestramento dalle SAS inglesi. "Se vi è una situazione in cui le armi decideranno la posta, siamo pronti" dice. "Siamo addestrati a ciò." A una conferenza stampa, il 1 agosto 2000, il Ministro Goran Matic dichiarava  che "gli inglesi addestrano le unità speciali montenegrine. Ed è anche vero", aggiunse, che la Polizia Speciale "ha largamente ottenuto vari tipi di armi, dalle armi antiaeree a quelle anti-elicottero eccetera, ed inoltre che essi sono assistiti dalla Croazia, con le armi che passano da Dubrovnik e altri posti." Inoltre, Matic puntualizzo': "L’anno scorso, prima e dopo l’aggressione, un gruppo del MUP [Ministero degli Affari Interni] montenegrino si è addestrato con unità della polizia e dell’intelligence USA." Nell’agosto 2000, due veicoli corazzati destinati al Montenegro vennero scoperti nel porto di Ancona, in Italia. Uno dei veicoli era dotato di una torretta adatta per montare una mitragliatrice o un'arma anticarro. I doganieri italiani, secondo l’ANSA, erano "convinti" che il traffico di armi con il Montenegro si "svolgeva su scala assai più grande di  quanto il singolo episodio facesse presumere." Esprimendosi come per anticipare un conflitto armato, Djukanovic affermò che "molti metteranno la coda tra le gambe e se ne dovranno andare via dal Montenegro." (26)

Un conflitto violento in Montenegro avrebbe fornito alla NATO un pretesto per intervenire. Gia' ai primi dell’ottobre 1999, il Generale Wesley Clark aveva tracciato un piano per la invasione NATO del Montenegro. Il piano prevedeva un assalto anfibio con più di 2.000 marines che avrebbero occupato il porto di Bar rendendo il porto un trampolino di lancio verso l’interno. Le truppe trasportate dagli elicotteri avrebbero occupato l’aeroporto di Podgorica, mentre aerei della NATO avrebbero bombardato le forze della Jugoslavia.
Secondo ufficiali USA, altri paesi occidentali avrebbero sviluppato piani di invasione. (27) Richard Holbrooke, ambasciatore USA all’ONU, dichiarava: "Siamo in contatto costante con la leadership del  Montenegro," e avvertiva che un conflitto in Montenegro "avrebbe colpito direttamente gli interessi vitali della NATO." (28)
Il Segretario Generale della NATO George Robertson fu più esplicito. "Dico a Milosevic: stai attento, guarda quello che e' successo l'ultima volta che hai sbagliato." (29)

Ciò che gli USA volevano per davvero, comunque, era la Jugoslavia intera, non solo un altro pezzo. Il Segretario di Stato Madeleine Albright si aspettava e chiedeva dimostrazioni di piazza per abbattere il governo se le elezioni non l’avessero soddisfatta. Al meeting di Banja Luka nella primavera del 2000, Albright espresse disappunto per il fallimento degli sforzi passati di rovesciare il legalmente eletto governo jugoslavo. Albright disse che sperava che le sanzioni spingessero il popolo ad “accusare Milosevic per le loro sofferenze." Una esasperata Albright si chiedeva: "che cosa ferma la gente dallo scendere nelle strade?" Indicando che gli USA aspettavano il pretesto per intervenire, aggiunse: "Ora bisogna che accada in Serbia qualcosa che l’occidente possa appoggiare." (30)
Ogni contingenza era pianificata nell'ambito della campagna  differenziata di destabilizzazione da parte USA. Alla fine fu lo scenario preferito di George Tenet che venne scelto. Un processo elettorale distorto dall’intervento occidentale, assieme a moti di piazza, alla fine  buttarono giù il governo della Jugoslavia.


Gli USA pomparono 35 milioni di dollari nelle tasche dell’opposizione di destra nell’anno precedente le elezioni del 24 Settembre 2000. Tale impegno includeva trasmissioni per le radio dell’opposizione, e computers, telefoni e fax per molte organizzazioni. I media di destra ricevettero altri 6 milioni dollari dall’Unione Europea durante questo periodo. Due organizzazioni sotto l’ombrello del National Endowment for Democracy, il National Democratic Institute e l’International Republican Institute, diedero 4 milioni di dollari per una campagna porta a porta e  programmi elettorali. (31) Funzionari USA assicuravano ai media dell’ opposizione che "non avevano nulla da preoccuparsi riguardo alle spese di oggi" poiché molto di più era in arrivo. (32) Subito dopo le elezioni, Il parlamento degli USA decretò una legge che autorizzava il versamento di altri 105 milioni di dollari per i partiti di destra e i loro media in Jugoslavia. (33) Organizzazioni come l'International Republican Institute e l’Agency for International Development misero molti milioni di dollari nelle tasche di Otpor, rendendo il piccolo gruppo di studenti dell’opposizione una grande forza. Nel momento in cui la data delle elezioni veniva annunciata  in Jugoslavia, Otpor aveva stampato già 60 tonnellate di materiale elettorale. (34)

La settimana prima delle elezioni, l’Unione Europea inviò un "Messaggio al popolo serbo" in cui si annunciava che una vittoria per il candidato dell’opposizione Vojislav Kostunica avrebbe portato all’eliminazione delle sanzioni. "Perfino se Milosevic fosse rieletto democraticamente", affermava un funzionario dell’UE, le sanzioni sarebbero rimaste.  Questa era una potente pressione verso un popolo impoverito e  devastato da anni di sanzioni occidentali. (35)
Il funzionario del Dipartimento di Stato USA William Montgomery  notava: "Raramente si è impiegato tanto fuoco, energia,  entusiasmo, denaro – ogni cosa - quanto ne è stato impiegato in Serbia nei mesi prima della caduta di Milosevic." (36)
Ancor prima delle elezioni, funzionari occidentali accusavano  il governo jugoslavo di frode elettorale, piantando i semi della distruzione.

Nei giorni delle elezioni ed in seguito, la coalizione detta Opposizione Democratica della Serbia (DOS) proclamò  la vittoria del proprio candidato. Funzionari USA incoraggiavano l’opposizione ad indire delle dimostrazioni di massa, perfino prima che fossero annunciati i risultati ufficiali. In pratica ogni giorno la DOS dichiarava differenti percentuali per il proprio candidato. A un certo punto parlarono del 57 per cento. Due giorni dopo le elezioni, il 26 settembre, la DOS dichiarava che Kostunica aveva avuto il 54.66 percento dei voti, sulla base del 97.5 per cento dei voti scrutinati, ma che 130.000 voti "e i voti dal Kosovo e Montenegro" non erano stati considerati dalla DOS. Il giorno dopo, la DOS annunciò che Kostunica aveva il 52.54 percento dei voti. Il dato era basato, dissero, sul 98.72 per cento degli scrutini. Stavolta, il portavoce dello Staff Elettorale della DOS, Cedomir Jovanovic, cambiò di tono, dichiarando che gli scrutini da fare erano quelli dei militari e quelli postali. Secondo Jovanovic, il 26 settembre, 5.093.038 voti su un totale di 5.223.629 voti erano stati scrutinati, per un totale del 97.5%. Sulla base del totale fornito da Jovanovic, ciò avrebbe significato che meno di 64.000 schede sarebbero state scrutinate il giorno seguente, quando fu dichiarato un conteggio pari al 98.72 percento. Assumendo che Kostunica abbia perso tutti questi voti, la sua percentuale sarebbe dovuta scendere a 52.75, comunque più alta dell’annunciato 52.54%.
Il DOS si avvantaggiò della confusione proveniente da tali significative  differenze sui totali. Il 26 settembre, Jovanovic annunciò che Kostunica aveva avuto 2.783.870 voti, ed il giorno seguente dichiarò che, quando tutti i voti sarebbero stati contati, "Kostunica avrebbe avuto 2.649.000 voti." Quattro giorni dopo, Jovanovic dichiarò 2.424.187 voti per Kostunica, e poi il 2 ottobre il portavoce dell’opposizione Zoran Sami abbassò ulteriormente il totale a 2.414.876, con una percentuale del 51.34%. In seguito, Sami disse che il risultato finale mostrava 2.377.440 voti e una percentuale del 50.35% per Kostunica. Esclusi da tali conteggi erano i voti dal Kosovo e dei rifugiati dal Kosovo.
I media occidentali accettarono acriticamente le dichiarazioni della DOS, proclamandole precise e risultanti da meticolosi scrutini, e grida di frode si alzarono invece contro il Governo jugoslavo.  Chiaramente c’erano state delle frodi. I dati forniti dalla stessa DOS indicano chi stesse commettendo la frode. (37)

Nonostante le dichiarazioni in senso contrario dei media occidentali, il conteggio ufficiale dei voti fu ampiamente pubblicizzato in Jugoslavia. Vojislav Kostunica ottenne il 48.96 percento dei voti, mancando di poco il 50% richiesto per la vittoria al primo turno. Il Presidente Milosevic ottenne il 38.62 percento. Un secondo turno elettorale per i due maggiori candidati venne indetto l’8 ottobre. (38) Appoggiati dai funzionari occidentali, Kostunica e la DOS si rifiutarono di partecipare al secondo turno, dichiarando che avevano già vinto. La DOS presentò proteste prima alla Commissione Elettorale  Federale, e poi alla Corte Costituzionale. Chiedevano, tra l’altro, l’annullamento dei voti dei rifugiati dal Kosovo, e quelli dal Kosovo stesso, dove il Presidente Milosevic aveva ottenuto un vantaggio ampio. La Corte Costituzionale sostenne la proposta di Milovan Zivkovic, membro della Commissione Elettorale Federale,  per riesaminare il voto di tutti i distretti per eliminare i dubbi. (39) Fu la minaccia del riconteggio dei voti a motivare la riduzione quotidiana dei voti e delle percentuali dichiarate dalla DOS per i suoi candidati. La percentuale finale che la DOS annunciò era vicina a quella dei risultati ufficiali. Tuttavia, la DOS  si rifiutò di includere i voti dal Kosovo e quelli dei molti rifugiati dal Kosovo, con il pretesto che il voto in Kosovo chiudeva alle 16:00 invece che alle 20:00. Secondo la DOS, la chiusura anticipata dei seggi avrebbe invalidato tutte le schede di questi votanti.  Solo eliminando i voti dei residenti e rifugiati del Kosovo la  DOS potè proclamare una vittoria attorno al 50 per cento per Kostunica.

Più di 200 osservatori internazionali di 54 paesi monitoravano le elezioni. Gli osservatori seguirono
ogni stadio delle elezioni, incluso il conteggio del voto e la correlazione dei risultati. Uno degli osservatori, il Ministro degli esteri greco Carolos Papoulias, concluse: "Tutti quelli che hanno annunciato ampie frodi, come [il commissario agli esteri dell’UE] Javier Solana, hanno sbagliato" e il voto si è svolto in “modo impeccabile."
Atila Volnay, un osservatore ungherese, disse che la sua delegazione aveva visitato molte sezioni elettorali e  confermava la presenza dei rappresentanti dell’opposizione nelle commissioni elettorali, e che "non ci potevano essere anomalie."  Una delegazione di tre persone del Socialist  Labour Party del Regno Unito dichiarò che la Commissione Elettorale Federale "ha fatto di tutto per assicurare che la gente potesse votare senza intimidazioni ed in modo normale," ma che delle irregolarità erano state rilevate in Montenegro. "Abbiamo ricevuto molti rapporti di prima mano da persone che dichiarano di essere state minacciate [dai sostenitori di Djukanovic] che avrebbero  perso il lavoro se fossero andate a votare." La delegazione notò anche che "molti rifugiati dal Kosovo sono stati deliberatamente esclusi dalle liste elettorali del Montenegro" e che la delegazione "può solo concludere che tali tattiche di intimidazione e condizionamento erano destinate ad avvantaggiare la cosiddetta Opposizione Democratica." Il capo della delegazione russa, Konstantin Kosachev, disse che "erano soddisfatti perchè non era stata possibile in pratica  alcuna  falsificazione su larga scala delle elezioni in Jugoslavia."
Una dichiarazione finale degli osservatori afferma che "Il voto  si è svolto in modo ordinato e tranquillo" e che, "nell’opinione di molti era eguale o superiore a quelli dei loro paesi." (40)

Dato il vantaggio elettorale al primo turno, una vittoria di Kostunica era certa per l’8 ottobre. Quindi, perché Kostunica rifiutò di partecipare al secondo turno? Come risultato delle elezioni del 24 settembre, la coalizione di sinistra aveva ottenuto 74 dei 137 seggi nella Camera dei cittadini e 26 dei 40 seggi nella Camera delle Repubbliche. La coalizione di sinistra aveva già la maggioranza nel Parlamento serbo, la cui  rielezione era prevista l’anno dopo. Sarebbe stato dunque impossibile per la DOS attuare il proprio programma, visto che i poteri del Presidente soro piuttosto limitati. Solo un golpe avrebbe permesso alla DOS di superare i limiti legali e di giungere al governo per regnare senza opposizioni. Il direttore elettorale di Kostunica, Zoran Djindjic, chiamò allo sciopero generale. "Noi dovremo paralizzare ogni istituto, scuola, teatro, cinema, ufficio" e "far scendere in piazza tutti." (41) I sostenitori della DOS ovunque nel paese seguirono la sua chiamata, fermando alcuni settori dell’economia, mentre dimostrazioni di massa si avevano in tutta la Serbia. Lo scenario di Madeleine Albright divenne realtà, nel momento in cui i dimostranti si misero a chiedere la rimozione del governo.

Secondo l’opposizione, almeno 10.000 sostenitori armati della DOS si unirono alla manifestazione finale a Belgrado. L’assalto al Parlamento Federale e alla Radio-Televisione  della Serbia fu guidato da gruppi e da squadre speciali di ex-soldati. Velimir Ilic, sindaco dell’opposizione di Cacak, guidò gli assalti. "La nostra azione era stata pianificata in precedenza" spiegò in seguito. "I nostri scopi erano assai chiari; prendere il controllo delle istituzioni chiave del regime, incluso il parlamento e la televisione." Ilic stabilì anche precedenti contatti con poliziotti rinnegati che assistettero i miliziani di Ilic. (42) E’ probabile che la CIA fosse coinvolta nella pianificazione dei ben coordinati attacchi. Dopo che forze speciali armate ebbero aperto la strada verso il Parlamento Federale, ad esse fecero seguito una massa di ubriachi, supporter della DOS, che irruppero nell’edificio, distruggendo suppellettili e computer e devastando il Parlamento. I poliziotti vennero attaccati e  bande di ubriachi, spesso armati di pistole, sciamarono nelle strade.
Le ambulanze, che portavano i poliziotti feriti negli ospedali, venivano fermate dagli attivisti della DOS, che chiedevano di consegnargli i poliziotti feriti. Dopo che la Radio Televisione della Serbia a Belgrado venne occupata, essa pure fu incendiata. In tutta la Serbia, gli uffici del Partito Socialista di Serbia (SPS) e della Sinistra Unita Jugoslava (JUL) vennero demoliti. I socialisti vennero minacciati e picchiati, molti furono minacciati per telefono. A Kragujevac, dieci socialisti vennero legati e picchiati per ore. Gli sgherri  della DOS si spinsero fino a casa di Zivojin Stefanovic,  il presidente del Partito Socialista di Leskovac. Dopo aver saccheggiato e distrutto le proprietà di Stefanovic, diedero fuoco alla sua casa. (43)

Mentre la teppaglia capovolgeva e bruciava le auto della polizia, vandalizzando  case e picchiando la gente, Kostunica annunciava: "La Democrazia è arrivata in Serbia. Il Comunismo è caduto. Era proprio ora." (44)
Stabilendo le loro credenziali democratiche, gli attivisti della DOS occupavano sistematicamente i media di sinistra della Jugoslavia. I giornali di sinistra, stazioni radio e televisioni vennero riconvertite in strumenti della destra. Una cultura dei media già ricca  e diversificata, rappresentante l’intero spettro politico, venne sottoposta alla cappa dell’uniformità e della propaganda per la DOS. Bande di sgherri della DOS rimossero con la forza il management delle imprese statali, delle università, di banche ed ospedali delle città di tutta la Serbia. I  ministri del governo vennero spinti alle dimissioni, e la DOS creò un comitato di crisi per svolgere le funzioni del governo, scavalcando il Parlamento Federale e i ministeri governativi. Gli agenti della DOS minacciarono apertamente di aumentare le violenza di strada come mezzo per spingere il Parlamento Serbo ad accordare nuove elezioni, un anno in anticipo rispetto alla scadenza.

I funzionari occidentali non potevano nascondere la loro soddisfazione. Imprese statunitensi ed europee aspettavano il momento per impadronirsi delle imprese di Stato. Il programma economico della DOS era tracciato da una organizzazione denominata Gruppo 17+.
Il loro piano, Progetto per la Serbia, chiedeva una rapida transizione a una piena economia di mercato.
Immediatamente dopo il golpe, la European Bank for Reconstruction and Development subito annunciò piani per aprire un  ufficio a Belgrado. "E’ importante che siamo sul posto subito" spiegava il portavoce della banca Jeff Hiday. "Sospettiamo che ci saranno parecchie privatizzazioni e ristrutturazioni." (45)

Giorni prima del golpe, il Presidente Milosevic aveva avvertito che la DOS era uno strumento della campagna della NATO per imporre un controllo neocoloniale sulla Jugoslavia. Milosevic indicava che i paesi vicini, che erano già vittime dei diktat dell’Occidente, "si sono rapidamente impoveriti in modo tale da distruggere ogni speranza di una società più giusta ed umana" e che l’Europa Orientale vede “una grande divisione tra una maggioranza povera e una ricca minoranza." Inevitabilmente, disse, "tale quadro includerebbe anche noi." (46)

Sola e isolata, la Jugoslavia aveva resistito alla dominazione imperiale, opponendosi alle secessioni, alle sanzioni, alle guerre, ed alle operazioni coperte [cioè: attuate dai servizi segreti, ndt] volute dall'Occidente. Viceversa, essa rimase indipendente e mantenne una economia a carattere prevalentemente sociale. Le più potenti forze del pianeta si schierarono contro di essa, e per un decennio la Jugoslavia resistette. Il golpe della NATO ha spazzato via tutto. In uno dei suoi primi atti da presidente, Kostunica si è unito al Patto di Stabilità dei Balcani. Il suo ministro delle privatizzazioni, Aleksandar Vlahovic, ha annunciato un piano per la privatizzazione di 7.000 aziende... "Mi aspetto che in quattro anni da oggi, le proprietà sociali saranno totalmente eliminate", spiegava Vlahovic, chiarendo che la privatizzazione delle aziende maggiori era appena iniziata. (47) I milioni di dollari con cui l’Occidente  aveva riempito le tasche degli agenti della DOS avrebbero fruttato elevati dividendi.


NOTE

1) Paul Beaver, "Clinton Tells CIA to Oust Milosevic," The Observer, November 29, 1998.
Fran Visnar, "Clinton and the CIA Have Created a Scenario to Overthrow Milosevic," Vijesnik (Zagreb), November 30, 1998.

2) Douglas Waller, "Tearing Down Milosevic," Time Magazine, July 12, 1999.

3) Michael Moran, "A Threat to 'Snatch' Milosevic," MSNBC, July 8, 1999.

4) "Yugoslav Official Accuses CIA of Being Behind Montenegro Murder," Agence France-Presse, June 6, 2000.
Aleksandar Vasovic, "Serb Aide Says CIA Behind Slaying," Associated Press, June 6, 2000.
"Yugoslav Information Minister Accuses CIA of Complicity in Zugic Murder," Borba (Belgrade), June 6, 2000.

5) Statement by Richard Tomlinson, addressed to John Wadham, September 11, 1998.

6) "Serb Consensus: Draskovic Crash Was No Accident," Seattle Times News Services, October 13, 1999.

7) "NATO: Milosevic Not Target," BBC News, April 22, 1999.

8) "Serbs Allege Milosevic Assassination Plot," Reuters, November 25, 1999.
"France Plots to Murder Milosevic," Agence France-Presse, November 26, 1999.
"SFOR Units Involved in a Plot to Kill Milosevic," Agence France-Presse, December 1, 1999.
Gordana Igric, "Alleged 'Assassins' Were No Stranger to France," IWPR Balkan Crisis Report (London), November 26, 1999.
Milenko Vasovic, "Belgrade's French Connection," IWPR Balkan Crisis Report (London), November 26, 1999.

9) "Lt. Testifies at Milosevic Trial," Associated Press, April 26, 2000.

10) Aleksandar Vasovic, "4 Accused of Milosevic Death Plot," Associated Press, July 31, 2000.
"Dutchmen Arrested, Accused of Plotting Against Milosevic," Agence France-Presse, July 31, 2000.
Email correspondence from Herman de Tollenaere, quoting from NRC-Business Paper of August 1
"Arrested Dutchmen Admitted Plans to Kill, Kidnap Milosevic," BETA (Belgrade), August 17, 2000.
"Dutch Espionage Terrorist Gang Arrested in Yugoslavia - Minister," Tanjug (Belgrade), July 31, 2000
"Yugoslav Information Minister Says U.S. Behind Dutch 'Mercenaries'," BBC Monitoring Service, August 1, 2000.

11) "NDI Activities in the Federal Republic of Yugoslavia (Serbia-Montenegro)," NDI Worldwide Activities, www.ndi.org

12) "Britain Trains New Elite for Post-Milosevic Era," The Independent (London), May 3, 2000.
The New Serbia Forum, http://ds.dial.pipex.com/town/way/glj77/Serbia.htm

13) "Final Text of Stability Pact for Southeast Europe," June 10, 1999.
"Southeast Europe Equity Fund Launched July 26," U.S. Embassy, Skopje, Macedonia, July 27, 2000.
"The Stability Pact for Southeast Europe: One Year Later," White House Fact Sheet, July 27, 2000.

14) Michael Dobbs, "U.S. Advice Guided Milosevic Opposition," Washington Post, December 11, 2000.

15) "Federal Foreign Ministry Sends Memorandum to UN Security Council," Tanjug (Belgrade), October 4, 2000.
"US Anti-Yugoslav Office Opens in Budapest," Tanjug (Belgrade), August 21, 2000.

16) "CIA Training Resistance Members in Sofia, Bucharest," Tanjug (Belgrade), August 25, 2000.

17) Elena Staridolska, "Daynov Academy Trains Serbian Opposition," Standart News (Sofia), August 29, 2000.
Konstantin Chugunov, "We Report the Details: Our Little Brothers Have Bent in the Face of NATO," Rossiyskaya Gazeta (Moscow), August 23, 2000.

18) "Bulgaria - Press Review" BTA (Sofia), August 12, 2000
"Bulgaria - Us CIA Director's Visit," BTA (Sofia), August 15, 2000
"CIA Did Not Tell Us the Most Important Thing," Trud (Sofia), August 16, 2000
"Bulgaria - Press Review," BTA (Sofia), August 14, 2000
"Bulgaria - Press Review," BTA (Sofia), August 16, 2000

19) Mila Avramova, "Italians Lease Training Ground for 400,000 Leva," Trud (Sofia), August 9, 2000
Michael Evans, "Balkans Watch for 'Invincible'," The Times (London), August 26, 2000.

20) "U.S. Forces Travel to Croatia for Amphibious Exercise," Office of the Assistant Secretary of Defense (Public Affairs), September 12, 2000.
"U.S. War Game in Adriatic, U.K. Navy in Mediterranean," Reuters, September 16, 2000.

21) Ljubinka Cagorovic, "Montenegro Assembly Scraps Socially-Owned Property," Reuters, November 13, 1999.
"Montenegrin Government Prepares to Privatise Economy," Tanjug (Belgrade), December 25, 1999.

22) Central and Eastern Europe Business Information Center, "Southeastern Europe Business Brief," February 3, 2000.
Central and Eastern Europe Business Information Center, "Southeastern Europe Business Brief," April 27, 2000.
Anne Swardson, "West Grows Close to Montenegro," Washington Post, May 24, 2000.

23) Petar Ivanovic, "Montenegro: Laying the Foundation of Entrepreneurship," Center for International Private Enterprise.

24) Statement by Montenegrin President Milo Djukanovic, "Important Step in Opening New Perspectives For Montenegrin State Policy," Pobjeda (Podgorica), June 22, 1999.

25) "Albright Renews Montenegro Support," Associated Press, July 13, 2000.
"Montenegro Wants to Join NATO and the EU," Agence France-Presse, July 10, 2000.
Office of the Spokesman, U.S. Department of State, "Secretary of State Madeleine K. Albright and Montenegrin President Milo Djukanovic," Press Stakeout at Excelsior Hotel, Rome, Italy, August 1, 2000.

26) "Montenegro Ahead of Elections: Boycott and Threats," BETA (Belgrade), August 9, 2000.
"Montenegro and Elections - Boycott Becomes Official," BETA (Belgrade), August 17, 2000.
Phil Reese, "We Have the Heart for Battle, Says Montenegrin Trained by SAS," The Independent (London), July 30, 2000.
"Yugoslav Information Minister Says U.S. Behind Dutch 'Mercenaries'," BBC Monitoring Service, August 1, 2000.
"Yugoslavia Says British SAS Trains Montenegrins," Reuters, August 1, 2000.
"Information Minister Sees Montenegrin Arms Purchases, Croatian Assistance," BETA (Belgrade), July 31, 2000.
"Foreign 'Dogs of War' Training Montenegrin Police to Attack Army," Tanjug (Belgrade), August 9, 2000.
"Montenegro: Camouflaged Military Vehicles Seized in Ancona," ANSA (Rome), August 21, 2000.
"Montenegro: Traffic in Camouflaged Armored Vehicles: Investigation into Documentation," ANSA (Rome), August 22, 2000.
"SAS Training Montenegrin Police," The Sunday Times (London), October 1, 2000.

27) Richard J. Newman, "Balkan Brinkmanship," US News and World Report, November 15, 1999.

28) "Clinton Warns Milosevic 'Remains a Threat to Peace," Agence France-Presse, July 29, 2000.

29) "NATO's Robertson Warns Milosevic on Montenegro," Reuters, July 27, 2000.

30) Borislav Komad, "At Albright's Signal," Vecernje Novosti (Belgrade), May 18, 2000.

31) George Jahn, "U.S. Funding Yugoslavian Reformers," Associated Press, September 29, 2000.
Jane Perlez, "U.S. Anti-Milosevic Plan Faces Major Test at Polls," New York Times, September 23, 2000.
"U.S., EU Generous to Foes of Milosevic," Associated Press, October 1, 2000.

32) Steven Erlanger, "Milosevic, Trailing in Polls, Rails Against NATO," New York Times, September 20, 2000.

33) "U.S. House Votes to Fund Yugoslavia's Opposition Movement," CNN, September 25, 2000.

34) Roger Cohen, "Who Really Brought Down Milosevic?" New York Times Magazine, November 26, 2000.

35) Geoff Meade, "Cook Backs EU Over Oust Milosevic Message," London Press Association, September 18, 2000.

36) Roger Cohen, "Who Really Brought Down Milosevic?" New York Times Magazine, November 26, 2000.

37) "DOS Claims Kostunica Leading Milosevic with 54.66 to 35.01 Percent of Vote," BETA (Belgrade), September 26, 2000.
"DOS Announces Kostunica Clear Winner with 98.72 Percent Data Processed," BETA (Belgrade), September 27, 2000.
"Federal Electoral Commission - DOS Election Staff Misinformed Public," Tanjug (Belgrade), October 3, 2000.
"Who Lies Kostunica?" statement by the Socialist Party of Serbia, October 11, 2000.

38) Federal Republic of Yugoslavia web site, www.gov.yu "Total Election Results," and "The Federal Elections Commission Statement." Both statements were removed following the coup.
"Final Results of FRY Presidential Election," Tanjug (Belgrade), September 28, 2000.

39) "Yugoslav Constitutional Court Holds Public Debate on DOS Appeal," Tanjug (Belgrade), October 4, 2000.
"DOS Requests Annulment of 142,000 Kosovo Votes," BETA (Belgrade), September 29, 2000.

40) "Contrary to EU Claims, Yugoslav Elections a Success: Greece," Agence France-Presse, September 26, 2000.
"210 Observers from 53 States Commend FRY Elections," Tanjug (Belgrade), September 27, 2000.
"Foreign Observers Say Elections Democratic and Regular," Tanjug (Belgrade), September 25, 2000.
"Yugoslav Elections - a Lesson in Outside  Interference," Socialist Labour Party statement.
Broadcast, Mayak Radio (Moscow), October 2, 2000.
"'A Fair and Free Election,' International Observers Say," statement by international observers.

41) Misha Savic, "Milosevic Will Take Part in Runoff," Associated Press, October 5, 2000.

42) Richard Boudreaux, "A Mayor's Conspiracy Helped Topple Milosevic," Los Angeles Times, October 10, 2000.
"Cacak Mayor Says He Led Assault on Yugoslav Parliament," Agence France-Presse, October 8, 2000.
Jonathan Steele, Tim Judah, John Sweeney, Gillian Sandford, Rory Carroll, Peter Beaumont, "An Outrage Too Far," The Observer (London), October 8, 2000.
Gillian Sandford, "Army Units Claim Credit for Uprising," The Guardian (London), October 9, 2000.

43) "Information for the Public," statement by the Socialist Party of Serbia, October 7, 2000.
"Group of Demonstrators Demolished the House of the District Head," BETA (Belgrade), October 6, 2000.

44) "Protesters Storm Yugoslav Parliament," Associated Press, October 5, 2000.
"Good Evening, Liberated Serbia," The Times (London), October 6, 2000.
"Milosevic's Party HQ Ransacked by Protesters," Agence France-Presse, October 5, 2000.

45) Jelena Radulovic, "Yugoslavia's Kostunica Sets Economic Goals for New Government," Bloomberg, October 7, 2000.
"Brains Behind Kostunica Have a Plan," Sydney Morning Herald, October 2, 2000.
Stefan Racin, "Yugoslavia's Opposition Outlines Economic Plans," UPI, September 27, 2000.

46) "Yugoslav President Milosevic Addresses the Nation," Tanjug (Belgrade), October 3, 2000.

47) Beti Bilandzic, "Serbia Eyes New Privatization Law by April," Reuters, January 28, 2001.


Gregory Elich ha pubblicato decine di articoli sui Balcani e l’Asia negli USA, in Canada ed Europa, in pubblicazioni come Covert Action Quarterly, Politika, Junge Welt, Dagbladet Arbejderen, Science&Society, Swans, e altre. Le sue ricerche sugli interventi della CIA in Jugoslavia sono state il soggetto di articoli dei giornali della Germania, Norvegia e Italia, incluso Il Manifesto. È stato coinvolto nelle attività per la pace fin dalla guerra del Vietnam, ed è stato coordinatore del Committee for Peace in Yugoslavia.
È stato membro della delegazione USA in visita in Jugoslavia dopo la guerra della NATO, e membro della delegazione di Margarita Papandreou, la prima occidentale a volare con la compagnia aerea nazionale irachena a Baghdad in sfida alle sanzioni.


(Adattamento del testo a cura del CNJ, sulla base di una traduzione pervenutaci da A. Lattanzio)






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