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COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA JUGOSLAVIA - ONLUS
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU

  

Controrivoluzioni
Le strategie eversive del neocolonialismo - Neo-colonialist subversion strategies


Review / Rassegna di analisi e documentazione

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indici in ordine cronologico inverso / in reverse chronological order


A partire dal 2018 si vedano anche le pagine del nostro nuovo sito con tag "eversione imperialista", "otpor" ecc.



INDICE / SUMMARY:




VIDEO:

Le attività destabilizzanti dei "rivoluzionari colorati" al servizio dell'imperialismo si trasferiscono in Venezuela (2013)

Comment la C I A prépare les révolutions colorées

Documentaire (51 minutes 37), Production : Manon Loizeau, Marc Berdugo - Recherche : Manon Loizeau et Milos Krivokapic
REGARDEZ ICI: http://www.youtube.com/watch?v=v2HzWwjZcpw

US ‘world leader’ in color revolution engineering
Russia Today, April 25, 2012 - The US is the foremost power when it comes to creating and applying “color revolutions”: America invented the know-how and has the best experts in this area, political scientist Mateusz Piskorski told RT.
WATCH THE VIDEO: http://rt.com/news/color-revolutions-technology-piskorsky-938/

Die Revolutionsprofis - gesendet im "Weltjournal" am 11.5.2011, ORF2

The Revolution Business
June 2011
- Democratic change has been demanded across the Middle East. But was what seems like a spontaneous revolution actually a strategically planned event, fabricated by 'revolution consultants' long in advance?
Revolution consultants are the worst nightmare of every regime. Srdja Popovic was a founder of the organisation 'Otpor', a revolution training school. It was instrumental in the overthrow of Slobodan Milosevic in the 1990s and has now inspired a new generation of activists. Political commentators like William Engdahl are convinced Otpor is being financed by the USA. "The people from Otpor gave us a book in which they described all their strategies", says Ezzedine Zaatour of the Tunisian uprising. That book was written by an American, Gene Sharp, and is now considered the "revolution guide book", being used by opposition movements worldwide. As Optor release their latest gadget, a resistance training computer game sponsored by American organisations, world leaders are voicing their concerns. "This is called a gentle coup!", insists Hugo Chavez.
WATCH THE VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=lpXbA6yZY-8

L'Iran la Cina gli Stati Uniti e le 'rivoluzioni colorate' - Domenico Losurdo


Se la democrazia è esportabile - Report Rai3
(Revolution.com di Manon Loizeau. Tratto da Report Rai3 del 03/06/2007)

anche in tre parti:
http://www.youtube.com/watch?v=lSMr6jHdEaw
http://www.youtube.com/watch?v=rMTd04TQ2gU
http://www.youtube.com/watch?v=yuzOPKvmRhc



LIBRI / BOOKS:
Sonia Savioli: ONG Il cavallo di Troia del capitalismo globale
Zambon, 2018
ISBN 9788898582709 prezzo 10.00 EUR
Nel Medioevo si cercavano di unifi care territori e popoli che non sentivano alcun bisogno di venire unifi cati; si creavano regni o imperi saccheggiando, combattendo, ammazzando, devastando, torturando. Ma poi, dato che sterminare tutto un popolo sarebbe stato controproducente per chi aveva l’intenzione di sfruttarlo, bisognava anche istruire e convincere. Anche noi europei siamo stati, dopo la caduta dell’Impero Romano, selvaggi e arretrati e quasi liberi, e abbiamo avuto bisogno di essere aiutati a svilupparci, così come già l’Impero Romano aveva sviluppato noi e tanti altri popoli: togliendoci le terre comuni e distruggendo le comunità. Con l’aiuto della chiesa cristiana e dei suoi missionari, ci siamo civilizzati e al posto dell’uguaglianza e della dignità imparammo a suo tempo la sottomissione e la rassegnazione; al posto della proprietà comune dei mezzi di produzione, che allora erano la terra, imparammo lo sfruttamento e la carità; al posto della lotta per i propri diritti, la speranza nel regno dei cieli. Adesso tocca agli “altri”

Marlene Spoerri: Engineering Revolution. The Paradox of Democracy Promotion in Serbia
University of Pennsylvania Press, 2014
256 pages | 6 x 9 | 6 illus. | ISBN 978-0-8122-4645-2
Marlene Spoerri is United Nations Officer at Independent Diplomat in New York City. Il libro candidamente descrive come Otpor e l’opposizione a Milosevic abbiano ricevuto finanziamenti, addestramento e apparati tecnologici dagli apparati dei paesi NATO
COLLEGAMENTI / LINKS:

2019: la Open Society Foundation di Soros, principale e più noto attore a livello internazionale del finanziamento di campagne politiche e gruppi di lobby, sponsorizza una "campagna contro la disinformazione" (ESVEI) incentrata sull'Italia e che prende spunto dalla paura della "interferenza russa"...

L'inquietante collaborazione di Amnesty International con l'intelligence britannica e americana
di Alexander Rubinstein | investigaction.netNel 1967, fu rivelato che la CIA segretamente creò e finanziò un'altra organizzazione per i diritti umani, fondata all'inizio degli anni '60, la Commissione internazionale dei giuristi (ICJ), attraverso una associazione sussidiaria interamente controllata, l'American Fund for Free Jurists Inc. Benenson aveva fondato, insieme ad Amnesty, la filiale britannica dell'ICJ, chiamata Justice. Il segretario di Amnesty International, Sean MacBride, era anche segretario generale dell'ICJ...

Extrême gauche impérialiste
par Thierry Meyssan, 5 octobre 2016 – Thierry Meyssan revient sur le soutien de l’impérialisme US aux extrêmes-gauches durant la Guerre froide et à ses conséquences actuelles. Les groupuscules qui ont travaillé avec Social Democrats USA ont par la suite constitué aussi bien le mouvement néo-conservateur que la caution progressiste des Frères musulmans et du « printemps arabe ». En outre, ils forment des espions de choix pour la NED... / National Democratic Institute (NDI), Burhan Galioun, Georges Sabra, Michel Kilo, Moncef Marzouki, Abassa Madani

L’umanitario funzionale al potere
di Mostafa El Ayoubi | da nigrizia.it , Settembre 2016... Save the Children, ad esempio, riceve fondi dalla discutibile Usaid (U.S. Agency for International Development), una ong legata al congresso americano... Il caso di Amnesty International è evidente. Tra il 2012 e il 2013 Suzanne Nossel, ex assistente di Hillary Clinton quando era a capo del dipartimento di Stato, ha occupato il posto di direttore esecutivo di Amnesty International/Usa. Il suo successore Frank Jannuzi fu un assistente del senatore John Kerry...

ONG, il nuovo volto dell’invasione dell’America Latina
TeleSur, 6.3.2016 – USAID, NED, NDI, IRI… Nomi differenti, il medesimo fine. Per gli Stati Uniti queste organizzazioni “non governative” compiono il lavoro quasi messianico di espandere la loro democrazia nel resto del mondo. Per l’America Latina significa aprire la porta alla destabilizzazione finanziata dell’ordine politico e della sua autonomia...
ORIG.: ONG, las nuevas caras de la invasión de América Latina
Telesur – USAID, NED, NDI, IRI… Diferentes nombres, pero un mismo fin. Para Estados Unidos esas organizaciones “no gubernamentales” cumplen la labor casi mesiánica de expandir su democracia por el resto del mundo. Para América Latina supone abrir la puerta a la desestabilización financiada del orden político y de su autonomía...

The National Endowment for Democracy (NED), An Instrument of “Regime Change” Financed by Wall Street
By Tony Cartalucci – NEO / Global Research, June 24, 2016 / ... Marilyn Carlson Nelson (NED secretary) is co-CEO of one of the largest privately held companies in the world, Carlson Holdings operating hotels around the world. She also serves on the board of Exxon Mobil and chairs the U.S. Travel and Tourism Advisory Board. She alone represents such a tangled web of compromising and conflicting interests, it calls into question the integrity and true agenda of NED...


ONG : Organisations Non Grata
par Ahmed Bensaada, 4 Juin 2016 / ... le bilan sanglant et catastrophique du funeste « printemps » arabe aura certainement pour conséquence le serrement de l’étau contre les ONG « toxiques », qui ne sont en réalité ni « non-gouvernementales » ni caritatives. Elles passeront alors du statut spécieux d’« Organisations Non Gouvernementales » à celui salutaire d’« Organisations Non Grata ».
A lire aussi dans http://en.calameo.com/read/0003668464e9479114deb ou http://en.calameo.com/read/0003668467808c1b88aae ou http://www.mondialisation.ca/ong-organisations-non-grata/5529507
TRAD.: ONG: Organizzazione Non Grata (di Ahmed Bensaada, Mondialisation, 8 giugno 2016)

Le ONG in Venezuela e i loro finanziamenti
di Misión Verdad, 2/5/2016 | da misionverdad.com / La NED e il Dipartimento di Stato che contano su entità pubbliche che funzionano come centri operativi e di diffusione di linee e fondi come la Fondazione Panamericana per lo Sviluppo (PADF la sigla in inglese), Freedom House e l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID), sono i principali attori che impartiscono direttive e ne raccolgono i risultati concreti...

George Soros: Anti -Syria Campaign Impresario
By Vanessa Beeley, 21st January 2016 – Madaya, BBC, Purpose, The White Helmets, Free Syrian Voices, The Syria Campaign, March Campaign #withSyria, AVAAZ, Rami Jarrah, ANA Press, Al Jazeera, SIDA, Hivos, MoveOn, Wissam Tarif, INSAN, SNHR, HRW, Physicians for Human Rights, MSF, MDM, Coalition for the International Criminal Court, World Federalist Movement, AIDS Foundation East-West, Partners in Health, Amnesty International, Suzanne Nossel...
Trad.: George Soros contro la Siria (Vanessa Beeley, The Wall Will Fall, 21 gennaio 2016)

Sovereignty, Sedition and Russia’s Undesirable NGOs
by F. William Engdahl – New Eastern Outlook, 31.05.2015 / On May 23, 2015 Russian President Vlaldimir Putin signed into law a new bill from the Duma that now gives prosecutors power to declare foreign and international organizations “undesirable” in Russia and shut them down... NED in Russia today...

TRAD.: Sovranità russa, sedizione e ONG indesiderate (di F. William Engdahl – New Eastern Outlook 31/05/2015)

Chi è Joel Harding, il capo della propaganda della junta di Kiev?
di Alessandro Lattanzio, 31/5/2015 / Joel Harding è un ex-ufficiale dell’intelligence militare statunitense che oggi dirige le Operazioni per Informare e Influenzare (IIO) del regime golpista ucraino...

Open Society Foundation in Macedonia
by Mirka Velinovska and Milenko Nedelkovski, 28/04/2015

TRAD.: L’Open Society Foundation in Macedonia (di Mirka Velinovska e Milenko Nedelkovski – Geopolitica 28 aprile 2015)

Le rivoluzioni colorate e la Cina. Da Tienanmen a Hong Kong - di Domenico Losurdo (ottobre 2014)
In questi giorni, la stampa occidentale, anche quella di «sinistra», esprime il suo entusiastico appoggio ai rivoltosi di Hong Kong e rievoca Piazza Tienanmen. In effetti conviene prendere le mosse da questa tragedia per analizzare le manovre messe in atto dall’imperialismo contro la Repubblica popolare cinese. Riproduciamo qui, per gentile concessione dell'autore, alcune pagine di un libro di Domenico Losurdo appena pubblicato da Carocci...

Il Pdci sul documentario sulle FEMEN presentato al Biografilm Festival (7.6.2014 – anche su JUGOINFO)

PUSSY RIOT: la vera storia. Le Pussy Riot litigano per denaro

Le 25 verità su Reporters sans frontieres
L'organizzazione francese pretende di difendere la libertà di stampa. In realtà nasconde un'agenda politica ben precisa (anche su JUGOINFO)
25 vérités sur Reporters sans frontières
L’organisation française prétend défendre la liberté de la presse. En réalité, se cache un agenda politique bien précis (à lire aussi dans le blog de Michel Collon)

par Salim Lamrani - 5 mai 2014

FEMEN: un travestimento firmato imperialismo – di Milena Fiore, 18 maggio 2014 (anche su JUGOINFO)
Nei mesi scorsi il gruppo Femen, accreditato in Occidente come gruppo femminista all’avanguardia della lotta contro il patriarcato e il fascismo, è stato parte attiva del movimento contro il governo ucraino, sfociato nel colpo di Stato fascistoide di piazza Majdan... Particolare ribrezzo suscita la foto di una componente del gruppo in posa a Odessa, davanti alla sede del sindacato in fiamme, mentre decine di antifascisti venivano arsi vivi e massacrati...

L'Usaid finanzia il golpismo in America Latina
di Fabrizio Verde per Marx21.it - aprile 2014

“Cuban twitter” affair exposes USAID as instrument of regime-change
By Bill Van Auken - 5 April 2014

Faux antifascistes et Indymedia Paris soumis au détecteur de mensonge
Observatoire du néoconservatisme - 4 avril 2014

Venezuela, Ukraine, Syrie, Thaïlande : Comment l’Occident fabrique les mouvements d’opposition
Andre Vltchek - 18 mars 2014

L'histoire cachée des FEMEN
Olivier Pechter - 3 mars 2014


Exposed: Globally Renowned Activist Srdja Popovic Collaborated With Intelligence Firm Stratfor
Carl Gibson and Steve Horn - Occupy.com - December 2, 2013 (also on JUGOINFO)


USAID e la Open Society di Soros dietro a "Sarajevo 2014"

Cuba: Al-Qaeda en Siria disfrutando de una carpa de USAID! (2013)


Cos'è Avaaz e cosa vuole da me
di Checchino Antonini, da Liberazione, agosto 2013 (anche su JUGOINFO)
 
Bolivia: Morales espelle l'Usaid

articolo di Redazione Contropiano - 2 Maggio 2013
articolo di Prensa Latina | prensa-latina.cu - 6/05/2013
(anche su JUGOINFO)

Com'è che le ragazze a seno nudo di Femen prendono mille euro al dì? (di Luigi De Biase | da il Foglio del 15 marzo 2013 – anche su JUGOINFO)

Indagata per corruzione, l'USAID continua a distribuire "milioni per lo sviluppo"
Jean-Guy Allard | cubadebate.cu - 15/02/2013
(anche su JUGOINFO)

Prava istina o nevladinim organizacijama u Rusiji
Ruski predsjednik Vladimir Putin u razgovoru za njemačku TV postaju ARD - 8. Travanj 2013 (i na JUGOINFO-u)

Emerging Leaders (European Endowment for Democracy)
Die EU hat eine neue Stiftung zur Förderung subversiver Kräfte in ihren Nachbarstaaten gegründet. Die Institution firmiert als "European Endowment for Democracy" (EED, "Europäische Demokratiestiftung")... / The EU has created a new foundation to promote subversive forces in countries neighboring the EU. This institution, known as the "European Endowment for Democracy" (EED), disposes of a budget of millions of Euros and is destined to support oppositional circles in countries bordering the EU to the east and south...
German-Foreign-Policy, 06.03.2013 (hier auf Deutsch - also on JUGOINFO)


LE RIVOLUZIONI COLORATE NELL’EX URSS FURONO REALI O PILOTATE?
di Stefano Schembri, 15 dicembre 2012

FEMEN: rivelazioni veramente scandalose (di Vladimir Sinelnikov – 22 settembre 2012 – anche su JUGOINFO)
Una giornalista di un canale televisivo ucraino è riuscita ad infiltrarsi nel controverso movimento femminista FEMEN...

НЕД 20 невладиних организација у Србији финансирао са милион долара
Una rassegna dei finanziamenti NED in Serbia, diretti a 20 organizzazioni per una cifra totale che si aggira sul milione di dollari!
Fakti 06.09.2012. - isto na JUGOINFO-u

Sostenere il governo USA senza saperlo: il grave esempio di “Avaaz”
Sinistra.ch, 18 febbraio 2012 - anche su JUGOINFO

Come si abbattono i regimi.
Contro-recensione al libro propagandistico “From Dictatorship to Democracy” di Gene Sharp

di Giulietto Chiesa, 18 febbraio 2012 - anche su JUGOINFO

Color Revolutions: Washington Funds Venezuela's "Made in the USA Opposition". $20 million in 2012 for anti-Chavez groups
by Eva Golinger - Global Research, August 11, 2011 - chavezcode.com

Robert Ménard e Reporter senza Frontiere, la triste parabola dalla libertà di stampa al fascismo di Le Pen
Colpo definitivo alla credibilità di Reporter senza Frontiere: Robert Ménard, fondatore e padre padrone dell’organizzazione ... si è schierato con la destra fascista appoggiando la campagna elettorale del Front National francese di Jean-Marie Le Pen e quella presidenziale di sua figlia Marine.
di Gennaro Carotenuto (9/4/2011)
http://www.gennarocarotenuto.it/15398-robert-menard-reporter-senza-frontiere-fascismo-le-pen/


The Godfather of Middle Eastern Protest [on Peter Ackerman and his International Center for Nonviolent Conflict]
by Ezra Deutsch-Feldman, The New Republic - February 17, 2011

Otpor in Egitto per etero-dirigere la rivolta araba
(gennaio 2011):
1) Dietro le rivolte in Medio oriente (come per la Serbia nel 2000) c'è un signore di 83 anni che sta a Boston (Sole24Ore)
2) Giovani attivisti egiziani ispirati da Otpor serbo / A Tunisian-Egyptian Link That Shook Arab History (New York Times)
3) AlJazeera's VIDEO on Otpor's Srdja Popovic training "young activists in nonviolent strategy and tactics" i.e. a "form of warfare"... / FLASHBACK: Excerpt from an interview of Retired U.S. Army Colonel Robert Helvey who teached a group of Otpor students in the spring of 2000 (Belgrade, January 29, 2001)
4) Serbian non-violence group shares know-how with Egyptian activists (Deutsche Welle)


Leftist overthrow advisor Lester Kurtz: “I talked with the CIA”

By Stephen Gowans, January 6, 2011
http://gowans.wordpress.com/2011/01/06/leftist-overthrow-advisor-lester-kurtz-%e2%80%9ci-talked-with-the-cia%e2%80%9d/

Fabbricando dissenso - Le elites del capitale globale controllano i movimenti popolari
di Michel Chossudovsky, 12/11/2010
(URL originale: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=116109
http://real-agenda.com/2010/09/23/fabricando-disidencia-globalistas-y-elites-controlan-oposicion/ )
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19866
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6908


NED, vetrina legale della CIA
Per 30 anni la National Endowment for Democracy (NED) ha subappaltato l’aspetto legale delle operazioni coperte della CIA. Senza destare sospetti, ha creato la più grande rete di corruzione nel mondo, corrompendo sindacati e padroni, partiti politici di sinistra e di destra, perché rappresentassero gli interessi degli Stati Uniti, piuttosto che quelli dei loro aderenti...
di Thierry Meyssan,  20/9/2010
ORIG.: La NED, vitrine légale de la CIA
par Thierry Meyssan, 20/9/2010 - aussi sur JUGOINFO

Per “salvare l’immagine” di USAID, Obama sceglie un esperto in inganni
di Jean Guy Allard - su www.aporrea.org del 05/09/2010

USAID investe più di 2,3 milioni di dollari in propaganda contro Cuba in Internet
di Eva Golinger - Alcuni dei documenti resi noti sono disponibili in:
Contratto originale USAID-CubaNet
Modifica del Contratto USAID-CubaNet, anno 2005
Modifica del Contratto USAID-CubaNet, anno 2007

Washington organizza reti studentesche contro Venezuela, Cuba e Iran
di Eva Golinger
fonte http://tercerainformacion.es/spip.php?article16185


Le rôle des dissidents dans la stratégie de subversion

par Emrah Kaynak, Le Grand Soir (19 mars 2010)
http://www.legrandsoir.info/Le-role-des-dissidents-dans-la-strategie-de-subversion.html
http://michelcollon.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2664:le-role-des-dissidents-dans-la-strategie-de-subversion&catid=6:articles&Itemid=11

DISSIDENTS ou MERCENAIRES ? Des Etats-Unis à l’Europe pour briser Cuba
http://viktor.dedaj.perso.neuf.fr/spip.php?article172
Extraits :
Reporters Sans Frontieres, les aveux de Robert Ménard
http://viktor.dedaj.perso.neuf.fr/spip.php?article37
Pax Christi et Cuba : ONG ou Cheval de Troie ?
http://viktor.dedaj.perso.neuf.fr/spip.php?article103

La CIA utilizza l'USAID come facciata
Eva Golinger (dicembre 2009)
http://www.vocidallastrada.com/2009/12/la-cia-utilizza-lusaid-come-facciata.html
La CIA utiliza la USAID como fachada, confirma alto funcionario de la agencia estadounidense
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16564


USAID, Camp Darby, e il PD (19 novembre 2009)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6573

Devastating "Free Market" Reforms Imposed on Serbia
by Gregory Elich, Global Research, October 28, 2009

http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15849

Goicochea e Clinton pianificano la "Rivoluzione Twitter" in Venezuela
di Eva Golinger, 18/10/09

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/im/peim9l19-005707.htm

Eva Golinger: "Il y a urgence à contrecarrer l'USAID"
Interview par Jean Guy Allard
http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2008-12-10%2016:16:30&log=invites

Les ONG, instruments des gouvernements et des transnationales ? (Julien Teil, 30 juillet 2009)
Par définition les ONG (organisations non-gouvernementales) se présentent comme indépendantes des États et représentatives des citoyens. En réalité, elles sont de plus en plus souvent subventionnées par des gouvernements et financées par des entreprises transnationales. Bien que dénuées de légitimité démocratique, certaines ambitionnent de participer à la « gouvernance mondiale ». Julien Teil analyse ce phénomène à partir d’une étude de cas, l’association caritative CARE.
http://www.voltairenet.org/article161139.html


Die Naumann-Netze
(Newsletter german-foreign-policy.com vom 13.07.2009)
GUMMERSBACH (Eigener Bericht) - Mit einer eigens eingerichteten "Akademie" steuert die FDP-nahe Friedrich-Naumann-Stiftung den weltweiten Aufbau ihrer Einflussnetzwerke...
http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/57575

Naumann-Networks  (GFP 2009/07/13)
http://www.german-foreign-policy.com/en/fulltext/56264

Les mensonges de Reporters sans frontières sur le Venezuela
par Salim Lamrani - Mondialisation.ca, Le 21 juin 2009
Reporters sans frontières contre la démocratie vénézuélienne
par Salim Lamrani | 2 juillet 2009


Obama con la NED e i congressisti mafiosi
Jean- Guy Allard (giugno 2009)
http://www.resistenze.org/sito/te/po/us/pous9f26-005296.htm
http://www.granma.cu/italiano/2009/junio/vier26/obama.html


La tecnica dei colpi di Stato dal basso. Fallisce in Iran la « rivoluzione colorata » (Thierry Meyssan 2009)
http://www.voltairenet.org/article160825.html

http://files.splinder.com/66d22338c8e48ca3c54880401acf3769.pdf
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6050
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6458

castellano:
La técnica del golpe de Estado «por debajo». La «revolución de color» fracasa en Irán (Thierry Meyssan 2009)

http://www.voltairenet.org/article160736.html

english:
The grassroots takeover technique. « Color revolution » fails in Iran
(Thierry Meyssan 2009)
http://www.voltairenet.org/article160764.html


BOLIVIA: U.S. Attempt to Balkanize South America / La tentata balcanizzazione del Sud America

I MERCENARI DEI DIRITTI UMANI (Attilio Folliero, LPG, Caracas, 22/09/2008)
http://www.lapatriagrande.net/04_opiniones/attilio_folliero/vivanco.htm

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6185


Come gli Stati Uniti finanziano gli organi di stampa mondiali per acquisire influenza mediatica
Jeremy Bigwood (luglio 2008)
http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmp8g03-003325.htm
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=5346&lg=it


Separatismo e costruzione dell'Impero nel XXI Secolo /
Separatism and Empire Building in the 21st Century
James Petras
(May 2008)

Orange Networks From Belgrade to Bishkek
Andrei Areshev (19.5.2008)
http://en.fondsk.ru/article.php?id=1372
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6037


Principles of the Imperial New World Order / Principes du Nouvel Ordre Impérial Mondial
Edward S. Herman, David Peterson - ZNet (April 2008)

La propagande de RSF contre Cuba (selezione febbraio 2008)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5887
Vedi anche: Riecco quelli di RSF... con l’ossessione di Cuba e la memoria corta (AsiCubaUmbria - aprile 2008)

USAID en Bolivia y Venezuela: la subversión silenciosa
Eva Golinger (14-09-2007)

RSF è favorevole alla tortura (selezione 29 agosto 2007)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5618

ONG: dall’aiuto alla collaborazione. Come il partito della guerra arruola le organizzazioni non governative (01.07.2007)
http://www.resistenze.org/sito/os/ep/osep7m08-002207.htm
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5757

NGOs: Von Helfern zu Kollaborateuren (01.07.2007)
http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/56913
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5587

ONG : De l’aide à la collaboration. Comment le parti de la guerre mondiale embrigade les ONG pour la guerre (
01.07.2007
)
http://www.voltairenet.org/article150356.html
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5587

Exportschlager Demokratie (
Martin Hantke, 06.07.2007)
Mit dem neuen »Europäischen Instrument für Demokratie und Menschenrechte« will die EU Regierungswechsel in strategisch wichtigen Ländern finanzieren. EU-Beamte entscheiden außerhalb parlamentarischer Kontrolle über Mittelvergabe
http://www.jungewelt.de/2007/07-06/042.php
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5562

La nuova strategia imperiale di Washington in Venezuela (Chris Carlson, maggio 2007)
http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=1830
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5484
Setting the Stage for Turmoil in Caracas. Washington’s New Imperial Strategy In Venezuela (Chris Carlson, May 15, 2007)
http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?SectionID=45&ItemID=12823
http://venezuelanalysis.com/articles.php?artno=2035
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5466

With several important links:
1.  To read more about how the World Bank and IMF force privatization on poor countries, Third World Traveler has a large section devoted to the topic. http://www.thirdworldtraveler.com/IMF_WB/IMF_WB.html
2. Michael Barker has a 4 part series of articles on Znet that explain this strategy in further detail. http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?ItemID=10987
3. Michael A. Cohen and Maria Figueroa Küpçü, Privatizing Foreign Policy, World Policy Journal, Volume xXII, No 3, Fall 2005 http://worldpolicy.org/journal/articles/wpj05-3/cohen.html
4. Chulia, Sreeram. Democratisation, Colour Revolutions and the Role of the NGO’s: Catalysts or Saboteurs?, Global Research, December 25, 2005, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=20051225&articleId=1638
5. Michael Dobbs, ‘US advice guided Milosevic opposition: political consultants helped Yugoslav opposition topple authoritarian leader’, The Washington Post, 11 December 2000, http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&contentId=A18395-2000Dec3¬Found=true
6. Ian Traynor explains how opposition “exit polls” have been strategically used to weaken or overthrow regimes in Eastern Europe in his November 2004 article in The Guardian. “US campaign behind the turmoil in Kiev,” http://www.guardian.co.uk/ukraine/story/0,15569,1360236,00.html
7. Chris Marsden, “How the West organised Milosevic's downfall,” World Socialist Web Site, 13 October 2000, http://www.wsws.org/articles/2000/oct2000/yugo-o13_prn.shtml
8. Finley, Brooke.  “Remembering Yugoslavia: Managed News and Weapons of Mass Destruction,” from the book Censored 2005, Project Censored, Seven Stories Press, 2004.
9. Michael Parenti, The Media and Their Atrocities, You Are Being Lied To, pg. 53 , The Disinformation Company Ltd., 2001
10. Neil Clark, “The Spoils of Another War – NATO’s Kosovo Privatizations,” Znet, September 21, 2004, http://www.zmag.org/content/showarticle.cfm?ItemID=6275
11. Elise Hugus, “Eight Years After NATO’s “Humanitarian War” – Serbia’s new “third way”, Z Magazine, April 2007, Volume 20 Number 4, http://zmagsite.zmag.org/Apr2007/hugus0407.html
12. Hedges, C., "Kosovo War's Glittering Prize Rests Underground," New York Times, 08/08/98
13. Michel Chossudovsky, “Dismantling Former Yugoslavia, Recolonizing Bosnia-Herzegovina,” Global Research February 19, 2002, Covert Action Quarterly, Spring 1996-06-18, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=MIC20020219&articleId=370
14. Jonathan Mowat, “Coup d’État in Disguise: Washingtons’s New World Order “Democratization” Template,” Global Research, February 9, 2005, http://www.globalresearch.ca/articles/MOW502A.html
15. http://es.wikipedia.org/wiki/Petróleos_de_Venezuela
16. Steve Ellner, The Politics of Privatization, NACLA Report on the Americas, 30 April 1998, http://www.hartford-hwp.com/archives/42/170.html
17. http://veszprem.americancorner.hu/htmls/american_corners_worldwide1.html
18. Jim McIlroy & Coral Wynter, “Eva Golinger: Washington's 'three fronts of attack' on Venezuela,” Green Left Weekly, 17 November 2006, http://www.greenleft.org.au/2006/691/35882
19. Pascal Fletcher, ”US democracy expert teaches Venezuelan opposition,” Reuters, April 30, 2003, http://www.burmalibrary.org/TinKyi/archives/2003-05/msg00000.html
20. On the web page of the U.S. Embassy in Bolivia it shows that Neil Foley gave a speech in La Paz, Bolivia for “U.S. Culture Week” the week before he was in Venezuela. http://www.megalink.com/USEMBLAPAZ/english/Pressrel2007En/0404-USweek-eng.pdf
21. From my personal notes of Mr. Foley’s speech at the University of the Andes in Merida, Venezuela on April 16, 2007
22. For the best, most detailed, account in English of the 2002 coup, read Gregory Wilpert’s recent article, “The 47-Hour Coup That Changed Everything,” www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=2018
23. See my previous article “Coup d’État in Venezuela: Made in the U.S.A. – The U.S.-designed Plan to Overthrow Hugo Chavez in the Days Following the Election,” Venezuelanalysis.com, November 22, 2006 www.venezuelanalysis.com/articles.php?artno=1884
24. President Chavez announced that his intelligence had infiltrated opposition groups and found a man belonging to an opposition group with 5 sniper rifles with silencers and scopes. “Chávez anuncia incautación armas vinculadas a complot en su contra,” Milenio.com, May 6th, 2007,  http://www.milenio.com/index.php/2007/05/05/65937/
25. Police in Los Teques, near Caracas, found 144 Molotov cocktails all ready to be used to “take them out to the street next week with the intention of disturbing the public order and for direct confrontation with authorities,” Prensa Latina, May 9, 2007, http://www.prensalatina.com.mx/article.asp?ID=%7BEEAA37C7-DE27-48EB-A23B-CDC19EAD2ADA%7D)


La guerre de désinformation de RSF (selezione 6 febbraio 2007)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5287

Strategie non violente al servizio dell'Impero (Fabio Giovannini, da La Rinascita della sinistra, 2006)
La parabola di Gene Sharp, dal gruppo Abele alla CIA...
http://www.resistenze.org/sito/te/pe/im/peim6c06.htm
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4797

RSF al servizio della CIA (castellano / italiano / francais)
1. RSF ACCUSATA DI AVER INTASCATO FONDI DELLA CIA  (aprile 2006)
2. Polémique : RSF payé par la CIA et les multinationales ? (Maxime Vivas)
3. Reporteros Sin Fronteras (RSF) Financiado por Instituto Republicano Internacional / Le financement de Reporters sans frontières par la NED/CIA (par Diana Barahona, Jeb Sprague)
4. SUBSIDIOS DE 1.300.000 EUROS A "REPORTEROS SIN FRONTERAS" - Para cubrir a Robert Ménard, la UE se refugia en la burocracia
5. RSF, proxénète de l’information (Djamal Benmerad)
LINK: DOSSIER DE R.S.F.: http://emba.cubaminrex.cu/Default.aspx?tabid=3865


Des milliers d' "ONG" financées par les USA à l'assaut de la Russie
Sara Flounders (2006)

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4920
http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2006-04-28%2014:35:17&log=invites


SOROS / NED / UCRAINA (italiano / english / francais)
1. Ucraina, Otpor e nonviolenza. Un commento di Bruno Steri.
2. Links on George Soros' subversion activities
3. People power? Or George power? (Mark Almond)
4. News:
- Soros Foundation: Ukraine 'Battle Between East And West'
- CENTRAL ASIA: Soros Foundation to continue despite setbacks
- Central Asia Speaks: Soros Falls from Grace in Central Asia
5. Altri link:
- Esportatori di rivoluzioni? Ma non fatemi ridere!
- Ukraine, la NED sur la défensive
- L'Ukraine : un modèle pour les relations transatlantiques ?
- Ukraine : l’opposition et le « modèle serbe »

La Cia di scorta si chiama Ned (da Latinoamerica/ Il manifesto, 2006)
Ingloriosa storia e sistematici fallimenti del National Endowment for Democracy, che dovrebbe aiutare lo sviluppo della democrazia nel mondo...
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4797

RSF sul libro paga della NED/CIA (rassegna ed ALTRI LINK, selezione 21 dicembre 2005)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4668

Il videogioco della non violenza (Repubblica online, 2/12/2005)
Una scommessa nata dall'idea di alcuni dei protagonisti dell'opposizione a Milosevic. "È il mezzo migliore per parlare ai giovani"...
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4797

Die Coca-Cola - Revolutionäre (Harald Neuber 25.06.2005)
Von Osteuropa bis Asien organisieren sich junge Politaktivisten, um für Demokratie zu kämpfen. Aber wer profitiert von ihrem Einsatz?
http://www.heise.de/bin/tp/issue/r4/dl-artikel2.cgi?artikelnr=20387&mode=print
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5562


Les ONG, nouveau bras de la diplomatie US (6 JANVIER 2005)
http://www.reseauvoltaire.net/article15885.html


Otpor, arancione a stelle e strisce (dicembre 2004)
1. L'intervista di E. Remondino a S. Lazendic
2. Il commento critico di F. Grimaldi
PRIMO PIANO CON QUATTRO ANNI DI RITARDO


Le reti dell'ingerenza "democratica" (Thierry Meyssan, Reseau Voltaire 2004)
La NED (National Endowment for Democracy) non è nient'altro che la continuazione delle azioni segrete della CIA con altri mezzi...
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4031
francais:
http://www.reseauvoltaire.net/article12196.html
arabe:
http://www.shabakatvoltaire.net/article9.html

castillano:
http://www.redvoltaire.net/article2880.html


Sull'USAID in Montenegro (M. Andolina):
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3754

L'USAID et les réseaux terroristes de Bush
Edgar González Ruiz (Reseau Voltaire, Aout 2004)
http://www.voltairenet.org/article14559.html

Bisogno di rivoluzione? Chiamate Otpor
(A. Apostolovski, Politika , 14 ottobre 2004)
I vecchi militanti del movimento Otpor ("Resistenza"), tra gli artefici della caduta del regime di Slobodan Milosevic, sono diventati degli esperti internazionali in rivoluzioni. I casi di Georgia e Ucraina in questo articolo del quotidiano belgradese Politika...
http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/3579/1/51/

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3988
Besoin d’une révolution ? Appelez Otpor ! (A. Apostolovski, Politika, 14 Octobre 2004)
Après la Géorgie, l’Ukraine ? Les anciens militants du mouvement Otpor (« Résistance »), artisan de la chute du régime de Slobodan Milosevic, sont devenus des experts internationaux ès-révolutions. L’un d’eux, Aleksandar Maric, vient cependant d’être expulsé d’Ukraine, où des élections très sensibles sont convoquées le 31 octobre.
http://www.balkans.eu.org/article4676.html


Ukraine: Serbs Offer Nonviolent Revolution Advice (By DUSAN STOJANOVIC, October 31, 2004)
http://www.newsday.com/news/nationworld/world/wire/sns-ap-exporting-revolution,0,7763712.story?coll=sns-ap-world-headlines
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3983

Leader della organizzazione giovanile Serba OTPOR espulso dall'Ucraina / I supporter di Yanukovych mettono in guardia sulle rivoluzioni nei sondaggi per le elezioni / La "Rivoluzione delle castagne" si prepara a Kiev ... (Ottobre 2004)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3943
PORA/OTPOR: Ukrainians Fear A 'Georgian Scenario' /  Pora: Ukrainian Version Of Serbian Otpor, Georgian Kmara
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3943

Leader of Serb youth organisation deported from Ukraine (Itar-Tass - October 13, 2004)
http://www.itar-tass.com/eng/level2.html?NewsID=1343448&PageNum=1
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3903

CHESTNUT REVOLUTION COMING TO UKRAINE (RIA-Novosti October 13, 2004)
http://en.rian.ru/rian/index.cfm?prd_id=160&msg_id=4965109&startrow=1&date=2004-10-13&do_alert=0
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3903


George Soros: Mago imperiale e agente doppio (Heather Cottin - Covert Action Quarterly 9 dicembre 2003)

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3438
George Soros : Magicien impérial et agent double
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3021

George Soros: Imperial Wizard/Double Agent
http://www.left.ru/inter/2003/december/soros.html
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3056

Guerra segreta: l'intervento USA e UE in Jugoslavia (G. Elich, 2002)

Tute e guerre (F. Grimaldi, L'Ernesto, agosto 2001)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1440

The Circle of Deception. Mapping the Human Rights Crowd in the Balkans (by Gilles d'Aymery - July 23, 2001)

Otpor?




En francais:
Cent millions pour la démocratie ? Comment les États-Unis ont créé une opposition corrompue en Serbie
(www.tenc.net 15-09-2000)
http://emperors-clothes.com/french/articles/cent-f.htm

---

Cento milioni (di dollari N.d.T.) per la democrazia?

Come gli Stati Uniti hanno creato un'opposizione corrotta in Serbia

Quando i risultati elettorali in Jugoslavia erano ancora incerti,
abbiamo pubblicato degli estratti di un testo sull'opposizione serba
scritto da Michel Chossudovsky (Canada), Jared Israël (USA), Peter
Maher (USA), Max Sinclair (USA), Karen Talbot (Covert Action Quarterly -
USA) e Niko Varkevisser (Global Reflexion, Paesi Bassi). 15-09-2000

www.tenc.net
[I nuovi Abiti dell'Imperatore - Emperors Clothes]

La coalizione dell’opposizione jugoslava si proclama «democratica ed
indipendente». Tuttavia, le nostre ricerche dimostrano che questa è
controllata da Washington, dalle stesse persone che sono intervenute
nel corso dei dieci anni passati per tentare di spappolare la
Jugoslavia.

Delle audizioni rivelatrici di fronte al Senato americano

Nel luglio 1999, il Senato americano ha tenuto delle sedute sulla
Serbia. L’inviato speciale degli USA nei Balcani, Robert Gelbard, il
suo assistente, James Pardew, ed il senatore Joseph Biden hanno portato
la loro testimonianza. Hanno dichiarato apertamente che gli USA
finanziavano e controllavano la sedicente opposizione «democratica ed
indipendente».
Nella giornata che ha preceduto queste audizioni, il Senato americano
ha votato per un finanziamento di cento milioni di dollari per questa
opposizione. L’inviato speciale Gelbard ha dichiarato: «Nel corso dei
due anni che hanno portato alla crisi del Kosovo, abbiamo dispensato
16,5 milioni di dollari per differenti programmi per sostenere la
democratizzazione della Serbia.» Ha aggiunto poi che più di 20 milioni
di dollari sono stati indirizzati a Milo Djukanovic che dirige il
governo della Repubblica jugoslava del Montenegro.
Questo denaro è servito a finanziare, a volte anche a creare, dei
partiti politici, delle stazioni radio ed anche dei sindacati. Se una
potenza straniera avesse agito nello stesso modo negli Stati Uniti, i
loro agenti locali sarebbero stati sbattuti in prigione.

La testimonianza di James Pardew, l’assistante di Gelbard

Pardew: «Noi siamo intervenuti indirettamente attraverso le
organizzazioni non governative. Abbiamo stabilito un anello intorno
alla Serbia di trasmissioni internazionali, ma mettendole a
disposizione anche delle voci indipendenti della Serbia che utilizzano
queste installazioni internazionali.» (Notate l'utilizzo poco consono
dell'espressione «indipendente» che significa "indipendente da loro ma
dipendente dagli USA".)
Il senatore Joseph Biden non sembra credere che le misure illustrate da
Pardew siano sufficienti.
Biden: «Noi possiamo rendere disponibili delle installazioni. Ma siamo
preparati a chiudere le installazioni che diffondono la propaganda (del
governo jugoslavo N.d.T.)?»
Gelbard ha tentato allora di difendere la politica del governo
americano sottolineando come, durante la guerra dello scorso anno
contro la Jugoslavia, gli USA avevano effettivamente «chiuso» le
installazioni della TV serba bombardandole.
Gelbard: «Eh certo, noi abbiamo, senatore, nel corso del conflitto del
Kosovo, con i nostri alleati...»
Il senatore Biden l’interrompe, temendo che Gelbard dica troppo.
Biden: «No, questo lo so. Io voglio sapere cosa si sta facendo adesso.»
Gelbard: «Eh vede, per quanto ne sappia, le comunicazioni tra la
televisione serba e le installazioni Eutelsat non sono state
ristabilite e ci siamo assicurati che saranno interrotte di nuovo se
cercassero di ristabilirle.»
Il senatore Biden e l'inviato speciale Gelbard hanno avuto questa
discussione sul tema de «l’opposizione democratica in Serbia».
Biden: «Come possiamo agire nella Serbia stessa? Per esempio, Vuk
Draskovic continua a negare l’accesso a Studio B, che è
presumibilmente...»
Gelbard: «No, ha appena dato l'accesso a Studio B alla Radio B-92, che
sta per essere rifondata con il nome di Radio B2-92. Noi vogliamo che
Draskovic apra Studio B al resto dell’opposizione ed è il messaggio che
gli faremo pervenire nei prossimi giorni.»
Ricordiamo che Gelbard era il principale consigliere di Clinton per la
Jugoslavia e che Biden è uno dei senatori americani più impegnati nello
scontro con la Serbia. Questi uomini sono talmente implicati nel
controllo dell'opposizione «indipendente» della Serbia da sapere –
minuto per minuto – se Draskovic, Djindjic e Djukanovic si dividono
equamente spazio e tempo di trasmissione a Studio B a Belgrado.

Sostenere un solo candidato

L’agenzia France-Presse riportava il 2 agosto passato che una
delegazione dell’opposizione «democratica» aveva incontrato i dirigenti
del Montenegro per convincerli a sostenere il loro candidato per la
presidenza.
«La delegazione serba comprendeva Zoran Djindjic del Partito
Democratico e Vojislav Kostunica del Movimento Democratico per la
Serbia, il candidato designato per far fronte a Milosevic.»
«L'incontro ha avuto luogo all'indomani di quello tra la Segretaria di
Stato Madeleine Albright ed il presidente montenegrino Milo Djukanovic
a Roma, nel corso del quale questa ha fatto pressioni sui gruppi
dell'opposizione affinché abbandonassero le loro minacce di
boicottaggio delle elezioni ed affinché si unissero per battere
Milosevic.»
Altre informazioni ci sono pervenute sul viaggio della Albright a Roma
e sul suo incontro con Djukanovic.
«Oltre alle strategie elettorali, l'Albright ha dichiarato di aver
discusso con Djukanovic sulle strade per aumentare l'aiuto al
Montenegro che è in preda ad una crisi economica» (Agenzia France-
Presse, 1 agosto 2000). Inoltre, l'Albright ha offerto dei fondi a Milo
Djukanovic nel caso avesse accettato di dare il suo appoggio alla
sedicente opposizione «indipendente».
All'inizio, Djukanovic aveva rifiutato. Kostunica lo aveva criticato
pubblicamente per non essersi associato alla sua équipe. Poi, l'11
settembre, Djukanovic ha abbracciato la candidatura di Kostunica. Il
denaro dell'Albright c’entrava qualcosa.
E' un colpo di fortuna per gli agenti americani in Jugoslavia l'esser
riusciti, lavorando con gli uomini del National Endowment for
Democracy, a portare Kostunica sotto l'ombrello americano all'interno
di un'alleanza con Djindjic e Djukanovic e molti altri.
L’organizzazione di Kostunica è molto debole. La sua campagna
elettorale dipende dai partiti, gruppi e mezzi d'informazione
controllati dagli USA. Se conseguirà la vittoria, le marionette locali
degli Stati Uniti gli forniranno il personale statale necessario.

Il programma dell’opposizione «democratica»

L’opposizione «democratica» ha fatto suo un programma redatto dal G-17,
un gruppo d’economisti neoliberisti di Belgrado, finanziato dal
National Endowment for Democracy. Questo programma è disponibile sui
siti web del G-17 e del gruppo «studentesco» Otpor. Questi elencano un
certo numero di obiettivi che l’opposizione «democratica» si è
impegnata a mettere in opera nel caso di vittoria alle elezioni
presidenziali o nelle altre elezioni. I principali punti del programma
sono i seguenti:

L’adozione del marco tedesco come moneta per tutta la Jugoslavia,
seguendo quello che già si è fatto in Bosnia, in Kosovo ed in
Montenegro. Questo avrebbe l'effetto di impoverire immediatamente il
popolo jugoslavo trascinando il paese alle dipendenze economiche della
Germania.
La fine del controllo dei prezzi. La fine delle sovvenzioni per
l’alimentazione, la fine delle protezioni sociali. Il popolo
lavoratore, compreso il milione di rifugiati le cui condizioni sono già
difficili, dovrà comprare il cibo a prezzi occidentali, ma senza i
salari occidentali.
Un trattamento shock per trasformare la Jugoslavia in un paese
capitalista senza però fornire agli jugoslavi i mezzi finanziari
necessari per partecipare ad una tale economia. Il risultato sarà il
trasferimento in mani straniere del controllo di tutta l'economia. Con
questa applicazione della sedicente «ideologia economica moderna» sono
già riusciti a distruggere l'economia russa.
Curiosamente, il loro programma non menziona mai l’aggressione
criminale della NATO contro la Jugoslavia.
Il programma chiama a ridurre le spese pubbliche, smilitarizzare ed
apportare delle radicali trasformazioni al sistema di tassazione. Tutte
queste misure permetteranno alla Jugoslavia di essere controllata dagli
stranieri.
Il programma accetta il diktat americano secondo il quale la Jugoslavia
non esiste più e la Serbia dovrà inginocchiarsi davanti a Washington
per essere riconosciuta di nuovo sulla scena internazionale.
Questo significa l'azzeramento immediato di tutti i beni e dei diritti
storici dello Stato jugoslavo. Questi beni includono i miliardi di
dollari delle ambasciate, delle navi, degli aerei, dei conti in banca
distribuiti nel mondo, dei beni all'estero e di quelli accumulati dal
popolo jugoslavo dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

Il National Endowment for Democracy ed il meccanismo della sovversione

Nella sua testimonianza, Gelbard ha affermato che il governo americano
aveva distribuito dei soldi in Jugoslavia attraverso l'intermediazione
d'una sedicente organizzazione «non governativa», il National Endowment
for Democracy (Fondo Nazionale per la Democrazia). Ma in realtà non si
tratta d'una ONG. E' finanziata dal Congresso USA!
Il National Endowment for Democracy è stato creato nel 1983 per uno
scopo ben preciso. Tutti sapevano in quel momento che la CIA perseguiva
gli obiettivi della politica americana infiltrando delle persone e
mettendo in piedi dei gruppi-fantoccio. Come sottolinea il Washington
Post: «Quando queste attività venivano smascherate (cosa che era
inevitabile), l’effetto era devastante.» (22 settembre 1991)
Il Congresso americano ha allora messo in piedi il National Endowment
for Democracy con lo scopo di fare apertamente quello che la CIA aveva
l’abitudine di fare clandestinamente. C'era così un grande vantaggio.
Non essendo più segreta la sovversione, questa non poteva più essere
oggetto di smascheramenti!
Beneficiando di fondi considerevoli, il National Endowment for
Democracy ed i suoi affiliati hanno cominciato a reclutare nei paesi
stabiliti degli «attivisti per la democrazia», degli «attivisti per la
pace» e degli «economisti indipendenti». Queste persone furono invitate
a festeggiare nei più grandi ristoranti e ricevettero una barca di
soldi per i loro conti correnti. Gli hanno pagato delle borse di studio
e degli stages all’estero. Gli hanno inculcato l’idea che potessero
essere i leaders del domani dell'impero americano.
Questi «attivisti» crearono delle «organizzazioni indipendenti» nei
loro paesi e sollecitarono dei fondi da parte del National Endowment
for Democracy che, ricordiamolo, li aveva reclutati direttamente! Ed il
National Endowment for Democracy gli ha fornito tutti i fondi richiesti!

TRADUZIONE ITALIANA A CURA DE
Il Bollettino di informazione antiimperialista
http://www.bollettino.it - bollettino @tiscalinet.it



I 4 istituti satelliti della NED





Interview: Col. Robert Helvey

Excerpted from an interview with Steve York: Belgrade, January 29, 2001 (source)

Retired U.S. Army Colonel Robert Helvey was sent by the International Republican Institute to teach seminars in nonviolent strategy for a group of Otpor students in the spring of 2000


On the origins of his interest in nonviolent action:

My career has been that of a professional soldier. And one of my last assignments was to be the defense attache in Rangoon [Burma]. And I really had an opportunity — two years living in Rangoon and getting around the country — to really see first hand what happens when a people are oppressed to the point that they're absolutely terrorized. When people would talk to me-- and it required a bit of courage to talk to a foreigner-- sometimes they would place their hands over their mouth because they were afraid someone was watching and they could read their lips. That's how paranoid they became.
And, you know, there was no future for [those] people, and there was a struggle for democracy going on, but it was an armed struggle on the periphery of the country and in the border regions. And it was very clear that that armed struggle was never going to succeed. There was no [international] interest in Burma. Burma had been isolated for decades.
So, when I got back, I kept Burma in the back of my mind. Here were a people that really wanted democracy, really wanted political reform, but the only option they had was armed struggle. And that was really a non-starter, so there was really a sense of helplessness.
So, I got selected to be a senior fellow at the Harvard Center for International Affairs. So when I was up at Cambridge one day, I saw a little poster saying "Program for Nonviolent Sanctions," you know, room such and such. I didn't have anything to do that afternoon so I went up to the seminar on nonviolent sanctions. Primarily, I guess, being an army officer I was going to find out who these people are, you know, these pacifists and things like that — troublemakers. Just trying to get an understanding of it.
And Dr. Gene Sharp happened to be there. And he started out the seminar by saying, "Strategic nonviolent struggle is all about political power. How to seize political power and how to deny it to others." And I thought, "Boy, this guy's talking my language." And, you know, that's what armed struggle is about. So I got interested in this approach because I saw immediately that there may be an opportunity here for the Burmese. You know, if you only have a hammer in your tool box every problem looks like a nail. So maybe if they had another tool in their toolbox, they could at least examine the potential of strategic nonviolent struggle. So that's how I got interested in it.
I had done some work along the Thai-Burmese border with the International Republican Institute. So when they were looking for someone to present information on strategic nonviolent struggle to a Serb group, they called me.

On the Otpor training seminar:

What I did initially was, I had sort of a side session with five or six of the Otpor leaders of this leaderless organization and asked them some questions to get a feel for what they were looking for. And then I started into my seminar.
I think they were looking for something to keep the momentum going. You know, they had done very, very effective work in mobilizing individual groups. But there was something missing to take them beyond protest into actually mobilizing to overthrow theregime. I just felt that something was lacking. They were doing something very, very well, but there seemed to be an invisible wall here that they needed to get over.
So we started with the basics of strategic nonviolent struggle theory. And I did it sort of as a review because apparently they were doing many things right so there must have been some basic understanding. But sometimes you miss some of the dynamics of it if you don't understand the theory. And I focused on the pluralistic basis of power. That the sources of power are the skills and knowledge and the numbers of people, the legitimacy, the fear of sanctions, things like that. Why people obey the regime, even though they dislike it. There are many reasons why people obey that regime. And the primary one is one of habit. So you focus on breaking the habits of obedience. But before you can break the habits you have to understand what it is, why it's in their interests to disobey.
So, once we got beyond that then we looked at — I don't know how to say this, but — you're fighting a war and wars can only be fought successfully if you have a very clear objective and just defeating your opponent, getting him out of power, is just an intermediate objective if you want to go to democracy. So you have to have a vision of tomorrow that includes transforming a society so that it can be democratic. So we talked about that for a while, some of the things that needed to be looked at.
And then we talked a little bit about propaganda. Propaganda today is not a very good word. We like to use the word media or information. But I still use the same old term because it clearly identifies what propaganda is, and that is providing information to change attitudes that influence behavior. And so you look at your society, where the sources of power are, and sources of power are expressed in institutions. Individuals can't exert much power. But organizations is how these sources of power are expressed. And these are expressed in organizations and institutions that you refer to as pillars of support.
So you analyze each of those pillars of support. You identify their strengths and weaknesses. And once you identify those vulnerabilities, then you can design your messages to appeal to those very specific target audiences — to influence their attitudes about their government and about the opposition. And you will eventually be able to change their behaviors.

On the prior experience of the Otpor kids:

They had analyzed a lot of it, but one thing they had not analyzed was this idea of pillars of support. I think I was able to show them a different way of looking at society. So that they could use their resources much more effectively, and be able to measure the effects of their efforts by looking at each of these institutions.
The regime depends heavily upon the military, heavily upon the police, often on the civil servants, sometimes the religious organizations, the church sometimes moves towards supporting the incumbent regime. Students are very often on the side of the opposition, so how can you reinforce that and get them to be even more aggressive than they normally are?
Students historically have always been in the vanguard of social change. So if you're looking for that pillar of support, it doesn't take nearly the amount of resources to get them up to where you want them and in some cases, like in the Burma movement in 1988, the students were mobilized and active well before any of the other institutions of society were. So when it came to the crisis point, the other pillars of support were not ready to support them. There was confusion. So, in a way, the students were left out there hanging by themselves. So if they had had a strategic vision and had examined these pillars of support, they could have been working on those that weren't ready to accept the risk of reform - and brought them up to speed so at the decisive moment, all of these would have come together.

Is nonviolent action a form of warfare?

It's a form of warfare. And you've got to think of it in terms of a war. So the principles of war that apply to a military struggle have a tremendous overlap into strategic nonviolent struggle. I mentioned objective. The objective has to be clear. You can't plan a strategy, or you can't even have a strategy, until you have a clear objective. What is it that I want to accomplish? And then how do I want to accomplish it?
So you identify a strategy, broadly. One option, of course, is an armed struggle. Another option is, you know, a nonviolent struggle. And in some cases the ballot box is the way to bring about change. So first, if you decide that you're going to take action against oppression - and that's the first decision, you know. Do I want change bad enough that I'm willing to take some risk? Or are the risks too high and I'll just go ahead and submit and tolerate it?
But once you say yes I want to change, then you've got to make that decision which is a strategic decision. And if you decide to accept nonviolent struggle, then the same principles of war — we mention objective, you mention mass, you know, to be able to get your forces together at the decisive point. And the initiative, you know, you're never going to win by being on the defensive. You've got to take the offense, whether it's in a military struggle or in unarmed struggle.
So the overlap — the principles of war are the same. They aren't necessarily things that you have to do, but these principles are, sort of, reference points. Have I thought about this? How do I provide security for this nonviolent struggle, particularly at its earlier stages? And very often, in a very repressive society initially it's underground, you know, the organization. But eventually it goes above ground. So there's a lot of similarities between the two.

Can violence be used alongside a nonviolent movement?

I call it contaminants to a nonviolent struggle. And, of course, you know, violence is the greatest contaminant. And, I use the example of gasoline. You know, if you get a little bit of moisture in your gas tank, the engine will still run-- not real smooth-- but it'll still run. But when the moisture level reaches a certain point, the engine doesn't run at all. So violence is a contaminant.
Now, any time you have a mass movement, there's going to be some isolated acts of violence. And there's not a whole lot you can do about that. But once violence becomes a policy or accepted, then it becomes a major contaminant -- so major that you're going to lose the moral high ground. And a lot of people that have joined in your movement because it was nonviolent are going to start backing away.
The international community from which you've received not only moral and political support, but sometimes financial support, will start to get very nervous about providing that support to an organization that condones violent action. And the other thing is, you are meeting your opponent where he is the strongest. And that's dumb. Why would you invite the enemy to fight you on his terms? So, that is a self-destructive approach to strategic nonviolent struggle.

What about the specific methods?

You start out by trying to put a framework, a way to look at a strategic nonviolent struggle. And then you narrow it down a little bit to the nature of the struggle itself. You know, you have the mechanisms that bring change, that kick in, you know. You can convert people — conversion. You can get the regime to accommodate the demands of the opposition group. And then, you use more coercion and interventionist type things, and then the methods of nonviolent struggle.
Protests are primarily symbols. Symbolic gestures to send a message to somebody about your dissatisfaction with the situation or what you want to see happen. But these are primarily symbolic. And the most powerful tool, of course, is withdrawal of consent — non-cooperation. Because without the people's consent, you can't govern. And it's just that simple. If you don't consent to be governed, then you're not going to be governed. So, as Gene [Sharp] has pointed out, you know, he listed 198 different methods of nonviolent resistance, and that's just the tip of the iceberg. I would suggest you take those 198 and then look at your own situation and you'll easily come up with another 198 for your particular struggle.

On overcoming fear:

The question did come up about the fear. And, of course, these people in Otpor, just like most young people, they are very, very courageous. But how do you get others to overcome the effects of fear? Well, the first thing is that you must not ever call people cowards who are afraid. Because once you identify them as cowards, then it has an effect up here. “Yeah, I am a coward.” So, you tell the people: “fear is normal and fear is something that everybody experiences. And if you tell me you have never experienced fear, first you are a liar or you've got a mental problem, you're mentally unbalanced.”
So fear is something that happens to you instinctively. You can't control it, instinctively, it happens. Your feet get cold and why is that? Because blood is coming away from your extremities into the middle of your body. Your body is telling you to prepare for combat. Whether you want it or not, it's preparing your body for combat.
Your brain starts sending all of this adrenaline around to become more powerful. You start panting and breathing heavily to get more oxygen into your system so that your muscles will be able to exert more. No one is more powerful than a mother protecting her child. Where does she get this energy, this strength? The body is taking care of her. She doesn't cause it to happen.
So these basic things are very, very positive. But sometimes, instinct tells us to do things that may be counterproductive for the overall good. Our body, our instinct, tells us to do things when confronted with a threat. Run or freeze. Well, we can't say “Everybody come out to the demonstration” and then the first time they hear the bayonets click on everybody runs. You can't do that. So we have to come up with things to help us overcome the damaging effects of fear.
And one of them is don't be alone. So if you're going to have demonstrations, if you're going to take actions, get people closer together, so they touch each other, in fact. Sometimes the sounds of the enemy — the clicking of bayonets, the beating of the batons — can instill this fright. So you have your own people to chant and make a lot of noise so it drowns out some of the sounds which are coming. The other thing is where to place the banners. Now, if you've ever been on the looking end of a rifle, it's very disconcerting. So why not put your banners up to the front of the crowd so the people in the back rows can't see. It diverts their attention.
So you've got to find out things to do to keep the attention diverted away from the instinct of fear. If you have a lot to do, if this demonstration's success depends upon what you're doing, then you're going to be awfully busy to make sure this demonstration is successful. So you give tasks to everybody, you know. "Hey you, you're in charge of keeping this row straight. And that's your job all the time, constantly check, get people lined up." So he's busy doing something. You've got other people out, you know on the flanks, to watch to see if the police are coming and to provide warning.
You've got other people carrying water cause we may be there all day. "And you've got to make sure, you've got to pass this water out every now and then. Don't wait for people to ask for a drink because they'll get dehydrated out of excitement. So if that happens then the demonstration is going to be a failure. So your job is to do that."
You're going to have people on first aid. You've got to have this training, you've got to carry these things, and you've got to check every now and then. Particularly if it's going to be hot, you're going to have people fainting, how are you going to do that, you know. You've got to have people in charge of signs — making sure they're up at a certain level. Not this high, not this high, but just exact. So you come up with dozens of duties that are extremely important.
And then the next thing is, you try to rehearse people so that they are not surprised when the police come. They are not surprised at the first sight of blood. They are not surprised about anything. So just like Martin Luther King used to do, you know, he used to take the people to the church and go through a rehearsal. How do you fall down and protect your head when a cop starts beating you? So that if you're not surprised, there's less chance for panic. And that's what happens when you're training soldiers. Realistic training means they're not going to break and run on you, and they're going to know exactly what to do in combat. Demonstrations can turn into that. So this is how we approached that.

On the purpose of demonstrations:

What a demonstration does — it's a symbolic gesture primarily. But it can be perceived as something very coercive. If you get 500,000 people out on the street, they're sending you a message. First, we can get 500,000 people out on the street, and that can be frightening. The second thing it does, it generates a perception nationwide of the growing strength of the organization and it could improve recruitment and support. It could cause these other pillars of support to start a reevaluation of their position with respect to the regime. So it has a cumulative effect, you know, what the demonstration can do.
Now, if you decided to move that demonstration to the parliament and occupy the parliament, well now you've come into something more in the way of intervention. You're not just making a gesture, you are actually disrupting and interfering with the ability of the government to rule. So you have to look at your demonstrations for intent and knowing when you're going to be moving to something else because you have to also start changing your thinking about that demonstration. If you block off the roads for an entire day, for example — that depends on what your intention is. You know, to disrupt the government or to just make this gesture, this symbolic gesture of dissatisfaction. A lot of these things are what you intended to do and how it's received at the other end.



OTPOR
Srdja Popovic (a sinistra), leader serbo del movimento Otpor,
Gene Sharp, fondatore dell’Albert Einstein Institution (al centro)
ed il suo vice il colonnello Robert Helvey,
durante la Scuola di formazione degli attachés militari di ambasciata.

L'intero testo del manuale dei servi della CIA per l'abbattimento dei governi non graditi attraverso le "rivoluzioni colorate"
è disponibile in lingua serbocroata al sito dell'Albert Einstein Institution:


Gene Sharp: Od diktature do demokratije (PDF)




"OTPOR", LA "N.E.D." e la C.I.A.
(Fonti:
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/963
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/517 )


> http://emperors-clothes.com/news/cialectures.htm

CORSI DI FORMAZIONE A SOFIA PER MILITANTI OTPOR -
ORGANIZZATI DALLA CIA

Is the Balkans the new Latin America?
Bulgarian paper says: 'CIA is tutoring Serbian group, Otpor'
>From the Bulgarian newspaper, "The Monitor"
Translated by Blagovesta Doncheva (Posted 9-8-00)

---

"To be partly controlled by the CIA? That doesn't bother me much "
Interview with two activists of the Otpor student movement, 2.8.2000
By GERARD MUGEMANGANGO & MICHEL COLLON
http://www.iacenter.org/yugo_crisis.htm
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/517

"Etre partiellement contrôlé par la CIA? ça ne me dérange pas trop"
Interview de deux activistes du mouvement Otpor, 2.8.2000
par Gérard Mugemangango et Michel Collon
http://www.ptb.be/solidaire/article.phtml?lang=1&obid)72

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/517


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Otpor "fu creata attraverso larghe sovvenzioni di fondi
occidentali tra i giovani disoccupati jugoslavi, attratti dalle
immagini false e seducenti dell'America costantemente trasmesse
dai media 'indipendenti' finanziati dagli USA.
Nella edizione di 'News and Information' della primavera del 2001 -
una pubblicazione del National Endowment for Democracy
(NED), una agenzia ufficiale statunitense creata dal Congresso nel
1983 per assumere alcune delle funzioni della CIA, si ammette
che la NED ha finanziato Otpor dall'agosto del 1999. Vale a dire che
non appena gli USA smisero di bombardare la Jugoslavia, la
burocrazia di Washington impresse una accelerazione approntando
una struttura tipo "Quinta colonna" utile a compiere un
colpo di Stato. Presto sul sito Emperor's Clothes
[http://www.tenc.net] verranno pubblicati ampi stralci
dal bollettino della NED 'News and Information': e' molto
istruttivo..."

Otpor "was created by spreading
vast amounts of Western cash among jobless Yugoslav
youths who had fallen for the lure of the false and
seductive images of America, broadcast constantly by the
U.S.-financed 'independent' media.
In the Spring, 2001 issue of 'News and Information', a
publication of the National Endowment for Democracy
(NED), an official U.S. agency set up by Congress in 1983
to take over certain functions of the CIA, it is admitted
that the NED funded Otpor since August, 1999. That is, as
soon as the U.S. stopped bombing Yugoslavia, the
Washington bureaucracy went into high gear setting up the
Fifth Column infrastructure needed to pull off a coup
d'tat. Emperor's Clothes will soon publish extensive
excerpts from the NED 'News and Information' bulletin. It
is most educational..."

(Fonte: http://emperors-clothes.com/articles/jared/phillips.htm )

---

A LETTO CON LA N.E.D.

> http://www.antiwar.com/szamuely/sz-col.html

Decline of The West by George Szamuely
Antiwar.com May 5, 2001

In Bed With NED
The "National Evisceration of Democracy"?

Excerpts:

...The extent of the NED involvement in pre-Kostunica
Yugoslavia was revealed in the 1998 testimony of Paul
McCarthy before the Commission on Security and
Cooperation in Europe. McCarthy, a program officer at
the NED, boasted that, among the many recipients of
NED moolah were "the newspapers Nasa Borba, Vreme and
Danas, an independent TV station in eastern Serbia, TV
Negotin, the prominent news agency BETA, and the
important Belgrade station, Radio B-92." Naturally,
such media are always described in the NED literature
as "independent."

One of the organizations currently being bankrolled by
the NED is the Serbian "youth" organization Otpor.
According to the NED, it has been doing so since
August 1999. Recently, the NED and the International
Republican Institute (IRI), which is also funded by
the NED, jointly sponsored a forum for Otpor leaders.
According to NED literature, Otpors notorious "he is
finished" posters "helped to galvanize public opinion
against Slobodan Milosevic. Otpors enormous
get-out-the-vote campaign made a critical difference
in helping Vojislav Kostunica defeat Milosevic at the
ballot box Subsequently, Otpors activists played a
crucial role in the street demonstrations that
followed the elections and led to Milosevics ultimate
downfall on October 5."

NED goes on to say that Otpor will continue to do
"grassroots political work as a watchdog that will
exert pressure on the new government to quickly
implement democratic reforms they view as crucial to
Yugoslavias return to life as a normal country."
The NED does not specify what "grassroots" work
entails. However, it explains, "this extensive
grassroots network can work to fill the political
vacuum that was created when the Democratic Opposition
of Serbia defeated Milosevic, and was left with no
serious political rival. Without any loyal
opposition to pressure the new regime, Otpor intends
to keep important reform issues in front of the public
and Serbias new leaders to make sure that democratic
progress continues." Note the repeated emphasis on
"grassroots" activism along with the vague nature of
the organizations goals. "Reform," "democratic
progress," "normal country" the NED invariably uses
such vacuous trivia to disguise its true agenda. (...)

The British Helsinki Human Rights Group has a very
different take on Otpor. Its recent report about the
December parliamentary elections in Serbia, describes
how Otpors "Hes finished" campaign was "followed up
with a similar poster campaignconsisting of the
slogan Overi! or Be sure ie that he is finished
off. The Overi! slogans were printed in a rather
sinister way, in menacing black letters and sometimes
with Slobodan Milosevics face. It is a matter of
considerable concern that Overi is Mafia slang for
the three shots which contract killers pump into an
already dead body in order to be sure that the victim
has, indeed, been finished off. It hardly bodes well
for Serbian democracy that such vocabulary is
associated with the new era." Indeed. It is even more
disturbing that US taxpayers should underwrite such
blatant threats of violence.

The BHHRG report goes on: "Otpor also ran a poster
campaign with the equally sinister slogan, We are
watching you, an apparently direct reference to
George Orwells 1984. The motif of these posters is a
bulldozer, a reminder of the heroic vehicle that
headed the march on Belgrade from Cacak on October
5; it also, no doubt, emphasizes the DOS attitude
towards its opponents. The Socialists have alleged
that menacing leaflets of this nature have been sent
to the homes of Socialist Party activists. Finally,
Otpor has not hesitated to recruit underage persons
for its purposes, an action which is strictly
incompatible with the duty of political organizations
not to exploit the young." This then is what the NED
is pleased to call "grassroots political work." The
task the Us Government has assigned to Otpor is to act
as the local bully scaring people into not voting for
the socialists or the nationalists.

What remains interesting is why the US Government
continues to underwrite Otpor. The goals it outlines
are also the goals of the Djindjic regime. So why the
duplication of beneficiaries? Evidently, Washington
does not trust the new regime in Belgrade. Therefore,
an alternative regime has to be manufactured and kept
on the sidelines. Should Belgrade once again fall out
of favor in Washington, there will be new leaders to
champion. Doubtless, the NED is already grooming the
next "Djindjic." "Yugoslavia," warns the NED, "risks
the same fate as its neighbor Romania, which had an
important democratic election, but failed to
consolidate its democratic gains and soon slipped back
into a political culture of nationalism where
reformers became divided, were corrupted, and
eventually were defeated by former communists."...


---

> http://www.ce-review.org/01/8/pozun8.html

REPORTAGE DALL'ULTIMO CONGRESSO DI OTPOR:
difficile transizione da finta organizzazione studentesca a vera
lobby di pressione per la trasformazione della societa' in senso
liberista

Planning for an Uncertain Future (Brian J Pozun)
Some think it should be a political party, some an NGO;
others think Otpor should disband.

---

I SITI INTERNET DI OTPOR

> http://195.8.231.173/index.php
Prva strana na srpskom
> http://www.otpor.net
Home page in English (not updated)

---

I finanziamenti ricevuti dalla National Endowment for Democracy (NED) nei primi anni 2000
(Fonte: http://liste.bologna.social-forum.org/wws/arc/forum/2003-06/msg00214.html)

Sul sito della stessa organizzazione è possibile verificare che Otpor ha ricevuto:

anno 2000
$189,600 + $47,790
http://www.ned.org/grants/00programs/grants-cee.html

anno 2001
$228,000 + $45,085
http://www.ned.org/grants/01programs/grants-cee.html

La NED è "un'organizzazione non governativa che riceve dei fondi pubblici
per portare avanti iniziative democratiche" (non-governmental organization
that receives public funding to carry out democracy initiatives).
ttp://www.ned.org/about/nedhistory.html

Sempre sulla pagina che fornisce le informazioni riguardo all'organizzazione
si scrive:
"Oggi, la Guerra Fredda è un ricordo lontano, e la promozione della
democrazia è diventato un campo fisso dell'attività internazionale e un
pilastro della politica estera americana."  (Today, the Cold War is almost a
distant memory, and democracy promotion has become an established field of
international activity, and a pillar of American foreign policy.)
http://www.ned.org/about/about.html





http://www.michelcollon.info/imprimarticles.php?dateaccess=2006-04-28%2014:35:17&log=invites

Des milliers d' "ONG" financées par les USA à l'assaut de la Russie


Sara Flounders
 
Sara Flounders, animatrice de l'International Action Center aux USA, analyse le rôle et les dessous des ONG internationales (elles seraient près de 450.000 !) pour faire évoluer la Russie "comme il faut"...
 

Une polémique est en cours en Russie au sujet d’un texte de loi réglementant les organisations non-gouvernementales (ONG) et devant entrer en vigueur courant avril.
Ce nouveau projet de loi a été voté par les deux chambres du parlement russe, la Douma, et signé par le président Poutine le 10 janvier. La campagne de résistance à cette loi ouvre les yeux sur les agissements de l’Occident, et particulièrement des Etats-Unis dans la vie politique russe aujourd’hui.
Au titre de la nouvelle loi, les organisations étrangères ainsi que les groupes bénéficiant d’un financement en provenance de l’étranger doivent être enregistrés auprès de l’Etat. Les responsables russes affirment qu’une telle législation s’avère nécessaire pour faire face aux centaines de millions de dollars que des états étrangers versent à des organisations du pays.
Une première version du texte a déjà été assouplie suite à une campagne d’une rare intensité menée par les ONG elles-mêmes ainsi que le gouvernement américain. La secrétaire d’état Condoleeza Rice fit pression sur Poutine, exprimant sa préoccupation pour la ‘démocratie’. La loi figurait même à l’ordre du jour lors du dernier sommet du G8.
La loi impose des restrictions au financement, à l’enregistrement et aux activités des ONG. Ces dernières se référaient auparavant à toute organisation à but non lucratif bénévole, civile, environnementale, humanitaire, dans les domaines entre autres des droits de l’homme, de la santé et de différents ‘services à la collectivité’. A présent un nombre important d’organisations qui se disent non-gouvernementales, mais dépendent de fonds provenant des Etats-Unis, des principaux pays impérialistes et des grands groupes capitalistes, opèrent en Russie ainsi que dans de nombreux autres pays du monde. Ils apportent une aide financière et logistique, déterminent la ligne à suivre et interviennent dans la vie politique selon l’orientation politique et les intérêts économiques des bailleurs de fonds.
Le nombre même des organisations dénommées ONG ainsi que de celles bénéficiant d’un financement de l’étranger est stupéfiant. Depuis l’effondrement de l’Union soviétique en 1991, des centaines de milliers d’ONG sont apparues en Russie. Des députés à la Douma affirment que plus de 450.000 ONG sont actives en Russie à l’heure actuelle. Le Yale Center for the Study of Globalization va encore plus loin, puisque d’après lui « il y a plus de 600.000 organisations non gouvernementales, non commerciales en activité en Russie. Il y en a probablement autant qui fonctionnent dans le pays sans enregistrement officiel. »
Le député à la Douma Alexeï Ostrovski, co-auteur de la nouvelle loi, estime que plus d’un quart des ONG russes reçoivent de l’argent étranger. Elles comprennent des groupes environnementaux, des organismes de contrôle des droits de l’homme et des associations de consommateurs.
Apportant son soutien au texte de loi, le président Poutine ajoutait : « Que ces organisations le veulent ou pas, elles sont devenues un instrument aux mains d’états étrangers qui les utilisent pour atteindre leurs propres objectifs politiques. Cette situation ne peut plus durer. La loi est censée empêcher toute immixtion de pays étrangers dans la vie politique intérieure russe et permettre la transparence quant au financement des organisations non-gouvernementales. »


La Croix suit le Fusil

Quand les nations capitalistes européennes colonisèrent pour la première fois le monde, la croix suivit bientôt le fusil. Des milliers de missionnaires firent partie intégrante du mécanisme de conquête et d’asujettissement.
L’implantation d’une administration coloniale exigeait que l’on réorganisât la société et la structure de la propriété de façon à privilégier les colonisateurs. D’où l’utilité de l’enseignement, de la formation et de l’orientation politique dispensées aux membres de l’élite locale appelés à collaborer. La conversion à la nouvelle religion qu’ils apportaient aida à pacifier toute une section de la population, et ouvrit la voie à certains pour qu’ils deviennent les serviteurs loyaux et fervents du nouveau pouvoir.
En Russie aujourd’hui, ce ne sont pas que des organisations religieuses qui inondent la région. Le premier rôle pour la propagation des valeurs capitalistes revient aux ONG spécialistes des ‘droits de l’homme’.
En réaction contre les nouvelles restrictions, l’intensité des pressions politiques et des protestations de Washington a redoublé. Mais il s’agit purement et simplement d’une supercherie, étant donné que des réglementations autrement plus restrictives et abusives régissent les organisations aux Etats-Unis mêmes.
Tout individu et toute organisation qui y reçoit de l’argent d’un pays étranger doit se faire enregistrer auprès de l’Etat américain au titre du ‘Foreign Agents Registration Act’. Les dons charitables doivent également être répertoriés pour que le public en prendre connaissance. Imaginez que la Russie, l’Iran, la Corée du Nord, la Chine ou Cuba déverse des millions de dollars sur des organisations politiques américaines. Même des alliés des Etats-Unis tels que la France , la Grande-Bretagne, l’Allemagne ou le Japon n’ont pas le droit de financer des organisations politiques à l’intérieur des Etats-Unis.
Dans le numéro du 25 janvier de la revue Russia Profile Alexeï Pankin décrivait comme suit ses relations avec deux ONG : « Je gérais un programme de trois ans, financé par USAID, de soutien aux médias russes, doté d’un budget global de $ 10,5 millions, ainsi qu’un programme de la Fondation Soros, également consacré au soutien des médias, au budget annuel de $1,8 million. Le nombre de cadres, directeurs, d’inspecteurs et conseillers auxquels j’ai eu affaire (ou qui ont eu affaire à moi) défie l'entendement. Je suis persuadé qu’il y avait des officiers du renseignement parmi eux. »
Le 23 janvier dernier le Service Fédéral de Sécurité de Russie (FSB), successeur du KGB , a accusé quatre diplomates britanniques d’espionnage. Il affirmait avoir surpris l’un d’entre eux en train de transmettre des fonds à plusieurs organisations non-gouvernementales russes. Londres a nié toute indélicatesse de sa part, affirmant que son soutien aux ONG russe s’effectuait au vu et au su de tout un chacun.
Une part importante du financement étranger provient directement de sources américaines, telles que le quasi-officiel National Endowment for Democracy (NED) et la US Agency for International Development (USAID) ainsi que du programme TACIS de l’Union Européenne. Des millions de dollars proviennent de fondations représentant les intérêts des milieux les plus fortunés, telles que celles de Ford, MacArthur, Carnegie, Rockefeller et Soros.


Le changement de régime en Géorgie, en Ukraine et au Kirguistan

Le rôle des ONG financées par les Etats-Unis dans les tentatives de ‘changement de régime’ à Cuba, au Venezuela, au Chili, au Nicaragua et à Haïti est bien connu. Le rôle de ces mêmes organisations subversives en Europe de l’Est ainsi que dans les anciennes républiques soviétiques l’est beaucoup moins, bien qu’elles y soient encore plus présentes.
Le chef du FSB, le service de sécurité russe, accusait récemment les ONG financées par l’étranger d’avoir fomenté le renversement des régimes post-soviétiques de Géorgie, d’Ukraine et du Kirguistan.
Le rôle actif et déclaré joué par ces ONG à financement extérieur dans le renversement de ces trois gouvernements explique l’alerte lancée par Moscou. Dans leur enthousiasme, les médias impérialistes les nomme ‘révolutions de velours’ et parfois ‘révolutions de couleur’, la couleur en question étant celle choisie par les forces d’opposition.
Il est d’ailleurs ironique que les leaders politiques renversés – tout particulièrement Edouard Chevernatzé en Géorgie et Léonid Koutchma en Ukraine – avaient de par le passé fait figure de candidats préférés des Etats-Unis. Les deux avaient mis en œuvre des politiques pro-américaines. Ils avaient favorisé l’adhésion au ‘Partenariat pour la Paix’ de l’OTAN et consenti à envoyer des troupes en Irak.
Cependant les deux chefs furent évincés sans cérémonie quand ils manifestèrent ne serait-ce qu’une volonté d’indépendance par rapport aux intérêts américains. Leurs successeurs, Michaïl Chakachvili en Géorgie et Victor Iouchenko en Ukraine, avaient d’ailleurs servi dans leurs gouvernements respectifs.
A l’occasion de la cérémonie d’investiture du président ukrainien Iouchenko l’ancien Secrétaire d’Etat américain Colin Powell déclara qu’il était « fier d’avoir été associé aux deux événements » - tant en Géorgie qu’en Ukraine.
Un aperçu des menées actuelles des Etats-Unis, ainsi que de leur bilan des interventions passées, peut être obtenu sur les sites web des fondations ayant apporté leur soutien à ces changements de régime.


40.000 ONG en Ukraine

Dans un article figurant sur le site internet de la Banque mondiale et intitulé ‘Le Développement de la Société Civile en Ukraine et la Révolution Orange’, Vira Nanivska, directeur du Centre International d’Etudes Politiques d’Ukraine se félicite que « 40.000 ONG regroupent 12 pour cent de la population ukrainienne aujourd’hui – et ces organisations ont joué un rôle moteur dans la Révolution Orange. » (www.worldbank.org)
Elle décrit comment des consultants internationaux, des experts en politique et des assistants techniques travaillent de concert pour changer la législation existante, développer des associations, constituer des centres d’informations, former des fonctionnaires, mettre sur pied des conseils de quartier et des associations commerciales, tout en faisant pression pour modifier le budget de l’état dans leur propre intérêt.
Les jeunes et les organisations estudiantines sont attirés au moyen de campagnes autour du HIV/ SIDA, de la protection des droits des minorités et la protection des enfants abandonnés. Le but exclusif de ce réseau de projets, explique-t-elle, est d’empêcher tout ‘retour à l’ancien régime’ ainsi que de favoriser l’ ‘euro-intégration’, à savoir l’intégration dans des structures internationales et européennes telles que l’OTAN et la Banque Mondiale.
Le renversement de la propriété socialiste et le démembrement de l’Union Soviétique ne se sont pas achevés en 1991. L’élaboration de lois sur la propriété, les droits des investisseurs étrangers, la justification de l’expropriation et de la privatisation des ressources, de l’industrie et des services collectifs en vue du bénéfice de certains, le démantèlement de programmes sociaux, la nouvelle configuration des médias, de l’éducation et de la culture et l’éradication de toute prétention à la souveraineté nationale sont des tâches de longue haleine.
Ces fonds ont bien plus d’impact dans une zone où a disparu le système socialiste à planification centralisée qui garantissait les retraites, le plein emploi, les soins médicaux et l’enseignement gratuits ainsi que le droit à un logement subventionné. Son démantèlement brutal a touché des millions d’individus, d’où leur grande colère contre les dirigeants qui les ont trahis.


Le financement des mouvements de jeunes

Une partie importante des fonds des milieux d’affaires américains est destiné à la création de mouvements de jeunes. La Fondation Soros, USAID et la NED financèrent toutes trois le groupe serbe de la jeunesse Otpor. Les jeunes en question se virent offrir une formation spécialisée et des séminaires à Budapest (Hongrie) ainsi que des T-shirts, autocollants, affiches, la location d’un bureau et un journal, qui jouèrent un rôle capital dans le renversement du gouvernement Milosevik.
En Géorgie, la Fondation Soros alloua $ 4,6 millions au groupe de jeunes Kmara, qui s’avéra une arme de premier ordre contre le gouvernement. En Ukraine, Soros contribua $ 7 millions à Pora, un autre groupe de jeunes.
Le site web opendemocracy.net est financé par les fondations Ford et Rockefeller.Un article sur ce site de Sreeram Chaulia analyse le rôle des ONG financées par les USA d’Ukraine au Kirguiztan, en passant par la Géorgie. Son accroche publicitaire est polémique, énonçant que « de nouvelles formes de mobilisation de masse des jeunes, fort bien pourvues en moyens techniques, poussent au changement de régime. Mais le phénomène est-il aussi innocent qu’il le paraît à premier abord ? Les mouvements qui inspirent ‘les révolutions de couleur’ sont-ils des catalyseurs ou des saboteurs ? »
L’auteur se garde bien de critiquer ces ONG : il évalue seulement leur efficacité à effectuer des ‘changements de régime’. Quelques-unes de ses observations donnent une idée du fonctionnement de ces organisations politiques en tant que pièces parmi d’autres du dispositif de l’arsenal américain.
« Le sabotage suffit dans certains pays, alors que dans d’autres il faut des offensives militaires de grande envergure» d’après Chaulia.
« Ces trois révolutions – celle des ‘roses’ en Géorgie (novembre 2003 - janvier 2004), la ‘révolution orange’ en Ukraine (janvier 2005) et la ‘révolution des tulipes’ au Kirguistan (avril 2005) – ont chacune suivi le même modèle : toutes avaient pour fer de lance des ONGI (ONG internationales) américaines des droits de l’homme. Ce n’est que quand ils correspondent à leurs objectifs plus globaux de politique étrangère dans une région donnée que les Etats-Unis y défendent les droits de l’homme et la démocratie. On constate que les ONGI qui dépendent de fonds américains soutiennent consciemment ou inconsciemment les intérêts des Etats-Unis.
« Le premier président de la NED, Allen Weinstein admettait ouvertement qu’une grande partie de ce que nous faisons aujourd’hui l’était déjà fait de façon cachée par la CIA il y a 25 ans. La NED fut conçue à l’origine comme une fondation quasi-gouvernementale par laquelle transitaient des fonds gouvernementaux à destination d’ONGI tels que le National Democratic Institute for International Affairs (NDI), la International Foundation for Electoral Systems (IFES) , le International Research and Exchanges Board (IREX) et Freedom House.»
« L’Ambassade américaine à Bichkek (Kirguistan) travaillait étroitement avec des ONG comme Freedom House ou la Fondation Soros – fournissant des générateurs, une presse typographique et de l’argent pour que les protestations restent à niveau d’ébullition jusqu’à ce que le Président Akaïev s’enfuie du pays. Des informations sur les endroits où les manifestants devaient se rassembler et sur ce qu’ils devaient apporter étaient propagés par des stations de radios et de télévisions financées par le Département d’Etat. »
Le nouveau mouvement anti-guerre qui se développe aujourd’hui ne doit pas perdre de vue la multiplicité des formes de l’intervention américaine, ainsi que le chaos et l’instabilité qu’elles entraînent, ce qui viendra intensifier la conscience anti-impérialiste et renforcer l’exigence mondiale : ’US out now !’



Monthly Review - Volume 58, Number 7 - December 2006

The Myths of ‘Democracy Assistance’: U.S. Political Intervention in Post-Soviet Eastern Europe

by Gerald Sussman
We are at present working discreetly with all our might to wrest this mysterious force called sovereignty out of the clutches of the local nation states of the world.—Arnold Toynbee, 1931

Among the principal targets of NED are the so-called transitional states formerly part of the Soviet bloc. Both the Republicans and Democrats assume a post-“containment” strategy toward central and eastern Europe (CEE), and even “liberal” Democrat John Kerry chastised George Bush during the 2004 presidential political campaign for not putting more money into NED. Acting as the umbrella organization for U.S. “democracy assistance” programs, NED channels most of its congressionally-allocated funds to two main subgroups, the International Republican Institute (IRI) and National Democratic Institute (NDI)—representing the two parties—as well as to the U.S. Chamber of Commerce’s Center for International Private Enterprise (CIPE) and the AFL-CIO’s American Center for International Labor Solidarity (Solidarity Center), which are chartered to support electoral and civil society initiatives in target countries. One of the congressional leaders behind the creation of NED, Dante Fascell, formerly chair of the House Foreign Affairs Committee, said that this institutional design was intended to give each group “a piece of the pie. They got paid off. Democrats and Republicans, the Chamber of Commerce, along with labor.”2

Piece by piece, the United States expects to set up leaders in the twenty-four CEE countries who will further open their state assets to transnational corporate investment, help to isolate or force Russia into the fold, permit U.S. military hegemony over the region, and protect the U.S.-controlled Euro-Asian oil pipeline. Russia, Ukraine, Georgia, Serbia, and Belarus are among the countries in the region where American consultants, foreign service personnel, NED and its member organizations, and other public and private agencies have recently intervened in national elections. These are joined by a long list of other countries where U.S. money has found its way to politicians and parties promoted by the White House, the State Department, and the CIA. Compared to the surreptitious and nakedly aggressive manner in which the CIA typically carried out its destabilizing forays in the late 1940s through the mid-1970s, current forms of electoral manipulation are conducted largely as spectacles of spin and moral drama.

Promoted as “democracy building,” electoral interventions are critically important to U.S. global policy objectives, contributing to long-term state and corporate planning by solidifying American linkages to foreign governments and helping establish economic and military alliances. This article discusses the power context and ideological pretext behind “democracy assistance”—how this term is rhetorically employed to overpower nationalist and socialist resistance to foreign economic and cultural domination, with a particular focus on Russia and several states within its “near abroad.” Although foreign interference has occurred in almost all of the CEE countries, in consideration of space, the focus here is on five particularly important target countries of U.S. interest, Russia, Serbia, Georgia, Ukraine, and Belarus. Last, the article considers how government and media management of public understanding of world politics, by spinning U.S. foreign policy meanings, confers legitimacy upon the notion of “democracy assistance” and the overall good intentions of the state.

‘Democracy Assistance’ and NED

The collapse of the Soviet Union gave the United States a unique opportunity to expand its sphere of influence into formerly socialist central and eastern Europe, central Asia, and Russia. In the 1990s, American “freedom” NGOs and private political consultants followed the gold rush of free marketers to these regions to participate in “democracy-building” and to introduce U.S.-style electioneering. Facilitating this global flow of “non-partisan [political] expertise,” USAID adopted in 1991 a “democracy initiative” conditionality for extending grants and loans to various “developing” countries (an act similarly adopted by the European Union two years earlier). One organization involved in this initiative, the Washington, D.C.-based International Foundation for Election Systems (IFES), notes how the “end of the Cold War in 1989 created opportunities...to respond to an overwhelming demand for technical non-partisan expertise in democracy and governance.” IFES claims to have field offices in thirty-five countries with a cadre of 1,500 consultants, including big consulting names such as Stanley Greenberg (who helped direct Bill Clinton’s 1992 presidential campaign). Some IFES consultants are able to turn democracy-assistance work into contracts with foreign political candidates. Joseph Napolitan, founder of the International Association of Political Consultants, is on the IFES board, along with other well-known American campaign specialists.3

The National Endowment for Democracy, which supports programs in over eighty countries, is a quasi-private congressionally-funded instrument, created by the Reagan administration in 1983, for channeling money, equipment, and political consultants and other expertise to certain countries in order “to strengthen democratic electoral processes...through timely measures in cooperation with indigenous democratic forces.” That is, NED’s putative raison d’etre is to encourage electoral activity in countries undergoing a transition to popular democracy and support others where elections have already been instituted. NED has been described as “a full-service infrastructure-building clearinghouse” that “provides money, technical support, supplies, training programs, media know-how, public relations assistance, and state-of-the-art equipment to select political groups, civic organizations, labor unions, dissident movements, student groups, book publishers, newspapers, and other media.” Ironically referring to itself as a “non-governmental organization,” its overriding purpose has been to “destabilize progressive movements, particularly those with a socialist or democratic-socialist bent.”4

A number of critics in and out of government from both the left and right see NED as an anti-communist Cold War relic falsely representing itself as non-partisan. The chairman of the board of NED, former representative Vin Weber, is a senior partner in a consulting firm that, according to his NED bio, “provides strategic advice to institutions interested in issues before, and governmental processes of, the legislative and executive branches of the federal government.” He is also a business partner with former Republican politicians and government officials Jack Kemp, Jeane Kirkpatrick, and William Bennett and is known inside the beltway as a “superlobbyist.” The president of NED is Carl Gershman, a one-time Social Democrat who went on to become senior counselor to the archconservative Jeane Kirkpatrick (currently on the board of IRI), when she was U.S. ambassador to the United Nations under Reagan. Over the years, there have been several attempts in Congress to disband the organization, including a recent one by a representative from Texas, Ron Paul, who calls NED “nothing more than a costly program that takes the US taxpayer funds to promote favored politicians and political parties abroad.” Currently, NED is in good favor with most Democratic and Republican legislators.5

NED was supposed to provide an alternative (to the CIA) by means of encouraging democratic institutions in formerly repressive states. Unlike the CIA, NED’s extensive operations abroad create opportunities for political operatives who need not assume underground lives and identities. However, even without engaging in the dirty work of the CIA, “In a multitude of ways, NED meddles in the internal affairs of foreign countries by supplying funds, technical know-how, training, educational materials, computers, faxes, copiers, automobiles, and so on, to selected political groups, civic organizations, labor unions, dissident movements, student groups, book publishers, newspapers, other media, etc.” By one estimate, the camouflaging of its imperial purposes while maintaining a benevolent image makes the NED a far more effective instrument of state policy than the CIA ever was—a soft imperialism.6

While most people in these former single-party authoritarian states no doubt welcome the possibilities of open, multiparty politics, there remains a widespread suspicion and sensitivity to foreign sponsorship of domestic political institutions. Even when NED’s funding of Chile’s 1988 election helped bring down the Pinochet regime, the opposition parties that benefited nonetheless expressed resentment against U.S. interference. And such suspicion is not unwarranted. The center-right politics of CIPE and the AFL-CIO’s Solidarity Center are clear. One look at the backgrounds and links of the members of the National Democratic Institute and especially the International Republican Institute—listing sixty-four corporate and foundation “benefactors”—reveals a formidable intersection of bureaucrat-capitalists with representatives from the American Enterprise Institute and Fortune 500 energy, automobile, media, and defense sectors. Although corporations such as Chevron-Texaco, Exxon Mobil, and Enron help fund both NDI and IRI, but their influence, particularly in major NED target countries such as Venezuela, Iraq, and the rest of the Middle East, extends much farther than their relatively small direct contributions would suggest. What makes NED a particularly useful instrument is that although federally funded, the activities of its institutes are not reported to Congress.7

In its mission statement, IRI claims that its programs are “non-partisan and clearly adhere to fundamental American principles such as individual freedom, equal opportunity, and the entrepreneurial spirit that fosters economic development.” However, following its “American principles,” the IRI organization, chaired by conservative leader John McCain, does not suffer a version of “non-partisanship” that tolerates leftist organizations. IRI is often partnered in its anti-leftist “non-partisanship” with another NED-funded organization, the AFL-CIO’s Free Trade Union Institute (FTUI). In the 1980s, one of the FTUI’s “democracy assistance” projects was a $1.5 million grant in support of a right-wing extremist group, the National Inter-University Union, for the purpose of blocking what the labor group saw as dangerous communist influences in François Mitterand’s socialist government.In the IRI worldview, freedom equates to “free enterprise”; those who resist open-door economic policies are ipso facto undemocratic. Considerably more so than NDI, IRI uses an ideological litmus test in its funding programs. Both organizations rely primarily on people with experience not in development work, “but [rather] in the war rooms of presidential campaigns, in congressional and lobbying efforts, and through family relationships to top party officials.”8

‘Americans to the Rescue’—A Russian Assignment

With the collapse of the Soviet Union in the 1990s, the U.S. electioneering industry began to operate in a more globalized environment, sustained by state funding and encouragement to establish in the name of “freedom” new bridgeheads for neoliberal economic conquests. As a former bête noire, Russia was an electioneering plum for U.S. foreign policy planners. Initially, with production of political television spots in 1993 and then in the 1996 Russian presidential election, the first American consultants were invited to Moscow to spin the blessings of capitalism and Boris Yeltsin over communism and Communist Party (KPRF) challenger Gannady Zyuganov. Just prior to the election campaign, the United States helped bankroll Yeltsin with $14 billion in loans. German Chancellor Helmut Kohl committed an additional $2.7 billion, most of which was fully unconditional (thereby permitting its use for massive vote-buying), and French Prime Minister Alain Juppé added $392 million to the kitty, “paid entirely into Russian state coffers.” International Monetary Fund managing director Michel Camdessus committed his organization, as a “moral obligation,” to supporting Yeltsin’s privatization plans. Most of the IMF funds went to the state treasury for discretionary spending—with the caveat that financial assistance would be suspended in the event of a Communist Party election victory. “In the end, though, the KPRF’s door-to-door campaign was obliterated by the heavily researched, well-financed, media saturating, modern campaign waged by the Yeltsin team.”9

Operating under cloak in the Yeltsin campaign were American consultants, George Gorton, Joe Shumate, and Richard Dresner, who previously had worked together on Pete Wilson’s California gubernatorial campaign.10 At a moment when Yeltsin fared poorly in the polls, the three were asked to use their American razzmatazz to help “rescue” Boris. They were joined in this task by Steven Moore, an American public relations specialist, and a Russian TV advertising production company, Video International. Dresner was a former business partner of Dick Morris and former gubernatorial campaign consultant to Bill Clinton. Morris, in turn, was Clinton’s main political advisor (previously having worked for conservative southern senators, Trent Lott and Jesse Helms) and acted as a liaison between the U.S. president and Morris’s friends on the Yeltsin team. Despite these close associations, the consultants denied any connections between the Russian campaign and the White House.11

Video International (VI) staff were trained for the election by the American advertising firm Ogilvy and Mather (part of the worldwide WPP advertising group). The campaign strategy, including use of archival footage of Stalin’s brutality, was to attack the KPRF and Zyuganov with an assortment of anti-communist tactics. Within just a few years of the fall of the Soviet Union, this was an extraordinary turnaround in Russian (formerly Soviet) politics. As one scholar found in her interviews with VI, the company’s producers mocked Zyuganov for failing to grasp the importance of political marketing, which suggested yet another remarkable adaptation in Russian political thinking.12

VI was run by former KGB member Mikhail Margolev, who had previously spent five years with American advertising agencies. Margolev next joined the Putin public relations team for the 2000 election campaign. Since then he has became a “senator” in the Federation Council, Russia’s legislative upper chamber. He and other close advisors to Putin have been receiving “first-hand insights into strategies and techniques of American campaign practice,” a tutelage they presumably assume will assist their leader’s grand political ambitions. Another VI company executive, Mikhail Lesin, became Putin’s press minister. Lesin is known in Russia for harassing media outlets that are critical of the Putin government, marking the growing authoritarian style of that leadership.13

The American campaign consultants worked closely with Yeltsin’s daughter and campaign operations manager, Tatyana Dyachenko, passing on to their Russian counterpart the American techniques of spin-doctoring. According to a published news report, “they advised the campaign on organization, strategic and tactical use of polls and focus groups” with a “central campaign message of anti-communism,” a role they shared with Burson-Marsteller and other American public relations firms. They also urged Yeltsin to assert authoritarian control and think in terms of how to make the state-run television stations “bend to your will.” Boasting that they had saved Yeltsin from certain defeat and Russia from a return to the Cold War, the consultants admitted to employing a host of manipulative tactics in their advertising strategy to sow fear among Russians, a style that has been well-rehearsed by many Republican political strategists. A Time magazine report on these events came with the brazen cover lead, “Yanks to the Rescue”—later inspiring a Showtime (cable TV and subsequent DVD) film undertaking, Spinning Boris, about how the heroics of American political consultants “saved Russia from communism.”14

The consultants’ political ads, mostly aired over state-run television and radio stations, which Yeltsin fully controlled, repeatedly pitched the theme that a Zyuganov victory would bring back a command economy and a climate of terror. For “personality” styling designed to capture the youth vote, the Americans asked Yeltsin to appear at rock concerts and had him “jitterbug” onstage at one of them. Some of Yeltsin’s Russian advisors did not approve of the stunt, possibly because it caused the candidate’s heart attack in the midst of the campaign. Ignored in the campaign slogans, and by the Clinton administration, were the out-of-control economy, Yeltsin’s poor health and alcohol addiction, and his broad use of repressive policies. Despite his autocratic tendencies, disregard for constitutionally guaranteed freedoms, frequent money-laundering scandals, and brutal war in Chechnya, Yeltsin received the unreserved endorsement of the leaders of the main market economies, as if open markets were the true measure of a democracy. A Time correspondent rationalized the American intervention in pure Machiavellian logic: “Democracy triumphed—and along with it came the tools of modern campaigns, including the trickery and slickery Americans know so well. If these tools are not always admirable, the result they helped achieve in Russia surely is.”15

Russians too have learned the dark arts of Machiavellian political chicanery. Moscow hosts a Center of Political Consulting, more popularly known as “Niccolo M”—referring to the famed theorist of political manipulation and spin. By 2002, Niccolo M, whose organizers were trained in NED-funded seminars by the NDI and IRI, was joined in Russia’s new electioneering business by several other new political consulting groups, such as the Center of Political Technologies, which helps design campaign strategies and arrange contacts between businesses and Kremlin officials. Niccolo M staff used all the methods learned from their mentors, including candidate marketing, polling, focus groups, direct mail, phone banks, heavy use of the mass media, attack ads, and spin doctoring. Following its 1996 election defeat, the KPRF began studying Western campaign manuals and adopting the same tactics. Russian business groups have learned to give their money directly to the consultants rather than to candidates for tighter control over policy making, a practice that corresponds to soft-money election financing in the United States.16

An NDI assessment congratulated itself on the role it played in transforming Russian society through the introduction of American electioneering techniques. Under U.S. influence, Russian political parties, the study confidently claimed, were now

targeting their communication to voters based on demographic and geographic information...conducting research on voter attitudes through focus groups and polling...small meetings, coalitions with civic groups, door knocking, phone banks, and public leafleting; organizing more sophisticated press operations that attempt to create news and respond to events....Much of this change can be attributed to NDI training. (emphasis added)17

If the U.S. influenced Russian politics as much as the NDI claimed, then the accession of Vladimir Putin suggests that American campaign practices have little to do with institutionalizing democracy.

In fact, American “democracy assistance” to Russia has been part of a larger project to transform that country into an open market economy and place it under the control of stable and reliable pro-capitalist, pro-U.S. elected officials, regardless of their anti-democratic history or inclinations. In the early 1990s, Harvard University’s Institute for International Development (HIID), which “served as the gatekeeper for hundreds of millions of dollars in USAID and G-7 taxpayer aid, subsidized loans, and other Western funds,” sent a team of economic “shock therapists,” led by Jeffrey Sachs. HIID’s influence extended to the coordination of $300 million in USAID grants that went to the global public relations firm Burson-Marsteller and the “big six” international accounting firms operating in Russia to help sell the privatization program.18 Working closely with Anotoly Chubais, Yeltsin’s first deputy prime minister, minister of finance, and chief of staff, HIID support led to the conversion of major state enterprises to private ownership. The Harvard group actually “drafted many of the Kremlin decrees” to this effect.19 The policies the Sachs group advocated have been widely discredited as disastrous, as measured by subsequent Russian quality of life indicators.

Saving Other ‘Transitional Democracies’

Beyond Russia, NED, especially the IRI, has concentrated its funding efforts heavily in the former Soviet bloc states. By 1990, American political consultants were already training future campaign counterparts in a number of former communist party-run states, now considered “transitional democracies.” If the semi-public, semi-private nature of NED blurs the distinction between official and unofficial conduct of foreign policy, the political intervention of individual American citizens does so even more. When Georgia president Eduard Shevardnadze (formerly foreign minister of the Soviet Union under Gorbachev) was forced to resign as head of state in Georgia after a rigged election and a national uprising that followed in late 2003, the billionaire financier and international political activist George Soros was seen as having a substantial hand in orchestrating the transfer of power. Soros, whose organizations are involved in the destabilization of nationalist regimes, had been funding the opposition television station Rustavi 2, the newspaper 24 Hours, and the Georgian youth movement Kmara!, just as he had supported another student movement, Otpor, in Serbia three years earlier. Otpor was centrally involved in organizing the overthrow of Slobodan Miloševic.

Georgian student leaders acknowledged that they had imitated the Serbian revolt step-by-step. “Otpor activists ran three-day classes teaching more than 1,000 Georgian students how to stage a bloodless revolution. Both trips were funded by Soros’ Open Society Institute.” Soros may be the more visible foreign hand in Shevardnadze’s defeat, but USAID, NDI, IRI, Freedom House, and the State Department also were involved in various ways in steering the outcome of the country’s election. Richard Miles, U.S. ambassador in Belgrade who was a key player in the overthrow of Miloševic´, was transferred to Tbilisi, where he “repeated the trick” by coaching Mikheil Saakashvili on methods to bring down Shevardnadze. Ukraine president at the time Leonid Kuchma insisted that Shevardnadze’s defeat was a “western engineered coup.” The U.S. touted Saakashvili’s 96.24 percent margin of victory in January 2003 as a legitimate expression of electoral democracy.20

As the United States has central interests in the Georgia’s Baku Ceyhan pipeline, and the Bush administration worried about Shevardnadze’s ongoing oil deals with the Russians, the country’s opposition was likely lent a covert hand of the CIA. Clearly, the White House’s first choice to replace Shevardnadze was Saakashvili, a George Washington University and Columbia University law school graduate. The United States supplied his campaign with pollsters, strategists, and consultants. Following Shevardnadze’s forced departure, the United States raised $14 million to help pay Georgian government salaries, and Saakashvili was swept into office in January 2004. To help assure his victory, Saakashvili’s supporters in parliament were able to force a re-registation, which reduced registration lists by one-third and thereby guaranteed an official turnout of 50 percent (of registrants), the minimum required to make the election stand.21

The November 2004 presidential election in Ukraine provided another opportunity for U.S. and western European governments to seek to influence a political reorientation of eastern Europe away from its Soviet legacy. The U.S. and EU favorite was Viktor Yushchenko, someone whom the United States and its European allies saw as bringing Ukraine into NATO and adopting the general program of the WTO. As head of the Ukrainian central bank in the early 1990s, Yushchenko, whose American wife had worked in the Reagan administration, enthusiastically followed the IMF program of structural reforms. Economic restructuring led to wildly inflated local commodity and service prices, severely reduced real wages, and a downturn in the overall health of the economy that put the Ukrainian people in serious jeopardy.22

Yushchenko’s rival for the presidency was prime minister Viktor Yanukovich, the candidate supported by outgoing president Kuchma and Russian president Vladimir Putin. But the State Department regarded him as corrupt and unacceptable and threatened sanctions if he “stole” the election. Several agencies of the U.S. government, together with private organizations, including the NDI and IRI and Soros’s International Renaissance Foundation, contributed millions to Yushchenko’s campaign, while an executive of U.S. PR firm, Rock Creek Creative, boasted of having created a Web site for the U.S./EU candidate that served as a “virtual freedom plaza for the democracy movement” in Ukraine.23 They were joined in support of Yushchenko by the Konrad Adenauer Foundation and Friedrich Ebert Foundation of Germany and the European Peoples Party (Christian Democrats). With considerable irony, the Bush administration sent to Kiev as emissaries for fair elections former president and CIA director George Bush senior and former secretary of state Henry Kissinger, well known for his destabilization initiatives in Southeast Asia and Latin America. It also appears to be a case of “situational ethics” that on the basis of its funded exit polls, the IRI disputed the initial election victory declaration for Yanukovich, while the same method of determining electoral outcomes was treated as irrelevant in places like Florida (2000) and Ohio (2004).

Both the United States and the European Union funded pre-election and exit polling for Yushchenko, defining beforehand a Yanukovich victory as an unfair election. Unfazed by such obvious partisanship, the American Bar Association helped the cause by training Ukrainian judges, including five of the Supreme Court judges who overturned the results of the November poll and called for a new election.24 And as in Yugoslavia and Georgia, the momentum behind the western-backed opposition candidate Yushchenko was a foreign-funded student movement, Pora. Indeed, it was no secret that leaders from both Serbia’s Otpor and Georgia’s Kmara! were brought in to provide tactical training for the Pora activists.

Three prominent politicized NGOs in Ukraine, the International Center for Policy Studies, the Western Ukraine Regional Training Center, and The Center for Political and Legal Reforms have visible links to Yushchenko. According to a U.S. House Republican from Bush’s home state of Texas, Ron Paul, the first was funded by George Soros and the latter two by the U.S. government. Millions of dollars for the Ukrainian election also poured in from USAID through the “Poland-America-Ukraine Cooperation Initiative,” which is run by the private “democracy assistance” organization, Freedom House. The direct links of this and a number of other nominal political “reform” groups to Yushchenko are highly visible.25 Although the U.S. government and NGOs made a lot of noise about the alleged voting fraud on the Yanukovich side, vote-rigging in Yushchenko-leaning western Ukraine was no less conspicuous.

Moreover, as others have noted, the U.S. government did not show any similar outrage about the massive manipulations that took place during Yeltsin’s election in 1996, the Azerbaijan presidential vote in 2003, the unconstitutional ouster of Shevardnadze in Georgia, the 2002 attempted military coup in Venezuela against popular president Hugo Chávez, or the 2006 Mexican presidential election. It was also disclosed that the IRI helped instigate and choreograph large street demonstrations, as well as design branded symbols of resistance, such as clenched fists, in advance of the recent elections in Belgrade, Tbilisi, and Kiev. These uprisings and icons were uncritically reported by the mainstream American media as indicators of a sweeping popular, pro-Western tide. The same media, often as submissively behaved as the controlled press in dictatorships, ignored the massive protests in the United States, Britain, and many other countries on the eve of the U.S. invasion of Iraq. If the subsequent March 2006 parliamentary elections provided any measure of actual Ukrainian voter sentiments, they did not support the U.S. claims, as Yushchenko’s WTO-oriented “Our Ukraine” party came in third place and Yanukovich’s party came in first. By the summer of 2006, amidst a governing crisis, Yushchenko was forced to ask Yanukovich to serve as prime minister.26

Global Electioneering: The Big Spin

U.S. interventionism, except perhaps in the Second World War, has shown little respect for democratic principles, yet its foreign policy rhetoric, a backhanded tribute to the sensibilities of ordinary people, is always cast in that light. Whereas the U.S. has relied extensively on providing aid to dictatorial regimes throughout the world (a policy it has yet to abandon), in a communication-intensive world environment, it is now considered more politically legitimate to accomplish its neoliberal ends through the discursive framing of “democracy assistance.” With respect to historic Anglo-American designs on Russia and eastern Europe, nothing much has changed since British foreign secretary Lord Balfour declared in 1918 (the year of the British-French-U.S. military intervention in Russia): “The only thing which interests me in the Caucasus is the railway line which delivers oil from Baku to Batumi. The natives can cut each other to pieces for all I care.”27

Beyond the broad geopolitical strategy of controlling the oil reserves that beckon foreign intervention in the states configuring the region of the Caspian Sea to central Asia and asserting permanent military dominion over the area, there is the allure of new frontiers for transnational capitalist penetration. The need for political legitimacy and domination embodied in the benign expression “democracy assistance” is shared by a range of transnational corporate and state interests and their local compradores, which rely on public relations propagandists and electioneering mercenaries in hopes of establishing footholds in the region. Rick Ridder, a political consultant and former president of the International Association of Political Consultants, said in reference to the consulting gold rush in Mexico in preparation for the 2000 elections in that country: “If there’s one thing Americans can teach Mexicans it is this: Democracy is a booming business.”28

Indeed, “democracy assistance” is a growth industry. The election of “free market” politicians and parties is the gateway through which all sorts of international carpetbaggers and con men, including electioneering experts, are certain to follow. However, there’s no certainty that western expertise and capital will always be welcome or successful. There is indeed much skepticism in the world about the motives behind NED and “democracy assistance.” Poles have referred derisively to the presence of foreign campaign consultants and public relations professionals as the “Marriot brigades”—referring to their favorite place of lodging.29

Belarus is one country in which the State Department, NED, the EU, and their neoliberal fellow travelers have yet to make serious inroads. It is perhaps because Belarus has created a stable economy without the incursions and plunder of neoliberal “shock therapy” or the destruction of the public sector that even the tight-fisted Lukashenko government retains legitimacy. In reaction to the sound defeat of the U.S./EU-backed candidate, Alexander Milinkevic, and the failure of an Otpor-type youth movement, including Zubr, and the right-wing Young Front, to get traction in during the 2006 election, Lukashenko has been banned from visiting any of the EU states or the United States. This is not the case, for example, for such democratic stalwarts as the heads of state of Egypt, Colombia, Pakistan, Saudi Arabia, Kazakhstan, Azerbaijan, Equatorial Guinea, Israel, or Indonesia, who enjoy easy access to the State Department and White House chambers. In such brutally repressive pro-Western client states and (in some cases) former military dictatorships that have opened themselves to transnational corporate enterprise, rigged elections are often used by ruling elites and endorsed by their foreign patrons in order to “reap the fruits of electoral legitimacy without running the risks of democratic uncertainty.”30

Such global electioneering on behalf of neoliberal capitalism is likely to lead to resistance in targeted countries as they become more wise to these means of political manipulation, particularly by outside forces. In the long term, we may hope the failure of faux-democracy will give rise to a more authentic discourse of internationalism based on respect for peaceful diplomacy, human and civil rights, national sovereignty, and deliberative and popular participatory development—and without recourse to political spin and other expressions of neocolonial hegemony.

Notes

  1. Cited in William Blum, Rogue State (Monroe, Me.: Common Courage Press, 2000), 180.
  2. David Samuels, "At play in the fields of oppression," Harper's (May 1995).
  3. Ankie Hoogvelt, Globalization and the postcolonial world (Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1997), 173; International Foundation for Election Systems, 2003, http://www.ifes.org; John Maggs, "Not-so-innocents abroad," National Journal 32, no. 25 (June 17, 2000).
  4. Lori F. Damrosch, "Politics across borders," American Journal of International Law 83, no. 1, (October November 1989); Bill Berkowitz, "NED targets Venezuela," Z Magazine Online (May 2004), http://www.zmag.org.
  5. National Endowment for Democracy, http://www.ned.org; Ron Paul, "National Endowment for Democracy," October 11, 2003, http://www.antiwar.com.
  6. Blum, Rogue State, 180; William I. Robinson, Promoting polyarchy (Cambridge University Press, 1996), 110 11.
  7. Barbara Conry, Loose cannon: The National Endowment for Democracy (Cato Institute, 1993), http://www.cato.org; IRI, 2003, http://www.iri.org.
  8. 8. Becky Shelley, "Political globalization and the politics of international non-governmental organizations," Australian Journal of Political Science 35, no. 2, (2000); Thomas Carothers, "The resurgence of United States political development assistance to Latin America in the 1980s" in Laurence Whitehead, ed., The international dimensions of democratization (New York: Oxford University Press, 1996), 125 45; Samuels, "At Play."
  9. Fred Weir, "Betting on Boris," Covert Action Quarterly (Summer 1996): 38 41; Sarah E. Mendelson, "Democracy assistance and political transition in Russia," International Security 25, no. 4 (2001).
  10. After saving the world for capitalism, Gorton, Shumate, and Dresner went on to work on the gubernatorial campaign of Arnold Schwarzenegger to save California from the Democrats.
  11. "U.S. Republicans reportedly helped Yeltsin engineer election win," Deutsche Presse-Agentur, July 7, 1996.
  12. Mendelson, "Democracy Assistance," 76.
  13. Fritz & Gunda Plasser, Global political campaigning (Westport, Conn.: Praeger, 2002); Time (July 15, 1996); Mendelson, "Democracy Assistance," 73.
  14. "U.S. political consultants take bow for Yeltsin victory," Deutsche Presse-Agentur, July 9, 1996; Time (July 15, 1996); Janine R. Wedel, Collision and collusion (New York: Palgrave, 2001), 143; Moscow Times, June 3, 2002.
  15. Daniel Hellinger, "Democracy builders or information terrorists?" St. Louis Journalism Review (September 1996): 10 11; Mark Stevenson, "America's newest export industry: Political advisers," Associated Press, January 29, 2000; Mendelson, "Democracy Assistance"; Time (July 15, 1996).
  16. NED's annual funding allocation, at the time $30 billion, also was used to assist the campaigns of forty-one Duma members in the Russian Parliament (Norman Solomon, The habits of highly deceptive media [Monroe, Me.: Common Courage Press, 1999], 75). With offices in Moscow, the NDI and IRI have been heavily involved in party and political activist training in many regions of Russia, backed by more than $15 million during the 1990s (Mendelson, "Democracy Assistance," 75 76). Julie Corwin, "The business of elections," Radio Free Europe/RadioLiberty, September 11, 2002; Mendelson, "Democracy Assistance"; Plasser & Plasser, Global political campaigning.
  17. Carothers, "The resurgence," 152.
  18. The "big six" are Deloitte and Touche, Coopers and Lybrand, KPMG Peat Marwick, Arthur Andersen, Ernst and Young, and Price Waterhouse.
  19. Wedel, Collision and collusion, 125, 142, 241.
  20. World Press Review, December 7, 2003; Guardian, November 26, 2004; Financial Times, January 4, 2004, 4.
  21. Toronto Sun, November 30, 2003; Guardian, November 24, 2003; Financial Times, January 5, 2004, 3.
  22. Catholic New Times (Canada), December 19, 2004.
  23. Washington Post, March 7, 2005.
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  25. Paul, "National Endowment for Democracy."
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  27. The Guardian, April 1, 2004.
  28. Los Angeles Times, August 27, 1999.
  29. Wedel, Collision and collusion.
  30. Andreas Schedler, "The menu of manipulation," Journal of Democracy 13, no. 2 (2002): 36 50.
www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 27-01-07

I miti della ‘Assistenza alla Democrazia’:
L’intervento U.S. nell’Europa Orientale post-sovietica


di Gerald Sussman

Attualmente noi stiamo lavorando con discrezione ma con tutta la 
nostra forza per estirpare questa misteriosa forza chiamata sovranità 
dalle grinfie degli stati nazione locali del mondo.— Arnold Toynbee, 
1931


Uno dei cambiamenti rilevanti nelle politiche nel mondo post-
sovietico, è il coinvolgimento quasi senza freno di agenti, 
consulenti e istituzioni pubbliche e private occidentali nella 
gestione dei processi elettorali nazionali nel mondo intero – 
compresi gli stati un tempo nell’alleanza sovietica. Quando, dalla 
fine degli anni ’80, cominciarono a crollare gli apparati del Partito 
Comunista di quei paesi, dando luogo in modo quasi incruento a 
emergenti forze politiche, l'Occidente (specialmente gli Stati Uniti) 
fu rapido ad intromettersi nei loro affari politici ed economici.

I metodi per manipolare le elezioni straniere sono cambiati dai bei 
tempi delle operazioni di cappa e spada della CIA ma gli obiettivi 
generali del dominio imperiale sono immutati. Adesso il governo U.S. 
in molti casi conta meno sulla CIA e più su iniziative relativamente 
trasparenti, intraprese da organizzazioni sia pubbliche sia private, 
come il National Endowement for Democracy (NED), l' U.S. Agency for 
International Development (USAID), la Freedom House (Casa della 
libertà), l'Open Society di George Soros ed una rete attorno al mondo 
di altre organizzazioni politiche professionali ben finanziate, 
pubbliche e private, primariamente americane, operanti al servizio di 
obiettivi economici e politici neoliberali paralleli allo stato.

Allen Weinstein, cofondatore del NED, notò: “molto di quello che noi 
[NED] facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla 
CIA.” Fra i principali obiettivi del NED vi sono i così detti ‘stati 
in transizione’, già facenti parte del blocco sovietico. Sia i 
repubblicani sia i democratici, hanno mantenuto verso l'Europa 
centrale ed orientale una strategia di “contenimento”, ed anche il 
democratico “liberal” John Kerry, durante la campagna politica 
presidenziale del 2004, ammonì George Bush di non mettere abbastanza 
soldi nel NED. Comportandosi come i programmi di “assistenza alla 
democrazia” delle organizzazioni previdenziali degli Stati Uniti, il 
NED incanala la maggior parte dei propri fondi, stanziati dal 
Congresso, a due sottogruppi principali, l’International Republican 
Institute (IRI) ed il National Democratic Institute (NDI)- in 
rappresentanza dei due partiti- così come al Center for International 
Private Enterprise (CIPE) della Camera di Commercio U.S. ed al Center 
for International Labor Solidarity (Solidarity Center) dell'AFL-CIO 
U.S., che sono finanziati per sostenere iniziative nella società 
civile ed elettorali nei paesi obiettivo. Uno dei leader congressuali 
dietro alla creazione del NED, Dante Fascell, già presidente della 
Camera del Comitato Affari Esteri, disse che questo disegno 
istituzionale era inteso per dare a ciascuno gruppo “un pezzo della 
torta. Tutti sono stati ripagati. I democratici e i repubblicani, la 
Camera di Commercio insieme a quella del Lavoro”.

Pezzo dopo pezzo, gli Stati Uniti si aspettano di collocare, nei 
ventiquattro paesi dell’Europa, dei leader che vorranno aprire 
ulteriormente le loro economie di stato all’investimento di società 
transnazionali, aiutare ad isolare la Russia o riportarla all’ovile, 
assecondare l’egemonia militare U.S. nella regione e proteggere gli 
oleodotti euro-asiatici controllati dagli Stati Uniti.

Russia, Ucraina, Georgia, Serbia e Bielorussia sono fra i paesi della 
regione nei quali consulenti americani, personale di servizio estero, 
il NED e le sue consociate ed altre agenzie pubbliche e private sono 
recentemente intervenuti nelle elezioni nazionali. E vengono ad 
aggiungersi ad un lungo elenco di altri paesi dove il denaro degli 
U.S. si è fatto strada tra i politici e i partiti promossi dalla Casa 
Bianca, dal Dipartimento di Stato e dalla CIA.

Rispetto ai modi clandestini e scopertamente aggressivi con i quali 
la CIA normalmente portò avanti le sue incursioni destabilizzanti 
dalla fine dagli anni ‘40 alla metà dei ‘70, le attuali forme di 
manipolazione elettorale sono generalmente condotte come spettacoli 
di drammatizzazione morale. Promossi come “costruzione della 
democrazia,” gli interventi elettorali sono crucialmente importanti 
per gli obiettivi politici globali degli U.S., contribuendo alla 
pianificazione a lungo termine dello stato e della società, 
consolidando i vincoli americani con i governi stranieri ed aiutando 
a stabilire alleanze economiche e militari.

 Questo articolo discute il contesto di potere e il pretesto 
ideologico che stanno dietro alla “assistenza alla democrazia”; e 
come questa locuzione sia usata retoricamente per sopraffare la 
resistenza nazionalista e socialista alla dominazione economica e 
culturale straniera, con una particolare focalizzazione sulla Russia 
e su diversi fra i suoi stati confinanti. Anche se un’interferenza 
straniera è occorsa in quasi tutti i paesi dell’Europa, qui prendiamo 
in considerazione cinque paesi che sono un obiettivo particolarmente 
importante dell’interesse americano: Russia, Serbia, Georgia, Ucraina 
e Bielorussia. Infine, l'articolo considera come i governi e i media 
manipolino la comprensione pubblica della politica mondiale, 
stravolgendo i significati della politica estera U.S., conferendo 
legittimità alla nozione di “assistenza alla democrazia” e alle 
complessive buone intenzioni dello stato.

‘Assistenza alla democrazia’ e NED

Il crollo dell'Unione Sovietica diede agli Stati Uniti un'opportunità 
unica di espandere la sua sfera d'influenza nell'Europa centrale ed 
orientale precedentemente socialista, nell’Asia centrale e nella 
Russia. Negli anni novanta, consulenti politici privati e ‘libere’ 
Ong americane seguirono la febbre dell’oro dei fautori del libero 
mercato in queste regioni per estendere la “costruzione della 
democrazia” e per introdurre la propaganda elettorale nello stile 
degli Stati Uniti. Favorendo questo flusso globale con un profilo 
politico dichiarato “non di parte”, l’USAID nel 1991 adottò 
l’“iniziativa democratica” come condizione per estendere concessioni 
e prestiti ai vari paesi “in via di sviluppo”(un atto simile era 
stato adottato dall'Unione Europea due anni prima).

 Un'organizzazione coinvolta in questa iniziativa, l’International 
Foundation for Electyon Systems (IFES), con sede a Washington D.C., 
nota che la “fine della Guerra Fredda nel 1989 creò opportunità...di 
rispondere ad una travolgente richiesta di competenza tecnica non di 
parte nella democrazia e nel governo.” L’IFES rivendica di avere 
uffici sul campo in trentacinque paesi, con un quadro di 1.500 
consulenti, inclusi consulenti di grande nome, come Stanley Greenberg 
(che aiutò a dirigere la campagna presidenziale del 1992 di Bill 
Clinton). Alcuni consulenti IFES sono capaci di trasformare il lavoro 
di ‘assistenza alla democrazia’ in contratti con candidati politici 
stranieri. Joseph Napolitan, fondatore dell'International Association 
of Political Consultant è nel consiglio dell’IFES, insieme ad altri 
famosi specialisti americani di campagne.

Il NED, che sostiene programmi in più di ottanta paesi, è uno 
strumento semi-privato, ma finanziato dal Congresso, creato nel 1983 
dall'amministrazione Reagan per distribuire soldi, attrezzature, 
consulenti politici ed altre competenze in determinati paesi, al fine 
di “rafforzare processi elettorali democratici... attraverso misure 
opportune di cooperazione con le forze democratiche indigene.” 
Ovvero, la raison d'etre putativa del NED è di incoraggiare 
l'attività elettorale nei paesi che sono sottoposti alla transizione 
alla democrazia popolare ed appoggiarne altri dove le elezioni già 
sono state istituite. Il NED è stato definito come “una camera di 
compensazione a pieno servizio per costruire infrastrutture, che 
offre danaro, assistenza tecnica, strutture, programmi di formazione, 
know-haw dei media, assistenza alle pubbliche relazioni e 
attrezzatura d'avanguardia per selezionare gruppi politici, 
sindacati, organizzazioni civiche, movimenti dissidenti, gruppi 
studenteschi, editori di libri, giornali e altri media.” Lo scopo 
prioritario del NED (che si auto-definisce ironicamente una 
“organizzazione non-governativa”) è stato “destabilizzare i movimenti 
progressisti, in particolare quelli con una tendenza socialista o 
socialdemocratica.”

Diversi critici fuori e dentro il governo, sia della sinistra sia 
della destra, considerano il NED come un relitto anticomunista della 
Guerra Fredda, che si presenta surrettiziamente come non di parte. Il 
presidente del consiglio di amministrazione del NED, Vin Weber è 
socio senior in una ditta di consulenze che, proprio secondo il suo 
NED, “offre consigli strategici alle istituzioni interessate di 
fronte ai problemi e ai processi governativi, legislativi e dei rami 
dell’esecutivo del governo federale.” E’ anche socio di affari con ex 
statisti repubblicani e funzionari del governo come Jack Kemp, Jeane 
Kirkpatrick, William Bennett ed è conosciuto nell’ambiente 
governativo come un “superlobbysta.” Il presidente de NED è Carl 
Gershman, un tempo socialdemocratico, che divenne consigliere senior 
dell'arci-conservatrice Jeane Kirkpatrick (attualmente nel consiglio 
dell’IRI), quando lei era l’ambasciatrice U.S. alle Nazioni Unite, 
sotto Reagan. Nel corso degli anni, nel Congresso ci sono stati molti 
tentativi di sciogliere l'organizzazione, incluso quello recente di 
un rappresentante del Texas, Ron Paul, che ha definito il NED “nulla 
più di un programma costoso che prende i soldi dei contribuenti degli 
Stati Uniti per promuovere all'estero statisti e partiti politici 
favoriti.” Attualmente il NED gode l’approvazione della maggioranza 
dei legislatori, democratici e repubblicani.

Il NED fu pensato per offrire un'alternativa alla CIA, attraverso 
l’incoraggiamento delle istituzioni democratiche negli stati 
precedentemente repressivi. Diversamente dalla CIA, le estese 
operazioni del NED creano all'estero le condizioni per operazioni 
politiche che non hanno bisogno di tenere nascoste vite e identità. 
Comunque, anche senza prendere parte allo sporco lavoro della CIA, 
“il NED si immischia in una quantità di modi negli affari interni di 
paesi stranieri, fornendo fondi, know-how tecnico, formazione, 
materiali educativi, computer, fax, fotocopiatrici, automobili e così 
via a gruppi politici selezionati, organizzazioni civiche, sindacati, 
movimenti di dissidenti, gruppi studenteschi, editori di libri, 
giornali, altri media ecc.” Da una stima, il mascheramento dei suoi 
scopi imperialistici mantenendo un'immagine benevola, fa del NED lo 
strumento di un imperialismo attenuato (pur essendo molto più 
efficace per la politica di stato di quanto lo sia mai stata la CIA).

Mentre indubbiamente la maggior parte della popolazione negli stati 
un tempo autoritari e monopartitici da il benvenuto alle possibilità 
di politiche aperte e multipartitiche, restano ben percepibili il 
sospetto e la percezione della sponsorizzazione straniera sulle 
istituzioni politiche nazionali. Anche quando il NED finanziò le 
elezioni in Cile del 1988, aiutando ad abbattere il regime di 
Pinochet, i partiti di opposizione che ne hanno tratto profitto, 
hanno nondimeno espresso risentimento contro l’interferenza U.S.

E tale sospetto non è infondato. Le politiche del CIPE e del 
Solidarity Center dell'AFL-CIO sono chiaramente di centro-destra. Se 
si guarda all’ambiente ed ai collegamenti dei membri del National 
Institute Democratic e specialmente dell’International Republican 
Institut- che elenca sessantaquattro società e fondazioni 
“benefiche”- si trova un formidabile intreccio di buro-capitalisti, 
con 500 rappresentanti dell’American Enterprise Institut e Fortune 
nei settori di energia, automobili, media e difesa. Anche società 
come Chevron-Texaco, Exxon Mobil ed Enron aiutano a finanziare sia il 
NDI sia l’IRI, e la loro influenza, particolarmente nel NED, è 
importante nel designare come bersaglio paesi come il Venezuela, 
l’Iraq ed il resto del Medio Oriente ed è molto più estesa di quanto 
facciano pensare i loro contributi diretti, relativamente piccoli. 
Ciò che fa del NED uno strumento particolarmente utile è che le 
attività dei suoi istituti, anche se finanziate dallo stato federale, 
non sono riportate al Congresso.

Nella sua dichiarazione di intenti, l’IRI proclama che i suoi 
programmi “non sono di parte e sono chiaramente aderenti ai principi 
fondamentali americani, come la libertà individuale, le pari 
opportunità e lo spirito imprenditoriale che favorisce lo sviluppo 
economico.” Tuttavia, seguendo i suoi “principi americani”, 
l'organizzazione dell’IRI, presieduta dal leader conservatore John 
McCain, non può soffrire una versione “non di parte” che tolleri le 
organizzazioni di sinistra. Nel suo ‘non essere di parte’ l’IRI è 
spesso associata contro la sinistra con un'altra organizzazione 
finanziata dal NED, la Free Trade Union Institute dell’AFL-CIO 
(FTUI). Negli anni ottanta, uno dei progetti di “assistenza alla 
democrazia” del FTUI fu una concessione del $1,5 milioni in sostegno 
ad un gruppo estremistico di destra, la National Inter-University 
Union, allo scopo di bloccare quelle che il gruppo laburista vedeva 
come pericolose influenze comuniste nel governo socialista di 
François Mitterand.

 Nella visione del mondo dell’IRI, libertà equivale a “libertà di 
impresa”; quelli che resistono alle politiche economiche liberiste 
sono ipso facto antidemocratici. Per i suoi programmi di 
finanziamento, l’IRI usa una valutazione ideologica in modo ancor più 
evidente dello NDI. Entrambe le organizzazioni contano primariamente 
su gente con esperienza non nello sviluppo del lavoro ma piuttosto 
esperta “nelle battagliate stanze delle campagne presidenziali, nel 
lavoro congressuale e di lobby e nello scavalcare i funzionari di 
partito attraverso relazioni famigliari.”

‘In soccorso degli americani’ - Un compito dei russi

Con il crollo dell'Unione sovietica negli anni novanta, l'industria 
della propaganda elettorale U.S. cominciò ad operare in un ambito più 
globalizzato, sostenuta ed incoraggiata da finanziamenti di stato per 
installare, in nome di “la libertà”, nuovi avamposti per le conquiste 
economiche neoliberali. In qualità di ex bête noire, la Russia era la 
miglior campagna elettorale per i pianificatori di politica estera 
U.S.. Inizialmente, per la produzione di spot televisivi politici nel 
1993 e poi nell’elezione presidenziale russa del 1996, furono 
invitati a Mosca i primi consulenti americani per tessere le fortune 
del capitalismo e di Boris Yeltsin sul comunismo e lo sfidante 
Gannady Zyuganov, del Partito Comunista (KPRF). Appena prima della 
campagna elettorale, gli Stati Uniti avevano sostenuto 
finanziariamente Yeltsin con prestiti per $14 miliardi. Il 
cancelliere tedesco Helmut Kohl aveva impegnato altri $2.7 miliardi, 
la maggior parte dei quali del tutto senza condizioni (permettendo 
con ciò il loro uso per un massiccio acquisto di voti) e il Primo 
Ministro francese Alain Juppé aggiunse al piatto $392 milioni 
“interamente versati nelle casse dello stato russo.” Il direttore 
generale del Fondo Monetario Internazionale Michel Camdessus impegnò 
la sua organizzazione a sostenere i piani di privatizzazione di 
Yeltsin, come un “obbligo morale”. La maggior parte dei fondi 
dell’Fmi andarono alla tesoreria di stato per essere spesi 
discrezionalmente, con l’ammonimento che l’assistenza finanziaria 
sarebbe stata sospesa nell'evento di una vittoria elettorale del 
Partito Comunista. “Alla fine, la campagna porta-a-porta del KPRF fu 
vanificata dalla campagna intrapresa dalla squadra di Yeltsin, con 
pesanti indagini, ben finanziata, saturata dai media e moderna.”

Ad operare dietro le quinte nella campagna di Yeltsin furono i 
consulenti americani George Gorton, Joe Shumate e Richard Dresner che 
precedentemente avevano lavorato insieme per la campagna 
governatoriale di Pete Wilson in California. Ad un certo punto, 
quando Yeltsin andava male nei sondaggi, ai tre fu chiesto di mettere 
in atto il loro intrigo americano per aiutare il ‘salvataggio’ di 
Boris. A questo scopo si unirono ad essi Steven Moore, uno 
specialista di pubbliche relazioni americano, ed una società di 
produzione pubblicitaria televisiva russa, la Video International. 
Dresner era un ex socio d’affari di Dick Morris ed ex consulente 
della campagna governatoriale di Bill Clinton. Morris, a sua volta , 
era il principale consulente politico di Clinton (avendo prima 
lavorato per i senatori conservatori del sud, Trent Lott e Jesse 
Helms) e si comportò come tramite tra il presidente U.S. e gli amici 
di Morris nella squadra di Yeltsin. Nonostante queste strette 
connessioni, i consulenti hanno negato ogni collegamento tra la 
campagna russa e la Casa Bianca.

Il personale di Video International (VI) fu addestrato per le 
elezioni dalla società pubblicitaria americana Ogilvy e Mather (parte 
del gruppo pubblicitario mondiale WPP). La strategia della campagna, 
incluso l’uso di metri di spezzoni d’archivio sulla brutalità di 
Stalin, era di attaccare il KPRF e Zyuganov con una varietà di 
tattiche anti-comuniste. Solo pochi anni dopo la caduta dell'Unione 
sovietica, ci fu uno straordinario voltafaccia nella politica, 
precedentemente sovietica, russa. Come una studiosa ha riscontrato 
nelle sue interviste con VI, i produttori della società si facevano 
beffe di Zyuganov, che non riusciva ad afferrare l'importanza del 
marketing politico, facendo pensare ad un altro straordinario 
‘adattamento’ nel modo di pensare politico russo.

VI fu diretto da un ex membro di KGB, Mikhail Margolev, che 
precedentemente aveva passato cinque anni con le agenzie 
pubblicitarie americane. Margolev si sarebbe poi unito al gruppo di 
pubbliche relazioni per la campagna dell’elezione, nel 2000, di 
Putin. Dopo di allora, divenne poi un ‘senatore’ nel Consiglio della 
Federazione, la camera legislativa superiore della Russia. Lui e gli 
altri consulenti vicini a Putin hanno ricevuto “informazioni di prima 
mano nell’uso delle strategie e delle tecniche della campagna 
elettorale americana,” una tutela che loro pensano che 
presumibilmente aiuterà le grandi ambizioni politiche del loro 
leader. Un altro dirigente di VI, Mikhail Lesin è diventato Ministro 
delle Comunicazioni di Putin. In Russia Lesin è noto per contrastare 
la diffusione dei media che sono critici del governo Putin, marcando 
il crescente stile autoritario di quella leadership.

I consulenti elettorali americani lavorarono strettamente con la 
figlia di Yeltsin e la direttrice delle operazioni della campagna, 
Tatyana Dyachenko, passando ai loro corrispondenti russi le tecniche 
americane di costruzione di falsificazioni. Secondo una relazione 
stampa pubblicata, “essi informarono la campagna su organizzazione, 
uso strategico e tattico dei sondaggi e gruppi convergenti, con un 
messaggio elettorale centrale di anticomunismo”; un ruolo che hanno 
condiviso con la Burson-Marsteller ed altre società di pubbliche 
relazioni americane. Esortarono anche Yeltsin a far valere un 
controllo autoritario e a “piegare alla sua volontà” le stazioni 
della televisione di stato. Vantandosi di aver salvato Yeltsin da una 
sconfitta certa e la Russia da un ritorno alla Guerra Fredda, i 
consulenti ammisero di aver usato nella loro strategia di propaganda 
una quantità di tattiche di manipolazione per seminare la paura fra 
russi, uno stile che era già stato ben collaudato da diversi 
strateghi politici repubblicani. Un reportage del periodico Time su 
questi eventi uscì con un’arrogante copertina intitolata “ Il 
soccorso degli Yankee ”, che poi ispirò uno spettacolo tivù e 
un’iniziativa cinematografica, su come gli eroici consulenti politici 
americani “salvarono la Russia dal Comunismo.”

I lanci politici dei consulenti, trasmessi soprattutto dalla 
televisione e dalle stazioni radio di stato che Yeltsin controllava 
completamente, intonavano ripetutamente il tema che una vittoria di 
Zyuganov avrebbe riportato ad un'economia controllata ed un clima di 
terrore. Per ridisegnarne “la personalità”, al fine di catturare il 
voto dei giovani, gli americani chiesero a Yeltsin di apparire ai 
concerti rock, mandandolo una volta sul palco a dimenarsi. Alcuni dei 
consulenti russi di Yeltsin non approvarono la bravata, anche perché 
provocò un attacco cardiaco del candidato nel mezzo della campagna.

Negli slogan pubblicitari della campagna- come del resto 
dall'amministrazione Clinton- venivano invece ignorati l'economia 
fuori controllo, la cattiva salute di Yeltsin, la sua dipendenza 
dall’alcol ed il suo ampio ricorso a politiche repressive. Nonostante 
le sue tendenze autocratiche, la noncuranza per le libertà 
costituzionalmente garantite, i frequenti scandali per riciclaggio di 
denaro e la brutale guerra in Cecenia, Yeltsin ricevette la visita 
non riservata dei leader delle principali economie di mercato, come 
se la vera misura di una democrazia fosse l’apertura dei mercati. Un 
corrispondente del Time razionalizzò l'intervento americano in pura 
logica machiavellica: “La democrazia ha trionfato, e insieme ad essa 
sono arrivati gli strumenti delle moderne campagne, incluse la frode 
e le furbate che gli americani conoscono così bene. Se questi 
strumenti non sono sempre ammirevoli, lo è sicuramente il risultato 
che hanno aiutato a conseguire in Russia.”

Anche i Russi hanno imparato le arti oscure della cavillosità 
machiavellica in politica. Mosca ospita un Centro di Consulenza 
Politica, più generalmente noto come “Niccolo M.”, in riferimento al 
famoso teorico delle trame e della manipolazione politica. Dal 2002 
in Russia, per le nuove attività elettorali, al Niccolo M. (i cui 
organizzatori erano formati in seminari finanziati dal NED, dallo NDI 
ed all’IRI) si aggiunsero molti altri nuovi gruppi di consulenze 
politiche, come il Centro di Tecnologie Politiche, che aiutò a 
disegnare le strategie della campagna elettorale e a combinare i 
contatti tra affaristi e funzionari del Cremlino. Il personale del 
Niccolo M. usò tutti i metodi imparati dai suoi mentori, inclusa la 
compravendita del candidato, sondaggi, gruppi mirati, posta diretta, 
schedature telefoniche, uso pesante dei mass media, annunci di 
offensiva e trame di falsificazioni. Dopo la sua sconfitta alle 
elezioni del 1996, il KPRF cominciò a studiare i manuali delle 
campagne elettorali occidentali e ad adottare le stesse tattiche. Per 
un controllo più stretto sui politici, i gruppi di affari russi hanno 
imparato a dare i loro soldi direttamente ai consulenti piuttosto che 
ai candidati; una pratica che corrisponde agli ‘ammorbidimenti’ in 
danaro dei finanziamenti elettorali negli Stati Uniti.

Facendo una stima, lo NDI si congratulò con se stesso per il ruolo 
avuto nel trasformare la società russa attraverso l'introduzione 
delle tecniche della propaganda elettorale americana. Lo studio ha 
proclamato fiducioso che, sotto l'influenza degli U.S., ora i partiti 
politici russi erano in grado di:

“designare la loro comunicazione agli elettori sulla base di 
informazioni demografiche e geografiche... condurre ricerche sulle 
attitudini degli elettori attraverso gruppi mirati e sondaggi... 
piccole riunioni, coalizioni di gruppi civici, porta a porta, 
schedature telefoniche, volantinaggi; organizzare più sofisticate 
operazioni stampa tese a creare notizie e rispondere ad 
eventi....Gran parte di questo cambiamento può essere attribuito 
all'addestramento dello NDI.

Se gli Stati Uniti avessero influenzato le politiche russe tanto 
quanto dice lo NDI, allora l'avvento di Vladimir Putin vorrebbe dire 
che le pratiche della campagna americana hanno poco a che fare con 
l'istituzione della democrazia.

Di fatto, “l’assistenza alla democrazia” americana alla Russia è 
stata parte di un più ampio progetto per trasformare quel paese in 
un’economia di mercato aperto, e di porlo in modo stabile e 
affidabile sotto il controllo di funzionari eletti filo-americani e 
favorevoli al capitalismo, senza badare alla loro storia o alle loro 
inclinazioni antidemocratiche. Nei primi anni ‘90, l'Harvard 
University Institut per l’International Development (HIID), che 
“serviva a distribuire centinaia di milioni di dollari USAID e G-7, 
in aiuti al contribuente, in prestiti sovvenzionati e altri fondi 
occidentali ”, spedì in Russia una squadra da “terapia d’urto” di 
economisti, guidata da Jeffrey Sachs. L'influenza dell’HIID si estese 
al coordinamento di $300 milioni di concessioni USAID che sono andati 
alla società di pubbliche relazioni globali Burson-Marsteller e alle 
“sei grandi” società internazionali di contabilità operanti in Russia 
per sostenere le vendite del programma di privatizzazione.

Lavorando a stretto contatto con Anotoly Chubais, Primo Ministro 
nominato da Yeltsin, Ministro delle Finanze e Capo del Personale, 
l'HIID favorì la conversione delle più importanti imprese di stato in 
proprietà privata. Il gruppo di Harvard di fatto “abbozzò molti dei 
decreti del Cremlino” a questo scopo. I susseguenti indicatori della 
qualità della vita in Russia hanno dato la misura di quanto le 
politiche patrocinate dal gruppo Sachs siano state disastrose e 
ampiamente screditate.

Salvare le altre ‘democrazie in transizione '

Oltre che in Russia, il NED e specialmente l'IRI, hanno concentrato 
pesantemente i loro sforzi finanziari negli stati dell’ex blocco 
sovietico. Fin dal 1990 i consulenti politici americani hanno 
cominciato ad istruire collaboratori per future campagne in diversi 
stati precedentemente guidati dal Partito Comunista, ora considerati 
“democrazie in transizione.”

Se la natura tra il pubblico e il privato del NED contribuì a 
cancellare una netta distinzione tra la condotta ufficiale e non 
ufficiale in politica estera, l'intervento politico di singoli 
cittadini americani lo fece ancora di più. Quando, alla fine del 
2003, dopo il susseguirsi di un'elezione truccata e una sollevazione 
nazionale, il Presidente della Georgia Eduard Shevardnadze 
(precedentemente Ministro degli Esteri dell'Unione Sovietica sotto 
Gorbachov) fu costretto a dimettersi da Capo di Stato della Georgia, 
il finanziere miliardario ed attivista politico internazionale George 
Soros fu visto come colui che aveva giocato un ruolo sostanziale 
nell'orchestrare il cambio di potere. Soros, le cui organizzazioni 
sono coinvolte nella destabilizzazione di regimi nazionali, aveva 
finanziato la stazione televisiva di opposizione Rustavi 2, il 
giornale 24 ore ed il movimento georgiano della gioventù Kmara!, 
proprio come tre anni prima aveva sostenuto in Serbia un altro 
movimento studentesco, Otpor. L’attività di Otpor fu centrale 
nell'organizzare il rovesciamento di Slobodan Miloševic.

I leader studenteschi georgiani hanno riconosciuto di aver imitato 
passo per passo la rivolta serba. “Gli attivisti di Otpor, finanziati 
dall’Open Society Institute di Soros, tennero tre giorni di 
indottrinamento a classi di più di 1.000 studenti georgiani su come 
mettere in atto una rivoluzione incruenta”. Nella sconfitta di 
Shevardnadze, l’intervento estero di Soros può essere il più 
evidente, ma anche USAID, NDI, IRI, Casa della Libertà, e 
Dipartimento di Stato U.S. furono coinvolti in vari modi nel pilotare 
il risultato elettorale del paese. Richard Miles, ambasciatore U.S. a 
Belgrado che svolse un ruolo chiave nel rovesciamento di Miloševic´, 
fu trasferito a Tbilisi, dove mise nuovamente in atto la strategia 
istruendo Mikheil Saakashvili sui metodi per rovesciare Shevardnadze. 
L’allora Presidente dell’Ucraina, Leonid Kuchma, confermò che la 
sconfitta di Shevardnadze fu un “colpo di stato pianificato 
dall’Occidente.” Nel gennaio 2003, il margine di vittoria del 96.24% 
di Saakashvili, fu quotato dagli U.S. come una legittima espressione 
di democrazia elettorale.

Poiché gli Stati Uniti avevano interessi centrali nell’oleodotto 
georgiano Baku- Ceyhan e l'amministrazione Bush era preoccupata delle 
trattative petrolifere in corso tra Shevardnadze e i russi, la CIA 
probabilmente diede segretamente una mano all'opposizione del paese. 
Ovviamente, la prima scelta della Casa Bianca per rimpiazzare 
Shevardnadze fu Saakashvili, un laureato del corso di legge della 
George Washington e Columbia University, per la campagna del quale 
gli Stati Uniti fornirono sondaggi, strategie e consulenti. Dopo il 
forzato abbandono di Shevardnadze, gli Stati Uniti diedero $14 
milioni di aiuti, pagando i salari al governo georgiano, e 
Saakashvili entrò in carica nel gennaio 2004. Per aiutare a garantire 
la sua vittoria, i sostenitori di Saakashvili furono rapidi ad 
imporre in parlamento un nuovo tipo di registrazione al voto, che 
riduceva di 1/3 gli elenchi di quella precedente, assicurando con ciò 
una partecipazione ufficiale del 50% (dei registrati), il minimo 
richiesto per rendere valida l'elezione.

Nel novembre 2004 le elezioni presidenziali in Ucraina offrirono 
un'altra opportunità agli Stati Uniti e ai governi dell’Europa 
occidentale per cercare di influenzare un riorientamento politico 
dell'Europa dell’Est, allontanandola dalla sua eredità sovietica. Il 
favorito degli U.S. e dell’U.E, Viktor Yushchenko, era visto come 
colui che avrebbe portato l’Ucraina nella Nato e adottato il 
programma generale del WTO. Come capo della banca centrale ucraina 
nei primi anni ‘90, Yushchenko, la cui moglie americana aveva 
lavorato nell'amministrazione Reagan, seguì entusiasticamente il 
programma di riforme strutturali dell’Fmi. La ristrutturazione 
economica condusse a inflazionare molto i prezzi della merce e dei 
servizi locali, a ridurre severamente il salario reale e ad un svolta 
al ribasso dello stato complessivo dell'economia, che ha messo 
seriamente a rischio il popolo ucraino.

Il concorrente di Yushchenko alla presidenza era il Primo Ministro 
Viktor Yanukovich, candidato sostenuto dal Presidente uscente Kuchma 
e dal Presidente russo Vladimir Putin. Ma il Dipartimento di Stato 
U.S. lo considerava corrotto ed inaccettabile e minacciò sanzioni se 
se fosse riuscito a spuntarla alle elezioni. Molte agenzie 
governative U.S., insieme ad organizzazioni private, inclusi il NDI, 
l’IRI e l’International Renaissance Faundation di Soros versarono 
milioni alla campagna di Yushchenko, mentre un dirigente dell'azienda 
statunitense di PR, Rock Creeck Creative, si vantò di avere creato 
per il candidato dell’Occidente un sito Web che serviva come una 
“piazza virtuale della libertà per il movimento della democrazia” in 
Ucraina.

A questi si unirono in appoggio di Yushchenko, le fondazioni tedesche 
Konrad Adenauer e Friedrich Ebert e il Partito Popolare Europeo 
(Democristiano). Con considerevole ironia, l'amministrazione Bush 
spedì a Kiev come emissario per elezioni eque l’ex presidente della 
CIA ed ex Segretario di Stato (per George Bush senior) Henry 
Kissinger, ben noto per le sue iniziative di destabilizzazione nel 
sud-est asiatico e in America Latina. Appare come un ulteriore caso 
di “etica discrezionale” il fatto che, sulla base dei sondaggi da lui 
finanziati, l'IRI abbia contestato l’iniziale dichiarazione di 
vittoria elettorale per Yanukovich, mentre lo stesso metodo di 
determinare i risultati elettorali fu trattato come irrilevante in 
luoghi come la Florida (2000) e l’Ohio (2004).

Sia gli Stati Uniti sia l'Unione Europea finanziarono la campagna per 
Yushchenko e i sondaggi pre-elettorali, precisando in anticipo che 
una vittoria di Yanukovich non sarebbe stata considerata un'elezione 
valida. Oltre che con una partigianeria così palese, l’American Bar 
Association aiutò la causa addestrando giudici ucraini, inclusi 
cinque giudici della Corte Suprema, che rovesciarono i risultati 
degli scrutini di novembre e richiesero nuove elezioni. E come in 
Jugoslavia e in Georgia, la forza alle spalle del candidato di 
opposizione appoggiato dall’Occidente, Yushchenko, era un movimento 
studentesco finanziato dall’estero, Pora. Infatti non è certo un 
segreto che i leader sia dell'Otpor in Serbia sia il Kmara! della 
Georgia furono indotti a offrire addestramento tattico agli attivisti 
di Pora.

In Ucraina le tre principali Ong politicizzate, il Centro 
Internazionale di Studi Politici, il Centro Regionale di Formazione 
dell'Ucraina Occidentale, ed il Centro per le Riforme Politiche 
Legali, hanno evidenti collegamenti con Yushchenko. Secondo Ron Paul, 
un rappresentante Repubblicano del Texas (stato d’origine di Bush), 
la prima fu finanziata da George Soros e le altre due dal governo 
U.S.. Per l'elezione ucraina furono anche versati milioni di dollari 
dall’USAID attraverso la “Iniziativa di Cooperazione Polonia-America-
Ucraina” , che è amministrata dall’organizzazione privata di 
“assistenza alla democrazia” Casa della Libertà. I diretti legami di 
questi e di diversi altri gruppi nominalmente ‘riformisti’ con 
Yushchenko sono del tutto evidenti. Anche se il governo U.S. e le Ong 
fecero molto rumore per presunte frodi elettorali a favore di 
Yanukovich, non fu meno cospicua la falsificazione di voti in 
appoggio a Yushchenko nell’Ucraina occidentale.

Inoltre, come altri hanno notato, il governo U.S. non mostrò alcun 
simile risentimento per le ingenti manipolazioni che ebbero luogo per 
l'elezione di Yeltsin nel 1996, per il voto presidenziale 
dell'Azerbaijan nel 2003, l'espulsione incostituzionale di 
Shevardnadze in Georgia, il tentato colpo di stato militare in 
Venezuela del 2002 contro il Presidente popolare Hugo Chávez o 
l’elezione presidenziale messicana del 2006. Si è anche scoperto che, 
prima delle recenti elezioni a Belgrado, Tbilisi e Kiev, l'IRI aiutò 
ad istigare e inscenare grandi dimostrazioni di piazza, così come a 
progettare contrassegni con i simboli della resistenza, come i pugni 
chiusi. Queste sollevazioni ed icone furono riportate acriticamente 
dal flusso dei media americani come indicatori di una marea popolare 
rinnovatrice, filo-occidentale. Gli stessi media- che spesso si 
comportano in modo subalterno, come la stampa controllata nelle 
dittature- ignorarono invece le proteste di massa negli Stati Uniti, 
in Britannia e in molti altri paesi nella vigilia dell'invasione U.S. 
dell'Iraq.

Le successive elezioni parlamentari del marzo del 2006 hanno dato la 
misura degli attuali sentimenti degli elettori ucraini, che non vanno 
a sostegno delle pretese degli U.S., essendo il partito diretto dal 
WTO “ Nostra Ucraina” di Yushchenko risultato terzo e il partito di 
Yanukovich primo. Dall'estate del 2006, in mezzo ad una crisi di 
governo, Yushchenko è stato costretto a chiedere a Yanukovich di 
fungere da Primo Ministro.

Propaganda elettorale globale: la Grande Trama

L’interventismo degli U.S.(omettendo forse la II Guerra Mondiale) ha 
mostrato poco rispetto per i principi democratici; anche la loro 
retorica di politica estera, un tributo sleale alle sensibilità delle 
persone comuni, è sempre proiettata in quella luce. Gli Stati Uniti, 
mentre hanno ampiamente contato sull’aiuto offerto ai regimi 
dittatoriali in tutto il mondo (una politica che non hanno ancora 
abbandonato), ora, in un ambito mondiale intensamente comunicante, 
giudicano politicamente più legittimante per loro portare a termine i 
loro obiettivi neoliberali attraverso il quadro digressivo della 
“assistenza alla democrazia.” Riguardo agli storici disegni 
angloamericani sulla Russia e l'Europa orientale, poco è cambiato dai 
tempi del Ministro degli Esteri britannico Lord Balfour, che nel 1918 
(l'anno dell’intervento militare anglo-franco-statunitense in Russia) 
dichiarò: “L'unica cosa che mi interessa nel Caucaso è la linea 
ferroviaria che trasporta il petrolio da Baku a Batumi. I nativi 
possono farsi a pezzi l'un l'altro, per quanto mi riguarda”

Oltre alla grande strategia geopolitica di controllo delle riserve di 
petrolio, che attirano l’intervento straniero negli stati che 
configurano la regione dal Mar Caspio all’Asia centrale e che 
impongono il dominio militare permanente sull'area, c'è l'attrattiva 
di nuove frontiere per la penetrazione capitalistica transnazionale. 
Il bisogno di legittimazione politica e di presentare la dominazione 
con l'espressione benigna di “assistenza alla democrazia” è condiviso 
da una serie di interessi statali e societari transnazionali e dai 
loro clienti locali, che contano sui propagandisti di pubbliche 
relazioni e sui mercenari della propaganda elettorale nella speranza 
di installare basi sicure nella regione. Rick Ridder, un consulente 
politico, ex presidente dell'International Association of Politicial 
Consultants, riguardo al flusso di consulenze d’oro in Messico in 
preparazione delle elezioni del 2000 in quel paese, ha detto: “Se c'è 
una cosa che gli statunitensi possono insegnare ai messicani è 
questa: la democrazia è un affare lucroso.”

Effettivamente, la “assistenza alla democrazia” è un'industria in 
crescita. L'elezione di statisti e partiti del “libero mercato” è una 
porta dalla quale certamente passa ogni genere di venditori di 
tappeti internazionali e di imbroglioni, inclusi gli esperti di 
propaganda elettorale. Comunque non è certo che l’abilità e il 
capitale occidentale abbiano sempre successo e gradimento. In realtà 
nel mondo c'è molto scetticismo sulle motivazioni dietro al NED e 
alla “assistenza alla democrazia.” I polacchi hanno fatto riferimenti 
derisori sulla presenza di consulenti elettorali stranieri e 
professionisti di pubbliche relazioni, come la “brigata Marriot ”(in 
riferimento al luogo da loro preferito per riunirsi).

La Bielorussia è il solo paese nel quale il Dipartimento di Stato 
U.S., l'E.U., il NED ed i loro amici piazzisti del neoliberismo 
devono ancora fare serie incursioni. Forse il governo di Lukashenko, 
pur strettamente marcato, riesce a mantenere la legittimità perché la 
Bielorussia ha creato un'economia stabile, senza le incursioni e il 
saccheggio della “terapia urto” neoliberale o la distruzione del 
settore pubblico. In reazione alla sonora sconfitta di Alexander 
Milinkevic, candidato appoggiato da U.S. / E.U., e al fallimento di 
un movimento giovanile tipo Otpor (e anche di Zubr e del Fronte della 
Gioventù di destra), a Lukashenko è stato impedito durante la 
campagna elettorale del 2006 di fare visita negli stati europei o 
negli Stati Uniti. Non è successo altrettanto, per esempio, a 
pilastri della democrazia quali i capi di stato di Egitto, Colombia, 
Pakistan, Arabia Saudita, Kazakihstan, Azerbaijan, Guinea 
Equatoriale, Israele o Indonesia, che godono di facile accesso al 
Dipartimento di Stato e alle stanze della Casa Bianca. In questi 
stati clientelari filo-occidentali brutalmente repressivi (in alcuni 
casi ex dittature militari) che si sono aperti alle imprese 
transnazionali, sono spesso state utilizzate elezioni truccate dalle 
élite dominanti, poi avallate dai loro padroni stranieri, per 
“mietere i frutti della legittimità elettorale senza correre i rischi 
dell'incertezza democratica”

È probabile che una propaganda elettorale globale così a favore del 
capitalismo neoliberale conduca alla resistenza nei paesi 
interessati, quando questi prenderanno coscienza di questi metodi di 
manipolazione politica, particolarmente proveniente da forze esterne. 
Nel lungo termine, possiamo sperare che il fallimento della falsa-
democrazia genererà un più autentico dibattito 
sull’internazionalismo, basato sul rispetto per la pacifica 
diplomazia, diritti umani e civili, sovranità nazionale e sviluppo di 
una ponderata partecipazione popolare- e senza il ricorso a trame 
politiche e ad altre espressioni dell’egemonia neocoloniale.


Traduzione dall’inglese di Bf per resistenze.org





LE RIVOLUZIONI COLOR MERDA


Vi propongo questo articolo dell’analista politico Thierry Meyssan che ho tradotto dal francese. Si tratta della lunga parabola delle rivoluzioni colorate, a partire da quella cinese del 1989, finita nel bagno di sangue di Tien An Men, fino al tentativo, fallito anch’esso, di capovolgere il presidente Ahmadinejad, rieletto a furor di popolo, con quasi 11 milioni di voti di scarto rispetto al suo avversario, nelle ultime elezioni iraniane. Un pezzo di rara saggezza e di meticolosa ricostruzione storica che ha la forza di uno pugno intellettuale sferrato nei denti di chi, soprattutto a sinistra, si è stracciato le vesti e si è commosso di fronte alla reazione violenta (ma poteva esserlo di più) dei poteri costituiti iraniani, rei di non essersi inginocchiati al cospetto dei principi della santissima democrazia (occidentale) e a quelli, ancor più pretestuosi, dei diritti umani. Tra i neoservi s’iscrive, con un brano farneticante e illogico (almeno rispetto alla sua precedente produzione teorica) - che non ci risparmia nemmeno l’uso di un linguaggio conformista e spocchioso, per quanto appena più sottile - anche Slavoj Zizek, del quale ho spesso, incautamente, perorato le teorie dalle pagine virtuali di questo blog. 

Il filosofo sloveno, che passa per essere un intenditore del pensiero di Marx e di Lenin, finisce nella rete mediatica ordita dal circuito manipolatore filo-statunitense come il più sguarnito (di armi critiche) uomo della strada, di colui che affolla quell’“astrazione indeterminata” comunemente definita pubblica opinione. Meyssan dà, sotto questo aspetto, una vera e propria lezione di marxismo a Zizek, sostenendo il punto secondo il quale non si è mai vista una rivoluzione che anziché puntare alla trasformazione delle strutture sociali (ergo ai rapporti sociali intorno ai quali queste si condensano) mira a rovesciare fisicamente un gruppo di dominanti per sostituirli con altri, ma più proni al potere imperiale statunitense (altro che resurrezione del sogno popolare o utopia della rivoluzione! Sei tu che sei triste e sconfortante caro Zizek). E Lenin, da par suo, era ancor meno suscettibile ai rivoluzionarismi spirituali che animano Zizek, tanto da aver ritenuto oggettivamente rivoluzionaria la lotta dell’emiro afghano (nonostante costui si basasse su principi pienamente monarchici). Stalin riprende le affermazioni di Lenin nel suo “I principi del Leninismo”: “Nelle condizioni dell'oppressione imperialistica, il carattere rivoluzionario del movimento nazionale non implica affatto obbligatoriamente l'esistenza di elementi proletari nel movimento, l'esistenza di un programma rivoluzionario o repubblicano del movimento, l'esistenza di una base democratica del movimento. La lotta dell'emiro afghano per l'indipendenza dell'Afghanistan é oggettivamente una lotta rivoluzionaria, malgrado il carattere monarchico delle concezioni dell'emiro e dei suoi seguaci, poiché essa indebolisce, disgrega, scalza l'imperialismo, mentre la lotta di certi «ultra» democratici e «socialisti» «rivoluzionari» e repubblicani dello stampo, ad esempio, di Kerenski e Tsereteli, Renaudel e Scheidemann, Cernov e Dan, Henderson e Clynes durante la guerra imperialista, era una lotta reazionaria, perché aveva come risultato di abbellire artificialmente, di consolidare, di far trionfare l'imperialismo”. Non vede dunque Zizek, in questa congiuntura storica, dove stanno i resistenti all’ordine imperiale e i veri reazionari? Ed invece, contraddicendo sempre Lenin, l’orda degli intellettuali infatuati solo dalla loro stessa fama di “radicalissimi”, si mettono completamente a rimorchio delle parole d’ordine e delle campagne di manipolazione dei peggiori dominanti, quelli egemoni: “Tutta la storia della democrazia borghese mette a nudo questa illusione: per ingannare il popolo, i democratici borghesi hanno sempre lanciato e sempre lanciano ogni sorta di "parole d'ordine". Si tratta di controllare la loro sincerità, di mettere a confronto le parole con i fatti, di non appagarsi della frase idealistica o ciarlatanesca, ma di cercar di scoprire la realtà di classe”. I fatti sono quelli che ci descrive Meyssan, e non la fandonie propinateci da Zizek. Avete materiale per giudicare da soli. 

Giovanni Petrosillo (giugno 2009)





Le “ombre” di Otpor e della CIA in Iran


di Enrico Vigna


Ieri in Jugoslavia (2000), oggi nella “rivoluzione verde” in Iran, passando attraverso le “colorate” rivoluzioni destabilizzatrici, tentate in Bielorussia, Ucraina, Georgia, Kirghizistan, Russia… puntualmente ricompaiono alcuni noti esponenti del movimento giovanile serbo, che fu finanziato e addestrato dalla CIA per rovesciare il governo di unità nazionale della RFJ.

Nel tentato colpo di stato di queste settimane in Iran, sponsorizzato e sostenuto dalla “intelligence” USA, conscia della non convenienza di un’aggressione armata aperta, per molteplici motivi, sia militari che geopolitici nell'area mediorientale, stanno pian piano venendo alla luce i “lati oscuri” della “spontanea” protesta popolare a Teheran. Per esempio che il “ Centro di documentazione dei diritti umani in Iran”, situato presso l'Università di Yale, è finanziato con milioni di dollari fin dal 2004, soldi stanziati dal governo USA e giustificati come: “…un piccolo programma di aiuto del governo americano destinato all'opposizione iraniana all'interno del paese…”.

Nell'aprile 2005 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, Washington ha patrocinato e organizzato dei corsi segreti nei quali “attivisti” iraniani pagati, venivano istruiti sul come fare per rendere vacillante la posizione di Ahmadinejad. Ed ecco che si scopre che uno degli “istruttori” che Washington portò a Dubai per insegnare ai giovani iraniani come destabilizzare il loro paese ed offrirlo all'occidente per “democratizzarlo”, non era altri che il venditore delle rivoluzioni colorate nel mondo, pianificate dal Dipartimento di Stato degli USA, l’attivista serbo e fondatore di Otpor, Ivan Marovic.

In una intervista pubblica lo stesso Marovic ha dichiarato: «…Il programma dei lavori è consistito nello spiegare le tecniche di mobilitazione della popolazione nella situazione in cui la paura fosse alta e ci fossero tensioni nella società, il che significa che si è nel bel mezzo di una crisi politica… Si è discusso su come superare quel tipo di crisi senza distruzioni di proprietà e perdita di vite umane. Queste sono strategie non violente di mobilitazione civica. Questo è un lavoro standard basato sugli esempi di Otpor, ossia la nostra lotta contro Slobodan Milosevic…»

Nel 2006 l'amministrazione Bush aveva chiesto 75 milioni di dollari al Congresso degli Stati Uniti per sostenere l'opposizione al governo iraniano.

 

Lo schema “contestatario” preordinato e predefinito

Con lo stesso schema operativo, usato da Otpor e ritentato nelle cosiddette “rivoluzioni colorate” seguenti, i contestatori iraniani hanno usato le elezioni come scusa, seguendo un copione infallibile preordinato, che prevede l'inizio delle denunce di probabili brogli prima del voto e poi, anche immediatamente prima della chiusura dei seggi, iniziando a manifestare massicciamente e tumultuosamente, reclamando che le elezioni non sono valide e che il popolo è stato ingannato; “Dove è il mio voto? “ lo slogan ad uso mass mediatico, usato a Teheran.

Tutto questo appoggiato e sostenuto dal pronto e roboante martellamento mediatico delle zelanti agenzie di stampa occidentali, con una copertura mediatica 24 ore su 24, che fanno vedere o ripetono le stesse scene in continuazione in ogni angolo del mondo. I contestatori iraniani sono istruiti affinché continuino ad insistere che il “loro” presidente non è quello che ha vinto le elezioni (Ahmadinejad), ma invece sarebbe l'uomo che Washington e l'occidente sostengono (Mousavi, che è salutato dai media filo-occidentali come un candidato per le riforme), chiedendo, come fece Otpor in Serbia nel 2000, il riconteggio dei voti o nuove elezioni. In entrambi i casi, deve essere un centro “indipendente” (finanziato da Washington o dall'occidente) ad avere il compito di dichiarare il vero vincitore.

I contestatori iraniani, come Otpor, Kmara, Pora e gli altri prima di loro, sebbene pubblicizzino le loro proteste come un “movimento non violento”, attaccano e provocano le forze di sicurezza con atti di violenza usando pietre e molotov, attaccando poliziotti isolati, insultando o provocando, cercando di provocare reazioni violente, con altri elementi pronti a riprendere con macchine fotografiche o videocamere, che in pochi minuti fanno il giro del mondo e dimostrano la repressione violenta dei “regimi antidemocratici”… E, se lo stato od il governo attaccato, non usano la forza contro la piazza manovrata, può essere rovesciato. Nel caso contrario il rischio è che qualcuno ci lasci la vita, solitamente qualche giovane inconsapevole di essere una pedina in un gioco geostrategico, molto distante dalla ricerca di maggiori diritti o progresso nella vita delle masse popolari.

 

Cos'è stato OTPOR in Jugoslavia e Serbia

Otpor, i “ragazzi maleducati” (come loro stessi si definivano), movimento studentesco giovanile formatosi nel 1998 a Belgrado, che ha avuto un ruolo determinante nella caduta del governo jugoslavo nel 2000, artefice delle manifestazioni di piazza contro il governo Milosevic, è stato l'asse portante dell'opposizione filo-occidentale della RFJ. Ha raggiunto il suo apice di popolarità nell'autunno del 2000 per poi dissolversi inesorabilmente e aderire al Partito Democratico di Djindic, dopo aver tentato, nell'autunno 2001, di trasformarsi in partito, che alle elezioni avrà un fallimento clamoroso ottenendo solo l'1,65%. A questa confluenza non aderirono alcuni capi storici come Lazendic, Maric e Marovic, che fondarono l'ONG “Centro per la resistenza non violenta”, con finanziamenti esteri cospicui, che in seguito operò alacremente in tutte le cosiddette “rivoluzioni colorate” nell'Europa dell'est. Ufficialmente ha cessato di esistere nel settembre 2004.

Affiancati dalla notissima, al tempo, Radio B92, una emittente giovanilista e sinistrorsa nei linguaggi, finanziata, guarda caso, dal saccheggiatore di popoli, il finanziere George Soros (mediante la sua Open Society), ed interna al circuito internazionale di Radio Liberty-Radio Free Europe, con sede legale per l'Europa ad Amsterdam. Una vera e propria cassa di risonanza per tutta l'opinione pubblica occidentale.

“E’ finito” (Gotov je) ed “E’ ora” (Vreme je), su queste due parole d'ordine fu fondata in modo assillante e quasi ossessionante, l'intera operazione mediatica di massa per la destabilizzazione del governo jugoslavo..

L'innovazione mediatica fu l'adozione di un moderno marketing grazie alle grandi disponibilità economiche (centinaia di milioni di dollari, come risulta dalle delibere di quegli anni, stanziati dal Congresso USA a favore di questo gruppo, utilizzato per il processo di disintegrazione della Repubblica Federale Jugoslava; fu persino aperto un conto bancario a New York per le “donazioni” al movimento…). Ma divennero poi di dominio pubblico anche il ruolo e le “donazioni” ricevute da numerosi altri “enti” statunitensi e non solo. Dalla Banca Mondiale alle Fondazioni Adenauer ed Ebert, dall' International Renaissance Foundation all' Istituto Democratico e Repubblicano degli USA, dal National Democratic Institute di M. Albright alla NED (National Endowment for Democracy, sotto il Dipartimento di Stato USA e ramo ufficioso della CIA) e così via. Dalla sola NED, come indicato sul loro sito ufficiale, Otpor ha ricevuto: 189.600 + 47.790 dollari per l'anno 2000.

Attraverso campagne di massa nelle città e soprattutto tra i giovani, venivano distribuiti adesivi, impermeabili e altre forme di merchandising con le scritte “Gotov je e Vreme je”, sostenute da gruppi studenteschi e finanziate da paesi occidentali, che si sono trasformate in una simbologia di massa. Si è sempre connotato come un movimento estremamente variegato (c'era dentro di tutto) ma la componente più politicizzata e dirigente, era una elite ristretta e chiusa di giovani rampanti figli della borghesia serba, che guardava allo stile di vita occidentale ed all'economia di mercato, per un inglobamento geopolitico e culturale all'occidente come modelli e obiettivi.

Questo era l'unico collante “ideologico” che dava al movimento una parvenza di programma. Il resto era attivismo di piazza, ribellismo e spontaneismo di strati giovanili, stanchi, sfiduciati e sfiancati da oltre dodici anni di sanzioni ed embarghi a cui era sottoposto il popolo serbo, all'interno del processo di distruzione della Jugoslavia, iniziato nel 1991. Ma la testa del movimento, al contrario, si era messa segretamente al servizio dei piani occidentali di destabilizzazione e distruzione della RFJ, usando ed utilizzando cinicamente per i propri fini personali, questa massa giovanile scontenta. La struttura del movimento era formata da quattro gruppi con compiti distinti. Un gruppo si occupava dei rapporti con la stampa, uno di marketing e propaganda, il terzo dei rapporti con l'estero e finanziamenti, l'ultimo del reclutamento di ragazzi nelle università e nelle scuole. I capi dei vari gruppi decidevano il da farsi e come farlo, formando il nucleo centrale ristrettissimo, che di fatto decideva e determinava tutto.

Un grande esempio di collettivismo e democraticità per dei paladini della libertà e dei diritti umani, e soprattutto come “formatori professionali di democrazia per i popoli”!

Come da essi stessi dichiarato in interviste pubbliche in questi anni, la repressione fu solo simbolica, ci furono circa duemila fermi in tutto, ma solo qualche decina di arresti, senza veri e propri maltrattamenti, nonostante l'operato del gruppo fosse distruttore all'interno del paese con conseguenze strategiche devastanti, favorendo e consegnando di fatto il paese ad un ceto di affaristi e saccheggiatori dell'economia nazionale, che hanno fatto delle speculazioni, della corruzione e della rapina delle risorse nazionali, la realtà quotidiana.

Hanno rivendicato come giusta e necessaria la consegna di Milosevic al Tribunale Internazionale dell'Aja.

Nel contesto internazionale si sono presentati ai movimenti “no global” come paladini della lotta contro regimi, globalizzazione e liberismi, riuscendo così ad infiltrarsi e a farne parte, senza grande fatica, anche in Italia.

Numerosi giornali internazionali hanno documentato che Otpor ha goduto dei finanziamenti della CIA, e che alcuni suoi leaders sono stati addestrati dagli americani in funzione di progetti di sedizione in campi di addestramento e seminari nei vari paesi. Il movimento è stato finanziato con diversi milioni di dollari; oltre a moderne e sofisticate attrezzature elettroniche, telefoni cellulari, computer, cancelleria, stampa di volantini e manifesti, in carta patinata.

Il loro tutore fu il colonnello americano della CIA in pensione Robert Helvey, che dall'inizio del 2000, presso l'hotel Hilton di Budapest in Ungheria, tenne loro dei corsi intensivi sui metodi di combattimento nonviolento nei disordini di piazza. Helvey stesso ha ammesso in una intervista posteriore ai media serbi, di essere stato convocato da rappresentanti dell'Istituto Internazionale Repubblicano (IRI) a Washington, che gli spiegarono che lavoravano con un gruppo di giovani in Serbia, e che lui avrebbe avuto il compito di formarli nelle tecniche di resistenza nonviolenta. Era un lavoro molto importante, stante la situazione di forte instabilità nella Repubblica Jugoslava. Egli avrebbe dovuto addestrare i giovani di Otpor al grande scontro sociale e politico che si prefigurava nel paese. Come rivelò il Washington Post, la polizia di frontiera serba dell'epoca, notò che un notevole numero di giovani serbi si recava a visitare il monastero serbo di Sant Andrej, in Ungheria. In realtà la loro effettiva destinazione era l'Hotel Hilton sulle rive del Danubio a Budapest, dove promosso da US Aid (l'agenzia di aiuti allo sviluppo internazionale, di fatto una branca delle strategie di infiltrazione nei paesi in via di sviluppo), si svolgeva il seminario. Oltre a corsi di tecniche insurrezionali a Sofia in Bulgaria.

Lo stesso Stanko Lazendic, uno dei capi e fondatore di Otpor, in un intervista ammise che il colonnello Helvy partecipava a quei seminari, ma che:

«… Noi non pensavamo che lavorasse per la CIA. Quello che lui ci ha insegnato, noi ora lo insegniamo ad altri. Come creare un movimento d'opinione contro il regime attraverso il materiale di propaganda o le manifestazioni di piazza…tutto qui… Noi non siamo della CIA, né lavoriamo per la CIA. Se così fosse, guadagneremmo molto, molto di più dei pochi soldi che riceviamo. Una miseria per i rischi che corriamo…».

In una intervista al Manifesto nel dicembre 2004 dichiara:

«… La generosità democratica in Serbia, Ucraina, Georgia eccetera, esce dai conti correnti di Us Aid, l'organizzazione governativa statunitense, o dall'Iri, l'Istituto Internazionale Repubblicano (il partito di Bush), o dal suo gemello Democratico (Ndi), o dalla fondazione Soros, o dalla Freedom House, o dalle tedesche Friedrich Ebert e Konrad Adenauer, o dalla britannica Westminster… Le trasferte in Ucraina, da agosto a settembre, per esempio, sono state pagata prima dalla Westminster britannica e poi dall'American Freedom House. In Georgia, contro Shevarndnadze, pagava Soros…».

Ma sul settimanale “Il Diario” si lasciano scappare: «…Siamo comunque orgogliosi di essere aiutati da un servizio di intelligence di un grande paese democratico…».

Chi è Robert Helvey. Direttore della Albert Einstein Institution, un ufficio di copertura, in un intervista a Belgrado del 29 gennaio 2001, Helvey spiega:

«… La mia carriera era quella di un soldato professionista. E uno dei miei ultimi compiti fu quello di addetto militare all’Ambasciata di Rangoon (Myanmar). E ho avuto l’opportunità – nei due anni vissuti a Rangoon e viaggiando per il paese – di vedere in prima persona cosa succede quando la popolazione è oppressa al punto da vivere in un clima di completo terrore. E, come sapete, non c’era la prospettiva di un vero futuro per la gente ed era in corso una lotta per la democrazia, ma si trattava di una lotta armata, condotta nelle zone periferiche del paese e nelle regioni di confine. Era molto chiaro che quella lotta armata non avrebbe mai avuto successo. Così, quando tornai (negli USA), continuai a pensare alla Birmania. Lì c’era un popolo che desiderava realmente la democrazia, aspirava veramente a riforme politiche, ma l’unico modo che avevano per lottare era con le armi. E questo non sarebbe certo stato l’inizio di qualcosa, o un primo passo, per questo c’era una sensazione di impotenza, di incapacità. Una volta negli Stati Uniti, mentre ero ancora incaricato ufficiale, fui selezionato come ricercatore senior all’Harvard Center for International Affairs – dove presi parte a riunioni sul “Program for Nonviolent Sanctions” (Programma per sanzioni nonviolente)… Partecipava anche il dott. Gene Sharp, che ha introdotto il seminario dicendo “Lo sforzo della lotta strategica nonviolenta si concentra sul potere politico. Come impossessarsene e come tenerlo fuori dalle mani degli altri.” E io pensai, “Caspita, questo sta parlando la mia lingua”. E sapete, è questo a cui mira anche la lotta armata. Mi sono quindi subito interessato a questo approccio perché mi sono reso conto che avrebbe potuto offrire qualche opportunità per i Birmani.

«Come fui coinvolto invece nelle operazioni in Serbia? Avevo svolto dei lavori presso il confine Thailandese-Birmano con l’International Republican Institute. Pertanto, quando si sono messi alla ricerca di una persona per presentare informazioni sulla lotta strategica nonviolenta ad un gruppo serbo, hanno chiamato me…».

Molti esponenti di spicco del movimento serbo di Otpor, in sostanza la “cupola dirigente”, tra i protagonisti del colpo di stato del 2000 e della caduta del governo di unità nazionale jugoslavo di Slobodan Milosevic, sono poi diventati esperti internazionali in rivoluzioni. I casi di Bielorussia, Georgia, Ucraina, Kirghizistan, Russia sono ormai documentati e pubblici. Il loro curriculum vitae professionale si presenta con delle strane specializzazioni: addestramento al colpo di stato, gestione delle rivoluzioni, formazione di democrazia.

Stanko Lazendic e Aleksandar Maric nel 2004 sono stati espulsi da Ucraina e Bielorussia come “istigatori di un colpo di stato”, “pericoli pubblici per la sicurezza dello stato” e “ agenti stranieri”. Nel frattempo Maric si trovava in Ucraina come funzionario dell'ONG americana Freedom House.

L'Agenzia France Presse nell’ottobre 2004 scrive: «… membri del movimento serbo Otpor soggiornano da qualche mese in Ucraina, assicurando la formazione di giovani militanti per l'azione non violenta, nel caso si verificassero brogli durante le elezioni presidenziali, convocate per il 31 ottobre…».

In una intervista al giornale Politika di Belgrado nel 2004, Stanko Lazendic, che operava in Ucraina insieme ad Aleksandar Maric, così spiegava le loro attività:

«… allorché Otpor ha rovesciato Milosevic ed è divenuto celebre nel mondo intero, ci hanno contattato organizzazioni di tutti i paesi dell'Europa dell'est. Come formatori di Otpor, noi abbiamo partecipato a numerosissimi seminari. A titolo individuale. Io sono andato in Bosnia e in Ucraina, Maric è stato in Georgia e in Bielorussia. Per quanto concerne l'Ucraina, noi siamo coinvolti da un anno, e giriamo con alcune organizzazioni non governative il cui scopo è quello di mostrare agli Ucraini cosa significa il regime... Noi gli abbiamo insegnato a condurre delle campagne, senza raccomandazioni precise su cosa essi dovessero fare...».

Questi “professionisti” della democrazia hanno “lavorato” anche in Georgia a Tbilisi con il movimento Kmara, uno dei principali protagonisti della caduta di Shevarnadze e dell'arrivo al potere di Sakashvili. La loro missione era quella di formare i giovani georgiani all'azione nonviolenta ed alla gestione pianificata delle manifestazioni di piazza.

Nel frattempo l'ONG americana Freedom House guidata dall'ex capo della CIA James Woolsey, ha ufficialmente assunto Lazendic e Maric, con tanto di stipendio e rimborsi spese, oltre alla gestione di un budget monetario per le attività, come consiglieri speciali per i movimenti giovanili in Ucraina. Lo scopo ufficiale? Lo sviluppo della società civile e dei diritti umani...

Come riportato da Siniša Šikman, altra figura di rilievo di Otpor ed oggi attivista e trainer del Centro per la resistenza non violenta, in una intervista a Belgrado:

«… noi non distruggiamo i regimi e non ci immischiano alle faccende interne degli altri paesi, ma insegniamo l’esperienza di Otpor e le conoscenze nell’ambito della organizzazione delle campagne civili politiche e non politiche, realizzate durante la lunga lotta contro il regime di Milošević. I nostri training sono universali e possono essere adottati in qualsiasi Paese… identici o simili training sono già stati realizzati in Bosnia ed Erzegovina, in Kosovo, ma anche in altri Paesi…»

Ed ora l'Iran…




Luglio 2009 - Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia per un mondo di eguali





www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 21-09-09 - n. 287

da Michel Collon Blog -
http://www.michelcollon.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2257:lhumanitaire-et-la-guerre-deux-moyens-contradictoires-et-complementaires-pour-servir-le-capital&catid=6:articles&Itemid=11
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Umanitarismo e guerra: due strategie complementari per servire il capitale
 
di Mohamed Belaali - 16/09/2009
 
"Intratteniamo le migliori relazioni con le ONG che costituiscono per noi un moltiplicatore di forze, una parte importante del dispositivo di combattimento. (...) Perché [noi] siamo impegnati verso un unico fine, l'aiuto umanitario: aiutare ogni uomo e donna nel mondo che è in stato di bisogno, che ha fame (...), per dare a tutti la possibilità di sognare un futuro più luminoso" Colin Powell, Conferenza di Washington, 26 Ottobre 2005, citato da Rony Brauman in Missione civilizzatrice, intervento umanitario, Le Monde Diplomatique, settembre 2005.
 
"Gli stati democratici devono mobilitarsi ed esigere ciò che, in fondo, costituisce la base della democrazia, ossia che al personale umanitario di altri paesi sia consentito di portare soccorso a popolazioni innocenti." aggiunge Nicolas Sarkozy in occasione del 90° anniversario della Croce Rossa. "Insieme per l'umanità: i primi 90 anni", ha risposto il Presidente della Croce Rossa, Juan Manuel Suarez del Toro. Bernard Kouchner, parla di "ideologia occidentale dei diritti dell'uomo" e del "diritto di interveno umanitario". Ma questo diritto non è altro che la legge del più forte, vale a dire la negazione stessa del diritto.
 
L'azione umanitaria, qualunque forma assuma e quali ne siano gli interpreti, è pretesto e copertura per fini egemonici e imperialisti. E' rigorosamente al servizio del capitale e delle classi dominanti.
 
Ieri venivano inviati i missionari per fornire luce e civiltà ai "selvaggi", oggi la "interferenza umanitaria" esporta democrazia e libertà. L'umanitarismo ha rimpiazzato le missioni [cristiane].
 
Un uomo come Bernard Kouchner, il principale fautore del "diritto di intervento umanitario", ben rappresenta la grande ipocrisia, il cinismo e la violenza di questa visione "umanitaria" del mondo adottata dai paesi ricchi. Lui è l'incarnazione vivente di questo diritto, lui che a libro paga della Total, ha elaborato un rapporto che "nega" il lavoro forzato e il trattamento disumano inflitto dal gruppo petrolifero agli operai birmani. L'umanitario Kouchner, è stato anche un convinto sostenitore della guerra contro l'Iraq, in cui il numero delle vittime supera il milione di morti. Kouchner, dopo Bush e Sarkozy, prepara il mondo al "peggio", vale a dire alla "guerra", stavolta contro l'Iran... Il suo amore per le missioni umanitarie è pari solo alla sua approvazione per la guerra!
 
Abbiamo fatto la guerra in nome dell'emergenza umanitaria
 
L'aiuto umanitario e la guerra sono due strategie contraddittorie ma complementari, con un unico obiettivo: servire gli interessi delle classi dominanti. E' difficile distinguere inequivocabilmente l'elemento umanitario da quello militare, tanto i due fattori sono inestricabili l'uno dall'altro.
 
Si fa la guerra in nome dell'umanitarismo e si invoca il fine umanitario per giustificare la guerra. Ma l'umanitarismo è spesso subordinato all'aspetto militare, come ricorda Stéphane Sisco membro del Consiglio di Amministrazione di Médecins du Monde: "La cooperazione si realizza a tutti i livelli sotto la direzione del Pentagono, che esercita le sue prerogative di guida. Come si può constatare in Iraq, le forze armate fissano l'ordine di priorità, controllano lo svolgimento della missione ed il ritiro al superamento della crisi (exit strategy). Il controllo è lasciato ai militari, subordinando gli attori civili e umanitari".
 
In Afghanistan, è lo stesso
 
"La militarizzazione degli aiuti, gli PRT [Gruppi di ricostruzione provinciale, diretti dall'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, NATO], l'eccessiva numerosità dei servizi di sicurezza e la crescente confusione dei ruoli, hanno contribuito a ridurre lo spazio umanitario e a trasmettere false immagini sul lavoro svolto dalle organizzazioni non governative", ha detto Ashley Jackson ricercatore di Oxfam [Confederazione di 13 ONG che lavorano con 3.000 partners in più di 100 paesi] a Kabul, all'IRIN (agenzia di informazione umanitaria delle Nazioni Unite).
 
E' in nome del diritto di intervento umanitario che i paesi occidentali (Stati Uniti e Unione Europea in particolare), spesso con l'aiuto del loro braccio armato, la NATO, hanno invaso il Kurdistan iracheno nel 1991, hanno condotto l'operazione "Restore Hope" in Somalia nel 1992, hanno inviato una forza di intervento NATO in Kosovo nel 1999, ecc.
 
Ecco cosa pensano i preti cattolici sopravvissuti alla tragedia del 1994 in Ruanda rispetto l'operazione che ha contribuito in larga misura al genocidio Tutsi, denominata "Turchese" e guidata sempre in nome dell'umanitarismo, dalla Francia: "I responsabili del genocidio sono i soldati e i partiti politici della MRND [Movimento rivoluzionario nazionale per lo sviluppo] e della CDR [Coalizione per la Difesa della Repubblica], a tutti i livelli, ma soprattutto ai vertici, sostenuti dalla Francia, che ha portato le milizie. Riteniamo pertanto che l'intervento cosiddetto umanitario sia un'impresa cinica."
 
Il diritto di ingerenza è il diritto del più forte [da Jean Bricmont: Un monde plus juste et la "responsabilité de protéger", leggi la traduzione di resistenze.org La questione del “diritto di proteggere”, ndr]
 
In tal modo il diritto di intervento con pretesti umanitari, consente e facilita l'ingerenza imperialista. Il diritto di ingerenza è la legge della giungla. Solo gli Stati più potenti possono intervenire militarmente e invadere i paesi poveri sotto la bandiera umanitaria per spogliarli più agevolmente delle loro ricchezze. Per questo i paesi del Sud hanno respinto il "diritto di intervento umanitario" a L'Avana nel 2000, in occasione del vertice del G77 (che rappresenta all'incirca i 4/5 dell'umanità).
 
I paesi capitalisti non fanno appello al diritto di intervento umanitario che per servire meglio i propri interessi. In caso contrario, essi invocano la legge di non interferenza negli affari interni di Stati sovrani. Questa visione selettiva dell'umanitarismo porta questi Stati ad intervenire pesantemente per esempio in Kosovo e a rimanere passivi di fronte ai massacri perpetrati dall'esercito israeliano a Gaza. L'umanitarismo è a geografia variabile!
 
Le organizzazioni non governative (ONG) e le altre organizzazioni collegate, a prescindere dalla sincerità dei loro militanti, non possono muoversi che all'interno di questo quadro generale stabilito dagli interessi economici delle classi dominanti. La maggior parte delle ONG umanitarie sono finanziariamente a carico dei loro paesi d'origine, di organismi europei, come il Dipartimento per gli aiuti umanitari della Commissione Europea (DG ECHO) o di istituzioni internazionali.
 
Per esempio, Save the Children USA, International Rescue Committee e World Vision hanno ricevuto un finanziamento di 2 milioni di dollari dall'USAID (cfr in decryptinfos.daoloire.com, CUBA : plus que jamais, l’USAID continue d’entretenir la subversion), l'Agenzia statunitense per la cooperazione e gli aiuti umanitari, per "liberare" il popolo iracheno. Un altro esempio è fornito dalle ONG umanitarie di Scandinavia, Belgio e Olanda, finanziate prevalentemente dal pubblico. Ma anche quando le ONG e le associazioni sono finanziate principalmente da fondi privati, come è il caso di Medici Senza Frontiere (MSF), Medecins du Monde (MDM), la Federazione Internazionale della Croce Rossa, Azione contro la fame, ecc., l'influenza dello Stato resta fondamentale, anche se praticata solo attraverso le generose esenzioni fiscali sulle donazioni.
 
L'umanitarismo per risollevare le sorti delle imprese
 
Reperire donazioni (raccogliere fondi, come si usa dire) diventa sempre più una priorità, se non la priorità, delle organizzazioni umanitarie. Per raggiungere questo obiettivo di loro vitale importanza, le ONG umanitarie utilizzano le stesse tecniche di gestione delle imprese private. Per sedurre il donatore generoso, vengono adottate le tecniche più disparate: il marketing (umanitario?), la pubblicità commerciale, l'utilizzo di agenzie specializzate nella comunicazione, alleanze con le fondazioni, come quella del miliardario Bill Gates per esempio, e soprattutto con le multinazionali (lo chiamano partenariato), che a loro volta strumentalizzano queste associazioni per migliorare la propria immagine, ecc ... Ma al di là di queste tecniche, ciò che colpisce è la mercificazione crescente e senza scrupoli degli stessi principi umanitari, che si rivela, una volta di più, quale utile strumento al servizio della imprese e del capitale.
 
Le imprese hanno ben accolto la Legge del 4 febbraio 1995 sul congedo lavorativo per solidarietà internazionale di cui si avvalgono per inviare i propri dipendenti in missione umanitaria all'estero. Crédit Agricole, Club Med, Price Waterhouse Coopers, IBM, L'Oreal, Vodafone, Areva, ecc., hanno compreso l'importanza di queste pubbliche relazioni che gli consentono, e a buon mercato, di promuovere la loro immagine offuscata dagli scandali e dalle questioni sociali, ambientali ed etiche legate alla sfrenata ricerca di profitto.
 
Umanitarismo e mass media
 
La miseria del mondo è regolarmente sotto i riflettori dei media, ma non per spiegare ai cittadini le sue cause reali e denunciare i responsabili, peraltro noti, ma per aumentare gli ascolti facendo leva sui buoni sentimenti dello spettatore. La sofferenza umana si trasforma in spettacolo. Artisti, atleti, politici, ecc. sono protagonisti in questo circo mediatico. La sfortuna degli altri, la disperazione, l'angoscia umana attira il pubblico e, di conseguenza, aumentano i ricavi pubblicitari delle emittenti televisive.
 
Gli speculatori dell'umanitarismo, con la razionalità di gestione capitalistica, cercano di "vendere", attraverso i media, la sofferenza delle vittime ai donatori, che sono in qualche modo i loro "clienti".
 
Gli aiuti umanitari, nel migliore dei casi, alleviano per qualche breve istante la sofferenza umana. Quasi mai l'umanitarismo però colpisce la radice delle sventure degli uomini, vale a dire il capitalismo e il suo funzionamento. In questo senso, non solo è al servizio dell'ordine costituito, ma lo perpetua. L'aiuto umanitario in un sistema disumano, è un'illusione, per non dire un'assurdità.
 
Fonte: decrypt-infos




La technique du coup d’État coloré
par John Laughland (4 Janvier 2010)
La technique des coups d’État colorés trouve son origine dans une abondante littérature du début du XXe siècle. Elle a été mise en application avec succès par les néo-conservateurs états-uniens pour « changer les régimes » de plusieurs États post-soviétiques. Elle a par contre échoué dans des univers culturels différents (Venezuela, Liban, Iran). John Laughland, qui couvrit certaines de ces opérations pour le Guardian, revient sur ce phénomène.
http://www.voltairenet.org/article163449.html
The Technique of a Coup d’État
by John Laughland (5 January 2010)
The technique of a coup d’état, more recently also referred to as "coloured revolution", finds its origins in abundant literature dating back to the beginning of the 20th century. It was successfully applied by the U.S. neo-conservatives to set the stage for "regime change" in a number of former Soviet republics. However, the technique backfired when it was tried in a different cultural environment (Venezuela, Lebanon, Iran). John Laughland, who reported on some of these operations for the Guardian, sheds new light on this phenomenon.
http://www.voltairenet.org/article163453.html

La tecnica di un colpo di stato, a cui più di recente si fa riferimento anche con “rivoluzione colorata”, trova riscontro delle sue origini in una ricca letteratura che ci fa risalire agli inizi del XX secolo. È stata applicata con successo dai neo-conservatori statunitensi per preparare il terreno a “cambiamenti di regime” in una serie di repubbliche dell’ex Unione Sovietica. Comunque, la tecnica ha avuto un effetto contrario a quello desiderato quando è stata tentata in ambienti culturali diversi (Venezuela, Libano, Iran).

John Laughland, che per il Guardian ha prodotto articoli su alcune di queste operazioni, accende una nuova luce su questo fenomeno.

(Traduzione dal francese ed elaborazione a cura di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)


La tecnica del “colpo di stato colorato”

di John Laughland*

4 gennaio 2010


Nel corso di questi ultimi anni, tutta una serie di “rivoluzioni” è esplosa in differenti parti del mondo.

Georgia

Nel novembre 2003, il presidente Edouard Chevardnadze è stato rovesciato in seguito a manifestazioni e ad asserzioni non comprovate di elezioni presidenziali truccate.

Ucraina

Nel novembre 2004, manifestazioni – la cosiddetta “Rivoluzione arancione” – hanno avuto inizio nel momento in cui venivano formulate accuse consimili di elezioni truccate. Il risultato è stato che il paese ha perso il suo antico ruolo geopolitico di ponte fra l’Est e l’Occidente ed è stato sospinto verso un’adesione alla NATO e all’Unione Europea. Considerato che la Kievan Rus è stato il primo Stato russo e che l’Ucraina attualmente ha assunto una posizione contraria alla Russia, siamo in presenza di un avvenimento storico.

Tuttavia, come affermava George Bush, “voi siete sia con noi che contro di noi”. Benché l’Ucraina abbia inviato un contingente di truppe in Iraq, evidentemente è stata considerata ancora troppo amica di Mosca.

Libano

Poco dopo le dichiarazioni da parte degli Stati Uniti e dell’ONU che le truppe siriane dovevano ritirarsi dal Libano, e successivamente all’assassinio di Rafik Hariri, le manifestazioni di Beirut sono state presentate come la “Rivoluzione dei Cedri”. Un’enorme contro-manifestazione di Hezbollah, il più importante partito filo-siriano, passava sotto silenzio nello stesso momento in cui la televisione mostrava senza fine la folla anti-siriana.

Esempio particolarmente eclatante di malafede orwelliana, la BBC spiegava ai telespettatori che “Hezbollah, il più grande partito politico del Libano, è fino a questo momento la sola voce dissidente che sostiene la permanenza dei Siriani nel Libano.”

Com’è possibile che la maggioranza popolare possa essere una “voce dissidente”? [1]

Kirgizistan

Dopo le “rivoluzioni georgiana ed ucraina”, numerosi sono coloro che predicevano che l’ondata di “rivoluzioni” si sarebbe abbattuta sulle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. E questo è quello che è avvenuto.

I commentatori sono sembrati divisi sulla questione di sapere quale colore attribuire all’insurrezione di Bichkek: rivoluzione “dei limoni” o dei “tulipani”? Non sono riusciti a mettersi d’accordo.

Ma erano sicuramente d’accordo su un punto: queste rivoluzioni sono “fredde”, anche se sono violente. Infatti, il presidente del paese, Askar Akaïev, è stato rovesciato il 24 marzo 2005 e i contestatori hanno preso d’assalto il palazzo presidenziale e lo hanno saccheggiato.

Uzbekistan

Quando ribelli armati si impadronirono di edifici governativi, liberarono dei prigionieri e presero ostaggi nella notte fra il 12 e il 13 maggio 2005 nella città uzbeka di Andijan (situata nella valle di Ferghana dove i torbidi si erano innescati parimenti per il vicino Kirgizistan), la polizia e l’esercito accerchiarono i ribelli e ne risultò uno stallo che procedette per lungo tempo. Vennero condotti negoziati con i ribelli, i quali non cessavano mai di rincarare le loro rivendicazioni.

Quando le forze governative li attaccarono, i combattimenti produssero qualcosa come 160 morti, di cui 30 fra le forze di polizia e dell’esercito.

Nondimeno, i media occidentali immediatamente presentarono in maniera distorta questi scontri violenti, pretendendo che le forze governative avessero aperto il fuoco su dei contestatari disarmati, sul “popolo”.

Questo mito, che si ripete senza posa, della rivolta popolare contro un governo dittatoriale è accettato a destra come a sinistra dello schieramento politico.

Una volta, il mito della rivoluzione era manifestamente riservato alla sinistra, ma quando il putsch violento ha avuto luogo nel Kirgizistan, il Times si è tanto entusiasmato a proposito delle scene di Bichkek, che ricordavano all’articolista i film di Eisenstein sulla rivoluzione bolscevica; il Daily Telegraph esaltava la “presa del potere da parte del popolo” e il Financial Times faceva ricorso ad una metafora maoista ben conosciuta quando vantava la “lunga marcia del Kirgizistan verso la libertà”.  

Una delle idee chiave che stanno alla base di questo mito è naturalmente quella che il “popolo” appoggia questi avvenimenti e che questi ultimi sono spontanei. In realtà, sicuramente, queste sono operazioni ben concertate, spesso messe in scena tramite i mezzi di comunicazione, e, di abitudine, create e controllate da reti transnazionali di organizzazioni non governative, che sono strumenti del potere dell’Occidente.


La letteratura sui colpi di Stato

Il mito della rivoluzione popolare spontanea perde la sua pregnanza in considerazione della vasta letteratura sui colpi di Stato e sulle principali tattiche utilizzate per provocarli.

Ben inteso, è stato Lenin a sviluppare la struttura organizzativa dedicata al rovesciamento di un regime, struttura che attualmente ci è nota sotto il nome di partito politico.

Lenin differisce da Marx per il fatto che non pensava che il cambiamento storico avvenisse come risultato di forze anonime ineluttabili. Lenin pensava che era necessario provocare il cambiamento.

Ma è stato probabilmente Curzio Malaparte che per primo, nel suo Tecnica del colpo di Stato, ha dato una forma celebre a queste idee [2].

Pubblicato nel 1931, questo libro presenta il ribaltamento di regime come una procedura tecnica. Malaparte era in disaccordo con coloro che pensavano che i cambiamenti di regime avvenivano spontaneamente.

Egli inizia il suo libro riportando una discussione fra diplomatici a Varsavia nella primavera del 1920.

La Polonia era stata invasa dall’armata rossa di Trotskij, (comunque la Polonia aveva invaso l’Unione Sovietica occupando Kiev nell’aprile 1920), e i bolscevichi erano alle porte di Varsavia.

La discussione aveva luogo fra il ministro della Gran Bretagna, Sir Horace Rumbold, e il Nunzio papale, Monsignor Ambrogio Damiano Achille Ratti (che due anni più tardi sarebbe divenuto Papa con il nome di Pio XI).

L’Inglese affermava che la situazione politica interna alla Polonia era così caotica che era inevitabile una rivoluzione e che il corpo diplomatico doveva abbandonare la capitale e rifugiarsi a Poznan. Il Nunzio non era d’accordo, insistendo sul fatto che una rivoluzione era senza dubbio possibile in un paese civilizzato come l’Inghilterra, l’Olanda o la Svizzera e non in un paese in preda all’anarchia. Naturalmente, l’Inglese era sconvolto all’idea che una rivoluzione potesse scoppiare in Inghilterra. “Mai!” sbottò.

I fatti gli hanno dato torto, visto che in Polonia non è scoppiata alcuna rivoluzione e questo, secondo Malaparte, perché le forze rivoluzionarie non erano sufficientemente ben organizzate. Questo aneddoto permette a Malaparte di accostarsi alle differenze tra Lenin e Trotskij, due esperti in colpo di Stato. Egli sottolinea come il futuro Papa avesse ragione e che era sbagliato affermare essere necessarie certe condizioni perché avvenga la rivoluzione.

Per Malaparte, come per Trotskij, è possibile provocare un cambiamento di regime non importa in quale paese, anche nelle democrazie stabili dell’Europa occidentale, a condizione che vi sia un gruppo di uomini sufficientemente determinati ad effettuarlo.


Fabbricare il consenso

Questo ci porta a fare riferimento ad altri testi relativi alla manipolazione mediatica.

Lo stesso Malaparte non affronta questo aspetto, che però a) risulta decisamente importante e b) costituisce un elemento della procedura tecnica utilizzata per i cambiamenti di regime, anche al giorno d’oggi.

A dire il vero, il controllo dei media durante un capovolgimento di regime è così importante che una delle caratteristiche di queste rivoluzioni consiste nella costruzione di una realtà virtuale. Il controllo di questa realtà è esso stesso uno strumento di potere, tanto che al momento dei colpi di Stato classici nelle “repubbliche delle banane”, la prima cosa di cui si impadronivano i rivoluzionari era la radio.

Attualmente, le persone provano ancora una forte ripugnanza ad accettare l’idea che gli avvenimenti politici siano deliberatamente manipolati.

Questa stessa ripugnanza è un prodotto dell’ideologia dell’informazione, che lusinga la vanità delle persone e le induce a credere di avere accesso ad una somma considerevole di informazioni.

In effetti, l’apparente diversificazione di informazioni derivate dai media moderni nasconde una estrema povertà delle fonti originali, nella stessa maniera in cui una strada piena zeppa di ristoranti su una spiaggia della Grecia può nascondere la realtà di un’unica cucina nel retrostante.

Le informazioni sugli avvenimenti importanti provengono spesso da un’unica fonte, quasi sempre da un’agenzia di stampa, e anche coloro deputati alla diffusione delle informazioni, come la BBC, si accontentano di riciclare le informazioni ricevute da queste agenzie, comunque presentandole come farina del loro sacco.

I corrispondenti della BBC spesso stanno nelle loro camere di albergo quando spediscono i loro dispacci, leggendo per gli studi di Londra le informazioni che sono state loro trasmesse da colleghi in Inghilterra, che a loro volta le hanno ricevute da agenzie di stampa.

Un secondo fattore che spiega la ripugnanza a credere alla manipolazione dei media è legato al sentimento di onniscienza che la nostra epoca di mezzi di comunicazione di massa ama assecondare: criticare le informazioni della stampa è come dire alle persone che sono credulone, e questo messaggio non è gradevole da ricevere.

La manipolazione mediatica ha molteplici aspetti. Uno dei più importanti è l’iconografia politica. Questa è uno strumento molto importante utilizzato per difendere la legittimità dei regimi che hanno preso il potere attraverso una rivoluzione. Basti pensare ad avvenimenti emblematici, come la presa della Bastiglia del 14 luglio 1789, l’assalto al Palazzo d’Inverno durante la rivoluzione dell’ottobre 1917, o la marcia su Roma di Mussolini del 1922, per rendersi conto che certi avvenimenti possono essere elevati al rango di fonti pressoché eterne di legittimità.

Ciononostante, l’importanza della costruzione politica di immagini va ben al di là dell’invenzione di un emblema specifico per ciascuna rivoluzione. Essa implica un controllo molto più rigoroso dei mezzi di informazione e generalmente questo controllo deve essere esercitato su un lungo periodo, non solamente al momento del cambiamento di regime.

Risulta veramente essenziale che la linea del partito venga ripetuta ad nauseam.

Un aspetto della cultura mediatica di questo periodo, che numerosi dissidenti denunciano alla leggera, è che le opinioni degli oppositori possono venire espresse ed anche pubblicate, ma questo avviene precisamente perché, non rappresentando solo che gocce d’acqua in un oceano, queste non rappresentano mai una minaccia per la marea propagandistica.


Willi Münzenberg

Uno dei maestri moderni del controllo dei mezzi di comunicazione è stato il comunista tedesco, da cui Goebbels ha appreso il suo mestiere, Willi Münzenberg.

Münzenberg non è stato solamente l’inventore della manipolazione, ma anche il primo ad avere messo a punto l’arte di creare una rete di giornalisti formatori di opinioni, per diffondere le idee funzionali alle necessità del Partito comunista tedesco e dell’Unione Sovietica. Con ciò, fece una fortuna edificando un vasto impero mediatico.

Münzenberg è stato coinvolto nel progetto comunista fin dall’inizio. Apparteneva al circolo ristretto dei compagni di Lenin a Zurigo e nel 1917 accompagnò il futuro capo della rivoluzione bolscevica dalla stazione centrale di Zurigo alla stazione di Finlandia a San Pietroburgo in un treno piombato, con l’aiuto delle autorità imperiali germaniche.

Lenin richiese a Münzenberg di combattere la pubblicità deleteria suscitata dalla situazione di emergenza spaventosa del 1921, che sconvolgeva lo Stato sovietico di recente instaurato, per cui 25 milioni di contadini della regione del Volga rischiavano di morire di fame.

Münzenberg, che allora era rientrato a Berlino, dove in seguito veniva eletto come deputato comunista al Reichstag, fu incaricato di creare una organizzazione di soccorso operaio, il Foreign Committee for the Organisation of Worker Relief for the Hungry in Soviet Russia – Comitato Estero per l’organizzazione del Soccorso Operaio contro la fame nella Russia Sovietica, il cui obiettivo era quello di far credere che i soccorsi umanitari provenivano da fonti diverse dalla Herbert Hoover’s American Relief AdministrationAmministrazione di Herbert Hoover del Soccorso Americano.

Lenin temeva non solamente che Hoover utilizzasse il suo progetto umanitario per inviare spie nell’URSS, (cosa che effettivamente avvenne), ma ugualmente – fattore forse più importante – che il primo Stato comunista al mondo non dovesse soffrire fatalmente della pubblicità negativa dovuta al fatto che l’America capitalista gli veniva in aiuto a qualche anno dalla Rivoluzione.

Münzenberg, dopo avere ottenuto un grande successo nella raccolta di fondi e cibo per le vittime della carestia russa, rivolse la sua attenzione verso attività di propaganda più generali.

Innalzò un vasto impero mediatico, conosciuto sotto il nome di “Trust Münzenberg”, che possedeva due quotidiani a larga diffusione in Germania, una rivista settimanale di massa e aveva interessi in altre pubblicazioni nel mondo.

Si mise in luce in modo particolare nel mobilitare l’opinione pubblica mondiale contro l’America in occasione del processo a carico di Sacco e Vanzetti (i due immigrati italiani anarchici condannati a morte innocenti per omicidio nel Massachusetts nel 1921) e nel contrastare l’idea propagandata dai nazisti secondo cui l’incendio del Parlamento tedesco, il Reichstag, nel 1933, fosse opera di un complotto comunista. Ricordiamo che i nazisti presero come pretesto questo incendio per procedere ad arresti e ad esecuzioni in massa di comunisti. (Attualmente si pensa che il fuoco sia stato appiccato in realtà a titolo individuale dall’uomo che fu immediatamente arrestato nell’edificio, un piromane di nome Martinus van der Lubbe).

Münzenberg riuscì a convincere una parte importante dell’opinione pubblica attraverso una menzogna opposta a quella dei nazisti, vale a dire che quelli che avevano dato fuoco erano gli stessi nazisti che cercavano un pretesto per sbarazzarsi dei loro principali avversari.

Il fatto più importante per la nostra epoca è che Münzenberg comprese bene come sia importante influenzare i facitori di opinioni.

Egli prendeva essenzialmente come obiettivo gli intellettuali, partendo dall’idea che erano i più facili da influenzare in ragione della loro grande vanità. In modo particolare, aveva contatti con un gran numero di personalità del mondo letterario degli anni Trenta. Münzenberg ne incoraggiò molti a sostenere i Repubblicani durante la guerra civile spagnola e a fare di questa lotta una causa celebre dell’antifascismo comunista.

Attualmente, la tattica di Münzenberg riveste una grande importanza nella manipolazione dell’opinione pubblica in favore del Nuovo Ordine Mondiale.

Più che mai, “esperti” fanno la loro comparsa sui nostri piccoli schermi per delucidarci sugli avvenimenti e costoro sono sempre veicoli della linea ufficiale di qualche partito o fazione. Essi vengono tenuti sotto controllo con modalità differenti, generalmente con il denaro o con lusinghe.


Psicologia della manipolazione dell’opinione pubblica

Esiste tutta una serie di opere che puntano il dito su un aspetto un po’ differente dalla tecnica specifica messa a punto da Münzenberg. Si tratta delle modalità con cui si inducono le persone ad agire collettivamente, ricorrendo a stimoli di natura psicologica.

Potrebbe essere che il primo teorico importante in questa materia sia stato il nipote di Freud, Edward Bernays, che scriveva nella sua opera Propaganda, apparsa nel 1928, come fosse del tutto naturale e giustificato che i governi plasmassero la pubblica opinione per fini politici [3].

Il primo capitolo porta il titolo rivelatore seguente: “Organizzare il caos”.

Per Bernays, la manipolazione consapevole ed intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse è un elemento importante delle società democratiche.

Coloro che manipolano i meccanismi segreti della società costituiscono un governo invisibile, che rappresenta il potere effettivo. Noi siamo eterodiretti, i nostri pensieri sono condizionati, i nostri gusti sono costruiti ad arte, le nostre idee sono suggerite essenzialmente da uomini di cui noi non abbiamo mai inteso parlare. È la conseguenza logica della maniera in cui la nostra società democratica è strutturata.

Un grande numero di esseri umani devono cooperare per potere vivere insieme in una società che funzioni bene. In quasi tutti gli atti della nostra vita quotidiana, che si tratti della sfera politica, di affari, dei nostri comportamenti sociali o delle nostre concezioni etiche, noi siamo dominati da un numero relativamente ridotto di persone che conoscono i processi mentali e le caratteristiche sociali delle masse. Sono queste persone che controllano la pubblica opinione.

Per Bernays, molto spesso questi membri del governo invisibile non conoscono essi stessi chi sono gli altri membri. La propaganda è il solo mezzo per impedire all’opinione pubblica di sprofondare nel caos.

Bernays ha continuato a lavorare su questo argomento dopo la guerra e nel 1947 ha pubblicato The Engineering of Consent – La costruzione del consenso [4], titolo al quale Edward Herman e Noam Chomsky hanno fatto riferimento quando hanno pubblicato nel 1988 la loro opera importantissima La fabrique du consentement  [5].

Il rapporto con Freud è decisivo in quanto, come andremo ad esaminare, la psicologia è uno strumento capitale per influenzare l’opinione pubblica.

Secondo due degli autori che hanno collaborato a La fabrique du consentement, Doris E. Fleischmann e Howard Walden Cutler, ogni leader politico deve fare appello alle emozioni umane primarie al fine di manipolare le opinioni.

L’istinto di conservazione, l’ambizione, l’orgoglio, la bramosia, l’amore per la famiglia e per i bambini, il patriottismo, lo spirito di imitazione, il desiderio di comando, il gusto dell’azione, così come altri bisogni, sono le materie brute psicologiche che ciascun leader deve prendere in considerazione nei suoi tentativi per conquistare l’opinione pubblica alle sue idee.

Per mantenere la fiducia nei leader, la maggior parte delle persone hanno necessità di essere sicuri che tutto quello in cui credono sia corrispondente al vero.

Questo era quello che Münzenberg aveva ben compreso: il bisogno fondamentale degli uomini di credere in ciò che essi vogliono credere. Thomas Mann faceva allusione a questo fenomeno quando attribuiva l’ascesa di Hitler al desiderio collettivo del popolo tedesco di credere ad un “racconto di fate” che dissimulava la squallida realtà.

Su questo argomento, meritano di essere citate altre opere che non trattano per ragioni temporali della propaganda elettronica moderna ma che si rivolgono piuttosto verso la psicologia delle masse. Pensiamo ai classici come la Psychologie des foules – Psicologia delle masse di Gustave Le Bon (1895) [6], Masse und Macht – Massa e potere d’Elias Canetti (1960) [7] e Le viol des foules par la propagande politique – Lo stupro delle folle da parte della propaganda politica di Serge Tchakhotine (1939) [8].

Tutte queste opere fanno abbondante riferimento alla psicologia e all’antropologia. Non bisogna dimenticare l’opera grandiosa dell’antropologo René Girard, i cui scritti sulla logica dell’imitazione (mimesis) e sulle azioni violente collettive sono eccellenti strumenti per comprendere perché l’opinione pubblica può tanto facilmente essere indotta a sostenere la guerra e altre forme di violenza politica.


Tecnica della formazione dell’opinione pubblica

Dopo la guerra, numerosissime tecniche messe a punto dal comunista Münzenberg furono adottate dagli Stati Uniti, come dimostrato in modo magnifico dall’eccellente lavoro di Frances Stonor Saunders, Qui mène la danse ? La CIA et la Guerre froide culturelle – Chi conduce la danza? La CIA e la Guerra fredda culturale [9].

Saunders spiega in maniera estremamente dettagliata come, all’inizio della Guerra fredda, gli Statunitensi e i Britannici dettero inizio ad una importante operazione clandestina destinata a finanziare intellettuali anti-comunisti. [10].

L’elemento fondamentale è che essi concentrarono la loro attenzione su alcune personalità della sinistra, soprattutto su trotskisti che non avevano mai smesso di sostenere l’Unione Sovietica, se non nel 1939 quando Stalin firmò il Patto di non-aggressione con Hitler, e che avevano spesso collaborato in precedenza con Münzenberg.

Un gran numero di queste persone, che si situavano al punto di congiunzione fra il comunismo e la CIA all’inizio della Guerra fredda, sono divenuti dei neo-conservatori di primo piano, in particolare Irving Kristol, James Burnham, Sidney Hook e Lionel Trilling [11].

Le origini di sinistra, per meglio dire trotskiste, del neo-conservatorismo sono conosciute, anche se continuo ad essere sorpreso da nuovi particolari che vado scoprendo, ad esempio che Lionel e Diana Trilling sono stati sposati da un rabbino che considerava Felix Dzerjinski, fondatore della polizia segreta bolscevica, la Čeka ( antenata del KGB), il controaltare comunista della polizia politica di Himmler, come un modello di eroismo.

Queste origini di sinistra mantengono una relazione particolare con le operazioni clandestine evocate da Saunders, visto che l’obiettivo della CIA era precisamente quello di influenzare gli oppositori di sinistra al comunismo, vale a dire i trotskisti. Molto semplicemente, l’idea della CIA era che gli anti-comunisti di destra non avevano alcun bisogno di essere influenzati ed ancor meno di venire pagati.

Stonor Saunders cita Michael Warner quando scrive:

“Per la CIA la strategia di sostenere la sinistra anti-comunista doveva diventare il fondamento teorico delle operazioni politiche della CIA contro il comunismo nel corso dei due decenni successivi.”

Questa strategia veniva descritta in The Vital Center : The Politics of Freedom di Arthur Schlesinger (1949) [12], opera che costituisce una delle pietre angolari di quello che più tardi divenne il movimento neo-conservatore.

Stonor Saunders scrive:

“L’obiettivo di sostenere gruppi di sinistra, non era né di distruggere né di dominare questi gruppi, ma piuttosto di mantenere con loro una discreta prossimità e di dirigere il loro pensiero, di procurare loro un modo per liberarsi dalle inibizioni inconscie e, al limite, di opporsi alle loro azioni nel caso in cui fossero diventati eccessivamente… radicali.”

Le modalità attraverso cui questa influenza di sinistra fece sentire i propri effetti furono molteplici e variegate.

Gli Stati Uniti erano decisi a fornire di se stessi un’immagine progressista, che contrastasse con quella di una Unione Sovietica “reazionaria”. In altre parole, volevano mettere in attuazione le stesse cose che facevano i Sovietici.

Ad esempio, negli ambienti musicali statunitensi, Nicolas Nabokov (il cugino dell’autore di Lolita) era uno dei principali esponenti del Congresso per la libertà della Cultura.

Nel 1954, la CIA aveva finanziato un festival della musica a Roma nel corso del quale l’amore “autoritario” di Stalin per compositori russi come Rimski-Korsakov e Tchaïkovski veniva “contrato” dalla musica moderna non ortodossa ispirata dal dodecafonismo di Schoenberg. Per Nabokov, promuovere una musica che eliminava in modo eclatante le gerarchie naturali, era lanciare un chiaro messaggio politico.

Un altro progressista, il pittore Jackson Pollock, ex comunista, fu allo stesso modo sostenuto dalla CIA. I suoi “imbrattamenti” venivano considerati rappresentare l’ideologia americana di “libertà” opposta all’autoritarismo della pittura del realismo socialista.

(Questa alleanza con i comunisti aveva preceduto la Guerra fredda: il pittore di affreschi messicano comunista Diego Rivera venne patrocinato da Abby Aldrich Rockefeller ma la loro collaborazione ebbe bruscamente termine quando Rivera si rifiutò di ritirare un ritratto di Lenin da una scena di massa dipinta sui muri del Rockefeller Center nel 1933.)

Questa commistione fra la cultura e la politica venne incoraggiata apertamente da un organismo della CIA che portava un nome molto orwelliano, l’Ufficio di Strategia Psicologica, PSB.

Nel 1956, questa organizzazione sostenne una tournée europea della Metropolitan Opera (Met), che aveva lo scopo politico di incoraggiare il multiculturalismo.

L’organizzatore, Junkie Fleischmann, affermava:

“Noi, negli Stati Uniti, siamo un melting-pot e con questo dimostriamo che i popoli possono intendersi indipendentemente dalla razza, dal colore della pelle o dalla loro confessione.

Utilizzando il termine melting-pot, o una qualsiasi altra espressione, noi potremo presentare il Met come un esempio per cui gli Europei immigrati negli Stati Uniti hanno potuto intendersi, e, di conseguenza, suggerire che una specie di Federazione europea è sicuramente possibile.”

Sia detto per inciso, questo è esattamente l’argomento utilizzato da Ben Wattenberg che, nella sua opera The First Universal Nation, sostiene che gli Stati Uniti possiedono un diritto particolare all’egemonia mondiale in quanto inglobano tutte le nazioni e razze del pianeta.

L’identica idea è stata espressa da Newt Gingrich e da altri neoconservatori.

Fra gli altri temi proposti, alcuni sono al centro dell’ideologia neo-conservatrice di oggi. Il primo fra questi corrisponde all’opinione autenticamente liberale di un universalismo morale e politico. Questo ha costituito il nucleo della filosofia della politica estera di George W. Bush. In numerose occasioni Bush ha dichiarato che i valori politici sono i medesimi nel mondo intero ed ha utilizzato questa affermazione per giustificare l’intervento militare in favore della “democrazia”.

Agli inizi degli anni Cinquanta, Raymond Allen, direttore dell’Ufficio di Strategia Psicologica (l’Ufficio di Strategia Psicologica fu immediatamente designato unicamente attraverso le sue iniziali PSB, senza dubbio allo scopo di tenere nascosto quello che veniva direttamente espresso dal nome intero) era già pervenuto alla seguente conclusione:

“I principi e gli ideali contenuti nella Dichiarazione di Indipendenza e nella Costituzione sono destinati ad essere esportati e costituiscono il patrimonio degli uomini in tutto il mondo. Noi dovremo orientarci verso i bisogni fondamentali dell’umanità che, io credo, siano gli stessi per l’agricoltore del Texas come per quello del Pendjab.”


Certamente, sarebbe falso attribuire la diffusione delle idee unicamente alla manipolazione clandestina. Le idee si iscrivono in vasti movimenti culturali, le cui fonti originali sono molteplici. Ma è fuori dubbio che il dominio di queste idee può essere considerevolmente facilitato mediante operazioni clandestine, particolarmente in quanto i membri delle società dell’informazione di massa sono straordinariamente influenzabili. Non solamente essi credono a ciò che leggono sui giornali, ma immaginano di essere arrivati in modo autonomo alle conclusioni. Di conseguenza, l’astuzia per manipolare l’opinione pubblica consiste nell’applicare quello che è stato teorizzato da Bernays, introdotto e messo in pratica da Münzenberg ed elevato al rango di grande arte dalla CIA.

Secondo l’agente della CIA Donald Jameson, rispetto ai comportamenti che l’Agenzia desidera suscitare mediante le sue attività, è evidente che la CIA desidera formare delle persone intimamente persuase che tutto quello che il governo mette in esecuzione sia giusto. Altrimenti detto, quello che la CIA e altre agenzie hanno messo in esecuzione in questo periodo è stato di adottare la strategia che bisogna associare al marxista italiano Antonio Gramsci, che affermava che l’“egemonia culturale” era essenziale per la rivoluzione socialista.


Disinformazione

Sulle tecniche di disinformazione esiste una quantità enorme di testi.

Ho già fatto menzione sul fatto importante, formulato da Tchakhotine, che il ruolo dei giornalisti e dei media è fondamentale per assicurarsi che la propaganda avvenga in modo costante.

Tchakhotine scrive che la propaganda non dovrebbe interrompersi mai, formulando così una delle regole fondamentali della disinformazione moderna, vale a dire che il messaggio, per passare, deve essere ripetutamente reiterato.

Prima di tutto, Tchakhotine afferma che le campagne di propaganda devono essere dirette in modo centralizzato e ben organizzate, cosa che è divenuta prassi nel tempo della “comunicazione” politica moderna. Per esempio, i membri laburisti del Parlamento Britannico non possono comunicare con i media senza l’autorizzazione del Direttore per le Comunicazioni, al numero 10 di Downing Street.

Sefton Delmer era allo stesso tempo un teorico e un esperto esecutore della black propaganda (propaganda sporca, disinformazione). Aveva creato una falsa stazione radio che, durante la Seconda Guerra mondiale, trasmetteva dalla Gran Bretagna verso la Germania e diffondeva il mito che esistevano dei buoni patrioti tedeschi che si opponevano ad Hitler. [N.d.tr.: Gustav Siegfried Eins. Questo era il nome della stazione radio che fingendo di essere tedesca, riusciva a seminare tra i suoi ascoltatori (tedeschi) l’idea di una Germania non così monolitica come l’avrebbe voluta il Führer.] Si sosteneva la finzione che si trattasse in realtà di una stazione tedesca clandestina che trasmetteva utilizzando frequenze vicine a quelle delle stazioni ufficiali. Questo genere di “black propaganda”  fa ancora parte dell’arsenale della “comunicazione” governativa statunitense.

Il New York Times ha rivelato che il governo emetteva dei bollettini informativi favorevoli alla sua politica, che venivano quindi diffusi nei programmi ordinari e presentati come produzioni delle stesse catene radiofoniche e televisive.

Esistono numerosi altri autori che hanno trattato questo argomento e di alcuni di loro ho già parlato nella mia rubrica All News Is Lies – Tutte le notizie sono falsità, ma forse l’opera che corrisponde al meglio al dibattito attuale è quella di Roger Mucchielli, La Subversion, pubblicata in francese nel 1971, che dimostra come la disinformazione, una volta ritenuta tattica ausiliaria durante la guerra, sia divenuta la tattica predominante [13].

Secondo Mucchielli, la strategia si è sviluppata al punto tale che l’obiettivo attualmente è quello di conquistare un paese senza assolutamente attaccarlo fisicamente, in particolare facendo ricorso ad agenti interni che condizionano l’opinione pubblica.

Essenzialmente, si tratta dell’idea proposta e posta in discussione da Robert Kaplan nel suo saggio pubblicato in The Atlantic Monthly nel luglio/agosto 2003 e intitolato “Supremacy by Stealth – Supremazia assunta furtivamente”  [14].

Robert Kaplan, uno dei più sinistri teorici del Nuovo Ordine Mondiale e dell’Impero USamericano, difende esplicitamente l’utilizzazione illegale ed immorale della forza per permettere agli Stati Uniti di controllare il mondo intero.

Il suo saggio tratta del ricorso alle operazioni segrete, alla forza delle armi, a sporchi inganni, alla disinformazione, alle influenze clandestine, alla costruzione dell’opinione pubblica, perfino agli assassini politici, tutti mezzi che rivelano un’“etica pagana” destinati ad assicurare il predominio statunitense.

Un altro punto da sottolineare a proposito di Mucchielli è che è stato uno dei primi teorici a propugnare il ricorso a false organizzazioni non governative ONG, o “organizzazioni di facciata”, per provocare un cambiamento politico interno di un altro paese.

Come Malaparte e Trotskij, Mucchielli aveva capito che non erano le circostanze “oggettive” che procuravano il successo o il fallimento di una rivoluzione, ma la percezione di queste circostanze creata ad arte dalla disinformazione.

Inoltre, Mucchielli aveva compreso che le rivoluzioni storiche, che venivano invariabilmente presentate come il prodotto di movimenti di massa, in realtà erano frutto dell’azione di un gruppo assolutamente ristretto di cospiratori molto ben organizzati.

Come Trotskij, Mucchielli insisteva sul fatto che la maggioranza silenziosa doveva essere completamente esclusa dai meccanismi del cambiamento politico, precisamente perché i colpi di Stato sono opera di un ristretto numero di individui e non della massa.

L’opinione pubblica costituisce il “forum” dove si pratica la sovversione e Mucchielli descrive i differenti modi di utilizzare i mezzi di comunicazione di massa per creare una psicosi collettiva. Secondo lui, i fattori psicologici sono estremamente importanti a questo riguardo, in modo particolare nella ricerca di strategie importanti, come la demoralizzazione di una società. L’avversario deve essere indotto a perdere fiducia nella giustezza e nella fondatezza della sua causa e tutti gli sforzi devono essere prodotti per convincerlo che il suo avversario è invincibile.


Ruolo dei militari

Prima di affrontare questo punto, richiamiamo alla mente ancora una questione di ordine storico: il ruolo dei militari nella conduzione di operazioni segrete e nell’influenza esercitata sui mutamenti politici. Si tratta di una questione di cui alcuni analisti contemporanei ammettono tranquillamente la valenza attuale: Kaplan approva il fatto che l’esercito degli Stati Uniti venga utilizzato per “promuovere la democrazia”.

Si compiace di sottolineare come un colpo di telefono di un generale USamericano sia spesso un mezzo migliore per incoraggiare un cambiamento politico in un paese del Terzo Mondo piuttosto che una esortazione dell’ambasciatore degli Stati Uniti.

Kaplan cita un ufficiale addetto alle Operazioni Speciali dell’Esercito:

“Chiunque sia il presidente del Kenya, è sempre lo stesso gruppo di…giovanotti a dirigere le forze speciali e le guardie del corpo del presidente. Noi li abbiamo addestrati. Questo è quello che si dice influenza diplomatica!”

L’aspetto storico dell’argomento è stato di recente studiato da un accademico universitario svizzero, Daniele Ganser, in un suo libro Les Armées secrètes de l’OTAN [15].

Ganser comincia col menzionare il fatto che il 3 agosto 1990, Giulio Andreotti, allora Primo ministro, ammetteva l’esistenza di un’organizzazione armata segreta nel suo paese, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, conosciuta con il nome di Gladio, che era stata creata dalla CIA e dal MI6, e che era coordinata da una sezione poco ortodossa della NATO.

Inoltre, Andreotti confermava una delle vociferazioni più persistenti nell’Italia del dopo-guerra.

Tantissime persone, fra cui magistrati inquirenti, avevano l’opinione che Gladio non facesse parte solamente di una rete di organizzazioni armate segrete create dagli Stati Uniti in Europa occidentale per combattere un’eventuale occupazione sovietica, ma che queste reti si erano adoperate per influenzare il risultato delle elezioni, addirittura stringendo sinistre alleanze con organizzazioni terroristiche. L’Italia era un bersaglio particolare, in quanto il suo Partito comunista era decisamente potente.

All’inizio, questo gruppo armato segreto era stato messo in piedi con lo scopo di prepararsi ad affrontare l’eventualità di una invasione, ma sembra che abbia effettuato ben presto operazioni segrete miranti ad influenzare gli stessi processi politici, pur in assenza di invasioni.

Esistono numerose prove dell’ingerenza massicciamente invasiva degli Stati Uniti, soprattutto nelle elezioni italiane, in modo da impedire al Partito comunista l’accesso al potere. Per questa ragione molti miliardi di dollari erano stati offerti ai democratici cristiani.

Ganser continua nel sostenere che esistono le prove che alcune cellule della Gladio hanno organizzato attentati terroristici con lo scopo di fare accusare i comunisti e di indurre la popolazione spaventata a reclamare poteri speciali per lo Stato destinati a “proteggerla” dal terrorismo.

Ganser interpella l’individuo accusato di avere posizionato una delle bombe, Vincenzo Vinciguerra, che ha ben spiegato la natura della rete di cui era un semplice soldato.

Gladio faceva parte di una strategia mirante a “destabilizzare, al fine di stabilizzare”.

Le vittime degli attentati erano civili, donne, bambini, innocenti, sconosciuti, assolutamente estranei al gioco politico. La ragione era molto semplice: si trattava di forzare il popolo italiano a rivolgersi verso lo Stato per esigere una maggiore sicurezza. Questa era la logica politica che permeava tutti i massacri, di cui gli autori sono rimasti impuniti, dato che lo Stato non poteva dichiararsi colpevole di quello che era avvenuto.

Esiste un rapporto evidente con le teorie del complotto a proposito dell’11 settembre.

Ganser presenta tutta una serie di prove secondo cui si è agito là come con Gladio in Italia e le sue argomentazioni lasciano pensare che potrebbe essere avvenuta un’alleanza con dei gruppi estremisti, come in Italia ci si era affidati a gruppi dell’estrema sinistra come le Brigate Rosse. Dopo tutto, quando Aldo Moro fu rapito – e in seguito assassinato – egli si era recato in Parlamento per presentare un programma di coalizione fra democristiani, socialisti e comunisti, fatto che gli Stati Uniti erano assolutamente decisi a contrastare.


I tattici della rivoluzione del nostro tempo

Le opere storiche che ho citato ci aiutano a capire quello che sta avvenendo ai nostri giorni. I miei colleghi e il sottoscritto, del British Helsinki Human Rights Group, abbiamo potuto constatare che anche attualmente vengono utilizzate le stesse teniche.

Le principali tattiche sono state perfezionate in America latina negli anni 1970–80. Molti agenti segreti, specialisti nei rovesciamenti di regime all’epoca di Reagan e di Bush padre, hanno esercitato il loro mestiere senza problemi nell’ex blocco sovietico sotto Clinton e Bush figlio.

Il generale Noriega racconta nelle sue memorie che i due agenti della CIA e del Dipartimento di Stato, inviati prima per negoziare e poi per provocare la sua caduta dal potere a Panama nel 1989, si chiamavano William Walker e Michael Kozak.

Ora, il primo è riapparso in Kosovo nel gennaio 1999 quando, a capo della Missione di verifica e controllo, sovrintendeva alla costruzione del castello di menzogne sulle “atrocità” che servì poi come pretesto alla guerra.

In quanto a Michael Kozak, divenne ambasciatore in Bielorussia dove, nel 2001, inscenava l’operazione “Bianca cicogna” destinata a rovesciare il presidente Alexandr Loukachenko.

In uno scambio di lettere con The Guardian, nel 2001, Kozak ebbe la sfrontatezza di riconoscere che in Bielorussia faceva esattamente quello che aveva fatto in Nicaragua e a Panama, vale a dire “promuovere la democrazia”[16]

La tecnica moderna di colpo di Stato si presenta essenzialmente utilizzando tre tipi di strumenti:

le ONG; il controllo dei media; gli agenti segreti. Le loro attività sono interscambiabili, tanto che vale la pena di effettuare analisi non separatamente.


Serbia, 2000

Il rovesciamento di Slobodan Milosevic non fu il primo evento in cui manifestamente l’Occidente utilizzava influenze clandestine per provocare un cambiamento di regime.

Il rovesciamento di Sali Berisha in Albania nel 1997 e quello di Vladimir Meciar in Slovacchia nel 1998 sono stati fortemente influenzati dall’Occidente e, nel caso di Berisha, un sollevamento estremamente violento è stato presentato come un giusto esempio di spontanea presa del potere da parte del popolo.

Ho personalmente osservato come la comunità internazionale ed in particolare l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) abbiano falsificato i risultati del loro controllo delle elezioni in modo da assicurare il mutamento politico.

Per questo, il rovesciamento di Milosevic a Belgrado, il 5 ottobre 2000, è importante, visto che si trattava di una personalità molto conosciuta e che la “rivoluzione” che lo ha destituito ha implicato un uso decisamente sfacciato del “potere popolare”.

Il contesto del putsch contro Milosevic è stato brillantemente descritto da Tim Marshall, giornalista di Sky TV. Quello che Marshall mostra è tanto valido in quanto approva gli avvenimenti da lui evocati e si vanta dei suoi numerosi contatti con i servizi segreti, in particolare con quelli della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.

Ad ogni istante, Marshall sembra essere al corrente di chi sono i principali agenti segreti. Il suo resoconto è denso di riferimenti ad “un agente del MI6 di Pristina”, a “fonti dei servizi segreti jugoslavi”, a “un uomo della CIA che ha aiutato a preparare il colpo di Stato”, ad “un agente dei servizi segreti della marina statunitense”, ecc.

Egli cita rapporti segreti dei servizi informativi serbi, conosce chi è il capo di stato maggiore del ministro britannico della Difesa che aveva messo a punto la strategia del rovesciamento di Milosevic.

Marshall sa che le conversazioni telefoniche del ministro per gli Affari esteri britannico sono ascoltate; conosce chi sono gli agenti dei servizi segreti russi che accompagnavano Evgueni Primakov, il Primo ministro russo, a Belgrado durante i bombardamenti della NATO; è al corrente in quali stanze dell’ambasciata di Gran Bretagna si trovavano dei microfoni e dove si trovavano le spie jugoslave che ascoltavano le conversazioni dei diplomatici; sa che un membro della Commissione per le relazioni internazionali della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti è in realtà un agente dei servizi segreti della marina; sembra sapere che decisioni dei servizi segreti sono spesso assunte senza il completo accordo dei ministri.

Marshall descrive come la CIA abbia fatto da scorta alla delegazione dell’Esercito di Liberazione del Kosovo fino a Parigi per i colloqui di Rambouillet, prima della guerra, in cui la NATO lanciava alla Jugoslavia un ultimatum che sapeva non potere essere che respinto. Egli allude ad un “giornalista britannico” che serviva da intermediario fra Londra e Belgrado durante negoziati segreti tenuti ad alto livello estremamente importanti attraverso i quali i partecipanti avrebbero cercato di tradirsi gli uni con gli altri nel momento in cui il potere di Milosevic sarebbe crollato.

Uno dei temi che attraversano il suo libro, suo malgrado, è che la linea di separazione fra giornalisti e spie è sottile. All’inizio del libro, Marshall tratta di sfuggita di “legami inevitabili fra funzionari, giornalisti e politici”, affermando che costoro “lavorano tutti nel medesimo ambito”. Egli continua in tono scherzoso nel dire che era stata una “associazione fra spioni, giornalisti da strapazzo e politicanti, più il popolo” a provocare la caduta di Milosevic.

Marshall accetta il mito della partecipazione del “popolo”, ma il resto del suo libro mostra come in realtà il rovesciamento del presidente jugoslavo non sarebbe potuto avvenire se non attraverso strategie politiche concepite a Londra e a Washington.

Prima di tutto, Marshall fa ben comprendere che nel 1988 il Dipartimento di Stato e i servizi di sicurezza avevano deciso di utilizzare l’Esercito di Liberazione del Kosovo (ELK) per sbarazzarsi di Milosevic. Viene citata una fonte secondo cui “il progetto degli Stati Uniti era chiaro: quando sarebbe arrivato il momento, avrebbero utilizzato l’ELK per ottenere la soluzione del problema politico”, e con “problema” si intendeva la sopravvivenza politica di Milosevic.

Questo significava che si sosteneva il secessionismo terroristico dell’ELK per condurre in seguito una guerra contro la Jugoslavia al loro fianco.

Marshall cita Karl Kirk, un agente dei servizi segreti della marina degli Stati Uniti: “Finalmente, ci siamo impegnati in una vasta operazione, allo stesso tempo scoperta e segreta, contro Milosevic”. La parte segreta dell’operazione consisteva non solamente nel rinforzare le differenti missioni con agenti dei servizi segreti britannici e statunitensi inviati in Kosovo come “osservatori”, ma ugualmente – e questo era cruciale – nel fornire aiuto militare , tecnico, finanziario, logistico e politico all’ELK, che conduceva traffici di droga e di esseri umani e che assassinava civili.  

La strategia vedeva la sua luce alla fine del 1998 quando una “importante missione della CIA fu messa all’opera in Kosovo”.

Il presidente Milosevic aveva autorizzato ad entrare in Kosovo una missione diplomatica di osservatori per controllare la situazione di quella provincia. Immediatamente, questo gruppo fu ben infarcito di agenti segreti e delle forze speciali britanniche e statunitensi, di uomini della CIA e dei servizi segreti della marina USAmericana, di membri del Servizio Speciale Aereo (SAS) britannico e del “14.esimo Intelligence”, corpo dell’esercito britannico che opera al fianco del SAS per effettuare quella che viene definita come “deep surveillance”, sorveglianza profonda.

Lo scopo immediato dell’operazione era di effettuare la “preparazione di intelligence del terreno del conflitto” [metodo di analisi di un terreno suscettibile di diventare campo di battaglia ], versione moderna di quello che il duca di Wellington aveva l’abitudine di fare, vale a dire percorrere il campo di battaglia in lungo e in largo per rendersi conto della configurazione del terreno prima di affrontare il nemico.

Quindi, come scrive Marshall, “ufficialmente la KDOM [Missione Diplomatica di Osservazione in Kosovo] era diretta dall’OSCE in Europa, ma ufficiosamente dalla CIA. Si trattava di uno schieramento della CIA.” Infatti, la maggior parte dei suoi membri operavano per un altro reparto della CIA, la DynCorp, una compagnia con sede in Virginia che impiega, secondo Marshall, soprattutto “membri di unità di élite dell’esercito USAmericano o della CIA”.

Veniva utilizzata la KDOM, che più tardi si trasformava nella Missione di verifica in Kosovo, solo per fare dello spionaggio! Al posto di eseguire i compiti di controllo e di osservazione loro assegnati, i membri della Missione utilizzavano i loro sistemi di posizionamento globale GPS (un metodo di orientamento satellitare) per localizzare ed identificare gli obiettivi che in seguito la NATO avrebbe bombardato.

Si fa fatica a capire come gli Jugoslavi abbiano potuto permettere che 2000 agenti dei servizi segreti perfettamente addestrati percorressero il loro territorio, dato che, come viene dimostrato da Marshall, loro sapevano molto bene quello che stava avvenendo.

Il capo della Missione di verifica in Kosovo era William Walker, l’uomo che aveva avuto per missione di scalzare Noriega dal potere a Panama e che era stato ambasciatore degli Stati Uniti in Salvador il cui governo, appoggiato da Washington, si serviva di squadroni della morte.

Walker “scopriva” il “massacro” di Racak nel gennaio 1999, avvenimento utilizzato come pretesto per innescare il processo che avrebbe portato ai bombardamenti che ebbero inizio il 24 marzo.

Numerose testimonianze lasciano pensare che Racak sia stata una messa in scena e che i corpi trovati là fossero quelli di combattenti dell’ELK e non di civili, come si ebbe a pretendere.

Quello che è certo è che il ruolo di Walker è stato così importante che la strada nazionale del Kosovo che conduce a Racak a lui è stata intitolata.

Marshall scrive che la data della guerra – primavera 1999 – non è stata solamente decisa alla fine di dicembre 1988, ma che era stata contemporaneamente comunicata all’ELK.

Questo significa che, a “massacro” avvenuto, quando Madeleine Albright dichiarava : “Quest’anno la primavera è arrivata prima.”, lei si comportava esattamente come Goebbels quando, venendo a conoscenza dell’incendio del Reichstag nel 1933, avrebbe esclamato: “Come, di già?”  

In tutti i modi, Marshall scrive che quando la Missione fu ritirata alla vigilia dei bombardamenti della NATO, gli agenti della CIA che ne facevano parte consegnarono i loro cellulari satellitari e i loro GPS all’ELK.

“Gli Stati Uniti addestrarono l’ELK, in parte lo equipaggiarono e di fatto gli consegnarono un territorio”, scrive Marshall, anche se lui stesso, come tutti gli altri reporter, aveva contribuito a propagare il mito delle atrocità commesse sistematicamente da parte dei Serbi contro una popolazione civile albanese totalmente inerte.

Naturalmente, la guerra ebbe inizio e la Jugoslavia fu violentemente bombardata. Ma Milosevic restava al potere. Allora, Londra e Washington dettero inizio alla messa in pratica di ciò che Marshall definisce una “guerra politica” per poterlo destituire dal governo.

La “guerra politica” consisteva nel consegnare importanti somme di denaro e nel portare aiuto tecnico, logistico e strategico, compreso l’invio di armi, a gruppi differenti dell’“opposizione democratica” e ad Organizzazioni Non Governative della Serbia.

In quel momento, gli Stati Uniti operavano principalmente per via indiretta attraverso l’International Republican Institute [17], che aveva aperto uffici in Ungheria con lo scopo di sbarazzarsi di Milosevic.

Marshall spiega che ad una riunione “ci si trovò d’accordo sul fatto che gli argomenti ideologici sulla democrazia, sui diritti civili e sull’approccio umanitario sarebbero stati molto più convincenti se accompagnati, all’occorrenza, da denaro bastante.”

Questo denaro, e molte altre cose, di conseguenza, entrarono in Serbia attraverso valige diplomatiche, in molti casi appartenenti a paesi in apparenza neutrali come la Svezia che, non essendo ufficialmente membro della NATO, poteva mantenere completamente aperta la sua ambasciata a Belgrado.

Marshall aggiunge che il denaro entrava da tanti anni. Mezzi di informazione “indipendenti”, come la stazione radio B92 (dello stesso editore di Marshall), venivano finanziati in gran parte dagli Stati Uniti. Alcune organizzazioni controllate da George Soros [18] allo stesso modo giocarono un ruolo essenziale, come più tardi in Georgia nel 2003–04.

I cosiddetti “democratici” in realtà non erano niente altro che agenti stranieri, come veniva affermato in modo imperturbabile dal governo jugoslavo del tempo.

Inoltre Marshall spiega un fatto che attualmente è di dominio pubblico, vale a dire che sono sempre gli Stati Uniti che hanno concepito la strategia consistente nel proporre un candidato, nel caso jugoslavo Vojislav Kostunica, per unificare l’opposizione. Kostunica presentava il grande vantaggio di essere quasi uno sconosciuto agli occhi dell’opinione pubblica.

Marshall dimostra che la strategia comprendeva perfino un colpo di Stato accuratamente predisposto e che ebbe luogo come previsto. Egli mostra in maniera estremamente ricca di dettagli come i principali attori di quello che fu presentato dalle televisioni occidentali come un sollevamento “popolare” spontaneo in realtà non fossero null’altro che una banda di teppisti estremamente violenti e pesantemente armati al comando del sindaco della città di Cacak, Velimir Illic. Era un convoglio di Illic lungo 22 chilometri che aveva trasportato “armi, paras e squadre di kickboxeurs” fino all’edificio del Parlamento federale di Belgrado.

Marshall ammette che gli avvenimenti del 5 ottobre 2000 “rassomigliavano sicuramente ad un colpo di Stato” piuttosto che ad una rivoluzione popolare, come volevano far credere tanto “candidamente” i media di tutto il mondo.


Georgia, 2003

Molte delle tattiche applicate a Belgrado furono riprese ad nauseam in Georgia nel novembre 2003, per rovesciare il presidente Edouard Chevardnadze [19]. Furono espresse le medesime asserzioni di elezioni truccate e reiterate senza sosta. (In Georgia, si trattava di elezioni legislative, mentre quelle in Jugoslavia erano elezioni presidenziali). I media occidentali ripresero queste asserzioni, che erano state formulate ben prima dello scrutinio, senza porsi alcuna domanda.

Venne scatenata una guerra di propaganda contro i due presidenti, nel caso di Chevardnadze dopo un lungo periodo in cui era stato incensato come un grande democratico riformatore.

Le due rivoluzioni si produssero dopo un identico “assalto al Parlamento” trasmesso in diretta dalle televisioni. I due trasferimenti di potere furono negoziati dal ministro russo per gli Affari esteri Igor Ivanov che prese l’aereo prima per Belgrado e poi per Tbilissi al fine di condurre in porto il trapasso di poteri dei due presidenti in carica. E, last but not least, anche l’ambasciatore USAmericano fu il medesimo nei due casi: Richard Miles.

Comunque, la similitudine più evidente è consistita nell’utilizzazione di un movimento studentesco noto con il nome di Otpor (Resistenza) in Serbia e di Kmara (Basta! in georgiano) in Georgia [20].

I due movimenti avevano lo stesso simbolo, un pugno chiuso nero su bianco.

Quelli di Otpor addestravano gli aderenti di Kmara, e tutti venivano sostenuti dagli Stati Uniti.

Ed entrambi i movimenti erano manifestamente strutturati secondo la tattica comunista, che associa la parvenza di una struttura diffusa di cellule autonome con la realtà di una disciplina di natura leninista fortemente centralizzata.

Come in Serbia, fu rivelato alla pubblica opinione il ruolo giocato dalle operazioni segrete e dal denaro statunitense, ma solamente dopo gli avvenimenti. Durante questi eventi, le televisioni non cessarono di parlare di un sollevamento di “popolo” contro Chevardnadze.

Tutte le immagini contrarie a questa menzogna, che doveva produrre ottimismo, furono occultate, come il fatto che la “marcia su Tbilisi” guidata da Mikhail Saakachvili si era mossa da Gori, la città natale di Stalin, a partire dalla statua dell’ex tiranno sovietico, che resta pur sempre un eroe per tanti Georgiani.

I media non si inquietarono per nulla quando il nuovo presidente Saakachvili fu confermato nelle sue funzioni attraverso un’elezione che lo gratificava di una percentuale staliniana del 96 %.


Ucraina, 2004

Nel caso dell’Ucraina, si osserva la medesima combinazione di attività da parte di ONG finanziate dall’Occidente, di mezzi di comunicazione e di servizi segreti [21].

Le ONG hanno giocato un ruolo enorme nel delegittimare le elezioni, addirittura prima che queste avessero luogo. Non cessavano di parlare di brogli generalizzati. In altri termini, le manifestazioni di strada che si scatenarono dopo il secondo ballottaggio, vinto da Yanoukovitch, si fondavano su affermazioni che circolavano ben prima dello spoglio del secondo turno.

La principale ONG responsabile di queste accuse, il Comitato degli elettori di Ucraina, non aveva ricevuto un quattrino dagli elettori ucraini, ma in compenso era stata generosamente finanziata dai governi occidentali. I suoi uffici erano ornati di ritratti della Madeleine Albright e il National Democratic Institute era uno dei suoi principali sostenitori. Questo Comitato non cessava di fare propaganda contro Yanoukovitch.

Durante questi avvenimenti, io stesso ho potuto riscontrare tanti abusi di questa propaganda, che consistevano principalmente nel ripetere instancabilmente che il governo praticava brogli elettorali, questo per dissimulare la frode praticata dall’opposizione che presentava Victor Youchtchenko, uno degli uomini più noiosi del mondo, come un politico carismatico e diffondeva la tesi ridicolmente inverosimile che egli era stato deliberatamente avvelenato dai suoi avversari. (Fino a questo momento nessuna azione giudiziaria è stata promossa a riguardo.)

Si potrà trovare un resoconto più completo sulla propaganda e sulle frodi nel rapporto “Ukraine’s Clockwork Orange Revolution – La rivoluzione del movimento arancione in Ucraina” del British Helsinki Human Rights Group.

Una spiegazione interessante del ruolo giocato dai servizi segreti è stata fornita nel New York Times da C. J. Chivers, che descrive come il KGB ucraino abbia sempre operato in favore di Youchtchenko, ben inteso, in collaborazione con gli Stati Uniti.[22].

Fra altri articoli importanti su questo argomento, ricordiamo quello di Jonathan Mowat intitolato “The New Gladio in Action ? Ukrainian Postmodern Coup Completes Testing of New Template – Una nuova Gladio in azione? Il colpo postmoderno in Ucraina completa la verifica empirica di un nuovo modello”, che descrive in dettaglio come la dottrina militare era stata adattata per provocare un cambiamento di regime e come erano stati utilizzati diversi strumenti, dalla psicologia ai falsi sondaggi d’opinione [23].

L’articolo di Mowat è particolarmente interessante quando tratta delle teorie di Peter Ackermann, l’autore di “Strategic Nonviolent Conflict - Conflitto strategico non violento” [24] e di una relazione intitolata “Between Hard and Soft Power: The Rise of Civilian-Based Struggle and Democratic Change – Fra potere duro e debole: il sorgere di lotte fondate su movimenti civili e il cambiamento democratico”, pronunciata presso il Dipartimento di Stato nel giugno 2004 [25].

Mowat è parimenti eccellente in materia di psicologia delle folle e della loro utilizzazione durante i putsch. Egli attira l’attenzione sul ruolo di “sciami di adolescenti” e su quello dell’“isteria dei ribelli” e fa ricondurre l’origine della loro utilizzazione per fini politici al Tavistock Institute negli anni 1960. Questo Istituto era stato creato dall’Esercito britannico in relazione alla guerra psicologica dopo la Prima Guerra Mondiale e fra i suoi illustri studiosi possiamo trovare David Owen, ex Segretario di Stato per gli Affari esteri e Radovan Karadic, ex-Presidente della Repubblica serba di Bosnia.

Mowat mostra come le idee formulate in quell’Istituto da Fred Emery furono riprese da un certo Howard Perlmutter, professore di “architettura sociale” alla Wharton School e discepolo di Emery, per cui la diffusione del video “Rock a Katmandu” costituiva uno strumento appropriato per evocare il modo attraverso cui Stati di cultura tradizionale potevano essere destabilizzati, con l’obiettivo finale di dare luogo alla “civilizzazione globale”.

Aggiungeva che per una tale trasformazione erano necessari due requisiti: “La costruzione di una rete, che operi a livello internazionale, di organizzazioni internazionali e locali” e “la creazione di eventi globali” tramite “la trasformazione, mediante l’uso dei mezzi di informazione di massa, di un evento locale in un avvenimento che possa avere ripercussioni internazionali immediate.”


Conclusione

Nulla di tutto ciò che abbiamo analizzato può venire rapportato a “teorie del complotto”, in quanto ci si trova nella effettiva presenza di autentici complotti!

Per gli Stati Uniti, la promozione della democrazia è un elemento importante della sua strategia generale sulla sicurezza nazionale.

Importanti settori del Dipartimento di Stato, la CIA, agenzie para-governative come il National Endowment for Democracy e ONG finanziate dal Governo, come la Carnegie Endowment for International Peace, che ha pubblicato numerose opere riguardanti la “promozione della democrazia”, tutti hanno un punto in comune: prevedono l’ingerenza, a volte violenta, delle potenze occidentali, in modo particolare degli Stati Uniti, nella politica di altri Stati e questa ingerenza è molto spesso utilizzata per incoraggiare l’obiettivo rivoluzionario per eccellenza, il cambiamento di regime.


* John Laughland

John Laughland è stato amministratore del British Helsinki Human Rights Group, un’associazione per lo studio della democrazia e il rispetto dei Diritti dell’Uomo nei paesi ex comunisti, e membro di Sanders Research Associates. Attualmente è direttore delle ricerche all’Istituto per la Democrazia e la Cooperazione.


Note

[1] All’epoca della rivoluzione dei Cedri, Hezbollah costituiva la maggioranza relativa. Dopo il ritiro del contingente di pace siriano, Hezbollah dava vita ad una coalizione allargata, a cui partecipava, fatto da sottolineare, il Movimento patriotico libero del generale Michel Aoun.

Questa coalizione, in occasione delle elezioni legislative, si dimostrava maggioritaria dopo lo spoglio dei voti. Tuttavia, tenuto conto del sistema elettorale che privilegia le liste di rappresentanza politica rispetto ai voti individuali, questa coalizione popolare risultava minoritaria in Parlamento. [2Technique du coup d’État, di Curzio Malaparte. Prima edizione Grasset 1931. Riedizione in formato tascabile, Grasset & Fasquelle (2008).

[3Propaganda di Edward L. Bernays, Horace Liveright (1928). Scaricabile. Versione francese : Propaganda : Comment manipuler l’opinion en démocratie, Zone (2007).

[4] « The Engineering of Consent », The Annals of the American Academy of Political and Social Science, 1947, 250 p. 113. (Questo articolo è stato riprodotto nella raccolta eponima “The engineering of consent”, University of Oklahoma Press, 1955.)

[5Manufacturing Consent : The Political Economy of the Mass Media, di Edward S. Herman e Noam Chomsky, Pantheon Books Inc (1988). Versione francese : La fabrication du consentement : De la propagande médiatique en démocratie, Agone, 2008.

[6Psychologie des foules, di Gustave Le Bon, 1895. Scaricabile

[7Masse und Macht, di Elias Canetti, Fischer Taschenbuch Vlg. Versione francese : Masse et puissance, Gallimard, 1986.

[8Le viol des foules par la propagande politique, di Serge Tchakhotine, Gallimard, riedizione in formato tascabile 1992.

[9Who Paid the Piper ?: CIA and the Cultural Cold War, di Frances Stonor Saunders, Granta, 1999. Versione francese: Qui mène la danse ? La CIA et la Guerre froide culturelle, Denoël, 2003.

[10] A proposito del Congresso per la libertà della Cultura, leggere « Quand la CIA finançait les intellectuels européens », di Denis Boneau e « Quand la CIA finançait les intellectuels italiens », di Federico Roberti, Réseau Voltaire, 27 novembre 2003 e 5 settembre 2008.

[11] « Les New York Intellectuals et l’invention du néo-conservatisme », di Denis Boneau, Réseau Voltaire, 26 novembre 2004.

[12The vital center ; the politics of freedom, di Arthur M. Schlesinger, Boston Houghton Mifflin Co, 1949.

[13La subversion, di Roger Muchielli, C.L.C ; nuova edizione rivista e aggiornata, (1976)

[14] « Supremacy by Stealth », di Robert Kaplan, The Atlantic Monthly, luglio/agosto 2003.

[15Les Armées secrètes de l’OTAN, di Daniele Ganser, edizioni Demi-lune (2007). Questo libro è pubblicato in appendice da Réseau Voltaire.

[16] « For Nicaragua, read Belarus » di Mark Almond ; « Belarus and the Balkans », lettera di Michael Kozak ; « Belarus president tightens grip on a resentful people » e « Belarussian foils dictator-buster... for now. Tested US foreign election strategy fails against Lukashenko », di Ian Traynor, The Guardian, 21 e 25 agosto, 10 e 14 settembre 2001.

[17] IRI è una sezione della NED. Vedere « La NED, nébuleuse de l’ingérence "démocratique" », di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 22 gennaio 2004.

[18] « George Soros, spéculateur et philanthrope », Réseau Voltaire, gennaio 2004.

[19] « Les dessous du coup d’État en Géorgie », di Paul Labarique,Réseau Voltaire, 7 gennaio 2004.

[20] « L’Albert Einstein Institution : la non-violence version CIA », di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 4 giugno 2007.

[21] « Washington et Moscou se livrent bataille en Ukraine », di Emilia Nazarenko e la redazione; e « Ukraine : la rue contre le peuple », 1 e 29 novembre 2004.

[22] « Back Channels : A Crackdown Averted ; How Top Spies in Ukraine Changed the Nation’s Path », di C. J. Chivers, The New York Times, 17 gennaio 2005.

[23] « The new Gladio in action ? Ukrainian postmodern coup completes testing of new template », di Jonathan Mowat, Online Journal, 19 marzo 2005.

[24Strategic Nonviolent Conflict : The Dynamics of People Power in the Twentieth Century, di Peter Ackerman et Christopher Kruegler, prefazione di Thomas C. Schelling, Greenwood Press (1993).

[25Presentation at the US State Department. Between Hard and Soft Power : The Rise of Civilian-Based Struggle and Democratic Change, di Peter Ackerman, 29 giugno 2004.




Venerdì 25 Novembre 2011

Libia e Siria uno stesso copione mediatico

di  Marinella Correggia

Quelle “bellicose” Ong che invocano e sostengono gli interventi militari umanitari

Dopo la Libia si ripete in Siria la bellicosa collaborazione fra sedicenti “centri per i diritti umani” e media internazionali, nella diffusione di notizie a effetto non verificabili fatte per accreditare la versione “un intero popolo disarmato contro un dittatore” (o più di recente un intero popolo armato solo per difendersi) e giustificare anzi chiedere ingerenze esterne anche militari.

Per esempio, sul sito del Syrian Observatory for Human Rights (Sohr) è precisato: “Tutte le nostre ultime notizie sono disponibili su Reuters e su Afp” (in diverse lingue): un’ottima cassa di risonanza, e gratuita. Il Sohr in agosto ha denunciato al mondo via Cnn che nella città di Hama diversi neonati erano morti nelle incubatrici perché “Assad aveva ordinato di togliere la corrente”. Chi non ricorda l’effetto-bomba di un’analoga notizia falsa nel 1991, colpevoli allora i soldati iracheni in Kuwait? Anche nel caso siriano la notizia e la relativa foto si sono poi rivelate una bufala, come diverse altre.
Non essendo sul terreno, le stesse organizzazioni internazionali per i diritti umani tendono ad affidarsi – come i media – a questi gruppi ben poco imparziali (di recente un avvocato statunitense in visita in ospedali siriani ha smentito la denuncia di Amnesty, non corroborata da fatti ma solo da voci provenienti da fonti non rese note, secondo la quale medici e infermiere avrebbero torturato pazienti oppositori del regime. Copione simile in Libia: medici di Zawya sarebbero stati imprigionati da Gheddafi perché non accettavano di far morire i ribelli feriti; è venuto poi fuori che alcuni medici erano stati per qualche giorno in prigione per aver introdotto armi nel paese).
Certi attori “non governativi” del fronte libico si ritrovano in Siria. Fra le organizzazioni che il 23 febbraio scorso firmarono una petizione a Obama, all’Ue e a Ban Ki Moon chiedendo di fermare la repressione in Libia con ogni mezzo, c’era (in veste di promotrice) la Lega libica per i diritti umani (Llhr) che aderisce alla Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) la quale è finanziata dalla National Endowment for Democracy (Ned), sedicente Ong statunitense - creata da Reagan nel 1982 e pagata dal Congress - definita dai critici un’agenzia che facilita il lavoro dei servizi segreti di Washington nella rimozione di governi sgraditi. Nell’aprile 2002 ebbe un ruolo anche nell’appoggiare il golpe fallito a Caracas contro il governo di Hugo Chavez. Altra promotrice della lettera libica era la ginevrina UN Watch, nel cui board siedono membri della destra statunitense. 
In Siria, il principale referente del Ned è il Damascus Center for Human Rights Studies, anch’esso partner della Fidh di cui sopra. Radwan Ziadeh, direttore del Damascus Center, è fra l’altro direttore del Syrian Center for Political and Strategic Studies a Washington. Tempo fa era presente, come i rappresentanti del Ned in Libia, alla cerimonia di premiazione degli “attivisti per i diritti umani” condotta dal Ned stesso. Quanto allo UN Watch, ha già lanciato diverse petizioni contro il governo siriano. E nessuna per invocare una mediazione di pace.
Chissà perché i media internazionali non danno voce a quelle figure dell’opposizione che si oppongono a ingerenze esterne e  agli scontri armati fra siriani.

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Libano 2005-2015: da una “rivoluzione colorata” a un’altra

La Rivoluzione della Monnezza

di Ahmed Bensaada

da Osservatorio Internazionale per i Diritti

La versione originale in francese:
Liban 2005-2015 : d’une « révolution » colorée à l’autre
par Ahmed Bensaada, 8 octobre 2015 / En 2011, en pleine effervescence sur la place Tahrir, on questionna Srdja Popovic sur les activités de formations révolutionnaires du centre CANVAS (Center for Applied Non Violent Action and Strategies) qu’il dirige à Belgrade. Il s’empressa de répondre, non sans une petite pointe de fierté : « Nous travaillons avec 37 pays. Après la révolution serbe, nous avons eu cinq succès : en Géorgie, en Ukraine, au Liban et aux Maldives »...
A lire aussi dans
http://www.michelcollon.info/Liban-2005-2015-d-une-revolution.html?lang=fr
http://fr.calameo.com/read/000366846977c5c2f325b
http://fr.calameo.com/read/0003668465dbea75bc603
 
Nel 2011, mentre piazza Tahrir era in piena effervescenza, Srdja Popovic venne interpellato sulle attività di formazione rivoluzionaria del centro CANVAS (Center for Applied Non Violent Action and Strategies) che egli dirige a Belgrado. Si affrettò a rispondere, non senza una piccola punta di orgoglio: “Noi lavoriamo con 37 paesi. Dopo la rivoluzione serba, abbiamo ottenuto cinque successi: in Georgia, in Ucraina, in Libano e alle Maldive”. Nella fretta dimenticò di menzionare il quinto paese, il Kirghizistan. Aggiunse però: “E adesso l’Egitto, la Tunisia, e la lista si va allungando. Non abbiamo alcuna idea del numero dei paesi in cui è stato utilizzato il pugno di Otpor, forse una dozzina…” (1) Si tratta di una dichiarazione significativa, dimostra l’evidente relazione esistente tra le rivoluzioni colorate dei diversi movimenti di contestazione che hanno toccato il Medio Oriente, fino alla cosiddetta “primavera” araba.

[Documentario: The Revolution Business (La dichiarazione di Srdja Popovic è a 4:20): https://www.youtube.com/watch?v=lpXbA6yZY-8 ]

Le rivoluzioni colorate
 
Queste rivoluzioni, che devono la loro denominazione ai nomi con i quali esse sono state battezzate (rosa, arancione, tulipano, ecc) sono rivolte che hanno sovvertito certi paesi dell’est o ex Repubbliche sovietiche agli inizi del 21° secolo. E’ il caso della Serbia (2000), della Georgia (2003), dell’Ucraina (2004) e del Kirghizistan (2005).
 
Diversi i movimenti che le hanno guidate: “Otpor” (Resistenza) in Serbia, “Kmara” (E’ abbastanza!) in Georgia, “Pora” (E’ l’ora!) in Ucraina e “Kelkel” (Rinascita) in Kirghizistan. Il primo tra tutti, Otpor, è quello che ha provocato la caduta del regime serbo di Slobodan Milosevic. Dopo questo successo, Popovic (uno dei fondatori di Otpor) ha creato CANVAS, con l’aiuto di attivisti del movimento serbo. Come ha ammesso lo stesso Popovic, il Centro ha aiutato, consigliato e formato tutti gli altri movimenti successivi. CANVAS ha formato dissidenti in erba in tutto il mondo, soprattutto nel mondo arabo, alla pratica della resistenza individuale non violenta, ideologia teorizzata dal filosofo e politologo statunitense Gene Sharp, il cui saggio “From Dictatorship to Democracy” (Dalla Dittatura alla Democrazia) è stato il supporto ideologico di tutte le rivoluzioni colorate e della “primavera” araba (2)

[Logo di CANVAS: http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura2.jpg ]
 
Sia CANVAS che i vari movimenti dissidenti dei paesi dell’est o delle ex Repubbliche sovietiche hanno beneficiato dell’aiuto di numerose organizzazioni statunitensi di “esportazione” della democrazia, come l’USAID (United States Agency for International Development), la NED (National Endowment for Democracy), l’IRI (International Republican Institute), il NDI (National Democratic Institute for International Affairs), Freedom House e l’OSI (Open Society Institute). Queste organizzazioni vengono finanziate dal bilancio USA o da capitali privati statunitensi, Per esempio, la NED riceve stanziamenti votati dal Congresso e i fondi vengono gestiti da un Consiglio di amministrazione nel quale sono rappresentati il Partito Repubblicano, il Partito Democratico, la Camera di Commercio degli Stati Uniti e il sindacato USA American Federation of Labour-Congress of Industrial Organization (AFL-CIO), mentre l’OSI è legata alla Fondazione Soros, dal nome del fondatore, George Soros, il miliardario statunitense, illustre speculatore finanziario (3).
 
E’ dimostrato che queste stesse organizzazioni hanno aiutato, formato e messo in rete i cyber-dissidenti arabi, protagonisti della famosa “primavera” che ha sovvertito i loro paesi (4). Si rilevano peraltro le “impronte” di queste organizzazioni negli avvenimenti di Teheran (Rivoluzione verde, 2009) (5), dell’Euromaidan (Ucraina, 2013-2014) (6) e, più recentemente, a Hong Kong (Rivoluzione degli ombrelli, 2014) (7).
 
La rivoluzione del Cedro
 
Secondo qualcuno, il più grande successo di CANVAS nella regione MENA (Middle East and North Africa) è stato certamente il Libano (Rivoluzione del Cedro, 2005) e il fallimento peggiore l’Iran (8). Ciò che spiega perché Popovic abbia fieramente menzionato il Libano come un trofeo del suo carniere “rivoluzionario” e non abbia fiatato sull’Iran.
 
La Rivoluzione del Cedro è stata un preludio della “primavera” araba, e dunque il primo paese arabo a conoscere questa “stagione” è stato il Libano. Si trattò di una serie di manifestazioni ammirevolmente bene organizzate che, agli inizi del 2005, chiedevano – tra l’altro – il ritiro delle truppe siriane dopo l’assassinio, il 14 febbraio 2014, del Primo Ministro libanese dell’epoca, Rafiq Hariri.
 
Eppure Shamine Nawani spiega, in un circostanziato articolo sul tema, che questa “rivoluzione” era stata già pianificata, quasi un anno prima della morte di Hariri. La cellula decisionale comprendeva un nocciolo duro di attivisti formato da tre amici: Eli Khoury, un esperto di comunicazione e marketing che lavora per Quantum e Saatchi & Saatchi, Samir Kassir, un saggista che dirige il Movimento della sinistra democratica (MGD), fondato nel settembre 2004 e il giornalista Samir Frangieh (9).
 
Insieme ad essi, i nomi di altri attivisti che hanno svolto un ruolo importante: Nora Joumblatt (moglie del leader druso, Walid Joumblatt), Asma Andraous (del gruppo 05AMAM, fondato dopo il 14 febbraio 2005), Gebran Tueni (all’epoca direttore del giornale An-Nahar) e Michel Elefteriades (musicista, produttore e uomo d’affari greco-libanese).

[Ely Khoury, Samir Kassir, Samis Frangieh, Nora Joumblatt, Asma Andraous e Michel Elefteriades: http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura3.png ]
 
Gli stretti rapporti tra gli attivisti della Rivoluzione del Cedro e le organizzazioni statunitensi di promozione della democrazia sono stati spesso evocati.
 
Infatti il New York Post ha scritto (nel 2005) che, secondo fonti dei servizi di informazione USA, la CIA e altri organismi di intelligence europea hanno fornito denaro e sostegno logistico agli organizzatori delle manifestazioni anti-siriane per potenziare la pressione sul presidente siriano Bachar el-Assad e costringerlo a lasciare completamente il Libano. Secondo tali fonti, questo programma segreto era simile a quello messo in campo precedentemente dalla CIA per sostenere i movimenti “pro-democrazia” in Georgia e in Ucraina e che avevano anch’essi realizzato delle impressionanti manifestazioni pacifiche (10).
 
Alcuni attivisti, come Bassem Chit (morto nel 2014), hanno ammesso di essere stati contattati da Freedom House nell’ambito dei suoi progetti di “finanziamento di movimenti giovanili per contribuire al processo di democratizzazione”. Secondo Bassem Chit, Jeffrey Feltman, all’epoca ambasciatore USA, ha invitato molti dirigenti del movimento anti-siriano a pranzo, e ciò proprio durante la rivoluzione del Cedro. Afferma anche che l’ambasciata statunitense ha direttamente fomentato le manifestazioni anti-siriane (11).
 
Sharmine Narwani precisa, nell’articolo citato in precedenza, che Gebran Tueni era in contatto con Frances Abouzeid, direttrice di Freedom House ad Ammam (Giordania). E’ su suo consiglio che Tueni ha invitato i formatori di CANVAS a Beirut. E’ importante sottolineare che Freedom House è il più importante finanziatore del centro di formazione serbo.
 
I serbi di CANVAS hanno formato gli attivisti libanesi nei locali del giornale An-Nahar. Ivan Marovic, cofondatore di CANVAS, ha personalmente tenuto dei corsi di formazione alla resistenza non violenta.
 
Michel Elefteriades ha incontrato Marovic e i suoi colleghi ben prima del 14 marzo 2005: “Gebran Tueni mi telefonò per dirmi che doveva dare una mano a un gruppo di Serbi che venivano ad aiutarci. Questi avevano un’aria iper-professionale rispetto a quanto intendevano fare. Io vedevo la loro mano in tutto quello che succedeva. Erano degli specialisti delle rivoluzioni colorate”. E ha aggiunto: “Poi hanno cominciato a dirci che cosa bisognava fare e cosa no. Io li ho accompagnati a degli incontri con dei giornalisti – solo di media internazionali – coi quali si sono coordinati. Si conoscevano tutti molto bene (…). Ci hanno fornito una lista di slogan che dovevano essere trasmessi dalle televisioni occidentali. Ci hanno detto, a noi e ai giornalisti occidentali, dove collocare i nostri striscioni, quando sollevarli, e perfino quali dimensioni dovevano avere. Per esempio, chiedevano ai giornalisti di avvertirli delle fasce orarie in cui sarebbero passati, poi ci dicevano di regolare gli orologi e di brandire i cartelloni esattamente alle 15.05, l’ora nella quale i canali televisivi trasmettevano in diretta da Beirut. Era una sceneggiata assoluta” (12).

[Ivan Marovic (Otpor): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura4.jpg ]
 
Da parte sua, Asma Andraous afferma che “tutte le organizzazioni statunitensi per la democrazia stavano là. Hanno insegnato ai giovani come fare attività di mobilitazione, cosa fare coi militanti fermati, erano tutti molto entusiasti” (13).
 
Qualche attivista ha dichiarato di essersi tenuto alla larga o di avere mantenuto le distanze dalle organizzazioni statunitensi o filo-statunitensi di promozione della democrazia. E’ il caso di Michel Elefteriades, che si sarebbe rifiutato di continuare a collaborare coi formatori di CANVAS, o di Bassem Chit, che avrebbe declinato le generose offerte di Freedom House. Altri hanno tentato di minimizzare il ruolo svolto da queste organizzazioni o sostenuto che esse erano entrate in campo solo in un momento successivo (14).
 
Tuttavia il modus operandi della rivoluzione del Cedro segue minuziosamente il protocollo delle rivoluzioni colorate organizzate da CANVAS. Tra i 199 metodi di azione non violenta elencati nel manuale di CANVAS (distribuito gratuitamente attraverso internet) citiamo a titolo di esempio la numero 33: “La fraternizzazione col nemico”, che si realizza sul campo attraverso l’offerta di fiori alle forze dell’ordine (in generale da parte di giovani e belle ragazze) (15). Tale azione si è riscontrata in tutte le rivoluzioni colorate, nei paesi arabi “primaverizzati” come nelle piazze di Hong Kong, durante la rivoluzione “degli ombrelli” (16).

[Una ragazza offre fiori alle forze dell'ordine libanesi (febbraio 2005): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura5.jpg
Fiori offerti alle forze dell'ordine, secondo il metodo di azione non violento n. 33 di CANVAS: http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura6.png ]
 
D’altronde Aleksandar Maric, l’ex attivista di Otpor e formatore di CANVAS, non ha forse dichiarato che la sua organizzazione aveva stabilito contatti con i dissidenti libanesi, prima della rivoluzione del Cedro (17)? Questa precisazione ha il merito di confermare quanto riferito da Sharmine Narwani a proposito della pianificazione della “rivoluzione” ben prima dell’assassinio di Hariri.
 
Tutti inoltre hanno modo di vedere che il “Movimento del 14 marzo”, coalizione delle forze che si opponevano alla Siria creata dopo l’uccisione del Primo Ministro libanese, ha scelto come logo il pugno di Otpor, leggermente modificato con l’aggiunta di un ramo verde.
 
Ricordiamo che il pugno di Otpor è stato ampiamente utilizzato in diverse rivoluzione colorate e nelle manifestazioni che hanno contrassegnato la “primavera” araba (18).

[Logo del "Movimento del 14 marzo" libanese: http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura7.jpg
Qualche esempio di uso del pugno chiuso di Otpor: Serbia (Otpor), Egitto (Movimento del 6 aprile), Georgia (Kmara): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura8.jpg ]
 
Una curiosità riguarda il fatto che il nome “rivoluzione del Cedro” non è quello usato all’inizio dagli attivisti libanesi. Questi avevano scelto invece nomi come “intifada dell’indipendenza”, “intifada del Cedro”, “primavera del Libano” o “primavera del Cedro”.
 
Michel Elefteriades racconta che la parola “intifada”, che allude alle rivolte palestinesi, non piaceva agli specialisti di CANVAS: “Fin dal primo giorno, mi hanno detto che non dovevamo chiamare il nostro movimento ‘intifada del Cedro’, perché in Occidente la parola ‘intifada’ non gode di molta simpatia. Dicevano che l’opinione pubblica araba non è importante, che quella che conta è l’opinione pubblica occidentale. Allora hanno detto ai giornalisti di non usare la parola intifada” (19).
 
Infatti l’espressione “rivoluzione del Cedro” era più gradita alle orecchie dell’amministrazione Bush. Secondo il giornalista Jefferson Morley del Washington Post, il nome è stato inventato da Paula J. Dobriansky, la sotto segretaria di Stato alla democrazia e agli affari internazionali (2001-2009) durante le amministrazioni di Bush figlio. Esaltando la politica estera del presidente Bush, nel corso di una conferenza stampa tenuta il 28 febbraio 2005, ha dichiarato: “In Libano vediamo affermarsi una Rivoluzione del Cedro che unisce i cittadini di questa nazione nell’obiettivo di realizzare la vera democrazia e di liberarsi dall’influenza straniera.  Segni di speranza si manifestano in tutto il mondo e non dovrebbe esservi dubbio che i prossimi anni saranno importanti per la causa della libertà” (20).  
  
Tale identità di vedute tra CANVAS e l’amministrazione USA dimostra (una volta di più) una evidente concertazione, tenuto anche conto che il centro di formazione serba è prevalentemente finanziato da organizzazioni statunitensi di “esportazione” della democrazia, soprattutto Freedom House, IRI e OSI (21).
 
Occorre ricordare che Paula J. Dobriansky è non solo componete del CA di Freedom House, ma anche titolare della cattedra di Sicurezza Nazionale all’US Naval Academy. E’ anche socio fondatore del think tank neoconservatore “Project for the New American Century” (PNAC) che ebbe una notevole influenza sull’amministrazione di Bush figlio. Il suo nome compare tra i 75 firmatari di una lettera inviata nell’agosto 2013 al presidente Obama, che raccomandava al presidente di attaccare la Siria di “Bachar”, invitandolo a “rispondere in maniera decisiva e ad imporre misure che avessero delle conseguenze significative sul regime di Assad” (22).
 
Si ritrova il nome di Eli Khouri nella lista degli invitati ad una conferenza internazionale su “Democrazia e sicurezza”, tenuta a Praga (Repubblica Ceca) dal 5 al 6 giugno 2007. Un incontro che ha visto insieme molte celebrità nel campo della dissidenza, dello spionaggio, della politica e dell’accademia. Citiamo a caso l’ex presidente ceco Vaclav Havel, l’ex Primo Ministro spagnolo José Maria Aznar, il senatore USA Joseph Lieberman, l’ex direttore di Freedom House, Peter Ackerman, l’ispiratrice della rivoluzione arancione ed ex primo ministro ucraino Yulia Tymoshenko o il neocon Joshua Muravchik, anch’egli membro del PNAC (23). Nel corso della conferenza, Khoury ha avuto anche occasione di intrattenersi con l’attivista egiziano Saad Eddin Ibrahim, col dissidente sovietico (attualmente israeliano), anticomunista e sionista, Natan Sharansky e con l’oppositore russo Garri Kasparov.

[FOTO: http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura9.png ]

Saad Eddin Ibrahim è il fondatore del “Ibn Khaldoun Center for Development Studies”, una ONG molto generosamente sovvenzionata dalla NED. Premiato da Freedom House, questo ex professore dell’università statunitense del Cairo è stato già membro del consiglio consultivo del “Project on Middle East Democracy” (POMED), una organizzazione USA che lavora di concerto con Freedom House e che è finanziariamente sostenuta dalla NED (24).
 
Ma quel che colpisce in questa lista, è il gran numero di partecipanti di primo piano provenienti da Israele; tra essi, l’ambasciatore israeliano nella Repubblica Ceca, Arie Arazi, e il suo omologo ceco, Michael Zantovsky, il responsabile economico dell’ambasciata israeliana negli Stati Uniti, Ron Dermer, oltre a molti universitari israeliani.
 
E tuttavia il clou della conferenza si è avuto, indubbiamente, con la presenza del presidente G.W.Bush, che ha approfittato dell’occasione per fare un discorso sulla libertà, la democrazia e l’attivismo politico (25).

[Discorso del presidente G.W.Bush (Czernin Palace, Praga, 5 giugno 2007): https://www.youtube.com/watch?v=waRMxPy7fxY ]

La conferenza venne organizzata dalla “Prague Security Studies Institute” (PSSI) e lo “Adelson Institute for Strategic Studies” (25).
 
Finanziato, tra gli altri, dall’OSI, il PSSI conta tra i suoi consiglieri anche James Woolsey, ex direttore della CIA (ed ex presidente del CA di Freedom House), e Madeleine Albright, la 64° segretaria di Stato USA e, a tempo perso, presidente del CA di NDI (27).
 
Lo “Adelson Institute for Strategic Studies” è un istituto di ricerca creato con un generoso dono di “Adelson Family Foundation” (Miriam and Sheldon G. Adelson). Ha come finalità ”la valutazione delle sfide mondiali cui devono fare fronte Israele e l’Occidente” e lo studio delle questioni legate al progresso della democrazia e della libertà in Medio Oriente (28). Ricordiamo che Sheldon G. Adelson è un miliardario statunitense di origine ebrea e ucraina (come Natan Sharansky). Considerato uno dei più grandi mecenati dello Stato di Israele, egli finanzia, a colpi di milioni di dollari, viaggi di ebrei in Israele, con l’obiettivo di rafforzare i legami tra Israele e la diaspora (29). Infatti la principale mission della sua fondazione è quella di “rafforzare lo Stato di Israele e il popolo ebraico” (30). Secondo il giornalista Nathan Guttman, l’ideologia di Sheldon G. Andelson è un insieme di sostegno al Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, di simpatia per il movimento dei coloni e di ostilità verso l’Autorità Palestinese” (31).

[Il miliardario sionista Sheldon G. Adelson e il suo "grande" amico Benjamin Netanyahu (Gerusalemme, 12 agosto 2007): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura10.jpg ]

Come può essere accaduto che Eli Khouri si sia trovato in una conferenza così prestigiosa, cui erano presenti presidenti, primi ministri, ambasciatori, falchi neocon, illustri dissidenti e un gruppo esclusivo di dirigenti israeliani? Sarà stato un ringraziamento per il ruolo proattivo da lui svolto nella rivoluzione del Cedro?
 
Di fatto Eli Khouri non è uno sconosciuto per l’amministrazione statunitense. Il cablo Wikileaks “06Beirut1544_a” ci rivela che circa un anno prima di questa conferenza egli fu tra gli invitati ad un pranzo offerto dall’ambasciatore statunitense in occasione della visita di Kristen Silverberg, segretario di Stato aggiunto alle organizzazioni internazionali. Jeffrey Feitman indica Khouri come direttore generale di Saatchi & Saatchi (una compagnia pubblicitaria) e lo descrive come uno “stratega della pubblicità e un esperto creativo” che ha contribuito al “branding” della rivoluzione del Cedro (32). In realtà il ruolo di questa compagnia è stato tanto importante che qualcuno non esita a definire la rivoluzione del Cedro come la “rivoluzione Saatchi” (33) o anche, tenuto conto del ruolo avuto anche dalle organizzazioni statunitensi, di “rivoluzione patrocinata da USAID e da Saatchi & Saatchi” (34).
 
E non è tutto. Eli Khoury è cofondatore di “Lebanon Renaissance Foundation” (LRF), una ONG fondata nel 2007 a Washington, che si definisce “una organizzazione educativa indipendente, non governativa e non settaria, i cui fondatori sono stati coinvolti in ragione delle rispettive attività professionali nella promozione della pratica della non violenza e dell’attivismo democratico” (35). Si ritrovano in questa descrizione le espressioni care ai “profeti” delle rivoluzione colorate, Srdja Popovic e Gene Sharp.
 
Questa fondazione è una “organizzazione che riceve una parte sostanziale di mezzi da un governo (USA) o dal grande pubblico” (36). Dopo avere ricevuto sostanzialmente fondi governativi statunitensi, finanzia a sua volta diversi programmi o organizzazioni con sede in Libano. Citiamo a titolo di esempio il “Sustainable Democracy Center”, una ONG libanese che è finanziata anche da USAID e NED (2003 e 2005) (37) o l’ ONG MARCH che anch’essa riceve, direttamente o indirettamente, sovvenzioni provenienti da diverse organizzazioni statunitensi per la democrazia (NED, USAID, ecc). Maggiori dettagli saranno dati su queste due ONG libanesi nella sezione seguente.
 
Secondo quanto risulta dalla sua dichiarazione dei redditi 2013 (38), LRF ha finanziato il “Lebanese Advocacy and Legal Advice Center” (LALAC), una organizzazione di lotta contro la corruzione che riceve fondi anche dal “Center for International Private Enterprise” (CIPE) (39), uno dei quattro satelliti della NED (40). Bisogna sapere che il centro LALAC è una iniziativa del “Lebanese Transparency Association” (LTA), una ONG libanese fondata nel 1999 e che è sovvenzionata dal CIPE, dal NDI, dal MEPI e dall’OSI (41). Il MEPI (Middle East Partnership Initiative) è un programma che dipende direttamente dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti attraverso l’Ufficio per gli Affari del Medio Oriente (42).
 
Infine è importante ricordare che Samir Kassir e Gebran Tueni non hanno sfortunatamente avuto la possibilità di partecipare al pranzo offerto dall’ambasciatore Feltman, né alla conferenza internazionale su “Democrazia e Sicurezza”: sono stati assassinati, rispettivamente, il 2 giugno 2005 e il 12 dicembre 2005.

Beirut e la “Lega araba del Net”
 
Come nel caso dell’Ucraina dopo la rivoluzione arancione (43), le organizzazioni statunitensi di “esportazione” della democrazia non hanno lasciato il Libano dopo la rivoluzione del Cedro, al contrario. I rapporti della NED dimostrano che, tra il 2005 e il 2014, questa organizzazione ha distribuito più di 7 milioni di dollari alle ONG libanesi. Tra il 2005 e il 2012, solo la NDI ha ricevuto più di 2 milioni di dollari per finanziare le proprie attività in Libano.
 
La formazione e la messa in rete dei cyber-attivisti arabi ha portato alla creazione di quello che il giornalista francese Pierre Boisselet ha definito la “Lega araba del net” (44). Molte riunioni tra gli attivisti-blogger arabi sono state organizzate prima e dopo la “primavera araba”. I due primi “Arab Bloggers Meeting” si sono tenuti a Beirut. Il primo (dal 22 al 24 agosto 2008) ha riunito 29 blogger provenienti da 9 paesi arabi (Libano, Egitto, Tunisia, Marocco, Arabia Saudita, Bahrein, Palestina, Iraq e Siria (45). Nel secondo meeting, che si è svolto dall’8 al 12 dicembre 2009, il numero dei cyber-attivisti arabi ha superato 60 (46). Si sono incontrate le vedette arabe del net; i tunisini Sami Ben Gharbia, Slim Ammamou e Lina Ben Mhenni, gli egiziani Alaa Abdelfattah e Wael Abbas, il mauritano Nasser Weddady, il bariano Ali Abdulemam, il marocchino Hisham AlMiraat (alias Khribchi), il sudanese Amir Ahamad Nasr, la siriana Eazan Ghazzaoui, ecc (47)

[Slim Amamou e Lina Ben Mhenni (3° Arab Bloggers Meeting, Tunisi 2011): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura11.jpg
Razan Ghazzaoui, Alaa Abdelfattah e Ali Abduleman (Budapest 2008): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura12.jpg
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Per quanto i due meeting fossero stati organizzati dallo “Heinrich Boll Stiftung” (48), l’OSI di Soros ha co-finanziato il secondo (49). Da notare l’interessante partecipazione agli atelier di formazione, nella seconda edizione, del “noto” Jacob Appelbaum (2009), che ha trattato i temi dell’elusione, della sicurezza e dell’anonimato on line (50). Per i non esperti, Jacob Appelbaum è un “hacktivist” che rappresenta l’immagine pubblica dell’impresa statunitense che sviluppa TOR, un software che permette la navigazione anonima in internet e, in questo modo, aiuta ad eludere la sorveglianza e la censura degli Stati. Appelbaum viaggia per tutto l’anno per incontrare cyber-dissidenti di tutto il mondo ed insegnare loro come utilizzare gratuitamente il prodotto TOR. Per avere un’idea dell’utilizzazione del programma TOR, occorre sapere che è stato scaricato più di 36 milioni di volte solo nel 2010 (51).

[Jacob Appelbaum (3° Arab Bloggers Meeting, Tunisi 2011): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura14.jpg ]

La rivoluzione della “spazzatura”
 
La serie di manifestazioni che si sono svolte in Libano durante l’estate 2015 è stata chiamata da qualcuno “crisi dei rifiuti”, rivoluzione della “monnezza” o della “spazzatura” da altri. E’ nata a causa di un problema nella raccolta e nella gestione della spazzatura, ma le rivendicazioni dei manifestanti si sono rapidamente allargate e hanno preso di mira il governo, denunciando la corruzione e l’inerzia dello Stato.

[Manifestanti del Movimento "Voi puzzate!" preparano cartelloni (Beirut, 29 agosto 2015): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura15.jpg
Da notare che Ghandi è stato anche il "mentore" degli attivisti di Otpor e ispiratore di Gene Sharp. ]

Il collettivo civico creato nel corso delle manifestazioni ha preso il nome di “Voi puzzate!” (Tal3at Rihatkom, in arabo). Nome breve e che colpisce, ricorda perfettamente il protocollo raccomandato da CANVAS. Si iscrive nella stessa linea di “Otpor” serba (Resistenza), ”Kmara” georgiana (E’ abbastanza!) o “Pora” ucraina (E’ ora!).
 
Tra i leader più mediatizzati di questo movimento di contestazione, ricordiamo Imad Bazzi, Marwan Maalouf, Assaad Thebian e Lucien Bourijeilly.

[Imad Bazzi: http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura16.jpg ]

Imad Bazzi è un cyber-attivista libanese molto noto nella blogsfera araba. Secondo il ricercatore Nicolas Dot-Pouillard, Bozzi è legato agli attivisti di Otpor e fu un fervente partigiano del ritiro siriano nel 2005 (52). Appartenendo anche lui alla “Lega araba del net”, riconosce di avere lavorato a stretto contatto coi cyber-dissidenti siriani. “E’ normale che qualcuno in Siria voglia aiutare qualcuno in Egitto, e che qualcuno in Tunisia voglia aiutare qualcun altro in Yemen”, ha dichiarato. “Noi abbiamo gli stessi problemi, tutti soffriamo per la corruzione, per l’assenza di regole certe, per l’assenza di democrazia” (53).
 
Bazzi ha preso parte a diverse conferenze sul cyber-attivismo. Nel corso di una di queste, ha conosciuto i cyber-attivisti egiziani del “Movimento del 6 aprile” che hanno giocato un ruolo innegabile nella caduta del presidente Mubarak (Bassem Samir, Israa Abdel Fattah…) e le cui attività sono state finanziate da diverse organizzazioni statunitensi di promozione della democrazia (54). Questa conferenza era co-sponsorizzata da Google e Freedom House (55).
 
Nel 2011, l’università statunitense di Beirut ha organizzato la 16° conferenza annuale dell’ “Arab-US Association of Communication Educators” (AUSACE) (56). In questa iniziativa finanziata dall’OSI di Soros, Imad Bazzi era abbinato a Sami Ben Gharbia nel medesimo gruppo. Ricordiamo che Sami Ben Gharbia, co-fondatore del sito Nawaat, è un cyber-attivista tunisino di primo piano, molto impegnato nella “primaverizzazione” della Tunisia” (57).
 
Ricordiamo che Imad Bazzi è anche stato “program fellow” di Freedom House (58) e direttore del progetto “Sustainable Democracy Center”, precedentemente citato (59).
 
Il 5 settembre 2011, solo qualche mese dopo la caduta di Mubarak, Bazzi venne arrestato dalla polizia egiziana all’aeroporto del Cairo. Ha dichiarato alla fondazione “Maharat” (una ONG libanese finanziata dalla NED che milita per i diritti dei giornalisti)(60) che si stava recando in Egitto in quanto aveva ricevuto un incarico di consulenza da parte di una istituzione. E’ stato trattenuto per più di dieci ore, ed è stato interrogato sui rapporti con i cyber attivisti egiziani come Wael Abbas, In seguito è stato espulso e rispedito a Beirut (61).
 
Per concludere il ritratto, segnaliamo che Bazzi è membro del forum “Fikra”, un forum creato dalla lobbie filo-israeliana. Tra i partecipanti si ritrovano parecchi cyber attivisti arabi, come Bassem Samir, Israa Abdel Fattah o Saad Eddin Ibrahim nonché i dissidenti siriani Radwan Ziadeh e Ausama Monajed (ex componente del Consiglio nazionale siriano – CNS). E’ inutile dire che tutti questi “interventori” sono finanziati dalle organizzazioni statunitensi di “esportazione” della democrazia (62). Vi sono anche dei falchi neocon come Joshua Muravchik (ex collega di Paula J. Dobriansky) e anche il dr. Josef Olmert, fratello dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert (63).

[1- Bassem Samir; 2- Sherif Mansour (Freedom House); 3- Saad Eddin Ibrahim; 4- Dalia Ziada (cyber-attivista egiziana, membro di Fikra); 5- Israa Abdel Fattah: http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura17.jpg ]

Marwan Maalouf è una delle figure principali del movimento “Voi puzzate!”. Secondo diversi osservatori egli avrebbe anche partecipato, nel 2005, alle manifestazioni della rivoluzione del Cedro, come militante del movimento studentesco (64). In seguito la sua evoluzione è stata impregnata di militanza “made in Usa”. Giudicate voi.
 
Infatti dal 2008 al 2011 è stato direttore di programmi per Freedom House a Washington, addetto alla regione MENA, e particolarmente alla Siria, Tunisia e Algeria. Si è poi trasferito in Tunisia (dal 2012 al 2013) per dirigervi “l’Institute for War and Peace Reporting” (IWPR) (65). Questa istituzione, che “sostiene i reporter locali, i giornalisti cittadini e la società civile” e contribuisce “alla pace e al buon governo rafforzando le capacità dei media e della società civile a prendere la parola” (66) viene finanziato da diverse organizzazioni come la NED, l’USAID e il Dipartimento di Stato (attraverso l’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi e il programma MEPI) (67).

[Marwan Maalouf, dopo essere stato disperso coi suoi seguaci, dopo avere tentato di dare l'assalto alla sede del Ministero dell'Ambiente (Beirut, 1° settembre 2015): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura18.jpg ]

Marwan Maalouf è cofondatore dell’istituto di ricerca “Menapolis”, specializzato nella governance e lo sviluppo nella regione MENA. Fra i suoi esperti figura il nome di Imad Bazzi e, tra i suoi clienti, si ritrovano (ovviamente) l’IWPR, Freedom Hoouse e la MEPI (68).
 
Secondo Martin Armstrong, giornalista britannico che lavora a Beirut, Assaad Thebian è il co-fondatore e il portavoce del movimento “Voi puzzate!”, oltre al principale organizzatore delle attuali manifestazioni (69).

[Assaad Thebian (Beirut, 28 agosto 2015): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura19.jpg ]

Il profilo “linkedin” di Assaad Thebian mostra che fa parte del gruppo (privato) degli “ex” del MEPI (capitolo del Libano) (70). Si legge, a proposito del gruppo: “MEPI, un programma del Dipartimento di Stato (USA), è attivo in tutta la regione. La rete degli ex comprende più di 128 persone che hanno partecipato a programmi della MEPI. La rete fornisce un ampio ventaglio di opportunità fornite agli ex studenti per continuare nel loro impegno per un rafforzamento della società civile libanese. MEPI si concentra su quattro ambiti distinti o ’pilastri’: la democrazia, l’educazione, l’economia e l’emancipazione delle donne. Il ramo libanese della rete degli ex comprende persone di varia provenienza che hanno comunque partecipato ad una serie di programmi nell’ambito dei quattro ambiti (…) Col lancio del ramo libanese della rete degli ex, le varie competenze che ciascuno ha acquisito possono essere utilizzate per permettere una partecipazione attiva continua in Libano” (71).
 
Il 29 gennaio 2014 l’associazione libanese degli ex del MEPI ha organizzato un evento a Beirut, in presenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Libano, David Hale. Si trattava, in occasione del 10° anniversario del MEPI, di “rendere onore ai risultati eccezionali” di dieci “ex” del ramo libanese. Evidentemente Assaad Thebian faceva parte del gruppo (72). In tale veste, appoggiato il trofeo al pulpito, ha preso la parola per lanciare qualche frecciata al governo libanese, mentre il sig. Hale applaudiva (73). Un preludio della rivoluzione “ della spazzatura”?
 
Dal 2011 Thebian lavora come consulente nel campo dei media digitali e della comunicazione. Tra i suoi clienti figurano molte ONG, come la “Lebanese Association for Democracy of Elections” (LADE) e la “Civil Campaign for Electoral Reform” (CCER) (74). Una breve scorsa al sito del NDI permette di scoprire che questa organizzazione di “esportazione” della democrazia ha un partenariato di 17 anni con la LADE e lavora a stretto contatto con la CCER (75).
 
A differenza degli altri leader del movimento “Voi puzzate!”, Lucien Bourjeily è un uomo d’arte. Scrittore e regista è stato segnalato nel 2012 dalla CNN come una delle 8 personalità culturali più importanti in Libano. (76).
 
Nel 2013 sfidò il governo libanese con una pièce teatrale che criticava severamente la censura statale. La pièce intitolata « Bto2ta3 Aw Ma Bto2ta3 » (letteralmente “Tagli o non ti Tagli ?”) è stata censurata e questo le ha procurato una immensa pubblicità. Nel 2014 Bourjeily ha avuto altri problemi con le autorità libanesi per una storia di rinnovo del passaporto, incidente che ha agitato la blogsfera (77).

[Lucien Bourjeilly dopo avere ottenuto il suo passaporto libanese (23 maggio 2014): http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura20.jpg ]

La pièce teatrale in questione è stata prodotta dalla ONG “MARCH” (citata più sopra in relazione ad Eli Khoury), la cui mission è di “educare, motivare e responsabilizzare i cittadini a riconoscere e a battersi per i loro diritti civili fondamentali, formare una società libanese aperta tollerante per favorire la diversità e l’uguaglianza e giungere ad una vera riconciliazione tra le diverse comunità”. Questa organizzazione viene finanziata congiuntamente dalla NED (78), dall’USAID, SKeyes Media e Maharat (79).
 
Il rapporto annuale 2014 della NED riferisce con chiarezza che obiettivo di MARCH è di “mettere su una produzione di « Bto2ta3 Aw Ma Bto2ta3 » e di documentare il lavoro svolto per ottenere l’approvazione di una pièce da parte della censura “(80) Missione compiuta: il divieto di rappresentazione della pièce è stato revocato il 25 settembre 2014 e la notizia è stata fortemente mediatizzata (81).
 
SKeyes è l’acronimo stilizzato di “Samir Kassir Eyes “ (Gli occhi di Samir Kassir, il leader della rivoluzione del Cedro). Il Centro è stato fondato a Beirut nel novembre 2007, dopo l’uccisione di Samir Kassir. Per quanto viene riferito nel suo sito, “il Centro intende essere un occhio vigile sulle violazioni della libertà di stampa e culturale; intende anche difendere i diritti dei giornalisti e degli intellettuali e la loro libertà di espressione” (82). Molti documenti dimostrano che SKeyes è finanziata dalla NED e dal NDI (83). D’altronde, prima di diventare direttore esecutivo di SKeyes nel 2011) Ayman Mhanna aveva lavorato per la NDI come direttore di programmi (2007-2011) (84).
 
Piccola precisazione: Lucien Bourjeily e Imad Bazzi sono entrambi componenti del consiglio consultivo di MARCH (85).
 
Gli attivisti di cui abbiamo parlato sono tra le figure più mediatizzate della rivoluzione della “spazzatura”, e la lista non si esaurisce qui. Ma il dissidente che rappresenta il trait d’union tra la rivoluzione del Cedro e quella della “spazzatura” è sicuramente Michel Elefteriades, una sorta di “anello mancante” del Libano rivoluzionario colorato. Dieci anni dopo, colui che fu in stretto contatto con gli specialisti della resistenza non violenta di CANVAS ritorna alla ribalta della contestazione popolare.
 
E utilizza il linguaggio apparentemente ingenuo del “profano” quando spiega la rivoluzione della “spazzatura”. “E’ una specie di rivoluzione popolare, un melange di molti movimenti – una dose di anarchia nel senso buono filosofico come l’insofferenza per ogni forma di centralizzazione del potere – è veramente un movimento popolare, quindi non penso che si fermerà”, ha dichiarato.
 
Per poi contraddirsi poco dopo: “Ci sono degli intellettuali e dei leader di opinione che monitorano (le proteste). Noi stiamo lì a verificare che non si prendano derive né che si intrometta qualche intruso per cercare di deviare le manifestazioni in altre direzioni”. (86).
 
Sull’onda della rivoluzione della “spazzatura”, Michel Elefteriades ha fondato “Harakat El Girfanine” (il movimento dei disgustati”) (87). Prova che non ha dimenticato le lezioni di CANVAS, Il logo di questo movimento, infatti, è appunto il pugno di Otpor e il nome ricorda quello dei cyber dissidenti sudanesi “Grifna” (ci siamo disgustati) (88).

[Michel Elefteriades ed il suo "Movimento dei disgustati": http://www.ossin.org/images/stories/varie2/spazzatura21.jpg
Video "promozionale del movimento dissidente sudanese "Girifna": https://www.youtube.com/watch?v=2o6Rxc_JZKg
Si ispira visibilmente a quello realizzato, qualche anno prima, dagli attivisti serbi di Otpor: https://www.youtube.com/watch?v=5GseXFpKfA0 ]

Benché le molteplici rivendicazioni del movimento “Voi puzzate!” esprimano una reale esasperazione del popolo libanese, bisogna ammettere che le inestricabili relazioni tra i leader della rivoluzione della “spazzatura” e le varie organizzazioni statunitensi di “esportazione” della democrazia non sono irrilevanti. Tali connivenze latenti sono il risultato di un lavoro di fondo che ha preceduto la rivoluzione del Cedro, che è proseguito fino ai giorni nostri e che proseguirà certamente in futuro. Come negli altri paesi arabi, la situazione sociopolitica del Libano è un terreno talmente fertile che un qualsiasi seme di contestazione può generare un caos indescrivibile. La “primavera” araba ne è la perfetta illustrazione.
 
Tanto più se si pensi che il Libano è un paese chiave nell’equazione mediorientale a cagione della sua vicinanza a Israele, le sue relazioni geopolitiche con l’esangue Siria e la presenza di un elemento di forte irritazione per gli Occidentali: Hezbollah.
 
E’ infine interessante fare un parallelo tra il Libano e l’Ucraina. Con un intervallo di circa dieci anni, entrambi i paesi sono stati teatro di due rivoluzioni “infiltrate”; le loro popolazioni non presentano uniformità nazionale (etnica, culturale o linguistica); sono geograficamente vicini a paesi di grande importanza politica per l’Occidente (Israele/Siria da un lato e Russia dall’altro) in modo da potere essere utilizzati come cavalli di Troia per raggiungere obiettivi geostrategici.
 
Le rivoluzioni arancione (2004) e del Cedro (2005) sono state tra i più grandi successi di CANVAS, Il coinvolgimento pianificato di violenti gruppi neonazisti durante l’Euromaidan (2013-2014) ha provocato drammatici sovvertimenti in Ucraina.
 
In Libano puzze “colorate” esalano dai mucchi di rifiuti che si ammassano nelle strade. E una questione si pone: che cosa partorirà la rivoluzione della “spazzatura”?


Riferimenti:
 
1)  Journeyman Pictures, Documentario « The Revolution Business », data di uscita: 27 maggio 2011, Produzione ORF, Ref. : 5171, http://journeyman.tv/62012/short-films/the-revolution-business.html
2)   Ahmed Bensaada, « Arabesque américaine : Le rôle des États-Unis dans les révoltes de la rue arabe », Éditions Michel Brûlé, Montréal (2011), Éditions Synergie, Alger (2012).
3)   Idem
4)   Idem
5)   William J. Dobson, « The Dictator's Learning Curve: Inside the Global Battle for Democracy », Random House Canada Limited, Toronto, 2012.
6)   Ahmed Bensaada, « Ucraina : autopsia di un colpo di Stato », parte 1° e parte 2°, in www.ossin,org, aprile 2014
http://www.ossin.org/ucraina/1548-ucraina-autopsia-di-un-colpo-di-stato-parte-i
http://www.ossin.org/ucraina/1549-ucraina-autopsia-di-un-colpo-di-stato-parte-ii
7)   Ahmed Bensaada, « Hong Kong : un virus sotto l’ombrello », www.ossin.org, ottobre 2014
http://www.ossin.org/reportage-dal-mondo/reportage-estremo-oriente/56-cina2/1626-hong-kong-un-virus-sotto-lombrello
8)   Tina Rosenberg, « Revolution U », Foreign Policy, 16 febbraio 2011, http://www.foreignpolicy.com/articles/2011/02/16/revolution_u
9)   Sharmine Narwani, « Ten years on, Lebanon's 'Cedar Revolution'», RT, 13 marzo 2015, http://www.rt.com/op-edge/240365-lebanon-revolution-anniversary-cedar-2005/
10) Niles Lathem, « Give Us Leb-erty! Protesters Slam Syria In Massive Beirut Rally», New York Post, 8 marzo 2005, http://nypost.com/2005/03/08/give-us-leb-erty-protesters-slam-syria-in-massive-beirut-rally/
11)  Bassem Chit, « Lebanon: Some Things That Money Can't Buy », Socialist Review, n°306, maggio 2006, http://socialistreview.org.uk/306/lebanon-some-things-money-cant-buy
12)  Vedi riferimento 9
13)  Idem
14)  Rita Chemaly, « Le printemps 2005 au Liban : Entre mythes et réalités », L'Harmattan, Paris, gennaio 2009
15)  BBC News, « In Pictures : Beyrouth Protest », 28 febbraio 2005, http://news.bbc.co.uk/2/hi/in_pictures/4304639.stm
16)  Vedi riferimento 7
17)  Milos Krivokapic, « Les faiseurs de révolutions : entretien avec Aleksandar Maric », Politique internationale, n°106, inverno 2004-2005, http://www.politiqueinternationale.com/revue/read2.php?id_revue=20&id=77&content=texte&search=
18)  Vedi riferimento 2
19)  Vedi riferimento 9
20)  Idem
21)  Ahmed Bensaada, « Arabesque$: Enquête sur le rôle des États-Unis dans les révoltes arabes », Éditions Investig’Action, Bruxelles, 2015, cap.1
22)  Ahmed Bensaada, « Siria, il dandy e i falchi », www.ossin.org, settembre 2013
http://www.ossin.org/crisi-siria/1462-il-dandy-e-i-falchi
23)  Democracy & Security International Conference, « List of participants », Praga 5-6 giugno 2007, http://www.democracyandsecurity.org/doc/List_of_Participants.pdf
24)  Vedi riferimento 21 cap.4
25)  FORA TV, « George W. Bush on Democracy and Security », http://library.fora.tv/2007/06/05/George_W__Bush_on_Democracy_and_Security
26)  Democracy & Security International Conference, « Organizers », Praga 5-6 giugno 2007, http://www.democracyandsecurity.org/organizers.htm
27)  Prague Security Studies Institute , « International Advisory Board », http://www.pssi.cz/pssi-boards/international-advisory-board
28)  Vedi riferimento 26
29)  Ynet News, « Richest US Jew pledges USD 25 million to Taglit - birthright Israel », 2 giugno 2007, http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3361888,00.html
30)  Adelson Family Foundation, « Welcome », http://www.adelsonfoundation.org/AFF/index.html
31)  Nathan Guttman, « Sheldon Adelson Is a Philanthropist Like No Other », Forward, 3 novembre 2014, http://forward.com/news/israel/208220/sheldon-adelson-is-a-philanthropist-like-no-other/
32)  WikiLeaks, « Câble 06BEIRUT1544_a », https://www.wikileaks.org/plusd/cables/06BEIRUT1544_a.html
33)  Michael Emerson et Senem Aydın, « Democratisation in the European Neighbourhood », CEPS, Bruxelles, 2005, p. 3.
34)  Nabil Chehade, « Political Illustration : Lebanon and Beyond - Interview of Daniel Drennan », Design Altruism Project, 7 dicembre 2011, http://design-altruism-project.org/2011/12/07/political-illustration-lebanon-and-beyond/
35)  Lebanon Renaissance Foundation, « Who We Are », http://www.lebanonrenaissance.org/whoweare
36)  Melissa Data, « Lebanon Renaissance Foundation », http://www.melissadata.com/lookups/np.asp?mp=p&ein=910190501
37)  SourceWatch, « Sustainable Democracy Center », http://www.sourcewatch.org/index.php/Sustainable_Democracy_Center
38)  ProRepublica, « Research Tax-Exempt Organizations - Lebanon Renaissance Foundation », https://projects.propublica.org/nonprofits/organizations/910190501
39)  Lebanon Renaissance Foundation, « Education », http://www.lebanonrenaissance.org/alteducation
40)  Vedi riferimento 21, capitolo 2
41)  The Libanese Transparency Association, « Annual Report 2008-2009 », http://transparency-lebanon.org/Modules/PressRoom/Reports/UploadFile/5719_31,07,YYannualreport.pdf
42)  Per maggiori informazioni sul MEPI, vedi riferimento 21, capitolo 5
43)  Vedi riferimento 6
44)  Pierre Boisselet, « La “ligue arabe” du Net », Jeune Afrique, 15 marzo 2011, http://www.jeuneafrique.com/192403/politique/la-ligue-arabe-du-net/
45)  Heinrich-Böll-Stiftung, « First Arab Bloggers Meeting 2008 », 22-24 agosto 2008, http://ps.boell.org/en/2013/11/05/first-arab-bloggers-meeting-2008-democracy
46)  Heinrich-Böll-Stiftung, « Second Arab Bloggers Meeting 2009 », 8-12 dicembre 2009, http://lb.boell.org/en/2014/03/03/second-arab-bloggers-meeting-statehood-participation
47)  Per guardare le foto del « Second Arab Bloggers Meeting 2009 » : https://www.flickr.com/groups/1272165@N24/pool/with/4193262712/
48)  Per conoscere la relazione tra gli « Stiftung » tedeschi e la NED, vedi riferimento 21, capitolo 2
49)  Heinrich-Böll-Stiftung, « Bloggers meeting report 2009 - Blogging out of Repression and Passivity, into Democracy and Change », 8-12 dicembre 2009, https://lb.boell.org/sites/default/files/downloads/Bloggers_Meeting_Report_2009.pdf
50)  Global Voices Advocacy, « Interview with Jacob Appelbaum from TOR », 14 dicembre 2009, https://advocacy.globalvoicesonline.org/2009/12/14/interview-with-jacob-appelbaum-from-tor/
51)  Per un approfondimento su TOR, vedi riferimento 21, capitolo 3
52)  Nicolas Dot-Pouillard, « Une « révolution des ordures » au Liban ? », ORIENT XXI, 2 settembre 2015, http://orientxxi.info/magazine/une-revolution-des-ordures-au-liban,1005
53)  Alia Ibrahim, « Arab cyberactivists rapidly gain traction as crises continue », Al Arabiya News, 9 aprile 2011, http://english.alarabiya.net/articles/2011/04/09/144862.html
54)  Per un approfondimento sui cyber attivisti egiziani, vedi riferimento 21, capitolo 4
55)  IkhwanWeb, « Blogging Truth to Power in the Middle East », 3 marzo 2010, http://www.ikhwanweb.com/article.php?id=23498
56)  AUSACE 2011, « Conference Program- Digital and Media Literacy: New Directions », 28-31 ottobre 2011, https://docs.google.com/spreadsheet/pub?hl=en_US&hl=en_US&key=0AkRlm628pZ6ddG9QbDdzbHNxajY4aktkMmp1UWNwNVE&single=true&gid=3&range =A1%3AB250&output=html
57)  Mezri Haddad, « La face cachée de la révolution tunisienne », Éditions Apopsix, Paris, 2011.
58)  Fikra Forum, « Imad Bazzi », http://fikraforum.org/?page_id=1783&lang=en&cid=62
59)  LinkedIn, « Imad Bazzi – Anchor at Aljadeed FM », https://www.linkedin.com/pub/imad-bazzi/24/454/9b3
60)  NED, 2014 Annual Report « Lebanon », http://www.ned.org/region/middle-east-and-northern-africa/lebanon-2014/
61)  Maharat Foundation, « Lebanese blogger arrested in Egypt, deported to Beirut », 12 settembre 2011, http://www.ifex.org/lebanon/2011/09/12/bazi_denied_entry/
62)  Ahmed Bensaada, « Gli attivisti della primavera araba e la lobbie filo-israeliana », www.ossin.org, settembre 2013 http://www.ossin.org/uno-sguardo-al-mondo/analisi/1472-gli-attivisti-della-primavera-araba-e-la-lobbie-filo-israeliana
63)  Idem
64)  Scarlett Haddad, « Marwan Maalouf, la tête dans les nuages et les pieds sur terre », L’Orient le Jour, 4 settembre 2015, http://www.lorientlejour.com/article/942496/marwan-maalouf-la-tete-dans-les-nuages-et-les-pieds-sur-terre.html
65)  LinkedIn, « Marwan Maalouf – Human Right Lawyer », https://www.linkedin.com/pub/marwan-maalouf/1a/722/856
66)  IWPR, « What we do », https://iwpr.net/what-we-do
67)  IWPR, « Donors/Funders », https://iwpr.net/about-us/supporters
68)  Menapolis, « Clients », http://menapolis.net/clients.php
69)  Martin Armstrong, « Thousands rally in Beirut as trash piles up », Middle East Eye, 30 agosto 2015, http://www.middleeasteye.net/news/thousands-demonstrate-beirut-government-reforms-639890316
70)  LinkedIn, « Assaad Thebian - Marketing & Digital Media Consultant », https://www.linkedin.com/in/assaadthebian
71)  LinkedIn, « MEPI Alumni Lebanon Chapter », https://www.linkedin.com/groups?gid=3662444&goback=%2Enppvan_assaadthebian&trk=prof-groups-membership-logo
72)  Kesserwen, « MEPI LAA Newsletter », 30 gennaio 2014, http://www.kesserwen.org/n/news.php?id=37804
73)  YouTube, « Assaad Thebian: MEPI LAA Annual Dinner Speech », 29 febbraio 2014, https://www.youtube.com/watch?v=b2D2G_edbYk
74)  United Nations Alliance of Civilizations, « Digital Tools for Newsgathering and Reporting Across Cultures Training Participant Bios », Aprile 2013, http://www.unaoc.org/wp-content/uploads/Digital-Tools-Training-Participant-Bios.pdf
75)  NDI, « Where We Work - Lebanon », https://www.ndi.org/lebanon
76)  Kesserwen, « 8 leading lights in Lebanese culture », 18 agosto 2012, http://www.kesserwen.org/n/news.php?id=22592
77)  Nour Braïdy, « l’acteur Lucien Bourjeily récupère son passeport et crie victoire », Asdaa’, 24 mai 2014, http://asdaa.eu/2013-10-30-12-58-41/18-2013-10-31-11-02-33/808-l-acteur-lucien-bourjeily-recupere-son-passeport-et-crie-victoire
78)  Vedi riferimento 60
79)  MARCH, « Resources – Partners », http://www.marchlebanon.org/en/Resources-Partners
80)  Vedi riferimento 60
81)  Facebook, « MARCH », 16 octobre 2014, https://www.facebook.com/marchlebanon/photos/a.397998033570929.77264.348852438485489/741637102540352/?type=1
82)  SKeyes, « Qui sommes-nous ? », http://www.skeyesmedia.org/fr/Who-We-Are
83)  Vedi per esempio: Frank Smyth, « Animated journalist survival guide looks ahead », Committee to Protect Journalists (CPJ), 22 agosto 2013, https://cpj.org/blog/2013/08/animated-journalist-survival-guide-looks-ahead.php
84)  LinkedIn, « Ayman Mhanna - Executive Director at Samir Kassir Foundation », https://www.linkedin.com/in/aymangmhanna
85)  MARCH, « Missions and Objectives », http://www.marchlebanon.org/en/About-Us
86)  Elsa Buchanan, « Lebanon You Stink protests: We are not Egypt, claims activist Michel Elefteriades », IBTimes, 25 agosto 2015, http://www.ibtimes.co.uk/lebanon-you-stink-protests-we-are-not-egypt-claims-activist-michel-elefteriades-1517010
87)  Al Joumhouria, « Michel Elefteriades est “dégoûté et descend se promener à la place des Martyrs” », 24 agosto 2015, http://www.aljoumhouria.com/news/index/255178
88)  Siavash Golzadeh, « Girifna – a part of Sudan’s non-violent history », Peace Monitor, 10 settembre 2013, http://peacemonitor.org/?p=836




Dal Srebrenica Research Project riceviamo e pubblichiamo, in merito al libro "Distruggere la Republika Srpska – teoria e tecnologia del golpe" che analizza le cosiddette "rivoluzioni colorate":

“Рушење Републике Српске”: књига која и даље изазива бес

Пре шест година, у марту 2014, у јеку превратничких припрема, објављена је књига “Рушење Републике Српске: теорија и технологија преврата.“ Коаутори су Пјотр Иљченков, Џон Локланд, Ирина Лебедева, Џонатан Моват, Небојша Малић и (приређивач) Стефан Каргановић. Објављивање ове књиге временски се поклопило са најжешћом фазом делатности плаћеничких лажних “невладиних” организација у Републици Српској, финансираних и усмераваних од стране западних обавештајних служби. Њихов оперативни задатак је био да искористе свеобухватну унутрашњу кризу у Републици Српској и очигледну неспособност обезглављене власти да процени природу опасности и изабере делотворне противмере.  Задати циљ им је био да за рачун својих страних наредбодаваца, као у СР Југославији у октобру 2000, на превару уграбе власт било изборном обманом или изазивањем уличних нереда, у складу са директивама америчког обавештајца Џина Шарпа за извођење “обојених револуција”. Агенда страног фактора и његових локалних пиона била је јасна (и остаје иста до данашњег дана): на власт у Републици Српској довести сервилну клику у потпуности зависну од стране подршке која би Републику Српску повела ка укидању или свођењу на празну љуштуру. У обе варијанте, оно што би од Републике остало лако би се уклопило у пројекат унитарне Босне и Херцеговине, подређене стратешким потребама Запада и НАТО пакта.

Студија “Рушење Републике Српске” се односи на само средиште ове врло озбиљне теме: технологију извођења такозване „обојене револуције“ и улогу лажних „невладиних организација“ у том превратничком процесу. Наочиглед јавности, у тренутку објављивања књиге тај процес се већ увелико захуктавао рушилачким нередима који су се одиграли 6. и 7. фебруара 2014. године, тада још увек на територији Федерације БиХ али са јасним циљем да се преливањем у Републику Српску изазове општи политички хаос пропраћен људским и материјалним губицима. Аутори су зато са хируршком прецизношћу приказали позадину, технику и ток тих кретања.

Управо тај хируршки приступ, и немогућност оспоравања чињеница и аргумената изложених у овој студији, изазвали су трајан патолошки бес разоткривених и идентификованих страних плаћеника, који су себе тада већ видели на власти у министарским фотељама у Бања Луци. Када се узме у обзир да су упркос свим предностима које су уживали, на изборима неколико месеци касније ипак изгубили са танком разликом од око 8,000 гласова, њихов бес је потпуно разумљив и оправдан. Ако су наша књига и посвећеност опстанку Републике Српске убедиле само неколико хиљада бирача -- а сигурно је да јесу -- да не гласају за превратничку коалицију под диригентском палицом странаца, то је сасвим довољно да ову књигу и њене ауторе намрзну заувек.

Реакције које су уследиле непосредно после објављивања књиге потекле су из извора који недвосмислено указују на то ко су спонзори локалне пете колоне. Прво је одреаговала службеница канцеларије OSCE у БиХ Дуња Мијатовић, када је у саопштењу од 1. марта 2014. покушала да јавност доведе у заблуду тврдњом да наведена књига садржи „листу за одстрел.“ На страницама 14 и 15 књиге заиста се налази списак, али не за „одстрел“ него за стуб срама.. Ту се наводе лажне „невладине организације“ које примају логистичку помоћ из иностранства и појединци у Републици Српској који политички делују солидарно са њима. Покушај госпође  Мијатовић да наведене податке лажно прикаже представља груби напад на право коаутора књиге да у јавном дискурсу неометано користе законом заштићен говор. Посебан апсурд је мешање канцеларије „Организације за безбедност и сарадњу у Европи“ (OSCE) у једно чисто издавачко питање. Помислило би се да појава књиге, која се налази у прилогу, представља већу претњу по европску безбедност од догађаја тада у Украјини или сада на Блиском Истоку.

Још горе од тога, политички мотивисана интервенција госпође Мијатовић била је класичан пример лицемерја. Канцеларија госпође Мијатовић је ћутала 12. октобра 2012. године када је БиХ портал са прикладним називом „ТРТ Босански“ пренео текст турске новинске агенције „Анатолија“ под провокативним насловом „Ко су највећи негатори геноцида у Сребреници,“ а који би свака разборита особа стварно могла протумачити као „списак за отстрел“:

 https://www.trt.net.tr/bosanski/region/2012/10/12/ko-su-najveci-negatori-genocida-u-srebrenici-8788

На списку агенције „Анатолија“, који преноси наведени БиХ портал „ТРТ“, могу се видети имена низа особа и установа који не прихватају званичну верзију догађаја у Сребреници, укључујући и председника „Историјског пројекта Сребреница“, Стефана Каргановића. Они су врло провокативно наведени, можда у очекивању да ће нека ментално неуравнотежена особа насилно одреаговати на тај подсвесни сигнал. Није познато да је на тај врло сугестиван списак канцеларија OSCE тада поступила слично као приликом објављивања књиге “Рушење Републике Српске.”


Поред ове неодговорне реакције из канцеларије OSCE, објављивање књиге „Рушење Републике Српске: теорија и технологија преврата“  изазвало и једну комичну реакцију од стране неколико амбасада акредитованих у Босни и Херцеговини. Дотични амбасадори, којима је у Сарајеву викендом очигледно досадно, жртвовали су свој слободан дан да узнемире највише званичнике Републике Српске улагањем протеста поводом објављивања књиге „Рушење Републике Српске: теорија и технологија преврата“, мада се та материја не налази у оквирима њихове  дипломатске делатности. Уколико заинтересоване стране амбасаде још увек имају недоумица или коментара у вези са књигом „Рушење Републике Српске: теорија и технологија преврата“ позивају се да сва питања упуте приређивачу или неком од коаутора, који ће им радо изаћи у сусрет.

Искуство са књигом коју у електронском формату шаљемо нашим читаоцима указује на то да се против неупоредиво јачег непријатеља и његове „НВО“ пете колоне Република Српска може борити за опстанак искључиво асиметричним средствима. Главно међу њима је подизање свести јавности о томе са каквом се опасношћу суочава. Зато молимо читаоце да се упознају са садржајем наше књиге и да је проследе свима на њиховом списку. Република Српска је тренутно поново на мети. Свака информисана особа више је једна шанса мање да ће у предстојећим месецима петој колони поћи за руком да на превару освоји и уништи Републику Српску.

Стефан Каргановић (8.3.2020.)

---

Са промоције књиге „Рушење Републике Српске,“ 14. марта 2014, на Бања Лука Колеџу:

Стефан Каргановић: Политичка позадина преврата

Сцене из филма „Обојени отпор“ које смо управо видели на сажет и визуелно савршен начин илуструју све главне тезе на којима наша студија „Рушење Републике Српске: теорија и технологија преврата“ почива. Чињеница, коју сте гледајући филм лако могли да опазите, да вам сами теоретичари и протагонисти лажних „народних револуција“ откривају своје карте, убедљиво потврђује кредибилност наше анализе. Ради се – како сте малопре у филму чули – о „рецепту“ за професионално дириговани преврат, не о спонтаном народном бунту.
Издвојићу неколико главних лекција из наше филмске и књижевне презентације.
Прво, оперативци овог специфичног облика геополитичког рата нису сањалице посвећени идеалима правде, братства и демократије који само жуде да омогуће бољи живот свим народима света. Они наступају геополитички циљано, а њихове циљеве одређује политика њихових газда, западних сила. Како је приметио француски аналитичар Тјери Мејсан, неком необјашњивом коинциденцијом (то је француска иронија, наравно) теоретичар „обојених револуција“ Џин Шарп, симпатични чика кога сте упознали у филму, увек се појављује само на местима где је неки амерички интерес у питању.

***

Шарпови ђаци из бившег Отпора, сада Канваса, Срђа Поповић и Иван Маровић, које сте у филму такође имали прилику да видите, од 2000. године свој оперативни штаб држе у Београду, месту свог првог револуционарног „тријумфа.“ Међутим, Мејсанова „коинциденција“ ту опет долази до изражаја јер они не предузимају апсолутно ништа да своја знања и искуства ставе на располагање грађанима Србије данас, када су у очајнијем стању него икада. То је потпуно логично. Они који су Отпор створили и финансирали, и који га већ годинама по потреби користе за рушење других неподобних режима широм света, као што вам је Срђа Поповић у филму рекао, у Србији више немају  разлога да руше систем који су пре деценију и по помоћу Отпора наметнули. Тај систем може да буде неправедан, корумпиран, лош, ауторитаран, све најгоре што се замислити може, али он служи газдама Отпора и режисерима „обојених револуција.“ Зашто би они сада сопствену технологију користили против себе самих?
Друго, поред лицемерја о „демократском идеализму,“ јасно видимо – и аутори то у књизи показују на многим примерима – да је и прича о „ненасиљу“ цинична лаж. Ниједан „обојени“ преврат до сада није био ненасилан. Они се разликују само по интензитету примењеног насиља.
Свако ко свесно или несвесно улази у ову игру са страним плаћеницима мора да рачуна са тиме да ће некоме разбити главу, избити око или смртно повредити. Или ће цинични манипулатори – као што смо чули из уста Ивана Маровића –зарад „виших“ политичких циљева, ту наивну особу врло радо жртвовати и послати на опасно место да се њему или њој то догоди – док се „револуционар“ Маровић брчка у базену и пијуцка мохито.
Да вас само подсетим. Пре неки дан смо сазнали из телефонског разговора између Кетрин Ештон и естонског министра иностраних послова Урмаса Паета, да су на демонстранте и полицајце у Кијеву пуцали  – исти снајперисти.
Треће, на крају професионално манипулисаног преврата нема револуције, нема стварне промене, нема бољитка. Свако од ваших рођака и пријатеља у Србији то ће вам потврдити. Блесави и злоупотребљени млади људи из Србије, које сте видели на почетку филма, вероватније је да су данас на бироу рада него да сваки дан иду на посао. Данас у Украјини, корумпираног Јанушевича смењује екипа још корумпираније Тимошенко, која има око 80 текућих рачуна у банкама широм света на којима држи милијарде опљачканих долара. То је пре неки дан објавила британска рачуноводствена фирма Lawrense Graham. Нове, пучистичке власти у Кијеву на положаје регионалних гувернера не постављају раднике и поштене интелектуалце, него оне тајкуне који су њих подржали да би се докопали власти.

Најзад, четврто, локалне марионете и извођачи радова извршавају наређења, али не одлучују ни о чему. Викторија Нуланд, америчка државна подсекретарка, отворено је изјавила пред групом бизнисмена у Вашингтону 13. децембра прошле године да су САД уложиле пет милијарди долара у своју мрежу „невладиних организација“ у Украјини. Бивши амерички амбасадор у Београду Вилијам Монтгомери проценио је да је петоооктобарска операција његову земљу коштала око 60 милиона долара. Онај ко прави такве инвестиције очекује да се пита. На крају наше књиге, на страни 221, можете прочитати пресретнути разговор између  Викторије Нуланд и америчког амбасадора у Кијеву, Џефри Пјата. Све што су се они ту договорили почетком фебруара, пре преврата, сада,  после преврата, постало је стварност. Викторијин фаворит, Арсениј Јацењук, постављен је за председника владе и спреман је да извршава налоге.
„Обојена револуција“ је обмана, лажна застава под којом заведени народ доводи на власт будуће колонијалне управнике своје земље који ће служити странцима, а не њему. Сваки од тих преврата одвија се по стандардној матрици, са незнатним варијацијама. Кључна компонента те матрице су лажне невладине организације, формиране у ту сврху и финансиране из иностранства, које делују не у интересу своје земље него у складу са агендом својих налогодаваца.
У закључку, сваки грађанин има одговорност за себе, своју породицу и своју земљу. Сваки позив на поларизацију друштва, насиље и мржњу без размишљања треба да буде одбачен. Операција под називом „обојена револуција“ у нашој књизи се хируршки прецизно анализира, и зато од тренутка изласка из штампарије изазива необуздани бес оних на које се односи. Та операција се састоји из коришћења обмане и насиља да би се заобишао демократски процес и да би се на власт поставила хунта да служи странцима који су је довели.
Од тренутка када схватите игру, нечасни пројекат се урушава као кула од карата. Зато бирајте мир и дијалог, не конфронтацију и насиље.  Укључите се у демократски процес, информишите се о свему, посматрајте пажљиво шта ко говори и ради, подржите странку  или удружење грађана које вам највише одговара, и на изборима  – гласајте по савести. То је најбољи, и једини могући начин да будућност преузмете у своје руке и допринесете изградњи бољег и праведнијег друштва у Републици Српској.








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