(Estratto
dal Capitolo 5: Pale)
(...) Lo
scoppio delle ostilità fra serbi ortodossi e musulmani
nell'aprile 1992 era stato preceduto da
reciproche provocazioni. Particolarmente nota quella avvenuta
durante il matrimonio fra una musulmana e un serbo, il 1 marzo,
quando il padre dello sposo fu ucciso da una squadraccia musulmana. Il
culmine fu raggiunto con l'attacco alla caserma
dell'esercito federale di Nuova Sarajevo il 7 aprile seguente. A
quel punto, considerata l’inevitabilità dello scontro, la
leadership serba si era trasferita d'urgenza in quella che era la
località più prossima alla città, dietro le
linee del fronte che passavano nei quartieri serbi della città
stessa, per difendere la popolazione. Improvvisarono ministeri,
stazioni radio e TV. Da località montana Pale era stata
trasformata in capitale e con il passare degli anni aveva acquisito
nuove costruzioni e strutture, senza però mai riuscire a perdere
l'aspetto villaggesco originale.
Inizialmente il governo si era installato all’ Hotel
Panorama, un piccolo
albergo, a mezza costa con una vista superba sulla vallata. In
quel luogo erano state prese le maggiori decisioni fino al 1995,
finchè venne terminata la costruzione del Palazzo del
Governo in città. Era una bassa costruzione quadrata con
una corte nel mezzo, bianca e semplice. Davanti all'entrata, due
aiuole verdi frequentate da grosse mucche pezzate, assolutamente
indifferenti al traffico di macchine e di personaggi in arrivo e in
partenza. Nel 1996 l'Hotel Panorama fu adibito ad altri servizi.
Si
arrivava alla Presidenza percorrendo cento metri, obliquamente
alla statale che costeggiava la cittadina, controllati
meticolosamente da miliziani armati. Dalla portineria, dopo
ulteriori severi esami, si accedeva ad un vasto spazio cintato. Grandi
prati circondavano le costruzioni per permettere un'ampia visione,
bunker coperti d'erba si intravedevano agli
angoli della recinzione. A destra si trovava la Presidenza, un
edificio bianco, intorno altre costruzioni e di fronte una casa per i
militari. Numerosi soldati all'entrata del palazzo
presidenziale controllavano personalmente e a distanza i
visitatori. Pur cortesi, avevano un atteggiamento molto
determinato ed erano particolarmente impressionanti per la gigantesca
statura. Le mucche in compenso passavano indisturbate e
brucavano a loro agio i prati anteriori la Presidenza.
(...) Per quanto ricordo, almeno nel
periodo
precedente
gli accordi di Dayton, ogni volta che ho incontrato Radovan Karadžić
per un'intervistarlo egli era occupato a studiare o misurare delle
mappe della Bosnia.
Avevo fatto la sua conoscenza nell'autunno del '92 a
Ginevra. Allora non era ancora il personaggio noto che sarebbe
diventato, nel bene o
nel male. Il problema bosniaco non era molto chiaro e il Presidente
della Repubblica Srpska, da poco separatasi dal resto della Bosnia,
non impressionava. Alto di statura, una testa leonina, tratti slavi,
era un uomo misurato, osservatore, non sprecava parole. Nel corso
degli anni l'avrei incontrato più volte ed avrei osservato la
sua calma anche in situazioni estremamente difficili. La
attribuivo alla sua professione di psicanalista.
Nel maggio 1993 intervistai per la prima volta Radovan
Karadžić alla
vigilia di un cruciale appuntamento con il Parlamento della piccola
repubblica. Si trattava di fare accettare il piano di divisione
Vance/Owen, che Karadžić aveva firmato - sotto la pressione
internazionale, del Presidente Federale Jugoslavo, Dobrica Ćosić,
e del Presidente della Serbia Slobodan Milošević - durante una
riunione ad Atene. L'incontro in terreno neutro, organizzato dal
governo greco, aveva avuto lo scopo di convincere Karadžić a
sottoscrivere il piano per evitare un intervento armato, e con la
speranza di ottenere un alleggerimento delle sanzioni. Naturalmente il
progetto di dividere la Bosnia in dieci province
con corridoi di congiunzione sotto controllo dei caschi blu era
ritenuto dai serbi ingiusto, visto che avevano il 70% del
territorio. Sotto il peso delle minacce internazionali Karadžić aveva
dovuto firmare l’accordo, rimettendo la
decisione finale al Parlamento della Repubblica Srpska e ad un
eventuale referendum popolare.
La scelta di Karadžić aveva scatenato l'ira dei gruppi
più
estremisti e del Partito Radicale di Seselj, che avevano lanciato
gravi minacce. La riunione parlamentare si sarebbe tenuta il
mercoledi 5 maggio a Bijeljina con la partecipazione del Presidente
Federale della Jugoslavia e dei due Presidenti della Serbia e del
Montenegro, oltre al Premier Greco Costantin Mitsotakis, promotore
dell'azione pacificatrice.
Questa
l'intervista (pubblicata su Il Manifesto di mercoledì 5
maggio 1993):
D. Oggi il Parlamento serbo-bosniaco si dovrà
pronunciare
sull'accettazione o meno del piano di pace da lei firmato
domenica scorsa. Quante possibilità ci sono che venga
approvato?
Karadžić: Il 50%. Ma spero per
il bene del popolo serbo che la risposta sia
positiva per uscire dalla morsa
delle
sanzioni che rendono la vita dei civili impossibile.
D.
Perchè ha accettato di firmare il piano di pace Vance-Owen
solo ad Atene?
Karadžić: Sono stato obbligato dall'enorme
pressione
internazionale e
dalla prospettiva di ottenere dopo la guerra il raggiungimento di
obiettivi molto importanti per noi. Comunque il piano di pace non
è
stato firmato. La mia approvazione è stata condizionata, con
l'inserimento di una clausola da me imposta: l'avallo del nostro
Parlamento.
D.
Nonostante la firma del cessate il fuoco e l'accordo di Atene, i
serbi bombardano ancora Sarajevo ed altre città della Bosnia,
perchè?
Karadžić: I serbi si difendono se sono attaccati.
Dal 18 dicembre 1992
abbiamo dichiarato la nostra volontà di pace, quindi non siamo
più in guerra, rispondiamo solo se aggrediti. Non sono i serbi a
bombardare Sarajevo, ma i musulmani. Lo fanno sempre durante il periodo
delle conferenze. E' una loro tipica abitudine
bombardare le loro zone per far ricadere la colpa sui serbi. Una
classica operazione mediatica!
D.
E' vero che i serbi intendono occupare tutta la Bosnia
orientale?
Karadžić: I serbi vogliono solo i
loro territori. Quelli che a loro appartengono, dove sono in
maggioranza.
D.
Se il Parlamento serbo-bosniaco rifiutasse l'accordo e gli Stati
Uniti intervenissero militarmente, cosa contate di fare?
Karadžić: E' probabile che se il Parlamento
rifiuta l'accordo
verremo
bombardati. Migliaia di civili, donne e bambini serbi moriranno.
Penso che, se attaccati, avremo il diritto di difenderci. Allora non
saremmo più gli aggressori, ma gli aggrediti. Anche se siamo
stati costretti a batterci per i nostri diritti. Quello che la
comunità internazionale ha sempre rifiutato di capire.
D.
Come giudica la posizione di Belgrado che ha operato una forte
pressione per farle accettare il piano Vance-Owen? E che
influenza ha avuto sulla sua decisione?
Karadžić: Molta. E' comprensibile. I serbi della
Federazione
Jugoslava
soffrono duramente a causa dell'embargo e per la guerra in
Bosnia. Sono arrivati alla catastrofe economica. Desiderano la
pace per mettere fine a questa situazione impossibile.
D.
E’ credibile la voce che prevede lo scoppio di una guerra civile
tra serbi jugoslavi e serbi bosniaci?
Karadžić: Non credo. Ci hanno
sempre sostenuto. Se firmiamo sarà un grande sollievo per loro.
Ma se non viene accettato il piano sarà
un terribile disastro per tutti.
D.
E' possibile che una delle ragioni che hanno spinto Belgrado a fare
pressione su di lei sia il fatto che prevedono di dover
affrontare quanto prima un problema in Kosovo?
Karadžić: Effettivamente hanno dei problemi in
Kosovo. E
sappiamo che
appena la pace avverrà, gli Stati Uniti inizieranno a creare
fastidi in Kosovo. Stiamo cooperando con Belgrado, vorrebbero che
firmassimo la pace, ma nessuno può forzare il nostro
Parlamento.
D.
Abbiamo sentito in televisione che corrono delle voci di un
complotto per assassinarla. E' realistico?
Karadžić: Molti
radicali sono contro la mia decisione di aver
accettato
il piano Vance-Owen. Il numero degli estremisti sta aumentando, per
loro, noi siamo troppo moderati. I serbi non riescono a capire
perchè tutto il mondo ci condanna solo per il fatto che
vogliamo vivere pacificamente, autonomamente nei nostri territori e per
la nostra volontà di evitare che si ripetano le stragi di
cui siamo stati vittime in passato.
(...)
Quando scoppiò la prima bomba al mercato di via Markale a
Sarajevo, il 5 febbraio del 1994, l'imperturbabilità di
Radovan Karadžić si incrinò per la prima volta, ed egli si
mostrò sconvolto.
Avevo intervistato il
Presidente serbo-bosniaco il 1 febbraio 1994 a
villa Bosanka, rappresentanza della Repubblica Srpska nell’elegante
quartiere di Dedinje sulle colline di Belgrado. Radovan Karadžić aveva
appena terminato di cenare con Yasuchi Akashi, rappresentante del
Segretario Generale dell’ONU, e con il Generale britannico Michael
Rose, nuovo capo delle forze UNPROFOR in Bosnia. L'incontro era stato
positivo, come mi avevano confermato, uscendo dalla sala da pranzo, il
giapponese
Akashi e il Generale. Erano stati raggiunti accordi su tutti i punti
discussi. Scopo dell'incontro: la riapertura
dell'aeroporto di Tuzla, e l'entrata del nuovo contingente olandese
a Srebrenica in sostituzione di quello canadese.
Questo
è il testo dell'intervista (Il Manifesto, giovedì 3
febbraio 1994, intervista di JTMV):
D.
Quali sono i risultati dell'incontro?
Karadžić: Ci
siamo accordati sulla sostituzione delle truppe
canadesi. Avremmo preferito fossero ancora canadesi, ma anche gli
olandesi andranno bene. Ci saranno approssimativamente lo stesso
numero di uomini e la stessa tipologia d'armi. Eravamo molto
preoccupati che, se un giorno i soldati dell'ONU si ritirassero, i
musulmani potessero impossessarsi delle loro armi pesanti ed usarle
contro di noi. Ma speriamo non succeda: il problema di Srebrenica
è risolto; per quanto riguarda l'aeroporto di Tuzla
(dopo il 1948, con il distacco dalla
sfera d’influenza degli URSS, il maresciallo Tito in previsione di
un possibile attacco sovietico aveva creato a Tuzla un enorme
aeroporto sotterraneo per la difesa e l’attacco. Questo aeroporto
è
oggi sotto il controllo degli USA. NdA) dobbiamo
considerare tutte le possibilità. Abbiamo offerto alla signora
Ogata di duplicare o triplicare i convogli umanitari. Temiamo
che l'aeroporto possa essere usato impropriamente dalla NATO o dai
musulmani. Se riceveremo assicurazioni che questo non avvenga e con un
controllo da parte delle forze serbe insieme a quelle dell'ONU, allora
potremo prendere in considerazione la proposta.
D.
Ha proclamato la mobilitazione generale di uomini e donne, intende
mantenerla?
Karadžić: E' una nuova misura di sicurezza. Molte
volte siamo
stati
sorpresi dal comportamento degli americani. Prima di tutto, quando
hanno riconosciuto la dissoluzione della Jugoslavia e hanno sostenuto
la secessione unilaterale di Slovenia e Croazia. Avevamo sperato che
gli Stati Uniti rispondessero negativamente alle secessioni
unilaterali. Ora Washington sta aiutando i musulmani a
continuare la guerra con la promessa che i risultati saranno
riconosciuti. Anche i serbi hanno diritto agli stessi riconoscimenti.
Siamo con le spalle al muro, non abbiamo altra scelta che difenderci.
D. Perchè ogni volta che la pace sembra prossima
avviene
qualche fatto che porta a un passo indietro?
Karadžić: Qualcuno consiglia i musulmani di non
accettare. La
stessa
cosa avvenne durante la Conferenza di Lisbona prima della guerra
(1991). C'eravamo accordati su una confederazione in Bosnia-Erzegovina.
Tutte le tre parti avevano accettato. Poi
l'Ambasciatore statunitense Zimmermann consigliò Alija
Izetbegović di rifiutare. Ecco perchè abbiamo avuto la
guerra. Due anni di tragico conflitto per ritrovarci nella stessa
condizione: tre repubbliche. Tutto poteva essere raggiunto senza
guerra, ma i musulmani sono stati consigliati di rifiutare la soluzione
politica. L'Ambasciatore Zimmermann ne ha tutta la
responsabilità. Come anche i Signori Genscher e Mock, insieme
ad altri politici europei.
D.
Quali sono le sue previsioni sul processo di pace?
Karadžić: Ci sarà una battuta d'arresto
perchè i musulmani stanno cercando di riguadagnare terreno con
la forza. Credo che esauriranno le loro forze, a quel punto qualcuno
dirà "basta" e allora inizieremo di nuovo i negoziati. Se la
comunità internazionale levasse le sanzioni alla Serbia, i
musulmani firmerebbero subito. Questo non succede e li incoraggia a
continuare. Si direbbe che
qualcuno spinga i musulmani verso l'auto annientamento. Le nazioni
europee non vorrebbero alcuno Stato musulmano. Penso che certi paesi
vorrebbero vedere serbi e croati sconfiggere i musulmani e dividere
la Bosnia in due parti: una serba ed una croata, dove i musulmani
potrebbero vivere in autonomia. Così non ci sarebbe uno
stato islamico in Europa.
D.
Non è contraddittorio?
<>Karadžić:
Quelli che invitano i musulmani alla guerra non sono
loro
amici. Incoraggiare i musulmani alla lotta ad oltranza è
ingiusto verso di loro. Credo che i migliori amici dei musulmani siano
ancora i serbi che hanno offerto un 3,3% di territorio in più.
<>Spingerli a battersi per un territorio che
siamo già disposti a concedere è assurdo! Ora
ritireremo ogni concessione. I risultati sul campo devono essere
riconosciuti a musulmani e serbi.
Due giorni dopo la pubblicazione di questo
dialogo,
un proiettile di mortaio scoppiava sul mercato della Via Marcale, a
Sarajevo, uccidendo 28 persone e ferendone decine.
Yossef
Bodansky
(Direttore di Ricerca dell’Associazione di Studi Strategici
Internazionali, consulente nel 1980 per il Dipartimento della Difesa
e per il Dipartimento di Stato USA., collabora oggi con importanti
riviste quali “Global Affairs”, “Defence and Foreign Affairs
Strategic Policy” e “Business Week”. E’ direttore della “Task
Force on Terrorism & Unconventional Warfare” del Congresso
Americano. NdA) scrive nel primo capitolo di “Offensive in the
Balkans” a pagina 54:
“Fin dall’estate 1992, c’erano state
delle
marcate provocazioni messe in atto dalle forze musulmane per istigare
un maggiore intervento militare occidentale contro i serbi e, in
misura minore contro i croati. Inizialmente queste provocazioni erano
costituite principalmente da attacchi senza senso alla stessa
popolazione musulmana, ma ben presto inclusero attacchi ad obiettivi
occidentali e delle Nazioni Unite. Un’investigazione delle Nazioni
Unite concluse che diversi eventi chiave che avevano indotto
l’opinione pubblica e i governi in Occidente a intraprendere
un’azione più coraggiosa in Bosnia-Erzegovina, erano stati
messi in scena di fatto dai musulmani-bosniaci stessi per
drammatizzare la condizione di Sarajevo. Investigazioni da parte
delle Nazioni Unite e di altri esperti militari includevano fra
queste azioni auto-inflitte la bomba della fila del pane (27 maggio
1992), la sparatoria alla visita di Douglas Hurd (17 luglio 1992), il
tiro dei cecchini nel cimitero (4 agosto 1992), l’uccisione del
presentatore e produttore televisivo americano della ABC, David
Kaplan ( 13 agosto 1992) e l’abbattimento di un velivolo da
trasporto dell’Aviazione Italiana G.222 in avvicinamento a Sarajevo
(3 settembre 1992). In tutti questi casi le forze serbe erano fuori
portata, e le armi usate contro le vittime non erano quelle lamentate
dalle autorità musulmano-bosniache e dai ripetitivi media
occidentali.”
Dal
1992 si erano verificati molti altri incidenti di minore importanza
sempre sulla pelle dei cittadini di Sarajevo. La bomba al mercato era
la seconda strage importante di questo tipo.
Il
governo della Repubblica Srpska di Bosnia aveva negato con veemenza
qualsiasi responsabilità. I risultati dei primi accertamenti in
luogo, da parte degli esperti
dell'UNPROFOR, non venivano comunicati e rimanevano nebulosi. Le
solite fonti internazionali, ben informate, sostenevano che, da
rilievi fatti, fosse impossibile che il colpo di mortaio fosse
stato sparato dalle linee serbe, ma piuttosto dal tetto di una delle
case vicine. I media occidentali, nel frattempo, si erano scatenati
accusando i serbi dell’atroce carnaio.
Nell'ottobre
1994, Pale sembrava, come non mai, un
ameno paese di montagna fra le colline ricoperte dai suggestivi colori
autunnali. Il brusio convulso del traffico di auto e mezzi militari di
altre volte era drasticamente ridotto dal razionamento severo della
benzina dovuto alle doppie sanzioni, quelle internazionali e quelle
jugoslave. L'elettricità
e l'acqua mancavano diverse ore al giorno. La piccola capitale sembrava
immobilizzata, quasi sospesa in un'altra dimensione
temporale. Le comunicazioni erano interrotte, poche le informazioni
per la stampa, scarsi i contatti con i protagonisti della politica
internazionale che sembravano ignorare Pale a favore di Belgrado.
Questa
è la trascrizione della conversazione avuta con Radovan
Karadžić all’Hotel Panorama (registrazione su cassetta di
JTMV):
D.
Signor Presidente, al di là delle sanzioni in atto fra la
Serbia e la Repubblica Srpska, come spiega il silenzio mediatico?
Karadžić: La mancanza di notizie vuol far credere
che noi non
esistiamo
per niente. Questo è quello che desiderano ottenere. Il silenzio
mediatico vuole impedire al pubblico di simpatizzare con noi
e di conoscere quanto sta succedendo. Sperano in un nostro collasso.
Questo è umiliante, inaccettabile. Sfortunatamente
la Jugoslavia ha operato questo taglio nei sistemi di
telecomunicazione anche al di là dei suggerimenti del
Consiglio di Sicurezza. Ha fatto molto più di quanto fosse
stato richiesto. L'istanza era di non sostenerci politicamente e
militarmente. La Jugoslavia ci ha imposto delle sanzioni non solo
a livello militare e politico, ma anche economico e telematico. Loro
vogliono oscurare questa zona per finire il "lavoro" nell'interesse
degli Stati Uniti, certamente non dell'Europa. Sarebbe un grande
disastro per quest'ultima se i musulmani
avessero successo. Con l'oscuramento mediatico i serbi di Bosnia
vengono lasciati soli in questa drammatica situazione.
D.
Quando menziona "loro" a chi si riferisce?
Karadžić: Alla Comunità. Europea.
Più
precisamente a quella
parte sotto influenza americana. Sfortunatamente anche la
Jugoslavia non da segno di sapere quanto sta succedendo qui. La
comunità internazionale e l'ONU subiscono il diktat
degli Stati Uniti. Esattamente come la Lega delle Nazioni negli
anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale: allora era il totale
dominio della Germania, oggi quello americano. Si riscontrano molte
altre somiglianze. Gli Stati Uniti sostengono la Germania,
perchè
diventi dominante in Europa, in modo che i paesi a disagio richiedano
l'aiuto americano. Cercano, alla stessa maniera, di
instaurare i vecchi poteri, Germania e Turchia, per bloccare la
Russia e qualsiasi sua futura influenza sull'Europa Meridionale. E' una
grande partita, è la ragione per la quale cercano
di annullarci e di ottenere quello che vogliono. Questo è
il nuovo ordine mondiale: l'America e poche nazioni avranno il
potere, le altre saranno paesi di seconda classe, fra questi
l'Italia, la Francia e anche l'Inghilterra.
D.
Si sta avvicinando l'inverno, siete sotto severe sanzioni, non
vengono ascoltate le vostre proposte territoriali, come pensa di
risolvere il futuro prossimo?
Karadžić: Abbiamo informato il nostro popolo che
se rifiutavano
il piano
Vance-Owen avremmo subito delle gravi conseguenze e sofferto molto per
sopravvivere nel periodo davanti a noi. Siamo a corto di tutto. Per
questa ragione abbiamo indetto il referendum, per permettere una libera
scelta e abbiamo invitato liberamente tutti i media per costatare che
non vi era alcuna manipolazione. Il popolo ha deciso di soffrire, ma di
raggiungere un obiettivo realistico, non in contraddizione con la
Comunità Internazionale. Oggi abbiamo un paese compatto. Siamo
disponibili ad accettare una proposta per una percentuale inferiore al
64% del nostro
territorio in nome della pace, ma siamo costretti a rifiutare
questa mappa che corrisponde al 20% delle terre sotto nostro
controllo. Ci hanno offerto zone montagnose e un territorio
diviso in tre parti. Il piano propone di tagliare la città di
Brčko, lungo il "corridoio", in quel caso la gente
abbandonerebbe la zona e non scommetterebbe in un futuro. Non si
fiderebbero di dipendere da un ponte di passaggio alla mercè dei
musulmani. Questo è esattamente quello a cui mira Alija
Izetbegović: che due milioni di serbi si rifugino in Serbia.
Questi due milioni di abitanti in più creerebbero gravi problemi
sociali per la differenza di abitudini, mentalità
e per la loro rabbia e povertà. Sarebbe una catastrofe per
la Serbia. E' stupefacente che la dirigenza jugoslava non realizzi
che è la Jugoslavia che vogliono distruggere, non la
Repubblica Srpska o la Krajina.
D.
Come pensa di risolvere questo problema?
Karadžić: Dobbiamo batterci per la nostra
libertà. Negli
ultimi quattro mesi abbiamo subito numerosi attacchi da parte delle
forze musulmane. Hanno avuto qualche successo. Ma non grave.
Possiamo sostenere il confronto. Dovrebbero però capire
l'utilità di offrire delle proposte accettabili, qualcosa che
permetta al nostro Stato di essere sicuro e riconosciuto al di fuori
della Federazione Croato-Musulmana. La Bosnia deve essere trasformata
in due Stati indipendenti. Noi accettiamo la religione e il sistema
musulmano, chiediamo la reciprocità.
D.
Come intende risolvere il problema della città di Sarajevo?
Karadžić: Il problema deve essere risolto. La
gente non
può vivere in questo modo. Se i musulmani desiderano avere una
capitale
e delle buone connessioni fra la città e la Bosnia centrale,
devono accettarne la divisione in due parti. Non desideriamo prendere
Sarajevo, l'avremmo già conquistata da
tempo. Saremo molto generosi rispetto alla partizione, a patto che
correggano le mappe. Siamo disposti a cedere ampie parti della
città in cambio di Brčko, Sanski Most, Posavina. Sarajevo si
potrà trasformare in due capitali autonome che
sopravviveranno con o senza la reciproca collaborazione. Dopo
qualche tempo sono certo che si instaurerà una cooperazione a
livello economico e sanitario. Non rinunceremo
mai alla nostra parte di Sarajevo. Diventerà il centro
commerciale, universitario ed amministrativo per tutta una vasta
area serba della Bosnia orientale.
D.
In quanto tempo questo processo potrebbe venire completato?
Karadžić: Se gli
Stati Uniti fossero
favorevoli alla pace, potrebbe realizzarsi in poche settimane.
Siamo stati spesso molto vicini alla soluzione, poi qualcuno suggeriva
ai musulmani di abbandonare le trattative. Tutto
dipende dall'America. Spero che dopo le loro elezioni, l'otto
novembre, gli americani saranno pronti a considerare la situazione
più realisticamente. Non era necessaria una guerra per
dividere la Bosnia. Eravamo divisi anche prima della guerra. I
musulmani hanno voluto un conflitto per unificare il paese. Ma la
maggioranza cristiana, i serbi ed i croati, non voleva vivere nello
stesso sistema politico, giuridico dei musulmani, solo
perchè questi erano in maggior numero. I musulmani
intendono ancora gestire il potere politico come hanno fatto per
centinaia di anni. La Bosnia poteva sussistere solo come parte della
Federazione Jugoslava.
D.
Durante un'intervista, mesi or sono, il Presidente Milan Martić aveva
affermato che se la Croazia avesse attaccato la Krajina,
il giorno stesso avrebbe avuto luogo una fusione con la Repubblica
Srpska. E' sempre attendibile?
Karadžić: Potrebbe succedere. Sarebbe
assolutamente naturale,
siamo
lo stesso popolo con la medesima religione, lingua e cultura.
L'unificazione non avviene per evitare che la Croazia attacchi la
Krajina, giustificherebbero l'aggressione con la necessità di
impedire l'unificazione. Di fatto, questa esiste già attraverso
comuni sistemi di educazione, informazione e comunicazione anche se non
è ancora uno Stato. Ma se la Croazia attaccasse
la Krajina ci sarebbe una valida ragione per creare un'unica
repubblica.
D.
La Russia le ha conferito il premio letterario Michail
Sholohov per la poesia. E' un augurio di pace?
Karadžić: Non so se ho ottenuto il premio per
meriti o per
influenze
politiche. Ma io ed i miei amici, qui in Bosnia, siamo felici di
sapere che in Russia qualcuno si occupa della poesia serba.
Esiste molta poesia nella Repubblica Srpska. Forse non può
aiutare nella guerra, ma senz'altro aiuta a trovare la pace
dell'anima.
Poche ore dopo questa intervista Radovan Karadžić avrebbe
proclamato nuovamente la mobilitazione generale. In divisa
militare si sarebbe recato a Bosanski Petrovac dove si erano
concentrati migliaia di serbi fuggiti dall'enclave musulmana di
Bihać.
La
federazione croato-musulmana aveva dato i suoi frutti, l’offensiva
musulmano-croata si era scatenata, nel mese di agosto, nell'enclave
musulmana di Bihać. Correva voce che si stesse preparando lo
scontro finale. (...)
Nel
maggio 1995, a Pale si percepiva una forte tensione fra gli esponenti
del governo. (...)
Un
nuovo incontro con il Presidente avvenne all’Hotel Panorama. Erano
presenti la moglie Liliana, che ci aveva raggiunto, e un fotoreporter
italiano. Durante il colloquio gli avevo domandato notizie di un
giornalista italiano, Pinton, che era scomparso da un mese a Sarajevo
in condizioni misteriose ed ambigue, prigioniero dei musulmani si
diceva. Karadžić conosceva vagamente l’episodio, se lo fece
spiegare, poi andò al telefono dicendo che chiamava il suo
servizio segreto. Parlò brevemente, poi disse che avrebbe
avuto presto una risposta. Era il 16 maggio. Il giorno dopo,
esattamente a 24 ore da quella telefonata, il giornalista fu
ritrovato. I musulmani lo avevano rilasciato. I giornali italiani
diedero la notizia, poi tutto venne velocemente insabbiato. Sembrava
fossero coinvolti alcuni servizi stranieri e si parlava di traffico
d’armi.
Anche
in quella occasione Radovan Karadžić consultava le mappe della
Bosnia-Erzegovina. Questo il succo della conversazione:
“Oggi,
i serbi sono una nazione compatta. Finora controlliamo il 70% del
territorio, anche se musulmani e croati dovessero guadagnare
altro terreno rimarremmo sempre con il 58%. In caso di un accordo
sarebbe possibile la formula del 50%. Credo che scambiando
quantità per qualità, i serbi potrebbero essere
soddisfatti con il 53-54%, purchè si possa discutere la
tipologia dei territori. Ma se i nostri ragazzi devono ancora
morire per queste terre, non le cederemo certo ai musulmani. Questo
è un mio grande problema. Se dobbiamo mostrare che siamo i
più
forti, guadagneremmo altro territorio e questo allontanerebbe una
soluzione politica. Se li sconfiggiamo e tentiamo una vita comune
nello stesso Stato, dopo cinque anni scoppierebbe un'altra guerra
civile. La soluzione migliore è di dividere la Bosnia in due
Stati, purchè i musulmani si mostrino affidabili nel rispetto
degli accordi. In questo caso la percentuale del territorio sarebbe
ininfluente. Tenendo conto della qualità contro quantità,
i serbi potrebbero anche accettare un 53%. Il
criterio da seguire è quello di due nazioni separate ed
indipendenti, ipotizzando il 54% per i serbi, 16% per i croati e 30%
per i musulmani. Qualora ci riconoscessero come Stato libero con
un'apertura sul mare a Neum o anche accanto al Montenegro, non ci
sarebbero più ragioni di conflitto. Ci stanno attaccando in
molte zone, hanno guadagnato in alcune aree, ma le nostre difese
tengono bene. Stiamo subendo la maggior pressione a Brčko lungo il
corridoio. Desiderano tagliarci la strada per Banja Luka. Non lo
permetteremo mai. Sono molto esitante a reagire militarmente con troppa
forza, perchè ciò potrebbe compromettere una soluzione
politico – diplomatica. Ma se la ripresa dei colloqui non
venisse accettata, dovremo continuare a batterci.”
(estratto
dal Capitolo 6: Dopo Dayton)
Ritornai
in Bosnia il 27 maggio del ’96, dopo un viaggio fortunoso
attraverso una strada impervia che il mio autista temeva ci portasse
nel corridoio di Goražde. In quella zona spesso operavano dei gruppi
armati di terroristi musulmani. Proprio quella mattina erano stati
trovati i resti torturati di tre serbi a Milici. L’IFOR
statunitense aveva arrestato 10 musulmani, trovati con armi a
dispetto degli accordi, non lontano dal luogo dell’eccidio. Gli
uomini dopo un breve esame erano stati consegnati, secondo la prassi,
alla Milicija di Pale. I serbi dopo un accurato controllo e
schedatura furono obbligati a lasciarli andare, poichè non
esistevano prove evidenti che fossero gli autori dell’eccidio. Da
un esame più approfondito delle generalità, emerse che
i dieci appartenevano ad un gruppo terroristico musulmano chiamato
“laste” (rondine annunciatrice di rinascita) e otto di loro
risultavano fra gli scomparsi nelle fosse comuni di Srebrenica
secondo le liste della Croce Rossa Internazionale depositate al
Tribunale Militare di Zvornik.
Arrivai
a Pale verso le 11.30 di sera, Radovan Karadžić mi aspettava nella
nuova Presidenza in città. Entravo per la prima volta nella
nuova sede: un palazzo bianco, semplice. L’ufficio di Karadžić
era vasto, ammobiliato sobriamente, alle mura le bandiere con le
aquile e tutti i simboli e le icone ortodosse. Nel corso degli anni
erano progressivamente aumentate, rispetto alla prima volta che
l’avevo incontrato, quando il suo ufficio ne era privo. Questo
poteva significare un ritorno alla religione e al misticismo o
semplicemente “ragion di Stato“. Il Presidente sembrava
psicologicamente prostrato. Doveva aver perduto venti chili, era
vestito di beige chiaro e pareva ancora più alto. Era ormai
ufficialmente un criminale di guerra ricercato. Durante la nostra
conversazione (la conversazione si è svolta in inglese e
l'intervista è stata registrata su cassetta. Nessun giornale
ha voluto pubblicarla. NdA), il tono della sua voce sfumava fra
la stanchezza, la disillusione e il dolore.
D.
Dopo gli accordi di Dayton, come considera la situazione attuale?
Karadžić: La
situazione non è buona, perchè
i musulmani non hanno un atteggiamento chiaro rispetto alla pace. I
loro leader continuano a dichiarare negli incontri pubblici che
prenderanno l’intera Bosnia. La lotta non è finita. I
musulmani tentano di entrare nelle nostre cittadine per spaventare la
popolazione lungo le linee di frontiera fra loro e la Repubblica
Srpska. Lo fanno per creare paura e disagio e spingerli ad andarsene.
Qualcuno dovrebbe fermarli. E’ scritto nel Corano: “Niente pace”.
D.
Le forze della NATO non intervengono per proteggervi?
Karadžić: No.
C’è chi vorrebbe
mantenere
la tensione in questa area. Prevedo la presenza della NATO per molto
tempo. Noi siamo le vittime di questo tipo di gioco politico. La
guerra nella ex Jugoslavia, non è scoppiata contro la
volontà
della Comunità Internazionale, ma per sua decisione. Questo
è
molto grave per noi. Comunque posso affermare che, durante i quattro,
cinque anni di guerra, i generali delle Nazioni Unite arrivavano con
pesanti pregiudizi nei nostri confronti, ma nel giro di un mese
comprendevano chi è chi in questa guerra. Molti di loro sono
stati rimpiazzati, perchè acquisivano troppe informazioni e
diventavano favorevoli alla nostra causa.
D.
Pensa che ci
sia un legame tra quanto succede qui e gli attuali avvenimenti in
Israele?
Karadžić:
Ci
sono sempre dei legami. Comprendo quanto succede in Israele oggi. Non
giustifico i bombardamenti di civili in Libano, ma qualsiasi generale
ONU può raccontare quanto è stato fatto a noi dai
musulmani di Sarajevo. Anche il Generale Rose, sempre molto cauto,
imparziale e favorevole alla Federazione Croato-musulmana, rispose
pubblicamente a chi si lamentava che i serbi tiravano sulla
città:
“Perchè signori piazzate la vostra artiglieria accanto ad
obiettivi civili, provocate la rappresaglia dei serbi e poi spostate
le postazioni”. E’ un’abitudine dei musulmani di Sarajevo mettere
l’artiglieria su camion, tirare e partire. Quando ci
causano vittime siamo costretti a rispondere. A quel punto spostano
i camion con le batterie e chiamano le troupe televisive per mostrare
cosa hanno fatto i cattivi serbi. Questo è quanto avviene
anche nel sud del Libano con gli Hezbollah. Stessa politica, stessi
trucchi, stessa logica, la medesima morale.
D.
Ritiene siano presenti
anche in
Bosnia-Erzegovina?
Karadžić:
Sono
qui, diverse
centinaia.
D.
La zona di Banja Luka è sotto l’ala del comando NATO
britannico, esiste però un’area musulmana, nella regione,
che avrebbe dovuto essere sotto il loro controllo, invece è
sotto quello statunitense. Esiste qualche ragione per la quale gli
americani tengano tutte le zone musulmane? Come se seguissero un
disegno speciale?
Karadžić: Non capisco gli
americani, si comportano in modo
totalmente
irrazionale. Gli USA hanno rovinato i loro stessi interessi in
Europa e nei Balcani, non tanto a causa di questa guerra, ma per il
loro aiuto, volente o nolente, alla Germania e all’Iran in Bosnia,
indebolendo l’Europa. Locus minoris resistentiae. Hanno creato un
danno cronico armando l’esercito musulmano e sostenendo la
comunità
musulmana qui. Molto presto la Germania prenderà il potere e
gli americani si renderanno conto di aver perso dei buoni amici, i
serbi, alleati in due guerre mondiali. Ora la Russia sta facendo la
pace con la Cina. Molto presto la Germania allaccerà degli
ottimi rapporti con la Russia.
D.
Secondo la logica territoriale anche la città di Tuzla avrebbe
dovuto essere nel territorio protetto dagli Inglesi. Cosa stanno
facendo gli Americani a Tuzla?
Karadžić: Non
credo stiano aiutando la
pace in
questa regione. Ci impediscono di controllare il passaggio di
terroristi. Siamo riusciti comunque a catturarne qualcuno. Nessun
dubbio sulla loro appartenenza, perchè hanno confessato. Ci
impediscono di controllare le merci in transito per scoprire l’arrivo
d’armi. Questo significa che applichiamo seri controlli. Dobbiamo
stare anche attenti alle “mucche pazze”, c’è il rischio
che vengano introdotte fra i nostri armenti. Nessuno ha il permesso
di trasportare merci senza pagare un dazio ai musulmani e quindi lo
chiediamo anche noi. La Comunità Internazionale e i soldati
NATO non ci permettono di proteggerci. Si comportano come una forza
di occupazione. Cerchiamo di sviluppare nella nostra gente un
sentimento amichevole e di collaborazione verso questi giovani
soldati che non sono i responsabili di questa politica, ma è
sempre più difficile. Impediscono anche alla mia polizia di
fare il suo lavoro regolare. Le nostre finanze soffrono. Temo un
incremento di terrorismo, un aumento di malattie, perchè non
possiamo controllare quanto entra nel nostro territorio. I musulmani
adesso chiedono di visitare i cimiteri nelle nostre zone. Questa
richiesta è anomala, perchè non fa parte delle
tradizioni islamiche andare al cimitero. E' un altro modo per creare
tensione. Allenano il loro esercito e io non penso che questo voglia
dire nulla di buono. Applicano una politica di pressione, sempre
maggiore.
D.
Vi aspettate ancora problemi da parte musulmana?
Karadžić: Ogni giorno. Cercheranno
d’irrompere nei nostri
villaggi e
arrestare la gente.
D.
Come possono arrestare
la
popolazione di un’altra nazione?
Karadžić:
Semplicemente
con la protezione dell’IFOR considerandolo “freedom of movement”.
Nell’accordo di Dayton è stato stabilito che anche solo 10
persone possono appellarsi a questa clausola. Cinquemila musulmani,
soldati smobilitati, cercano e creano incidenti.
D.
Dove si aspetta
opereranno in
questo senso?
Karadžić:
A
Prijedor, Doboj, Tuzla, Brčko. Hanno tentato in molte cittadine.
Sappiamo tutto, abbiamo la nostra gente fra i musulmani. Non saranno
mai inclini alla pace!
D. Da
quanto mi racconta
sembrerebbe
che la situazione non si stabilizzi.
Karadžić:
Credo
che la NATO
starà per un periodo molto lungo. Nell’ambito del
Parlamento con la Federazione Croato-musulmana, la nostra Assemblea
non ha approvato in nessun modo l’insediamento della NATO altro che
per un periodo temporaneo con eccezione delle zone lungo le linee di
demarcazione. Adesso intendono spostare il loro Quartiere Generale da
Gornji Vakuf a Banja Luka, una sede universitaria. Soldati stranieri
in una città del genere fra i giovani sono inconcepibili.
Abbiamo fatto sapere che è contro il nostro volere. Se
vengono, i serbi non faranno nulla contro di loro naturalmente,
però
si produrrà un grave scontento. Sono veramente una forza
d’occupazione. Se si trattasse dell’esercito inglese e non della
NATO, forse lo considereremmo diversamente, perchè abbiamo una
grande stima della Gran Bretagna, sono europei, ma questa è la
NATO.
D. Laure
Adler, giornalista francese, nel libro “L’annèe des
adieus”, che parla dell’ultimo anno del Presidente François
Mitterand, riporta a pagina 162 un commento del Presidente in cui
egli sostiene che “i musulmani tentano di internazionalizzare il
conflitto, ma sfortunatamente non siamo nel 1914 e non abbiamo un
arciduca da offrire loro” e racconta una telefonata del
Segretario Generale dell’ONU, nell’agosto 1995, nella quale
Boutros Boutros Ghali affermava che la bomba al mercato di Via
Markale era una provocazione dei musulmani.
Karadžić: E
hanno tutti taciuto! Oggi,
possono
constatare che la parte serba di Sarajevo si trova nelle zone intorno
alla città. Le posso mostrare la mappa etnica della
città.
L’“assedio“ consisteva nella semplice protezione ai sobborghi
serbi che si trovano intorno a Sarajevo.
D.
Oggi forse è meglio che non ci siano più serbi nelle
periferie di Sarajevo. Con qualsiasi scusa avrebbero cercato di
attraversare le vostre linee se fossero rimaste dove erano.
Karadžić: Ha ragione. Ma i serbi di
Sarajevo hanno pagato un
prezzo
altissimo. Le voglio dire che inizialmente ero molto tentato di farli
rimanere nei quartieri serbi ed evitare altri cinquantamila nuovi
rifugiati, ma, come vede, accetto i desideri della mia gente, non
abbandono il mio popolo. Non si può convincere la nostra
popolazione a battersi a meno che non si trovino davanti ad un gran
pericolo, allo stesso tempo nessuno può dissuaderli dal
battersi o persuaderli a restare laggiù o imporgli di partire.
La gente semplice conosce queste cose sulla sua pelle. Non sono un
mago, nè un dittatore, ho delle istituzioni democratiche,
un’opinione pubblica, radio e giornali indipendenti, un Parlamento.
Non posso fare quanto la mia gente non vuole io faccia. La nostra
gente non vuole rimanere sotto la dominazione musulmana. Ha visto
cosa è successo in Krajina! Vedrà cosa avverrà
nella Slavonia orientale. Anche senza pericolo di guerra, la
popolazione serba l’abbandonerà. Nessuno può dire che
il signor Milošević li spinge a partire. Questa è la grande
disfatta della nazione serba, in particolare dopo quanto è
avvenuto in Krajina e nella Slavonia occidentale.
D.
Ha sentito cosa sta succedendo in Kosovo in questi giorni?
Karadžić: Non ho sufficienti
informazioni, mi hanno detto
però che
sono stati uccisi otto serbi e stanno procedendo ad arresti in
diverse città.
D. La
gente vive un po’ meglio adesso e sembra voler dimenticare la
guerra, ma è preoccupata dalla notizia dei morti in Kosovo. E
ci sono voci secondo cui le sanzioni non saranno tolte, ma piuttosto
applicate nuovamente, perchè a Slobodan Milošević è
stato chiesto di consegnare i criminali di guerra.
Karadžić: Il
Signor Milošević non
può
consegnarci perchè non siamo cittadini jugoslavi. Possono solo
condizionare il Signor Milošević per il Kosovo. Durante il regime
comunista numerosi serbi hanno abbandonato la regione, molti albanesi
sono filtrati illegalmente a migliaia dall’Albania ed hanno
occupato il Kosovo, oggi richiedono i loro diritti sulla base della
loro predominanza etnica. Il fatto che siano una maggioranza in
Kosovo è assolutamente artificiale e innaturale. La guerra
è
una specie di meccanismo a tempo che può essere attivato in
qualsiasi momento. Chiunque abbia interesse a destabilizzare i
Balcani e l’Europa inizierà con il Kosovo.
D.
Cosa pensa delle prossime elezioni?
<>Karadžić: Hanno creato il più
incredibilmente complicato dei sistemi. Hanno anche concesso il
permesso di votare all’estero, in Germania per esempio. Con quale
controllo? Nessuno può aver fiducia in queste elezioni. Il
Partito Democratico Serbo (partito
di cui Radovan Karadžić era il presidente. NdA)
dovrebbe raggiungere i due terzi dei voti, se non ci sono
impedimenti, perchè non ha reali oppositori. I comunisti, i
socialisti ed i partiti minori tenteranno di unirsi contro di noi con
l’accusa che siamo nazionalisti. Non lo siamo! Vogliamo solo
proteggere la nostra gente. Il partito socialista serbo non è
molto amato in Bosnia, solo alcuni dirigenti ed altri ex comunisti lo
voteranno. Non possono ottenere la leadership, l’avremo noi del
Partito Democratico. La gente ha fiducia in noi, sa cosa facciamo e
quello che abbiamo fatto. Quasi tutti gli altri partiti nella
Repubblica Srpska vengono dalla Serbia. Se vogliono governare qui,
mostrino le loro capacità in Serbia e ne facciano un paradiso,
a quel punto li voteremo anche noi. I socialisti (si
riferisce alla sezione bosniaca del partito di Milošević. NdA)
avranno circa il 15% dei voti, la popolazione non li ama, perchè
si è abituata alla libertà. Parlando di democrazia, le
ricordo che nelle nostre prigioni non c’è stato nemmeno un
prigioniero politico nei quattro anni di guerra. La gente lo sente.
<>Un
giorno, quando otterremo la libertà e l’indipendenza, a quel
punto, suppongo, ci saranno due grandi partiti, centro destra e
centro sinistra. Noi oggi siamo il centro. Mi piace disegnare curve
statistiche, dalle stime approssimative, l’ estrema sinistra e l’
estrema destra serbe toccheranno all’incirca il 5%. Tutti questi
movimenti si uniranno in un grande partito, il centro sparirà,
ma ci vorranno almeno 15 o 20 anni.
D.
Come spiega che la Comunità Internazionale favorisca in un
certo modo il Presidente Tudjman e il Presidente Izetbegović, che
dirigono due governi di estrema destra e non siano invece dalla sua
parte, quale Presidente di una repubblica che è governata da
un partito democratico?
Karadžić: Da
qualche parte nel
Dipartimento di
Stato Americano tentano di rovinare la politica estera come se
lavorassero per la Germania. Non lo capisco, anche se so che molti
funzionari USA la pensano diversamente e discutono duramente durante
le riunioni del Consiglio di Sicurezza. Abbiamo i nostri nemici al
Dipartimento di Stato Americano.
D.
Cosa pensa avverrà nel futuro prossimo?
Karadžić:
(Con un profondo sospiro) Credo che ci stiamo avvicinando agli
anni in cui una guerra mondiale è possibile. Il conflitto non
era prevedibile nel 1991 - 92 fino al ’95, ma lo vedo possibile nel
1998 o 1999.
D.
Quale pensa potrebbe essere la causa scatenante?
Karadžić: Le
potenze occidentali
cercheranno di
mantenere la situazione senza risoluzione nel caso serva una scusa
per una guerra mondiale. La guerra mondiale è procacciatrice
di affari come ogni guerra locale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale
si è verificata una grossa crescita finanziaria. Credo che gli
USA, che sono la maggiore potenza, stiano perdendo nel voler
perseguitare la Russia e la Cina. E credo che qualcuno stia rovinando
l’America stessa all’interno del Dipartimento di Stato. Il mondo
occidentale è in pericolo. Ci sarà una grave crisi.
Sento di appartenere all’Europa e sono molto preoccupato in
proposito. La Germania tenterà di comandare l’Europa e
sarà
brutale come sempre. Molto presto ci accorgeremo che non esiste
Europa senza la Germania e i suoi satelliti germanici. Non sono
germanofobo. Molta nostra tecnologia è tedesca e sono pronto a
lasciar entrare nel nostro paese le loro compagnie, anche se
preferirei quelle americane, inglesi o italiane. Vorrei mostrarle
alcune delle nostre lettere d’intenti. La Germania guiderà
l’Europa, ma non so cosa farà l’America. Vorrebbe essere
leader in Asia, ma anche essere presente in Europa e tenere il
continente sotto pressione. Questa non è la migliore politica.
L’Inghilterra, purtroppo, è diventata una nazione di seconda
classe. Mi piacerebbe se l’Italia prendesse posizione. Gli italiani
non ci sono mai stati ostili in generale. Devono diventare sempre di
più uno di quei paesi di media potenza per trovare il sistema,
con altri, di opporsi a quanto si prospetta. Penso che si debba
verificare un bilanciamento di forze o tutto sarà perduto.
Alla fine si verificherà un bilanciamento di forze, ma tutto
dipende da cosa le altre potenze diventeranno. Ci sarà
un’Europa unita o la Cina, la Russia e la Germania insieme? O
sarà
la Germania da sola che governerà l’Europa e ne trarrà
profitto? Oggi, nei Balcani assistiamo ad un incrocio di poteri fra
la Germania e la Turchia che tentano di essere le forze principali.
Queste sono alleanze pericolose, perchè la Germania ha sempre
voluto essere presente nel Medio Oriente. La via diretta per i campi
di petrolio è sempre stata pensata attraverso i Balcani.
Questo è il nostro destino, essere sul cammino della Germania
verso il Medio Oriente. Il Danubio costituisce il grande problema
della Serbia. Se non si trovasse in territorio serbo, tutti noi
saremmo al sicuro. La Germania ha scavato una serie di canali che
portano al Danubio ed ha bisogno del fiume e del Medio Oriente e
cerca di arrivare allo scopo con qualsiasi mezzo, compresa la
corruzione. Se dovesse riuscire, gli USA sarebbero fuori dall’area.
Mi piacerebbe vedere una politica europea indipendente, ma temo
sarà
un’Europa germanizzata.
D.
Ha mai provato ad aprire un dialogo con il governo tedesco?
Karadžić: Alcuni dei miei ministri,
quelli che hanno studiato
in Germania
e sono amanti della letteratura e filosofia tedesche, hanno provato
alcune volte, ma senza risultati promettenti. La Germania non
sarà
mai nostra amica, se dovesse scegliere fra noi e i croati e i
musulmani. Durante ambedue le guerre mondiali in questo secolo,
croati e musulmani sono stati filo germanici, non filo americani.
D.
Come sono i vostri contatti con la Russia?
Karadžić: Abbiamo ottime relazioni
con le istituzioni culturali
russe,
con alcuni funzionari, ma la Russia non si impegnerà per noi.
D.
Se Boris Eltsin vincesse le elezioni, pensa che le cose potrebbero
andare meglio per voi?
Karadžić: Non so. (Una
breve risata) Vorrei
che qualcuno mi suggerisse chi sostenere. La Russia non ci ha aiutato
al Congresso di Berlino nel 1878. Tanto meno dopo la guerra
russo-giapponese nel 1905. Questo significa che non può farlo
quando ha seri problemi. I nostri nemici croati e tedeschi sono in
una migliore posizione. Per la prima volta il nazismo croato ha avuto
più alleati di noi. Noi serbi, non la mia gente o il mio
partito, noi serbi in generale siamo stati accusati di essere un
paese bolscevico, comunista, nazionalista, le etichette sono state
cambiate continuamente. La verità è che ci troviamo sul
cammino della Germania verso l’Est. Abbiamo protetto l’Europa
dall’Islam come nel Medioevo e proteggiamo i paesi dell’Est dalla
Germania. Il nostro destino è quello di trovarci in una
posizione geopolitica molto difficile. Un altro contributo ai nostri
guai è probabilmente dato dalla nostra appartenenza alla
chiesa cristiana ortodossa. Il problema maggiore dei serbi, oltre a
quello geopolitico, è costituito dalla caratteristica
nazionale di rifiutare il patrocinio di altre potenze. Nella Prima
Guerra Mondiale i bulgari hanno cambiato alleati per perseguire la
pace e così pure nella Seconda Guerra Mondiale, anche se erano
cristiano - ortodossi. Hanno una componente caratteriale che li ha
aiutati. I serbi non sopportano di sottostare alla dominazione di un
“padrone”. Noi siamo in una situazione peggiore, perchè
siamo circondati da nemici storici, i croati ed i musulmani che si
sono macchiati nei nostri confronti di qualsiasi atrocità.
Deve essere chiaro! Questa è la continuazione della Prima e
della Seconda Guerra Mondiale ed è combattuta per le stesse
ragioni.
D.
Mi sono resa conto che la gente è molto preoccupata per la
sorte della città di Brčko, punto di congiunzione fra le due
parti della vostra repubblica.
Karadžić: Questo
è un problema che
la
Comunità Internazionale non riesce a controllare, come il
terrorismo. Brčko è stata fondata dai serbi ed è stata
sempre una cittadina serba. D’altra parte si sono verificate nel
tempo delle deliberate infiltrazioni musulmane dal Sandzak
(regione prevalentemente musulmana sita nel sud della Serbia lungo il
confine con il Montenegro, trait d‘union tra il Kosovo e la Bosnia
, dalla quale è separata dal fiume Drina. NdA). Ora,
secondo gli accordi di Dayton ci deve essere un consenso, rispetto alla
proporzione degli abitanti, nella porzione di frontiera
interetnica nell’area di Brčko, non nella città stessa. Se
i musulmani dicono che Brčko è la zona di maggior contesa per
il discorso degli abitanti, noi rispondiamo che lo è soltanto
il corridoio per una lunghezza da sei a dieci chilometri. Quindi
tuttora non c’è alcun accordo sul problema degli abitanti e
noi sosteniamo che non possono esserci due sistemi di ripopolamento,
in base alle regole USA. Si deve applicare soltanto un sistema, ma
poichè ci sono due istanze, a questo punto, non ci sarà
nessun ripopolamento. Non accetteremo mai una discussione su Brčko e
sui sei chilometri di corridoio. Perchè dovremmo? I musulmani
hanno una piccola enclave a Goražde e circa sei chilometri di
corridoio, noi all’ovest di Brčko abbiamo quasi metà della
nazione, non permetteremo a nessuno di tagliare in due la nostra
terra.
D.
Pensa che ci sia il rischio della nascita del fondamentalismo?
Karadžić: Ogni singolo stato
musulmano rischia il
fondamentalismo. E’ nella natura dell’Islam. E’ la sola religione che
invita i fedeli
ad uccidere gli altri, gli infedeli. Quindi cosa ci si può
aspettare?
D.
Una domanda importante. Come si sente nei panni di un criminale di
guerra?
Karadžić: Nel
mio cuore conoscevo
già la sua
domanda. Non sono un criminale di guerra. So di aver fatto solo
quello che dovevo fare. Ci sono forti prove che l’accusa sia stata
avanzata per compiacere i musulmani e per prevenire la scoperta delle
loro atrocità. Lei è la prima giornalista alla quale mi
confesso in un certo modo. Io non accetto questa qualifica! Se ci
sono criminali di guerra, questi sono coloro che hanno commesso un
crimine contro la pace, quei poteri politici che hanno favorito
questa guerra. All’inizio del conflitto per quarantacinque giorni
noi serbi non avevamo un esercito costituito, però esisteva
già l’esercito segreto musulmano, i berretti verdi. L’armata
regolare croata operava normalmente in Bosnia uccidendo la
popolazione e buttandola in fosse comuni a Bosanski Brod ed a Kupres.
L’esercito jugoslavo doveva proteggere le diverse parti dagli
attacchi, alle volte proteggeva noi, altre i musulmani. Hanno
cercato di fare un buon lavoro. Noi serbi di Bosnia non avevamo
ragazzi nell’esercito jugoslavo (dopo
il riconoscimento di Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina nel 1992,
l'esercito federale JNA era formato solamente da jugoslavi della
nuova Federazione di Jugoslavia, formata da Serbia e Montenegro.
NdA), solo i cittadini
della Serbia ne facevano parte, i musulmani non si univano all’esercito
federale e avevano un enorme numero di uomini
nell’armata irregolare. Noi abbiamo opposto una resistenza formata
da civili contro degli eserciti armati e organizzati. Allo scoppio
del conflitto, nel 1992, ho dato disposizioni precise sul
comportamento dei nostri ufficiali e della nostra gente. Le posso
fornire le copie dei miei ordini. Avevo formalmente proibito le
azioni di qualsiasi gruppo individuale che non fosse riunito sotto il
comando dell’esercito o della polizia. Avevo anche minacciato gravi
sanzioni a chi non si fosse aggregato ad un comando militare nel
tempo di tre giorni. Tutte queste precise ordinanze alla mia gente non
sono mai stati ritirate e sono tuttora in essere. Costituiscono
giuridicamente validissimi documenti. Pubblicati ufficialmente dai
media nei giorni seguenti. Nessun mio ufficiale ha emesso mai ordini
che permettessero lo svolgersi di atti criminali. Abbiamo giudicato
alla Corte Marziale 5000 persone accusate di crimini e sono state
emessi 5000 giudizi durante la guerra. Alcuni serbi sono stati
condannati a dieci, quindici anni di prigione per atti contro i
musulmani o contro altri serbi. Tutta la documentazione è
disponibile per essere visionata. Nell’estate 1992 abbiamo dovuto
creare ex novo le strutture statali ed è stato fatto quanto
necessario legittimamente con il nostro Parlamento nel rispetto delle
leggi. Tutti erano sotto controllo salvo individui singoli che di
loro volontà si sono battuti contro altri, come nel conflitto
passato e con la memoria di quanto successe durante la Seconda Guerra
Mondiale. Io ed i miei colleghi al governo siamo tutti altamente
professionali e non ci saremmo mai fatti coinvolgere in simili
tragiche mostruosità, allo stesso modo abbiamo riconosciuto e
rifiutato il fascismo dei croati e dei musulmani. Il signor
Izetbegović vestiva l’uniforme nazi-tedesca durante la Seconda
Guerra Mondiale. Esistono delle foto, articoli di giornali e sappiamo
che è stato giudicato colpevole da un tribunale per aver fatto
parte del gruppo dei giovani nazisti musulmani, Handžar, il cui
modello spirituale era il Muftì di Gerusalemme, Mohamed Amin
al-Husseini. Nel 1991 ha pubblicato a Sarajevo una “Dichiarazione
Islamica“ nella quale auspicava che l’Islam si estendesse
dall’Indonesia all’Europa. Noi serbi conoscevamo anche il signor
Tudjman e le sue insegne ustascia e la stessa retorica della Seconda
Guerra Mondiale. Oggi, noi proteggiamo la democrazia dal nazismo
croato e l’Europa dal fondamentalismo islamico incombente, ma
siamo i “criminali”.
D.
Non ha mai pensato di denunciare ad una corte internazionale chi sta
attaccando la sua immagine?
Karadžić: Se
avessi fiducia nelle
istituzioni
internazionali presenterei delle prove, ma non ho alcuna fiducia.
Nessuno può credere in loro. Ho proibito a tutti di
difendermi, perchè questa non è una Corte di Giustizia.
Hanno rapito l’ufficiale preposto alla logistica con l’accusa di
crimini di guerra. Adesso l’hanno rilasciato perchè sta
morendo E’ una vergogna! Questo Tribunale è un'istituzione
assurda ed illegale. Ho proibito di difendermi in caso di arresto. Non
presenterò nessuna prova, perchè non lo riconosco.
Quale sarebbe lo scopo di difendere qualcuno da un'istituzione
violenta che si comporta come se fosse legale? Volete agire contro la
mia gente? Siete più forti, andate avanti, ma non chiedetemi
di cooperare. No!
D.
Se i soldati dell’ IFOR venissero a bussare alla sua porta per
arrestarla con l’accusa di crimini di guerra come si comporterebbe
la Repubblica Srpska?
Karadžić: Io
sono molto ben protetto non
solo
dall’esercito e dalla polizia, ma anche dalla popolazione civile.
Comunque non intendo trattare con questo tribunale, perchè non
lo riconosco nè politicamente nè giuridicamente. E’
stato fondato su basi illegali dal Consiglio di Sicurezza e non
dall’Assemblea Generale dell’ONU. Non sarebbe dovuto nascere su
un principio discriminatorio, ma piuttosto occuparsi dei crimini di
tutte le guerre. I crimini dei nazisti e dei croati nella Seconda
Guerra Mondiale, quelli degli americani in Corea, in Vietnam e in
Cambogia, di tutti i conflitti internazionali degli ultimi
cinquant’anni. In quel caso avrei accettato di presentarmi e
portare le prove a mia difesa. (con
tono deciso) Io non
rispetto questa istituzione. Come possono dei rispettabili avvocati e
giudici sedere in quella corte e omettere i crimini che croati e
musulmani hanno perpetrato sui serbi? (Poco si è
parlato
delle fosse
comuni di Bratunac dove centinaia di civili serbi erano stati
seppelliti nel 1992. Tommaso Di Francesco – capo servizi esteri de
Il Manifesto – aveva pubblicato un documento in proposito nel 1992.
Ancora meno si conoscono le fosse comuni vicino a Sarajevo. NdA). Loro
conoscono esattamente i fatti, eppure servono la
politica
dettata dagli Stati Uniti e dai loro stretti alleati. Non sono
meritevoli di rispetto! Lei è la prima giornalista cui affermo
che ci sono prove evidenti per le quali non sono un criminale di
guerra, non penso minimamente a difendermi. Sono andati troppo
lontano. Non indagano su chi ha veramente iniziato la guerra. Le
ricordo che la Repubblica Srpska non è il risultato dei nostri
atti. Ci era stato offerto di costituire la nostra unità
etnica in Bosnia tre settimane prima dello scoppio della guerra. Il
18 marzo 1991, durante la Conferenza di Lisbona avevamo accettato di
firmare l’accordo sulla Bosnia composta da tre Stati etnici. Il
trattato era stato accettato dai musulmani, dai croati e dai serbi.
Poco più tardi i musulmani rinunciarono all’accordo e
iniziarono la guerra, la sera del 4 aprile, qui a Sarajevo. Sebbene
prima avessimo subito alcuni arresti a Bijeljina e attacchi da parte
dell’esercito musulmano regolare a Kupres e Bosanski Brod, loro
diedero inizio al conflitto in Sarajevo nella notte fra il quattro e
il cinque, alla fine del Ramadam, il mese sacro.
D.
Ma cosa farà specificamente se arrivassero alla sua porta?
Karadžić: Non
possono assolutamente
arrivare,
dovrebbero uccidere molta gente prima. Ma se ipoteticamente
bussassero alla mia porta direi loro: “Non vengo con voi. Dovete
uccidermi o catturarmi a tradimento. E se per caso mi doveste
prendere, non cavereste una parola da me.” Un giorno qualcuno si
vergognerà di questo tribunale. Questo non è certamente
la fine della Storia o del tempo e qualcuno un giorno
riconoscerà
l’ingiustizia e la vergogna, l‘insulto alla legge e alla cultura
occidentali di questa corte organizzata per giudicare i serbi, non i
criminali.
D. Lei non ritiene
che questa guerra
è
prima di tutto una guerra mediatica e il tribunale è uno
strumento di appoggio a questa tecnica?
Karadžić: Non importa. (tono
duro) I serbi non
amano la
propaganda. Propaganda significa menzogne. Pubblicazione di bugie.
Non
avrei più incontrato Radovan Karadžić. Su di lui corsero
molte voci in seguito, che si fosse rifugiato in Russia, poi in un
convento greco ortodosso, infine entrò nella mitologia
popolare come la primula rossa: era ovunque, da nessuna parte.
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