(english / italiano)

Un Nobel poco pacifista

Ad Al Gore, ex vice presidente degli Stati Uniti d'America nell'era
Clinton, è stato assegnato il Nobel per la Pace 2007 per le sue
attività... ambientaliste. Che c'entra? Poco, in effetti:
l'ambientalismo è di nuovo usato come surrogato, anzi come negazione
della pace - come per i Gruenen tedeschi, anch'essi in prima fila
nelle politiche neo-imperialiste della Grande Germania. Di Al Gore,
fervente sostenitore dei bombardamenti contro i treni, i ponti e le
piazze dei mercati della Serbia, si dice persino che abbia origini
albanesi-kosovare. In ogni caso, è questo l'ennesimo "Nobel per la
Pace" di cui a Stoccolma si dovrebbero solo vergognare. (a cura di
Italo Slavo)

1) Un Nobel poco pacifista (Christian Elia) / Ma Al Gore non è stato
la mente della guerra nel Kosovo? (Giuseppe De Bellis)

2) The Nobel Peace Prize 2007: A great misjudgement (Jan Oberg - TFF)


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http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=9003

Un Nobel poco pacifista

Al Gore vince il Premio Nobel per la Pace 2007. Nonostante un passato
di guerra

Christian Elia

Il Nobel per la Pace 2007 è stato assegnato oggi ad Al Gore, l'ex
vice presidente degli Stati Uniti d'America nell'era
dell'amministrazione Clinton. Gore condividerà il prestigioso
riconoscimento con il il Comitato intergovernativo per i mutamenti
climatici dell'Onu (Ipcc).

Da politico cinico ad ambientalista. E' infatti nella sua nuova veste
di paladino dell'ambiente che Gore viene premiato, e non per la sua
passata carriera politica, che si concluse con la sconfitta
elettorale contro George W. Bush nel 2000.
Figlio del senatore democratico Albert Gore Sr., si è laureato ad
Harvard nel 1969, prima di partire per il Vietnam, dove lavorò come
giornalista, caratterizzandosi per una serie di reportage contro la
guerra. Posizioni pacifiste che, quando iniziò la carriera politica
nel1976, venendo eletto al Congresso, Al Gore mise ben presto da
parte, sacrificandole sull'altare della realpolitik. Nel 1992
infatti, Bill Clinton lo scelse come vice presidente e la coppia
vinse le elezioni, confermandosi quattro anni dopo per un secondo
mandato.
L'amministrazione Clinton si qualificò per un interventismo militare
all'estero che, dopo il fallimento del Vietnam, sembrava essere stato
consegnato agli archivi della storia dalla politica di Washington.

Le inique sanzioni. Dopo il primo attacco all'Iraq, nel 1991, e prima
dell'invasione del paese mediorientale nel 2003, il regime di Saddam
Hussein rimase un obiettivo fisso del governo Usa, nel quale Gore
aveva un posto di rilievo. Continui bombardamenti, nel silenzio
assordante dei media, continuarono a flagellare l'Iraq, la cui
popolazione era già ridotta allo stremo dalle sanzioni dell'Onu.
La linea della nuova amministrazione, nel 1993, rimase fedele a
quella precedente, restando in Somalia fino al 1993, per
quell'operazione Restor Hope, considerata ancora oggi una delle
pagine più nere delle missioni all'estero degli Stati Uniti.
Ma non di solo Iraq si è nutrita l'amministrazione Clinton,
intervenendo nel 1999 in Kosovo, per fermare il regime di Slobodan
Milosevic, accusato di pulizia etnica ai danni della minoranza
albanese. Sia il Kosovo che la Serbia vennero severamente bombardati,
con alte perdite tra i civili.
L'anno prima invece, due attentati colpirono le ambasciate Usa in
Kenya e Tanzania, e la coppia Clinton – Gore reagì brutalmente,
inviando i caccia Usa a bombardare presunte basi di terroristi in
Sudan e Afghanistan.

Un premio discusso. Un biglietto da visita molto poco pacifista. Ma
Gore oggi riceve il premio dedicato all'inventore svedese che con la
dinamite si era reso conto dell'elevato potere distruttivo che può
avere il progresso scientifico. Chissà quindi se oggi Alfred Nobel
sarebbe contento dell'onorificenza ad Al Gore, che però, come detto,
viene premiato come ambientalista.
Uscito di scena dalla grande politica, Gore ha riscoperto l'antico
amore per il giornalismo, girando An inconvenient Truth, un
lungometraggio che illustra i pericoli e le ripercussioni che il
riscaldamento globale causa alla Terra. Presentato al Festival di
Cannes, ha vinto quest'anno il Premio Oscar come migliore
documentario e miglior canzone. Quest'anno, seguito e sostenuto da un
nutrito codazzo di star di Hollywood, ha organizzato il concerto Live
Earth, per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema del 'global
warming'
Non è stato però questo il primo lavoro dedicato ai temi
ambientalisti. Gore infatti, nel 1992, scrisse il libro Earth in the
Balance ("Terra in equilibrio"), sulla conservazione ambientale. Il
tema gli è caro dunque, anche se sarebbe interessante interrogare
l'ex vice presidente degli Stati Uniti d'America sugli effetti dei
proiettili all'uranio impoverito, largamente utilizzati durante gli
attacchi avallati dallo stesso Gore, sull'ambiente e sulle persone.
Ma questa è un'altra storia.

http://www.loccidentale.it/node/7645


Ma Al Gore non è stato la mente della guerra nel Kosovo?

di Giuseppe De Bellis

Ecco: tra dieci anni possono sperare anche Dick Cheney e Donald
Rumfeld. Hanno letto i giornali e guardato le tv, hanno visto l’ex
vicepresidente Al Gore idolatrato come un messia del pacifismo
ecologista. Hanno pensato che c’è un futuro da santoni anche per
loro, che l’accademia del Nobel evidentemente passa sopra certe cose,
che non si ferma dietro alle squallide dicerie e ai biechi
retroscena. La sinistra globale che vede in Gore l’uomo del
cambiamento, s’è dimenticata che il Nobel per la pace è adesso nelle
mani di un signore che è stato la mente dell’intervento militare in
Kosovo. Umanitario, ovvio. Le campagne in mimetica e mitraglietta
sono sempre a fin di bene quando le fanno gli uomini giusti e sono
vigliacchi giochi da oppressori quando le fanno i cattivi
dell’attuale amministrazione americana.
Al Gore è quello che ha meno colpe in questo. La più grande è quella
di non parlare chiaramente del suo passato da falco. Non è passato
poi molto tempo da quando tutti i giornali americani raccontarono i
retroscena della campagna Nato nei Balcani: Bill Clinton era
abbastanza scettico, lo convinsero il segretario di Stato Madeleine
Albright e il suo vice Albert Gore. Nel 2000, in un documentato
racconto di “Time”, l’ex vicepresidente fu definito un crociato.
“Quando c’è da pretendere una posizione in una crisi internazionale,
il suo primo pensiero è quello di mandare in campo i marines, oppure
l’Air Force”, disse un funzionario anonimo al settimanale. D’altronde
Gore viene dall’ala dura dei democratici: da Senatore del Tennessee
ruppe con la frangia liberal del Congresso, quando votò a favore
della prima guerra del Golfo, nel 1991. L’anno dopo, durante la
campagna elettorale, fu scelto da Clinton proprio per la sua
esperienza in politica internazionale. Durante una tappa nel cammino
verso le elezioni, Gore diventò fondamentale per capire che tipo di
politica estera avrebbe avuto un’eventuale amministrazione Clinton.
L’aspirante presidente e il suo vice a St. Louis, a luglio, erano
insieme quando Bill parlò chiaramente di debolezza del presidente
Bush Senior nei confronti di Slobodan Milosevic agli albori delle
prime guerre dei Balcani. Invocarono pugno di ferro, parlarono di
bombe e di intervento deciso contro un dittatore. Clinton fino a quel
momento non aveva mai parlato di esteri, secondo la gran parte degli
analisti, dietro quel manifesto internazionale c’era proprio Al Gore.
Stavano preparando il terreno per i bombardamenti di sette anni dopo.
Quelli che nessuno si ricorda più, ma che Dick Cheney e Donald
Rumsfeld non dimenticano. Tra dieci anni, magari anche loro avranno
individuato un filone politicamente corretto, che li trasformi da
spauracchio a icone del neo-noglobalismo. Quelli dell’Accademia del
Nobel apprezzeranno e non potranno fare certo due pesi e due misure.

13 Ottobre 2007



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-------- Original-Nachricht --------
Betreff: The Nobel Peace Prize 2007: A great misjudgement
Datum: Fri, 12 Oct 2007 22:21:36 +0900
Von: T F F PeaceTips <TFF @...>


Nagoya, Japan, October 12, 2007

The 2007 Nobel Peace Prize - particularly the
part to Al Gore - is a populist choice that
cannot but devalue the Prize itself.

Alfred Nobel wrote in his will that the Peace
Prize should be awarded to "the person who shall
have done the most or the best work for
fraternity between the nations, for the abolition
or reduction of standing armies and for the
holding and promotion of peace congresses."

Without diminishing the importance of global
warming and the work done by this year's
recipients - the Intergovernmental Panel on
Climate Changes (IPCC) and Al Gore Jr. - it is
highly disputable whether it qualifies as a PEACE
prize in the spirit of Alfred Nobel - even if
interpreted in the contemporary world situation
and not that of 1895 when Nobel formulated his
vision.

The concept and definition of peace should indeed
be broad. But neither of the recipients have made
contributions that can match thousands of other
individuals and NGOs who devote their lives to
fighting militarism, nuclearism, wars, reducing
violence, work for peacebuilding, tolerance,
reconciliation and co-existence - the core issues
of the Nobel Peace Prize.

It is also regrettable that the Prize rewards
government-related work, rather than civil
society - Non-Governmentals, making the implicit
point that governments rather than the people
make peace.

In particular, Al Gore - as vice-president under
Bill Clinton between 1993 and 2001 was never
heard or seen as a peace-maker. Clinton-Gore had
a crash program for building up US military
facilities and made military allies all around
Russia - and missed history's greatest
opportunity for a new world order.

In contravention of international law and without
a UN Security Council mandate, they bombed Serbia
and Kosovo, based on an extremely deficient
understanding of Yugoslavia and propaganda about
genocide that has caused the miserable situation
called Kosovo today (likely to blow up this year
or the next), and they bombed in Afghanistan and
Sudan.

The Prize would have been linked to the
environment if it has been awarded to someone who
struggles against military or other violent
influence on the global environment: military
pollution, thousands of bases and exercises
destroying nature, deliberate environmental
warfare, militarization of space and the oceans,
and - of course - nuclear weapons that, if used,
would create more heat than global warming.

The Norwegian Nobel Committee's consists of
members who have little background, if any, in
the theory and practise of peace. That however
can not be an excuse for making a mockery of
peace and the Prize itself.

The prestige of the Nobel Peace Prize has been
further reduced today - adding to the disgrace
that it never rewarded Gandhi but people like
Kissinger, Shimon Peres, and Arafat.


Kindly

Jan Oberg

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TFF
Transnational Foundation for Peace and Future Research
Transnationella Stiftelsen för Freds- och Framtidsforskning
http://www.transnational.org
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S - 224 57 Lund
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