(english / italiano)

Kosovo, sei anni fa la secessione imposta dalla NATO

1) Kosovo, sei anni fa la proclamazione unilaterale dell'indipendenza (Matteo Tacconi a Radio Vaticana)
2) FLASHBACK 2007: Italia, Camera e Senato contro la secessione. Cossiga, Prodi e D'Alema se ne fregano
3) FLASHBACK: T. Di Francesco, L. Castellina, F. Mini su "Il Manifesto"
4) FLASHBACK: IL VALORE AGGIUNTO: LA GUERRA, di Raniero La Valle
5) FLASHBACK: L'opinione di Giorgio Blais (OSCE)
6) FLASHBACK: International reactions
7) FLASHBACK: Reazioni internazionali

Vedi anche: 
Posizioni, commenti, analisi in seguito alla dichiarazione di "indipendenza"
http://www.cnj.it/documentazione/KOSMET/posizioni.htm


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Kosovo, sei anni fa la proclamazione unilaterale dell'indipendenza


Sei anni fa, il 17 febbraio del 2008, il Kosovo proclamava in modo unilaterale la sua indipendenza dalla Serbia. Oggi il Paese è riconosciuto come Stato indipendente da 23 dei 28 membri dell'Unione Europea e dallo scorso anno si sono aperti i negoziati per la ratifica dell'accordo di stabilizzazione e associazione con l'Unione Europea, prerequisito per entrare nella comunità. Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento di Matteo Tacconi esperto dell’area: 00:04:16:92


R. - Il Kosovo è un Paese che ancora stenta a trovare una sua fisionomia sia a livello diplomatico, perché non è ancora membro dell’Onu - permane il veto della Russia e della Cina - e sia perché la sua economia non funziona. A questo proposito, c’è stato un calo delle rimesse durante questi anni di crisi, il Kosovo poi è legato mani e piedi alle donazioni e agli investimenti occidentali - anche qui il flusso si è ridotto - fermo restando che poi rimangono i problemi strutturali come l’assenza di una rete di piccole, medie e grandi imprese, il problema della corruzione … Poi, però, tante cose sono cambiate in positivo, ci sono stati dei progressi: il più importante, senz’altro, è quello recente che riguarda il dialogo con la Serbia e il tentativo di sbloccare - almeno parzialmente - i problemi che ci sono nella parte nord del Kosovo, quella a maggioranza serba.

D. - Qui permangono, di fatto, due realtà …

R. – La zona era, ed ancora lo è in parte, controllata dalla Serbia tramite le cosiddette istituzioni parallele: giustizia, polizia, dogane, scuola, moneta. Il Kosovo, di fatto, non esercita sovranità. Però recentemente ci sono stati degli accordi, mediati dall’Unione Europea, in base ai quali si è arrivato ad un tentativo di edulcorare un po’ questo status quo, renderlo un po’ più leggero. La Serbia ha parzialmente smantellato le sue istituzioni parallele, soprattutto per quanto riguarda giustizia e polizia. Di fatto, queste strutture passano sotto il controllo amministrativo del governo kosovaro.

D. - La situazione però in quella striscia di Kosovo rimane tesa …

R. - Più che dal Kosovo, che comunque dovrà dimostrare una volontà di dialogare ed integrare la minoranza serba, dipende dalla Serbia: i serbi del Kosovo sono disposti a questo compromesso accettando quello che la loro madrepatria, Belgrado, ha negoziato? Finora è sembrato di no. Però, se la situazione continua ad essere la stessa, questa potrà tornare ad essere incandescente; e in parte si è già visto alle recenti elezioni amministrative in quell’area di Kosovo, elezioni segnate anche da violenze, che la situazione è tutt’altro che stabilizzata.

D. - Proprio per quanto riguarda le elezioni terminate a dicembre, l’opposizione ha rovesciato molti sindaci delle forze di governo in numerose amministrazioni …

R. - Il governo di Hashim Thaçi, in carica da diversi anni, fisiologicamente sta registrando un calo del proprio consenso e, anche a livello internazionale, non è più sostenuto come lo era fino a qualche tempo fa, perché comunque è un governo che ha dimostrato di non essere del tutto trasparente.

D. - Lo scorso anno si sono aperti i negoziati per la ratifica dell’accordo di stabilizzazione e associazione con l’Unione Europea. Che cosa significa questo per il Paese?

R. - Potrebbe significare molto, perché questi accordi sono il primo passo per un approfondimento delle relazioni con l’Europa. Significa: fondi europei, accordi sulle dogane, visti per l’espatrio concessi in maniera molto più fluida, e questa è la cosa più importante per il Kosovo. Non dobbiamo dimenticare che in Kosovo c’è una disoccupazione altissima, soprattutto tra i giovani, cosa che, potenzialmente, rappresenta una miccia sociale sempre accesa. 

D. - Quindici anni fa il sanguinoso conflitto per l’indipendenza dalla Serbia. Un Paese piccolo ma che spesso è al centro delle attenzioni internazionali …

R. - La Serbia è il Paese di riferimento del Sud-Est europeo. Quindi se i suoi rapporti con il Kosovo sono conflittuali, si possono radicalizzare alcuni conflitti “etnici” e non solo, come nel caso della Macedonia, dove c’è un rapporto difficile tra la maggioranza slava e la minoranza albanese, come il caso della Bosnia – lo abbiamo visto nei giorni scorsi – dove c’è stata una serie di proteste contro l’élite politica: la Bosnia è un Paese che presenta una tripartizione dal punto di vista etnico-culturale. La Serbia è quindi il Paese chiave: più questo Paese riuscirà ad amalgamarsi in uno scenario europeo, più fluida sarà la situazione nei Balcani. Poi bisogna dire che la Serbia, nelle ultime settimane, ha aperto i negoziati di adesione con l’Unione Europea. In teoria una strada è stata imboccata e questo potrà avere delle ripercussioni positive su tutta la Regione.



Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/articolo.asp?c=773493 
del sito Radio Vaticana 


=== 2: FLASHBACK ===

Vedi anche:
L'ITALIA NON LEGITTIMI AZIONI UNILATERALI IN KOSOVO. INASCOLTATO APPELLO DI SENATORI E SENATRICI, dicembre 2007

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Il Manifesto 30-11-07

Kosovo bipartisan

Camera: no secessione

t.d.f. - Il parlamento, con il voto di maggioranza e opposizione, ha 
approvato due mozioni, del centrosinistra e della Lega, che impegnano 
il governo a spingere per il proseguimento delle trattative sulla 
status «al fine di arrivare a una soluzione condivisa» tra Serbia e 
leadership albanese-kosovara. Ma è stata la mozione della Lega a 
impegnare il governo a «non riconoscere un'eventuale dichiarazione 
unilaterale di indipendenza da parte kosovara e a sollecitare 
un'analoga e unitaria presa di posizione da parte di tutti i paesi 
dell'Ue»
. In contropiede il governo, rappresentato dal viceministro 
Ugo Intini, ha dato parere favorevole alla mozione della Lega a 
condizione che fosse tolto l'inciso «condannare una eventuale 
dichiarazione unilaterale di indipendenza». La richiesta, motivata da 
«considerazioni diplomatiche» è stata accolta dai leghisti. In aula 
però nel dibattito prima del voto, unanime la condanna della 
secessione del Kosovo dalla Serbia
minacciata per il 10 dicembre, 
quando la trojka negoziale (Usa, Russia e Ue) relazionerà sul flop 
delle trattative al Consiglio di sicurezza Onu. Le due mozioni 
chiedono al governo di impegnarsi perché quella scadenza non venga 
considerata «insuperabile» e perché continuino i negoziati della 
trojka. In molti hanno ricordato l'esodo dei serbi dal Kosovo: 
«Contro la minoranza etnica serba sono stati compiuti dei pogrom» ha 
denunciato Luana Zanella (Verdi) che ha proposto per il Kosovo uno 
«statuto speciale» nel rispetto della Risoluzione Onu 1244. Mentre 
avveniva questo pronunciamento unitario del parlamento, Prodi 
dichiarava a Le Figaro che «il processo d'indipendenza non si può 
arrestare»
.

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http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Dicembre-2007/art27.html

Il Manifesto 8-12-07
il commento

Appesi al Kosovo

Tommaso Di Francesco

Chi l'avrebbe detto che il Kosovo, da sempre oscurato, diventasse il gancio al quale è rimasta appesa la fiducia al governo Prodi, passato venerdì sera al Senato per il voto del senatore a vita Francesco Cossiga. «Voto la fiducia - ha dichiarato - affinché il governo non cada proprio alla vigilia d'eventi che, con la scadenza del 10 dicembre, termine per la formulazione di una proposta al Consiglio di Sicurezza Onu oggi presieduta dall'Italia in materia di status della provincia del Kosovo, nell'eventualità non remota di una deprecabile dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del governo autonomo d'etnia albanese, potrebbero aprire scenari di tragici conflitti in quel teatro nel quale il nostro Paese è anche militarmente impegnato».
La decisione di Cossiga svela il disastro dell'Europa - divisa - e dell'Italia sul Kosovo.
Ieri il vertice Nato ha deciso l'invio sul campo di altri uomini, oltre i 16.500 uomini dei contingenti che, con quello italiano, occupano la regione. La decisione della leadership kosovaro-albanese di proclamare in modo unilaterale l'indipendenza dalla Serbia, sconvolge i malcerti Balcani e la scena internazionale. Nonostante che le elezioni del 17 novembre, che avrebbero dovuto essere plebiscitarie per l'indipendenza, siano state non solo boicottate dai pochi serbi rimasti ma disertate dal 57% degli stessi albanesi. E nonostante che non esistano standard democratici e rispetto delle minoranze messe in fuga nel terrore da una nuova contropulizia etnica, ben 150 monasteri ortodossi sono stati rasi al suolo, 200mila serbi e altrettanti rom sono stati cacciati, con migliaia di vittime e desaparesidos. I serbi, numerosi solo a Kosovska Mitrovica, vivono in bantustan protetti dalla Kfor-Nato. Ecco il punto. Le truppe della Nato sono entrate in attuazione degli accordi di Kumanovo (giugno 1999) che posero fine alla guerra «umanitaria» contro l'ex Jugoslavia, un accordo assunto dal Consiglio di sicurezza Onu con la Risoluzione 1244 che riconosceva la sovranità di Belgrado. Ora una dichiarazione d'indipendenza - lunedì 10 dicembre la trojka negoziale (Usa, Ue e Russia) farà rapporto all'Onu sul proprio fallimento - porrebbe le truppe Nato in una pericolosa zona fuori dal diritto internazionale. Col rischio evidente di diventare insieme bersaglio-baluardo militare, tra indipendentisti da una parte e nuova Serbia democratica dall'altra che rivendica territori «fondativi» e «inalienabili».
Gli Stati uniti, principali sostenitori dell'indipendenza del Kosovo, per bocca del segretario di stato Condoleezza Rice invitano l'Ue ad accettare il nuovo status autoproclamato a Pristina e Washinton. Loro se ne lavano le mani delle conseguenze: spingendo per l'indipendenza hanno di fatto impedito qualsiasi compromesso, così rifiutano la nuova proposta della Russia di continuare le trattative e, quanto a presenza militare, hanno costruito in Kosovo Camp Bondsteel, la più grande base militare d'Europa. Ora il ministro degli esteri D'Alema - favorevole all'indipendenza - preme perché l'Ue avvii una missione che garantisca in modo indolore la secessione, superi il ruolo della Nato e sostituisca quello dell'Onu (nefasto nell'amministrare questi 8 anni ed escluso dalle decisioni sulla guerra nel 1999). Ma è credibile?
No. Tanto che la soluzione mette in contraddizione - pare incredibile - il presidente della commissione esteri della Camera Umberto Ranieri (Pd) con lo stesso Massimo D'Alema che anche ieri ha ripetuto: «Un riconoscimento dell'indipendenza non viola il diritto internazionale». Ranieri, ben consapevole del voto bipartisan dei giorni scorsi del parlamento contrario al riconoscimento dell'indipendenza, ha polemizzato duramente con il ministro degli esteri britannico David Miliband convinto che «la Risoluzione 1244 prevede l'indipendenza del Kosovo». «Sorprendente - ha denunciato Ranieri - è l'opposto. La 1244 affida all'Onu l'amministrazione del Kosovo, ma con riferimento all'unità territoriale della Serbia». L'avrà sentito il britannico D'Alema?


=== 3: FLASHBACK ===


Il Kosovo dello scontro

Belgrado: indipendenza nulla

Consiglio di sicurezza Onu a porte chiuse. Putin: è illegale, via ai separatismi
Grave tensione Ovest-Est Il presidente russo: no ai doppi standard, così è caos, reagiremo. Il governo serbo: non riconosceremo la legalità della «missione Ue» decisa fuori dalle Nazioni unite
T. D. F.

su Il Manifesto del 15/02/2008

Ieri il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si è riunito a porte chiuse sul caso Kosovo, la provincia serba a maggioranza albanese che domenica 17 proclamerà in modo unilaterale l'indipendenza dalla Serbia. Senza incertezze, manda a dire il premier kosovaro albanese Hashim Thaqi. Per realizzare lo scippo - come lo chiamano a Belgrado - la leadership kosovaro albanese è sicura dell'appoggio incondizionato degli Stati uniti e dell'Unione europea, che pure è divisa. Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania riconosceranno il nuovo staterello balcanico, Cipro dirà no e dubbiosi e contrari restano Spagna, Grecia, Slovacchia, Romania in difficoltà per le loro «simili» crisi interne. L'Italia in particolare mostra intera la sua ambiguità: dice sì all'indipendenza, avvia la missione Ue che andrà a gestirla contro la Risoluzione 1244 dell'Onu che riconosce la sovranità della Serbia, è stata fautrice della guerra «umanitaria» ma mostra a parole una «apertura per la Serbia e il suo ingresso in Europa».
All'Onu la riunione del Consiglio di sicurezza è stata chiesta dalla Russia - pronta a mettere il veto - e dalla Serbia: «Il Consiglio di sicurezza è la sede di questa crisi. Una dichiarazione unilaterale d'indipendenza - ha detto l'ambasciatore serbo all'Onu, Pavle Jevremovic - comporterà uno smembramento della Serbia. Nessun paese può accettarlo».
La tensione internazionale è alta. L'appoggio unilaterale all'indipendenza del Kosovo è un atto «immorale e illegale», e l'Europa dovrebbe smettere con i doppi standard: questo il tono di scontro di Vladimir Putin nella sua ultima conferenza stampa annuale. «Non vogliamo scimmiottare l'Occidente, se qualcuno prende decisioni stupide e illegali, non significa che dobbiamo farlo anche noi», ha detto Putin con riferimento alle crisi del Caucaso. «Ma lo interpreteremo come un segnale e reagiremo per garantire i nostri interessi. Abbiamo già pronto un piano e sappiamo cosa fare». Putin ha fatto il paragone con la crisi di Cipro: «l'approccio al problema dell'isola e a quello del Kosovo dovrebbe essere univoco. C'è una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che conferma l'integrità territoriale per il Kosovo, e perciò anche Cipro dovrebbe essere uno stato singolo. Perché gli europei non riconoscono Cipro nord, non si vergognano ad applicare doppi standard per problemi identici?». «Continuano a ripeterci - ha concluso - che il caso del Kosovo è particolare, ma è una menzogna, è chiaro a tutti. Si tratta di un conflitto interetnico caratterizzato da crimini commessi da entrambe le parti». E a concluso: «Non è un bene incoraggiare il separatismo».
Intanto il governo serbo ha approvato ieri all'unanimità «l'annullamento» della dichiarazione unilaterale d'indipendenza preannunciata del Kosovo. L'atto cancella, da parte serba, tutti gli effetti della secessione di Pristina: che Belgrado non intende riconoscere e accoglierà come mai avvenuta. L'annullamento sarà sottoposto a uno scontato voto confermativo del parlamento, in una seduta straordinaria della prossima settimana. Nel documento si sottolinea che «la Serbia è uno Stato internazionalmente riconosciuto e membro fondatore dell'Onu» e che si attiene al rispetto della «Carta dell'Onu, la quale garantisce la sovranità e l'integrità territoriale degli Stati indipendenti entro i loro confini internazionalmente riconosciuti». Si ricorda inoltre che la Costituzione serba definisce «la provincia autonoma del Kosovo come parte inalienabile della Serbia» dotata di «uno status di vasta autonomia». Pertanto - dichiara il governo di Belgrado - «la proclamazione d'indipendenza del Kosovo e il riconoscimento da parte di qualsiasi Paese rappresentano una violazione grossolana del diritto internazionale, in particolare della Carta dell'Onu, dell'Atto finale di Helsinki e della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza». E, fatto più preoccupante, il governo serbo considera «nulla» e «illegale» la missione civile Eulex che l'Ue si prepara a inviare in Kosovo per gestire - strabica - l'indipendenza contro l'esistenza della Risoluzione 1244 che riconosce la sovranità della Serbia e che rappresenta il quadro legale nel quale operano i 17mila soldati della Nato.

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Kosovo a doppia violazione

di Luciana Castellina

su Il Manifesto del 19/02/2008


«Non riconosceremo l'indipendenza del Kosovo unilateralmente dichiarata, perché contraria al diritto internazionale». Così ha detto in apertura della riunione Ue - dando con la sua autorevolezza voce a una linea già enunciata da molti governi europei - il ministro degli esteri spagnolo, Moratinos. Che ha anche aggiunto, conferendo particolare drammaticità alla sua denuncia, che accettare questa secessione dalla Serbia equivale all'invasione dell'Iraq .
L'unità dell'Ue si è dunque ampiamente spezzata, al punto che l'Unione va in ordine sparso e non vale più l'argomento secondo il quale non ci sarebbero stati spazi per una posizione italiana diversa da quella che rischia invece di prevalere a Bruxelles: un'accettazione del fatto compiuto, che appare tanto più grave se si considera che così, oltretutto, si opera anche contro il Consiglio di Sicurezza e la risoluzione 1244 votata a suo tempo dall'Onu.
Una doppia violazione, dunque, che per l'Italia appare anche più grave: innanzitutto perché nei mesi passati Roma aveva stabilito un dialogo con la Serbia che, nella pur difficilissima situazione, sembrava dare frutti positivi, tanto è vero che Belgrado aveva già accettato di concedere alla regione ribelle un'autonomia larghissima, tale da conferire alle autorità locali più del 90% delle funzioni statali. Bruciare così bruscamente questo rapporto produrrà inevitabili risentimenti, l'affossamento di ogni ipotesi di soluzione negoziale, la fatale ripresa di egemonia delle forze serbe più nazionaliste, a tutto danno di quelle democratiche che oggi governano. In secondo luogo è particolarmente grave per noi perché è il nostro paese che sarà capofila di una spedizione di polizia affidata a regole quanto mai confuse e destinata a imporre, in spregio ai principi del diritto internazionale, la volontà del gruppo kosovaro di Thaqi, e degli Stati Uniti che l'hanno spalleggiato.
L'affermazione di Moratinos è sacrosanta: l'inviolabilità delle frontiere è uno dei cardini dell'ordine postbellico che va salvaguardata, anche se oramai da tempo le indipendenze unilateralmente annunciate e realizzate solo quando di convenienza occidentale sono diventate la prassi. Proprio l'uso arbitrario nell'attuazione delle decisioni dell'Onu sta minando ogni fiducia nella possibilità di un assetto democratico del mondo e producendo barbarie.
Cosa potrà accadere ora nel Kosovo è facile da immaginare. Basti pensare a quanto è già accaduto in questi nove anni: 300.000 profughi serbi, 2.000 uccisioni, monasteri incendiati. Nessuno vuole fare il computo dei morti dell'una e dell'altra parte. Ma va ben detto che con i bombardamenti Nato sulla Jugoslavia si sono fatti altri morti e si è solo ritardata la vittoria degli oppositori di Milosevic. E che ora si apre la strada all'acutizzazione di una serie senza fine di conflitti, bruciando ogni possibilità di trovare soluzioni negoziate per dare a ogni popolo i diritti che gli spettano, ma che non necessariamente coincidono con la moltiplicazione di stati che sta sbriciolando la mappa del mondo garantendo solo un'indipendenza fittizia. Perché manovrata dall'una o dall'altra grande potenza; e, complessivamente, dai poteri forti e incontrollati del mercato globale.

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Da Il Manifesto del 18 marzo 2008

Parla Fabio Mini, ex comandante Nato
«Kosovo indipendente fuori dalla legalità»

Tommaso Di Francesco

Sulla grave crisi in corso abbiamo rivolto alcune domande al generale Fabio Mini, ex comandante dell’Alleanza atlantica in Kosovo. Mentre parliamo il premier serbo Vojislav Kostunica ha coinvolto la Russia in questo momento delicato. Per il generale Mini «i russi manifestarono disinteresse per il Kosovo nel 2003 quando se ne andarono, erano arrivati di corsa dalla Bosnia nell’estate 1999 dopo gli accordi di pace. Avevano un contingente che era stato autorizzato nella Conferenza di Helsinki subito dopo la Risoluzione 1244, per cui la Russia oggi è un partner che può contribuire ad una missione di sicurezza: nessuno ha abrogato ancora l’accordo di Helsinki. Perché non sia destabilizzante, dovrebbe essere almeno concordato a livello della Nato».

Attaccare le istituzioni, come a Mitrovica, è considerato illegale. Ma che co’è la legalità in Kosovo, visto che Unmik e Kfor dipendono dalla 1244 che vale per tutto il Kosovo e riconosce la sovranità della Serbia. Mentre l’Unione europea invia la missione «civile e di polizia» Eulex, senza l’approvazione dell’Onu, per imporre l’indipendenza ai serbi?

In Kosovo la legge internazionale è una legge violata perché la legge internazionale è quella che rimanda alla Risoluzione 1244, non ci possono essere altre interpretazioni. E anche la considerazione che la 1244 dovrebbe riguardare solo una parte del Kosovo, quella abitata dai serbi, è una cosa che non può essere possibile né pensabile. La 1244 riguarda tutto il Kosovo che si configura nei confini della provincia serba del Kosovo, per cui la legge internazionale da applicare dovrebbe essere quella. Purtroppo non è stata applicata in primo luogo quando la stessa Unmik, che è rappresentante e garante della 1244, ha fatto finta di non vedere che l’assemblea provvisoria di Pristina che dichiarava l’indipendenza unilaterale del Kosovo in pratica violava le norme della stessa 1244. Penso che ci sia stata una contraddizione fortissima nell’ambito del campo legale. Oggi è veramente difficile ma anche estremamente pericoloso cercare di ricavare un quadro di legalità diverso dalla 1244. Per questo bisognerebbe davvero tornare alle origini.

La crisi esplode a quattro anni dai pogrom antiserbi del marzo 2004. Il presidente della repubblica Fatmir Seidju ha condannato le «violenze serbe». Dov’era quattro anni fa quando assaltavano i monasteri? Inoltre Seidju ha gettato benzina sul fuoco: «Per le elezioni dell’11 maggio in Serbia, non ci saranno seggi in Kosovo, siamo un altro paese». I serbi per votare diventeranno profughi?

Quando il regime di legalità viene violato al più altissimo livello poi tutti, ai livelli inferiori, si sentono autorizzati a violarlo o a interpretarlo. Non mi meraviglia molto la posizione del presidente Seidju. Lui dà per assodato che questa repubblica del Kosovo abbia legittimità nell’ambito dei conflitti di quella che lui considera ex provincia serba. Così, come può accettare che si creino dei seggi all’interno del «suo» Kosovo? C’è un fatto fondamentale da considerare però: nella dichiarazione d’indipendenza ci si è dimenticati che la provincia serba era costituita dal Kosovo e dalla Metohja, due entità ma non inscindibili. Una territoriale, che apparteneva alla provincia dei serbi, l’altra (Metohja) sia spirituale che terrena, che riguardava le proprietà della chiesa serbo-ortodossa. È una operazione quella di definire i nuovi confini cancellando queste entità, fuori dal diritto internazionale. Poi, visto che i serbi non si sentono né si potranno mai sentirsi appartenenti al Kosovo indipendente, hanno secondo me il diritto di andare a votare o in Serbia e tornare, oppure di farsi i seggi lì dove vivono. O garantiamo questo o si innesca una serie quasi infinita di altre illegalità. Che vanno a minare, come cellule eversive, questo nuovo stato.

Il ministro degli esteri D’Alema ha espresso pieno sostegno alle missioni Unmik e Kfor e «al loro impegno volto a mantenere ordine e sicurezza in tutto il Kosovo, in linea con la risoluzione 1244»…

La 1244 mi sembra diventata veramente una coperta strettissima, qualcuno cerca di tirarla da una parte o dall’altra soltanto quando conviene. Nel momento in cui veniva dichiarata l’indipendenza unilaterale del Kosovo nessuno si è preoccupato di capire o di spiegarsi o di chiedersi perché veniva violata la sostanza e la forma della 1244. Adesso che ci sono i disordini che tutti si aspettavano, anzi che tutti si aspettano, purtroppo, che si estendano anche a parte del Kosovo, in questo momento si ritorna a considerare che esisteva una 1244 da rispettare. Come aderire ad una tale coerenza politica alternata?


=== 4: FLASHBACK ===

IL VALORE AGGIUNTO: LA GUERRA

di Raniero La Valle

3 marzo 2008
per il numero 6 della rivista Rocca della “Cittadella della Pace” di Assisi

Dovrebbe essere una festa che un popolo raggiunga l’indipendenza. Ma quella del Kosovo può cambiare la festa in pianto. Essa giunge puntuale, dopo una guerra fatta apposta dalla NATO (proprio così: la NATO pretese di operare allora come un vero e proprio soggetto sovrano, e non più come una alleanza di Stati sovrani). La guerra della NATO fu fatta con un duplice obiettivo, uno palese ed uno occulto: quello palese era di liquidare il regime di Milosevic (e Milosevic stesso) per annettere la Serbia all’Occidente; quello occulto era di procurare al Kosovo l’indipendenza, perseguita dai guerriglieri dell’UCK, che allora però venivano chiamati patrioti e non terroristi. L’indipendenza del Kosovo doveva essere il premio agli irredentisti albanesi per aver fornito il pretesto della guerra contro la Iugoslavia.

Quella cambiale tuttavia non poté essere subito pagata, per gli intralci della Russia, di una parte dell’Europa e dell’ONU. Ed ecco ora è venuto il tempo: la secessione è stata proclamata e Stati Uniti ed Europa (ma non la Spagna) si sono affrettati a riconoscere il nuovo Stato. La Serbia protesta, perché si sente amputata di un pezzo di sé, e staccata dalle sue radici, che pur oggi sono tanto di moda; e lamenta che la comunità internazionale abbia favorito il distacco del Kosovo al di fuori di una soluzione negoziata e nonostante che Belgrado avesse riconosciuto alla provincia albanese un’autonomia che giungeva fino ad oltre il novanta per cento delle competenze statali.

Che cosa ha voluto aggiungere il Kosovo, attribuendosi anche quel dieci per cento che gli mancava? Ha voluto aggiungere la sovranità, che è l’idea di un potere assoluto e non subordinato ad alcun altro potere, su cui si sono costruiti gli Stati moderni. È proprio quell’idea che oggi va abbandonata, e che del resto è erosa dall’interdipendenz a sempre più accentuata arrecata dalla globalizzazione; e di certo il Kosovo non potrà essere “sovrano” nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi protettori europei. Dunque la sovranità ora proclamata aggiunge allo status precedente una sola cosa, che storicamente ad essa è indissolubilmente legata: aggiunge il diritto, proprio del sovrano e di nessun altro, di muovere guerra, lo “ius indicendi bellum”; il diritto di guerra è ciò che ultimamente distingue l’iindipendenza dall’autonomia; il Sud Tirolo è autonomo, ma solo l’Italia può dichiarare la guerra.

Proclamando la propria indipendenza il Kosovo ci vuol far sapere che si riserva il diritto di guerra; ed è evidente che la sola guerra che esso può fare è quella contro la Serbia. Ma poiché sarebbe troppo debole per farla, è chiaro che conta sul concorso delle potenze, Stati Uniti in testa, che col riconoscimento gli hanno garantito l’indipendenza, e con l’alleanza le forze necessarie per difenderla. La Russia non sarebbe d’accordo; ed ecco il pericolo di una nuova conflagrazione a partire dai Balcani.

Il fatto è che nessun popolo è solo al mondo, e i gesti degli uni si ripercuotono sugli altri, fino a poterli coinvolgere in una catastrofe. Questo spiega per esempio perché i palestinesi, che la catastrofe l’hanno subita, non abbiano mai proclamato unilateralmente lo Stato: sono più responsabili, e sanno che la comunità internazionale, che usa due pesi e due misure, non permetterebbe a loro ciò che ha consentito ieri agli israeliani e oggi ai kosovari.

Il principio di autodeterminazione dei popoli, non vuol dire in effetti che ognuno può fare quello che vuole, né il costituirsi in Stato sovrano è il punto d’arrivo obbligato di una lotta di liberazione. La Fondazione Internazionale per il diritto e la liberazione dei popoli, che si batte per questa causa, ha chiarito più volte che il diritto all’autodeterminazi one non coincide con il diritto di secessione.

In Europa poi ci sono particolari ragioni per non cambiare i confini. Su di essi si sono combattute tutte le guerre europee e mondiali, e quando di nuovo stava per scatenarsi un conflitto tra i due blocchi dell’Est e dell’Ovest, la pace fu assicurata quando nella Conferenza di Helsinki per la cooperazione e la sicurezza in Europa si stabilì che in nessun modo dovevano essere rimessi in causa e modificati i confini esistenti. Forse non tutti i confini erano giusti; ma era giusto che non si mandasse il mondo al rogo per loro.

In uno Stato mondiale di diritto, in cui si realizzasse l’universalità dei diritti fondamentali, legati non alla cittadinanza ma al fatto stesso di essere uomini, non ci sarebbe bisogno di difendere le identità nazionali dentro le fortezze, i confini perderebbero di significato e quello che conterebbe sarebbe di attraversarli, e non di rinchiudervisi.


=== 5: FLASHBACK ===

L'OPINIONE DI GIORGIO BLAIS

Febbraio 2008

Cari amici, 
un settimanale di provincia italiano mi ha chiesto di commentare brevemente l'autoproclamata indipendenza del Kosovo.
Ho preparato queste poche righe che, per vostro diletto e per le vostre critiche, vi unisco in attachment.
Cari saluti.
Giorgio Blais (*)

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L’autoproclamata indipendenza del Kosovo dalla Serbia pone seri problemi non tanto sul futuro dei Balcani, futuro pieno di incognite indipendentemente da ciò che accade a Pristina, quanto sulle regole che governano il diritto internazionale.
Le non infondate obiezioni di Serbia e Russia all’indipendenza si basano sul diritto internazionale che garantisce l’integrità degli stati, sulla Carta delle Nazioni Unite e sull’Atto Finale di Helsinki che stabilisce l’inviolabilità delle frontiere. Questi principi sono stati violati e non v’è dubbio che, almeno giuridicamente, l’autoproclamata indipendenza è palesemente illegale.
Non discuto sulle opportunità e sulle convenienze politiche che molti stati, fra i quali pure l’Italia, hanno concordato per dare sostegno alla nuova realtà.
Tuttavia, i problemi da affrontare sono tali che l’Unione Europea ha stabilito di inviare un enorme numero di funzionari, ho letto la cifra di 2.600, nel nuovo paese per controllare e guidare l’amministrazione pubblica, il sistema giudiziario, l’organizzazione della polizia e quella militare, il sistema scolastico. Permanenza che si protrarrà per anni e anni con spese enormi e con dubbie ricadute. Il Kosovo non ha strutture amministrative, non ha una società civile, non ha una economia trasparente, non ha tradizioni unitarie.
E’ probabile che il nuovo Kosovo non entri nelle Nazioni Unite, per il veto della Russia, come non entrerà a far parte della OSCE, per il veto della Serbia e di altri stati europei decisamente contrari all’indipendenza, quali la Spagna, la Romania, la Slovacchia, la Bulgaria, la Grecia, Cipro. Sarà un paese con frontiere parzialmente bloccate e con la presenza di una minoranza serba, arroccata nelle aree settentrionali del Kosovo, probabilmente tentata a domandare, a sua volta, la secessione dal Kosovo albanese.
Inoltre, questa indipendenza costituisce un pericolosissimo e devastante precedente. Già scozzesi, baschi e tutte le minoranze nel mondo che anelano ad una loro indipendenza si faranno forti di questo precedente per poter godere dello stesso trattamento e degli stessi previlegi che hanno avuto gli albanesi del Kosovo.
Nei Balcani sono a rischio l’integrità della Macedonia e della stessa Bosnia, dove rispettivamente albanesi e serbi avranno buone carte da giocare, anche se non in un futuro immediato, per domandare una secessione.
Di fronte a indubbi vantaggi a breve termine, sopra tutto fruibili dagli americani per porre in Kosovo una loro base militare che possa diventare la più importante in Europa, si prospettano scenari assai cupi nel medio e lungo periodo, che continueranno a non dare pace alla martoriata terra dei Balcani.

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(*) Il Gen. Blais era direttore dell'OSCE di Banja Luka. Fonte: Jean Toschi Marazzani Visconti, 19 febbraio 2008


=== 6: FLASHBACK ===

http://www.focus-fen.net/?id=n129067

Focus News Agency (Bulgaria) - December 10, 2007

Cyprus opposes separation and recognizing the independence of Kosovo 

Nicosia - The Republic of Cyprus will not agree with
the separation or recognition of the independence of
Kosovo, the spokesman of the Cypriot Government
Vasilis Palmas said, cited by the Greek daily
Naftemporiki. 
According to Palmas, the position of Cyprus against
the separation of Kosovo is coordinated with
international law. 

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http://www.cyprus-mail.com/news/main.php?id=36583&cat_id=1

Cyprus Mail -  December 16, 2007

We’re right to be worried about Kosovo 

Even without Russian goading, it is hardly surprising
that Cyprus should be extremely nervous at current
developments over the status of Kosovo, to the point
where Cyprus looks likely to block a common EU
position recognising any declaration of independence.
Such a declaration is expected within weeks, after the
expiry of a final deadline for talks aimed at securing
agreement on the future of Kosovo between Serbia and
the ethnic Albanian leaders of its breakaway province.
All along, the United States and the European Union
have encouraged the Kosovo Albanians in their demand
for independence, indicating that it would secure
international recognition irrespective of Serbia’s
consent. Belgrade, meanwhile, has received equally
consistent support from Russia, ensuring the UN
Security Council at least would never ratify
independence for Kosovo.
Cyprus has made it clear it will back Belgrade all the
way on the issue within the EU. Some may look back to
Cyprus’ traditional solidarity with Serbia, or point
to Nicosia’s desire to please Moscow out of spite
against the ‘Anglo-Americans’. 
But the fact is that the precedent set by
international recognition of a unilateral declaration
of independence in Kosovo could potentially have
catastrophic implications for Cyprus.
....
To partition a sovereign member of the United Nations
without its consent would be a flagrant violation of
the UN charter, rewriting the rules of international
diplomacy.
Indeed, Cyprus is not the only European country to be
reticent. Spain, with its own regional separatist
movements, is worried about the implications of the
move, while Moscow’s support for Belgrade is not just
a throwback to the Cold War but an acknowledgment of
the precedent it could set for separatists within its
own country.
For Cyprus, the dangers are obvious: international law
– for decades the basic platform for the country’s
political struggle – is replaced by the ruthless
interests of power politics. 
If Kosovo is recognised by the United States and
others, why not the ‘TRNC’ and to hell with the legal
niceties! 
Serbia is weak, recovering from more than a decade as
an international pariah. 
What are the dangers that Cyprus too may soon be seen
as an unreliable partner to be sacrificed on the altar
of expediency, especially if the Greek Cypriots are
perceived to be the obstacle to a solution?
Recognition of the north may soon no longer be the
taboo for the international community that it has been
until now. The government may at last be waking up to
that reality. It is worried, and with reason.

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http://www.jurnalul.ro/articole/112221/romania-will-not-recognize-kosovo-as-an-independent-state

Jurnalul National (Romania) - December 16, 2007

Romania Will Not Recognize Kosovo As An Independent State

by Anca Aldea, Delia Zahareanu 

The heads of state and government of the 27 European
Union member states debated yesterday on a common EU
strategy regarding the independence of the Kosovo
region, in the Former Republic of Yugoslavia.
While other leaders in Brussels took a wait-and-see
approach to not avoid provoking both Serbia – who is
against the independence of its neighboring province –
and Russia – who backs the Serbs, the Romanian
prime-minister Calin Popescu Tariceanu begged to
differ.
He did so along Cyprus, Greece, Slovakia and Spain,
who all stated they would not recognize the
independence of the Kosovo province.
“We shall not recognize the independence of Kosovo as
we have our reserves regarding it,” said Tariceanu.
The PMs latest statement collides with the one he made
back in July, when he said that he agreed with the
Ahtisaari Plan, which provided for a Serb-supervised
independence for Kosovo. 
President Traian Basescu showed a rare agreement with
Tariceanu, stating that Romania's stance at the UE
summit “was constructive, European and defended the
country's national interest.”
He also said Romania would take part in the EU mission
in Kosovo to avoid signing treaties with a state it
does not recognize, in case the region would go ahead
and unilaterally proclaim its independence.
A EU mission will be dispatched to Kosovo after
Christmas, according to the Portuguese Prime Minister
Jose Socrates.

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http://www.ruvr.ru/main.php?lng=eng&q=20670&cid=45&p=23.12.2007

Voice of Russia - December 23, 2007

Cyprus opposes unilateral recognition of Kosovo’s independence

Cyprus has confirmed it would oppose the unilateral
recognition of Kosovo’s independence. 
Foreign Minister of the Republic of Cyprus Erato
Kozako-Markuli has told the journalists that the
partners in the EU had been informed already on
Cyprus’s position on the issue. 
Nicosia fears that the Kosovo precedent may provoke
protests among the Cyprus Turks. 
The island was divided in 1974, after Turkey occupied
its northern part and proclaimed it’s the Republic of
Northern Cyprus. 
Only Ankara recognized the new state. 
On Saturday three Balkan countries - Greece, Romania
and Bulgaria - backed Russia’s position on Kosovo and
called on the rest of the participants to continue
diplomatic consolations.

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http://www.panarmenian.net/news/eng/?nid=24905

PanArmenian.net - February 18, 2008

Spain, Georgia, Indonesia not going to recognize Kosovo independence 

"The Spanish government is not going to recognize the
unilateral act proclaimed yesterday by the Kosovar
assembly," said Spanish Foreign Minister Miguel Angel
Moratinos. “We eye this move as disrespect for
international legislation,” he added.
Georgia also joined the states refraining from
recognizing independence of the breakaway province.
“We wonder what will happen to our territories. We
will wait and see how Russia behaves as regards
Abkhazia and South Ossetia,” he said.
Indonesia also announced it’s not ready to recognize
the independence of Kosovo, Reuters reports.

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http://news.xinhuanet.com/english/2008-02/18/content_7626891.htm

Romania says Kosovo's declaring independence illegal 

BUCHAREST - Romanian President Traian Basescu said on
Monday that Kosovo's unilateral declaration of
independence is illegal. 
Basescu summoned the parliamentary parties leaders at
Cotroceni Presidential Palace to discuss the recent
developments in the region. 
He reiterated that Romania's stand on Kosovo's
independence remains unchanged. 
Basescu told the parliamentary party leaders that
neither himself, nor Prime Minister Calin
Popescu-Tariceanu made any statements on Sunday, right
after Kosovo's declaration of independence, because it
was established that no head of state or government
would make any statements before the end of the CAGRE
(the Council of General Affairs and External
Relations) meeting in Brussels, devoted to
consultations on the status of Kosovo. 
Basescu has repeatedly said Romania will not recognize
an independence that might be declared unilaterally by
the Pristina-based ethnic Albanian authorities. 
Kosovo on Sunday morning declared its independence,
after the Parliament in Pristina adopted a declaration
of independence from Serbia, read at the extraordinary
meeting of the Kosovo's legislative by Premier Hashim
Thaci. 

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http://en.apa.az/news.php?id=44365

Azeri Press Agency - February 18, 2008

Azerbaijani Foreign Ministry: Kosovo’s declaration of
independence from Serbia contradicts international
legal norms

Lachin Sultanova

Baku - “Kosovo Provisional Authority’s declaration of
independence from Serbia contradicts international
legal norms and is illegal,” spokesman for Foreign
Ministry Khazar Ibrahim told journalists while
expressing Azerbaijan’s position on the declaration of
Kosovo’s independence, APA reports. 
According to him, unilateral achievement of
self-determination and declaration of independence is
forbidden in the framework of international law. 
The diplomat said Azerbaijan supports the positions of
none of the sides. 
“Azerbaijan’s position is based on its national
interests. It shows that Azerbaijan respects
international law and understands its items properly. 
"Supporting somebody, or building policy in any
direction is out of question. 
"Azerbaijan prefers its national interests, Azerbaijan
is an independent and a self-reliant state and will
always act in line with its interests and
international law,” he said.
Taking a stance on the international organizations’
deploying forces in Kosovo, Khazar Ibrahim said if the
international organizations – the European Union and
others - pass decisions on deploying any forces in
Kosovo, this process should be in the framework of
relevant international documents. 
....

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http://news.monstersandcritics.com/europe/news/article_1391760.php/Moldova_calls_Kosovo_independence_&quotworrying"__Extra_

Deutsche Presse-Agentur - February 18, 2008

Moldova calls Kosovo independence "worrying" 

Chisinau - The government of Moldova on Monday called
Kosovo's recent declaration of independence 'worrying'
and 'a dangerous precedent,' the Interfax news agency
reported. 
The Romanian-speaking former Soviet republic Moldova
lost control of roughly one-third of its territory,
the Russian-speaking province of Transnistria, in a
civil war ending in 1992. 
'The possibility of (international support) of
Kosovo's declaration of independence is a cause of
deep concern to the Republic of Moldova,' a statement
made public by the Foreign Ministry said in part. 
It was the first official reaction by Chisinau to
Kosovo's declaration of independence. 
Transnistria's...leadership has long argued that if
Kosovo should be independent, so should Transnistria. 
The NATO nations' argument that Kosovo is a special
case and so its separation from Serbia should not
apply to other breakaway regions is, in the opinion of
the Moldovan government, dangerous and destabilising,
according to the statement. 
'In spite of however unique the Kosovo problem might
be, its 'resolution' is not only a unilateral
violation of the territorial integrity of Serbia, but
a serious factor for the destabilisation of Europe,
and a dangerous stimulus for separatist movements in
other conflict zones,' the statement said. 
Moldova's Communist government has long touted Moldova
as a potential European Union candidate with a free
market economy and European values. The Foreign
Ministry statement was one of the harshest criticisms
of EU and NATO policy by Chisinau in a half-decade. 
Moldova's opposition parties in a rare show of
solidarity with the Communist leadership also
criticised Kosovo's declaration of independence,
without exception on grounds it would give impetus to
Transnistria's efforts to separate from Moldova. 
Moldova and Transnistria have been locked in talks of
a return of Transnistria to Moldovan sovereignty since
1994. 
Russia, Ukraine, and the Organization for Security and
Cooperation in Europe (OSCE) have attempted to broker
the conflict, but differences of opinion on the need
for Russian troops in Transnistria, and the terms of
Transnistria's return to Moldovan control, have
stalled the talks for years. 

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http://www.pr-inside.com/slovakia-won-t-recognize-kosovo-r443229.htm

Associated Press - February 18, 2008

Slovakia won't recognize Kosovo

BRUSSELS, Belgium - Slovakia reiterated Monday that it
will not recognize Kosovo as an independent nation.
"Slovakia does not see a way to recognize Kosovo,"
Foreign Minister Jan Kubis said after a meeting of EU
foreign ministers. 
Slovakia, with a sizable Hungarian minority living in
the south, fear Kosovo's move to break away from
Serbia could exacerbate its own ethnic tensions. 

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http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_columns_100026_27/02/2008_93802

KATHIMERINI (GREECE)
COMMENT

Wednesday February 27, 2008

Glaring errors in the Balkans

By Alexis Papachelas

The end of the Kosovo crisis is being written in the most crude and illegal
manner. Regardless of who was right or wrong 10 years ago, a country is
being punished with amputation, while at the same time the Pandora's box of
Balkan border shifts has been reopened.
I have long tried to understand why the US got involved in Kosovo. I spoke
to many of the protagonists of the war and was unable to get a convincing
answer. The Balkan region has no oil fields or rich ore deposits and has
little geopolitical significance.
One theory, perhaps the most convincing, is that the Kosovo war was the
first time Washington was without a serious adversary and with a lot of
clout. When there is no one to fear, you lose your geopolitical bearings.
Fresh out of the Cold War and dizzy with the power you have, you end up
wasting it in areas of little importance. In Kosovo, the US acted like a
fully armed version of the Red Cross. It leveled the Serb army and ended a
heinous humanitarian crisis. In the minds of some US officials, they thus
also showed they cared about some Muslims. It was an antidote to the
anti-American fever spreading across the Islamic world.
America's biggest mistake was entering the Balkans for no particular purpose
and with no real plan. Washington was lured by the Albanian lobby in the US
without knowing what lurked behind. The Americans entered the Balkans,
ignored history, turned it upside down and are now rushing to tie up all the
loose ends.
What actually collapsed in Kosovo was the dream of an effective common
European foreign policy. This may even have been the US's real target. But
now that the political geography of the Balkans is being redrawn, it remains
to be seen how far Russia is prepared to go, whether Washington has an an
ulterior motive and whether Europe has since matured.

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http://www.javno.com/en/world/clanak.php?id=124656

Agence France-Presse - February 18, 2008

Cyprus Warns Against Kosovo Precedent 

For the Greek Cypriots in the south, Kosovo`s
declaration could set a precedent for the
self-declared Turkish Republic of Northern Cyprus. 
"We consider that a unilateral declaration of
independence is outside the framework of international
principles and the international community,"
government spokesman Vasilis Palmas told AFP. 
"This type of recognition causes a precedent and will
cause problems in the future and I wonder where this
type of recognition will stop with other states
seeking to do the same," said the spokesman of the
internationally-recognised government. 
For the island's majority Greek Cypriots in the south,
Kosovo's declaration could set a precedent for the
self-declared Turkish Republic of Northern Cyprus
(TRNC), which is recognised only by Ankara. 
"Our position has been made crystal clear and it is
understood by the EU. This doesn't cause disunity
among member states, simply our objection has been
registered in a constructive manner," said the
spokesman. 
EU foreign ministers were holding a crisis meeting on
Monday on Kosovo's split from Serbia amid signs of
intense behind-the-scenes wrangling over recognition
of the new state. 
Spain has led a number of EU nations - Cyprus,
Bulgaria, Greece, Romania, and Slovakia - reluctant to
back Kosovo because of their own territorial integrity
issues. But the EU's Slovenian presidency said many
European nations were still set to recognise the new
state. 
The TRNC hailed Kosovo's declaration. 
"I salute the independence of Kosovo," Turkish Cypriot
leader Mehmet Ali Talat said in a statement. "I ask
that those who object to the independence of Kosovo
take into consideration that no people can be forced
to live under the rule of another people." 
....

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http://www.b92.net/eng/news/politics-article.php?yyyy=2008&mm=02&dd=19&nav_id=47835

Beta News Agency - February 19, 2008

Cyprus rejects Kosovo declaration 

NICOSIA - Cyprus has today officially condemned the
ethnic Albanians' unilateral declaration of
independence.
A Foreign Ministry statement says that Nicosia views
this move as a violation of Serbia's territorial
integrity and sovereignty.
The announcement comes one day after an EU ministerial
meeting in Brussels, unable to come up with a joint
policy over recognizing Kosovo, leaving it instead to
its member states to decide individually. 
And while some large European countries such as
France, the UK and Italy have decided to recognize
Kosovo with record speed, despite Serbia's position
that both the declaration and its recognition are
illegal, Cyprus held its ground on the issue. 
"This act of secession falls outside of the framework
of international law, and is therefore null and void,"
official Nicosia said. 
The statement, which can be viewed as strong support
for Belgrade's position, adds that this EU member also
considers the declaration in breach of the UN Charter,
the Helsinki Final Act and UN Security Council
Resolution 1244. 
"We are certain that a final status solution agreed on
by both sides can and must be reached through dialogue
and negotiations, and then approved by the Security
Council, the body that has the role of maintaining
peace and security," the statement concluded. 

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http://www.ruvr.ru/main.php?lng=eng&q=23412&cid=45&p=26.02.2008

Voice of Russia - February 26, 2008

Ghali: Kosovo’s independence creates dangerous historical precedent 

The tearing away of the province Kosovo from Serbia
and recognition of Kosovo’s independence by some
countries creates a dangerous historical precedent,
says the former UN Secretary-General and one of the
more authoritative international politicians, Boutros
Boutros-Ghali. 
He underscored in an interview with the Qatar Arraya
newspaper that encouraging separatism threatens the
unity of many countries, a reason why this kind of
approach was rejected in many cases last century. 
Boutros-Ghali said some of the countries that the
Kosovo precedent may cause to break up are Spain,
Turkey and Macedonia. 

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http://www.balkaninsight.com/en/main/news/20302/

Cyprus Will Never Recognise Kosovo

Belgrade | 17 June 2009 | 

Cyprus' Defence Minister, Costas Papacostas, told reporters in Belgrade yesterday that his country will never recognise Kosovo's independence.
"This is the consistent stand of the Republic of Cyprus and one that we advocate in the European Union," Papacostas said at a news conference in Belgrade after formal meetings with Serbian Defense Minister Dragan Sutanovac.
Papacostas underlined that Cyprus fully supports the Serbian path toward European integration and that this issue is completely separate from the issue of Kosovo.
"Serbia is part of Europe and should be a member of the European Union if it wishes so," Papacostas said. 
"Cyprus is the only country in Europe that is under occupation," Papacostas continued. He claimed it was being occupied by Turkey -- another country that wishes to join the EU.
He also added that his government is dedicating resources and energy to resolving this longstanding conflict through negotiations with the Turkish side.
Sutanovac announced that "Cyprus and Serbia are sharing the security risks and threats" and thus, by the end the year both countries are planning to sign a defence cooperation agreement.
Slavica Djukic-Dejanovic, Serbian Parliament Speaker met with Papacostas and agreed that Serbia's integration into the European Union is a matter that needs expediting and is of greatest political importance for the EU when considering the Western Balkans.
Papacostas offered its full support to Serbian endeavors in preserving its sovereignty and territorial integrity, and restated Cyprus' commitment to Serbia's path toward European integration, including its right to preserve its territorial integrity.



=== 7: FLASHBACK ===


Fonte: Notizie Glassrbije (Radioyu.orgGlassrbije.org)


Brown: l’entrata della Serbia nell’Unione europea dipende dal Kosovo
 
13 dicembre 2007 17:06 - Il premier britannico Gordon Brown ha dichiarato che l’intenzione di Belgrado di associarsi all’Unione europea potrebbe dipendere dall’accettazione del diritto del Kosovo di ricevere l’indipendenza. L’interesse a lungo termine della Serbia dipendere veramente dal fatto se accetterà il fatto che rischia i rapporti con l’Europa se non si raggiungerà la soluzione per il problema kosovaro, ha evidenziato Brown davanti ai parlamentari britannici. Lui ha lanciato un appello alla Serbia di raggiungere l’accordo sul futuro del Kosovo, ed ha ripetuto che Londra si sta adoperando per l’indipendenza supervisionata della regione meridionale serba, con la garanzia dei diritti ai serbi.


La Cina è profondamente preoccupata per la proclamazione dell’indipendenza kosovara
 
18 febbraio 2008. 15:11 - Il membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU con il diritto di veto, Cina, ha espresso una profonda preoccupazione per la proclamazione di ieri della spartizione del Kosovo dalla Serbia, ed ha invitato ambedue le parti a continuare i negoziati. Il portavoce del Ministero cinese degli esteri Liu Jiaciao, nel comunicato della Pechino ufficiale ha ripetuto la posizione della

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