IL GIORNO DI QUALE RICORDO?

0) Che cosa ricordiamo noi il 10 Febbraio
1) Iniziativa di GORIZIA 10/2: CAMBIO SEDE causa repressione di regime
2) ALTRE INIZIATIVE SEGNALATE:
- MONTE SAN SAVINO (AR) 10/2: PARTIGIANI ITALIANI IN JUGOSLAVIA / DRUG GOJKO
- PARMA 10/2: FOIBE E FASCISMO 2016 / PARTIZANI. LA RESISTENZA ITALIANA IN MONTENEGRO
- BOLOGNA 12/2: PARTIZANI. LA RESISTENZA ITALIANA IN MONTENEGRO
- FORLI' 13/2: Alessandra Kersevan su FASCISMO, CONFINE ORIENTALE, FOIBE
- SCHIO (VI) 13/2: Claudia Cernigoi  su OPERAZIONE FOIBE. TRA STORIA E MITO
3) Il convegno sul confine orientale (italiano) dell’ANPI il 16/1/2016 a Milano (di Marco Puppini)
4) Prorogati di 9 anni i termini per assegnare le "medaglie per infoibati" (di Marco Barone)
5) ALTRE CILIEGINE:
- L'UNICO INFOIBATO AL POZZO DELLA MINIERA DI BASOVIZZA...
- IL PRIMO GIORNO DEL RICORDO DELLE "VITTIME DEL COMUNISMO PARTIGIANO"? FU ISTITUITO GIÀ DA MUSSOLINI: 30 GENNAIO.
- ARTE DI REGIME: "GLI ITALIANI, VITTIME ACERBE DI UNA PULIZIA ETNICA"
- "INFOIBATI" DI GORIZIA: DOPO TRE MESI ANCORA NON CI DICONO I NOMI


Altri link segnalati:

IL GIORNO DEL RICORDO NEL CONSIGLIO REGIONALE DEL FVG: "DALLA PULIZIA ETNICA, ALLA STRAGE DI VERGAROLLA LA PRIMA DELLA REPUBBLICA"
di Marco Barone, 2 febbraio 2016
... il top del top, lo si raggiungerà con l'assoluta falsità storica. Già in passato Cristicchi, voce e megafono di una parte di storia su queste vicende, aveva fatto intendere che "Io ricordo Vergarola, una delle più gravi stragi mai accadute in Italia, in tempo di pace”. E qui cosa si dice? Che: "la strage sulla spiaggia di Vergarolla a Pola il 18 agosto 1946, che provocò la morte di non meno di 80 persone, in gran parte italiani - ha ammonito - è emblematica del clima di allora: possiamo considerarla la prima strage della nostra Repubblica, ben prima di piazza Fontana e della stazione di Bologna"...
http://xcolpevolex.blogspot.it/2016/02/il-giorno-del-ricordo-nel-consiglio.html
Orazione pubblica per il Giorno del Ricordo tenuta da Lucia Bellaspiga presso l’Aula del Consiglio regionale del FVG (di Lucia Bellaspiga, Giornalista di Avvenire)
http://www.anvgd.it/notizie/20157-orazione-pubblica-per-il-giorno-del-ricordo-tenuta-da-lucia-bellaspiga-presso-laula-del-consiglio-regionale-del-fvg-03feb16-.html

L’INCREDIBILE STORIA DI #FOIBE, UNO DEI PIÙ GRANDI KOLOSSAL MAI GIRATI (APPUNTO, MAI GIRATI). UNA BUFALA DA #GIORNODELRICORDO
di Nicoletta Bourbaki / Giap, 31.01.2016
... Tutto inizia negli ultimi giorni del 2010, quando Il Piccolo di Trieste e una manciata di altri giornali annunciano l’intento di Zeppellini (...) di girare in Friuli Venezia Giulia un film sulle foibe, preannunciando che il successivo 10 febbraio «è prevista una conferenza stampa negli Stati Uniti, al quale parteciperà anche Paolo Sardos Albertini in rappresentanza della Lega nazionale»...
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=23517

GIORNO DEL RICORDO... SMEMORATO - [Materiali per approfondire a cura di eQual]
... L’anno scorso abbiamo scritto una riflessione storica e politica su questo tema che è stata ripresa anche sul sito della Wu Ming Foundation all’interno di un lungo post sul tema del “10 febbraio” che smonta buona parte della propaganda sul tema delle foibe e del cosiddetto “esodo”. La scorsa primavera abbiamo invece organizzato l'evento “ITALIANI BRAVA GENTE - l'amnesìa sui crimini di guerra dell'Italia fascista” durante il quale lo storico Davide Conti (Università di Roma) ha gettato luce su un lato importante della storia recente del nostro paese, il cui oblio ha ripercussioni concrete anche sul presente...  
https://www.facebook.com/equal.info/photos/a.422973534411641.91545.381406008568394/1039068572802131/?type=3&theater
>> Articoli: 
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=20954 //
https://equalmn.wordpress.com/2015/02/10/un-giorno-del-ricordo-smemorato/
>> Video: 
Le amnesie sui crimini di guerra dell'Italia fascista - Davide Conti (eQual Mn)
11 aprile 2015 - eQual - Mantova: ITALIANI BRAVA GENTE - l'amnesìa sui crimini di guerra dell'Italia fascista, dall'immediato dopoguerra all'apertura dell'armadio della vergogna come ostacolo allo sviluppo democratico.
Dialogano insieme DAVIDE CONTI (scrittore e ricercatore di storia all'Università di Roma) e Oscar Porcelli (laureando in storia - associazione eQual).
[L'incontro fa parte del ciclo di eventi della "Lunga strada verso la Liberazione" organizzati in collaborazione tra Arci Virgilio, Anpi Mantova ed associazione eQual]

FASCISMO, GUERRA DI STERMINIO, FOIBE: REVISIONISMO DI STATO E AMNESIE DELLA REPUBBLICA
A cura di ANPI "68 Martiri" Grugliasco, 10 febbraio 2013-2014-2015-2016
Come militanti antifascisti dell'ANPI riteniamo fondamentale condividere questo materiale e queste informazioni sul tema "giorno del ricordo" in vista di un più ampio dibattito sul neofascismo, la propaganda nazionalista e il revisionismo politico della storia: quanto segue vuole essere uno spunto utile e costruttivo per le nostre discussioni...


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10 FEBBRAIO

1943 - Inizia la storica battaglia sul fiume Neretva, detta anche la "battaglia per i feriti". Una delle battaglie più significative della Guerra di liberazione jugoslava. Durò fino al 31 marzo.
Su questa battaglia è stato girato il film omonimo, con attori prestigiosi jugoslavi e stranieri, come Orson Welles, Yul Brunner, Sergej Bondarcuk, Silva Koscina, Franco Nero.
1945 - A Remetinec, cittadina vicino Zagabria, gli ustascia hanno impicato 30 civili – croati, serbi, ebrei e lo sloveno Janko Rakus, attore di Zagabria.
1947 - A Parigi è stato firmato il Trattato di Pace tra le Forze alleate che hanno vinto la guerra e gli Stati alleati dell'ex Terzo Reich: Italia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Finlandia.
1979 - A Lubiana muore Edvard Kardelj, eroe, teoretico marxista, rivoluzionario, statista, delfino di Tito.

(a cura di Ivan Pavičevac)


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GORIZIA mercoledì 10 febbraio 2016 alle ore 16:00

ATTENZIONE causa repressione di regime L'INIZIATIVA (anziché a Palazzo Attems) E' SPOSTATA presso: 
Aenigma Bar, VIA NIZZA N. 2, 34170 Gorizia

11 ANNI DI "GIORNO DEL RICORDO"
Tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo

Alessandra KERSEVAN: Il ruolo della X Mas al confine orientale
Claudia CERNIGOI: Il "fenomeno" delle foibe e gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945
Sandi VOLK: 10 anni di onorificenze della legge del Ricordo
Piero PURINI: Gli esodi prima e dopo il secondo conflitto mondiale
Marco BARONE: "Volemo tornar". L'irredentismo del terzo millennio
Nota di inquadramento storico e coordinamento del dibattito a cura di Marco PUPPINI

Organizzato da Resistenza Storica
in collaborazione con Sinistra Goriziana Antifascista


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Fonte: Marco Barone su
https://www.facebook.com/events/174126959625037/permalink/176006182770448/

Giorno del ricordo a ‪#‎Gorizia‬ e agibilità democratica: Revocata sala gestita dalla provincia a resistenza storica. Si svolgerà assemblea sulla mancanza di agibilità democratica in città e dove si parlerà in ogni caso del giorno del ricordo alle ore 16.00 il 10 febbraio presso il bar Aenigma di via Nizza 2 in Gorizia. Si invita tutta la cittadinanza a partecipare per denunciare pubblicamente quanto accaduto a Gorizia nel giorno della memoria condivisa di Stato. Segue una nota:

Era stato promosso dal gruppo di Resistenza Storica e sinistra goriziana antifascista, un convegno per il 10 febbraio dal seguente titolo, da svolgersi in Gorizia, presso il palazzo provinciale Attems:11 ANNI DI "GIORNO DEL RICORDO" Tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo. Questi gli interventi previsti: Alessandra KERSEVAN: Il ruolo della X Mas al confine orientale; Claudia CERNIGOI: Il "fenomeno" delle foibe e gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945; Sandi VOLK: 10 anni di onorificenze della legge del Ricordo; Piero PURINI: Gli esodi prima e dopo il secondo conflitto mondiale; Marco BARONE: "Volemo tornar". L'irredentismo del terzo millennio; nota di inquadramento storico e coordinamento del dibattito a cura di Marco PUPPINI. Contestualmente a ciò, nella stessa giornata, nella stessa città, ma in luogo diverso, è previsto il convegno organizzato dalla Lega Nazionale di Gorizia, con l'alto patrocinio della Prefettura, Provincia e Comune di Gorizia. Nella locandina, di questo convegno emerge con gran forza quella che ben può essere definita come una grande allucinazione ufologica storica, quale la pulizia etnica contro gli italiani. Quella del giorno del Ricordo è una legge profondamente ideologica. Legge che ha il suo fondamento nel revisionismo storico, nella memoria condivisa, che poi altro non è che la memoria nazionalistica di alcuni "eletti" elevata a rango di verità per tutti, dogma da condividere senza alcuna critica, salvo qualche piccola sfumatura, che deve essere concessa ma che non intaccherà la mistificazione storica, la manipolazione in chiave nazionalistica e revisionistica della storia del confine orientale. Il Presidente della Lega Nazionale di Gorizia, sulla pagina facebook dell'evento pubblico del convegno organizzato da Resistenza Storica così scriveva il 5 febbraio: " Liberi di organizzare quello che volete ma non manifestazioni provocatorie in una giornata solenne". E rilanciava il 6 febbraio: "Quando aggiornate la data del vostro evento che non può essere provocatoriamente svolto il 10 febbraio?" La Sala del palazzo Attems per lo svolgimento del convegno era stata richiesta dal consigliere PRC della provincia di Gorizia Dario Furlan, per iscritto, via mail, alla Provincia di Gorizia che attualmente è governata dal Pd. E non era emerso alcun tipo di problema, né politico né tecnico, tanto che la sala, per quello che è stato riferito a Resistenza Storica, risultava essere stata concessa. Ma, subito dopo la pubblicizzazione dell'evento in rete, da parte di Resistenza Storica, arriva una prima notizia di richiesta di spostamento dell'iniziativa. Poi, il giorno 8 febbraio, a ridosso del 10 febbraio giunge notizia informale che per una presunta inopportunità politica la sala non verrà più concessa per il 10 febbraio. A quanto pare a Gorizia il 10 febbraio possono avere agibilità democratica nei palazzi delle nostre Istituzioni, quindi di tutti, solo i cultori della memoria condivisa. Chiamasi regime antidemocratico.Tutti coloro che osano delle critiche avverso il revisionismo storico e la memoria condivisa, in quel giorno, assunto oramai per come strutturato nella sua sostanza a verità nazionalistica di Stato, gli storici, i critici, gli studiosi non allineati, in un contesto perfettamente legale, costituzionale e legittimo, non hanno diritto di parola alcuno. Ed il tutto in una città dove si svolgono manifestazioni di Casapound, i fascisti del terzo millennio, e che le recenti inchieste dell'Espresso hanno ben evidenziato di cosa stiamo parlando, "un arresto ogni tre mesi, una denuncia a settimana", una città che accoglie nella sua sede istituzionale, quale il Comune, chi fa il saluto fascista, e chi celebra la battaglia di Tarnavova, quale la Decima Mas, che Repubblica, proprio sul caso di Gorizia, ha così definito "flottiglia di torturatori e fucilatori fascisti che in Friuli Venezia Giulia operò anche per il Terzo Reich". A Gorizia vi è un problema enorme di agibilità democratica, ed è ancora più grave quando l'inopportunità politica, ergo convenienza politico elettorale, di certe e date iniziative, viene sollevata da parte di una certa sinistra governativa. E poi mischiare la convenienza politica con la ricerca storica è una cosa che si commenta da sola per la sua gravità. Insomma il 10 febbraio non tutti hanno il diritto di parlare, salvo, ad esempio, quelli che vanno in alcune scuole d'Italia, a "ricordare per ritornare" con tanto di locandina pubblica, nelle terre ancora oggi contese da una parte del nazionalismo nostrano, come l'Istria.Il 10 febbraio è un giorno ove la democrazia salta, un giorno ove ogni critica viene liquidata nella formula becera e vigliacca di negazionismo o giustificazionismo. Ennesima pagina buia e nera per Gorizia e non solo. Nonostante tutto il 10 febbraio si svolgerà presso il bar Aenigma di via Nizza 2 in Gorizia, alle ore 16, un momento assembleare dove si invita tutta la cittadinanza a partecipare per denunciare pubblicamente quanto accaduto a Gorizia nel giorno della memoria condivisa di Stato. mb

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GORIZIA, 10 FEBBRAIO 2016, PROVE TECNICHE DI REGIME

Revocato dall'amministrazione provinciale l'uso della sala per il convegno storico. 
Il Presidente della Lega Nazionale di Gorizia, sulla pagina facebook dell'evento pubblico del convegno organizzato da Resistenza Storica così scriveva il 5 febbraio: " Liberi di organizzare quello che volete ma non manifestazioni provocatorie in una giornata solenne". E rilanciava il 6 febbraio: "Quando aggiornate la data del vostro evento che non può essere provocatoriamente svolto il 10 febbraio?" La Sala del palazzo Attems per lo svolgimento del convegno era stata richiesta dal consigliere PRC della provincia di Gorizia Dario Furlan, per iscritto, via mail, alla Provincia di Gorizia che attualmente è governata dal Pd. E non era emerso alcun tipo di problema, né politico né tecnico, tanto che la sala, per quello che è stato riferito a Resistenza Storica, risultava essere stata concessa. Ma, subito dopo la pubblicizzazione dell'evento in rete, da parte di Resistenza Storica, arriva una prima notizia di richiesta di spostamento dell'iniziativa. Poi, il giorno 8 febbraio, a ridosso del 10 febbraio giunge notizia informale che per una presunta inopportunità politica la sala non verrà più concessa per il 10 febbraio. 

Ci domandiamo: Luca Urizio sapeva che la sala ci sarebbe stata revocata prima che ce lo comunicassero? 
Ma consideriamo che negare una sala pubblica ad un gruppo di storici solo perché vengono considerati dall'amministrazione pubblica "inopportuni" politicamente, significa che in questo Paese la lettura della storia è decisa dalle istituzioni che ci governano. 
E' una storia di regime.

Claudia Cernigoi
8/2/2016

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COMUNICATO STAMPA

Con un atto d'imperio paragonabile al concetto de "lo Stato sono io" di franco-borboniana reminiscenza, il presidente della provincia di Gorizia (in quota PD) Enrico Gherghetta ha revocato il già concesso uso di una sala provinciale richiesto dal gruppo consiliare di Rifondazione comunista per un convegno storico da tenersi il 10 febbraio in occasione del Giorno del ricordo, convegno che avrebbe visto la presenza di storici qualificati sull'argomento (Marco Puppini, Alessandra Kersevan, Claudia Cernigoi, Sandi Volk, Piero Purini) e dell'avvocato Marco Barone.
Il veto di Gherghetta, posto per motivi "politici" che non ha peraltro ritenuto opportuno chiarificare, non costituisce solo un gravissimo atto di censura preventiva nei confronti della libera espressione della ricerca intellettuale, ma anche una palese violazione della legge istitutiva del Giorno del ricordo (Legge 92/04) che prevede tra le altre cose l'approfondimento "delle più complesse vicende del confine orientale", approfondimento che costitutiva il senso del nostro convegno.
D'altra parte, consideriamo che Comune e Provincia di Gorizia hanno aderito acriticamente alla manifestazione commemorativa del 10 febbraio promossa da Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Lega nazionale di Gorizia, il cui manifesto recita (testualmente) "in memoria del dramma dell'esodo dei 350.000 istriani fiumani e dalmati - sottoposti ad una vera e propria pulizia etnica e dell'iniquo Trattato di pace", avallando quindi non solo le falsità storiche sulle cifre dell'esodo e su una presunta pulizia etnica che non è mai accaduta, ma addirittura definendo "iniquo" il Trattato di pace, legge dello Stato. 
Sono questi i motivi "politici" che hanno portato il più alto rappresentante eletto della Provincia di Gorizia a censurare un convegno storico, abusando del proprio ruolo istituzionale? E se questa è la politica espressa dal "centrosinistra" nella nostra Regione, non comprendiamo a questo punto in cosa tale politica differisca dalle esternazioni di CasaPound e dei nostalgici della Decima Mas (i cui rappresentanti sono stati senza alcuna censura o distinguo accolti nell'aula del Consiglio comunale di Gorizia con tanto di labari sia di questo corpo collaborazionista, macchiatosi di orrendi crimini contro la popolazione civile, sia della stessa RSI, in palese violazione della normativa tuttora vigente contro l'apologia del fascismo).
Invitiamo coloro che leggeranno questo comunicato condividendone i contenuti ad inviare una mail di protesta al presidente Gherghetta, a questa mail.

presidente@...

Ora e sempre Resistenza!

Claudia Cernigoi
giornalista e ricercatrice storica, Trieste
9/2/2016


=== 2: ALTRE INIZIATIVE SEGNALATE ===


--- MONTE SAN SAVINO (AR) mercoledì 10 febbraio 2016

*** alle ore 18.30
all’Interno 43 – via Sansovino 43

incontro/aperitivo con i protagonisti dell'evento teatrale DRUG GOJKO sui temi:
* Diventare testimoni. Ricordo del partigiano Nello Marignoli (con l'attore Pietro Benedetti)
* Partigiani italiani in Jugoslavia, un esempio di unità e fratellanza (con Andrea Martocchia, segretario del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS)

*** alle ore 21:15 presso il Teatro Verdi – Via Sansovino 66

DRUG GOJKO
con Pietro Benedetti
regia Elena Mozzetta

produzione ANPI Viterbo
in collaborazione con Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia

Drug Gojko (Compagno Gojko) narra, sotto forma di monologo, le vicende di Nello Marignoli, classe 1923, gommista viterbese, radiotelegrafista della Marina militare italiana sul fronte greco-albanese e, a seguito dell'8 settembre 1943, combattente partigiano nell'esercito popolare di liberazione jugoslavo. Lo spettacolo, che si avvale della testimonianza diretta di Marignoli, riguarda la storia locale, nazionale ed europea assieme, nel dramma individuale e collettivo della seconda guerra mondiale. Una storia militare, civile e sociale, riassunta nei trascorsi di un artigiano, vulcanizzatore, del Novecento, rievocati con un innato stile narrativo, emozionante quanto privo di retorica...

Prezzi dei biglietti:
LINEA VERDE intero ridotto*
Platea e Palchi I e II ordine € 10.00 € 8.00
Palchi III ordine  € 8.00 € 6.00
* ridotto: soci Rete Teatrale Aretina, Arci, Acli; studenti (fino a 25 anni), minorenni, ultra sessantacinquenni, abbonati alle stagioni dei teatri aderenti alla Rete Teatrale Aretina.
ALTRE INFO: http://www.officinedellacultura.org/teatro_cinema.php?sel=1


--- PARMA mercoledì 10 febbraio 2016

alle ore 21 presso il Cinema Astra – Piazzale Volta 3 (43123)

FOIBE E FASCISMO 2016
Manifestazione Antifascista alternativa al "giorno del ricordo" del 10 febbraio

ore 21:00 conferenza
Italiani in Jugoslavia 1941 - 1945 
dall'aggressione fascista alla Resistenza
e alla Divisione Partigiana Garibaldi

ore 21:30 filmato

PARTIZANI
La Resistenza italiana in Montenegro


Conferenza e film di ERIC GOBETTI
ricercatore dell'Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza

ingresso gratuito

ORGANIZZANO:
ANPI - ANPPIA - COMITATO ANTIFASCISTA ANTIMPERIALISTA E PER LA MEMORIA STORICA

evento facebook: https://www.facebook.com/events/1548640905459831/


--- BOLOGNA venerdì 12 febbraio 2016

alle ore 17 presso la sala dell’ex-Reffettorio, via Sant’Isaia 20

PARTIZANI. La Resistenza italiana in Montenegro

un film di Eric Gobetti (2016)
con immagini di repertorio inedite 

Nikšić, Montenegro, 9 settembre 1943. Poco dopo l’alba l’artigliere Sante Pelosin, detto Tarcisio, fa partire il primo colpo di cannone contro una colonna tedesca che avanza verso le posizioni italiane. Nelle settimane successive circa ventimila soldati italiani decidono di non arrendersi e di aderire alla Resistenza jugoslava. I partigiani della divisione Garibaldi raccontati in questo documentario sono eroi semplici, che hanno combattuto il freddo, la fame e una devastante epidemia di tifo, pagando con tremende sofferenze una scelta 
di campo consapevole e coraggiosa.

Sarà presente l’autore 

Presenta Luca Alessandrini


--- FORLI' sabato 13 febbraio 2016

alle ore 15:30 presso la Sala di Via Valverde 15

Chiacchierata e dibattito con la scrittrice

Alessandra Kersevan sul tema:
FASCISMO, CONFINE ORIENTALE, FOIBE

Non dimenticare le tragedie e i crimini del fascismo. Ricostruire le problematiche delle foibe in un’ analisi dettagliata.

Apertura sala ORE 15:00 inizio ORE 15:30
Troverai banchetti informativi sulle lotte al fascismo

Assemblea Antifascista Forlivese
www.lascintillaonline.org


--- SCHIO (VI), sabato 13 febbraio 2016

alle ore 17 presso Palazzo Toaldi Capra

Presentazione del libro 

Operazione foibe. Tra storia e mito
(Udine: Kappa Vu Edizioni, 2005
http://www.cnj.it/documentazione/bibliografia.htm#cernigoi05 )

Con l'autrice Claudia Cernigoi e Ugo De Grandis



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Il convegno sul confine orientale (italiano) dell’Anpi a Milano: una riflessione

di Marco Puppini, 2 febbraio 2016

Ho assistito sabato 16 gennaio al convegno organizzato dall’Anpi nazionale a Milano sul confine orientale, cui ha partecipato una folta rappresentanza di nostri storici regionali. Non sono purtroppo riuscito per ragioni di trasporti ad assistere a tutta la tavola rotonda che si svolgeva nel pomeriggio, mentre ho assistito alle relazioni del mattino. La mia è pertanto una riflessione parziale, che vorrebbe essere utile per sollecitare un dibattito. Sono riuscito ad ascoltare per ultimo Franco Cecotti. Devo dire che non me ne sono pentito. In effetti, a mio giudizio, la prima relazione (Marta Verginella) e l’ultima che ho ascoltato (Franco Cecotti) sono state le migliori, sulle altre mantengo delle perplessità. L’impressione generale in ogni modo è stata che un ascoltatore lombardo (o comunque non friulo – giuliano) che di queste cose giustamente sa poco, alla fine del convegno non abbia risolto i suoi dubbi. “Forse la storia del confine orientale è troppo complessa” ha commentato un ascoltatore vicino a me. Non è vero, ovviamente, tutti i temi senza esclusioni sono complessi e lo storico deve raccontarli in modo comprensibile. In questo senso mi pare che la strategia comunicativa di molti oratori sia stata pessima.
Bene devo dire ha fatto Smuraglia a non prevedere interventi dal pubblico. Molte volte c’è stata una strategia organizzata in particolare dalle destre per trasformare i convegni su questi temi in risse becere. Positivo anche il fatto che ogni studioso rappresentasse se stesso e non una determinata tendenza o associazione, di fronte alle immancabili contestazioni di una associazione di esuli perché non erano presenti “suoi” relatori. Verginella ha volato forse un po’ troppo alto, ma il suo discorso è assolutamente condivisibile. Ha criticato lo stesso titolo del convegno perché nazionalista ed escludente: il confine è orientale italiano, ma anche occidentale sloveno, meglio era parlare di confine italo – sloveno (o jugoslavo). La sua critica ai limiti delle storiografie prettamente nazionali, o al “piano memoriale” attuale che privilegia vittime e testimoni invece di ricerca e documenti sono a mio giudizio corrette. Cecotti è invece andato sul concreto. Sui media si parla di foibe ed esodo almeno da 15 – 20 anni – ha affermato – perché allora c’è qualcuno ancora oggi (e talvolta si tratta di insegnanti) che pensa si parli di argomenti sconosciuti? Da 15 – 20 anni i media ospitano periodicamente articoli su questi temi, ed ogni volta i giornalisti devono scrivere che si tratta di temi di cui non si è in precedenza mai parlato. In un momento in cui il mondo si globalizza e si parla di storia mondiale, in realtà si sta affermando una storia nazionale, o meglio in questo caso una storia regionale (della Venezia Giulia) che si vuole far passare come simbolo e compendio di quella mondiale. Nell’introdurre la tavola rotonda del pomeriggio, Marcello Flores ricordava giustamente che il giorno della Memoria fa riferimento ad un fatto europeo, la Shoah, quello del Ricordo ad un fatto regionale, che ha interessato Istria e Venezia Giulia. Si tratta pertanto di eventi difficilmente paragonabili.
Anna Vinci ha mostrato le radici lontane, prefasciste, del nazionalismo italiano e del pregiudizio della superiorità della cultura latina su quella slava. Ha anche trattato la complessità della repressione fascista, il disaccordo tra le varie istituzioni repressive che controllavano il territorio. Forse dal suo discorso sono rimaste fuori proprio le violenze fasciste. Ha parlato di scuole slovene chiuse, ma vi sono state anche le associazioni culturali (150 solo nel goriziano) e altrettante economiche chiuse a forza, i beni requisiti, le italianizzazioni dei cognomi di cui non ricordo abbia parlato, il divieto nell’uso pubblico della lingua, i morti ammazzati. Forse la Vinci li ha dati per scontati, ma per il pubblico presente non lo erano. Mi è invece piaciuta l’indicazione di estendere la ricerca sulle biografie dei responsabili della politica repressiva anche agli anni del secondo dopoguerra, quando tali personaggi non erano certo scomparsi. E il parallelo (che però riguarda una ricerca ancora da fare) tra Ispettorati creati in Sicilia e Sardegna per la lotta contro la mafia e quello della Venezia Giulia contro sovversivi e sloveni (a questo proposito Vinci avrebbe potuto però accennare al fatto che Gaetano Collotti, uno dei membri dell’Ispettorato più accaniti torturatori e cacciatori di partigiani a Trieste, è stato decorato dall’Italia repubblicana dopo la guerra per i meriti acquisiti nella lotta alla mafia).
Buvoli ha molto insistito sullo scontro tra Partito Comunista Italiano e Sloveno (o Jugoslavo) durante la Resistenza. Certo, lo scontro c’è stato, era importante che il pubblico lo sapesse. Ma vi è stata anche collaborazione. Perché parlare di annientamento della Resistenza italiana nelle regioni rivendicate dagli sloveni? Il Battaglione poi Brigata Trieste ad esempio ha operato dal 1943 al 1945 nella zona slovena vicino all’attuale confine come formazione italiana con proprie bandiere ed insegne, ed ha riunito nell’estate 1944 oltre duemila combattenti prima che una parte andasse a costituire la Fratelli Fontanot all’interno della Slovenia. Certo, era sottoposta a comando sloveno dopo un breve periodo di Comando paritetico. Anche la Natisone ha operato in Slovenia nell’inverno 1944 – 45, fra moltissime difficoltà pratiche e sotto comando sloveno. Ma tra questo e l’azzeramento c’è una bella distanza. Su questi temi mi pare anche importante fare un passo in avanti. Se avessero vinto non i partigiani comunisti ma i monarchici, appoggiati dalla Gran Bretagna, le cose per il confine orientale italiano sarebbero andate meglio? Credo che in quel caso sarebbe stato molto difficile per la diplomazia italiana evitare l’annessione alla Jugoslavia di Trieste e Gorizia. Perché i comunisti sloveni apparivano così poco internazionalisti ed invece “avidi” territorialmente? La Resistenza comunista ha dovuto fare i conti nei paesi sloveni passati nel primo dopoguerra all’Italia con un ambiente sociale decisamente antifascista e nel contempo decisamente nazionalista, e con le critiche delle forze monarchiche jugoslave che li accusavano di fare il gioco degli italiani in nome dell’internazionalismo. C’era anche, certo, la diffidenza verso l’Italia che si riteneva non stesse facendo veramente i conti con il fascismo. Però credo che sarebbe stato difficile in quel contesto per i comunisti jugoslavi avere una diversa linea politica.
Interessante l’intervento di Gloria Nemec, che ha mostrato il carattere non univoco dell’esodo e la varietà di motivazioni che vi stavano dietro. Ha parlato di comunisti (nazionalisti) sloveni e croati mal disposti in Istria verso gli italiani, e questo intento punitivo è stato una delle cause dell’esodo. anche al di là delle effettive intenzioni di chi lo metteva in atto. Intento non necessariamente condiviso dai vertici di Belgrado, l’esodo infatti ha svuotato l’Istria di forze produttive che sarebbero state utili all’economia jugoslava. Nemec ha parlato di slovenizzazione dei cognomi (o forse erano restituiti alla precedente grafia prima della italianizzazione fascista?) e distruzione del tessuto economico della comunità italiana, quasi una repressione comunista e nazionalista uguale e contraria a quella fascista. Dimentica però l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, il teatro italiano di Fiume, il periodico e la casa editrice italiane. Certo che la pressione sugli italiani vi fu, frutto più di una politica rozza e punitiva che di un disegno pianificato dall’altro, ma pure le differenze con la snazionalizzazione fascista.
Spazzali purtroppo non mi è piaciuto, ha saltato tra vari argomenti dando molti suggerimenti senza fornire un quadro complessivo, augurandosi l’avvio di nuove ricerche che però in parte già ci sono. Perché dire che sarebbe utile fare le biografie delle vittime ma che questo ormai è quasi impossibile, mentre è possibile fare quelle dei carnefici? Esistono molti elenchi e biografie di vittime, che lui conosce, dalle quali si capisce ad esempio che non tutti furono vittime ma che alcuni erano bene inseriti nell’apparato repressivo fascista. Dice che il tema delle foibe è stato taciuto per anni nel dopoguerra perché scottante, ma anche lui evita di toccare argomenti sotto i fari mediatici come la quantificazione delle vittime, il contenuto reale della foiba di Basovizza ecc. Incomprensibile per il pubblico presente la parte dedicata ad Udovisi, che avrebbe protetto la popolazione di Portole dalle violenze naziste (comprensibile per noi, che sappiamo che Udovisi, condannato nel dopoguerra dal Tribunale di Trieste per collaborazionismo ma allora latitante in Italia, si è presentato nei primi anni Duemila su tutti i media come sopravvissuto alla foiba nella quale sarebbe stato gettato risalendo fino al bordo. Racconto che alcuni hanno giudicato improbabile, vedi Pool Vice, La foiba dei miracoli, Kappa Vu 2008). Resta la censura, non solo di Spazzali, sui lavori meticolosi ed a mio parer validi di storiche come Claudia Cernigoi o Alessandra Kersevan, ma a questo purtroppo siamo abituati.
Nel convegno – per quanto mi ricordo – non si è parlato di Porzus, e neppure del controesodo dei tremila monfalconesi in Jugoslavia dopo la guerra. Il presidente dell’Anpi, Smuraglia, si è augurato che l’analisi storica porti a superare le contrapposizioni. Effettivamente è l’unica via, e questo è un tentativo da fare. Ma temo sia un’illusione. Dalle vicende della relazione della commissione storica italo – slovena del 2000, commissionata e poi affossata dai politici, si è capito che la riflessione storica interessa a pochi.


=== 4 ===


07/02/16

Dopo diversi fallimenti, si prorogano di 9 anni e non 20 i termini per assegnare le medaglie per infoibati


Se la matematica non è una opinione e se la comprensione del testo legislativo è non opinabile, non si capisce come possa essere stato comunicato da parte della Presidente della Regione FVG che in virtù del provvedimento approvato dal Parlamento "i congiunti delle vittime potranno per altri 20 anni richiedere questo importante riconoscimento". Il riferimento è alla legge sul giorno del ricordo e la possibilità per il coniuge superstite, i figli, i nipoti e, in loro mancanza, per i i congiunti fino al sesto grado di coloro che, dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 in Istria, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale, sono stati soppressi e infoibati, di conseguire a domanda e a titolo onorifico senza assegni, una apposita insegna metallica. Ora, il testo come approvato dalla Commissione alla Camera cosa prevede? Che il testo della Legge 2004 numero 92 verrebbe modificato in questo modo : "le  domande devono essere presentate entro il termine di venti (e non più dieci anni) dalla data di entrata in vigore della presente legge". Ora questa misura si inserisce nella Proroga di termini in materie di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri) e l'emendamento, come proposto da parte della deputata del PD Malpezzi nello specifico prevede: " 1. All’articolo 4 della legge 30 marzo 2004, n. 92, la parola: « dieci » è sostituita dalla seguente: « venti ». 2. Le domande di cui al comma 1 dell’articolo 4 della legge 30 marzo 2004, n. 92, con le relative documentazioni, dovranno essere inviate alla Commissione di cui all’articolo 5 della medesima legge. 3. All’attuazione del presente articolo si provvede nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica." E comunque si dovrà in ogni caso aspettare l'esito del assembleare per il testo definitivo. 

La Legge sul giorno del ricordo si trova al suo undicesimo anno di efficacia, quindi la proroga avrà efficacia non per anni venti, ma per anni nove. Stando al testo come ora commentato. Si deve segnalare che non è la prima volta che cercano di mettere mano su quella legge. Un primo tentativo vi era stato da parte di Rosato già nel 2014 presentando una proposta di legge A.C. 2287 , stampata il 2 luglio 2014, che interveniva profondamente su alcuni aspetti della Legge del giorno di Ricordo, che Boris Pahor, per esempio, ha definito come legge poco europea e dove si proponevano anche corposi finanziamenti alla Lega nazionale. Poi vi è stato un secondo tentativo, da parte della Meloni, intervento simile a quello di Rosato, ma dove tra le altre cose si proponevano finanziamenti a favore della Società di studi fiumani che ha la proprietà dell'archivio museo storico di Fiume, pari ad euro 70.000 euro annui a decorrere dall’anno 2014. Niente da fare. Questa volta almeno non si parla di finanziamenti a certe e date realtà, e ciò è certamente una cosa da non sottovalutare. Se  più di dieci anni non sono bastati, per raggiungere i numeri epici che alcuni probabilmente speravano di raggiungere e che non potevano raggiungere per ovvietà della storia reale e non revisionista, si proroga il tutto sperando in qualche "miracolo" al contrario.



=== 5: ALTRE CILIEGINE ===


La Nuova Alabarda, 9/10/2016
 
L'UNICO INFOIBATO AL POZZO DELLA MINIERA DI BASOVIZZA, OGGI MONUMENTO NAZIONALE

Ma le autorità civili e militari, i politici, gli storici, le scolaresche ed i loro insegnanti, lo sanno che quando vanno a tributare onori ufficiali agli "infoibati" a Basovizza, in realtà l'unica persona che possono onorare è l'unica persona che è stata infoibata lì dentro, e che era un agente volontario nell'Ispettorato Speciale di PS, collaborazionista delle SS, che fu "infoibato" perché nel corso dei rastrellamenti cui partecipava si dedicava a torturare i prigionieri (anche i civili) con la corrente elettrica?

Il “caso Fabian”

Di infoibati nello Šoht ne risulta in realtà uno solo, l’ex tranviere triestino Mario Fabian che si arruolò volontario nell’Ispettorato Speciale di PS. Le persone che confessarono di avere arrestato Fabian e di averlo gettato nel pozzo della miniera furono processate e condannate nel 1949. Dalla sentenza n. 8/49 RG pronunciata dalla Corte d’Assise di Trieste il 24/3/49 emerge che alcuni partigiani si erano recati, il 4/5/45 verso le ore 16, a casa del Fabian, lo avevano arrestato e condotto a Basovizza, dove erano giunti verso le ore 18. Lì avevano consegnato il prigioniero nelle mani di altri tre partigiani, ordinando loro di distrigarlo (cioè di eliminarlo sbrigativamente) perché era un agente di polizia. 
Tra il 19 e il 20 gennaio ‘49 la polizia arrestò otto persone che «ammettevano i fatti», e nello specifico uno di essi ammise di avere ucciso Fabian con una raffica di mitra «a bruciapelo, colpendolo alla fronte», di avergli levato gli stivali e di averlo «gettato nel baratro, con l’aiuto dei compagni». Le confessioni degli arrestati si sarebbero avute subito, confermate successivamente al giudice istruttore il 28 gennaio. Il processo si concluse con la condanna per omicidio per due degli imputati, il comandante del gruppo che aveva arrestato Fabian (ed avrebbe detto agli altri di “distrigarlo”) e l’esecutore materiale.
Nella sentenza c’è un passaggio che ci sembra strano, anche perché non ne abbiamo trovato di simili in altre sentenze del genere e cioè che la Corte ritiene «attendibili» i verbali stesi dalla Polizia, poiché «contengono le dichiarazioni veramente e liberamente fatte allora dai giudicabili, perché nessuno di essi ha affermato essere dovute le confessioni rese a estorsioni o a intimidazioni». Evidentemente all’epoca c’era chi aveva pensato il contrario, altrimenti a che pro mettere per iscritto una cosa del genere? 
Questo processo fu poi annullato dalla Cassazione, e nel corso del secondo processo la difesa produsse la copia di una circolare del Distretto Militare per l’Istria datata 27/4/45 ed inviata alla sezione operativa del IX Korpus. In essa si leggono i nomi di Collotti e di sei dei suoi accoliti (tra i quali anche quello di Mario Fabian) e l’esplicito ordine di arrestarli e fucilarli. Tale circostanza fu confermata anche da un documento firmato da un capitano dell’Esercito jugoslavo, Ante Jelas, documento che fu prodotto alla Corte. Quindi gli imputati furono assolti, in quanto «non punibili avendo eseguito un ordine illegittimo quando la legge non consentiva loro alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine stesso» .
Leggiamo ora cosa scrisse l’Unità (“I crimini del brigante Collotti rievocati ad un processo per sequestro di persona”, 28/6/50) di questo secondo processo.
«Daniele Pettirosso ha raccontato come l’8 gennaio del 1945 in seguito ad un rastrellamento effettuato dai nazisti e da agenti della Collotti a S. Antonio Moccò, egli venne arrestato e condotto all’Ispettorato di via Cologna. Quivi fu interrogato saltuariamente per ben diciassette giorni e fra i suoi aguzzini il Fabian fu quello la cui fisionomia gli restò impressa. Infatti fu proprio il Fabian che lo legò alla famosa “sedia elettrica” durante “l’interrogatorio” all’osteria di Moccò». 
Seguono alcune testimonianze che parlano del rastrellamento: 
«L’imputata Hrvatič ha detto: -Avevo notato il Fabian fra gli agenti che parteciparono al rastrellamento del 10 gennaio 1945 nel paese di Moccò-, fatto confermato indirettamente dalle dichiarazioni della teste Vittoria Zerial, vicina di casa della famiglia Fabian: -Conoscevo il Fabian. Un giorno (…) mi disse di avere partecipato a un rastrellamento in quel di Moccò e se avesse comandato lui, avrebbe fatto arrestare anche il parroco del paese che aveva suonato le campane per dare l’allarme agli abitanti».

(si veda il dossier sulla "foiba" di Basovizza in
http://www.diecifebbraio.info/wp-content/uploads/2012/01/la-foiba-di-Basovizza.pdf)


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IL PRIMO GIORNO DEL RICORDO DELLE "VITTIME DEL COMUNISMO PARTIGIANO"? FU ISTITUITO GIÀ DA MUSSOLINI IL 30 GENNAIO 1944 NELL'ITALIA OCCUPATA...  

SI VEDANO:

Prima pagina del Corriere della Sera del 20 gennaio 1944

Stralcio del rapporto al Comitato Centrale del Partito Comunista Sloveno n°6 dell’8 febbraio 1944 riguardante la celebrazione e le “controcelebrazioni” del 30 gennaio 1944.

Testo del volantino diffuso dal Pci nell'Italia occupata in occasione delle celebrazioni fasciste del 30 gennaio 1944

http://www.diecifebbraio.info/documenti/#300144


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ARTE DI REGIME: "GLI ITALIANI, VITTIME ACERBE DI UNA PULIZIA ETNICA"

http://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/teatro/evento/rumoroso_silenzio-82871.html

“Un ragazzo, in gita con la classe, attratto nell’antro di uno dei magazzini del Porto Vecchio di Trieste, si stacca dal gruppo fino a perdersi. In un clima surreale e fantasmagorico di polveri e lenzuola, ode sibilare un misterioso vento, che si fa voce di ricordi atroci sopiti dalla politica del “guai ai vinti”. E’ la memoria collettiva di un popolo. Gli Italiani, vittime acerbe di una pulizia etnica che, in Istria-Dalmazia, pare ormai cronaca ricorrente. Cambia bandiera la nazione, ma la falce della morte è la stessa ovunque. Ecco allora che, come sogni o colpi di magia, prendono forma dalle cose le romantiche e tragiche vite di Ferdinando e Norma, giovani Italiani, erroneamente etichettati come fascisti in una squallida e ignobile equazione senza senso. Le vite dei due giovani amanti si fondono con lo scorrere di quei giorni rossi di sangue, neri di morte. Tra amicizie adolescenziali, conoscenze fidate, nemici improvvisi, correnti di pensiero rimbalzate tra chi scappa, chi resta, chi lotta, confluite univocamente nella morte, intesa come perdita: della propria vita, della propria nazionalità, della propria identità, delle proprie cose, delle proprie case. Qualsiasi cosa scegli, qualcosa perderai. In questo quadro, Ferdinando e Norma cercano disperatamente si salvare il loro amore, la loro giovinezza, loro italianità, per coronare il sogno di un figlio e della pace. Si balla, ora a passo di risa, ora a passo di lacrime. Una speranza mai doma, folle e coraggiosa, lucida e vigliacca. Voci narranti fuori dal tempo svelano le scomode verità nascoste nelle buche della terra Istriana, negli abissi offuscati di una storia impari e una coscienza volubile. Tiriamo fuori dalla foiba i corpi, che possano parlare, che possano danzare, che possano cantare e poi raccogliersi stretti, innamorati, cresciuti e maturi di verità svelate in un Rumoroso Silenzio”.


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<< SONO PASSATI QUASI TRE MESI E STIAMO ANCORA ASPETTANDO. >> (C.C.)


Due settimane per fare luce sui nomi degli infoibati 

È il tempo richiesto da Clara Morassi Stanta per esaminare le carte ufficiali 
Urizio (Lega Nazionale): «Risultato colto grazie a bravura unita a fortuna»

di Stefano Bizzi
su Il Piccolo del 20 novembre 2015

Due settimane. È il tempo chiesto da Clara Morassi Stanta alla Lega Nazionale di Gorizia per incrociare i nomi contenuti nelle liste sulle foibe ritrovate all’archivio storico della Farnesina con quelli delle liste già note al Comitato dei congiunti dei deportati in Jugoslavia. Solo allora sarà possibile avere conferma dei numeri emersi grazie alla relazione rinvenuta al ministero degli Affari esteri dalla spedizione composta da Fabio Urizio, Ivan Buttignon e Lorenzo Salimbeni. Il fascicolo relativo alle persone scomparse da Gorizia nel maggio 1945 conta 1.023 nomi suddivisi in tre elenchi: il primo di 23 pagine, il secondo di quattro e l’ultimo di cinque. Sono soltanto tre, invece, le pagine relative ai cosiddetti “rientrati”. Sul frontespizio del fascicolo - anche questo è timbrato dall’Ufficio informazioni dello Stato maggiore del Regio esercito - viene specificato che si tratta di 204 persone. Di certo una è già stata esclusa perché accanto alla data di ritorno viene riportata un’indicazione inequivocabile: “10.8.1945 Fucilato”; per le altre, le verifiche sono doverose anche perché alcune date di ritorno non sono affatto indicate. Tra quelle indicate, la più in là nel tempo è quella dell’11 agosto. «Il numero delle persone scomparse e di quelle rientrate è in fase di verifica», ribadisce il presidente della Lega Nazionale di Gorizia. Urizio ricorda che se la priorità riguarda i nomi, nel migliaio di documenti rinvenuti a Roma sembrano esserci materiali, per certi versi, più interessanti. «Ci sono diverse cose anche sull’Esodo», dice riferendosi alle parole del presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota. In merito alla legge slovena sulle riparazioni dei torti, aggiunge quindi: «Magari non sono le dichiarazioni fatte di fronte al notaio di cui si è parlato oggi (ieri, ndr), ma sono comunque dichiarazioni rilasciate di fronte ai carabinieri. Il prossimo 10 febbraio, nella Giornata del ricordo, ci saranno molte cose nuove da dire sull’Esodo». Più in generale Urizio si sofferma sui motivi della ricerca. I fatti legati alle Foibe sono stati strumentalizzati politicamente per decenni e hanno diviso nettamente l’opinione pubblica di destra e di sinistra. A 70 anni di distanza le ferite di molte famiglie non sono state ancora rimarginate. «È doloroso non avere una tomba sulla quale pregare e parlare con il proprio caro – nota Urizio -. Per cui è un dovere morale permettere ai parenti delle vittime di ricordare i loro morti. Il nome dei propri congiunti sulla lapide sostituisce la tomba ed è per questo che il monumento al Parco della Rimembranza andrà aggiornato alla luce delle nostre ricerche. Ricordiamo inoltre, al fine di cancellare ogni polemica, che tutti hanno diritto ad una tomba, indipendentemente dalle ideologie che professano e dalle azioni che hanno fatto nella vita terrena». La Lega Nazionale deve ora mettere in ordine tutto il materiale raccolto. Trovarlo è stato come trovare il classico ago nel pagliaio. «È stata bravura unita a fortuna», ammette Urizio. “Bravura” perché, con metodo, il team di ricercatori è riuscito a circoscrivere i fascicoli di proprio interesse in un archivio «grande quanto piazza Vittoria»; “fortuna” perché avendo avuto a disposizione un tempo estremamente limitato «per consultarli, non poteva accedere a tutti i faldoni selezionati».