Sabato 11 aprile 2026 il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia (Jugocoord) insieme al Circolo ACLI di Laverino (MC), alla Sezione ANPPIA "Augusto Bolletta" di Foligno (PG), alle ANPI provinciali di Perugia e Macerata e a rappresentanti di diverse Sezioni locali della stessa ANPI, ha promosso l'apposizione della lapide in memoria dei caduti Arsenije Mijović "Pizzetto" e Tomaś Jovanović "Capitano" in occasione dell'82.mo anniversario della loro uccisione. Pubblichiamo qui RESOCONTI, FOTOGRAFIE e VIDEO della giornata.
 
L'iniziativa si è svolta in una giornata di tempo splendido e con grande e commossa partecipazione sia della gente del posto che di persone venute da lontano – dal Perugino a Bologna fino alla Puglia e alla Spagna. Di seguito le foto e i video di Rosanna Rizzi:
 
 
I VIDEO
 
Parte 1

* Introduzione di Andrea Martocchia, segretario Jugocoord
 
Parte 2

* Intervento del Sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli
* Intervento della Segretaria del Circolo ACLI di Laverino Faustina Cesari
 
Parte 3

* Intervento di Giovanni Simoncelli (ANPPIA Foligno, Jugocoord)
* Intervento di Mari Franceschini (ANPI Perugia)
* Intervento di una rappresentante dell'ANPI Macerata
* Svelamento della lapide sulle note di Bella Ciao

* Andrea Martocchia, segretario Jugocoord, legge e commenta il testo della lapide
* Risuonano gli inni nazionali jugoslavo e italiano
* Apposizione della corona sulla lapide a cura di Narciso Corradini, figlio della donna che ricorda ancora della presenza dei due jugoslavi a Laverino

Pietro Benedetti interpreta Nello Marignoli
Laverino (MC), 11 aprile 2026: dopo la scopritura della targa in memoria dei partigiani jugoslavi Tomaš Jovanović "Capitano" e Arsenije Mijović "Pizzetto" nell'82.esimo anniversario della loro uccisione, l'attore Pietro Benedetti interpreta Nello Marignoli, classe 1923, gommista viterbese, radiotelegrafista della Marina Militare italiana e poi combattente partigiano nell'Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo. Per l'occasione Nello/Pietro con fervore ricorda anche i partigiani jugoslavi ex internati e poi combattenti in Appennino, tra i quali oltre a "Capitano" e "Pizzetto" anche Drago Ivanović e i tanti rifugiati e caduti tra Acquasantano e Castellano.
 
LE FOTO
 
 
 
  
 
  
 
  
 
  
 
  
 
Dopo l'intervento teatrale di Pietro Benedetti – che impersonando il partigiano Nello Marignoli ha ricordato i valori di solidarietà internazionalista e il sacrificio dei combattenti di tutte le nazionalità che hanno caratterizzato la Resistenza su entrambe le sponde dell'Adriatico – l'iniziativa è continuata all'interno del Circolo ACLI. Qui Maria Vittoria Cucchiarini ha condotto la discussione: dapprima il giornalista Alessandro Gaeta ha mostrato e commentato la sua videointervista a Pia Galletti e Angelo Olivieri, testimoni dei fatti dell'11 aprile 1944, e lo storico Matteo Petracci ha chiarito il carattere transnazionale della Resistenza nelle Marche. Hanno infine ripreso la parola rappresentanti di ANPPIA, ANPI e Jugocoord per alcune considerazioni finali. Pietro Benedetti e un abitante di Laverino hanno regalato nuovi momenti di poesia prima del pranzo conviviale.
 
  
 
  
 
* Le conclusioni di Andrea Martocchia per Jugocoord e Giovanni Simoncelli per ANPPIA Foligno
 
 
Di seguito il resoconto di Giovanni Simoncelli della Sezione ANPPIA di Foligno e socio Jugocoord:
 
Il giorno sabato 11 aprile abbiamo avuto il piacere, con la partecipazione di un folto gruppo di popolazione, di scoprire una lapide a Laverino, frazione di Fiuminata nel maceratese, intitolata a due partigiani slavi, ambedue del Kosovo, Tomaš Jovanović detto Capitano e Arsenije Mijović detto Pizzetto. La nostra Sezione ANPPIA “Augusto Bolletta” di Foligno ha sostenuto l’iniziativa insieme al Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia, al Comitato provinciale ANPI di Perugia, al Comitato provinciale ANPI di Macerata e al Circolo ACLI del posto. La scopertura della lapide è avvenuta alla presenza del sindaco di Fiuminata dr. Vincenzo Felicioli e dei rappresentanti delle Associazioni promotrici Andrea Martocchia (Jugocoord), Mari Franceschini (ANPI Perugia), Giovanni Simoncelli (ANPPIA Foligno), Faustina Cesari (ACLI Laverino) e di alcuni iscritti della Sezione intercomunale ANPI "24 Marzo" di Braccano, comprensiva di Fiuminata (in rappresentanza dell’ANPI di Macerata). È stata depositata una corona d’alloro e sono poi stati suonati gli inni nazionali della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia e della nostra Repubblica Italiana e infine in coro è stata cantata Bella Ciao.
L’attività di bar e centro di ritrovo del Circolo ACLI vivacizza il piccolo raggruppamento di case, incassato nell’Appennino centrale, sotto il monte Pennino (m. 1571 s.l.m.) e alle sorgenti del fiume Potenza. Proprio per la sua lontananza dalle strade principali e per l’asperità dell’orografia vi si erano rifugiati Pizzetto e Capitano, in fuga, dopo l’8 settembre 1943, dalla loro prigionia italiana di Ponza, dove erano stati rinchiusi il 17 giugno 1942, già provenienti dal lager albanese di Burelj. Tomaš Jovanović, nativo di Pristina, aveva 40 anni, era vice direttore delle Poste di Zagabria ed era capitano di fanteria, mentre Arsenije Mijović, che portava una tipica barba a punta, era nativo di Peć ed aveva 57 anni. Prima di arrivare a Laverino, erano giunti, in autunno, sulle alture appenniniche umbre, e subito si unirono al battaglione “Goffredo Mameli” della IV Brigata Partigiana Garibaldi folignate, appena formatasi. Per tutto il tempo delle feste natalizie rimasero nel paese di Collecroce (comune di Nocera Umbra). Il 16 gennaio 1944 nella località di Forcatura (Comune di Fiuminata) parteciparono alla festa campestre del focaraccio, un grande fuoco all’aperto in onore di Sant’Antonio Abate. A causa dell’alta neve e del freddo passarono dei giorni di precarietà e di difficoltà e si racconta che si rifugiassero anche in una grotta della montagna. Continuando nella loro fuga di allontanamento dal Sud seguirono la strada, allora mulattiera, oggi asfaltata, che da Forcatura scende sul versante Nord-Est del Monte Pennino e giunsero a Laverino, dove furono accolti con fiducia e amicizia. Le famiglie locali offrirono loro riparo, cibo e rispetto, tanto che li invitarono anche alle feste di Carnevale. Ci sono ancora ricordi e testimonianze che suscitano pietà e racconti, motivi che hanno sollecitato molti cittadini a partecipare alla cerimonia. Stazionarono nel paese oltre un mese ed entrarono in confidenza con i residenti. Tuttavia, poiché sull’Appennino agivano le formazioni partigiane umbre e marchigiane, la zona era sempre più pattugliata e sorvegliata dalle truppe nazifasciste. Con il trascorrere delle settimane, la loro situazione era divenuta sempre più pericolosa e precaria, non era più sicura né per loro, né per chi avesse voluto aiutarli. Ogni loro spostamento avvenne con maggiore cautela, spesso di notte, nel paese e sulla costa del monte e i loro rifugi cambiavano continuamente.
Giunse il mese di aprile. Il giorno dopo la domenica di Pasqua, cioè il lunedì dell’Angelo, ancora festivo, si giocava sulla strada una partita di ruzzola da un gruppo di paesani, cui essi si mischiarono incuriositi. Furono inopinatamente individuati e denunciati da alcuni delatori fascisti presenti di Castelraimondo. Il giorno dopo, dalla vallata, salirono due camionette, una di tedeschi e una di fascisti, e un camion di soldati tedeschi. I militari rastrellarono tutto il paese e, dopo aver radunato in uno spiazzo chiamato La Croce e minacciato di morte una ventina di uomini verso mezzogiorno, riuscirono a rintracciare i due slavi fuori dall’abitato, fra i primi alberi del bosco, verso il passo Cornello. Pizzetto fu ferito gravemente ad una gamba e per non cadere prigioniero si sparò in testa. Capitano, invece, si arrese, ma fu picchiato e trascinato per il paese, anche con la macchina. In una abitazione fu poi torturato, ma non fece i nomi di coloro che li avevano aiutati, e infine, ributtato sulla strada, fu ucciso con il taglio della gola. Non soddisfatti, i carnefici gli amputarono l’anulare sinistro per sfilargli la fede e gli portarono via anche le scarpe, da poco risuolate dal calzolaio del paese Tito Galletti. Era il martedì di Pasqua 11 aprile 1944. Gli abitanti intimati di non accostarsi alle salme, le poterono raccogliere e seppellire solo la mattina successiva, quando i nazifascisti se ne erano andati.
Il loro sacrificio divenne, e così ancora oggi è ricordato dalle popolazioni delle frazioni e delle montagne che confinano fra le Marche e l’Umbria, un simbolo fondamentale della lotta senza frontiere e compromessi al nazifascismo e a ogni forma di dittatura.
La manifestazione si è conclusa con un atto di teatro del compagno attore Pietro Benedetti, iscritto Jugocoord e componente del comitato provinciale ANPI di Viterbo. Ha rappresentato, con un monologo di circa 20 minuti, in omaggio di contraccambio fra combattenti antifascisti internazionali, la vita da militare del viterbese Nello Marignoli, classe 1923. Arruolato come radiotelegrafista nella Regia Marina Militare, dopo l’armistizio di Cassibile e lo sbandamento, anche lui divenne partigiano e combattente antifascista oltremare, incorporandosi nell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo. 

Giovanni Simoncelli - Foligno 21 aprile 2026
[nota: le informazioni sono tratte dal libro sull’eccidio nazifascista di Collecroce del 1944 (Maria Vittoria Cucchiarini, Collecroce il ricordo che sfida il tempo, Unione Tipografica Folignate, 2025)]


Un ulteriore resoconto della giornata, corredato di ulteriori fotografie, è stato redatto anche da Daniele Crotti, antifascista di Perugia: esso è disponibile per il DOWNLOAD