Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ETS
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU
ITALIAN COORDINATION FOR YUGOSLAVIA

 

Bologna, sabato 17 gennaio 2026
 

BOSNIA-ERZEGOVINA: UNA CHIMERA

Seminario, proiezioni e immagini a 30 anni dagli Accordi di Dayton

 

GLI INTERVENTI DEI RELATORI:


Andrea Martocchia (Jugocoord): Introduzione. Smembramento della Jugoslavia e secessione bosniaca


Andrea Martocchia: Smembramento della Jugoslavia e secessione bosniaca – intervento al seminario BOSNIA-ERZEGOVINA, UNA CHIMERA


Jean Toschi Marazzani Visconti (giornalista e saggista): L'islamismo nel calderone bosniaco e gli incendiari esterni


A distanza di trentacinque anni dalla dissoluzione della Jugoslavia, è ormai evidente che il piano per la fine di questa nazione europea, internazionalmente riconosciuta, era stato concepito già dagli anni '70. L’obiettivo era riappropriarsi dell’area balcanica per l’allargamento della NATO. I prodromi della distruzione della Jugoslavia e della politica statunitense e occidentale in Bosnia ed Erzegovina, una sorta di piccola Jugoslavia per la configurazione delle tre presenze etniche, si possono rintracciare negli studi che alcuni noti personaggi, docenti all’università di Harvard negli anni ‘70, avevano formulato e che, venti anni dopo, sono stati messi in pratica in Jugoslavia. 

In quegli anni, l’università era al centro della guerra fredda e poteva contare su docenti del calibro di Zbignew Brzezinski (autore de La Grande Scacchiera e Visione Strategica), Samuel Huntington (autore de Lo scontro delle civiltà e il rifacimento dell’ordine mondiale) e, non da ultimo, Henry Kissinger. La CIA intratteneva stretti rapporti con l’università. In questo clima, nel 1973, il sociologo Gene Sharp pubblicò La politica dell'azione non evidente, in cui spiegava come trasformare la società civile in un esercito irregolare per raggiungere uno scopo senza ricorrere a interventi militari: le cosiddette "rivoluzioni colorate". Le teorie del sociologo offrono la possibilità di attaccare il nemico dall'interno senza scatenare un conflitto. La Finestra di Overton, immaginata dal sociologo Joseph Overton in quel decennio, descrive una tecnica per far accettare all’opinione pubblica ciò che è inaccettabile, attraverso un meccanismo psicologico in quattro tempi che prevede l’impiego di campagne mediatiche battenti. L’inaccettabile diventa accettabile, poi sensato e, infine, legalizzato. Per completare il quadro, nel 1977 un gruppo di intellettuali, i neoconservatori, formula la teoria del Project for a New American Century (PNAC), secondo la quale si sostiene una leadership statunitense con una presenza strategica militare in tutto il mondo, pronta a lanciare attacchi preventivi contro l'emergere di superpotenze che possano minacciare gli interessi statunitensi.

Gli accordi raggiunti dagli Stati Uniti possono far capire le ragioni del loro supporto ai musulmani di Bosnia. L’8 giugno 1974 gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita hanno firmato un’intesa che impegnava il Paese a vendere il proprio petrolio in dollari americani, in cambio dell’impegno statunitense a garantire la sicurezza dell’alleato nello scacchiere mediorientale. Era la nascita del petrodollaro: l'Arabia Saudita avrebbe venduto il proprio petrolio in dollari e reinvestito i profitti nel debito pubblico statunitense, garantendo la stabilità del dollaro in cambio di sicurezza militare e cooperazione. L'accordo sui petrodollari era segreto e senza scadenza. È terminata formalmente nel 2024, segnando la fine di un'era di forte dipendenza reciproca. 

Quando l'immagine della CIA è discreditata da colpi di stato militari, omicidi e altre nefandezze, vengono inventate le Organizzazioni Non Governative. Queste sono abilitate a ricevere fondi ufficiali, donazioni e addestramento. E hanno un profilo umanitario. Nel 1983 viene fondato il NED (National Endowment for Democracy), che riceve e ridistribuisce denaro ad altre entità e media per la difesa e la promozione della democrazia. Questa formula permetteva di agire apertamente rispetto a quanto la CIA faceva di nascosto. Grazie alla rete di contatti e ai finanziamenti, nel 1980 il NED organizza un comitato di attivisti all’interno dell’Unione Sovietica e nei paesi satelliti. Boris Yeltsin e i suoi collaboratori più stretti fanno parte della rete. Con questi presupposti, l’Unione Sovietica non sarebbe intervenuta in favore della Jugoslavia. Infatti, NED ha raggiunto l'obiettivo di far crollare l'Unione Sovietica prima che potesse attivare delle riforme graduali. Fra i maggiori finanziatori della NED c'è George Soros. In quegli anni, il magnate iniziò a finanziare i dissidenti ungheresi e di altri paesi del Patto di Varsavia tramite la sua Open Society. Un nuovo mezzo per condizionare le scelte dei popoli.

In contrasto con quanto promesso da Ronald Reagan a Michail Gorbačëv l’8 dicembre 1987, quando con la firma del Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) mettevano in naftalina la guerra fredda, il 5 novembre 1990, con la legge 101-513 per il finanziamento delle Operazioni estere, il Congresso USA stanzia fondi per l’attacco all’Iraq, ma anche per la distruzione della Jugoslavia. Vengono imposte elezioni multipartitiche nelle varie Repubbliche e, in seguito, referendum per l’indipendenza. Il risultato è stato subito accettato dai poteri occidentali, senza rispettare la legge statale e internazionale che avrebbe richiesto un referendum nazionale. Queste scissioni hanno generato conflitti tra le varie etnie in Jugoslavia, in particolare in Bosnia. 

I Balcani erano una regione strategicamente importante per l'affermazione degli USA, unica potenza mondiale in quel momento. Fin dal 1990, agenti dei servizi segreti iniziarono a contattare e finanziare gruppi estremisti musulmani in Bosnia e gli Ustascia in Croazia. 

In Bosnia ed Erzegovina, il referendum del marzo 1992 aveva visto la partecipazione del 45% della popolazione musulmana e del 15% di quella croata, ma era stato boicottato dal 35% della popolazione serba. I serbi rifiutavano un governo a maggioranza musulmana e volevano rimanere nella Federazione Jugoslava. Per questo motivo, in previsione di quanto sarebbe successo, avevano creato la Repubblica Serba di Bosnia. Dopo un periodo di scontri sporadici, la guerra civile scoppiò nell'aprile del 1992, giustificando l'intervento dei Caschi Blu (UNPROFOR, United Nations Protection Force) e della NATO.

Durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, molti osservatori neutrali avevano notato una parzialità inspiegabile delle potenze occidentali nei confronti dei Musulmani e, in misura minore, dei Croati. I serbi erano rappresentati come il grande male. Si può ipotizzare che, contrariamente alla loro politica verso le nazioni islamiche, gli Stati Uniti avessero deciso di compiacere alcuni paesi come l'Arabia Saudita e la Turchia, con i quali avevano in corso rapporti privilegiati. 

Negli anni '90, le relazioni tra gli USA e la Turchia erano definite amichevoli. Dopo l'esclusione dalla UE, Ankara cercava di affermare la sua importanza strategica per il transito energetico. Washington la considerava un paese laico e un baluardo anti-islamista. Gli Stati Uniti, da anni, sostenevano apertamente la Turchia come potenza regionale e nei Balcani. Avevano supportato la secessione di questi territori con l'obiettivo di creare una serie di protettorati. 

Nel piano concepito per le popolazioni musulmane dei Balcani, la Turchia diventava l’obiettivo verso cui orientare gli scambi culturali, i rapporti politici, finanziari, commerciali e militari delle dirigenze islamiste locali, a cominciare dal Partito d'Azione Democratica (SDA) di Alija Izetbegović in Bosnia. L'idillio si sarebbe interrotto dopo la prima guerra del Golfo (1991), a causa della creazione da parte degli Stati Uniti di una zona curda autonoma nel nord dell'Iraq, considerata dalla Turchia una minaccia secessionista (PKK). In ogni caso, l'appoggio statunitense all'entità musulmana non sarebbe cambiato. Un modo anche per mantenere rapporti cordiali con l’Arabia Saudita per il petro-dollaro

Nel 1990, la rivista indipendente della gioventù bosniaca, Vox, pubblicava nel numero 7 del 16 ottobre 1990 un piano per il rientro dei circa quattro milioni di esuli musulmani bosniaci e dei loro discendenti, riparati in Turchia per sfuggire alla cessione della Bosnia al cattolico Impero Austro-Ungarico. Il piano, che l'Assemblea musulmana della Bosnia-Erzegovina votò il 15 settembre 1991, era stato presentato nel numero precedente della stessa rivista con il titolo "Programma per gli emigrati bosgnacchi in Turchia". L'insediamento di questi antichi rifugiati avrebbe dovuto estendersi ai territori serbi, montenegrini e alle Krajine, regioni serbe in Croazia. Il progetto di un grande stato islamico in Europa.

A fine maggio 1991, due mesi dopo l’esito del referendum per l’indipendenza, Alija Izetbegović si reca in visita ufficiale a Teheran, dove propone al governo iraniano i suoi progetti per il futuro della Bosnia. Richiede aiuti economici, e propone anche di incrementare i legami culturali e religiosi, inclusa l’istruzione dei Musulmani jugoslavi in scuole iraniane, la traduzione e la pubblicazione di importanti libri islamici e di testi sciiti in Bosnia-Erzegovina. Teheran accolse con entusiasmo le sue proposte. 

Gli Iraniani suggeriscono che, prima di qualsiasi escalation nei combattimenti, è imperativo guadagnare le simpatie occidentali, o almeno assicurarsi che esistano legittime ragioni per giustificare qualsiasi azione intrapresa dalle forze musulmane bosniache come vendetta per le atrocità serbe.[1]. In quel periodo, viene assunta, al costo di 17 milioni di dollari, la nota agenzia di comunicazione Ruder and Finn Public Global Affairs. Quell'anno lavorerà in sinergia con la Croazia e l'opposizione kosovara. Una pianificazione che indica accordi pregressi fra le tre entità. Il Pentagono certamente non ignorava queste azioni da parte musulmana.

Nel 1997, un documento del Congresso redatto dal Comitato del Partito Repubblicano (RPC) ha rivelato il ruolo dell'Amministrazione Clinton nel reclutare e addestrare mercenari jihadisti con l'obiettivo di trasformare la Bosnia in una "base islamica militante". Questo ha portato al reclutamento, attraverso la cosiddetta "Rete islamica militante", di migliaia di mujahideen provenienti dal mondo musulmano. Il rapporto RCP rivela che, su sollecitazione del direttore designato della CIA (e poi capo del NSC) Anthony Lake e dell'Ambasciatore degli Stati Uniti in Croazia Peter Galbraith, nell'aprile 1994 Bill Clinton ha svolto un ruolo centrale nell'aumentare l'influenza iraniana in Bosnia. Insieme alle armi, le Guardie rivoluzionarie iraniane e gli agenti dell'intelligence VEVAK entrarono in Bosnia in gran numero, insieme a migliaia di mujaheddin (guerrieri sacri) provenienti da tutto il mondo musulmano. In questa operazione sono coinvolti anche molti altri paesi musulmani (Brunei, Malesia, Pakistan, Arabia Saudita, Sudan e Turchia) e una serie di organizzazioni musulmane radicali. In molti aspetti, la Bosnia (1992-1995) e il Kosovo (1998-1999) sono state le prove generali per la destabilizzazione del Medio Oriente (Iraq, Libia, Siria e Yemen).

In Bosnia Erzegovina, i comandi dei Caschi Blu erano a conoscenza del fatto che i musulmani creavano provocazioni per ottenere un maggiore intervento da parte della NATO. In quel periodo, un gruppo speciale di forze musulmane bosniache compiva atrocità contro la popolazione civile di Sarajevo, addossandole ai Serbi, una tattica per guadagnare la simpatia internazionale e ottenere l'intervento militare della NATO contro le linee serbe – tattica suggerita dall'Iran.

Non solo, l’inviato speciale statunitense Richard Holbrooke, per favorire il leader musulmano Alija Izetbegović, rifiuta il Presidente serbo bosniaco Radovan Karadžić come interlocutore al tavolo delle trattative di Dayton, con la scusa della sua incriminazione da parte del Tribunale dell’Aja. Per la Republika Srpska firmerà il Trattato Slobodan Milošević, Presidente della Serbia, un'altra nazione.

Nel 1995 termina la guerra in Bosnia - Erzegovina. Con il Trattato di Dayton, alle tre entità (serba, musulmana e croata) viene concessa una certa indipendenza nella gestione dei rispettivi territori e maggiori aiuti vengono forniti ai musulmani. L’Assemblea a Sarajevo sarà presieduta a turno da un rappresentante di ciascuna etnia.

In Bosnia Erzegovina le frontiere tra i territori delle tre etnie sono inesistenti, ma il paese non può essere considerato unificato. I Croati dell'Erzegovina possiedono due passaporti: quello croato e quello bosniaco. A Mostar e nelle zone prossime alla Croazia si usa l'euro invece del dinaro. Nella zona musulmana sono presenti Iraniani e Arabi Sauditi e la Turchia è chiamata la Grande Madre. Ankara considera la Trasversale Verde, la linea di territorio che va dalla Bosnia al Kosovo, un terra turca. Iran e Arabia Saudita hanno investito molto per costruire Moschee e scuole coraniche. Sono stati erogati finanziamenti per il recupero di villaggi in rovina, spesso situati sul confine della zona serba, dove i giovani, usciti dalle scuole coraniche, vanno a vivere secondo la legge della sharia. Possono avere molte mogli e figli. Una vera invasione demografica. A capo di questi villaggi ci sono i terroristi dormienti arrivati negli anni '90. Quelli stessi che il governo di Sarajevo avrebbe dovuto allontanare venti anni fa, secondo la richiesta di Bruxelles, per poter entrare in Europa. 

Ancora oggi i serbi sono nell'occhio del ciclone. La Repubblica Srpska si oppone alla pressione dei poteri occidentali per superare gli accordi di Dayton e creare uno Stato in cui i Musulmani avrebbero maggior potere politico. Lo dimostra la condanna del loro presidente, Milorad Dodik, a un anno di carcere e cinque di ineleggibilità da parte della Corte di Sarajevo per non aver ottemperato alle richieste dell'Alto Rappresentante, il tedesco Christian Schmidt.

La Bosnia, come tutti i territori "liberati" dagli Stati Uniti, vive in uno stato di indeterminatezza e instabilità. È da notare che nei Balcani ci sono alcuni Stati più privilegiati di altri che hanno ottenuto ciò che volevano senza che i poteri occidentali protestassero o li accusassero di violare le leggi internazionali: il Kosovo, parte della Serbia, ha ottenuto l'indipendenza. L'Albania ha frontiere aperte con il Kosovo. La Croazia ha etnicamente ripulito le Krajine serbe. Sarajevo, un tempo libera e libertina, sta diventando sempre più islamica. Esiste un filo comune fra tutte queste nazioni: i loro antichi rapporti con il nazifascismo. 

NOTE:

[1] Rapporto dell’Unità operativa sul terrorismo e la guerra non convenzionale, Comitato di ricerca della Republican House, 1 settembre 1992, Il trampolino dell’Iran per l’Europa? di Yossef Bodansky & Vaughn S. Forrest.

 


Stefan Karganović (Srebrenica Historical Project): Srebrenica e la sua eredità tossica – IN ENGLISH: Srebrenica and Its Toxic Legacy


Stefan Karganović: Srebrenica e la sua eredità tossica – intervento al seminario BOSNIA-ERZEGOVINA, UNA CHIMERA

Stefan Karganović: Srebrenica and Its Toxic Legacy – Address for the conference BOSNIA-HERZEGOVINA, A CHIMERA


Chiara Nalli (esperta di geopolitica e politica serba): La Repubblica serba di Bosnia e il "mondo serbo" nel contesto attuale


 IN CORSO DI TRASCRIZIONE, IL TESTO SARÀ DISPONIBILE A BREVE

 

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