Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ETS
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU
ITALIAN COORDINATION FOR YUGOSLAVIA

 

Bologna, sabato 17 gennaio 2026
 

BOSNIA-ERZEGOVINA: UNA CHIMERA

Seminario, proiezioni e immagini a 30 anni dagli Accordi di Dayton

 

GLI INTERVENTI DEI RELATORI:


Andrea Martocchia (Jugocoord): Introduzione. Smembramento della Jugoslavia e secessione bosniaca


Andrea Martocchia: Smembramento della Jugoslavia e secessione bosniaca – intervento al seminario BOSNIA-ERZEGOVINA, UNA CHIMERA  


Jean Toschi Marazzani Visconti (giornalista e saggista): L'islamismo nel calderone bosniaco e gli incendiari esterni


Jean Toschi Marazzani Visconti: L'islamismo nel calderone bosniaco e gli incendiari esterni – intervento al seminario BOSNIA-ERZEGOVINA, UNA CHIMERA 


Stefan Karganović (Srebrenica Historical Project): Srebrenica e la sua eredità tossica


[In ENGLISH: Stefan Karganović: Srebrenica and Its Toxic Legacy – Address for the conference BOSNIA-HERZEGOVINA, A CHIMERA ]

Signore e signori, stimati amici,

trent'anni fa, il 21 novembre 1995, veniva firmato l'accordo di pace di Dayton, che segnava la fine ufficiale del conflitto etnico in Bosnia-Erzegovina. È importante ricordare che, contrariamente alla narrativa popolare ma falsa promossa all'epoca, non si trattò di una “guerra di aggressione” contro la Bosnia da parte della vicina Jugoslavia. Non si trattò nemmeno di una guerra civile nel senso stretto del termine, poiché le divisioni alla base del conflitto non erano di natura politica o ideologica, ma puramente etnica.

Ciò che la rese molto più complicata rispetto, ad esempio, al conflitto etnico in Ruanda, è che in Bosnia si trattò di una guerra tripartita che coinvolse gruppi etnici reciprocamente ostili, serbi, musulmani e croati. Nel corso del conflitto, ciascuno di questi gruppi combatté contro gli altri due, ma a volte cambiò schieramento formando alleanze tattiche con un avversario contro l'altro. Così, a un certo punto si formò un'alleanza temporanea tra serbi e croati contro i musulmani. Nelle fasi finali della guerra fu stipulata un'alleanza più duratura tra croati e musulmani contro i serbi. Non fu forgiata spontaneamente, ma sotto la forte pressione dell'Occidente collettivo. Fu realizzata per il vantaggio politico della coalizione occidentale di ostacolare i serbi piuttosto che per il vantaggio dei contendenti in loco.

Il periodo post-Dayton ha portato una normalizzazione apparente in Bosnia-Erzegovina, ma non c'è stata una vera pace né la cessazione della reciproca sfiducia e animosità, che sono rimaste nei cuori dei membri di tutti e tre i gruppi etnici. Vorrei mettere in evidenza due riflessi di questa latente discordia interna. Anche dopo tre decenni di pace formale, essi rendono la Bosnia una società instabile, sempre sull'orlo di un nuovo conflitto o della disintegrazione. Uno di questi riflessi è Srebrenica. L'altro è l'apparente determinazione dell'Occidente collettivo a riformulare unilateralmente le disposizioni dell'accordo di pace di Dayton per adattarle ai propri scopi geopolitici, ignorando gli interessi percepiti delle tre parti locali. La popolazione locale, e qui mi riferisco principalmente ai serbi e ai croati che insieme costituiscono più della metà della popolazione, è costretta ad accettare un nuovo accordo arbitrario e a rinunciare alla propria autonomia a favore di una struttura statale bosniaca centralizzata dominata da Sarajevo. Ciò non era affatto previsto dagli accordi di Dayton del 1995 e serve esclusivamente agli interessi geopolitici stranieri, in questo caso dell'Occidente collettivo.

Mi concentrerò sulla questione cancerosa di Srebrenica, che ha avvelenato i rapporti tra i due gruppi più numerosi, i serbi e i musulmani, praticamente dalla fine del conflitto militare a metà degli anni '90 fino ad oggi.

Sapete tutti a cosa mi riferisco. È indiscutibile che nel luglio 1995, dopo che le forze serbe avevano conquistato l'enclave di Srebrenica, un gran numero di prigionieri di guerra musulmani siano stati giustiziati sommariamente. Da allora, però, Srebrenica è diventata più di una semplice disputa terminologica o concettuale: la questione è se il crimine di guerra che vi ha avuto luogo debba essere classificato come genocidio o come massacro di prigionieri. Naturalmente, le vittime serbe dei villaggi circostanti uccise durante le continue incursioni dall'enclave di Srebrenica tra il 1992 e il 1995 non vengono né menzionate né conteggiate.

Nel corso degli anni, Srebrenica è stata trasformata in un ostacolo apparentemente insormontabile alla normalizzazione postbellica delle relazioni tra i due maggiori gruppi etnici della Bosnia, i serbi e i musulmani, e ciò in modo deliberato. Questo è stato uno dei principali “usi di Srebrenica”, come ha sottolineato Diana Johnstone. L'inimicizia deliberatamente alimentata impedisce anche il minimo di civiltà e cooperazione tra questi due gruppi chiave, dalla cui reciproca buona volontà dipende la pace in Bosnia. Convenientemente per gli interessi dell'Occidente collettivo, ciò rende la Bosnia-Erzegovina ingovernabile senza la “mediazione”, in realtà la supremazia, di un consorzio di potenze straniere – tutte occidentali, ovviamente. Il loro dominio, o Raj se vogliamo usare la terminologia del governo coloniale britannico in India, che era mediato anche dai satrapi nativi, è simboleggiato dall'Ufficio dell'Alto Commissario. Quell'ufficio, istituito dopo Dayton con durata prevista di un anno ma che ha continuato a operare a tempo indeterminato, con poteri limitati per risolvere controversie costituzionali, ora rivendica poteri straordinari superiori alle leggi e alle consuetudini locali e non è in alcun modo vincolato o limitato dalla Costituzione bosniaca. La versione dei fatti che travisa ciò che è accaduto a Srebrenica come il “primo genocidio in Europa dopo la Seconda guerra mondiale” è servita direttamente a razionalizzare questa interferenza straniera in Bosnia. Ha perpetuato lo status deplorevole della Bosnia come paese fittiziamente sovrano con lo status singolare di unico protettorato coloniale dell'Occidente collettivo in Europa.

C'è una drastica discrepanza tra ciò che dimostrano le prove e ciò che sostiene la narrazione ufficialmente sancita su Srebrenica. La cifra standard di 8.000 vittime, “uomini e ragazzi” per un maggiore effetto emotivo, è completamente inventata e non supportata dalle prove forensi disponibili. Da un punto di vista giuridico, l'accusa di genocidio è infondata perché circa 20.000 donne, bambini e anziani di Srebrenica sono stati evacuati dalle forze serbe senza subire alcun maltrattamento. Il numero di uomini che sono stati comprovatamente giustiziati, fino a un massimo di 1.000 secondo una stima generosa, è ben lontano dalle 8.000 vittime ipotizzate nella versione popolare. Erano tutti prigionieri di guerra armati catturati dalle forze serbe. Si tratta di un crimine di guerra, ma non ha nulla a che vedere con lo sterminio indiscriminato di tutti i membri di un determinato gruppo etnico, come è avvenuto nella Seconda guerra mondiale o come sta avvenendo attualmente a Gaza.

Alcuni dati concreti mettono in evidenza questi fatti.

L'esumazione dei resti umani – effettuata sotto la supervisione dell'Ufficio del Procuratore del Tribunale dell'Aia, va ricordato – ha registrato un totale di 3.568 “casi”,[1] ovvero protocolli autoptici individuali relativi a Srebrenica, che raccontano la seguente storia:

  • Solo 442 corpi esumati hanno potuto essere classificati come vittime indiscutibili di esecuzione, perché avevano gli occhi bendati o legature;
  • 627 corpi presentavano ferite da schegge o altri frammenti metallici, il che indica una morte in combattimento piuttosto che un'esecuzione;
  • 505 corpi presentavano ferite da arma da fuoco, il che può indicare una morte per esecuzione, ma anche una morte in battaglia;
  • Per 411 corpi non è stato possibile determinare la causa della morte;
  • 583 dei “casi” presentavano solo frammenti di corpi e gli esperti forensi del Tribunale dell'Aia hanno concluso che non è stato possibile determinare la causa della morte per il 92,4% di essi.

Infine, allo scopo di effettuare una stima il più accurata possibile del numero di corpi tra i 3.568 “casi”, gli analisti forensi hanno utilizzato un metodo che consisteva nell'abbinare le ossa della coscia sinistra e destra (femori). Ciò ha dato un totale di 1.919 femori destri e 1.923 femori sinistri, il che significa che nel luglio del 1995 il numero totale di corpi associati a Srebrenica era inferiore a 2.000. La loro morte, come indicano le prove forensi, non è stata causata solo dall'esecuzione, ma anche da una serie di altre cause, tra cui in particolare i combattimenti. In totale, non si avvicinano nemmeno alle 8.000 vittime di esecuzioni rivendicate dalla narrazione ufficiale di Srebrenica.

La matrice fattuale di Srebrenica conferma pienamente l'osservazione del defunto Prof. Edward Herman, secondo cui Srebrenica è stato “il più grande trionfo della propaganda alla fine del XX secolo”. Conferma anche la sensata opinione del Prof. Noam Chomsky, secondo cui “se Srebrenica è stato un genocidio, dobbiamo inventare un'altra parola per descrivere ciò che è accaduto ad Auschwitz”.

Nel campo della politica estera, le conseguenze dell'errata definizione di Srebrenica come genocidio sono state immense e deplorevoli.

L'attuazione della famigerata dottrina della “Responsabilità di proteggere”, o R2P, è stata ispirata direttamente dalla falsa narrazione di Srebrenica e non ha fatto nulla per migliorare la condizione dell’umanità. Al contrario. Quel progetto criminale condotto dalle potenze predatrici collettive occidentali è stato promosso utilizzando il ritornello ipocrita “mai più Srebrenica”. È stato inizialmente lanciato da intellettuali buffoni del calibro di Bernard-Henri Lévy e ripreso da governi desiderosi di razionalizzare le loro operazioni militari contro paesi ricchi di risorse ma politicamente disobbedienti. I risultati pratici sono stati disastrosi. Sotto una facciata moralistica, le campagne predatorie in Iraq, Libia e Siria ispirate dal pomposo slogan di Lévy hanno portato alla distruzione di paesi indipendenti e all'uccisione di milioni di loro abitanti innocenti, per lo più musulmani. In tutti i casi in cui è stata invocata la R2P con riferimenti a Srebrenica, il vero motivo dell'intervento non è mai stato quello di alleviare una crisi umanitaria. Si trattava piuttosto di rovesciare un governo che aveva insistito troppo apertamente sul proprio diritto alla sovranità. Il motivo secondario era sempre nefasto quanto il primo: occupare un paese per spogliarlo delle sue risorse naturali.

Spero che questa panoramica sulla situazione bosniaca e sul suo più ampio impatto sulla geopolitica vi sia stata utile e informativa. Mi dispiace non poter discutere questi argomenti con voi di persona e auguro a tutti voi un felice e produttivo anno nuovo e una conferenza di successo.

NOTE:

[1] Le fonti documentali dell’indagine analitica delle risultanze autoptiche del “Tribunale dell’Aia” (ICTY) su Srebrenica si trovano alla pagina: http://us.srebrenica-project.org/2021/07/01/icty-srebrenica-autopsy-reports/

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Sul tema di Srebrenica in lingua italiana sono disponibili le pubblicazioni:
AaVv., Il Dossier nascosto del "genocidio" di Srebrenica (La Città del Sole, Napoli 2007 - ISBN 978-88-8292-351-8)
A. Dorin, S. Jovanović, Srebrenica. Come sono andate veramente le cose (Zambon, Frankfurt 2012 - ISBN 978-88-87826-75-3)

Si raccomanda anche la visione del documentario norvegese Srebrenica, una città tradita (v. sopra).

Altra documentazione sul tema è reperibile alle nostre pagine:
https://www.cnj.it/home/it/component/tags/tag/srebrenica.html
https://www.cnj.it/documentazione/srebrenica.htm .

 


Chiara Nalli (esperta di geopolitica e politica serba): La Repubblica serba di Bosnia e il "mondo serbo" nel contesto attuale


 IN CORSO DI TRASCRIZIONE, IL TESTO SARÀ DISPONIBILE A BREVE

 

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