[Aggiornamento 6.5.2026: è possibile firmare la seconda petizione on line]
1) Petizione Popolare al Parlamento, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione: “Non armi ma pane, per un’Italia che ripudia la guerra”
2) Appello dell’intellettualità libera: "NO alla guerra con la Russia"
Contro il riarmo e la guerra alla Russia
1) Petizione Popolare al Parlamento, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione: “Non armi ma pane, per un’Italia che ripudia la guerra”
2) Appello dell’intellettualità libera: "NO alla guerra con la Russia"
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Fonti:
https://www.art11.it/petizione-no-riarmo/
La Petizione Popolare, intitolata “Non armi ma pane, per un’Italia che ripudia la guerra”, chiede al Parlamento, ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione, un cambio di rotta immediato e verificabile sulla politica estera e sulle scelte di bilancio del Paese.
Essa parte da un’analisi impietosa della realtà: l’aumento dei prezzi di petrolio e gas, innescato anche dalla guerra che coinvolge l’Iran, sta falcidiando salari e spesa sociale, mentre l’Italia procede sulla strada di un riarmo senza precedenti, con l’impegno a portare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035 e ad aderire al piano europeo ‘Rearm Europe/Readiness 2030’ da 800 miliardi.
I punti chiave della petizione:
- Recedere dall’impegno con USA e NATO di aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL, e impedire che i fondi europei di coesione vengano dirottati verso investimenti in armi.
- Interrompere immediatamente ogni sostegno economico e militare all’Ucraina, smettendo di alimentare un conflitto che sta dissanguando le risorse destinate a sanità, scuola e welfare.
- Riprendere l’acquisto di gas e petrolio dalla Russia.
- Impedire l’uso del territorio, dello spazio aereo e delle basi militari in Italia per le operazioni belliche di USA e Israele, e non inviare navi militari nello Stretto di Hormuz.
- Bloccare il flusso di armi verso Israele, nel rigoroso rispetto della legge 185/90, per non rendersi complici del genocidio del popolo palestinese.
- Avviare trattative concrete di pace, a partire da una rigorosa neutralità dell’Italia, affinché il nostro Paese si ponga come ponte di cooperazione tra i popoli, in conformità con l’articolo 11 della Costituzione.
PETIZIONE POPOLARE (ex Art. 50 della Costituzione) al parlamento italiano
NON ARMI MA PANE
PER UN’ITALIA CHE RIPUDIA LA GUERRA
La presente Petizione Popolare, redatta ai sensi dell’art. 50 della Costituzione, intende richiamare l’attenzione delle Camere su un nesso drammaticamente attuale: la crisi economica e la corsa al riarmo si alimentano a vicenda, mentre i diritti sociali vengono sacrificati. Per questo chiediamo un cambio di rotta immediato e verificabile.
NOI, CITTADINI SOTTOSCRITTORI DELLA PRESENTE PETIZIONE,
CONSIDERATO CHE
– tutti i report dei principali centri studio economici italiani e internazionali (Banca d’Italia, Rapporto di Previsione di primavera 2026 del Centro Studi Confindustria, IMF-World Economic Outlook)[1], delineano un quadro preoccupante per l’economia europea e del nostro Paese, a causa del forte aumento del prezzo di petrolio e gas, innescato dalla guerra di USA e Israele contro l’Iran: si prospetta un pesante taglio alla spesa sociale, mentre i salari reali saranno falcidiati da un’inflazione crescente, con un peggioramento complessivo della vita dei cittadini e impoverimento della società;
– la guerra (dal Medio Oriente all’Ucraina, dall’America Latina all’Africa) è oggi tra le cause fondamentali della crisi economica;
– l’Italia è sempre più impegnata come cobelligerante nel conflitto contro la Russia e continua a supportare, nonostante alcuni distinguo, Israele nei suo attacchi genocidari contro la popolazione palestinese, nonché contro Libano, Siria, Iran;
– l’Italia, come confermano gli atti parlamentari, aderisce pienamente al piano di riarmo della UE, mantenendo la centralità della NATO quale “pilastro fondamentale della sicurezza euro-atlantica” [2], e indirizzandosi verso l’industria europea integrata degli armamenti e un’economia e società di guerra. La guerra, da stato d’eccezione, diventa fattore strutturale di investimento economico;
– l’Italia, in conformità col dettato costituzionale, in particolare l’Articolo 11, dovrebbe porsifuori da ogni conflitto e proporsi come ponte di pace e cooperazione nel mondo, orientando la propria economia verso lo sviluppo sociale e non in funzione del militarismo e della guerra, né sprecare le proprie risorse nel sostegno alle guerre di altri Paesi;
CHIEDIAMO AL PARLAMENTO DI DELIBERARE:
– Che l’Italia receda dall’impegno con USA e NATO di portare la spesa militare al 5% del PIL entro il 2035, nonché dal piano ‘Rearm Europe/Readiness 2030’ di 800 mrd, e che i fondi europei di coesione siano utilizzati esclusivamente per il loro scopo e non dirottati verso investimenti militari. Oggi la spesa militare italiana si attesta intorno all’1,5% del PIL. Portarla al 5% significherebbe oltre 100 miliardi di euro all’anno sottratti a sanità, scuola, trasporti pubblici e politiche abitative.
– Di interrompere immediatamente qualsiasi sostegno economico e militare all’Ucraina nella guerra contro la Russia. A Kiev la UE ha già dato quasi 200 mrd di euro[3] (con un esborso per l’Italia, che contribuisce alla UE per circa il 12%, di 23 mrd di euro), mentre l’Italia per suo conto ha versato al governo Zelensky oltre 3 miliardi di euro[4], una somma enorme sottratta alla spesa sociale. L’Ucraina, d’altra parte, è divenuta – grazie ai fondi versati da Italia e UE – un Paese esportatore di armi, non solo in Europa (cfr. gli accordi con la Germania per 4 mrd di euro[5], e con l’Italia[6]) ma anche nei Paesi del Golfo e in Arabia saudita[7], che sono supporto a USA e Israele per la guerra contro l’Iran; per cui l’Italia e la UE, pur non partecipando direttamente alla guerra contro l’Iran, ne sono indirettamente sostenitori attraverso le armi fornite da Kiev.
– Che l’Italia si adoperi per trattative concrete su basi realistiche per la cessazione immediata del conflitto contro la Russia, e si opponga al versamento da parte UE di 90 mrd di euro al governo di Kiev per la prosecuzione della guerra (soloUngheria, Slovacchia e Repubblica Ceca saranno esonerate dagli obblighi finanziari per questo pacchetto). Si tratta di un “prestito senza rivalsa”, in cui l’Ucraina è tenuta al rimborso solo tramite le riparazioni di guerra[8]. In questo modo la UE (e l’Italia con essa) è spinta ulteriormente nel vortice della guerra, intensificando l’escalation bellica al fine di ottenere la vittoria militare sulla Russia.
– Che, in questa situazione di grave crisi energetica, l’Italia incentivi al massimo le energie rinnovabili e riprenda ad acquistare dalla Russia petrolio e gas.
– Che l’Italia, che si è dichiarata estranea alla guerra di Israele e USA contro l’Iran e il Libano, ne sia effettivamente fuori, vietando agli USA l’uso delle basi sul suo territorio, il suo spazio aereo, qualsiasi supporto logistico o di intelligence, qualsiasi mezzo navale, aereo o terrestre. E si astenga decisamente dall’invio di navi militari nello Stretto di Hormuz sotto la formula ambigua della “missione difensiva e pacifica”[9]. Una missione pacifica non si fa con le navi da guerra! E poi, da chi dovrebbe “difendersi” l’Italia nello stretto di Hormuz?
– Che l’Italia, sulla base di una rigorosa e acclarata neutralità, apra trattative con l’Iran, quale Paese non nemico (quindi, togliendo anche qualsiasi sanzione contro di esso), per la circolazione di navi italiane nello stretto di Hormuz.
– Che l’Italia, per non essere complice del genocidio del popolo palestinese, blocchi il flusso di armi verso Israele, nel rigoroso rispetto della legge 185/90 contro l’esportazione di armamenti.
CHIEDIAMO DI RICONSIDERARE L’INTERA POLITICA ESTERA E COLLOCAZIONE DELL’ITALIA, PERCHÉ SI PONGA COME PAESE NEUTRALE, PONTE DI RELAZIONI PACIFICHE TRA I POPOLI.
Chiediamo che il Parlamento, in ossequio all’art. 50 della Costituzione e ai relativi regolamenti di Camera e Senato, esamini la presente petizione in commissione competente entro sei mesi dal ricevimento, dandone pubblica comunicazione ai sottoscrittori attraverso i siti istituzionali.
Siamo cittadini, non sudditi. La Costituzione ci chiede di ripudiare la guerra. La crisi ci impone di scegliere: o armi o pane. Noi abbiamo scelto.
- Andrea Catone, Presidente del Comitato Articolo 11-L’Italia ripudia la guerra – Odv/ Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Sandra Carpi Lapi, Comitato Fiorentino Fermiamo la Guerra/ Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Alessandro Marescotti, Presidente dell’associazione Peacelink/ Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Stefania De Marco, Segreteria del Circolo del PRC Lidia Menapace, Riviera jonica messinese / Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Pietro Morace, CCLGM - Coordinamento per la pace, Milano /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Marianna Panico, Associazione Generazioni Future/ Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Antonio Mazzeo, insegnante, attivista NO WAR
- Alberto Bradanini, già ambasciatore, Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea
- Manlio Dinucci, geografo, giornalista
- Emanuele Lepore, Segretario del CNNN - Coordinamento Nazionale NO NATO
- Ida Merello, PeaceLink /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Carlo Fino, Referente Regionale per la Lombardia dell’Associazione Multipopolare
- Maria Paola Fanni, responsabile regionale per la Sardegnadella Federazione dei Circoli del Cinema / Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Vito Micunco, Coordinatore Regionale della Rete dei Comitati per la Pacedi Puglia
- Patrizia Marongiu, Segretaria dell’Associazione XXV APRILE
- Andrea Martocchia, Segretario del CNJ - Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia
- Simonetta Noè, Gruppo per la Pace di Massa Marittima e Coordinamento Provinciale per la Pace di Grosseto /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Alberto De Ambrogio, Segretario regionale PRC per il Piemonte e la VdA /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Renata Vela, associazione Vita NovaFinale Ligure / Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Giuliano Bertozzini, Gruppo per la pace e il disarmodi Fano e Pesaro / Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Antonia Guerra, direzione nazionale PRC /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Giovanni Forte, Presidente dell’associazione Senza Confini, componente del Coordinamento della zona Valdera, Pontedera
- Lorenza Cescatti, Donne in neroRovereto / Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Ivan Guarino, Associazione Acaim, Impegno Civico per Viadana, Mantova /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Cristina Stevanoni, già docente di lingua e letteratura neogreca, associazione FrOnda Verde,Verona /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Danilo Cocco, Componente Assemblea Generale CGIL Sarda
- Emanuela Baliva, Roma, Coordinamento nazionale NORiarmo,
- Ruggero Giacomini, Presidente del Centro marchigiano La città futura
- Monica Bramati, Firenze, Coordinamento Nazionale NORiarmo
- Graziano Montanari, Presidente dell’associazione Costruttori di Pace, Putignano (BA) /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Francesca De Paula, Multipopolare Milano /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Francesco Perrini, associazione Fasano per Gaza/ Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Serena Castaldo, Comitato Mezz'ora di silenzio per la pace e la giustizia, Casale Monferrato (Al) /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Mario Eustachio De Bellis, associazione Futura Umanità, Roma /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Patrizia Morciano, Pace Terra Dignità, Alessano (LE) /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Marco Corbellari, Segretario dell’Associazione Il Mondo di Irene, Verona
- Clara Statello, giornalista, coordinatrice di Polivox
- Gabriele Abrotini, Ravenna, CC del Partito Comunista di Unità Popolare /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Alessandra Ciattini, Docente La Sapienza Roma /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Renato Caputo, M. S. G. S. V – argonauti per la pace, Milano /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Rosa Siciliano, caporedattrice di Mosaico di Pace, rivista di Pax Christi
- Tiziano Fabrizio Cardosi, Firenze, perUnaltracittà /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Laura Marchetti, antropologa e filosofa, Università Mediterranea di Reggio Calabria
- Filippo Cantalice, Psichiatria Democratica - Puglia
- Amilcare Dondé, Sinistra Futura, Cremona /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Michele De Luisi, Musicista, Bari
- Alexander Hoebel, docente di Storia contemporanea, Università di Sassari, direttore di Marxismo oggi, rivista online
- Mario Spagnoletti, già docente di Storia contemporanea, UniBa
- Bruno Steri, direttore della rivista del PCI Ragioni e Conflitti
- Marco Giuseppe Toma, scrittore e pubblicista /Coordinamento Nazionale NoRiarmo
- Nico Perrone, già docente di Storia dell’America, UniBA
- Augusto Ponzio, Professore emerito di Filosofia del Linguaggio, UniBA
- Carlo Volpi, Coordinamento Fiorentino contro il Riarmo
- Associazione NonUnaDiMeno, Firenze
- Laboratorio perUnaltracittà, Firenze
- Sinistra Progetto Comune, Firenze
...
Firma la petizione: https://www.art11.it/petizione-no-riarmo/#firma-petizione
NOTE:
[1] https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/proiezioni-macroeconomiche/2026/Proiezioni-macroeconomiche-Italia-aprile-2026.pdf; https://www.confindustria.it/pubblicazioni/guerre-dazi-incertezza-a-rischio-la-crescita/; https://www.imf.org/en/publications/weo/issues/2026/04/14/world-economic-outlook-april-2026.
[2] Cfr Commissione Difesa del 14 aprile, https://www.camera.it/leg19/1099?slAnnoMese=202604&slGiorno=14&shadow_organo_parlamentare=3504&primaConvUtile=ok; https://documenti.camera.it/leg19/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2026/04/14/leg.19.bol0661.data20260414.com04.pdf.
[6] https://www.rid.it/shownews/7999/la-visita-di-zelensky-in-italia-e-il-quot-drone-deal-quot.
[9] https://www.agi.it/estero/news/2026-04-17/hormuz-riaperto-volenterosi-parigi-36626348/.
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Fonti: pagina FB di Pino Cabras e
𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗜𝗔. 𝗔𝗣𝗣𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟'𝗜𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗘𝗧𝗧𝗨𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔' 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔
𝑵𝒐𝒊, 𝒇𝒊𝒓𝒎𝒂𝒕𝒂𝒓𝒊 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒅𝒐𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐, 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐𝒓𝒊 𝒂𝒓𝒕𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓𝒊 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒂𝒔𝒕𝒊, 𝒄𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒆𝒍𝒍𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 𝑶𝒑𝒊𝒏𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐, 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒖𝒓𝒈𝒆𝒏𝒕𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐 𝒆 𝒏𝒆𝒄𝒆𝒔𝒔𝒂𝒓𝒊𝒐
In Europa e in Italia, stiamo assistendo a una degenerazione della lotta politica, divenuta trasposizione della guerra sotto altre forme. Sebbene nel mondo siano attivi una sessantina di conflitti militari, tre sono le “aree di crisi” che più destano inquietudine: l’aggressione all’Iran, da parte di USA e Israele; lo sterminio del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano e la guerra in Ucraina, che oggi desta in noi la preoccupazione maggiore: un conflitto nel quale l’Italia è direttamente coinvolta con invio di armi e fondi, con l’apertura indiscriminata agli ucraini che fuggono del loro paese, e una sorta di “ucrainizzazione” della nostra politica estera, e dello stesso dibattito pubblico. Il governo Meloni, dopo l’ennesima questua di Volodimir Zelensky, non solo ha concesso un nuovo finanziamento a fondo perduto, ma ha firmato con Kiev accordi volti a fabbricare droni. In seguito a questi ultimi fatti, la Federazione Russa ha inviato un avvertimento: considerare obiettivi legittimi i luoghi nei quali si fabbricano armi che verranno utilizzate per colpire il proprio territorio, ossia, l’Europa e l’Italia. Tutto fa comprendere che, pur senza dichiararlo, i nostri governanti ci stanno portando allo scontro con la Russia. Una guerra impossibile, data la disparità di forze a vantaggio della Russia, e soprattutto una guerra insensata. E, infine, una guerra che, dato l’armamento nucleare posseduto dal “Nemico”, il più grande sulla terra, aprirebbe la porta a un’apocalissi nucleare.
Anche se possiamo non concordare con gli orientamenti politici interni di quel Paese ed esprimere critiche su questo o quell’aspetto, noi respingiamo come errato, pericoloso e antistorico qualsivoglia tentativo di esportare i nostri modelli. Soprattutto siamo uniti nel respingere la follia russofobica e il clima da caccia alle streghe che si sta imponendo in Italia come in Europa, generato da politici e giornalisti irresponsabili, i quali, dopo aver raccontato in modo distorto la genesi del conflitto, diffondendo informazioni false, arrivano a esaltare le azioni terroristiche dell’Ucraina, a cominciare dalla distruzione dei gasdotti North Stream 1 e 2, o che, sulla scia della frase di Mario Draghi (“preferite la libertà o i condizionatori?”), vogliono persuaderci che il significato di questa guerra vada al di là degli interessi materiali, che l’Occidente combatte “per i suoi valori”, e che la Russia è un regime autocratico, che il suo presidente è “il nuovo Hitler” (e “il nuovo Stalin” e “il nuovo zar”!), fingendo di non accorgersi di come e quanto venga, giorno dopo giorno, limitata la possibilità per chi non sia allineato con la narrativa dominante, di esprimersi e, in particolare, di rifiutare la damnatio della Russia, presentata semplicemente come “Stato che viola il diritto internazionale”, dimenticando ben altre violazioni compiute quotidianamente da Stati dei quali siamo alleati-servi, a cominciare dagli USA.
La Russia non ha mai compiuto gesti ostili verso le nazioni europee e men che meno verso l’Italia, alla quale, anzi, ha sempre mostrato amicizia e persino affetto: non dimentichiamo i consistenti aiuti medici e sanitari portati nella Penisola durante la prima fase della pandemia, nel 2020, com’era accaduto un secolo prima, nel 1908, quando la Russia era stato il primo Paese al mondo a recare aiuto ai terremotati di Messina e Reggio Calabria. Noi siamo sicuri che il popolo italiano, pressoché nella sua totalità, vorrebbe che ritornassimo a commerciare con la Russia, comprando il suo gas e il suo petrolio (a prezzi cinque volte inferiori a quelli ai quali compriamo ora dagli USA) e vendendo le merci del nostro straordinario comparto manifatturiero, in crisi a causa di assurde sanzioni della UE. Il popolo italiano, ne siamo certi, vuole offrire al popolo russo la stessa amicizia che dal popolo russo ha sempre ricevuto.
Contro la costruzione di un senso comune russofobico e bellicistico, ci corre l’obbligo, per onestà intellettuale, e per competenza storica, di rilevare che la Federazione Russa, lo Stato più grande del mondo, non ha alcun interesse o disposizione a invadere l’Europa. La sua guerra in Ucraina (l’Operazione Militare Speciale) è volta semplicemente alla liberazione del Donbass, e, quindi, a favorire l’autodeterminazione delle sue popolazioni che si sono già espresse, come peraltro la Crimea, per il “ritorno” alla Madrepatria Russia, dopo il golpe a Kiev del 2014, organizzato dalla CIA, sostenuto da USA e UE. Tutto ciò è documentato e va sottratto alla logica dell’opinionismo, che si traduce in mero schieramento. Noi non vogliamo abdicare alla facoltà di pensare, a quel comandamento di Immanuel Kant che, nel lontano 1784, invitava gli umani a rivendicare il diritto di “usare la propria ragione”. Noi non abbiamo alcun sentimento ostile verso la Russia.
In quanto “intellettuali”, ossia persone che intendono “abbracciare la propria epoca” (come scrive Jean-Paul Sartre), noi rivendichiamo il diritto di dire la nostra sui fatti della politica e riteniamo che questo faccia parte dei nostri doveri, perché siamo parte integrante, e importante, di una comunità. In quanto persone professionalmente addette alla scienza, alla formazione, all’arte, alla comunicazione, alla letteratura, respingiamo con sdegno ogni politica volta a sanzionare musicisti, scrittori, danzatrici, direttori d’orchestra, uomini e donne di cinema e di teatro (per non parlare degli atleti!), e deploriamo che a uno dei più importanti direttori d’orchestra del mondo, Valerij Gergiev, sia stato per ben due volte, a Milano e a Caserta, impedito di esibirsi, e che lo stesso sia accaduto alla danzatrice Svetlana Zacharova, autentica stella nel firmamento della danza classica.
L’ultimo caso è quello della Biennale d’Arte di Venezia, il cui direttore, Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale notoriamente schierato a destra, ha deciso, intelligentemente, la riapertura del Padiglione Russo, in nome della libertà della cultura, suscitando le ire della sua stessa area politica, ma anche di gran parte di una sedicente opposizione parlamentare, per non parlare dell’ignobile ricatto della UE che recita: “o cacciate i russi o non vi diamo il contributo”.
Ebbene, è ora di por fine a questa situazione umiliante (per noi!) e dannosa (per noi!), ma soprattutto preoccupante (per tutti!). È ora che le nostre popolazioni prendano in mano i propri destini, è ora che si cessino parole e gesti ostili (dal primo cittadino della Repubblica fino all’ultimo) verso la Russia, e si cessi di piegare la testa ai comandi di leader e opinionisti affetti da visibili sindromi psicopatologiche. È ora di dire: NOI NON VOGLIAMO LA GUERRA ALLA RUSSIA! Il popolo italiano ha conosciuto direttamente, dolorosamente, due conflitti mondiali e ne ha tratto come conclusione l’articolo 11 della Carta Costituzionale, che “ripudia la guerra”.
Noi per primi, nelle università, nelle scuole, nei giornali, nelle case editrici, nelle reti tv, nei libri che scriviamo, nelle conferenze che teniamo, dobbiamo batterci per aiutare i cittadini distratti, ovvero inebetiti dalla propaganda, ad aprire gli occhi e a opporsi insieme a noi a questa follia. Il nostro primo dovere è suscitare il dubbio, respingere la logica del pensiero binario e coltivare il pensiero critico. Dobbiamo rivendicare il diritto di ascoltare tutte le voci e di respingere con il disprezzo che meritano gli appelli alla censura, i quali non di rado stanno diventando incitamento all’aggressione, come già accaduto a qualcuno di noi. Noi vogliamo ascoltare le lezioni su Dostoevskij e vedere i film di Russia Today, o sintonizzarci sui canali radiotelevisivi russi, proprio come fanno i cittadini di quel Paese. Noi vogliamo assistere a concerti, balletti, spettacoli teatrali, film russi, così come siamo liberi di fare la stessa cosa rispetto ai prodotti artistici di altre nazioni. Vogliamo essere liberi di andare in Russia come in qualsiasi altro Paese del mondo, senza chiedere permessi o senza fornire spiegazioni a chicchessia. Non accettiamo di essere ostracizzati o silenziati o addirittura additati come “nemico interno” o persino quali “traditori” della patria!
Leggere, ascoltare, incontrare “l’altro”, è la via maestra per evitare di vedere in lui il “nemico”. Solo la libertà – di pensiero, riunione, organizzazione… – può consentirci di uscire dalla logica della contrapposizione, che ci viene presentata come inevitabile o persino necessaria. Noi non intendiamo “fare una scelta di campo” (Occidente contro Oriente!), ma una “scelta di vita”, soprattutto in nome di coloro che non hanno voce e che sono destinati a essere le prime vittime della guerra, oggi come ieri.
Perciò sollecitiamo tutte le voci libere, a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli, a fare giungere la più alta protesta contro un folle progetto bellicistico, e schierarsi dalla parte della libertà e della pace, ribadendo che, sempre, “una cattiva pace è migliore di una buona guerra”.
Angelo d’Orsi, storico, Università di Torino, scrittore e giornalista, Torino
Alessandro Di Battista, giornalista e scrittore, Roma;
Elena Basile, ambasciatrice;
Vauro Senesi, giornalista e vignettista;
Fiammetta Cucurnia, giornalista;
Carmen Betti, Emerita di Pedagogia, Università di Firenze;
Mark Innaro, giornalista;
Vincenzo Lorusso, giornalista RT (Russia Today);
Iain Chambers, già professore di Studi Culturali, Università di Napoli, L'Orientale;
Laura Salmon, Università di Genova
Ugo Mattei, Ordinario Diritto Civile, Università di Torino;
Aldo Giannuli, già professore di storia contemporanea Università statale di Milano;
Demostenes Floros, Responsabile Energia CER-Centro Europa Ricerche;
Ruggero Giacomini, storico Ancona;
William Gambetta, ricercatore Centro studi movimenti, Parma;
Lara Ballurio, giornalista, Torino;
Paolo Desogus, docente universitario, Parigi;
Franca Balsamo, professoressa emerita Sociologia della famiglia Università di Torino;
Diana Carminati, già docente Storia del l'Europa contemporanea, Università Torino;
Pier Giorgio Ardeni, professore ordinario di economia politica, università di Bologna;
Giulio Di Donato, La Fionda;
Piero Bevilacqua, già ordinario Storia contemporanea, Università La Sapienza, Roma;
Glauco Della Sciucca, Filmaker, Direttore di Retrospective;
Federico Greco, Filmaker;
Gianni Fresu, Professore di Filosofia politica all’Università degli studi di Cagliari;
Andrea Catone, direttore MarxVentuno edizioni;
Sandro Teti, Editore;
Franco Coppoli, docente, COBAS scuola;
Roberto Passini, avvocato in Firenze. Rivista Il Ponte;
Marina Rota, scrittrice e giornalista, Torino;
Giulio Chinappi, analista geopolitico presso World Politics Blog e CeSEM;
Cristina Alziati, scrittrice, Arco (Tn);
Giorgio Bianchi, fotoreporter;
Francesco Toscano, direttore VisioneTV;
Pino Cabras, scrittore e ex deputato;
Amedeo Feniello, docente di storia medievale, università dell' Aquila;
Paolo Becchi, già professore ordinario di Filosofia del Diritto, Università di Genova;
Loris Caruso, Università di Bergamo;
Vito Petrocelli, ex Presidente Commissione Affari Esteri del Senato, presidente dell’Istituto Italia BRICS – Matera;
Alexander Höbel, professore di Storia contemporanea, Università di Sassari
Presidente di Futura umanità. Direttore di Marxismo Oggi online;
Leonardo Fredduzzi, Vice direttore, Istituto di Cultura e Lingua Russa;
Massimo Zucchetti, Ordinario Politecnico di Torino;
Francesca Chiarotto, Storica del pensiero politico, Ricercatrice Univ Piem Orientale;
Claudio Grassi, Coordinatore nazionale Disarma;
Roberto Passini, avvocato in Firenze. Rivista Il Ponte;
Clara Statello, curatrice Polivox, redazione Casa del Sole TV;
Andrea Lucidi, giornalista;
Sara Reginella, autrice e documentarista;
Stefano Orsi, analista militare, scrittore, articolista, youtuber;
Giuseppe Salamone, video blogger e referente Nord Schierarsi;
Alberto Fazolo, giornalista e saggista, Roma;
Guido Liguori, già prof di Storia del pensiero politico, Univ della Calabria
Fabrizio Marchi, giornalista “L’Interferenza”;
Carmelo Buscema, ricercatore e docente, Università della Calabria
Tania Di Malta, Poetessa;
Antonino Salerno, musicista;
Emanuela Ligarò, musicista, Pisa;
Margherita Furlan, giornalista, Direttore Casa Del Sole TV, Roma;
Angelo Caputo, docente, presidente ass. La Città Futura;
Gennaro Imbriano, professore associato di Storia della Filosofia UniBo;
Jean Toschi Marazzani, giornalista;
Aldo Gaccione, responsabile del blog Odissea;
Alessandro Guerriero, designer e fondatore di Atelier Alchimia;
Franca Ruggieri, Emerita Università di Roma Tre
Danila Ghigliano, artista
...
È possibile firmare la petizione online:https://www.petizioni.com/no_alla_guerra_con_la_russia_appello_dellintellettualita_libera
