Coordinamento
Nazionale per la Jugoslavia



Segnalazione iniziativa



Nel loro disco "Sangue e cenere", inciso nel 2014, i GANG hanno incluso una canzone dedicata al crimine dei bombardamenti NATO sulla RF di Jugoslavia nel 1999:

“Gli Angeli di Novi Sad” – Diario di bordo, 18.08.2014

La guerra nella ex Jugoslavia. Il Kosovo.
Vorrei “raccontarvi” questa canzone presentandovi alcune delle “linee” che ho seguito per realizzarla, alcuni momenti che mi hanno ispirato e portato fin qua.  Di solito una canzone non nasce seguendo una linea sola ma si comincia a camminare a cercare lungo una di esse poi si incontrano tante altre linee..magari ad un incrocio si pigliano altre strade poi si inciampa si scarta di lato. Più che una linea é un insieme di linee molto diverse, inconsuete, impreviste, che fanno una prospettiva…una canzone.
Ogni volta che passo per Pisa se ho un paio d’ore di tempo vado in piazza dei Miracoli..ma più che salire sulla Torre mi reco al cimitero monumentale per godere della visione del “Trionfo della Morte”. E’ uno spettacolo incredibile, un grande affresco che ogni volta mi trasmette una grande emozione.
Hermann Hesse nel suo “Dall’Italia” ne parla come di “un possente dipinto che ancora oggi è capace di immergere l’animo di chi lo osserva in ombre funeree e in lugubri pensieri”.
Il malinconico misticismo del medioevo al tramonto.
Gli angeli della canzone sono un po’ delle figure che potrebbero stare in quell’opera, sono mezzi demoni o almeno degli angeli che sono passati per l’Inferno…
Posso dire che quest’opera ha influenzato molto lo stato d’anima della canzone che vi sto raccontando.
Ho sempre avuto la sensazione che la guerra in Kosovo fosse stato il patto fondante della Nuova Europa, quella che conosciamo oggi, quella dopo il Muro per intenderci. Ebbene, in ogni atto fondativo si prende una vittima sacrificale e in questo caso la vittima è stato il popolo serbo. Il nemico, il mostro, colui che bisognava sacrificare al nuovo ordine d’Europa.
Il resto, le atrocità, l’orrore, è stato la conseguenza di chi ha voluto tutto ciò, l’ha provocato e poi è restato a guardare; l’Europa.
E un’altra linea seguita è stato il lavoro di René Girard, circa il sacrificio. Nel corso degli ultimi decenni Girard ha accuratamente esplorato la dinamica sacrificale ed in particolare il concetto di capro espiatorio come momento essenziale del rinsaldamento del vincolo sociale delle culture mitiche. In un percorso partito oltre venti anni fa nel “La violenza e il sacro”, il lavoro di Girard si è fatto via via più specifico ed attento al valore fondante, nelle culture mitiche, della violenza rituale, e del suo ciclico rinnovarsi. I miti di fondazione legati all’omicidio rituale (Romolo, Caino) ben rappresentano il carattere di violenza mimetica su cui si regge il patto sociale dell’antropologia mitica. La società è il luogo di azione e riproduzione di desideri mimetici, imitativi, e delle rivalità ed antagonismi che da tali desideri si instaurano. L’uomo innesta la propria macchina desiderante in rapporto allo sguardo, ai desideri ed alle realizzazioni dell’altro. Il comportamento è mimetico, concorrenziale. La struttura sociale diviene il terreno di interazione di contraddizioni, frustrazioni, invidie, pietre di inciampo della compagine sociale.
La società rinnova il suo patto attraverso il rito dello spargimento del sangue del capro espiatorio. Il tutti contro tutti si risolve in un tutti contro uno.
Scrive Girard: “Se gli uomini riusciranno tutti a convincersi che uno solo di loro è responsabile di tutta la mimesis violenta, se riusciranno a vedere in lui la ‘macchia’ che li contamina tutti, se saranno davvero unanimi nella loro credenza, tale credenza sarà confermata. […] Distruggendo la vittima sacrificale, gli uomini crederanno di sbarazzarsi del loro male”.
Jack Abbott ne “Il ventre della bestia” scrive a proposito del popolo vietnamita “erano uomini piccoli dediti all’amore libero…” = erano miti, in pace…poi arrivarono gli americani…e quell’orrore finì per generare uomini come Pol Pot!
Per mettere ancora meglio a fuoco quella che è stata la guerra nella ex Jugoslavia e per non unirmi al coro “semplicistico” d’occidente contro le atrocità della guerra “etnica” e per non puntare il dito sulla vittima sacrificale e per Un senso di giustizia verso il popolo serbo, sono stati importanti due libri di Peter Handke “Un viaggio d’Inverno” e “Appendice ad un lungo viaggio d’inverno”.
Il primo, che porta come sottotitolo “giustizia per la Serbia”, è un viaggio della scrittura e della memoria. Contro le falsità e le semplificazioni dell’occidente e dei suoi mezzi di comunicazione, su una guerra atroce e per molti versi non ancora finita.
Il secondo è un percorso attraverso il dolore e il lutto in una realtà senza prospettive privata del presente e del futuro di quel senso della durata che è “la cosa più bella e più grande” che una generazione può lasciare in eredità a quella successiva.

Furono questi due libri a ricondurmi poi a quel classico della letteratura slava “Il Ponte sulla Drina” del serbo Ivo Andric’. Questo libro mi restituì la visione del Ponte! Musulmani, cristiani, ebrei, nemici per tanti secoli, intorno a questo ponte si sono incontrati, hanno constatato la loro comune natura di uomini, oltre le ideologie, hanno sperimentato la possibilità di raggiungere la comprensione. Per questo ogni ponte è simbolo della possibilità di comunicazione e amore fra gli uomini; per questo ogni ponte, e quindi anche il ponte sulla Drina, ha un angelo custode, mandato da Allah per benedirlo e proteggerlo. Perché non c’è ponte che non abbia origine divina: all’inizio Allah fu turbato dai misfatti di Satana che, per odio al genere umano, graffiò rabbiosamente la terra, provocando profonde spaccature, burroni fiumi, abissi, allo scopo di impedire che gli uomini si ritrovassero, per disturbare i viaggiatori. Ma Dio mandò gli angeli, all’inizio, i quali spiegarono le loro ali sugli abissi e sui fiumi, in modo che la gente potesse passare; poi gli uomini cominciarono a costruire i ponti. E Allah si compiace di coloro che costruiscono i ponti, come di coloro che aprono le fontane: così ha mandato un angelo a proteggere il ponte sulla Drina, e l’angelo rimarrà finché a Dio piacerà che il ponte esista.
Andric è, per dirla col Cronia, il cantore della “Bosnia romantica, storica, realistica, in cui, dalla venuta dei Turchi ai nostri tempi, si incrociano razze, religioni, concezioni spirituali e istituzioni sociali diverse e antitetiche, nel cui paesaggio, teatro di guerre, di uccisioni, di prepotenze e di sofferenze, vive ed opera una galleria svariatissima e animatissima di pascià, e visiri turchi, di ufficiali austriaci e frati cattolici, di mercanti e di duchi, di uomini e donne di ogni risma con i loro istinti e le loro passioni, con i loro usi e costumi”.
Se è vero che domina, nell’opera complessiva di Andric, “il peso di un destino che si deve compiere” è però altrettanto vero che scorre sotterraneo ma forte il fiume della speranza, lo sforzo perché oltre le divisioni di etnia e di religione, gli uomini riconoscano la loro unità. Certo, la storia ha sempre dato torto a queste speranze, però, a volte, i fatti, hanno permesso agli uomini di riconoscersi proprio in tale speranza: è di questa che il ponte sulla Drina è il simbolo poetico.
Il PONTE! Si sarebbe potuta chiamare così questa canzone…
Paolo Rumiz scrisse su Repubblica “In una terra che è di per se un ponte tra mondi, i ponti hanno ancora un significato speciale, che da noi è perduto. Ogni ponte che cade è un confine in più e una possibilità di riconciliazione in meno. In otto anni di guerra i ponti più antichi sono stati distrutti più per sdradicare i simboli di appartenenza che per motivi militari.  E d’istinto i giovani di Belgrado hanno scelto in questi giorni di fare gli scudi umani con i loro canti e balli non accanto alle chiese o ai monumenti ma lungo i ponti della Slava.
Il premio nobel Ivo Andric’ scrisse: “Ovunque nel mondo, in qualsiasi posto il mio pensiero vada o si arresti, trova fedeli e operosi ponti, come eterno e mai soddisfatto desiderio dell’uomo di collegare, pacificare e unire tutto ciò che appare davanti al nostro spirito ai nostri occhi ai nostri piedi affinché non ci siano divisioni contrasti distacchi. I ponti sono più importanti delle case, più sacri e più utili dei templi, appartengono a tutti e sono uguali per tutti sempre saggiamente costruiti nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane”.
Ho scritto questa canzone perché un popolo non si deve mai demonizzare, un giorno tocca a quello serbo ma un altro può toccare al mio popolo.
Perché non bisogna mai identificare un popolo con i propri estremisti.
Perché provo ancor oggi in quanto comunista un senso profondo di vergogna nei confronti del popolo serbo in quanto è stato proprio il governo D’alema ad autorizzare l’intervento militare e l’utilizzo dello spazio aereo italiano per i bombardamenti sul Kosovo a seguito della decisione della NATO. Penso che la storia della sinistra italiana finisca in quel momento. Da lì in poi niente è stato più come prima.
Per questa canzone ho chiesto la collaborazione del maestro Stefano Campolucci e della sua orchestra d’archi. Sarà quindi all’interno del disco un episodio particolare ed unico. Tanto per capirci sarà una di quelle canzoni come “Il Buco del Diavolo” o “Oltre”…con un arrangiamento a metà fra Morricone e Karaindrou.


„Anđeli iz Novoga Sada“ – Brodski dnevnik

18.08.2014.

Rat u bivšoj Jugoslaviji. Kosovo. Htio bih vam „ispričati“ ovu pjesmu, počevši od „linija“ koje sam slijedio da je napišem, opisati trenutke koji su mi poslužili kao inspiracija i koji su me doveli dovle, gdje jesam. Obično pjesma ne nastaje samo iz jedne crte, već se ide uzduž jedne od linija, a onda se slijede i mnoge druge, koje se ukrštaju, uatim se kreće se drugim putevima, a zatim se posrće i odbacuje na rub. Prije no o jednoj liniji može se govoriti o skupini vrlo različitih crta, nepredviđenih, nenadanih,koje daju perspektivu ...a to je pjesma.

Uvijek kad me put nanese kroz Pisu, ukoliko imam koji sat vremena idem na Torre dei Miracoli (Toranj čudesa)...No prije no što se popnem na Toranj idem na monumentalno groblje, da uživam u slici „Trijumf smrti“. To je nevjerojatan prizor, velika freska koja svaki put u meni izaziva veliko uzbuđenje. Herman Hesse u svojoj biografiji „Iz Italije“govori o njoj kao o moćnoj slici, koja i danas obuzima dušu promatrača svojim grobnim sjenama i natjerava ga na pogubne misli“. Radi se o melanholičnom misticizmu srednjevjekovlja na izdisaju.

Anđeli u mojoj pjesmi su prikaze, koje bi se mogle naći na toj slici, to su poludemoni ili u najmanju ruku anđeli, koji su prošli kroz pakao...

Mogu kazati da je ta slika jako utjecala na duh pjesme o kojoj vam govorim.

Oduvjek sam osjećao da je rat na Kosovu bio osnivački pakt  Nove Evrope, Evrope koju poznajemo danas, Evrope nakon Pada zida, da se dobro razumijemo.  E, pa kako je znano, u svakom osnivačkom aktu neophodna je sakrifikalna žrtva, a u ovom slučaju bio je to srpski narod.  On je prikazan kao neprijatelj, kao čudovište, koje treba žrtvovati novom poretku Evrope. Sve ostalo, ratne strahote i užasi, posljedica su upravo onog, ko je sve to htio, ko je sve to izazvao, a zatim je ostao skrštenih ruku i samo promatrao – bila je to Evropa.

Druga linija koju sam slijedio bilo je djelo René Girarda o žrtvi. Tokom posljednjih decenija Girard je pomno ispitao dinamiku žrtvovanja i pogotovo koncept žrtvenog jarca, u kojem je vidio trenutak učvršćivanja društvenih veza mitskih kultura.  U procesu otpočetom prije dvadeset godina knjigom  „Nasilje svetog“ , istraživačko djelo Girarda postalo je sve specifičnije i sve pažljivije prema temeljnoj vrijednosti , u mitskim kulturama, ritualnog žrtvovanja te  značenja povezanosti žrtvovanjem kao i njegovog cikličkog ponavljanja.

Mitovi osnivanja (Romul, Kain) izvrsno predstavljaju karakter mimetiziranog nasilja, na kojem je nastao društveni ugovor mitske antropologije. Društvo je mjesto stvaranja i ponavljanja mimetiziranih –prikrivenih –požuda i želja za oponašanjem te  rivaliteta i antagonizama, što ih takve želje stvaraju. Socijalna struktura postaje teren interakcija i kontradikcija, frustracija, i zavisti, kamen posrtanja društvenih zajednica. Društvo obnavlja svoj (p)akt spajanja u zajednicu putem rita prolijevanja krvi žrtvenog jarca. Svi protiv svih na kraju biva razrješeno kao svi protiv jednog. Piše Girard: „Ako se ljudi uspiju uvjeriti da je samo jedan među njima odgovoran za cijelu nasilnu mimezis (pretvorbu), ako u njemu uspiju vidjeti 'mrlju'koja ih sve prlja i zaražava, ako zaista budu jednodušni u tom uvjerenju, tada će to vjerovanje biti potvrđeno /.../ Uništavajući biće koje se prinosi na žrtvu, ljudi će biti uvjereni da su se riješili zla“.

Jack Abott piše o viejtnamskom narodu u knjizi „Trbuh zvijeri“: „...bili su to krhki ljudi, koji su uživali u slobod noj ljubavi“= bili su blagi za vrijeme mira...a zatim su došli Amerikanci ...i taj je užas na kraju napravio je ljude poput Pol Pota ! Kako bih još izoštrili sliku o tome što je bio rat u bivšoj Jugoslaviji i kako ne bih bio uklopljen u zbor zapadnog „pojednostavljenog viđenja“ užasa počinjenih u „etničkom“ ratu i kako i ja ne bih upro prsto u žrtvenog jarca i iz Osjećaja pravde prema srpskom narodu poslužile su mi knjige Petera Handkea „Zimsko putovanje“ i „Dodatak dugom zimskom putovanju“.

Prva knjiga, koja nosi podnaslov „pravda za Srbiju“, jeste putovanje pisanjem uspomena. Protiv laži i pojednostavljenja Zapada i njegovih sredstava komuniciranja o jednom strašnom ratu, koji s mnogih gledišta još uvijek nije završen. Druga knjiga je put kroz bol i žaljenje kroz jednu realnost bez perspektive, kojoj je oduzeta sadašnjost i vjera u trajnu budućnost „najljepšu i najveću“, što je jedna generaciju može ostaviti u amanet generaciji, koja dolazi.

Te dvije knjige potsjetile su me na klasično štivo iz slavenske literature „Most na Drini“Srbina Ive Andrića. Ta mi je knjiga vratila viziju Mosta! Muslimani, kršćani, Židovi, neprijatelji kroz vijekove, oko tog mosta nađoše se , shvativši svoju zajedničku prirodu, prirodu ljudi, koja prevazilkazi ideologije te su iskušali mogućnost međusobnog razumijevanja. Zato je svaki most simbol moguće komunikacije i ljubavi među ljudima; zato svaki most, pa tako i most na Drini, ima Anđela čuvara, kojeg je poslao Alah da ga blagoslavi i sačuva. Jer ne postoji most koji nije božjeg porijekla: u početku Alaha potresoše nedjela Sotone, koji je, iz mržnje prema ljudskom rodu, bjesomučno izgrebao zemlju i tako izazvao duboke rasjede, provalije, rijeke, i ponore, s ciljem da spriječi da se ljudi međusobno nađu, da omete putnike. No bog popsla anđele, koji raskriliše svoja  krila nad ponorima i nad rijekama, tako da ih ljudi mogu prelaziti; onda ljudi počeše graditi mostove. A Alah se raduje zbog onih, što grade mostove i česme: i tako posla anđela da čuva most na Drini i anđeo će ostati na Drini, dokle god bog bude želio da most postoji. Andrić je, kako je kazao Cronia, „pjesnik romantične Bosne, Bosne iz historije,  one istinske Bosne, u kojoj se od dolaska Turaka do naših dana ukrštaju rase, religije, duhovne koncepcije i različite društvene institucije, često antitetske; u čijem pejzažu, pozornici ratova, ubojstava, nasilja i patnji, živi i stvara vrlo raznorodna galerija turskih paša i vezira, austrijskih oficira i katoličkih fratara, trgovaca i vojvoda, ljudi i žena svih vrsta, sa svojim nagonima i strastima, sa njihovim običajima i navikama“. Ako je istina da Andrićevim djelom dominira „težina sudbine, koja se mora izvršiti“ isto je toliko istina, da ispod površine teče rijeka nade, napor da se prebrode etničke i religijske podjele i da ljudi prepoznaju svoje jedinstvo. Zacijelo, historija uvijek porekne ove nade, pa ipak, katkada su činjenice dozvolile ljudima da se prepoznaju upravo u ovoj zajedničkoj nadi: upravo to je poetska simbolika mosta na Drini. MOST! Tako se mogla zvati ova pjesma...

Paolo Rumiz napisao je u „la Repubblica“: „U zemlji koja je sama po sebi most između svjetova, mostovi još uvijek imaju posebno značenje, koje je kod nas izgubljeno. Svaki most što je srušen jeste jedna granica više i jedna mogućnost manje za pomirenje. U osam godina rata srušeni su najstariji mostovi, kako bi se iz korijena iščupali simboli pripadnosti prije no iz vojnih razloga. Instinktivno su mladi Beograda izabrali ovih dana da budu ljudski štitovi sa svojom pjesmom i igrom ne kraj crkava ili spomenika , već uz mostove Save“.

Dobitnik Nobelove nagrade Andrić je napisao: „Gdje god na svijetu krene ili se zaustavi moja misao, nailazi na vjerne i  vrijedne mostove, kao na vječnu i nikad zadovoljenui želju čovjeka da poveže, pomiri i ujedini sve ono što stoji pred našim duhom i pred našim očima i što nam je pred nogama, kako ne bi bilo podjela, suprotnosti, prekida. Mostovi su važniji od kuća, svetiji i korisniji od hramova, pripadaju svima i jednaki su za sve, uvijek mudro izgrađeni na mjestu na kojem se ukršta najveći dio ljudskih potreba“.

Napisao sam ovu pjesmu jer ne treba demonizirati ni jedan narod, jednog dana je na redu srpski narod, ali nekog drugog dana može se to dogoditi i mome narodu.

Nikad se ne smije identificirati nijedan narod sa svojim ekstremistima!

Pa i dan danas osjećam, kao komunista,  duboki stid u odnosu na srpski narod, jer je upravo vlada D'Aleme dozvolila vojnu intervenciju na Kosovu, nakon što je to odlučio NATO. Mislim da je u tom času došao kraj historije talijanske ljevice. Od tada pa nadalje više ništa nije bilo kao ranije.

Za ovu pjesmu tražio sam suradnju maestra Stefana Campolucci i njegovog violinskog orkestra. Ona će unutar ploče predstavljati posebnu i jedinstvenu epizodu. Da se razumijemo: bit će to pjesma kao „ Il  Buco del Diavolo“ (Đavolja rupa) i“oltre“ (Preko)...uz aranžman, koji je nešto između onog Morriconea i Karaidroua.

 


 

GLI ANGELI DI NOVI SAD

Il Diluvio era finito
seduti sulla Riva
dissero la preghiera
dell’Arcobaleno

Portavano croci
ricamate sopra il cuore
una serpe sotto al piede
uccisa nel nome dell’Amore

Venivano come una Promessa
portavano la Risposta
all’Urlo Nero di una madre
alla neve morta sopra la fossa

Venivano cantando
nel coprifuoco

dalle periferie del cielo
passati per le fiamme
erano angeli
caduti in volo

Le Ali stesero nel sole
Il Ponte ! il Ponte !
Riva a riva
Perche’ ogni passo sia Cammino
vennero gli angeli a Novi Sad
Erano angeli caduti
a Novi Sad

ANĐELI  U NOVOM SADU

Bio je tad upravo kraj Velikog Potopa
sjedeći na Obali
riječi molitve izustiše k'o iz topa
šarenoj Dugi.

Nosili su krstove
izvezene na mjestu srca
a stopalo zmiju im savi
ubijenu iz Ljubavi

Stizali su poput Obećanja
nosili su  Odgovor na
Crni Vrisak majke
nad mrtvim snijegom rake

Kretali su se s pjesmom
u vrijeme zbog rata zabranjenig sata

silazili sa periferija neba
i prošli su kroz vatru i  sjetu:
bili su to anđeli
što padoše u letu.

Krila ispružili na suncu
Most! Most!
I krilima spojiše oblae tada
da svaki korak pretvore u Put
stigli su anđeli do Novoga Sada.


“GLI ANGELI DI NOVI SAD” in free download!

In free download il primo brano estratto da Sangue e Cenere! (15DIC2014)
Realizzato insieme all’Orchestra Pergolesi diretta dal Maestro Stefano Campolucci, si intitola “Gli Angeli di Novi Sad” ed è senza dubbio uno dei momenti più struggenti del nuovo album “Sangue e Cenere” in uscita a febbraio 2015, a distanza di 14 anni dal precedente album di inediti in studio.
“E’ una canzone che punta dritto e mira all’ultimo inferno di Novi Sad. Alla guerra contro la Jugoslavia, ai bombardamenti sul Kosovo, al capro espiatorio del popolo serbo, all’abbattimento dei Ponti come strategia militare e soprattutto culturale…” (Marino Severini)
La possibilità di ascoltare e scaricare gratuitamente la traccia su questo sito e tramite il nostro canale SoundCloud vuole essere un primo riconoscimento ai tanti sostenitori che hanno contribuito alla realizzazione definitiva del nuovo album attraverso la piattaforma di auto finanziamento BeCrowdy.
Realizzato tra gli Stati Uniti e le Marche e prodotto da Jono Manson, “Sangue e Cenere” sarà disponibile in formato digitale e in CD a partire dal 18 Febbraio e verrà anticipato da un singolo in uscita a metà Gennaio 2015. Il formato LP sarà invece riservato esclusivamente alle persone che hanno contribuito al finanziamento delle registrazioni.

Buon Ascolto!



Scheda sull'album “Sangue e cenere”

Campagna crofunding "Sangue e Cenere"!




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