I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana

Cap.5: Protagonisti nelle Marche



ALCUNE DELLE PRIME FORMAZIONI PARTIGIANE
NELLE MARCHE
(prima della riorganizzazione di aprile 1944)

Le formazioni sono ordinate per zona di operazioni, da sud a nord.
In verde sono evidenziate quelle con acclarata componente jugoslava. In blu scuro è evidenziata la collocazione geografica.
LA DIVISIONE GARIBALDI MARCHE
(ovvero le formazioni partigiane delle Marche dopo la riorganizzazione di aprile 1944)

((Dove non è indicata altra fonte, questa ricostruzione è basata su
Mari 1964, pp.41 e 50, oppure cfr. altrove in questo libro. Cfr. anche l'Appendice di Mari 1965, ma con le avvertenze di Ruggero Giacomini (...).))

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isp. (com.?): Alessandro Vaia

N.B. Il coordinamento tra le brigate di Pesaro e di Ancona è anche definito QUINTA BRIGATA GARIBALDI

com. Gino Tommasi ((Giacomini 2005 p.223.))

ASCOLI/FERMO/MACERATA:
Acquasanta Terme:
Banda di Ettore Bianco e rifugiati jugoslavi











S. Ginesio:

Gruppo Vera ((Mari 1964 p.32.))
com. Girolamo Casà

Piobbico-Sarnano:
Banda di Decio Filipponi, da fine marzo 1944: Banda "Primo Maggio"
com. Decio Filipponi
vice com. Janko Klikovac
di seguito l'elenco dei partigiani jugoslavi attivi a Piobbico/Sarnano riportato da Mari e da noi verificato:

Ivan "Giovanni" Setničar
Stefano Yazzi [Pavle "Stefano" Jeršin, cugino di Setničar ?]
Jure Petrović
Andrija Šanović [cugino di Janko? Riconosciuto da Drago Ivanović nelle fotografie della collezione Pallotti, v. avanti]
Vedimir [Velimir?] Lamnić
Radomir "Rade" Večinić [Vučinić secondo Drago Ivanović, che lo ha riconosciuto nelle fotografie, 
v. avanti]
Andreja [o Andrija] Mirović [o Merović; secondo Gino Pallotti un "Andrea", prob. questo, aveva contrasti con il resto del gruppo, forse per individualismo]
"Brate" [="fratello"; Pallotti ricorda infatti che due tra i partigiani erano fratelli; si tratta forse di Pero Šanović, che secondo Drago era stato prigioniero con il fratello Andrija]
"Franco" [Tihomir Franko?]
Miro? [o forse Amir, o Gemir..., nel labile ricordo di Pallotti; forse è Velimir, v. sopra]
Luka Popović
Affanasio Barabanov (russo)

Serravalle del Chienti
Formazione di Libero Vannucci
forse collegata anche alla "Banda di Massa", vista la sovrapposizione geografica

Esanatoglia
Distaccamento San Cataldo
18 jugoslavi ed alcuni russi : ELENCO
com. Alfred Ključevšek
altre precisazioni

























Monastero di Cessapalombo:
[ERRATA: nel libro a p.148 è erroneamente indicata la località di San Severino Marche. (Fonte)]
Gruppo bande Nicolò
com. Augusto Pantanetti "Nicolò"

Acquasanta Terme:
Battaglione com. Savo Stanišić
cost. a Rocca di Monte Calvo il 18/4/1944
isp. Pietro Perini
con Drago Ivanović
vice com. Milan Cijanović


Banda dei Patrioti di Acquasanta
com. Ettore Bianco

BRIGATA SPARTACO


isp. Celso Ghini e Sandro Pertini
com. Giorgio Gatti
com.pol. Vittorio Pozzesi ((
Mari 1965 p.189.))
battaglioni:

I. com. Girolamo Casà (Gruppo "Vera")


II. com. Janko Klikovac ("Banda I Maggio", ex "Decio Filipponi")
distaccamenti alla vigilia della Liberazione: ((Mari 1964 p.73.))

1. "Garibaldi" (ex "banda Piobbico")
com. Janko Klikovac
comm.pol. Luka Popović
2. "Dušan Labović"
(nome evidentemente dato dopo la morte di quest'ultimo)
com. Radoš Grujić
((Funzione messa in dubbio da Drago Ivanović, nostra intervista, Lubiana 23/2/2010.))
3. "Lucio"
com.
Lucio Corradini
comm.pol.
Jobo Morčić



III. com. Giuseppe Ferri ("Battaglione Capuzi" [ERRATA: non "Capuzzi"])
com. dapprima Pietro Capuzi, ((Mari 1964 p.56.)) poi Ferri.
Un distaccamento (il quarto) comandato da Vannucci avrebbe avuto com.pol. lo "slavo Giulio" ((Difficile si tratti di Kačič poichè questi avrebbe afferito piuttosto al "Mario" della brigata "Garibaldi Ancona".))

IV. com. Antonio Claudi
ex com. del "201-Buscalferri"

V. com. Gojko Davidović  ((Mari 1964 p.74.))
operante a cavallo con l'Umbria
pressochè interamente composto da jugoslavi, già noto come battaglione "Tito" al comando di "Toso", con "Bora" come commissario politico
distaccamenti:

1. "Djilas" ((Mari 1965 p.329.))
coincide con il Comando del battaglione visto che com. è Gojko, comm.pol. "Bora"
2. "Gubec"
((Dal nome del famoso ribelle croato del Cinquecento, erroneamente trascritto Guber in Mari 1965 p.329. Visti i comandanti e i commissari di questi due primi distaccamenti sembrerebbe che si tratti nient'altro che di denominazioni diverse per i due battaglioni "Tito" della "Gramsci"; abbiamo visto (Filipponi 1991, n.d.c. p.243 n.26) che una squadra "Gubec" per un periodo (<< quando il battaglione Tito si stacca dalla brigata "Gramsci" >>) fu sotto il comando di Vlado Vujović con Veljko Cerina (comm.pol.?) ed in stretto legame con i russi di Alioscia.))
com. "Ivica" [Gobac]
comm.pol. Albert Atijas
3. "Dapčević"
com. Borislav "Boro" Mečikukić
comm.pol. Kosta Vujović ((Erroneamente trascritto Vrjović da Mari (
Mari 1964 p.74 e Mari 1965 p.329); un Kosta Vujović risulta essere stato effettivamente detenuto a Colfiorito: cfr. l'elenco in Ivanović 2004b e 2004c). ))

VI. com. Augusto Pantanetti "Nicolò" ((In realtà indipendente: Giacomini 2005 p.228.))

VII. com. don Nicola Rilli ("Banda Gian Mario Fazzini") ((Rilli non partecipò alla riunione di Fiastra e la formazione fu in realtà sempre autonoma: Giacomini 2005 p.227-228.))

Intera provincia di Fermo e dintorni, con centro zona Falerone:
Gruppo Bande "Decio Filipponi"
com. Mario Roletti, poi Dario Rossetti "Rani D'Ancal".
Suddiviso nelle bande comandate da:

1) Carmine Di Palma
2) Dario Rossetti "Rani D'Ancal"
3) Ercole Ercoli
4) Giovanni Iommi (legato a "Lucio" Corradini, vedi sopra)


MACERATA/ANCONA:


San Maroto di Massaprofoglio / Pievebovigliana:
[ERRATA: non Massa di Fiuminata]
Gruppo 205 Passamonti, poi Banda di Massa
com. Zoran Kompanjet
altre precisazioni



San Severino / Matelica:

Banda Mario
com. Mario Depangher
vice com. Jule "Giulio" Kačič
numerosi jugoslavi
: ELENCO

* squadra di Eremita (Matelica)
* squadra di Roti (Matelica)
[ERRATA: nel libro a p.148 e poi a pag. 156 si allude erroneamente ad altra località presso Pieve Torina. (Fonte)]
forse collegata anche alla "Banda di Massa", vista la sovrapposizione geografica
* squadra di San Fortunato ((Fonte))
fotografie ed altre precisazioni


Banda Lupo


Banda Porcarella 
"Garibaldi Macerata" o  Brigata Garibaldi A
(("Dove per la forza delle posizioni autonomistiche e badogliane e varie interferenze esterne la costituzione incontrò le maggiori difficoltà": Giacomini 2005 p.223.))


"Garibaldi Ancona" o Quinta Brigata Garibaldi B
((Giacomini 2005
com. Corradi
battaglioni:

I. "Mario"
com. Mario Depangher
distaccamenti:
((Fonte))

1. “Stigliano”
2. “Valdiola”
3. “Elcito”


II. "Pippo"
com. capitano Isidoro Privitera

III. "Ferruccio"
com. ing. Diego Boldrini

PESARO/URBINO:

[fase iniziale:

asse Cingoli-Jesi:
gruppo di montenegrini attorno a Pavle Pavlović

zona di Fano:
gruppo di sloveni

Alto Metauro /S. Angelo in Vado:
gruppo di montenegrini attorno a "Brko"

zona Cantiano:
gruppo "VFD": "Poldo" ecc. ]


FASTIGGI
dopo la morte di Pompilio Fastiggi "Mariani" (febbraio '44)
com. Franjo Šimac ((Mari 1964 p.42.))
comm.pol. Giorgio De Sabbata

PISACANE
((Mari 1964 p.31.))
comm.pol. Claudio Cecchi

GRAMSCI

((
Mari 1964 p.31.))
del quale facevano parte sei jugoslavi
com. Pierino Raffaelli


PICELLI
zona Cantiano-Piobbico
com. Erivo Ferri ((
Mari 1964 p.31.))
comm.pol. Milutin Pavličić  "Brko"
circa 40 effettivi tra cui gli jugoslavi:
Vojko Juraga
Josip Grzinov
Jože Kotnik
Vinko Kožuh
Bato Bulatović (*)
Radovan Bulatović (*)
Djuro Franisić (*)
Leopold "Poldo" Verbovšek
Drago Gorenc
Franjo Šimac
oltreché tutto il gruppo di "Brko", che diventa poi distaccamento "Stalingrado" ((Note: (*) cadranno a Cantiano, vedi più avanti.))













Distaccamento Matteotti
((
Mari 1964 p.31.))

Distaccamento Gasperini
((
Mari 1964 p.31.))

Distaccamento Guadalajara
((
Mari 1964 p.31.))

Distaccamento Giornelli
((
Mari 1964 p.31.))






METAURENSE

in questa fase legato al CLN di Fossombrone ((Mari 1964 p.31.))




"Garibaldi Pesaro" o Quinta Brigata Garibaldi C
((
Giacomini 2005 p.229.))
com. Ottavio Ricci "Nicola"
com.pol. Giuseppe Alciati "Bruno"

battaglioni:


I. com. Claudio Cecchi
((Secondo
Mari 1964 (p.51) in aprile, presso Cantiano, era com. Renato Vianello "Raniero"; dal 25 maggio "Raniero" è nominato ufficiale di Stato Maggiore della Brigata e Claudio Cecchi diventa com. del battaglione (Mari 1964 p.61).))
com.pol. Aldo Gabbanelli "Marco"
distaccamenti: ((Mari 1964 p.61.))

1. Fastiggi
com. Federico Paruccini "Vania"
com.pol. Sergio Marchigiani

2. Pisacane
com. Antonio Orlandi
com.pol. Tito Romitelli


3. Gramsci
com. Pierino Raffaelli
com.pol. Corrado Isotti


? Dini
com. Francesco Tumiati ((Da aprile 1944, secondo Mari 1964 pp.31 e 41.))
con "Poldo"

II. com. Giuseppe Mari "Carlo"
in aprile il battaglione era attestato presso Apecchio e ad esso era collegata la formazione:

btg. Montefeltro
autonomo
com. Alessandri e Mario Rossi
com.pol. Alfeo Narduzzi ((
Mari 1964 p.51.))

III. com. Cristoforo Moscioni Negri "Vittorio"
((Questo III btg. era derivato dal II: Mari 1964 p.51.))
comm.pol. Giuseppe Tomassini "Giocondo"

IV. "Stalingrado"
com. Milutin Pavličić  "Brko"
comm.pol. Milan Krtolica
composto interamente di jugoslavi : ELENCO

V. com. sottotenente Oscar Ubaldi "Veltro"
comm.pol. Samuele Panichi  ((Infatti il battaglione è dapprima indicato come "Distaccamento Panichi": Mari 1964 pp.41 e 62.))
distaccamenti:

1. com. Flavio Aluigi
2. com. Giuseppe Tocchini
com.pol. Gustavo Terradura (padre di Valchiria e Furia)



BRIGATA GARIBALDI "SCHIETI-URBINO"
com. Adler Annibali
((Formalizzata solo dopo la Liberazione:
Giacomini 2005 p.230.))


BRIGATA GARIBALDI BRUNO LUGLI
((
Mari 1964 p.50.))
operante in zona Basso Foglia / Basso Metauro
com. Antonio Severoni "Tito"
com.pol. Roberto Carrara

battaglioni:

I. Balducci

II. Metaurense

III. Salvalai

IV. Don Minzoni

V. Toscano

? btg. operante a San Pietro in Calibano (ora Villa Fastiggi)
com. dapprima Urbano Vampa (collabora strettamente con la Bruno Lugli), poi Siro Lupieri "Basilio"
com.pol. Aldo Carboni





ALLE PENDICI DEI SIBILLINI



Decio Filipponi
Decio Filipponi (archivio G. Pallotti)

1maggio_mariotti1
Sopra: il primo da sinistra [?] sarebbe Ivan Setničar, in seconda fila si riconoscerebbe il cugino Pavle Jeršin (Silva Zupančič, com.priv.; foto da [28]).
Anche sotto, il primo da sinistra [?] sarebbe Ivan Setničar (Silva Zupančič, com.priv.); Filipponi è al centro con il maglione bianco (archivio G. Pallotti).
1 Maggio

Banda "I Maggio"
Sopra (fonte: Kardoš 2009, p.259): La donna a sinistra potrebbe essere Cesilde Miliucci,
dietro a lei il futuro marito Ivan Setničar (Silva Zupančič, com.priv.).
Lo "slavo Luka" è evidentemente Popović (cfr. l'elenco dei componenti slavi della formazione).

IMG_sma/miliucci_setnicar.jpg
Anche nella foto qui sopra, riportata su di un sito ANPI senza indicazioni sulla circostanza in cui è stata scattata,
Silva Zupančič (com.priv.) riconosce sua mamma Cesilde Miliucci e, subito dietro a destra, con i baffi, suo padre Ivan Setničar.

IMG_sma/setnicar_miliucci_carro.jpg
Dall'archivio personale di Silva Zupančič: partigiani del gruppo "I Maggio" sulla la piazza centrale di Sarnano (ora Piazza della Libertà):
si riconoscono la farmacia alle spalle del gruppo, i giardini alla loro destra e l'attuale hotel all'angolo ((Secondo ANPI Sarnano, che ringraziamo.)).
Ivan Setničar è il partigiano con il volto cancellato... dalla ex moglie Cesilde Miliucci, unica donna ripresa nella fotografia.

Lapide Piobbico
Fonte: Rif. [28]

Piobbico
La scuola elementare di Piobbico: la lapide è affissa sul retro (nostra fotografia)

Azioni partigiane
                nel sud delle Marche
Azioni partigiane nel sud delle Marche (fonte: Kardoš 2009, p.255)


NEL MACERATESE E NELL'ANCONETANO


SUL DISTACCAMENTO "VERA":

[p.157] Altri caduti jugoslavi si ebbero nel Distaccamento “Vera” l’11 gennaio 1944 a San Ginesio, poco più a sud di San Severino. Il distaccamento era comandato dal capitano Girolamo Casà “Vera” e vi appartenevano anche una decina di “slavi”. ((Melia 1944 cit. in Giacomini 2005 p.106)) «La banda era scesa dalle colline circostanti per aprire il magazzino dove era raccolto il grano dell’ammasso per distribuirlo alla popolazione. Ma spie locali chiamarono i tedeschi di stanza a Macerata e questi accorsero in notevoli forze ma prudentemente attesero la notte.» La banda aveva preso il controllo della cittadina, ma «la pattuglia [di partigiani] che uscì da Porta Picena dopo mezzanotte era invero piuttosto esigua.» A poche centinaia di metri dalla Porta incominciò la sparatoria. «Il nemico ebbe sette morti e numerosi feriti» ma caddero i montenegrini Zubo ((Così nella lapide riprodotta in Mari 1964, ma più probabilmente Lijubo (rif.[13]) oppure Djuro (Mari 1964, p.32, e Mari 1965, p.113).)) Banašević e Djoko ((Erroneamente trascritto Djuro in Mari 1964, p.32, e Mari 1965, p.113.)) Radovanović assieme all’italiano Italo Starnoni e forse ad un altro italiano. ((Mari 1964, p.32.))
Con loro erano il figlio di Radovanović, Aleksa, di soli 18 anni, deportato in Italia assieme al padre, nonché Janka Prek di Lubiana, Milorad Prentić, i montenegrini Velimir e Pradomir (Radomir?), Janez Safar [Šafar?] e gli sloveni Franc Petras e Viktor Pecnič [Pečnič?]. ((Mari 1964, p.32.))

Su quei fatti si legga anche la testimonianza di Ettore Aulisio (dicembre 2013 - marzo 2014)

Lapide a San
            Ginesio
La lapide a San Ginesio, com'era (sopra - fonte: Mari 1964) e com'è (sotto - nostre foto, 2012)
sanginesio1.jpg  sanginesio2.jpg

SULLA "BANDA DI MASSA" ("Gruppo 205 Passamonti" o "Banda di Zoran"):

[p.159:] (...) È negli stessi giorni - precisamente il 23 febbraio - che a Muccia una squadra di jugoslavi << con un tenente italiano [Raoul Mattioli] della banda di Zoran >> ((Mari 1964 p.40: dal nome e dalla collocazione geografica evinciamo che si tratta di Kompanjet.)) si scontrano molto duramente con gli avversari - addirittura corpo-a-corpo in un locale pubblico - ed uccidono 7 fascisti. Il fatto suscita grande clamore nella regione. ((Mari 1964, p.40.))

G. Angeli ci informa che il partigiano italiano che al comando di un gruppo di slavi capeggiati da Kompanjet operarono l'azione nel paese di Muccia all'interno della trattoria del Cacciatore giustiziando 7 fascisti è Raoul Mattioli.

Così ha raccontato una vicenda simile (evidentemente la stessa) Svetozar Laković "Toso" (fonte:
Laković 2010):

<< Nella schiera di Boro Mečikukić e Kosta Vujović si trovavano alle dipendenze degli jugoslavi anche alcuni italiani, il cui comandante si chiamava Balilla [Morlupo], molto amato dai suoi compagni. Il gruppo fascista con astuzia s'inserì nelle file dei partigiani e durante il riposo uccise il giovane Angelo, fratello di Balilla [il 19/2/1944 a Fiume di Pieve Torina]. Questi volle vendicarsi di suo fratello e cercò la collaborazione degli jugoslavi. Formò un gruppo per l'azione costituito da Vojo Ivanović, Duda Muhadinović, Milan Jovicević, Milan Kadić Šaćir ed altri. Verso ovest era stata scelta per l'attacco la guarnigione fascista a Muccia. È stabilito che l'attacco si faccia di notte, per coglierli nel sonno. Le vedette senza farsi notare scorsero i partigiani sul posto e le sentinelle erano state liquidate, inavvertitamente (sic). Dall'imboscata, con un forte spirito di vendetta, essi scorsero una sala ove i fascisti banchettavano. Balilla aprì la porta e per primo entrò e si lanciò in un angolo esclamando: «Cittadini e donne uscite!». Vi fu una confusione, solo i fascisti impugnarono le loro armi. Dalla finestra si sentirono degli scricchiolii, si avvertirono lamenti e rumori, la frattura delle lampade e il tintinnio dei bicchieri. I fascisti si gettarono sul pavimento, alcuni si nascosero sotto le sedie e dietro la porta e incominciarono a sparare. Resero inutilizzabile il fucile mitragliatore di Vojo Ivanović, che dovette ricorrere alla pistola. Gettò una bomba su un ufficiale e l'uccise, ma la detonazione della bomba scaraventò anche Vojo sotto la sedia. Da lì, pieno di sangue, si lanciò su un fascista che qui si nascondeva. Ci fu una durissima lotta per la vita o la morte, ma le mani robuste di Vojo Ivanović ebbero il sopravvento. Il fatto più importante di questa notte fu l'audacia di Babić: dietro un angolo sentì delle voci e su di loro si adoperò a sparare dove era necessario. Salvò così i suoi compagni, che avevano combattuto quella notte più per entusiasmo che per umiltà. Dopo 20 minuti tutti si calmarono, i compagni di Balilla nelle loro file non ebbero vittime perché la fortuna della guerra era stata dalla loro parte. Quando decisero che nessun fascista sarebbe fuggito, Balilla abbracciò i suoi compagni e nella sala risuonò la canzone dei partigiani "Bandiera rossa". >>

SULLA "BANDA MARIO":

Mario
            Depangher
Mario Depangher (Fonte: http://www.storiamarche900.it/main?p=storia_territorio_bande_macerata )

Il Comitato Provinciale ANPI di Macerata ha prodotto una bella t-shirt sulla quale significativamente campeggia: "Antirazzisti di Costituzione".
Sulla maglietta è riprodotta una importante fotografia della "Banda Mario" (fonte: Archivio ANPI San Severino Marche e Comitato provinciale ANPI Macerata):
IMG_sma/antirazzisti.jpg
Anche dal confronto con l'elenco dei combattenti jugoslavi della banda possiamo precisare i nomi dei partigiani in fotografia.
In alto da sinistra:
Nikola Budrinić, Mirko Gubić, Ivan Dovcopoli, Stefano Ponomarenco, Mosé Di Segni, Frane Trlaja, Don Lino Ciarlantini, Cesare Manini, Ivan Rjenicenko, Cesare Cecconi Gonnella.
In basso da sinistra: Rajko Djurić, Bruno Taborro, Vassili Simonjenko, Ivan Vasiljenko, "Carletto" Aba-Magal (o Aba-Megal), Sergio Cernjejev, Luigi Verdolini, Mate Gispić (Djapić?).



Da Igino Colonnelli, direttore del Centro Studi “Don Enrico Pocognoni” per la storia della Resistenza e la cultura locale della zona di Matelica, riceviamo le seguenti precisazioni:


<< Il gruppo Roti (Pieve Torina), citato nella tabella a pag. 148 e poi a pag. 156, è in realtà Gruppo Roti (Matelica). A Matelica hanno operato tre gruppi, tutti collegati al “Battaglione Mario” di Mario Depangher (e quindi agli altri gruppi di San Severino Marche: Valdiola, Stigliano, Elcito) e denominati dal luogo ove erano accampati i partigiani:

1. Gruppo ROTI (primo comandante ten. Giuseppe Baldini, poi Francesco Porcarelli);

2. Gruppo EREMITA (ex eremo Eremita sul monte Gemmo, nel comune di Matelica, al confine con Esanatoglia; primo comandante Franco Cingolani);

3. Gruppo SAN FORTUNATO (dalla primavera 1944; comandante prof. Gualtiero Simonetti).

A Roti [alle pendici del Monte San Vicino] c'era un'ex abbazia (Santa Maria De Rotis) con alcune abitazioni coloniche e stalle. Qui ha sede il primo gruppo partigiano matelicese.

Scrive il partigiano e storico Gualtiero Simonetti (in Simonetti 2004, pp.11-12):


"I primi di ottobre, sopravvenuto il periodo delle piogge, il gruppo si trasferì a Roti dove cominciavano ad affluire, come luogo di concentramento, prigionieri inglesi e slavi, fuggiti, in gran parte, dai campi di Verona.
[...] In Roti ebbe vita il primo Comitato Nazionale Matelicese di Liberazione. A metà ottobre, la banda al completo era formata da una trentina tra inglesi e slavi e da una quindicina di italiani. Gli inglesi erano comandati dal Capitano di aviazione Antony Pyne, che era stato fatto prigioniero nel 1940 in Sicilia, in un atterraggio di fortuna; gli slavi dal capitano Popavić. Il Comitato di Liberazione nominò, quale comandante del gruppo italiano, il tenente Giuseppe Baldini, reduce dalla campagna di Russia."


In merito al ruolo di Jule "Giulio" Kačič, valoroso vicecomandante di Mario Depangher, riporto questo elogio fatto da un partigiano:


"C'è un bel gruppo a Valdiola, comandato da un capitano molto serio e di buon senso, si chiama "Mario" ed è aiutato da un tenente non meno valoroso: è un dottore slavo, lo chiamano "Giulio" (Porcarelli 1945, p.6)


e il racconto dell'assalto al campo di internamento di Villa Spada (citato da C. S. Capogreco, I campi del duce, p.194), così come è fatto da Simonetti, pp.14-15:


"La banda di Roti disponeva di pochissime armi, qualche moschetto, dei fucili da caccia, alcune rivoltelle e un numero limitato di bombe a mano. Era necessario provvedere armi automatiche moderne e una maggior quantità di munizioni.

Il tenente Giulio, comandante la banda di Valdiola, era venuto a conoscenza che a Villa Spada, a circa tre chilometri da Treia, c’era un deposito di armi custodite da un piccolo nucleo di carabinieri che avevano anche la sorveglianza di famiglie etiopiche trasportate a Napoli, prima dello scoppio della guerra, per la Mostra d’Oltremare, e di qui internate nelle Marche, dove erano confinati anche studenti somali iscritti nelle nostre Università.

Queste informazioni erano state portate da due negri riusciti a sfuggire alla sorveglianza dei carabinieri e a raggiungere le formazioni partigiane del San Vicino.

Il tenente Giulio ne parlò al Comando di Roti, e insieme si convenne di assalire nottetempo Villa Spada, liberare i prigionieri e impossessarsi delle armi.

A questa spedizione presero parte una trentina di partigiani tra slavi, inglesi, italiani. Comandavano i partigiani di Roti il capitano Antony Pyne e il tenente Baldini; quelli di Valdiola, il tenente Giulio.

I partigiani di Roti partirono alle loro 16 del 25 ottobre. La notte era piovigginosa, e i monti avvolti nella nebbia. Si procedeva per sentieri fangosi, spesso fiancheggiati da burroni. La congiunzione delle due formazioni era stata fissata al Passo di Treia. Durante il tragitto il capitano Antony e il maresciallo Douglas caddero in un burrone per una altezza di cinque o sei metri; ma ne vennero fuori quasi incolumi. Sostarono successivamente in due case coloniche per riposarsi e rifocillarsi, accolti con generosa ospitalità.

Verso la mezzanotte le due bande si congiunsero. La banda di Giulio aveva già interrotto ogni comunicazione telegrafica e telefonica con Macerata e bloccate le strade di accesso alla Villa. Picchetti di partigiani erano stati dislocati nei punti strategici.

Villa Spada è un agglomerato di case recinte da mura, alte dai quattro ai cinque metri. Tutto l’edificio fu circondato. Alcuni partigiani, guidati da un negro e comandati dal tenente Baldini, scavalcarono le mura mentre Douglas feriva e immobilizzava il maresciallo dei carabinieri che era corso ad aprire la porta d’ingresso della Villa, certo che si trattasse di una delle solite pattuglie tedesche.

Nell’interno tre feroci cani mastini avevano dato l’allarme e si erano lanciati contro i partigiani. Immediatamente si accese il combattimento tra assalitori e difensori, che si protrasse per circa due ore e che terminò con la resa della guarnigione che ebbe quattro feriti; due feriti leggeri i partigiani.

Questa azione audace fruttò 16 pezzi tra mitra e fucili mitragliatori; bombe a mano, moschetti, rivoltelle. Alcuni indigeni, giovani e senza famiglia, seguirono le bande. Tra questi era il Principe somalo Aden.

Al ritorno il maresciallo Douglas e Antony furono costretti a sostare in una casa colonica per le ferite riportate nella caduta e per altre ai piedi causate dagli zoccoli. Raggiunsero Roti al tramonto dello stesso giorno.

I somali di Villa Spada formarono un gruppo a sé, al comando del Principe Aden, ed ebbero ospitalità presso le famiglie coloniche di Roti. Ricevevano i viveri direttamente dall’ufficiale addetto al vettovagliamento che procurava anche animali da cortile che uccidevano essi stessi, secondo il rito mussulmano.”


L’autore racconta poi l’azione dell’apertura del magazzino dell’ammasso del grano a Matelica la notte del 10 novembre 1943, alla quale presero parte probabilmente anche partigiani jugoslavi. Quindi:


La domenica successiva [14 novembre 1943] venne celebrata a Roti la festa nazionale degli slavi, alla quale parteciparono anche partigiani residenti in città."


P.S. Il ten. Mosè Di Segni, ebreo romano, si era rifugiato con la famiglia a Serripola di San Severino; ha fatto il partigiano con il "Battaglione Mario" di Depangher e per esso a fine guerra ha stilato una relazione sull'attività del battaglione e un Diario storico delle azioni militari compiute dal 1° battaglione.


[ERRATA p.148, p.156 e p.187 n.96:]
Distaccamento di San Cataldo di Esanatoglia: prende il nome dal piccolo eremo di San Cataldo, che si trova in montagna proprio sopra l'abitato di Esanatoglia.


[ERRATA p.148:]
Il Gruppo bande Nicolò di Augusto Pantanetti è lo stesso Gruppo indicato sulla colonna di destra, ma localizzato in altra area più ad est, esattamente a Monastero di Cessapalombo (a San Severino ha sempre operato Depangher).


[ERRATA p.156:]
"Casa Fozzola", dove è ucciso il russo Vassili Niestarol [questo il nome sulla lapide che ricorda i Caduti della Resistenza a Matelica], è Casafoscola (comune di Matelica, al confine con il comune di Esanatoglia).


[ERRATA p.157:]
"Alcuni caduti jugoslavi in loc. Uvaiolo". Si consiglia di verificare meglio: Uvaiolo è una località a ridosso dell’abitato di San Severino M., ad est, che non è mai citata e pertanto non risulta vi siano stati scontri e morti. A nord di San Severino invece si trova la frazione di Ugliano (nella stessa zona di Valdiola, Chigiano e Corsciano, collegate in particolare alla battaglia del 24 marzo 1944).


[ERRATA p.157:]
Fra i caduti jugoslavi Martocchia cita "Slavec Julij". Sul monumento ai caduti della Resistenza di San Severino Marche figurano i nomi di jugoslavi che qui trascrivo:

Ključevšek Cap. Alfredo*
Jacob Janković
Anonimo
Anonimo
* Si tratta presumibilmente dello slavo Alfred che nella relazione del Battaglione Mario ((fonte)) risulta ucciso il 20 giugno presso il ponte dei Canti (nelle vicinanze della frazione di Cesolo di San Severino).


Quanto alla “determinazione ad uccidere”, da molti riferita accanto al coraggio dimostrato dai partigiani jugoslavi, si hanno testimonianze anche nel nostro territorio. >>


SULLA "BANDA ZORAN":

[ERRATA p.159:]
E' invece Mario Mosciatti dell'ANPI di Camerino a correggerci in merito alla zona operativa della Banda di Zoran Kompanjet. << “Io stavo a Massa” ... ovviamente intendeva Massaprofoglio. L’averci aggiunto quel Fiuminata tra parentesi quadre rende il resto del racconto incomprensibile a chiunque conosce la geografia della zona, in quanto vengono citate località come Morro, S. Erasmo, Caselle, la casa di Enzo Riccioni, ecc. tutte abbastanza vicine a Massaprofoglio di Muccia e lontanissime da Fiuminata. >>

Su Zoran Kompanjet è disponibile (2012) una biografia sul nuovo sito internet della sezione ANPI di Camerino, sezione della quale egli fu tra i fondatori:

Categoria: I Partigiani
Pubblicato Martedì, 26 Giugno 2012 08:16

ZORAN KOMPANJET (Tenente Nicola) ed il Gruppo di Massaprofoglio
 
Zoran Kompanjet è nato nel 1919 a Opatija (Abbazia), in provincia di Kvarner (Carnaro) e quindi in un territorio che, a seguito dei trattati successivi alla prima guerra mondiale, era italiano a tutti gli effetti. Il suo cognome, italianizzato in Compagnette, in realtà deriva dal francese, perché era quello di un soldato napoleonico antenato di Zoran. Fatti quattro anni di scuola elementare italiana ad Abbazia, andò in un convitto croato a Krk (Veglia) dove rimase per tre anni, poi frequentò l’ultimo anno delle scuole inferiori ed il ginnasio a Susak, quindi si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Zagabria. Dal 1939 al 1940 ha fatto il militare presso la scuola per ufficiali di complemento di Maribor, da dove è uscito con il grado di tenente; grado del quale continuò a fregiarsi anche nei ranghi della Resistenza (il suo nome di battaglia era infatti “Tenente Nicola”, scelto per ricordare sia il grado militare che il padre Nikola). Dopo l’occupazione italiana di Susak, nell’aprile del 1941, entrò nel Movimento di Liberazione Nazionale e, nell’agosto dello stesso anno, fu arrestato per attività antifascista. Dopo circa due mesi trascorsi nelle carceri di Fiume e Trieste, fu trasferito a Manfredonia e quindi internato a San Domino, una delle isole Tremiti. Sempre da internato, nel 1943, fu trasferito a Camerino, dove si trovava l’8 settembre, quando venne firmato l’armistizio e venne meno la sorveglianza nei confronti degli internati politici. Entrato precedentemente in contato con gli antifascisti locali ed in particolare con i Comunisti guidati da Feltre Bartocci, fu scelto come comandante del “Gruppo 205”, che si andò a formare a Massaprofoglio, su iniziativa  proprio del Partito Comunista di Camerino, e di cui inizialmente facevano parte solo giovani della zona di provata fede comunista, tra cui: Pietro, Italo e Nazzareno (Sandrino) Gentilucci, Enzo Zampetti, Renzo Montedoro, Franco Matteucci,  Onelio Turchetti, Rino Marsili, Antonio Ceruti, Elio Righini, Bruno Marcaccini, Domenico Conti ed altri. Il comando fu affidato a Zoran per vari motivi: le sue idee politiche, la sua esperienza militare, la sua conoscenza di una lingua che gli permetteva di dialogare con gli slavi fuggiti da Colfiorito, sul cui comportamento nei confronti della popolazione, inizialmente, si nutrivano vari timori. Uno dei primi compiti che furono affidati al “Gruppo 205” fu, infatti, quello di cercare di inquadrare nei ranghi della Resistenza locale i fuggiti da Colfiorito e di aiutarli a raggiungere i porti delle Puglia. Successivamente il gruppo cambiò il suo nome in “Battaglione Ennio Passamonti”, si ingrossò con l'arrivo di altri renitenti alla leva, militari italiani che avevano abbandonato i propri reparti ed ex prigionieri del campo di concentramento di Colfiorito, soprattutto montenegrini. Il gruppo fu protagonista di varie azioni volte alla ricerca di armi, tra cui i diversi assalti alle caserme dei Carabinieri, compresa quella di Camerino, il 4 gennaio 1944, durante il quale non ci fu scontro a fuoco, ma solo colpi sparati in aria, in quanto i Carabinieri erano consenzienti alla consegna delle armi. Nello stesso giorno fu assaltata la caserma della Guardia Nazionale Repubblicana di Camerino e nell’occasione perse la vita il milite Giuseppe Benedetti. La sera del 22 febbraio 1944, il Gruppo di Massaprofoglio partecipò, insieme ai gruppi di Visso e di Foligno, all’attacco ai fascisti che si trovavano all’interno dell’osteria Cucculelli di Muccia, dove alcuni montenegrini guidati da Raoul Mattioli uccisero sette persone tra militi della Guardia Nazionale Repubblicana ed operai che agivano al servizio degli stessi. Il tenente Nicola guidò in ogni occasione i suoi uomini con abilità, ma anche con la severità necessaria a mantenere la compattezza e l’impenetrabilità  del gruppo, che si rivelarono essenziali per garantire la sopravvivenza dei suoi componenti, messa a dura prova in varie occasioni. In particolare durante l’assalto portato dai fascisti sulla montagna di Massaprofoglio, il 4 febbraio del 1944, quando Zoran Kompanjet seppe organizzare prima la difesa della posizione e poi la fuga verso la montagna. Altro episodio in cui le capacità di comando del tenente Nicola furono determinanti è quello del recupero delle armi lanciate sull’altipiano di Macereto, quando la cattura da parte dei nazi-fascisti fu evitata solo dalla sua grande determinazione ad allontanare  i suoi uomini  da quel luogo che riteneva non sicuro, come poi si dimostrò poche ore dopo, quando i nazi-fascisti arrivarono sull’altipiano. I partigiani del Battaglione Passamonti, la mattina del il 1° luglio 1944, entrarono per primi insieme alle truppe alleate in una Camerino finalmente libera dai nazi-fascisti. Il Tenente Nicola arrivò nel pomeriggio dello stesso giorno, quando tornò da una missione molto pericolosa che aveva comportato il superamento delle linee nemiche in direzione Foligno. Subito dopo la partenza dei nazi-fascisti da Camerino, Zoran non seguì molti suoi compagni che continuarono la lotta armata nelle regioni del nord Italia per ragioni di salute. Restò in città e si iscrisse all’Università. Dopo varie peripezie per ottenere il riconoscimento degli esami sostenuti a Zagabria e dopo aver superato quelli che gli mancavano per completare il ciclo di studi in Giurisprudenza, al termine dell’anno accademico 1945 - 46, si laureò discutendo una tesi dal titolo “Fondamento e scopo della pena”. Nel frattempo, esattamente il 16 dicembre 1944, Zoran si era sposato con Flora Caracci, una bella ragazza camerinese che aveva conosciuto all’inizio della guerra partigiana. Fu tra i fondatori della locale sezione dell’ANPI, che inizialmente aveva il compito di assistere coloro che avevano partecipato alla resistenza e le famiglie delle vittime, oltre a quello di individuare e denunciare i collaborazionisti. La firma di Zoran risulta in calce a varie denunce di questo tipo conservate negli archivi del tribunale di Macerata. Nell’autunno del 1946 rientrò a Fiume insieme alla moglie, dove inizialmente lavorò come legale in vari enti pubblici e aziende commerciali, mentre la moglie insegnava nelle scuole italiane della città croata. Successivamente iniziò la carriera accademica quale professore di Diritto Commerciale nella Facoltà di Economia e quindi in quella di Giurisprudenza dell’Università di Fiume, delle quali divenne poi Preside, prima di assumere l’incarico di Rettore dell’Ateneo. Per anni si è anche occupato di letteratura, scrivendo poesie e prose umoristiche, sia in lingua che nel dialetto della sua città (ciakavo). Ha anche scritto opere teatrali e tradotto dall’italiano opere di vari autori, tra cui Carlo Goldoni. Dal matrimonio con Flora Caracci sono nati due figli: Zoran e Damir, che vivono tuttora a Fiume. Zoran Kompanjet “il tenente Nicola“ è morto a Fiume nel 2003, sua moglie nel 1998. 


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Sul Gruppo Bande Nicolò di Augusto Pantanetti si veda la recensione a Pantanetti 1973 pubblicata su Patria Indipendente del 14 ottobre 1973 (n.14), in cui si ipotizza che Pertini fosse a Visso già nel 1943


JUGOSLAVI NEL PESARESE



S.Polo di Cantiano, 1943
Da sinistra: Franjo Šimac, Santina Rabbini (morta nel 1944), Drago Gorenc, Maria Rabbini, Vinko Kožuh ripresi nel dicembre 1943 a San Polo (Cantiano).
Fonte: Fototeca ANPI Pesaro, cod.519 coll.E-28, http://www.anpi.pesarourbino.it/index.php/partigiani/results/partigiani_jugoslavi/

S. Polo di Cantiano,
              1943
Da sinistra: Vinko Kožuh, Drago Gorenc e Franjo Šimac ripresi nel dicembre 1943 a San Polo (Cantiano)
Fonte: Fototeca ANPI Pesaro, cod.520 coll.E-27, http://www.anpi.pesarourbino.it/index.php/partigiani/results/partigiani_jugoslavi2/



Sugli eventi nelle zone di Cantiano, Cagli, Acqualagna e Fossombrone, sul Battaglione "Stalingrado" e su Giuseppe Mari si vedano anche gli articoli apparsi su Panorama e Patria Indipendente nel 1971-1972


Il diario di Leopold "Poldo" Verbovšek riporta le seguenti informazioni (fonte: Alessandro Betonica, Presidente ANPI Sezione Fermignano, sulla base di Martinelli_2000):

Prima della battaglia di Vilano (25-26 marzo 1944) il distaccamento "Dini" non esisteva ancora, erano solo una banda non inquadrata. Il diario dice che

Il 24 Gennaio 44

Da Piobbico è arrivato il Romagnol che passando da San Polo aveva visto anche il nostro comandante Erivo Ferri che conosco dal giornale nostro. Viene dalle parti di Urbino.

Il 28 Gennaio

Questo pomeriggio abbiamo avuto il raduno di entrambe le squadre e degli attivisti locali.
Ferri ci ha annunciato che di ora in poi facciamo parte del distaccamento partigiano intitolato a Picelli.

Il 14 marzo
Oggi un interminabile andirivieni a Cappone.
Ci siamo raggruppati in tre distaccamenti che fanno parte del 1 battaglione. Il distaccamento "Picelli" al comando di Francesco [Erivo Ferri] con i ragazzi di Urbino e Fano si è spostato nei dintorni di Urbino. Il nostro si chiama "Fastiggi" e rimane qui. Al comando ci stanno Raniero [Renato Vianello] e Franjo [Šimac]. Ci hanno arricchito anche dei commissari politici. Io resto da caposquadra a Vilano. Il terzo è "Pisacane" e starà a Col di Fico, vicino a noi.

Tutti questi passaggi dimostrano quanto la situazione fosse in costante evoluzione, il che rende difficile una classificazione rigida.
Infatti Mari (Mari 1964, 1965) mette a capo del Picelli, tal "Emo Castellucci" nel II Battaglione. Evidentemente deve essere successa una ulteriore evoluzione rispetto a quanto scritto da Poldo tra Gennaio e Marzo.

Giannetto Dini in quei mesi era ancora vivo e faceva parte della squadra di Ferri che si spostava verso Urbino. Dini e Salvalai furono catturati tra Urbania e Urbino, durante lo spostamento.
[continua]



LA CONTROFFENSIVA TEDESCA



La scarpata di Montalto   Particolare del cippo di
            Montalto
Montalto (comune di Cessapalombo): il cippo che oggi sorge al bordo della scarpata, dove il 22 marzo 1944 avvenne l'eccidio (nostre fotografie).
I corpi recuperati furono inumati a Tolentino: esistono filmati dell'epoca che documentano i funerali.

[p.166:] Tra i nomi elencati sul cippo che oggi sorge al bordo della scarpata, dove avvenne l’eccidio, c’è un “Peter Ivanović, russo“ - per la precisione un bielorusso morto per difendere il compagno Luigi Angeli. [ERRATA: nella I ed. del nostro libro si ipotizzava che potesse essere uno jugoslavo] ((Fonte: G. Angeli, com.priv. del 3/9/2011. Anziani intervistati a Montalto affermano che “il russo” era proveniente dal campo di Sforzacosta.))
Il partigiano PETER (o PIOTR) IVANOVIC era di origine bielorussa, tant'è che il 18 marzo 2006, in occasione della sua riesumazione e della traslazione dei resti nel famedio cimiteriale ove sono sepolti i caduti di Montalto, era presente una rappresentanza diplomatica bielorussa. L' IVANOVIC è deceduto nello stesso giorno dell'eccidio di Montalto e a poca distanza da quel luogo, ma in combattimento contro le squadre nazifasciste.
In particolare è caduto, assieme ad un altro partigiano italiano, per difendere Luigi Angeli ferito gravemente (Luigi Angeli, combattente della Volante 2001 della Brigata SPARTACO, medaglia di bronzo al valore e cittadino onorario di Tolentino, deceduto il 10 luglio 2007 e sepolto nel famedio di cui sopra assiene ad IVANOVIC che gli aveva salvato la vita). Ringraziamo Giampiero Angeli per le precisazioni.


LA RIORGANIZZAZIONE NELLE MARCHE (APRILE '44)



Monumento ad Arcevia  Monumento ad
            Arcevia
A sinistra: le sepolture con i nomi dei partigiani caduti nel cimitero di Costa S. Stefano (fonte: [13]).
A destra: il monumento ai partigiani caduti a Monte S. Angelo presso Arcevia (fonte: [26]). Tra i caduti qui indicati senza il cognome, "Lorenzo" è Lovro Martinović mentre "Stefano" è Stipe Juraga (Giacomini 2005 p.210).


[p.170] (...) In provincia di Pesaro fu costituita la brigata Garibaldi “Bruno Lugli”. Alcuni partigiani slavi vi operavano, inquadrati nei distaccamenti “Toscano” e “Metaurense”: in quest’ultimo ad esempio Janez “Giovanni” Dolinar e Marko Petrović, che come vedremo poi saranno uccisi, August Šipić, Vinko Trček, Janez Ubiti di Cerkno/Idria, Leopold Kovac ed altri.


[segue] Sempre dal diario di Leopold "Poldo" Verbovšek (fonte: Alessandro Betonica, Presidente ANPI Sezione Fermignano, sulla base di Martinelli_2000):

Il 6 Aprile matura la decisione di fondare un distaccamento organizzato con Tumiati e Poldo "capace di agire in piena tattica partigiana, cioè oggi qui e domani altrove, diversamente da altri che preferiscono trincee al cambiare zona operativa".

Il 13 Aprile 44 questa squadra scrive una lettera al comando per regolarizzare la loro posizione di distaccamento.
Il 16 Aprile Tumiati e Poldo si recano a Col D'Antico per spiegare la lettera.
Il 29 Aprile Tumiati scrive a Poldo che il distaccamento è stato approvato.
Il 2 Maggio un colloquio con il Com. Raniero (Renato Vianello) ha approvato la costituzione del Dini (24 uomini).
Il 18 Maggio il diario riporta che Poldo è stato nominato comandante del "Dini" dopo aver saputo della fucilazione di Tumiati.
Ma c'è anche un riferimento al passaggio di Poldo con Panichi (V Battaglione) il 21 Giugno, forse però il "Dini" è stato già disperso. Il diario dice testuale:

Il 21 Giugno.
Finito il rastrellamento mi sono recato con la moglie al comando della brigata che si trovava a Col D'Antico.

Appartengo al IV battaglione di Panichi
[prob. refuso sul V. Poco dopo riporta che il IV è il "novello" Stalingrado]
Mi hanno nominato caposquadra. Con Peppina e i nostri compagni mi sono sistemato da Gino e Marietta ad Acqua Partita. È un luogo bellissimo dove ho ritrovato Mario [Cecconi] che ora sta con noi.


[p.172:]
(...) In quella fase anche il II btg. pesarese, quello comandato da “Carlo”
[Giuseppe Mari], si trovò ad operare nella stessa zona della provincia usando tattiche “diversive” per disorientare le truppe nemiche impegnate in gran numero.
(...) Il 12 maggio [1944] il comandante “Carlo” assieme allo slavo Slavko [Kerenčić, Raković o Radović?]
ed all’ispettore di brigata “Abramo” (Edoardo Ugolini) entrano nella zona di rastrellamento tedesco sulla Serra di Serravalle di Carda e prelevano la parte di armi già lanciate dagli Alleati spettante al II battaglione. Con tali nuove armi automatiche fu possibile sostenere un durissimo scontro il giorno 19 maggio tra la Valle di Scalocchio ed il Monte dei Sospiri, che durò quasi dall’alba al tramonto ed impegnò nelle file nemiche tra SS naziste e fascisti circa 800 uomini. ((Mari 1964 p.61.)) Sul versante nord del Monte dei Sospiri (Apecchio), il distaccamento “Stalingrado” – «costituito, come sappiamo, per il 60 per cento allora di jugoslavi» – svolse un ruolo chiave nella battaglia. ((Mari 1964 p.61.))
II battaglione fu impegnato in un altro scontro durissimo nella zona tra Sestino e Montelabreve, dovendo fronteggiare quasi 2000 avversari; ma aveva ricevuto ulteriori armi attraverso un nuovo lancio alleato. Quel giorno (forse il 4 giugno) il gruppo degli jugoslavi si trovò «tra due fuochi su versante est dei Monti della Luna, ma riuscì loro di sfuggire all’accerchiamento combattendo valorosamente e frazionandosi in piccoli gruppi di uomini.» ((
Mari 1964 p.61. [...]))

Su quel versante est, in località Parchiule presso Borgo Pace, nel 1983 verrà eretto un significativo monumento in ricordo della lotta comune e della fratellanza d'armi tra partigiani italiani e jugoslavi. Il monumento, realizzato da V. Corsaletti, si compone di due stelle a cinque punte in pietra, che si intrecciano, e due lapidi che recitano:

DALLE ALPI DELLA LUNA
SONO TORNATO IN MONTAGNA
DOVE UNA "MACHINE" FALCIÒ MIO FRATELLO
E NOI MORDEMMO IL FERRO DELLA COSCIENZA
    CELEBRIAMO ANCHE QUASSÙ
    LA RESISTENZA
    CON UN GRIDO

LUGLIO 1983            CARLO


QUESTE PIETRE SLAVE SULLA NOSTRA TERRA
RICORDANO DUE POPOLI CHE TROVARONO
FRATELLANZA AMORE LIBERTÀ
VINCENDO L'ODIO DELLA GUERRA

Con ogni evidenza, a ispirare il monumento fu proprio Giuseppe Mari "Carlo".
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I CADUTI DI CANTIANO



Lapide a
                Cantiano
Fonte: [13]

Tomba di Bulatovic
La tomba di Batrić Bulatović nel cimitero di Cantiano
Fucilati di
                  Cantiamo  La tomba di
                  Kuzeta o Franisic
Le fotografie effettuate a Cantiano sono state gentilmente fornite da Eros Francescangeli


[p.173:] Un'altra tomba che abbiamo trovato è quella di "Kuzeta Giuro" (evidente trascrizione fonetica di Djuro), che potrebbe essere il partigiano caduto indicato da Mari con il cognome Franisić. Ma è poco spiegabile l'incongruenza nel cognome. ((Kuzeta o Kužeta è effettivamente un cognome serbo-montenegrino)) Ancora più strano è che lo stesso cognome "Kuzeta" appare pure sulla lapide apposta nel luogo in cui i tre furono fucilati. La tomba reca l'iscrizione seguente:

"N.14.4.1925
A Benkovac Dalmazia
benché giovanissimo
non esitò ad
imbracciare un arma
per difendere
la libertà e la fede
a cui sopra ogni
altra cosa teneva
cadde mentre vedeva
all'orizzonte
spuntare il sole
della libertà
il 17 maggio 1944"

Mari menziona infine << l'anziano medico jugoslavo dott. Radovan Bulatović, già primario dell'ospedale di Peč >> (("In Montenegro", scrive Mari: in realtà Peč - storica sede del Patriarcato serbo-ortodosso, che ospita capolavori dell'arte bizantina - è una nota città del Kosovo-Metohija, la provincia serba con forte presenza albanese che sotto il nazifascismo era stata annessa alla "Grande Albania".)) che fu protagonista di una morte terribile ed eroica. Bulatović

<< era stato catturato cinque giorni prima [il 12 maggio]; non aveva voluto abbandonare un compagno partigiano ferito. Era stato fucilato anche per aver respinto la proposta di diventare medico per i tedeschi. Aveva proclamato fieramente la sua nazionalità e la sua fede politica. Il suo corpo era stato dato alle fiamme. Le sue ossa carbonizzate erano state poste ai margini della strada Flaminia presso il luogo dove era stato ucciso con sopra un cartello che recava la scritta: "Questi era un partigiano che ammazzava i soldati tedeschi". >>

Non abbiamo trovato a Cantiano alcuna lapide ne' sepoltura del dott. Radovan Bulatović. I poveri resti di questo terzo jugoslavo massacrato dai nazifascisti in quel maggio 1944 non poterono essere recuperati oppure, pur raccolti da qualche mano pietosa ai bordi della via Flaminia, non fu possibile dare loro adeguata sepoltura.


Apparentemente in contrasto con questa ricostruzione è la poesia dello stesso Giuseppe Mari Per Radovan Bulatovic che racconta del ritrovamento e della sepoltura del cadavere - ma potrebbe alludere non ad un fatto reale, bensì ad un epilogo immaginario.


Sugli eventi della zona di Cantiano si vedano anche gli articoli da:
Panorama, 15 nov. 1971, n.21, pp.10-11
Panorama, 15 dic. 1971, n.23, pp.12-13
 

LA LIBERAZIONE DELLE MARCHE



Archivio Pallotti
Foto di partigiani jugoslavi della "Primo Maggio" di Sarnano, dalla collezione personale di G. Pallotti. Nella foto sopra, quello al centro, con i baffi, è stato riconosciuto da Drago Ivanović come Rade Vučinić, appartenente al suo stesso gruppo di internati di Bar (Pallotti lo associava invece al nome di Andrea Mirović o Merović); al suo fianco, primo in alto a destra, Silva Zupančič riconosce Pavle Jeršin.
Sotto, due foto del comandante Janko Klikovac: a destra è al fianco del cugino Andrea Šanović, che aveva frequentato lo stesso Liceo di Drago. Il gruppo di Janko era originario della zona di Zeta (Montenegro).
klikovac

Gino
                Pallotti
Gino Pallotti "Guerrino" nella sua casa di Roma, mentre riordina le fotografie della "Banda Primo Maggio" di Sarnano (17/10/2009).
"Io mi ero fatto dei veri e propri amici, soprattutto un russo e due jugoslavi..."
Molte fotografie che Pallotti aveva di quel periodo sono andate perdute negli anni.

Sotto, altre due foto di jugoslavi (ma potrebbe trattarsi della stessa persona): secondo Pallotti, quella a destra raffigura Dušan Labović.
Dusan Labovic


Sotto, lo stesso Rade Vučinić (o
Mirović?) è con un russo - forse Barabanov (archivio Pallotti).
Barabanov e Vucinic

Janko Klikovac "aveva forse 26 anni"...
Sotto: in piedi, Janko è vicino a Vučinić (Mirović secondo Pallotti; i due seduti sarebbero italiani - archivio Pallotti)
Klikovac e compagni


[p.175:] Nella primavera 2009 ci siamo recati sul sito dell’ex campo di concentramento di Servigliano. Nei pressi dell’entrata di quello che oggi è diventato un parco pubblico sono state apposte diverse lapidi. Nessuna di esse menziona gli jugoslavi né spiega ragioni e circostanze della loro detenzione; una ricorda invece i profughi del dopoguerra (1945-1955): italiani istro-dalmati, altri dalle ex colonie e profughi “da Romania, Albania e Grecia” (sic) – i perdenti della guerra, evidentemente (per inciso, notiamo che dal maggio 1945 nelle Marche furono istituiti centri di raccolta dei profughi, appunto, delle parti politiche e nazionali “perdenti”, inclusi migliaia di ustascia croati [ad esempio a Fermo, non distante da Servigliano, in contrada Molini di Tenna, furono ospitati più di 2000 ustascia (nazisti e anticomunisti croati). Lo stesso "Kirija" Kardoš, benché antifascista e comunista, fu costretto a intrattenere rapporti con il clero croato di quel campo, per le esigenze di sopravvivenza e per il suo matrimonio (cfr. Kardoš 2009, pp.269 ss.).] ).
Un’altra lapide [FOTO SOTTO] recita letteralmente: «Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943, 3000 prigionieri alleati fuggirono attraverso l’apertura da loro scavata nel lato ovest di questo campo. Essi saranno sempre riconoscenti per la immediata e coraggiosa generosità dimostrata dal popolo italiano. Settembre 1993». Coerentemente con l’ispirazione omissiva e auto-assolutoria di questa iscrizione, la piazza antistante è adesso significativamente intitolata… a Giorgio Perlasca. (...)
Lapide a
              Servigliano

[p.176:] Oggi << sulla facciata di un palazzo, nella principale piazza di Sarnano, è affissa una lapide [FOTO SOTTO] dove sono trascritti i nomi dei caduti jugoslavi Dušan Labović, Gojko Klešević, Frane Rajković [ERRATA: non "Franjo", o forse è lo stesso Tihomir "Franko"] e Vladimir Kuntarić. >> ((Mari 1964 p.73.)) Dušan Labović è ricordato anche in una lapide apposta al valico di Forca di Cerro.
Lapide a Sarnano

[p.180:] Un altro caduto di quel periodo ricordato da Mari è Drago Petrović, morto a Fabriano dove è ricordato in una lapide
[FOTO SOTTO] murata sul Palazzo Comunale assieme ai caduti della lotta dell’Alto Esino. «Venne catturato in occasione di un combattimento ingaggiato da una formazione del fabrianese, dipendente dal comando garibaldino di Fabriano guidato dal capitano Andrea Rosselli. In quella formazione, dislocata a Molino di San Michele, c’era un gruppo slavo capeggiato dal capitano Popović di Spalato. Drago Petrović venne fucilato assieme al partigiano italiano [Vincenzo [ERRATA: non "Lorenzo"]] Cascio e tenne di fronte alla morte un coraggioso contegno. Il comandante del distaccamento scrisse una memoria commemorativa di Petrović.» ((Mari 1964 p.72. A questo punto il Mari pare abbia sbagliato a trascrivere, perché il nome ivi menzionato è quello di Marko, non di Drago [...] La morte di Drago Petrović è attestata anche in Mari 1965 p.320, in un elenco dei caduti del CLN di Fabriano, in cui appare anche Cascio. La loro fucilazione, assieme ad Ugo Bianchetti, avvenne in località Piaggiasecca di Sassoferrato il 9 giugno 1944 (fonte ANPI Sassoferrato).))
IMG_sma/fabriano_petrovic1.jpg  IMG_sma/fabriano_petrovic2.jpg


[p.180:] Ancora il 26 luglio Marko Petrović, del distaccamento “Metaurense” della brigata “Bruno Lugli”, viene fucilato a Pergola. ((Il partigiano è ricordato con un cippo e con il suo nome iscritto su una lapide nell’atrio del palazzo comunale della città: Mari 1964 p.72. Nella stessa fonte a p.51 Petrović è indicato come “croato”, ma potrebbe esserci confusione con Drago [Petrović ...].))
IMG_sma/markopetrovic.jpg
Il cippo, che sorge in Piazza Marco Petrovic e Carlo Giuliani, recita:
A Marco Petrovic / caduto per la libertà / le donne di Pergola / 16-7-1950
(FONTE)


IL "GRUPPO BANDE FILIPPONI" DI "RANI D'ANCAL"


Una esperienza significativa nell'ambito della Resistenza nel Fermano e dintorni fu quella del raggruppamento di bande partigiane che si costituì nella primavera del 1944 prendendo il nome da Decio Filipponi. Esso fu in collegamento con il ricostituito gruppo di Piobbico "I Maggio", ma non va confuso con esso. Informazioni circostanziate si traggono dalla lettura del capitolo dedicato in Giacomini 2008 e dal sito dell'ANPI di Fermo, essenzialmente basati sulla relazione che dopo la Liberazione ne fece il comandante finale Dario Rossetti, nome di battaglia "Rani D'Ancal" (quanto segue vale anche come ERRATA alla nota 239 p. 192)

L’11 aprile Dario Rossetti, con il compagno Marcello Marini, entrano a far parte della banda di un certo Rolando Gibertini "Barbaelettrica", che si rivelerà personaggio non affidabile, peraltro ex-squadrista. Dopo una settimana Rossetti prende contatto col commissario politico del "I Maggio", Dušan Labović, e si accorda anche col capitano del Gruppo Vera delle bande di San Ginesio, Girolamo Casà. Così, alla presenza di Janko Klikovac - comandante del "I Maggio" - Rossetti disarma il Gibertini e propone a capo della banda Mario Roletti. La nuova formazione si sposta a Bolognola in contatto con Radoš Grujić. Il 26 aprile 1944 si strutturano le tre bande GAP che danno vita al Raggruppamento Bande Decio Filipponi, comandate da:
1) Carmine Di Palma
2) Dario Rossetti "Rani D'Ancal"
3) Ercole Ercoli
Si unirà anche la banda di Giovanni Iommi, legato a Lucio Corradini, com.pol. Jobo Morčić. Sono particolarmente attivi nella zona di Falerone.

Il 30 aprile Marcello Marini e Mario Roletti vengono arrestati a Piane di Falerone in una imboscata fascista. Il giorno successivo "Rani" e un partigiano slavo partono per Fermo vestiti da preti e catturano due repubblichini; mentre lo slavo conduce i prigionieri in montagna, Rani redige un comunicato di richiesta riscatto, al fine di salvare la vita dei due partigiani arrestati. Poiché però giunge notizia che questi ultimi sono stati fucilati, senza processo, davanti Porta Romana ad Ascoli Piceno, i due repubblichini vengono immediatamente liquidati. Con la morte di Roletti, "Rani D'Ancal" è di fatto comandante del raggruppamento bande.


Di nuovo a Piane di Falerone, il 6 maggio 1944 si scatena uno scontro a fuoco fra due partigiani della prima e seconda banda, che controllano i camion di passaggio, e i fascisti sopraggiunti in forze. Lo sloveno Oskar Nemec nativo di S. Pietro di Gorizia è colpito e muore all'ospedale di Montegiorgio il giorno successivo, il partigiano Mario Celi riesce fortunosamente a salvarsi.
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La lapide che a Piane di Falerone ricorda il sacrificio di Oskar Nemec recita:

OSKER [sic] NEMEC
N. S. PIETRO DI GORIZIA 6.10.1927         7.5.1944
UCCISO DA PIOMBO FASCISTA
CHIUDEVA L'ESISTENZA NEL FIORE DELLA GIOVENTÚ
NEI DÍ DEL RISCATTO ITALIANO
-- * --
I CITTADINI DI FALERONE
POSERO AD IMPERITURA MEMORIA
6.5.1945

Il 3-4 e il 12 maggio del 1944 il campo di prigionia di Servigliano viene bombardato dagli inglesi; tra il 25 maggio ed il 7 giugno si susseguono gli attacchi partigiani a Servigliano: in particolare il 1 giugno il presidio del campo viene disarmato e disperso, i partigiani entrano e liberano molti prigionieri. Vengono requisite moltissime armi, leggere e pesanti.

Al 31 maggio 1944 risale l'azione al tiro a segno e campo sportivo di Sarnano, con la morte di Dušan Labović (cfr. pp.175-176).

14 giugno 1944: attacco in località Parapina (a 3km da Servigliano) da parte di 20 partigiani contro una settantina di tedeschi. 3 automezzi incendiati e un numero imprecisato di morti tedeschi. Un morto fra i partigiani, Tihomir Franko della banda di Piobbico, e due feriti tra cui Giovanni Iommi. I funerali di Franko si tennero a Penna S. Giovanni il giorno 17.
Probabilmente afferente al raggruppamento bande "Decio Filipponi" era anche Marko Cipelka, che risulta morto a Porto San Giorgio nel giugno 1944.



... MA I GIORNI DIFFICILI NON SONO FINITI



lasciapassare
Le referenze rilasciate a Drago, Savo e Milutin dal PCI di Ascoli il 27/6/1944 perchè raggiungessero la base JNA di Bari (da Ivanović 2000a, p.212).


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Nella cripta della Cattedrale di Ascoli, Sant'Emidio, proprio attorno all'antico sepolcro del Patrono, subito dopo la II G.M. il Vescovo fece realizzare significativi mosaici.
Il disegno dei cartoni fu affidato a Pietro Gaudenzi mentre alla realizzazione lavorarono gli esperti dello Studio del Mosaico del Vaticano.
Uno dei mosaici raffigura la generosa protezione che le popolazioni rurali avevano offerto a ex prigionieri stranieri e fuggiaschi di varia provenienza
a dimostrazione che questo fenomeno fu di straordinarie dimensioni ed importanza nella provincia. Tuttavia, vi sono menzionati "Inglesi", "Americani" ed "Ebrei"
(ANGL. ET AMER. BELLO EXCAPTIVIS HEBRAEISQUE...) ma non gli Jugoslavi che pure furono di sicuro i più numerosi tra queste presenze.


DISTACCAMENTO SAN CATALDO ((Mari 1964, p.46.))

Alfred Ključevšek ("capitano JNA", capo gruppo) +
Milo Rubica (commissario politico)
Slavko Marković (ufficiale assistente)
Ante Petrović
Bozo Petrović "Natale"
Roko Petrović
Niko (?)
Gojko ?
Sime ?
Spiro ?
Franco (?) ((Non ribadito in Mari 1965 p.375.))
Ante
Makušek Stanislav +
Kretnić Ante +
?
?
?
?

Ismaele (?)
Carlo (Aba-Megal +)

Silvio Luchesi
Annibale Pacini +
Alberico Pacini +
Ezio Grasti +

Vassili (Nikolai ?)
Vassili Niestrarol +


BATTAGLIONE "STALINGRADO" della Brigata "Garibaldi Pesaro" ((Fonti: Mari 1964 e Mari 1965. In grassetto i comandanti e commissari; i caduti o morti in Jugoslavia, indicati con ++, sono stati evidenziati in Mari 1965 pp.373ss.))

  1. Alifievic [Alifijević o Alijević] ((Alijević in Mari 1965 p.373.)) Husein
  2. Basic [Basić o Bašić ?] Jerko
  3. Basic [Basić o Bašić ?] Jure
  4. Baricevic [Baričević] Ante
  5. Bevc Anton
  6. Bitenc Jože
  7. Borozen [Borožen ?] Nikola
  8. Bozikov [Božikov ?] Ivan
  9. Brajović Nikola ((Omesso in Mari 1965.))
  10. Bregar Karol
  11. Bregar Ivan
  12. Brant Stanko
  13. Bulatović Radovan (ucciso a Cantiano)
  14. Bulatović Batrić (ucciso a Cantiano)
  15. Car Martin ++
  16. Čujović Matija
  17. Cvetić Nikola
  18. (Dicmetic) [Dikmetić o Dizmetić] ((Dismentic in Mari 1965 p.373.)) Srečko
  19. Dimbovic [Dimbovič] Ciro [?] ++
  20. Doljsak Alojz
  21. Djukić Milutin
  22. Djukić Dobro
  23. Djukić Savo
  24. Djukić Branislav
  25. Erculj Franc
  26. Filipović Stipe
  27. Franisić Djuro (ucciso a Cantiano)
  28. Franović Ante
  29. Frkić Ante
  30. Gacnik Ludvik ((Omesso in Mari 1964.))
  31. Gacnik Anton ((Omesso in Mari 1964.))
  32. Golob Alojz
  33. Gorenc Drago
  34. Grzinov Josip
  35. Grgurević o Grgurović ((La seconda opzione in Mari 1965 p.373.)) Petar
  36. Horvat Franc ++
  37. Horvat Ernest ++
  38. Hren Franc ++
  39. Jereb Zvonko
  40. Jelsevar Anton - comandante II distaccamento ++
  41. Jezina Ante
  42. Jezina Dobro
  43. Janković Filip
  44. Joksimović ? Obrad
  45. Jovanović Branko
  46. Jovičević Branko o Stanko
  47. Juraga Vojko
  48. Kamenjerin ? Roko
  49. Kasun o Kasum Tomo ((Omesso in Mari 1964.))
  50. Kezunović Slobodan
  51. Kerenčić Slavko
  52. Kljun Karol o Karel
  53. Korosec [Korošec ?] Ivan
  54. Kovacic [Kovačić] Jože
  55. Kožuh Vinko
  56. Krstić Krsto
  57. Krtolica Milan - commissario politico del battaglione
  58. Krušić Andrija
  59. Lalić Milan
  60. Lalović Radomir - comandante I distaccamento
  61. Lamut Ivan ++
  62. Djunović o Ljunović Milovan
  63. Lovretić ??
  64. Lovsin [Lovšin] Stanko ++
  65. Marcelja Josip
  66. (Mataja?) Andrija
  67. (Mataja?) Petar
  68. Meglić o Naglić Viktor
  69. Mihajlović Krsto
  70. Mihajlović Svetozar
  71. Mihelčić Milan ++
  72. Mijović Drago
  73. Mikić o Mikin Mile - comandante III distaccamento
  74. Milatović ((Err. Mitalović in Mari 1965 p.336.)) Boro - commissario II distaccamento
  75. Milatović Mojas [?]
  76. Milatović Vojadin
  77. (Morovic?) [Morović ?] Batrić ((Omesso in Mari 1965.))
  78. Mudronja Bruno
  79. More ?? (Ljubljana)
  80. Mrhar Jože
  81. Novak Ignac ((Omesso in Mari 1964.))
  82. Ogrin Leopold
  83. Pavičević Danilo ++
  84. Pavičević Sveto
  85. Pajović Drago
  86. Palević o Pajović ((La seconda versione in Mari 1965 p.374.)) Luka
  87. Pavličić Djurica
  88. Pavličić Milo o Mile [? forse è lo stesso Milutin, comandante, o Miladin, commissario, qui di seguito]
  89. Pavličić Miladin - commissario I distaccamento
  90. Pavlicic [Pavličić] Milutin "Brko" - comandante del battaglione ++ ((Dopo la guerra ricoprirà la carica di segretario regionale del Partito Comunista della provincia autonoma di Kosovo-Metohija, in Serbia (Matija Čujović in L.Ma. 1976, p.190).))
  91. Pavličić Novak
  92. Pavličić Radonja
  93. Pavličić Pavle ((Omesso in Mari 1965.))
  94. Pavlović Pavle ((Omesso in Mari 1964.))
  95. Pečnik Stanko ++
  96. Petrusic [Petrušić] Sime
  97. Petrusic [Petrušić] Smiljan
  98. Piskur Metod
  99. Podlogar Rudolf - commissario III distaccamento ++
  100. Popović Milos (Mihajlo?)
  101. Poreber Aloiz
  102. Raković o Radović Slavko ((Nome omesso in Mari 1965 p.374.))
  103. Raković Ivo
  104. Romčević Milan
  105. Sever Ivan
  106. Skemberović o Skembarović Branislav o Branko
  107. Skemberović o Skembarović Vojo
  108. Stipe Josip ((Stipic in Mari 1964.))
  109. Stipić ? Josip
  110. (Skracic?) [Skračić ?] Ante
  111. (Skracic?) [Skračić ?] Kresimir
  112. (Skracic?) [Skračić ?] Miroslav
  113. Stojanović Vukman ++
  114. Srbić o Srebrić Petar
  115. Strah Stanko
  116. Strah Ignac ++
  117. Strah Rudolf
  118. Šetrajčič o Šetrajčić Ludvik ((Omesso in Mari 1965 p.374.))
  119. Šikić Ante
  120. Šikić Vjaceslav [Vjačeslav]
  121. Šimac Franjo
  122. Ščurk Emil
  123. Špika Vinko ++
  124. Štimač Jože
  125. Teodosijević Miodrag
  126. Teodosijević Miroslav o Stevan
  127. Turčinov Miroslav
  128. Turčinov Kerubin (morto a Cingoli) ((Benché non menzionato da Mari negli elenchi.))
  129. Turk Janez
  130. Tursic [Turšić ?] Drago
  131. Udovic [Udovič] Janez
  132. Velikovrh Milan ++
  133. Vidović Josip
  134. Leopold Verbovšek ("Poldo")
  135. Virant Anton
  136. Vodicar [Vodičar ?] Jože
  137. Zakrajšek Jože
  138. Zaninović Josip "Jugo"
  139. Zenic [Zenić ?] Ivan
  140. Zitko [Žitko] Rudolf


BANDA "MARIO" ((A partire da Mari 1964 p.44 e Mari 1965 p.376. Comprende i componenti delle squadre di Esanatoglia e Roti))

  1. Asanović Ante
  2. Banovec Jose [Jože? Josip?]
  3. Bernik Danilo
  4. Borisov Ivan (russo? o forse macedone)
  5. Budrinić Nikola
  6. Dolenc Milan
  7. Djapić Mate
  8. Djurić Rajko
  9. Garbotić Bozo [Božidar]
  10. Gepina Matija
  11. Gregov Vinko
  12. Gubić Mirko
  13. Hiznjak Dimitar
  14. Huhar Jože "Pino"
  15. Ivančić o Ivačić Jozo ((Un Ivančić Mile, oggi residente sulla penisola di Murter presso Zara, fu partigiano nelle Marche (Luisella Pasquini, Presidente dell'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione delle Marche, com.priv.).))
  16. Jenco [Jenko?] Rajko
  17. Justin Jože
  18. Kačič Jule "Giulio" (comandante degli slavi)
  19. Kapović Vice (?)
  20. Karabotić Bozo [Božidar]
  21. Klistić Ante
  22. Kregar Vinko (è lo stesso Gregov Vinko?)
  23. Lalić Obrad
  24. Lezajić Jakov
  25. Macura [Mačura?] Nikola
  26. Madronja [Modronja?] Nikola
  27. Modronja [Madronja?] Spiro
  28. Markov Dragutin
  29. Mazibrada [Mažibrada?] Nikola
  30. Mervar Alois
  31. Novoselec Miroslav
  32. Perkorv (?) Marko
  33. Perović Miloš
  34. Perović Vladimir
  35. Prepeluh Matija
  36. Radina Jože
  37. Rozman [Rožman] Ludvik
  38. Rubignoni Branko
  39. Runić Milko
  40. Rus (?) Ante
  41. Sabljić o Sablije Stepan
  42. Salić Obrad (è lo stesso Lalić Obrad?)
  43. Sevičić o Servičić Miloš 
  44. Sodar Franc
  45. Sović Stjepen [Stjepan]
  46. Sović Sikos (?)
  47. Skvin Milan
  48. Trumbić Dalibor
  49. Turčinov Ante




Ultimo aggiornamento di questa pagina: 9 agosto 2016
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I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana