Passato, presente e FUTURO del movimento CONTRO LA GUERRA

1) Invio di Tornado italiani in Iraq: la condanna della Rete No War (17/11)
2) Marina Militare, sì del Parlamento per rinnovare flotta. Costo: 5,4 miliardi (4/12)
3) Il Senato italiano autorizza l’intervento militare italiano in Siria (7/12)

4) VERSO LA MODIFICA DELL'ART.78 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA: SARÀ PIÙ FACILE DICHIARARE LA GUERRA (12/12)

5) NUOVA LEGISLAZIONE AMERICANA PREPARA IL TERRENO PER LA GUERRA ALLA RUSSIA (5/12)
- M. Chossudovsky: Nuova legislazione americana prepara il terreno per la guerra alla Russia?
- M. Dinucci: Dagli Usa chiamata alle armi in Ucraina


---
Vedi anche: 


Perché dobbiamo uscire dalla NATO / Why we must get out of NATO (Appello)
https://www.cnj.it/INIZIATIVE/usciredallanato2014.htm


Un Fronte unito di popoli e paesi per l’alternativa alla globalizzazione imperialista
di Andrea Catone, 21 Novembre 2014 -- Relazione tenuta in qualità di rappresentante della rivista “MarxVentuno” al V Forum del Socialismo Mondiale (organizzato dal “World Socialism Research Center”, presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali e il “China Center for Contemporary World Studies”, tenutosi a Pechino il 13-14 ottobre 2014) e pubblicata sull’ultimo numero di “MarxVentuno”
La “globalizzazione” – termine che, già noto prima, viene abbondantemente utilizzato a partire dagli anni ‘90, dopo il crollo dell’URSS e l’apertura alle potenze capitaliste occidentali di un vasto mercato in aree che in precedenza erano controllate e regolate da un potere politico orientato al socialismo – non è neutrale, non significa la libera espansione del mercato mondiale su una base di parità, ma è essenzialmente una “globalizzazione imperialista”, che intende imporre in tutto il mondo il modello capitalista neoliberista, gli interessi dei grandi monopoli occidentali, privando molti paesi delle loro risorse. E quando alcuni paesi hanno resistito, cercando il proprio percorso di auto-sviluppo, le potenze occidentali, guidate dagli Stati Uniti, hanno fatto ricorso all’aggressione militare (Iraq, Serbia, Libia, Siria …), come al tempo del grande Lenin (in quest’anno ricordiamo il 90° anniversario della sua morte), quando ha elaborato la categoria scientifica di “imperialismo”…
SCARICA IN FORMATO PDF: http://www.marx21.it/documenti/catone_fronteunito.pdf


=== 1 ===

Invio di Tornado italiani in Iraq: la condanna della Rete No War

La Rete No War condanna nel modo più fermo l'inizio di una nuova avventura militare che il governo Renzi intende attuare in spregio all'articolo 11 della nostra Costituzione e - al solito - senza consultare il Parlamento, né le Commissioni parlamentari.
L'invio in Iraq di una squadriglia di aerei da combattimento, come i Tornado, fa entrare l'Italia di nuovo in guerra dopo quelle contro la Libia e quella ancora in corso in Afghanistan.
Inoltre assai ambigue ed oscure risultano essere le reali finalità di questa guerra. La motivazione ufficiale è quella di partecipare ad una coalizione che combatte l'ISIS, coalizione di cui però fanno parte stati, come l'Arabia Saudita il Qatar e gli USA, che hanno in passato creato e finanziato l'ISIS e altre formazioni estremiste e terroristiche,  o che continuano a finanziare e sostenere tali formazioni, apertamente come la Turchia, o sotto banco come l’Arabia Saudita.
Ben fondata è l'ipotesi che il vero scopo di questa operazione sia interferire pesantemente nella politica interna di stati sovrani come Iraq e Siria e sabotare e porre ostacoli alle uniche forze che finora hanno combattuto efficacemente l'ISIS e gli altri gruppi estremisti, come il  Governo e l'Esercito Nazionale della Siria e le formazioni kurde affiliate o simpatizzanti del PKK (considerate invece da USA e UE come  "terroriste").
Per sconfiggere i terroristi non serve bombardare. Devono invece essere eliminate le complicità e chiusi i canali – peraltro già ben noti - attraverso cui l’ISIS  e altre formazioni estremiste ricevono armi e rifornimenti e vendono il petrolio dei pozzi occupati. Di fatto finora i bombardamenti sono serviti sostanzialmente solo a distruggere importanti infrastrutture in Siria ed Iraq, essenziali per la sopravvivenza stessa di quei paesi.
La Rete No War invita tutti i parlamentari amanti della legalità e della pace ad opporsi a questo ulteriore disegno bellico dalle ambigue finalità, come sembra sia stato fatto finora solo dai parlamentari di 5Stelle, cui va in questo caso tutto il nostro sostegno.

Rete No War - Roma
17/11/2014


=== 2 ===


Marina Militare, sì del Parlamento per rinnovare flotta. Costo: 5,4 miliardi

Le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno dato parere favorevole, con il solo voto contrario di Sel e Cinquestelle, al programma ventennale di potenziamento. Nuova campagna acquisti fortemente voluta dal capo di Stato Maggiore, ammiraglio Giuseppe de Giorgi

di Enrico Piovesana | 4 dicembre 2014

Il rinnovo e il potenziamento della flotta da guerra della Marina Militare ha ottenuto il via libera definitivo dal Parlamento. Entrambe le commissioni Difesa – oggi (giovedì 4 dicembre) anche quella della Camera – hanno dato parere favorevole, con il solo voto contrario di Sel e Cinquestelle, al programma ventennale da 5,4 miliardi di euro già stanziati dalla legge di stabilità dell’anno scorso per la costruzione di una nuova portaerei, dieci pattugliatori/lanciamissili (destinati a diventare sedici), una gigantesca nave appoggio e due piccole unità veloci da assalto. Il finanziamento del programma, non a carico della Difesa ma del ministero dello Sviluppo Economico, aumenterà progressivamente di anno in anno: 140 milioni nel 2015, 470 milioni nel 2016, 690 milioni nel 2017 e così via.

Non è chiaro se all’ammodernamento della flotta sia destinato anche il contributo del ministero dello Sviluppo economico da 770 milioni (53 ogni anno, ex comma 38 dell’articolo 1 della legge n. 147 del 2013) che compare nella Tabella E della legge di stabilità attualmente in fase di approvazione. Se così fosse, il costo complessivo del programma navale supererebbe i 6 miliardi. Stando a questo documento parlamentare (leggi) sembrerebbe proprio così: “Ulteriori contributi ventennali nel settore navale sono stati autorizzati dal successivo comma 38 dell’articolo 1 della legge n. 147 del 2013”. Abbiamo chiesto chiarimenti allo Stato Maggiore della Marina, ma non ne abbiamo ancora ricevuti. Se questi soldi non fossero destinati al programma navale, sarebbe interessante capire a cosa serviranno.

La nuova campagna acquisti della Marina, fortemente voluta dal capo di Stato Maggiore, ammiraglio Giuseppe de Giorgi, appare molto ambiziosa, soprattutto considerando che va a completare l’ammodernamento della flotta già avviato con le portaerei Cavour (1,5 miliardi), le dieci fregate Fremm (5,7 miliardi, le ultime due dovrebbero essere finanziate entro aprile), le due fregate Orizzonte (1,5 miliardi), i quattro nuovi sommergibili U212 (1,9 miliardi), la nuova nave supporto forze speciali (finanziata pure con 50 milioni del ministero dell’Istruzione via Cnr), più ottanta nuovi elicotteri da assalto NH90 e EH101 (3 miliardi) e, almeno nelle intenzioni, quindici cacciabombardieri F35B (2/3 miliardi almeno).

“La Marina ha presentato al Parlamento informazioni limitate e riduttive su queste nuove navi”, denuncia Luca Frusone, membro Cinquestelle della commissione Difesa della Camera, spiegando che i dettagli tecnici sono stati forniti alla stampa specializzata ma non al Parlamento. “Lo Stato Maggiore ha parlato di una portaelicotteri tipo la Garibaldi ma, in realtà, per stazza si tratta di una seconda portaerei tipo Cavour, che potrà anche imbarcare aerei a decollo verticale come gli F35 visto che una delle cinque piattaforme di atterraggio è stata appositamente studiata a questo scopo. E i quattro pattugliatoti polivalenti in versione ‘full combat’ saranno dotati di un arsenale missilistico degno di una fregata. Ma chi dobbiamo invadere con tutte queste navi da guerra?”.

Anni fa altri ammiragli chiesero e ottennero la poderosa portaerei Cavour sostenendo che fosse indispensabile per la difesa dei nostri interessi nazionali. Da quando è entrata in servizio, cinque anni fa, questo costosissimo mastodonte è rimasto inutilizzato perché la Marina non può permettersi il suo esorbitante costo di esercizio (circa 200 mila euro al giorno): finora, quindi, è stata utilizzata solo per due missioni di promozione commerciale spesate dalle aziende italiane (Fincantieri, Finmeccanica, Eni) che se ne sono servite come fiera galleggiante del ‘made in Italy’ una prima volta in Brasile nel 2010 (con una puntata umanitaria ad Haiti) e recentemente in Medio Oriente e in Africa.



=== 3 ===

Roma si accoda alla guerra contro lo Stato islamico in Siria
L'Italia non ripudia.... La Commissione esteri del Senato si schiera per l'intervento. Nel silenzio generale
http://ilmanifesto.info/roma-si-accoda-alla-guerra-contro-lo-stato-islamico-in-siria/

Il Senato autorizza l'intervento militare italiano in Siria
http://contropiano.org/internazionale/item/27972-il-senato-autorizza-l-intervento-militare-italiano-in-siria



Il Senato autorizza l’intervento militare italiano in Siria

di Manlio Dinucci | da il manifesto, 7 dicembre

La Commissione esteri del Senato, in una risoluzione sulla Siria (Doc. XXIV, n. 43), ha impegnato il governo a «sostenere in tutti i modi, incluso quello militare, l’azione della coalizione internazionale»: in altre parole, ha autorizzato (con voto favorevole PD-Pdl e contrario di Sel e 5Stelle) un intervento militare diretto dell’Italia in Siria.

La crisi siriana – sostiene la premessa approvata invece anche da Sel e con l’astensione di 5Stelle – si è trasformata in guerra civile «per la chiara e riconosciuta responsabilità del regime del presidente Assad», creando «il terreno ideale per il rafforzamento dell’estremismo fondamentalista armato, in particolare di quello del Daesh» (Isis) che costituisce oggi «una minaccia all’integrità territoriale dei paesi dell’area, oltre che una delle maggiori sfide contemporanee alla sicurezza, alla democrazia e alla libertà».


Sono stati in realtà gli Usa e i maggiori alleati Nato a finanziare, armare e addestrare in Libia nel 2011 gruppi islamici fino a poco prima definiti terroristi, tra cui i primi nuclei del futuro Isis; a rifornirli di armi attraverso una rete organizzata dalla Cia (documentata da un’inchiesta del New York Times nel marzo 2013) quando, dopo aver contribuito a rovesciare Gheddafi, sono passati in Siria per rovesciare Assad; sono stati sempre gli Usa e la Nato ad agevolare l’offensiva dell’Isis in Iraq (nel momento in cui il governo al-Maliki si allontanava da Washington, avvicinandosi a Pechino e a Mosca).

Vi sono su questo molte prove. Ad esempio la foto del senatore Usa John McCain, in missione in Siria per conto della Casa Bianca, che incontra nel maggio 2013 Ibrahim al-Badri, il «califfo» a capo dell’Isis. O il servizio televisivo trasmesso pochi giorni fa dalla tedesca Deutsche Welle, che mostra come centinaia di tir attraversano ogni giorno senza alcun controllo il confine fra Turchia e Siria, trasbordando carichi diretti a Raqqa, base delle operazioni Isis in Siria.

La Commissione del Senato sostiene inoltre che l’intervento militare in Siria, effettuato dalla coalizione internazionale di cui fa parte l’Italia, è autorizzato dalle risoluzioni 2170 e 2178 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Mentre in realtà esse stabiliscono solo l’obbligo dei paesi membri dell’Onu di prevenire il reclutamento, l’organizzazione, il trasporto e l’equipaggiamento di individui che si recano in altri Stati allo scopo di attuare atti terroristici (cosa che fanno proprio Usa e Nato).

L’intervento militare degli Stati uniti e di loro alleati in Siria non è quindi autorizzato dal Consiglio di sicurezza. E, incentrato apparentemente sull’Isis (in realtà funzionale alla strategia Usa/Nato), esso mira alla completa demolizione della Siria, finora impedita dalla resistenza interna e dalla mediazione russa in cambio del disarmo chimico di Damasco, e alla rioccupazione dell’Iraq. In questa guerra può entrare ora anche l’Italia.




=== 4 ===


Sarà più facile dichiarare guerra

di Francesco Vignarca,  12.12.2014

La noti­zia si dif­fonde timi­da­mente, anche gra­zie alla recente pre­sen­ta­zione di emen­da­menti alla Camera dei Depu­tati: ma con gli altri impor­tanti temi sul tavolo poli­tico, il rilan­cio fatica ad uscire dalla sor­dina. Eppure stiamo par­lando di una modi­fica costi­tu­zio­nale che va addi­rit­tura a toc­care la deli­be­ra­zione dello stato di guerra. È una delle con­se­guenze dirette della Riforma Costi­tu­zio­nale Boschi con il rior­dino delle attri­bu­zioni par­la­men­tari voluto da Renzi. Ciò in auto­ma­tico tocca tutte quelle fun­zioni ora attri­buite in modo pari­te­tico alle due Camere, tra cui appunto la pos­si­bi­lità di dichia­rare guerra pre­vi­sta dall’Articolo 78 della Costi­tu­zione repub­bli­cana. Una scelta che dav­vero spiazza, con­si­de­rato che comun­que il Senato — cosid­detto delle auto­no­mie — non è stato can­cel­lato e che anche da esso pas­serà, ad esem­pio, la pro­ce­dura di ele­zione del Pre­si­dente della Repub­blica. Per la quale con­ti­nuerà a valere la regola di una mag­gio­ranza qua­li­fi­cata, men­tre invece si potrà deci­dere di ini­ziare una guerra con uno Stato estero solo con il voto della Camera dei Depu­tati e addi­rit­tura a mag­gio­ranza semplice.

Pare pro­prio che qual­siasi ten­ta­tivo di modi­fica, che sia per inse­rire nuo­va­mente anche il Senato nella deci­sione o quan­to­meno per innal­zare il quo­rum neces­sa­rio alla dichia­ra­zione, verrà respinto dal Governo Renzi alla Camera, dove la discus­sione giace attual­mente in Com­mis­sione Affari Costi­tu­zio­nali, come già suc­cesso al Senato. Il risul­tato, per certi versi para­dos­sale, sarebbe quello di avere un accesso più facile ad una deci­sione grave come que­sta, addi­rit­tura ren­den­dola meno dif­fi­cile da pren­dere della già nomi­nata ele­zione del Capo dello Stato. Inol­tre l’effetto com­bi­nato con la riforma della legge elet­to­rale, anch’essa sul tavolo par­la­men­tare, ci potrebbe pro­iet­tare in una situa­zione per cui una mino­ranza non solo dell’elettorato ma anche del totale dei voti espressi, gra­zie al pre­mio di mag­gio­ranza, potrebbe per­met­tersi una dichia­ra­zione di guerra in asso­luta auto­no­mia rispetto al resto del Paese.

Chia­ra­mente non stiamo dicendo che la riforma isti­tu­zio­nale attual­mente in discus­sione abbia come obiet­tivo prin­ci­pale quello di per­met­tere ad un pros­simo governo di poter andare a far la guerra facil­mente in giro per il mondo… Ed oltre­tutto è ormai pas­sato il tempo in cui i con­flitti bel­lici veni­vano dichia­rati for­mal­mente dagli amba­scia­tori, con una sorta di antico gala­teo tra Stati. Ormai viviamo in un mondo dalla con­flit­tua­lità liquida e dif­fusa, in cui la parola d’ordine per le fri­zioni politico-economiche è «bassa inten­sità» con il minore coin­vol­gi­mento pos­si­bile degli appa­rati pub­blici e sta­tali. Eppure dal punto di vista squi­si­ta­mente poli­tico si tratta di un pas­sag­gio pro­ble­ma­tico e non banale. Per­ché ancora una volta, come accade per molte altre que­stioni fon­da­men­tali nella vita del Paese e dei suoi Cit­ta­dini, si impo­ve­ri­sce il con­fronto poli­tico ridu­cendo la que­stione ad una deci­sione presa in ambiti ristretti e con una estre­miz­za­zione dell’idea di «ver­tice». Si con­ti­nua insomma verso quella voca­zione lea­de­ri­stica che ha dro­gato la poli­tica ita­liana negli ultimi anni per cui tutto appare sacri­fi­cato all’altare della cosid­detta «gover­na­bi­lità» o meglio ancora del deci­sio­ni­smo. Anche su un tema, come quello della guerra e della pace, in cui invece la rifles­sione calma e appro­fon­dita dovrebbe essere natu­rale ed imprescindibile.

Una modi­fica di pro­spet­tiva che sta avve­nendo ad un secolo esatto di distanza dal primo con­flitto mon­diale: la san­gui­nosa Grande Guerra di cui tutti oggi ricor­dano orrori e distru­zioni. Ma forse que­sto ricordo è cele­brato solo per­ché siamo (solo in Ita­lia) tran­quil­la­mente lon­tani nel tempo da morti, san­gue, fame e con­se­guenze nega­tive. Vogliamo dav­vero un modello di società in cui le deci­sioni più gravi ed impor­tanti ven­gano prese in poco tempo e sulla base di un man­dato con­fe­rito da una mino­ranza del Paese? Spe­riamo pro­prio di no. Ed anche per que­sto sarà oppor­tuno che il mondo della Pace e della non­vio­lenza si fac­cia sen­tire con forza su que­sto enne­simo ten­ta­tivo pastic­ciato di inde­bo­lire i capi­saldi della nostra Carta Costituzionale.



=== 5 ===

Vedi anche:

Usa – Il Senato approva fornitura di armi all’esercito ucraino (12/12/2014)
Il Senato degli Stati Uniti ha accolto con favore la ratifica dell'”Ukraine Freedom Support Act”. L’atto, che deve ancora essere autorizzato dalla Casa Bianca, prevede la fornitura di servizi di sorveglianza, armi radar e anti-carro per l’esercito ucraino. L’aiuto militare degli Stati Uniti sarà del valore di 350 milioni di dollari.
http://www.ilfarosulmondo.it/usa-il-senato-approva-fornitura-di-armi-allesercito-ucraino/

13/12/2014: Jatsenjuk a Bruxelles per concordare l’avvicinamento di Kiev alla NATO
http://comunicati.russia.it/jazenjuk-e-andato-a-bruxelles-per-concordare-l-avvicinamento-di-kiev-alla-nato.html

===

The original article:
America is on a “Hot War Footing”: House Legislation Paves the Way for War with Russia?
By Prof Michel Chossudovsky – Global Research, December 05, 2014

---


NUOVA LEGISLAZIONE AMERICANA PREPARA IL TERRENO PER LA GUERRA ALLA RUSSIA?



- di prof. Michel Chossudovsky -

L’America è in marcia verso la guerra. Se è vero che uno scenario di terza guerra mondiale è stato nei piani del Pentagono per più di 10 anni, ora però le azioni militari contro la Russia vengono contemplate sul “piano operativo”.

Allo stesso modo, sia il Senato che la Camera hanno introdotto nuova legislazione che legittima la condotta di guerra contro la Russia. Non abbiamo a che fare con una “guerra fredda”. Non prevale nessuna delle salvaguardie in vigore in quell’epoca. Si è verificata una rottura diplomatica tra Oriente e Occidente, abbinata a un’estesa propaganda bellica. A loro volta, le Nazioni Unite hanno chiuso gli occhi di fronte ai crimini di guerra commessi dall’alleanza militare occidentale.


L’adozione di un’importante legge da parte della Camera statunitense, avvenuta il 4 dicembre, fornirà (qualora venga approvata in Senato) al presidente e comandante supremo il via libera per iniziare, senza approvazione del congresso, un processo di confronto militare con la Russia.

E’ in questione la sicurezza globale. Questo voto storico, che potrebbe influenzare le vite di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, quasi non è stato riportato dai media.
Il mondo è a un bivio pericoloso. Mosca ha risposto alle minacce di USA e NATO. I suoi confini sono minacciati. Il 3 dicembre, il ministro della difesa della Federazione Russa ha annunciato l’inaugurazione di un nuovo ente politico-militare che assumerebbe il potere nel caso di guerra. (Vedi: Russia launches ‘wartime government’ HQ in major military upgrade ).

Cronologia dei preparativi di guerra

A maggio 2014 è stato introdotto al Senato l’Atto di Prevenzione dell’Aggressione Russa (RAPA, S 2277) che invoca la militarizzazione dell’Europa orientale e degli stati baltici e lo stazionamento permanente di truppe USA e NATO sulle soglie della Russia.

Se è vero che la risoluzione S 2277 è all’esame del Comitato per le Relazioni Estere del Senato, le sue premesse essenziali sono però già in corso d’implementazione. In luglio, il comandante della NATO in Europa, generale Philip Breedlove, ha richiesto di “rifornire una base in Polonia con abbastanza armi, munizioni e provviste da supportare un rapido schieramento di migliaia di soldati contro la Russia” (RT, 24 luglio) […]
In ottobre si sono svolte esercitazioni USA-NATO negli stati baltici. All’inizio di novembre si è tenuto un secondo round di esercitazioni sia negli stati baltici che in Europa orientale. Tra queste, le esercitazioni NATO “Spada di ferro” in Lituania, a cui hanno partecipato 9 stati membri.

Secondo Mosca le esercitazioni servivano ad “aumentare la prontezza operativa” e a trasferire infrastrutture militari NATO ai confini russi. In risposta a tale schieramento NATO, anche la Russia ha condotto ad inizio novembre estese esercitazioni nel Mare di Barents per testare tutta la sua triade nucleare composta di bombardieri strategici, sottomarini e missili balistici intercontinentali.

La risoluzione H.Res. 758

Il 18 novembre è stata introdotta alla Camera l’importante risoluzione H.Res. 758, il cui nocciolo consiste nel dipingere la Russia come un aggressore che ha invaso l’Ucraina e nell’invocare contro di essa l’azione militare. (  https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=VptXR5bPNe4           )

[…] Se la risoluzione 758 dovesse diventare legge, di fatto fornirebbe al presidente degli Stati Uniti il via libera per dichiarare guerra alla Federazione Russa senza l’autorizzazione formale del Congresso. In questo senso potrebbe essere interpretata come “lievemente incostituzionale”, in quanto contravviene alla sostanza dell’articolo 1, sezione 8 della Costituzione statunitense, che assegna “il potere di dichiarare guerra” al Congresso.
La risoluzione sollecita il presidente degli Stati Uniti, in consulta con il Congresso, a:
“condurre una revisione della forza, prontezza e responsabilità delle forze armate statunitensi e delle forze di altri membri NATO, per stabilire se i contributi e le azioni di ciascuno siano sufficienti ad assolvere gli obblighi di difesa collettiva previsti dall’articolo 5 del Trattato Nord-Atlantico, e di specificare le misure necessarie a rimediare eventuali deficienze.”

Questo suggerisce che gli USA stiano contemplando l’uso della dottrina di sicurezza collettiva della NATO (art. 5) in vista dello scatenamento di un confronto militare con la Federazione Russa. L’articolo 5 è un meccanismo imposto dagli USA all’Europa occidentale. Esso costringe gli stati membri della NATO, in gran parte europei, a muovere guerra per conto di Washington.

Inoltre si sta prendendo in considerazione un referendum sull’adesione dell’Ucraina alla NATO. Nel caso l’Ucraina ne diventasse membro e/o ridefinisse i suoi accordi di sicurezza con la NATO, potrebbe venire invocato l’articolo 5 per giustificare una guerra contro la Russia.

Legislazione rapida

La velocità con cui questa legislazione è stata adottata è insolita nella storia del Congresso statunitense. La risoluzione 758 è stata introdotta il 18 novembre, passata in gran fretta al Comitato Affari Esteri e tornata subito all’intera Camera per il dibattito e l’adozione. Appena 16 giorni dopo essere stata introdotta dal deputato Kinzinger (Illinois) è stata adottata con 411 voti favorevoli e 10 contrari nella mattinata del 4 dicembre. I membri del Congresso sono burattini. Il loro voto è controllato dalle lobby di Washington. Per gli appaltatori della difesa, Wall Street e i magnati del petrolio texani, “la guerra fa bene agli affari”. […]

Il blackout dei media

Uno si aspetterebbe che questa decisione storica sia stata ampiamente trattata dai media. Al contrario c’è stato un totale blackout: i media nazionali non hanno parlato della risoluzione 758. Nessuno ha osato riflettere sulle sue drammatiche implicazioni, il suo impatto sulla “sicurezza globale”. La terza guerra mondiale non è notizia da prima pagina.
E, senza copertura mediatica delle preparazioni belliche, il pubblico resta ignaro dell’importanza di tale decisione del Congresso.
Passate parola. Invertite la rotta verso la guerra. […]

Fonte: Global Research
Traduzione: Anacronista


===


Dagli Usa chiamata alle armi in Ucraina

di Manlio Dinucci,  8.12.2014
L'arte della guerra. La rubrica settimanale di Manlio Dinucci

La Camera dei rap­pre­sen­tanti degli Stati uniti d’America ha adot­tato quasi all’unanimità (411 voti con­tro 10) la Riso­lu­zione 758 [ https://www.congress.gov/bill/113th-congress/house-resolution/758 ], che «con­danna con forza le azioni della Fede­ra­zione Russa, sotto il pre­si­dente Vla­di­mir Putin, per aver attuato una poli­tica di aggres­sione mirante al domi­nio poli­tico ed eco­no­mico di paesi vicini», in par­ti­co­lare l’Ucraina che «la Fede­ra­zione Russa ha sot­to­po­sto a una cam­pa­gna di aggres­sione poli­tica, eco­no­mica e mili­tare allo scopo di sta­bi­lire il suo domi­nio sul paese e can­cel­lare la sua indipendenza».

In tal modo la riso­lu­zione can­cella tutta la sto­ria della pene­tra­zione Usa/Nato in Ucraina, fino al putsch di piazza Mai­dan orga­niz­zato per susci­tare la rea­zione dei russi di Ucraina e della Fede­ra­zione Russa, ripor­tando l’Europa a una nuova guerra fredda. La riso­lu­zione chiama quindi il Pre­si­dente a for­nire al governo ucraino armi, adde­stra­mento e intel­li­gence, e con­tem­po­ra­nea­mente a rive­dere «lo stato di pron­tezza delle forze armate Usa e Nato».

Accu­sando la Rus­sia di vio­lare il Trat­tato Inf, che nel 1991 ha eli­mi­nato in Europa i mis­sili nucleari a git­tata inter­me­dia lan­ciati da terra (tra cui quelli Usa schie­rati a Comiso), la riso­lu­zione sol­le­cita il Pre­si­dente a «rive­dere l’utilità del Trat­tato Inf per gli inte­ressi degli Stati uniti» con la pos­si­bi­lità di «riti­rarsi dal Trat­tato» (non a caso nel momento in cui gli Usa ammo­der­nano le armi nucleari che man­ten­gono in Europa, Ita­lia com­presa). La riso­lu­zione sol­le­cita inol­tre il Pre­si­dente a veri­fi­care se cia­scun alleato è in grado di con­tri­buire all’«autodifesa col­let­tiva in base all’articolo 5 del Trat­tato nord-atlantico».

Tale arti­colo, che obbliga tutti i mem­bri dell’Alleanza a inter­ve­nire se uno di loro è attac­cato, viene esteso di fatto oggi anche all’Ucraina, pur non essendo ancora uffi­cial­mente mem­bro della Nato. Gli alleati ven­gono diret­ta­mente sol­le­ci­tati, nella riso­lu­zione, a «for­nire la loro piena quota di risorse neces­sa­rie alla difesa col­let­tiva», cioè ad accre­scere la spesa mili­tare in base all’impegno preso di por­tarla come minimo al 2% del pil. Il che implica per l’Italia un aumento dagli attuali 52 milioni di euro al giorno, secondo i dati uffi­ciali della Nato (72 secondo il Sipri [ http://www.ilmanifesto.info/cento-milioni-di-euro-al-giorno-in-armi/ ]), a oltre 100 milioni di euro al giorno.

Sul piano eco­no­mico, per «ridurre la capa­cità della Rus­sia di usare le for­ni­ture ener­ge­ti­che quale mezzo di pres­sione», la riso­lu­zione chiama l’Unione euro­pea a «soste­nere le ini­zia­tive di diver­si­fi­ca­zione ener­ge­tica» intra­prese dagli Usa, in par­ti­co­lare «l’aumento delle espor­ta­zioni di gas natu­rale e altri tipi di ener­gia dagli Stati uniti» verso la Ue, l’Ucraina e altri paesi euro­pei. In altre parole, chiama la Ue a rinun­ciare all’importazione di gas russo (e per que­sto gli Usa hanno affos­sato il gasdotto «South Stream») per impor­tare quello lique­fatto (tra l’altro molto più caro) for­nito dalle mul­ti­na­zio­nali statunitensi.

La riso­lu­zione infine chiama il Pre­si­dente a svi­lup­pare una stra­te­gia per «pro­durre e dif­fon­dere infor­ma­zioni in lin­gua russa in paesi con signi­fi­ca­tivi set­tori di popo­la­zione che par­lano russo», mas­si­miz­zando l’uso delle emi­tenti «Voce dell’America» e «Radio Europa Libera/Radio Libertà» attra­verso «part­ner­ship pubblico-private» con media nazio­nali. Rilan­ciando così in Europa l’isterismo pro­pa­gan­di­stico della guerra fredda.

Que­sto, in sin­tesi, il con­te­nuto della Riso­lu­zione 758 che, dopo che sarà stata appro­vata anche dal Senato, diverrà una vera e pro­pria legge per l’attuale e le future ammi­ni­stra­zioni. E allo stesso tempo una dichia­ra­zione uffi­ciale di guerra alla Rus­sia che, attra­verso la Nato, riporta l’Europa in prima linea di un nuovo peri­co­loso con­fronto militare.