COMUNICATO STAMPA
SULLA DISTRUZIONE DELL’EX CAMPO DI CONCENTRAMENTO FASCISTA DI CHIESANUOVA


L'associazione Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ETS (Jugocoord) esprime forte critica nei confronti della decisione di procedere, a Padova, alla demolizione e alla riconversione edilizia dell’area dell’ex campo di concentramento fascista di Chiesanuova (Caserma Romagnoli) senza una preventiva e condivisa riflessione pubblica sul significato storico e memoriale di quel luogo.

[Aggiornamento maggio 2026: messaggio pervenuto dalla Associazione SloboDa di Belgrado]



La natura del sito

Chiesanuova non è un qualsiasi complesso militare abbandonato, ma un sito emblematico dell’internamento fascista di civili jugoslavi durante la Seconda guerra mondiale. Tra le molte decine di migliaia di internati civili e militari nella rete dei campi di concentramento sulla Penisola gli jugoslavi furono la maggioranza a causa della vigliacca aggressione della vecchia Jugoslavia di cui proprio oggi ricorre l'85.mo anniversario. La rimozione fisica degli edifici dell'ex campo di Chiesanuova purtroppo segue ad analoghi interventi operati sconsideratamente in altre decine di simili siti, con la differenza che altrove la conoscenza e la coscienza di quei fatti erano azzerate mentre negli ultimi anni l'interesse pubblico e la storiografia si sono messi in moto anche e soprattutto sulle vicende di Chiesanuova. In assenza di un’adeguata progettazione museale, didattica o memoriale, l'intervento delle ruspe rischia di trasformare un luogo di violenza e sofferenza in un semplice spazio “da riqualificare” per interessi urbanistici e immobiliari.

Mancanza di trasparenza e coinvolgimento

L’articolo (*) pubblicato il 5 aprile 2026 da La Repubblica su questo caso conferma che l'intervento è stato percepito come un’operazione condotta quasi in sordina, con eccessiva leggerezza da parte di media e istituzioni locali. Jugocoord ritiene inaccettabile che la cancellazione materiale di un ex campo di concentramento venga trattata come un ordinario cantiere di edilizia privata o pubblica, senza consultare gli storici, le associazioni che si occupano delle vicende jugoslave, i comitati di memoria e i cittadini, nonché le ambasciate di paesi coinvolti come la Slovenia e la Croazia, né iniziare un dibattito pubblico sul valore simbolico di questi spazi.

Logiche di speculazione e banalizzazione

Il modo in cui l’area viene presentata – come un’occasione per nuovi fabbricati, parchi, residenze – svilisce la storia di internamento e di violenza contro i civili jugoslavi e contribuisce a un processo di normalizzazione del fascismo attraverso la cancellazione dei luoghi materiali del suo operare. Parlare solo di “riqualificazione” o di “nuova vita” per il quartiere, senza affrontare esplicitamente il passato di repressione e razzismo antislavo, significa mortificare la memoria di decine di migliaia di vittime e tradire la responsabilità civile che spetta a una democrazia antifascista.

Una richiesta di responsabilità

La nostra associazione chiede:
- che le autorità locali e nazionali interrompano ogni fase di demolizione distruttiva finché non sia redatto un piano di conservazione e memoria del sito, condiviso con le associazioni e gli interessati;
- che venga istituita una commissione pubblica e partecipata incaricata di scegliere come rappresentare in modo indelebile la storia dell’internamento fascista di civili jugoslavi sul luogo stesso (epigrafi, percorsi museali, spazi di ricerca e didattica);
- che i media italiani, a cominciare dal quotidiano che ha pubblicato la notizia, assumano una responsabilità editoriale più rigorosa nelle inchieste su questi luoghi, evitando riduzioni alla sola cronaca edilizia.

Una memoria ancora viva

La Jugoslavia è stata smembrata, ma la memoria delle vittime dell’internamento fascista e delle politiche di occupazione resta patrimonio comune di Italia e Paesi balcanici. Jugocoord esorta le istituzioni, le scuole e le comunità locali a utilizzare proprio l’esempio di Chiesanuova come occasione per riallacciare fili spezzati di storia, per educare alle responsabilità del passato e per contrastare ogni forma di razzismo antislavo e revisionismo del fascismo.

Il Direttivo del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ETS
6 aprile 2026

(*) https://www.repubblica.it/cronaca/2026/04/05/news/padova_ex_campo_concentramento_fascista-425265595/

 

 


Messaggio pervenuto:

Udruzenje Gradjana "Sloboda"

In merito all'articolo apparso su La Repubblica il 5 aprile 2026 "Padova, demolito l'ex campo di concentramento fascista dove furono internati i civili slavi"

L'associazione "Sloboda" Serbia condanna la decisione di demolire e ricostruire sull'ex campo di concentramento fascista di Chiesanuova (Caserma Romagnoli) a Padova, dove furono internati civili durante la Seconda Guerra Mondiale.

L'associazione sostiene le richieste contenute nella dichiarazione del Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia, ovvero: fermare tutte le demolizioni nell'area dell'ex campo, elaborare un piano per una azione di rappresentazione permanente della storia dell'internamento fascista dei civili e garantire maggiore trasparenza riguardo ai piani di costruzione, nonché informare regolarmente i media in merito.

Belgrado9 aprile 2026

Il presidente di "Sloboda"
prof. dr. Milan Janić