"Il manifesto" del 21 Gennaio 2000:

GUERRA DELLA NATO
TROVATE IN ADRIATICO ALTRE CLUSTER BOMB

Negli ultimi giorni altri ordigni sganciati dai bombardieri Nato durante
la
guerra contro la Jugoslavia sono incappati nelle reti di due pescherecci
di
Caorle. A seguito di questo ritrovamento il ministro per l'Agricoltura
Paolo De Castro ha convocato per il 27 gennaio l'apposita Unità di
crisi,
istituita presso la Presidenza del consiglio. Sette mesi sono passati
dalla
fine della guerra, ma continuano a mancare le condizioni di sicurezza
per
la piena ripresa della pesca in Adriatico. E proprio in assenza di tali
garanzie, dallo scorso 21 novembre è stata decretata l'istituzione al
largo
delle coste romagnole di due nuove zone di "tutela biologica",
off-limits
per la pesca.

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"Il manifesto" del 25 Gennaio 2000:

DOPOGUERRA
Cluster bomb, ancora allarme in Adriatico

- FRANCESCA LONGO - TRIESTE

S ia Lega Pesca che i comuni dell'alto Adriatico, e in particolare
quello
di Caorle, s'attendono molto dalla convocazione, giovedì prossimo,
dell'apposita Unità di crisi interministeriale istituita presso la
presidenza del Consiglio e voluta dal ministro per le politiche agricole
e
forestali, Paolo De Castro. Il ritrovamento, lo scorso giovedì, di un
ordigno della seconda guerra mondiale e di cluster bomb (neanche poche,
se
si pensa che il peschereccio "Vento dell'est" ne avrebbe ripescate
parecchie decine) ha messo in chiaro che l'allarme bombe seguito
all'aggressione Nato alla Jugoslavia è ancora tragicamente d'attualità.

Spiega il sindaco di Caorle, Luigino Moro: "Non ho motivo di mettere in
dubbio le assicurazioni che con il sindaco di Chioggia abbiamo avuto a
suo
tempo dal ministro della difesa e dal presidente del consiglio, sulla
bonifica delle aree di rilascio segnalate dagli Stati Uniti. Ma
evidentemente, le mappe fornite dalla Nato devono essere state
incomplete".
"Di fatto - prosegue - la bonifica la stanno facendo i pescatori".

Il sito in cui due pescherecci hanno rinvenuto gli ordigni, non pare
essere
compreso tra quelli indicati. Né le bombe possono esser state spostate
dalle maree. "Nei giorni precedenti al ritrovamento, si pescava in una
zona
molto vicina e nessuno ha rinvenuto bomblet. Data la conformazione dei
fondali e il movimento delle correnti, quelle bombe si possono
"spostare"
solo con la pesca a strascico. Deduco quindi che la mappatura dei luoghi
di
rilascio sia incompleta". Moro non è allarmista, tutt'altro: "Oggi i
pescatori sono in allerta, conoscono bene il decalogo divulgato dalle
capitanerie di porto e applicano alla lettera le disposizioni -
aggiunge.
Ma non è pensabile che assolvano a un ruolo che non spetta loro, compito
che, finché c'è attenzione e tensione, limita i pericoli. Se la
situazione
dovesse essere dimenticata, senza una bonifica accurata di tutte le
aree,
allora sì che la faccenda si aggraverebbe". Nessun problema per il
turismo
("A riva le bombe non arrivano"), caso mai viva preoccupazione per
l'ambiente marino. "Mi auguro non si provveda a far brillare gli ordigni
in
mare - conclude il sindaco - perché i fondali ne risenterebbero". E
sottolinea che le speranze di tutti sono concentrate nell'incontro di
giovedì, a cui ha chiesto di poter partecipare.

"La decisione di convocare l'Unità di crisi - fa eco Ettore Ianì,
presidente della Lega pesca - risponde alle preoccupazioni e alle
istanze
più volte espresse dalla nostra organizzazione in merito al ripristino
di
adeguate garanzie e condizioni di sicurezza per il lavoro di bordo alla
ripresa delle attività di pesca, dopo la conclusione del periodo di
fermo
bellico. Non dimentichiamo che proprio in assenza di tali garanzie,
dallo
scorso 21 ottobre, su sollecitazione della stessa Unità di crisi, è
stata
decretata l'istituzione - a largo delle coste emiliano-marchigiane - di
due
nuove zone, cosiddette "di tutela biologica", ad oggi ancora off-limits
per
la pesca". "Ci auguriamo - conclude Ianì - che la riunione del 27
gennaio
possa costituire l'occasione per fornire alle legittime richieste della
categoria le dovute certezze in merito alla sicurezza del lavoro in
mare,
alla durata del regime di interdizione nelle due zone di tutela, nonché
all'attuale stato di avanzamento delle operazioni di bonifica dei
fondali
in Adriatico".

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"Il manifesto" del 29 Gennaio 2000:

CLUSTER BOMB
Quanto durerà la bonifica in Adriatico?

- FRANCESCA LONGO - TRIESTE

Ci sono ancora bombe, ma c'è anche un preciso impegno del ministro delle
politiche agricole e forestali, Paolo De Castro, a chiudere al più
presto
le operazioni di bonifica al fine di limitare il rischio per la pesca in
Adriatico. Il ministero, al termine della riunione dell'unità di crisi
del
27 gennaio, fa sapere che "a partire dall'ottobre '99, a seguito di
ulteriori rinvenimenti di ordigni da parte di pescherecci nell'alto e
medio
Adriatico, la Marina militare ha iniziato attività di ricerca anche al
di
fuori delle aree di sgancio, già oggetto di precedenti attività di
bonifica".

Tale attività ha permesso di individuare otto ordigni, di cui cinque
risalenti alla II guerra mondiale. Ciò non stupisca più di tanto: per
bonificare l'Italia dalle bombe di due conflitti mondiali si prevedono
ancora dieci anni di lavori, tra artificieri dell'esercito e una
speciale,
quanto sconosciuta, organizzazione di volontariato di civili - circa 70
persone che effettuano una media di più di duemila interventi all'anno.

"Le attività di ricerca, iniziate il 13 maggio '99 - sottolinea il
comunicato del ministero - proseguono con cinque unità cacciamine della
Marina militare permanentemente dislocate in Adriatico (...).
Relativamente
all'attività di pesca a strascico e sulla base degli elementi
disponibili
si ha motivo di ritenere che il livello di rischio sia analogo a quello
precedente la guerra in Kosovo, ma non si esclude la possibilità di
ulteriori rinvenimenti di ordigni nelle reti dei motopesca". Insomma, si
ammette implicitamente l'ipotesi che le indicazioni fornite dalla Nato
sui
luoghi di sgancio non siano state troppo precise e quindi si continuano
le
operazioni di ricerca e bonifica. E soprattutto si riaggiorna l'incontro
a
metà febbraio, per una progressiva valutazione della situazione.

"L'impegno che l'Unità di crisi dimostra nella gestione di questa nuova
emergenza - commenta Ettore Ianì, presidente di Lega Pesca - è
rassicurante. Ma è innegabile anche il perdurare di uno stato
d'incertezza,
che nessuno può sottovalutare".

"Ciò ci stimola a non abbassare la guardia - prosegue - per una piena
tutela e sicurezza dei nostri associati. E chiediamo con forza qual è la
reale situazione delle due zone di interdizione della pesca a strascico,
istituite ad ottobre e ancora vigenti a largo delle coste
marchigiano-romagnole e su cui la riunione non ha fornito significativi
elementi di novità".

Dopo aver sottolineato il senso di responsabilità che il movimento
cooperativo per la pesca ha manifestato durante la guerra e manifesta
ora
nel corso della bonifica, Ianì chiede di sapere "per quanto tempo ancora
sarà negato il diritto al lavoro, proprio in un momento, come quello
attuale, in cui le imprese si trovano schiacciate dalle pesanti
ripercussioni dei rincari del prezzo del gasolio per i motopescherecci".

--------- COORDINAMENTO ROMANO PER LA JUGOSLAVIA -----------
RIMSKI SAVEZ ZA JUGOSLAVIJU
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