George Thompson: "LE RADICI DEL FASCISMO IN KOSOVO"
(dal sito "Emperors Clothes" - http://www.tenc.net)


IERI... "La popolazione serba in Kosovo dovrebbe essere cacciata il prima
possibile. I coloni serbi vanno ammazzati" (Il leader fascista albanese
Mustafa Kruja, giugno 1942).

...OGGI "Come molti ufficiali UCK, anch'egli dice apertamente che sogna un
Kosovo libero dai serbi" (Descrizione de "Il Maestro" Comandante di uno
squadrone della morte UCK, "Agence France Presse", 19 agosto 1999).
"Quando la Germania invase la Jugoslavia nel 1941, il popolo kosovaro fu
liberato dai tedeschi. Tutti i territori albanesi di questo stato, come il
Kosova, la Macedonia occidentale e le regioni di confine del Montenegro
furono riunificate con l'Albania propriamente detta. Furono ristabilite le
scuole in lingua albanese, l'amministrazione del governo, la stampa e la
radio" (Da: www.klpm.org, sito web affiliato all'UCK).

L'Italia di Mussolini occupo' l'Albania nell'aprile 1939 e insedio' un regime
collaborazionista con l'evidente entusiasmo di molti albanesi (1). Dopo che
Hitler ebbe invaso ed occupato la Jugoslavia nella primavera 1941, il grosso
dell'attuale Kosovo-Metohija fu posto sotto il controllo del governo
collaborazionista italo-albanese ed annesso all'Albania (2). Quando le forze
italiane entrarono in Kosovo, erano accompagnate da albanesi d'Albania. Gli
albanesi che vivevano in Kosovo si unirono alle forze di invasione che
aprivano loro la strada verso nord ed ovest, e tendevano agguati alle unita'
dell'esercito jugoslavo che affrontavano gli invasori. Questi albanesi,
nativi sia dell'Albania che del Kosovo, scatenarono una campagna di assassini
e deportazioni nei confronti dei serbi. Inizialmente, la mattanza era portata
avanti in modo disorganizzato da unita' di "Kachaki" irregolari. Si trattava
di briganti albanesi di entrambi i lati del confine che avevano combattutto
la Jugoslavia durante gli anni '20 e '30 (3). Nondimeno, venne presto
costituita una milizia kosovara locale. Tale milizia, detta "Vulnetari",
insieme ad altre unita' di polizia, inizio' persecuzioni piu' sistematiche (4).

I FASCISTI ITALIANI COLTI ALLA SPROVVISTA
Le autorita' italiane in Kosovo parvero alquanto spiazzate dal terrore contro
i serbi, e occasionalmente intervennero per prevenire attacchi albanesi, per
lo meno nelle aree urbane. Cosi' scrive uno storico serbo: "Le truppe italiane
furono dislocate nelle citta' del Kosovo e agivano come forza contenitrice..."
(5). Carlo Umilta', un ausiliario civile del Comando delle forze di
occupazione italiane, descrisse diversi episodi in cui le truppe italiane
aprirono il fuoco sugli albanesi per evitare massacri di serbi (6).
A causa della scarsita' di forze e dell'alleanza de facto fra albanesi e
forze dell'Asse, questi tentativi di contenimento costituirono ben poca cosa.
Tuttavia, gli occupanti italiani riferirono il loro disgusto per le azioni
degli albanesi alle autorita' di Roma. L'esercito italiano riferi' che gli
albanesi "stavano dando la caccia ai serbi", e che "la minoranza serba viveva
in condizioni veramente miserevoli, continuamente perseguitata dalla
brutalita' degli albanesi che alimenta l'odio razziale" (7). Carlo Umilta'
descrive alcune delle atrocita' nelle sue memorie e osserva che "gli albanesi
stanno sterminando gli slavi" (8). Alle sue parole fanno eco quelle di Hermann
Neubacher, il rappresentante del Terzo Reich per l'Europa sud-orientale: "Gli
schipetari avevano fretta di espellere il maggior numero possibile di Serbi
dal paese" (9).

Le atrocita' furono commesse deliberatamente, come parte di
un piano volto a creare una "grande Albania" libera dai serbi. Nel giugno
1942, il presidente fantoccio fascista dell'Albania Mustafa Kruja dichiaro'
candidamente i suoi principi davanti ai suoi seguaci kosovari: "La popolazione
serba in Kosovo dovrebbe essere cacciata il prima possibile. Tutti i serbi
indigeni dovrebbero essere qualificati come colonizzatori, e in quanto tali,
attraverso i governi albanese e italiano, mandati in campi di concentramento
in Albania. I coloni serbi vanno ammazzati" (10). Sentimenti simili furono
espressi da un capo albanese-kosovaro, Ferat-Bej Draga: "E' arrivato il
momento di sterminare i serbi. Non rimarra' alcun serbo sotto il sole del
Kosovo" (11). I pogrom anti-serbi si intensificarono dopo il collasso
italiano nel settembre '43. I nazisti tedeschi assunsero il controllo
dell'Albania, incluso il Kosovo. Le unita' militari italiane furono cacciate
e rimpiazzate da tre divisioni del XXI corpo alpino tedesco. La presenza
militare tedesca lascio' agli albanesi piena liberta' d'azione.

Le milizie nazionaliste kosovaro-albanesi, chiamate "Balli Kombaetar" (o
"Balisti") portarono avanti una campagna di deportazione e sterminio di serbi
nel '43-'44. Poi, su ordine esplicito di Hitler, i tedeschi formarono la
21¡ "Waffen-Gebirgsdivision SS" - la Divisione Skanderbeg. Con capi
tedeschi e ufficiali e truppa kosovaro-albanesi, gli hitleriani speravano che
usando gli Skanderbeg, la Germania avrebbe potuto "raggiungere il suo ben
noto obiettivo politico": creare una "grande Albania" vitale (cioe' pura) che
includesse il Kosovo (12).

In generale, la politica tedesca era quella di organizzare unita' militari
volontarie fra i simpatizzanti nazisti dei paesi occupati. Fra tutte le
nazioni occupate, solo i serbi, i greci e i polacchi rifiutarono
di formare unita' volontarie naziste. Piuttosto che unirsi ai nazisti, come
avevano fatto gli albanesi in Kosovo, i serbi organizzarono la piu' grande
resistenza antinazista in Europa. Sia i partigiani comunisti che i monarchici
cetnici erano principalmente serbi, e entrambi i gruppi combatterono i
tedeschi e i loro alleati locali in tutta la jugoslavia. I tedeschi
reclutarono i 9000 uomini della divisione Skanderbeg per combattere questi
gruppi di resistenza, ma gli albanesi della Skanderbeg non avevano interesse
ad affrontare soldati; essi volevano principalmente terrorizzare i civili
serbi, zingari ed ebrei locali. Molti di questi albanesi kosovari avevano
prestato servizio in precedenza nelle divisioni SS bosniaco-musulmane e
croate, note per i loro massacri di civili.

Come si spiega l'odio furioso per i non-albanesi? Un fattore importante era
la militanza islamica. La fondamentalista "Seconda Lega di Prizren" fu creata
nel settembre '43 da Xhafer Deva, un albanese kosovaro, per collaborare con
le autorita' germaniche. La lega proclamo' una jijad (guerra santa) contro
gli slavi. Essi erano supportati dal Gran Mufti di Gerusalemme El Haj Emin
Huseini, filonazista, che aspirava a liberarsi di tutti gli ebrei in quella
che al tempo era la Palestina occupata dai Britannici. L'intolleranza
religiosa albanese si manifesto' con evidenza negli attacchi a chiese e
monasteri ortodossi (13).

Non ci sono dati certi sulle perdite umane subite durante
l'olocausto fascista albanese. Le stime vanno da 10.000 a 30.000 serbi uccisi;
per lo meno 100.000 furono cacciati e rimpiazzati da persone "immigrate"
dall'Albania propriamente detta (14).

Nel giustificare l'attuale aspirazione kosovaro-albanese a secedere dalla
Serbia, i media hanno ripetuto come un mantra: il 90 per cento della
popolazione e' albanese. Anche se queste proporzioni sono molto esagerate
(nessuno lo sa con certezza, perche' i kosovaro-albanesi hanno boicottato
i censimenti per anni!) - la provincia e' certo in massima parte albanese.
Ma una causa determinante dell'attuale sproporzione demografica fu il
successo degli albanesi nel ruolo di volonterosi esecutori di Hitler durante
la II Guerra mondiale (15).
Oltre tutto, le loro attenzioni non si limitarono
ai serbi. Non si sa quanti zingari furono eliminati. E gli albanesi kosovari,
sia da soli che sotto la direzione tedesca, eliminarono molti degli ebrei del
Kosovo. L'opera principale sulla "soluzione finale" di Hitler in Jugoslavia
(16) stima che 550 ebrei vivessero in Kosovo al momento dell'invasione
nazista. 210 di essi, ossia il 38 per cento, furono uccisi in Kosovo, per
lo piu' da albanesi. Infatti, la prima operazione della divisione Skanderbeg
come "Einsatztruppen" fu un'incursione contro gli ebrei, e la seconda fu lo
sterminio del villaggio serbo di Velika, dove piu' di 400 serbi furono uccisi
(17).

Ceda Prlincevic, capo della Comunita' ebraica di Pristina e dirigente
degli archivi provinciali, ha spiegato alla Emperors-Clothes che gli ebrei
che non furono uccisi subito furono inviate dalla Skanderbeg nei campi di
sterminio tedeschi di Treblinka e Bergen-Belsen. Un treno diretto a
quest'ultimo prese la tratta sbagliata e fu intercettato dalle truppe russe
che avanzavano. Secondo Prlincevic, senza questo fortunato errore, l'intera
popolazione ebraica del Kosovo sarebbe stata eliminata.
Sebbene i sostenitori
dell'UCK oggi proclamino che non siano stati uccisi ebrei in Kosovo e che gli
ebrei siano stati difesi dagli albanesi-kosovari, tali affermazioni sono false
e dovrebbero essere trattate allo stesso modo in cui tratteremmo le altre
smentite sull'olocausto.

I FASCISTI ALBANESI CONTINUANO A COMBATTERE
I tedeschi si arresero nel 1945, ma i resti dei gruppi nazisti e fascisti
kosovaro-albanesi continuarono a combattere il governo jugoslavo per sei
anni, con una grande ribellione durata dal 1945 al 1948 (Drenica e' stata
il focolaio del reclutamento UCK nel '98-'99) sotto il comando di Shabhan
Paluzha. Violenze sporadiche continuarono fino al '51. E' vero alla lettera
dire che gli ultimi spari della II Guerra mondiale furono sparati in Kosovo.

IN CONCLUSIONE...
La scorsa estate, quando i Tedeschi sono entrati a Prizren per la prima volta
dopo la II Guerra mondiale, un corrispondente della NBC ha riportato:
"L'altra sera ero a cena con una gentile famiglia di kosovari musulmani,
quando il discorso e' caduto sulle truppe NATO tedesche che entravano in
citta' per farne il quartier generale del loro distretto di peacekeeping.
Il capofamiglia, un uomo abbastanza anziano da ricordare l'ultima volta che
le truppe germaniche erano entrate a Prizren, disse che si sentivano tutti al
sicuro ora. 'I soldati tedeschi sono eccellenti', egli disse. Poi aggiunse:
'Lo so ben io, ero uno di loro'. Allora ha sollevato il braccio in un saluto
nazista, ha detto 'heil' e si e' messo a ridere tutto contento"
(NBC, 18 giugno 1999).

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INTRODUCTION

Why do some ethnic Albanians support KLA terror against Serbs, Roma
("Gypsies") and other Kosovo residents? The mass media says it's revenge,
revenge for Serbian misdeeds; this despite ever-growing evidence that the
tales of misdeeds are fiction. (See "Spinning the Kill" at
http://www.emperors-clothes.com/analysis/spin.htm

Nevertheless the revenge argument appears in some form in most Western
reports of KLA terror. (See "Mr. Kenigs has 2nd thoughts" at
http://emperors-clothes.com/analysis/egyptians.htm.)

But if revenge is not the reason some ethnic Albanians hate Serbs, Roma and
others, what is? During the U.S. Civil Rights movement, 'States Rights' was a
polite code for anti-Black racism. In Kosovo "secession" is the code for "Get
rid of all sub-humans." If this sounds like Nazism, good guess; the racist
movement came to power in Kosovo under Mussolini and Hitler, during W.W.II.
The article posted below, Mr. Thompson's "Roots of Kosovo fascism", is an
eye-opener.

ROOTS OF KOSOVO FACSIM
by George Thompson (2-19-00)

www.tenc.net [emperors-clothes]

THAT WAS THEN...

"The Serbian population in Kosovo should be removed as soon as possible.
Serbian settlers should be killed." (Albanian fascist leader Mustafa Kroja,
June 1942.)

...AND THIS IS NOW

"He, like many KLA officers, says openly that he dreams of a Kosovo without
Serbs." (Description of KLA death squad commander "the Teacher", Agence
France Presse, August 19, 1999)

"As Germany overtook Yugoslavia in 1941, the Kosovar people were liberated by
the Germans. All Albanian territories of this state, such as Kosova, western
Macedonia and border regions under Montenegro, were re-united into Albania
proper. Albanian schools, governmental administration, press and radio were
re-established." (From www.klpm.org , a Kosovo Liberation Army-affiliated
affiliated website)

Mussolini's Italy occupied Albania proper in April, 1939, and established a
collaborationist regime with the apparent enthusiasm of most Albanians.(1)
After Hitler invaded and occupied Yugoslavia in spring 1941, the bulk of
current Kosovo-Metohija was placed under Italian-Albanian collaborationist
control and annexed to Albania.(2)

When Italian forces moved into Kosovo they were accompanied by Albanians from
Albania. Albanians living in Kosovo joined the invasion force as it made its
way North and West, and also ambushed Yugoslav Army units moving to meet the
invaders. These Albanians, natives of both Albania and Kosovo, instituted a
campaign of murder and expulsion of Serbs. Initially, the mayhem was carried
out by disorganized "kachak" (irregular) units. These were Albanian brigands
from both sides of the border who had fought Yugoslavia throughout the 1920s
and 1930s.(3) However, soon a native Kosovo militia was formed. This militia,
called the Vulnetari, and various gendarme units, began more systematic
persecution.(4)

ITALIAN FASCISTS TAKEN ABACK

Italian authorities in Kosovo seemed a bit distressed by the terror against
Serbs and occasionally intervened to prevent Albanian attacks, at least in
urban areas. Thus a Serbian historian wrote: "Italian troops were stationed
in the towns of Kosovo and acted as a restraining force ..."(5) And Carlo
Umilta, a civilian aide to the Commander of the Italian occupation forces,
described several instances where Italian forces fired on Albanians to halt
massacres of Serbs.6)

Because of manpower limitations and the de facto alliance between Albanians
and the Axis powers, these efforts at restraint were limited. Nevertheless,
the Italian occupiers reported their disgust at Albanians’ actions to the
authorities in Rome. The Italian army reported that Albanians were "hunting
down Serbs", and that the "Serbian minority are living in conditions that are
truly disgraceful, constantly harassed by the brutality of the Albanians, who
are whipping up racial hatred."(7) Carlo Umilta described some of the
atrocities in his memoirs and observed that "the Albanians are out to
exterminate the Slavs."(8) His words were echoed by those of German diplomat
Hermann Neubacher, the Third Reich’s representative for southeastern Europe:
"Shiptars (i.e., Kosovo Albanians) were in a hurry to expel as many Serbs as
possible from the country."(9)

The atrocities were deliberate, part of a plan to create a Serb-free "Greater
Albania". In June 1942 the fascist puppet president of Albania, Mustafa
Kroja, declared his goals candidly before his followers in Kosovo:

"The Serbian population of Kosovo should be removed as soon as possible . . .
All indigenous Serbs should be qualified as colonists and as such, via the
Albanian and Italian governments, be sent to concentration camps in Albania.
Serbian settlers should be killed." (10)

Similar sentiments were expressed by a Kosovo Albanian leader, Ferat-bey
Draga:

"time has come to exterminate the Serbs . . . there will be no Serbs under
the Kosovo sun."(11)

The anti-Serb pogroms intensified after Italy's collapse in September 1943.
The German Nazi's assumed control of Albania, including Kosovo. Italian
military units pulled out and were replaced by three divisions of the German
XXI Mountain Corps. The German presence freed the Albanians of restraint.

Kosovo Albanian nationalist militias called the "Balli Kombëtar" (or
"Ballistas") carried out a campaign of deportation and murder of Serbs in
1943 and 1944. Then, on Hitler’s express order, the Germans formed the 21st
"Waffen-Gebirgs Division der SS" - the Skanderbeg Division. With German
leaders and Kosovo Albanian officers and troops, Hitler’s hoped that using
the Skanderbergs Germany could "achieve its well-known political objective"
of creating a viable (i.e., pure) "Greater Albania" including Kosovo.(12)

In general, German policy was to organize volunteer military units among Nazi
sympathizers in occupied countries. Of all the occupied nations only the
Serbs, Greeks and Poles refused to form Nazi volunteer units. Rather than
joining the Nazis, as the Albanians in Kosovo did, the Serbs organized the
largest anti-Nazi resistance in Europe. Both the Communist Partisans and thee
Royalist Chetniks were mainly Serbs and both groups fought the Germans and
their local allies throughout Yugoslavia.

The Germans recruited the 9,000 man Skanderbeg division to fight these
resistance groups But the Skanderberg's Albanians had little interest in
going up against soldiers; they mainly wanted to terrorize local Serbs,
"Gypsies" and Jews. Many of these Kosovo Albanians had seen prior service in
the Bosnian Muslim and Croatian SS divisions which were notorious for
slaughtering civilians.

What explained this passionate hatred for non-Albanians? A big factor was
militant Islam. The Fundamentalist "Second League of Prizren" was created in
September 1943 by Xhafer Deva, a Kosovo Albanian, to work with the German
authorities. The League proclaimed a jihad (holy war) against Slavs. They
were backed by the Grand Mufti of Jerusalem, El Haj Emin Huseini, who was
pro-Nazi and had called for getting rid of all Jews in what was at that time
British-occupied Palestine. Albanian religious intolerance was shown by their
targeting Serbian Orthodox churches and monasteries for destruction.(13)

No one is certain of human destruction suffered in this Fascist Albanian
Holocaust. Estimates range from 10,000 to 30,000 Serbs murdered. At least
100,000 were driven from Kosovo and replaced with "immigrants" from Albania
proper.(14)

In justifying current Kosovo Albanian demands to secede from Serbia, the
media has repeated, like a mantra: 90% of the population is Albanian. While
this figure is most likely exaggerated (nobody knows for sure because Kosovo
Albanians boycotted the census for years!) - the province has been largely
Albanian. But a major cause of the current demographic imbalance: was the
Albanians' success as Hitler's willing executioners during World War II.(15)

And their attention was not limited to Serbs. Unknown numbers of Roma
("Gypsies") were liquidated. And Kosovo Albanians, acting alone as well as
under German direction, eliminated many of Kosovo's Jews.

The definitive work on Hitler's "Final Solution" in Yugoslavia (16) estimates
that 550 Jews lived in Kosovo Hitler took over Yugoslavia. 210 of them, or 38
percent, were murdered in Kosovo, mainly by Albanians. In fact, the
Skanderbeg division's first operation was to act as an "einsatzgruppen"
against the Jews, and its second was a similar extermination foray against
the Serb village of Velika where more than 400 Serbians were murdered.(17)

Ceda Prlincevic, head of the Jewish community in Pristina and an executive of
the provincial archives, has explained to Emperors-Clothes that the Jews who
were not murdered outright were sent by the Skanderbeg division to the German
death camps Treblinka and Bergen-Belsen. One train, on its way to the latter
camp, took the wrong track and was intercepted by advancing Russian soldiers.
According to Mr. Prlincevic, were it not for that fortunate detour, the
entire Jewish population of Kosovo would have been eliminated.

Although KLA supporters now claim that no Jews were killed in Kosovo and that
Jews were sheltered by the Kosovo Albanians, such claims are false and should
be treated the same way we would treat other Holocaust denials.

ALBANIAN FASCISTS GO ON FIGHTING

The Germans surrendered in 1945, but the remnants of the Kosovo Albanian Nazi
and fascist groups continued fighting the Yugoslav government for six years,
with a major rebellion from 1945 to 1948 in the Drenica region. (Drenica was
the hotbed for KLA recruiting in 1998-99). That rebellion was under the
command of Shabhan Paluzha; it is called the Shabhan Paluzha rebellion.
Sporadic violence continued until 1951. It is literally true to say that the
last shots of World War II were fired in Kosovo

PARTING THOUGHT

This past summer, as Germans entered Prizren in Kosovo for the first time
since World War II, an NBC correspondent reported:

"I was at dinner with a kind Kosovo Muslim family the other night when talk
turned to the German NATO troops that rolled into town to make the city the
headquarters of its peacekeeping district. The patriarch of the family, a man
old enough to remember the last time German troops rolled into Prizren, said
they all felt safe now. 'The German soldiers are excellent,' he said. Then he
added, 'I should know, I used to be one.' Then he raised his arm in a Nazi
salute and said, 'Heil,' and laughed merrily. (NBC, June 18, 1999)
FOOTNOTES

(1) Professor Nikalaos A. Stavrou, KFOR: Repeating History, The Washington
Times (August 11, 1999).

(2) Hugo Wolf, Kosovo Origins (1996) chapter 10. Portions of northern Kosovo,
from Mitrovica to the provincial border with Serbia, were administered by
Germany from the outset, primarily to exploit the mines in the area. An
eastern sliver of Kosovo was ceded to Bulgaria.

(3) Dr. Smilja Avramov, Genocide in Yugoslavia, Part 2, Chapter 5, "Genocide
in Kosovo and Metohija" (1995): "The crimes were begun by the ‘kachak’
guerrilla detachments which had been sent into Kosovo from Albania, but
members of the Shqiptar minority quickly joined in. Judging from Italian
reports, at first the situation resembled more the marauding of bandits than
a deliberate policy."

(4) Dr. Dusan Batakovic, The Kosovo Chronicles (1992); Avramov, supra.

(5) Dr. Smilja Avramov, supra.

(6) Carlo Umilta, Jugoslavia e Albania, Memoire di un diplomatico (1947), in
Avramov, supra, note 141.

(7) Dr. Smilja Avramov, supra, note 117.

(8) Carlo Umilta, Jugoslavia e Albania, Memoire di un diplomatico (1947), in
Avramov, supra, note 137.

(9) Hermann Neubacher, Sonderauftrag Sudost (1953), quoted in Dr. Slavenko
Terzic, Old Serbia and Albanians.

(10) Dr. Slavenko Terzic, Kosovo, Serbian Issue and the Greater Albania
Project.

(11) Batakovic, supra, citing H. Bajrami, Izvestaj Konstantina Plavsica Tasi
Dinicu, ministru unutrasnjih poslova u Nedicevoj vladi oktobra 1943, o
kosovsko-mitrovackanm srezu, Godisnjak arhiva Kosova XIV-XV (1978-1979) at
313.

(12) Avramov, supra, note 151.

(13) Avramov, supra, note 148, citing Bishop Atanisije Jevtic, From Kosovo to
Jadovno.

(14) Batakovic gives a conservative estimate of 10,000 dead while Dr.
Slavenko Terzic cites a contemporary American intelligence report that 10,000
died in the first year of occupation alone. Terzic, supra, citing Serge
Krizman, Maps of Yugoslavia at War (1943). Carl Kosta Savitch, in Genocide in
Kosovo: Skanderbeg Division, quotes a wartime account that 30,000 to 40,000
Serbs were killed by Albanians. In addition, an unknown number of Serbs dies
in the German-operated work camps of Pristina and Mitrovica, or were killed
by the Germans as reprisals against resistance activity.

The reported number of expelled Serbs also varies depending on the source.
Dragnich and Todorovich cited the figure of 70,000-100,000, based on a review
of wartime refugee records. Dmitri Bogdanovich estimates 100,000, but
acknowledges that the exact number has never been determined. Dmitri
Bogdanovich, The Kosovo Question: Past and Present (1985). Dr. Avramov notes
that wartime records showing 70,000 refugees from Kosovo counted only those
persons in need of government assistance who registered with the Commissariat
for Refugees in Belgrade. Records of those who did not register, or who fled
to Montenegro, apparently do not exist. Avramov, supra.

(15) Before world war 2 Serbs constituted a slight majority of the Kosovo
population. Avramov, supra. In addition to the murder and expulsion of Serbs,
the relative ethnic population balance was further skewed by the entrance of
hundreds of thousands of ethnic Albanians from Albania proper during the war.
Relying on Italian records from the time, Dr. Avramov estimates that 150,000
to 200,000 Albanians moved into Kosovo between 1941 and 1943.

(16) The Crimes of Fascist Occupants and Their Collaborators Against the Jews
of Yugoslavia (1952, revised 1957) (published by The Federation of Jewish
Communities of Yugoslavia).

(17) Avramov, supra.

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