"YA BASTA" E' DIVENTATA MARXISTA-LENINISTA:
VIVA LENIN, VIVA STALIN, VIVA MAO TSE TUNG,
VIVA VIVA VIVA CA SA RINI!


Curioso che dopo circa 10 anni di flirt con settori legati
all'imperialismo piu' brutale - specialmente tutto il carrozzone della
"Fondazione Soros" ed in particolare, recentemente, la formazione
anticomunista addestrata dalla CIA "Otpor" - gli autoproclamati
"esponenti della societa' civile" che si riconoscono nella sigla "Ya
Basta" abbiano incominciato proprio adesso ad interessarsi ai gruppi e
partiti comunisti esistenti nella Repubblica Federale di Jugoslavia.
Anzi, di piu': marxisti-leninisti, maoisti e staliniani!

Ancora piu' curioso che incomincino proprio "dal fondo", cioe' da una
formazione - il "Partija Rada" - della quale in questi 10 anni non si
era granche' sentito parlare, o perche' poco attiva e di scarsa
consistenza, o forse perche' nemmeno costituita... Veramente curioso,
anzi clamoroso, anche il fatto che si sia scelta proprio questa
formazione che, unica nel panorama della sinistra comunista
extraparlamentare jugoslava, critica la nuova classe dirigente jugoslava
non tanto per essere (come e') un coacervo di forze
liberiste-nazionaliste-monarchiche-anticomuniste e - last but not least
- filoimperialiste; bensi' perche' questa attuale classe dirigente,
secondo il "Partija Rada", non sembra voler continuare le "riforme
democratiche", a cominciare dalla concessione dell'indipendenza al
Montenegro (sic! Si veda, in fondo, un estratto dell'ultimo bollettino
del "Partija Rada").

Curiosissimo, insomma, il fatto che "Ya Basta", svegliandosi un giorno
con l'intenzione di dar voce a qualche "comunista jugoslavo", decida di
dare spazio solamente a quelli che si proclamano favorevoli alla
"riforme democratiche" ed alla secessione del Montenegro, presentando
delle "credenziali" veramente rassicuranti (?) per il fatto di essere
stati "incarcerati come dissidenti sotto Tito", cioe' antijugoslavi
della prima ora.

Tutto questo e' curioso. Semplicemente infame, pero', e' il fatto che
"Ya Basta" continui a contribuire attivamente alla disinformazione
strategica sulle questioni jugoslave, negando l'esistenza di almeno
altre 13 formazioni comuniste extraparlamentari (le 12 del KORAK piu'
l'NKPJ, delle quali abbiamo spesso parlato su questa lista), che oltre a
criticare da sinistra la vecchia gestione di Milosevic - come fa pure il
"Partija Rada", con toni pero' davvero esasperati - sono state sempre
attive contro le privatizzazioni, contro l'imperialismo e per l'unita'
della Jugoslavia in tutti questi anni.

[Tra parentesi quadre commentiamo le bugie ed altre affermazioni
incredibili contenute nell'intervista. I. Slavo - crj@...]


----- Original Message -----
From: "Ya basta!" <yabasta@...>
To: "ya basta!" <yabasta@...>
Sent: Thursday, February 01, 2001 7:59 PM
Subject: [noomc-it] da Belgrado: un rappresentante del Partjia Rada


> L'intervista che segue è stata realizzata il 5 gennaio 2001 con Nenad, un
> rappresentante del Partjia Rada (Partito del lavoro), e trasmessa sulle
> frequenze di Radio Onda D'Urto durante la trasmissione "Ostavka!". Questa
> formazione politica è l'unica attualmente in Jugoslavia a dichiararsi
> comunista [BUGIA] e ad aver rappresentato una convinta opposizione a Milosevic
> nelcorso deglianni '90 [BUGIA]. Fondata da dissidenti politici in carcere sotto
> Tito, sono ora pronti a fronteggiare l'ingresso dell'economia jugoslava
> nella rete del mercato globale.
>
> <<Quando nasce il partito e quale è il numero dei membri.>>
>
> Beh, domanda interessante, ma di solito non riveliamo il numero dei membri
> poiché lo consideriamo una questione interna [SIC!]. Il partito nasce il 28 marzo
> 1992 a Belgrado in seguito all'unione tra una parte dei membri della lega
> dei comunisti jugoslavi [NOMI?] con il nuovo movimento comunista.
>
> <<Quali sono state le motivazioni che hanno dato spinta a questo nuovo
> partito?>>
>
> In Jugoslavia colpita da una grave crisi a causa del nazionalismo, in cui
> già era in corso quella sanguinosa guerra che come sapete tutti nel '92
> affliggeva la Croazia. All'interno di questo vortice nazionalista non
> esisteva un partito con dei contenuti di sinistra che lottasse per i
valori
> fondamentali di questo orientamento, quindi contro il nazionalismo, per la
> giustizia sociale e ovviamente contro la guerra e odio. E' importante dire
> che in seguito alla unione della lega dei comunisti con il nuovo movimento
> comunista, quest'ultimi erano insoddisfatti dalle politiche di questo
> partito e consideravano che tutte le forze autentiche di sinistra
dovrebbero
> riunirsi in un partito e questo doveva essere Partija Rada in quel
momento.
>
> <<Quali sono state le battaglie che ha condotto il partito in questi otto
> anni della sua esistenza?>>
>
> Questo periodo è stato segnato più d'ogni altra cosa da una lotta
disperata
> contro il nazionalismo e contro la guerra nei territori della ex
Jugoslavia.
> Eravamo l'unico partito politico che criticava duramente le aggressioni
> serbe e croate sulla Bosnia [BUGIA] così come eravamo gli unici a sostenere la
tesi
> di una Bosnia unita come repubblica [NON SPIEGA SE ERANO FAVOREVOLI O CONTRARI ALLE SECESSIONI]. La nostra sezione giovanile conduceva
> la campagna antimilitarista nel '98 che cercava di impedire la guerra che
si
> diffondeva nel Kosovo; si organizzavano azioni di solidarietà con gli
> studenti albanesi facendo anche una petizione con le richieste degli
> studenti albanesi che subivano pesanti discriminazioni in quel periodo [NON CITA L'UCK].
>
> <<Noi sappiamo che Partito del Lavoro ha boicottato le ultime elezioni;
come
> è stato il comportamento del partito in questi otto anni? E' mai sceso in
> campo a livello elettorale e che rapporti aveva con quella che si
> autodefiniva sinistra jugoslava come la SPS o JUL*?>>
>
> Partirò dalla seconda domanda. Noi non avevamo nessun rapporto con la
> cosiddetta sinistra jugoslava, questa in realtà non aveva nessun contenuto
> di sinistra, era una lobbie di persone più ricche di questo paese, la loro
> base ideologica si potrebbe definire come una sorta di social -
sciovinismo.
> Per quanto riguarda le elezioni noi le abbiamo boicottato per diversi
> motivi; quello principale era dato dal fatto che eravamo convinti che con
le
> elezioni non si poteva cambiare nulla come lo hanno dimostrato i fatti,
come
> si sa il 5 ottobre popolo doveva entrare nel parlamento per sottrarre il
> potere al dittatore [SIC!]. Abbiamo sostenuto questo movimento popolare contro
> Milosevic e partecipavamo attivamente nelle manifestazioni. Non abbiamo
> sostenuto le elezioni perché fino a quando la gente non è entrata nel
> parlamento Milosevic non le aveva riconosciuto. Era indispensabile
costruire
> un blocco di tutte le forze antinazionaliste e antimilitariste per opporsi
a
> Milosevic in quanto portatore di queste politiche di nazionalismo e
guerra.
>
> <<Voi avete boicottato le elezioni fino a quando c'era Milosevic in campo
> vuol dire che d'ora in poi scenderete nel campo?>>
>
> Già adesso le circostanze sono cambiate notevolmente nel paese, c'è meno
> paura che vengano fatte delle truffe elettorali nella misura in cui
> avvenivano durante il regime di Milosevic [SIC]. Infatti per quel governo era
una
> cosa che succedeva sempre in tutte le elezioni o per lo meno a partire dal
> 1996. Sia quelle presidenziali che parlamentari o locali erano truffate. I
> brogli elettorali esistevano anche prima ma questo non catturava l'
> attenzione più di tanto perché la gente si era fatta un idea secondo la
> quale Milosevic era il più sostenuto e appoggiato e quindi non lo
mettevano
> più in discussione, ma questo avveniva anche a causa delle guerre in corso
> che impedivano uno svolgimento normale della vita politica. Adesso
> lentamente le cose stanno cambiando e si creano delle condizioni che
> potremmo ritenere accettabili per uscire alle elezioni e probabilmente lo
> faremo nelle prossime elezioni se tutto andrà per il verso giusto.
>
> <<Oltre alla sede di Belgrado ne avete delle altre sparse per la Serbia o
> Montenegro?>>
>
> Si abbiamo una rete delle nostre organizzazioni sia in Serbia che in
> Montenegro, anche se quello di Montenegro diventerà un partito a se
> risultando come il Partito del lavoro montenegrino ovviamente con la
stessa
> linea politica, questa è una decisione che abbiamo preso insieme.
> Abbiamo le nostre sedi in diverse città come ad esempio a Kragujevac, la
> città dove abito io, sicuramente nota ai vostri ascoltatori per la
presenza
> dell'industria automobilistica che ha come partnership Fiat e Iveko. Siamo
> presenti anche nella regione autonoma di Vojvodina, come in tutta Serbia
> centrale. Non abbiamo le nostre organizzazioni in Kosovo perché lì
esisteva
> un movimento marxista leninista e preferivamo lasciare che lavorino
> autonomamente e non come un affiliazione del nostro partito. Purtroppo
> questo movimento sta vivendo una grave crisi a causa della persistente
> egemonia delle forze nazionaliste ed estremiste e molti sono dovuti
> abbandonare la vita politica mentre altri sono stati addirittura uccisi o
> maltrattati.
>
> <<E' possibile affermare che il movimento dei lavoratori in Jugoslavia si
è
> spaccato all'inizio degli anni novanta e una parte è confluita nel partito
> di Milosevic, e infine qual è l'eredità che voi vi sentite di
raccogliere?>>
>
> Si potrebbe dire di si, e vi spiego perché: all'inizio della sua carriera
> Milosevic usava parecchi slogan socialisti, sfruttando la crisi economica
> della fine degli anni ottanta, come d'altronde è caratteristica di tutte
le
> forze di destra o dittatoriali [SIC!] che hanno sempre usato l'instabilità
> economica per raggiungere i propri obiettivi [NON CITA LE SANZIONI; SI NOTI CHE IN NESSUN PUNTO DELL'INTERVISTA SI PARLA DELL'OCCIDENTE O DELLA NATO]. Grazie alle sue demagogie
era
> riuscito a conquistarsi una parte dei lavoratori che lottavano per gli
> obiettivi sociali e negli interessi del movimento operaio portandoli sulla
> strada del nazionalismo. Tutto questo si può dimostrare con un esempio; un
> lavoratore che aveva partecipato a questi grandi raduni al suo ritorno
aveva
> detto una frase molto importante e per noi quasi antologica e suonava più
o
> meno così: "Siamo andati a quella manifestazione come proletari e siamo
> tornati come serbi". Era un abile manipolatore e poi è noto che gli slogan
> nazionalisti vengono recepiti facilmente riuscendo a mobilitare la gente
> proprio perché il nazionalismo è una visione semplificata della realtà. In
> quel clima sociale così fragile moltissima gente è caduta in questa
trappola
> nazionalista dalla quale, come vedete, si esce molto difficilmente. Lui
> metteva in primo piano il ristabilimento della nazione e la sua crescita,
> riteneva fondamentale far tornare alla Serbia quello che le è stato tolto
> con la costituzione del 1974. Purtroppo molta gente ci credeva.
> In gran parte i fondatori del nostro partito sono i vecchi partigiani
> comunisti che nel 1948* erano perseguitati dal regime di Tito perché si
> opponevano alla sua politica di non allineamento. Molti di loro erano
> rinchiusi nel malfamato campo di concentramento Goli Otok, nel Adriatico.
> Queste stesse persone a Bar (Montenegro) nel 1974 clandestinamente hanno
> fondato di nuovo il partito comunista ma i servizi segreti lo scoprirono
> molto presto e furono arrestati tutti distruggendo così l'organizzazione.
> Maggior parte di queste persone sono i fondatori del nostro partito.
>
> <<Quando ha inciso il movimento dei lavoratori alla caduta di Milosevic?
> Qual è lo stato di salute di questo movimento e dei sindacati
attualmente?>>
>
> Il movimento dei lavoratori non è abbastanza sviluppato in Serbia, il suo
> ruolo nel rovesciamento del regime è un po' discontinua. Esistevano anche
> prima le proteste cittadine o dei studenti molto massicce come nel 96/97.
La
> protesta contro Milosevic ha assunto però un'altra dimensione quando si
sono
> mobilitati i minatori di Kolubara e quando è scattato lo sciopero
generale [NON CITA I VERI MOTIVI DELLO SCIOPERO, LEGATO AL PROBLEMA
DELLE MINIERE DEL KOSOVO].
> In tutta la Serbia il peso delle proteste era diventato maggiore. Questo
ha
> giocato un ruolo importante nella caduta di Milosevic. Vorrei fare una
> parentesi è dire che non tutto a proposito dei fatti del 5 ottobre è
chiaro.
> Non tutto è avvenuto alla luce del sole. Non si sa ancora ad esempio qual
è
> stato il fattore principale che ha determinato la non reazione da parte
> della polizia e del esercito. Ci sono voci che girano tra la nuova elite
> governativa che parlano degli accordi segreti e riunioni a porte chiuse.
> Fino a quando non si determina precisamente il ruolo di ciascuno in questi
> cambiamenti non si può dire con sicurezza anche se comunque la
> partecipazione dei lavoratori era importante senza dubbio.
>
> <<Possiamo definire rivoluzione quello che è avvenuto il 5 ottobre oppure
la
> dobbiamo chiamare in un altro modo?>>
>
> Non si può parlare di rivoluzione, perché la rivoluzione è un passaggio da
> un ordinamento sociale e politico ad un altro. Si sarebbe trattato di una
> rivoluzione se la Serbia fosse passata dal capitalismo al socialismo. Si
> potrebbe parlare di alcuni atti rivoluzionari come l'assalto al parlamento
o
> alla televisione di stato. Abbiamo partecipato attivamente a questa
> manifestazione e alle azioni connesse sia a Belgrado che nel resto della
> Serbia. Tra le persone che erano entrate al parlamento c'erano anche i
> nostri militanti [SIC! INSIEME AD OTPOR] come tra le barricate o nei comitati degli scioperi. Un
> giudizio finale su tutto questo è ancora da vedere, non si può dire con
> certezza se si trattava di espugnazione del potere da parte delle masse
> popolari o di un'estromissione studiata ed elegante di Milosevic mentre il
> popolo ha giocato solo un ruolo decorativo. Sta di fatto che la gente era
> intenzionata ad andare a Dedinje.In ogni caso noi abbiamo sostenuto la
> partecipazione popolare e riteniamo ancora che questo è stato uno dei
fatti
> più straordinari successi in Serbia dalla seconda guerra mondiale in poi.
>
> <<I sindacati esistenti erano uno strumento di Milosevic per disinnescare
il
> movimento dei lavoratori e per renderlo inoffensivo? Esistono attualmente
i
> sindacati secondo te indipendenti che nascono proprio da mondo dei
> lavoratori?>>
>
> Per quanto riguarda i sindacati esistono due grandi blocchi, uno si chiama
> UGS Nezavisnost e l'altro è associazione dei sindacati liberi ed
> indipendenti, quest'ultimo per la sua struttura sembra più un partito che
> non un sindacato e fa parte della DOS con i suoi rappresentanti nel
> parlamento attuale. Nezavisnost è molto dipendente (nonostante il nome
> Indipendenza ndt.) dai finanziamenti esteri, questo si impegna e sostiene
il
> processo delle privatizzazioni per quanto vi possa sembrare strano per un
> sindacato.. [NON SI PREOCCUPI COMPAGNO, SIAMO UOMINI DI MONDO ANCHE NOI...]
>
>
> *Partito del Lavoro, attualmente l'unico partito di sinistra radicale di
> orientamento marxista presente in Serbia [BUGIA].
> *Due partiti fondamentale per il regime di Milosevic: SPS (Partito
> socialista serbo) e JUL (Unione della sinistra jugoslava). Il primo
guidato
> da Milosevic stesso mentre il secondo era di sua moglie Mira Markovic.
> *1948, anno cruciale in cui la federazione jugoslava doveva decidere il
> blocco al quale allinearsi: quello Atlantico, Sovietico o non allineato,
> quest'ultimo fu scelto da Tito mantenendo comunque un'economia pianificata
e
> una politica di stampo socialista.
>
> A cura di Michelangelo Severgnini e Dusko Djordjevic.
>
> la trasmissione "Ostavka!" va in onda tutti i venerdì dalle 18.20
> sulle frequenze di Radio Onda d'Urto
> (FM 98.0 per Milano, 106.5 per Brescia)
>
> VI INTERESSA COLLABORARE O IN GENERALE SEGUIRE GLI
> AVVENIMENTI DEI BALCANI? CONTATTATECI.
>
> tel 02 6705185
> ostavka@...
> yabasta@...
>

---

Dal bollettino del 21.1.2001 del "Partija rada"
(diffuso via internet)

INFORMATOR -januar 2001.-

SITUAZIONE NEL PAESE
Il nuovo potere in Serbia non sta continuando i cambiamenti democratici
iniziati il 5 ottobre. La prova migliore di questo è che Kostunica e le
forze che lo appoggiano non permettono l'indipendenza del Montenegro con
la
scusa che non devono permettere una nuova frammentazione del paese e il
cambiamento dell'equilibrio nella regione. Queste forze contano anche
sul
Kosovo come parte della Serbia che nel futuro metteranno sotto il loro
controllo. Per realizzare le proprie intenzioni, il nuovo potere usa
metodi
simili a quelli che usavano Milosevic e il suo regime - cioè cercano
alleati fra i paesi vicini e cercano di trarre profitto dalle
contraddizioni fra gli imperialisti stessi, soprattutto fra Usa e
l'Europa.
Altrettanto, il nuovo regime non mostra l'intenzione di smantellare le
strutture del vecchio regime, soprattutto alcuni centri del potere
completamente autonomi - Servizio di sicurezza statale, l'armata e i
rimasugli delle forze di Milosevic, ma anche i nuovi centri che hanno
una
politica autonoma e fra i quali non esiste collaborazione, ma aperta
rivalità. Lo scontro che esiste nel nuovo potere avrà necessariamente
un'escalation, che si manifesterà come lo scontro fra le forze
clericali-nazionaliste che appoggiano Kostunica, la chiesa e tutte
quelle
istituzioni che stavano dietro il progetto di Milosevic, prima della sua
sconfitta. La seconda forza potremmo chiamare "i pragmatici", il loro
rappresentante è Zoran Djindjic, mentre la terza corrente sono le forze
borghesi regionali i democratiche della Vojvodina, Sandzak ecc. Da
quello
che succede nel Montenegro dipenderà da che parte andranno i cosiddetti
pragmatici. Lo scontro, ancora non scoppiato, si intravede sempre di più
nella questione del Montenegro, nei processi ai criminali di guerra,
nella
democratizzazione delle istituzioni, nella criminalità, mafia,
insegnamento
della religione e simili. Tutti cercheranno di approfittare dalla
situazione sociale. Finora le tensioni sociali erano mitigate con gli
aiuti
esteri, ma una situazione così è impensabile per il futuro.
Il Partito del lavoro appoggia l'indipendenza del Montenegro, non solo
perché è un principio di partenza, ma anche perché questo è
nell'interesse
della continuazione della demolizione delle forze nazionaliste nei
Balcani
e la strada per una futura integrazione.

(...)

I PROCESSI AI CRIMINALI DI GUERRA
Noi appoggiamo questi processi e pensiamo che il nuovo potere non ha il
diritto morale neanche a metterli in questione. Anche se il tribunale
dell'Aia è un prodotto e strumento dei paesi imperialisti, il Partito
del
lavoro è d'accordo con i suoi processi, perché il nuovo regime non si
dimostra pronto a richiamare alla responsabilità per le distruzioni di
guerra quello precedente, soprattutto perché anche la parte del nuovo
potere ai suoi tempi appoggiava il progetto della Grande Serbia, e
perché
non esistono forze jugoslave che potrebbero combattere con i
rappresentanti
nazionalisti e filofascisti. Per ora l'unico metodo per combattere tutti
i
portatori della politica di guerra è processare tutti i criminali
secondo
gli stessi criteri, che provengano dalla Serbia, Croazia o BosnX-Mozilla-Status: 0009
A cura del Coordinamento Nazionale "La Jugoslavia Vivra'".
I documenti distribuiti non rispecchiano necessariamente le
opinioni delle realta' che compongono il Coordinamento, ma
vengono fatti circolare per il loro contenuto informativo al
solo scopo di segnalazione e commento ("for fair use only").
Archivio:
> http://www.ecircle.it/an_ecircle/articles?ecircleid%c2%91979
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Sito WEB:
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