Privatizzazioni in Serbia

1) Aggiornamenti sulle privatizzazioni e la Legge sul Lavoro
2) La UE impone la privatizzazione dei media in Serbia


Si veda anche tutta la documentazione raccolta alla nostra pagina tematica:


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Aggiornamenti sulle privatizzazioni e la Legge sul Lavoro in Serbia

Fonte: Sindacato Samostalni Kragujevac e Non Bombe Ma Solo Caramelle ONLUS, fine agosto / inizio settembre 2014 
(traduzioni a cura di Samantha M., Fulvio P. e Gilberto V.)

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Il 15 agosto l’Agenzia per la Privatizzazione ha annunciato una gara d'appalto pubblica per la privatizzazione di 502 imprese tra cui la più grande cooperativa Agricola, Combine BELGRADO, Kovin, Azotara Pancevo, FARMACO Galenika ... Alcune aziende hanno maggiori responsabilità per la dimensione delle proprietà.

Questo gruppo comprende 156 aziende in ristrutturazione che nel 2013 avevano in bilancio meno di 310.000.000 Euro ed un indebitamento complessivo ad oggi verso lo stato di 2,4 miliardi. Inoltre, ogni anno in termini di sovvenzioni, queste aziende hanno bisogno di circa 750 milioni di euro. Il primo ministro serbo Aleksandar Vucic, in una conversazione con il presidente dei sindacati indipendenti della Serbia Ljubisav ORBOVIĆ, ha detto che potrebbe esserci una soluzione per circa 40 aziende; tra queste la fabbrica IMT trattori e la fabbrica IMR motori che verrebbero acquistate da TAFE, produttore indiano di trattori; l’azienda di coltivazione di vigneti Vrsac dalla Bonolo Italia; l’azienda ŽUPA di Krusevac ha un cliente dall'Inghilterra; Zelezara di Smederevo è di interesse per il gigante russo OTTOBRE ROSSO ...
Il periodo necessario per la privatizzazione di queste imprese, che occupano 93.000 lavoratori, si concluderebbe alla fine del 2015. Riguardo il metodo adottato dal Ministero dell'Economia (per la privatizzazione) e per ogni società, sarà richiesta una soluzione specifica: un bando pubblico, o una vendita all’asta, o una partnership strategica oppure ancora la vendita parziale della proprietà. Per le aziende che non troveranno un’acquirente si procederà al loro fallimento o alla liquidazione delle società. I dipendenti saranno licenziati ed accederanno al programma sociale che prevede una indennità pari a 300 EUR per ogni anno di lavoro svolto.
Si prevede che circa 40.000 lavoratori perderanno il lavoro. La grande questione è se lo stato ha il denaro necessario, circa mezzo miliardo di euro per il numero di lavoratori licenziati che entreranno nel programma sociale, mentre sappiamo che il bilancio dello Stato Serbo presenta un deficit di 1,5 miliardi di euro all'anno.
Il bando pubblico per la privatizzazione non si dovrebbe applicare alle aziende che impiegano persone con disabilità e per le aziende del settore della difesa militare.

Ciò che certamente ricadrà su un numero enorme di famiglie saranno le misure del governo serbo, che comprendono la riduzione degli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione e delle pensioni di circa il 10%.
Inoltre, con una nuova legge sul lavoro, molte persone subiranno una riduzione di stipendio a partire da agosto a causa del nuovo calcolo del lavoro passato, che azzera tutte le anzianità di lavoro precedenti e si considera solo l’anzianità del rapporto di lavoro del dipendente con l’ultimo imprenditore proprietario. Ad esempio, a tutti i lavoratori della FIAT che si sono spostati da Zastava Auto e avevano più di 30 anni di anzianità aziendale derivante dal lavoro passato, verranno considerati solo i 2-3 anni di lavoro presso la nuova società!
Tutto questo mentre si annunciano nuovi aumenti dei prezzi dell'energia elettrica di almeno il 10-15%, che, come possiamo prevedere, comporteranno i conseguenti aumenti di tutti i prodotti il cui prezzo è influenzato dall’uso di energia!

Non ci sono ancora effetti sull'inflazione ed i primi risultati sono attesi in uno o due mesi, in particolare in settembre quando inizierà la scuola e saranno necessari i materiali scolastici per i bambini e quando si cominceranno ad acquistare i cibi per l'inverno.

Rajko Blagojevic (sindacato Samostalni di Kragujevac)

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Ecco i dati sulla Legge sul Lavoro entrata in vigore il 29 luglio u.s. 
Le differenze più importanti tra la proposta precedente e la Legge attuale sono:

• Il lavoro a tempo determinato al massimo può durare fino ai 24 mesi (se l’azienda esiste meno di un anno allora può durare fino ai 36 mesi). Finora al massimo erano 12 mesi.
• Per il lavoro a turni (1.e 2. turno) nella Legge precedente il salario veniva aumentato di 26 %. Questa possibilità non è prevista dalla Legge attuale però ora questi 26 % vengono dati solo per il 3. turno (turno di notte) come era anche prima (quindi non c’è aumento per 1. e 2. turno). Il 3. turno si intende solo dalle ore 2200 alle 0600.
• Liquidazione per la pensione – nella Legge precedente erano previsti 3 salari lordi, ora solo 2.
• Aumento per gli scatti di anzianità (anni di lavoro compiuti) pari allo 0,4 % – rimane uguale come prima ma ora vale solo per gli anni compiuti dall’ultimo datore di lavoro (prima si contavano tutti gli anni compiuti dal primo impiego). Per es.: il lavoratore che ha lavorato 30 anni alla Zastava ed è passato alla Fiat ha perduto aumento per 30 anni di lavoro, per cui se ne è approfittata solo la Fiat.
• Assenza pagata per matrimonio, nascita di bimbo, morte del familiare, trasloco: è diminuita dai 7 ai 5 giorni.
• Se il lavoratore al lavoro diventa invalido di lavoro ed il datore di lavoro non riesce a trovargli il posto di lavoro adeguato alle sue capacità lavorative, il lavoratore può essere licenziato. Nella Legge precedente il datore di lavoro era assolutamente obbligato a trovargli un posto di lavoro.
• Se il datore di lavoro licenzia il lavoratore ed il Tribunale decide che non è stata rispettata la Legge, il datore di lavoro deve versare al lavoratore 6 salari lordi come penalità ma non è obbligato a riassumerlo al lavoro. Nella legge precedente era anche obbligato a riassumerlo.
• Quando cessa il rapporto di lavoro (al di là del motivo) il datore di lavoro ha il diritto di tenere il libretto di lavoro fino ai 15 giorni, nella Legge precedente era obbligato a consegnarlo al lavoratore all’ultimo giorno di lavoro.
• Il rappresentante sindacale può essere licenziato subito dopo la scadenza della sua funzione sindacale. Nella Legge precedente il rappresentante sindacale era protetto dal licenziamento per un anno dopo la scadenza della funzione sindacale.

Ora aggiungiamo il punto 10 che è molto importante:
• Nella Legge di lavoro precedente il datore di lavoro poteva tenere il lavoratore a casa al massimo per 45 giorni in un anno con 60 % del salario, nella Legge attuale può mandarlo a casa per il periodo senza limite sempre con approvazione del Ministro dell'Economia (la motivazione addotta è che ora ci saranno meno licenziamenti).

(a cura del Sindacato Samostalni, Kragujevac)


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La privatizzazione dei media serbi

Dragan Janjić | Belgrado 12 agosto 2014

La Serbia ha recentemente adottato un set di leggi sui media, in particolare sul servizio pubblico, che prevedono l'uscita dello stato dalla proprietà dei media. Secondo le associazioni di categoria la nuova normativa è buona, ma [SIC] è stata introdotta grazie alle spinte di Bruxelles

La nuova legislazione sui media che il parlamento serbo ha recentemente adottato con procedura d’urgenza offre un quadro legislativo soddisfacente per questo settore. Così la pensano le associazioni dei media e la maggior parte degli esperti in materia.
Con l’adozione di questa normativa si è posto termine all’annosa battaglia condotta in questo settore dalle maggiori associazioni dei media, sostenute da Bruxelles, con i vari governi serbi.
Il nuovo corpus di leggi è composto dalla Legge sull’informazione pubblica e dalla Legge sul servizio pubblico. Le nuove leggi prevedono che lo stato, entro il 1° luglio 2015, si ritiri dalla proprietà dei media, e che entro tale termine cessi di finanziare i media direttamente dal bilancio statale. Il denaro per finanziare il servizio pubblico (la Radio televisione della Serbia, RTS, e la Radio televisione della Vojvodina, RTV) dovrà essere garantito con tasse apposite.
La questione principale era capire quanti e quali strumenti avrà lo stato per influire sulla politica redazionale dei media. Le associazioni di categoria volevano ridurre lo spazio di influenza, mediante il totale ritiro dello stato dalla proprietà e introducendo meccanismi in grado di imporre la trasparenza delle risorse investite nell’informazione pubblica da comuni, città, provincia autonoma della Vojvodina e repubblica della Serbia. Almeno per quel che riguarda la normativa di legge, gli sforzi sono stati premiati.
Oltre al fatto che le associazioni dei media si sono unite e hanno agito insieme, al successo della normativa ha contribuito in modo determinante il sostegno di Bruxelles. La Serbia infatti è entrata nella fase di negoziazioni per l’adesione all’UE, e Bruxelles ha posto come uno dei criteri base del processo di adesione proprio la libertà dei media e la sistemazione del panorama mediatico serbo. Senza i “suggerimenti” dell’UE, difficilmente il governo serbo avrebbe accolto i cambiamenti in questione.

Proprietà

La parte che ha fatto più discutere è stata il totale ritiro dello stato dalla proprietà dei media. In realtà la maggior parte dei media, compresi i più influenti, non è di proprietà statale. Tutte le radio e le tv con copertura nazionale, eccetto i servizi pubblici (RTS e RTV) sono di proprietà privata. Privati sono pure i tabloid ad alta tiratura e tutti gli altri quotidiani e settimanali eccetto Politika eVečernje novosti, nei quali lo stato continua ad avere quote di capitale (Politika il 50% e Novosticirca il 30%).
Di proprietà pubblica sono rimaste circa 80 radio-tv locali e regionali, dalle quali sono giunte le più accese critiche e resistenze alle leggi in questione. Le amministrazioni locali, infatti, non desideravano affatto rinunciare al controllo della politica editoriale dei media locali che finanziavano direttamente. Questi media sono stati concepiti come aziende pubbliche con voci di bilancio annuali e budget locali, cosa che garantiva loro un regolare finanziamento, ovviamente a condizione che le amministrazioni locali fossero soddisfatte delle notizie date.
Verrà privatizzata anche l’agenzia stampa Tanjug, che dallo stato annualmente riceve 1.7 milioni di euro: cifra che equivale a due terzi delle entrate di questa agenzia. Allo stesso tempo sul mercato serbo figurano altre due agenzie private, Beta e Fonet, che non ricevono alcun finanziamento pubblico. Queste due agenzie da anni ormai chiedono un equilibrio del mercato, ritenendo appunto di essere sottoposte a una concorrenza sleale.
Per il funzionamento dei media di proprietà statale e per il funzionamento di quelli di proprietà delle amministrazioni locali venivano spesi circa 25 milioni di euro all’anno. Si tratta di una cifra ingente, tenuto presente che l’intero mercato dei media in Serbia ha registrato lo scorso anno un volume di circa 140 milioni di euro. Le entrate dirette provenienti dal bilancio potevano in effetti creare una concorrenza sleale.
Il Partito progressista serbo (SNS) del premier Aleksandar Vučić gode della maggioranza assoluta al parlamento serbo e senza difficoltà è riuscito a superare le resistenze, facendo adottare le leggi sui media. I membri del parlamento provenienti dalle città e dai comuni che erano contrari alla privatizzazione non hanno accettato ben volentieri i cambiamenti, ma alla fine hanno dovuto accogliere le richieste del partito di governo.

Denaro

La modifica alle leggi sui media, di per sé, non porterà ad un veloce ed efficace miglioramento della situazione né ridurrà direttamente l’influenza dei circoli governativi sulla politica editoriale. I tabloid privati ormai da tempo sono i principali sostenitori del potere, e l’influenza su questi media viene esercitata indirettamente, per lo più mediante il mercato delle inserzioni. L’influenza del mercato delle inserzioni è un valido strumento anche per influenzare le scelte editoriali di tutti gli altri media privati.
Il servizio pubblico non verrà tuttavia finanziato dagli abbonamenti pagati dai cittadini, ma lo stato applicherà speciali tasse in questo settore. Lo stato dovrà inoltre uscire dalla proprietà dei quotidiani Politika e Večernje novosti, ma manterrà il potere di dire la sua su chi sarà l’acquirente delle azioni di suddetti media. Anche negli scorsi anni lo stato ha avuto voce in capitolo nella scelta del compratore del 50% delle azioni di Politika e del circa 70% di quelle del Novosti.
Le associazioni dei giornalisti, consapevoli di non poter influire sul corso del denaro e impedire l’influenza sulle scelte editoriali, si sono focalizzate sullo sforzo di ridurre quanto possibile lo spazio di manovra e manipolazione effettuato col bilancio delle amministrazioni locali e dello stato. L’introduzione del divieto per legge del finanziamento dei media tramite il bilancio statale o locale è forse il loro maggior successo.
I comuni dovranno passare al project financing di pubblico interesse per i media di cui erano proprietari. Sarà la legge a definire cosa è di pubblico interesse, e i comuni dovranno indire bandi e formare commissioni indipendenti che decideranno sulla qualità dei progetti proposti. Ai concorsi, ovviamente, possono partecipare tutti i media locali.
Ovviamente spazio per eventuali manipolazioni esiste anche con questa procedura, e c’è quindi da aspettarsi che i comuni e le città cercheranno di “pilotare” i concorsi così che i media che sono più fedeli ricevano i finanziamenti. Questo sarà inizialmente facilitato dal fatto che il governo non ha prescritto meccanismi per consentire il passaggio al project financing. Resta tuttavia il fatto che, nelle nuove condizioni, i media privati, in particolare a livello locale, saranno in una situazione più equilibrata.