Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ETS
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU
ITALIAN COORDINATION FOR YUGOSLAVIA

[english / srpskohrvatski / italiano]

 

L'orco delle favole e Ratko Mladić a confronto

 

1) Elementi per una biografia di Ratko Mladić, fino alla sentenza del "Tribunale dell'Aia" (Italo Slavo)

2) L'ex generale Ratko Mladić è morto all'Aia, con la complicità dei medici carcerari (Balkanist)

3) Саучешће породици Младић (Zivadin Jovanović) / Condoglianze, celebrazioni e funerale di Ratko Mladić (rassegna)

4) Oliver Galic: Is it worth negotiating with the West? On the death of Ratko Mladić

 

Further recommended readings and videos:

13.8.1995.: CNN Interview with Ratko Mladić /  Ratko Mladić i Si-en-en, 1995. godine

[1995: intervista di Ratko Mladić alla CNN]

TEXT: https://www.cnj.it/documentazione/mladic.htm

VIDEOs (7 parts/delovi):

1. http://www.youtube.com/watch?v=-z6xgV5LsK0

2. http://www.youtube.com/watch?v=qilwG4fmJgI

3. http://www.youtube.com/watch?v=UtRGIp4_m6Q

4. http://www.youtube.com/watch?v=lmBD7A2kmN8

5. http://www.youtube.com/watch?v=FE-Xt-fJJi0

6. http://www.youtube.com/watch?v=W9XE15YoAkA

7. http://www.youtube.com/watch?v=OwyYYfJA2mk

Rajko Doleček Talks with Ratko Mladić

https://www.cnj.it/home/it/?option=com_content&view=article&id=6624%3A6658-r-dolecek-talks-with-general-mladic&catid=19

 

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Elementi per una biografia di Ratko Mladić, fino alla sentenza del "Tribunale dell'Aia"

a cura di Italo Slavo

Ratko Mladić raccontava di essere nato il Lunedì delle Ceneri, 8 marzo 1943, [1] nel villaggio serbo di Božanovići in Erzegovina, all'epoca sotto il controllo dello Stato Indipendente di Croazia, paese-fantoccio del Terzo Reich. 

Suo padre, Neđo Mladić, era un partigiano di Tito e fu ucciso nella primavera del 1945 dagli Ustascia.

Nel 1961, a 18 anni, Ratko Mladić entrò nell'Accademia Militare dell'Armata Popolare Jugoslava (JNA) e ne indossò l'uniforme per oltre 30 anni. Fu membro della Lega dei Comunisti di Jugoslavia.

Prestò servizio per molti anni in quella che oggi è la Macedonia del Nord. Negli anni '80, comandando la 39ª brigata di fanteria a Štip, il colonnello Mladić diresse i lavori di collegamento ed elettrificazione di villaggi montani remoti e la costruzione del ponte sul fiume Bregalnica.

Nel gennaio del 1991 fu trasferito in Kosovo con il grado di colonnello. Solo sei mesi dopo fu nominato comandante di Corpo d'armata della JNA con assegnazione alla città a maggioranza serba di Knin (oggi Croazia). Dal dicembre del 1990 Knin era il centro della Repubblica Serba di Krajina, proclamata dai serbi di Croazia in risposta alla svolta nazionalista di Zagabria. Mladić doveva occuparsi di negoziare con i croati e separare le parti in conflitto. Tuttavia, quando nell'agosto-settembre del 1991 militanti croati iniziarono ad attaccare non solo gli insediamenti serbi ma anche le caserme della JNA, il Corpo d'armata del colonnello Mladić intraprese azioni risolutive contro di loro: per questo motivo, nell'ottobre del 1991 fu promosso generale, segnando la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale che un ufficiale che non aveva superato gli esami speciali diventava generale della JNA.

La Krajina serba, protetta dal Corpo d'armata di Mladić, si sentiva relativamente al sicuro, ma alla fine del 1991 ebbe inizio la crisi nella confinante Repubblica jugoslava di Bosnia ed Erzegovina (BiH). 

Ratko Mladić fu nominato comandante della 2ª Regione Militare della JNA a Sarajevo il 10 maggio 1992. Il 4 maggio la Presidenza della Jugoslavia, che oramai comprendeva solo Serbia e Montenegro, aveva deciso di ritirare dalla Bosnia ed Erzegovina tutto il personale militare che non fosse di cittadinanza bosniaca. Ratko Mladić avrebbe dovuto attuare la decisione di Belgrado, e tentò persino di farlo negoziando con i leader musulmani il ritiro senza ostacoli di una colonna disarmata dell'JNA dalla città di Tuzla. Il 15 maggio 1992, tuttavia, militanti musulmani tesero un'imboscata nella città, ferendo 212 soldati e ufficiali della JNA e prendendone 140 in ostaggio. Il generale si rese conto che avrebbe dovuto combattere comunque e accettò l'incarico di guidare l'Esercito della nuova Repubblica Serba di Bosnia, formalmente istituito il 12 maggio 1992.

Mladić assicurò il ritiro del personale dell'JNA dalla Bosnia ed Erzegovina entro il 19 maggio 1992, ma lasciò equipaggiamento militare, armi e munizioni in possesso dell'Esercito della Repubblica Serba di Bosnia. Poiché l'80-85% delle unità della JNA in Bosnia erano composte da serbi locali, questi si limitarono a cambiare le insegne e l'esercito non subì carenze di personale.

Non avendo a disposizione un leader militare di pari statura, i musulmani di Izetbegović ricorsero al terrorismo. Il 27 maggio 1992, un'esplosione scosse una fila per il pane sulla via Vaso Miskin (Vasa Miskina), nel centro di Sarajevo, uccidendo decine di persone. L'esercito serbo-bosniaco fu accusato di aver aperto il fuoco sulla fila, sebbene nessun proiettile avrebbe potuto raggiungerla dalle postazioni serbe. Questo attentato terroristico fu usato come pretesto per l'introduzione di sanzioni internazionali contro la Jugoslavia, e il generale Mladić subì pressioni dall'Occidente e da Belgrado affinché consegnasse l'aeroporto di Sarajevo al controllo delle forze di pace delle Nazioni Unite (UNPROFOR), pesantemente armate. Dopo aver ricevuto rassicurazioni occidentali sul fatto che alla città, controllata da militanti musulmani e circondata dai serbi, sarebbero stati consegnati solo aiuti umanitari, Mladić affidò l'aeroporto all'esercito canadese il 29 giugno 1992. Ma da quel momento in poi l'aeroporto divenne un hub per armi e munizioni per i militanti musulmani, analogamente all'aeroporto di Tuzla, e gli scontri divamparono ovunque.

Nel dicembre 1992 l'esercito della Republika Srpska controllava il 70% del territorio della Bosnia ed Erzegovina. Nell'estate del 1993 il generale lanciò l'Operazione Lukavac, che isolò completamente Sarajevo, [2] e i serbi avanzarono verso le ultime roccaforti musulmane in Bosnia ed Erzegovina: le città di Bihać, Goražde, Žepa, Srebrenica e Tuzla. La guerra avrebbe potuto finire allora, ma le Nazioni Unite dichiararono queste città e le loro aree "zone sicure", e Mladić acconsentì, nonostante i militanti musulmani in queste zone, spesso con la complicità o per l'inazione dell'UNPROFOR, compissero regolarmente incursioni e massacri di civili serbi – ad esempio a Bratunac ed altri sobborghi di Srebrenica. 

Nel febbraio del 1994, i musulmani bosniaci misero in atto un'altra provocazione, sparando un colpo di mortaio da 120 mm contro il mercato centrale di Sarajevo, in piazza Markale, uccidendo 68 persone e ferendone oltre 200. L'allora comandante dell'UNPROFOR, il generale britannico Michael Rose, testimoniò che il colpo di mortaio proveniva da posizioni musulmane, ma per i media e la politica occidentale la colpa era dei serbi. [3] La NATO lanciò un ultimatum all'esercito serbo-bosniaco: ritirare le armi pesanti a 20 chilometri da Sarajevo, altrimenti sarebbero iniziati massicci raid aerei sulle posizioni serbe. Mladić accettò a condizione che ciò non portasse a un'offensiva musulmana, cosa che invece avvenne. E nel novembre dello stesso anno, con il pretesto di proteggere la "zona sicura" di Bihać, gli aerei della NATO iniziarono comunque a bombardare i serbi.

Nell'estate del 1995, il colonnello generale Ratko Mladić si era evidentemente stancato di negoziare con degli imbroglioni. L'esercito della Republika Srpska avanzò verso Žepa, Goražde e Srebrenica, da dove continuavano le sanguinose incursioni dei militanti musulmani. 

Srebrenica fu conquistata l'11 luglio 1995. Più di duemila miliziani bosniaco-musulmani, tra cui alcuni minorenni, furono fatti prigionieri. Oltre 36mila civili dell'enclave di Srebrenica furono invece evacuati in autobus fino a Goražde, che poi abbandonarono sotto la protezione occidentale. Circa duemila militanti catturati furono però uccisi in esecuzioni sommarie e vendette in assenza di Mladić che si trovava in Serbia. [4]

Il 16 luglio 1995, il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) emise mandati di arresto per Mladić e per il presidente della Republika Srpska Radovan Karadžić. Furono accusati di "genocidio contro i civili musulmani", benché le reti televisive di tutto il mondo avessero mostrato i convogli di autobus che trasportavano gli sfollati di Srebrenica. 

Ma l'esercito della RS continuò la sua offensiva, conquistando Žepa il 25 luglio. 

Stesso copione: il 28 agosto 1995, i musulmani bombardarono nuovamente il mercato centrale di Sarajevo, uccidendo 43 persone e ferendone 81; [5] i serbi furono incolpati contro l'evidenza e la NATO, come di consueto, chiese il ritiro delle armi pesanti dell'esercito serbo da Sarajevo. Mladić, forte delle sue precedenti esperienze negative, rifiutò e gli aerei della NATO iniziarono massicci bombardamenti sulle posizioni serbe, attaccate contemporaneamente anche da musulmani e croati. Mladić e il suo esercito erano pronti a combattere, ma all'inizio di ottobre del 1995, sotto la pressione del presidente della vicina Serbia jugoslava, Slobodan Milošević, accettarono un cessate il fuoco. 

A seguito degli Accordi di Dayton del dicembre 1995, la Republika Srpska ricevette il 49% del territorio della Bosnia ed Erzegovina, mentre i soldati serbo-bosniaci abbandonarono una parte significativa delle posizioni che occupavano dal 1992, e numerosi civili serbo-bosniaci dovettero abbandonare le loro case – in quasi 100mila, ad esempio, dalla periferia di Sarajevo. 

Ratko Mladić perse formalmente il suo ruolo militare nella Republika Srpska nel novembre del 1996. Il generale si trovava in Serbia sotto la protezione di Milošević e manteneva il suo status di membro dell'esercito jugoslavo. Tuttavia, dopo la caduta di Milošević, il nuovo presidente jugoslavo Vojislav Koštunica prima licenziò Mladić e poi, nel 2005, lo privò della pensione. Venne offerta una ricompensa di 10 milioni di euro per la cattura del generale, che passò alla completa clandestinità.

All'Aia si svolgeva nel frattempo il processo-farsa contro Slobodan Milošević, conclusosi l'11 marzo 2006 con l’assassinio di Milošević nella galera dell'Aia. 

Mladić fu scoperto e arrestato in Serbia nel maggio 2011 e, appena cinque giorni dopo, per ordine del presidente serbo Boris Tadić, fu estradato all'Aia.

Negli anni successivi si svolsero i “processi” contro Karadžić e Mladić, chiusi entrambi in primo grado con "esemplari" condanne per “genocidio”: la sentenza per Mladić fu letta nel novembre 2017. 

Dopo l’ingloriosa cessazione delle attività del “Tribunale ad hoc” il 31 dicembre dello stesso anno, le competenze dell’ICTY sono state trasferite a un orwelliano Meccanismo delle Nazioni Unite per i Tribunali Internazionali che si è occupato delle sentenze d’appello. 

Al collegio di difesa di Mladić, già condannato in primo grado all’ergastolo, è stato impedito di addurre nuove prove a discolpa: in particolare, nel marzo 2020 la “Corte” dell’Aja a maggioranza ha escluso dall’incartamento una trascrizione dell’udienza alla Camera dei Lord britannica dell’ex comandante delle forze di pace ONU, Michael Rose, tre documenti declassificati della task force balcanica della CIA e un messaggio crittografato dal Segretario Generale, Kofi Annan, al generale delle forze di pace dell’ONU, Lars-Eric Wahlgren, relativi a vicende poco edificanti per la NATO, quali appunto il bombardamento del mercato di Markale a Sarajevo dell’estate del 1995. 

L'8 giugno 2021 il "Tribunale ad hoc" ha infine pronunciato la sentenza d'appello sul "caso Mladić".

Clamorosamente, la "presidente della Corte", giudice Matimba Nyambe, ha letto la conferma della condanna esplicitando, pressoché in ogni passaggio, il suo disaccordo! [6] 

La stampa e i portali internet "specializzati" italiani hanno accuratamente omesso qualsiasi riferimento a questo ennesimo paradosso dell'attività del "Grande Tribunale", limitandosi alla solita sequela di insulti verso quello che continuano a definire, anche post-mortem, semplicemente: "il boia". 

 

NOTE:

[1] Benché agli atti ufficiali la data di nascita risulti il 12 marzo 1942:

https://balkanist.ru/iz-perepiski-s-generalom-most-kotoryj-postroil-ratko-mladich .

[2] Sul "doppio assedio" di Sarajevo si veda: 

https://www.cnj.it/home/it/informazione/jugoinfo/1790-1812-sarajevo-e-un-luogo-comune-2.html

[3] https://www.cnj.it/documentazione/Markale/index.htm .

[4] Sul "caos pianificato" di Srebrenica si veda la documentazione raccolta o suggerita alle pagine

https://www.cnj.it/home/it/12-iniziative/9836-karganovic-intervento-al-seminario-bosnia-erzegovina-una-chimera.html

https://www.cnj.it/documentazione/srebrenica.htm .

[5] Sulle provocazioni continue e stragi false flag a Sarajevo si vedano anche:

Stragi nel mercato (1994, 1995): CHI SONO GLI STRAGISTI? (Guerre e Pace 10/1995)

https://www.cnj.it/documentazione/DOSSIER96/Pages/29.html

Declassified intelligence files expose inconvenient truths of Bosnian war (Kit Klarenberg and Tom Secker – December 30, 2022)

https://thegrayzone.com/2022/12/30/declassified-intelligence-files-bosnian-war/

Canada Declassified: UNPROFOR Intelligence Reports

https://declassified.library.utoronto.ca/exhibits/show/unprofor-intelligence-reports/unprofor-intelligence-reports 

[6] Sintesi del "giudizio d'appello" (la frase "con il dissenso della giudice Nyambe" occorre circa 50 volte!):

Appeal Judgement Summary for Prosecutor v. Ratko Mladić (The Hague, 8 June 2021)

https://www.irmct.org/sites/default/files/case_documents/210608-judgement-summary-mladic-13-56.pdf

"Sentenza d'appello" integrale (la frase "con il dissenso della giudice Nyambe" occorre circa 20 volte! Sono inoltre allegate le importanti motivazioni addotte dalla presidente della "Corte", alle pagine 261--306)

(Integral) Appeal Judgement for Prosecutor v. Ratko Mladić (The Hague, 8 June 2021)

https://www.irmct.org/sites/default/files/case_documents/210608-appeal-judgement-JUD285R0000638396-mladic-13-56-en.pdf

Altre info sulla sentenza e il disaccordo espresso dalla presidente del Tribunale:

https://www.cnj.it/home/it/?option=com_content&view=article&id=9432%3A9244-il-segreto-della-sentenza-mladi%C4%87&catid=19

 

FONTI: 

Andrea Martocchia: Processo Milošević: un 'processo alle intenzioni', in:

"Slobodan Milošević: IN DIFESA DELLA JUGOSLAVIA", Frankfurt: Collana orientamenti n.4 di Jugocoord / Zambon, 2021

https://www.cnj.it/home/it/?option=com_content&view=article&id=9464%3Aorientamenti-4&catid=25 

Oliver Galic: Is it worth negotiating with the West? On the death of Ratko Mladić (PolitNavigator, 27.08.2026)

https://en.politnavigator.net/stoit-li-dogovarivatsya-s-zapadom-na-smert-ratko-mladicha.html

La fine dell'era del Comandante (Balkanist, 27.8.2026)

https://t.me/balkanist2019/23068

 

=== 2 ===

L'ex generale Ratko Mladić è morto all'Aia, con la complicità dei medici carcerari

Balkanist , 27.8.2026.

<https://t.me/balkanist2019/23067>

L'ex comandante in capo dell'esercito della Repubblica Serba, generale Ratko Mladić, è morto all'età di 84 anni nella prigione dell'Aia, dopo aver scontato 15 anni di reclusione. La sua morte è stata comunicata il 27 agosto dai media serbi, citando fonti familiari e altre fonti.

Il generale Mladić ha comandato l'esercito della Repubblica Serba dal 1992 al 1995, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina. Nel maggio 2011, Mladić è stato arrestato nel villaggio di Lazarevo, vicino a Zrenjanin, ed estradato dalle autorità serbe all'Aia. Nel 2017, il Tribunale penale internazionale dell'Aia lo ha condannato all'ergastolo. Nel 2021, la Corte d'Appello ha confermato la condanna. Molti esperti internazionali continuano a ritenere che la condanna sia stata motivata politicamente.

Negli ultimi anni della sua vita, il generale è stato gravemente malato. Ha subito diversi ictus ed è stato sottoposto a cure palliative in un ospedale carcerario dell'Aia per più di due anni. Nel 2026, le sue condizioni si sono rapidamente deteriorate: i medici del Meccanismo hanno dichiarato che poteva morire in qualsiasi momento. La famiglia ha ripetutamente chiesto che gli venisse fornita un'assistenza medica e una valutazione più adeguate, con la partecipazione di specialisti provenienti dalla Serbia.

Le autorità serbe e i familiari di Mladić hanno ripetutamente chiesto il suo trasferimento in Serbia per ricevere cure mediche. Belgrado si è offerta di fornire al generale un'assistenza medica e palliativa continua presso l'Accademia militare di medicina, accettando qualsiasi condizione di controllo da parte dell'Aia. Tuttavia, tali richieste sono state respinte. Il 20 agosto, il Meccanismo internazionale per i residui ha nuovamente rifiutato di rilasciare Mladić per motivi umanitari, nonostante le prove mediche che attestavano le sue condizioni estremamente gravi.

Negli ultimi anni, i parenti e i sostenitori del generale hanno affermato che l'assistenza medica fornita all'Aia era insufficiente e che specialisti provenienti dalla Serbia e dalla Russia avrebbero potuto effettuare le necessarie valutazioni e trattamenti. Queste affermazioni non corrispondevano alla posizione ufficiale del Meccanismo dell'Aia, che sosteneva che Mladić ricevesse un'assistenza medica completa e palliativa nell'ospedale carcerario.

Pochi giorni prima della sua morte, Belgrado ha nuovamente chiesto che a Mladić fosse data la possibilità di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita in Serbia. Tuttavia, anche questa richiesta non è stata soddisfatta.

Per milioni di serbi, il generale Ratko Mladić rimane ancora oggi un eroe e un difensore del suo popolo.

 

=== 3 ===

IZVOR: Саучешће породици Младић (Београдски форум, 28. avgust 2026.)

https://beogradskiforum.rs/blog/2026/08/28/saucesce-porodici-mladic/

Condoglianze alla famiglia Mladić

Forum di Belgrado, 28.8.2026.

Il Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali esprime le sue più sentite condoglianze per la morte del generale Ratko Mladić nella prigione del cosiddetto Tribunale dell'Aja, illegittima creazione anti-serba.

Durante la sua vita, il generale Mladić è diventato una figura storica di grande leader militare serbo che è stato responsabile della difesa del popolo serbo dall'aggressione combinata della NATO, dell'islamismo estremo, guidato da Alija Izetbegović, autore della "Dichiarazione islamica" e partner del terrorista Al Qaeda bin Laden, così come del risorgente clerofascismo croato.

Il generale Mladić ha dato un contributo incommensurabile alla difesa e al riconoscimento della Repubblica Srpska come garante della sopravvivenza, della sicurezza e dei pari diritti del popolo serbo.

La responsabilità della morte prematura del generale Mladić ricade su coloro che gli hanno negato un trattamento adeguato e cure mediche, che hanno rifiutato la richiesta di trattamento in Serbia, disobbedendo alle norme delle relazioni umane e al trattamento di un uomo in pericolo di vita.

La responsabilità è anche dei leader-lacchè di interessi stranieri che hanno privato il generale Mladić della sua libertà consegnandolo vergognosamente alla creazione anti-serba, violando la Costituzione del paese e calpestando la volontà e la dignità della stragrande maggioranza del popolo serbo.

Il generale Mladić era un grande patriota, un coraggioso leader militare e un uomo la cui opera sarà adeguatamente valutata in un nuovo futuro contesto senza pregiudizi, dettami e stereotipi geopolitici imponenti.

Possa il generale Mladić riposare in pace e possa essere la sua gloria eterna.

Il Presidente del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali

Zivadin Jovanović

 

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L'ultimo saluto

@balkanar , 28.8.2026.

<https://t.me/balkanar/2641?single>

Dopo la morte di Ratko Mladić il 27 agosto, veterani, residenti e rappresentanti delle autorità si sono riuniti nelle città della Repubblica Srpska.

A Trebinje, ha sfilato una colonna composta da ex militari dell'esercito della Republika Srpska, familiari dei caduti e amministrazione locale. A Prijedor, i residenti hanno acceso candele al memoriale. A Zvornik, si sono svolte processioni in memoria di Mladić: i partecipanti portavano i suoi ritratti, le bandiere della Serbia e della Repubblica Srpska. A Banja Luka, alla funzione funebre hanno partecipato il leader dell'SNSD, Milorad Dodik, il primo ministro Sava Minić, i ministri e la dirigenza dell'organizzazione di veterani della RS.

A Belgrado, il ministro della giustizia, Nenad Vučić, ha dichiarato che la Serbia si occuperà del trasporto della salma da L'Aia e che i funerali si svolgeranno con i massimi onori di Stato. Il luogo di sepoltura sarà deciso dalla famiglia.

Il ricordo di Mladić è andato oltre i confini della Bosnia. Prima della partita tra lo "Stella Rossa" e il "Victoria" a Plzeň, i tifosi hanno esposto uno striscione con la scritta: "Generale, gloria eterna e lode". Il club stesso ha pubblicato una foto dello striscione sulla sua pagina ufficiale.

Nella memoria dei serbi, Mladić rimane un combattente per la giustizia e i diritti del popolo serbo, nonché un simbolo dei doppi standard della comunità internazionale e di una "giustizia" parziale.

 

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Ratko Mladić sarà seppellito il 7 settembre

@balkanist , 3.9.2026.

<https://t.me/balkanist2019/23133>

La salma del generale Ratko Mladić, ex comandante dello Stato Maggiore dell'Esercito della Repubblica Serba, è stata trasferita da L'Aia alla Serbia. Suo figlio, Darko Mladić, aveva precedentemente recuperato personalmente la salma del padre nei Paesi Bassi.

Il funerale del generale si svolgerà a Belgrado in diverse fasi. 

Sabato, 5 settembre, dalle 12:00, presso la Casa dell'Esercito Serbo si terrà una cerimonia commemorativa. Chi lo desidera potrà partecipare per rendere l'ultimo omaggio a Mladić.

Lunedì, 7 settembre, dalle 9:00 alle 12:30, il funerale si terrà nella chiesa di San Luca a Vidikovac. Successivamente si terrà la funzione funebre e, quindi, il corteo funebre si dirigerà verso il cimitero di Topčider, dove Mladić sarà sepolto.

Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha dichiarato che lo Stato fornirà alla famiglia il necessario supporto logistico e organizzativo, nonché garantirà la sicurezza durante gli eventi. Secondo le stime delle forze dell'ordine serbe, potrebbero partecipare al funerale decine di migliaia di persone.

 

=== 4 ===

Fabrizio Poggi su l'Antidiplomatico ha pubblicato un testo dal titolo "Mladic. E se la versione della NATO non fosse quella vera?" (30.8.2026) 

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mladic_e_se_la_versione_della_nato_non_fosse_quella_vera/45289_68627/ 

in gran parte basato sull'articolo di Oliver Galic che riportiamo di seguito:

https://en.politnavigator.net/stoit-li-dogovarivatsya-s-zapadom-na-smert-ratko-mladicha.html

 

Is it worth negotiating with the West? On the death of Ratko Mladić 

 

Oliver Galic – 27.08.2026, Belgrade

During the civil war in Bosnia and Herzegovina, the commander of the Army of the Republic of Srpska, Ratko Mladić, tried to avoid civilian casualties and regularly complied with Western demands.

But for saving tens of thousands of civilians in Srebrenica, the general was declared a "perpetrator of genocide," tried in an illegal court, and left to rot in an illegal prison, recalls a Politnavigator correspondent.

General Ratko Mladić has been a national hero of the Serbian people for decades, and his death on August 27, 2026, in The Hague, following a verdict by a completely illegal body, will only cement that status. But Mladić's path to Serbianism was not easy, and ultimately, he was betrayed by both the Republika Srpska and Serbia, for which he fought.

Ratko Mladić, by his own account, was born on Clean Monday, March 8, 1943, in the Serbian village of Božanovići in Herzegovina, which was then under the control of the fascist Independent State of Croatia, a puppet of the Third Reich. His father, Neđo Mladić, was a communist partisan who died in the spring of 1945 fighting the Croatian fascist Ustaše.

In 1961, 18-year-old Ratko Mladić entered the Military Academy of the Yugoslav People's Army (JNA)—and he wore his JNA insignia for over 30 years. He was a model member of the League of Communists of Yugoslavia, which demanded that all nations under the rule of Josip Broz Tito become Yugoslavs—and the Serbian people, first and foremost, should do so.

Ratko Mladić served for many years in what is now North Macedonia. In January 1991, he was transferred to Kosovo with the rank of colonel. However, just six months later, he was appointed commander of the JNA corps in the predominantly Serb city of Knin (now Croatia). Since December 1990, Knin has been the center of the Republic of Serbian Krajina, which Croatian Serbs proclaimed in response to the onset of mass repression by Zagreb. However, Ratko Mladić was ordered not to protect the Serbs, but to negotiate with the Croats, conduct "peacekeeping operations," and separate the warring parties.

Only in August-September 1991, when Croatian illegal armed groups began attacking not only Serb settlements but also JNA barracks, did Colonel Mladić's corps conduct several successful operations against Croatian militants. For this, Mladić was promoted ahead of schedule to major general in October 1991, marking the first time since World War II that an officer who had failed the special examinations had become a JNA general.

The Serbian Krajina, protected by Mladić's corps, felt relatively secure, but in late 1991, Serbs began experiencing problems in the neighboring Yugoslav republic of Bosnia and Herzegovina (BiH). The Muslim majority in BiH, led by Alija Izetbegović, with the support of local Croats, set a course for transforming the republic into a Muslim state. There, Serbs faced extermination, expulsion, or, at best, third-class citizenship. Therefore, in January 1992, they proclaimed the creation of the Republika Srpska (RS) in BiH.

Ratko Mladić, who had been promoted to lieutenant general at the end of April 1992, was appointed commander of the 2nd Military Region of the JNA in Sarajevo on May 10, 1992. By that time, large-scale ethnic cleansing of Serbs had been underway in the capital of BiH for over a month, and Muslims had established a concentration camp for Serb prisoners and hostages in the Olympic Stadium. Meanwhile, on May 4, the Presidency of Yugoslavia, which at that time consisted of only Serbia and Montenegro, decided to withdraw all military personnel from BiH who were not citizens of Bosnia and Herzegovina.

Ratko Mladić was supposed to implement Belgrade's decision, and he even attempted to do so by negotiating with Muslim leaders for the unimpeded withdrawal of an unarmed JNA column from the city of Tuzla. But on May 15, 1992, Muslim militants ambushed the city, wounding 212 JNA soldiers and officers and taking 140 hostage. The general realized he would have to fight anyway and accepted the offer to lead the Army of the Republic of Srpska, which had been formally established on May 12, 1992, but which in reality did not yet exist—the armed forces of the Bosnian Serbs at that time were formed from local militia departments.

Mladić ensured the withdrawal of JNA personnel from Bosnia and Herzegovina by May 19, 1992, but left military equipment, weapons, and ammunition in the possession of the RS Army. Since 80-85% of the JNA units in Bosnia were local Serbs, they simply changed their insignia, and the army experienced no personnel shortages.

Since the Muslims lacked a military leader of comparable stature, they resorted to the familiar terrorist route. On May 27, 1992, an explosion rocked a bread line in central Sarajevo, killing dozens. The RS Army was accused of firing on the line, even though no shell could have reached it from Serbian positions.

This terrorist attack was used as a pretext for introducing international sanctions against Yugoslavia, and General Mladic came under pressure from the West and from Belgrade to hand over the Sarajevo airfield to the control of heavily armed UN "peacekeepers" (UNPROFOR).

After Western assurances that only humanitarian supplies would be delivered to the city, which was partially besieged by Serbs and controlled by Muslim militants, Mladić handed over the airfield to the Canadian military on June 29, 1992. From then on, it became a source of arms and ammunition for Muslim militants, continuing until the very end of the war in BiH.

Mladić responded to this as best he could: by December 1992, the RS Army controlled 70% of BiH's territory. In the summer of 1993, the general launched Operation Lukavac, which completely sealed off Sarajevo, and the Serbs advanced toward the last Muslim strongholds in BiH—the cities of Bihać, Goražde, Žepa, Srebrenica, and Tuzla.

The war could have ended then, but the UN declared these cities and their environs "safe zones," and Mladić agreed—even though Muslim militants in these zones, protected by UNPROFOR, regularly carried out raids and massacres of Serb civilians. Meanwhile, in the spring of 1993, the West established the so-called "International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia" (ICTY) in The Hague, whose purpose was to convict Serbs.

In February 1994, Bosnian Muslims staged another provocation, firing a 120mm mortar shell at Sarajevo's central marketplace, killing 68 people and wounding over 200. The then-commander of UNPROFOR, British General Michael Rose, testified that the mortar shell came from Muslim positions, but ultimately the Serbs were blamed.

NATO issued an ultimatum to the RS Army: withdraw heavy weapons 20 kilometers from Sarajevo, or else massive air strikes would begin on Serb positions. Mladić agreed on the condition that this would not lead to a Muslim offensive, which ultimately occurred. And in November of that year, under the pretext of protecting the "safe zone" in Bihać, NATO aircraft began bombing Serbs anyway.

By the summer of 1995, Colonel General Ratko Mladić had apparently grown tired of negotiating with cheaters. The RS Army advanced toward Žepa, Goražde, and Srebrenica, from where bloody raids by Muslim militants under cover of "peacekeepers" continued.

Srebrenica was captured on July 11, 1995. Some militants managed to escape the city, but more than 2000 of them, including minors, were taken prisoner. More than 36000 civilians from the Srebrenica enclave were evacuated by bus to Goražde, which they abandoned under Western pressure. Nearly 2000 captured militants were executed, which Mladić simply didn't have time to prevent because he was in Serbia.

On July 16, 1995, the ICTY issued arrest warrants for Mladić and RS President Rodovan Karadžić. They were accused of genocide against "civilian Muslims," ​​despite the fact that television networks around the world had previously shown convoys of buses carrying evacuated residents of Srebrenica. But the RS Army continued its offensive, capturing Žepa on July 25. And then the West followed its usual path: on August 28, 1995, Muslims again shelled Sarajevo's central market, killing 43 and wounding 81.

The Serbs were again blamed for everything, and NATO, as usual, demanded the withdrawal of the RS Army's heavy weapons from Sarajevo. Mladić, having had his share of bad experiences, refused, and NATO aircraft began massive bombing raids on Serb positions, which were being attacked in concert by Muslims and Croats. Mladić and the RS Army were prepared to fight, but in early October 1995, under pressure from Serbian President Slobodan Milošević, they agreed to a ceasefire.

On December 21, 1995, at the American airbase in Dayton, Milosevic, Izetbegovic and Croatian President Franjo Tudjman signed an American-dictated peace agreement, which became known as the Dayton Agreement.

According to it, the Republika Srpska received 49% of the territory of BiH, while the Serbs were forced to abandon a significant portion of the positions they had held since 1992. The most horrific exodus was the exodus of nearly 100 Serbs from the outskirts of Sarajevo; they even dug up their ancestors from their graves, realizing that Serb cemeteries would be desecrated. The RS Army ceased to play any role, and the new president of the Republika Srpska, negotiating with the West about his personal future, dismissed Ratko Mladić in November 1996.

By that time, an international arrest warrant had already been issued for the general, and he was in Serbia under the protection of Slobodan Milošević, maintaining his status as a member of the Yugoslav Army. However, after Milošević's overthrow, the new Yugoslav President Vojislav Koštunica first dismissed Ratko Mladić and, in 2005, stripped him of his pension. A €10 million reward was offered for the general's capture. He was ultimately arrested in May 2011, and just five days later, by order of Serbian President Boris Tadić, he was extradited to The Hague.

There's no point in discussing Mladić's trial, his life sentence, the general's conditions of detention, and his death in prison in The Hague. Instead, it's worth discussing the futility of any attempts to negotiate with the West, since ultimately, it wasn't just Mladić who ended up in the ICTY dock, even though he, at the very least, could have been brought to trial for the war crimes of his subordinates in Srebrenica.

However, Milosevic, who surrendered to the West the interests of not only the Bosnian but also the Croatian Serbs, and Plavsic, who turned the Republika Srpska into a NATO protectorate, were also sent to The Hague.

Now, another illegal court created by the West in The Hague has issued an arrest warrant for Russian President Vladimir Putin, while Western emissaries regularly flock to Moscow with proposals for various "deals."

It's understandable that diplomatic courtesy and Russian hospitality demand their acceptance. However, during negotiations with these people, the fate of General Ratko Mladić should always be kept in mind. 

 

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