Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ETS
ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU
ITALIAN COORDINATION FOR YUGOSLAVIA

Segnaliamo importanti saggi apparsi sull'ultimo numero (2/2026) della "Rivista di Studi Politici", dedicato monograficamente alle interconnessioni tra Balcani e Italia.

In particolare:

* sulle evidenze dei crimini ustascia nell'NDH in archivi italiani e vaticani, di Miloš Vojinović;

* su Ivo Andrić e i suoi rapporti con l’Italia, di Paolo Trichilo e Marija Mitrović;

* articoli quella questione macedone di Palminteri, Rudi e Ljuljanović;

* articoli su beni artistici e culturali istriani;

* l'illuminante introduzione di Giordano Merlicco, che riproduciamo integralmente di seguito, e altri ancora.

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https://www.rivistadistudipolitici.it

 

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Introduzione

Giordano Merlicco

Sulla penisola balcanica pesa un pregiudizio di barbarie e violenza che si è sviluppato nel tempo e ha conosciuto nuova linfa con le guerre degli anni ’90. A tratti tale immagine ha assunto le dimensioni di una vera e propria leggenda nera, tanto che alcuni hanno fatto della violenza la chiave di volta per interpretare la storia regionale [1]. Essa ha influito anche sulla rappresentazione che di sé stessi hanno i balcanici, oscillanti tra l’interiorizzazione fatalistica dello stereotipo e la rivendicazione di un’autonoma e peculiare identità culturale. Nella prima tipologia rientra il tentativo di Franjo Tuđman, presidente croato negli anni ’90 del XX secolo, di segnare con una linea retta il confine dei Balcani, intesi come spazio culturale prima ancora che geografico, da cui beninteso restasse fuori la Croazia, saldamente ancorata, nella sua visione, a un ambito centroeuropeo [2].

Per il secondo tipo di reazione, invece, si possono citare i versi appassionati della poetessa Desanka Maksimović:

Non mi vergogno di essere,

Come voi dite,

Un barbaro dei Balcani,

Suolo di polvere e tormenta.

Ascoltatemi ora,

Anche dai noi esiste

Una, a voi ignota, cultura [3].

Senonché la leggenda nera dice qualcosa dei Balcani, ma anche qualcosa di chi li osserva. Così come la bellezza, anche la reputazione è, in buona misura, negli occhi di guarda. Mark Mazower, in un libro che rimane una delle più efficaci introduzioni alla storia regionale, opera un confronto interessante, mettendo in relazione Montenegro e Inghilterra [4]. L’usanza di esporre in pubblico le teste mozzate dei nemici, nella prima metà del XIX secolo indusse James Gardner Wilkinson, esperto viaggiatore e padre dell’egittologia britannica, a denunciare i montenegrini come «barbari selvaggi»:

La loro concezione della guerra è completamente diversa da quelle dei popoli civili. Essi tagliano le teste dei nemici che vengono catturati con le armi in mano e risparmiano solo coloro che si arrendono prima della battaglia [5].

Quando Wilkinson sollecitò un trattamento meno ripugnante, il sovrano montenegrino Pietro spiegò che anche i turchi erano soliti ricorrere a questa usanza e non era possibile rinunciarvi unilateralmente senza dare una sgradevole impressione di debolezza [6]. Eppure pochi in Europa ricordavano – e ricordano, aggiungeremmo noi – che nel 1820, pochi anni prima del caso di cui fu testimone Wilkinson, la stessa pratica era stata impiegata dall’esecutivo di sua maestà britannica. Dopo aver condannato alla pena di «impiccagione, sventramento e squartamento» gli autori della “congiura di Cato Street”, le autorità inglesi ne lasciarono penzolare i cadaveri. Dopodiché il boia mozzò le teste e le mostrò a una folla di migliaia di persone, alcune delle quali avevano pagato un prezzo considerevole per godersi lo spettacolo da posizione ravvicinata. Una cronaca dell’epoca riporta «un mormorio di sorpresa e interesse, che non assunse mai il tono di aperta disapprovazione»; le reazioni della folla erano di curiosità, più che di disappunto [7].

Se ne può dedurre che l’indignazione risente non solo della natura del fatto compiuto, ma anche di chi e dove lo compie. Sull’immagine tetra dei Balcani influisce una certa falsa coscienza che, così come ha delineato Edward Said per il caso del mondo arabo, è funzionale al mantenimento e alla legittimazione di alcuni approcci politici [8]. Maria Todorova, una delle più note studiose della regione, ha messo a confronto le definizioni impiegate per descrivere le perdite umane delle guerre balcaniche degli anni ’90, con quelle usate per conflitti più lunghi e letali, come la guerra del Vietnam:

Con la disinvoltura con cui i giornalisti statunitensi dispensano accuse di genocidio in Bosnia, dove la stima delle vittime oscilla da 25.000 a 250.000, sarebbe interessante sapere come essi definiscono gli oltre 3 milioni di morti vietnamiti [9].

Così come esiste un “orientalismo”, esiste anche un “balcanismo”. Poco importa che la regione balcanica sia geograficamente europea, essa rappresenta un alter ego interno, il lato oscuro di un continente per altri versi luminoso: «Come nel caso dell’Oriente, i Balcani sono serviti come ricettacolo di caratteristiche negative, in opposizione al quale è stata costruita un’immagine positiva e autocelebrativa di “Occidente” ed “europeo”» [10].

Obiettivo del presente numero della «Rivista di Studi Politici» non è dissipare la leggenda nera dei Balcani. Del resto tale immagine ha avuto anche effetti positivi. Da un lato ha attirato sulla regione la curiosità di vari osservatori, dall’altro ha respinto coloro che non erano disposti ad andare oltre il velo dei pregiudizi, o a cimentarsi con la intricata profondità dei processi politici e culturali balcanici.

Il filo conduttore di questo volume è il legame che la regione intrattiene con la penisola appenninica. Le interconnessioni tra le due sponde dell’Adriatico sono profonde, numerose e, giova ripeterlo, son sempre esistite. Basti pensare ai numerosi imperatori romani originari dei Balcani, da Costantino a Giustiniano, fino a Diocleziano, figura senza pari nella storia imperiale di sovrano che cede volontariamente il potere, ritirandosi a vita privata nella natìa Dalmazia. 

Gli articoli di questo focus descrivono la trama di un contrappunto, in cui l’Italia è presente come controparte, punto di riferimento e ispirazione, fonte di riflessione sul passato e il presente dei Balcani. C’è l’Italia degli osservatori diplomatici, militari ed ecclesiastici che sostenevano gli ustascia e al contempo ne documentavano i crimini. C’è l’Italia nelle lenti di Ivo Andrić e l’Italia che deve calibrare le sue politiche culturali nel difficile intento di adattarsi alle riconfigurazioni che ha vissuto la regione balcanica nel corso del XX secolo.

È infine significativo che diversi articoli, quasi un focus nel focus, siano dedicati alla Macedonia, che con la Bosnia-Erzegovina si è alternata spesso nel ruolo di epicentro delle crisi regionali. Prima di esser uno Stato, la Macedonia è un territorio geografico che ha rappresentato croce e delizia degli equilibri regionali. In questa trappola ha rischiato di ricadere, dopo il 1991, la Repubblica della Macedonia del Nord. Pur con varie difficoltà è riuscita ad evitarlo, ma ciò non è bastato a metterla al riparo da una disputa culturale, politica ed ideologica con gli Stati confinanti, che perdura ancora oggi. Le contese balcaniche del resto assumono di consueto valenze culturali e identitarie [11]. Nei Balcani la storia non rimane confinata sui libri e nelle biblioteche: rinasce periodicamente, fosse anche per scopi esclusivamente strumentali. È anche per questo che risulta particolarmente stimolante accettare la sfida di individuare, interpretare e decifrare le dinamiche balcaniche.

NOTE:

1) Cfr. S. Petrungaro, Balcani. Una storia di violenza?, Carocci, Roma 2012.

2) M. Razsa, N. Lindstrom, Balkan Is Beautiful: Balkanism in the Political Discourse of Tuđman’s Croatia, «East European Politics and Societies», 18, 4/2004, pp. 628-50.

3) D. Maksimović, Izabrane pesme, Zora, Zagreb 1950, p. 48.

4) M. Mazower, The Balkans, Phoenix Press, London 2001, p. 131.

5) J. G. Wilkinson, Dalmatia and Montenegro, John Murray, London 1848, p. 433.

6) Ivi, pp. 475-76.

7) G. T. Wilkinson, An authentic history of the Cato-Street Conspiracy, Thomas Kelly, London 1820, p. 366.

8) E. Said, Orientalismo: l’immagine europea dell’Oriente, Feltrinelli, Milano 2015.

9) M. Todorova, Imagining the Balkans, Oxford University Press, New York 2009, p. 7.

10) Ivi, p. 188.

11) G. Merlicco, La Grecia e la Macedonia (del Nord): storia, politica e geopolitica di una contesa balcanica, «Rivista di Studi Politici», 3-4/2018, pp. 157-76.

 

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Rivista di Studi Politici 

Trimestrale dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”

Indice n°2 – 2026

NOTA DEGLI EDITORS-IN-CHIEF

FOCUS
Balcani e Italia: interconnessioni tra storia, arte e cultura
a cura di Giordano Merlicco

Introduzione
di Giordano Merlicco

Vent’anni sulla soglia dell’Europa. La nuova questione macedone
di Paolo Palminteri

La centralità strategica dei Balcani: quali sfide per la politica estera italiana?
di Laris Gaiser

Problems of demographic security in the Balkans
di Miša Đurković

Ivo Andrić, diplomatico e Nobel, e i suoi rapporti con l’Italia
di Paolo Trichilo e Marija Mitrović

Il Tempio di Augusto a Pola tra ricostruzione e diplomazia culturale (1946-1947). Archeologia, soft power e ridefinizione dei confini nell’Adriatico postbellico
di Massimiliano Tita

I dipinti di Vittore Carpaccio in Istria. Un percorso sintomatico tra le ragioni dell’arte, il vissuto storico e la comunità degli studi (2000-2025)
di Luca Caburlotto

L’assassinio del console russo a Bitola/Monastir Aleksandr Arkad’evič Rostkovskij e la rivolta di Sant’Elia del 1903 in Macedonia
di Fabrizio Rudi

La violenza ustascia nello Stato Indipendente di Croazia: archivi italiani e vaticani a confronto
di Miloš Vojinović

Confini spirituali e contese territoriali. La Macedonia dal periodo ottomano ai giorni nostri
di Denis Ljuljanović

STUDI E RICERCHE

Dall’oblio alla riscoperta. La tradizione sociologica cristiana in Italia
di Roberta Iannone, Francesco Pietroniro

L’Africa nelle istituzioni internazionali: cooperazione, crisi del debito, migrazioni e povertà
di Donatella Strangio

LIBRI CONSIGLIATI

Paolo Trichilo – Slovenia insolita. Una guida italiana al patrimonio culturale sloveno
di Luca Caburlotto

Valerio Mattioli – Novanta. Una controstoria culturale
di Alessandro Barile

Giuseppe Ricotta, Giovanni Ruocco (a cura di) – Pensare, classificare, costruire l’alterità. Percorsi di critica postcoloniale
di Luca Alteri

NOTE BIOGRAFICHE

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