https://www.cnj.it/

COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA JUGOSLAVIA - onlus

ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU

rright10.gif (248
                            byte) iniziative

rright10.gif (248
                            byte) documentazione


Documento
Costitutivo

rright10.gif (248 byte) solidarietà

rright10.gif (248 byte) informazione

rright10.gif (248 byte) cultura

rright10.gif (248 byte) politica

rright10.gif (248 byte) amicizia

rright10.gif (248 byte) valori fondativi

 AMICIZIA E SOLIDARIETÀ

Bandiera del popolo rom
CON IL POPOLO ROM




INDICE:

Iniziative segnalate
MA LA MEMORIA DOVE STA? Lettera Aperta di CNJ-onlus all'Ass. 21 Luglio su Emma Bonino (10/2012)
Idea Rom Onlus / Jovica Jović / Marco Rovelli e Moni Ovadia:
Perché non è appropriato il termine "Porrajmos" per il genocidio dei Rom

Idea Rom Onlus: 2 AGOSTO: A QUANDO IL RICONOSCIMENTO ITALIANO DEL PORRAJMOS? Il Parlamento Europeo ha approvato la Risoluzione 2015/2615 (RSP) con cui si riconosce la persecuzione ed il genocidio dei Rom durante la seconda guerra mondiale... (2016)
Per Maria una campagna internazionale razzista contro i Rom (2013)
Italia: continuano i pogrom contro i rom
RICORDO DI ZENA HUSEJNOVIĆ (2010–2016)
Rom e Sinti aspettano ancora il loro 25 Aprile
Immagini, video e testi dalle manifestazioni del 2008
Sulla condizione dei rom in Kosovo e del Kosovo
FIRENZE 2007: APPELLO
GIUSTIZIA PER I PROFUGHI DEL KOSOVO IN ITALIA
FLORENCE 2007: APPEAL
CALL FOR JUSTICE FOR THE KOSOVO REFUGEES IN ITALY
FIRENCA 2007.god.: APEL
PRAVIČNO REŠENJE ZA IZBEGLICE SA KOSOVA, KOJI BORAVE U ITALIJI


Documenti sulla persecuzione dei Rom durante la II Guerra Mondiale:
I VIDEO
Stefano Pasta: Rita e gli esperimenti nazisti sui bimbi Rom
Eleonora Martini:
Tra Auschwitz e Agnone, l’eredità del Porrajmos
Paola Cecchi: Sui Rom morti durante la II Guerra Mondiale
Elena Romanello: Ricordata per la prima volta (2010) la rivolta degli zingari nei lager

Tatiana Sirbu: The Deportation of Roma to Transnistria

Giovanna Boursier:
La persecuzione degli zingari da parte del Fascismo


COLLEGAMENTI

FONTI






Iniziative segnalate:

TG ROM
Il primo Telegiornale in italia gestito da ragazzi Romanì. Un progetto di Idea Rom Onlus
GUARDA I TG // TGROM.IT // FACEBOOK

=> Roma, 27 gennaio 2015
presso l'I.C. Fratelli Cervi (via Casetta Mattei 279)
27 GENNAIO: PER NON DIMENTICARE
9.45 apertura Anpi Trullo-Magliana “Sezione Bartolini” e Arci Solidarieta Onlus
video appello sull'inserimento nei libri di storia del rastrellamento del Quadraro
10.00 saluti del Presidente del Municipio Roma XI Maurizio Veloccia
10.15 testimonianza di Tina Costa, stafetta partigiana e vicepresidente Anpi di Roma
11.00 Porrajmos: lo sterminio dimenticato – presentazione del libro "Sette donne rom" con la curatrice delle interviste Cristina Mattiello
12.00 chiusura di Mimma Miani, Politiche Sociali e Multiculturalità Municipio Roma XI


=> Bologna, 25 gennaio 2015
c/o Centro Civico Corticella, Via Gorki 10
Sinti e Rom in Europa, 70 anni dopo Auschwitz
Promuove l'associazione Piantiamolamemoria
Partecipano:
- Giorgio Bezzecchi (figlio di deportati in campi di concentramento, direttore del Museo del Viaggio "Fabrizio De André")
- Monica Brandoli (Responsabile Ufficio Adulti Vulnerabili ed Inclusione Sociale - Comune di Bologna)
- Luigi Chiesi (Pastore evangelico zigano, comunità Sinti di Bologna)
- Andrea Mochi Sismondi (autore del libro "Confini Diamanti. Viaggio ai margini d'europa, ospiti dei rom")
- Gabriele Roccheggiani (sociologo, ricercatore Università di Urbino “Carlo Bo”)
Modera il giornalista di Radio Città del Capo Giovanni Stinco.
Saluto iniziale del Presidente del Quartiere Navile Daniele Ara.

Al termine dell'incontro, con chi vorrà, ci recheremo in visita all'ex campo nomadi di via Gobetti, a fianco della passerella sul canale Navile (di fronte alla Fornace Galotti), luogo dove il 23 dicembre 1990 la banda della Uno bianca uccise i Sinti italiani Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Santina. Punto di ritrovo: parcheggio del Museo del Patrimonio Industriale, via della Beverara 123 (ore 12.30 circa).
evento Facebook


=> Monselice (PD), 25 gennaio 2015
ore 17.30, Libreria Fahrenheit “non solo libri” via XXVIII aprile, 19
PORRAJMOS
* Video documentario dell’Opera Nomadi Nazionale sullo sterminio dei Rom/Sinti
* (In)Canto Rom n.1 - Con Marta Marcello e Fabio foca Rossi. Canti e musiche dai campi di concentramento ai “campi nomadi”
Conduce Roberto Costa, direttore di Biancoenero
Introducono: Francesco Miazzi – Giulia Polato
COMITATO P. “LASCIATECI RESPIRARE” – ADL-COBAS – ASSOCIAZIONE “IL COLIBRÌ”
RAZZISMO STOP – ASSOCIAZIONE CULTURALE “LA BILANCIA” - “CHILD AGAIN FOR SYRIA”
scarica la locandina (PDF)
../INIZIATIVE/volantini/monselice250115.jpg

=> NKPJ I SKOJ OŠTRO OSUĐUJU FAŠISTIČKE NAPADE KOJI SU USMERNI KA ROMSKOJ POPULACIJI (7.12.2014. NKPJ e SKOJ contro gli attacchi fascisti contro i Rom in Serbia)

=>
NUOVO FILM: Io rom romantica
di Laura Halilovic, con Claudia Ruza Djordjevic, Marco Bocci, Lorenza Indovina, Antun Blazevic, Dijana Pavlovic, Giuseppe Gandini, Zema Hamidovic, Sara Savoca, Simone Coppo. Dal 24 luglio 2014 nei cinema

=> Roma, 30 gennaio 2014
Rom e Sinti in Europa
(anche su JUGOINFO)

=> Brescia, 27 gennaio 2014
Zingari: l'Olocausto dimenticato


=> Torino, 26 gennaio 2014
LA VALLE DEI SOSPIRI (Valea Plângerii) PER RICORDARE L'OLOCAUSTO ROM
(vedi anche l'evento Facebook)

=> Milano, 7 aprile 2013

Giornata Internazionale del popolo Rom
(vedi anche la locandina con il programma)

=> Milano, 26 gennaio 2013
GIORNATA DELLA MEMORIA 2013 A NIGUARDA (MILANO)

Sabato 26 gennaio 2013 presso il circolo “Francesco Rigoldi” di via Hermada 8 a Niguarda, quartiere della Zona 9 di Milano, iniziativa in occasione della “Giornata della Memoria”, per non dimenticare la Deportazione e lo sterminio pianificato nei lager nazifascisti.
Proiezioni di audiovisivi ed interventi di Dijana Pavlovic (attrice, Comunità Rom), Franco Bomprezzi (portavoce Ledha), Marco Mori (ARCI Gay di Milano), Emanuele Fiano (Comunità Ebraica di Milano), Renato Sarti (attore, Teatro della Cooperativa di Niguarda) ed Onorio Rosati (Sindacato CGIL).
GLI INTERVENTI DI DIJANA PAVLOVIC, FRANCO BOMPREZZI, MARCO MORI, EMANUELE FIANO, ONORIO ROSATI E RENATO SARTI:
    • http://www.youtube.com/watch?v=0bWVvRer5KE
    • http://www.youtube.com/watch?v=-yT-Ym_nGII
    • http://www.youtube.com/watch?v=24fudI4aU4s
    • http://www.youtube.com/watch?v=irlw-ztoQ3M
    • http://www.youtube.com/watch?v=IxDbBB4YbLQ
    • http://www.youtube.com/watch?v=-2UJ5bWE16M


=> Berlin, October 24, 2012
Memorial for Sinti and Roma murdered by the Nazis is unveiled
Monument for Sinti and Roma victims of Nazis highlights German government hypocrisy (WSWS - also via JUGOINFO)

=> Roma 16 ottobre 2012
PENSARE CONTRO-CAMPO...

MA LA MEMORIA DOVE STA? Lettera Aperta di CNJ-onlus all'Ass. 21 Luglio su Emma Bonino (10/2012)

=> Pisa 9 maggio 2012
ROM GENTI LIBERE. Serata d'incontro e musica con Santino Spinelli
(vedi anche l'evento Facebook)

=> Milano 8 marzo 2012
ROMNIA' E SINTE - Le donne 'zingare' tra pregiudizio e marginalità

=> Roma 4 marzo 2012
Porrajmos. Sterminio e resistenza del popolo rom

=> Brescia 26 gennaio -16 febbraio 2012
Rassegna cinematografica sulla storia e cultura di Rom e Sinti
brescia2012rom

=> Milano Magenta Arcore Usmate-Velate 25/1--3/2/2012
Iniziative sul Porrajmos in occasione della Giornata della Memoria

=> Firenze 27 gennaio 2012 - “Giorno della memoria”
Serata rom / presentazione del libro di
Adem Bejzak e Kristin Jenkins
UN NOMADISMO FORZATO
...di guerra in guerra... Racconti rom dal Kosovo all'Italia


=> Milano 27 gennaio 2012
- “Giorno della memoria”
"A forza di essere vento": musica, teatro e cultura Rom
evento facebook

=> Napoli 27 gennaio 2012 - “Giorno della memoria”
presentazione del libro di Marco Nieli
"A nuie ce dispiace sul’ p’ ’e zoccole"

Dieci anni di pogrom ed emergenze umanitarie tra i Rom di Napoli e della Campania  


=> Milano 14 novembre 2011
"Ho incontrato anche zingari felici" (Skupljaci perja)
Un film di Aleksandar Petrovic - Jugoslavia 1967

=> Torino 10-11/10/2011
Congresso AIZO. Il genocidio di rom e sinti e le nuove intolleranze

=> Milano 7/10/2011
Inaugurazione Museo del Viaggio "Fabrizio de Andrè"
Galleria fotografica
Scarica la locandina

=> Brescia, 10 marzo 2011, ore 20:30
presso la sede della Confederazione Cobas, in via Carolina Bevilacqua 9/11 (quartiere Fiumicello)
Spettacolo teatrale: “Rom Cabaret” di Dijana Pavlovic

=> Brescia, 27 gennaio 2011, ore 20:30
presso la sede della Confederazione Cobas, in via Carolina Bevilacqua 9/11 (quartiere Fiumicello)
“Porrajmos”: la cancellazione dei popoli Rom e Sinti
Dal genocidio hitleriano alle deportazioni dell'Europa di Sarkozy e Berlusconi
Relazioni introduttive di Dijana Pavlovic e Luigino Beltrami

=> Roma 7 ottobre 2010
I DIMENTICATI FRA I DIMENTICATI
(vedi anche su JUGOINFO)

=> Milano 30 settembre 2010
Incontro con Paul Polansky
(vedi anche su JUGOINFO)

=> Roma 4 settembre 2010
MANIFESTAZIONE NAZIONALE del popolo Rom

=> Rho 27 gennaio 2010
Presidio nella Giornata della Memoria
contro il razzismo ai danni del popolo Rom



=> Rho (Milano) 15-16 maggio 2009
XXII Convegno Nazionale A.I.Z.O.


=>
Besançon (France) 19 juin 2009
Dix ans nettoyage ethnique des Roms du Kosovo !
poster


=> 8 aprile 2009
per la Giornata internazionale del popolo Rom
iniziative in Piemonte
Casale Monferrato 2009



=>
Varallo (VC), dal 12 al 30 gennaio 2009
mostra Porrajmos: altre tracce sul sentiero per Auschwitz



=>
Stazzema (LU), 30 gennaio 2009
"A forza di essere vento"
In memoria dell'olocausto del popolo zingaro



=> Pisa, 23 gennaio 2009
"A forza di essere vento"
In memoria dell'olocausto del popolo zingaro



=> Varallo (VC), dal 12 al 30 gennaio 2009
mostra Porrajmos: altre tracce sul sentiero per Auschwitz
      
Varallo 2009


=> Roma, tutti i giovedi dalle 8 alle 14 - a partire dall'8 gennaio 2009:

Da:     romlavoro @ tiscali.it
Oggetto:     inaugurazione progetto "IntegraROMa" 18.12.2008
Data:     12 dicembre 2008 16:30:59 GMT+01:00

COOPERATIVA SOCIALE  “Romano Pijats”
COOP SOC  PHRALIPE’ – FRATERNITA’

in collaborazione con:

Municipio Roma IV
Opera Nomadi Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)
Sportello di segretariato sociale per l’avviamento al lavoro delle Comunità Rom, Sinti e Camminanti
Comune di Roma Dipartimento XIV - Deter. Dir. N. 1939 del 23.12.04
CESL - progetto bianca e bernie

invitano
alla
manifestazione culturale e esposizione artigianale dei Rom/Sinti del IV Municipio:

“IntegraROMa”
 
tutti i giovedì dalle ore 8.00 alle ore 14

Area Parcheggio Piazzale Ennio Flaiano
(zona Vigne Nuove - Porta di Roma)

TROVERAI:
- artigianato in rame, antiquariato, abiti usati, collezionismo, bigiotteria etc…
- esibizione del lavoro effettuato dai maestri ramai Rom,
- musica balcanica
- mostra storico – documentaria sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti
- banchetti di libri e materiale informativo sul popolo dei Rom, Sinti e Camminanti

Come arrivarci:
Auto: Uscita Raccordo N. 10 proseguire per Vigne Nuove
Autobus: da Termini prendere autobus 36 scendere fermata VIGNE NUOVE/LUMIERE


SCARICA LA LOCANDINA (formato Word) - altre info



=> Pistoia, fino al 13 dicembre 2008

La figura dello zingaro nell'immaginario italiano
vedi spec. questo articolo


=> Roma 8/6, Milano 12-13-14/6/2008

SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO ROM,
NO ALLE POLITICHE RAZZISTE

il CNJ ONLUS aderisce e chiede, anche per i rom jugoslavi:
VRATITE NAM NAŠU ZEMLJU!
RESTITUITECI IL NOSTRO PAESE!


=> Asti 28 maggio 2005
XIX° CONVEGNO NAZIONALE A.I.Z.O.
Associazione Italiana Zingari Oggi



=> Milano 23 marzo 2005


Porraimos e Samudaripen - Genocidio e divoramento
L'Olocausto ed il popolo Rom
Serata di autofinanziamento per microprogetti in Serbia




Italia - continuano i pogrom contro i rom:



Per seguire gli aggiornamenti consigliamo la Rassegna immigrazione, asilo e razzismo dell'ARCI


ottobre 2013:
Per Maria una campagna internazionale razzista contro i Rom (2013)
agosto 2012:
"Sono Rom, ma non ladra di bambini. La mia verità sui roghi di Ponticelli". Angelica libera 4 anni dopo (14/08/2012 - Il Mattino)

Su altri pogrom contro i Rom a Ponticelli, di matrice camorristica, si veda la notizia recente (10 luglio 2012):
Clan Casella-Circone bruciò un campo rom per odio razziale [nel 2012]: 18 arresti
Video: Napoli, rogo al campo nomadi: arrestati 18 presunti camorristi
maggio 2012:


gennaio 2010:


dicembre 2009:

Una lettera-appello di Elisabetta Vivaldi (pubblicata su http://www.sivola.net/)
contro la persecuzione giudiziaria di Angelika
, ingiustamente accusata del falso rapimento della bimba di Ponticelli (NA)
corredata dalle seguenti ottime FONTI:
Carmosino G., “Ponticelli Colpevole di Essere Rom in Clandestino” L’Espresso online 30/11/2009 http://clandestino.carta.org/2009/11/27/ponticelli-colpevole-di-essere-rom/
Comitato Spazio Pubblico di Napoli “Giù La Maschera: cosa c’è dietro sgomberi e caccia ai Rom di  Ponticelli” http://www.osservazione.org/comunicatistampa/gi%F9%20la%20maschera.pdf
EveryoneGroup “Caso Angelica V.: interrogazione parlamentare dei Radicali” 01/12/2009 http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/12/1_Caso_Angelica_V.__interrogazione_parlamentare_dei_Radicali.html
EveryoneGroup “Report on the situation of the Roma people in Italy” 22/11/2008 http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2008/11/22_Report_on_the_situation_of_the_Roma_people_in_Italy.html
EveryoneGroup “Anti-gypsy sentiments out of control in Italy. The truth about the kidnapping in Naples” 18/05/2008 http://www.everyonegroup.com/EveryOne/MainPage/Entries/2008/5/18_Anti-gypsy_sentiments_out_of_control_in_Italy._The_truth_about_the_kidnapping_in_Naples.html
Fittipaldi E., “Rom vuol dire criminale” L’Espresso 30/11/2009 http://espresso.repubblica.it/dettaglio/rom-vuol-dire-criminale/2115931&ref=hpsp
Fittipaldi E., “Et Voila: La razza nella sentenza” L’Espresso blog http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/30/et-voila-la-razza-nella-sentenza/ 
Italia dall’Estero http://italiadallestero.info/archives/3602 
Mohacsi V. (MEP), European Parliament 20/05/2008 http://www.youtube.com/watch?gl=DE&hl=de&v=EOrfa1Np1lI
Mora M., “REPORTAJE: XENOFOBIA EN ITALIA. Condenada a ser condenada” http://www.elpais.com/articulo/reportajes/Condenada/ser/condenada/elpepusocdmg/20090201elpdmgrep_1/Tes 
MundiRomani “Lashi Vita” part I http://www.mundiromani.com/roma_woman/?film[film][keyvalue]=42#film 
MundiRomani “Lashi Vita” part II http://www.mundiromani.com/roma_woman/?film[film][keyvalue]=38#film
OSCE Human rights body concerned about anti-Roma violence in Italy, Press Release 16/05/2008 http://www.osce.org/item/31147.html 
Pizzuti D., “I vespri napoletani di Ponticelli” 17/05/2008 http://www.osservazione.org/pizzuti.htm
Ranaldi G., “Angelica” 30/11/2009 http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3481
Sigona N., “L’ultimo nemico pubblico: I rom Romeni” http://www.osservazione.org/emergenzaromromeni.htm
Soccorso Legale Napoli “Processi Brevi e Processi Sommari”, Comunicato Stampa 25/11/2009 in Osservazione http://www.osservazione.org/napoli_angelika.htm 
Soccorso Legale Comunicato 13/01/2009 http://www.osservazione.org/documenti/condanna_soccorsolegale.pdf 
Sucardrom Blog, “Nisida Nisida così vicina così lontana” 16/05/2008 http://sucardrom.blogspot.com/2008/05/nisida-nisida-cos-vicina-cos-lontana.html 
Sucardrom Blog, “Nisida Nisida così vicina così lontana” 23/03/2009 http://sucardrom.blogspot.com/2009/03/nisida-nisida-cosi-lontana-cosi-vicina.html
Sucardrom Blog, “Angelica ed il coraggio del dubbio” 30/03/2009 http://sucardrom.blogspot.com/2009/03/angelica-ed-il-coraggio-del-dubbio.html
Sucardrom Blog ,“Un giorno da dimenticare” 11/05/09 http://sucardrom.blogspot.com/2009/05/un-giorno-da-dimenticare.html
Vivaldi E., “Il Vento dell’Intolleranza” http://www.gfbv.it/3dossier/sinti-rom/vivaldi-it.html
Zoppoli G., “Dietro i roghi di Ponticelli la speculazione urbanistica'' http://www.osservazione.org/napoli_ponticelli.htm


febbraio 2009:

preziosa documentazione raccolta dalla equipe di Riccardo Iacona per il programma Presa Diretta:

Caccia agli zingari (in onda domenica 22 febbraio 2009 alle 21.30, Durata: 01h 35' 16'')
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4a7c8533-7b4a-43c1-882e-b430d6cabfe1.html?p=0

Documentary on Roma and Sinti in Italy
24/02/2009 - The Italian state-owned channel RAI3 broadcasted a documentary on the current situation of Roma and Sinti in Italy. The documentary investigates not only recent episodes of intollerance and racism, but also makes some more general points on the political use of the 'Gypsy issue' and on nomad camps and social marginalization of these communities.

La puntata inizia con lo sgombero di un campo nomadi del popoloso e centrale quartiere Testaccio di Roma, seguito da Cinzia Torriglia. Sono i Rom di Testaccio, Sinti italiani da più generazioni costretti a lasciare il luogo dove in molti hanno socializzato e costruito abitudini, dove si sono sposati e dove i figli sono andati poi a scuola. Con continui spostamenti sono stati trasferiti sempre più lontano dal centro di Roma e costretti a sopravvivere nelle periferie metropolitane prive di servizi essenziali e a fronteggiare l’ostilità crescente degli abitanti.
Riccardo Iacona torna su una vicenda che ha suscitato clamore e polemiche ovvero la costruzione di un insediamento abitativo a Mestre  per un gruppo di Sinti italiani deciso dal sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Contro il progetto si sono schierati dei comitati di cittadini.
Il nostro viaggio prosegue con Vincenzo Guerrizio che è andato in Spagna per raccontare una convivenza possibile e documentare le politiche di integrazione per i rom attuate dal governo Zapatero.
Della controversa vicenda di Ponticelli e del presunto rapimento di una neonata da parte di una giovane rom si occupa Silvia Luzi mostrandoci testimonianze e mettendo in evidenza molte incongruenze.
Infine ci saranno anche le testimonianze raccolte da Silvia Pizzetti di tre ragazze rom che hanno raccontato la dura vita a cui sono state sottoposte nel campo fin da piccole.


luglio 2008:

giugno 2008:

Comunità serba di Milano: Lettera di solidarietà con Rom e Sinti (giugno 2008)

Roma 8/6 e Milano 12-13-14/6/2008
SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO ROM, NO ALLE POLITICHE RAZZISTE
Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia aderisce e partecipa alle manifestazioni:
leggi il comunicato di adesione - scarica il comunicato di CNJ ONLUS in "formato volantino" (PDF)

foto e video dalle manifestazioni

maggio 2008:

Bambini rapiti dai Rom, i dati della Polizia di Stato
maggio 21, 2008 di Sergio Bontempelli

Il caso di Angelica, ragazza Rom accusata del tentato rapimento di una bambina di sei mesi avvenuto a Napoli, nel quartiere Ponticelli, è una montatura
http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o11920

Stop to anti-Roma violence in Italy! (European Network Against Racism - ENAR)
http://www.enar-eu.org/Page_Generale.asp?DocID=15296&langue=EN
http://cms.horus.be/files/99935/MediaArchive/pdfpress/2008-05-19%20anti-Roma%20events%20Italy.pdf
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6042


ARCI - COMUNICATO STAMPA:
Il Governo ritiri il c.d. Pacchetto sicurezza e apra un confronto con le parti sociali

Il nazista Romagnoli: "creare uno Stato Rom in Europa Orientale"

Militarizzazione, demagogia e razzismo di Stato: il governo Berlusconi si è presentato al paese (Rete dei Comunisti)

IBRA, “LO ZINGARO” / Razzismo Rom: tifosi minacciano Pirlo , Ibrahimovic e Mihajlovic

«Ladri di bambini». Lo stereotipo senza prove che perseguita i rom (Il Manifesto)

Bologna 16 maggio - 21 giugno: L’estraneo fra noi. La figura dello zingaro nell’immaginario italiano

I media stranieri: "Italia razzista"


Allarme razzismo. Un altro rapimento-montatura
(sul caso di Catania - 20 maggio 2008)


Dossier di Contropiano: Migranti, dogma sicurezza, razzismo di stato.
Militarizzazione, demagogia e razzismo di Stato (Rete dei Comunisti)
Stranieri e illegalità nell’Italia criminogena (Vincenzo Ruggero)
Il Sud e la paranoia repressiva, ovvero la perpetua emergenza (Adalgiso Amandola)
La città, lo spazio pubblico e la paura dell’altro:tendenze anti-urbane fra Stati Uniti e Europa (Roberta Marzorati)
Napoli e le sue banlieues. Un esempio di semi-cittadinanza delle "popolazioni interne" (Antonello Petrillo)
L'ossessione della sicurezza partorisce mostri (Contropiano)
Il mito perverso della sicurezza e la nuova dimensione della politica nella metropoli imperialista (Michele Franco)
Un interessante iniziativa territoriale del CSA Vittoria a Milano contro la logica della "sicurezza"


Il quotidiano razzismo dei quotidiani italiani


Italia, i media fomentano pogrom contro i rom

Non è il caso di qualche "ebreo sanguinario uso sacrificare bimbi cristiani", come si diceva nel Medioevo, ne' la storia di qualche donna bruciata sul rogo a furor di popolo con l'accusa, urlata e indimostrabile, di "stregoneria". Non sono i serbi kosovari accusati ad arte di avere affogato tre bimbi albanesi - come recitava la falsa notizia fatta circolare in Kosovo nel 2004 allo scopo di dare l'avvio a violenze indiscriminate contro i cittadini non-albanofoni.
Stavolta si tratta di rom. Sono gli ultimi della scala sociale, quelli che non hanno diritto di replica, quelli che rischiano più di qualsiasi altro gruppo, esclusi, isolati e perdenti in partenza, da secoli. Ci vuole una vigliaccheria tutta speciale, tutta nostrana, per additare nei rom come gruppo sociale indistinto il "nemico del popolo", per individuare e "rappresentare" nei rom il capro espiatorio di tutte le insicurezze e i disagi generati in noi da questa ripugnante società in cui viviamo.
La voce che viene amplificata all'inverosimile è che "i rom sono usi rapire i bambini"; è una voce che circola da decenni o forse da secoli, benchè - come fa notare l'Opera Nomadi, "in tutta la giurisprudenza non esiste un solo caso di rom che abbiano rubato bambini". Eppure, grazie alla campagna di odio razziale e razzista fomentata dai mass-media su istigazione di politici senza scrupoli, la voce è sempre più sonora ed insistente. Il nuovo "caso" è successo a Napoli l'altroieri, e già i pogrom si sono scatenati: schiaffi e pugni contro la rom che teneva in braccio un bambino non suo, e poi bombe molotov contro i campi rom, tanto sono rom, come vuoi che si difendano? Come vuoi che rispondano?


Già l'anno scorso (2007) una rom rumena era stata malmenata per avere accarezzato un bambino. Su quel caso si veda:

Presunzione di colpevolezza per la rumena presunta rapitrice di bimbo
di G. Carotenuto, al sito: http://www.gennarocarotenuto.it
oppure qui: http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5584

Bimbo sequestrato da rom, "caso di psicosi"
Il gip scarcera la donna romena accusata di aver tentato di sequestrare il piccolo di tre anni. L'unica testimone ha ritrattato.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/31/rom_palermo.shtml

Palermo: Romena Accusata Tentato Sequestro Bimbo, Mi Hanno Picchiato In Carcere
http://it.notizie.yahoo.com/adnkxml/20070801/tit-palermo-romena-accusata-tentato-sequ-afde0ec_1.html

La guerra, il razzismo, le false notizie e il diritto all’ignoranza
di G. Carotenuto, al sito: http://www.gennarocarotenuto.it
oppure qui: http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5588






Idea Rom Onlus
COMUNICATO STAMPA – 1 agosto 2016
2 AGOSTO: A QUANDO IL RICONOSCIMENTO ITALIANO DEL PORRAJMOS?


Tutti conoscono la parola Shoah, quasi nessuno Porrajmos, il grande divoramento: lo sterminio dei Rom e dei Sinti perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale. In tale periodo circa 500.000 Rom vennero uccisi all’interno dei campi di concentramento, mentre se ne stimano altre centinaia di migliaia trucidati durante rastrellamenti, rappresaglie e deportazioni.
ll termine può essere tradotto come "grande divoramento" o "devastazione". Questo disegno genocida è definito da Rom e Sinti anche con il termine Samudaripen, che significa letteralmente "tutti morti, sterminio”.
Nel 1944 venne pianificata la liquidazione di tutti i Rom internati nello “Zigeunerlager” di Auschitz-Birkenau, ma il 16 maggio i Rom, organizzandosi e munendosi di qualsiasi attrezzatura potesse essere usata come arma di difesa, riuscirono momentaneamente a contrastare le SS. Fu l’unica rivolta mai registrata, e tutt’ora quasi sconosciuta, in un campo di concentramento nazista.
L'eliminazione dei Rom fu tuttavia solo posticipata al 2 agosto dello stesso anno quando, in una sola notte, 2.897 tra uomini, donne e bambini trovarono la morte nel crematorio numero 5, quello più vicino allo “Zigeunerlager”.
Gli ebrei italiani, tra cui Pietro Terracina, testimoniano quella notte collocando questo evento tra i loro ricordi più tristi. I Rom erano coloro che suonavano, cantavano, e con le voci dei propri bambini regalavano un po' di vita a Birkenau; dopo la loro eliminazione il lager cadde nel silenzio.
Ai processi di Norimberga nessun Rom venne chiamato a testimoniare, non vennero riconosciuti risarcimenti di alcun tipo e l’intera vicenda scivolò lentamente nell’oblio collettivo.
Solo a partire dagli anni ’70 le rappresentanze Rom di tutta Europa, riunite in vari congressi mondiali, iniziarono a rivendicare il riconoscimento della propria minoranza e di alcune date simboliche fra cui quella del 2 agosto in memoria del Porrajmos.
La Germania tra il 1980 e il 1998 riconobbe progressivamente lo sterminio dei Rom, approvando alcuni risarcimenti per i familiari delle vittime mentre, nel 1994, avvenne un altro importante riconoscimento ufficiale con la commemorazione pubblica allo U.S. Holocaust Memorial Museum di Washington.
Nel 2012 a Berlino venne poi inaugurato un memoriale per i Rom e i Sinti sterminati durante la seconda guerra mondiale e in questi ultimi anni in tutta Europa, autorità di vario livello e organizzazioni della società civile, hanno iniziato a celebrare la ricorrenza del 2 agosto.
Il 15 aprile del 2015 il Parlamento Europeo ha infine approvato la Risoluzione 2015/2615 (RSP) con cui si riconosce la persecuzione ed il genocidio dei Rom durante la seconda guerra mondiale e con cui si invitano gli Stati membri a fare altrettanto.
Ma quest’anno solo il Governo Spagnolo, unico in Europa, ha deciso di commemorare in via ufficiale la memoria dello sterminio dei Rom (http://www.west-info.eu/it/per-la-prima-volta-il-2-agosto-si-ricordera-lolocausto-dei-rom/, http://www.msssi.gob.es/gabinete/notasPrensa.do?id=3995).
In Italia finora solo alcune realtà hanno assunto iniziative ufficiali e tra questi il Comune di Monserrato (CA) con un monumento in piazzale della Pace, quello di Pistoia con una targa in piazza della Resistenza, quello di Mantova con una mostra inaugurata nel 2015 all’interno della propria stazione ferroviaria.
Il Comune di Torino, pur non avendo mai ricordato il Porrajmos, è però l'unico ad aver però riconosciuto in Italia iI Romanò Dives (Ia Giornata Internazionale dei Rom che si celebra l'8 aprile), con la Mozione n.8 del 3 marzo 2011, nonostante per tale ricorrenza non abbia mai pero assunto alcuna particolare iniziativa a differenza di quanto fatto da altre autorità europee ed americane (qui, ad esempio, il messaggio video del Segretario di Stato USA Hillary Clinton in occasione di uno degli ultimi Romano Dives: http://bcove.me/mbs2dj1q).
Ma il mancato riconoscimento della propria minoranza, soprattutto nella sua memoria storica, per i Rom può generare ulteriore esclusione e segregazione sociale, ostacolando la restituzione di dignità alle centinaia di migliaia di vittime subite nei periodi più bui della storia.
Proprio per questi motivi viene rinnovato l'appello affinché le istituzioni italiane riconoscano, attraverso la memoria del Porrajmos, la persecuzione ed il genocidio dei Rom durante la seconda guerra mondiale.
Idea Rom, l’associazione delle donne Rom di Torino già insignita di una Targa d’Onore del Presidente della Repubblica, quest'anno ricorda la ricorrenza con un'edizione speciale del proprio TG Rom (http://www.tgrom.it - https://www.facebook.com/TgRomltalia) dedicandola interamente alia storia e ad una testimonianza sulle atrocità commesse nel campo di concentramento di Jasenovac (Croazia), lager quasi sconosciuto nonostante durante la seconda guerra mondiale sia stato il terzo per dimensioni e numero di internati, oltre che il più cruento per le modalità d’uccisione delle vittime.
Torino, 1 agosto 2016

IDEA ROM Onlus
c/o Centro Studi Sereno Regis
via Garibaldi 13 - 10122 Torino - ITALY
Fax +39.011.82731123 - E-mail idea.rom@gmail.com
Web www.idearom.it - Fb https://www.facebook.com/idearom.onlus
TG Rom http://www.tgrom.it/ - https://www.facebook.com/TgRomItalia/



Idea Rom Onlus
PORRAJMOS o SAMUDARIPEN

Il termine Porrajmos ha un significato controverso nelle numerose varianti della lingua Romanì. Alcuni rifiutano il termine Porrajmos a causa del significato della parola tra i Rom Kanjaira e, a sfumare, in altre comunità provenienti dai balcani. Ma fra le altre comunità Rom, anche provenienti dai balcani e coesistenti negli stessi territori dei Kanjaira, il significato si diversifica in tante direzioni: aprire, strappare, stuprare, divorare mostrano i denti, sbadiglio, abbagliamento, fissare, urlare, imbrogliare , piantare la tenda, lacerare, spalancare gli occhi o la bocca, forza smisurata e violenta, divorare, aprire gli occhi, aprire la bocca, apertura, seduta con le gambe sui fianchi, violentare, disturbare, ampliamento di un'apertura, libertà, accesso, allungare, allargare, estendere, fagocitare... Il termine è stato contestato a causa di alcuni possibili significati, in particolare per il suo uso come un eufemismo per "stupro". Ma questa ulteriore interpretazione , insieme a "gridare" e "bocca aperta" e "strappare a pezzi", aggiunge semplicemente forza al significato simbolico della parola, per quello che il genocidio ha fatto al nostro popolo. Ora abbiamo quattro parole diverse per l'Olocausto dei Rom, ma questo è abbastanza in linea con l'imprecisione complessiva sui Rom in generale, una vaghezza a cui noi stessi stiamo contribuendo. Tuttavia, il riconoscimento internazionale e l'uso della parola Porrajmos si sta diffondendo. Google ha oltre 80.000 voci di testo per Porrajmos / Porraimos / Porraimos / Poraimos e migliaia di immagini. La parola Porrajmos, per quanto controversa, ha dato un'identità e un nome al più tragico evento in tutta la nostra storia. Ovviamente non sappiamo se in futuro sarà ancora questa o un'altra parola a descriverlo ma, per il momento, crediamo che la priorità sia impegnarci per il riconoscimento, la memoria e la lezione di quei tragici eventi.

(fonte: profilo FB di Idea Rom Onlus )

---

Jovica Jović
LA MEMORIA CHE VERRA'

Cari amici, c'è una cosa che da tempo mi fa stare molto male, soprattutto di questo periodo. E non è la salute, non sono i soldi... è quella parola: PORRAJMOS.
Ogni anno, l'ultima settimana di gennaio ci incontriamo, voi a sentirmi e io a suonare, per la Giornata della Memoria, e quella parola ritorna puntuale. Voi, magari, la dite perché l'avete sentita da qualcuno istruito e, come noi Rom, la ripetete perché quello che è accaduto allora fu di una tale violenza, che dopo tutti cercarono un termine per descriverlo. Gli Ebrei trovarono la parola Olocausto, tra i Rom cominciò a diffondersi "porrajmos".
Quello che molti di voi non immaginano, è che la parola nella mia lingua significa STUPRO (si può usare solo per gli organi sessuali), quindi è estremamente violenta, ma del tutto inadatta ed offensiva ad essere pronunciata per descrivere gli stermini della seconda guerra mondiale. Può andare bene per qualcuno di voi, ma io non potrò mai dirla di fronte alle mie figlie, di fronte a una qualsiasi famiglia rom.
Ecco, parlerò a qualcuno di voi, sperando che mi capiate. Tenterò di essere calmo e comprensibile, e per questo devo spiegarvi alcuni termini della mia lingua (i termini in lingua romanés sono stati adattati alla grafia italiana, ndr.) :
PORADJOS: donna, apri le gambe.
PORAVESLES tu
PORAVASLES noi
PORAJMOS in tanti, assieme, come fare un'ammucchiata.
Per essere completi, esiste nella nostra lingua anche (due parole staccate) PO RAJMOS, che si può tradurre con "la signorilità", ma è ovvio che questo non ha alcuna relazione con l'uso che si dovrebbe fare della parola.
Quello che ho detto vale per la maggioranza dei Rom e dei Sinti - non pensate che il mio sia un capriccio: ho 60 anni, e sono figlio di una famiglia che ha partecipato alla II guerra mondiale, lì sono morti mio nonno, mio zio e poco dopo mio fratello che aveva contratto il tifo. La storia è raccontata nel libro Niente è più intatto di un cuore spezzato. Per me ricordare oggi quegli anni, usando quella parola, è come mancare di rispetto a loro e ucciderli nuovamente.
Tra i Rom, c'è chi non parla più il romanés, e altri che lo parlano per sentito dire, magari adattandolo alla lingua del paese dove vivono. Anche loro parlano allora di "porajmos" senza sapere di cosa si tratti. A loro non posso rimproverare molto. Ma quando ho parlato di questi miei sentimenti a Rom influenti e di cultura, mi è stato risposto pressappoco così: "Jovica, tu hai ragione. Ma ormai è tardi, è una parola che sta circolando da tempo e quello che tu chiedi non ha un valore pratico, anzi sarebbe anche impopolare". Avrà poco valore e sarà impopolare forse per loro, per me è una questione di rispetto per me e per l'affetto alla mia famiglia.
Con voi gagé le cose non sono andate molto diversamente. Ho scritto a molte persone di cultura, a molti che vivono nel mondo dell'informazione e della divulgazione. Le stesse persone che mi chiamano a suonare. Non ho avuto risposta. Durante i concerti, chiedo che se ne parli, ma non c'è mai il tempo pratico per farlo. Solo Moni Ovadia, durante la presentazione milanese del libro "La meravigliosa vita di Jovica Jovic", che ha scritto con Marco Rovelli, ha rotto infine il muro del silenzio.
Allora che termine usare, mi chiederete? Ultimamente, ho sentito adoperare SAMUDARIPEN, viene dalla parlata dei Rom Khorakhané, significa "totale omicidio". Anche i Rom Abruzzesi hanno un termine simile: MUNDARIPE'. Il termine esatto da adoperare sarebbe BARO MUNDARIMOS LE MANUCHENGO, cioè:
BARO = grande
MUNDARIMOS = omicidio totale
LE MANUCHENGO = dell'umanità.
Si sarebbe potuto dire LE RROMENGO, ma in questo caso si sarebbe reso omaggio solo alle vittime rom, con MANUCHENGO invece io ricordo anche gli Ebrei, gli omosessuali, i Testimoni di Geova...
Questo è tutto. Non mi importa di quanti sono stati zitti sinora, io andrò avanti finché campo a difendere le mie idee e i miei ricordi. Se volete, se avete capito, datemi una mano a far circolare questi pensieri, anche sulla stampa, anche su Facebook, dovunque. E forse, riusciremo assieme a fare un po' di luce, su tutti i defunti uccisi dal razzismo e dal fascismo
Grazie.

(fonte: blog Mahalla)

---

Marco Rovelli e Moni Ovadia
STERMINIO DEI ROM, CERCHIAMO UN'ALTRA PAROLA

sabato 25 gennaio 2014 (per il Fatto Quotidiano)

Il Giorno della Memoria è stato istituito nel giorno in cui 69 anni fa i soldati dell’Armata Rossa abbatterono i cancelli del lager di Auschwitz e vi entrarono rivelandone l’orrore. E sacrosanto è stato aver stabilito un giorno in cui ricordare quell’abisso incancellabile. Ma, come per ogni ritualizzazione, quella ferita sanguinante si scontra con il rischio della museificazione da una parte e della falsa coscienza dall’altra. Le attività e le manifestazioni di questa Giornata riguardano in maniera soverchiante la shoah, ovvero lo sterminio degli ebrei, al punto da oscurare quasi gli eccidi e le sofferenze subite dalle altre vittime della ferocia nazista: i rom, gli omosessuali, i menomati, gli antifascisti a vario titolo, i testimoni di Geova, gli slavi, i militari italiani che rifiutarono di servire il governo fantoccio di Salò. Ricordare l’unicità della shoah non può essere l’alibi per dimenticarsi degli altri. I rom, in particolare, sono stati per lunghissimo tempo misconosciuti nel loro status di vittime: e se oggi non c’è quasi un politico occidentale che non voglia mostrarsi amico degli ebrei e soprattutto degli israeliani, quasi nessuno di essi è disposto ad identificarsi con i rom. Nessuno dei rappresentanti politici dei paesi occidentali ha il coraggio di uscire da una visita al lager di Auschwitz dichiarando: “mi sento rom”; molti, però, si affrettano ad affermare: “mi sento israeliano”. Ora sia chiaro, nessuno vuole ignorare o sottovalutare lo specifico antisemita del nazifascismo e sminuire l’immane dimensione della Shoah. Ciò che è inaccettabile è il deliberato sottacere delle sofferenze dei rom e dei sinti anch’essi destinati al genocidio. È intollerabile che si discrimini fra le sofferenze di esseri umani che subirono la stessa tragica sorte. I rom sono vittime secolari dell’occultamente della loro identità e della loro memoria, oltre che essere vittime di un’antichissima persecuzione. Essi non hanno terra, non hanno un governo potente che parli per loro, sono tuttora gli “zingari” reietti: perché mai dunque riconoscere piena dignità alle loro inenarrabili sofferenze? La cultura orale dei rom, del resto, diversamente dalla cultura ebraica fondata sulla Scrittura, ha facilitato il compito della dimenticanza: non c’è stato che un soffio di vento, niente più che questo, nulla che sia conservato e degno di conservazione. Solo con fatica si è imposto il nome dello sterminio nazista dei rom: Porrajmos. Il merito di questo va al grande intellettuale rom inglese Ian Hancock, linguista e fra le altre cose rappresentante del popolo rom presso le Nazioni Unite. Il termine “Porrajmos”, nella lingua di alcuni romanì, “devastazione”. Ma la lingua romanes ha molte articolazioni, corrispondenti alla disseminazione dei suoi numerosissimi gruppi e sottogruppi: perciò capita che un significante abbia significati diversi per diversi rom. Da Jovica Jovic, grande fisarmonicista rom serbo, abbiamo appreso che quel termine, nel “suo” romanes, ha un significato sessuale osceno. Così per Jovica quel termine è inusabile, e offensivo: impossibile per lui ricordare i suoi zii morti ad Auschwitz con quel termine. Una vicenda paradossale, questa, direttamente legata alla dispersione e alla secolare marginalizzazione e inferiorizzazione dei rom. Per rispetto nei confronti dei rom come Jovica crediamo dunque che dovremmo cominciare a trovare un altro termine, che non sia l’ennesimo affronto alla memoria proprio là dove la memoria dovrebbe essere sacralizzata e conservata. Samudaripen è il termine alternativo che molti rom propongono: significa “tutti morti”, e non ha implicazioni imbarazzanti per nessuno. Domani le associazioni 21 luglio e Sucar Drom hanno organizzato un convegno a Roma intitolato proprio Samudaripen: può essere un buon inizio, per avere finalmente un nome, e un nome giusto, per l’Orrore dimenticato.

(fonte: AltraCittà.org)




Aggiornamento 2016:

Nella testimonianza di Čena Husejnović, contenuta nel video segnalato qui di seguito, sono menzionati un paio di volte i "cetnizi". E' possibile che i cetnizi serbi abbiano contribuito al rastrellamento dei Rom jugoslavi nelle fasi in cui furono alleati dei nazifascisti, ma è anche possibile che la testimone confonda "cetnizi" con "ustascia": in ogni caso, è assodato che il sistema concentrazionario imperniato attorno al campo di Jasenovac era gestito dagli ustascia croati ed i cetnici non ebbero alcun rapporto con lo sterminio perpetrato in quei luoghi.

VIDEO: TG Rom - Edizione 13 del 30/07/2016
Questa settimana: Čena, il Porrajmos e Jasenovac: una voce per la memoria

VIDEO: Special Edition for Porrajmos - English Version (Tg Rom, 1 ago 2016)
This is a special edition of TG Rom all about Porrajmos and concentration Camp of Jasenovac.

---

RICORDO DI ZENA HUSEJNOVIĆ


(scritto da Piera Tacchino)

Ieri [8 novembre 2010] è morta la signora Zena [o Čena] Husejnović. L’avevo incontrata, per un’intervista, lo scorso mese di maggio.

La dottoressa Carla Osella poneva le domande e io filmavo. Raccoglievamo le testimonianze sulle persecuzioni subite dal popolo rom nella Seconda Guerra Mondiale.

Zena era molto bella, minuta, elegante, raffinata in modo innato, anche se viveva miseramente in un campo nomadi alla periferia di Torino.

Ecco il suo racconto. “Sono nata tanti anni fa in Bosnia, Jugoslavia. Quando c’era la guerra gettavano le bombe dagli aerei; noi ci nascondevamo nei canali. Sono stata a Jasenovac (1): sette anni, la Sava, il campo e noi.

I bambini piangevano per la fame e per la sete e mia mamma piangeva perché non aveva nulla da darci. Poi vennero i cetnizi (2), presero i prigionieri politici, li gettarono nei fossi e li uccisero.

I bambini piangevano perché vedevano uccidere i loro genitori.

I gagi ci picchiavano, tagliavano i seni alle donne e vi infilavano dentro le mani, poi legavano le mani e buttavano quelle donne nell’acqua. A me non hanno fatto nulla perché ero piccola, noi ci nascondevamo”.

Zena ha rilasciato la sua intervista in lingua romanì. Una frase è rivolta a me e, anche se non riguarda direttamente quelle persecuzioni, abbiamo voluto conservarla durante il doppiaggio:

“Oh, quando mi ricordo, prenderei questa signora che ho davanti e la picchierei”.

Anche io mentre filmavo Zena mi chiedevo come mai non mi cacciasse. Dopo un’infanzia atroce, si trovava ancora emarginata, al termine della vita, sola con la sua tristezza senza che noi gagi l’avessimo accolta nelle nostre città.

Il video è stato visto da molti giovani, profondamente colpiti da questa testimonianza e spero che molti altri lo vedano. (*)

Grazie, Zena.


NOTE

(*) Il video fa parte degli atti del convegno dell'A.I.Z.O. tenutosi a Rovereto nel maggio 2010. Per informazioni contattare la dr.ssa Carla Osella dell'A.I.Z.O.

(1) Jasenovac fu un campo di concentramento degli ustaša, un movimento fascista e nazionalista croato che aveva pianificato lo sterminio di Serbi, Ebrei, Rom e collaborò con i Tedeschi e gli Italiani durante la Seconda Guerra Mondiale in Jugoslavia.

(2) I cetnizi, ex soldati dell’esercito jugoslavo, nazionalisti serbi, pur dichiarandosi nemici dei Tedeschi, perseguitarono gli esponenti della sinistra jugoslava, i partigiani, i Rom, i Croati.   





Rom e Sinti aspettano ancora il loro 25 Aprile
(da Ass. Aven Amentza)

  Roma:
                      Via degli Zingari

Roma: in Via degli Zingari è apposta una lapide in memoria delle vittime del porrajmos,
lo sterminio di rom, sinti e camminanti perpetrato dal nazifascismo.
In Italia nessuno più ricorda la Circolare Bocchini che già il 27 aprile 1941
ordinava esplicitamente l' "internamento degli zingari italiani" in campi di concentramento.

Vedi anche:

Il documentario PORRAJMOS: UNA PERSECUZIONE DIMENTICATA (2004)

Stanka e Maria nei campi di concentramento italiani
(Andrea Giuseppini, Osservatorio Balcani 25.01.2006)

La persecuzione degli zingari da parte del Fascismo
(Giovanna Boursier, da Triangolo Rosso,  n. 1/98)

La politica fascista verso gli zingari in Italia
(Mirella Karpati, da Lacio Drom, n.20, maggio-giugno 1984)

Quattro sinti tra i partigiani martiri di Ponte dei Marmi (Vicenza)



Roma, domenica 8 giugno 2008

FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE

Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare   in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole.
L'8 Giugno le Associazioni  Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile.
Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!!

---
Dalle 12 alle 16
ritrovo dei partecipanti al COLOSSEO (Piazza del Colosseo, dal lato dei  Fori Imperiali
ci si arriva in pulman, in auto e con la metro B)

Dalle 16 alle 17
corteo dal Colosseo fino al Foro Boario
Dalle 17 alle 20
Foro Boario, Villaggio Globale libera discussione, proposte:
•  Costituzione del Coordinamento Nazionale Antirazzista
•  Creazione di una rete informatica, contro l'inquinamento e la mistificazione delle informazioni
•  Creazione di una Consulta romanì costituita dalle associazioni storiche e le organizzazioni rom
•  Varie ed eventuali
Dalle ore 20
Festival Interculturale Antirazzista:
Alexian Group (Italia)
Musicisti Rom del Kossovo
Taraf de Bucarest (Romania)
Chaja Chelen (Bosnia Erzegovina)
Lucio Pozone (chitarra flamenca)
Alessandro Cavallucci (chitarra flamenca)
Jamal Quassini
Nuove Tribù Zulu
---

FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE

Occorre ribadire alcuni concetti   che vengono mistificati,
              Tutti credono che Rom siano   solo stranieri.
Non è vero !, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia   sono cittadini italiani
            Tutti credono che i Rom sono nomadi.
Non è vero !, Infatti   la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari
            Tutti credono che il campo   nomadi è la soluzione ideale.
Non è vero !, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza.
            Tutti credono che   zingaro sia il nome di questo popolo.
Non è vero !, infatti il termine corretto è Rom o Sinto.
Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale.
Non abbiamo nulla se non il nostro coraggio!!

EVITIAMO UN SILENZIO INCIVILE, FAI SENTIRE LA TUA VOCE E PASSA PAROLA!!!

---
i nostri slogan:
Basta Razzismo contro i Rom!
No all'informazione razzista!
Non si può condannare un popolo!
Stop alla Xenofobia!    No ai pogrom!
---

Per informazioni e adesioni: http://www.associazionethemromano.it/newsletter.htm


Meeting antirazzista
presso il Campo Rom di via Triboniano

due giorni di mobilitazione

13/6 - dalle 15,00 - via Barzaghi
assemblee e festa con i Rom

14/6 - ore 15,30
corteo da p.le Cimitero Maggiore

Meeting antirazzista

Il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ha aderito e partecipato alle manifestazioni:

leggi il comunicato di adesione

scarica il comunicato di CNJ ONLUS in "formato volantino" (PDF)

UNA FOTO DA VIA BARZAGHI A MILANO:

(by Ivanak)




Sulla condizione dei rom in Kosovo e del Kosovo


Sul perdurante genocidio dei Rom di Kosovo e Metohija: Recensione del libro
di Adem Bejzak e Kristin Jenkins: UN NOMADISMO FORZATO
...di guerra in guerra... Racconti rom dal Kosovo all'Italia
. Edizioni Archeoares, 2011

Il caso di Leonarda: espulsa dalla Francia, per essere aggredita in Kosovo (2013)
Gli eterni indesiderati
Di questi giorni la vicenda di Leonarda, ragazza rom espulsa dalla Francia, è finita sui principali media internazionali. Ma verso dove "ritornano" i rom espulsi dal fortino Europa? Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Anna Calori 22 ottobre 2013
http://www.balcanicaucaso.org/aree/Kosovo/Gli-eterni-indesiderati-143353/

Comment vivent les Rroms du Kosovo ?
Ils étaient au moins 100.000 avant 1999. Aujourd’hui, tout ou plus 30.000 Rroms, Ashkalis et Egyptiens vivent encore au Kosovo, tant dans les enclaves serbes que dans le sud, majoritairement albanais. Collectivement accusés de « collaboration » avec le régime serbe par les extrémistes albanais, ils ont été victimes d’un redoutable nettoyage ethnique, et restent toujours exclus et marginalisés au sein du nouvel État. Retrouvez notre dossier.
http://balkans.courriers.info/article23437.html


Newsletter vom 11.10.2013 - Grenzen dicht! (II)
BERLIN/BELGRAD/SKOPJE (Eigener Bericht) - Nach dem gestrigen Beschluss über den Aufbau eines neuen Abwehrsystems gegen Flüchtlinge von außerhalb Europas ("Eurosur") fordert die Bundesregierung neue Möglichkeiten zur Abschottung gegen unerwünschte Einwanderer aus Südosteuropa. Dabei geht es vor allem um Wege, Bürger Bulgariens und Rumäniens nach dem Schengen-Beitritt beider Länder bei Bedarf von Deutschland fernhalten zu können. Im Kern richtet sich das Berliner Begehren gegen die Minderheit der Roma. Berlin und Brüssel üben bereits seit 2010 massiv Druck auf die fünf Nicht-EU-Staaten Südosteuropas aus, Roma an der Einreise in die EU und nach Deutschland zu hindern, obwohl diese ihnen nach Einführung der Visafreiheit formal offensteht. Unter heftigem Druck aus Westeuropa haben insbesondere Mazedonien und Serbien Gesetze eingeführt, die es ihnen ermöglichen, Roma willkürlich an der Ausreise zu hindern; der Menschenrechtskommissar des Europarats läuft ebenso wie sein Amtsvorgänger und diverse Menschenrechtsorganisationen dagegen Sturm. Mit den Willkürgesetzen hat etwa Mazedonien innerhalb von nur 18 Monaten ungefähr 6.500 seiner Bürger an der Ausreise gehindert und damit - maßgeblich auf deutschen Druck - die Allgemeine Erklärung der Menschenrechte gebrochen...
http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/58707


MA LA MEMORIA DOVE STA?
Lettera Aperta di CNJ-onlus all'Ass. 21 Luglio su Emma Bonino
(10/2012)

VIDEO: The plight of Roma children deported to Kosovo

This short and disturbing film was made by Anthony Butts, a dedicated film maker who is committed to raising awareness of the plight of Roma families deported back to Kosovo to a very uncertain and precarious future. (2011-2012)

Amnesty International chiede all'Ue di sospendere i rimpatri forzati dei rom in Kosovo (28 settembre 2010 - anche su JUGOINFO)
Scarica il rapporto "Not welcome anywhere_ Stop the forced return of Roma to Kosovo" (947.09 KB)


Negligenza mortale

testo di Paul Polansky sulle responsabilità dei governatori coloniali del Kosovo nell'avvelenamento e nell'apartheid della popolazione rom  (2010)
in quindici parti:
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3919
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3933
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3946
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3956
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3966
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3979
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3986
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=3997
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4006
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4018
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4030
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4047
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4062
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4080
http://www.sivola.net/dblog/articolo.asp?articolo=4096
anche in PDF (anche sul nostro sito)
anche su JUGOINFO:
I-IV, V con commento di M. Andolina, VI, VII+VIII, IX+X con annuncio manifestazione,
XI-XIII, XIV con annuncio iniziativa con Polanski, XV con annuncio altra iniziativa con Polanski

Si veda anche la nutrita documentazione sull'avvelenamento da piombo dei Rom kosovari, riportata al sito Mahalla:
http://www.sivola.net/dblog/cerca.asp?cosa=piombo&Cerca.x=34&Cerca.y=11&Cerca=Cerca

FIRENZE 2007: APPELLO
GIUSTIZIA PER I PROFUGHI DEL KOSOVO IN ITALIA
FLORENCE 2007: APPEAL
CALL FOR JUSTICE FOR THE KOSOVO REFUGEES IN ITALY
FIRENCA 2007.god.: APEL
PRAVIČNO REŠENJE ZA IZBEGLICE SA KOSOVA, KOJI BORAVE U ITALIJI




Rita e gli esperimenti nazisti sui bimbi Rom

, sul Corriere (ed. di Milano) del 28/1/2015

Alle neonate volevano cambiare il colore degli occhi e farli diventare azzurri. Dopo vari giorni, la madre riuscì a convincere un’infermiera che le mostrò Rita con un grosso cerotto sulla testa.

«Quando insistette per vedere anche mia sorella – racconta – la portò in bagno e le indicò Rolanda, con la testa fasciata. Era morta, le avevano fatto delle iniezioni di inchiostro negli occhi».

Grazie alla complicità di quell’infermiera, riuscì a scappare con la piccola sopravvissuta: «Si nascose nella cappella di Santa Rita, dove fui battezzata. Due giorni dopo, a casa ci attendeva la Gestapo. Per oltre un anno, mia madre non seppe più niente di me, finché ricevette una lettera della Croce Rossa in cui si diceva che poteva venirmi a prendere».

Dopo la guerra, la famiglia tornò a vivere nelle baracche insieme ad altri tedeschi che non erano sinti o rom, semplicemente avevano perso la casa con la guerra. L’ostilità verso il suo popolo non era finita; Rita lo racconta parlando di Erica: «Aveva la mia stessa età, andavamo insieme a scuola. Un giorno vennero a trovarci dei parenti dalla Francia: la sera ci sedemmo attorno al fuoco a prendere il caffè. Parlammo nella nostra lingua, il romanes. Il giorno dopo mi sono accorta che la mia migliore amica non parlava più con me; le chiesi perché e mi disse: “I vostri ospiti erano zingari, abbiamo sentito la vostra lingua e i miei genitori mi hanno detto che non devo aver più niente a che fare con voi”».
Cresciuta, Rita si sposò e andò a vivere negli Stati Uniti. Anni dopo, da quell’incidente ha riscoperto la storia della sua famiglia e con la Comunità di Sant’Egidio ha iniziato a girare l’Europa per testimoniare il genocidio dei rom e sinti (chiamato Porrajmos o Samudaripen). Lo sguardo della donna, che ha conservato gli occhi color verde smeraldo, è sul presente: «Sono sconvolta quando noi rom e sinti veniamo insultati con le stesse parole di allora, capita di sentirsi dire: “Nel Terzo Reich hanno dimenticato di gasarvi”».

Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria, il giorno della liberazione di Auschwitz. Nel lager nazista, c’era lo Zigeunerlager, la sezione per famiglie zingare composta da 32 baracche circondate da filo elettrico. Dobbiamo soprattutto ad alcuni testimoni ebrei, come Piero Terracina, il racconto della sua liquidazione totale, avvenuta la notte del 2 agosto 1944, quando i violini non suonarono più e, dopo grida disperate, le camere a gas zittirono quella zona del campo. Quante furono le vittime? Le stime variano, di solito si afferma siano almeno 500mila. Probabilmente è una sottostima, ma risulta impossibile conteggiare individui non segnalati all’anagrafe e spesso uccisi per strada o nelle esecuzioni sommarie all’Est. Ma la difficoltà a stabilire il numero delle vittime testimonia anche l’oblio e il disinteresse: subito dopo la guerra, su questo genocidio calò il silenzio.

Per approfondire: Giving memory a future. Rom e sinti in Italia e nel mondo, realizzato dal Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica di Milano e dall’Usc Shoah Foundation. Il progetto è stato presentato il 27 gennaio 2015 al Senato (Giornata della Memoria) e il 16 ottobre 2013 alla Camera dei Deputati (Memoria della deportazione degli ebrei di Roma).




Tra Auschwitz e Agnone, l’eredità del Porrajmos

di  Eleonora Martini, su Il Manifesto del 25.1.2015

Giornata della memoria. La «Devastazione» di Rom e Sinti in Germania e in Italia. Una storia quasi sconosciuta a causa dei pregiudizi italiani e per il ritardo con il quale Berlino ha riconosciuto lo sterminio razziale

Per tutta la vita Glazo si è sfor­zato di imma­gi­nare l’inimmaginabile: «Da tanto tempo ho il desi­de­rio di andare a vedere Ausch­witz, dove è morto il bisnonno, e le zie, e le cugine… dove è stata ster­mi­nata parte della mia fami­glia. L’anno che viene ci andrò». Per quest’anno Glazo si accon­tenta di posare quei suoi occhi, azzurri come il vetro del bic­chiere da cui viene il suo nome sinto-tedesco, sulle foto che il più gio­vane dei suoi figli gli mostra al ritorno del Viag­gio della memo­ria, orga­niz­zato dalla Regione Toscana. Come suo figlio, molti dei 650 stu­denti e inse­gnanti imbar­cati lunedì scorso sul treno Firenze/Auschwitz hanno rico­no­sciuto il nome di qual­che parente, nel lungo elenco espo­sto nel Blocco 13 del primo Campo.

In fuga perenne

Fu suo zio a sopran­no­mi­narlo Glazo, «da glas, bic­chiere, per­ché i sinti sono come gli indiani d’America, danno alle per­sone il nome delle cose che li cir­con­dano». Ma c’è stato un tempo in cui quelli come Paolo Gal­liano, classe 1949, di Prato ma mila­nese di nascita, per sal­varsi la vita hanno dovuto pren­dersi un cognome a caso. Così fece suo padre, il liu­taio Nello Leh­mann, sce­gliendo il nome di un vio­lino di ori­gine napo­le­tana e sfug­gendo così al Por­ra­j­mos, la «Deva­sta­zione», lo ster­mi­nio delle mino­ranze rom e sinte. Suo nonno Carlo Ludo­vico Leh­mann, anch’egli liu­taio, all’inizio del ’900 lasciò Ber­lino con i suoi cin­que figli per sfug­gire alla repres­sione della poli­zia tede­sca. Discen­dente della nume­rosa fami­glia Lehmann-Reinhardt che ancora oggi «conta circa 3500 per­sone in tutta Ita­lia e alcune cen­ti­naia in giro per l’Europa», Paolo Gal­liano è cre­sciuto giro­vago tra arti­sti, arti­giani e musi­ci­sti, e si è sta­bi­liz­zato a Prato solo una tren­tina di anni fa, «per i miei figli». Per tutta la vita ha ascol­tato le sto­rie dei suoi parenti dai nomi tede­schi — anche Rosen­feld, Win­ter, Hof­f­mann — impri­gio­nati nei campi di con­cen­tra­mento per zin­gari di Agnone o di Bol­zano e poi spe­diti a Mathau­sen o diret­ta­mente ad Ausch­witz. «Non è tor­nato nes­suno, solo una volta ho cono­sciuto una cugina di mio padre che aveva sul brac­cio il numero degli inter­nati e mi rac­con­tava di aver visto tutta la sua fami­glia in fila verso i forni cre­ma­tori». La parente del signor Gal­liano è una dei rari testi­moni diretti del “geno­ci­dio degli zin­gari”, mira­co­lo­sa­mente scam­pata e libe­rata dai sovie­tici nel giorno di cui ricorre domani il set­tan­te­simo anniversario.

Lo ster­mi­nio

Una sto­ria quasi sco­no­sciuta, quella del Por­ra­j­mos, rispetto alla Shoa ebraica. Eppure, come spiega Luca Bravi, ricer­ca­tore di Sto­ria presso l’Università di Chieti che ha accom­pa­gnato in viag­gio gli stu­denti toscani, «sono morti in tutto circa mezzo milione di Rom e Sinti, circa l’80% della popo­la­zione pre­sente nei ter­ri­tori occu­pati dal Reich in quel periodo». E «non è un con­teg­gio pre­ciso per­ché all’inizio del 1942, prima dei campi di ster­mi­nio veri e pro­pri, come gli ebrei, gli zin­gari veni­vano fuci­lati sul posto, appena arre­stati». Solo «ad Ausch­witz sono morti in 23 mila e lo sap­piamo per­ché un pri­gio­niero riu­scì a sal­vare il libro mastro dove veni­vano anno­tati i nomi delle per­sone che vive­vano nello Zigeu­ner­la­ger di Bir­ke­nau prima della sua liqui­da­zione totale, che avvenne nella notte del 2 ago­sto 1944 con l’uccisione in massa di circa 2 mila persone».

La «razza pericolosa»

Abo­mini com­messi in nome dell’«igiene raz­ziale» garan­tita in Ger­ma­nia dalle unità del Reich dirette dallo psi­chia­tra infan­tile Robert Rit­ter che, rac­conta ancora Bravi, «dedicò anni a stu­diare la peri­co­lo­sità sociale di que­ste popo­la­zioni, indi­vi­duata in una carat­te­ri­stica ere­di­ta­ria che era l’istinto al noma­di­smo e l’asocialità». Stesse tesi soste­nute in Ita­lia dall’antropologo Guido Lan­dra, i cui “studi” soste­ne­vano le leggi raz­ziali di Mus­so­lini. Tra il 1940 e il ’43 il regime fasci­sta emana l’ordine di arre­sto di tutti i Rom e Sinti ita­liani e non, e il loro tra­sfe­ri­mento in spe­ci­fici campi di con­cen­tra­mento. «Se non fosse arri­vato l’8 set­tem­bre quelle per­sone sareb­bero sicu­ra­mente tran­si­tate verso i campi di ster­mi­nio tede­schi, i col­le­ga­menti c’erano e i docu­menti pro­vano que­sta linea­rità — spiega Bravi — Molti rom e sinti però anche dopo il ’43, quando il sistema dei campi fasci­sti salta com­ple­ta­mente, rie­scono a fug­gire e vanno verso il nord. Qui, nelle zone di com­pe­tenza della Repub­blica sociale, ven­gono arre­stati, messi sui vagoni e inviati nei campi austriaci, tra i quali Mathau­sen». Qual­cuno, però, «fa in tempo ad unirsi ai par­ti­giani, come dimo­strano le sto­rie del pie­mon­tese sinto Amil­care Debar o di Wal­ter Vampa Cat­ter, Lino Ercole Festini e Renato Mastini, i tre cir­censi, gio­strai e tea­tranti tru­ci­dati dalle Ss tra i dieci mar­tiri nell’eccidio del Ponte dei Marmi di Vicenza».

Una memo­ria taciuta

Eppure del Por­ra­j­mos restano poche tracce nella memo­ria col­let­tiva. Per­ché, fa notare Bravi, «la memo­ria ha biso­gno di un con­te­sto sociale dispo­sto ad ascol­tare». In Ger­ma­nia, «lo ster­mi­nio raz­ziale degli zin­gari è stato rico­no­sciuto solo negli anni ’90 e il primo memo­riale è stato inau­gu­rato alla pre­senza di Angela Mer­kel vicino al Rei­ch­stag di Ber­lino solo due anni fa». In Ita­lia invece «la per­ma­nenza dello ste­reo­tipo dei Rom come nomadi, e quindi come peri­co­losi, ali­menta la poli­tica dei campi che con­ti­nua a tenere que­ste per­sone distanti, ad esclu­derle, anche dai diritti di cit­ta­di­nanza. I pre­giu­dizi di oggi sono esat­ta­mente lineari con quelli di allora». Ecco per­ché anche la ricerca sto­rica è «par­tita in ritar­dis­simo»: «Da noi i docu­menti c’erano ma solo nel 2013 sono venuti fuori, gra­zie al pro­getto Memors finan­ziato dall’Unione euro­pea che ha per­messo anche l’apertura del primo museo vir­tuale ita­liano sul tema, www​.por​ra​j​mos​.it».
Eppure, con­clude Bravi, «il rac­conto del geno­ci­dio dei Sinti e dei Rom c’è sem­pre stato all’interno delle comu­nità ma dif­fi­cil­mente viene ripor­tato all’esterno. Una volta chiesi a Glazo il per­ché di que­sta memo­ria taciuta, e lui mi rispose: “Per­ché non vogliamo che que­sta nostra sto­ria possa essere trat­tata come spaz­za­tura, come trat­tano noi”».






Source: https://www.facebook.com/idearom.onlus

January 23, 2014


DEPORTATION OF ROMA TO TRANSNISTRIA

In the 40s all of sudden so called “Gypsy issue” was raised in Romania. It had nothing to do with the traditional attitude of Romanian authorities to this population. From the day of their liberation from slavery in the middle of the XIXth century up to the time when regime of Antonescu came to power Gypsies did not enjoy any special attention of any government. Thus, this “Gypsy issue” refers primarily to evolution of Romanian nationalism and modification of political order of Romania in the political context of 1940, and on the other hand this was an influence from the West, where back at the beginning of the 30s deportations to concentration camps began and severe repressive measures were applied as a result of deepening of racist prejudices, of so called “Gypsy issue”.

This situation began in 1929 with the enactment of a law stipulating certain limitations for Roma including freedom of movement of specially equipp
ed carts and caravans, forcing young people who have reached the age of 16 and are not working anywhere to work for two years in internment camps.

Later, when Hitler came to power in 1933 these measures became more stringent. In the country the main slogan of which was Arbeit macht frei (“Work makes a person free”), any person without documents could be announced a parasite. Therefore Roma, who could not confirm their German nationality were deported from the country. Soon concentration camps were opened and among their prisoners who were the enemies of the regime Jews and Roma were also kept there as criminals.

If real measures were taken against Gypsies in pre-war Hitlerite Germany, only some attempts of scientific analysis of relations between Romanians and national minorities were made at that time in Romania. This approach was based in biopolitics researches of other countries, especially of German science. Later this scientific area became an autonomous part of such subjects as biopolitics and eugenics. The basis for biopolitics was laid by Cluj professor Iulie Moldovan.

On the basis of this particular point of view the “Gypsy issues” was reviewed in Cluj Institute of Social Hygiene representatives of which are actually the “authors” of this notion. They are the authors of such notions as “ethnic purity”, “lower race”, “mixed ethnos”. They believed that there were national minorities in Romania that caused “bioethnic danger”, so called “minorities of non-European origin” or “ballast-minorities”, such as Gypsies, Jews and others.

With certain decisiveness it was stated that “the Gypsy issue” was completely resolved by the political regime proclaimed when general Ion Antonescu came to power, when Romania joined political and ideological orbit of Hitlerite Germany. Since then measures against people speaking different languages were transformed into the state policy.

Ion Antonescu was that very person who raised the issue on the measures against Gypsies at the sitting of the Government on February 7, 1941. After one inspection in Bucharest when he revealed gross violations of the way the city is disguised he required deportation of all Gypsies from the city. This was the beginning of the policy of Antonescu’s regime towards the Gypsies.

As Ion Antonescu declared at the court trial held in 1946 deportation of Gypsies to Transnistria was carried out at his personal order. It is worth mentioning that not a single order of Antonescu concerning Gypsies was signed by him or was officially published. These were oral instructions to the ministers and to the General Inspection of Gendarmerie. Antonescu was closely tracking how his orders were executed, so the policy towards the Gypsies carried out in Romania and Bessarabia during the war times can be considered as creativity of Antonescu himself.

As we have already mentioned the most important part of Antonescu’s policy towards the Gypsies was their deportation to Transnistria in summer and early autumn of 1942. 25 thousand Gypsies were deported to Transnistria, all nomadic Gypsies and some of settled Gypsies.

If we want to understand why Gypsies and Jews were deported to the territory between the Dniester and the Bug rivers which before its occupation by German and Romanian armies in 1941 was the Soviet territory, it should be mentioned that Adolph Hitler and Ion Antonescu exchanged letters and German-Romanian agreement was signed in Tighina on August 30, 1941 in conformity with which this territory fell under administration of Romania and the final status of the territory was to be decided after the war. Romanian administration of Transnistria headed by Gheorghe Alexeanu was dealing with economic and social life of this territory. This administration ruled until January 29, 1944 when it was changed by a military administration because of the developments at the front. Transnistria became the place where in 1941 and 1944 Romanian authorities were deporting Jews of Bessarabia and Bucovina, as well as the Gypsies living in the country.

We will speak about the Gypsies deported from Bessarabia to Transnistria. This issue has not been studied in a single special research. We shall make an attempt to tell about these events on the basis of archive materials and to complete the real picture of Bessarabian Roma deportation to Transnistria.

Basing on the analysis of these materials Roma deportation to Transnistria can be divided into several stages. During the first stage that lasted from June 1 to August 15, 1942 there were deported nomadic Gypsies and those who were causing difficulties. For instance, from June 1 to August 1, 1942 135 persons (4 tents) were deported from urban and rural territories of Chisinau inspection [6] and 33 person, including 19 women and 11 men from Balti region.

At the second stage (from September 12 until early October of 1942) settled Gypsies qualified as extremely dangerous and without any employment were deported. Deportation of settled Gypsies was going on in all Bessarabian inspections – Chisinau, Balti, Cahul, and Orhei.

During this period dangerous and unemployed Roma were deported. For instance, 51 persons – 14 women, 16 men and 21 children were deported from Cahul and Leova regions. We do not know whether there existed lists of the Gypsies dangerous for public order and unemployed Roma in other regions [2, file 552].

We only know about the records that were kept about the Gypsies who were in prisons at that moment, but these people were not deported as they could avoid deportation measures that had been carried out before.

But when they were freed from the prison and those who ran away during deportation were caught an authorization for their deportation to Transnistria was requested from the Main Department.

We believe it is important to mention that certain law enforcement bodies (gendarmerie and police) were intimidating other categories of Roma not subject to deportation to Transnistria with the aim of obtaining certain material benefits as a result of confiscation of the property owned by Roma. [1, file 121].

This can explain the fact that later the ministry and the Council of Ministers received a large number of complaints that many Gypsies were deported in violation of the established procedure and that the lists were not drawn up accurately and thoroughly. Later there was expected retrial of certain cases especially of the families of the Gypsies who were at the front. Implementation of these measures required additional transportation costs and authorities were very unhappy about that. [1, file 258].

From the same document we can find out that other complaints forwarded to the Ministry of Internal Affairs were simply not reviewed and general explanation was given that in each particular case deportation was carried out by mistake or at the request of the people being deported.

At certain stage the Ministry found itself in such situation when it had to return all the Roma and Jews back to their homes, as the latter managed to establish certain connections and demanded the right to be returned home.

In conformity with the order of Chisinau regional police inspectorate Nr. 20371 of September 3, 1942 wired to Balti local police it was necessary to select all local Roma. There were found 24 Roma men who hade previous convictions for various offences and crimes, others were deemed dangerous elements and persons without permanent employment as they were making their living by thefts and other types of fraud [3, file 596].

Thus, 51 persons (both men and women) with 63 children were gathered. Their deportation was organized by Balti Gendarmerie Inspection. On September 15, 1942 they were put into three railroad cars at Balti-Slobodzeia station for further transportation to Transnistria. Property of the deported people was confiscated and transferred to the Property Administration of Balti.

In accordance with the same wire order Nr. 20371 of September 3, 1942 to Ismail local police (Nr. 10371) Roma of this region were to be deported. 44 Gypsies dangerous for public order (16 families) were transferred to the gendarmerie legion on September 5, 1942 [4, file 61].

No instruction on finding and deportation of previously convicted Gypsies was made to this region. Therefore it was not specified what particular categories of Roma must be deported to Transnistria. In other words, assumption that the first category of Roma is dangerous for the public order is not justified, especially if we take into consideration that not only people with previous convictions were deported, but also innocent people, women and children.

List of Roma subject to deportation to Transnistria can serve as convincing example here. For instance, five families were deported from Chisinau region, 16 families (52 persons) from Cahul region, 1 family (2 persons) from police station in Chilia Noua [4, files 61-67].

During the third stage which began after October 13, 1942 (on this date the Council of Ministers made decision on refrain from new deportations) only few Roma were deported to Transnistria, primarily those who avoided summer deportation.

Settled Roma were deported three months later, except for several categories, such as mobilized both at front and at the enterprises executing orders for the front, invalids of war and their close relatives. As far as the mechanism of the orders execution, the information on deportation of nomadic Roma from capital can be considered the most precise one.

As we have already mentioned, some of the people deported at the second stage reached Transnistria because they were not aware of the ministerial order on their liberation from deportation. As a result in the course of the last months of 1942 and at  he beginning of 1943 many Roma who found themselves in such situation and filed written solicitations were returning home.

At the same time many Roma who did not fall into the category of the persons subject to deportation, concealed their previous convictions either with the aim of joining their relatives, or believing that in Transnistria their situation could be better than at home. The Ministry of Internal Affairs set up three commissions that were reviewing their complaints in Transnistria, but each time the authors stated that they had written absolute truth. But since they did not provide any documents in confirmation of their declarations the General Gendarmerie Inspectorate required new field inspection.

In many cases the General Gendarmerie Inspectorate allowed servicemen to visit their families deported to Transnistria, covered their transportation expenses, but did not allow to return home for the simple reason that they allegedly did not request that. Solicitations of Roma were still reviewed by the authorized bodies until March 1943.

For example order Nr. 20771 of January 20, 1943 instructed that no deportations were to be carried out because of typhus epidemic in Transnistria. Later order Nr. 71265 of February 18, 1943 issued by the same department instructs that all solicitations to return from Transnistria shall not be reviewed.

Archive materials do not contain any information about deportation of Roma to Transnistria from such regions as Orhei, Soroca and Tighina. In this respect we have our own assumptions made on the basis of archive researches.

In several documents drawn up soon after the establishment of the Soviet power in this territory we have read that in the village of Cosuati, Soroca region, two pits of different sizes were discovered, the first one is 6 meters wide, 4 meters long and 3 meters deep and another one is 7 meters long, 9 meters wide and 3 meters deep. 20 skeletons were exhumed from the area of 1,28 m2 [5, fund 67]. At the depth of 3 meters 10-12 levels of corpses were laid. According to rough estimations 6000 persons were buried there.

Similar case was registered in the village of Straseni where there were discovered 11 graves 2 meters long and 1 meter wide, and next to them another grave 5 meters long and 4 meters wide. The latter grave obviously became the place of shooting of a large group of civilians. According to estimations about 350 persons were shot there. It is presumed that this happened in July, 1942 [5, fund 63].

We can assume that Roma were also among those victims and thus we can explain lack of lists of Roma of Soroca and Orhei regions subject to deportation to Transnistria.

Orders of the Ministry of Internal Affairs do not provide for clear reasons that caused Romanian authorities to deport Roma. It is supposed that the order on their deportation is based on the idea that major part of Roma caused danger for the public order, especially during civil defence trainings, when Roma were stealing and committing other offences causing damage to state and private property. We do not know the number of Roma deported during the first two stages, but we have information from many regions about people deported to Transnistria in September of 1942. However we cannot be sure that this information is accurate and final.

Thus, the policy carried out by Ion Antonescu set up the lowest status for this category of population and later led to extermination of large number of Roma.

Historian Billing differentiates various types of genocide, such as genocide by means of reproduction prevention and alienation from children, genocide by means of deportation, genocide by means of homicide [7, page 146].

It is worth mentioning that Ion Antonescu chose the second type of genocide by violating human rights proclaimed in the Constitution of 1923.

Therefore the fourth decade of the last century became terrible for a great number of Roma. In November of 1940 at the recommendation of the Ministry of Health Care because of typhus epidemic the Ministry of Internal Affairs prohibited movement of nomadic Roma. Next year results of secret census showed that 208 700 Roma lived in Romania, these were the people who were considered to infect “Romanian race”. In 1942 a Royal decree was issued defining theft tendencies and criteria for Roma deportation. That decree had tragic consequences for Romanian Gypsies.

Instead of conclusions we would like to note that because this drama was not thoroughly studied it is not possible to completely restore the events preceding Roma Holocaust and to systematize statistic data about deportation of Bessarabian Roma to Transnistria.


By Tatiana SIRBU,
Master of History.

Notes:

1. National Archive of the Republic of Moldova (NARM), fund 679, list 1, file 7239.
2. NARM, fund 680, list 1, file 4473.
3. NARM, fund 680, list 1, file 4570.
4. NARM, fund 680, list 1, file 4578.
5. NARM, fund 1026, list 2, file 18.
6. Arhivele Statului, Bucuresti, fond Inspectoratul General al Jandarmeriei, dos. 147/1942.
7. Myriam Novich, Genocid: de la Auschwitz la Bug, //Rromanothan. Studii despre romi, 1997, vol. 1, nr.2.



Quanti conoscono la parola "Porrajmos"?
Porrajmos nella lingua dei Rom significa "divoramento" e indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò nei loro confronti.

tratto da: PARLONS TSIGANE Histoire, culture et langue du peuple tsigane - pag. 21-22 - Editions l'Harmattan Paris - di Vania de Gila-Kochanowski trad. Alessandro Bellucci

 
SUI ROM MORTI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Se io testimonio oggi che la "soluzione finale" per i rom era stata progettata da Hitler fin dal 1933 (cf: "MEIN KAMPF") e questo piano mostruoso è stato attuato con un genocidio di 7.500.000 di noi, allora io avrò assolto al mio dovere affinchè dopo 100 anni o addirittura 50 anni tutta questa pagina della storia rom non sia definitivamente cancellata. Si tratta di un "olocausto" regolarmente dimenticato... o volontariamente occultato e la sua valutazione merita alcune spiegazioni.
Prima della guerra c'erano circa 25 milioni di rom dispersi attraverso l'Europa, di cui soltanto 10 milioni si riconoscevano ufficialmente come rom. Dunque la maggioranza degli studiosi dei rom, amici come nemici, sono d'accordo per stimare una ecatombe del 75% che corrisponde ad un genocidio di circa 7.500.000 di individui.
Si è lontani dalle 500.000 vittime - cifra spesso usata per quantificare il genocidio rom nel suo insieme. Io, come anziano prigioniero dei campi di sterminio nazisti, sono stato invitato a testimoniare nel processo intentato contro il negazionista francese Robert Faurisson.
Gli archivi messi a mia disposizione, provenienti da Germania, Polonia, Cecoslavacchia, Bulgaria, ecc., permettono di ritenere che i 500.000 rom morti nei diversi campi di concentramento si riferiscono agli individui di ogni sesso e di ogni età che sono serviti per gli esperimenti etnici e biologici dei tecnici e dei medici criminali nazisti.
Simon Wiesenthal, il cacciatore di nazisti ben conosciuto, indica la cifra di 2 milioni per l'olocausto del rom nei campi e nelle prigioni. Ma tutti gli altri? Le testimonianze delle popolazioni europee sotto il nazismo abbondano nel descrivere esecuzioni di massa: nei campi, nelle foreste, nelle strade, ecc.. E, come dimenticare, tutti i rom morti nelle armate regolari o fra i partigiani? E i giovani rom arruolati a forza nelle SS o nella Wermacht, evasi, ripresi e fucilati.

Vania de Gila-Kochanowski, sociologo e linguista rom, nato nel il 6 agosto 1920 in Polonia, ex deportato, diventato poi dal 1959 cittadino francese si divideva tra la lotta per i diritti dei rom, gli studi e la scrittura. E' stato uno dei primo rom ad ottenere due lauree, una agli inzi degli anni '60, in studi linguistici e la seconda in etno-sociologia. Diventato professore, ha contribuito in maniera unica e significativa a diffondere la storia e la cultura dei rom per affermarne il valore. E' morto a Parigi il 18 maggio 2007. I suoi libri non sono mai stati tradotti in Italia


(a cura di P. Cecchi per CNJ onlus, in occasione della Giornata della Memoria – 27 Gennaio 2013)



Ricordata per la prima volta la rivolta degli zingari nei lager

 di Elena Romanello
da Nuova Società, 17/05/2010

Il 16 maggio [2010] è stato il sessantaseiesimo anniversario di un fatto che fino ad oggi era stato dimenticato: la rivolta dei Rom e di Sinti nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.

In Francia ieri per la prima volta si è celebrata questa ricorrenza: tutto è nato da Raymond Guerené, sopravvissuto allo sterminio, che ha dato vita ad uno spettacolo con la canzone che le sue sorelle gli avevano dedicato mentre erano nel lager, con l’aiuto poi dell’associazione La Voix de Rom.

l 16 maggio 1944 i quattromila Rom internati ad Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo, ma anche le donne e i bambini: tutti raccolsero pietre, spranghe e altre armi rudimentali e si scagliarono contro le SS che dovettero indietreggiare, lasciando diversi morti sul campo.

Solo il 2 agosto dello stesso anno, dopo aver ridotto alla fame la comunità rom di Auschwitz, i nazisti riuscirono ad uccidere 2897 Rom nella stessa notte.

Gli stermini di non ebrei dei Lager sono stati per decenni dimenticati, e solo negli ultimi anni si è cominciato a ricordare che c’erano anche altre vittime dei campi di concentramento nazisti, tra cui appunto rom e sinti, che chiamano il loro sterminio Samudaripen. Anche in Francia ci sono stati negli ultimi anni degli episodi di intolleranza verso le popolazioni nomadi, soprattutto in zone dove sono maggioritari i movimenti di estrema destra: gli zingari francesi hanno però la possibilità ogni anno di far conoscere la propria cultura e le proprie tradizioni nella festa di Saintes Maries de la Mer, evento in Camargue che attira numerosi turisti anche non appartenenti ai cosiddetti popoli del vento.





La persecuzione degli zingari da parte del Fascismo


Scarsissime le fonti, basate soprattutto sulle testimonianze orali.
Le disposizioni del settembre 1940 relativamente all'internamento dei rom presenti in Italia. Più che lacunosa la documentazione sui campi di concentramento nel nostro paese. Le vittime del nazismo furono almeno mezzo milione


"Mia figlia Lalla è nata in Sardegna a Perdasdefogu il 7 gennaio 1943, perché eravamo lì in un campo di concentramento". Quella di Rosa Raidic (Lacio Drom n.2/3, 1984) è una delle rarissime voci di zingari testimoni della seconda guerra mondiale, una delle poche testimonianze che riguardano l'internamento in Italia, sotto la dittatura fascista, di un popolo sempre perseguitato e, anche per questo, ignorato e dimenticato dalla memoria e dalla storia delle dittature nazifasciste.

"Dello sterminio degli zingari si sa infatti molto poco, troppo poco. Nonostante sia ormai appurato che, come gli ebrei, furono vittime della persecuzione e dello sterminio razziali praticati dai nazisti in Germania e nei paesi dell'Europa occupata, normalmente si tralascia la loro vicenda o, nel migliore dei casi, se ne accenna in lavori che si occupano del Terzo Reich o del sistema concentrazionario in generale includendoli tra le vittime per poi tralasciare cause e conseguenze della loro persecuzione. Questo anche a causa del fatto che per molto tempo dopo la guerra lo sterminio del popolo zingaro non è stato riconosciuto come razziale ma lo si è considerato conseguenza (quasi ovvia) di quelle misure di prevenzione della criminalità che ovviamente si acuiscono in caso di guerra. Una tesi che trova fondamento nella definizione di "asociali" con la quale inizialmente gli zingari furono deportati, ma che non considera il fatto che, secondo le teorie nazionalsocialiste, gli zingari erano tali perché le caratteristiche loro attribuite dai nazisti erano nei loro geni, nel loro sangue, che li rendeva "irrecuperabili" condannandoli quindi allo sterminio, alla cosiddetta "soluzione finale".

Va comunque tenuto presente che, almeno per ciò che riguarda il nazismo (e grazie soprattutto all'impegno della studiosa ebrea Miriam Novitch che dedicò gran parte della sua vita a raccogliere documenti sullo sterminio del popolo Rom), esiste oggi una documentazione sufficiente a dimostrare che gli zingari sono stati tra le vittime dello sterminio razziale e che almeno 500.000 di loro sono morti nei Lager, dopo esser stati imprigionati, torturati e violentati come tutti gli altri prigionieri. Altri sono stati uccisi nelle esecuzioni di massa nei paesi dell'est, ma su questo i dati sono davvero scarsissimi.
Non si può invece parlare di ricerca per quel che riguarda l'Italia dove le conoscenze sulla persecuzione degli zingari durante il fascismo sono poche e contraddittorie e si basano quasi esclusivamente sulle testimonianze raccolte nel dopoguerra dai pochi studiosi (tra i quali spicca la figura di Mirella Karpati, del Centro studi zingari, che ha raccolto quasi tutta la documentazione orale oggi disponibile) che si sono occupati della deportazione degli zingari, senza mai ricevere la dovuta attenzione. I dati storici raccolti a oltre cinquant'anni dai fatti sono scarsi, tanto da non permettere ancora di stabilire con certezza come e quanto gli zingari siano stati perseguitati nell'Italia fascista e per quali ragioni.
Eppure la documentazione d'archivio ci fornisce testimonianze orali, ci restituiscono un quadro ancora contraddittorio ma di grande interesse. Coloro che si sono occupati dell'argomento hanno finora generalmente affermato che la politica discriminatoria fascista era indirizzata in particolare contro gli zingari stranieri presenti in territorio italiano e dovuta a ragioni di ordine pubblico. Secondo questa ipotesi fu essenzialmente l'occupazione della Jugoslavia e la conseguente fuga degli zingari da quel paese a costringere le autorità italiane a internare gli zingari. In un certo senso è persino ovvio che le misure di internamento e deportazione degli zingari siano aumentate e divenute più intransigenti con l'occupazione della Jugoslavia, anche solo perché è da quel territorio che molti zingari scapparono in Italia dopo l'occupazione nazifascista. E' quindi possibile ipotizzare che le misure di deportazione per gli zingari, italiani e non, si siano acutizzate sul finire del 1941, ma questo non esclude atteggiamenti discriminatori anche in precedenza e non necessariamente indirizzati contro gli zingari stranieri.
L'11 settembre 1940 vengono emanate le prime disposizioni per l'internamento degli zingari italiani: una circolare telegrafica del Ministero degli Interni, firmata dal capo della polizia Bocchini e indirizzata a tutte le prefetture fa esplicito riferimento all'internamento degli zingari italiani, dando per scontato il fatto che, in base ad altre direttive quelli stranieri debbano essere respinti e allontanati dal territorio del regno. Nella circolare è scritto che "sia perché essi commettono talvolta delitti gravi per natura intrinseca et modalità organizzazione et esecuzione, sia per possibilità che tra medesimi vi siano elementi capaci di esplicare attività antinazionale... est indispensabile che tutti zingari siano controllati". Si dispone quindi "che quelli nazionalità italiana certa aut presunta ancora in circolazione vengano rastrellati più breve tempo possibile et concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte ciascuna provincia...".
Come si vede si tratta di un ordine importante anche perché, nei documenti d'archivio, è seguito da una fitta corrispondenza che indica come i prefetti eseguano gli ordini procedendo al rastrellamento degli zingari nelle loro provincie: esistono lettere e telegrammi delle autorità di Campobasso, Udine, Ferrara, Ascoli Piceno, Aosta, Bolzano, Trieste e Verona, che, rispondendo agli ordini, indicano come, rapidamente, gli zingari diventino una preoccupazione urgente e importante in tutto il Regno. Poi, il 27 aprile 1941, il Ministero dell'Interno emana un'altra circolare avente ancora per oggetto 'l"Internamento degli zingari italiani".
Purtroppo, finora, l'esistenza dei campi di concentramento per zingari è documentata quasi esclusivamente dalle testimonianze orali. I ricordi degli zingari sono frammentari, spezzati dalla riservatezza della memoria e dalla mancanza di una tradizione scritta che caratterizza la loro cultura, ma raccontano l'esistenza di luoghi di detenzione come Perdasdefogu, in Sardegna, il convento di San Bernardino ad Agnone, in provincia di Campobasso, Tossicia, in provincia di Teramo.
Mitzi Herzemberg (Lacio Drom n. 1, 1987) ricorda che ad Agnone, dove gli zingari erano rinchiusi nel convento di San Bernardino, talvolta gli uomini venivano portati fuori a scavare buchi per le mine che servivano a ritardare l'avanzata alleata. Le guardie fasciste inferivano con punizioni durissime sui prigionieri: lui, che allora aveva quattordici anni, lavorava in cucina e cercava di passare un po' di cibo ai suoi familiari, venne portato fuori per essere fucilato con alcuni altri. Si salvò perché all'ultimo momento la sua pena fu commutata in bstonature e segregazione.
Antonio Hudorovic è stato prigioniero a Tossicia: "Una volta, - dice - quando eravamo a Tossicia, è venuto un ufficiale tedesco. Ci ha preso tutte le misure, anche della testa. Ha detto che era per darci un vestito e un cappello". Tossicia è l'unico campo di concentramento sul quale si hanno dati abbastanza certi. Le carte e gli atti degli archivi comunali - sui quali ha lavorato in particolare Anna Maria Masserini (Storia dei nomadi, GB od., 1990) - dicono che risulta funzionante dal 21 ottobre 1940 e che dall'estate del 1942 ci sono anche prigionieri zingari, in condizioni miserevoli descritte dal direttore del campo e dall'ufficiale sanitario come invivibili.
Testimonianze sparse ricordano altri luoghi di detenzione: Viterbo, Montopoli Sabina, Collefiorito, le isole Tremiti. E' anche documentata la presenza di zingari a Ferramonti di Tarsia, uno dei più grandi campi di concentramento italiani, esistito dal luglio 1940 al settembre 1943.
Come è noto, dopo l'8 settembre e con l'inizio dell'occupazione tedesca, molti campi dell'Italia centro-meridionale vennero smantellati, anche per l'arrivo degli alleati, ma questo non significò la fine della deportazione in Italia, nemmeno per gli zingari. Il rom abruzzese Arcangelo Morelli racconta di esser stato rinchiuso e torturato nel manicomio dell'Aquila, trasformato in quartier generale della Gestapo e sappiamo anche che a Gries di Bolzano, anticamera dei Lager nazisti, erano detenuti anche gli zingari.
Giuseppe Levakovich, in un libro che è la sua memoria, ripercorre molte delle vicende degli zingari negli anni delle dittature e della guerra, prima in Jugoslavia poi in Italia e ricorda, con amarezza, lastoria di sua moglie, Wilma, e di altre due giovani zingare, Muja e Mitska, internate a Ravensbrück e poi a Dachau.


Giovanna Boursier

(da Triangolo Rosso,  n. 1/98 - gennaio 1998.

Della stessa autrice: La persecuzione degli zingari nell'Italia fascista, in «Studi Storici» n.37, ottobre-dicembre 1996)

Fonte: http://www.romacivica.net/anpiroma/deportazione/deportazionezingari1.htm
e: http://www.didaweb.net/mediatori/articolo.php?id_vol=45




VIDEO sullo sterminio dei Rom durante la II Guerra Mondiale:

VIDEO: Sinti survivor Karl Stojka on his arrival in Auschwitz-Birkenau (USC Shoah Foundation, 26 gen 2015 – IN ITALIANO / DEUTSCH)
Sinti survivor Karl Stojka describes his arrival in Auschwitz-Birkenau in 1943...

VIDEO: Piero Terracina on the Zigeunerlager (Gypsy camp) in Auschwitz-Birkenau (USC Shoah Foundation, 26 gen 2015 – IN ITALIANO)
Holocaust survivor Piero Terracina talks about the Gypsy family camp known as the Zigeunerlager (Gypsy camp) in Auschwitz-Birkenau and describes the night of the camp liquidation...
Si veda anche il VIDEO: http://linkis.com/www.rainews.it/dl/ra/WeGxE

VIDEO: Roma survivor Tulo Reinhart on deportations of Roma in Italy during WWII (USC Shoah Foundation, 26 gen 2015 – IN ITALIANO)

La testimonianza di Zena Husejnović




COLLEGAMENTI:

Idea Rom Onlus
TG ROM // FB


http://www.romsintimemory.it

U Velto Radio

  A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari (2Dvd)

http://www.aizo.it/
Associazione Italiana Zingari Oggi

http://sucardrom.blog.tiscali.it/
http://www.sucardrom.eu/
Associazione Sucar Drom - Istituto di Cultura Sinta
Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Mantova

http://federazioneromani.wordpress.com
Federazione Romanì


http://www.operanomadimilano.org
Ente Morale Opera Nomadi Sezione di Milano

http://www.romlavoro.it/
   
http://romanolil.blog.tiscali.it/

http://www.associazionethemromano.it
ASSOCIAZIONE  NAZIONALE THÈM ROMANÒ ONLUS

http://www.alexian.it/
Alexian Santino Spinelli

http://nazionerom.blogspot.com/
Marcello Zuinisi

http://museodelviaggiorom.blogspot.com/p/chi-siamo.html
Museo del Viaggio Fabrizio De Andrè




FONTI:




Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - onlus
 
sito internet: https://www.cnj.it/
posta elettronica: jugocoord(a)tiscali.it
notiziario telematico JUGOINFO:
http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/messages