CROAZIA-VATICANO: ARCIVESCOVO TOURAN IN VISITA A ZAGABRIA

(ANSA) - ZAGABRIA, 2 OTT - L'arcivescovo Jean-Louis Touran, il
segretario per le relazioni internazionali del Vaticano, e' arrivato
stamattina a Zagabria per una visita ufficiale di tre giorni. Lo hanno
riferito i media croati.
Il ministro Picula ha detto che i quattro accordi firmati tra la Croazia
e il Vaticano sono stati rispettati fino ad ora. Gli accordi, firmati
dall'ex governo della Communita' democratica croata (Hdz, fondata del
defunto presidente Franjo Tudjman) prevedono tra l'atro la restituzione
dei beni della chiesa cattolica croata nazionalizzati durante la
Jugoslavia di Tito.
L'arcivescovo Tauran sara' ricevuto nei prossimi giorni dal presidente
Stipe Mesic, il premier Ivica Racan e incontrera' altri ufficiali
croati.
(ANSA). COR-VD 02-OTT-01 14:22 NNNN
02/10/2001 17:35

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L'articolo che segue � uscito su "il manifesto" del 13 Ottobre 1998

CROAZIA ACCORDO FRA TUDJMAN E WOJTYLA

La chiesa riprende i beni

Firmato il concordato fra Zagabria e la Santa Sede: presto restituiti i
beni ecclesiastici nazionalizzati da Tito. A preti e parrocchie, fondi
di stato: sono "socialmente utili"

- GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

L' "intesa sui rapporti economici", ultimo di quattro trattati stipulati
fra Vaticano e Croazia, � stata firmata solennemente a Zagabria, a pochi
giorni dalla conclusione della seconda visita del pontefice romano. Il
Concordato economico, sciogliendo il nodo della restituzione dei beni
ecclesiastici nazionalizzati e del sovvenzionamento di preti e religiosi
cattolici "in riconoscimento del lavoro socialmente utile" svolto dalla
chiesa, impone oneri finanziari pesantissimi a una Croazia che gi� si
trova sull'orlo del crac. Zagabria, praticamente, ha concesso tutto quel
che il Vaticano aveva chiesto e anche qualcosa in pi�, sicch� il nunzio
apostolico Einaudi ha potuto dichiarare dopo la firma: "Questo accordo
fa onore alla Croazia, e la Santa Sede lo accoglie con particolare
soddisfazione". A sua volta il vicepremier croato Jure Radic ha
sottolineato: "Due visite del papa in soli quattro anni, mentre altri
stati aspettano decenni, sono un forte segnale". Inoltre, "la
beatificazione di Stepinac � stata un dono al popolo e alla nazione
croata, perch� Stepinac riun� in s� religiosit� e sentimento nazionale.
Anche il programma del nostro partito comprende questi due elementi:
cristianesimo e nazionalismo".

Proprio cos�: e il dono fatto dal papa con la visita e la beatificazione
non poteva non essere ricambiato. Radic ha enfaticamente parlato,
durante la cerimonia della firma, di "definitiva conclusione di un
edificio storico di buoni rapporti fra Santa Sede e terra dei croati,
che ebbe inizio gi� ai tempi di Visceslavo e di Branimiro", principi
croati dell'ottavo e nono secolo noti soprattutto come feroci pirati.
Gli storici croati esaltano in particolare Branimiro come colui che
nell'887 presso Zara assal� e distrusse la flotta veneziana al comando
del doge Pietro Candiano che, catturato, venne squartato. Temutissimo
predone del mare, Branimiro fu definito dagli stessi pontefici
dell'epoca "pessimus Croatorum dux"; ma questo Radic lo ha taciuto. Ha
per� aggiunto: "Con la firma del trattato, la Croazia intende
manifestare il suo desiderio di riparare alle ingiustizie del passato",
commesse ovviamente dai comunisti che, nel '45, tolsero i possedimenti
alla chiesa trasformandoli in demani di stato.

I beni ecclesiastici confiscati o nazionalizzati verranno ora restituiti
in toto dove possibile, mentre verr� offerto uno scambio con altri
immobili o un equo risarcimento nei casi in cui i beni in questione non
esistano pi� o abbiano subito radicali trasformazioni. Come anticipo,
gi� alcuni mesi fa, venne restituito alla curia di Spalato il palazzo
della Biblioteca e della Galleria dell'Accademia d'Arte (ex
arcivescovado), sfrattando senza riguardi gli inquilini e togliendo la
lapide che ricordava la costituzione in quel luogo del primo
battaglione partigiano italiano "Garibaldi", nel settembre '43. Il
valore del patrimonio da restituire alla Chiesa cattolica sar� esaminato
entro sei mesi; la restituzione avr� inizio il 1 gennaio '99 e la
compensazione un anno dopo.

Per quanto concerne i finanziamenti, il concordato riconosce come
socialmente utile alla Croazia l'opera della chiesa cattolica "sul piano
culturale, educativo, morale e sociale": per cui lo stato si � impegnato
a sovvenzionare i bisogni della chiesa - comprese le sue scuole private
- erogando alle 1.547 parrocchie una somma rilevantissima a carico del
bilancio. Inoltre verranno concesse ai religiosi pensione e
assistenza sanitaria. Ciascuna parrocchia ricever� uno stipendio mensile
pari a due salari medi.

Il trattato firmato con la Croazia dovr� servire alla Santa Sede come
modello per i prossimi accordi con la recalcitrante Slovenia ed altri
stati dell'Est, nei quali la chiesa cattolica chiede la restituzione di
vaste superfici coltivabili, di intere foreste e di numerose propriet�
immobiliari, ma soprattutto pretende di imporre un'egemonia politica e
culturale oltre che religiosa. Alcuni giorni addietro, durante la visita
del papa in Croazia, lo scrittore triestino Paolo Rumitz faceva notare
che "una seppur piccola restituzione dei beni alla chiesa cattolica ne
richiederebbe una parallela anche agli ortodossi e alle altre comunit�
religiose", fra cui quella ebraica, saccheggiata dagli ustascia croati
durante la seconda guerra mondiale. Riemergerebbe ancora la
questione dei beni degli esuli istriani e quella dei 400mila serbi che
hanno abbandonato le loro case durante e dopo la guerra in Croazia.
Insomma, "potrebbe iniziare una reazione a catena difficilmente
controllabile anche sul piano politico".

Tudjman evidentemente ha avuto i suoi buoni motivi per venire incontro
ai desideri della chiesa cattolica, che rimane il pi� solido sostegno di
un regime che ha spinto il paese ai limiti del collasso economico. Tutte
le campagne elettorali succedutesi in Croazia finora hanno visto nei
preti i pi� zelanti propagandisti del regime. La commentatrice di Novi
List , Jelena Lovric, scrive che con questo trattato "la chiesa
cattolica � stata posta nella posizione di extrastatus rispetto alle
altre comunit� religiose; si � cos� aperta la strada a una specie di
connubio fra trono e altare. La chiesa cattolica si avvia a diventare
chiesa di stato, ponendosi in una posizione gravida di pericoli, mentre
la Croazia viene proclamata 'stato cattolico'". La commentatrice cos�
prosegue: "Lo stato taglia le gi� misere pensioni, aumenta il numero dei
disoccupati, un terzo della popolazione lotta con la miseria, ma alla
chiesa viene assicurato un abbondante risarcimento nel bilancio statale.
In passato la chiesa non era ricca, condivideva la sorte della classe
operaia ed era una chiesa pi� autentica, come ha detto recentemente un
prete, don Ivan Grubisic". Il prete citato ha detto anche che la chiesa
croata, arricchendosi, si espone ora a gravi pericoli: mettendo in
questione la sua sensibilit� sociale (difficilmente una chiesa
proprietaria pu� rappresentare i poveri) questa chiesa, aggiunge don
Grubisic, rischia di allontanarsi o di essere abbandonata dal popolo.

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Quelli che seguono sono stralci da un breve articolo, senza firma,
apparso su "Il Piccolo" del 20/12/1996:

Firmato il Concordato

LA CROAZIA CATTOLICA STRINGE UN ACCORDO CON LA SANTA SEDE

ZAGABRIA - Nuovi accordi tra la Santa Sede e la Repubblica di Croazia,
il cui riconoscimento diplomatico, nel febbraio 1992 [in realta'
dicembre 1991, n.d.CRJ], pose di fatto termine alla guerra che era in
corso con la ex Federazione Jugoslava [in realta' la guerra era in corso
contro i serbi autoctoni della stessa Croazia e la guerra era
stata soltanto sospesa nelle settimane precedenti, in attesa della loro
completa cacciata nel 1995; n.d.CRJ]. Non si tratta di un vero e proprio
Concordato ma di tre accordi su specifici problemi firmati ieri nel
Palazzo Presidenziale di Zagabria dal Nunzio Giulio Einaudi e dal vice
primo ministro Jure Radic, alla presenza del presidente Franjo Tudjman e
del cardinale Kuharic, arcivescovo di Zagabria [fino al 1997, n.d.CRJ] e
presidente della Conferenza Episcopale Croata. Il primo riguarda
questioni giuridiche; il secondo e' dedicato alla collaborazione in
campo educativo e culturale ed il terzo tratta l'assistenza religiosa ai
fedeli cattolici, membri delle Forze Armate e della Polizia. (...)

Con i nuovi accordi al matrimonio canonico vengono riconosciuti gli
effetti civili mentre sara' garantita alla Chiesa Cattolica il diritto
alla cura pastorale dei fedeli che si trovano negli istituti
penitenziari, negli ospedali, negli orfanotrofi ed in ogni istituto di
assistenza medica e sociale di carattere pubblico e privato.
Inoltre, la Chiesa potra' liberamente organizzare istituzioni intese ad
assicurare attivita' di carita'e di assistenza sociale, conformi alle
rispettive norme civili.

Le scuole cattoliche parificate, di qualunque grado, vengono
praticamente equiparate a quelle pubbliche nei diritti e nei doveri.
Sono poi regolati l'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche
e la collaborazione della Chiesa e dello Stato per la salvaguardia del
patrimonio culturale ed artistico della Chiesa Cattolica in Croazia. E'
prevista, infine, l'erezione dell'Ordinariato Militare per garantire
un'adeguata assistenza religiosa ai fedeli cattolici, membri delle Forze
Armate e della Polizia...

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