Il profilo precedente, dedicato a Bernard-Henri Levy, si puo' leggere
su: http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1434

[Tra parentesi quadre le note ed i commenti del curatore, I. Slavo]


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PRIMA PUNTATA
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1996: Prezzemolo attacca Handke
e toglie il saluto a Kusturica
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BOSNIA: MATVEJEVIC E LE POLEMICHE FRA GLI INTELLETTUALI

(ANSA) - Bologna 16 gennaio 1996 - "La posizione di
Peter Handke e' esageratissima, ma c'e' anche un po'
di verita' in quello che dice. Non si puo' permettere
la demonizzazione di tutti i serbi, anche se la
colpevolezza piu' grande e' certamente di Milosevic e
dei serbi". Lo scrittore Predrag Matvejevic entra
nella polemica scoppiata fra gli intellettuali
tedeschi. Lo ha fatto a Bologna nel corso della
Conferenza Stampa di presentazione della nuova
rivista trimestrale "Pluriverso. Biblioteca delle
idee per la civilta' planetaria", nata dall'incontro
di un gruppo internazionale di scienziati e filosofi
che hanno contribuito allo sviluppo delle teorie
della complessita', una complessita' che trova nella
ex Jugoslavia e in Bosnia il terreno forse piu'
difficile, e che fa sentire i suoi drammatici
riflessi anche nel mondo della cultura. "Per la ex
Jugoslavia gli intellettuali hanno fatto poco [a
favore, sin troppo per distruggerla, ma Prezzemolo
questo non lo dice], ma si sono anche resi conto che
possono fare poco", ha detto Matvejevic, secondo il
quale la loro posizione e' schiacciata fra "asilo ed
esilio". Lui, che ha passato gli ultimi quattro anni
ad insegnare alla Sorbona ed alla Sapienza, dice che
"l'asilo neutralizza la parola". Ma ad un'altro
intellettuale di calibro e suo vecchio amico, come il
regista Emir Kusturica, ha deciso di togliere il
saluto : "Non gli daro' mai piu' la mano : ha
permesso che il suo bellissimo film fosse presentato
a Belgrado con Milosevic, mentre facevano [manca il
soggetto] la strage del mercato. E' una vergogna".
[Si noti che nel frattempo, nella Croazia di Tudjman,
il film "Underground" di Kusturica era sottoposto a
censura, ma di questo Prezzemolo non parla]

Matvejevic condanna dunque l'atteggiamento di
Kusturica, "il miglior allievo di Fellini", ma
riconosce che gli intellettuali, almeno "quelli
imparziali" [dei quali lui non fa parte] che prendono
la parola, si trovano schiacciati da accuse "fra
tradimento ed oltraggio". Per lui, che si definisce
un meticcio nato a Mostar da madre croata e padre
russo, questa nuova guerra fratricida e' una guerra
"delle memorie", e' - in parte - "la prosecuzione
della seconda guerra mondiale" [nella quale se ne
ribaltano gli esiti, ma neanche questo Prezzemolo
dice]. E il dopoguerra "puo' essere duro come la
guerra stessa": la formula imposta dell'accordo [di
Dayton] e' infatti "insostenibile" nel lungo periodo,
quella di oggi e' solo una tregua [qui Prezzemolo
attende fiducioso i bombardamenti della NATO]. "Una
pace fredda", come la chiamano a Sarajevo.


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SECONDA PUNTATA
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Gennaio 2000: Prezzemolo batte il record dei primati
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> http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/32

Nel breve articolo "Il mare sotto Berlino", apparso
su "Il Manifesto" del 25/1/2000, il professor
ex-Predrag ex-Matvejevic riesce a collezionare la
bellezza di otto (8) autocitazioni:

1: "...ne ho parlato tanto nelle mie 'confessioni'..."
2: "Dovevo ribadire tante volte..."
3: "Ripetevo spesso..."
4: "L'ho gia' tentato ne 'Il Mondo ex', invano..."
5: "...tante domande particolari, di cui ho riempito
tutto un 'Epistolario dell'Altra Europa'"
6: "L'avevo chiesto qualche anno fa in una lettera
indirizzata a Gorbaciov..."
7: "...ho coniato questa parola..."
8: "L'autore del 'Breviario Mediterraneo' osserva con
tristezza..." (riferendosi a se stesso in terza persona)


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TERZA PUNTATA
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Estate 2000: Prezzemolo a Belgrado
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> http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1093

I GRANDI VIAGGI DEL PROF. PREZZEMOLO

A spasso per Belgrado, Prezzemolo - indisturbato -
recita la parte del dissidente clandestino, e
racconta il suo appoggio per le destre di Djindjic e
Kostunica. Vedasi:

> http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1093


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QUARTA PUNTATA
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Ottobre 2000: Prezzemolo, intervistato per la
milionesima volta, consiglia a Milosevic di uccidersi
e fa dichiarazione di voto per Mesic e per Kostunica
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> http://www.arci.it/internazionali/balcani/informazione/
intervistamat.html

Il Manifesto 3/10/00

Viaggio nel cuore d'Europa

Lo scrittore Predrag Matvejevic' racconta i suoi
Balcani e la disintegrazione della Jugoslavia. La
critica della storia lo schiera contro le bombe e
l'ingerenza della Nato [illazione menzognera
dell'intervistatore, poiche'Prezzemolo non si e' mai
espresso esplicitamente a riguardo], senza assolvere
i tragici nazionalismi

"Sono disperato nel vedere che cosa ha fatto il
vostro regime nella stessa Belgrado, dove lo spirito
della differenza e della singolarità fanno fatica a
difendersi dalla folle esaltazione nazionalistica e
religiosa, dove l'arguzia e la serenità,
caratteristiche di questa città staordinaria e a me
così cara, arretrano di fronte all'eccitazione e
all'esclusivismo populistici... Più di chiunque altro
(delle colpe degli altri parlo altrove), lei ha
contribuito a indebolire quelle forze che
desideravano conservare la comunione degli infelici
popoli jugoslavi... Oggi lei può ancora salvare
l'onore con le dimissioni. Domani questo non basterà
più. Forse non le rimarrà altro che il suicidio".
Questa lettera è stata scritta da Predrag Matvejevic'
a Slobodan Milosevic. Non oggi, bensì dieci anni fa,
nel 1990, "prima di Vukovar [dove le milizie ustascia
di Mercep presero in ostaggio la citta' nell'estate
1991], di Sarajevo [divisa tra fautori ed oppositori
della secessione bosniaca], di Srebrenica [da dove a
partire dal 1992 partivano le provocazioni delle
milizie di Nasir Oric], di Mostar [dove i
nazionalisti croati massacravano i musulmani, dopo la
fuga della popolazione serba in toto] e dello stesso
Kosovo [dove il secessionismo panalbanese si
tramutava in terrorismo filo-NATO a partire dal 1997]".

Prima ancora che le guerre distruggessero quella
Jugoslavia che Tito aveva lasciato in eredità ai
becchini. Ora quell'eredità è stata sperperata nel
sangue, e una disperata processione di centinaia di
migliaia di profughi "etnici" vaga in una terra
distrutta e frantumata. Anche la speranza vacilla, e
al popolo serbo schiacciato da una storia infinita di
lutti resta la sua dignità, un'arma più forte delle
armi, verso cui, ci ricorda il professor Matvejevic,
l'Occidente e le sinistre dovrebbero sempre portare
rispetto. Partiamo dall'attualità, per poi riprendere
a ritroso il viaggio jugoslavo del manifesto con
Matvejevic', iniziato durante i bombardamenti della
Nato di un anno fa.

Qual è il tuo giudizio sui due attori dell'ultimo
scontro in atto a Belgrado, attori che tu ben
conosci?

Di Milosevic ho poco da aggiungere rispetto a quel
che gli scrissi dieci anni fa, salvo quel che
aggiunsi anni dopo [sic]: ora non basterebbe neppure
il suicidio [Prezzemolo chiede che Milosevic venga
squartato]. Milosevic ha una genialità perversa, ma
non è un nazionalista [sic]. E' un maestro del gioco
nel rallentare, prendere tempo, spostare, per poi
buttarsi con l'istinto di un'animale sulla preda al
momento giusto. Ora gioca sulla legalità [sic],
accusa le opposizioni di non accettare il secondo
turno e quindi le regole. Usa l'ingerenza
occidentale, dalle bombe all'embargo per dire alle
forze armate: dovete difendere il popolo anche da chi
si è alleato con chi ci ha bombardato. Di Kostunica
penso che oggi rappresenti il male minore. Lo
conoscevo molto bene, e non posso dimenticare che
quando noi nella vecchia Jugoslavia ci battevamo da
sinistra contro lo stalinismo ["Della relativita' del
concetto di destra e sinistra"] lui ci attaccava come
se non fosse possibile una sinistra non stalinista.
Per lui l'unico orizzonte era la democrazia borghese
[Infatti Kostunica e' un uomo dichiaratamente di
destra]. Come non dimentico il suo nazionalismo (che
lui stesso rivendica), o la sua vicinanza a Karadzic
in Bosnia [sic]. Però è un uomo pulito [doppio sic],
più un professore universitario che un politico
[percio' e' "pulito"?], non è subalterno agli Stati
Uniti. Accetterà aiuti dall'occidente, ma non a
qualsiasi condizione. Se fossi a Belgrado voterei per
lui [da interpretare come dichiarazione di voto del
"Manifesto"], che rappresenta una transizione
possibile. Ha un profilo di sicuro migliore di
Djndjc, figuriamoci di un fascista come Seselj, o del
monarchico Vuk Draskovic che riunisce i cetnici che
usano lo stesso linguaggio degli ustascia croati.

Pensi che Milosevic abbia un futuro in Serbia?

Il processo avviato a Belgrado andrà avanti, ma come
sempre con stop and go [Prezzemolo sa l'inglese].
Penso che Milosevic stia scrivendo le ultime pagine.
Il problema del Kosovo è irrisolto, e Kostunica fa
grandi promesse ai serbi, mentre io credo, anzi temo,
che l'unica via percorribile sia la spartizione anche
di quel territorio, una cosa drammatica per i
kosovari di ogni etnia, e per i serbi della Serbia,
che hanno laggiù monumenti e radici. Anni fa,
Bogdanovic da Vienna propose di portare quei
momumenti a Belgrado, per farli vedere ai turisti ma
anche ai serbi che non li conoscono.

Già, Kosovo Polje e l'orgoglio serbo, di un popolo
che si identifica con i suoi miti nati dentro
sconfitte storiche.

Attenzione, non c'è solo orgoglio ma anche dignità.
E' il nazionalismo a trasformare la memoria e i
monumenti e i sacrifici in miti. La dignità (e non
l'orgoglio, categoria più ambigua) si radica su una
storia piena di sacrifici. I serbi hanno subito le
perdite maggiori durante la 1 guerra mondiale, per
non parlare delle rappresaglie naziste durante la
seconda: Belgrado ha pagato molto più di Zagabria o
Lubjiana. A Kragujevac i serbi sono stati trucidati a
migliaia dai tedeschi e ora le bombe della Nato hanno
distrutto con la Zastava anche le lapidi delle
vittime di mezzo secolo prima. Per guardare più
vicino, mentre iniziava il disgelo e per esempio in
Italia voi del manifesto sceglievate la vostra via,
Belgrado era un crogiolo di cultura e di esperienze
molto più delle altre capitali jugoslave. In questo
senso dico che voi occidentali dovete sempre
rispettare la dignità del popolo serbo, e che solo il
popolo serbo, non il tribunale dell'Aja, potrà farla
finita politicamente con Milosevic. Però penso che i
serbi debbono fare un serio esame di coscienza, non
possono sempre scaricare su altri le responsabilità
di drammi e orrori. Aspetto ancora che qualche
scrittore serbo pubblichi un libro sulla
responsabilità. Servirebbe, in Serbia e in tutti i
paesi della ex Jugoslavia, un processo simile a
quello avviato da alcuni scrittori tedeschi, come
Günther Grass, che hanno messo lo specchio di fronte
alla nazione. Questo processo nella Croazia di Mesic
è appena cominciato.

Già, ma nella Croazia di Mesic i serbi scacciati
dalla Slavonia non possono far ritorno.

E' vero, e queste cose ho scritto a Mesic
[autocitazione] dicendogli: ho votato per voi perché
non c'era un'alternativa migliore [nota bene:
Prezzemolo e' stato candidato nel Partito Socialista
Operaio della Croazia, ma dichiara di votare per
Mesic]. Capisco che i tempi sono lunghi e l'eredità
di Tudjman è pesante come un macigno, la situazione
economica è difficile [Prezzemolo e' molto
comprensivo con il regime croato]. Ma qualche gesto
simbolico dovete pur farlo, subito. Per esempio il
ritorno dei profughi serbi, come ridare alla piazza
di Zagabria il nome che aveva in memoria delle
vittime antifasciste, come sostituire il nome della
moneta da kuna a kruna: kuna era la moneta ustascia,
kruna vuol dire donnola e ricorda l'economia di
scambio quando si pagava in pellicce. Ai croati - e
io sono croato [bonta' sua, lo dice] - dico che noi
piangiamo sempre perché siamo stati predati dagli
austriaci, dagli ungheresi, dai turchi, da Venezia,
dai serbi, ma dimentichiamo che i peggiori predatori
dei croati sono i croati stessi, i "patrioti".

Sei tornato da poco da un nuovo giro in Jugoslavia,
con una tappa a Belgrado dopo anni di assenza. Cosa
hai trovato?

Ho visto che nei Balcani, come in tutto l'est, si
registra il fallimento del postcomunismo. Dei
fallimenti del comunismo s'è detto tutto, di
quest'altro fallimento si tace. In Slovenia sono
serviti 8 anni per tornare alle condizioni economiche
che aveva il paese al momento della rottura con
Belgrado, quando si fece stato per non pagare le
tasse per il Kosovo. Alla Croazia ne serviranno
almeno 15: avevamo la quarta cantieristica del mondo
e oggi i nostri tecnici emigrano all'estero, a
Trieste. Mi chiedo: quanto tempo servirà alla Serbia?
Quanti anni ci vorranno prima che Kragujevac con la
sua Zastava distrutta tornerà a godere della
prosperità di un tempo? A Ljiubiana ci sono compagni
[sic - forse un lapsus?] che si battono per
l'ingresso in Europa ma contro la Nato, ma a loro
hanno spiegato che la Nato è il purgatorio per
entrare in Europa. E dire che io mi chiedo a cosa
serva la Nato, ora che non c'è più il patto di
Varsavia. In tutto l'est c'è la tendenza della Nato
ad appropriarsi della vittoria sulla guerra fredda,
dimenticando che i vincitori sono i movimenti di
opposizione, a Budapest come a Danzica, a Praga come
con la perestrojka. Ero a Berlino con Claudio Magris
alla caduta del muro, ci chiesero cosa pensavamo.
Magris disse: "Ora temo l'arroganza dell'Occidente",
e io: "temo che il dualismo e il manicheismo vengano
sostituiti dal monismo". Il pensiero unico di Bush
non era molto diverso dal dominio del mercato.
L'idolatria dell'economia di mercato dà scarsi
risultati laddove manca lo stesso mercato e qualche
volta, fatalmente, la mercanzia.

Nostalgia per il passato?

Al contrario [non ne dubitavamo], penso che se il
ritorno al passato è solo una chimera, il ritorno del
passato è una vera sciagura. Per tornare ai Balcani e
alla Jugoslavia, più che salvare il retaggio bisogna
salvarsi dal retaggio, persino dalla memoria ci
dobbiamo difendere: non si conquista il presente se
non si è dominato il passato [frase priva di senso,
Prezzemolo evita di entrare nel merito e spiegare a
cosa si riferisce].

Per rappresentare i regimi nati dalla dissoluzione
del comunismo tu hai inventato il termine di
"democrature". Cosa hai visto in Bosnia, e in
Macedonia?

In Bosnia sono tornato tre volte in questi 10 anni:
nella prima ho trovato umanità, solidarietà,
convivenza fra 3 popoli e tre religioni. Tre anni fa
restava solo un po' di speranza. Ora ho trovato
soltanto apatia tra la gente, disinteresse anche per
quel che avviene a Belgrado, e fila lunghissime di
aspiranti emgranti davanti alle ambasciate
occidentali. In Bosnia l'apocalisse è già avvenuta.
Persino gli intellettuali sono separati, persino tra
di loro [perche' "persino"?]. In questo momento temo
molto gli aiuti dei paesi petroliferi che stanno
definitivamente delaicizzando la Bosnia [aveva
incominciato Izetbegovic, proprio con lappoggio di
Prezzemolo]: non si costruiscono che moschee, e i
gruppi interetnici, non nazionalisti, sono mosche
bianche. Mi colpisce, come a Belgrado mi colpisce il
silenzio degli intellettuali. Il silenzio di
Pasternak in epoca zdanovista era eloquente, il
silenzio di oggi è conformismo. Il mondialismo che
per noi è un valore è interpretato dai nazionalismi
dominanti nei paesi ex-jugoslavi come tradimento. Mi
chiedevi di Skopje: rispunta il problema macedone con
i suoi quattro pericoli. Non esiste ancora una
frontiera definita con la Serbia; la Bulgaria non
riconosce la lingua né la nazione; gli albanesi
pretendono sempre di più; la Grecia non riconosce il
nome. Solo la grande saggezza macedone ha salvato il
paese da questi quattro pericoli. Per ora.

C'è una specie di maledizione balcanica da cui questa
terra non riesce a liberarsi.

Vedi, Winston Churchill ebbe a dire che i Balcani
producono più storia di quella che possono consumare.
Sono il barometro d'Europa, ma anche una polveriera.
E restano, non dimentichiamolo, la culla della
cultura europea. Cultura di cui restano solo alcune
tracce sempre più sfumate, per esempio a Novi Sad che
è stata patria di popoli e culture diverse, luogo di
integrazione. Di Sarajevo ho già detto, e così del
difficile nuovo corso croato. La storia dei Balcani è
segnata da eventi non compiuti, a volte endogeni e
molto spesso portati dall'esterno. Dal Congresso di
Vienna alla cosiddetta pace di Dayton, non si fa che
dividere senza risolvere; il Congresso di Berlino non
chiude i conti con la moribonda Turchia; e lo stesso
dicasi per il trattato di Versailles, o di Rapallo, o
del Trattato di Roma che produsse nuovi conflitti, o
di Yalta che cerca simmetrie dove simmetrie non
esistono [alzi la mano chi ci ha capito qualcosa].
Dayton ha fermato la guerra di Bosnia, è vero, ma
oggi è un ostacolo [per la prosecuzione dello
squartamento del paese]. Una realtà incompiuta [lo
squartamento non ancora terminato: mancano il
Montenegro, il Kosovo, la Mecedonia occidentale, la
Vojvodina] non può che produrre sempre nuove
frustrazioni. Il mio discorso potrà sembrarti
disperato: in realtà è piuttosto disilluso che
disperato. (Loris Campetti)

Chi è Predrag Matvejevic'

Predrag Matvejevic' è nato a Mostar da madre croata e
padre russo. Ha insegnato Letteratura francese
all'Università di Zagabria e Letterature comparate
alla Sorbona. All'inizio della guerra in Jugoslavia è
emigrato, dal '91 al '94 in Francia e quindi in
Italia, dove è professore ordinario di Slavistica
alla Sapienza di Roma, nominato per chiara fama [sic!
- forse per chiara fama gli e stata attribuita anche
la cittadinanza italiana con provvedimento
straordinario del Presidente della Repubblica].

Tra i suoi libri tradotti in varie lingue, i più noti
in Italia sono: "Epistolario dell'altra Europa"
(Garzanti '92); "Breviario mediterraneo", ('88,
ripubblicato in edizione ampliata nel '91 da Garzanti
con il titolo "Mediterraneo/ Un nuovo breviario";
tradotti in italiano "Ex Jugoslavia. Diario di una
guerra"; "Golfo di Venezia"; "Mondo ex/ Confessioni";
"Tra asilo ed esilio"; "Il Mediterraneo e l'Europa/
lezioni al College de France"; "I signori della
guerra"; "Isolario mediterraneo". Durante la "guerra
umanitaria" dello scorso anno, Matvejevic non si è
limitato a manifestare il suo disappunto e ha
partecipato alle manifestazioni di protesta,
recandosi ad Aviano con i pacifisti e i comunisti
italiani e rappresentanze dei serbi che vivono nel
nostro paese [NON CI RISULTA - ci risulta invece che
i Comunisti Italiani erano parte del governo che
bombardava, e che Prezzemolo era ad Otranto ad
esprimere solidarieta ai profughi albanesi,
addossando tutte le colpe della tragedia alla parte
jugoslava].
Il suo rifiuto della guerra e dell'ingerenza della
Nato nei Balcani non gli ha impedito di combattere
tutti i nazionalismi che hanno fatto terra bruciata
della ex-Jugoslavia. E' tornato recentemente a
Belgrado [vedi sopra per il diario da Belgrado...]


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EPILOGO
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Agosto 2001: La Croazia premia Prezzemolo
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> http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1280

Le nuove peripezie del prof. Prezzemolo

MAMMA CROAZIA PREMIA IL SUO BENEMERITO FIGLIO PREZZEMOLO

Tratto da "Vecernji List" (Zagabria) del 29 agosto 2001.

Predrag Matvejevic riceve l'ordine benemerito dal
presidente Stjepan Mesic

MATVEJEVIC: "LIBERIAMOCI DAL PESO DEL PASSATO"

Vedasi:

> http://groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1280