Lettera aperta a "Il Manifesto"

Su certe questioni purtroppo non vale dire "meglio tardi che mai"...
Cosi', accogliamo con grande sconforto le notizie che da qualche mese
possiamo leggere pure su "Il Manifesto" - particolarmente dopo la
aggressione dei paesi della NATO contro la Repubblica Federale di
Jugoslavia - riguardanti le efferatezze commesse dai nazionalisti e
dai separatisti, le meschinita' che le accompagnano e le menzogne dei
media,
iniziate a Lubiana, ma ancor prima proprio in Kosmet. In Kosovo e
Metohija si va avanti, con livelli di crudelta' crescente, per cui in
assenza della popolazione ortodossa ormai in gran parte scacciata e
sterminata ci si scaglia contro chiunque non rispetti l'ordine
dell'UCKFOR - se ci e' lecito coniare un neologismo il cui significato
dovrebbe essere chiaro.

Mesi ed anni fa cercavamo di esporre alcuni dati di fatto elementari,
dialogando con i vostri giornalisti, ma ci rispondevano "picche". C'era
la Bosnia ("aggressione serba"? Adesso ci raccontano delle fosse comuni
di serbi a Sarajevo...), c'era il Kosovo ("apartheid antialbanese"?
Adesso ci spiegano che in Kosmet abitano decine di popoli, tutti con lo
stesso diritto di considerarla propria patria...), c'era lo sfascio
della
Jugoslavia federativa ("autodeterminazione"? Adesso ci si preoccupa
anche
per la sorte della piccola Macedonia...). C'era una volta la Rossanda
che
appoggiava i bombardamenti della NATO contro i serbi della Bosnia, c'era
(c'e' ancora) Matvejevic a definirsi "ex-jugoslavo" per non cadere in un
abisso di contraddizioni chiarendo piuttosto COSA ritiene di essere (se
non slavo del sud, cosa?); e c'erano tanti altri, che ogni tanto pero'
riappaiono con il loro carico di idiozie politicamente corrette.

Esempio: tale Paolo Dieci (responsabile del Cisp) esordisce sull'ultimo
numero del 1999 affermando che "i bombardamenti da parte della NATO
sulla
Serbia e sul Kossovo sono stati, come e' noto, motivati dalla volonta'
di proteggere i civili kossovari dalla repressione dei soldati di
Milosevic". La premessa e' bugiarda, e falsifica pertanto tutto il resto
dell'articolo, che comunque non manca di ulteriori corbellerie (tipo:
l'esaltazione acritica del Tribunale dell'Aia; considerare il governo
dell'UCK come un "dato di fatto", un referente cui appellarsi per
"chiedere garanzie"). Di fronte a queste affermazioni vergognose, che
ricadranno prima o poi, come tutte le altre, come macigni, o bombe a
grappolo, su persone in carne ed ossa, non capiamo a cosa serva
puntualizzare ad esempio che la NATO ha falsificato il video del treno
colpito dal missile, scandalizzandosi ingenuamente per queste ovvieta'
del moderno "imperialismo etico" (e genocida)... Oppure che senso abbia
l'euforia per la vittoria della "opposizione" in Croazia, guidata dal
voltagabbana ex- (lui si, ex!) comunista Racan, un carrierista che ha
passato tutti questi anni ad intrigare con Tudjman, a tradire i suoi
vecchi
compagni di fede ("Mai piu' comunisti", esclamava), a presentare le
credenziali ai padroni euro-americani, ad applaudire alla aggressione
NATO contro il suo paese - perche', ci si consenta, Belgrado, Pristina e
Zagabria sono nella stessa terra, e nessun Matvejevic ci convincera' mai
del contrario.

O forse si, tutto questo serve: ad aggirare le vere ragioni della
distruzione della Jugoslavia federativa e socialista, a confondere le
idee a chi compra il "Manifesto" per il sottotitolo che nonostante tutto
esso ancora conserva, subito sotto la testata.


Coordinamento Romano per la Jugoslavia, gennaio 2000


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