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CATALOGNA, FINORA HANNO PERSO SOLO GLI ANTICAPITALISTI

2/2 – Segnalazioni in ordine cronologico inverso. In questo post:

*) ALTRI LINK
6) Donbass e Catalogna: una doverosa precisazione (di Mauro Gemma, 29 Ottobre 2017)
7) Ai compagni che non condividono il mio omaggio alla Catalogna (di Giorgio Cremaschi, 29 ottobre 2017)
8) L\'indipendenza catalana: cinque cose su cui riflettere (di Tony Cartalucci, 25 Ottobre 2017)
9) I sonnambuli europei, Orwell e la Catalogna (di Alberto Negri, 20 ottobre 2017)
10) L’intrigo catalano e la chiarezza italiana senza effetti (di Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta, 4.10.2017)
11) Viva la Catalogna abbasso l’Italia (di Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta, 26.9.2017)

Nel post precedente:

1) ROMA 13 GENNAIO: I comunisti, l’Unione Europea e l’autodeterminazione dei popoli
2) Il feticcio dell’Indipendentismo e il suo segreto (di classe) (di Stefano Paterna  06/01/2018)
3) L’impasse dell’indipendentismo: il caso catalano (di Stefano Paterna  02/12/2017)
4) Repressione in Catalogna: l’Unione Europea si riscopre franchista (di Rete Dei Comunisti, 4 novembre 2017)
5) Il “cuneo catalano” mostra cos’è l’Unione Europea (di Dante Barontini, 4.11.2017)


=== ALTRI LINK ===

LA CATALOGNA DA PUIGDEMONT A PUIGDEMONT (di Paolo Rizzi, 30/12/2017)
... CatComu-Podem ... schierata per il diritto a decidere e che ha cercato di spostare il focus della questione nazionale alle questioni sociali, arretra in voti e seggi... la CUP ottiene risultati migliori nei quartieri popolari più vicini al centro, dove c’è una forte presenza sia di fasce sottoproletarie sia di giovani lavoratori precari dei servizi. CatComu-Podem invece raccoglie più consensi negli storici quartieri operai - come quelli a nord-est costruiti intorno alla SEAT – in cui la questione nazionale è molto meno sentita o, peggio, porta voti ai Ciudadanos... le elezioni si sono svolte in un pesante clima di repressione. Restano agli arresti o latitanti i leader dei partiti e delle organizzazioni civiche indipendentiste...
https://www.lacittafutura.it/esteri/la-catalogna-da-puigdemont-a-puigdemont

CATALOGNA: IL BIVIO ELETTORALE PREMIA CHI? (29 dicembre 2017)
... non premia certo la classe operaia e gli studenti, che nei mesi scorsi hanno dato forza alle proprie rivendicazioni con scioperi costanti manifestazioni di piazza... non si spiegherebbe come mai un partito di chiara ispirazione anticapitalista, con forti legami nei sindacati promotori degli scioperi post-referendari, come la CUP, possa aver subito una perdita così consistente di voti (più di 100.000 rispetto alla tornata precedente)...

CATALOGNA, SPAGNA, AUSTRIA, EUROPA... LA DERIVA (di Samir Amin, 27 Dicembre 2017)
... L’ ideologia dominante ha così raggiunto il suo obiettivo: sostituire alla priorità della coscienza sociale (la lotta di classe) il primato di altre identità, in questo caso nazionali. È una deriva tragica...

CATALOGNA. VITTORIA AGRODOLCE PER GLI INDIPENDENTISTI MA LA GRANA PER MADRID E UE RIMANE (di Marco Santopadre, 22 dicembre 2017)
....in generale se il dato è caratterizzato da una vittoria, “contro vento e marea”, del fronte catalanista, al suo interno i rapporti di forza mutano negativamente, a vantaggio delle formazioni più moderate e conformiste e a svantaggio dell’opzione più coerentemente indipendentista ma anche antagonista dal punto di vista ideologico...

TRA GLI EUROPEISTI CRITICI, GLI SCETTICI E I CONTRARI ALL’UE: INDIPENDENTISTI A BRUXELLES (di Andrea Quaranta, 12 dicembre 2017)
La manifestazione per l’indipendenza di Catalunya e la liberazione dei detenuti politici che si è svolta a Bruxelles lo scorso giovedi 7 dicembre ha rappresentato un significativo e insolito evento... L’ANC ha manifestato all’insegna dello slogan “Wake up Europe. Democracy for Catalonia”... Una critica che è decisamente più marcata nel discorso di Joan Coma, consigliere comunale della CUP a Vic che, dopo aver salutato “Gerusalemme capitale indiscutibile della Palestina”, ha denunciato “il deficit di democrazia dello stato spagnolo e la imprescindibile e inaccettabile complicità di questa Unione Europea con l’operazione repressiva che patisce il movimento indipendentista... da https://catalunyasenzarticolo.wordpress.com

LA REPUBBLICA CHE NON C’È. REPORTAGE DA BARCELLONA (di Paolo Rizzi, 18/11/2017)
... Qualche bandiera tricolore della repubblica degli anni \'30 segnala la partecipazione di compagni a favore di una spagna federale plurinazionale. Le bandiere catalane con la stella rossa e quelle dell’indipendentismo radicale di sinistra con la stella rossa si affiancano lungo tutto il corteo...
https://www.lacittafutura.it/esteri/la-repubblica-che-non-c-e-reportage-da-barcellona.html

CATALOGNE : AU ROYAUME DU FANTASME (par Antonio Muñoz Molina, Le Figaro (France), 14.11.2017)
... Parmi les sept « Pères de la Constitution », deux étaient catalans. Lors d’un référendum en 1980, les Catalans ont voté en masse en faveur d’un statut qui garantissait un degré d’autonomie beaucoup plus élevé que celui de 1932...

CATALOGNA VERSO LE ELEZIONI. LA PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IN GALERA (PTV News 13.11.17)

“LA QUESTIONE CATALANA NEL 2017 NON È PIÙ QUESTIONE DI NAZIONALISMO” (di Aureliana Sorrento, 10 novembre 2017)
... Tra le leggi che il governo catalano aveva fatto c’era uno stop degli sfratti, che hanno colpito masse di popolazione grazie alla speculazione, a contratti truffaldini appioppati dalle banche a cittadini ignari e a leggi assurde fatte dal PP in favore di costruttori e banche. Bene, questa legge del parlamento catalano come altre leggi sociali è stata annullata dal governo centrale del PP... Ada Colau ha scritto un libro fenomenale sulle ragioni della bolla immobiliare, su come i cittadini sono stati presi per i fondelli da una politica che rendeva impossibile l’affitto delle case e costringeva anche chi non se lo poteva permettere a comprare casa con contratti di mutuo cole nei quali la truffa non si vedeva ma c’era ed era enorme...

LA \"UNIDAD DE ESPAÑA\" SUMA INQUIETANTES ALIADOS INTERNACIONALES (Joan Cantarero, 4/11/2017)
Los paramilitares ucranianos, que se ofrecieron por video para acabar con los independentistas catalanes, son cruzados cristianos que reconocen colaborar con grupos talibanes para acabar con el gobierno ruso...

LOCALE, SPAGNOLA, EUROPEA: LE TRE CRISI DELLA CATALOGNA (di Oriol Nel·lo Colom, 2.11.2017)
Lungi dall’essere solo un conflitto locale, i fattori scatenanti dell’indipendentismo catalano vanno ricercati innanzitutto su scala globale nell’impoverimento del progetto europeista e della società dopo la crisi finanziaria del 2008. L’illusoria narrazione dei nazionalisti e la rigidità dello Stato iberico hanno fatto il resto...
DELEGAZIONI DEL GOVERNO DELLA CATALOGNA ALL’ESTERO (di Laura Canali, 3.11.2017)
La carta inedita della settimana è sulla proiezione diplomatica della Catalogna. Negli anni, le autorità di Barcellona hanno tessuto una rete di rapporti diplomatici in Europa e Nord America per irrobustire la causa indipendentista...
http://www.limesonline.com/carta-delegazioni-diplomatiche-del-governo-della-catalogna-europa-nord-america/102657

CATALOGNA, TRA OBIETTIVI POLITICI E RAPPORTI DI FORZA (di Dante Barontini, 1.11.2017)
... La vicenda catalana ha subito una svolta piuttosto brutale, con la destituzione del governo locale dopo la formale dichiarazione di indipendenza. Il “commissario governativo” sceso a Barcellona è addirittura la vice di Mariano Rajoy, Soraya Saenz de Santamaria. La quale ha immediatamente licenziato il capo della polizia locale (i Mossos de Esquadra) e altri 150 funzionari, in modo da avere “dipendenti fedeli” direttamente ai suoi ordini...

TRUMP E IL SECESSIONISMO (di  Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 1 novembre 2017)
... Nel rifarsi direttamente a Maciá (e non al suo ex capo, Jordi Pujol) e quindi sostenendo implicitamente il progetto di annessione di Andorra, di una parte della Francia e d’Italia, Carles Puigdemont non ha mai cercato di nascondere i suoi appoggi anglosassoni. Giornalista, ha creato un mensile per mantenere i suoi sponsor al corrente sull’evoluzione della sua lotta. Non è ovviamente in catalano né in spagnolo, ma in inglese: Catalonia Today, di cui sua moglie, la rumena Marcela Topor, è diventata capo-redattrice. Allo stesso modo anima associazioni che promuovono l’indipendenza catalana, non in Spagna, ma all’estero, che fa finanziare da George Soros...
http://www.voltairenet.org/article198584.html

DENTRO LA UE, SIAMO TUTTI COME I CATALANI (Dante Barontini, 31/10/2017 – da Contropiano)
... Quello che sta avvenendo in questi giorni intorno alla Catalogna e alla sua volontà di indipendenza dalla Spagna è una di quelle “prime volte” che segnano l’evoluzione di un sistema politico e dei relativi equilibri sociali. E’ la prima volta infatti che l’Unione Europea non riconosce – e anzi condanna – una richiesta di indipendenza certificata da un voto, oltretutto osteggiato con la violenza poliziesca da parte di uno Stato nazionale. Ma è anche la prima volta che questo accade al suo interno...

LES BALKANS AU DÉFI DE LA DÉCLARATION D’INDÉPENDANCE DE LA CATALOGNE (Courrier des Balkans | Par la rédaction | lundi 30 octobre 2017)
Tandis que la Serbie soutient l’Espagne au nom du droit international et dénonce le « précédent » du Kosovo, l’indépendance proclamée par la Catalogne suscite beaucoup de sympathies en Slovénie et réveille certaines tentations séparatistes des Croates comme des Serbes de Bosnie-Herzégovine. L’ambassadeur d’Espagne à Athènes critique la position grecque, mais les gouvernements de la région restent néanmoins prudents et s’alignent sur les positions européennes. Tour d’horizon...

CATALOGNA: MA PERCHÉ SOTTOSTARE AL RICATTO DEI MARPIONI? (di F. Santoianni, 29 ottobre 2017)
Fa davvero rabbrividire vedere tanti nella “sinistra antagonista” continuare ad inneggiare ad una “indipendenza della Catalogna” che rischia oggi di sfociare in un’altra Jugoslavia...

LA CATALOGNA PROCLAMA L’INDIPENDENZA DALLA SPAGNA. SALE LA TENSIONE (PTV News 27.10.17)
IN DIRETTA DA BARCELLONA (PTV/RT 27/10/2017)
Manifestazioni del popolo catalano contro l’attivazione da parte di Madrid dell’articolo 155 della Costituzione che sospende l’autonomia della regione. il Parlamento di Barcellona ha dichiarato l’indipendenza unilaterale.

CATALOGNE : ENTRE MIRAGE ET RÉALITÉS (25 Oct 2017, ALEX ANFRUNS)
Après 7 ans de mobilisations et de publicité, le processus indépendantiste de la Catalogne a atteint au moins l’un de ses objectifs : la question est prise en considération dans le monde entier, obligeant les uns et les autres à se positionner. Pour ou contre l’indépendance ? La répression calculée du gouvernement espagnol a paradoxalement offert une publicité inespérée au processus indépendantiste. Processus qui soulève aujourd’hui un florilège d’émotions et de sentiments variés. Avec notamment la noble défense de la démocratie et celle du droit à l’autodétermination des peuples. Mais aussi la poussée d’un nationalisme excluant et la crainte d’ouvrir une boîte de Pandore qui provoquerait une réaction en chaîne des autres mouvements indépendantistes à l’échelle européenne. Aborder cette affaire catalane à la lumière des rapports de classes permet d’en saisir les enjeux fondamentaux...

La voce degli antijugoslavi: SLOVÉNIE : UN MODÈLE À SUIVRE POUR L’INDÉPENDANCE DE LA CATALOGNE ? (CdB, 23 octobre 2017)
La Slovénie sera-t-elle le premier pays d’Europe à reconnaître l’indépendance de la Catalogne ? Barcelone pourrait en tout cas s’inspirer du « modèle slovène » de 1991, impliquant le report de la déclaration d’indépendance, puis des négociations avec le pouvoir central avec une médiation internationale. Pourtant, la comparaison a ses limites : la Constitution yougoslave reconnaissait en effet le droit des républiques à la sécession...

ANDREA GENIOLA (BARCELLONA): “LA GENESI DELL’INDIPENDENTISMO CATALANO” (di Noi Restiamo, 22 ottobre 2017)
Da Barcellona Andrea Geniola (Universitat Autònoma de Barcelona, Centre d’Estudis sobre les èpoques Franquista i Democràtica e co-editore di “Nazioni e Regioni”) ci spiega la genesi dell’indipendentismo di sinistra, le evoluzioni degli ultimi anni e le enormi differenze tra i valori e le rivendicazioni del movimento popolare catalano e il nucleo identitario dell’autonomismo leghista italiano...

CATALOGNA, PARLA JOAN SEBASTIÀ COLOMER (ENDAVANT): “IL CONFLITTO NAZIONALE È LA MANIFESTAZIONE DEL CONFLITTO DI CLASSE” (di Joan Sebastià Colomer (Endavant), 20/10 2017)
... Il legame tra lotta nazionale e conflitto di classe. La trasversale ma dinamica composizione di classe del movimento indipendentista. La struttura e il protagonismo dei settori di classe e popolari all’interno del movimento per la rottura con lo Stato Spagnolo in competizione con la rappresentanza politica di una piccola borghesia radicalizzata dalla crisi economica ma incline al compromesso... 

MONEDERO : « LA DÉMOCRATIE ESPAGNOLE SE TROUVE AU TOURNANT LE PLUS DÉCISIF DE SON HISTOIRE DEPUIS LA MORT DE FRANCO » (19 Oct 2017, ALEXANDRE ANFRUNS)
La discorde entre le gouvernement de Rajoy et la Generalitat de Catalunya s’accentue de jour en jour. Aucune solution ne semble se dessiner. À la place, ce sont une réponse policière ainsi que des persécutions judiciaires qui ont été imposées. Au-delà du dialogue de sourds entre les droites catalane et espagnole, quels sont les véritables enjeux de la question catalane ? Afin d’ouvrir les perspectives d’analyse et éviter les pièges des faux débats qui mèneraient à une impasse pour les majorités sociales, nous avons interrogé Juan Carlos Monedero, professeur et co-fondateur de Podemos, mais aussi et surtout un des observateurs les plus lucides de la crise du régime de 1978...
ENG: MONEDERO: “SPANISH DEMOCRACY IS FACING ITS MOST SERIOUS CROSSROADS SINCE THE DEATH OF FRANCO” (19 Oct 2017, ALEXANDRE ANFRUNS)
The contention between Rajoy’s government and the Generalitat de Catalunya has been deepening with each passing day. There is no solution in sight, and instead we have  witnessed the police response and judicial persecution. Beyond this dialogue of the deaf between Spanish and Catalan right-wings, what is really at stake with the Catalan question? To broaden our perspectives and analysis, and avoid the trappings of false debates that are dead ends for the social majorities, we have interviewed Juan Carlos Monedero, professor and co-founder of Podemos, and one of the most lucid analysts of the crisis of the 1978 regime...

LA CATALOGNE, PRISE EN ÉTAU ENTRE LA RÉPRESSION ET LA NÉGOCIATION (15 Oct 2017, ROBERT CHARVIN)
Droit des Peuples à disposer d’eux-mêmes, respect de l’intégrité territoriale des États et contradictions du système socio-économique capitaliste : le cas de la Catalogne...

ALTRO CHE KOSOVO: L’EUROPA SULLA CATALOGNA NON HA UN PIANO B (di Sergio Cantone, 7/10/2017)
La questione catalana è insidiosa per l’Europa. Benché sia infatti all’apparenza gestibile, nasconde contraddizioni insormontabili. Si tratta di un similconflitto in cui l’Unione Europea è presa alla sprovvista e del quale molti Stati membri temono un effetto domino. Non c’è un piano B. E non è la prima volta...


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Donbass e Catalogna: una doverosa precisazione

29 Ottobre 2017

di Mauro Gemma

Girano in rete impropri paragoni tra la dichiarazione di indipendenza della Catalogna e la creazione delle repubbliche popolari nel Donbass.

E\' opportuno precisare che, al contrario di quanto è successo in Catalogna con la rivendicazione dell\'indipendenza dalla Spagna, la richiesta iniziale delle regioni russofone dell\'Est dell\'Ucraina era quella dell\'autonomia nell\'ambito dello stato ucraino* (nato, questo, da una decisione, presa dai nazionalisti ucraini in combutta con Eltsin dopo il suo colpo di Stato, che ha violato la decisione espressa, a grande maggioranza, dal popolo della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina di rimanere nell\'URSS, attraverso il referendum del marzo 1991) e, in particolare del rispetto della lingua, della cultura e dell\'identità peculiare delle sue popolazioni, a grande maggioranza russe e russofone.. E ciò avveniva in conseguenza delle prime misure approvate dal governo golpista che si proponevano di impedire persino l\'uso della lingua russa..

E\' stato in seguito al rifiuto di accettare le richieste avanzate e allo scatenamento di una repressione armata senza precedenti (appoggiata da USA/UE/NATO) contro il popolo antifascista della Novorossija che è stato avviato il processo che ha portato alla proclamazione delle repubbliche popolari attraverso un referendum. E ancora oggi, lo stesso Partito Comunista di Ucraina si sta battendo con coraggio contro l\'isteria nazionalista della giunta golpista di Kiev per ottenere un assetto federale dello stato, rispettoso di tutte le autonomie, le culture e le identità, con l\'attribuzione al russo dello status di lingua ufficiale. Forse è troppo tardi per giungere a una simile soluzione della questione, ma questa rimane la posizione ufficiale dei compagni comunisti ucraini.

Inoltre, c\'è anche da rilevare che la stessa Federazione Russa continua a considerare l\'Est dell\'Ucraina parte del paese confinante e non ha mai avanzato alcuna richiesta di annessione (al contrario di quanto è avvenuto in Crimea, una regione storicamente russa che solo negli anni 50 dello scorso secolo venne consegnata da Krusciov alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, pur nell\'ambito dell\'URSS, che con un referendum è tornata alla Russia).

Ragion per cui, si può pensarla come si vuole dell\'indipendenza della Catalogna, anche scambiando lucciole per lanterne e pensando che siamo di fronte alla creazione del Venezuela bolivariano in Europa occidentale. Ma per cortesia, non si metta di mezzo il Donbass. O almeno, prima di parlarne, se proprio non si vuole studiare, almeno ci si informi.

* \"Nella notte del 22 febbraio 2014 decine di patrioti del Donbass sono intervenuti in difesa del monumento a Vladimir Lenin, simbolo dei lavoratori di Donetsk, e non hanno consentito ai fascisti ucraini di portare a compimento la demolizione della statua. Insieme ai difensori del monumento c\'erano anche i comunisti, che per primi avevano organizzato e allestito una tendopoli. Vicino al monumento decine di migliaia di persone hanno organizzato manifestazioni di condanna del colpo di stato a Kiev.. I partecipanti all\'azione hanno avanzato alle autorità la richiesta di svolgere un referendum sulla struttura federale dell\'Ucraina, che permettesse di garantire un corso di politica estera basato sulla collaborazione con i paesi della CSI, e in primo luogo con la Federazione Russa. Ma Kiev e la dirigenza della regione di Donetsk non hanno voluto ascoltare la richiesta del popolo\" (dalle tesi programmatiche del Partito Comunista della Repubblica Popolare di Donetsk)


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Ai compagni che non condividono il mio omaggio alla Catalogna

di Giorgio Cremaschi, 29 ottobre 2017

Alle compagne e ai compagni che mi hanno criticato per il mio omaggio al popolo della Catalogna, giudicando la sua lotta sbagliata, ambigua, borghese, egoista, nazionalista, eccetera, e che hanno contrapposto ad essa la lotta di classe di Marx e Lenin, rispondo ricorrendo proprio al più grande rivoluzionario della storia moderna. 
Mi permetto di citare ciò che Lenin disse dell’emiro dell’Afghanistan, un reazionario che nel 1920 si batteva contro gli inglesi… Lenin disse che aveva fatto più danni all’imperialismo quell’emiro che tutta la socialdemocrazia e la sinistra europea…
Per favore, a cento anni dalla Rivoluzione contro Il Capitale, come la definì Gramsci, non usate Marx e Lenin in senso scolastico e soprattutto da menscevichi. 
Le rotture del sistema avvengono oggi su faglie non previste dal manuale delle giovani marmotte marxiste-leniniste. E sono piene di ambiguità e contraddizioni… ma sono rotture.. E in questo caso lo stato confusionale dei poteri forti UE dimostra che la rottura c’è. 
E poi con chi stareste voi, con un popolo che si ribella, ripeto con ambiguità e contraddizioni, e che in questa ribellione matura, o con il Re e e i postfranchisti che lo reprimono? Siete sicuri di potervi chiamare fuori da tutto questo? Aggiungo che quando Fidel ed il Che sbarcarono dal Granma a Cuba dicendo “liberiamo la Patria”, il partito comunista di allora, di cui nessuno di loro faceva parte, li definì come avventuristi piccolo borghesi.
Sono stato nel Donbass; non ho visto il socialismo, che non c’è, ma un popolo antifascista e progressista che lotta per la propria autodeterminazione… Cosa dovevano fare? Aspettare la rivoluzione in tutta l’Ucraina e intanto farsi massacrare?
Lenin scriveva che per la rivoluzione vale il motto di Napoleone: si comincia lo scontro e poi si vede… 
Per favore compagni non date i voti a chi ci prova nella condizione reale in cui sta, soprattutto da un paese, il nostro, che dopo essere stato per decenni all’avanguardia dei conflitti in Europa oggi è alla più triste retroguardia.
Cari compagni non fate i pedanti, ma siate generosi…
Per nostro interesse, prima di tutto.


=== 8 ===


L\'indipendenza catalana: cinque cose su cui riflettere

25 Ottobre 2017

di Tony Cartalucci
da misionverdad.com

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

Come contributo alla riflessione sulle vicende complesse che vedono scontrarsi, sul futuro della Catalogna, le forze secessioniste della regione, da un lato, e il Governo autoritario insieme alla retrograda monarchia borbonica, dall\'altro, pubblichiamo un articolo di Tony Cartalucci*, che analizza alcune rilevanti implicazioni internazionali della questione, con l\'augurio che possa richiamare l\'attenzione dei comunisti e delle forze progressiste che sembrano in questo momento dividersi, a volte anche in modo aspro, in merito alla valutazione della situazione e delle prospettive che si  stanno profilando per l\'importante regione fino ad oggi parte dello Stato spagnolo.

L\'articolo è stato pubblicato nel sito Misión Verdad, particolarmente impegnato sul fronte dell\'informazione a difesa della Rivoluzione Bolivariana e nel contrasto dell\'offensiva mediatica del mainstream dominante in Occidente al servizio dell\'offensiva imperialista in corso in America Latina e nel resto del mondo. (Marx21.it)

L\'indipendenza catalana potrebbe essere buona o cattiva: dipenderà dal popolo catalano se andrà bene o se altrimenti, come probabile, andrà male.

I titoli ed i commenti dei media orientali ed occidentali si sono concentrati principalmente sul referendum per l\'indipendenza catalana, le azioni della polizia spagnola e il tentativo di impedire le elezioni.

Senza dubbio poco è stato detto rispetto alle implicazioni dell\'indipendenza catalana. Cosa vogliono quei politici che cercano l\'indipendenza catalana? Creeranno una Catalogna per il bene del proprio popolo? Oppure serviranno l\'Unione Europea (UE) e la NATO in forma più efficiente e diligente di come lo potrebbe fare una Spagna unita?

Ci sono cinque punti che quelli che seguono questo conflitto devono conoscere e tenere in considerazione mentre gli eventi si sviluppano:

1. La Catalogna ha una straordinaria economia industrializzata in relazione ad altre regioni della Spagna, con un Prodotto Interno Lordo (PIL) ed una popolazione che supera di poco Scozia e Singapore ed è molto probabile che possa mantenere la sua indipendenza dalla Spagna.

2. La NATO sembra ansiosa di incoraggiare l\'indipendenza ed accogliere quella che pensano essere una robusta capacità militare da aggregare alle sue guerre di aggressione globale.

Un articolo pubblicato nel 2014 dall\'Atlantic Council (un think-tank della NATO finanziato da Fortune 500) intitolato “Le implicazioni militari della secessione catalana e scozzese” afferma che:

“La Catalogna ha una popolazione di 7,3 milioni di abitanti, con più di 300 miliardi di dollari di PIL. Spendendo un 1,6% di questo PIL per la difesa fornirebbe circa 4,5 miliardi di dollari, quasi quanto il bilancio della Danimarca, che ha delle forze armate efficienti e prestigiose. I piani militari catalani sono molto vaghi, però fino ad ora enfatizzano il ruolo della marina. Con gli eccellenti porti di Barcellona e Tarragona, la Catalogna si caratterizza come un piccolo potere navale, \'con il Mediterraneo come nostro ambiente strategico e nel quadro della NATO\', come affermano i think-tank della difesa nazionalista. Daipiani pur non ancora sviluppati si deduce la creazione di un gruppo di sicurezza costiera con all\'inizio qualche centinaio di marinai. Dopo alcuni anni, la Catalogna potrà assumere la responsabilità come \'attore di peso nel mediterraneo\' con aerei marini e piccole unità di combattimento di superficie. Eventualmente l\'ambizione nazionalista potrà includere un gruppo di spedizione con trasporto leggero e qualche centinaio di marinai, per assumere un ruolo importante nella sicurezza collettiva”.

La nota dell\'Atlantic Council conclude enfaticamente che:

“Per quanto emerge dai pochi documenti che sono usciti, la posizione dei separatisti volge uno sguardo prezioso e rinfrescante in merito alla specializzazione della difesa collettiva: costruire una marina che sia complessivamente incentrata sugli eventi costieri”.

3. Politici catalani pro-indipendenza sembrano appoggiare in modo entusiasta l\'ingresso della Catalogna nella NATO.

In un articolo intitolato “il Primo Ministro catalano conferma l\'impegno e l\'adesione alla NATO per la sicurezza collettiva” si diceva:

“Il Primo Ministro Artur Mas conferma esplicitamente che la Catalogna cerca un\'adesione alla NATO. In una recente intervista con il quotidiano italiano La Repubblica, Artur Mas ha chiarito che la Catalogna indipendente concepisce sé stessa nel cuore della NATO. Questo è in linea con l\'impegno della Catalogna con la comunità internazionale, il principio di sicurezza collettiva, la legislazione internazionale ed il diritto del mare”

L\'articolo segnalava anche che:

La Catalogna cerca la sua libertà, non vuole evitare le responsabilità che le si presenteranno, ma vuole esercitarla nella sua totalità assieme ai suoi soci ed alleati. I catalani capiscono bene che la libertà non arriverà senza un prezzo e che sebbene l\'indipendenza significhi il governo del popolo, dal popolo e per il popolo, invece del governo straniero, vuole anche dire che loro potranno guardare in un\'altra direzione quando apparirà una crisi o una sfida. I catalani capiscono che quando verrà il prossimo Afghanistan, anche il sangue catalano sarà versato”.

In sostanza i politici catalani sembrano essere molto compromessi non solo con la NATO, ma anche con le guerre di aggressione e interventiste che questa provoca, e sono pronti a spargere il sangue del loro popolo per aiutare la NATO a combatterle..

4. Alcuni politici catalani hanno cominciato a pianificare l\'integrazione alla NATO.

Il gruppo di lavoro dell\'Assemblea Nazionale Catalana per la Difesa ha dichiarato in un documento del 2014 intitolato “Le dimensioni delle Forze di Difesa Catalane: Forze Navali (riepilogo esecutivo)”:

“Il Mediterraneo: il nostro ambiente strategico. La NATO: il nostro quadro operativo.

La Catalogna deve partecipare a SNMG” (Gruppo Marittimo Permanente della NATO 2; precedentemente Forza Navale Permanente del Mediterraneo) un componente della Forza di Reazione della NATO, la NRF (nella sua sigla inglese).

Sarà anche conveniente partecipare al SNMCMG2 (Gruppo Permanente numero 2).

5. Come per il “Kurdistan” qualsiasi tipo di “indipendenza” perde tutto il suo significato se lo Stato che ne deriva si ritrova profondamente dipendente ed integrato con l\'egemonia occidentale e con le sue istituzioni (sopratutto per gli Stati membri o prossimi), sia il curdo che il catalano.

Che questi politici catalani abbiano già espresso in forma entusiasta ed aperta il loro giuramento di sangue e soldi agli interessi stranieri ed alle guerre che si combattono in tutto il mondo, suggerisce l\'idea che un qualsiasi tipo di “indipendenza” della Catalogna è in realtà l\'idea di una Catalogna che diventa più dipendente e subordinata a un potere superiore ed anche più lontano.

Riflettendo più a fondo

Questi cinque punti dovrebbero essere presi in considerazione da chi si schiera a favore e contro l\'indipendenza catalana. Mentre la Catalogna potrebbe creare per se stessa una indipendenza significativa e duratura fondata sulla pace e la prosperità del suo popolo, pare che molti in posizione di vertice stiano semplicemente tentando di spostare la subordinazione della Catalogna da Madrid a Bruxelles.

Restano senza risposte molte domande sull\'economia catalana; inclusa quella in merito a ciò che potrebbe fare una Catalogna indipendente, cosa potrebbe fare per alimentare corporazioni straniere di grandi dimensioni che cercano di evitare le barriere e gli ostacoli nell\'attuale clima economico spagnolo e sfruttare la Catalogna indipendente, il suo popolo, i suoi mercati e le sue risorse. Purtroppo queste politiche economiche ed i suoi risultati potrebbero concretizzarsi e solo molto tempo dopo sarà possibile per il popolo catalano fare qualcosa.

La popolazione catalana che si batte per l\'indipendenza dovrebbe trovare ed utilizzare le opportunità socio-economiche locali, necessarie per dirigere una nazione potenzialmente indipendente verso una traiettoria che meglio serva ad essa ed al suo futuro, e non a un manipolo di politici catalani più che ben disposti a servire gli interessi di Bruxelles, Londra o Washington.

* Tony Cartalucci è un ricercatore di geopolitica che lavora in Thailandia e collabora principalmente sui portali
Land Destroyer, The New Atlas y New Eastern Outlook. Questo articolo è tratto da Land Destroyerpubblicato il 1° ottobre. La traduzione per Misión Verdad è di Diego Sequera.


=== 9 ===


I sonnambuli europei, Orwell e la Catalogna

di Alberto Negri, 20 ottobre 2017

Così George Orwell conclude il suo libro sulla guerra civile spagnola “Omaggio alla Catalogna”:

“Siamo tutti addormentati nel profondo, profondissimo sonno dell’Inghilterra, da cui a volte temo non ci sveglieremo mai finché non ne saremo strappati di colpo dal boato delle bombe”. 

Oggi il sonno sembra essere quello dell’Unione europea: la crisi catalana, da qualunque parte la si guardi, è forse la peggiore della sua storia, ancora maggiore della Brexit.


=== 10 ===



4 ottobre 2017

L’intrigo catalano e la chiarezza italiana senza effetti

Mimmo Porcaro Ugo Boghetta
La Catalogna ci darà molto da discutere e da pensare nei prossimi giorni e mesi, e inevitabilmente, in un caso così complicato (che, colpevolmente, negli ultimi tempi, quasi nessuno ha qui in Italia seguito con cura) un giudizio complessivo potrà maturare solo per gradi. Per ora ci limitiamo a fare qualche breve precisazione, anche in risposta ad alcuni commenti ad un nostro recente articolo che ci sono parsi troppo influenzati da “schieramenti preliminari” che in questa vicenda non aiutano molto. Chi sostiene, da sempre o da ieri, la centralità attuale dello stato nazionale come migliore risposta al dominio capitalista è generalmente contrario all’indipendentismo catalano. Chi appoggia le “piccole patrie” è entusiasticamente favorevole. E il ragionamento troppo spesso finisce lì. Per noi la cosa è invece molto meno lineare.

Facciamo una premessa: noi pensiamo che la lotta di classe e popolare debba prendere per concretezza le mosse dallo stato nazionale e rivendicarne l’autonomia e la sovranità, come condizione necessaria ad iniziare un mutamento politico all’interno ed un nuovo patto cooperativo fra stati all’esterno. E pensiamo che le secessioni localistiche o regionalistiche siano più un sintomoche una cura del male: derivano dall’indebolimento degli stati voluto dal capitalismo globalista, ed aggravano questo indebolimento aumentando la disgregazione. Disgregazione che è una delle forme di realizzazione della globalizzazione stessa, che predilige connettere le “piccole patrie” dentro a sistemi sovranazionali, giudate da forme ademocratiche e sostanzialmente tecniche, che avere a che fare con patrie troppo grandi. Anche quando le secessioni interessano, come quasi sempre avviene, le regioni o le zone più ricche di un paese che rivendicano la restituzione del divario tra il dato ed il ricevuto, tale rivendicazione, in epoca di turbolenza globale, potrebbe rivelarsi assai miope.. Tu contribuisci al 55% della ricchezza fiscale di uno stato, e vuoi riavere tutto indietro. E sei disposto alla secessione. Benissimo. Sappi però che quando si tratterà di far sentire il tuo peso in sede internazionale, tu potrai far pesare solo quel 55% e non il 100% come in passato. E’ così che le indipendenze preparano future e maggiori dipendenze.
Se tutto questo è astrattamente vero, la realtà concreta può essere però molto più complicata, ed ogni rivendicazione di autonomia o indipendenza, espressa da uno stato contro poteri sovranazionali o da una regione contro lo stato centrale, deve essere giudicata per gli effetti che essa ha e può avere sulla lotta di classe e sugli schieramenti geopolitici.
In Catalogna ci sembrano oggi coesistere, in una proporzione che non sappiamo ben definire e che comunque non sarà certamente statica, spinte “leghiste” e spinte popolari, posizioni (dominanti) filoeuropeiste e posizioni antieuropeiste (per quanto si tratti di un antieuropeismo che per ora non si pone affatto il fine immediato dalla rottura). Al momento la mobilitazione sembra attivare la componente popolare (vedi lo sciopero generale) e produce un importante effetto su scala internazionale, mettendo in luce la natura antidemocratica di quello stesso stato spagnolo che è portato ad esempio di crescita virtuosa dall’Ue, e la natura antidemocratica della stessa Unione, farisaicamente propensa a garantire, quando le serve, quella sovranità nazionale di cui fa regolarmente strame per meglio sottomettere i lavoratori. Certo, la soluzione più ragionevole per consentire al popolo catalano di far veramente sentire la propria voce nei confronti della Spagna, dell’Unione e degli istituti della globalizzazione sarebbe la costruzione di un’ipotesi federalista. Ma la realtà dei conflitti non è mai “sobriamente ragionevole” e pone, seccamente, dilemmi a volte inattesi. Noi pensiamo che oggi la ripresa di una lotta popolare e di una critica di massa all’Ue siano favoriti più dalla lotta del movimento catalano che dalla difesa dello stato spagnolo, agente di quella borghesia transnazionale che è il primo nemico dei lavoratori. Domani gli eventi potrebbero farci dire altro. In ogni caso, per noi la centralità dello stato nazionale non è uno schemino astratto, ma la forma concreta in cui si pone il problema dell’autonomia dei lavoratori e delle classi popolari. E sappiamo che gli stati nazionali possono svolgere questa funzione solo se vengono profondamente riformati, consentendo un protagonismo di tutte le classi e nazionalità che al loro interno si sentono oppresse. Se l’autonomia dei lavoratori e la critica progressiva ad uno stato autoritario (longa manusdell’Ue) sono incarnate, in alcuni luoghi e per alcuni momenti, da una rivolta regionalista, ben venga la rivolta regionalista. Staremo con questa rivolta finché svolgerà questa funzione, e cercheremo di imparare tutte le lezioni che una concreta mobilitazione popolare ci può dare.. Ce ne distanzieremo se e quando si mostrerà pienamente interclassista e filoeuropeista. Ancora una volta l’analisi concreta della situazione concreta è la discriminante. Vedere come le contraddizioni fondamentali si esprimono nella realtà, prendendo forme sempre originali. Si può sbagliare l’analisi, ma non si può rinunciare a farla, limitandosi a tifare per gli uni o per gli altri. 
In Italia, invece, non c’è nessuna Catalogna, salvo pappagalli che ora cercano di reinventarne alcune. In italia il problema è la riconquista costituzionale dell’indipendenza dall’Unione Europea.. La cosa è fin troppo chiara. Qui la sinistra è però davvero indietro. È l’unica sinistra che non rivendica il proprio paese, la propria nazione come ambito prioritario di una politica popolare, di classe per il cambiamento.


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26 settembre 2017

VIVA LA CATALOGNA ABBASSO L’ITALIA

Mimmo Porcaro Ugo Boghetta

La “questione Catalogna” fa emergere le contraddizioni analitiche e teoriche della variegata realtà della sinistra ital

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