COORDINAMENTO NAZIONALE PER LA JUGOSLAVIA

ITALIJANSKA KOORDINACIJA ZA JUGOSLAVIJU



 
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                        (248 byte) iniziative
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                        (248 byte) documentazione

Documento Costitutivo
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                        (248 byte) informazione
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                        (248 byte) valori fondativi



CHI È AL POTERE OGGI
IN SERBIA E MONTENEGRO?



(english / srpskohrvatski / francais / italiano)



INDICE:




LINK a testi ed analisi generali
sul colpo di Stato neoliberista in Serbia (5 ottobre 2000) e le sue conseguenze




links in ordine cronologico inverso





SERBIA E MONTENEGRO DIVENTANO UN PROTETTORATO DELLA NATO?




links in ordine cronologico inverso


http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4492


- GEN. TOMIC: PROTECTORATE INTRODUCED IN COUNTRY (JAN. 2005)
- Topcider: Soldiers killed by NATO rifle (Nov. 2004)
- Glas Javnosti: SCG army to take part in peacekeeping missions abroad (Dec. 2004)
- U.S. military delegation visits Belgrade (Jan. 2005)
- Montenegro's Vujanovic: Army reforms with Pentagon's support (Jan. 2005)
- SCG Defence minister keen for US bases (Jan. 2005)

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4492

La svendita dell'esercito serbomontenegrino

1. Le condizioni poste dalla NATO alla Serbia per l'entrata nella Partnership for Peace
(da www.resistenze.org)

2. Dispacci ANSA/Manifesto (in ordine cronologico inverso):
- SERBIA: PIU' DELLA META' DEI SERBI RIFIUTA SERVIZIO MILITARE
- NATO: SERBIA-MONTENEGRO, MINISTRO INCONTRA AMBASCIATORI
- SERBIA-MONTENEGRO: CHIEDE ACCESSO A PARTENARIATO CON NATO
- VOLO «JUGOSLAVO» PER I SOLDATI ITALIANI
- ITALIA-SERBIA: A BELGRADO CAPO STATO MAGGIORE DI PAOLA
- SERBIA: PRINCIPE KARAGIORGEVIC ENTRA IN FORZE ARMATE
- MONTENEGRO: SMANTELLATO SISTEMA DIFESA AEREA

3. LINKS (EN FRANCAIS)

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4491





  • Opposizione alla NATO

Serbia: Anti-Nato sentiment strong 12 years later (2011)

Vertice NATO a Belgrado il 13-15 giugno 2011:
Nećemo NATO skup u Beogradu!
Reazioni e manifestazioni

Serbia: Anti-Nato sentiment strong in 12th anniversary of 78-day war
Libya airstrikes remind Serbians of Nato bombings
Humanism laced with geopolitics
Serbia marks anniversary of start of NATO bombing
Yugoslavia anniversary highlights parallels with Libya
Dispacci in italiano da www.glassrbije.org : IN TUTTA LA SERBIA È STATO RESO ONORE ALLE VITTIME
Un commento di Alessandro Di Meo / ricordiamo Milica Rakic


Tavola Rotonda sulla NATO a Belgrado il 23/3/2011 / Serbia and NATO - Roundtable - 23 March 2011:
Serbia should preserve military neutrality – NATO membership issue to be decided by referendum only (also on JUGOINFO)
Annuncio e programma / Србија и Нато - Округли сто 23. март 2011
Primo report e Fotografie / Очувати војну неутралност. О чланству у НАТО само на референдуму!
Prima relazione online / Генерал Радиновић: Уводно излагање


Serbia nella NATO? (2010)

Le iniziative a Belgrado nel X Anniversario della aggressione NATO (2009)




Intervista ad Aco Tomic, ex capo dei servizi segreti militari:

"La Serbia-Montenegro è un protettorato"


Aco Tomic, ex capo dei servizi segreti militari jugoslavi, in questa intervista afferma di essere stato arrestato e maltrattato nel corso dell' operazione "Sciabola" (primavera 2003, subito dopo l'omicidio Djindjic) per avere contribuito a stanare alcuni degli agenti della CIA che hanno messo il paese sotto "tutela" - ad esempio, nel caso Perisic-Nibor...

http://www.nin.co.yu/index.php?s=rub&a=2820&rid=14&id=3383

Nin (Belgrado)
Numero 2820   del 13.01.2005.

Spie nelle alte strutture dello Stato

“Mi è noto che gli Americani non hanno mai rinunciato al piano che avevano tracciato. Alcune persone ridevano su di me quando dicevo che in Kosovo sarebbe successo quello che abbiamo oggi. Avete notato in quale maniera facile hanno internazionalizzato la Vojvodina ed il Sandzak, così che il Parlamento Europeo si è immediatamente riunito in sessione per discutere il problema...”


Il General Aco Tomic è arrivato nella redazione di NIN dal Tribunale. Aveva fatto causa contro lo Stato per i maltrattamenti che ha subito durante l'operazione "Sciabola" ("Sablja"). Comunque, l'intervista inizia sul tema degli eventi recenti nell'Esercito. Si accumulano gli "incidenti casuali” e si pongono le domande: disorganizzazione, influenza del fattore straniero, oppure...



- Anche nei tempi passati succedevano casi del genere, nell'Esercito: gli infortuni, i suicidi, le uccisioni. C'era tutto ciò, sempre... [...] Non credo ne sia aumentato il livello. Non ho alcun motivo per non credere al giudice investigativo del Tribunale Militare riguardo la tragedia di Topcider. [...] Il mio primo commento quando ho sentito della tragedia di due ragazzi nelle caserma di Topcider è stato: mi sa che questo sarà strumentalizzato come il caso di Racak.


Avete avuto delle informazioni?


- Non ne avevo, però so come sono accaduti i casi di Racak in Kosovo, e a Sarajevo, prima... ecc.


State parlando dei...?


- ...metodi. I metodi sono assolutamente uguali, e gli operatori non si possono sostituire così velocemente.


State pensando all'uso degli eventi?


- Si, assolutamente. A quelli che li organizzano e a quelli che li strumentalizzano... Spero sappiate del caso di quello sfortunato mercato di Markale, a Sarajevo, come è stato strumentalizzato, e come si è abusato del caso Racak. Temo abbiano sempre una versione pronta per dichiarare un evento clamoroso ed eclatante, per ottenere qualcos'altro, come scopo.


Di quali servizi state parlando?


- Dei servizi occidentali che hanno condotto l'aggressione su questo nostro paese. Loro sono presenti sul palcoscenico, anche ora. Uno dei servizi più potenti nei Balcani è sempre stato quello inglese, [...] è stato costantemente il più presente ed il più attivo di tutti.


Ci sono forse dei piani per la divisione del lavoro tra i vari servizi, o si tratta solamente di come uno se la cava meglio sul territorio?


- Un piano esiste, assolutamente. I servizi non hanno mai operato senza piani. Mentre ero in Kosovo, gestivo un gruppo di agenti operativi, e ci contrapponevamo a queste attività con grande successo. Eravamo del tutto al corrente della data dell'inizio dell'aggressione. Naturalmente, loro [gli occidentali] erano sempre convinti di essere i migliori, e non badavano molto a cosa facessero certi minuscoli servizi segreti balcanici. Dunque, eravamo molto bene al corrente su cosa e quando avrebbero fatto al paese, e naturalmente passavamo le informazioni all'Esercito - mentre che uso ne facessero Perisic [alto ufficiale, scoperto tre anni fa nell'atto di passare documentazione riservata all'agente della CIA Nibor - vedi più avanti] oppure Aca Dimitrijevic, è problema loro.


Qual è l'agenzia di intelligence che è organizzata meglio di tutte in Kosovo?


- I primi che sono giunti a Pristina il 10 Giugno 1999 erano gli inglesi. I russi sono arrivati anche prima del dieci, ma così come sono arrivati, se ne sono anche andati. Sarebbe stato meglio che non fossero neanche mai arrivati. Sono riuscito a dirglielo quando ero in visita a Mosca, con Pavkovic. Erano sorpresi, ma, va bene, questo è stato detto durante la cena e non ai colloqui ufficiali. La decisione che fossero gli inglesi i primi ad arrivare a Pristina non era casuale. Ero presente a Pristina ed ho parlato con il comandante di quel reparto inglese. Mi ha detto: A noi, durante la preparazione per l'arrivo in Kosovo, è stato spiegato che il Kosovo deve essere "terra bruciata". Questo termine lo utilizzano esclusivamente gli eserciti della NATO. Io gli ho risposto: va bene, ora vedete voi se è "bruciata" o no. In quel momento la nostra quindicesima brigata lasciava Pristina - ragazzi che avevano spostato queste armi pesanti tantissime volte nel corso di un anno. Questa nostra brigata dei carri armati dava una impressione fortissima. Lui mi ha risposto: Volete dire che avremmo incontrato questi arnesi se fossimo ricorsi all'invasione terrestre?


[...] Qui vorrei "abusare" delle parole di un mio compaesano del monte di Rudnik [si riferisce a Milovan Danojlic, scrittore], è stato lui l'unico a dirlo pubblicamente, in televisione: in questo paese è stato introdotto il protettorato. Le conseguenze negative sono sempre più evidenti. Come per esempio l'obiezione di coscienza. Per la prima volta nella mia vita incontro alcuni giovanotti dalle mie parti, sulla mia montagna Rudnik, che si esprimono contro il servizio di leva, che non era mai esistito prima.  [...] Il comportamento dello Stato rispetto all'Esercito, ed al problema dell'Aia, ha contribuito a questo processo. Immaginiamoci un ufficiale giovane, testimone di tali sviluppi. Noi in Kosovo difendevamo la nostra patria secondo tutte le regole, militari e statali, e secondo le convenzioni internazionali. Lo Stato aveva dichiarato lo stato di guerra - ed ora all'improvviso qualcuno inizia ad incriminarci per crimini di guerra. Tutto ciò è terribile.


I nostri servizi segreti sono capaci, oggigiorno, di fare fronte all'inquadramento del nostro paese come protettorato?


- Un discorso sono i dati che i servizi stessi rilevano, ed altro è il comportamento dei capi politici. Non credo che i nostri servizi segreti siano in grado oggi di farsi una visione globale della situazione e di riferire tutto cio' alla leadership statale. Non penso che il mio arresto abbia provocato conseguenze negative tra gli operatori dei servizi segreti e nell'Esercito, però di basi per loro ce ne sono. La gente ha notato cosa mi è successo solo perché mi sono contrapposto all'intelligence più potente del mondo. Questo è un fatto. Dunque, se non ci fosse stato l'arresto di quel Nibor, americano, Aco Tomic oggi non si troverebbe in prigione. Lo affermo categoricamente! Su questo non ci sono dubbi!


Le risulta che il suo arresto sia rivendicato dalla CIA?

- La CIA, cioè l'America, si è pubblicamente congratulata con me. Quando mi sono incontrato con Montgomery lui mi ha detto: Complimenti, Generale. E anche Nibor si è comportato correttamente dal punto di vista professionale. Conosce il suo lavoro e si è comportato come avrei fatto io nella stessa situazione. [...], mentre è un altro discorso cosa loro effettivamente pensino su questa vicenda. Sono certo che non lo potranno mai dimenticare. [Si riferisce all'arresto dell'agente CIA insieme con il Gen. Perisic, nell'occasione del loro scambio di documenti segreti in cambio di denaro, ndt]


- Quando ho deciso di far arrestare Nibor e Perisic, ho pensato che questo paese doveva farlo. Abbiamo scoperto l'attività spionistica, documentata, e dopo aver svolto correttamente i nostri controlli, abbiamo trasferito il caso agli organi investigativi. Toccava allo Stato decidere cosa fare, ed hanno optato per la decisione peggiore, che non sarebbe contemplata da nessun paese al mondo, neanche da qualche tribù africana. Loro hanno scelto la persecuzione di Aco Tomic e dei servizi di sicurezza militari, e si sono affrettati a votare la nuova legge che avrebbe satanizzato i servizi di sicurezza. Micunovic ha detto in Parlamento: Non abbiamo realizzato questa legge per i servizi, ma per poter sostituire Aco Tomic.


Avete paura dell'atto d'accusa? Eravate capo dei servizi di intelligence, eravate in Kosovo?


- No. Non nutro timori per l'Aia. Non ho motivi per averne. Sono stato, naturalmente, in Kosovo come responsabile dei servizi che agivano nell'interesse dell'Esercito. Senza alcuna finta modestia, in generale l'Esercito ha subito pochissimi danni dai massicci bombardamenti. L'aeronautica occidentale non lasciava mai sereno il cielo del Kosovo. Tutti i missili da crociera partivano dal Mar Mediteraneo attraverso il Kosovo. Abbiamo avuto delle informazioni secondo cui le loro testate venivano montate a Tetovo (Makedonia)...,  abbiamo ricevuto perfino alcune foto. I servizi di intelligence non possono non sapere. Soltanto, non sono riuscito ad accettare che fossimo colti di sorpresa il 17 di Marzo [2004: si riferisce ai pogrom scatenati contro i serbi in Kosovo].


Saremo forse nuovamente colti di sorpresa dagli eventi in Kosovo?


- Mi è difficile rispondere a questa domanda. Da quando sono uscito dalla prigione, soltanto una volta sono stato negli uffici dei Servizi. Davinic mi ha detto che avrebbero portato dei "professionisti", uomini completamente nuovi che sono arrivati nell'Agenzia di Sicurezza Militare (BIA). Se sono nuovi, non possono essere anche professionisti.


L'erosione dell'immagine dell' Esercito è forse in relazione con la soluzione dello status del Kosovo?


- Io vedo questa relazione. Io, nel 1997, ho riferito alla Centrale della Sicurezza sull'introduzione del protettorato in Kosovo. Ero in Kosovo nel Gennaio del 1997, e ho preparato l'informativa in Maggio. Si trattava di una relazione molto aggiornata, affidabile, con dati sicuri su come in Kosovo veniva pianificato il protettorato.


E la dirigenza dello Stato non ha intrapreso nulla in proposito?


- Non mi è noto se abbiano fatto qualcosa. Però, nei confronti dell'Esercito laggiù sono state attivate delle misure: Non appena un carro armato usciva fuori, loro [gli occidentali] dicevano: applicazione eccessiva della forza! Allora, come si può impiegare soltanto mezzo carro armato?


Ci sono collaboratori dei servizi d'intelligence stranieri tra gli alti funzionari dello Stato?


- I Servizi di Sicurezza Militari non sono mai stati, e non sono neanche adesso, responsabili di seguire la dirigenza dello Stato, nel caso vi riferite alla Repubblica di Serbia.


Dopo il caso "Perisic” nell'opinione pubblica c'era l'impressione che cosi fosse.

- Che allora rimanga così. Ora vorrei raccontarvi riguardo al caso di Perisic, che è stato un puro caso...


Cosa volete dire?


- Se non fosse stato dimesso dalla posizione di Responsabile dello Stato Maggiore, [Perisic] non sarebbe mai potuto diventare vice-presidente del Governo. Significa che dagli uffici del Responsabile dello Stato Maggiore avevamo delle conferme che certe informazioni, certi documenti, sparivano, andavano da qualche parte, nel nostro gergo - verso persone non autorizzate. Seguendo questa pista, siamo arrivati a Perisic.


Quali sono i rapporti tra i nostri servizi d'intelligence?


- Non ci sono rapporti. Tutta la collaborazione basata su regolamenti, leggi, accordi, convenzioni, si è ridotta al livello di conoscenze personali. E' quello che lo Stato ha voluto, e così è stato fatto. Mi ha detto una volta Micunovic: Generale, tu il tuo operato lo svolgi secondo le leggi di Broz [Josip Broz Tito: cioè, secondo le leggi della vecchia Jugoslavia socialista]. Allora, cambia pure questa legge. Io lavoro secondo le leggi in vigore, che siano vecchie o meno. Questa è la sostanza di tutti i problemi che riguardano la collaborazione tra i servizi d'intelligence. Se non c'è un interesse unico nello Stato, i servizi non possono collaborare.


Una vostra dichiarazione, riguardo all'attentato, è stata poi smentita: e cioè, secondo le citazioni, che avevate avvisato il premier Đinđic che si preparava qualcosa contro di lui.


- No, purtroppo non ho avuto alcun rapporto con Djindjic. Se qualcuno dal governo mi avesse chiamato per telefono, avrei accettato l'invito. Questo ve lo dico perché quando capitò questa vicenda riguardo Perisic, mi ha chiamato il generale Pavkovic dal gabinetto di Đinđic, senza dirmi da dove chiamava: "Sai, sarebbe utile che andassimo da premier". Ho risposto: non vado adesso, non ne ho motivo, e non consiglio neanche a te di andare da lui ora.  Tutto questo lo ascoltava anche Djindjic, [con i ministri] Batic e Mihajlovic. Così fu diffusa la storia: ecco come è questo Tomic, non vuol collaborare...


Significa che non avete avvertito il premier?...


- Il Servizio Militare non si è ingerito nei confronti di membri dei governi delle repubbliche [di Serbia, Montenegro, o federale], però a loro passavamo tutte le informazioni che ci giungevano nel corso del nostro lavoro - sovente nei Servizi di Sicurezza dello Stato (SDB). Una volta c'è stata una informativa per la quale sono andato di nuovo di verificare che cosa ne sia stato, però ora è sparita. Dicono che non c'è più neanche al Ministero degli Interni. (MUP)...


Quando l'avevate mandata?


- Questa non era una informativa sul pericolo di attentato a Djindjic, però si riferiva a difetti nel servizio di sicurezza attorno al premier. Inoltre non è proprio irrilevante l'informativa che ho firmato e inoltrato al responsabile Andrej Savic, oppure era Mihajlovic, non mi ricordo...


E' sparita?


- Così dicono. Va bene, ma probabilmente ora a me non la vogliono più dare. E' proibito.


Non avete ricevuto l'informativa di ritorno, in quell'occasione?


- No. Neanche questo è nella norma. Il mio corriere per esempio porta l'informativa al MUP, gli viene firmata la ricevuta, ed è tutto. Ed il duplicato di questo rimane ai servizi, viene registrato, archiviato...


Vorremmo ripeterle la domanda: per quale motivo vi incontravate con Legija e Spasojevic?


- Se volete dire che sono criminali, probabilmente pensate che siano gli unici criminali che io incontravo? Questo è nella prassi del mio lavoro. E perché con Legija? Legija era colonnello di polizia. Veniva da me nella veste di colonnello di Ministero degli Interni.


[...] L'atto del mio arresto è stata una pura decisione politica. Questo mi ha detto [il presidente] Tadic, e quello del Montenegro, Maras: che esisteva una necessità politica per la mia sostituzione, e che questo fa parte della realizzazione del testamento del defunto premier Djindjic.


Di quale testamento si tratta?


- Non ne ho idea. Probabilmente Djindjic si preparava a farmi sostituire.


[...] Come mai, quando Pavkovic diceva di non essere neanche al corrente del caso Perisic. Naturalmente non ne era al corrente. Non è neanche autorizzato a sapere. Dovevo forse informare tutto il governo, i deputati del Parlamento: guardate che oggi si incontreranno quei due?...



Stranieri da tutte le parti


Tra i nostri servizi di intelligence esiste competizione?


- Se ci fosse un interesse statale fermo, tutto ciò potrebbe essere regolarizzato con le leggi e a beneficio dello Stato. Se non c'è questo interesse, forse potrebbe essere almeno l'interesse di quelli che ci stanno ponendo sotto protettorato. Che cosa hanno da fare gli stranieri nel Ministero delle Difesa, o nel Ministero degli Affari Esteri? Ce ne sono dappertutto. Mi domando se esista un paese libero, indipendente, con cittadini stranieri in ogni ufficio... Nella indagine sull'uccisione di Djindjic è coinvolto un istituto tedesco di Wiesbaden. Mentre noi non siamo abilitati per tutte le perizie criminologiche di cui ora parliamo. Abbiamo un Istituto per le ricerche criminologiche, quell'Istituto per la sicurezza che fu una volta uno dei migliori d'Europa.


Nel "caso Perisic” è stata violata la legge?


- E' stata assolutamente rispettata, del tutto. Avevo perfino proposto: andiamo proprio a trascrivere la legge statunitense, per vedere dov'è che non si opera nella maniera in cui noi abbiamo operato. Ho portato un disegno di legge croato. [...] Non hanno accettato nulla, naturalmente. Tutti i servizi di intelligence nel mondo hanno delle persone che decidono sui metodi e sui mezzi. Dunque, durante il mio operato come responsabile della gestione, decideva il responsabile dello Stato Maggiore, come prescritto dalla legge. Ora i servizi non sono in grado di applicare alcuna misura. Il Tribunale militare non esiste più. Non c'è la persona che approva un certo metodo. Proprio non ho più idea di che cosa loro adesso si occupino. Probabilmente sono in vacanza collettiva. Scherzi a parte, questo piano fu approvato da Nebojsa Pavkovic. Con tutti i suoi elementi, incluso l'arresto. Soltanto, lui non sapeva il giorno esatto...


Volete dire, dell'arresto dei due, Nibor e Perisic?


- Io, quando preparavo il piano, non avevo scritto: Nibor e Perisic.


Eravate al corrente del fatto che si trattava della CIA?


- Abbiamo avuto tali supposizioni. Nibor è stato per dieci anni in Bosnia, poi in Croazia, poi qua, poi in Bulgaria... Se n'è andato in silenzio, e non si agitava nessuno - tranne Svilanovic. Gli ho domandato: Allora, Svilanovic, come mai questo tuo rimpianto? Lui mi ha risposto subito: presidente, propongo che sostituiate immediatamente Tomic e Pavkovic. In tale occasione Pavkovic è stato in silenzio. Io gli ho detto: dì qualcosa, sei muto...


Perché avete presentato quel film, di cui dopo si è parlato moltissimo, ai capi politici?


- Questo l'ho organizzato su richiesta del presidente Kostunica. Dopo di che ho ordinato che si preparasse un breve filmato da questo enorme volume di materiale. Neanche in sogno potevo supporre che questi miei collaboratori avrebbero inserito il momento in cui lui rivela particolari su certi individui, inclusi quelli che erano presenti durante la proiezione... Questi sono i fatti; di questo film e di questo materiale non avrebbe saputo proprio niente nessuno se non ci fossero stati quegli attori presenti, in quella occasione, che dopo hanno cominciato a giustificarsi. Se fosse dipeso soltanto da me, nessuno avrebbe mai saputo nulla. Ciascuno di loro ha tolto qualcosa, o ha aggiunto qualche informazione ai giornalisti, e si è creata così tutta una storia... Mentre, in realtà, questo è un video di circa mezzora. Si tratta del materiale operativo filmato in vari luoghi dove questi si incontravano. Perisic è convinto che questo sia stato fatto dall'intelligence russa.


Quelli sono arrivati all'appuntamento per sostituirvi, mentre, dopo aver visto il film, hanno deciso comunque di lasciar andare Perisic...


- Però, la decisione che io dovessi andarmene c'era già. Subito dopo sono iniziate le proposte di Djindjic, Zivkovic, Svilanovic, che dovevo essere sostituito, e poi hanno aggiunto la stessa richiesta per Pavkovic. In quel momento avevo detto loro: fateci andare via uno per volta, non insieme. Però, nessuno di noi è stato sostituito, Vojislav Kostunica non ha dato il suo permesso. Mentre il film lo avevano guardato con attenzione. Era un po' ridicolo vedere le loro reazioni. Per esempio, Djindjic era stupito del fatto che si trattava di spiccioli. Disse: generale, cosa è questo, si tratta soltanto di duemila cinquecento dollari... Che c'entra la cifra? Due dollari e mezzo, duemila e mezzo, due milioni e mezzo, non cambia niente. Quando si considera la persona... Comunque, si trattava sempre di un responsabile dello Stato Maggiore, uno che fu in quella posizione più a lungo di tutti gli altri suoi predecessori, nella storia della Serbia e della Jugoslavia.


Però, anche durante il vostro mandato c'erano degli ufficiali che passavano varia documentazione agli investigatori dell'Aia, presumibilmente uscivano informazioni dallo Stato Maggiore, dalle varie agenzie, e tutto ciò per paura di essere incriminati...


- L'Esercito sa benissimo quali sono gli ufficiali che si sono recati nell'ufficio del Tribunale dell'Aia a Belgrado per deporre. Tra i primi c'era Pavkovic. Penso che neanche lui sia al corrente di tutto cio che ha dato loro. Fatto sta che lui ha una paura tremenda di questa disgraziata Aia. Non entrerei ora nei dettagli su che cosa gli ha dato e se glielo abbia dato. E' un tema troppo serio.


[...]

Voi mettete in relazione l'arresto di Milosevic, la CIA, e il vostro arresto nel corso della operazione "Sciabola-Sablja”...


- Ora vi dico anche questo. Dopo quella mia informazione sul futuro protettorato su Kosovo, Covic ha organizzato un appuntamento nel Centro di Coordinamento. Il Generale Krga dice che esso è stato organizzato laggiù, nella Via Uzicka. La data era il 2 Febbraio 2003, ed il premier è stato ucciso il 12 Marzo. Eravamo radunati Covic, Krga, io e Braca Skoric, responsabile dei servizi segreti di intelligence, Andreja Savic lo avevano già dimesso, vuol dire che il responsabile era Misa Milicevic, c'era il celebre Nenad Milic, Guri... Covic mi ha detto: presenti tu una valutazione delle problematiche della sicurezza in Kosovo e nel sud della Serbia? Debbo andare all'Assemblea Generale dell'ONU. Ho fatto il mio discorso e loro dimostravano di essere più che contenti con i contenuti. In quella occasione avevamo concordato alcuni elementi operativi nel sud della Serbia e mi era ben chiaro che il tempo non era stato speso inutilmente. Al momento di salutarci, Covic ha chiesto a noi dall'Esercito di rimanere ancora un po'. Ha raccontato che doveva andare all'Assemblea Generale e io gli ho detto: sicuramente ti trovi con il premier,  sai che a Washington non è stata bene accolta l'informazione che gli U.S.A. non hanno a che vedere riguardo allo status del Kosovo. Questo gli ho detto, nella maniera più benevola che potevo, ed ho aggiunto: glielo riferisci per favore? Lui dice: certo, lo farò. Ed io gli dico: ti suggerisco di non andare all'Assemblea Generale con questa tua piattaforma che ora hai. Si sa chi sta dietro all'Assemblea dell'ONU. Non dire in quel luogo che gli Americani non sono autorizzati per il Kosovo. Sono loro che ci hanno condotto in questa situazione che c'è ora. Veramente non so se lui abbia riferito tutto questo a Djindjic, però di certo non è andato all'Assemblea Generale in quell'occasione. Mentre, dopo l'uccisione del premier, sentivo varie storie... [...]


Però, penso che il processo con cui ci hanno disgregati - i servizi, l'esercito e la polizia, infiltrati nelle anime, tutto questo è successo proprio come vi ho spiegato. Se almeno fossimo uno Stato normale, l'uccisione del premier non sarebbe potuta accadere in questa maniera. Questo non ha niente a che fare se io fossi d'accordo con lui o meno, se mi è stato simpatico o no. Non ha niente a che fare con tutto cio. Lui era il premier, un'istituzione dello Stato. Quando lo Stato non esiste, accadono queste cose. Tali o simili eventi possono capitare anche ora. Anche peggiori.


Come vedete la Serbia tra cinque anni?


- Mi è noto che gli Americani non hanno mai rinunciato al piano che avevano tracciato. Alcune persone ridevano su di me quando dicevo che in Kosovo sarebbe successo quello che abbiamo oggi. Avete notato in quale maniera facile hanno internazionalizzato la Vojvodina ed il Sandzak, cosicchè il Parlamento Europeo si è immediatamente riunito in una sessione per discutere il problema. A Novi Pazar, loro, non potendo creare scontri tra Serbi e Musulmani, hanno trovato due Musulmani. E come che questo già non ci basti? Ci hanno dimostrato quali sono i loro prossimi piani.



Slobodan Ikonic


(traduzione a cura di DK; revisione del testo italiano a cura di AM)




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BALCANI: ACCORDO EUFOR-SERBIA PER TRANSITI BOSNIA-KOSOVO

(ANSA) - BELGRADO, 23 gennaio 2006 - Il generale Gianmarco Chiarini, comandante italiano delle forze di pace internazionali dislocate in Bosnia (Eufor), ha firmato oggi a Belgrado un'intesa con il governo serbo-montenegrino che autorizza il passaggio attraverso il territorio serbo di contingenti militari dell'Eufor.


Si tratta di un accordo definito tecnico, che Chiarini ha sottoscritto insieme con il ministro degli esteri della Serbia- Montenegro, Vuk Draskovic. Esso apre le porte in particolare al possibile spostamento di uomini dell'Eufor in Kosovo, la provincia serba a maggioranza albanese, sotto tutela internazionale da oltre cinque anni, nella quale opera un'altra forza di pace con consistente presenza italiana, la Kfor.


A margine dell'incontro - al quale ha partecipato pure il ministro della difesa, Zoran Stankovic - Draskovic ha sottolineato come questa intesa consenta in caso di necessita' all'Eufor di dare manforte alla Kfor. Secondo il ministro degli esteri di Belgrado, si tratta di una novita' che costituisce in primo luogo una garanzia per cio' che resta della minoranza serba del Kosovo, ridotta da comunita' dominante a presenza assediata nella regione dopo la cacciata delle forze di Slobodan Milosevic seguita ai bombardamenti Nato del 1999 e l' avvento a Pristina di una leadership albanofona indipendentista.


Chiarini ha espresso dal canto suo ''soddisfazione'' per l'accordo e ha assicurato che l'Eufor intende ''rispettare in pieno tutte le clausole'' che esso contiene.


23/01/2006 13:52





RIABILITAZIONE DEI CETNIZI E RESTAURAZIONE DELL'ANCIEN REGIME



da Vreme, 12/5/2005

da
                    Dani, 13/5/2005               da
                    Feral Tribune, 12/5/2005

Flashback: la Serbia ai tempi dei collaborazionisti:

KAKO JE BILO 1941
Nemacka ima posla za sve
COME ERA NEL 1941



links in ordine cronologico inverso


Nota del 1 aprile 2012:
Il regime filo-imperialista che oggi governa la Serbia ha avviato un processo formale di riabilitazione del criminale di guerra Draža Mihailović, fondatore del movimento monarchico e anticomunista dei "cetnici".
Durante la II Guerra Mondiale i cetnici, dopo una iniziale opposizione allo smembramento del Regno di Jugoslavia che li portava ad appoggiarsi naturalmente agli angloamericani, gradualmente si avvicinarono agli occupanti fascisti italiani e nazisti tedeschi e poi addirittura agli ustascia croati in una ottica di lotta senza quartiere contro il movimento partigiano guidato da Tito. Mihailović fu perciò giustiziato nel 1946 a seguito di un processo per collaborazionismo, i cui Atti sono disponibili in lingua inglese nella pubblicazione riprodotta al nostro sito (PDF, 9MB).
La classe dirigente che ha assunto il potere in Serbia con il colpo di Stato dell'ottobre 2000 è in diretta e materiale continuità con i cetnici di Mihailović in quanto esprime la stessa funzionalità ai ceti privilegiati - borghesia compradora, clero e addirittura aristocrazia (si veda: http://www.youtube.com/watch?v=KAdOZwpwhDw ), nonché la stessa totale subalternità dai colonizzatori stranieri. Tale continuità è simbolicamente sancita dalla riabilitazione di Mihailović: d'altronde è solo dopo il colpo di Stato antijugoslavo dell'ottobre 2000 che viene operata in Serbia una simile riscrittura della storia contemporanea di segno revisionista, monarchico e anticomunista, con il compiacimento dei padroni statunitensi ed europei. (a cura di Italo Slavo per JUGOINFO)

VIDEO: PROTIV REHABILITACIJE RATNOG ZLOČINCA DRAŽE MIHAJLOVIĆA

THE TRIAL OF DRAGOLJUB-DRAŽA MIHAJLOVIĆA
Stenographic records
Belgrade: Union of the journalists' associations of the Federative People's Republic of Yugoslavia,  1946
(PDF, 9MB)

THE REHABILITATION OF CHETNIKS BY THE US IMPERIALISTS AND THEIR SERBIAN LACKEYS:

1. Serbian Government celebrates the defeat!
(Young Communist League of Yugoslavia SKOJ / NKPJ)

The Government in Serbia has accepted the absurd, shameless and
incivilized Law of balancing the rights of chetnik and partisans...
This isn't surprising because we know that the government is the ideal
heir of the forces that lost the war - chetniks!

2. Da Tito a Draža, con gli USA
(L. Zanoni, da Osservatorio Balcani)

Nell'anno del 60mo anniversario della vittoria sulle forze
nazifasciste, lo stato serbo finanzia la festa dei cetnici, mentre gli
USA consegnano la medaglia d'onore alla figlia di Draza Mihailovic,
capo dei cetnici... Gli organizzatori [della cerimonia di Ravna Gora]
di fronte al dilemma, hanno tolto la bandiera serba e al suo posto
hanno issato quella statunitense...

3. SAD ipak odlikovao vodju cetnika Dražu Mihailovica
(Novi List, HR)

Beogradski dnevnik »Blic« jučer je objavio da je uručenje odličja odgođeno, ali vijest se pokazala netočnom. Mihailovićevi vojnici spasili oko 500 američkih zrakoplovaca...

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4414


SERBIA 2004-2005: I CETNICI AL POTERE
"Cetnicima isto sto i partizanima"

La destra al potere in Serbia, su iniziativa del Ministro degli Esteri
Vuk Draskovic, ha fatto passare una legge che equipara nei diritti i
partigiani ai cetnici. Il Partito Socialista della Serbia e' stato tra
i pochissimi a votare contro la nuova legge...

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4118




LA "NUOVA" CLASSE DIRIGENTE ANTI-JUGOSLAVA DELLA SERBIA



Draskovic
Vuk Drašković si rallegra per la secessione montenegrina
e chiede di reintrodurre la monarchia in Serbia

Djindjic
Zoran Djindjić all'inizio del 1997, appena divenuto sindaco di Belgrado,
mentre esibisce come trofeo la stella rossa che prima campeggiava
sul municipio della capitale: "Al suo posto metteremo l'aquila bicipite".


links in ordine cronologico inverso









Djukanovic
                    e Solana
Milo Djukanović con Xavier Solana, leader della coalizione
che aggredì la RF di Jugoslavia nel 1999

Le pesanti accuse rivolte dalla magistratura italiana contro Milo Djukanovic
Associazione mafiosa finalizzata al contrabbando internazionale di sigarette e riciclaggio di danaro... Accuse tanto imbarazzanti che Djukanovic si era tolto di mezzo per un po' dopo la proclamazione della "indipendenza" della sua repubblichetta, di cui era stato premier e presidente in diverse fasi. Accuse in base alle quali Djukanovic a metà del 2007 è stato rinviato a giudizio in Italia. I rapporti che Djukanovic e la sua lobby politico-affaristico-secessionista instaurò con la malavita italiana passarono non solo attraverso la Sacra Corona Unita pugliese, ma anche attraverso la camorra, specialmente nelle persone del boss del contrabbando Gerardo Cuomo, di Gragnano, e del noto camorrista (benchè pugliese) Francesco Prudentino, di Ostuni, già residente in Montenegro.
Su tutto questo, su cui la stampa italiana e internazionale ha calato un silenzio di tomba mentre in Montenegro e Croazia i giornalisti che se ne occupano vengono arrestati o uccisi, raccomandiamo di andarsi a rileggere in particolare, tra la molta documentazione presente nell'archivio di JUGOINFO, gli articoli alle pagine:
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/3380 (JUGOINFO 31 Mar 2004)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1802
(JUGOINFO 2 Giu 2002)
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1808
(JUGOINFO 5 Giu 2002)
e, per chi sa il tedesco: Besuch im Schurkenstaat (2005)



altri links in ordine cronologico inverso

Monténégro : Milo Đukanović, vingtième dirigeant le plus riche du monde

http://balkans.courriers.info/article15290.html
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6764

Affaire Darko Šarić : quinze personnes arrêtées en Slovénie

http://balkans.courriers.info/article15309.html
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6764

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Montenegro, il business dell'energia - le mire italiane sul nuovo Eldorado
(maggio 2010)

L'asse Berlusconi-Djukanovic per privatizzare il Paese

http://www.repubblica.it/esteri/2010/05/19/news/montenegro_il_business_dell_energia_le_mire_italiane_sul_nuovo_eldorado-4172082/
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/6751

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E il Montenegro diventa una base

Accordo fatto: Il patto permette alle truppe Usa di stabilirsi nel paese in permanenza. Come avere una portaerei sempre al largo di Bari

di Tommaso Di Francesco - Il Manifesto del 04/05/2007

http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=15410
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5478

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Montenegro: un omicidio senza colpevoli

Il 27 maggio 2004, il caporedattore del quotidiano di opposizione Dan veniva assassinato a Podgorica. Due anni e mezzo più tardi, la giustizia ha scagionato il principale indiziato. Sul banco degli imputati non resta che lo Stato

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6616/1/51/
http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/5251

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CNJ-onlus (2/2003): Hanno suicidato la Jugoslavia / Obavili su samoubistvo Jugoslavije

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La UE garante della irregolarità del referendum montenegrino

1. E. Guskova: Un futuro da protettorato per il Montenegro
2. T. DI Francesco: Levante o «Grande Puglia»? / Milo wanted
3. A. Rossini: Podgorica, grazie Lipka
4. NEWS: UE, USA, NATO E OSCE GIUBILANO
5. LA UE GARANTISCE LA IRREGOLARITÀ DEL REFERENDUM: RIGETTATI TUTTI I RICORSI
MONTENEGRO: 'UNIONISTS' LODGE 241 COMPLAINTS ON REFERENDUM RESULTS

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4984

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Montenegro, il delirio della politica europea

1. Due articoli di Tommaso di Francesco:

Dieci, cento, mille secessioni / Finalmente uno Stato per Milo

2. Selezione di notizie ANSA:

# MANICOMIO CRIMINALE PER SOLANA:
GOVERNO BASCO, IN FUTURO REFERENDUM ANCHE EUSKADI / 
REFERENDUM;SOLANA,DELIRANTI RAFFRONTI CON SPAGNA / NAZIONALISTI 
SPAGNOLI SALUTANO RISULTATO / SPAGNA, BATASUNA INVITA A RISPETTARE 
RISULTATO / NESSUN PRECEDENTE PER SPAGNA, GOVERNO

# NOBILTÀ NERA:
REFERENDUM, FORZE ARMATE RISPETTANO RISULTATO / << ... Il ministro 
degli esteri Vuk Draskovic ha tuttavia espresso la convinzione che 
Belgrado debba essere pronto a riconoscere il Montenegro indipendente 
non appena l'esito del voto verra' ufficializzato e ha auspicato che 
la Serbia possa approfittare della fine di quest'ultimo vincolo 
jugoslavo per ''raccogliersi attorno al principe Aleksandar 
Karageorgevic'', erede dell'ex dinastia regnante nazionale, e 
rifondarsi come una moderna ''monarchia costituzionale'' ... >> / 
MONTENEGRO: EMANUELE FILIBERTO SAVOIA, SI PREPARA NUOVO CORSO / 
Parigi 23/5: la Francia festeggia con sua maestà Nikola Petrovic 
Njegos principe del Montenegro

# UN PEZZO DI MONTENEGRO NELLA GRANDE ALBANIA:
BERISHA, ADESSO REGIONE PIU' STABILE / KOSOVO,INDIPENDENZA ARRIVERA' 
ANCHE PER NOI/ ANSA

# IL CAMORRISTA ESULTA:
LEGALE DJUKANOVIC, ORA PREMIER HA IMMUNITA' PENALE / DJUKANOVIC INVIA 
MESSAGGIO A PRODI

# ODIO IDEOLOGICO:
MONTENEGRO: LA CROAZIA SI FELICITA CON L'EX NEMICO ( << ... ''L'esito 
del referendum montenegrino segna la definitiva morte politica della 
Jugoslavia nata dopo la Prima guerra mondiale'', ha detto il 
presidente del parlamento croato Vladimir Seks... Negli ultimi giorni 
la stampa e l'opinione pubblica croata erano visibilmente favorevoli 
al divorzio del Montenegro vedendo in esso la logica conclusione 
della dissoluzione della federazione fondata nel 1945 dal maresciallo 
Tito... >> )

# DIVIDE ET IMPERA:
UE, VOTO REFERENDUM E' LEGITTIMO / REFERENDUM; PER USA OK, ESERCIZIO 
DEMOCRAZIA / UE; REHN, NUOVA PROSPETTIVA PER ADESIONE


http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4958

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The imperialist breakup of Serbia and Montenegro

1. Savez komunisticke omladine Jugoslavije -SKOJ-
Ne prihvatamo imperijalsticko razbijanje Srbije i Crne Gore / We do 
not accept the imperialist break-up of Serbia and Montenegro

2. IZJAVA SEKRETARIJATA NKPJ

3. Il fratello di Milosevic: L'"Unione" era destinata a fallire / 
Serbia-Montenegro union has been unsustainable from the beginning - 
Milosevic

4. Transdnestr expert: Everybody who can will make use of Montenegro 
precedent

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/4956






GLI INCENDIARI DI NUOVO ALL'OPERA:
ADESSO TOCCA AL... MONTENEGRO!

UNA NUOVA PEDINA NEL "MONOPOLI" GLOBALE: IL MONTENEGRO

Coordinamento Romano per la Jugoslavia
Maggio 2000


Seguendo la tragica vicenda jugoslava, in questi anni ci e' capitato una infinita' di volte di dire a noi stessi: "la realta' supera - e di gran lunga - la fantasia". La stessa sensazione dobbiamo provarla oggi per la problematica, davvero paradossale, apertasi in Montenegro.

Il Montenegro e', insieme alla Serbia, una delle due repubbliche che costituiscono la attuale federazione jugoslava (RFJ). La sua estensione territoriale e' molto limitata, ma la sua importanza strategica e' enorme visto che rappresenta l'unico sbocco al mare per la RFJ e la propaggine piu' occidentale di tutto il mondo slavo-ortodosso non ancora inglobato nelle strutture euroatlantiche - quindi di interesse rilevante ad esempio per una Russia che possa ipoteticamente svolgere un ruolo autonomo sullo scenario internazionale - con tutte le implicazioni che questo comporta dal punto di vista del controllo strategico delle vie di comunicazione.


Percio' l'imperialismo oggi si accanisce a voler staccare questo ulteriore pezzetto di terra da cio' che rimane della Repubblica Federativa e Socialista di Jugoslavia. In caso di riuscita, gli strateghi di Bruxelles e del Pentagono otterrebbero la fine della "Jugoslavia" anche come denominazione politico-istituzionale.

Allora avremmo, si, la "Serbia" come Stato a se, ma non "Grande" bensi' piccolissima, e possibilmente vassalla dell'Impero come la Serbia occupata dai nazisti, governata dal collaborazionista Nedic durante la II Guerra Mondiale.
Si determinerebbe poi un ulteriore parallelismo con la situazione balcanica durante il nazifascismo, quando il Montenegro era occupato dagli italiani.

All'inizio del 1998 in Montenegro, in seguito ad elezioni contestate a causa di brogli, diventava presidente Milo Djukanovic, ex compagno di partito del predecessore Momir Bulatovic. Entrambi i personaggi provengono dall'area politica socialista, ma laddove Bulatovic e' jugoslavista intransigente e vicino alle posizioni socialdemocratiche di Milosevic, Djukanovic appartiene al settore piu' opportunista e liberista, con addentellati nella criminalita' organizzata che, nel Montenegro attuale, gestisce circa il 50% dell'economia.

In poco piu' di due anni attorno a Djukanovic e' stata creata una corte di quasi 20mila "pretoriani" armati ed addestrati dalla CIA e dal Mossad, secondo quanto riportato dalla Transnational Foundation TFF (TFF Press Info #91, 8/4/2000; http://www.transnational.org).

Con i bombardamenti della primavera del 1999 il governo Djukanovic ha mostrato tutta la sua attitudine antijugoslava fino al collaborazionismo con gli aggressori. Mentre a Titograd-Podgorica si susseguivano le manifestazioni anti-NATO, guidate dai sostenitori di Bulatovic, Djukanovic era in tournee' in varie capitali occidentali a fare "diplomazia" ovvero ad incassare assegni. Il governo montenegrino non ha fatto applicare le chiamate di leva ne' tante altre disposizioni legate allo stato di emergenza, benche' bombe "umanitarie" siano cadute anche in varie localita' montenegrine, innanzitutto vicino agli aereoporti militari. Da allora esso cerca anche di gestire autonomamente i valichi di frontiera e le dogane, causando momenti di tensione con l'Armata Jugoslava specialmente ai confini con la Croazia e con l'Albania. Alla fine del '99 il governo montenegrino ha cercato di prendere il controllo dell'aereoporto di Titograd-Podgorica impiantando un posto di polizia sulla pista. Ne e' seguito un tira-e-molla inquietante e particolarmente difficile per una Armata Jugoslava nel frattempo impegnata a registrare continue violazioni dello spazio aereo jugoslavo da parte degli aerei della NATO, soprattutto nella zona delle bocche di Cattaro, al confine con la Croazia.


Il 5 agosto 1999 Djukanovic presentava un documento-piattaforma per "ristrutturare" la Federazione trasformandola in una confederazione tra due Stati completamente autonomi, persino con due eserciti e due valute distinte. Da allora, uomini di Djukanovic hanno incontrato emissari del Dipartimento di Stato USA ed europei.

Il 31 agosto Veselin Vukotic, responsabile governativo per le privatizzazioni e membro del Gruppo G-17 degli economisti legati alla opposizione jugoslava filo-occidentale, dichiara a Guido Ruotolo sul "Manifesto" che le imprese montenegrine non verranno "svendute" al capitale straniero bensi', piu' semplicemente, "regalate" perche' altrimenti non sarebbero appetibili.
Il 27 ottobre 1999 a Djukanovic, nel corso dell'ennesimo incontro con i suoi "datori di lavoro" (nella fattispecie il coordinatore del "Patto per i Balcani", il tedesco Bodo Hombach), viene dato il via libera per alcuni passaggi molto gravi. Innanzitutto viene introdotta la "cittadinanza montenegrina". Dopo due giorni il governo montenegrino, in maniera assolutamente arbitraria ed anticostituzionale, istituisce una sua propria Banca Centrale ed introduce l'uso del marco tedesco come valuta "parallela", e per il pagamento di tutti i dipendenti della amministrazione pubblica, in questo modo ricattati e legati a se'. La mossa, come rivelato gia' sul "Manifesto" del 15/9/1999, era stata decisa ben prima di ottobre dall'americano Steve Hanke, "consulente economico" di Djukanovic e di vari altri governi neoliberisti balcanici, ad esempio quello bulgaro.

Trentacinque tonnellate di marchi in moneta sonante vengono allora trasferiti con un primo carico via aerea dalla Germania all'aereoporto di Dubrovnik, e di qui via terra in Montenegro attraverso doganieri compiacenti ("Junge Welt" 8/11/1999). Il tasso di cambio e' fissato al triplo del cambio ufficiale. In seguito alla introduzione del marco tedesco a quei tassi ovviamente l'inflazione in Montenegro ha fatto un balzo pauroso. Per evitare di subirne le conseguenze, la Serbia ha dovuto interrompere ogni transazione economica. In particolare, camion dalla Serbia carichi di merci sono bloccati alla frontiera interna con il Montenegro. Su questa storia della "chiusura delle frontiere commerciali" naturalmente i nostri mezzi di disinformazione di massa hanno molto ricamato, cercando di convincerci che Milosevic, non soddisfatto dell'embargo cui e' sottoposta la Serbia, voglia a sua volta fare l'embargo contro il Montenegro. In realta' la Serbia cerca semplicemente di non morire di inflazione.


A meta' gennaio si scatena una ridda di voci su preparativi in atto per la accoglienza di profughi albanesi, e non solo, dal Montenegro in Albania in caso di inizio di una nuova guerra. In marzo si parlera' invece di agenti speciali britannici della SAS attivi in Montenegro per "preparare l'evacuazione" (Sunday Telegraph 19/3/2000).

Alla fine di gennaio 2000 a Belgrado viene ucciso Arkan, che intretteneva stretti rapporti con l'area di Djukanovic, e pochi giorni dopo lo stesso Ministro della Difesa della RFJ Pavle Bulatovic, montenegrino, viene assassinato da chi evidentemente vuole tagliare ogni "cordone ombelicale" simbolico tra Belgrado ed il Montenegro.


Ovviamente, anche l'Italia fa la sua parte: l'8 agosto 1999 "Il Manifesto" informa che centinaia di agenti dei servizi segreti italiani sono stati mandati in Montenegro. Alla fine di ottobre 1999 "a Bar c'e' stata una invasione 'pacifica', anzi concordata con gli 'inviati all'Avana'... A Bar sventola la bandiera italiana... E' un presidio, per il momento, e' soltanto un ufficio di collegamento della Direzione centrale della polizia criminale. Quattro 'investigatori' italiani - un maresciallo della GdF e un altro dei Carabinieri, un ispettore della polizia e un funzionario dell'Interpol - rappresentano le prima teste di ponte italiane in territorio 'nemico'" (G. Ruotolo su "Il Manifesto" del 4/11/1999).
Il quotidiano triestino "Il Piccolo", che e' storicamente legato agli interessi coloniali italiani nei Balcani ed ha sempre delle pagine di politica estera sull'Europa centroorientale molto piu' aggiornate di ogni grande quotidiano nazionale, da mesi va cianciando di "una grande 'voglia d'Italia'" che si sarebbe sviluppata in Montenegro. Ad esempio il 18/3/2000 il giornale scrive che "l'Universita' popolare di Trieste, d'intesa con il Ministero degli Affari Esteri, ha avviato una serie di
iniziative volte alla diffusione della lingua italiana e della cultura italiana in Montenegro, dove esiste un grande desiderio 'd'Italia'" (spec. corsi di lingua e letteratura italiana eccetera). E' noto che certi ambienti di destra italiani coltivano da sempre un "feeling" per questa repubblichetta, un tempo italiana, che diede i natali - non va dimenticato - alla Regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III...
A causa degli evidenti interessi economici e strategici a fare del Mare Adriatico un "lago interno italiano", come dicevano i fascisti, viene accuratamente coltivato un buon rapporto tra le classi dirigenti montenegrina ed italiana. Questo benche' alla fine del 1999 la magistratura napoletana abbia rinviato a giudizio, tra gli altri, il Ministro degli Esteri del Montenegro Branko Perovic per collusioni con la camorra. Dopo pochi giorni il governo montenegrino viene "rimpastato" in una operazione di facciata con la quale cerca di mettere da parte gli elementi piu' imbarazzanti per potere continuare, oltreche' a fare traffici illeciti, anche a godere del sostegno italiano ed occidentale.
Nel frattempo, vari incidenti causati dai contrabbandieri montenegrini, albanesi e pugliesi (una vera e propria "internazionale" del contrabbando di droga e di sigarette) sul mare Adriatico ("corbelli") ed in Puglia ("blindati") hanno una certa eco sulla stampa italiana, che pure evita di andare alla radice del problema del contrabbando. Con il contrabbando delle "bionde", in particolare sigarette Philip Morris, sotto la supervisione della Camorra del boss Prudentino e di altri, da anni la cricca di Djukanovic sostiene se stessa e la sua clientela.

In totale si valuta che nel 1999 il governo montenegrino abbia ricevuto 55 milioni di dollari dagli USA, mentre almeno altri 60 milioni sono stati richiesti per il 2000 (cfr. "Il Manifesto" del 2/3/2000). Certo, l'Occidente non puo' fare a meno di darglieli se vuole il Montenegro per se, anche considerata la necessita' dei montenegrini di acquistare merci in Occidente, a caro prezzo, dopo il blocco determinatosi con la Serbia...

Percio', gia' 20 milioni di euro sono stati accordati dal "Patto di Stabilita'", cioe' dalla Trilateral Commission, per il 2000 (B92 29/3).
Peraltro, l'embargo di USA ed UE contro la RFJ in effetti non e' stato applicato ne' al Kosovo-Metohija, ne' al Montenegro; aerei di linea hanno collegato Titograd-Podgorica con le grandi capitali occidentali per tutti questi mesi. I collegamenti in Adriatico sono aumentati: ad esempio e' stata istituita una linea marittima Trieste-Bar, mai esistita prima, deserta di passeggeri ma sempre piena di strani containers.

Da un certo punto di vista, il copione per il distacco del Montenegro dalla RFJ sembra ricalcare la strategia di moda in tanti scenari contemporanei. Si "monta" una problematica indipendentista in uno Stato che si intende indebolire, e poi, a scelta, si persegue uno dei due seguenti obiettivi:

A - si mantiene aperta la questione all'infinito perche' non la si vuole realmente risolvere essendo sufficiente la destabilizzazione perpetua dell'area interessata a fini di inserimento e controllo militare/economico permanente (e' il caso del Kurdistan iracheno, dove il nazionalismo kurdo risponde a logiche imperialiste);
B - si porta la situazione fino a livelli insostenibili, mirando precisamente alla frantumazione del paese e contemplando all'uopo ogni possibile opzione compreso l'intervento militare imperialista direttamente sul territorio a favore di una delle parti in causa (esempi: Kosovo, Timor Est; in futuro, forse, Cecenia, Sudan, Tibet...).

Entrambe le strategie si basano sull'uso strumentale della "autodeterminazione dei popoli" o dei "diritti umani", attraverso campagne portate avanti dalla stampa e da enti e fondazioni solo apparentemente "culturali" o "filantropiche" che lavorano a mettere le popolazioni le une contro le altre ("differenzialismo etnico") e tutte al servizio dei poteri stranieri - altro che "autodeterminazione"!

Ma da questo punto di vista la problematica apertasi in Montenegro rimane davvero paradossale: i montenegrini non sono "altro" dai serbi bensi' sono, storicamente e culturalmente, i serbi "piu' serbi" di tutti.
Essi infatti rivendicano la non-soggezione all'occupazione turca, dalla quale riuscirono in grande misura a salvaguardarsi "arroccandosi" sulle aspre montagne. Tanto per dirne una: pure Radovan Karadzic, serbo-bosniaco, e' di origini montenegrine. I montenegrini si considerano storicamente quasi i depositari  della "serbita'" attraverso il loro Principato, esistito fino alla rinascita della Serbia come Stato indipendente nello scorso secolo, guidato dalla famiglia Njegos. Uno degli ultimi esponenti di questa dinastia e' anche il principale autore "classico" della letteratura serbocroata, famoso per il poema "Il serto della montagna" nel quale si riprendono praticamente tutti i temi centrali della tradizione nazionale serba e jugoslava, compreso quello del Kosovo.


Oggi, i montenegrini che abitano in Montenegro sono circa 600mila, a fronte di ben un milione di abitanti della Serbia aventi origini e parentele montenegrine. Questo sarebbe un ulteriore fattore a scoraggiare una divisione tra i due territori, ad aggiungersi al fatto che l'economia montenegrina e' notevolmente  dipendente da quella serba. Dalla Serbia si deve importare praticamente tutto, e soprattutto beni agricoli visto che il territorio montenegrino e'  aspro e montagnoso, un po' come quello abruzzese.

La situazione e' paradossale infine perche', nonostante tutti gli sforzi fatti in questi anni dagli imperialisti per pompare il secessionismo islamico ("bosgnacco") in Sangiaccato (la fascia confinaria tra Serbia e Montenegro), i musulmani del Montenegro sono tuttora piu' jugoslavisti che mai proprio perche' comprendono il valore dell'unita' e della fratellanza tra popoli e culture, soprattutto dopo tutto quanto e' successo... E come si potrebbero avere i montenegrini "fuori" ed i musulmani "dentro" la Jugoslavia?


Ecco perche' oggi, nonostante tutto, l'esito di un nuovo ipotetico referendum sull'indipendenza non sarebbe affatto scontato. Gli scenari piu' probabili della secessione ci sembrano due: o si fa il referendum, lo si perde, si accusa "Milosevic" di brogli e si fa scoppiare un putiferio, determinando il "necessario" intervento della NATO; oppure si dichiara l'indipendenza evitando di tenere il referendum, per poi scagliare la NATO a "difesa" di un Montenegro "attaccato" dall'Armata Jugoslava qualora questa intervenisse ad impedire un atto che sarebbe, oltreche' vergognoso come tutte le secessioni jugoslave di questi anni, anche palesemente illegittimo in assenza di una consultazione popolare. Sia la Albright sia Robertson lo hanno ha gia' detto: "se vi attaccheranno, non resteremo insensibili".





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