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Ottobre 1944: i giovanissimi combattenti che, nelle file della Seconda Brigata Proletaria, hanno preso parte ai combattimenti per la liberazione di Belgrado, posano soddisfatti per la foto-ricordo (dal libro: Pokret!, di A. Clementi, ed. ANPI Roma, 1989)

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Ricordo del caporal-maggiore abruzzese, combattente della Divisione Italia in Jugoslavia

 

Quirino D'Alò nasce a Luco dei Marsi il 17 febbraio 1913.

I suoi genitori Cesidio D'Alò e Lucia Di Gianfilippo sono commercianti di bestiame e lui è l'ultimo di cinque fratelli: Vincenzo, Maria Annina, Antonietta, Anatolia ed infine Elena.

La sorella Maria Annina morirà in giovanissima età e questo darà a Quirino un tale dolore per cui il lutto non sarà mai completamente elaborato.

Sposa Candida Sabatini, primogenita di sette tra fratelli e sorelle, l'otto dicembre del 1938.

Nella primavera del 1939 viene richiamato per partecipare alla guerra che scoppierà di lì a poco ed inviato sul fronte da dove ritornerà in seguito ad una lunga prigionia dopo sette anni.

Durante il conflitto ricopre il ruolo di comandante di squadra combattente esploratori e verrà insignito di un encomio solenne nel 1941.

Ma già nella corrispondenza con la moglie nell’agosto 1943 lascia trasparire tutti i segni dell’insofferenza per il ruolo chiamato a svolgere nell’esercito italiano: «[…] perché adesso io mi sto sacrificando sto buttando sudore che tu non puoi immaginare! Pericoli, stanchezza, noia…e pure tutto però rassegnato perché la patria mi ha chiamato e debbo ubbidire ai miei» (fonte: ASAq, Prefettura, Atti di Gabinetto, Commissione provinciale censura postale, b.115). Ecco dunque che all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre si unisce ai partigiani in Jugoslavia entrando a far parte della Divisione Italia. Partigiano combattente dal 9 settembre 1943 al 28 ottobre 1944 col grado di intendente di brigata (equiparato al grado di maresciallo), dal 29 ottobre 1944 all’8 maggio 1945 col grado di intendente di raggruppamento (equiparato a sottotenente), D’Alò fu proposto per la medaglia di bronzo ma poi insignito della croce di guerra al valor militare con la seguente motivazione (fonte: ASAq, Ruolo matricolare, Distretto di Sulmona, matr.19528. Decreto Presidenziale 2 dicembre 1967. Bollettino Ufficiale Ministero Difesa Esercito, 1957, dispensa n.8, parte IV, p.822):

"Prendeva parte alla lotta partigiana in territorio straniero con spirito patriottico ed entusiasmo. Addetto al rifornimento viveri durante un importante ciclo operativo, s’impegnava con zelo, spirito d’iniziativa ed alto senso di responsabilità, affrontando serenamente ogni rischio pur di assolvere pienamente i suoi compiti. Jugoslavia 25 maggio - 20 luglio 1944."

Sarà rimpatriato il 2 luglio 1945.

Al suo ritorno troverà il suo primogenito, Cesidio, nato dopo la sua partenza per il fronte, il 15 settembre 1939. Purtroppo il periodo della Resistenza lo portò a contrarre il tifo, dovuto alle ristrettezze che milioni di persone come lui hanno vissuto in quegli anni. Ma di certo da quella esperienza porterà racconti per i nipoti, onorificenze e, non ultimo, il cane Vinco, pastore tedesco che lo seguì nel rientro a casa dalla guerra.

Forte di un grande spirito di iniziativa, risolleva le sorti della famiglia nell'immediato dopoguerra e con Candida avranno altre due figlie, Maria Lucia e Annarita, nate rispettivamente nel 1946 e nel 1950. Si dedicherà al lavoro che svolgeva prima del conflitto, il commercio del bestiame, riallacciando i rapporti con allevatori e commercianti nella Marsica, aprendo una piccola macelleria nel suo paese, di cui si occuperà sua moglie Candida con grande sacrificio; tipico esempio di come il popolo italiano abbia interpretato la rinascita ed il boom economico dopo l'ultimo conflitto mondiale.

 

  
Sopra e in apertura: due foto scattate a L'Aquila in occasione della cerimonia di conferimento della croce di guerra al valor militare

 

Quirino sarà sempre molto attivo anche nell'ambito della società civile e infatti risulta tra coloro che daranno nuova vita alla Società Operaia di Mutuo Soccorso, organizzazione benefica che in quegli anni si occupava di orfani e vedove di guerra, colmando la richiesta di assistenza a chi era svantaggiato che lo Stato non era ancora in grado di assolvere; è stato tra i fondatori della società sportiva Angizia e della sua squadra di calcio, per cui aveva giocato come portiere.

Il 28 gennaio 1971 è tra gli insigniti della “Spomen medalju”, medaglia assegnata dal governo jugoslavo ai combattenti superstiti in occasione del 25° anniversario della creazione delle unità partigiane italiane confluite nell’EPLJ. Questo il testo dell’attestato unito alla medaglia:

"Il Presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia Josip Broz Tito nel ventesimo anniversario della vittoria della coalizione antifascista per la partecipazione nella lotta di liberazione del popolo della Jugoslavia e l'apporto alla vittoria comune sul fascismo per l'avvicinamento e l'amicizia tra i popoli conferisce al compagno di guerra la medaglia ricordo in segno di riconoscimento e ringraziamento. Il Presidente della Repubblica."

 

  
A sinistra: Quirino D’Alò con la figlia Maria Lucia
in occasione della consegna della medaglia ricordo
concessa dal Maresciallo Tito il 2 febbraio 1972 nell’ambasciata jugoslava in Italia.
A destra: nella stessa occasione,
al fianco di Quirino sono la moglie Candida Sabatini
e la sua terza figlia Anna Rita; alle loro spalle Maria Lucia.

 

Queste poche note si chiudono con la data della sua morte, il 17 novembre 1987, dopo una malattia che lo ha portato via troppo presto all’affetto dei suoi. Questo però non ha impedito ai nipoti, che assistevano ai suoi racconti davanti al camino, di ricordarlo ancora oggi con amore e di segnalare all'attenzione di chi leggerà questa biografia, quanto un uomo che si scherniva sorridendo e che ha usato l'ironia per rispondere alle difficoltà della vita abbia effettivamente lasciato il segno nella vita dei suoi familiari.

Sapere, poi, come si è comportato durante la prigionia, il suo spirito d'iniziativa e di sacrificio per gli altri ha dato ulteriore forza alle radici che condividono.

Ciao nonno, grazie. 

 

[a cura delle nipoti Marielisa e Candida; ricerche archivistiche di Riccardo Lolli]