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Ottobre 1944: i giovanissimi combattenti che, nelle file della Seconda Brigata Proletaria, hanno preso parte ai combattimenti per la liberazione di Belgrado, posano soddisfatti per la foto-ricordo (dal libro: Pokret!, di A. Clementi, ed. ANPI Roma, 1989)

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Il luogo che si vede in alcune fotografie del "battaglione Tito" è forse la casa della famiglia Loreti situata sulla montagna sopra Spoleto?

 

Nel 2009 una rete di storici ed appassionati esperti della Resistenza ha avviato il progetto "Partigiani jugoslavi in Appennino", mirante alla ricerca e divulgazione al grande pubblico del contributo fornito alla Resistenza antifascista ed antinazista in Appennino da parte di quegli jugoslavi che fino all'8 Settembre 1943 erano internati nei campi di detenzione sul territorio italiano.

Questi jugoslavi animarono le primissime fasi della Lotta di Liberazione lungo pressochè tutta la dorsale appenninica, dalla Toscana alle Puglie, con episodi rilevanti in particolare in Umbria e Marche.

Obbiettivi del progetto:
- ricognizione completa delle fonti scritte, dei monumenti, delle fonti orali superstiti
- raccolta della documentazione audiovideo (interviste, foto delle lapidi e dei luoghi)
- presentazione sintetica dei risultati attraverso: pagine internet, libro e DVD
Motivazione:
- per la conoscenza e l’approfondimento storiografico di vicende oggi note in maniera solo frammentaria e solo in ambito specialistico;
- per la divulgazione e rivalutazione della comune lotta dei partigiani jugoslavi ed italiani su entrambe le sponde dell’Adriatico, a fronte di tendenze revisionistiche che puntano a presentare la Lotta di Liberazione in termini esclusivamente nazionali o addirittura nazionalistici;
- per la promozione dei valori della fratellanza tra i popoli e della pace

(dalla pagina del progetto "Partigiani jugoslavi in Appennino")

Un risultato eclatante delle attività intraprese è stata la pubblicazione, nella primavera 2011, del libro "I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana" (Odradek), che ha avuto un ottimo riscontro in termini di vendite, presentazioni pubbliche, acquisizione da parte di decine di biblioteche specialistiche.
Tuttavia, gli autori già in conclusione del testo hanno ammonito che si tratta di "un lavoro da proseguire". In internet sono stati messi a disposizione i materiali iconografici e le tabelle incluse nel testo, oltre a brani-chiave e moltissimo materiale che non era potuto entrare nel volume (es. alcuni video) oltre a una parte di materiale e informazioni che sono stati rapidamente accumulati negli anni successivi.

La ricerca ha svelato circostanze importanti che la storiografia non aveva trattato: tra queste l'esperienza del Territorio Libero di Norcia e Cascia, sulla quale nel 70.mo dagli eventi si è perciò dato vita ad una pubblicazione ulteriore (Odradek 2014).

Alcune questioni, comunque, sono rimaste aperte a un indispensabile approfondimento, che talvolta non appare facile soprattutto a causa della scomparsa dei testimoni diretti degli eventi. È possibile che gli archivi personali di alcuni dei protagonisti, oggi detenuti dagli eredi, contengano elementi preziosi, incluso materiale fotografico originale.

Tra i protagonisti assoluti di quei fatti per quanto riguarda lo spoletino fu Otello Loreti, partigiano che fu a stretto contatto con gli jugoslavi del "battaglione Tito", inquadrato a sua volta nella Brigata Gramsci operativa tra Umbria, Marche e Lazio.

In questa sede vogliamo lanciare un appello a qualcuno dei discendenti di Loreti, o a chi eventualmente li conosca o li abbia conosciuti o sia in possesso di informazioni, perché sia possibile ritrovarli e porre alcune domande (per contatti scrivere a: partigiani7maggio @ tiscali.it )

In particolare, gli autori de "I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana" vorrebbero sapere se il luogo che si vede in alcune fotografie del "battaglione Tito" che presentiamo in questa pagina non sia la casa della famiglia Loreti situata sulla montagna sopra Spoleto, tra Monteluco e Patrico, che in base a ricerche effettuate sul posto intervistando residenti ed altri testimoni pare essere stata distrutta e ricostruita attorno agli anni Ottanta, e in ogni caso non è più in possesso dei discendenti. Contatti intrapresi e ricerche effettuate per rintracciare questi ultimi, probabilmente residenti a Roma come lo fu lo stesso Loreti (in Via Giovan Battista Vico) nel dopoguerra, non hanno dato alcun esito. 

Tali fotografie sono state presentate al pubblico in diverse pubblicazioni e occasioni ma in maniera sparsa (senza riconoscere l'unitarietà della circostanza degli scatti) e con indicazioni errate sulla località in cui furono scattate (ricerche di conferma in tal senso hanno spaziato per tutta la Valnerina smentendo ogni ipotesi precedentemente formulata). Che le fotografie possano essere state scattate in casa Loreti è una ipotesi corroborata da quanto lo stesso Otello scrisse in un dattiloscritto intitolato "La Liberazione di Spoleto", in cui assieme a tante altre circostanze importantissime è riportato:

Verso la fine di Giugno [1944] arrivarono da Norcia il primo gruppo dei compagni Jugoslavi con Toso e gli altri anche ad essi fu fatto un ricevimento al comune poi un pranzo tra compagni nell'orto della mia casa eravamo oltre cinquanta oltre agli Jugoslavi fu un'indimenticabile giornata, ci lasciammo tra la commozione di tutti... con la partenza degli ultimi Jugoslavi era cessata ogni azione armata ritornava la completa normalità restava da ricostruire e rimarginare le ferite della guerra che non erano poche per Spoleto...

Ringraziamo sin d'ora per la collaborazione.

Gli autori de "I partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana"

 

IN QUESTA PAGINA LE FOTOGRAFIE DI CUI STIAMO PARLANDO. PER ULTERIORI INFORMAZIONI SI VEDA AL SITO: www.partigianijugoslavi.it